Titoli ambigui

Titolo di oggi su L’Unione sarda: “Cade un albero all’uscita di scuola“.

albero scuola

Adesso anche gli alberi vanno a scuola? Certo, visto che escono da scuola vuol dire che ci vanno. Buono a sapersi. Studieranno botanica, immagino. Certi cronisti della domenica, invece, farebbero bene a tornare a scuola e studiare l’italiano. Oppure, ancora meglio, tornare in campagna a coltivare patate. Tanto per cambiare, il commento che avevo inviato su questo titolo è stato censurato. Come al solito, in barba all’art. 21 della costituzione. E meno male che L’Unione è un quotidiano “indipendente“, di quelli che si battono per garantire la libertà di opinione e di stampa.

Ecco un altro titolo curioso di ieri sul Giornale: “Video di Belen Rodríguez che scappa in mutande“. Cosa c’è di strano? Questa sciacquetta smutandata è sempre nuda. Lo scoop, quindi, non è che fosse in mutande, ma che le mutande le avesse.

Ancora una nudità di giornata, sempre dal Giornale: “Zoe Kravitz nuda come la mamma“. Una volta si cantava “Gobba la mamma, gobba la figlia, gobba la zia e la sorella…“. Oggi, visti i tempi e le nuove tendenze, si potrebbe aggiornare il testo e cantare “Nuda la mamma, nuda la figlia, nuda la zia e la sorella; era nuda pure quella, era nuda pure quella…“.

Oggi per avere spazio e attenzione mediatica devi appartenere alle categorie protette: gay, lesbiche, trans, immigrati, neri afroislamici, rom e assimilati. Oppure mostrarsi nude sui media. Più sono nude e meglio è. Prima o poi, per essere nude che più nude non si può, si toglieranno anche la pelle e, per dimostrare che sono anche belle dentro,  mostreranno le radiografie o la TAC, come la famosa la RX torace di Marilyn Monroe (qui sotto)  che, insieme ad altri oggetti personali, fu venduta all’asta per 45.000 dollari).

Marilyn Monroe chest xray sold at auction

Scene di ordinaria demenza; dal Grande fratello Vip: “Cecchi Paone: Elia è razzista“.  Il motivo? Elia ha chiamato “tarantino” un altro ospite della casa (non so chi siano, ma è irrilevante). Evidentemente dare del “tarantino” (nel senso di abitante di Taranto) è un insulto (una variante di “terrone“); anzi, è razzismo. Ormai il razzismo lo mettono dappertutto; anche nella carbonara.  Infatti, invece che fare spaghetti o un risotto al nero di seppia, fanno la carbonara che è in bianco. Se non è razzismo questo; giusto?

Il dubbio, però riguarda Alessandro Cecchi Paone e la sua costante e quotidiana presenza in qualche canale televisivo, qualunque sia l’argomento in discussione nel programma. Sono in due ad avere questa rarissima dote; Cecchi Paone e Alba Parietti. Ora sorge un dubbio. Paone è sempre in TV perché è particolarmente bravo, colto, capace e dotato di una mostruosa cultura enciclopedica che gli consente di disquisire di tutti gli argomenti dello scibile umano?  Oppure semplicemente perché è gay?

Genialate grulline: ritorno alla terra. Ecco la proposta: “Terreni a chi ha tre figli“. Ricorda molto i famosi “40 acri ed un mulo” che venivano assegnati ai primi coloni americani o agli ex schiavi neri come risarcimento. Regaleranno anche il mulo? Oppure, per essere più in sintonia con il livello intellettuale di questi pensatori nostrani, regaleranno un somaro?

asini

Bagni e pediluvi

Ieri, in apertura della Home del Corriere on line, campeggiava questo box dedicato a Balotelli. Tanto per cambiare, lui è sempre in primo piano, qualunque cosa faccia o dica; se fa cose buone (poche) o se fa sciocchezze (spesso). Anche il nostro calciatore fa parte ormai di quei personaggi che devono essere sempre presenti sui media, fanno parte del vasto e consolidato repertorio “politicamente corretto“: Balotelli, Boldrini,  Kyenge, Saviano, Travaglio, Vendola, Luxuria, Scalfari, Crozza…l’elenco sarebbe troppo lungo, ve lo risparmio.

E cosa ha fatto di così importante Balotelli per avere il suo box riservato in bella evidenza sul Corriere? Ha rilasciato degli autografi a dei tifosi che erano presenti all’allenamento del Milan, che si trova negli USA per un torneo di calcio. Eccolo…

Dice il breve commento al video che erano presenti una trentina di tifosi, specie italiani che vivono in America. Però, guardando il video, questa trentina di persone non si vede. Al massimo saranno una dozzina. Ma per il Corriere basta e avanza per ricavarci un video da prima pagina ed esultare per il “bagno di folla” di Balotelli. Una dozzina di persona sono “una folla“? Sì, se serve alla causa. Niente di strano che al prossimo rimpasto di governo lo facciano ministro, anche lui, da affiancare alla Kyenge. Visto che si tratta di un calciatore, che lavora con i piedi, direi che questo, più che un “bagno“, al massimo è un “pediluvio“.

Cosa non si fa per il politicamente corretto. Resta un dubbio. Tanto interesse mediatico per Balotelli è giustificato? E’ sempre in prima pagina perché è più bravo, più bello, più simpatico di altri calciatori italiani, oppure perché è nero? E’ una semplice domanda che si affianca ad altre domande simili. Cécile Kyenge è diventata ministro perché è più brava, più capace, più competente, più simpatica delle colleghe, oppure perché è nera? Laura Boldrini è diventata presidente della Camera perché è più brava, più competente, più simpatica, più preparata delle colleghe, oppure perché giova alla causa degli immigrati e dei terzomondisti? Vendola e Crocetta sono diventati governatori di Puglia e Sicilia, perché sono più bravi, preparati, competenti, belli e simpatici di altri, oppure perché sono gay? Ivan Scalfarotto è vice presidente del partito democratico per le sue qualità politiche, oppure perché è gay? Paola Concia, ex parlamentare del PD, era ospite fissa in tutti i salotti televisivi perché era più brava delle altre, oppure perché è lesbica? Cecchi Paone e Malgioglio fanno gli opinionisti di professione in TV per le loro particolari competenze, oppure perché sono gay? Luxuria è ricercatissima da tutte le reti perché è bella, simpatica, elegante, preparata, oppure perché è trans? Barack Obama è stato eletto presidente degli USA per le sue particolari capacità e competenze, oppure perché è nero?

Le domande sono legittime, visto che ormai essere fuori dagli schemi della normalità, sembra essere un vantaggio e costituisce titolo di merito. Magari finiranno per essere equiparati alle categorie protette ed avere la precedenza anche nei concorsi pubblici. Se sei nero, immigrato, gay, trans, lesbo o bisex, acquisisci punteggio.

Per fortuna nel mondo non ci sono solo le categorie citate e la “gaia compagnia” degli amanti del sesso creativo. Lo dimentichiamo spesso, frastornati dalle notizie quotidiane che ci raccontano le avventure e le disavventure dei “diversamente normali“. Ormai sono loro a dominare la scena mediatica.   Ci dimentichiamo così che esiste anche l’arte, la letteratura, la musica, la nostra identità nazionale, le tradizioni, la cultura, il nostro enorme patrimonio artistico, le bellezze naturali di un’Italia che, per falso ed ipocrita spirito di accoglienza, stiamo regalando a tutti i disperati che arrivano dal terzo mondo. Per dedicare i primi piani al “bagno di folla” di Balotelli, mettiamo in secondo piano, anzi in ultima pagina, le cose davvero importanti e belle della vita. Come questa…

 

Priorità

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

L’uomo Ikea, in kit componibile

Ci siamo arrivati, finalmente. Ora le ragazze potranno scegliere in rete l’uomo ideale. Con lo stesso sistema con cui si sceglie una borsa, una scarpiera o un completino intimo; tipo E-bay. Ne dà notizia questo curioso articolo: “Con un click metti l’uomo nel carrello“. E’ l’evoluzione dei soliti siti per incontri. Magari lo scegli da un lungo catalogo in cui vengono riportati tutti i dati necessari a fare una scelta oculata dell’anima gemella. Niente di particolarmente originale. Una volta, in certe riviste,  c’erano  gli spazi riservati agli annunci per cuori solitari. Oggi c’è internet e tutto diventa più tecnologico. Abbiamo solo informatizzato anche i cuori solitari.

Quattro anni fa, in un post dedicato alle “Anime gemelle” (San Valentino e le anime gemelle) ed alle ragazzine che sognano ancora l’uomo ideale, l’uomo vero, il principe azzurro, l’altra metà della mela, l’anima gemella,  suggerivo un sistema pratico per trovare questo “uomo ideale“. Prendevo spunto da un articolo in cui alcune prezzemoline della TV  si lamentavano per non riuscire a trovare “Un uomo vero“. In un certo senso hanno ragione. Oggi sui media, più che uomini veri, vengono proposti modelli alternativi: gente come Busi, Signorini, Vendola, Platinette, Luxuria, Cecchi Paone, Cristiano Malgioglio et similia. Gli uomini veri, fra non molto, saranno tutelati dal WWF come specie in via di estinzione. Gli ultimi modelli rimasti saranno visibili solo in appositi musei.

Eppure, ancora per qualche tempo, è possibile trovarli. Ecco il segreto che suggerivo allora: “Oggi in commercio si trova tutto. Basta andare all’Ikea, prendere un catalogo degli “uomini veri” disponibili in kit componibile, scegliere quello che è di vostro gradimento, portarvelo a casa, controllare che ci siano tutti i pezzi (non si sa mai), montarlo pazientemente seguendo le istruzioni e sistemarlo in bella evidenza nel salotto, pronto per essere mostrato con orgoglio alle amiche invidiose che, anche loro, correranno all’Ikea a scegliersi il loro uomo vero in kit”.

L’utilità di questo sistema in Kit componibile è che se c’è qualche pezzo malfunzionante o non proprio rispondente alle proprie esigenze (può succedere, no?), invece di cambiare tutto il modello, basta cambiare il pezzo difettoso. Semplice e pratico, no? Mi sa che mi hanno copiato l’idea.

L'uccello di Berlusconi

Un centinaio di colibrì, dono del Perù all’Italia, felicemente ospiti del parco di Miramare a Trieste, rischiavano di essere “sfrattati“. Già, la burocrazia non perdona, si sfrattano anche gli uccelli. Per fortuna sono stati salvati dall’intervento personale di Berlusconi, come riferisce oggi Vittorio Sgarbi sul Giornale: “Gli uccelli di Berlusconi“. Pare che del caso si siano occupate personalmente anche i ministri Prestigiacomo e Brambilla; non è charo se per competenza ministeriale, oppure perché esperte di uccelli.

Il caso, come prevedibile, ha suscitato scalpore e polemiche. L’opposizione, tanto per cambiare, attacca. Bersani accusa il premier di “Trasformismo” per nascondere le difficoltà del Governo, spostando l’attenzione: “Dalle passere ai colibrì“. La Finoccchiaro, tanto per fare qualcosa, ha chiesto che Berlusconi riferisca in Parlamento. Un gruppo di deputati ha presentato una mozione di sfiducia chiedendo le dimissioni di un ministro: uno a caso. Di Pietro accusa il premier di interessi personali, sollevando il dubbio che sia una manovra per spostare i preziosi colibrì ad Arcore. Ma Berlusconi smentisce: “A casa mia basta un uccello: il mio.”.

Nichi Vendola, governatore della Puglia, accusa Berlusconi di abuso di potere e di ingerenza negli affari di competenza regionale. E minaccia: “Giù le mani dagli uccelli pugliesi.  Ci penso io.“. L’associazione “Uccelli d’Italia” accusa il premier di usare due pesi e due misure. Salva i colibrì, ma non ha fatto niente per le tortore di Faenza. Intanto esplode l’interesse per gli uccelli, di ogni genere e specie e, fiutando l’affare, fioriscono le iniziative. A Milano viene in tutta fretta allestita una mostra su Paolo Uccello e la Scala inserisce in cartellone “L’uccello di fuoco” di Stravinskij. A Roma Veltroni, forte della sua competenza come cineoperatore, organizza una rassegna di celebri uccelli del cinema: dal capolavoro di Hitchcock “Gli uccelli“, a “Uccellacci e uccellini” di P.P.Pasolini e “L’uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento. Seguirà dibattito moderato dal noto critico cinematografico Enrico Ghezzi, quello che “Mi spezzo, ma non mi spiego“.

Anche la stampa cavalca la notizia. Il Manifesto riporta in prima pagina una grande foto di Berlusconi con un lungo becco e titola “L’uccello del malaugurio“. Repubblica, in un lungo editoriale, avanza sospetti sugli interessi privati del premier e prepara un elenco di dieci domande sulla sua vita privata e sul rapporto con gli uccelli. L’Unità tenta lo scoop e lancia l’ipotesi che si tratti di una sorta di outing del premier e titola “Berlusconi cambia gusti: dalla gnocca all’uccello“. Anche Bruno Vespa, sempre pronto a cavalcare la notizia, ha annunciato una puntata speciale di “Porta a porta”, con immancabile plastico delle voliere, dal titolo “Tutti gli uccelli del Presidente“.

Intanto nascono manifestazioni spontanee in tutta Italia. A Roma un lungo corteo attraversa via del Corso e si dirige verso palazzo Chigi. In testa al corteo spiccano alcuni noti appassionati di uccelli: Vendola, Aldo Busi, Alessandro Cecchi Paone, Cristiano Malgioglio, Platinette e Luxuria. Dietro un migliaio di donne, bruttine stagionate e casalinghe disperate, che sostengono un lungo striscione “Più uccelli per tutti“.

Vieni via con me…

Concludono, Cric e Croc, con un lungo elenco di “Vado via perché…”. Tranquilli, non c’è bisogno di giustificarvi o di farla tanto lunga elencando motivazioni fasulle. L’importante è che andiate via. Qualunque ragione è valida. Ma una ragione, cari Fazio e Saviano, le sintetizza tutte: siete così faziosi, ipocriti, falsi e retorici che fate schifo! E lo fate in prima serata TV, a spese degli italiani. Vergognatevi…

Parlo della prima puntata di “Vieni via con me”. Il bello è che ci saranno altre tre puntate. E sono anche certo che avrà avuto un alto numero di spettatori. Domani i giornali metteranno in prima pagina titoloni annunciando il grande successo. Per completare degnamente la serata segue una puntata di “Correva l’anno” in cui, tanto per cambiare, si parla del ventennio fascista. Ma guarda tu che sorpresa e che novità. E si parla dell’organizzazione del tempo libero, una creazione del fascismo. Lo stesso Paolo Mieli, uomo di sinistra ed antifascista, in conclusione della puntata, afferma che la creazione dei Dopolavoro e tutte le attività collegate, contribuì a migliorare le condizioni dei lavoratori, mettendoli in condizione di godere di svaghi, passatempi e attività sportive e culturali che prima erano sconosciuti, specie nelle località di provincia, nelle campagne e nei piccoli centri. Una vera rivoluzione, così la chiama, come è stata poi la televisione. Ma in apertura della puntata si ribadisce che questa innovazione è voluta dal fascismo…per tenere occupata la gente ed evitare che si occupi di politica. In pratica, per “controllare” il popolo. Fate ancora più schifo di Fazio…

Ma due considerazioni su questa prima puntata di “Vieni via con me” bisogna pure farle. Tutto come previsto. Non bisognava essere dei maghi per prevedere che sarebbe stata l’ennesimo programma che, spacciandosi per intrattenimento e informazione, sarebbe stato un pretesto per attaccare Berlusconi ed il Governo in carica, ricorrendo a tutti i mezzi ormai collaudati da conduttori, comici ed ospiti “prestigiosi” scelti in funzione della tesi precostituita.

Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitic in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi. Si comincia con una suora che elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino. Ecco, cominciamo bene. Poverina la nostra “sorella”, chissà se è informata di come trattano i cristiani, comprese suore e preti, nei paesi islamici. Dovrebbe informarsi, prima di impegnarsi tanto a favore delle moschee. Ma, si sa, i cristiani sono buoni, amano anche i loro carnefici ed hanno una fortissima predisposizione al martirio. Come gli islamici. Solo che gli islamici, quando scelgono di diventare martiri, sperano almeno di trovare nel loro paradiso 72 vergini che li aspettano. I cristiani nemmeno quello, perché sono casti e puri.

Ed ecco apparire il messia, il clou della serata, lui, Saviano. Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, che… se lo incontri la notte in un vicolo al buio ti viene un infarto. Ed inizia il suo monologo, lento, ripetitivo, scontato, farcito di luoghi comuni e retorica in offerta speciale. E attacca il Giornale, la macchina del fango. Già, perché se il Giornale fa un’inchiesta per dimostrare le responsabilità di Fini nell’affare Montecarlo quello è fango. Se invece Repubblica, L’Unità e stampa collegata, spargono fango per mesi e mesi contro Berlusconi, rovistando nella sua vita privata, quelle sono “inchieste giornalistiche”. Mah, valli a capire questi intellettuali, hanno una logica tutta speciale. Ovviamente Saviano  può andare in TV, in prima serata, ed accusare il Giornale senza che nessuno possa ribattere alle accuse. Ma questa, per loro, si chiama informazione e libertà di espressione. Se qualcuno facesse lo stesso, parlando di Repubblica, lo accuserebbero di diffamazione, di abuso del mezzo pubblico, di mancanza di contradditorio, invocherebbero la par condicio ed il pluralismo.  E forse organizzerebbero una manifestazione in piazza del Popolo per condannare il tentativo di mettere il bavaglio all’informazione. Ma se lo fanno loro…è libertà di espressione!

Arriva l’altro ospite illustre, Nichi Vendola, il quale ci illumina su un argomento di fondamentale importanza per gli italiani; fa l’elenco di tutti gli appellativi usati, nelle varie regioni, per definire i gay. Beh, ora lo sappiamo. Non so se Vendola goda di particolari permessi o ferie, ma è strano che, essendo Governatore della Puglia, sia sempre in TV, intervistato, ospite nei vari salotti o sia presente a manifestazioni, cortei e scioperi. Lui c’è sempre. Ma non è pagato per fare il Governatore? E allora, quando è fuori sede è in ferie? E’ in permesso sindacale? Mistero. Si potrebbe pensare che è giusto, visto che è un Governatore. Ma allora bisognerebbe dedicare lo stesso spazio a tutti gli altri Governatori regionali. Li avete mai vistiin televisione, ospiti da Santoro, da Floris, nei TG, i governatori della Basilicata, della Sardegna, dell’Umbria, etc…? No, si vede solo lui, Vendola. Si dirà che, però, Vendola è leader di un partito. Ma allora bisognerebbe invitare ed intervistare anche tutti gli altri leader di partito; sono almeno una ventina, tutti piccoli, ma comunque sono dei partiti. Perchè non si vedono mai? Ancora mistero. Si dirà che, però, è vero che non tutti i governatori e leader di partito sono presenti, ma Vendola è gay e gli altri no!. Ah, ecco, ora ci siamo. Infatti è vero, i gay sono di casa in TV, insieme a trans ed escort: onnipresenti ovunque ci sia un salotto TV ed una sedia libera; Grillini, Malgioglio, Cecchi Paone, Alfonso Signorini, Busi, Luxuria, Platinette, D’Addario e, fra poco alla prima occasione, Ruby. Sono ospiti contesi da tutti i conduttori. Sì, deve essere questo il motivo. Oggi essere gay costituisce titolo preferenziale. Ma non tutti hanno successo, Per emergere ci vuole culo…pardon, fortuna!

Ma l’ospite più atteso è Roberto Benigni. E di cosa parlerà Benigni? Ovvio, di Berlusconi, per una mezzoretta buona. Come fece da Celentano. Cita tutto il repertorio possibile, da Ruby alle ville ad Antigua. Potrebbe andare avanti per due ore, purché parli di Berlusconi. Caro Benigni, alla fine cominci a stancare anche tu. Sarà anche bravo, ma qualche volta potrebbe anche cambiare repertorio. Sapete, anche l’aragosta è buona. Ma se vi offrono aragosta a pranzo, aragosta a cena, per un mese di seguito, alla fine vi viene voglia di un panino con mortadella.

Si continua con un ospite prestigioso, il direttore d’orchestra Claudio Abbado. Anche lui fa il suo elenco di motivi per cui è bene sostenere la cultura e la musica. Nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma diventa un pretesto per attaccare i ministri Bondi e Tremonti i quali non essendo presenti non possono ribattere, chiarire e contestare. Ma a Fazio tutto è concesso; è libertà di espressione. Tanto per non perdere l’abitudine. Saviano lo definisce “il più grande direttore del mondo“. Beh, non so a che titolo Saviano esprima questo giudizio e quali siano le sue competenze in campo musicale, ma sono certo che ci sono moltissimi direttori che non condividono il parere di Saviano. Ma Saviano è Saviano, quindi…ha sempre ragione. Forse ieri, mi è capitato di vedere l’inizio di un programma “E se domani” condotto da Alex Zanardi. Non so chi sia, ma se non sbaglio è stato un pilota automobilistico di formula 1. Bene, all’inizio della puntata introduce l’ospite, Massimo Cacciari, presentandolo come “il più grande filosofo italiano“.  Anche in questo caso resto perplesso per questa affermazione. Chissà cosa ne penserebbe Severino! Ma può succedere, quando cronisti di camorra parlano di direttori d’orchestra e piloti di formula 1 parlano di filosofia.

Conclude la puntata, finalmente, ancora Saviano con un lungo comizietto sull’unità d’Italia, che gli serve come spunto per attaccare la Lega e le sue posizioni federaliste che tendono a spaccare la nazione. Senza che nessuno possa, naturalmente, ribattere. Ma ormai siamo abituati, è lo stesso sistema usato da Fazio nell’altro suo progranmma, da Santoro, da Travaglio, dalla Gabanelli. Bisogna prendere per buono ciò che dicono. Ma i monologhi alla Saviano, attaccando certa stampa e certi partiti, ed esponendo la loro personale visione del mondo, non sono intrattenimento, né spettacolo, né informazione; sono veri e propri comizi e si chiama propaganda politica. Cosa che è del tutto lecita e consentita, ma nei luoghi, nei tempi e secondo le modalità previste dalla legge sulla propaganda politica. Non in televisione, in prima serata, a spese dei telespettatori e senza contradditorio. E’ questo piccolo dettaglio che vi sfugge.

La prima cosa che mi è passata per la mente, però, è che questi programmi sono una specie di evoluzione mediatica delle vecchie feste dell’Unità. Si organizza una serata mettendo insieme qualche tematica sociale, la musica, i comici, il comizio del compagno segretario, birra e salsiccia, bandiere, slogan e via…il popolo gode. Ecco, questa è una specie di festa dell’Unità fatta in televisione. E’ vero, non c’era la birra e mancava anche la salsiccia. In compenso c’era il culatello…