Italiani, brava gente

Sì, gli italiani sono bravi, troppo bravi. Altrimenti non saremmo arrivati a questo punto. Ecco l’ennesima conferma del rincoglionimento generale. Riporta la notizia oggi il Corriere on line: “Follonica, chiudono due rom nella gabbia e poi mettono il video sul web.”.

Le due donne di etnia rom (ma guarda che strana coincidenza), già conosciute dal personale del supermercato Lidl di Follonica, che evidentemente erano clienti affezionate del supermercato (non necessariamente passando alla cassa), sono state sorprese mentre rovistavano all’interno di un gabbione dove vengono custoditi i cassonetti. Sono state bloccate per pochi minuti chiudendo l’accesso con un muletto, le hanno filmate ed hanno postato il video sul web. Poi le hanno liberate. Ora, qualcuno si chiederà cosa sia successo dopo. Si può pensare che le due donne siano state fermate dalle forze dell’ordine, interrogate, denunciate o, addirittura (cosa quasi impossibile in Italia) arrestate? Ma non sia mai detto. Le donne sono libere. I dipendenti, invece, non solo non hanno ricevuto un premio o almeno un ringraziamento da parte dell’azienda, ma sono stati denunciati per “sequestro di persona” e forse rischiano anche il posto di lavoro.

Purtroppo ricordiamo altri casi simili, che si ripetono troppo spesso ormai, di cittadini che subiscono furti, rapine, e non possono nemmeno difendersi e reagire: lo si fa a proprio rischio e pericolo. Se ci si azzarda, trovando un ladro in casa, a reagire e sparare e sfortunatamente si colpisce il ladro, si rischia di dovergli pagare i danni; siete rovinati. Quindi, se lo scoprite a rovistare in casa vostra,  non solo non dovete sparare, ma evitate anche di disturbarlo o di arrivare alle spalle ed a sorpresa fargli “Buuuu”. Potrebbe spaventarsi, riportare un grave trauma psichico, farsi dichiarare invalido e rischiate di dovergli pagare i danni per tutta la vita. E c’è poco da ridere; ci sarebbe da piangere, perché questo è ciò che avviene nella realtà. Se siamo arrivati al punto da sopportare tutto questo senza reagire, significa che gli italiani non sono più brava gente, sono coglioni.

Vedi: Legittima difesa e proporzionalità

Fresche di giornata

Cronache di provincia fra test, batteri e riti nuziali. Fresche di giornata, come le uova di fattoria, ia, ia, o.

Test per l’accesso a medicina. Tranquilli e coraggio; meglio fare un test a test che un test a coda.

Cagliari, risanare la voragine di Piazza d’Armi con le iniezioni. Se con le iniezioni non funziona, proveranno con delle supposte.

Quartu, via alle “rotatorie alla francese”.  Qual è la differenza con le rotatorie all’italiana? Le rotatorie alla francese sono quelle che, quando vai a sbattere, invece che urlare insulti e bestemmie, sussurri “Pardon…”.

Sardegna: Roberto Cavalli in vacanza con la giovane fidanzata (45 anni di differenza). L’amore non ha età. Basta che abbia un sacco di soldi.

Dopo 4 anni di coma si risveglia con le canzoni di Baglioni. Poi per caso sente un discorso di Mattarella e si riaddormenta subito.

Batteri nel formaggio. Bambino muore per infezione. Ma i batteri erano compresi nel prezzo, o erano in omaggio? Perché se sono gratis è un conto, ma se glieli hanno anche fatti pagare è più grave. No?

Si ripete il rito dello “Sposalizio selargino”.  A Selargius, vicino Cagliari, i matrimoni sono indissolubili: mica come si usa oggi che ci si sposa e dopo 3 mesi già divorziano. La prova è che da molti anni si celebra questo antico rito nuziale in costume dello “Sposalizio selargino“, ma non si è mai sentito parlare di un “Divorzio selargino“; non esiste, non è contemplato nella tradizione. I selargini sono fedelissimi e inseparabili, come i piccioni. Auguri agli sposi.

Pazzie al volo e terra terra

Li chiamano sport estremi. Dall’inizio dell’anno sono già sette le vittime del base jumping, tre in pochi giorni.

Pazzi volanti

Armin Schmieder, 28 anni, di Merano, è precipitato durante un volo con la tuta alare nel Canton Berna.(Terzo italiano morto da metà agosto): “Lo sportivo si è lanciato con la tuta alare dalla vetta dell’ «Alpschelehubel», montagna sopra Kandersteg nel Cantone di Berna non distante da dove il 18 agosto è morto Uli Emanuele. Anche Schmieder, come Emanuele, stava girando un video. Il 22 agosto era stata la volta dell’italo-norvegese Alezander Polli, schiantatosi contro un albero a 1.500 metri di quota sopra Chamonix. Il 13 giugno, nella stessa zona, era morto il 33enne padovano Dario Zanon.”.

Secondo la Gazzetta dello sport, a partire dal 1981 fino al 2014, le vittime del base jumper sarebbero 229 (Sport estremi, è strage di base jumper): ma gli stessi praticanti della disciplina assicurano che sono molti di più. Temo che oggi abbiano già superato i 250.  Una strage, ma lo chiamano sport. Ma buttarsi giù da una montagna, vestiti solo con una tuta larga, così, per “vedere l’effetto che fa”, non è sport, è idiozia pura. Ormai la gente sta impazzendo e non sa più come rovinarsi la vita; grazie anche alla responsabilità dei media che danno grande spazio e visibilità a queste imprese, sfruttandole come richiamo per attirare l’attenzione del pubblico e facendole diventare gratificanti attività sportive da emulare. Questo è il terzo incidente mortale in pochi giorni e dall’inizio dell’anno ne sono morti già 7 con queste tute alari. E’ uno sport? No, è follia pura, sono attività al limite del tentato suicidio.

Ma oggi si giustifica tutto, qualunque pazzia messa in atto da individui squinternati che, per sentirsi vivi, hanno bisogno di emozioni forti, la ricerca del brivido, dell’avventura, del pericolo; dell’adrenalina. Ah, l’adrenalina, è l’ingrediente base della dieta giovanile: mangiano pane e adrenalina. E’ come la droga, se gli manca vanno in crisi di astinenza.  Così in pochi giorni Schmieder, Uli e Polli (che doveva sapere che i polli non volano), si sono schiantati al suolo: sì, sono morti,  però sai che scarica di adrenalina! Mi dispiace, ma in questi casi non provo nessuna pietà. Al massimo comprensione per il dolore dei familiari. Ma non chiamateli sport estremi; chiamatela idiozia volante.

Mamme e figli

C’è un’altra forma di pazzia ormai dilagante. Quella dei genitori che dimenticano i figli in auto, spesso sotto il sole e con esiti tragici. Succede con sempre maggiore frequenza, tanto da far pensare che si tratti di una vera e propria nuova patologia psichica.

Dimenticata per ore in auto; muore bimba di 18 mesi“. La mamma dice che era sicura di averla portata all’asilo. Vi sembra normale? No, non lo è; è un sintomo di grave disturbo psichico. Questa notizia è del 27 luglio. Passa meno di un mese ed ecco un’altra “dimenticanza“: “Genitori dimenticano figlia di 3 anni in autogrill“. I genitori con un gruppo di amici si erano fermati nell’area di sosta per bere qualcosa. E sono ripartiti dimenticando  la bambina che è stata trovata sola ed in lacrime da un automobilista che ha avvertito la polizia. Solo dopo diverse ore i genitori si sono accorti dell’assenza della bambina. Normale? Certo che no. Casi isolati? No, ecco l’ultimissima di due giorni fa: “Va a giocare alle slot e lascia i figli piccoli in auto“. Sono solo gli ultimi episodi che si aggiungono ai tanti avvenuti in precedenza nel mpondo. Quando questi casi si ripetono con frequenza, come nel caso del base jumper, non si può parlare di casi isolati: sta diventando una vera e propria nuova forma di patologia. Sono i sintomi di quel disagio sociale (lo chiamano così per far sembrare meno grave la follia) che sta diventando una piaga dei tempi moderni: un argomento di cui parlo spesso, anche di recente a proposito dei casi di violenza sulle donne (Donne da macello). Eppure stranamente nessuno sembra farci caso. Passano come semplici notizie di cronaca, presto dimenticate.

Padri e figli

Ma non vorrei che si pensi che sono solo le mamme ad essere distratte. I padri non sembrano essere molto più affidabili.

Il pianto lo disturba, uccide la figlia di 4 mesi“. Questo ragazzo americano di Minneapolis, Cory Morris di 21 anni, guardava la Tv, ma il pianto della bambina di 4 mesi lo disturbava. Così, invece di prenderla in braccio, calmarla o accertare la causa del pianto (come hanno fatto le mamme per secoli), ha pensato bene di risolvere il problema con una scarica violenta di pugni, procurando la morte della piccola, il cui unico torto era quello di essere nata nella casa di un pazzo. Anche questo è un caso isolato? No, perché tanti casi “isolati” fanno la norma.

Figli e figli

Se i genitori stanno impazzendo, almeno i figli si salveranno, si dirà. E’ quello che si spera, perché i figli sono il nostro futuro e, come tutti i bambini di questo mondo, sono sempre calmi, buoni, tranquilli ed innocenti. O no?

No, sembrerebbe proprio di no, vista quest’altra notizietta di 20 giorni fa: “Bambina di 10 anni impiccata dal fratellino di 11, in Messico“. Non si conoscono i dettagli e le motivazioni, ma nell’articolo si fa riferimento, a dimostrazione del fatto che non sono casi isolati, alla morte di un altro bambino, Christopher di 6 anni, sempre in Messico, avvenuto l’anno scorso: il bambino fu legato, lapidato e finito a coltellate da parte di un gruppo di altri bambini. Già, anche i bambini oggi non sono più quelle tenere e innocenti creature di una volta. Sembrano  adulti in miniatura che fanno le prove di quello che faranno da grandi e fin da piccoli mostrano tutti i segni di quello che saranno da adulti. La cattiveria è la stessa. Ci sono persone che questa cattiveria, la malvagità d’animo, l’istinto aggressivo, le turbe mentali, se le portano dentro fin dalla nascita.

Come si vede, non bisogna andare a recuperare queste notizie allarmanti negli archivi stampa del secolo scorso. Sono tutte notizie recentissime. Ma siccome presto vengono coperte da altre notizie più recenti, passano inosservate: abbiamo sempre il morto ammazzato fresco di giornata che ci fa dimenticare i morti di ieri. O meglio, passa inosservata la relazione tra i fatti tragici. Eppure la relazione c’è, evidentissima. E’ quello che ripeto da anni. C’è qualcosa nell’aria che ci sta mandando in pappa il cervello. Sarà l’inquinamento, saranno gli additivi tossici degli alimenti, saranno mutazioni genetiche, sarà lo stress generato dal ritmo insostenibile della vita moderna, sarà l’influsso negativo della violenza diffusa  in dosi industriali attraverso tutti i media: da cinema, televisione, stampa, internet e videogiochi. O saranno tutte queste concause insieme che stanno modificando la funzionalità mentale. Il fatto è che il mondo sta impazzendo. E la dimostrazione è proprio il fatto che non se ne rende conto (Vedi “Lo smog fa male al cervello“).

Vedi: “Cara sorellina ti ammazzo, per gioco” (2007) Chi continua a negare l’influenza negativa e la responsabilità dei media e dei videogiochi nell’accrescere aggressività e violenza è un idiota. E se non è un idiota, come dice Popper, è un imbroglione. Ma Popper è troppo buono: non sono imbroglioni, sono criminali.

Bambini al sole

Il sole ha effetti benefici sul nostro corpo, ma bisogna stare attenti a non esagerare; altrimenti sono guai seri. Ecco due notiziette che confermano i pericoli di una lunga esposizione alla luce ed al calore solare. Ma purtroppo non parliamo di prendere il sole su una spiaggia o proteggersi con le creme solari.  Sono notizie tragiche. Una è di oggi, l’altra di due giorni fa. E sono solo le ultime di una lunga serie di notizie simili concluse in tragedia. In verità, più che con gli effetti del sole, hanno a che vedere con la stupidità e la follia umana.

La prima, di mercoledì 22 giugno: “Tragedia in Israele“. Il solito padre distratto, a Beer Sheva, in pieno deserto del Neghev (dove le temperature raggiungono normalmente i 40°), lascia in auto i bambini, uno di 3 anni, l’altro di appena 18 mesi e va a scuola ad insegnare. Ultimamente c’è troppa gente distratta. Scordarsi in auto l’ombrello è un conto, scordarsi un bambino di 18 mesi sotto il sole è segno di follia pura. Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Tutti si preoccupano della salute del pianeta, di salvare il panda e le foreste, ma nessuno si preoccupa della salute mentale degli abitanti del pianeta. Errore tragico. E le notizie di questa follia dilagante le troviamo ogni giorno nella cronaca; sono quelle notizie che fanno scalpore per un giorno, ma poi vengono presto dimenticate e sostituite con le ultime follie di giornata. Così la gente non si rende conto di un fenomeno preoccupante che meriterebbe ben maggiore attenzione.

Seconda notizia, di oggi: “Scorda la figlia in auto sotto il sole“. Questa volta il padre distratto è a Melissa, Texas. Lascia in auto la bambina di 6 mesi e quando, dopo ore, si ricorda della piccola, torna e la trova esanime: forse era ancora viva e si poteva ancora salvare. E cosa fa? Come si rianima una bambina moribonda per il caldo? Ovvio, con la “terapia d’urto“: la mette in frigorifero. Vi sembra che questa sia gente normale? Ecco l’ennesima conferma di quello che ripeto da anni; la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Qualcuno pensa che sia una battuta, ma non lo è. Solo qualche decennio fa, una persona che avesse fatto una cosa simile sarebbe finito in manicomio. Non da noi, perché grazie alla legge Basaglia abbiamo chiuso i manicomi col risultato che i matti sono tutti in libera circolazione.

Oggi, però, lasciare una bambina di 6 mesi in auto per delle ore sembra quasi normale; semplice dimenticanza momentanea. Succede, no? I casi simili ormai sono quasi all’ordine del giorno. Padri e madri che lasciano i bambini, spesso di pochi mesi, in auto sotto il sole e vanno al lavoro o a fare la spesa, o vanno a giocare al Bingo o alle slot machine, oppure a ballare o in palestra. E ancora genitori che dimenticano i bambini all’autogrill e se ne ricordano solo  quando arrivano a casa o li lasciano andare da soli nel bosco. Oppure, è notizia recente, lasciano un bambino di 2 anni a passeggio da solo ai bordi di una laguna infestata da coccodrilli con questo risultato: “Florida, bimbo trascinato via e ucciso da alligatore vicino a Disney World“. Abbiamo letto di tutto in questi anni. E’ normale? No, è segno di follia in forma epidemica.

Questa follia non si manifesta solo in questi casi di abbandono dei bambini. E’ un fenomeno che possiamo riscontrare  in tutte le manifestazioni di vita sociale. Vi sembra, giusto per fare un esempio pratico, che nel mondo della politica o dello spettacolo (specie in televisione) circoli gente proprio normale normale? Ho molti dubbi. Solo che non ci facciamo caso e quelli che sono segni inequivocabili di follia incipiente li scambiamo per bizzarrie, simpatiche curiosità o normali comportamenti umani. Ma non lo sono; sono qualcosa di  ben  più pericoloso. E’ in atto un’alterazione delle facoltà mentali degli esseri umani; ma è un processo lento e progressivo, quindi il fenomeno non viene percepito. Le cause sono varie, l’inquinamento del pianeta, i veleni che assorbiamo quotidianamente attraverso l’aria, l’acqua, gli alimenti adulterati o trattati con additivi dannosi, lo stress esistenziale, l’eccessivo carico di informazioni, la tecnologia,  sempre più avanzata ed in continuo aggiornamento, alla  quale non riusciamo a stare appresso e che crea inconsciamente stati ansiosi e senso di inadeguatezza perché cambiano continuamenti i riferimenti della vita quotidiana nel lavoro, nella famiglia e perfino nelle relazioni sociali.  Questo eccessivo carico di stimoli esterni, unito ai danni causati da fattori ambientali nocivi,  giorno per giorno, lentamente, in maniera quasi impercettibile, altera la struttura cerebrale e ne compromette le facoltà. Il risultato è che, senza che ce ne rendiamo conto, stiamo impazzendo. Punto.

Vi sembra che stia esagerando? Allora leggete questo articolo apparso giusto un anno fa sul Corriere: “Lo smog fa male al cervello“.

Tutto va ben

#Sardistatesereni, va tutto bene. Lo dice il questore di Cagliari, dopo recenti episodi di scippi, furti e rapine in città: “Non c’è nessun allarme criminalità. I cittadini possono stare tranquilli.”. E se lo dice il questore significa che è vero. O no? La dichiarazione è arrivata dopo la rassicurante notizia di uno scippo, ancora più grave perché compiuto da due minorenni di 13 e 15 anni (“Rapina a donna in carrozzina“), ai danni di un’anziana donna di 79 anni che, sulla sua carrozzina, accompagnata dalla badante, si trovava sotto i portici della centralissima via Roma.   Uno dei ragazzi, il più piccolo, 13 anni (chi ben comincia!) le ha strappato la borsetta e l’ha fatta cadere per terra, rendendo necessario l’intervento di un’ambulanza ed il ricovero in ospedale. Bella notizietta, vero? Ma non c’è da preoccuparsi, nessun allarme; lo dice il questore.

Due giorni dopo  lo scippo dell’ottantenne in carrozzina, un altro episodio di ordinaria criminalità: un impiegato è stato rapinato,  di pomeriggio in pieno centro, mentre faceva un prelievo di denaro al bancomat. Anche in questo caso un dirigente della Squadra mobile ha rassicurato i cittadini: “Non c’è alcun allarme sociale, il trend delle rapine rispetto allo scorso anno è in calo.“. Tranquilli, nessun allarme, lo dice il dirigente. Ma sarà davvero così? Per pura curiosità andiamo a vedere i casi di scippi, furti, rapine, violenza e criminalità assortita, riportati ultimamente dalla stampa locale. Teniamo presente che non sempre, specie quando si tratta di episodi di cosiddetta “microcriminalità“, segue una denuncia o il fatto viene riportato dalla stampa. Significa che il numero reale dei crimini compiuti è di gran lunga superiore a quello riportato dalle cronache. Vediamo gli ultimi episodi in ordine cronologico.

– 30 ottobre: Pula, arrestato per estorsione nigeriano parcheggiatore abusivo; donna bloccata in auto e ricattata.

– 2 novembre: Guasila, arrestate due donne nomadi per furto di schede telefoniche in un’edicola.

– 4 novembre: Cagliari, scippata anziana di 79 anni, passeggiava in via Roma con la badante.

– 5 novembre: Cagliari, impiegato rapinato in centro.

– 5 novembre: Quartu S. Elena, due ragazzi in motorino (lui 20 anni, lei 16), scippano una anziana donna disabile, le strappano la borsetta e la trascinano per  terra.

– 6 novembre: Barumini, 4 anziani fratelli e sorelle , 70 e 80 anni, rapinati mentre sono a cena. I malviventi sono entrati in casa e si sono fatti consegnare soldi ed un cellulare. Poi sono fuggiti sull’auto di uno dei fratelli che era parcheggiata nel cortile e successivamente l’hanno abbandonata e bruciata nelle campagne di Samassi.

– 6 novembre: Capoterra, ragazzini lanciano bottiglie contro vetri dell’autobus.

– 6 novembre: Cagliari, arrestato giovane per furto di profumi alla COIN.

– 6 novembre: Oristano, ruba soldi a edicolante, bloccato da agente.

– 6 novembre: Cagliari, arrestato per furto di rame in una centrale telefonica dismessa.

– 7 novembre: Glilarza, arrestati sei giovani per furti in bar e tabaccherie.

– 8 novembre: Oristano, identificati e rilasciati 5 ragazzi romeni, due minorenni, che sputavano ed insultavano i passanti.

8 novembre: Maracalagonis, brucia casa e auto di famiglia.

– 8 novembre: Cagliari, ragazza accoltellata davanti alla scuola.

– 8 novembre: Tertenia, arrestato ragazzo, andava a scuola con un etto di cocaina.

– 9 novembre: Macomer, allarme per sedute spiritiche, messe nere e riti satanici.

– 9 novembre: San Gavino; dopo breve ricovero, un paziente sta per lasciare l’ospedale, e mentre attende il foglio di dimissioni gli rubano la valigia.

– 10 novembre: Sassari, sgominata banda dedita a furti e rapine.

– 11 novembre: Dolianova, arrestato operaio per detenzione di armi, munizioni e droga.

– 11 novembre: Narcao, ladri in azione ripresi da telecamere, scoperti abbandonano refurtiva.

– 11 novembre: Cagliari,  auto in fiamme e spari contro il portone.

– 11 novembre: Sassari, arrestato per tentata violenza sessuale e rapina.

– 11 novembre: Carbonia, aggredisce i passanti, arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

– 12 novembre: Selargius, rubano i soldi delle macchinette automatiche che distribuiscono alimenti e bevande all’interno di una scuola.

– 14 novembre: Orgosolo, tentata rapina ai danni di cacciatori.

– 14 novembre: Cagliari, giovane arrestato per spaccio di cocaina e ketamina.

– 14 novembre: Selargius, scoperta centrale della droga, arrestati un uomo e la convivente.

– 14 novembre: Quartucciu, tentativo di furto in una scuola ed in un negozio di ottica.

– 14 novembre: Cagliari, furto in appartamento, sorpreso e bloccato dal proprietario.

– 14 novembre: Cagliari, scippata rappresentante di gioielli, bottino 5.ooo euro.

Non c’è che dire, una bella rassegna di criminalità assortita che rende sempre più insicura la vita dei cittadini. E sono solo quelle notizie riportate dalla stampa locale negli ultimi 15 giorni. Ma, come dicevo in apertura, questa è una minima parte. In molti casi, anche se si subisce uno scippo o un atto di violenza, un piccolo furto, un danneggiamento,  non si denuncia neppure, tanto si sa che è inutile. Per non parlare della vera e propria estorsione a cui vengono sottoposti gli automobilisti dagli immigrati divenuti parcheggiatori abusivi o venditori di cianfrusaglie che ormai hanno occupato in maniera permanente strade, piazze, spiagge, mercati, mercatini, tutti i parcheggi cittadini, quelli degli ospedali, dei cimiteri e dei centri commerciali. Quelli che, se vi rifiutate di comprare qualcosa o donargli volontariamente l’obolo, minacciano di danneggiarvi l’auto.  Ma guai a lamentarsi; sareste accusati di razzismo.

Ma anche in questo caso i responsabili della sicurezza sminuiscono il problema, affermando che se questi immigrati non fanno i parcheggiatori, andrebbero a rubare. Quindi questo è il male minore e dobbiamo anche ringraziare il cielo se si limitano a chiederci dei soldi “abusivamente“. Siamo ostaggio della malavita, della delinquenza spicciola o organizzata, di drogati, spacciatori, prostitute, ladri di polli e non si è più sicuri nemmeno a casa propria. E guai a lasciare la casa incustodita se andate in vacanza o avete bisogno di un ricovero ospedaliero; correte il rischio, quando tornate, di trovarla occupata da abusivi. Ma il questore dice che non c’è pericolo e che, anzi, le rapine sono in calo. Ah, bene, allora siamo tutti più tranquilli. @Sardistatesereni, siamo nella merda, il cavallo è morto, la scuderia è bruciata, il castello è in fiamme, i ladri hanno rubato tutti i gioielli, ma a parte ciò…”Tutto va ben, madama la marchesa…”.

Colori misteriosi

La prima notizia curiosa del mattino è questa riportata nel box sotto.

Chi vuole approfondire la notizia clicca sul titolo,  legge l’articolo, guarda il video e magari scopre l’arcano. Ma se uno  non ha molto tempo a disposizione, si limita a dare uno sguardo veloce alla pagina, legge un po’ distratto  e si ferma al titolo, resta un forte dubbio. La cosa certa che si ricava dal titolo è che  a St. Louis la polizia ha ucciso un ragazzo di colore e che, per la delizia degli appassionati del genere,  c’è anche un video in cui si mostra la dinamica del fatto. Ma poiché non ci sono ulteriori precisazioni, si potrebbe pensare che a St. Louis i ragazzi abbiano l’abitudine di circolare dipinti di verde pisello, rosso pompeiano, ocra, blu di Prussia etc. Insomma, a St.Louis se ne vedono di tutti i colori. Ecco perché sorge il dubbio e viene spontaneo chiedersi “Ma di che colore è un ragazzo di colore?”. Boh, misteri cromatici!

Tragedia domenicale

Una notizia terribile che rischia di rovinarci la giornata festiva. La riporta l’ANSA, come news nella sezione “Zoom“, quindi, una di quelle notizie  di primaria importanza da mettere bene in evidenza. Infatti, la troviamo nella Home, in alto alla pagina, subito sotto i titoli di apertura, ma prima e sopra le notizie sul lavoro nero e sul Papa. Qual è questa notizia sconvolgente? E’ questa, riguarda De Rossi, uno dei calciatori della nostra nazionale in trasferta brasiliana: “Un’ape nello scarpino“.

Oddio, tanta paura per un’ape nello scarpino? Neanche se avesse trovato sotto le lenzuola un nido di velenosissimi ragni delle banane (o ragni vagabondi).  Ma un’ape di quelle che svolazzano di fiore in fiore e poi producono il miele? E quale sarebbe la notiziona? Che in Brasile ci sono le api? Che le api brasiliane sono così ignoranti che non sanno distinguere uno scarpino da calciatore da un bocciolo di rosa? Che l’ape è stata confusa e tratta in inganno perché lo scarpino di De Rossi profuma di lavanda?  Capirei la sorpresa e la rilevanza della notizia se quell’ape nello scarpino fosse un’Ape Piaggio completa di ambulante brasiliano che vende banane, mango e papaia.  Difficile farla entrare in uno scarpino; sarebbe davvero una notizia incredibile. Eppure, se l’ANSA titola “Paura per De Rossi“,  deve essere stata un’esperienza davvero terrificante per il nostro calciatore. Lo si vede dalla foto in cui appare talmente scosso da nascondere il volto, forse per celare la sofferenza, o forse per evitare la vista dell’ape assassina che ha attentato all’incolumità del nostro “azzurro” in trasferta.

Viene un dubbio atroce. E se si trattasse di api kamikaze addestrate dallo staff della “Seleção Brasileira” per  attaccare e intimidire i calciatori delle squadre avversarie? Un atto di vero e proprio sabotaggio per indebolire le squadre concorrenti? Se fosse avvenuto in Italia, una delle nostre solerti procure avrebbe già aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. Ora la domanda è questa: sarà un caso isolato, oppure è solo l’avvisaglia di un attacco massiccio di api assassine che colpiranno i nostri preziosissimi pallonari in trasferta? Lo sapremo nei prossimi giorni. Sono certo che i media ci aggiorneranno costantemente su tutti gli sviluppi di questa appassionante telenovela “Le api dei mondiali“. Magari domani troveremo ancora una notizia d’apertura nella sezione “Zoom”: “Paura per Balotelli…una libellula sulla cresta“. In attesa delle prossime puntate, siamo profondamente sconvolti da questa terribile esperienza. Ci dispiace  per  De Rossi e, soprattutto, per l’ape.

Aboliamo i balconi

A quanto pare i balconi sono pericolosissimi. Ogni giorno in cronaca c’è qualche caso di persone, bambini o adulti, che cadono dal balcone, volontariamente o meno. Negli ultimi tempi si ripetono con preoccupante regolarità notizie che riguardano casi simili di persone che cadono accidentalmente, di persone che si suicidano, di bambini che cadono da balconi e finestre, di mamme che buttano giù i neonati. Insomma, una strage. Ecco l’ultima, appena passata fra le Flash News Ansa: “Si lancia dal balcone, morto A 16 anni.”.

Pochi giorni fa un’altra notizia dalla Cina: “Scivola dal balcone, salvata dal fidanzato“. Ancora in Italia, un ragazzo si suicida lanciandosi dal balcone perché il padre non gli permetteva di uscire la sera “Padre non lo fa uscire, 14enne si suicida“. Tre giorni fa in un paesino del cagliaritano una donna è morta cadendo dal balcone: “Donna caduta dal balcone a Uta“. Un altro ragazzo di 14 anni, gay, il 14 agosto, si è suicidato gettandosi dal balcone “Suicida a 14 anni, lettera d’addio“. Morti e balconi, troppe coincidenze sospette.

In quest’ultimo caso, trattandosi di un ragazzo che nella lettera denunciava il suo disagio per essere gay, sono insorti tutti, dalla presidente della Camera Boldrini, all’Arci gay, per sollecitare l’approvazione di una legge contro l’omofobia. In realtà il vero pericolo è costituito, com’è evidente, dai balconi. Quindi, invece che una legge per combattere l’omofobia, bisognerebbe approvare una legge per combattere l’uso spregiudicato, incauto e pericoloso dei balconi.

Bisognerebbe lanciare una bella campagna Pubblicità progresso, per convincere i cittadini a temere i balconi e tenersene lontani. Proponiamo una bella legge che promuova e favorisca la “Balconefobia“. E considerata la loro estrema pericolosità, aboliamo i balconi, per legge.

Verona: balcone di Giulietta

Cani e Puffi

Refusi e svarioni tipografici sono sempre motivo di ilarità. In rete, però, sono fin troppo frequenti. Ho segnalato spesso queste curiosità, giusto per denunciare la poca attenzione e serietà di chi scrive in rete, specie in autorevoli siti di informazione, come agenzie di stampa e quotidiani, che dovrebbero prestare più attenzione a quello che pubblicano. Ecco l’ennesima perla, ancora sul sito dell’autorevole agenzia ANSA. La notizia riguarda un concorso canino in California.

Curioso titolo. Ricorda un po’ “Er più” romanesco. Ma ancora di più ricorda il classico “Il più meglio da ogni…”. Perché non scrivere, più correttamente, “Quale sarà il cane più brutto?”.  Oppure, anche se meno corretto, ma passabile, “Quale sarà il più brutto cane?”.  Che sia una svista? Oppure è un effetto voluto, giusto per dimostrare che anche all’ANSA hanno il senso dell’umorismo? Può essere, visto che poco sotto c’è un’altra perla notevole. Eccola…

Sì, non c’è dubbio, scrivere “Sui scontrini“, invece che “Sugli scontrini“, non lo farebbe nemmeno l’ultimo degli scolaretti di terza media. Allora l’unica spiegazione plausibile è che all’ANSA hanno deciso di attuare una progressiva metamorfosi e passare da autorevole agenzia di stampa a sito umoristico. Oppure hanno assunto come redattori Qui, Quo, Qua, Snoopy, Calimero e Topo Gigio.

Del resto sembra che siano in tanti a buttarla sul ridere, forse per esorcizzare la paura di un futuro tragico. Così a Bruxelles i fan “Ambasciatori puffisti” si sono dati appuntamento per festeggiare il compleanno del belga Peyo, creatore dei loro personaggi preferiti, opportunamente indossando i caratteristici costumi puffeschi. Analoga manifestazione si è svolta anche a Roma per festeggiare la “Giornata mondiale dei Puffi“.

E’ evidente che tutte le baggianate che ci raccontano ogni giorno sulla drammatica crisi economica, sulle aziende che chiudono, sui milioni di disoccupati, su disperati che si suicidano per l’impossibilità di campare, sono tutte balle. Altrimenti se fosse vero, la gente non organizzerebbe concorsi per premiare il cane più brutto. E non andrebbe in giro, come se fosse Carnevale, vestita da Puffo. O sì?

Caffè col morto

Molti anni fa facevano scalpore sulla stampa le notizie dell’indifferenza dei passanti, nelle metropoli americane, nei confronti di persone che si accasciavano al suolo in strada, per improvviso malore o, addirittura, per morte improvvisa. I passanti, riferivano le cronache, proseguivano tranquillamente il loco cammino, senza degnare nemmeno di uno sguardo le persone per terra. Era così incredibile ed assurdo, in tempi in cui da noi era ancora fortissima la solidarietà umana (sembra si parli del medioevo, invece si tratta di pochi decenni fa), che si stentava a credere a queste notizie. Sembravano esagerazioni della stampa, giusto per fare colpo sui lettori.

Bene, oggi apprendiamo dalla stampa una delle solite edificanti notizie quotidiane alle quali, purtroppo, ci stiamo abituando. Quasi non ci facciamo più caso; come i  passanti distratti delle città americane. Anche le cattive notizie, come certe medicine, a lungo andare danno assuefazione e non fanno più effetto.  A Napoli un clochard muore nella galleria Umberto. Una volta si chiamavano barboni. Ora li chiamano clochard; fa più elegante, bohémien, romantico, come personaggi creati dalla penna di Henri Murger (Scènes de la vie de bohème).

Uno dei tanti clochard che, sempre più numerosi, vivono ai margini delle nostre belle e prosperose città, riscaldate d’inverno e refrigerate d’estate, affollate di persone indaffaratissime, in eterna corsa verso qualcosa di non precisato ed irraggiungibile. Così indaffarate che non hanno il tempo di notare i morti in strada, le persone che hanno bisogno d’aiuto, gli emarginati, i clochard infreddoliti sotto i ponti. Non c’è tempo per fermarsi, non ci si può permettere il lusso di prestare attenzione e, magari, dare una mano d’aiuto a chi ne ha bisogno. Il tempo è denaro. No?

Così, un clochard, uno dei tanti, muore in una bella  galleria del centro di Napoli e resta lì, per terra,  pietosamente celato sotto una coperta, mentre, al tavolino affianco, due persone gustano con piacere il sacro rito del caffè mattutino. Come se niente fosse, del tutto indifferenti. Beh, ma il caffè bisogna gustarlo con calma e completa concentrazione. Mica ci si può distrarre pensando al morto. Si rischia di non assaporare pienamente l’aroma.

Temo che la notizia non sembri proprio sconvolgente. Anzi, ho paura che molti non ci trovino niente di strano, di particolarmente significativo o interessante; una semplice notizia di cronaca, come tante altre. Questo è il dramma e, se così fosse, questa indifferenza dovrebbe farci riflettere, perché significa che anche noi,  come i pedoni di New York, ci stiamo “americanizzando“. E’ il progresso, bellezza!.

Caffè col morto…

P.S.

La celebre Galleria Umberto si trova in uno dei tratti più belli del lungomare di Napoli. Di fronte al teatro San Carlo, a due passi dal palazzo reale che si affaccia sulla grande piazza Plebiscito e da un rinomato e storico caffè. Lo stesso locale dove, durante una recente visita in città, il Presidente Napolitano è andato a gustare la sua “tazzulella ‘e caffè“. Se avesse fatto giusto pochi passi in più, sarebbe arrivato in galleria e, forse, avrebbe visto quel clochard per terra. Uno dei tanti. E magari (non è detto, ma potrebbe succedere), alla vista di questi derelitti, avrebbe potuto chiedersi cosa poteva fare. Che so, donargli un po’ di denaro, tanto con l’appannaggio di cui dispone, può permetterselo. O magari pensare a diminuire le spese del Quirinale; ci costa più il nostro Presidente, la sua dimora ed il suo staff di quanto costi agli inglesi la regina Elisabetta. Il che è tutto dire.

Ma sono solo ipotesi frutto della fantasia. In realtà i nostri esimi politici non passano mai in galleria, né sotto i ponti, né sotto i portici delle città dove, giorno e notte, si possono incontrare questi clochard. No, essi frequentano solitamente palazzi signorili, dimore principesche e reali (meglio se “rubate” al Papa, in nome della libertà). Essi vivono in un mondo diverso, di fiaba, ovattato, rassicurante, a temperatura costante, come sensibilissime apparecchiature elettroniche. Essi vivono un’altra vita, in un altro pianeta, un altro mondo, dove non si hanno problemi a campare, dove è del tutto normale avere compensi esorbitanti, più una serie di ulteriori benefici e privilegi. Dove si fa finta di occuparsi del bene comune, della nazione, del popolo, della Res pubblica. Dove ognuno recita il proprio ruolo, convinto di essere indispensabile. Dove tutti affermano di lavorare per il bene del Paese. Dove si campa di chiacchiere e nient’altro.  E’ un mondo da favola, dove non ci sono clochard che muoiono all’alba.