Adrian, il guru della Padania

Celentano era già vecchio quando era giovane; per la sua supponenza, la presunzione, la puzzetta sotto il naso, lo sguardo schifato di chi guarda tutti dall’alto in basso e la convinzione di essere l’unico pulito in un mondo di brutti, sporchi e cattivi (sono effetti della senescenza); figuriamoci oggi che è vecchio davvero. Vederlo in TV e ascoltare i suoi pistolotti moralistici e le lunghe pause “espressive” (sempre uguali, come fa da 40 anni) è come essere rimasti fermi ai vecchi fotoromanzi di Bolero film o Grand Hotel, come confondere la realtà con la fantasia, come fa la protagonista dello “Sceicco bianco” di Fellini.

Adrian Celentano-2

Celentano è innamorato del suo avatar, la sua immagine virtuale, il personaggio che si è creato in tanti anni e nel quale si identifica, il ragazzo buono e “ruspante” che lotta contro il potere e le ingiustizie del mondo. Ma, guarda caso, interpreta sempre il personaggio del boss, del capo branco, dell’invincibile, del salvatore del mondo, del mega direttore, del tribuno, del ras del quartiere, del ribelle che sconfigge i prepotenti, del profeta, del guru della Val Padana, di Serafino, il pastore buono, semplice e innocente (ma il regista Germi lo scartò al provino perché disse che aveva una faccia da gangster!), che si scontra con la malvagità della metropoli ed il consumismo. E siccome ha bisogno di assecondare le sue velleità artistiche di attore, regista, produttore (fa sempre tutto da solo)  nel ’75 scrive, interpreta e dirige “Yuppi Du. 

yuppiducelentanoMa il suo sogno segreto sarebbe stato interpretare “Jesus Christ superstar“, nel ruolo, ovviamente del protagonista che, però, nella sua versione, cambia il finale della storia; si stacca dalla croce (per miracolo, può farlo) e vola in cielo fra due ali di cherubini che cantano le sue lodi. Amen! Visto, però,  che un film-musical di grande successo  su Gesù lo avevano già fatto nel ’73, ha dovuto ripiegare facendo nel 1985 una specie di parodia, “Joan Lui“.

joan lui

Sì, è modesto il ragazzo. Così, siccome bisogna pur campare, periodicamente si inventa qualcosa da vendere alla Tv e ricavarci qualche milione di euro. Anche perché difficilmente gli darebbero il “reddito di cittadinanza“. E si inventa un cartoon  “Adrian” che celebra se stesso (tutto quello che fa è sempre autocelebrativo), anzi il suo avatar, dove fa tutto lui, autore, sceneggiatore, regista, canta, recita le sue lunghe pause (la sua specialità), fa pure il montaggio, il doppiaggio di se stesso e ordina i panini al bar. Sembra che questo nuovo “evento” (così lo definiscono i media di regime) sia costato fra i 20 ed i 28 milioni di euro.

Guardate le locandine; il personaggio è sempre quello, in 40 anni non è cambiato nulla. E’ sempre quello il suo avatar, qualunque cosa faccia, con l’espressione severa, arcigna, da inquisitore e giudice di un mondo cattivo dove lui è l’unico eroe positivo. E scrive canzoni ambientaliste, sulla Via Gluck, dimenticando la sua villona immersa nel verde. E tutti citano i suoi successi, come prova del suo talento, a cominciare da quella famosissima che è diventata quasi la sua sigla personale. Infatti tutti la citavano come “Azzurro di Celentano”. Dimenticando che quella canzone che tanto successo gli ha dato, non è sua, ma di Paolo Conte il quale, invece, non viene mai citato; chissà perché. O della creazione del Clan, che faceva passare come un’associazione fra amici, ma che attirava gli artisti e ne sfruttava economicamente i successi; infatti lui ha fatto i miliardi, gli altri no.

Classico esempio la vecchia e dura battaglia, anche legale, con Don Backy, appropriandosi delle sue canzoni per interpretarle personalmente (Vedi il caso più famoso; “Canzone” festival di Sanremo 1968, che è di Don Backy, non di Celentano).

O il grande successo di “Pregherò” del 1962, che era solo la cover di “Stand by me” un grande successo di Ben E. King, del 1961; anche questa tradotta e riadattata da Don Backy; guarda caso. Ma nessuno lo ricorda, citano solo la bravura di Celentano, il guru padano. Perché?

Non ho visto il programma; non lo guarderei nemmeno se mi pagassero. Ma ho letto diverse recensioni in rete e tutti ne parlano male, sia per i bassi ascolti, sia per la infima qualità del prodotto (Vedi Maurizio Costanzo che di solito è molto generoso con i personaggi dello spettacolo). E se anche Costanzo lo distrugge, qualche motivo deve esserci. E la cosa mi consola. Caro il nostro guru padano; Adrian, ma vaffanguru.

 

 

 

Stampa casual

Informazione usa e getta: i missili taroccati. Non è che ce l’ho in particolare con la stampa. E’ che la stampa, l’informazione ed i media in genere sono sempre meno affidabili e credibili. Sembra che le redazioni giornalistiche siano finite in mano a dilettanti allo sbaraglio, apprendisti che apprendono poco e aspiranti aiuto cronisti in prova. Ormai l’informazione è casual, come viene viene, e la  serietà  è un optional che non necessariamente rientra nella deontologia professionale. Questa è informazione improvvisata, inutile, spesso manipolata,  il cui scopo principale sembra essere non la corretta informazione dei cittadini con notizie utili ed importanti, ma la necessità di riempire in qualche modo le pagine, sia nella versione cartacea che in quella web, con spazzatura scambiata per informazione, giusto per vendere il prodotto. Esempi di questo tipo di informazione li ho riportati spesso e si possono leggere nella colonna a lato sotto la voce “E’ la stampa bellezza“. E veniamo all’ultima della giornata.

Missili taroccati

Ieri nella versione on line del quotidiano Libero compariva questo articolo inquietante “Guerra fredda USA-Russia“, con fosche previsioni di guerra. Ultimamente la parola “guerra” compare sempre più spesso nella cronaca; stanno scherzando col fuoco, ma sono talmente incoscienti da non capirlo. Ma occupiamoci della foto che appare sotto il titolo. Visto che si parla di crisi USA-Russia ( a causa della questione Ucraina e del progetto di scudo missilistico USA da installare in Polonia), con coinvolgimento dell’Europa e della Nato, si suppone che quei missili siano di una delle parti in causa. Saranno missili americani? Saranno russi? Saranno missili della Nato o dell’Ucraina?  No, acqua, siamo molto lontani. Visto che, nonostante l’incipiente senilità, ancora la memoria visiva mi aiuta, mi sono ricordato di quella foto. Anzi ricordavo di averla addirittura pubblicata in un vecchio post, a proposito di taroccamenti mediatici. Breve ricerca nel blog ed ecco ritrovate le foto (originale e taroccata) nel post del 2008Missili e Photoshop“.

Si tratta di una foto, diffusa dall’Iran attraverso i media internazionali, che dovrebbe documentare  dei test missilistici iraniani con missili a lunga gittata.

In realtà la foto originale è questa a lato. Mostra solo tre missili invece dei quattro della foto divulgata dai media (quella riportata sopra). Ma per dare maggior potenza al lancio i bravi photoshoppisti iraniani hanno aggiunto un missile (il terzo da sinistra) ed allargato la nuvola di vapore,  fumo e polvere alla base. Così l’effetto del lancio è più spettacolare. Se arrivano perfino a truccare le foto, figuriamoci cosa fanno con l’informazione ufficiale.

Ora la cosa strana è che Libero, per documentare la crisi USA-Russia-Nato,  abbia ripreso quella vecchia foto di un test missilistico che non solo non ha niente a che fare con l’argomento dell’articolo, ma è pure taroccata, un falso già svelato a suo tempo. Fra migliaia di foto simili disponibili in rete, vanno a prendere proprio quella taroccata con photoshop. Ragazzi, questa è serietà, questa è professionalità. E’ la stampa, bellezza.

Visto che siamo in tema di notizie fasulle, mi viene in mente un’altra foto che è emblematica della superficialità dell’informazione. Pubblicata qualche anno fa dall’ANSA, la più importante agenzia giornalistica italiana. Anche questa foto, insieme a quelle di Paola Ferrari con e senza trucco (Gnocche in TV; prima e dopo la cura), riportata nel post di ottobre 2013Il trucco c’è (e si vede)“.  Ecco la foto e la didascalia.

Strani braccianti

Viene da sorridere guardando questa foto che, secondo l’ANSA, rappresenta un bracciante palestinese che raccoglie olive. In Cisgiordania usano così: per andare a raccogliere olive vestono abiti femminili particolarmente ricchi ed elaborati e, soprattutto, mettono lo smalto rosso alle unghie. Che strani braccianti ci sono in Cisgiordania!

Nemmeno un bambino oserebbe scrivere una  didascalia così assurda e ridicola sotto quella foto. Nemmeno un idiota arriverebbe a tanto. Un idiota no, ma l’Ansa sì. Forse c’è qualche redattore che è convinto di scrivere per una rubrica di umorismo. Ed ecco un altro fulgido esempio, ancora dall’Ansa.

La portaerei misteriosa

Anche questa immagine, e relativa didascalia, è comparsa tempo fa tra le “Foto del giorno“. Nessun articolo, solo foto e didascalia. Dice l’Ansa che questa è “una portaerei americana in missione umanitaria nelle acque delle Filippine“. Ora, se siete abbastanza bravi e preparati, cercate di capire in base a quali dettagli si capisce che: 1) questa portaerei è americana. 2) è in missione umanitaria. 3)  naviga nelle acque delle Filippine e non nel Mediterraneo o nel Mar Nero. Impossibile avere la certezza. Per quanto si può vedere potrebbe essere una portaerei  impegnata in una esercitazione nell’oceano Atlantico. In mancanza di ulteriori specificazioni potrebbero scrivere qualunque cosa, anche “Portaerei americana intenta alla raccolta di cozze nel golfo di Napoli“. E se lo dice l’Ansa bisogna credere, sulla fiducia.  Intanto che riflettete sull’attendibilità dell’informazione, passiamo all’ultima della giornata, questa volta presa dal Corriere.it, il più importante quotidiano nazionale.

Azzurro“… di chi?

Sembra un titolo apparentemente corretto:  “Renzi al G7, la banda intona Azzurro di Celentano“. Sorvoliamo sul fatto che Renzi venga accolto con una canzoncina popolare invece che con l’Inno nazionale. Magari la prossima volta, visto che la barca Italia sta navigando in cattive acque, a titolo di incoraggiamento  lo accoglieranno cantando “Finché la barca va, lasciala andare…”. Tempi moderni, cambiano i leader, cambiano pure i protocolli delle cerimonie ufficiali.

Forse lo hanno fatto per intonarsi allo stile casual-popolare del nostro premier che gira in jeans e camicia con le maniche rimboccate, comunica con la nazione ed il Parlamento tramite Twitter, vende auto blu usate su e-Bay, offre gelati nel cortile di Palazzo Chigi e si presenta ai convegni internazionali con le mani in tasca e l’aria strafottente da bulletto di periferia (vedi foto a lato con Obama al G7). Abbiamo un premier Pop. Ecco perché lo accolgono con la musica pop. Ma c’è un piccolo dettaglio, una imprecisione nel titolo. La banda non ha intonato “Azzurro di Celentano” per il semplice fatto che, come tutti sanno, quella canzone non è di Celentano: il testo è di Pallavicini e la musica è di Paolo Conte.

Allora, visto che la canzone ha avuto numerosi interpreti,  nel caso in cui si stiano esaminando e confrontando le diverse interpretazioni, se si vuole indicare proprio quella di Celentano rispetto ad altre versioni, si può giustamente dire “Azzurro di Celentano“; ma solo in questo caso.  Ma se si ha una esecuzione strumentale, come nel caso dell’esecuzione della banda, non hanno più alcun valore i vari interpreti canori, conta solo la musica  o, nel caso di esecuzioni da parte di orchestre o complessi prestigiosi, il nome degli esecutori. Se per ipotesi la Filarmonica della Scala facesse una sua versione di Azzurro, si potrebbe citarla come “Azzurro, della Filarmonica della Scala“, per specificare quella particolare esecuzione e arrangiamento. Negli altri casi di semplice esecuzione strumentale  si dovrebbe scrivere che la banda esegue “Azzurro, di Paolo Conte“, per correttezza d’informazione e serietà. Sottigliezze? Pedanterie? No, perché è dalla cura delle piccole cose che si deduce la serietà nell’affrontare le cose importanti. E soprattutto un quotidiano come il Corriere non può permettersi queste inesattezze che denotano superficialità ed approssimazione e, in fondo, poco rispetto per i lettori. Ma ormai bisogna rassegnarsi perché questo è l’andazzo generale. E’ la stampa, bellezza!

Jovanotti dixit

Il tema del presidenzialismo è l’argomento di attualità in politica. Se ne discute, ci si divide tra favorevoli e contrari, si propongono diverse varianti ed interpretazioni. Il dibattito è aperto. Per fortuna c’è un illustre pensatore, un profondo osservatore e conoscitore della società, un autorevolissimo personaggio di primo piano del mondo accademico, un esperto costituzionalista, un eminente politologo che ci viene incontro e ci fornisce il suo illuminato parere sull’argomento. E’ lui, Jovanotti.

Appunto. Non è molto chiaro il come, perché e con quale autorevolezza, Jovanotti si senta autorizzato ad esprimere giudizi in merito alla politica e, soprattutto, il perché i suoi consigli non richiesti, finiscano in prima pagina. Ma non c’è da stupirsi. Anche le lettere di Celentano al Corriere finiscono in prima pagina, fra gli editoriali di Sartori, Battista, Ostellino,  Galli della Loggia. E poi, ormai, deve sentirsi davvero un illustre accademico e, come tale, in pieno diritto di fornire indicazioni politiche al Governo. Letta ne prenda atto; potrebbe aggiungerlo alla Commissione dei saggi (uno più, uno meno…).

Di recente, infatti, il nostro rapper è stato invitato all’università di Cagliari dove ha tenuto una lezione-conferenza agli studenti della facoltà di Scienze della comunicazione. Ma non è il solo, ovviamente. Ci sono altri precedenti di personaggi dello spettacolo che vanno a tenere “lezione” all’università (che una volta era una cosa seria): Benigni, Fiorello, Vasco Rossi, Guzzanti. Ancora pochi giorni fa a Firenze era sul palco non a cantare (si fa per dire), ma a dispensare la sua visione del mondo e le sue perle di saggezza. Non è detto che, vista l’esperienza di Grillo, anche lui non diventi un guru e decida di fondare un movimento politico.

Ormai, tanto, questa società destinata al dissolvimento totale è in mano a comici, cantanti, saltimbanchi, giullari e buffoni di corte (con o senza premio Nobel), drogati, cuochi, canoisti e congolesi che fanno i ministri, trans, marocchini, politici per caso o per grazia ricevuta, zingari, gay, lesbiche, prostitute, bisex, escort, truffatori, venditori di pentole e materassi, pedofili, conduttori televisivi, editorialisti, opinionisti, veline, porno star, etc, etc, etc, il fior fiore del Bel Paese, quelli che campano bene e se la godono.  “L’Italia è una Repubblica fondata sul casino” (Maison Italia). E se non appartenete alle categorie citate siete fregati e per campare dovrete continuare a faticare e farvi il mazzo…azzo…azzo…azz…az…

 

Sonnellini e pose curiose

La giornata dei politici, specie di quelli di primo piano, è stressante. Non c’è un attimo di tregua fra riunioni, convegni, seminari, direzioni di partito, cerimonie ufficiali, lavori in Parlamento, interviste e partecipazioni a talk show televisivi.. Ovvio che ci siano dei momenti di débâcle e che, magari assistendo a noiosi discorsi di circostanza, ci si lasci andare e per un attimo si chiudano gli occhi. E siccome ci sono sempre nugoli di fotografi appostati ovunque, questi piccoli cedimenti vengono subito ripresi e finiscono sulla stampa. Ma non tutti e non sempre nello stesso modo.

Se il personaggio ripreso mentre chiude gli occhi è Berlusconi, inevitabilmente, la foto finisce in prima pagina con la didascalia “Berlusconi dorme“. Titoli simili con foto allegata ne abbiamo visti a migliaia su tutti i quotidiani. Ecco qualche piccolo esempio recente…

Titolo de L’Unità

Titolo de La Stampa

Titolo del Messaggero.

Nella foto si vede chiaramente che anche Maroni, che sta dietro Berlusconi, ha la testa bassa e potrebbe sembrare che dorma. Anche Mario Monti e signora hanno la testa china , gli occhi chiusi e potrebbero essersi concessi un attimo di distrazione. Ma per il Messaggero l’unico che “dorme” è Berlusconi. Tutti gli altri svegli come grilli. In realtà, se si guarda il video di quella manifestazione, si vede benissimo che Berlusconi non dorme, ma chiude semplicemente gli occhi per qualche attimo. Ma tanto basta per sbattere l’immagine in prima pagina e dire che dorme.

Ecco un’altra immagine di un “dormiente” celebre che ha furoreggiato in rete per diversi giorni: la foto del senatore Crimi del M5S che sembra dormire in aula. Ma siccome non è Berlusconi, invece che dire che “dorme”, il Corriere, da cui è tratta questa immagine, dice che “si appisola“. Appisolarsi è già meno grave che dormire. Ovvio che, però, se la foto fosse di Berlusconi non ci sarebbero dubbi: Berlusconi dorme in aula.

Ed ecco che stamattina, sul Corriere.it,  l’articolo d’apertura riguarda il premier Enrico Letta. La grande foto lo mostra in un attimo di stanchezza durante i passaggi a Camera e Senato per la fiducia.

Anche Letta dorme? No, di chiunque altro, specie di Berlusconi, ripreso in quell’atteggiamento, si sarebbe detto che “dorme“. Ma Letta no. Per il Corriere Letta non dorme. Come dice la didascalia,  assume semplicemente una “curiosa posa“.

Chissà se qualche volta, almeno per sbaglio, si rendano conto di quanto siano ridicoli. Forse no, tanto sono abituati a vedere la realtà con lenti diverse, secondo le circostanze e la convenienza, e ad usare due pesi e due misure, che non ci fanno più caso. Tutto normale. E’ la stampa, bellezza.

Ultimissime

La signora Kyenge, ministro per l’integrazione, dice che gli immigrati sono una risorsa. Ed ecco una flash news ANSA che ci dà la buona notizia di oggi: “In 60 su un barcone soccorsi nello Ionio”. Oh, meno male, che fortuna, è arrivato un nuovo carico di “risorse“. Ne avevamo proprio bisogno. Così i minatori del Sulcis saranno più tranquilli ed i pensionati al minimo che non arrivano a fine mese saranno sempre disperati, ma con più “risorse“.

Un’altra preziosa risorsa arrestata a Chieti. Aveva aggredito e sfigurato una donna con l’acido: “Chieti, preso il secondo aggressore“. La preziosa risorsa si chiama Rubin Talaban e proviene dall’Albania dove forse non venivano sufficientemente apprezzate le sue “risorse“. Ecco perché ha deciso di venire in Italia dove le sue risorse verranno valorizzate e potrà contare sul sostegno morale   dalla presidente della Camera Boldrini, ex portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, e del  ministro Kyenge, La vittima, appena ha saputo che l’aggressore era un albanese, si è mostrata subito rassicurata ed ha espresso parole di elogio per queste “risorse” nazionali, esclamando “Più albanesi per tutti“.

A Vicenza due preziose “risorse” provenienti dal Ghana sono stati fermati ed accusati di violenza sessuale nei confronti di una turista austriaca. La vittima non ha gradito le attenzioni dei due giovanotti, forse perché nessuno le ha spiegato che si tratta di preziose “risorse”. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale ha invitato il ministro per l’integrazione Kyenge ad andare a Vicenza per rendere omaggio alla vittima, viene accusato di “razzismo“. Non è una battuta, è vero.

Cretini e rockettari

Adriano Celentano ormai è diventato “editorialista” di successo del Corriere. Ogni tanto sente l’irrefrenabile bisogno di comunicare al mondo il suo “rockpensiero” sulla politica, la cronaca e l’attualità. Lo ha fatto anche oggi. C’è in prima pagina un suo articolo ( La velocità degli sciacalli) nel quale esprime le sue profonde riflessioni (si fa per dire) sulla sparatoria davanti a palazzo Chigi. E lo fa per difendere Grillo dall’accusa di fomentare la violenza con i suoi discorsi molto spesso dai toni eccessivamente accesi. Dice Celentano che “bisogna essere cretini” per non capire che i toni di Grillo non possono generare violenza, perché fanno parte integrante della sua “sfera comica“. Adesso abbiamo capito. Gridare al colpo di Stato, come ha fatto di recente, ed invitare milioni di persone ad andare a Roma per protestare davanti al Parlamento, per Celentano, “fa parte della sfera comica” (!?). Un vecchio adagio popolare dice “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Per non capire il significato di questa massima “bisogna essere cretini”. Oppure basta essere Celentano.

Grillo vuole cambiare il mondo

C’è gente che non riesce a stare tranquilla. Deve necessariamente trovare il modo di complicarsi l’esistenza. E spesso riesce a complicarla anche agli altri. E’ il caso dei rivoluzionari della domenica, in servizio permanente effettivo, che continuano a predicare il cambiamento. Vogliono cambiare tutto, non gli va bene niente. Come diceva Bartali “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“. Già, ma il nostro campione alludeva al ciclismo, non al mondo intero.

Questi aspiranti rivoluzionari li troviamo equamente distribuiti fra i militanti dei movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra. Ma la mania del cambiamento contagia anche persone apparentemente normali, fuori dagli estremismi, che dovrebbero essere più moderate e pragmatiche. Invece, specie nell’area della sinistra, proliferano i nuovi profeti del cambiamento. Si fanno chiamare riformisti, progressisti, democratici, liberal. Molto spesso sono solo comunisti che, dopo la caduta del muro di Berlino, il fallimento dell’impero sovietico e dell’aberrante ideologia che ne era alla base,  si vergognano di essere comunisti e si fanno chiamare “liberal“; ma sempre comunisti sono! Ed hanno nel DNA la predisposizione genetica a rompere con il passato, rompere con le regole, rompere con i vecchi schemi, rompere con la morale. Insomma, hanno la “rottura” nel sangue, Sono nati per rompere!

Anni fa, il salvatore della patria, Romano Prodi, diceva che bisognava “cambiare l’Italia“. Anche Bersani dice che, se diventerà premier, il suo sarà un “Governo del cambiamento” e ribadisce ancora oggi il concetto affermando “Tutti insieme cambieremo il Paese“. Ma c’è chi rilancia ed offre di più. Beppe Grillo, forse esaltato dal grande ed inaspettato successo elettorale, non si accontenta più di “Cambiare l’Italia“, come aveva più volte gridato nei suoi comizi in piazza. Ora i confini nazionali gli vanno stretti, comincia ad avere allucinazioni rivoluzionarie su scala planetaria, sogna di esportare il suo movimento nei cinque continenti, si esalta, vaneggia, forse ha anche le visioni mistiche e lancia il suo motto di battaglia “Cambieremo il mondo“. Che Guevara gli fa un baffo e Carlo Marx gliene fa due.

In verità un cambiamento c’è già stato. In questo periodo di gravissima crisi economica, abbiamo appena eletto i nuovi parlamentari. E Napolitano ha avviato le consultazioni per la costituzione del nuovo governo. Vista la mancanza di uno schieramento politico che abbia la maggioranza necessaria a formare un governo stabile, ci si trova in una situazione di stallo ed appare difficilissimo trovare una soluzione. Il PDL sarebbe disposto ad un governo di larghe intese, o “governissimo” insieme al PD. Ma il PD esclude categoricamente qualunque forma di intesa col PDL. E lancia, invece, segnali di apertura al M5S di Grillo. Ma Grillo continua a negare qualunque forma di sostegno ad un governo del PD, confermando una sorta di intolleranza nei confronti del partito di Bersani, come affermava chiaramente già anni fa (Chi è il comico?).

Non se ne esce. Grillo è l’ago della bilancia, quello che può garantire i voti per sostenere un governo stabile. Così, in questa situazione di incertezza, la situazione è molto seria. Così seria che tutti pendono dalle labbra di Grillo. Un sì o un no sono decisivi per la costituzione del governo. L’avvenire del Parlamento appena insediato e dell’Italia è nelle mani e nella testa di un comico. I comici una volta si vedevano a teatro, al cinema, in televisione, al Drive In, a Zelig. Oggi vengono ricevuti con tutti gli onori al Quirinale e consultati dal Presidente della Repubblica. Chissà, forse in futuro vedremo entrare al Quirinale anche Crozza, Littizzetto, Guzzanti, Ficarra e Picone, il mago Zurlì e Topo Gigio.

Molti anni fa, nei cortei sessantottini, si gridava “L’immaginazione al potere“. E l’auspicio si è avverato, visto che abbiamo mandato al potere i comici che di immaginazione ne hanno anche troppa. Ne hanno tanta che, invece che limitarsi a farci fare quattro risate, fondano un movimento politico e vogliono “Cambiare il mondo“. Si ha la strana sensazione che, invece che ridere, finiranno per farci piangere. Dice Grillo che la sua è una rivoluzione che sale dal popolo, dalla gente comune. Ma il suo movimento l’ha chiamato “Cinque stelle“, nome che più che evocare qualcosa di popolare, richiama alla mente un Hotel di lusso. Se proprio avesse voluto  identificarlo come movimento popolare avrebbe dovuto chiamarlo “Movimento Pensione Mariuccia“. No?

Tanto è vero che fra i primi sostenitori del suo movimento ci sono Dario Fo, Celentano ed altri esponenti del mondo dello spettacolo e dell’intellighenzia nostrana. Insomma, un movimento d’élite, quasi esclusivo, come una suite di un hotel 5 stelle. E gli eletti in Parlamento lo stanno dimostrando da subito. Non parlano con nessuno, non rilasciano interviste, non si concedono alla TV, non spiegano pubblicamente cosa fanno, cosa intendono fare e quali sono i loro programmi. Sfuggono a cronisti e paparazzi. Proprio come autentiche star dello spettacolo. Hanno la puzzetta sotto il naso. Ma la puzza è la loro.

L’unica fonte di informazione ufficiale è il blog del fondatore Beppe Grillo. Il loro modo di comunicare e di informare i cittadini ed i loro stessi elettori è questo; attraverso il blog, facebook e twitter. Così tagliano fuori dall’informazione non solo la stampa e la TV, ma anche tutti coloro (e sono milioni) che, per età, non disponibilità economica, poca o nessuna dimestichezza con internet non hanno alcuna possibilità di informarsi su cosa sia il M5S e sui suoi programmi. Ed ecco che diventa un movimento ancora più esclusivo, riservato a chi possiede un PC e sa usarlo. Di colpo taglia fuori milioni di italiani  che non solo non sanno cosa sia un Blog, ma nemmeno cosa sia internet, Twitter e Facebook. E se c’è qualche ottantenne che usa internet e magari scrive su un blog, non è la regola, è l’eccezione. Un vero e proprio movimento esclusivo per pochi. Una sorta di setta riservata al popolo della rete. Alla faccia  del movimento popolare, della democrazia e della tanto strombazzata “trasparenza“.

Già, quando i comici smettono di fare i comici e vogliono fare le persone serie, spesso, diventano tragici. Diventano comici, invece, coloro che considerano i comici come persone serie. Ma vederli entrare al Quirinale per decidere le sorti del governo, più che comico è grottesco. Forse è proprio questo  l’inevitabile epilogo di quella rappresentazione tragicomica che è diventata ormai la politica italiana: le  “Comiche finali“.

A proposito di “Cambiare il mondo“, vorrei riportare un vecchio post (ironico, ma mica tanto) di qualche anno fa, ma non è il caso di appesantire ancor più questo post. Potete leggerlo qui: “Il Papa mi copia il blog”.

Pensieri molleggiati

Silenzio: parla Celentano. No, forse è meglio dire: “Parla Celentano: silenzio”. Sì, perché la caratteristica di Adriano è proprio il silenzio. L’aspetto più celebre dei suoi monologhi televisivi sono proprio quelle lunghissime pause durante le quali sembra che stia facendo chissà quali profonde riflessioni. In realtà è solo che non sa cosa dire o non se lo ricorda.

Bene, ora i media ci informano che Adriano ha deciso di aprire un blog ed una pagina facebook. Immagino che, fedele al suo stile, al posto dei messaggi potranno esserci dei grandi spazi vuoti. Saranno un luogo di riflessione, ma non sui pensieri del molleggiato. Saranno occasione di riflessione per i fan che potranno sbizzarrirsi cenrando di immaginare quale recondito significato si celi in quegli spazi vuoti.

Il nostro predicatore silenzioso sta cercando da tempo di inventarsi e proporsi come pensatore. Ma la capacità di pensare non è da tutti e, se non ce l’hai, non te la puoi inventare. Celentano ed il pensiero si inseguono da tempo, ma raramente si incontrano.

Nucleare visto da…

La tragedia giapponese riporta in primo piano il problema sulla sicurezza degli impianti nucleari. Ovvio che i media se ne occupino. Lo fa anche il Corriere.it, proponendo in prima pagina due articoli che illustrano le diverse ragioni dei favorevoli o contrari al nucleare. La posizione favorevole è quella del prof. Edoardo Boncinelli, autorevole esponente del mondo scientifico. Si suppone che quella contraria venga affidata ad un altrettanto autorevole scienziato. Invece no. La risposta a Boncinelli arriva, udite udite, da una lettera di…Adriano Celentano. Roba da finire nella rubrica “Incredibile, ma vero“.

Corriere nucleare

L’ignoranza molleggiata celentanesca è notoria. Quello che stupisce è che continui a sentirsi investito da chissà quale missione speciale da salvatore del mondo e che le sue “celentanate” finiscano sempre in prima pagina sul Corriere. Il che la dice lunga sul livello della nostra informazione. Eppure non c’è bisogno nemmeno di leggere la sua lunga lettera (le sue lettere sono sempre troppo lunghe, anche fossero di sole tre righe)per avere conferma della grande autorevolezza scientifica del nostro Adriano nazionale. Basta leggere le prime righe e già alla seconda ne abbiamo la prova…

“Caro Direttore,
settantamila case distrutte, un milione di sfollati e cinquemila dispersi in quel florido Giappone che nel giro di 6 minuti è improvvisamente precipitato nel buio più scuro. Ma soprattutto migliaia di radiazioni sulla testa dei giapponesi…”

Evidente che lui le radiazioni le conta una per una, come fossero granelli di sabbia. Poi, a fine raccolta, le ripone in una scatoletta indicando la data ed il numero di radiazioni raccolte e le archivia nella sua personale raccolta di “Radiazioni di annata“, fra la collezione di farfalle e quella di conchiglie. Ecco, questo “esperto” di energia nucleare finisce in prima pagina, sul più importante quotidiano italiano,  a darci consigli sparsi e non richiesti sul nucleare e sul futuro dell’umanità. Celentano contro Boncinelli. Come se, parlando di filosofia, si mettessero a confronto Severino e Flavia Vento.

Il dibattito, ovviamente, non è concluso, anzi si annuncia molto acceso. Ci aspettiamo, quindi, che nei prossimi giorni il Corriere riporti in prima pagina altri autorevoli interventi sul nucleare. Siamo ansiosi di conoscere il parere dei Cugini di campagna o dei Ricchi e poveri. O, magari, un editoriale firmato da Topo Gigio.

Lettere e stupri

Una volta le “Lettere al direttore” erano una rubrichetta, presente in tutti i quotidiani, in cui i lettori si rivolgevano al direttore per segnalare qualche problema specifico, esprimere un’opinione su fatti di attualità o politica o chiedere il parere del direttore su qualche argomento particolare. Erano lettere inviate da lettori normali, da comuni cittadini. Ultimamente, però,  scrivere la “lettera al direttore” è diventato un vezzo di personaggi noti, meno noti e aspiranti alla notorietà; lo fanno per esprimere la loro visione del mondo, per proporre fantasiose soluzioni ai problemi dell’Italia e del mondo, o per raccontare in pubblico le faccende private.

Fece scalpore la famosa lettera di Veronica Lario a Repubblica, in cui parlava del suo rapporto con Silvio. Ricordiamo anche le lettere al Corriere di Celentano, sempre pubblicate in prima pagina; l’ultima, di recente, con la trascrizione di una telefonata con Grillo.  Ricordiamo una lettera al direttore, ancora del Corriere, di Walter Veltroni in cui esponeva le sue proposte per salvare l’Italia.  A stretto giro, giusto per non essere da meno, gli rispose Bersani con un’altra lettera al direttore di Repubblica. Ormai questa gente comunica a mezzo stampa.

Oggi è la volta del Presidente Napolitano. Non ha certo bisogno di scrivere una lettera al direttore di un quotidiano per avere visibilità.  Tutti gli starnuti del Presidente finiscono in prima pagina, ogni TG gli dedica uno spazietto e l’ufficio stampa del Quirinale sforna note e comunicati a ciclo continuo, per esprimere il parere del Presidente su tutti gli argomenti possibili. Ma evidentemente anche il Presidente è stato contagiato dal virus della “Lettera al direttore”. Così oggi, invece che affidare il suo pensiero alla solita nota dell’ufficio stampa, ha scritto la sua bella letterina a Babbo Natale…pardon, al direttore di Repubblica. Segno dei tempi. Ormai anche i Presidenti scrivono “Lettere al direttore”, come un signor Rossi qualunque. O come un Celentano…

Ecco l’ultimissima del “Bollettino quotidiano degli stupri”: “Giovane stuprata in centro a Roma“. Giusto pochi giorni fa, sempre a Roma, ci fu un altro stupro ai danni di una turista americana, a Villa Borghese. Lo riferivo proprio ieri in “L’accendiamo?”, riportando la reazione di Alemanno che proponeva di “accendere il Colosseo“. Mi chiedevo cosa avrebbe fatto Alemanno se una turista fosse stata stuprata al Colosseo. Avrebbe acceso Villa Borghese? Mi sono sbagliato di poco. Infatti lo stupro c’è stato, ma a Trinità dei monti. Adesso il dubbio è questo: cosa accenderà oggi Alemanno? Boh…forse un cero alla Madonna. Solo un miracolo può salvarci…

Corriere: notizia di apertura

La notizia di apertura di un quotidianao è quella che troviamo in alto nella prima pagina ed è, o dovrebbe essere, la notizia più importante della giornata. Bene, allora vediamo qual è per il nostro Corrierone nazionale, il quotidiano più importante e autorevole d’Italia, la notizia del giorno. Eccola: “Chi non ruba è un cretino“. E’ la trascrizione di una telefonata fra il nostro molleggiato specialista in pause e silenzi di riflessione e Beppe Grillo.

Una semplice telefonata, ma Adriano forse ritiene che sia molto importante per gli “alti contenuti” filosofici e, quindi, la manda al Corriere. Non è la prima volta che scrive al Corriere. E stranamente tutti gli starnuti (per non dire altro) del nostro “pensatore“, finiscono in prima pagina; prima del rogo dei bambini rom, prima delle notizie dall’Egitto, prima delle ultimissime sul Rubygate dalla procura di Milano e di altre notizie di politica, economia e cronaca. Insomma, se parla Celentano tutti zitti in silenzio ad ascoltare il verbo del nuovo evangelista. Oggi i nuovi evangelisti spuntano come i funghi.  Non commento il testo, non merita attenzione. Ma vi pare che questo sia un paese serio? E poi ci scandalizziamo ed organizziamo cortei di protesta per le cene di Arcore? Nessuno che tenti una timida protesta contro il dilagare della stupidità umana e delle celentanate in prima pagina?

Corriere apertura celentano

Siamo tutti dottori

Roberto Saviano, celebre autore di Gomorra, libro sulla camorra, ha ricevuto a Genova  la laurea honoris causa in Giurisprudenza per “l’importante contributo a difesa del principio di legalità“. E tanto per chiarire da che parte sta ha dedicato il riconoscimento ai pm milanesi (Boccassini & C.) che indagano sul caso Ruby. Ecco un altro che ha capito che schierarsi con la sinistra contro Berlusconi rende bene. Si vendono più libri, si salta da un’università all’altra a tenere conferenze, si scrive sui giornali degli amici, si fanno programmi in televisione lautamente retribuiti e ti becchi pure una laurea honoris causa. Sì, Berlusconi sta facendo la fortuna di un sacco di gente; giornalisti, magistrati, comici, conduttori televisivi, vignettisti e peracottari assortiti. Se avessero un minimo di riconoscenza dovrebbero erigere un monumento al loro benefattore.

Si annunciano altri importanti riconoscimenti, per meriti speciali,  a noti personaggi. Simone Cristicchi, che cantò una canzone dedicata ai matti, riceverà una laurea in psichiatria. Orietta Berti invece, grazie alla sua famosa “Finché la barca va, lasciala andare…” riceverà una laurea in ingegneria navale. Anche Celentano per i suoi versi “Là dove c’era l’erba ora c’è una città…” sarà insignito di laurea in architettura. Una laurea in medicina, con specializzazione in cardiologia, sarà assegnata a Little Toni che cantava “Un cuore matto…”.

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