Otelma for President

Partito il toto-Quirinale. Si propongono nomi e si accettano scommesse. In questa situazione di incertezza e di stallo, anche l’elezione del Presidente sembra un rebus difficile da risolvere. Ormai per salvare l’Italia serve solo un miracolo o una magia. Allora perché non pensare ad eleggere un mago al Quirinale? Del resto, negli ultimi tempi,  le istituzioni hanno perso quell’aria di serietà, di austerità, di autorevolezza che avevano sempre avuto.

Abbiamo mandato in Parlamento pornostar come Cicciolina, trans come Luxuria, No global come Caruso, ex terroristi come D’Elia. Abbiamo eletto come capo di un terzo del Parlamento un comico come Beppe Grillo. Ormai in Parlamento ci possono andare tutti; barbieri, socialisti, pizzaioli, radicali, grillini, camionisti, anarchici, puttane (lo ha detto Battiato) e puttanieri. Lo garantisce la Costituzione. A quanto pare, gli addetti alla comunicazione  dei grillini sono un camionista (Nick il nero) e Rocco Casalino, quello che partecipò alla prima edizione del Grande Fratello. Ormai la politica è fatta da comici, partecipanti a reality show e sfaccendati in cerca di fortuna. Non resta che mandare il Mago Zurlì al Quirinale ed avremo completato l’opera di sputtanamento dell’Italia. Diventeremo un Paese da operetta, o da cabaret: tutto da ridere (o da piangere).

Il più accreditato per il Quirinale, tuttavia, sembra essere un mago famoso, quello che si fa chiamare “Divino Otelma“. Ha tutti i titoli richiesti oggi per far carriera. Anche lui ha partecipato ad un reality televisivo, L’isola dei famosi. Parla come il Papa e Di Pietro (Noi dell’Italia dei valori...), usando il plurale maiestatis. Segue la moda dei personaggi di successo e si veste in maniera ridicola, come Oscar Giannino, Luxuria e Platinette. Parla per enigmi e metafore, come Bersani. Fa discorsi fumosi e vaghi, accennando a strani poteri,  senza mai dire qualcosa di serio, pratico e concreto, in perfetto stile politichese.

Ha tutte le caratteristiche per rappresentare degnamente l’Italia e gli italiani. O meglio, ciò che è diventata oggi l’Italia: un guazzabuglio confuso di ideologismi aberranti, di permissivismo e libertarismo ai limiti dell’anarchia, di relativismo estremo, di pensiero debole, di giustizia casual, di multiculturalismo, di legami familiari stravolti, di gay pride, di corruzione istituzionalizzata, di strapotere mediatico, di plagio continuo delle coscienze, di maghi, ciarlatani e  truffatori da fiera paesana e telerincoglioniti con telecomando incorporato in dotazione di serie.

Sì, il candidato perfetto per il Quirinale è lui: il Mago Otelma.

Giaguari e caimani

Bersani, durante questa campagna elettorale, non riscuote molti apprezzamenti, nemmeno fra i sostenitori o simpatizzanti di sinistra. Gli si rimprovera di non essere abbastanza incisivo e determinato e di non fare proposte reali e concrete. Così lo rappresenta Crozza nelle sue imitazioni, debole, remissivo, quasi impaurito. Anche Travaglio, nell’ultima puntata di servizio pubblico, lo ha dipinto come insicuro, incapace di tenere un discorso serio, poco convincente, uno che parla per battute, metafore, frasi interrotte, incapace di finire un periodo. Beh, forse per questo, due giorni fa, il nostro Bersani ha finalmente deciso di parlar chiaro e lanciare una proposta seria, concreta, pratica, di quelle che  lasciano il segno. Eccola, riportata in apertura di pagina da L’Unità

Oh, finalmente, bravo Bersani, questa sì che è una proposta seria per superare la crisi, rilanciare l’economia ed assicurare il futuro ai giovani: smacchiare il giaguaro Berlusconi. Questo è parlar chiaro! Così mettiamo a tacere Crozza, Travaglio e tutti quelli che criticano lo smacchiatore di Bettola. Bersani è meglio di Mastro Lindo! A proposito, visto che ormai  è esperto in pulizia di capi speciali ed eliminazione di macchie ostinate, se anche le andasse male in politica potrà sempre aprire una bella lavanderia a Bettola. No?

Dai giaguari ai caimani. Sembra che questa campagna elettorale la facciano allo zoo. Due giorni fa la stampa riportava una dichiarazione di Nichi Vendola. Il nostro orecchinato col rosario sempre in tasca accusava Alemanno per il fatto che lui non si sentiva sicuro ad uscire a passeggio a Roma la sera. Ieri (ANSA: Berlusconi si appellerà a mafia) ha attaccato Berlusconi: “…possiamo aspettarci un appello al voto per Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra”. E ancora: “e’ stata una colpa grave aver sottovalutato il ritorno del Caimano”. Praticamente chiama Berlusconi mafioso e “caimano“. Appellativi , come si vede, eleganti e di massimo rispetto.

Ora, come riportavo nel post “L’uomo forte ed il leader“, il nostro Nichi si lamentava per il fatto che sui social network gli vengono rivolti insulti nazisti. E lui è così sensibile che ne soffre. Non è abituato ad usare un linguaggio offensivo. Lui è fine e delicato  come una mammoletta. Povero ragazzo. Ogni tanto gli scappa un “mafioso” ed un “Caimano“, ma si fa per dire, “Si scherza…”, come usa dire Benigni quando lancia le sue frecciatine al veleno su Berlusconi, sono complimenti, attestati di stima. E poi, si dirà, queste considerazioni fanno parte della normale dialettica politica. No? Certo, però resta un dubbio. Perché chiamare Berlusconi “Caimano“, “Psiconano“, “Mafioso“, “Giaguaro“, o “Serpente a sonagli” (come lo chiamò Di Pietro), “Ladro“, “Pedofilo” etc…  è normale dialettica politica e chiamare Vendola “frocio” è un gravissimo insulto nazista? Qualcuno dovrebbe spiegarlo, prima o poi.

A Berlusconi si è detto di tutto e di più, hanno usato tutti gli appellativi, gli epiteti e gli insulti possibili (l’unico limite è la fantasia), ogni sua dichiarazione viene stravolta ed usata per sbeffeggiarlo, denigrarlo ed attaccarlo a livello personale. E fanno passare questa campagna diffamatoria come informazione, libertà di stampa o satira. Se però un quotidiano come Il Giornale, si permette di usare gli stessi metodi di Repubblica o L’Unità, apriti cielo, si scatena tutta la stampa, si solleva l’opinione pubblica, il fior fiore del sinistrume intellettual/mediatico si indigna, scaglia anatemi e quello che a sinistra è giornalismo, inchiesta, libertà di stampa, diventa improvvisamente “Macchina del fango“.

Si organizzano proteste e manifestazioni di piazza (ricordiamo la grande manifestazione organizzata dalla Federazione della stampa a piazza del Popolo a Roma, contro Berlusconi, reo di aver querelato L’Unità per degli articoli offensivi), interviene l’Ordine dei giornalisti, la Federazione della stampa, la magistratura ed i direttori vengono indagati, condannati (Sallusti docet) multati (vedi il risarcimento di 50.000 euro del Giornale a favore di Fassino, per aver pubblicato la famosa telefonata “Abbiamo una banca?”) o sospesi dall’Ordine (vedi il caso Feltri).

Vi risulta che altri quotidiani e direttori siano stati indagati e condannati per aver pubblicato telefonate coperte dal segreto istruttorio? No, eppure negli ultimi anni tutte le telefonate private di Berlusconi, inerenti o no a indagini giudiziarie, coperte o meno dal segreto istruttorio, finivano regolarmente pubblicate con grande visibilità e clamore su tutti i giornali e giornalini d’Italia, perfino sulla Gazzetta delle giovani marmotte. Sembra che i magistrati inquirenti, per tenersi aggiornati sugli sviluppi delle indagini, invece che leggere gli atti processuali, leggessero direttamente le intercettazioni sui quotidiani del mattino. Facevano prima.

Nessuno ha mai protestato. Il Presidente Napolitano non si appellava al riserbo della stampa, come ha fatto nel caso Monte dei Paschi (un “aiutino” ai compagni in difficoltà è quasi un “atto dovuto“), non c’erano conflitti di competenza (come nel caso delle intercettazioni delle telefonate fra Napolitano e Mancino), e non c’era alcun rispetto della privacy. “La gente vuole sapere” diceva Concita De Gregorio (allora direttore de L’Unità), rivendicando il diritto di pubblicare tutto, ma proprio tutto il gossipume che riguardava Berlusconi, anche se si trattava di telefonate private o di dettagli delle cene e feste ad Arcore, villa Certosa o palazzo Grazioli. Perché bisogna tener presente che il rispetto della privacy è garantito dalla Costituzione e deve essere garantito per tutti. Tutti, eccetto Berlusconi. Criticare Fini e l’allegra vendita della casa di Montecarlo al cognatino Tulliani  è “macchina del fango“, sputtanare quotidianamente Berlusconi è diritto di cronaca. Curiosa interpretazione della deontologia giornalistica, vero?

Ecco, a conferma di quanto appena detto, un’altra prova sotto gli occhi. Restiamo ancora sul sito de L’Unità. Leggo un pezzo di M. Novella Oppo: “Il trattamento Boffo“. Guarda caso, si riferisce proprio all’intervista a Sallusti e Oscar Giannino nel programma “Otto e mezzo“, di cui ho parlato nel precedente post “Punti di vista”. L’ira funesta della Oppo scatta perché Sallusti, sul Giornale, ha scritto un articolo non proprio benevolo nei confronti di quel curioso personaggio “La barba con gli occhiali“, Oscar Giannino, che si veste come un clown e poi pretende di essere preso sul serio.  Quello che pochi giorni fa, ospite a Ballarò, ha dichiarato di partecipare alla competizione elettorale con uno scopo preciso: far perdere Berlusconi. Un altro che staziona in permanenza in tutti i salotti televisivi, in qualità di esperto di economia, ed ha le idee molto chiare, da esperto,  sul come e perché fare politica. E poi ci si meraviglia che non riusciamo ad uscire dalla crisi.

Ecco, scrivere un articolo critico nei confronti di un avversario politico per la Oppo, per Saviano (ricordate il suo sproloquio in forma di monologo a “Vieni via con me“?), per Repubblica, per L’Unità e per tutto il sinistrume mediatico/intellettuale/comico/satirico  è “Macchina del fango“. Se la logica è logica, allora L’Unità e Repubblica che da anni riportano articoli critici, spesso offensivi, pieni di insulti assortiti, nei confronti di Berlusconi o, come in questo caso, un articolo critico nei confronti di Sallusti sono “Macchina del fango”? Certo che lo sono. Anzi, sono un’intera batteria di macchine del fango che, come cannoni sparaneve, ogni santo giorno inondano i media non di fango, ma di letame puzzolente. I più acuti (sono sempre quelli di sinistra, ovviamente) diranno che dal letame nascono i fiori, come cantava De Andrè. Sì, ma alla fine della canzone i fiori restano fiori, ma il letame resta letame; e puzza.

Criticare Berlusconi è diritto di cronaca e criticare Giannino è macchina del fango? Dov’è la sottile linea rossa di demarcazione? Perché questi moralisti da mercatino rionale non rispondono una buona volta? Ah, già, i fan di Mastro Lindo sono tutti impegnati a smacchiare giaguari! A proposito, caro Bersani, ho una bella proposta per lei. Un’idea che le porterà riconoscimenti, onori e gloria, non solo in Italia, ma in tutta Europa, perché travalica gli stretti confini nazionali. Beh, visto che è dotato di così fervida fantasia, perché limitarsi a sprecarla a Bettola o dintorni? Pensi in grande, metta a frutto la sua grande esperienza acquisita in smacchiature speciali. Ecco la proposta. Una volta che ha finito di smacchiare i giaguari, vada a pulire le cagatine dei gabbiani sulle bianche scogliere di Dover. Vedrà che successo. Magari le assegnano un Nobel per la tutela dell’ambiente.

A proposito di insulti, in fondo allo stesso articolo della Oppo ci sono i commenti dei lettori. Ecco alcune simpatiche e gentili definizioni:

– Roberta: “sallusti è talmente uomo fogna che nemmeno i ratti non avrebbero il coraggio di  andargli vicino

– Carlo: “…cesso puzzolente e mafioso come sallusti“.

Che diceva Vendola? Ah, sì, che sui network lo insultano. Mah, forse hanno imparato l’arte dell’insulto leggendo Repubblica o L’Unità.

 

Partiti e liste d’attesa

Le imminenti elezioni hanno fatto spuntare nuovi partiti e movimenti come funghi dopo i temporali. Si è perso il conto. Nessuno vuole rinunciare al piccolo o grande potere acquisito e così, adducendo pretesti spesso ridicoli, si inventano un nuovo simbolo, uno slogan, un progetto a pera, spacciandosi per “Innovatori” della politica. Nomi più o meno famosi si inventano così “leader” di nuovi movimenti, o si candidano dove possibile, sperando di aggiudicarsi una delle poltrone in palio (sì, è una specie di lotteria Italia). La cosa curiosa è che tutti affermano di dedicarsi alla politica per passione, per il bene del Paese, per l’Italia. Tanto che, visti i risultati, verrebbe spontaneo rispondere che non è il caso che si diano tanto da fare per il bene dell’Italia. Anzi, se invece che occuparsi di politica andassero a zappare i campi forse sarebbe meglio…per l’Italia!

Dal duo Tabacci/Donadi al trio Crosetto/Meloni/La Russa. Dal sindaco di Napoli De Magistris a Emilio Fede, da Oscar Giannino a Ingroia, Da Cicciolina a Flavia Vento. Tutti sentono il bisogno imprescindibile di costituire un nuovo soggetto politico. Il bello è che sono convinti di avere qualcosa di nuovo da proporre. Del resto, se Flavia Vento e Cicciolina sono convinte di potersi dedicare alla politica, allora non c’è più nessun limite; tutti possono diventare senatori. Ognuno può crearsi il partito  personale o la lista condominiale.

La cosa più difficile non è avere un progetto politico, un programma economico, una soluzione per superare la crisi. Infatti nessuno, dico nessuno, dei politici che vediamo ogni giorno imperversare ovunque ci sia un microfono ed una telecamera, in questo periodo di crisi, hanno avanzato una sola proposta pratica, realizzabile, per contrastare e superare la crisi. Parole, parole, parole, vaghe, generiche ed inutili. Ma solo parole, neanche uno straccio di idea. No, l’aspetto più importante, il fattore determinante è trovare lo slogan giusto, quello che faccia colpo sulla gente, che dia l’idea di serietà, professionalità, capacità e impegno disinteressato. Ormai le campagne elettorali (vedi quello che succede in USA) sono improntate a questi meccanismi mediatici. Se azzecchi lo slogan giusto puoi vincere le elezioni. Ecco perché in politica sono sempre più determinanti quelli che una volta si chiamavano “persuasori occulti” e che oggi, più pomposamente, si chiamano “Creativi“. Sì, sono gli stessi che si occupano di pubblicità. Oggi la politica è una merce che si vende con gli spot, gli slogan, i manifesti nelle strade, le offerte speciali; come le merendine, i cosmetici ed i detersivi. Sembra una battuta, ma purtroppo è proprio così, è vero.

Talmente vero che Giannino ha rinviato per molti giorni l’annuncio del suo nuovo movimento perché (lo ha dichiarato lo stesso Giannino) non riusciva a trovare lo slogan giusto. Sembra facile, ma non lo è. Ecco perché le varie segreterie politiche hanno degli uffici speciali che si occupano dell’immagine del partito. Anche questa non sembri una battuta, è la semplice verità. Nella Casa bianca, a Washington, esiste un ufficio speciale in cui lavora uno staff di 70 persone con un solo scopo: curare l’immagine mediatica del presidente Obama. Già, perché oggi il successo o meno in politica dipende, in gran parte, proprio dall’immagine, dall’uso sapiente e studiato dell’arte oratoria, da come viene rappresentato il leader attraverso i media. Insomma, dai trucchi della comunicazione. Per avere un’idea di quanto questo concetto sia vero basta dare uno sguardo a questa breve recensione del libro “Vincere col metodo Obama“.  Niente di nuovo o particolarmente sconvolgente, sono cose risapute da tempo. Ma non tutti ne sono a conoscenza. Ecco perché il primo atto di un nuovo segretario è quello di trovare la frase giusta, la parolina magica, quello slogan che lo identifichi e gli garantisca credibilità e potere.

Specialisti in questo campo sono gli ex/post comunisti. Quelli che per superare lo choc della fine dell’impero sovietico ed il fallimento del comunismo, hanno dovuto fare i salti mortali, i miracoli e dare fondo a tutte le risorse disponibili per inventarsi una nuova immagine credibile. Sono sempre comunisti, ma hanno cambiato la facciata, hanno ritinteggiato le pareti, cambiato i quadri, i segretari, le bandiere, gli inni, l’arredamento e sono diventati “democratici” e liberal, quasi irriconoscibili. E dopo decenni di cortei, barricate e manifestazioni anti USA ed anti Nato (ricordate, sì?), sono diventati così liberal, democratici e “Americani a Roma“, come Sordi, che Veltroni, senza pudore e senza vergogna, dopo essere stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane, Marx, eskimo e falce e martello,  dichiara “Non sono mai stato comunista” (!?!) e acquista casa a Manhattan.  Bersani, anche lui redento e convertito,  per non essere da meno, vola in Usa per andare a deporre una corona di fiori sulla tomba di J.F.Kennedy. Roba da scompisciarsi dalle risate. E’ la politica, bellezza!

Ogni volta che cambiano segretario, nella stanza dei “creativi” del PD fumano i cervelli, alla disperata ricerca di un nuovo “marchio“. Li cambiano a scadenze precise, così come le case automobilistiche, ogni tanto lanciano nuovi modelli, per convincerti a cambiare macchina. Sì, periodicamente cambiano pelle, come i serpenti. Così ricorderete Veltroni che, per far finta di  avere qualche idea nel cervello, lanciò lo slogan “Salviamo l’Italia”  e mandò in giro per la penisola un pullman per raccogliere 5 milioni di firme (diceva lui). Se le abbia raccolte e che uso ne abbia fatto non si è mai saputo. Franceschini, invece, appena eletto, si portò appresso l’anziano padre e, senza che nessuno glielo avesse chiesto, si presentò in pubblico e giurò sulla Costituzione. Bel gesto, ma non si registrano particolari effetti positivi sull’economia.

Poi è stata la volta di Bersani che, per non essere secondo ai suoi predecessori, si inventò lo slogan “Rimbocchiamoci le maniche“, e fece stampare ed affiggere milioni di manifesti in tutte le strade e piazze d’Italia con il suo ritratto in maniche di camicia. Neanche questo ottenne efficaci risultati per rilanciare l’economia, ma servì a dare l’idea di un Bersani impegnato a darsi da fare per l’Italia; e per il popolo, ovviamente. Ed infine, visto che siamo in pieno inverno e non è il caso di restare in maniche di camicia, ecco il nuovo slogan coniato fresco fresco di giornata: “L’Italia giusta“. Immagino che i cervelli dei “creativi” del PD si siano fusi nell’immane sforzo di inventarsi questa nuova genialata.

Forse bisognerebbe davvero cambiare la Costituzione, a partire dall’art. 1: “L’Italia è una repubblica fondata sugli slogan...”. Ecco, sarebbe più rispondente alla realtà ed anche più onesto.

Ma anche sull’altro fronte non sono meno ingegnosi. Il trio Lescano, pardon, il trio Crosetto/Meloni/La Russa, non si sa come e perché non si sentiva più a proprio agio nel PDL. Così che fanno? Ovvio, lasciano il partito e fondano un nuovo movimento: “Fratelli d’Italia“. Geniale anche questo, perché fa leva sia sull’affetto dei consanguinei e sul senso della famiglia, sia sul fascino dell’inno nazionale. Due piccioni con una fava.

Ora pare, ma le notizie non sono confermate, che questa nuova formazione basata sul vincolo di parentela, abbia scatenato l’immediata reazione di un altro gruppetto di seguaci finiani, guidato da tale Tulliani, i quali, per contrastare i “Fratelli d’Italia“,  hanno  fondato “Cognati di Montecarlo“. Visto che i parenti vanno di moda, Ruby Rubacuori, sfruttando la recente notorietà come falsa “nipote di Mubarak”, ha deciso anche lei di fondare un movimento: “ Nipoti d’Egitto“. Anche i rampolli delle ricche famiglie borghesi, al fine di tutelare i loro diritti, sono scesi in campo ed hanno lanciato il partito “Figli di papà“. Ambientalisti e verdi, ultimamente un po’ in ombra, non si sono lasciati sfuggire la buona occasione e confidando sull’effetto nostalgia anni ’60 e sul richiamo parentale, hanno fondato il movimento  pop/bucolico “Cugini di campagna“.

A questo punto mancano solo mamme e nonni. Ma pare che ci abbiano già pensato. Stufe di essere additate come madri di sciagurati, scalmanati e pazzoidi, nonché di essere sempre  incinta, hanno creato il movimento “Mamme dei cretini” e rivendicano pari opportunità per tutti, anche per i cretini. Anche i nonni avranno il loro partitino, pare sponsorizzato da Antonella Clerici, sfruttando un noto ritornello molto apprezzato da bambini e casalinghe: “Nonna Pina”. Il loro motto sarà “Più tagliatelle per tutti“. Viva l’Italia!

A proposito di slogan e di balzane iniziative propagandistiche, vedi:

Le strane firme del PD

Guardiamo oltre

Governo tecnico

Abbiamo un governo di tecnici. Bene, così gli italiani potranno sempre chiamarli per dare una controllatina all’impianto luci o alle caldaie. Ha tutta l’aria di un raduno di vecchie conoscenze e di amici fidati che si ritrovano di colpo, per miracolo, a governare il paese senza aver ricevuto alcun mandato popolare. Vanno direttamente all’arrivo senza passare nemmeno per il via. Il potere affidato ad una ristretta cerchia di fedelissimi scelti direttamente dal comandante in capo. Un po’ come Artù ed i cavalieri della Tavola rotonda o come Gesù ed i 12 apostoli.

Peccato che questo golpe presidenziale non abbia alcuna attinenza con i principi di formazione del governo in un sistema democratico. Se è corretto il metodo Napolitano-Monti, non lo è quello democratico. Uno dei due è necessariamente sbagliato. Eppure, a parte poche voci discordi, tutti sembrano non farci caso, anzi esultano per questa anomalia unica nella storia della Repubblica e dei paesi democratici occidentali. Compresi quelli che quotidianamente si ergono a strenui difensori della democrazia e della Costituzione.

Si dice, però, che il governo Monti contribuirà a tranquillizzare i mercati finanziari ed abbassare lo spread. Ce lo auguriamo, anche perché c’è tanta gente che ha già la glicemia alta, la pressione alta, il colesterolo alto; avere anche lo spread alto sarebbe un dramma. Auguri…

Che pale!

Non passa giorno che non ci sia una dichiarazione del Presidente Napolitano, ripresa da tutti i TG, su tutti gli argomenti possibili. Una volta, non volendo intervenire su un argomento scomodo, disse che esulava dalle sue competenze che sono quelle di rappresentare l’Unità nazionale ed essere garante della Costituzione. Poi, però,  dimentica le competenze e comincia a commentare tutto e tutti.

Stranamente non parla proprio delle cose che sarebbero di sua competenza. Per esempio, non ha detto una sola parola sull’anomalia di un presidente della Camera, Gianfranco Fini, che in barba al ruolo super partes previsto dalla Costituzione, crea un proprio gruppo in Parlamento, fonda un partito, mette in crisi il Governo e la maggioranza e chiede le dimissioni del premier. Questo sì che riguarda la Costituzione. Stranamente non dice una parola su magistrati che, venendo meno al proprio ruolo, vanno in piazza a fare comizi contro il Governo. Eppure Napolitano è presidente del Consiglio superiore della magistratura. Ma su questi argomenti, questi sì di sua competenza, non dice una parola. Non ha tempo, forse, per parlare di ciò che gli compete. E’ troppo occupato a parlare di ciò che non gli compete.

Oggi, tanto per non farci mancare la dichiarazione quotidiana, come riferisce una nota ANSA, ci ricorda che è importante “Sviluppare la ricerca delle fonti energetiche alternative e rinnovabili...”. Ora, cosa c’entrano le energie rinnovabili con l’Unità della nazione e la Costituzione? Mah, forse il Presidente è diventato esperto di pannelli solari e pale eoliche. Forse ha intenzione di piazzarne qualcuna sul tetto del Quirinale. E mica saranno pale normali, saranno pale presidenziali, extra, super pale. Tanto che la gente passando e vedendole esclamerà “E che pale!!!”

Forse in serata ci sarà una nuova nota del Quirinale sull’importanza della bruschetta nella dieta mediterranea. Boh…

Intanto dal fronte libico, dove siamo in guerra, ma non è una guerra (“Non siamo in guerra“, ha detto Napolitano) arriva la notizia che è precipitato un caccia bombardiere americano F 15. Il Pentagono ha subito precisato che è tutto normale. In una guerra che non è guerra anche i caccia americani non sono caccia normali, sono caccia USA e getta

Cossiga e il tonno

Quando Cossiga insultò, in diretta TV su Sky, il presidente dell’ANM, Luca Palamara, invitandolo a querelarlo. Ma non ci fu nessuna querela. La querela, invece, arriva nei confronti di un sito “Legno storto” reo di aver offeso la magistratura con questa frase “…l’interferenza di certa magistratura nei confronti dell’attività sia di governo che parlamentare è arrogante e pretestuosa.”.  Come tutti possono constatare, si tratta di una affermazione “gravissima” (!?). A proposito, vi è mai capitato di leggere cosa scrivono ogni giorno certi quotidiani e siti web e, soprattutto, certi commenti, su Berlusconi, il Governo ed il centrodestra? In confronto a certi insulti, epiteti e accuse assortite, questa frase incriminata è un complimento.

E l’art. 21 della Costituzione? Abrogato? Oppure viene momentaneamente sospeso quando si criticano i magistrati? E gli strenui difensori della libertà di espressione, sempre pronti a scendere in piazza per difendere la Costituzione, dove sono? Dormono? O si svegliano solo quando qualcuno minaccia la loro libertà d’insulto?  Leggi qui l’articolo completo: “Censura legale“.

Fini e la coerenza

Gianfranco Fini è la dimostrazione vivente del fatto che, specie in politica, la coerenza non sia una virtù. Non ha nessuna intenzione di lasciare la poltrona di presidente della Camera. Eppure è un caso unico nella storia della Repubblica. Ricopre un ruolo che dovrebbe essere super partes, come stabilito dalla Costituzione. Ma, in tale veste, ha prima creato un proprio gruppo alla Camera, uscendo dalla maggioranza che lo aveva eletto, poi creato un proprio partito, attaccato costantemente il premier, il Governo ed il PDL e, infine, chiesto ripetutamente le dimissioni del presidente del Consiglio. Cosa mai vista in passato.

Come usa spesso dire lo stesso Fini “E’ di tutta evidenza” che ormai la sua posizione non è super partes, ma è quella di un presidente della Camera schierato apertamente contro il Governo in carica e contro il premier. Il che contrasta chiaramente con il ruolo istituzionale previsto dalla Costituzione. Eppure, stranamente, tutti coloro che quotidianamente si riempiono la bocca della Costituzione fanno finta di non notare l’anomalia finiana. Nemmeno il Presidente Napolitano, che ama ripetere di essere il supremo garante della Costituzione, si è espresso in merito. Non una parola, non una osservazione. Niente, silenzio assoluto.

Fini si difende da chi chede le sue dimissioni, dicendo che la sua gestione dei lavori è corretta e nessuno può dire che non osservi scrupolosamente le norme che regolano i lavori parlamentari. Ci mancherebbe che stravolgesse anche i regolamenti. La sua difesa mi ricorda quella di Santoro il quale, rispondendo a chi lo accusa di eccessiva faziosità del suo programma, risponde ricordando che fa grandi ascolti e che gli introiti puibblicitari ripagano le spese del programma. Fa il finto tonto. Fa finta di non aver capito che quello che gli si rimprovera non è la scarsità di ascolti o i costi, ma il fatto che metta in scena una continua e faziosa aggressione nei confronti di Berlusconi. Anche Fini fa il finto tonto, pur di restare incollato alla poltrona.

Eppure una volta era di parere diverso. Successe nel ’94, dopo il ribaltone che portò alla crisi di Governo. Allora era presidente della Camera Irene Pivetti, esponente della Lega che, facendo mancare la fiducia a Berlusconi, ne determinò la caduta. Fini, allora, la contestò, con gli stessi argomenti che oggi ritiene non validi se applicati nei suoi confronti.

Ecco cosa diceva Fini: “La terza carica dello Stato deve essere super partes, non può dire ora non parlo come presidente della Camera. È stata eletta da coloro che ritiene irresponsabili, traditori e persino attentatori della democrazia. Se esprime giudizi netti e polemici senza mettere in dubbio che parla come singolo parlamentare o privato cittadino non può fare il presidente della Camera.”. Già, questo diceva Fini, allora. Esattamente, parola per parola, ciò che oggi rimproverano a Fini. Ma Fini deve avere la memoria corta, o forse si tratta di momentanee amnesie. Intanto, in attesa che gli torni la memoria, fa il finto tonto e tira a campare. Quando si dice la coerenza…

Ruby: ipocrisia di Stato

Leggendo le notizie di stampa sul caso Ruby si resta perplessi. Non è molto chiaro il nesso fra l’organizzazione di feste e cene in una casa privata ed il reato di favoreggiamento della prostituzione. Sembrerebbe che ricambiare con denaro o favori la presenza di belle ragazze nella villa di Berlusconi sia un reato. Finora tutte le ragazze hanno negato di aver avuto rapporti sessuali col premier. E se anche lo avessero avuto, da quando in qua fare sesso fra persone adulte e consenzienti è un reato? Diventa reato se la prestazione sessuale viene ricambiata con una somma di denaro o con regali? Ma allora anche il matrimonio sarebbe una forma di prostituzione. In fondo si potrebbe dire che un uomo che sposa una donna offre vitto e alloggio in cambio di prestazioni sessuali. Beh, il concetto è quello.

Se un amico ti presenta una ragazza e tu la inviti a cena e poi finite a letto, puoi essere accusato di sfruttamento della prostituzione perché le hai offerto la cena in cambio di prestazioni sessuali? Ed il tuo amico, che ti ha presentato la ragazza,  è colpevole di favoreggiamento della prostituzione?

Si dirà, però, che Ruby era minorenne. Intanto la stessa ragazza ha più volte affermato di essersi presentata come maggiorenne, 24 anni, e vista la presenza fisica  non c’era motivo di dubitarne. Ha detto anche di non aver mai avuto rapposrti sessuali col premier, né con altri, durante le feste ad Arcore. Allora dov’è il reato? E’ reato il fatto che abbia ricevuto dei regali? Era normale, come hanno dichiarato molti ospiti della villa, che tutti ricevessero dei regali dal premier. Fare regali agli ospiti è reato?

Ma allora il reato sarebbe quello che Ruby era minorenne? E’ un reato ospitare in casa ragazze minorenni? Allora tutti i genitori che hanno in casa figlie minorenni compiono un reato? I nonni che ricevono in casa nipoti minorenni compiono un reato? Organizzare in casa delle festicciole con ragazze minorenni, amiche dei figli minorenni, è reato? O forse è reato l’essere minorenni?

Sì, però, si legge sempre sulla stampa, le ragazze che frequentavano la villa avevano a disposizione gratuita degli appartamenti a Milano 2. Significa che concedere un appartamento a qualcuno in uso gratuito è reato? Allora tutti quelli che, per loro fortuna, dispongono di diversi immobili e ne concedono uno in uso gratuito a familiari, figli, anziani genitori, parenti, compiono un reato?

E non basta. Dai titoli in prima pagina ci si pone altri inquietanti interrogativi. Eccone uno: “Ruby è stata in villa 8 volte“. Significa che c’è un limite alle visite? Se ci va una volta, passi, Se ci va tre volte è a rischio e se ci va 8 volte è reato? Qual è il numero di visite consentite alla villa di Berlusconi? Altro titolo: “Ruby ad Arcore fino all’alba“.  Che significa? Che c’è un orario preciso per le visite, come in collegio, nei conventi o in carcere? Significa che andare nella vita di mattino è normale, andarci di pomeriggio pure, ma restarci dopo la mezzanotte è reato? Oppure che dopo una certa ora, circolare ad Arcore è vietato perché  c’è il coprifuoco? Dov’è il reato?

Ma il punto cruciale è sempre quello dei presunti rapporti sessuali con una minorenne. Fare sesso con minorenni è reato? Ma allora i ragazzi minorenni che hanno rapporti sessuali sono tutti colpevoli? No, si dirà, il reato è che un adulto abbia rapporti sessuali con minorenni. Siccome oggi si comincia presto, allora un ragazzo di 18 anni che fa sesso con la sua ragazza di 17 compie un reato? Beh, ma allora ditelo chiaro, perché forse c’è un sacco di gente che fa sesso felicemente senza sapere che compie un reato. No, perché già dai 16 anni è consentito avere rapporti sessuali consenzienti. E se ti capita l’occasione di farlo, ma ti mancano due giorni al compimento del sedicesimo anno che fai? Rinunci o lo fai lo stesso, correndo il rischio di essere denunciato da qualche giudice di passaggio e di finire in galera? Tutti quelli che fanno sesso prima di compiere 16 anni sono punibili? Sono scopate a rischio? Anche la masturbazione, prima dei 16 anni, è reato di “sesso a mano armata“?

E’ curioso che in maniera improvvisa ed imprevedibile si assista ad una riscoperta del puritanesimo. Di questo passo torneremo ai tempi della regina Vittoria e adorneremo le gambe del tavolo con deliziose fasciature per evitare di vedere le gambe nude. O forse questo vale solo all’interno di certe procure che, evidentemente, vivono fuori dal mondo. E vale anche per certi moralisti improvvisati che pontificano su stampa e TV, improvvisamente folgorati, come novelli Saul, sulla via di Damasco…pardon, di Arcore. O forse, più verosimilmente, è perché esistono  da noi dei principi che si applicano secondo le circostanze. Uno è scritto nel codice e si applica a tutti i cittadini; è il principio della “presunzione d’innocenza“. L’altro non è scritto,  è il principio della “Presunzione di colpevolezza” e si applica solo a Berlusconi. E’ un corollario del famoso detto “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta“.

Sembra che facciamo finta di non sapere che la società attuale viva in una specie di esaltazione sessuale che sfiora il delirio collettivo. Stiamo recuperando il tempo perduto in anni e decenni di “proibizionismo sessuale” di tipo morale. Oggi si comincia la giornata facendo colazione con pane e sesso.  Te lo ritrovi sotto gli occhi ovunque, dalla stampa alla televisione, dalla pubblicità a internet. Il sesso è l’argomento principe di riviste e talk televisivi, ad ogni ora del giorno, con dovizia di consigli utili su come farlo, con chi, quando ed in quali varianti. Sotto sotto passa un messaggio subliminale che urla “Scopate, scopate, scopate”, sempre, in ogni occasione possibile, con chiunque vi capiti, in tutti i modi possibili, fra uomini e donne, fra gay, lesbiche, trans e categorie intermedie non meglio specificate. L’imperativo categorico è “Fare sesso”.

Ricordo una notiziola edificante di qualche tempo fa che è illuminante su questo clima da Sodoma e Gomorra. Riguardava i divertimenti degli adolescenti. In particolare si riferiva di una specie di gara che le ragazzine, quindicenni o giù di lì, usavano fare in discoteca. La gara consisteva nell’avere rapporti sessuali orali con più ragazzi possibili. Vinceva chi riusciva a farne di più in una serata. La media era di una decina, ma le più brave arrivavano a farne anche 14 o 15. Chi ben comincia…

Se però, in questa atmosfera da bordello di massa, nella villa di Berlusconi si fanno cene e feste è uno scandalo. Se poi forse, dico forse, qualche volta si fa anche sesso…orrore! E scatta la “giusta” e tempestiva azione giudiziaria di solerti giudici che non solo sono indignati per cotanto “orrore”, ma devono anche perseguirlo penalmente perché è un reato. Certo, immagino, questi giudici non organizzano mai cene fra amici, né feste e festicciole, né fanno regali agli ospiti, né si sognerebbero mai di concedere una casa gratuitamente a qualcuno, né hanno mai ospitato a casa loro dei minorenni, nemmeno per le feste dei figli, né si sognano di stare fuori casa fino all’alba. Ma soprattutto…non scopano.

E’ il trionfo dell’ipocrisia elevata a sistema. Bisognerebbe modificare l’articolo 1 della Costituzione e sostituirlo così: “L’Italia è una Repubblica fondata sull’ipocrisia“. E sul potere giudiziario…

Come dicevo nel post “Ruby 2: la vendetta“, se la magistratura applicasse ai cittadini italiani lo stesso accanimento ed i metodi usati contro Berlusconi, oggi mezza Italia sarebbe in galera e l’altra metà in attesa di giudizio. Amen

Porgi l'altra guancia

Cominciamo bene. La prima notizia dell’anno nuovo, che in quanto a violenza somiglia molto al vecchio, è l’ennesima strage di cristiani in Egitto; 21 morti, mentre uscivano dalla chiesa dopo la messa di mezzanotte. Un modo brusco per risvegliarci dal sonno profondo in cui siamo immersi a causa di un buonismo ipocrita ed aberrante. Ma nemmeno questa escalation di violenze contro i cristiani servirà a farci cambiare idea. Non ci saranno reazioni decise ed incisive, perché i cristiani sono buoni, perdonano ed amano il prossimo come se stessi, anche quando il prossimo è un terrorista islamico, un carnefice o un criminale. Lo dice il Vangelo. “I cristiani sono buoni” diceva il capo di una tribù di cannibali, ormai sazi, sbocconcellando gli ultimi pezzi di un cristiano cotto a puntino.

Il Papa, come al solito, auspica la pace, la tolleranza e si limita a “Raccogliere il grido delle tante vittime”. Ecco, Santità, raccolga tutti i gridi in una bella e preziosa urna e poi li esponga nei musei vaticani, per la gioia di turisti e visitatori. Del resto, cosa può fare il Papa? Niente. Lo sapeva anche Stalin, preoccupato del grande potere papale, quando chiese ai suoi stretti collaboratori quante divisioni avesse il Papa. Nessuna divisione, solo poche guardie svizzere che tutto quello che possono fare, essendo svizzeri, è di essere puntali come orologi al cambio della guardia.

Poteva mancare il canto quotidiano del nostro infaticabile galletto del Quirinale? Certo che no. Infatti anche Napolitano dice la sua, ricordando che il diritto alla libertà religiosa “è stata ratificata dai padri della Costituzione repubblicana“. Fa sempre comodo tirare in ballo la Costituzione, fa un certo effetto; magari se si aggiunge anche la resistenza, l’antifascismo, la libertà e la democrazia, siamo al completo, si fa bingo.  Napolitano, guardi che La Costituzione italiana con i morti di Alessandria c’entra come i cavoli a merenda. Sia perché in Egitto non hanno ancora adottato la nostra Costituzione, sia perché ai terroristi islamici della libertà religiosa garantita dalla nostra Costituzione non può fregargliene di meno. “Lo sa o non lo sa? Se non lo sa, si informi…” (Totò)

Ho sempre avuto qualche dubbio sull’interpretazione del messaggio evangelico o, come direbbero quelli che parlano bene, sulla “ermeneutica biblica“. Cosa significa esattamente “Ama il tuo prossimo come te stesso“? Devo amarlo ugualmente anche se è un terrorista, un criminale o il mio carnefice? Ma allora significa che io amerei me stesso anche se fossi un criminale. E quindi amo il mio prossimo “criminale” perché è simile a me. Ma come posso amarmi, essendo un criminale, ed al tempo stesso sentirmi rispettoso del messaggio evangelico, se da criminale sto violando i sacri comandamenti che mi impongono di non uccidere e non rubare?  E se non sono, e non mi sento, un criminale, ma asserisco di amare un criminale come me stesso sto mentendo, perché io non sono un criminale. Cari cristiani, mi sa che avete una bella gatta da pelare per tentare di risolvere questo piccolo paradosso. Per loro fortuna gli ebrei, essendo ebrei, non sono cristiani. Altrimenti si sarebbero trovati nell’incresciosa situazione di dover amare Hitler come se stessi. Beh, ragazzi, il Vangelo è Vangelo, ma la logica è logica!

Ho la sensazione che nei testi sacri, come ho già detto (News dall’Eurabia felix), manchi, per distrazione, dimenticanza o per un refuso, qualche riga importante. Bisognerebbe spiegarsi un po’ meglio, per evitare complicazioni e fraintendimenti. Basterebbe qualche nota a fondo pagina, un disegnino, una gif animata. Come la mettiamo, per esempio, con l’altro precetto che impone di non rispondere alle offese, ma di “porgere l’altra guancia”? Beh, ormai i morti di Alessandria sono morti, ma i familiari e parenti cosa dovrebbero fare? Ovvio, da buoni cristiani, prima devono amare i terroristi come se stessi, poi perdonare “settanta volte sette” ed infine…porgere l’altra guancia. Bravi, porgete, porgete. E quando avrete finito di porgere le guance, provate a porgere anche il sederino, magari gradiscono anche quello.

Oh, Lepanto! Ma ormai mancano i galeoni, le galere, i marinai, i comandanti e, soprattutto, oggi in Europa mancano le palle…di cannone, intendo. No, non ci sarà un’altra Lepanto. Arrangiatevi…

 

News dall'Eurabia felix…

La guerra continua, ma noi facciamo finta di non saperlo. Un centinaio di morti in Nigeria, a causa della guerra dichiarata contro i cristiani dal fanatismo islamico, non ci preoccupano. La notizia passa quasi in sordina. Il Corriere si limita a riprendere dieci righe dieci dall’agenzia ANSA. E poi la notizia finisce in archivio, meglio non dare troppo spazio, potrebbe rovinarci il Capodanno. Gli attacchi, con uso di armi, bombe ed esplosivo, sono stati rivendicati da un gruppo islamista africano il cui nome, tradotto in italiano, è già tutto un programma “Popolo devoto agli insegnamenti del Profeta per la propagazione della Jihad“. Insomma, gente che ha fatto della “guerra santa” all’occidente ed agli infedeli, la propria ragione di vita.

E’ solo l’ultimo degli espisodi di violenza contro i cristiani. Ormai la serie si allunga di giorno in giorno. Basta ricordare cosa è successo in India, Pakistan, Indonesia. Una vera e propria caccia al cristiano, chiese distrutte o bruciate, meglio se con i fedeli dentro. Nei paesi islamici i cristiani sono in via di estinzione. In Iraq sono quasi scomparsi. E così succederà negli altri paesi. Non hanno scampo, o scappano o finiscono per diventare bersagli della furia fanatica islamica. Sembrano fatti lontani che non ci riguardano. Facciamo finta di non sapere che questi fanatici li abbiamo in casa nostra e sono pronti a colpire, a farsi saltare in aria tra la folla. Eppure tutto tace, salvo qualche timida protesta di circostanza. I pacifisti non organizzano cortei, i buonisti non lanciano appelli, Annozero non fa puntate speciali, Report non se ne occupa, l’Onu è in altre faccende affaccendata e la strage continua. Anzi, il nostro impegno quotidiano è quello di garantire in casa nostra tutti i diritti possibili agli islamici. Le nostre parole d’ordine sono l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione, il multiculturalismo.

Credo che sia il cristianesimo che la democrazia contengano lo stesso implicito errore di partenza, non prevedere una clausola di salvaguardia. Voglio dire che va bene che in democrazia tutti i cittadini sono uguali e con uguali diritti, va bene che i cristiani devono amare il prossimo come se stessi e non rispondere alle offese, ma porgere l’altra guancia. Però, se queste sono le regole, come ogni buona regola che si rispetti, dovrebbe contemplare delle eccezioni. In questo caso, ai principi democratici e cristiani, bisognerebbe aggiungere “Salvo che…”. E specificare le eccezioni. Purtroppo questa clausola non esiste, forse per una semplice dimenticanza o per un refuso. Così, nei testi fondamentali manca qualche riga, quella che ci consentirebbe di porre un freno all’autodistruzione.

La cosa strana, però, è che tutti coloro che arrivano in Italia, pur essendo poveri, ignoranti e non conoscendo una parola di italiano, appena mettono piede sul suolo italico, come per miracolo, conoscono a menadito la Costituzione, il codice penale e civile e tutte le norme sul diritto d’asilo, con tutti i vantaggi annessi e connessi. Roba che neppure gli italiani conoscono. Ma loro sono informatissimi. E’ una specie di miracolo.

Intanto prosegue senza tregua la guerra santa in casa nostra. Ne abbiamo avuto prova anche da noi, con l’invio di pacchi bomba a diverse ambasciate. Di recente in Svezia il solito kamikazzo si è fatto esplodere, Negli utlimi tempi si sono registrati decine di arresti, in tutta Europa, di terroristi che preparavano attentati. L’ultima notizia rassicurante viene dalla Danimarca e riguarda un gruppo islamico che aveva progettato di entrare nella sede del giornale danese che pubblicò le vignette su Maometto, per uccidere il maggior numero possibile di persone. Alcuni dei terroristi provenivano dalla Svezia, uno era, invece, un iracheno che vive in Danimarca dove è stato accolto per diritto d’asilo (!).

Forse non abbiamo ancora capito cosa sta succedendo. O forse siamo così ingenui da pensare che si tratti di casi isolati. Così come non ci preoccupiamo quando l’UE stampa dei diari in cui figurano tutte le ricorrenze religiose, ma non quelle cristiane; il Natale per l’EU non esiste. E non ci rendiamo conto che in gioco non è solo una festività cristiana, ma tutta la nostra cultura. Non si tratta di difendere la Chiesa, i preti, il Papa, si tratta di difendere una componente fondamentale della nostra cultura, della storia, del pensiero occidentale. Così facendo l’Europa non fa altro che agevolare il compito del fanatismo islamico che ha un fine ben preciso; la guerra santa contro l’occidente. Ma noi, non so se per ingenuità, ipocrisia o errore di calcolo, facciamo di tutto per schierarci a fianco degli islamici. E non facciamo tesoro nemmeno delle esperienze degli altri paesi europei i quali, anche se in ritardo, hanno capito quale errore madornale sia stato favorire l’ingresso incontrollato di tanti immigrati.

Un caso emblematico è quello dell’Olanda, paese multietnico da sempre. Uno dei paesi che per primo ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione un codice di convivenza civile. Oggi si rendono conto che quel progetto di integrazione è fallito e ne pagano le gravi conseguenze. Leggete qui (vi consiglio davvero di leggerlo), cosa succede ad Amsterdam, ed in altre città: “Olanda: Il multiculturalismo è fallito“. Ce n’è d’avanzo per cominciare ad avere qualche dubbio sulla propaganda buonista. Prima che sia troppo tardi.

Tanto per rinfrescarci la memoria, vedi “Il Papa e la pace“.