Natale è andato ( e i cretini?)

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Natale con gli ultimi (2016)

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli, Papi e sagrestani. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi dei poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

 Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.
I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma
Un momento durante il pranzo di Natale per i poveri della Comuità di Sant’Egidio alla Basilica di Santa Maria in Trastevere cui ha partecipato anche la sindaca Virginia Raggi. Roma, 25 dicembre 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini, delinquenti e terroristi sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarli, portargli conforto e sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi ladri e prostitute. Gesù perdona tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore. Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“? Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche e della “vicinanza” del Papa agli ultimi. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure queste parole miracolose che guariscono le malattie e alleviano le sofferenze, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati? Mi sa che sono i terremotati a confortare Mattarella, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta, fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo. Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più si acquisisce punteggio bontà.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status symbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano; più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

beati gli ultimi

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare e consolare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli,  argenteria e tovaglie di lino ricamate a mano.

E via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su malasanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletano ed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Natale con gli ultimi

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi degli poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.

I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie  li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarmi, portargli conforto sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi  ladri e prostitute. Tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore.  Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“?  Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure solo in testi segreti? Se esistono queste parole miracolose che guariscono le malattie, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati?  Mi sa che sono i terremotati a confortarlo, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta,  fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo.  Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo  individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più è meritoria.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status simbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano. Più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli e argenteria; e via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su mala sanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletanoed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Vedi

El gallo rojo

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Santi in paradiso

Aboliamo la ricchezza

Come eliminare la povertà

Ricchezza e oscenità

I cristiani sono buoni

Ultimi e penultimi

Gli ultimi saranno i primi

Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Ama il prossimo tuo

Servire i servi

Papa: acqua e fogne per tutti

Quote nere, rosa e varie

Anche gli Oscar del cinema sono razzisti. Lo sostiene il regista Spike Lee, annunciando che non parteciperà alla cerimonia della consegna dei premi in segno di protesta per la mancanza, fra i designati all’Oscar, di attori neri. La protesta si allarga e sono già molti ad aver espresso la propria adesione; non solo artisti neri, ma anche  bianchi, come Michael Moore (dove c’è da protestare lui c’è sempre, a prescindere dal motivo: l’importante è protestare). Protestano tutti, bianchi e neri. Quelli bianconeri, invece, protestano solo quando perde la Juventus.  

Oplà, e anche questa è fatta. In realtà non è che i neri sono completamente assenti fra quelli selezionati per la designazione, sono in minoranza. E questo basta e avanza a far gridare al razzismo (Accademy razzista). Bisogna dire, però,  che esiste un premio “Black Entertainment Television“, che ogni anno viene assegnato ad artisti neri. Ma in quel caso nessun bianco protesta o si sente discriminato. La cosa non è reciproca. Se premiano i neri è perché sono bravi, se premiano i bianchi è perché sono razzisti. In perfetto stile politicamente corretto. Ormai in qualunque settore di attività umana deve regnare l’uguaglianza, le pari opportunità e, per evitare discriminazioni, deve essere garantita la partecipazione a tutte le categorie a rischio, o meglio protette, quelle che sono “un po’ diverse” dalla norma. Così, dopo l’invenzione delle “quote rosa“, a garanzia della riserva di posti per le donne, arriveranno anche le “Quote nere“, per garantire ai neri la presenza in tutte le possibili graduatorie, classifiche, e premiazioni. A prescindere, ovviamente da valutazioni di merito che sarebbero discriminanti.

Sembra di vivere in una commedia dell’assurdo, ma è quello che sta succedendo nel mondo, da quando ha preso piede la cultura del politicamente corretto. La cosa strana è che, come è facile verificare ogni giorno, non c’è film, fiction, telefilm, serie televisiva di produzione americana, in cui non compaiano interpreti neri. Anzi ci sono stati, e ci sono ancora , film, fiction e serie televisive interpretate quasi esclusivamente da interpreti neri.

Due esempi, ma l’elenco è lungo, di serie televisive di grande successo anche da noi negli anni ’80: I Jeffersons, ed I Robinson (nella foto). E non perché i neri siano particolarmente bravi, ma per una semplice questione di cassetta, di ritorno economico. Gli americani non fanno niente a caso; tutto per loro è condizionato dal mercato, dalla ricerca del successo commerciale, dal profitto, unico parametro comune a qualunque prodotto venga proposto. Cinema e televisione non fanno eccezione. Anzi, per venire incontro ai gusti ed alle aspettative di un pubblico più vasto possibile, non mancano di inserire personaggi di colore, latinos, asiatici, spesso anche in ruoli di primo piano, e di raccontare storie in cui sono protagonisti.  

Questo gratifica il pubblico delle minoranze etniche (che, nel complesso, sono  una presenza massiccia negli USA) per il quale l’identificazione in quei personaggi costituisce una specie di rivalsa, di nemesi. Ecco perché si vedono tanti neri nelle fiction americane. Si può quasi pensare che debbano essere presenti per accordi contrattuali: e non è detto che non esista davvero una simile norma.  Stessa motivazione è alla base di tutta la produzione cine-televisiva degli ultimi anni che tocca argomenti, storie e personaggi del mondo gay. Pensate che lo facciano perché hanno a cuore il tema dell’uguaglianza, dei diritti umani e balle varie? No, forse in parte c’è anche quella motivazione, ma lo scopo principale è quello di sfruttare un tema che è di moda, stimola la curiosità, attira il pubblico e produce profitti. Per lo stesso motivo anche da noi, in cinema e TV, nel prossimo futuro saranno sempre più frequenti le presenze di personaggi gay, neri, migranti, musulmani, e storie relative.

Non possono certo dire che non abbiano spazio nel mondo dello spettacolo. Anzi, la loro presenza è costante e massiccia. Ma se non ci sono neri candidati all’Oscar si grida alla discriminazione: è razzismo. Bene, allora prepariamoci alle “Quote nere“, così gli artisti neri saranno premiati per forza, non per la bravura, ma per legge. Così come succede con le “Quote rosa“, grazie alle quali, in certi organismi pubblici e nei consigli di amministrazione di aziende quotate in Borsa, deve essere presente, per legge, una certa percentuale di donne. Non perché siano particolarmente brave e capaci, ma semplicemente perché sono donne. Ancora devono spiegarci la ratio di questo principio, ma così è. Non sarebbe male prevedere che in questi organismi, oltre a quelli nominati per “diritto di quota“, ci siano anche persone capaci, oneste e competenti (Speranze perdute). Comunque, il mondo fa sempre schifo, però almeno lo fa in rosa. E’ un bel progresso; no?

Ma perché tutelare solo i neri? E gli altri sono figli di nessuno? Se dobbiamo combattere la discriminazione facciamolo per tutti. Quindi prevediamo anche “Quote etniche” riservate per asiatici, arabi, esquimesi, pellerossa, zingari e meticci di ogni provenienza. Subito dopo, però, insorgeranno le associazioni gay (in continua crescita come numero e potere) per denunciare la discriminazione nei loro confronti. E si dovrà procedere anche all’istituzione di “Quote gay“. E volete che le lesbiche stiano a guardare? No, vorranno le “Quote lesbiche“, così come i transessuali vorranno le “Quote trans“. Ma anche i bisessuali vorranno le loro belle “Quote bisex“. Forse anche i vegetariani chiederanno le loro “Quote verdi“.

E sarà tutto un proliferare di categorie che sentendosi discriminate, chiederanno per loro una riserva di posti. Saranno le nuove categorie protette; avranno un punteggio particolare in relazione alla loro categoria di appartenenza, ed avranno una percentuale di posti riservata in tutti i concorsi pubblici, nelle selezioni, casting, premiazioni, a teatro, negli stadi, nei trasporti, nei ristoranti, in spiaggia e perfino nei parcheggi. Insomma il mondo sarà suddiviso in zone ed aree riservate.  Tutti avranno le loro belle “Quote” riservate. Tutti, eccetto i cretini. Già, perché essendo cretini non gli verrà nemmeno in testa di chiedere le “Quote cretini“; altrimenti non sarebbero cretini. A pensarci bene, però, non le chiederanno per una ragione semplice; perché in realtà i cretini non solo le loro quote le hanno già, ma sono essi stessi gli artefici dell’invenzione delle quote; una stronzata simile, infatti, possono pensarla solo degli emeriti cretini. Sì, deve essere questa la spiegazione. Del resto, basta guardarsi intorno, vedere come si sta riducendo questo vecchio e caro mondo, per avere il forte e fondato sospetto che sia governato da cretini.

La festa dei cornuti

Una settimana di corsa per le viuzze di Pamplona, inseguiti dai tori. E’ la famosa festa di San Firmino, l’encierro. I cornuti, ovviamente, sono i tori che, spaventati dalla folla vociante, corrono all’impazzata lungo le stradine di Pamplona. In compenso, però, scaricano l’aggressività calpestando ed incornando i festaioli (vedi immagini) fra i quali ci sono pure molti cornuti, ma inconsapevoli. Così sono tutti contenti; cornuti ed incornati.. Ci vanno in migliaia per provare il brivido di essere inseguiti, calpestati e incornati da possenti tori in corsa libera. I gusti sono gusti, anche quelli barbari. Quest’anno, durante i sette giorni dell’encierro,  si  sono registrati un centinaio di feriti, molti incornati e con gravi ferite. Dicono che lo facciano perché è una tradizione, ma anche perché la gente ha bisogno di emozioni forti, di provare il brivido del rischio, sentire le scariche di adrenalina. Così dicono; l’adrenalina. Ecco perché cercano il pericolo.

Li chiamano anche “sport estremi“. Come se sfidare la sorte, spingersi sempre ai limiti delle possibilità umane (e del buon senso) e cercare di crepare prima del dovuto sia uno sport. Si lanciano da ponti altissimi legati ad una corda elastica, attraversano deserti infuocati, giungle e foreste, si arrampicano lungo pareti di montagna, attraversano oceani a bordo di barchette a vela, saltano in bicicletta sui cornicioni dei palazzi, fanno i funamboli su cavi tesi sul Gran Canion. Insomma, fanno di tutto per mettere a rischio la propria vita (e spesso anche quella dei soccorritori, quando sono in pericolo). Ma lo fanno, dicono, per mettersi alla prova, per il gusto dell’avventura; per l’adrenalina. Ci sarebbe un modo più semplice, pratico e efficace per sentire gli stessi effetti, senza spostarsi da casa. Provate a darvi una martellata sulle dita: vedrete che scarica di adrenalina.

Si dice che la mamma dei cretini sia sempre incinta. Ma in Navarra esagerano. Non solo sono sempre incinta, ma fanno anche dei parti plurigemellari.

Sonnellini e pose curiose

La giornata dei politici, specie di quelli di primo piano, è stressante. Non c’è un attimo di tregua fra riunioni, convegni, seminari, direzioni di partito, cerimonie ufficiali, lavori in Parlamento, interviste e partecipazioni a talk show televisivi.. Ovvio che ci siano dei momenti di débâcle e che, magari assistendo a noiosi discorsi di circostanza, ci si lasci andare e per un attimo si chiudano gli occhi. E siccome ci sono sempre nugoli di fotografi appostati ovunque, questi piccoli cedimenti vengono subito ripresi e finiscono sulla stampa. Ma non tutti e non sempre nello stesso modo.

Se il personaggio ripreso mentre chiude gli occhi è Berlusconi, inevitabilmente, la foto finisce in prima pagina con la didascalia “Berlusconi dorme“. Titoli simili con foto allegata ne abbiamo visti a migliaia su tutti i quotidiani. Ecco qualche piccolo esempio recente…

Titolo de L’Unità

Titolo de La Stampa

Titolo del Messaggero.

Nella foto si vede chiaramente che anche Maroni, che sta dietro Berlusconi, ha la testa bassa e potrebbe sembrare che dorma. Anche Mario Monti e signora hanno la testa china , gli occhi chiusi e potrebbero essersi concessi un attimo di distrazione. Ma per il Messaggero l’unico che “dorme” è Berlusconi. Tutti gli altri svegli come grilli. In realtà, se si guarda il video di quella manifestazione, si vede benissimo che Berlusconi non dorme, ma chiude semplicemente gli occhi per qualche attimo. Ma tanto basta per sbattere l’immagine in prima pagina e dire che dorme.

Ecco un’altra immagine di un “dormiente” celebre che ha furoreggiato in rete per diversi giorni: la foto del senatore Crimi del M5S che sembra dormire in aula. Ma siccome non è Berlusconi, invece che dire che “dorme”, il Corriere, da cui è tratta questa immagine, dice che “si appisola“. Appisolarsi è già meno grave che dormire. Ovvio che, però, se la foto fosse di Berlusconi non ci sarebbero dubbi: Berlusconi dorme in aula.

Ed ecco che stamattina, sul Corriere.it,  l’articolo d’apertura riguarda il premier Enrico Letta. La grande foto lo mostra in un attimo di stanchezza durante i passaggi a Camera e Senato per la fiducia.

Anche Letta dorme? No, di chiunque altro, specie di Berlusconi, ripreso in quell’atteggiamento, si sarebbe detto che “dorme“. Ma Letta no. Per il Corriere Letta non dorme. Come dice la didascalia,  assume semplicemente una “curiosa posa“.

Chissà se qualche volta, almeno per sbaglio, si rendano conto di quanto siano ridicoli. Forse no, tanto sono abituati a vedere la realtà con lenti diverse, secondo le circostanze e la convenienza, e ad usare due pesi e due misure, che non ci fanno più caso. Tutto normale. E’ la stampa, bellezza.

Ultimissime

La signora Kyenge, ministro per l’integrazione, dice che gli immigrati sono una risorsa. Ed ecco una flash news ANSA che ci dà la buona notizia di oggi: “In 60 su un barcone soccorsi nello Ionio”. Oh, meno male, che fortuna, è arrivato un nuovo carico di “risorse“. Ne avevamo proprio bisogno. Così i minatori del Sulcis saranno più tranquilli ed i pensionati al minimo che non arrivano a fine mese saranno sempre disperati, ma con più “risorse“.

Un’altra preziosa risorsa arrestata a Chieti. Aveva aggredito e sfigurato una donna con l’acido: “Chieti, preso il secondo aggressore“. La preziosa risorsa si chiama Rubin Talaban e proviene dall’Albania dove forse non venivano sufficientemente apprezzate le sue “risorse“. Ecco perché ha deciso di venire in Italia dove le sue risorse verranno valorizzate e potrà contare sul sostegno morale   dalla presidente della Camera Boldrini, ex portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, e del  ministro Kyenge, La vittima, appena ha saputo che l’aggressore era un albanese, si è mostrata subito rassicurata ed ha espresso parole di elogio per queste “risorse” nazionali, esclamando “Più albanesi per tutti“.

A Vicenza due preziose “risorse” provenienti dal Ghana sono stati fermati ed accusati di violenza sessuale nei confronti di una turista austriaca. La vittima non ha gradito le attenzioni dei due giovanotti, forse perché nessuno le ha spiegato che si tratta di preziose “risorse”. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale ha invitato il ministro per l’integrazione Kyenge ad andare a Vicenza per rendere omaggio alla vittima, viene accusato di “razzismo“. Non è una battuta, è vero.

Cretini e rockettari

Adriano Celentano ormai è diventato “editorialista” di successo del Corriere. Ogni tanto sente l’irrefrenabile bisogno di comunicare al mondo il suo “rockpensiero” sulla politica, la cronaca e l’attualità. Lo ha fatto anche oggi. C’è in prima pagina un suo articolo ( La velocità degli sciacalli) nel quale esprime le sue profonde riflessioni (si fa per dire) sulla sparatoria davanti a palazzo Chigi. E lo fa per difendere Grillo dall’accusa di fomentare la violenza con i suoi discorsi molto spesso dai toni eccessivamente accesi. Dice Celentano che “bisogna essere cretini” per non capire che i toni di Grillo non possono generare violenza, perché fanno parte integrante della sua “sfera comica“. Adesso abbiamo capito. Gridare al colpo di Stato, come ha fatto di recente, ed invitare milioni di persone ad andare a Roma per protestare davanti al Parlamento, per Celentano, “fa parte della sfera comica” (!?). Un vecchio adagio popolare dice “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Per non capire il significato di questa massima “bisogna essere cretini”. Oppure basta essere Celentano.

La politica è un bluff…legale

Occuparsi di politica conviene. E’ sempre meglio che lavorare. E si guadagna molto di più.  Una volta i re, i tiranni, i dittatori opprimevano il popolo con pesanti balzelli e, per soddisfare la loro sete di potere, non esitavano a mandare il popolo in guerra. Oggi per fortuna non è più così. In democrazia è il popolo che elegge liberamente i governanti i quali, poi, impongono il pagamento di tasse, balzelli vari e mandano i giovani in guerra. Non cambia quasi niente, però scegliere liberamente i propri carnefici è già una conquista. No?

Si riconosce comunemente che la democrazia non sia un sistema perfetto, ma sia, come diceva Churchill, il “meno peggio“. E’ strano che in 2000 anni di storia l’umanità non sia riuscita a trovare un sistema di governo che, pur non essendo perfetto, sia almeno il migliore possibile, invece che accontentarsi del “meno peggio”. Affermare che un sistema sia il “meno peggio” non equivale, come potrebbe sembrare, ad affermare che sia il migliore possibile. C’è una sottile, ma sostanziale differenza. Individuare il sistema “migliore” significa scegliere fra vari sistemi che siano, comunque, buoni e validi, se non addirittura ottimi. Scegliere il “meno peggio”, invece, implica una scelta fra diversi sistemi la cui caratteristica è quella di essere i “peggiori“.

E’ evidente che c’è una bella differenza fra scegliere il “meno peggio” fra i peggiori e scegliere il “migliore” fra i migliori. E’ come scegliere fra la luce ed il buio e paragonare il “meno buio” al “più luminoso”. La differenza è così netta e sostanziale che il paragone risulta quasi improponibile. Ho paura che, stando così le cose, l’umanità abbia sprecato questi 2000 anni di storia.

L’altro aspetto sorprendente della democrazia è che tutti, ma proprio tutti, possono dedicarsi alla politica e raggiungere il potere; anche gli imbecilli. Senza controlli, senza esami, senza limiti, senza meriti, senza test, senza prove di capacità, senza selezioni, senza titoli, senza alcuna prova della loro attitudine a governare o amministrare la cosa pubblica. Bella la democrazia, vero? Così anche gli imbecilli hanno diritto di candidarsi, di essere eletti, di entrare in Parlamento e, ovviamente, di esprimersi; lo garantisce l’art. 21 della Costituzione. Alcuni riescono perfino a farsi pagare e campare agiatamente in qualità di giornalisti, conduttori TV, comici, esperti di qualcosa, opinionisti generici, tuttologi o, se proprio non sanno fare altro, dedicandosi alla politica. Sono pur sempre degli imbecilli, ma non imbecilli qualunque; sono imbecilli specializzati! E come specialisti non procurano danni generici; creano danni speciali, mirati, finalizzati, colpiscono obiettivi precisi e specifici. Un po’ come le bombe intelligenti.

Solo che le bombe, una volta esplose sono praticamente distrutte e non possono procurare altri danni. Gli imbecilli, invece, a meno che non siano terroristi islamici kamikaze (quelli “usa e getta“), continuano, vita natural durante, ad essere delle bombe vaganti, sempre innescate e pronte ad esplodere, che si riproducono spontaneamente dopo ogni esplosione. Sono bombe umane; le peggiori. A proposito,  chi sono i Politici ? I politici sono quelli che sostengono la validità del sistema democratico, ribadendo, in ogni occasione, che in democrazia il potere “appartiene al popolo” che sceglie liberamente ed elegge i propri rappresentanti. Grazie a questa autentica truffa culturale, i politici riescono a farsi votare e, spesso senza alcun merito particolare,  diventano deputati in Parlamento (o  consiglieri regionali, provinciali, comunali etc.), e guadagnano circa 30 milioni di vecchie lirette al mese per creare una allucinante burocrazia, tartassare i cittadini con sempre nuove tasse, scialacquare allegramente il denaro pubblico,  complicarci la vita ed occupare tutti gli spazi mediatici possibili, presentandosi come salvatori della patria e spacciando per discorsi politici autentiche banalità, ovvietà e sciocchezze assortite. Insomma, quelli che sono pagati profumatamente per raccontare balle al popolo che le prende per buone, le scambia per profonde riflessioni e ci crede. Loro sono pagati per dire cazzate, noi ci crediamo…gratis! Boh…!?

N.B.

Un cretino ignorante ha un pregio: fa meno danni di un cretino istruito.

Partiti e liste d’attesa

Le imminenti elezioni hanno fatto spuntare nuovi partiti e movimenti come funghi dopo i temporali. Si è perso il conto. Nessuno vuole rinunciare al piccolo o grande potere acquisito e così, adducendo pretesti spesso ridicoli, si inventano un nuovo simbolo, uno slogan, un progetto a pera, spacciandosi per “Innovatori” della politica. Nomi più o meno famosi si inventano così “leader” di nuovi movimenti, o si candidano dove possibile, sperando di aggiudicarsi una delle poltrone in palio (sì, è una specie di lotteria Italia). La cosa curiosa è che tutti affermano di dedicarsi alla politica per passione, per il bene del Paese, per l’Italia. Tanto che, visti i risultati, verrebbe spontaneo rispondere che non è il caso che si diano tanto da fare per il bene dell’Italia. Anzi, se invece che occuparsi di politica andassero a zappare i campi forse sarebbe meglio…per l’Italia!

Dal duo Tabacci/Donadi al trio Crosetto/Meloni/La Russa. Dal sindaco di Napoli De Magistris a Emilio Fede, da Oscar Giannino a Ingroia, Da Cicciolina a Flavia Vento. Tutti sentono il bisogno imprescindibile di costituire un nuovo soggetto politico. Il bello è che sono convinti di avere qualcosa di nuovo da proporre. Del resto, se Flavia Vento e Cicciolina sono convinte di potersi dedicare alla politica, allora non c’è più nessun limite; tutti possono diventare senatori. Ognuno può crearsi il partito  personale o la lista condominiale.

La cosa più difficile non è avere un progetto politico, un programma economico, una soluzione per superare la crisi. Infatti nessuno, dico nessuno, dei politici che vediamo ogni giorno imperversare ovunque ci sia un microfono ed una telecamera, in questo periodo di crisi, hanno avanzato una sola proposta pratica, realizzabile, per contrastare e superare la crisi. Parole, parole, parole, vaghe, generiche ed inutili. Ma solo parole, neanche uno straccio di idea. No, l’aspetto più importante, il fattore determinante è trovare lo slogan giusto, quello che faccia colpo sulla gente, che dia l’idea di serietà, professionalità, capacità e impegno disinteressato. Ormai le campagne elettorali (vedi quello che succede in USA) sono improntate a questi meccanismi mediatici. Se azzecchi lo slogan giusto puoi vincere le elezioni. Ecco perché in politica sono sempre più determinanti quelli che una volta si chiamavano “persuasori occulti” e che oggi, più pomposamente, si chiamano “Creativi“. Sì, sono gli stessi che si occupano di pubblicità. Oggi la politica è una merce che si vende con gli spot, gli slogan, i manifesti nelle strade, le offerte speciali; come le merendine, i cosmetici ed i detersivi. Sembra una battuta, ma purtroppo è proprio così, è vero.

Talmente vero che Giannino ha rinviato per molti giorni l’annuncio del suo nuovo movimento perché (lo ha dichiarato lo stesso Giannino) non riusciva a trovare lo slogan giusto. Sembra facile, ma non lo è. Ecco perché le varie segreterie politiche hanno degli uffici speciali che si occupano dell’immagine del partito. Anche questa non sembri una battuta, è la semplice verità. Nella Casa bianca, a Washington, esiste un ufficio speciale in cui lavora uno staff di 70 persone con un solo scopo: curare l’immagine mediatica del presidente Obama. Già, perché oggi il successo o meno in politica dipende, in gran parte, proprio dall’immagine, dall’uso sapiente e studiato dell’arte oratoria, da come viene rappresentato il leader attraverso i media. Insomma, dai trucchi della comunicazione. Per avere un’idea di quanto questo concetto sia vero basta dare uno sguardo a questa breve recensione del libro “Vincere col metodo Obama“.  Niente di nuovo o particolarmente sconvolgente, sono cose risapute da tempo. Ma non tutti ne sono a conoscenza. Ecco perché il primo atto di un nuovo segretario è quello di trovare la frase giusta, la parolina magica, quello slogan che lo identifichi e gli garantisca credibilità e potere.

Specialisti in questo campo sono gli ex/post comunisti. Quelli che per superare lo choc della fine dell’impero sovietico ed il fallimento del comunismo, hanno dovuto fare i salti mortali, i miracoli e dare fondo a tutte le risorse disponibili per inventarsi una nuova immagine credibile. Sono sempre comunisti, ma hanno cambiato la facciata, hanno ritinteggiato le pareti, cambiato i quadri, i segretari, le bandiere, gli inni, l’arredamento e sono diventati “democratici” e liberal, quasi irriconoscibili. E dopo decenni di cortei, barricate e manifestazioni anti USA ed anti Nato (ricordate, sì?), sono diventati così liberal, democratici e “Americani a Roma“, come Sordi, che Veltroni, senza pudore e senza vergogna, dopo essere stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane, Marx, eskimo e falce e martello,  dichiara “Non sono mai stato comunista” (!?!) e acquista casa a Manhattan.  Bersani, anche lui redento e convertito,  per non essere da meno, vola in Usa per andare a deporre una corona di fiori sulla tomba di J.F.Kennedy. Roba da scompisciarsi dalle risate. E’ la politica, bellezza!

Ogni volta che cambiano segretario, nella stanza dei “creativi” del PD fumano i cervelli, alla disperata ricerca di un nuovo “marchio“. Li cambiano a scadenze precise, così come le case automobilistiche, ogni tanto lanciano nuovi modelli, per convincerti a cambiare macchina. Sì, periodicamente cambiano pelle, come i serpenti. Così ricorderete Veltroni che, per far finta di  avere qualche idea nel cervello, lanciò lo slogan “Salviamo l’Italia”  e mandò in giro per la penisola un pullman per raccogliere 5 milioni di firme (diceva lui). Se le abbia raccolte e che uso ne abbia fatto non si è mai saputo. Franceschini, invece, appena eletto, si portò appresso l’anziano padre e, senza che nessuno glielo avesse chiesto, si presentò in pubblico e giurò sulla Costituzione. Bel gesto, ma non si registrano particolari effetti positivi sull’economia.

Poi è stata la volta di Bersani che, per non essere secondo ai suoi predecessori, si inventò lo slogan “Rimbocchiamoci le maniche“, e fece stampare ed affiggere milioni di manifesti in tutte le strade e piazze d’Italia con il suo ritratto in maniche di camicia. Neanche questo ottenne efficaci risultati per rilanciare l’economia, ma servì a dare l’idea di un Bersani impegnato a darsi da fare per l’Italia; e per il popolo, ovviamente. Ed infine, visto che siamo in pieno inverno e non è il caso di restare in maniche di camicia, ecco il nuovo slogan coniato fresco fresco di giornata: “L’Italia giusta“. Immagino che i cervelli dei “creativi” del PD si siano fusi nell’immane sforzo di inventarsi questa nuova genialata.

Forse bisognerebbe davvero cambiare la Costituzione, a partire dall’art. 1: “L’Italia è una repubblica fondata sugli slogan...”. Ecco, sarebbe più rispondente alla realtà ed anche più onesto.

Ma anche sull’altro fronte non sono meno ingegnosi. Il trio Lescano, pardon, il trio Crosetto/Meloni/La Russa, non si sa come e perché non si sentiva più a proprio agio nel PDL. Così che fanno? Ovvio, lasciano il partito e fondano un nuovo movimento: “Fratelli d’Italia“. Geniale anche questo, perché fa leva sia sull’affetto dei consanguinei e sul senso della famiglia, sia sul fascino dell’inno nazionale. Due piccioni con una fava.

Ora pare, ma le notizie non sono confermate, che questa nuova formazione basata sul vincolo di parentela, abbia scatenato l’immediata reazione di un altro gruppetto di seguaci finiani, guidato da tale Tulliani, i quali, per contrastare i “Fratelli d’Italia“,  hanno  fondato “Cognati di Montecarlo“. Visto che i parenti vanno di moda, Ruby Rubacuori, sfruttando la recente notorietà come falsa “nipote di Mubarak”, ha deciso anche lei di fondare un movimento: “ Nipoti d’Egitto“. Anche i rampolli delle ricche famiglie borghesi, al fine di tutelare i loro diritti, sono scesi in campo ed hanno lanciato il partito “Figli di papà“. Ambientalisti e verdi, ultimamente un po’ in ombra, non si sono lasciati sfuggire la buona occasione e confidando sull’effetto nostalgia anni ’60 e sul richiamo parentale, hanno fondato il movimento  pop/bucolico “Cugini di campagna“.

A questo punto mancano solo mamme e nonni. Ma pare che ci abbiano già pensato. Stufe di essere additate come madri di sciagurati, scalmanati e pazzoidi, nonché di essere sempre  incinta, hanno creato il movimento “Mamme dei cretini” e rivendicano pari opportunità per tutti, anche per i cretini. Anche i nonni avranno il loro partitino, pare sponsorizzato da Antonella Clerici, sfruttando un noto ritornello molto apprezzato da bambini e casalinghe: “Nonna Pina”. Il loro motto sarà “Più tagliatelle per tutti“. Viva l’Italia!

A proposito di slogan e di balzane iniziative propagandistiche, vedi:

Le strane firme del PD

Guardiamo oltre