Cuochi e delitti in HD

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione; forse soffrono d’insonnia e le pensano la notte. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio, aceto balsamico o salsine varie; non serve a niente, ma dà quel tocco simil-artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime e originali pietanze. In realtà la gente normale non sa che farsene di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili. Meglio pasta e fagioli o spaghetti cacio e pepe. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere da salone parrucchiera nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, le interviste “esclusive” ai vicini di casa e passanti per caso, varie ed eventuali.

E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Ma non basta, perché poi ci sono i programmi speciali (quelli con gli esperti in studio) che si basano proprio sull’analisi approfondita dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledette, Il terzo indizio, Amori criminali etc (“Allegria“, direbbe Mike Bongiorno).

E per finire, se ancora non vi bastano i morti, c’è la consueta programmazione di  film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento poliziesco, a base di sparatorie, inseguimenti, fucili, pistole, coltelli e machete in primo piano, morti ammazzati, squartamenti, scene splatter e violenza assortita. Le giornate cominciano e finiscono all’insegna della cronaca nera.

Così può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

eleonora-daniele-

Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo farle le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave; e che stia per dare una tragica notizia di un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale) con centinaia di vittime. Invece no, quella è la sua espressione normale, in dotazione di serie. Lei si sveglia ed è già così, al naturale; si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non si faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata e si accapigli per “futili motivi”.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era? Le tragedie sono il piatto forte del suo programma); la storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata.

Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

eleonora daniele morto roberto

Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria. Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano gli autori in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto (non sa nemmeno chi sia? Lo immaginavo) o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano.

Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, si potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). O forse sarebbe più giusto rinchiudere in galera tutti quelli che ci assillano con questi programmi demenziali. Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione, a lungo andare, ha sulla psiche del pubblico e di cui sono responsabili gli addetti ai lavori del mondo mediatico (anche se fingono di non saperlo). Anche di questo ho parlato spesso.

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere.

Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché quello è il loro lavoro, sono pagati per farlo e ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo. (2016)

Testimone oculare

 

Vedi alcuni post su “Media e veleni

Da “Quinto potere

Cuochi e delitti

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio o aceto balsamico; non serve a niente, ma dà quel tocco artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime pietanze. In realtà sono convinto che di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili, la gente normale non sa che farsene. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, varie ed eventuali. E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Non basta, perché poi ci sono i programmi speciali che si basano proprio sull’analisi dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledetta, Il terzo indizio, Amori criminali etc. E per finire la stragrande maggioranza di film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento poliziesco, a base di morti ammazzati e violenza assortita.

Può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, quasi depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

eleonora-daniele-Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo fare le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave, un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale). Invece no, quella è la sua espressione normale. Lei si sveglia ed è così, al naturale, si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era?), della storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli  immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata. Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

eleonora daniele morto roberto

Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria.  Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano. Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione a lungo andare ha sulla psiche del pubblico. Anche di questo ho parlato spesso. Nella colonna a destra ci sono alcuni dei post dedicati all’argomento in “Mass media, società e violenza“. Ma è come parlare al vento.

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere. Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo.

Il posto fisso, bambini e la TV

Una simpatica battuta da “Quo vado?” di Checco Zalone è quella del bambino che quando gli chiedono cosa voglia fare da grande, risponde: “Voglio fare il posto fisso”. Bella risposta, in linea con la cultura popolare dilagante, quella diffusa e imposta da tutti i mezzi di comunicazione, quella per la quale il mito del posto fisso garantito a vita è uno dei cardini della società fondata sull’assistenzialismo di Stato. Quella frase sembra una battuta umoristica (e in effetti lo è), cosa normale in un film comico, messa lì per provocare una risata. Ma l’umorismo nasce dall’osservazione di fatti, situazioni e personaggi reali. Il desiderio del bambino non è, quindi, un’invenzione dello sceneggiatore, ma è la presa d’atto di un aspetto reale della cultura dominante. Forse lo dimentichiamo spesso o, più probabilmente, neppure lo dimentichiamo, per il semplice fatto che non l’abbiamo mai saputo. Mi riferisco all’enorme potere dei media che influenzano in maniera determinante il linguaggio, i temi da trattare, le opinioni, i gusti, le scelte economiche, politiche, artistiche, letterarie e formano quella che chiamano “cultura popolare”, che è un altro nome, più elegante, dell’ignoranza diffusa. 

Ma quando i cittadini sono chiamati ad assumere decisioni importanti su qualche argomento di carattere generale o fare delle scelte personali su questioni di vita quotidiana, non ci rendiamo conto che le scelte sono prese in base alla nostra formazione culturale, ovvero all’idea che noi abbiamo acquisito di un certo problema, o di un prodotto qualsiasi, e che tale giudizio nasce e si forma a causa dell’educazione scolastica e familiare, e poi a seguito del martellamento continuo dei mass media che plagiano le menti e decidono (non completamente, ma in gran parte) i nostri orientamenti. Questo condizionamento interessa tutti i settori di attività sociale; dalla scelta politica  alla scelta di prodotti alimentari, moda e abbigliamento, mete delle vacanze, spettacoli da vedere o libri da leggere. Ecco perché la scelta di quel bambino è nient’altro che la conseguenza di ciò che sente e percepisce nella realtà. Il principio del “posto fisso” vale per tutte le scelte e le decisioni che condizionano la nostra esistenza, da quelle più importanti a quelle più frivole; solo che, forse per nostra fortuna, non ce ne rendiamo conto.

Ora si potrebbe fare una piccola variante di quella frase (in musica si chiamano “variazioni sul tema”), ed alla stessa domanda si potrebbe rispondere: “Da grande voglio fare televisione”. Anche questa potrebbe sembrare una battuta umoristica, ma è ciò che un bambino è portato a pensare vedendo quello che passa in TV. Una volta i bambini volevano fare i pompieri, i tranvieri o mestieri che avevano ogni giorno sotto gli occhi e li affascinavano per la divisa, per la bravura o l’autorevolezza. Oggi sotto gli occhi, ogni santo giorno ed a tutte le ore, hanno la televisione. Ovvio che si identifichino nei personaggi che vedono passare in TV e sognino di diventare come loro. Così vediamo bambini piccolissimi che già si atteggiano come i modelli e idoli del mondo dello spettacolo, che vogliono fare i cantanti, le ballerine, che già da adolescenti, o poco più, confessano che la loro massima aspirazione non è fare il pompiere, ma è partecipare ad un reality o, comunque, andare in televisione.

E’ un inganno fatale, perché si convincono che la vita reale sia quella che vedono in TV (e confondono la realtà con la sua rappresentazione); un paese da operetta o da musical dove si rappresenta senza interruzione un unico grande spettacolo dove tutti cantano, ballano, si divertono attorno a grandi tavolate sempre imbandite, a tutte le ore del giorno, con prelibatezze preparate da uno stuolo di chef stellati (e nessuno si chiede chi paghi il conto). Credono che i soldi si facciano vincendo nei giochini scemi con o senza pacchi, che i preti siano investigatori e i cani facciano i commissari, che la politica sia quella specie di ring dove ci si scambia insulti reciproci ed ha ragione chi urla più forte, che le notizie importanti siano quelle dei TG, che l’oroscopo del giorno sia una cosa seria, che guardare film o fiction significhi vedere inseguimenti, cadaveri, fucili, pistole, sparatorie, sesso in tutte le posizioni, varianti e combinazioni di genere (il Kamasutra ormai è roba da educande), e ancora coltelli, obitori e  morti ammazzati ogni dieci minuti. Credono che i biscotti che mangiano a colazione li faccia Banderas e che tutto quello che propone la pubblicità sia ottimo, perché “lo dice la televisione“.

Così credono  che sia normale che le ragazze facciano a gara nel mostrare le proprie grazie (vince chi è più nuda o mostra una farfallina a livello pubico, con o senza mutandine), che muoiano dalla voglia di scopare col primo che passa e, quindi, che sia normale stuprarle perché, in fondo, è quello che vogliono.  Lo credono perché vedono continuamente  ochette implumi (le piume se le tolgono apposta, meno piume hanno addosso e più sono sexy), giulive e starnazzanti con l’eterno sorriso ebete stampato sul volto, che guardano sempre la telecamera per vedere se le inquadra, vi si specchiano e sembrano chiedere “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più scema del reame?”. Ecco, questo vedono i bambini, a tutte le ore, e credono che questa sia la vita e fare i buffoni e le zoccole in televisione sia un lavoro, anzi l’unico lavoro possibile e desiderabile. Quando si cresce con queste premesse le conseguenze sono inevitabilmente tragiche. Ma forse è proprio questo il risultato finale che si vuole ottenere, incoscientemente (cosa che sarebbe grave) o coscientemente (ancora più grave).

Ed infatti la televisione asseconda queste aspirazioni mettendo in scena programmi espressamente dedicati a loro, con bambini canterini, ballerini, che recitano, cucinano, sfilano nelle passerelle di moda per bambini, si vestono come “Piccoli gangsters”, si atteggiano e si truccano come adulti o come la pupa del boss, per la gioia di mamma e papà che, pur di vedere i loro pargoli in televisione, sarebbero felicissimi anche se fossero come  Luxuria. Vedere certi spettacoli ed esibizioni, imitando gesti ed espressioni da adulti, è deprimente. Ma lo è ancora di più vedere qualche conduttrice che, per essere intonata al programma, si veste come un uovo di Pasqua, ancheggia e fa smorfie da bambina all’asilo e sorride compiaciuta della propria insulsaggine. Vogliono sembrare spontanei, simpatici e divertenti, ma sono solo ridicoli e patetici. Sono miniature di modelli adulti, bambolotti umanoidi: sembrano piccoli uomini, ma sono piccoli mostri. E purtroppo per loro, viste le premesse, è molto facile che, crescendo, i piccoli mostri diventino grandi stronzi.

Ma in questo mondo di ambientalisti ed ecologisti non si butta via niente, tutto si ricicla. Non più bambini e non ancora uomini, perché mai cresciuti, saranno spaesati e confusi, probabilmente diventeranno soggetti psicologicamente instabili che cadranno facilmente nel tunnel di alcool e droga, e spesso finiranno in cronaca nera. Ed ecco che la televisione,  che ha creato i piccoli mostri e li ha usati come fenomeni da baraccone, ora usa di nuovo i mostri adulti per sbatterli in prima pagina, riempire i telegiornali e proporre toccanti servizi in cui familiari, parenti e amici ci racconteranno che “Era un bravo ragazzo“.