Marino, congiure e pugnali

Quest’uomo si è proprio montato la testa. Da quando indossa la fascia tricolore di primo cittadino di Roma caput mundi (la indossa anche a letto sopra il pigiama), è convinto di essere un primo attore. Invece si è dimostrato solo una piccola comparsa; compare all’improvviso e subito scompare,  come le comete.  A forza di stare al Campidoglio, a ridosso del Foro romano e delle vestigia dei fasti imperiali, si sente inebriato dallo spirito degli avi e, come un novello Cesare, teme intrighi e tradimenti, e vede  agguati, congiure e sicari nascosti dietro ogni colonna. Solo che le fatidiche “Idi di marzo“, forse a causa degli sconvolgimenti climatici e stagionali, invece che a marzo sono cadute a ottobre: e visto che il nostro Cesarino di borgata non se l’aspettava, è rimasto fregato.  Ora grida al complotto di palazzo, dice che è stato tradito e pugnalato alle spalle.  Lo hanno accoltellato in 26. Tre pugnalate in più di Giulio Cesare. Esagerato; pura megalomania.

Pare che, vedendosi pugnalato anche dal suo consigliere più fidato, quello che stimava come un figlio, per restare fedele all’immagine del Cesare morente e volendo adattare la sua storica esclamazione nei confronti di Bruto, abbia esclamato: “Anche tu brutto figlio di puttana…”. Beh, lui è bravo a falsificare gli scontrini, ma tradurre dal latino non è il suo forte. Nessuno è perfetto.

 

 

 

 

Giorgio double face

Non molto tempo fa il Presidente Napolitano, invocando il diritto alla segretezza delle comunicazioni (le sue) e appellandosi alla Corte costituzionale, sollevando un “conflitto di attribuzione” nei confronti della Procura di Palermo, chiese ed ottenne che venissero distrutte le registrazioni delle conversazioni telefoniche intercorse con Nicola Mancino, ministro dell’Interno all’epoca della presunta trattativa Stato-mafia (Distrutte le conversazioni Napolitano-Mancino). La telenovela su quelle telefonate la si può leggere qui “Mancino-Napolitano: un anno di romanzo Quirinale“. Forse quelle conversazioni erano del tutto insignificanti ai fini dell’inchiesta, ma il dubbio resta.   Ma se erano insignificanti perché tenerle segrete e poi distruggerle?  Magari   avrebbero potuto rivelare aspetti sconosciuti di quella trattativa e contribuire a fare chiarezza su quella oscura vicenda e, forse, anche sugli eventi che portarono alla morte dei giudici Falcone e Borsellino.

Ma potrebbe esserci anche un’altra pista da seguire. Quelle intercettazioni sulle utenze di Mancino sono state fatte per alcuni mesi a partire da novembre 2011, in piena crisi di governo, dimissioni di Berlusconi e nascita del governo tecnico di Monti. Un periodo denso di dubbi e di interrogativi che si pongono con insistenza anche a seguito delle ultime rivelazioni fatte dal libro di Alan Friedman, “Ammazziamo il giaguaro“, dalle interviste a Monti, De Benedetti e Prodi, dalle affermazioni di Zapatero e dalle ultime affermazioni di Tim Geithner il quale rivela come gli USA ricevettero pressioni da parte europea per far cadere il governo Berlusconi. In tutta questa faccenda viene tirato in ballo, per la sua diretta responsabilità in questo ipotizzato complotto, proprio il presidente Napolitano. Ma il nostro Presidente nega tutto e, invece che fornire prove concrete della sua estraneità (nonostante le dichiarazioni inequivocabili di Prodi, De Benedetti e dello stesso Monti che lo smentiscono e confermano l’ipotesi di Friedman), si limita a smentire genericamente. “Complotto? Solo fumo…”, dice. Troppo facile, Presidente, troppo facile uscirsene con una vaga smentita. Davvero sicuro che sia tutto fumo e non ci sia anche un po’ di arrosto?

E se in quelle conversazioni fra Napolitano e Mancino si accennasse anche a quella “invenzione” del Quirinale, che solleva molti dubbi sul rispetto della Costituzione, che portò alla nomina di Monti a senatore a vita e, subito dopo, a palazzo Chigi? Allora, quelle conversazioni sarebbero, forse, insignificanti per l’inchiesta Stato-mafia, ma sarebbero illuminanti su quella specie di golpe istituzionale che fu l’incarico a Mario Monti. E’ solo un’ipotesi, ma neanche tanto balzana (Vedi “Il contenuto delle telefonate fra Napolitano e Mancino“). Ma il presidente Napolitano fece distruggere quelle conversazioni. Non sapremo mai cosa ci fosse in quelle registrazioni; né che riguardino Berlusconi, né che riguardino la trattativa Stato-mafia.

Ma il nostro Presidente è molto riservato e schivo (!), non gradisce rendere pubbliche le sue conversazioni private, gli incontri, le telefonate e la corrispondenza. Del resto, è più che legittimo tutelare la privacy dei cittadini. A meno che non si tratti di Berlusconi; allora la tutela della privacy è temporaneamente abolita e si può pubblicare tutto, conversazioni, battute, incontri, fatti personali, dieta, confidenze fatte in privato ad amici, fotografie,  resoconti più o meno attendibili di cene e festicciole private e perfino (anzi, soprattutto) le abitudini sessuali. Ma Napolitano no; bisogna garantire la privacy.

Di recente i magistrati di Palermo, ancora nell’ambito della stessa inchiesta sopra citata,  hanno chiesto di sentire il Presidente Napolitano, citandolo come teste in merito ad una lettera ricevuta dal consigliere giuridico Loris D’Ambrosio. Niente di strano, una semplice testimonianza. Qualunque cittadino normale, di fronte ad una richiesta simile, sarebbe tenuto a presentarsi in tribunale per testimoniare. Ma non Napolitano il quale, essendo restio, come abbiamo detto, a parlare dei suoi fatti privati, declina sdegnosamente il cortese invito dei magistrati palermitani e, invece che rispondere alle eventuali domande, si limita a spedire una semplice  letterina con la quale dichiara di non avere niente di particolarmente interessante da rivelare (Vedi “Napolitano scrive ai giudici di Palermo“). Dice: “Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di potere fare se davvero ne avessi da riferire“.

Ora, nel caso vi arrivasse una lettera con la quale siete invitati a comparire in tribunale per testimoniare, considerato che “La legge è uguale per tutti“, visto l’esempio autorevole che viene dall’alto, fate come Napolitano; rispondete con una letterina in cui declinate l’invito perché…non avete niente di interessante da dire. Così, come cantava Iannacci…per vedere l’effetto che fa!

Questa premessa ci fornisce degli esempi lampanti di quale sia l’atteggiamento di Napolitano nei confronti dei processi sulla trattativa Stato-mafia e su altri misteri del Colle. Non si può dire che sia il massimo della collaborazione, della chiarezza e della trasparenza. Prima fa distruggere delle registrazioni di conversazioni telefoniche e poi, con nonchalance, invece che andare a testimoniare in tribunale, invia una letterina in cui dice che non ha niente da dire.  In quanto al complotto, poi, niente di speciale; solo fumo! Bene, questa premessa era necessaria per  interpretare una delle quotidiane esternazioni del nostro Presidente, puntualmente riprese e diffuse dai media.

Napolitano e la mafia

Ecco cosa ha detto oggi Napolitano (Fare chiarezza sulla morte di Falcone e Borsellino), in occasione della ricorrenza della strage di Capaci, in un messaggio inviato al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, Sergio Lari: “Mi auguro che i processi in corso possano accertare compiutamente ragioni e responsabilità di fatti di così devastante portata, sgombrando il campo da ogni aspetto rimasto oscuro.”. I “processi in corso” che dovrebbero accertare le responsabilità, sono esattamente quelli di cui parliamo in premessa. Ecco, quelli che dovrebbero “sgombrare il campo da ogni aspetto rimasto oscuro“. Per fare dichiarazioni come quella riportata, dopo aver fatto distruggere delle registrazioni di cui non si conoscerà mai  il contenuto (lasciando molti dubbi sulla loro rilevanza ai fini del processo) ed aver declinato l’invito a testimoniare, bisogna avere la faccia come… una bella faccia da presidente.

Vedi

Eurocomplotti

Colpo di Stato

Napolitano denunciato per tradimento

Re Giorgio, il vero pericolo

Ammazziamo il gattopardo

Napolitano e la cresta

I misteri del Colle

Ammazziamo il gattopardo

Svelata la congiura di palazzo (meglio, del Colle) che portò Monti al governo. Fu un vero e proprio complotto ordito già a giugno 2011, dai poteri forti europei, politici e finanziari, che, facendo leva sull’innalzamento dello spread (pilotato dalla speculazione finanziaria), portarono Berlusconi a dimettersi. Alan Friedman documenta quegli avvenimenti in un libro appena pubblicato “Ammazziamo il gattopardo” ed in una serie di interviste registrate. E’ la dimostrazione che, a giugno 2011 (cinque mesi prima delle dimissioni di Berlusconi), De Benedetti, Prodi e lo stesso Monti fossero informati del fatto che il Presidente Napolitano  avesse in mente la possibilità di una crisi di governo per sostituire Berlusconi con Monti. Se questa non è una congiura o un complotto, cos’è? Ne ho già parlato ampiamente nel post “Hillgate (i misteri del Colle)”.

Si tratta di rivelazioni gravissime che ipotizzano la piena consapevolezza e la responsabilità di Napolitano (sostenuto dalla politica e dalla finanza europea) nel gestire e favorire la crisi del governo Berlusconi per preparare l’avvento del governo tecnico di Mario Monti. Ma stranamente nessuno ne parla. Il libro è primo nella classifica delle vendite, ma, salvo lo spazio dedicatogli dal Corriere (il libro è edito da Rizzoli!) e qualche servizio in TV, in concomitanza con l’uscita del libro, sembra che la cosa debba finire nel dimenticatoio; come sempre quando si tratta di magagne della sinistra e specialmente se riguarda Re Giorgio. Chi non avesse letto il pezzo sul Corriere (richiamato nel post citato), può almeno vedere questo video ripreso su You Tube che, date le dichiarazioni esplicite degli intervistati, lascia ben pochi dubbi sul fatto che si sia trattato di un vero e proprio complotto per far decadere Berlusconi e portare al governo Monti, ma, soprattutto, sulle pesanti interferenze del Presidente Napolitano sulla scena politica nazionale.