Bombe strabiche

Oddio, ci siamo persi 36 missili. Non si sa dove siano andati a finire. Se qualcuno li ritrovasse è pregato di avvisare la Casa Bianca; l’indirizzo lo trovate su Google (lì c’è tutto). La notizia di questi giorni è che Donald Trump ha deciso di punire la Siria per l’uso di bombe chimiche. Così dalle navi che stazionano nel Mediterraneo sono stati lanciati 59 missili Tomahawk sull’aeroporto dal quale si dice siano partiti gli aerei che hanno usato quelle le bombe. Ma diverse fonti ufficiali, siriane, russe e pure USA, dicono che di quei missili solo 23 sono arrivati a segno (“Solo 23 missili USA a bersaglio“). E gli altri 36? Mistero, hanno sbagliato strada e si sono persi.  Così, dopo le bombe intelligenti, abbiamo i missili cretini.

Ora, la cosa buffa è che proprio la mattina dopo l’attacco, si poteva leggere sui quotidiani che i missili Tomahawk sono micidiali, perché oltre alla lunga gittata (2.500 Km.), possono essere controllati e guidati tramite radar e sistemi satellitari, garantendo una precisione massima sull’obiettivo, con un margine di errore di appena 5 metri. L’altro aspetto curioso è che nell’aeroporto bombardato c’erano solo 6 Mig fermi per riparazioni e manutenzione. Ma allora, visto che gli USA conoscevano benissimo la situazione (dalle rilevazioni satellitari), e vista l’estrema precisione dei missili, perché lanciarne 59? Bastava lanciarne una decina e colpire con precisione gli aerei, uno per uno, la torre di controllo e la stazione radar. Avrebbero anche risparmiato un bel po’ di soldini, visto che ogni missile costa quasi 2 milioni di dollari. Allora, dove sono finiti gli altri 36 missili? Misteri della tecnologia moderna. O erano difettosi, oppure  chi doveva guidarli era strabico.

 

Ma poi, siamo davvero sicuri che quelle bombe chimiche siano state lanciate dalla Siria? Non saranno come le armi chimiche di Saddam che sono servite per giustificare l’invasione dell’Iraq, ma non sono state trovate perché non esistevano? Sull’attendibilità dell’informazione e le bufale spacciate per notizie, specie in materia di operazioni militari, vedi alcuni post sulla Libia, taroccamenti, Hillary Clinton e varie: “Libia e mozzarelle di buffale”.

P.S.

A proposito di bufale o quasi. Piccolo esempio di come si può alterare il senso di una notizia. Non è una vera e propria bufala; è molto peggio, perché inculca subdolamente una mezza verità apparentemente positiva per nascondere l’altra mezza verità scomoda. Dopo annunci di manovrine per recuperare fondi (come ci chiede l’Europa) e smentite categoriche, oggi la notizia è che quei soldi li troveranno, come sempre, aumentando le tasse su benzina e tabacchi. Che fantasia questi governanti! Così saprebbe governare anche lo scemo del villaggio. E dire che ogni volta che appare in TV il nostro ballista toscano, premier ombra, continua a dire che non aumenteranno le tasse. Ma del resto, da uno che scriveva “#enricostaisereno” e dopo un mese gli toglie la poltrona da sotto il culo, ci si può fidare?

Per preparare il terreno l’Ansa, invece che parlare di aumento delle tasse, la butta sulla necessità di risparmiare sulle spese mediche causate dal fumo. Come sono sensibili; si preoccupano della nostra salute. E così a gennaio scorso annunciava il possibile aumento col titolo a lato, quasi come una necessità da accogliere con grande gioia perché ci fa risparmiare miliardi.

Ed ecco, invece, il titolo che oggi si legge sul Corriere on line:

Invece che dire che aumentano le tasse, dice che “aumentano le entrate“. E messa così sembra anche una buona notizia perché lo Stato incassa più denaro da usare per utilità pubblica. E quella è la mezza verità positiva. Ma passa in secondo piano la mezza verità negativa; ovvero il fatto che quelle maggiori entrate le pagano i cittadini, non cadono dal cielo. Potete scommettere che se al governo ci fosse Berlusconi, avrebbero titolato “Aumentano le tasse sul tabacco“. Ma se al governo ci sono gli amici, allora cambia la musica. Il più importante quotidiano nazionale e la maggiore agenzia giornalistica, pur di compiacere il Palazzo, invece che dire chiaramente che aumentano le tasse, l’Ansa dice che risparmiamo sulle spese mediche, ed il Corriere dice che aumentano le entrate dello Stato. Anzi, per evitare perfino di nominare le tasse, le chiama “rimodulazione delle accise“; roba da inserire in sottofondo le classiche risate registrate delle sitcom. Ecco un esempio facile facile di come la stampa manipola una qualunque notizia anche semplicemente nel modo di presentarla. Ma voi credete ancora a quello che scrivono i giornali o passano in televisione? Sveglia gente, sveglia.

 

 

Battista e le nozze gay

Il Consiglio di Stato boccia le nozze gay. E la cosa non piace a Pierluigi Battista, editorialista del Corriere. “Un giudice dovrebbe parlare solo con le sentenze. Ora invece parla anche sui social network, come Carlo Deodato, cui si deve la sentenza che ha bocciato la registrazione delle nozze gay celebrate all’estero.”, dice Battista. Insomma, si contesta al giudice l’espressione di valutazioni extra giuridiche, opinioni personali sull’oggetto della sentenza. A prima vista sembra che Battista abbia ragione; non sta bene che un giudice esprima la sua opinione personale su una questione sottoposta al suo giudizio. Si è portati a pensare che, più che giudicare sulla base delle leggi, giudichi sulla base delle proprie simpatie. Giusto.  Eppure sono quasi certo, dico “quasi”, che se la sentenza fosse stata favorevole ai gay, e lo stesso giudice avesse rilasciato qualche dichiarazione pubblica sulla sentenza, Battista non avrebbe avuto niente da dire. Chissà perché mi viene questo sospetto. Forse perché, come ripeto da anni, certi politici ed intellettuali, hanno una doppia morale: chi la pensa come loro è libero di esprimersi (lo garantisce la Costituzione), altrimenti la libertà di  espressione è momentaneamente sospesa e si trovano pretesti e cavilli per limitare quella libertà. In campo giuridico questo concetto si esprime con il classico “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta.”.

Esattamente ciò che fa Battista con questo articolo: “Esibizionismo di Stato sui social network del giudice che condanna le nozze gay“. Ma quali argomentazioni usa per criticare l’atteggiamento del giudice? Dice che dovrebbe limitarsi a giudicare ed emettere le sentenze e non esprimere valutazioni personali specie sui social network: “Un giudice, si diceva un tempo, dovrebbe parlare solo con le sentenze.“. Anche questa sembra una affermazione condivisibile: chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe attenersi al rispetto delle competenze del proprio ruolo.  Giusto. Solo che se Battista si prende la briga di guardarsi intorno, potrebbe scoprire che in Italia nessuno si attiene a questa regoletta. Anzi, sembra che l’hobby preferito dagli italiani sia proprio quello di occuparsi di questioni non di propria competenza o delle quali non si ha conoscenza specifica. Tutti gli italiani sono allenatori di calcio, barbieri e taxisti sanno benissimo come risolvere la crisi economica e perfino gli idraulici hanno in tasca la ricetta per risolvere qualunque problema. Ecco perché poi abbiamo comici che fanno politica, politici che fanno ridere e giornalisti che fanno piangere. Prova ne sia il fatto che ogni giorno, su tutti i canali televisivi, spopolano ciurme di opinionisti tuttologi che dissertano, con grande sicurezza ed apparente serietà, di tutto lo scibile umano.

Che dire poi di tutti quei personaggi, anche magistrati, che hanno acquisito notorietà proprio grazie all’esposizione mediatica derivante dal proprio ruolo e che poi, grazie a questa popolarità hanno intrapreso con successo la carriera politica o, comunque, ne hanno ricavato grandi benefici professionali? Da Di Pietro a De Magistris, da Ingroia a Emiliano. E che dire di tutti quei politici che, pur ricoprendo importanti ed impegnativi ruoli istituzionali, sindaci o governatori di regione, che hanno grossi e seri problemi da risolvere,  passano più tempo negli studi  televisivi che nei propri uffici, a discutere non dei problemi della loro Regione o Comune, ma su tutti i possibili temi politici, sociali, culturali e morali? Scrivere un messaggio su Facebook o Twitter è più grave che essere ospiti fissi in televisione a fare gli opinionisti, invece che pensare ai problemi dei cittadini? In quanto poi a “esibizionismo di Stato sui social network“, c’è un personaggio, ad alti livelli istituzionali, che fa un uso compulsivo, spasmodico, assillante, quasi patologico, dei social network: Matteo Renzi, il presidente del Consiglio, quello che le grandi decisioni politiche e le riforme costituzionali le annuncia quotidianamente su Twitter con 140 caratteri. Battista, ne ha mai sentito parlare?

Ma torniamo alla terzietà ed imparzialità auspicata da Battista, ed alla necessità di attenersi alle competenze del proprio ruolo. Succede che  Laura Boldrini, terza carica dello Stato, il cui compito istituzionale è quello di regolare l’attività della Camera e garantirne il regolare svolgimento, e che in quanto tale dovrebbe avere una posizione di terzietà, imparziale e super partes, non perda occasione per esprimere il suo illuminato parere personale su tutto ciò che riguarda questioni culturali e morali. Non passa giorno che le agenzie di stampa non divulghino il pensiero boldriniano su tutti i temi possibili, con particolare riguardo a ciò che sta a cuore alla nostra presidenta (con la A finale, altrimenti si risente): immigrazione, diritti umani, accoglienza dei migranti,  rom, terzomondismo, frontiere aperte, invitando gli italiani a prendere esempio dall’Africa (Bollettino dei migranti). Non disdegnando di intervenire anche su questioni più leggere, come il ruolo della donna all’interno della casa, chi deve fare le pulizie, cucinare o lavare i piatti, ed altri residuati culturali delle battaglie femministe del ’68.

Ma soprattutto denunciando con grande fermezza lo sfruttamento del corpo femminile sui media e la pubblicità sessista in televisione: “Basta spot con mamme che servono la famiglia a tavola“. Ed infine, Battista dovrebbe saperlo molto bene in quanto giornalista e direttamente interessato, interviene anche sul linguaggio giornalistico per dettare regole e cambiare la grammatica (Boldrini, vuole insegnare a scrivere ai giornalisti). E siccome parla da terza carica dello Stato, tutti i media danno grande risalto alle sue parole che acquistano  autorevolezza proprio in virtù del ruolo ricoperto. Ed il Corriere non è certo secondo a nessuno nel fare da megafono ai messaggi del Palazzo. Dov’è Battista quando Boldrini parla e straparla intervenendo su argomenti che nulla hanno a che fare con il suo compito istituzionale e vuole insegnargli a scrivere “presidenta” e “richiedenti asilo” invece che immigrati clandestini?  Il sessismo in televisione, il linguaggio giornalistico, o il compito delle mamme sono argomenti inerenti i regolamenti della Camera e, quindi, di competenza della Boldrini? Battista era assente, in ferie, dorme, è in missione speciale all’estero? Oppure ultimamente si occupa solo di giudici e di messaggini su Twitter?

Sarà appena il caso di ricordare che  lo stesso discorso, il travalicare i limiti delle competenze e prerogative del proprio ruolo, ho fatto, detto e ripetuto fino alla nausea, durante tutto il mandato del presidente Napolitano, il quale non lasciava passare giorno senza esprimere il suo parere su tutto e tutti, condizionando anche pesantemente la stessa attività politica e parlamentare. Dov’era Battista?  Sempre in ferie? E dov’era quando l’allora presidente della Camera Fini, andando ben oltre i limiti delle proprie competenze, non solo si permetteva di esprimere il suo parere personale su questioni che nulla avevano a che fare con il regolare svolgimento dei lavori dell’aula parlamentare, ma, alla faccia della terzietà, diventava soggetto politico attivo, militante e di parte, si permetteva di uscire dalla coalizione che lo aveva portato in Parlamento ed eletto presidente della Camera, fondare un nuovo movimento politico, di fare politica attiva come fondatore del nuovo partito e non passava giorno che non criticasse duramente la politica e l’attività del governo Berlusconi. Alla faccia della sua posizione che dovrebbe essere super partes e imparziale. Dov’era Battista?

Poi, un bel giorno, Battista si sveglia e scrive: “Si diceva un tempo che un giudice non solo deve essere imparziale, ma deve anche apparire imparziale.”.  Toh, ha scoperto che un giudice deve essere ed apparire imparziale.  Eppure lo stesso discorso sulla imparzialità si dovrebbe applicare ad altri ruoli istituzionali come quelli che ho appena ricordato: il Presidente della Repubblica (che in quanto garante della Costituzione deve essere al di sopra delle parti. “Sarò il Presidente di tutti“, si affrettano a dire appena eletti. Poi se ne dimenticano e, camuffandosi abilmente, giocano con la propria squadra), i presidenti di Camera e Senato, i giudici della Consulta, ed altri ruoli pubblici, perfino il sindaco di un piccolo borgo di montagna, una volta eletto, non rappresenta più solo la sua parte politica, ma tutta la cittadinanza e deve essere imparziale e super partes. Allora, Battista, le sembra che la Boldrini sia imparziale e si attenga al proprio ruolo quando dice che gli italiani devono aprire le porte ai migranti? Rientra nei regolamenti della Camera? Esprime il pensiero degli italiani, oppure la sua particolare, e sinistra (in tutti i sensi), visione del mondo? Era imparziale Napolitano quando ordiva nell’ombra, con la complicità e l’approvazione dei burattinai europei, macchinazioni per far dimettere Berlusconi e portare al governo prima Monti e poi Renzi, senza che fossero eletti dal popolo? Era imparziale Fini quando diventava soggetto politico attivo e contestava il governo? Erano o “apparivano” imparziali? Di quale imparzialità parla Battista?

A proposito di Napolitano si veda “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“, dove sono riportati i link a diversi post che lo riguardano. Vedi anche, sulla sua quotidiana interferenza nella vita politica e sociale “Il galletto del Colle“. Per dire, anche Napolitano rimproverava i politici di cercare troppa visibilità mediatica e di essere troppo spesso in televisione. Rimproverava gli altri, ma lui, tutti i santi giorni in tutti i Tg aveva il suo spazio riservato, e sulla stampa le sue dichiarazioni erano sempre riportate come titoli di apertura, con grande evidenza; aveva sempre da esprimere una opinione su tutto e tutti e questo presenzialismo e protagonismo lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno del suo mandato (quando si dice predicare bene e razzolare male): “Presidente, cosa diceva sui politici in TV?”.  Ma Napolitano ha, di fatto, instaurato una Repubblica presidenziale, senza che nessuno gli facesse notare che andava ben oltre le prerogative e le competenze presidenziali; nemmeno Battista. Per capire la differenza tra il nostro presidente e quello di altri Paesi leggete qui: “Presidenti e sesso“.

Contesta infine anche  l’uso di argomentazioni filosofiche e morali  fatte dal giudice a sostegno della sua sentenza contraria alle nozze gay: “… inerpicandosi sui sentieri impervi della discussione filosofica e disquisendo sullo scandalo «ontologico che i matrimoni tra omosessuali alimenterebbero. L’ontologia dovrebbe essere lasciata ai maestri della morale. Il diritto è un’altra cosa.”, dice. Il diritto è un’altra cosa dalla morale? Anche questa sembra un’affermazione condivisibile. Ma è solo la dimostrazione di come sia facile sbagliarsi quando si vuole piegare un concetto alle proprie tesi (cosa che nel mondo dell’informazione, ma anche della politica e della cultura,  sembra essere la prassi consolidata). Il diritto non solo non è e non può essere disgiunto dalla filosofia e dalla morale, ma ne è la logica conseguenza, la diretta emanazione. Il diritto è la codificazione, la rappresentazione giuridica, dei principi morali di un popolo. Prima viene la morale, dopo, e solo dopo, vengono i codici e le leggi che scaturiscono proprio dall’accettazione di quei principi fondamentali di convivenza sociale; e vengono codificati in leggi perché siano rispettati da tutti, pena l’esclusione dalla comunità o pesanti pene e sanzioni. I reati contro la persona ed il patrimonio, prima che essere leggi dello Stato sono principi morali di un popolo. E’ un principio così elementare che glielo avrebbe spiegato un bambino.

Tanto clamore, scandalo e indignazione solo perché quel giudice ha bocciato le nozze gay. Se le avesse approvate oggi sarebbe un eroe e sarebbe liberissimo di  spiegare le ragioni della sentenza su facebook,  twitter,  social network vari, nei talk show e nei salotti televisivi di tutti i canali.  E nessuno lo attaccherebbe. Il fatto è che, apparentemente, sono tutti strenui difensori del famoso motto di Voltaire, ma in pratica, si vorrebbe applicare l’art. 21 della Costituzione solo a chi la pensa come noi,  gli altri, gli avversari, quando è possibile  è meglio farli tacere o non dargli troppo spazio mediatico. In fondo, però, bisogna tener sempre presente ciò che, qualche anno fa in un improvviso impeto di onestà intellettuale, disse e scrisse lo stesso Battista, proprio sul Corriere, mettendo in dubbio l’attendibilità delle notizie fornite dalla stampa e l’onestà, ed imparzialità, dei giornalisti stessi. Disse: “Non credete a quello che scrivono i giornali.”. Appunto, bravo Battista, concordo.

Titoli pedestri

La lettura delle notizie in rete riserva sempre qualche sorpresa, negli articoli ed anche nei titoli. Gli errori, le imprecisioni, le castronerie, le autentiche bufale, sono così tante ed all’ordine del giorno che il più delle volte si lascia perdere, si sorride e si va oltre. Ma ogni tanto bisogna anche segnalare qualche caso, tanto per ricordarci quale sia oggi la professionalità di quelli che gestiscono l’informazione.

Ecco il primo esempio, preso ancora una volta dal Corriere.it di avantieri: “I borghi italiani più belli d’Italia“.  Non è che ce l’ho in particolare con il Corrierone nazionale, è che talvolta si ha l’impressione, vista la frequenza di errori, che in redazione ci siano Cip e Ciop e Topo Gigio. Questo titolo figurerebbe benissimo in una lezione di giornalismo su pleonasmi e ripetizioni da evitare accuratamente, specie nei titoli. Se sono borghi italiani è ovvio che siano in Italia e non in Francia. E se sono borghi d’Italia è ovvio che siano italiani e non francesi. Quindi, o si scrive “I borghi italiani più belli”, oppure si scrive “I borghi più belli d’Italia“. Così evidente che lo capisce anche un bambino delle elementari. Vederlo riportato, invece, con grande evidenza nella prima pagina del Corriere non solo fa sorridere, ma lascia qualche dubbio (anzi, più di uno) sull’accuratezza e la serietà della redazione. Ma, sinceramente, abbiamo visto anche di peggio. E’ solo un esempio di informazione “stampodista“, stampa-podista, pedestre, di chi scrive con i piedi.

Aquile, cornacchie e talebani

Carlo e Camilla, in visita ad una tradizionale mostra floreale, sono spaventati (dice il Corriere) da un’aquila calva che si agita all’arrivo del principe e della duchessa (“L’aquila calva spaventa Camilla“). In realtà è l’aquila calva che si agita disperata perché spaventata alla vista di una cornacchia bionda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Mullah è ri-morto

Annunciata la morte del mullah Omar, braccio destro di Bin Laden e leader dei talebani. Visto che già nel 2013 lo avevano dato per morto, per maggior sicurezza oggi lo danno per ri-morto, sperando che sia la volta buona. Dicono che fosse un tipo molto tollerante. Anche davanti alle peggiori atrocità commesse dai suoi seguaci si mostrava sempre comprensivo e di solito …chiudeva un occhio.

 

Titoli e leccate

Nuovo scandalo del San Raffaele di Milano. Lo riferisce oggi l’ANSA “Truffa da 28 milioni di euro: 9 indagati“. Ecco l’elenco: “Tra i nove indagati per truffa aggravata e falso figurano Mario Valsecchi, amministratore della struttura fino al 2012 (ha già patteggiato 3 anni fa in seguito all’indagine per bancarotta, nata dopo il suicidio del vicepresidente Mario Cal), Nicola Bedin, attuale amministratore e Roberts Mazzuconi, storico direttore sanitario. Poi ancora: Ottavio Alfieri, direttore dell’unità operativa di Cardiochirurgia, Piero Zannini, primario di Chirurgia Toracica, Roberto Chiesa, primario di Chirurgia Vascolare, Patrizio Rigatti, ex primario di Urologia, Francesco Montorsi, attuale direttore dell’unità operativa di Urologia e direttore scientifico, e Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione e da un paio di decenni ‘angelo custode’ dell’ex premier.”.  Tutti i nove indagati vengono citati solo per nome ed incarico. Solo uno fra i nove, Zangrillo, riceve un’attenzione particolare e con “sottilissima ironia” viene definito come “angelo custode dell’ex premier“.  Ed ecco il titolo dell’ANSA.

Oplà. fatto, ecco come si cucina la notizia e si inventa un titolo che travisa la notizia. Gli indagati sono 9, ma nel titolo compare solo il “medico di Berlusconi“. Come se fosse l’unico indagato per la truffa e fosse l’unico responsabile delle irregolarità nei rimborsi. Ma l’importante è tirare in ballo Berlusconi ed accostarlo ad uno scandalo, anche quando non c’entra nulla; è la strategia mediatica che stanno usando da 20 anni. Ancora un esempio di come la stampa manipola le notizie e l’informazione. Ma guai a sollevare dubbi sulla serietà, l’indipendenza e l’imparzialità della stampa. Sono intoccabili. Sono come le puttane che fanno le puttane, ma se le chiami puttane si offendono e ti prendono a borsettate in testa. Ecco, così sono gli integerrimi paladini dell’informazione. Ne parlavo anche pochi giorni fa in due post, “Stampa casual” e “Renzi, il premier con le mani in tasca“. Chissà che a furia di mostrare questi chiarissimi esempi di “serietà” dell’informazione, qualcuno non cominci ad aprire gli occhi.

In compenso oggi sul Corrierone nazionale ci sono due articoloni in prima pagina dedicati alla visita di Michelle Obama a Milano. Già da alcuni giorni, per annunciare l’arrivo e preparare l’opinione pubblica al grande evento,  Michelle aveva il suo spazio in prima pagina (in verità la Obama family è sempre in prima pagina, qualunque cosa facciano o non facciano): o parlano di Barack, o parlano di Michelle, o parlano delle figlie e perfino di Bo “The first dog” della Casa Bianca.   Ed ogni volta le nostre “grandi firme” si esercitano nell’arte tutta italica del leccaculismo; in questo siamo maestri. La stampa di casa nostra ha sempre uno sguardo benevolo  nei confronti dei presidenti USA (ma solo quando sono democratici  e specie se sono neri); tutto ciò che fa è visto con una luce positiva e presentata in maniera entusiastica. Un esempio fra tanti: “Obama incanta il Corriere“. Si decanta la bellezza, l’eleganza di Michelle, il fatto che sia amatissima dagli americani, il suo impegno per la campagna salutista, la sua abilità nel coltivare il giardino della casa Bianca, le sue doti atletiche. Insomma le lodi si sprecano. E come se non bastasse tanto entusiasmo per la mamma “Michelle fa scalo a Londra“, c’è spazio anche per un box riservato alle figlie. Ecco come ancora sul Corriere, stamattina, si parla delle piccole Obama: “Tutti pazzi per quei vestitini di Malia e Sasha“.

Quei “minidress che stregano il web” ed i “look bon ton che fanno tendenza“. Immagino schiere di milioni di internauti, uomini e donne (tanto ormai è lo stesso), che alla vista delle due sorelline Obama, sono improvvisamente “tutti pazzi“, tutti “stregati“, tutte le ragazzine in fila per accaparrarsi ed indossare quei “minidress” rossi e acquamarina che “fanno tanto tendenza e bon ton“. E se pensate di non essere pazzi e stregati dovreste preoccuparvi per il fatto che siete inconsapevoli di esserlo; perché se il Corriere dice che siete pazzi vuol dire che lo siete. Mica vorrete mettere in dubbio le affermazioni dell’autorevolissimo quotidiano nazionale?  Non vale la pena di ironizzare o ripetere ciò che dico da anni. Poverini, bisogna capirli, anche questi giornalisti devono campare, portare la pagnotta a casa, tengono famiglia. E’ la stampa, bellezza.

Qui una serie di post sulla “Obama family; compreso il cane“.

Vedi

La frangetta di Michelle e altre amenità

La patata di Michelle

Il cetriolo di Michelle

Corriere e la gaffe di Romney

Un cane alla Casa Bianca

Dieta Obama, cozze e caviale

Obama fan club

Renzi, il premier con le mani in tasca

Foto dal G7 in Germania. Matteo Renzi chiacchiera con Obama durante una pausa degli incontri ufficiali ad Elmau in Baviera. Il portavoce del governo, Filippo Sensi, forse per lasciare intendere al mondo che esista un particolare rapporto personale fra il presidente Obama e Renzi, scatta questa foto e la diffonde subito in rete.

Corriere Renzi Obama

 

E scoppia il caso. La foto viene ripresa da tutti i media e gli osservatori si chiedono cosa tenga in mano Obama: forse un pacchetto di sigarette? Obama ha ripreso a fumare? Tutti se lo chiedono, si sprecano i commenti e le ipotesi e si riempiono le pagine dei giornali per due giorni. Si crea tanto scalpore  che  il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest,  deve affrettarsi a smentire. E così il Corriere che  aveva sollevato per primo l’ipotesi con questa immagine in prima pagina,  oggi ripubblica la stessa foto con la smentita. Intanto si riempie la pagina, si fa finta di fare informazione, si porta a casa la pagnotta e tira a campare.  Ragazzi, questa è serietà professionale.

Ma la cosa curiosa di questa foto non è il dubbio che Obama abbia fra le mani un pacchetto di sigarette: del fatto che Obama fumi o non fumi non ce ne può fregar di meno, sono affari suoi. La cosa che salta subito agli occhi di chiunque, anche di un lettore superficiale e distratto, è quello che ho già scritto appena tre giorni fa nel post “Stampa casual“, a proposito di questa foto e dell’atteggiamento del nostro premier. Ha sempre quest’aria di superiorità, guarda tutti dall’alto in basso, altezzoso, sprezzante, arrogante, spavaldo, superbo, presuntuoso…si può continuare ad elencare tutti i sinonimi possibili, gli si addicono tutti. Forse da boy scout ha imparato a montare le tende, ad accendere i falò, a costruire trappole, ma forse i lupetti non dedicano abbastanza attenzione al galateo, l’educazione, le buone maniere. Il risultato si vede, il nostro lupetto ha parecchie lacune, anche gravi, per quanto riguarda il suo stare in società.

Una delle prime cose che venivano insegnate una volta ai bambini era quella di non tenere le mani in tasca. Erano regolette elementari, come non ficcarsi le dita nel naso, non giocherellare con le posate a tavola, coprirsi la bocca quando si tossisce etc. Insomma, l’abc delle buone maniere di ogni persona civile. Il nostro Matteo forse ha saltato diverse lezioni. La sua esperienza da boy scout va bene ed è utile se si vive nei boschi, fra  lupi, orsetti e cinghiali, o se partecipa ad un campo con le Giovani marmotte. Ma è del tutto inadeguata se si diventa capo del governo e si incontrano ministri, ambasciatori e capi di Stato.

A vedere questa foto sembrerebbe che il nostro lupetto non stia parlando con il presidente degli Stati Uniti, ma stia chiacchierando di pettegolezzi da comari con l’amico di merende nel circolo  della bocciofila del paesello. Insopportabile e ingiustificabile: è l’unico capo di governo che, anche negli incontri ufficiali, sta in maniche di camicia, tiene le mani in tasca e saluta dando il 5, come si usa fra compagni di squadra del calcetto. Ma nessuno sembra farci caso. Il Corriere ancora meno. E così, mentre pubblica questa foto, invece che notare e stigmatizzare l’atteggiamento irriguardoso e decisamente ineducato di un ragazzotto in maniche di camicia e con le mani in tasca, con atteggiamento cialtronesco da bulletto di periferia, pur di non accennare alla maleducazione di Renzi,  sposta l’attenzione sul dettaglio delle mani di Obama e si pone una domanda cruciale: “Obama fuma“? Da non credere. Ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate per questa perla del Corriere. Ma c’è poco da ridere, anzi la faccenda è più seria di quanto sembri, purtroppo, anche se molti non se ne rendono conto (o preferiscono ignorare la realtà)

Questa è la serietà del quotidiano più importante d’Italia. Se fosse un altro personaggio politico a presentarsi così  lo massacrerebbero.  Ma se lo fa Renzi è una cosa simpatica, è il nuovo stile popolare, è un segno di cambiamento, è il nuovo stile presidenziale, il tocco giovanile del nostro premier per caso. Ricorda molto una vecchia barzelletta sull’atteggiamento della stampa nei confronti di Berlusconi. Un giorno Berlusconi per dare prova ai suoi seguaci di possedere doti, capacità e poteri eccezionali, trovandosi in riva ad un lago, comincia a camminare sulle acque. Il giorno dopo, per non dare la notizia del fatto eccezionale,  L’Unità titola “Berlusconi non sa nuotare“. L’atteggiamento della stampa nei confronti del potere è esattamente questo. Non conta tanto il fatto, quanto la maniera di presentarlo secondo il fine che si vuole raggiungere. Se Renzi cammina sulle acque si fanno titoli a 9 colonne “Miracolo: Renzi  cammina sulle acque“. Se lo fa Berlusconi si titola “Berlusconi non sa nuotare“. Quando per decenni questo è il sistema di fare informazione è chiaro che i danni sono gravissimi e l’opinione comune viene sistematicamente condizionata, manipolata ed usata strumentalmente.

Questa è quella che chiamano informazione. Questo è il modo di trattare e manipolare le notizie e le immagini in maniera strumentale per fini non sempre chiari e deontologicamente corretti. E’ la prassi di una stampa ormai del tutto inattendibile, omologata al pensiero unico dominante della sinistra ed asservita ai suoi interessi politici, economici e culturali. Purtroppo non tutti i lettori hanno la capacità di leggere criticamente i media e di individuare i trucchi del mestiere. Chi gestisce l’informazione lo sa bene e ne approfitta. E’ la stampa, bellezza.

 

EXPO e teppisti

Primo maggio, Milano a ferro e fuoco: la polizia sta a guardare. Le immagini della devastazione di Milano (vedi qui) le abbiamo viste sulla stampa, in rete, in televisione; non hanno bisogno di commenti. Gli italiani hanno capito benissimo cosa è successo, perché è successo e perché la polizia, ieri come tante volte in passato, si tiene a debita distanza dai vandali; ordini dall’alto, bisogna limitarsi a controllare la situazione, evitando gli scontri con i manifestanti ed evitando di provocare i delinquenti per evitare reazioni violente e maggiori danni. Questa è la linea “politica” del nostro sistema di difesa dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico.

Ciò che lascia allibiti è la reazione del potere, della stampa  e dei commentatori. A sentire e leggere certi commenti sembra che si riferiscano a fatti diversi da quelli visti a Milano. Ma chi è abituato a guardare la realtà in maniera critica e, soprattutto, a giudicare i fatti non lasciandosi condizionare dai media, sa benissimo che l’informazione è talmente manovrata e manipolata da essere del tutto inattendibile. Non ci meravigliamo più di tanto, quindi, ben sapendo che la realtà viene presentata dai mezzi d’informazione applicando il criterio della doppia morale. “La verità è ciò che conviene al partito“, diceva Togliattiil migliore” (figuriamoci gli altri).  Quel principio è sempre valido: raccontare la realtà non per quello che è, ma secondo la convenienza del potere politico, economico, culturale.

Ultimamente la parola d’ordine sembra essere l’ottimismo. Tutto va ben madama la marchesa, va tutto ben. Chi non è d’accordo ne paga le conseguenze. Vedi, giusto per fare un esempio recente, la sostituzione di dieci deputati del PD in Commissione riforme, colpevoli solo di non essere d’accordo con la linea del premier Renzi sulla riforma elettorale. Un provvedimento che non si era mai visto alla Camera. Ma guai a parlare di autoritarismo; Matteo dice che è nelle regole della democrazia. E se lo dice Matteo non si può contestare (salvo andare incontro a guai seri), le sue parole sono legge: ipse dixit. Ma torniamo alle prove di guerriglia urbana messe in atto a Milano.

Ecco il titolo dell’ANSA :”Teppistelli figli di papà“, così se la cava il nostro fanfarone toscano.  Insomma, quattro ragazzi un po’ scalmanati, ma niente di preoccupante. E tanto per confermare che non è successo niente di grave, come viene ripreso nel titolo, il sindaco Pisapia invita i milanesi a rimboccarsi le maniche per ripulire la città e rimediare ai danni. Come dire che non è successo niente, ora diamo una ramazzata, sostituiamo qualche vetrina rotta, rottamiamo le auto bruciate e tutto torna come prima. Anche il ministro Alfano è soddisfatto: “La tattica di ordine pubblico adottata a Milano  ha infatti evitato il peggio.”.  Chiaro? Ringraziamo il cielo perché poteva andare molto peggio.

Lo afferma anche un autorevole editorialista del Corriere, Luigi Ferrarella, che senza nemmeno vergognarsi un po’, afferma “E’ andata bene” ed apre così il suo pezzo: “Com’è andata? Bene.” . E chiarisce anche il perché della sua soddisfazione: “… il risultato “nessun ferito” serio, e 11 contusi tra i poliziotti, é già una gran cosa.”. Chiaro, un ottimo risultato. Queste sono le “grandi firme” del giornalismo di casa nostra, quelli che creano l’opinione pubblica. Anche Napolitano, che insieme alla sua Clio non ha voluto rinunciare all’occasione della passerella all’Expo, ha minimizzato la devastazione: “Ieri è stata una giornata bellissima, una magnifica inaugurazione“. Anzi, ha criticato i media perché, a suo dire, hanno dato troppo spazio ai disordini e i vandalismi dei black bloc; “capovolgono la realtà“. Non bisognava parlarne per non rovinare la festa.

Avrebbero voluto che i media tacessero sui black bloc. Sì, niente resoconti, niente servizi televisivi, silenzio. Meglio dedicare spazio alla passerella di Renzi, Napolitano e consorte, Pisapia, Prodi (c’era anche lui) e tutta la coorte di compagni sinistri. Come se già non fossero tutti i giorni in prima pagina e su tutti i TG. Strano, quando al governo ci sono loro non sopportano le contestazioni, gli scioperi, i disordini. Guastano il clima da salvatori della patria. Se invece al governo c’è il centrodestra, allora via con i cortei, le proteste, il diritto alla manifestazione, la rabbia della gente, il popolo che scende in piazza. Già, anche la protesta è elastica, dipende da chi la fa e contro chi. E siccome questi black bloc o antagonisti, o No Expo, o centri sociali, o disubbidienti, o comunque li si voglia chiamare, sono quasi sempre di estrazione sinistra, allora si cerca di minimizzare. Ricorda molto la vecchia storiella dei terroristi delle brigate rosse che insanguinarono l’Italia negli anni di piombo, nati, cresciuti e allevati nelle sezioni del PCI a pane e Marx, lotta di classe e anticapitalismo, ma che per la sinistra erano solo “compagni che sbagliano“.

Pensate che se i disordini fossero stati causati da movimenti di destra, la reazione sarebbe stata la stessa? No, altra storia, allora ne avrebbero fatto una sorta di attentato, di insurrezione, di rivoluzione armata, di guerra, avrebbero chiesto le dimissioni di ministri, sindaci, prefetti, questori e dell’intero governo. Sarebbe successo il finimondo. Ma se i dimostranti sono di sinistra, allora la cosa non è molto grave; sono solo quattro teppistelli. Sono talmente disonesti e in malafede che arrivano perfino a travisare completamente i fatti. Ieri Andrea Camilleri, comunista e intellettuale di regime, appena avuto notizia dei disordini di Milano ha scritto su Twitter “Caro ragazzino di Casapound che oggi hai fatto il #blackblock Lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?”. Per Camilleri i vandali di Milano erano di Casa Pound. Effetti della senescenza, ma anche della malafede congenita.

Questa però supera anche la fantasia più sfrenata. E’ ancora un titolo dell’ANSA “Savina, il questore che ha fermato i black bloc“. Un elogio sperticato del questore, dell’azione della polizia, dell’attività di controllo preventivo, della strategia adottata: “La strategia della Questura è stata vincente“, scrive l’Ansa. E meno male che è stata vincente e che il questore “ha fermato i black bloc“. Figuriamoci se non li avesse fermati! Insomma, dobbiamo ringraziare il cielo che ce la siamo cavata con poco. Ma andate a dirlo a chi ha avuto l’auto bruciata, le vetrine rotte, i negozi devastati. E ditelo ai cittadini che devono pagare i danni. Maroni ha promesso un primo intervento di un milione e mezzo di euro per venire incontro a chi ha subito danni. Ma non sono soldi che calano dal cielo, sono sempre soldi dei cittadini, dei milanesi, degli italiani. I delinquenti distruggono e noi paghiamo i danni.

Ma i media tendono a sminuire gli effetti della guerriglia e vogliono far dimenticare l’accaduto, per non intaccare l’immagine positiva del governo Renzi, non guastare la festa dell’inaugurazione dell’EXPO e rovinare l’atmosfera idilliaca di un’Italia che esiste solo nei tweet mattutini del premier per caso. Così, minimizzano l’accaduto e, anzi, tutti si dicono soddisfatti di come sono andate le cose. E’ la dimostrazione che questa gente vive in un altro mondo, non in quello della gente normale, è un’altra dimensione, un universo parallelo in cui va tutto bene e centinaia di delinquenti che devastano il centro di Milano sono solo quattro teppistelli figli di papà, magari annoiati, che fanno un po’ di baldoria per distrarsi e divertirsi. Niente di grave. Ora i milanesi si armano di scope e stracci, ripuliscono tutto e Milano torna come nuova.

Si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità: la completa incapacità dello Stato di difendere i cittadini e le città dalla violenza di delinquenti di professione, dall’internazionale della guerriglia e da bande di criminali stranieri che vengono a delinquere in Italia contando su leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti e punire le forze dell’ordine, e sulla benevolenza dei giudici. Attraverso i mezzi d’informazione, controllati e manipolati ad arte,  ci presentano una realtà virtuale che esiste solo nei palazzi del potere. Non vedono e non vogliono vedere la quotidianità scomoda. Preferiscono vivere di promesse, di slides, di cartoline di un Paese che non esiste, di autocompiacimento, di ologrammi che scambiano per realtà. Ecco perché nello  spettacolo musicale dedicato all’ inaugurazione dell’Expo, trasmesso in mondo visione da piazza del Duomo il 30 aprile, hanno voluto sul palco un interprete di questo nuovo modo di guardare il mondo, o meglio di “non guardare e non vedere”; hanno scelto il testimonial ideale, Andrea Boccelli, un tenore cieco  Geniali.

Questa doppia morale della sinistra mi fa venire in mente un vecchio post del 2007 in cui ricordavo che quando per decenni si allevano i giovani a pane e rivoluzione, ideologia e contestazione del potere, può succedere che quando poi quei maestri di violenza arrivano al potere la contestazione gli si ritorce contro e gli alunni prendono a sassate i professori.  Vedi “Cria cuervos“.

Diamo i numeri

Funerale a St.Louis per il giovane afroamericano Michael Brown ucciso a Ferguson da un poliziotto il 9 agosto scorso. Ne riferiscono tutti i media con immagini della cerimonia e note sulla partecipazione del pubblico.

L’Ansa, la nostra maggiore agenzia giornalistica, titola così “Centinaia di persone ai funerali ...”. Sinceramente,  visto il clamore suscitato dal tragico episodio e dopo diversi giorni di proteste e scontri anche violenti, ci si aspetterebbe una partecipazione più nutrita. Ma se l’Ansa riferisce di centinaia di partecipanti  bisogna crederci. Non è nemmeno un errore nel titolo, come succede spesso. Infatti, leggendo il pezzo, si vede che anche all’interno si parla di “centinaia di partecipanti“.

Ma ecco il titolo del Corriere on line che rilancia e fornisce cifre decuplicate. “In migliaia ai funerali di Brown“. Anche in questo caso non è un errore nel titolo. La didascalia che illustra le immagini della cerimonia, infatti, comincia proprio così: “Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali di Michael Brown…”. Oddio, ma allora sono centinaia o migliaia? Se l’Ansa è la maggiore agenzia giornalistica, il Corriere non è da meno; è il più diffuso ed autorevole quotidiano italiano. E allora se due colossi dell’informazione come questi sparano cifre a caso a chi dobbiamo credere? Avranno visto, forse, due funerali diversi? Ma poi, qualcuno ha contato davvero i presenti,  oppure hanno fatto un conteggio ad occhio? Certo è che la stampa è sempre meno credibile. Invece che fornire dati e notizie precise e verificate, molto spesso si limita a “dare i numeri“, in tutti i sensi. E’ la stampa, bellezza!

Sgarbi e l’auto misteriosa

Ieri tutti i quotidiani hanno riportato la notizia della brutta avventura di Vittorio Sgarbi. L’auto sulla quale viaggiava ha preso fuoco, a causa, dicono, di un corto circuito all’impianto elettrico. Succede. Per fortuna Sgarbi e gli altri occupanti della vettura se la sono cavata solo con un po’ di spavento. Ma in questa notizia di cronaca c’è un piccolo mistero.

Ecco a lato il box apparso sulla prima pagina del Corriere.it.  Qui si può leggere l’articolo “Auto va a fuoco; paura per Sgarbi“. Credo sia normale che, vedendo la foto e leggendo il pezzo, ci si chieda che tipo di macchina sia quella andata a fuoco.  Semplice curiosità. Ma nel pezzo sul Corriere questa informazione non c’è. Strano, ma pazienza, forse i solerti cronisti del Corriere non reputano importante specificare il modello dell’auto. Poi, però, visto che quella notizia la troviamo su tutti gli altri siti d’informazione in rete, sempre per curiosità, leggiamo anche altri articoli e scopriamo che tutti riportano chiaramente il tipo di macchina: si tratta di una Lancia Thesis. Lo riferisce l’ANSA: “Le fiamme che hanno distrutto la Lancia Thesis …”. Lo riporta anche il quotidiano L’Unione sarda: ” Illesi tutti i passeggeri, mentre la Lancia Thesis è andata completamente distrutta.”. E così anche tutti gli altri siti riportano chiaramente il tipo di auto coinvolta: una Lancia Thesis.

Allora, come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: “Come mai, se tutti riportano il tipo e la marca dell’auto, il Corriere non lo scrive?”. Si può anche pensare che questa sia una domanda inutile, fuori luogo, superflua, da eccessiva pedanteria. Ma non lo è. Anzi, sono quei piccoli dettagli che ci aiutano a capire meglio come funziona l’informazione. E’ dalle piccole cose che, spesso, si capiscono quelle grandi. Vediamo di dare una spiegazione al mistero dell’auto che il Corriere evita di citare. Un’auto che prende fuoco per un difetto di fabbricazione, come è il caso di un corto circuito elettrico, lascia qualche dubbio sull’affidabilità e la sicurezza del modello e della casa costruttrice. Così abbinando la marca dell’auto all’incidente  l’azienda che la produce ne ricava un danno dell’immagine. E’ una specie di pubblicità negativa che le aziende vorrebbero evitare ad ogni costo.

La conseguenza è che un possibile cliente che voglia acquistare un’auto nuova, trovandosi di fronte ad una Lancia Thesis, potrebbe ricordarsi dell’incidente di Sgarbi e pensare che, in fondo, è meglio scegliere un altro modello perché quella potrebbe avere dei problemi al circuito elettrico e potrebbe prendere fuoco. Questo è il meccanismo mentale che abbina l’incidente di Sgarbi alla Lancia Thesis. Bene, ma allora perché il Corriere evita di citarla, mentre l’avrebbe certamente citata se fosse di un’altra marca straniera? Elementare Watson…perché la Lancia Thesis è del gruppo Fiat e la Fiat è l’azionista di maggioranza del Corriere della sera. Ergo, meglio non citarla perché, per i motivi  suddetti, sarebbe una pubblicità negativa per la FIAT.  Chiaro? E se usano questi trucchetti infantili per delle insignificanti notiziette di cronaca, figuratevi come manipolano l’informazione quando si tratta di interessi ben più consistenti. E’ la stampa, bellezza!

Ammazziamo il gattopardo

Svelata la congiura di palazzo (meglio, del Colle) che portò Monti al governo. Fu un vero e proprio complotto ordito già a giugno 2011, dai poteri forti europei, politici e finanziari, che, facendo leva sull’innalzamento dello spread (pilotato dalla speculazione finanziaria), portarono Berlusconi a dimettersi. Alan Friedman documenta quegli avvenimenti in un libro appena pubblicato “Ammazziamo il gattopardo” ed in una serie di interviste registrate. E’ la dimostrazione che, a giugno 2011 (cinque mesi prima delle dimissioni di Berlusconi), De Benedetti, Prodi e lo stesso Monti fossero informati del fatto che il Presidente Napolitano  avesse in mente la possibilità di una crisi di governo per sostituire Berlusconi con Monti. Se questa non è una congiura o un complotto, cos’è? Ne ho già parlato ampiamente nel post “Hillgate (i misteri del Colle)”.

Si tratta di rivelazioni gravissime che ipotizzano la piena consapevolezza e la responsabilità di Napolitano (sostenuto dalla politica e dalla finanza europea) nel gestire e favorire la crisi del governo Berlusconi per preparare l’avvento del governo tecnico di Mario Monti. Ma stranamente nessuno ne parla. Il libro è primo nella classifica delle vendite, ma, salvo lo spazio dedicatogli dal Corriere (il libro è edito da Rizzoli!) e qualche servizio in TV, in concomitanza con l’uscita del libro, sembra che la cosa debba finire nel dimenticatoio; come sempre quando si tratta di magagne della sinistra e specialmente se riguarda Re Giorgio. Chi non avesse letto il pezzo sul Corriere (richiamato nel post citato), può almeno vedere questo video ripreso su You Tube che, date le dichiarazioni esplicite degli intervistati, lascia ben pochi dubbi sul fatto che si sia trattato di un vero e proprio complotto per far decadere Berlusconi e portare al governo Monti, ma, soprattutto, sulle pesanti interferenze del Presidente Napolitano sulla scena politica nazionale.