ll pensiero corto

Ci sono vari tipi di pensiero. C’è il “pensiero debole” di Vattimo, c’è il “pensiero breve” dei 140 caratteri di Twitter, e c’è anche il “pensiero corto“, quello che non va oltre la punta del naso. Gli esempi di questo tipo di pensiero si sprecano. Uno dei casi più eclatanti, e che ogni giorno trova ampio spazio sulla stampa è quello di papa Bergoglio. Ha una curiosa predisposizione a sparare sentenze senza rendersi conto delle conseguenze di ciò che dice. Ne parlavo anche 3 giorni fa nel post “Il Papa è sereno” a proposito di una frase del Papa che dice di fare sua una abitudine degli italiani: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo. Questo dice, senza rendersi conto che se tutti applicassero quel principio salterebbero in aria di colpo tutte le opere di carattere umanitario, assistenziale, di volontariato e solidarietà. Perché mai dovremmo rovinarci la vita, occupandoci di poveri, deboli, bambini africani e barboni? Un po’ di sano egoismo e menefreghismo e campiamo tranquilli; gli altri si arrangino.

Papa pedofiliMa dice anche altro. Per esempio, a proposito dello scandalo dei preti pedofili, dice: “Parliamoci chiaro: questa è una malattia. Se non siamo convinti di questo, non si potrà risolvere il problema. Quindi, attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva.”. Di recente, commentando l’ennesimo caso di pedofilia venuto a galla in Sardegna (don Pascal Manca) dicevo ironicamente che, visto che i casi di preti pedofili o dediti a varie pratiche sessuali sono in crescita, forse deve esserci un virus che si diffonde in seminari, chiese, canoniche e sagrestie. Oggi lo conferma il Papa: è una malattia. Che scoperta. Tutti pensavano che abusare sessualmente di bambini fosse pratica del tutto normale, “cosa buona e giusta”. Meno male che c’è il Papa ad informarci che, invece, è una malattia. In quanto alla “maturità affettiva”, magari ce l’hanno quando entrano in seminario; la perdono dopo proprio grazie alla convivenza forzata tra maschietti ed alla necessità di dare sfogo alle pulsioni sessuali che hanno tutti gli essere umani; compresi i preti. Pulsioni così forti che qualche prete (vedi don Andrea Contin a Padova) esagera ed organizza addirittura un giro di prostituzione in canonica a beneficio suo e di altri amici e preti “amanti del genere”. Per capire che non si tratta di casi isolati, basta prendere i dati riportati di recente dalla stampa, risultati dall’inchiesta della Royal Commission. Pare che solo in Australia negli ultimi decenni siano stati accertati 1880 religiosi coinvolti in più di 4.000 casi di abusi sessuali. Caro Papa Bergoglio, quello che diceva sui gay “Chi sono io per giudicare?”, vale anche per i preti pedofili e puttanieri?

Ora però, dopo l’ultima dichiarazione papale, si pone un problema. Se è vero che “la pedofilia è una malattia”, allora non è perseguibile secondo la dottrina della Chiesa. Non si è mai sentito che avere l’influenza o la scarlattina sia peccato. Nelle Tavole della legge c’è scritto “Non rubare, non ammazzare, non dire falsa testimonianza…”; ma non c’è scritto Non ammalarti”, altrimenti finirai allo spiedo arrostito a fuoco lento come un kebab. Allora se la pedofilia è una malattia e la malattia non è peccato, i pedofili possono stare tranquilli, non violano nessun comandamento. Non devono nemmeno pentirsi, confessarsi, né chiedere perdono; puri come angioletti. La cosa strana, però, è che, come tutti i maschietti sanno (l’incubo di tutti i ragazzini quando si andava a confessarsi: non bastava sapere che ti toccavi, volevano sapere anche “quante volte“), “toccarsi il pisellino” vuol dire finire all’infermo per l’eternità, perché  è un gravissimo peccato mortale. Se invece sono i preti a “toccare” i ragazzini, è malattia; quindi non è neppure peccato veniale. Che strana morale. No?

Purtroppo Bergoglio non è il solo cultore del “pensiero corto“, è in buona compagnia. La classe politica è piena di autorevoli rappresentanti della categoria, come anche l’ambiente culturale, quello dello spettacolo, dell’informazione e perfino della scienza. Tutta gente che ama più l’effetto retorico, l’estetica delle parole,  l’eleganza dell’aforisma, invece che il contenuto. Quindi si crogiolano nell’autocompiacimento e non si rendono conto che spesso le loro affermazioni portano, se applicate, a conclusioni aberranti. Uno dei casi più gravi, e drammaticamente attuale, di questo pensiero corto riguarda un articolo della nostra Costituzione “più bella del mondo“. L’art 10, che riguarda il diritto d’asilo, fra l’altro dice: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.“. Non parla di quelli che sono perseguitati nei loro paesi perché oppositori del governo o non rispettosi delle “loro leggi“, ma quelli che provengono da paesi in cui non sono riconosciute le libertà garantite dalle “Nostre leggi“, dalla  nostra Costituzione.  Facile immaginare lo spirito che ha portato alla stesura di questo articolo. Si era appena usciti da un ventennio fascista, quando il regime mandava al confino gli oppositori e gli antifascisti emigravano all’estero per sfuggire all’arresto o alle persecuzioni. Lo spirito è, dunque, quello di garantire ad eventuali perseguitati politici il diritto d’asilo.

Ma nessuno si è chiesto quali sarebbero state in futuro le conseguenze di questo principio, se applicato in condizioni estreme, non applicate a pochi casi di profughi, ma a migrazioni di massa. Eppure, se si vuole capire quali siano le conseguenze di un qualunque atto, legge, norma o regola sociale, bisogna ipotizzare la sua applicazione non in condizioni normali, ma in condizioni estreme. In poche parole, in base a questo articolo noi siamo tenuti ad accogliere tutti coloro che vivono in paesi nei quali non vige la “Nostra Costituzione“. Ovvero, più della metà della popolazione terrestre.  Per esempio tutti i paesi arabi musulmani in cui vige la legge coranica, Cina, Cuba, Cambogia, Corea del Nord e, se non fosse crollato il comunismo, tutti i paesi dell’Unione sovietica. Un po’ troppi per ospitarli tutti in Italia, non credete? Eppure questo dice l’art. 10. Ora, non prevedere queste conseguenze, non è ingenuità, non è nemmeno eccesso di solidarietà; è proprio idiozia. O, in termini più morbidi, “pensiero corto“, quello che vede solo l’immediato, il presente, che guarda solo dentro il proprio orticello e non prevede le possibili conseguenze in futuro.  E non è il solo esempio di “pensiero corto” nella nostra Costituzione.

Un altro illustre cultore del “pensiero corto” è il noto sociologo Francesco Alberoni. Una volta scriveva sul Corriere, poi è passato al Giornale, ma il suo stile è sempre lo stesso. Sono 40 anni che, con qualche piccola variazione sul tema, continua a rimuginare sugli stessi argomenti di Innamoramento e amore, il libro che molti anni fa gli diede grande notorietà e successo. Ricordo che cominciai a leggerlo, ma mi sembrava di leggere la posta del cuore della Contessa Clara. Chiusi il libro senza neppure finire di leggerlo. Se non sapete cosa sia la banalità, leggete Alberoni, lo capirete subito. Oggi ci ha deliziato con l’ultima sua fatica “Chi va con persone chiare impara ad essere geniale“. E per dimostrare che intende parlare proprio di geni e non di concorrenti dei talent show televisivi o degli Amici della De Filippi, unisce all’articolo questa foto di gruppo del 1927. Si tratta della foto di un congresso di fisici organizzato da Solvay a Bruxelles. Vi sono presenti le più belle menti scientifiche di quegli anni, da Bohr ad Heisenberg ed Einstein (lo si riconosce al centro della prima fila.

Dice Alberoni che la semplicità e chiarezza di pensiero “si raggiunge frequentando chi è chiaro“. Chiaro, chiarissimo; anzi per niente. La semplicità di pensiero, la chiarezza di idee, la genialità, così come il talento artistico, non si raggiunge. O si ha o non si ha, Ficcatevelo bene in testa una volta per tutte e piantatela con questa idea balzana che tutti possono diventare genietti “frequentando chi è chiaro” o esercitando la mente, magari con i giochini da Settimana enigmistica. Dice ancora Alberoni: “Spesso, dopo aver risolto un problema che ci appariva insolubile, abbiamo l’impressione che la soluzione fosse proprio sotto i nostri occhi.”. Già, ma “prima” di scoprire che la soluzione era sotto gli occhi, bisogna avere la capacità di risolvere il problema. E quella capacità o si ha o non si ha. Anche questo è un problema da risolvere. Ma stranamente nessuno vede, o non vuol vedere, la soluzione sotto gli occhi. Forse perché quella soluzione ci obbligherebbe a prendere atto dei nostri limiti e riconoscere la nostra incapacità e mancanza di talento. Meglio illudersi che con un po’ di impegno e “frequentando chi è chiaro” tutti possiamo diventare geni.

L’idea che si possano modificare le caratteristiche mentali individuali, il talento artistico e le predisposizioni intellettuali (che sono predeterminate geneticamente) con qualche trucchetto, l’esercizio o le “frequentazioni” giuste, è una delle più tragiche truffe culturali della storia del pensiero umano. Deriva dall’idea che gli uomini nascono tutti uguali (Vedi “Diritti e doveri“) come pupazzi di plastilina con una mente (una Tabula rasa, dice Locke) facilmente plasmabile con l’educazione, l’istruzione, o “frequentando chi è chiaro”. Una specie di apprendistato mentale da praticare andando a bottega dagli illuminati, dal guru del momento, o magari da un noto sociologo. A bottega si impara a fare il falegname, il meccanico, il gommista, non a diventare geni. In questa idea che si possa migliorare il proprio livello intellettivo o scoprire talenti nascosti (su questa sciocchezza ci campano in molti, scrivendo manualetti buoni per tutti gli usi),  c’è una piccola  parte di verità, ma è così piccola da essere insignificante. Se così fosse, tutti i familiari, amici, domestiche, compagni di lavoro e persone che per lungo tempo sono state a stretto contatto con artisti, scienziati, filosofi, scrittori, sarebbero diventati tutti geni. Vi risulta che la domestica di Verdi, a furia di sentire il maestro comporre, abbia scritto delle opere? Se è così ha ragione Alberoni. Altrimenti no; è solo un buon esempio di “pensiero corto“.

Ho parlato spesso di Alberoni e di quella strana categoria che passa sotto il nome di intellettuali. Ecco una serie di post.

Creativi si nasce, Alberoni si diventa

Diffidate degli intellettuali

Diffidare è d’obbligo

Creatività e movimento

Narcisismo intellettuale

Cazzate d’autore

Donne, uomini, erotismo ed altro(secondo Alberoni)

Alberoni e l’amore

Pensieri in offerta speciale, allegati alla rivista

Scalfari e la mosca(perfetto esempio di pensiero corto)

La democrazia vista da sinistra

Continuano in USA  le proteste contro la vittoria di Trump. Proprio non gli va giù, non riescono a digerirla. Non ricordo che quando ha vinto Obama, i repubblicani siano scesi in piazza a protestare contro la sua vittoria. Non ricordo proteste, cortei e scontri nemmeno quando fu eletto Bill Clinton e gli altri presidenti del partito democratico. Vuol dire che in America la volontà popolare va bene solo se vincono i democratici?

Anche da noi la sinistra è in stato di agitazione in preda a crisi, convulsioni, delirio e violente “coliche elettorali”. Ieri Crozza ha dedicato la prima  mezz’ora del suo spettacolo interamente a Trump. Lo ha trattato come  la personificazione del male, Satana in Terra. Non si è ancora nemmeno insediato, ma già gli si attribuiscono progetti di sterminio dell’umanità. Se avesse parlato di Hitler sarebbe stato più benevolo. E’ appena cominciata quella che sarà una lunga campagna di denigrazione e screditamento a livello personale che durerà l’intero mandato presidenziale. Del resto, ormai abbiamo una lunga esperienza in proposito: è la stessa strategia che hanno applicato per 20 anni nei confronti di Berlusconi. Anche oggi pomeriggio, in una breve apparizione a TV talk, Piero Chiambretti, accennando a Trump, giusto per  adeguarsi all’andazzo generale, sapete come ha commentato la vittoria? Parlando dei suoi programmi, della sua linea di politica estera, delle misure economiche, delle relazioni estere? No, ha mostrato una foto della moglie nuda, risalente a quando faceva la modella. Ecco, questa è la serietà dei nostri commentatori.

Ma a sinistra la confusione e l’ipocrisia  è tale che erano tutti schierati a favore di Hillary, pur sapendo che era sostenuta e finanziata dalle grandi lobby, da Wall Street, dall’alta finanza, dalle grandi multinazionali, dalla quasi totalità dei personaggi del cinema, dello spettacolo, dalla quasi totalità della stampa e delle TV, da circa 160 testate, guidate dal New York Times, Washington post, Wall Street journal etc. Insomma dalla parte più ricca degli USA. Al contrario, dicono oggi gli osservatori, Trump è stato votato e sostenuto dalla classe media, dagli operai, da piccoli allevatori, agricoltori, commercianti, artigiani, minatori. Ma i cattocomunisti di casa nostra tifavano per Clinton. Tifano per l’alta finanza, contro la classe operaia. Dicono che gli elettori di Clinton sono quelli istruiti, delle grandi città; Manhattan, la zona più ricca ed esclusiva di New York, ha votato per Clinton. I sostenitori di Trump sono invece ignoranti, gente delle campagne; i  minatori del Kentucky hanno votato Trump.  E quindi la sinistra sostiene l’élite, le classi istruite, ricche e potenti, contro gli operai delle fabbriche, i minatori  e gli ignoranti delle campagne. Ma vi sembra normale che la sinistra si schieri con Wall Street contro operai e minatori? Poverini, sono in totale e completa crisi d’identità. Non per niente Renzi ama circondarsi di imprenditori e finanzieri, ha il sostegno di Confindustria ed anche di recente ha organizzato a Milano una cena per raccogliere fondi, alla quale hanno partecipato esponenti della ricca borghesia.

Ecco la notizia: “30.000 euro a testa per cenare insieme a Renzi“. Ecco chi sostiene Renzi: industriali, finanzieri e alta borghesia. Chissà cosa ne pensa il vecchio proletario comunista della sezione Lenin del paesino romagnolo; quello con barba e baffoni alla Stalin, che tiene ancora in salotto il ritratto di Marx, ed ha passato una vita dietro le bandiere rosse che incitavano alla lotta di classe contro i padroni e la ricca borghesia. Chissà come si sentirà a vedersi di colpo trasformato da comunista in “progressista democratico liberal” e sapere che il segretario del suo partito va a cena con la migliore borghesia milanese ed è finanziato da Moratti. Roba da cadere in profonda crisi esistenziale, depressione, e finire al più vicino centro per l’igiene mentale. Coraggio compagno, la verità è che il PCI l’ha sempre fatto, ma non lo diceva. Prendeva i finanziamenti da Mosca, ma, al tempo stesso, aveva l’appoggio del potere economico che, per tenerseli buoni, pagava militanti e sindacalisti. Vi hanno sempre fregato come polli. E adesso vi dicono che dovete sostenere una certa Hillary Clinton, ricca esponente del partito democratico, sostenuta dall’alta finanza, dalle multinazionali  e dai banchieri di Wall Street. Che brutta fine, compagni.

Fanno quasi tenerezza questi ex/post comunisti che si vedono traditi nei loro ideali storici e devono pure assistere allo scempio di un ex democristiano che, quatto quatto, entra nel PD e si impadronisce del partito ex PCI/PDS/DS/PD , rottamando i vecchi eredi storici del Partito comunista. E che invece che andare fra gli operai nelle fabbriche, va a cena con Letizia Moratti ed è sostenuto da ricchi imprenditori. Ma riuscite a dormire la notte? Non vi capita di svegliarvi di soprassalto e pensare che sia tutto un terribile incubo? Dovrebbero decretare lo stato di “calamità culturale” e riconoscervi dei sostanziosi indennizzi. Ma torniamo alle elezioni USA. L’incapacità di accettare la vittoria degli avversari e la volontà popolare è un vecchio vizio della sinistra. Ne parlavo due giorni fa nel post “Trump ha vinto: allarmi“. Ma non è solo un vizio dei compagni di casa nostra o dei democratici americani. Evidentemente è un vizietto congenito anche nei compagnucci socialcomunisti francesi. Lo ricordavo l’anno scorso, a proposito della possibile vittoria della destra in Francia, in questo post che riporto interamente.

Valls, la guerra civile ed il barocco (dicembre 2015)

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Migranti e costi

Ancora sbarchi di algerini. Tre giorni fa, nel post “Varia umanità“, a proposito degli ultimi sbarchi di algerini sulla costa sud occidentale della Sardegna, dicevo che non avremmo aspettato molto per assistere ad un altro arrivo. Non mio sbagliavo, ecco l’ultima di due giorni fa: “Altri sbarchi di migranti nel Sulcis: 58 a Sant’Antioco, Teulada e Porto Pino”. Dall’inizio dell’anno ne sono già sbarcati 120, in maggioranza algerini. L’anno scorso, complessivamente, ne sono arrivati 5.000, da accogliere ed assistere a spese nostre, in un’isola che è fra le regioni più povere d’Italia. Due province, Medio Campidano e Iglesias-Carbonia, sono addirittura le ultime, le province più povere d’Italia. La crisi economica non accenna a migliorare, la sanità è a pezzi, disoccupazione e precariato sono piaghe endemiche, ma noi accogliamo migliaia di migranti perché, dicono le anime belle, abbiamo il dovere di accogliere chi scappa dalla guerra e dalla fame.

Ecco un articolo che ci informa del fatto che “Iglesias è una città multietnica“. Da dove provengono gli stranieri? Questi citati nel pezzo sono romeni, pakistani, cinesi, senegalesi. Ma ogni giorno si aggiungono quelli che arrivano su barchette di pochi metri, soprattutto algerini.  Ci sono guerre in questi paesi? No. Allora vuol dire che quelli che continuano a giustificare gli arrivi con la balla della guerra stanno ingannando gli italiani. E lo fanno per precisi interessi politici ed economici: il Partito democratico e la sinistra sperano di raccoglierne i voti quando riusciranno a dargli la cittadinanza ed il diritto di voto, le Cooperative e associazioni che gestiscono i centri di assistenza con gli immigrati ci fanno i milioni. Punto.

Allora facciamo un po’ di conti per i più distratti. Se ogni immigrato ci costa 35 euro al giorno (ma i minori anche di più) ed in Sardegna ne sono arrivati 5.000, basta fare una piccola operazione:  35 x 5000 = 175.000 euro al giorno = 5.250.000 al mese = 63.000.000 all’anno = circa 120 miliardi di vecchie lire all’anno. Più quelli che arriveranno quest’anno; perché arriveranno, eccome se arriveranno, algerini, tunisini, egiziani, senegalesi, marocchini. Vengono nel paese del Bengodi: sistemazione in hotel 3 stelle con tutti i confort, vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, carte telefoniche, Wi-Fi (è un diritto, dicono) paghetta settimanale, assistenza sanitaria, sindacale e legale. E sfido io che arrivano. Sì, ci costa un sacco di soldi, ma vuoi vedere la figura che facciamo davanti al mondo; l’ospitalità dell’Italia sta diventando proverbiale. Fra poco i turisti si faranno scaricare su barchette d’occasione vicino alla costa, si spacciano per profughi e si fanno un mesetto di vacanze in hotel. E naturalmente paghiamo noi, di tasca nostra. Quindi pazienza se poi non ci sono soldi per le strade, per l’assistenza sanitaria, per i trasporti, per rilanciare l’economia e per gli eterni problemi della Sardegna: prima gli immigrati, poi, se avanzano soldi, pensiamo ai sardi.

In campo nazionale ormai siamo al dramma. L’hanno capito anche i sassi che aprire le porte all’immigrazione ci sta portando al disastro totale. Ma i buonisti della sinistra continuano imperterriti a sostenere la loro scellerata ideologia accoglientista e terzomondista; ciechi e sordi anche davanti all’evidenza di una situazione tragica ed insostenibile.  Li vediamo ogni giorno in televisione, sempre le stesse facce che ripetono a memoria la storiellina umanitaria e raccontano balle alle quali non crede più nessuno; ma loro insistono, convinti che gli italiani siano davvero più scemi di quanto si pensi. Anche l’Europa sembra essersi svegliata, finalmente, e cerca di rimediare, finché si è in tempo. Si innalzano muri e barriere di filo spinato, si schierano le forze do polizia e l’esercito, si chiudono le frontiere, si accrescono i controlli, si propone di sospendere l’accordo di Schengen sulla libera circolazione e si annunciano espulsioni di clandestini (Svezia e Finlandia, stop agli immigrati clandestini: pronte 100.000 espulsioni).  Tutti chiudono le porte, noi le apriamo; anzi prepariamo l’accoglienza con festoni, la banda, autorità con la fascia tricolore, spari di razzi e granate, triccheballacche, mandolini, tarallucci e vino.

L’unica vera soluzione, in considerazione di eventi straordinari e di un flusso inarrestabile di migranti che costituiscono un serio pericolo per la stabilità politica, economica e sociale dell’occidente,  sarebbe modificare il famigerato articolo 10 della Costituzione sul diritto d’asilo e gli accordi internazionali su profughi e rifugiati; ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Ora, però,  si rendono conto che non si tratta di accogliere pochi perseguitati ma ci si trova di fronte ad una vera e propria migrazione di massa, un’invasione della quale, forse, non abbiamo la dovuta percezione perché avviene a piccoli gruppi e nel corso di anni. Ma l’effetto è devastante. E nonostante ormai sia chiaro che il mito della società multiculturale e dell’integrazione siano un fallimento completo, noi siamo gli unici che, invece che porre un freno all’accoglienza e potenziare i controlli ai confini, non solo non li fermiamo, ma facciamo di tutto per attirarli, promettendo accoglienza, assistenza, diritti civili, cittadinanza, ius soli, abolizione del reato di immigrazione clandestina e continuiamo ad andare a prenderli direttamente sulle coste libiche: pazzi e incoscienti. Manca solo che stampiamo volantini pubblicitari decantando l’accoglienza e l’ospitalità italiana, e distribuirli in Africa agli aspiranti migranti invitandoli a venire da noi. E’ una politica scellerata ed irresponsabile che ci sta portando dritti dritti alla catastrofe. Mi auguro che un giorno qualcuno abbia il coraggio di allestire un altro processo come quello di Norimberga, contro tutti coloro che, a vario titolo e responsabilità, hanno consentito l’invasione del territorio nazionale consegnando l’Italia agli invasori. Non è una questione di ideologia o di scelte politiche e non ha niente a che vedere con la solidarietà, i diritti umani, le attività umanitarie, il messaggio evangelico. Il criminale atteggiamento di chi apre le porte della città al nemico ha un solo nome: si chiama tradimento della patria.

Ora, proprio a seguito delle restrizione adottate in vari paesi, si paventa il rischio che questo flusso incontenibile modifichi il percorso d’ingresso in Europa e si riversi in Italia: “In Europa tornano le frontiere: 400.000 migranti verso l’Italia“. Un disastro, il colpo fatale per un’Italia già disastrata. Ma sono certo che qualcuno, invece, davanti ad una simile prospettiva, esulta. Una pacchia per cooperative e albergatori che guadagneranno milioni (Mafia capitale).  Ma quando capiranno gli italiani che dietro la politica di accoglienza dei buonisti ipocriti si nascondono interessi politici ed economici? Facciamo un calcolo veloce, come abbiamo fatto per la Sardegna.  Dunque, vediamo: 400.000 x 35 euro al giorno fanno 14.000.000 al giorno, che all’anno sono = 5.110.000.000, circa 10 mila miliardi delle vecchie lire. Quasi una finanziaria. Ma qual è l’azienda italiana che può vantare un fatturato simile? Aveva ragione Buzzi; compagni, con gli immigrati si guadagna più che con la droga. Chiaro?

E non sembrino valutazioni eccessive fatte su numeri fasulli. Questi costi li stiamo sostenendo già oggi. Ricordiamoci che solo negli ultimi due anni, 2014 e 2015, gli immigrati via mare sono stati più di 300.000, grazie alla sciagurata operazione “Mare nostrum“. Aggiungete quelli arrivati negli anni precedenti e siamo già ben oltre i 500.000 immigrati giunti in Italia ed assistiti a spese nostre. Ed inoltre, teniamo anche conto che gli immigrati che arrivano via mare, secondo dati ufficiali, sono solo una minima parte degli immigrati che entrano in Italia. Prepariamoci, quindi, a sopportare questa spesa che graverà sulle nostre tasche ed aggraverà ulteriormente la nostra già disastrata economia. Altro che investimenti per la crescita e per superare la crisi. Finiremo col culo per terra, tutti. Ma continuate pure a dar credito a Renzi, Boldrini, il Papa, la Caritas, le varie associazioni umanitarie. Gli italiani capiranno troppo tardi quale sia stato l’inganno. Dice un vecchio adagio “Del senno di poi son piene le fosse“. Cominciate a scavare.

Vedi

C’è un limite all’immigrazione?

Immigrati, c’è un limite?

Italiani brava gente

Bassotti romani

 

Pensiero unico e art.21

Ogni volta che si discutono proposte di legge che tocchino temi etici e religiosi, e che incidano fortemente sulla società, l’Italia si divide in due fazioni opposte. E’ nella nostra storia, nel DNA, ci siamo sempre divisi, tra Guelfi e Ghibellini, tra monarchici e repubblicani, tra Verdi e Puccini, Bartali e Coppi, Callas e Tebaldi. Così è stato nel recente passato per il divorzio e per l’eutanasia. Oggi tocca alle unioni civili il compito di dividere gli italiani tra favorevoli e contrari. Fin qui niente di male, tutto nella norma. Però, in questi casi, si assiste ad una strana interpretazione della libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Non che sia vietato esprimere la propria opinione, ma sembra che la verità sia sempre e solo da una parte, che quindi ha pieno diritto di esprimersi, mentre chi non è d’accordo è sempre bollato con epiteti irriguardosi, offese e perfino minacce.

Anche i media, che in teoria dovrebbero imparziali, più o meno apertamente fanno sempre il tifo per una parte dei contendenti. E guarda caso quella parte è sempre quella che si riconosce nell’ideologia della sinistra. La sensazione, che viene confermata quotidianamente, è che solo il pensiero unico omologato all’ideologia sinistra abbia diritto di esprimersi liberamente; gli altri, quelli contrari, a malapena vengono sopportati, ma si tenta in ogni modo di limitarne la visibilità ed il diritto di esprimersi. Ed ecco l’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia il principio della libertà di espressione è un concetto variabile; si applica, non si applica, si limita o si sospende in relazione al soggetto interessato. Abbiamo la libertà variabile, come il tempo.

Insulti e minacce di morte a Vittorio Sgarbi, per un messaggio su facebook in merito alle “Unioni civili“. Curiosa la libertà di espressione in Italia; è garantita dall’art. 21 della Costituzione, ma è valida solo se sei di sinistra. Se sei in linea con il pensiero unico della sinistra politicamente corretta puoi esprimerti liberamente, altrimenti l’art.21 è momentaneamente sospeso e ti minacciano di morte. Eppure ha detto solo una cosa tanto ovvia, logica e scontata da essere perfino banale. Ecco il suo messaggio: ”La famiglia è un padre ed una madre. E una madre non può essere uno con la barba o i baffi.”. Semplice e chiaro.

Valls, la guerra civile ed il barocco

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Nichi, il baby pensionato (alla faccia vostra)

Quelli che dicono di combattere per il popolo, la giustizia, l’uguaglianza. Quelli che lanciano proclami  per combattere la povertà, per garantire uguali diritti a tutti. Quelli che denunciano i benefici, i compensi stratosferici e gli assurdi privilegi della casta politica. Ecco, quelli, sono i primi ad usufruire di tutti i privilegi che dicono di combattere. Anzi, siccome sono gli stessi che fanno le leggi, i privilegi se li fanno apposta, su misura.

Ecco, giusto per fare un esempio di questi giorni, cosa ha fatto Nichi Vendola, ex parlamentare ed ex presidente della Regione Puglia: “Vendola, il baby pensionato“. In pratica, mentre tutti gli italiani devono sottostare a norme sempre più rigide e restrittive  sul godimento della pensione, in Puglia si fanno le leggi ad hoc per garantire ai consiglieri privilegi assurdi; alla faccia degli italiani. Lui, il coomunista duro e puro, al contrario di tutti gli italiani, va in pensione a 57 anni con un vitalizio di 5.600 euro al mese (a cui si aggiungerà l’indennità da ex parlamentare), grazie ad una legge, approvata dal Consiglio della Regione Puglia, che sembra fatta apposta e cucita addosso a Vendola; manca solo il nome e la foto.

Eccolo, quello che disse che avrebbe abolito i vitalizi, quello che si appellava a “Un’Italia migliore“, quello che, giocando sull’ambiguità del termine, scriveva sui manifesti elettorali che lui era “Diverso…da quelli che avevano governato prima“. L’unica cosa vera è la sua diversità sessuale sulla quale, per carità cristiana, stendiamo un velo pietoso. Ma siccome questa gente ha la faccia come il culo, spesso confondono le due cose e scoreggiano mentre pensano di parlare e viceversa; per loro non c’è differenza, sono la stessa cosa. Lo si nota benissimo da questa foto in cui appare in tutta la sua faccia da…pensionato.

Vale la pena di capire come e perché il nostro Vendolino possa farla in barba agli italiani. Lo spiega chiaramente l’articolo del Corriere del 1° ottobre: “Vendola pensionato; 8 anni di servizio e 5.618 euro lordi“. Ecco un passo dell’articolo: “Come è noto, la legge pugliese ha abolito il vitalizio a partire dal primo gennaio del 2013, ma facendo salve le situazioni maturate fino al 31 dicembre 2012. Vendola, presidente (e consigliere) dal maggio del 2005 al luglio 2015, ha maturato sette anni e mezzo di contributi fino al momento dell’abolizione dei vitalizi. Ha poi aggiunto volontariamente – le norme lo consentono – la contribuzione necessaria a completare 8 anni. Ed è questo il periodo preso in considerazione per commisurare l’entità del vitalizio. Le norme consentono di percepire il vitalizio a 60 anni, ma concedono un anno di anticipo per ogni anno che superi il quinquennio minimo di contribuzione: gli otto anni di contributi, permettono dunque un anticipo di tre anni sulla data ordinaria. Compiuti 57 anni a fine agosto, dal primo settembre, l’ex governatore può legittimamente incassare l’assegno. A questo dovrà aggiungersi quello di ex deputato, sempre che Vendola non venga rieletto. In quel caso, gli assegni sarebbero interrotti.”.

Chiaro? Come dicevo, quella legge sembra modificata apposta per adattarla al presidente della Regione Puglia. Già il fatto che un Consiglio regionale (ma vale anche per il Parlamento) approvi delle leggi che si applicano a se stessi ed a proprio vantaggio, dovrebbe far sorgere qualche dubbio sule norme che regolano questa sbrindellata Repubblica, la sua “Costituzione più bella del mondo“, e qualche errore di progettazione presente nel sistema democratico e parlamentare.  Ma questa è un’altra storia. Ora, per capire la coerenza e l’onestà di questi tribuni della plebe, basterebbe ricordare quante volte per delle leggi proposte da  Berlusconi, la sinistra si strappava le vesti, urlava allo scandalo ed alle “Leggi ad personam”. Se questa non è una “Legge ad personam” cos’è? E come mai nessuno protesta? Semplice, perché quando le porcherie le fanno a sinistra è solo “rispetto della legge in vigore“, sono  “diritti acquisiti“; alla faccia degli italiani  e di chi crede ancora a questi tromboni..

Questi sono quelli che dicono di lottare per la giustizia, per i poveri, per i deboli e gli oppressi, per “gli ultimi” (come dicono Boldrini e Bergoglio). Quelli della sinistra radicale, quelli con “le mani pulite”, quelli che non fanno sconti a nessuno, quelli della superiorità morale. Questa è la quintessenza dell’ipocrisia, ancora più vergognosa e spregevole in quanto applicata a proprio vantaggio tradendo la buona fede dei propri sostenitori. Meglio ladri, mafiosi e truffatori; sono più onesti. Almeno rubano e basta e non hanno difficoltà ad ammetterlo. Non dicono di combattere la corruzione ed il malgoverno per il bene del Paese, e non dicono  di rubare per il tuo bene; come fanno, invece,  certi imbroglioni travestiti da comunisti per ingannare meglio il popolo.

C’è un limite all’immigrazione?

Nell’ultima settimana ne sono sbarcati 10.000. Rispetto allo scorso anno, c’è già un aumento del 15% degli arrivi (dall’inizio dell’anno ne sono arrivati circa 35.000). E poiché l’anno scorso, solo via mare, ne sono sbarcati 180.000, significa che quest’anno, se queste sono le premesse (e tutto lascia supporre un notevole incremento), arriveranno più di 200.000 immigrati. A 35 euro a testa al giorno (tanto ci costano, più assistenza sanitaria e legale e attività integrative varie), fate un po’ i conti di quanto ci costano.  Sai che pacchia per cooperative, associazioni e titolari di hotel, che campano sull’accoglienza e ricavano profitti milionari (Già dimenticato l’affare “Mafia capitale” e le cooperative rosse di Buzzi, quello che diceva che si guadagna più con i Rom e migranti che con la droga? Vedi “Bassotti romani“).

Ma ormai, visto che le strutture di prima accoglienza sono al collasso e che anche gli hotel sono pieni, si pensa di sistemarli direttamente nelle case degli italiani con soluzioni e proposte strampalate come quella di Ignazio Marino, sindaco di Roma (Adotta un immigrato).  Secondo stime ufficiali degli anni scorsi, gli arrivi via mare sono solo il 10% del totale degli immigrati che entrano in Italia. Ora fate voi un piccolo calcolo mentale ed avrete una cifra allarmante di immigrati ai quali dovremo garantire l’accoglienza, vitto e alloggio, abbigliamento, assistenza sanitaria e legale; oltreché, naturalmente, le spese di uomini e mezzi impegnati nelle operazioni di soccorso (solo Mare nostrum costava – e continua a costare, visto che l’operazione ha solo cambiato nome, ma continua – 300.000 euro al giorno). Chi paga? E ancora, perché si vuole imporre questa politica di accoglienza “contro la volontà degli italiani“? (Vedi “Democrazia in coma profondo“)

Nessuno sembra avere idea di come fermare questa invasione. Né ci sono limiti all’accoglienza. Secondo i buonisti di casa nostra dobbiamo accogliere tutti per solidarietà e perché ce lo impongono le nostre leggi, la Costituzione e gli accordi internazionali. Norme che possono essere valide in condizioni normali, ma di fronte a flussi migratori di massa continui ed inarrestabili le leggi si possono cambiare, gli accordi si possono rivedere e correggere.  Non è accettabile affermare che per solidarietà e principi umanitari dobbiamo accogliere chiunque aspiri a migliorare le proprie condizioni di vita o chieda diritto d’asilo perché lo prevede la Costituzione, l’ONU e gli accordi europei. Significa che  tutti gli  italiani che non hanno lavoro, casa e prospettive per il futuro e coloro che vogliono migliorare il proprio tenore di vita, possono trasferirsi in massa in Svizzera, nel Lussemburgo, nel Principato di Monaco o nel   Liechtenstein, perché pare che lì si viva meglio? Potreste provare ad andarci e chiedere di essere accolti facendo appello ai principi umanitari ed alla solidarietà, ma non credo che vi accoglierebbero a braccia aperte. A proposito di accoglienza profughi per la quale tanto si battono le anime belle della sinistra nostrana, tanto per capire quale sia il livello di ipocrisia di certa gente,  leggete qui come i comunisti ed i compagni della CGIL nel 1947 accolsero i profughi istriani: “Foibe, profughi e smemorati“.

Se non siamo in condizioni economiche e sociali (e non lo siamo) di accogliere milioni di persone che scappano da guerre, persecuzioni e fame o da paesi che non garantiscono i diritti umani e la democrazia, allora i principi umanitari, la Costituzione, gli accordi internazionali e le norme europee diventano inapplicabili e vanno rivisti e corretti.  In teoria, secondo le norme vigenti, non ci sono limiti al numero di potenziali “richiedenti asilo”, nessuno ha stabilito un limite compatibile con le reali possibilità di accoglienza dei singoli paesi. Tanto è vero che nessuno perla seriamente di fermare l’immigrazione, ma solo di redistribuire gli immigrati, nelle regioni d’Italia o nei paesi europei, secondo quote concordate. Significa che se mezza Africa decide di trasferirsi in Italia perché si vive meglio che in Burundi, dovremmo accogliere centinaia di milioni di africani perché lo prevede la Costituzione? Ma siamo sicuri che chi ha voluto e scritto queste norme sul diritto d’asilo a profughi e rifugiati si rendesse conto delle possibili conseguenze? Eppure c’è un piccolo espediente per valutare la bontà di un principio, di una legge, di una norma: basta ipotizzare la loro applicazione portata alle estreme conseguenze e immaginarne gli effetti possibili. Questo trucchetto bisognerebbe applicarlo sempre e comunque, ogni volta che qualche mente geniale si inventa qualche nuova regoletta per complicare la vita dei cittadini o pensa di imporre per legge dei principi morali, anche in contrasto con la natura umana e perfino con  le leggi della natura.

Esempio pratico. Bisogna dare accoglienza e diritto d’asilo a tutti coloro che nei loro paesi sono perseguitati per motivi politici, religiosi, etnici? Bene, nel mondo ci sono miliardi di persone che si trovano in queste condizioni. Significa che se decidessero di trasferirsi in Italia dovremmo accogliere tutti per spirito umanitario, per solidarietà e perché lo dice la nostra Costituzione? Nessuno sarebbe così pazzo da pensarlo. Ciò significa che quei principi tanto sbandierati, strenuamente difesi e riportati con grande enfasi in tanti documenti ufficiali e sottoscritti da buonisti militanti, intellettuali e politici sensibilissimi  e sempre pronti a mettere la propria firma su qualunque documento, “Carta”, manifesto o appello umanitario, specie quando se ne ricava visibilità e qualche voto in più, quei principi sono sbagliati e pericolosi perché, se portati alle estreme conseguenze, avrebbero effetti devastanti.  Eppure questo è ciò che continuano a ripetere ogni giorno attraverso i media, forse senza rendersi conto di quello che dicono, tutti i buonisti militanti,  Papa compreso, la Boldrini, i boldriniani, la Caritas, l’ONU, i cattocomunisti del PD, quelli della “Carta di Roma“, gli “Alti commissari” dell’UNHCR e, soprattutto, quelli che fanno i benefattori umanitari con i soldi pubblici e sull’accoglienza ci campano alla grande alla faccia degli italiani che pagano il conto. A nessuno viene in mente che, forse, quei principi intoccabili della “Costituzione più bella del mondo“, andrebbero rivisti o almeno adeguati ai tempi ed alle condizioni politiche, sociali, economiche?

Allora viene spontaneo chiedersi “Ma c’è un limite?”. No, non intendo un limite all’immigrazione (che sarebbe scontato; me lo chiedevo già 7 anni fa nel post sotto linkato), intendo dire se c’è un limite alla stupidità umana. Temo di no.

Vedi “Immigrati: c’è un limite?”

E se non basta, date uno sguardo anche a questi:

Islam e Occidente sono incompatibili.

Immigrati e buon senso

Migrazione e ipocrisia.

Immigrazione, la strategia sinistra.

La profezia si avvera.

Islam, lezioni di odio.

Multiculturalismo flop (Discorso di David Cameron)

Il multiculturalismo è fallito.

La fine della pazienza (Dichiarazione di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo)

Migrazione fra retorica e realtà (Cosa succede in Germania)

Banlieu, la città malata.

Evviva, ci arrendiamo (l’islam in Germania)

 

Democrazia in coma profondo

La democrazia è morta. Se non è ancora morta, è moribonda.  E se non è moribonda, comunque, sta molto male. Spesso ho sollevato qualche dubbio sul valore della democrazia; non solo sul principio che ne è alla base, ma soprattutto sulla sua attuazione pratica che, nella sua forma involutiva e decadente, ha ben poco a che fare con il concetto di governo del popolo. Ma ammettiamo pure che sia il miglior sistema possibile. Ammettiamo pure che l’Italia si regga su un sistema democratico. Bene, ma almeno applicatela questa democrazia, visto che ne decantate tanto le lodi. Sarebbe ancora accettabile se almeno i principi democratici trovassero attuazione pratica, così come dettato dalla Costituzione. Ma non è questo che accade. Vediamo una democrazia sbandierata solo a parole, ma tranquillamente disattesa nei fatti da una classe politica che sfrutta i meccanismi della rappresentatività per farsi eleggere in Parlamento e che poi si arroga il diritto di governare, non solo non rispettando il mandato dei cittadini, ma operando contro la stessa volontà popolare.

In questi ultimi anni, purtroppo, abbiamo continuamente prova di questa involuzione e regressione ad un sistema che se non è ancora totalitario poco ci manca, ma certo è più simile ad una oligarchia politica, economica e culturale, piuttosto che ad un sistema democratico.   L’Italia è in mano a pochi soggetti politici che scelgono, con criteri sconosciuti ai comuni mortali, i nominativi dei candidati da eleggere in Parlamento, scelgono le alleanze, gli accordi e la linea politica, senza alcun rispetto del mandato ricevuto dagli elettori, anzi operando “contro” la volontà popolare. L’esempio più eclatante è costituito dalle norme in materia fiscale. I cittadini non hanno certo mandato in Parlamento i loro rappresentanti perché aumentino le tasse già insostenibili o perché inventino nuove norme e adempimenti burocratici che avvolgono l’intero settore produttivo come una ragnatela mortale. Eppure i governi mantengono intatte quelle norme, anzi inventano sempre nuovi balzelli. E la volontà popolare? Non pervenuta. E la democrazia? Momentaneamente sospesa.

Un altro splendido esempio, purtroppo attuale e drammatico, è la assoluta incapacità (ma meglio sarebbe dire mancanza di volontà) di fermare o regolare i flussi migratori. Lo scorso anno, con la geniale invenzione della missione Mare nostrum, voluta da Enrico Letta, ne sono arrivati 170.000, più di quanti ne fossero arrivati complessivamente nei 3 o 4 anni precedenti. E gli sbarchi continuano senza interruzione. Solo negli ultimi 5 giorni ne sono arrivati, soccorsi dai mezzi della Marina, più di 4.000. E siamo a febbraio. Cosa succederà con l’arrivo della bella stagione? Quanti ne arriveranno quest’anno? Possiamo ancora accogliere altre centinaia di migliaia di immigrati? E chi pagherà le spese di soccorso in mare, di accoglienza, di vitto e alloggio? Chi garantirà loro l’assistenza sanitaria, un lavoro, una casa? Possono garantire e sostenere le spese gli italiani che già sono disperati per fabbriche e aziende che chiudono, per la disoccupazione e la povertà in crescita continua, per la crisi senza via d’uscita? L’Italia è già ridotta alla fame, ma continua ad importare affamati. Follia pura.

Anzi, cosa ancora più grave, non è solo follia, è lucida consapevolezza criminale, è volontà di favorire l’immigrazione considerandola, come viene spesso ripetuto, un dovere umanitario ed “una preziosa risorsa” per la nazione. Non solo non hanno alcuna intenzione di fermare l’immigrazione incontrollata, ma fanno di tutto per favorirla, agevolarla, incentivarla. Il varo di quel servizio taxi Libia-Italia, ad opera dei mezzi della Marina, voluto dall’ex premier Enrico Letta, è l’esempio lampante. Ma per incentivare ulteriormente gli arrivi hanno anche abrogato il  reato di immigrazione clandestina ed ora promettono (lo ha annunciato Renzi proprio nei giorni scorsi) di garantire la cittadinanza a tutti con lo ius soli. Stiamo facendo di tutto per attirare mezza Africa in Italia, manca solo il lancio di una campagna pubblicitaria, con volantini e spot in televisione, al motto di “Venite in Italia, c’è posto per tutti. E paghiamo noi“. Stanno favorendo l’invasione dell’Italia da parte di centinaia di migliaia di disperati senza arte, né parte, tutta gente che poi dovremo assistere a spese nostre. Questo stanno facendo, e lo fanno “contro la volontà degli italiani” che vedono ogni giorno aumentare il rischio sicurezza nelle città a causa di immigrati senza lavoro e senza dimora, che  per campare non hanno altra risorsa se non delinquere.

Stanno favorendo ed incentivando l’immigrazione contro la volontà degli italiani che devono sostenere costi elevatissimi, che pagano con tasse ormai insostenibili, per accogliere questi immigrati, assisterli, garantirgli vitto e alloggio in centri di permanenza o in hotel 3 stelle con piscina, dove hanno colazione, pranzo e cena garantiti, biancheria, abbigliamento, lavaggio, stiraggio, ricariche telefoniche, sigarette, paghetta settimanale e televisione con parabola per vedere il campionato di calcio africano, altrimenti protestano (non sono corbellerie messe a caso, sono tutte notizie prese dalla cronaca quotidiana e riportate dalla stampa). Il tutto alla faccia di milioni di precari, disoccupati, pensionati al minimo che campano con meno di 500 euro, mentre questi ci costano cifre intorno a 1.000 euro al mese. E se si tratta di minori la cifra è anche superiore. Se questa non è pura follia, cos’è?

Questo sfacelo viene consumato, lo ripeto,  contro la volontà del popolo. Questa non è più democrazia, è una truffa camuffata da ideali umanitari e col pretesto del rispetto degli accordi internazionali. Ma se gli accordi internazionali sono insostenibili, si cambiano, si abrogano le norme, si modificano. Una norma che garantisce l’asilo politico può essere valida per singoli casi, o piccoli gruppi o minoranze; non si può pretendere di applicarla alla migrazione di massa di milioni di persone. Questo non è asilo politico, non è accoglienza di profughi e perseguitati, non è opera umanitaria; l’arrivo in massa di centinaia di migliaia di persone si chiama “invasione“.

Eppure cercano di convincerci, con la continua manipolazione dei media e l’uso strumentale dell’informazione, che non abbiamo altra scelta, che è nostro dovere accogliere chiunque decida di venire a farsi assistere e mantenere in Italia a spese dei cittadini. E’ una truffa che frutta milioni di euro alle cooperative e associazione che si occupano di immigrati e Rom. Lo abbiamo scoperto di recente con lo scandalo di Roma capitale, quando è venuto alla luce il giro di affari milionario delle cooperative controllate da Buzzi, quello che diceva che con gli immigrati si guadagna più che con la droga. Ecco spiegata la grande carica umanitaria della sinistra: gestire il traffico di migranti, perché garantisce introiti milionari alle cooperative rosse  bianche e arcobaleno e, in prospettiva, quando concederanno la cittadinanza a tutti (ci stanno lavorando), creare un grande bacino di potenziali elettori di sinistra.

E quando sentite esponenti politici di sinistra, buonisti e terzomondisti, che affrontano il tema dell’emergenza immigrati, non illudetevi. Non stanno pensando di fermare gli sbarchi. No,  propongono di migliorare e potenziare l’operazione Mare nostrum per soccorrere prima e meglio i barconi. Propongono maggiori interventi sociali e chiedono nuovi finanziamenti, dal governo e dall’Unione europea (come se scendessero dal cielo, come la manna, ma sempre soldi nostri sono, anche se nessuno lo dice chiaramente), per migliorare e potenziare le strutture di accoglienza, garantire nuovi e migliori servizi ed approvare norme che favoriscano l’integrazione. Ovvero, dargli un’occupazione, scuole, assistenza, sanità, un lavoro, una casa; dove il lavoro e la casa per milioni di italiani sono ancora un sogno.  Questo hanno in mente, altro che fermare l’immigrazione. Follia pura, a spese degli italiani.

Questa non è opera umanitaria, non è rispetto degli accordi internazionali, è una truffa, è falso ideologico. Una truffa che sta costando molto cara agli italiani. Ed ancora di più ci costerà in futuro, con l’invasione in massa di africani e arabi, in gran parte musulmani, che hanno il preciso scopo di disgregare e destabilizzare la società. E’ una gigantesca truffa ai danni degli italiani compiuta da una classe politica incapace e corrotta, ormai moralmente delegittimata, che non è stata  nemmeno eletta, ma nominata dalle segreterie di partito, che non rappresenta più i cittadini e che continua a governare calpestando il principio fondamentale della democrazia, il rispetto della volontà popolare. Hanno tradito la democrazia, la Costituzione, l’Italia e gli italiani.

Ed il primo a tradire è stato Napolitano, quando prima ha nominato Monti senatore a vita, per poi affidargli l’incarico di formare il governo, senza che fosse stato eletto, né votato dal popolo. Poi, quando Bersani, vincitore delle elezioni e, quindi, premier indicato dal popolo, non è riuscito a formare un governo, Napolitano, invece che indire nuove elezioni,  ha incaricato Enrico Letta, in evidente dispregio dell’indicazione appena scaturita dal voto popolare. Ed infine, con decisione molto discutibile, dopo una riunione della direzione PD in cui il neo segretario Renzi sfiduciava Letta, ha dato l’incarico allo stesso Matteo Renzi, anch’egli non votato, non eletto e nemmeno candidato, forte solo di una vittoria alle primarie che lo ha portato alla segreteria del partito. Ma aveva vinto solo le primarie, non le elezioni politiche. Non è stato scelto dagli elettori, ma solo dai compagni di partito. Non è stato indicato come capo del governo dagli italiani, ma da Napolitano. E così, tomo tomo e cacchio cacchio, senza pagare pegno, senza passare per il via e senza vergogna, passa direttamente dall’ufficio di sindaco di Firenze alla poltrona di Palazzo Chigi. E la democrazia, la scelta diretta del candidato premier, il rispetto della volontà popolare? Per il momento tutto sospeso, accantonato, la via maestra della democrazia è momentaneamente interrotta per lavori in corso. Fino a nuove comunicazioni sulla percorribilità democratica.

Se questo non è tradimento dei principi della democrazia, cos’è? E questi governi, non voluti e non votati dal popolo stanno governando e si apprestano a fare riforme costituzionali in aperto contrasto con la volontà degli italiani e contro l’interesse nazionale. Stanno aprendo le porte dell’Italia al nuovo cavallo di Troia che è l’immigrazione incontrollata di chi ha già ripetutamente dichiarato guerra all’occidente, alla nostra cultura, alla nostra civiltà, di chi predica la jihad, la guerra santa contro gli infedeli. Stanno consegnando le chiavi della città e dell’Italia al nemico che ci  invade; contro la volontà del popolo. Se questo non è tradire la democrazia, cos’è? Se questo non è alto tradimento della patria, cos’è? Una volta i traditori della patria finivano al muro. Oggi finiscono in televisione a vendere ideali di seconda mano, buonismo ipocrita ed interessato, a fare accoglienza e beneficienza con i soldi degli altri e piazzare  patacche di ogni genere,  come piccoli truffatori di periferia, rubagalline o ciarlatani da fiera paesana. E forse, dietro l’apparenza rassicurante ed ingannevole, lo sono davvero. Purtroppo per noi.

Quirinale: ultime scoperte

“Canta ogni mattina il galletto del Colle. E’ convinto che  se lui non canta non sorge il sole.”. Così scrivevo anni fa in uno dei tanti post dedicati al nostro Presidente Napolitano. Fin dal suo insediamento era evidente quella che sarebbe stata l’impronta ed il filo conduttore del suo mandato. Disse, subito dopo l’insediamento: “Non mi limiterò a fare l’osservatore”. In queste poche parole c’era tutto il suo programma. Ha mantenuto fede alle promesse. Non passava giorno che  non intervenisse su tutti gli argomenti possibili e che i media non riservassero ampio spazio a tutte le sue “esternazioni presidenziali“.

I suoi ultimi “capolavori” sono la nomina di Monti a senatore a vita e, subito dopo, l’affidamento dell’incarico per formare quel fallimentare Governo tecnico, definito anche come “Governo presidenziale“,  di cui l’unica cosa che si ricordi è l’aumento delle tasse. A seguire l’altro “Governo delle larghe intese” che in realtà è un “Governo presidenziale bis“. A seguire la nomina di quattro senatori a vita di cui in tempi di crisi non si sentiva assolutamente la necessità, ma che, in previsione di una possibile crisi della maggioranza di governo,  avrebbe garantito al Senato  quattro voti che, data l’incertezza dei numeri, potevano essere determinanti.

Il suo protagonismo, il suo presenzialismo, la sua eccessiva ed ossessiva presenza mediatica sono la conferma di quanto dico da anni. Ora sembra che anche altri abbiano finalmente notato questa anomalia presidenziale. Oggi, per esempio, come riferisce una nota ANSA,  lo ha scoperto il coordinatore PDL Sandro Bondi il quale afferma: “Le riflessioni e le raccomandazioni del Capo dello Stato sono il metronomo della politica italiana. Francamente comincio ad avere seri dubbi sull’utilità di questo ruolo esercitato da Napolitano nella convinzione di guidare dall’alto l’Italia verso l’uscita dalla crisi.”. Ben svegliato Bondi. Ora, dopo questo enorme sforzo mentale per capire finalmente, dopo sette anni,  il ruolo di Napolitano, si rilassi e si riposi. Fino alla prossima scoperta.

Ma non è il solo. Appena qualche giorno fa, sul blog di Grillo in un lungo articolo, nel quale si contestava il ruolo di Napolitano e si chiedeva l’impeachment del Presidente, Paolo Becchi scriveva: “Napolitano si è servito del potere di esternazione come strumento di direzione politica, di intervento negli equilibri politici…”. Guarda, guarda, un altro che improvvisamente si è risvegliato dal letargo. Aggiunge Becchi: “Il Capo dello Stato – potere “neutro”, garante super parte della Costituzione – non può servirsi delle proprie prerogative per determinare la politica del Paese, incidere sulla formazione del Governo…”. E ancora: ” …egli ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione, ha snaturato il senso politico e morale della figura del Capo dello Stato.”. Chiarissimo.

Ma sarà vero che il nostro Presidente eccede nel suo protagonismo e va oltre i limiti delle prerogative presidenziali? Sarà vero che c’è una eccessiva presenza mediatica e che le sue “esternazioni” quotidiane su tutto e tutti finiscono per condizionare lo scenario politico? Sarà vero quello che ripeto da anni, fin dal suo insediamento? Vediamo subito, basta dare uno sguardo alle ultime notizie ANSA.

Senza andare troppo indietro e limitandoci alle news delle ultime ore, vediamo che sono presenti le seguenti note:

h. 12,11 Avanti con riforma porcellum (E già a questa prima notizia siamo fuori dalle competenze. Fare o non fare una riforma elettorale è compito del Parlamento, non del Presidente, Quindi Napolitano non dovrebbe interferire, né consigliare o suggerire; non è compito suo).

– h. 12.06 Napolitano: legato mio impegno a riforme (Anche le riforme sono compito del parlamento, non del Presidente, Quindi dovrebbe evitare di parlarne. Il fatto che leghi il suo mandato presidenziale alla realizzazione delle riforme è una emerita “sciocchezza“, per essere gentili. Non è scritto da nessuna parte nella Costituzione che si possa nominare un Presidente della Repubblica per “Fare le riforme“.)

– h. 12.05 Napolitano: mantenere i nervi saldi (Solita dichiarazione di circostanza che lascia il tempo che trova, del tutto inutile, buona solo per riempire quattro righe in cronaca)

– h. 12.02 Carceri: Napolitano, affrontare emergenza (Idem, affrontare il problema carceri è compito del Parlamento, non del Presidente)

Queste sono solo le ultimissime, ma siamo certi che, nel corso della giornata, dal Quirinale arriveranno altre importantissime dichiarazioni, suggerimenti, consigli, valutazioni, considerazioni su tutti i temi possibili e che finiranno subito con grande rilevanza sui media nazionali. Già, come dicevo in apertura, sembra proprio che non sorga il sole se non canta il galletto del Colle e se l’ultimo starnuto presidenziale non finisce in prima pagina. Tanto è vero che quando non ci sono altre dichiarazioni presidenziali, pur di mettere sempre Napolitano in prima pagina,  si arriva al ridicolo: si scrive un pezzo per dire che non ci sono notizie. E non sto scherzando. Lo facevo notare in questo post del 2010 “Chisenefrega day“, in cui si riferiva che Napolitano non commentava la fiducia al governo. Ecco il titolo…

napolitano no comment

Insomma…una volta tanto, eccezionalmente, Napolitano non ha niente da dire. E per comunicarci che il Presidente non ha niente da dire scrivono un pezzo in cui dicono che non ha niente da dire. Incredibile, ma vero. Ridicoli.

Beh, credo proprio di non aver esagerato nelle mie considerazioni. Anzi, ogni giorno se ne ha conferma. Certo dispiace che certe personalità della politica debbano aspettare anni per capire certe cose. Magari se invece di pensare che il mondo sia tutto nel Transatlantico di Montecitorio e che la realtà sia quella dei talk show televisivi, anche distrattamente, avessero dato uno sguardo a ciò che pensa la gente comune ed a ciò che si scrive nei blog, certe scoperte le avrebbero fatte molti anni prima, con grande beneficio di tutti.

L’articolo 21 è sospeso

Si può dissentire dal pensiero unico dominante? Si può avere un’idea diversa dall’ipocrita visione buonista su immigrazione, gay, nomadi, neri e musulmani? E’ ancora vigente l’articolo 21 della Costituzione? Oppure quando si parla di gay, islam, zingari, neri ed immigrati, l’art.21 è sospeso?

Sembrerebbe proprio di sì, perché se viene approvato il ddl, già approvato dalla Commissione giustizia della Camera, proposto da Ivan Scalfarotto sull’omofobia e che vuole istituire il reato di omofobia ed equipararlo agli altri reati previsti dalla legge Mancino, l’art. 21 è momentaneamente sospeso.

Diventeremo tutti fan ed estimatori di gay, lesbiche, trans, bisex, annessi e connessi. Guai ad esprimere dubbi sul loro comportamento, sui loro gusti sessuali e su quelle carnevalate che chiamano Gay pride. Guai ad esprimere opinioni meno che lusinghiere. Se ne potrà parlare solo bene e con grande stima, entusiasmo e lodi sperticate; lo ha deciso il Parlamento.  Saremo tutti innamorati pazzi di Luxuria, Platinette e Scalfarotto: per legge.