ll pensiero corto

Ci sono vari tipi di pensiero. C’è il “pensiero debole” di Vattimo, c’è il “pensiero breve” dei 140 caratteri di Twitter, e c’è anche il “pensiero corto“, quello che non va oltre la punta del naso. Gli esempi di questo tipo di pensiero si sprecano. Uno dei casi più eclatanti, e che ogni giorno trova ampio spazio sulla stampa è quello di papa Bergoglio. Ha una curiosa predisposizione a sparare sentenze senza rendersi conto delle conseguenze di ciò che dice. Ne parlavo anche 3 giorni fa nel post “Il Papa è sereno” a proposito di una frase del Papa che dice di fare sua una abitudine degli italiani: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo. Questo dice, senza rendersi conto che se tutti applicassero quel principio salterebbero in aria di colpo tutte le opere di carattere umanitario, assistenziale, di volontariato e solidarietà. Perché mai dovremmo rovinarci la vita, occupandoci di poveri, deboli, bambini africani e barboni? Un po’ di sano egoismo e menefreghismo e campiamo tranquilli; gli altri si arrangino.

Papa pedofiliMa dice anche altro. Per esempio, a proposito dello scandalo dei preti pedofili, dice: “Parliamoci chiaro: questa è una malattia. Se non siamo convinti di questo, non si potrà risolvere il problema. Quindi, attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva.”. Di recente, commentando l’ennesimo caso di pedofilia venuto a galla in Sardegna (don Pascal Manca) dicevo ironicamente che, visto che i casi di preti pedofili o dediti a varie pratiche sessuali sono in crescita, forse deve esserci un virus che si diffonde in seminari, chiese, canoniche e sagrestie. Oggi lo conferma il Papa: è una malattia. Che scoperta. Tutti pensavano che abusare sessualmente di bambini fosse pratica del tutto normale, “cosa buona e giusta”. Meno male che c’è il Papa ad informarci che, invece, è una malattia. In quanto alla “maturità affettiva”, magari ce l’hanno quando entrano in seminario; la perdono dopo proprio grazie alla convivenza forzata tra maschietti ed alla necessità di dare sfogo alle pulsioni sessuali che hanno tutti gli essere umani; compresi i preti. Pulsioni così forti che qualche prete (vedi don Andrea Contin a Padova) esagera ed organizza addirittura un giro di prostituzione in canonica a beneficio suo e di altri amici e preti “amanti del genere”. Per capire che non si tratta di casi isolati, basta prendere i dati riportati di recente dalla stampa, risultati dall’inchiesta della Royal Commission. Pare che solo in Australia negli ultimi decenni siano stati accertati 1880 religiosi coinvolti in più di 4.000 casi di abusi sessuali. Caro Papa Bergoglio, quello che diceva sui gay “Chi sono io per giudicare?”, vale anche per i preti pedofili e puttanieri?

Ora però, dopo l’ultima dichiarazione papale, si pone un problema. Se è vero che “la pedofilia è una malattia”, allora non è perseguibile secondo la dottrina della Chiesa. Non si è mai sentito che avere l’influenza o la scarlattina sia peccato. Nelle Tavole della legge c’è scritto “Non rubare, non ammazzare, non dire falsa testimonianza…”; ma non c’è scritto Non ammalarti”, altrimenti finirai allo spiedo arrostito a fuoco lento come un kebab. Allora se la pedofilia è una malattia e la malattia non è peccato, i pedofili possono stare tranquilli, non violano nessun comandamento. Non devono nemmeno pentirsi, confessarsi, né chiedere perdono; puri come angioletti. La cosa strana, però, è che, come tutti i maschietti sanno (l’incubo di tutti i ragazzini quando si andava a confessarsi: non bastava sapere che ti toccavi, volevano sapere anche “quante volte“), “toccarsi il pisellino” vuol dire finire all’infermo per l’eternità, perché  è un gravissimo peccato mortale. Se invece sono i preti a “toccare” i ragazzini, è malattia; quindi non è neppure peccato veniale. Che strana morale. No?

Purtroppo Bergoglio non è il solo cultore del “pensiero corto“, è in buona compagnia. La classe politica è piena di autorevoli rappresentanti della categoria, come anche l’ambiente culturale, quello dello spettacolo, dell’informazione e perfino della scienza. Tutta gente che ama più l’effetto retorico, l’estetica delle parole,  l’eleganza dell’aforisma, invece che il contenuto. Quindi si crogiolano nell’autocompiacimento e non si rendono conto che spesso le loro affermazioni portano, se applicate, a conclusioni aberranti. Uno dei casi più gravi, e drammaticamente attuale, di questo pensiero corto riguarda un articolo della nostra Costituzione “più bella del mondo“. L’art 10, che riguarda il diritto d’asilo, fra l’altro dice: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.“. Non parla di quelli che sono perseguitati nei loro paesi perché oppositori del governo o non rispettosi delle “loro leggi“, ma quelli che provengono da paesi in cui non sono riconosciute le libertà garantite dalle “Nostre leggi“, dalla  nostra Costituzione.  Facile immaginare lo spirito che ha portato alla stesura di questo articolo. Si era appena usciti da un ventennio fascista, quando il regime mandava al confino gli oppositori e gli antifascisti emigravano all’estero per sfuggire all’arresto o alle persecuzioni. Lo spirito è, dunque, quello di garantire ad eventuali perseguitati politici il diritto d’asilo.

Ma nessuno si è chiesto quali sarebbero state in futuro le conseguenze di questo principio, se applicato in condizioni estreme, non applicate a pochi casi di profughi, ma a migrazioni di massa. Eppure, se si vuole capire quali siano le conseguenze di un qualunque atto, legge, norma o regola sociale, bisogna ipotizzare la sua applicazione non in condizioni normali, ma in condizioni estreme. In poche parole, in base a questo articolo noi siamo tenuti ad accogliere tutti coloro che vivono in paesi nei quali non vige la “Nostra Costituzione“. Ovvero, più della metà della popolazione terrestre.  Per esempio tutti i paesi arabi musulmani in cui vige la legge coranica, Cina, Cuba, Cambogia, Corea del Nord e, se non fosse crollato il comunismo, tutti i paesi dell’Unione sovietica. Un po’ troppi per ospitarli tutti in Italia, non credete? Eppure questo dice l’art. 10. Ora, non prevedere queste conseguenze, non è ingenuità, non è nemmeno eccesso di solidarietà; è proprio idiozia. O, in termini più morbidi, “pensiero corto“, quello che vede solo l’immediato, il presente, che guarda solo dentro il proprio orticello e non prevede le possibili conseguenze in futuro.  E non è il solo esempio di “pensiero corto” nella nostra Costituzione.

Un altro illustre cultore del “pensiero corto” è il noto sociologo Francesco Alberoni. Una volta scriveva sul Corriere, poi è passato al Giornale, ma il suo stile è sempre lo stesso. Sono 40 anni che, con qualche piccola variazione sul tema, continua a rimuginare sugli stessi argomenti di Innamoramento e amore, il libro che molti anni fa gli diede grande notorietà e successo. Ricordo che cominciai a leggerlo, ma mi sembrava di leggere la posta del cuore della Contessa Clara. Chiusi il libro senza neppure finire di leggerlo. Se non sapete cosa sia la banalità, leggete Alberoni, lo capirete subito. Oggi ci ha deliziato con l’ultima sua fatica “Chi va con persone chiare impara ad essere geniale“. E per dimostrare che intende parlare proprio di geni e non di concorrenti dei talent show televisivi o degli Amici della De Filippi, unisce all’articolo questa foto di gruppo del 1927. Si tratta della foto di un congresso di fisici organizzato da Solvay a Bruxelles. Vi sono presenti le più belle menti scientifiche di quegli anni, da Bohr ad Heisenberg ed Einstein (lo si riconosce al centro della prima fila.

Dice Alberoni che la semplicità e chiarezza di pensiero “si raggiunge frequentando chi è chiaro“. Chiaro, chiarissimo; anzi per niente. La semplicità di pensiero, la chiarezza di idee, la genialità, così come il talento artistico, non si raggiunge. O si ha o non si ha, Ficcatevelo bene in testa una volta per tutte e piantatela con questa idea balzana che tutti possono diventare genietti “frequentando chi è chiaro” o esercitando la mente, magari con i giochini da Settimana enigmistica. Dice ancora Alberoni: “Spesso, dopo aver risolto un problema che ci appariva insolubile, abbiamo l’impressione che la soluzione fosse proprio sotto i nostri occhi.”. Già, ma “prima” di scoprire che la soluzione era sotto gli occhi, bisogna avere la capacità di risolvere il problema. E quella capacità o si ha o non si ha. Anche questo è un problema da risolvere. Ma stranamente nessuno vede, o non vuol vedere, la soluzione sotto gli occhi. Forse perché quella soluzione ci obbligherebbe a prendere atto dei nostri limiti e riconoscere la nostra incapacità e mancanza di talento. Meglio illudersi che con un po’ di impegno e “frequentando chi è chiaro” tutti possiamo diventare geni.

L’idea che si possano modificare le caratteristiche mentali individuali, il talento artistico e le predisposizioni intellettuali (che sono predeterminate geneticamente) con qualche trucchetto, l’esercizio o le “frequentazioni” giuste, è una delle più tragiche truffe culturali della storia del pensiero umano. Deriva dall’idea che gli uomini nascono tutti uguali (Vedi “Diritti e doveri“) come pupazzi di plastilina con una mente (una Tabula rasa, dice Locke) facilmente plasmabile con l’educazione, l’istruzione, o “frequentando chi è chiaro”. Una specie di apprendistato mentale da praticare andando a bottega dagli illuminati, dal guru del momento, o magari da un noto sociologo. A bottega si impara a fare il falegname, il meccanico, il gommista, non a diventare geni. In questa idea che si possa migliorare il proprio livello intellettivo o scoprire talenti nascosti (su questa sciocchezza ci campano in molti, scrivendo manualetti buoni per tutti gli usi),  c’è una piccola  parte di verità, ma è così piccola da essere insignificante. Se così fosse, tutti i familiari, amici, domestiche, compagni di lavoro e persone che per lungo tempo sono state a stretto contatto con artisti, scienziati, filosofi, scrittori, sarebbero diventati tutti geni. Vi risulta che la domestica di Verdi, a furia di sentire il maestro comporre, abbia scritto delle opere? Se è così ha ragione Alberoni. Altrimenti no; è solo un buon esempio di “pensiero corto“.

Ho parlato spesso di Alberoni e di quella strana categoria che passa sotto il nome di intellettuali. Ecco una serie di post.

Creativi si nasce, Alberoni si diventa

Diffidate degli intellettuali

Diffidare è d’obbligo

Creatività e movimento

Narcisismo intellettuale

Cazzate d’autore

Donne, uomini, erotismo ed altro(secondo Alberoni)

Alberoni e l’amore

Pensieri in offerta speciale, allegati alla rivista

Scalfari e la mosca(perfetto esempio di pensiero corto)

News 2014

Cominciamo bene. Una delle prime notizie di questo nuovo anno mi ha messo di buon umore. E speriamo che sia di buon auspicio. Eccola. “Balotelli va in Turchia?”.  Sembra, che il nostro super Mario, super valutato, super pagato e super presente su tutti i media, voglia lasciare il Milan per andare a giocare nella squadra turca del Galatasaray. Magari! Così ce lo leviamo dalle pall…dai palloni una volta per tutte. Pensavo di essere io a non essere proprio un estimatore (è un eufemismo) di questo calciatore. Ma sbagliavo. Basta leggere i commenti a questa notizia, nella pagina linkata, per rendersi conto che questo giovanottone strapagato sta sulle pall…sui palloni alla maggioranza degli italiani. Così, speriamo davvero che vada in Turchia. Ma, soprattutto, che ci resti il più a lungo possibile.

Primarie e buffonarie. Come tutti sanno il Partito democratico ha fatto le sue brave primarie per eleggere il segretario nazionale. Ormai in casa PD le primarie vanno come il pane. E sono motivo di orgoglio per i militanti che le sbandierano come prova di vera democrazia interna. Bene, di recente hanno fatto le primarie anche in Sardegna per eleggere il candidato alle prossime elezioni regionali che si terranno il 16 febbraio. Ha vinto Francesca Barracciu. Ma a causa di dissensi interni pochi giorni fa ha dovuto rinunciare alla candidatura. Ma non era stata votata dalla maggioranza degli elettori del PD? Certo, ma evidentemente talvolta la tanto sbandierata “democrazia” del PD va in crisi. Così, ormai in pieno clima elettorale, mentre tutti gli altri partiti hanno già definito le candidature, il PD sardo è ancora in alto mare, senza un candidato proprio (Regionali: cinque candidati in corsa. Il PD deve ancora scegliere il nome). Buffoni. Visto che le primarie non sono servite a nulla, faranno le secondarie? Non, non c’è più tempo. E allora? Forse faranno le “Buffonarie“. Se questa è serietà!

Le sentinelle dormono. Mentre il PD sardo naviga a vista, in campo nazionale, invece, il nuovo segretario, Renzi, ha le idee molto chiare. Ha già detto che i punti prioritari che il governo Letta dovrà affrontare con urgenza sono la riforma elettorale, lo ius soli e le unioni civili. Bene, così dando la cittadinanza a tutti gli stranieri e favorendo le unioni fra omosessuali, risolviamo la crisi. rilanciamo l’economia e diamo lavoro a milioni di disoccupati. Saranno felicissimi i cassintegrati del Sulcis. No? Ma il segretario del Nuovo cento destra, Angelino Alfano, ha risposto subito che su unioni civili e ius soli non è d’accordo. Per tutta risposta i senatori PD affermano che andranno avanti anche senza il suo consenso.

Ormai, dopo la rottura con Berlusconi questi quattro gatti del Nuovo Centro destra, nel governo Letta non contano più nulla. Forse non l’hanno ancora capito o non vogliono prendere atto del loro fallimento. Ma è solo questione di tempo. La dimostrazione l’abbiamo già avuta. Disse Alfano che sarebbero stati le “Sentinelle delle tasse“. Balle! Intanto non hanno fatto nulla per bloccare il pagamento della seconda rata IMU (in tutti quei Comuni che avevano aumentato l’aliquota). E poi nulla hanno fatto per bloccare tutta la serie di nuovi aumenti che graveranno sui cittadini nel nuovo anno. Mentre Letta & Co. approvavano la Legge di stabilità, con tutti i nuovi balzelli, le sentinelle delle tasse dormivano. Ora l’unico dubbio è questo: quanto tempo impiegherà Alfano a capire che lui e le sue quattro “sentinelle” contano quanto il due di picche?

Letterine di fine anno. E’ consuetudine che a fine anno i bambini scrivano le letterine a Babbo Natale. Poi crescono, diventano adulti e smettono di credere a Babbo Natale. Ma non tutti,  quelli che anche da adulti credono ancora  nelle favole continuano a scrivere letterine non più a Babbo Natale, ma a “Babbo” Napolitano e Papa Francesco. Il Papa risponde ai suoi “amici di penna” chiamandoli direttamente al telefono. Lui chiama tutti, bambini, disoccupati, edicolanti e calzolai in Argentina. Oggi ha chiamato pure le Carmelitane scalze spagnole, rimproverandole perché non hanno risposto subito al telefono (Papa chiama convento, ma non risponde nessuno). Napolitano, invece, preferisce rispondere con messaggi video. Così, durante il suo messaggio di fine anno alla Nazione, invece che affrontare temi seri ed urgenti, ha menzionato alcune delle  lettere che riceve quotidianamente dai cittadini. Circa un terzo del suo intervento lo ha dedicato a questi messaggi. Sembrava l’angolo delle lettere al direttore o la rubrica della contessa Clara. Del tipo “Sono Samantha da Ravenna, cosa posso fare per eliminare i fastidiosi brufoli giovanili?”.

Ed a tutti il nostro Presidente ha dedicato un pensiero ed una risposta. Vi sembra questo messaggio di fine anno agli italiani, a reti unificate,  degno di un Presidente della Repubblica? E’ per sostenere un Presidente e la sua reggia dorata che ci costa quasi 300 milioni di ero all’anno che gli italiani pagano le tasse?  (Napolitano chiede sacrifici, ma vive in una reggia). Eppure i media hanno esaltato il suo discorso, gridando al miracolo degli ascolti in crescita rispetto allo scorso anno: + 2.8%. Una balla grande come un palazzo, quello del Quirinale. Come tutti i media hanno riportato a fine anno, la stragrande maggioranza degli italiani, circa il 75%, contrariamente agli anni scorsi, non è andata in vacanza, né ha festeggiato il Capodanno al ristorante. Gli italiani hanno festeggiato a casa. Il che significa, ai fini degli ascolti, che essendo aumentati i potenziali ascoltatori di alcuni milioni, la percentuale del 2.8% è molto inferiore a quella che avrebbe dovuto essere tenuto conto che gli spettatori sono stati molto più numerosi rispetto all’anno scorso.

Quindi, gli ascolti in percentuale non solo non sono aumentati, ma sono diminuiti di molto. Ed anche il numero di spettatori effettivi, quasi dieci milioni, non è niente di eccezionale: E’ esattamente lo stesso numero che faceva “L’isola dei famosi” o il “Grande fratello“.  Non c’è da essere particolarmente orgogliosi se Napolitano fa gli stessi ascolti, “a reti unificate“, di Maria De Filippi su una sola rete! Questa è la solita maniera di stravolgere anche i numeri pur di manipolare la realtà a proprio uso e consumo, specie quando si tratta di sostenere “Re Giorgio“. Vergogna. Soprattutto per giustificare un discorso presidenziale che più che un messaggio agli italiani ricordava la posta del cuore di Grand Hotel o la rubrica dei cuori solitari di Zia Sally… (Video: Enrico Montesano, Zia Sally)