Cuochi e delitti in HD

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione; forse soffrono d’insonnia e le pensano la notte. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio, aceto balsamico o salsine varie; non serve a niente, ma dà quel tocco simil-artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime e originali pietanze. In realtà la gente normale non sa che farsene di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili. Meglio pasta e fagioli o spaghetti cacio e pepe. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere da salone parrucchiera nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, le interviste “esclusive” ai vicini di casa e passanti per caso, varie ed eventuali.

E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Ma non basta, perché poi ci sono i programmi speciali (quelli con gli esperti in studio) che si basano proprio sull’analisi approfondita dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledette, Il terzo indizio, Amori criminali etc (“Allegria“, direbbe Mike Bongiorno).

E per finire, se ancora non vi bastano i morti, c’è la consueta programmazione di  film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento poliziesco, a base di sparatorie, inseguimenti, fucili, pistole, coltelli e machete in primo piano, morti ammazzati, squartamenti, scene splatter e violenza assortita. Le giornate cominciano e finiscono all’insegna della cronaca nera.

Così può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

eleonora-daniele-

Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo farle le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave; e che stia per dare una tragica notizia di un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale) con centinaia di vittime. Invece no, quella è la sua espressione normale, in dotazione di serie. Lei si sveglia ed è già così, al naturale; si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non si faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata e si accapigli per “futili motivi”.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era? Le tragedie sono il piatto forte del suo programma); la storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata.

Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

eleonora daniele morto roberto

Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria. Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano gli autori in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto (non sa nemmeno chi sia? Lo immaginavo) o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano.

Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, si potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). O forse sarebbe più giusto rinchiudere in galera tutti quelli che ci assillano con questi programmi demenziali. Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione, a lungo andare, ha sulla psiche del pubblico e di cui sono responsabili gli addetti ai lavori del mondo mediatico (anche se fingono di non saperlo). Anche di questo ho parlato spesso.

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere.

Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché quello è il loro lavoro, sono pagati per farlo e ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo. (2016)

Testimone oculare

 

Vedi alcuni post su “Media e veleni

Da “Quinto potere

Pappagalli molesti, principi e palloni poetici

Notizie dal mondo dei pazzi. Ormai non ci facciamo più caso perché quando la pazzia è diffusa ci si fa l’abitudine, diventa normale. Però ogni tanto è bene fermarsi un attimo a riflettere su alcune notiziette; così, tanto per chiederci se davvero questo è ancora un mondo normale, oppure se abbiamo oltrepassato il limite della follia sostenibile. Ecco alcuni fatti riportati dalla cronaca solo nelle ultime 24 ore.

Pappagalli maleducati

I pappagalli sono belli, ci tengono compagnia e se riescono ad imitare la voce umana e pronunciare qualche parola sono anche un’attrazione curiosa. Ma bisogna stare attenti a ciò che ripetono. Per esempio, a Capoterra, in Sardegna, succede che una signora possieda un pappagallo che, forse, pronuncia qualche parolaccia di troppo. Il vicino di casa, un po’ troppo suscettibile, pensa che quelle parolacce siano rivolte a lui, visto che il pappagallo le pronuncia ogni volta che lo vede passare. Così, per vendicarsi, aspetta che la vicina vada a fare una passeggiata in un parco con un’amica, e l’ammazza con 11 coltellate: “Il tuo pappagallo mi dice le parolacce: e ammazza la vicina.”. Pare che gli attriti fra i vicini di casa andassero avanti da anni. Violenza assurda ed inspiegabile che la cronaca di solito  spiega con “futili motivi“. Non ripeterò cose che dico da anni su questo argomento. Però rendiamoci conto che, grazie a Basaglia, noi abbiamo chiuso i manicomi, e che  ci sono persone come queste, apparentemente normali,  che circolano liberamente e che, per “futili motivi”, all’improvviso possono ammazzare qualcuno per una parolaccia detta da un pappagallo.

Passatempi

Alcuni ragazzini, tra i 12 e i 14 anni (c’è anche una ragazzina), hanno sistemato dei sassi sui binari della linea ferroviaria a Cagliari: “Pietre sui binari; stop al treno” . Così, per vedere l’effetto che fa, per distrarsi, per passatempo, perché si annoiavano., o perché lo hanno visto fare da altri. La stupidità non ha bisogno di particolari motivi per manifestarsi. Proprio recentemente in diverse località della Sardegna si sono verificati casi di lanci di sassi su treni, pullman e auto in corsa sulla superstrada. Anni fa il passatempo  di moda era quello di lanciare sassi sulle auto da un cavalcavia. Ora siamo all’emulazione, ma con variazioni sul tema. La cronaca dice che si tratta di una “bravata“. Ecco ciò che lascia perplessi. Invece che chiamare le cose col loro nome e parlare chiaramente di “delinquenti”, questi fatti gravissimi, che potrebbero avere conseguenze tragiche, vengono considerati delle semplici ragazzate, niente di preoccupante. bravate. “Sono ragazzi…”, direbbe Greggio.

Monopoli col morto

Purtroppo non è quel vecchio gioco da tavolo col quale abbiamo trascorso serate fra amici da ragazzi. Questo è un gioco tragico che vede ancora coinvolti dei ragazzi di 15 e 17 anni che gettano in acqua un anziano di 77 anni che passeggiava lungo la scogliera a Cala Verdegiglio, provocandone la morte. Non è ancora chiaro se si tratti di una semplice “bravata” come la cronaca riportava in un primo momento, oppure di una aggressione a scopo di rapina. Che strani passatempi vanno di moda oggi. Non ricordo che una volta, per passatempo, i ragazzi scagliassero sassi su treni e auto, o gettassero a mare gli anziani. Mah, altri tempi, devono essere gli effetti dell’evoluzione della specie.

Notizie assurde come queste sono ormai all’ordine del giorno. E nessuno si chiede cosa sta succedendo a questa società? Abbiamo uno stuolo di psicologi, sociologi, psichiatri; perché nessuno si chiede cosa sta succedendo e perché la gente sta impazzendo? Perché una cosa è certa ed evidente; il mondo sta impazzendo. La cosa preoccupante è che non solo non ci sono segni di rinsavimento, ma  ormai siamo arrivati all’assuefazione e questi fatti vengono percepiti quasi come normali. Anche questo è un segno della pazzia dilagante. Siamo così distratti da mille informazioni inutili che la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Pensiamo alla Ferrari, ai talent, i reality, sport, gossip, fiction fatte in serie, la posta di De Filippi, ballerini, comici e cantanti. Ci riempiamo la testa di cose superflue e tralasciamo di occuparci delle cose serie ed importanti. Incoscienti, balliamo mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Ultimissime tra principi e palloni

Ma anche se non siamo proprio pazzi, certo almeno un minimo di confusione mentale deve esserci, specie tra gli addetti ai lavori del mondo dell’informazione. Non sono un appassionato di sport, gossip e inutili pettegolezzi da cortile; quindi, non leggo questo tipo di notizie. Ma dando uno sguardo alle pagine dei quotidiani in rete, non si può non leggere almeno i titoli, sia di sport che di gossip. Bene o male, volenti o nolenti, sappiamo chi segna in campionato, cosa fanno le Ferrari e Valentino Rossi, le liti Morgan-De Filippi, Parietti-Lucarelli, con chi scopa Belen Rodríguez, chi vince i reality. Tutte notizie importantissime per l’umanità.

Oggi, per esempio, la notizia del giorno è quella che il principe Filippo va in pensione. Per renderlo noto è stata convocata d’urgenza una conferenza stampa con tutti i maggiori rappresentanti dei media. Così oggi è questa la notizia di apertura di tutti i TG e quotidiani, servizi e commenti dei corrispondenti esteri, degli inviati speciali e dei soliti opinionisti tuttologi che, a tutte le ore del giorno su tutti i canali, parlano di tutto, dalla minaccia nucleare alle previsioni del tempo, dalla Brexit agli amori di Belen Rodriguez, dai buchi neri alla dieta mediterranea. Ed in tutti i salotti TV sarà l’argomento del giorno. Ho sentito una giornalista dire che questa era “una notizia choc“. In effetti una notizia come questa getta nello sconforto interi popoli. Come faremo adesso se Filippo va in pensione e si ritira a vita privata? Se lo chiederanno angosciosamente i bracciati calabresi, i cassintegrati del Sulcis, i precari, gli esodati, perfino la casalinga di Voghera, signora Gavina di Tergu e pure tziu Nassiu di Masullas. Sì, sono notizie che segnano una vita.

Questa poi è una vera perla. “I gol di Gonzalo Higuain sono un romanzo. Ma il colpo di tacco e i passi di danza di Paulo Dybala sono poesia.”, scrive oggi Tony Damascelli sul Giornale.  Ora, d’accordo che ognuno fa quello che gli pare e che, come suol dirsi “Il mondo è bello perché è vario“. Nella vita, quindi,  si possono avere diversi interessi e  passioni: sport, musica, spettacolo, cinema, narrativa, poesia, numismatica, filatelia, cinema, teatro Kabuki, origami, collezionare farfalle o stampe cinesi, e qualunque cosa. Ed ognuno ha il diritto di seguire la propria passione, di parlarne e perfino di scriverne sui giornali (specie se ti pagano per farlo).

Capisco che la deformazione professionale porti ad enfatizzare gli eventi e trovare delle espressioni forti ed iperboli  per richiamare l’attenzione del lettore. Capisco pure che si ricorra a figure retoriche e fantasiose immagini per nobilitare un’attività ludica come il calcio o altri sport. Ma se dare calci ad un pallone diventa addirittura alta letteratura e per esaltare le gesta dei pallonari si ricorre ad azzardate similitudini ed accostamenti letterari con poeti e romanzieri, e  paragonando dei calciatori  a Manzoni o Dostoevskij, Leopardi o Baudelaire, allora c’è qualcosa che non va, si sta passando il limite del lecito. Le spiegazioni di questi strampalati paragoni giornalistici possono essere diverse. Ma sinceramente, stringi stringi, la spiegazione più plausibile è quella che sostengo da tempo: la gente è rincoglionita. Punto.

 

 

Femminicidio e TV

Anche oggi tre donne ammazzate. Tutti i giorni c’è qualcuno che ammazza la compagna; per “futili motivi”, dicono i cronisti. Ma se questi “futili motivi” scatenano la furia assassina, forse non sono poi così futili. No? Vedi: “Futili motivi, TG e inviati speciali“.

Ma non ammazzano solo le compagne; spesso ammazzano anche i figli o, come è successo oggi, anche l’amica della compagna: “Ortona: due donne uccise a coltellate“. A Vicenza, invece, l’assassino si è limitato ad accoltellare la moglie. Per fortuna la figlia piccola non era in casa. E i media ci sguazzano per giorni, con dovizia di dettagli macabri. Ora dovrei ripetere quanto dico ormai da tempo. Ma facciamola breve. Se tutti i giorni i media ci raccontano di donne  ammazzate dai compagni, alla fine ci si abitua e la gente comincia a pensare che quando due persone litigano sia normale che debba finire a coltellate; anzi se lo aspettano. E così, se una persona dal precario equilibrio psichico si trova ad affrontare situazioni di crisi, conflitti, liti familiari, la prima reazione è quella di fare quello che sente ripetere ogni giorno in TV, quello che fanno tutti: ammazzare la compagna. Si chiama “emulazione”. Semplice no? E’ un primordiale istinto umano.

Ma naturalmente, i media sono innocenti. Non si può nemmeno lontanamente sollevare un leggerissimo sospetto che forse, dico forse, tanta quotidiana evidenza mediatica alla violenza possa generare qualche forma di emulazione. Anzi, dicono gli esperti che la violenza in TV non è pericolosa; serve a scaricare l’aggressività e sublimare gli istinti violenti. Ricordo bene una simile affermazione fatta in TV anni fa da una “esperta” psicologa. E se lo dicono gli esperti! E poi c’è sempre la giustificazione che non ammette repliche: il diritto di cronaca. Anche ieri parlavo di violenza e sfruttamento mediatico della cronaca nera: “Igor, media e violenza“. Nella colonna a destra “Mass media, società e violenza” ci sono alcuni dei post dedicati a questo argomento.

Ma sembra che nessuno si renda conto della serietà del problema. Anzi tendono a sminuire il pericolo e negare che fra media e violenza ci sia qualche legame e relazione. Purtroppo la relazione c’è ed è piuttosto stretta. Solo dei ciechi, sordi e pure in malafede possono fingere di non vederla. Oppure, come li definisce K. Popper, degli “Imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza, educando alla violenza.”. Ma molti sulla cronaca nera ci campano ed allora continuano a negare che la quotidiana diffusione di messaggi violenti possa creare effetti di emulazione. Ho fatto spesso esempi pratici. Ed ecco oggi l’ultima conferma: “Si ispirano al film Manchester by the sea ed uccidono il figlio“.

Più chiaro di così non si può. Se questi genitori, ispirandosi ad un film (pare che abbia vinto due premi Oscar) appena visto in televisione, ammazzano il figlio ed incendiano la casa, si può dire che esista una relazione tra i fatti? Oppure continuiamo a negare l’evidenza?  Ma gli psicologi negano; anzi per loro le immagini violente  hanno un effetto positivo perché permettono di sublimare l’aggressività.  Ho il sospetto che abbiano studiato per corrispondenza ed abbiano smarrito qualche fascicolo; magari i più importanti. Oppure hanno preso la laurea in Albania, o nei corsi serali nelle capanne del Burundi. Sì, deve essere così, perché se nelle nostre università si insegna questo, allora è meglio chiuderle e ricavarci alloggi per i senzatetto.

Igor, media e violenza

I media ci stanno avvelenando, giorno per giorno. E’ una specie di mitridatismo mediatico; ogni giorno ci propinano la nostra dose quotidiana di violenza che, a lungo andare crea dipendenza, come la droga. Lo dico e lo ripeto da anni. Facciamo un esempio pratico. Raramente accendo la TV al mattino. Ma ogni tanto succede, magari per cercare di sentire le ultime notizie: con i tempi che corrono non si sa mai che scoppi una guerra nucleare. Bene, di solito il giro di zapping dura pochissimo, il tempo di fare un giro veloce sui vari canali e, siccome c’è sempre e solo la solita spazzatura,  spegnere. Cosa c’era oggi in TV? Vediamo.

Su RAI1 c’erano i soliti cuochi, su RAI 2 si parlava della strage di Erba, su RAI3 si cercavano assassini a “Chi l’ha visto”, su Rete4 c’era una fiction, su Canale 5 c’era quel cortile di liti familiari che è Forum, su Italia 1 c’era il TG. E parlava di “Igor il russo”, della sua fuga e della caccia delle forze dell’ordine. Subito dopo parte una altro servizio su una donna cinese accoltellata a Budoni in Sardegna. Basta e avanza. Spengo e andate affanculo tutti quanti, voi, i TG, i cuochi e chi vi segue. La televisione sta diventando insopportabile; un bollettino di guerra sarebbe più tranquillizzante. Cominciano al mattino presto a parlare di violenze di ogni genere, di incidenti, di morti ammazzati, di guerre fra bande di criminali, di droga e, immancabilmente, di femminicidi (ormai sono all’ordine del giorno).

Il “Nemico pubblico numero 1“. Continuano a chiamarlo “Igor il russo”. Non aggiungo altro perché ormai chi sia e cosa abbia fatto lo sanno anche i gatti. Già ieri si sapeva che Igor non era il suo nome e che non era nemmeno russo. Infatti aggiungevano subito che è serbo. Bene, allora abbiamo chiarito chi è questo criminale? No. Oggi nei Tg lo chiamano ancora “Igor il russo“, e subito dopo precisano che, però, viene dalla Serbia e che ha un altro nome.  Anche la stampa continua a definirlo così: “Tutti i segreti di Igor il russo“. Allora viene spontaneo chiedersi perché si continua a chiamarlo “Igor il russo” se ormai già da ieri è accertato che non è russo e non si chiama Igor?  Questo ci dà la misura della serietà dell’informazione. Ci sono due spiegazioni per questa contraddizione. La prima è quella semantica (ma la spiegazione sarebbe lunga), che spiegherebbe il vezzo giornalistico di far uso di motti, frasi fatte, paradigmi, stereotipi e appellativi che funzionano da identificativo, richiamano subito alla mente il personaggio, lo caratterizzano e si prestano ad essere usati come messaggio subliminale. E’ l’effetto “Mostro in prima pagina“. L’altra è più semplice e spiega il livello professionale degli addetti ai lavori nel campo dell’informazione. In questo caso non ci sono spiegazioni complicate, ci sono solo tre possibilità: o sono mezzo idioti, o sono idioti per 3/4, o sono idioti del tutto.

Da ieri l’argomento principe di tutti i media è lui “Igor il russo”. Cosa ha fatto di così speciale per scatenargli dietro un migliaio di carabinieri e coinvolgere perfino il comandante in capo del Corpo? Niente di speciale. Ha fatto una rapina ed ha ucciso una persona. Niente di più di quanto sentiamo quasi ogni giorno. Ma allora perché gli altri casi vengono dimenticati quasi subito e questo Igor diventa un caso speciale? Perché si ottengono due risultati. Il primo è quello di utilità mediatica: si riempiono i programmi con scoop, esclusive, aggiornamenti, servizi degli inviati speciali, interventi e commenti in studio di esperti e opinionisti, interviste volanti a cittadini ed al comandante delle operazioni mascherato col passamontagna (fa scena e si approfitta per pubblicizzare un suo libro), riprese in diretta delle operazioni delle forze dell’ordine (che non sai se sono reali o sono sceneggiate a beneficio delle telecamere). Insomma, si riempie il palinsesto per giorni, si fa audience e ci si guadagna la pagnotta.  Il secondo risultato è quello di focalizzare l’attenzione del pubblico su questo caso e farne il “Nemico pubblico numero uno”, stile Al Capone. Così, se lo prenderanno (come speriamo) sarà un grande spot a favore della capacità operativa delle forze dell’ordine, scoraggia la giustizia fai da te e smentisce chi accusa lo Stato di non garantire la sicurezza dei cittadini. Più è pericoloso il criminale catturato e più efficiente si dimostra lo Stato. Ecco perché ingigantire la pericolosità di Igor, significa automaticamente esaltare la capacità delle forze dell’ordine. E così, la cattura di Igor, almeno per un po’ di tempo, farà dimenticare il fatto che di criminali come Igor l’Italia è piena e che nessuno si sente più al sicuro, nemmeno in casa. Ma tutto finirà in gloria; fino alla prossima rapina ed al prossimo morto ammazzato.

La cronaca nera, gli incidenti, le tragedie di qualunque genere sono diventati l’argomento principale dei media. Con queste notizie si riempiono pagine dei quotidiani, programmi Tv, internet. Tempo fa ho dedicato un post alle notizie di apertura del quotidiano locale L’Unione sarda: quasi sempre sono notizie di incidenti stradali (Vale la pena di leggere questo post Top News per capire di cosa sto parlando). Sembrerebbe che il problema più importante della Sardegna sia il traffico. Ecco, giusto per fare un altro  esempio concreto, cosa riportava ieri L’Unione sarda al centro pagina, nella sezione “News Italia“.

Avete letto i titoli? Vi sembra credibile che oggi in Italia queste siano le notizie più importanti? Oppure sarà un caso eccezionale in un giorno particolare? No, è la norma, questo è ciò che si legge tutti i giorni sulla stampa, su internet, in TV.  I Tg sembrano la cronaca dei morti “minuto per minuto”, un bollettino delle disgrazie. I programmi di intrattenimento, a partire dal mattino, riprendono gli stessi argomenti. Il pomeriggio, tanto per favorire la digestione, i vari talk riprendono gli stessi argomenti di cronaca nera, con approfondimenti ed inviati speciali sul luogo delle tragedie. La sera peggio che mai; film e fiction polizieschi, horror, con abbondanza di Squadre omicidi, Distretti di polizia, CSI, NCIS, Squadre speciali, “Montalbano sono…”, marescialli, preti che fanno i detective e cani che fanno i commissari.  Ancora programmi speciali (Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, etc.), inchieste, ricostruzioni di vecchi fatti delittuosi, tutto a base di violenza e cadaveri, con dovizia di dettagli macabri. Sembra che per i media l’argomento principale sia proprio la violenza. E quando non ci sono fatti di sangue in casa nostra andiamo a scovarli in capo al mondo, pur di garantirci la nostra dose quotidiana di violenza, come fosse una droga. Ecco un esempio: “Scontro frontale in Texas“. E’ solo uno dei tanti esempi. In mancanza di incidenti stradali di casa nostra, raccontiamo quelli che avvengono in Texas. Vi interessa? No, non interessa nessuno; ma serve a riempire le pagine.

E così ogni giorno ci scaricano addosso la nostra buona dose di negatività che, inconsapevolmente, modifica il nostro essere, altera le nostre capacità e funzionalità mentali, la nostra psiche, il carattere, crea assuefazione e indifferenza verso il male, ci rende schiavi della necessità di assumere dosi sempre più massicce di veleno mediatico, ed accresce pericolosamente la nostra aggressività; quella aggressività che poi, cosa che continuo a ripetere da anni, esplode all’improvviso in atti di violenza che i media, non sapendo come spiegarla, continuano a giustificare “per futili motivi“. Forse non se ne rendono conto, ma i media hanno una responsabilità enorme nei confronti del pubblico. L’effetto di questo eccesso di notizie negative è che può scatenare, specie in individui particolarmente sensibili, deboli, con un precario equilibrio psichico, forme di emulazione o improvvisi raptus di follia.

Ma i media su questo genere di cronaca ci campano e non riconosceranno mai le proprie responsabilità. Bisognerebbe denunciarli, portarli in tribunale, accusarli di favoreggiamento e incitamento alla violenza e chiedere i danni morali. Oppure istituire un tribunale speciale, come in tempo di guerra, e condannarli per crimini contro l’umanità. Sì, perché, anche se sembra eccessivo, si tratta proprio di questo. I media stanno commettendo un crimine che non è meno pericoloso delle bombe dei terroristi. E’ più devastante, perché colpisce tutti indistintamente in ogni luogo ed è subdolo perché la gente non ne percepisce il pericolo e, quindi, non attiva nessuna forma di difesa. Un vero e proprio crimine che mascherano da informazione, libertà di stampa e diritto di cronaca. Ma è un bluff, c’è il trucco, perché dietro l’apparenza innocua e allettante si nasconde il pericolo, la truffa, l’inganno: come i cioccolatini purgativi o le bevande avvelenate.

Vedi:

Fiorello e violenza in TV

Cuochi e delitti

Il Papa ha ragione

Da “Quinto potere” (Network) 1976.

 

Follia 3 (futili motivi)

Perché il mondo sta impazzendo? Forse per le cause accennate nel post “Follia umana 1“, in cui si riportano i risultati di ricerche scientifiche che dimostrerebbero una stretta relazione causale fra inquinamento e alterazione delle funzioni cerebrali. Anche oggi i TG hanno riportato la notizia che il livello delle polveri sottili in diverse città continua da tempo a mantenersi su livelli molto superiori al limite massimo consentito; ma il problema continua da tempo ad essere oltre i limiti di guardia (Smog, Italia avvolta nelle polveri sottili: PM10 oltre 3 volte i limiti di legge). Ma poi ci distraggono con giochini scemi, fiction e Isole dei famosi (nel senso che hanno fame). Polveri a parte, i sintomi di questa follia collettiva sono diversi e tutti gravi e preoccupanti. Alcuni li abbiamo riportati nel post “Follia 2; mamme, figli e ombrelli“. Ne esistono altri che possiamo rilevare dalla lettura dei casi di cronaca nera riportati dai media. Ormai questi casi di violenza sono così frequenti che stiamo arrivando all’assuefazione. Quasi non ci sorprendono più. Li consideriamo piccoli incidenti in una realtà normale di gente normale, come incidenti stradali o sul lavoro, come infortuni domestici, come la tegola che sfortunatamente e per puro caso vi cade in testa. Così, quando si registra l’ennesimo caso di omicidio, sentiamo spesso la testimonianza di vicini di casa o conoscenti che descrivono l’assassino come una persona “normale”. O sono cambiati i pazzi, oppure è cambiato il concetto di normalità.

Ma allora, se sono persone normali, o almeno sembravano normali fino al giorno prima, cosa scatena la follia? Non sempre ci poniamo il problema e quando ce lo chiediamo, lo facciamo in maniera superficiale. Cerchiamo spesso la spiegazione più ovvia e scontata.  La nostra attenzione si ferma sulla causa apparente: screzi familiari o incompatibilità fra coniugi, liti e risse occasionali per insulti e offese subite in passato, vecchi rancori tra familiari, parenti, vicini di casa o soci in affari, gelosia e tradimenti, liti fra automobilisti, e mille altri “futili motivi per morire“. In realtà, però, quella non è la vera causa che scatena la violenza; è solo l’atto finale di uno stato di latente aggressività che magari ci si tiene dentro per anni. Così il pretesto che scatena la violenza è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la scintilla che dà fuoco alle polveri. Ma la vera causa è lo stato mentale di sofferenza che cova e alimenta l’aggressività e consente e provoca lo scoccare della scintilla.

Se si riceve un’offesa o un’ingiustizia è naturale che si abbia una reazione d’ira più o meno forte. Se quella ingiustizia viene sanata non lascia traccia significativa nella memoria. Ma se non trova soddisfazione genera uno stato di tensione  che cresce nel tempo, assume forme di aggressività latente sempre più accentuata e scatta all’improvviso per dei pretesti banali che chiamiamo “futili motivi“. A parte casi molto evidenti di alterazione comportamentale, questa aggressività latente non viene percepita nella sua pericolosità.  E’ come una mina celata sotto la terra, come una bomba innescata di cui non ci rendiamo conto se non quando qualcuno fa scattare il congegno. Il guaio è che non sempre a far scattare quel congegno è il responsabile dell’offesa o dell’ingiustizia, colui che di fatto ha innescato la bomba. Spesso è un malcapitato sconosciuto che, per una pura e sfortunata coincidenza, un certo momento di un certo giorno si trova sul vostro cammino e vi offre il pretesto per scaricare la rabbia e l’aggressività repressa per anni. Ed ecco che quello che tutti hanno sempre visto come una persona normale può diventare di colpo all’improvviso un violento assassino.

Tuttavia la gravità della violenza non è commisurata all’offesa, l’insulto, la provocazione, il pretesto casuale del momento, ma è determinata dal tipo di reazione a quegli stimoli. A uguale stimolo non corrisponde uguale reazione. E ciascun individuo può avere reazioni diverse dagli altri. Un bel paesaggio è uguale per tutti coloro che lo ammirano; ma le reazioni di chi guarda sono tutte differenti e cambiano da individuo a individuo, secondo la personalità, la cultura, il gusto estetico. Lo stesso tipo di reazione avviene nei confronti di quei fattori scatenanti che riteniamo siano la causa della violenza. Allo stesso stimolo una persona calma reagisce con calma, una persona aggressiva reagisce con violenza. Questo è sotto gli occhi di tutti. Allora, se la vera causa della violenza non è l’atto provocatorio, l’offesa, ma è il tipo di reazione che segue all’offesa  vuol dire che la causa scatenante va ricercata nella mente umana, ovvero in quello stato mentale che è già predisposto ad avere reazioni violente anche a stimoli banali. La notizia a lato, riportata oggi dalla cronaca,  è solo l’ultima di una lunga serie di tragedie simili e  ne è l’ennesima conferma.

Tutti, anche le persone più calme e normali di questo mondo, di fronte ad una provocazione o un’ingiustizia possono avere reazioni anche piuttosto violente; ma sempre nei limiti della norma. Così anche la persona più educata, occasionalmente, può rispondere ad un insulto con un insulto, ad un pugno con un pugno, ma non si trascende. Se però  si fracassa la testa con un cric ad un automobilista, o lo si accoltella, solo perché ti ha sorpassato, non ti ha dato la precedenza o ti ruba il parcheggio, non è più normale; rientra nei casi di follia.

Ma quello stato mentale che determina il tipo di reazione non è una specie di dotazione di seria, fissa, immutabile; è invece facilmente influenzabile e modificabile da diversi fattori. Mentre però accettiamo facilmente il fatto che un trauma possa modificare la funzionalità cerebrale, non altrettanto facilmente siamo disposti ad accettare il fatto che il cervello possa subire dei condizionamenti di tipo culturale. O meglio, lo accettiamo come naturale e scontato solo se l’effetto è quello positivo conseguente allo studio, l’istruzione e l’affinamento del gusto estetico. Ovvero, riconosciamo che l’istruzione e la cultura migliorano il nostro livello intellettuale. Quindi la cultura agisce sulla mente e ne provoca una mutazione che influisce sul comportamento.  Se questo è vero, bisogna però anche tener presente che l’effetto dipende dal contenuto di ciò che leggiamo, vediamo o ascoltiamo. Leggere la Divina Commedia non è come leggere il Mein Kampf di Hitler. Ascoltare una sonata di Mozart non è come sentire il rumore assordante di un martello pneumatico. Ammirare un prato fiorito con in sottofondo le note di una barcarola, non è come vedere raccapriccianti immagini splatter con schizzi di sangue e corpi fatti a brandelli. Le informazioni, gli stimoli, i messaggi esterni che percepiamo ed assimiliamo generano nella mente reazioni diverse che possono essere piacevoli e infondere serenità o terrificanti e generare paure e incubi; quindi, positive o negative.

Ma allora perché riconosciamo facilmente che un messaggio positivo abbia effetti positivi  e troviamo difficile riconoscere che un messaggio negativo abbia o possa avere effetti negativi? Perché la persuasione occulta della pubblicità funziona così bene sulla nostra mente tanto da indurci ad acquistare quel tale prodotto reclamizzato, e non dovrebbe funzionare altrettanto bene se ci martellano quotidianamente con scene di violenza? Eppure entrambi i messaggi funzionano nello stesso identico modo. Ma noi non ce ne rendiamo conto, oppure fingiamo di non saperlo. (continua)

 

Follia umana (1)

La gente sta impazzendo, non c’è più dubbio. Ma non nel senso bonario come quando sorridendo diciamo ad un amico “Ma sei matto?”, perché fa o dice qualcosa di strano e bizzarro.  No, dico nel senso letterale del termine, come patologia mentale. Lo ripeto da sempre e purtroppo, arrivano puntuali le conferme. Ho sempre detto che non so quale sia la causa che genera questa follia; forse l’inquinamento ambientale, gli additivi tossici, coloranti, conservanti, aromi “naturali” chimici, che ingurgitiamo con i prodotti alimentari industriali, con frutta e verdura avvelenata da pesticidi, l’inquinamento elettromagnetico, lo stress di uno stile di vita nevrotico, l’informazione che ci fornisce ogni giorno la nostra razione quotidiana di violenze assortite, come una droga, e che crea uno stato mentale di tensione costante, di aggressività repressa che esplode alla prima occasione, modelli di vita imposti da una società che ha perso tutti i riferimenti, mutazioni genetiche. Non so cosa sia esattamente; forse un micidiale mixer di questi fattori ambientali, biologici, chimici, culturali. Quello di cui sono sempre più convinto, però, è che qualcosa ci sta mandando in pappa il cervello.

Lo constatiamo leggendo le notizie che ci vengono fornite ogni giorno dai media. Non solo quelle tragiche dei conflitti e guerre in corso e di attentati terroristici. Non passa giorno che non ci siano notizie di cronaca nera che vengono dalla quotidianità: donne ammazzate, bambini abbandonati, risse, violenze, aggressioni e morti per cause che la stampa definisce “futili motivi“. Come se morire per futili motivi sia meno grave o più grave che morire per motivi importanti. Qualcuno, per cercare di minimizzare la gravità di questa violenza crescente dice che non è vero che sono aumentati i crimini, ed invitano a non creare allarmismi perché questi fatti sono sempre successi, solo che prima non si conoscevano, oggi invece trovano più spazio nell’informazione. Non è vero: è del tutto falso. La crescita della violenza è reale ed è dovuta a nuovi fattori scatenanti che prima erano sconosciuti o avevano una minima influenza. Ora sono accresciuti i fattori che generano aggressività e violenza e sono di diversa natura, genetica, ambientale, culturale. Dell’l’influenza negativa dei media ho parlato spesso. Ma i fattori ambientali sono sempre più determinanti, a causa dell’inquinamento che  induce mutazioni genetiche e alterazioni ormonali e neuronali. Sono i danni provocati da inquinanti di varia natura: pesticidi, scarichi industriali, smog, polveri sottili e additivi alimentari specie dei prodotti industriali.

Ho sempre avuto il sospetto che questi fattori ambientali, oltre a quelli culturali derivanti dall’educazione, lo stile di vita, l’influenza dei media, potessero avere degli effetti negativi sulla mente umana; e quindi sul comportamento, lo sviluppo del carattere e della personalità e sui rapporti sociali. Ormai non sono una mia ipotesi campata per aria, lo dimostrano le ultime ricerche scientifiche. Ecco alcuni articoli apparsi di recente sulla stampa in merito agli effetti dell’inquinamento sul cervello umano.

Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato. Calo di circa 14 punti in poco più di cento anni.

Chi vive in città ha il cervello infestato da nanomagneti. Causa, l’eccessivo inquinamento atmosferico industriale.

Smog nel cervello. Così l’inquinamento contamina i neuroni. Possibili cause dell’Alzheimer.

Lo smog fa male al cervello; soprattutto a quello dei neonati. Gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno e da lì nel cervello, diventando tossici anche per i neuroni. Potrebbero avere una parte anche in psicosi e demenze precoci.

L’inquinamento riduce il quoziente intellettivo. La “pandemia silenziosa”, ovvero il dilagare nell’infanzia, a livello globale, di disturbi del neurosviluppo che vanno dall’autismo al deficit di attenzione ed iperattività ed al ritardo mentale.

Anche il cervello si ammala di smog. Vivere in strade molto trafficate aumenta il rischio di demenza senile, Alzheimer compresa.

Sono solo alcuni degli articoli che riprendono studi scientifici sugli effetti dello smog e dell’inquinamento atmosferico sul cervello umano. E non solo sul cervello. Una recente puntata di “Sfera” su La7 riprendeva l’allarme sulla moria delle api e lo spopolamento degli alveari, dovuta proprio ad inquinamento da pesticidi. Un allarme che è stato lanciato già diversi anni fa. Secondo gli ultimi studi, i pesticidi usati in agricoltura, specie i cosiddetti “neonicotinoidi“, oltre a provocare disorientamento e morte delle api, influenzano anche l’apparato sessuale generando mutazioni genetiche che riducono la fertilità dei maschi che acquistano caratteristiche sempre più femminili, fino al comparire di veri episodi di omosessualità.

Gli stessi neonicotinoidi li ritroviamo su tutti i prodotti dell’agricoltura che consumiamo regolarmente e che, penetrando nel terreno, vengono assorbiti dalle piante. Ciò significa che, anche dopo il lavaggio di frutta e ortaggi, permangono nei cibi tracce dei pesticidi che noi inconsapevolmente ingeriamo. Insomma, anche noi consumiamo la nostra brava dose di pesticidi, come le api. E come le api andiamo incontro a gravi pericoli per la salute, compresa la mutazione delle caratteristiche sessuali. Sarà un caso che negli ultimi decenni  le caratteristiche proprie del genere maschile e femminile siano sempre più confuse, che si vada verso un modello unisex, che si diffondano le teorie gender, e siano in crescita i casi di omosessualità? E perché mai dovremmo pensare che se questi pesticidi hanno effetti così devastanti per la sessualità delle api, non abbiano alcun effetto sull’uomo?

Purtroppo il video di quella puntata di Sfera non è disponibile. Ma questo breve servizio andato in onda su La7 illustra benissimo le cause dello spopolamento degli alveari. Ma le testimonianze della gravità del problema sono numerose, anche in video. Basta andare a vedere “Moria delle api“. Io stesso ho visto negli ultimi anni api morenti nel mio piccolo giardino dove vengono attratte da fiori ed alberi da frutto. Restano a terra, incapaci di volare, si muovono a stento come stordite, confuse, e muoiono. Ma io non uso nessun tipo di pesticida, né diserbanti, e nemmeno concimi; niente di niente. Evidentemente vengono avvelenate altrove. Troppo allarmistico? Avete ragione, non esageriamo, non preoccupatevi di queste sciocchezzuole, continuate pure a seguire il calcio, Sanremo, i salotti Tv per casalinghe disperate, cuochi e oroscopanti. (continua)

 

Cuochi e delitti

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio o aceto balsamico; non serve a niente, ma dà quel tocco artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime pietanze. In realtà sono convinto che di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili, la gente normale non sa che farsene. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, varie ed eventuali. E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Non basta, perché poi ci sono i programmi speciali che si basano proprio sull’analisi dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledetta, Il terzo indizio, Amori criminali etc. E per finire la stragrande maggioranza di film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento poliziesco, a base di morti ammazzati e violenza assortita.

Può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, quasi depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

eleonora-daniele-Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo fare le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave, un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale). Invece no, quella è la sua espressione normale. Lei si sveglia ed è così, al naturale, si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era?), della storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli  immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata. Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

eleonora daniele morto roberto

Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria.  Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano. Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione a lungo andare ha sulla psiche del pubblico. Anche di questo ho parlato spesso. Nella colonna a destra ci sono alcuni dei post dedicati all’argomento in “Mass media, società e violenza“. Ma è come parlare al vento.

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere. Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo.

Futili motivi per morire

Si può morire per una mancata precedenza? Evidentemente sì. E, purtroppo, non è nemmeno il primo caso. E’ solo l’ultima pazzia in ordine di tempo: “Mamma uccisa perché non ha dato la precedenza“. E’ successo domenica scorsa a Independence nel Missouri. Una donna, ad un incrocio non ha rispettato la precedenza rischiando di provocare un incidente. Non c’è nemmeno stato l’incidente, ha solo rischiato di provocarlo. Per questo il conducente dell’altra auto è sceso ed ha sparato un colpo di pistola che ha colpito mortalmente la donna.

Oggi si muore così, senza una ragione valida. Ci si ammazza per una precedenza, un parcheggio, uno sguardo non gradito, una parola di troppo; per “futili motivi”, dicono le cronache. Ma non è niente di grave, quasi non fa più notizia, sta diventando normale. Si può morire per malattia, per un incidente stradale o sul lavoro, per le bombe e le cannonate, per un naufragio, per un terremoto o un uragano, oppure si può  morire “per futili motivi”. Esci a fare una passeggiata in auto con i bambini, ti distrai un attimo, sfiori l’incidente e qualcuno ti spara addosso. Fine della passeggiata. Perché? Perché ci sono troppi pazzi in circolazione. Stiamo diventando una società di aspiranti assassini che hanno accumulato tanta aggressività repressa che, se non sono proprio pazzi, sono sulla buona strada per diventarlo. E’ solo questione di tempo e di trovare l’occasione giusta; basta un niente, bastano “futili motivi” per scatenare la follia. Lo ripeto da anni. Forse a causa dell’inquinamento, dei veleni che assorbiamo con gli alimenti, o della nefasta influenza dei media che ogni giorno ci scaricano addosso tonnellate di violenza, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Nessuno ci fa caso perché siamo distratti, impegnati a seguire un maleodorante e nefasto Blob televisivo, o seguire le avventure amorose dei Vip, l’ultimo reality, le passerelle di politici, opinionisti e intellettuali della domenica,  o l’ultimo caso di morti ammazzati con servizio esclusivo dell’inviato sul luogo del delitto, con intervista ai passanti e dolore dei familiari in primo piano. Stiamo scivolando verso il baratro morale, il precoce degrado mentale e l’atrofia cerebrale per mancato uso dell’organo. Ma non lo sappiamo. Anzi, siamo convinti che quello che facciamo ogni giorno sia normale, anzi sia l’unico modo possibile di vivere perché “Così fan tutte“. Basta leggere ciò che passa in rete per capire che la gente pensa ad altro, a divertirsi, a scambiarsi pettegolezzi da cortile, ad inventarsi maschere ed avatar da proporre sui social, a immedesimarsi nella realtà virtuale, ad imitare idoli e modelli proposti dal mondo dello spettacolo, a  scoprire chi scopa con chi, a cantare e ballare mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Eppure abbiamo stuoli di psicologi, sociologi, psichiatri, scienziati, che studiano la psiche umana e dovrebbero non solo spiegarci le ragioni della follia dilagante, ma anche trovare i rimedi. Invece, al massimo, si occupano di problemi affettivi e sentimentali, di crisi adolescenziali, di problemi della coppia, di amori e tradimenti, di narcisismo, di depressione, di come superare lo stress della vita quotidiana e il dramma esistenziale. Curano i sintomi della malattia, invece che la causa.  Ma nessuno si chiede cosa sta succedendo all’uomo. Ci preoccupiamo di salvare il panda, di tutelare orsi e foche, leoni ed elefanti, e nessuno si rende conto che la specie più a rischio è quella umana che finirà per autodistruggersi. Ma forse è meglio così; sfiorire piano piano, giorno dopo giorno, senza rendercene conto, appassire lentamente e poi, di colpo all’improvviso, cadere a terra, morti: “Come d’autunno sugli alberi le foglie”. Del resto gli idioti non hanno problemi. La persona più felice di questa terra sembra proprio lo scemo del villaggio: sereno, tranquillo, ride ed è felice come un bambino col suo giocattolo nuovo; perché è idiota, ma non sa di esserlo.

Vedi: “Ballando mentre la nave affonda” (2007)

Donne da macello

Ammazzare le donne sembra diventato lo sport nazionale. Non passa giorno che qualche pazzo non decida di far fuori la compagna, la moglie, la fidanzata, l’amante, la ex. Negli ultimi tempi la media è di una vittima al giorno. E’ l’unica cosa che cresce in Italia: il numero delle vittime di violenza.

Cambiano solo le modalità di esecuzione, lasciate alla fantasia  ed all’immaginazione. Si va dallo stile incendiario al pluri-accoltellamento stile Giulio Cesare, fino alle martellate, come successo pochi giorni fa a Laveno Mombello (Uccide la moglie a martellate), metodo un po’ rozzo, ma efficace. Eppure in tempi recenti hanno approvato con grande clamore una legge sul “Femminicidio” che, nelle intenzioni dei legislatori, grazie all’aumento delle pene, doveva servire a far cessare o almeno limitare le violenze sulle donne. Forse hanno dimenticato qualcosa. Certe volte basta un niente, una svista, una virgola fuori posto, un refuso, una parola di troppo e la legge si inceppa, si blocca, non funziona. Oppure non funzionano i legislatori. Il fatto drammatico è che, nonostante la legge e le buone intenzioni di chi l’ha proposta ed approvata, le violenze sulle donne non solo non sono diminuite, ma sono in aumento. Chi pensa di fermare la violenza, l’odio, la malvagità umana e di risolvere tutti i problemi del mondo con leggi, norme e decreti è un idiota. Punto. E  non dovrebbe ricoprire incarichi pubblici; ancora meno governare o fare il legislatore.

La verità, che non si vuole ammettere,  è che la violenza non i ferma con una legge o con l’aumento delle pene. Nemmeno il rispetto delle donne e della vita umana si impone per legge, se manca la cultura del rispetto, se non si fa opera di sensibilizzazione proprio sul piano culturale, se non si pone un limite al dilagare sui media di rappresentazioni della violenza in tutte le salse, che sono autentici spot pubblicitari a favore della violenza e costituiscono modelli da imitare per menti malate o facilmente influenzabili.  Quello che stiamo facendo attraverso film, fiction, serie televisive, telegiornali, servizi e programmi speciali, stampa, internet, è  usare i media per riproporre continuamente, dalla mattina alla sera a reti unificate, l’esaltazione della violenza. Certi giorni i TG sembrano bollettini di guerra, a base di morti ammazzati, di sangue in primo piano e scene da cinema splatter; sempre più realistiche, più crudeli, più cruente, perché l’assuefazione obbliga, per attirare l’attenzione, a proporre scene sempre più forti. Forse chi opera nel mondo dell’informazione non si rende conto dell’enorme potere condizionante dei media. E già questo sarebbe un fatto grave. Ancora più grave sarebbe, però, rendersi conto di quali siano i rischi ed i pericoli di un uso spregiudicato dei media, e non fermarsi. In ogni caso, se sussiste anche solo un piccolo dubbio che la continua rappresentazione della violenza possa favorire l’emulazione (per me è una certezza), certi addetti ai lavori dovrebbero essere incriminati per istigazione alla violenza. Popper, benevolmente, li chiama solo imbroglioni, io li chiamerei criminali; sarebbe più adatto.

Proprio oggi in un TG ho seguito un breve servizio in cui la rappresentante delle Case di accoglienza per le vittime di violenza era preoccupata per gli ultimi casi di femminicidio. Ma ancora più preoccupata sembrava per il mancato arrivo dei fondi previsti dalla legge, che se non ho capito male sono cifre dell’ordine di milioni di euro. Sembra che più che preoccuparsi di spiegare le ragioni e trovare una soluzione al dilagare della violenza, stiano pensando ad incamerare soldi pubblici. Da parte del governo, però si pensa di risolvere il problema con l’introduzione, a settembre, di una “Cabina di regia“. Dice la ministra Maria Elena Boschi: “Abbiamo costituito la cabina di regia interistituzionale per rafforzare e promuovere azioni di contrasto alla violenza sulle donne e al femminicidio: ho convocato la prima riunione per l’8 settembre.”. Oh, finalmente, ecco ciò che manca per fermare la violenza: la “cabina di regia”. Perché nessuno ci aveva pensato prima? Magari poteva scegliere una data meno funesta dell’8 settembre, ma non stiamo a sottilizzare. L’ultima trovata ridicola di un governo di cialtroni. Poi, oltre al regista, ci metteranno anche il direttore della fotografia, gli scenografi, i costumisti, i tecnici delle luci, il trucco, il cestino con il pranzo per le comparse, ovviamente una buona sceneggiatura che sappia coinvolgere il pubblico (specie donne e anziani; quello è il target), si fa una fiction e si manda in onda su RAI 1 in prima serata; il tutto annunciato da un bel promo di “Pubblicità progresso“. Ed il problema è risolto. E se non si risolve il problema della violenza sulle donne, almeno si risolve il problema economico di chi lavora alla fiction; produttori, autori, sceneggiatori, registi, attori, tecnici, comparse e figuaranti. In tempi di crisi è già qualcosa. No?

E’ un argomento di cui parlo spesso perché lo ritengo fondamentale, uno dei problemi più gravi della nostra società moderna, sempre più condizionata dai messaggi mediatici. Se non affrontiamo la questione rendendoci conto che dobbiamo cambiare radicalmente tutto il sistema comunicativo e culturale, specie spettacolo e informazione, non risolveremo nulla, non ci sono leggi che tengano. Lo dicevo per l’ennesima volta anche di recente: “Femminicidio e leggi flop” (maggio 2016), “Buoni per legge” (febbraio 2016), ed in tanti altri post, alcuni riportati nella colonna laterale a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza.

Ecco un piccolo esempio, giusto perché ce l’ho sotto gli occhi, di come tutti i giorni la stampa, forse inconsapevolmente (ma non ne sarei troppo sicuro; penso, invece, che siano precise scelte editoriali per attirare l’attenzione dei lettori) propone immagini violente. Questo box si trova oggi sul sito del Messaggero (Ragazzina accoltella il fratello), esattamente sotto l’altro box inserito più in alto.  A parte la notizia del litigio finito a coltellate, cosa che ormai sembra del tutto normale (una volta, al massimo si faceva a botte, ora ci si ammazza) guardate quella immagine del coltello da macellaio in primo piano. Ricorda la scena più drammatica di Psyco di Hitchcock, quella della protagonista accoltellata sotto la doccia. Era proprio necessario inserire quella foto? E’ essenziale per capire la notizia? E’ il coltello usato dalla ragazzina? No, nessuna delle tre cose. E allora che senso ha mostrare un coltellaccio in primo piano? Forse non vi rendete conto di ciò che significa, di quale sia il messaggio che trasmette, dell’enorme potere evocativo della fotografia, della sua capacità di suggestionare, influenzare e coinvolgere il pubblico (basta pensare al cinema),  e di quali reazioni può suscitare nei ragazzi o nelle persone particolarmente sensibili ed influenzabili, peggio ancora se psichicamente labili. Se non capite queste cosette elementari sulla comunicazione, siete degli idioti ai quali dovrebbe essere vietato per legge (in questo caso sì, per legge) di lavorare nel campo dei mass media. E se non siete idioti, o imbroglioni, come dice Popper, siete comunque inadatti ad operare nel mondo dell’informazione e della comunicazione in generale. Anzi, costituite un vero e serio pericolo. Quindi cambiate mestiere, andate in campagna a coltivare patate, farete meno danni.

P.S.

E gli psicologi cosa dicono? Già, perché dovrebbero essere psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, secondo le loro specifiche competenze, a spiegarci le ragioni di questa violenza dilagante e, soprattutto, a mettere in guardia contro il pericolo che l’eccessiva rappresentazione della violenza possa creare emulazione; perché questo è il problema. Avete mai sentito qualcuno in televisione spiegare i motivi di questo potere negativo dei media? No, se qualcuno raramente accenna a questo pericolo è un caso isolato, messo subito a tacere da chi invoca la libertà di espressione e il dovere di cronaca. Anzi, ho sentito spesso autorevoli psicologi affermare tranquillamente in TV che la rappresentazione della violenza ha un potere catartico, serve ad esorcizzare la paura ed ha un effetto positivo perché  permette di sublimare l’aggressività. A questo punto non si sa più a che santo votarsi. Se anche gli psicologi non si rendono conto del pericolo, allora non c’è speranza. E dire che oggi  in Italia ci sono più di 100.000 psicologi e psicoterapeuti (Troppi psicologi) dei quali 3 su 4 sono donne (vi dice niente questo dettaglio?), circa  un terzo di tutti gli psicologi d’Europa. O sono troppi gli psicologi o ci sono troppi matti in Italia (matti non è il termine esatto, ma tanto per semplificare). Ma allora, se ci sono più matti in Italia che in tutta Europa, perché abbiamo chiuso i manicomi?  No, forse non siamo tutti matti, la verità è che sono troppi gli psicologi, farebbero bene a cambiare mestiere; ci guadagnerebbero tutti.

Droghe e metronomi

Leggere le notizie del giorno è sempre interessante. I fatti di cronaca ci inducono a riflessioni serie, meno serie, ironiche e divertenti. Prendiamo, per esempio, questo titolo che riguarda quel tale Giustini che, una settimana fa,  ha ammazzato a coltellate la figlia di 18 mesi: “L’avvocato: non era sotto effetto di droga quando ha ammazzato la figlia“.  Ormai le notizie di tragedie in famiglia si susseguono con cadenza giornaliera. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Si sbatte il mostro in prima pagina, resta lì per qualche giorno, finché la notizia non viene sostituita da altra notizia di altri morti ammazzati e vai con l’informazione del morto di giornata.

A nessuno sembra venire il sospetto che la gente, per qualche strano motivo o per un virus ancora sconosciuto stia perdendo il ben dell’intelletto, stia impazzendo, senza rendersene conto. E’ una epidemia che sta dilagando nel mondo. Basta leggere le news quotidiane per rendersene conto. Ma noi siamo in tutt’altre faccende affaccendati. Dedichiamo spazio e attenzione alle fesserie che ci propina la stampa e la TV. Ci preoccupiamo della salute del pianeta, di salvare le specie a rischio, di salvare le foreste, di tutelare il panda e l’orso del Trentino, ci preoccupiamo dello scioglimento dei ghiacci polari e della desertificazione di intere aree della Terra. Di tutto ci preoccupiamo, meno che della salute mentale dell’umanità. Così la gente sta lentamente impazzendo, ma nessuno ci fa caso.

E veniamo alla notizia già riportata. Dice l’avvocato che Giustini non era sotto effetto di droga. Uno che ammazza a coltellate la figlia di 18 mesi non ha bisogno di drogarsi, è già grave di suo, naturalmente. Questa è la verità che continuo a ripetere da anni e che tutti sembrano ignorare. Oggi non c’è bisogno di drogarsi, la gente è già drogata dalla nascita. Si nasce già con una buona dose di droghe varie nelle vene. Oggi i bambini nascono con la droga incorporata come dotazione di serie.  Già nel grembo materno il feto assimila sostanze dannose e tossiche, volontariamente o meno, ingerite dalla madre. Così, fin dalla sua formazione, comincia a fare il pieno di residui di droghe, fumo, alcol, smog, inquinamento atmosferico, scarichi di auto e ciminiere, prodotti nocivi e additivi chimici usati nella preparazione degli alimenti industriali, tracce di diserbanti e pesticidi (Pesticidi nell’insalata) presenti su frutta e verdura. Insomma, un cocktail micidiale di sostanze tossiche che il feto assorbe ed assimila durante nove mesi. Logico che quando nasce, abbia già un buon livello di “inquinamento di serie“.

Non c’è alcun bisogno, quindi, che assuma ulteriori dosi di droga; si nasce già tarati, fisicamente e mentalmente. Altri fattori possono, in seguito,  far esplodere in maniera tragica il già precario equilibrio psicofisico. Lo studio e il controllo costante della salute mentale dell’umanità dovrebbe essere uno dei compiti primari della nostra società. Ma, stranamente, nessuno se ne occupa, se non per fini statistici. Il fatto che la società non si renda conto di questo pericolo per la salute mentale  è la prova più evidente che la gente stia impazzendo. I pazzi non si rendono conto di essere pazzi; per questo sono pazzi. Appunto.

Ecco, invece, una notizia più leggera, legata al tempo, a questa estate folle che, specie al nord, ha portato pioggia, temporali, alluvioni, frane e allagamenti, come se fossimo in pieno inverno. Ed ecco le ultime previsioni per il fine agosto fatte da un “esperto”, Antonio Sanò: “L’anticiclone delle Azzorre porta il bel tempo…”. La notizia in sé non è niente di speciale, salvo considerare che le previsioni meteo sono spesso sballate. Però, talvolta, i commenti lasciati dai lettori sono più interessanti dell’articolo stesso. Ecco perché mi piace leggerli e lo faccio sempre con interesse. Talvolta, quando le notizie sono del tutto inutili, come succede spesso, tralascio il pezzo e leggo direttamente i commenti per cercare di capire la reazione dei lettori alla notizia. In questo caso il commento lasciato dal lettore Giovanni Bravin è una piccola perla. Commentando le previsioni del meteorologo Sanò, scrive: “Non ne azzeccano una previsione. Abito a Conegliano (Nord-Est) come mai il cielo è nuvoloso? Il mio metronomo, che ha oltre TRENTA anni è più preciso ed affidabile…”.

Ohibò, che strano metronomo possiede il signor Bravin. Se tiene in casa un metronomo deve essere un musicista, ma forse fa un po’ di confusione fra il tempo musicale e quello atmosferico ed i relativi strumenti di misurazione.  Che tempi, signora mia; una volta i metronomi si limitavano a scandire il tempo musicale, ora fanno le previsioni del tempo.  Avviserà che è in arrivo un andantino nuvoloso, un allegro piovoso, un presto temporalesco o un grave bufera? Mah, misteri di suonatori e di suonati.

A proposito di previsioni meteorologiche e di strani strumenti di misurazione, vedi “Domani è un altro giorno”.

A proposito, invece, della follia dilagante nel mondo, vedi…

Colpi di sole

Adolescemenza

Polli e saune

Il Papa ha ragione

Cattivi maestri e alunni distratti