Satira sinistra

Anche la satira non è tutta uguale; dipende. Nei giorni scorsi ha fatto notizia ed è finita sulle prime pagine dei giornali, la foto di un maiale che frugava tra i rifiuti nel quartiere Romanina, nel centro di Roma: “Il maiale di Roma; botta e risposta Meloni-Raggi.”. Sembra che quel maialino sia di un componente della famiglia Casamonica e che abbia il vizio di scappare dal recinto in cui viene custodito. Nella zona tutti lo conoscono e non fa notizia; ma viene usato come simbolo del degrado romano e, naturalmente, alimenta le polemiche politiche. Ieri al programma Di martedì condotto da Giovanni Floris, il comico (?) Gene Gnocchi, mostrando quella foto ha voluto dare un nome e cognome al suino ed ha affermato, suscitando la solita risatina idiota del conduttore: “Si chiama Claretta Petacci.“, la donna che ha avuto l’unica colpa di essere l’amante di Mussolini, stargli vicino fino all’ultimo e condividerne la tragica fine; ammazzata dai partigiani comunisti ed appesa a testa in giù a piazzale Loreto.

Ora, la cosa più facile è fare il solito discorsetto sulla doppia morale della sinistra che, anche quando fa satira, applica due pesi e due misure. Se un comico facesse un’allusione del genere su una donna di sinistra, mostrando una scrofa e chiamandola col suo nome (pensate se avesse mostrato il maiale ed avesse detto che “Si chiama Laura Boldrini o Emma Bonino, o Raggi, o una a caso delle belle statuine del PD…“, si leverebbero alti lamenti delle prefiche femministe che chiederebbero pesanti sanzioni sul malcapitato comico, accusandolo di tutti i reati possibili. Interverrebbe scandalizzata Laura Boldrini (quella che ha l’indignazione facile quando toccano donne di sinistra, ma quando offendono donne di destra è distratta, o non c’è, o se c’è dorme), tutto l’intellettualismo sinistro, ci sarebbero cortei di protesta e fiaccolate di solidarietà alla donna offesa. Forse interverrebbe anche l’Agcom, l’Ordine dei giornalisti, l’Arcigay (quelli intervengono sempre) e l’associazione Casalinghe disperate. Se però lo fa un comico (?) di sinistra è semplicemente spettacolo, intrattenimento; è satira (il vignettista Vauro ha fatto scuola anche in questo con le sue “Vignette sismiche“).

E la satira, questo è da tener presente, può essere solo di sinistra. La satira di destra non esiste e se qualcuno ci prova va incontro a guai seri (Forattini ne sa qualcosa: “Satira libera; dipende“). Ne sa qualcosa anche Fabio Ranieri, segretario della Lega nord dell’Emilia Romagna, condannato ad un anno e 3 mesi di reclusione ed a pagare 150.000 euro di danni  per “diffamazione aggravata da discriminazione razziale”, per aver pubblicato un fotomontaggio che, in questo caso, secondo i nostri ineffabili giudici,  non è satira“.

La rete è piena di fotomontaggi sui politici. Su Berlusconi, in 20 anni, altro che fotomontaggi; per sbeffeggiarlo e ridicolizzarlo in tutti i modi possibili hanno scritto canzoni (Daniele Silvestri), un centinaio di libri, testi teatrali, film (ricordate Draquila, Viedocracy, o Il caimano di Moretti?) e le imitazioni che per anni Sabina Guzzanti ha fatto di Berlusconi sulla TV di regime, programmi di satira (Uno per tutti “L’ottavo nano“) che ne facevano il personaggio principale, se non unico, della satira usata come arma politica (“Parla con me” del duo Dandini-Vergassola era il modello da seguire), Fra le definizioni più gentili  lo hanno paragonato ad un “cancro della politica” (Vendola), e “serpente a sonagli” (Di Pietro alla Camera), nonché rivendicare il diritto di odiarlo ed auspicarne la morte (Marco Travaglio). Ma quella è satira o, al massimo, dialettica politica e libertà di espressione e di stampa che deve essere completamente libera e priva di regole e censure (purché abbiate la tessera giusta). Guai però ad usare gli stessi metodi con la sinistra; la libertà di espressione, per miracolo, si trasforma in razzismo, calunnia, diffamazione. Su questa curiosa interpretazione scrivo da anni, riportando i casi più evidenti di questa insopportabile doppia morale. Uno per tutti: “Satira da morire“, in cui riporto anche un vecchio post del 2006 “Si può ridere dei musulmani?“.

Giusto per fare un altro esempio pratico, basta ricordare che il leghista Calderoli, per aver detto in un comizio che quando vede Cècile Kyenge pensa ad un orango, è stato querelato ed ha dovuto pagare i danni. Stessi guai ha passato Mario Borghezio il quale ha dovuto pagare danni per 50.000 euro. Guai a toccare personaggi di sinistra; sono come i fili dell’alta tensione. Se dici che Kyenge ricorda un orango è razzismo: e ne paghi le conseguenze. Se Gene Gnocchi paragona  Claretta Petacci a un maiale non succede niente; è satira. Chiaro? Non aggiungo altro; questi spregevoli e rivoltanti personaggi sinistri e sinistrati che hanno la faccia come il culo (e con quello ragionano) fanno schifo anche solo a parlarne.

Di seguito alcuni post su questo argomento e sulla strana morale della sinistra:

Libertà di satira e dintorni.

Del Debbio flop ed estetica in TV

Del Debbio, con Quinta colonna su Rete 4,  fa meno ascolti di Formigli su La7. Lo riportava avantieri  Libero.it (Del Debbio perde la gara di ascolti). Nemmeno un punto di share di differenza (Del Debbio 4,5%, Formigli 5,3%), ma basta e avanza per stilare classifiche di merito e decretare il successo o il flop di un programma. Ormai non conta più la qualità, ma lo share. Se il Grande fratello fa il 30% di share e milioni di telespettatori che lo seguono, significa che è un ottimo programma (così sostengono gli analisti e tutti quelli che su quel programma ci campano). Ovviamente nessuno si pone il problema della qualità e del fatto che quei milioni di spettatori possono essere (anzi, per me lo sono senza possibilità di errore) degli autentici imbecilli. Ma non si può dire, altrimenti vi accusano di essere degli “hater” o odiatori. Gli “odiatori” o Haters (termini inventati di recente, da usare come infamanti accuse per mettere a tacere tutti gli oppositori non allineati al pensiero politicamente corretto e critici nei confronti della demenzialità mediatica e gossipara), per i detentori della superiorità morale, sono tutti coloro che criticano la scellerata ideologia sinistra e non sono omologati al pensiero unico buonista, terzomondista, multietnico boldrinian-bergoglian-kyengista; quelli, altrimenti detti, populisti, xenofobi, omofobi e fascisti. Ma questa è un’altra storia.

Ma non tutti quelli che esprimono giudizi negativi sono Haters o Odiatori. C’è una differenza sostanziale, che è bene tener presente per evitare complicazioni e querele, che si spiega solo con la doppia morale che la sinistra ha in dotazione di serie. Te la consegnano al momento dell’iscrizione: tessera del partito, patentino di superiorità morale, distintivo di “tuttologo” detentore della verità assoluta e licenza di doppia morale, da usare a piacere. A cosa serve? Facciamo un esempio pratico. Se Calderoli dice che quando vede Cécile Kyenge pensa ad un orango (oltre ad essere subito catalogato come Haters e Odiatore)   è un gravissimo insulto razzista per il quale viene querelato e deve pure pagare i danni. Se invece Nichi Vendola dice che Berlusconi è un cancro della politica, Travaglio dice che è un suo diritto odiarlo e augurarne la morte e Di Pietro dice in Parlamento che è un serpente a sonagli, quella è semplice “dialettica politica“. Chiaro?

 Il fatto che Del Debbio non faccia grandissimi ascolti non è una novità. Dopo aver salutato il suo arrivo con il programma Quinta colonna, e Dalla vostra parte condotto poi da Belpietro, come voci “fuori dal coro” diverse dal pensiero unico dominante in televisione, ho presto cambiato parere vedendo la conduzione apparentemente di denuncia e contrasto al buonismo, al terzomondismo, alla scellerata politica che favorisce l’immigrazione incontrollata della sinistra, ma in pratica quasi assecondando quella visione della realtà, complice la presenza in studio di ospiti più di sinistra che di destra, compresi imam fai da te, mediatori culturali africani ed esponenti islamici ai quali si dava più spazio che alla gente comune.  L’ho anche scritto spesso e volentieri anche sul Giornale.

Ecco cosa commentavo l’anno scorso un articolo su “Renzi sfida l’UE, lamentando l’eccessiva presenza mediatica del ciarlatano di Rignano anche sulle reti Mediaset: “Lo vediamo a reti unificate. Non bastano i servizi dei TG e le reti di regime, che sembrano fatti dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi; non bastano le sue presenze su tutte le reti, intervistato da giornalisti e conduttori compiacenti come la Gruber. Lo dobbiamo vedere anche sulle reti Mediaset, a canale 5 dall’amica Barbara D’Urso che gli dà del tu e, forse è già la terza o quarta volta, da Del Debbio su Rete4, a Quinta colonna, dove fa il suo lungo monologo per cantare le lodi del suo governo dei miracoli. Né va meglio a “Dalla vostra parte”, dove Belpietro dà voce alle proteste di piazza contro l’immigrazione, ma poi in studio ci sono personaggi inguardabili come Karaboue, Librandi, Castaldini, Fiano, Chaouki, Morani, mediatori culturali africani e imam fai da te di quartiere, ai quali viene concesso più spazio e tempo che agli italiani. Infatti non vedo più né Del Debbio, né Belpietro; almeno non mi rovino la digestione.”. Infatti non li guardo più.

Bene, ora qualcuno comincia a rendersi conto di quanto dicevo fin dall’inizio. E se andate a leggere i commenti all’articolo sopra citato di Libero.it, vedrete che i motivi per cui i lettori criticano Del Debbio, sono gli stessi che usavo io criticando la presenza degli ospiti in studio. Vale la pena, per capire qual è l’opinione dei lettori, riportare qualcuno dei commenti:

Poliponero: io sono tra quelli che non seguono piu’ questo programma(e non mi perdevo nessuna puntata)! il perche’ e’ semplice: troppi buonisti e saputelli delle religioni con tendenze anticristiane> (cecchi pavone, carabue, imam, zingari ecc.)

Milibe: bel programma diventato inguardabile con invitati come i perdenti castaldini, liprandi , karabue e simili…

Mingardi: mi sembrava d’aver visto la Castaldini…per questo non lo guardo più.

Tega: I personaggi di Del Debbio sono sempre i soliti, Librandi Castaldini ecc. e la gente è stufa!

VitoLibrandi,Carabue,Castaldini,Romano etc, stimolano il rigurgito !

Sanfilippo:  telespettatori si sono stufati di vedere Librandi e tutta la feccia PD che sbrodola cavolate a gogò.

Marcellini: Troppi personaggi inascoltabili! Ti fa venire la voglia di spaccare il televisore!!!

Ecco, questo è il tenore dei commenti. Allora è strano che nessuno si accorga che i telespettatori non gradiscono la presenza di ospiti che ritengono inguardabili, inascoltabili e intollerabili per la loro faziosità. Non mi sorprende; c’è gente che ha bisogno di tempo, spesso di anni, per capire le cose. Per spiegare il concetto, cito spesso il caso della rivoluzione d’ottobre del 1917, quando i bolscevichi presero il potere in Russia e cominciarono a trasformarla in base all’ideologia marxista-leninista, provocando la morte di decine di milioni di persone pur di raggiungere lo scopo. Impiegarono 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Allora abbatterono un muro a Berlino, smisero di combattere l’Occidente capitalista, rivalutarono la proprietà privata e scoprirono i benefici e le delizie del capitalismo che avevano sempre combattuto. Tanto che oggi alcune delle persone più ricche del mondo sono russe; o cinesi. Lo stesso gravissimo errore stanno commettendo oggi, sempre per aberranti motivazioni ideologiche che non tengono in alcun conto la realtà, in merito al terzomondismo, la società multietnica e l’accoglienza senza limiti degli immigrati. Spero solo che non debbano aspettare 70 anni per capirlo perché è già tardi oggi per rimediare.

Anche Del Debbio cade nell’errore di non tener conto di alcuni dettagli. L’ho scritto spesso, anche in alcuni post. Per esempio qui “Rivalità, xenofobia e diversità“, in cui cercavo di chiarire le differenza fra le parole e l’uso strumentale che ne viene fatto. Ma soprattutto qui “Guelfi e xenofobia” del 2015, in cui riprendevo proprio un’affermazione di Del Debbio, molto discutibile: Ecco l’incipit del post: “Avantieri su Rete4 il conduttore Del Debbio, parlando ancora di problemi legati all’immigrazione, ha detto che gli fanno schifo gli xenofobi. E perché non si pensasse che l’affermazione gli era sfuggita per sbaglio, lo ha ripetuto “Gli xenofobi mi fanno proprio schifo“.  Bene, abbiamo capito. Certo che una simile perentoria affermazione, fatta da un toscano di Lucca, lascia un po’ perplessi. Ricordiamo tutti le rivalità fra i Comuni toscani, tra Firenze e Siena, tra Pisa e Livorno, tra guelfi e ghibellini; un odio che sfociava spesso in contrasti cruenti, come la battaglia di Montaperti tra i guelfi guidati da Firenze contro i ghibellini guidati da Siena. E Lucca, patria di Del Debbio, stava con Firenze.”.

Viene spontaneo ricordare la storica rivalità tra le città toscane. E non solo fra città, ma addirittura tra concittadini divisi dall’eterna rivalità fra rioni, come succede tra le contrade di Siena. E vogliamo dimenticare le rivalità che spesso finiscono tragicamente, tra tifosi di squadre avversarie (Roma – Lazio, Milan – Inter, etc…) che ad ogni occasione scatenano risse, aggressioni e se le danno di santa ragione? O la tradizionale contrapposizione fra polentoni padani e terroni meridionali? Ma se è così difficile accettare  pacificamente la convivenza ed abbracciare i nostri concittadini solo perché vivono in una contrada rivale, tifano per una squadra diversa dalla nostra, vivono in zone diverse d’Italia, perché mai dovremmo accogliere a braccia aperte, con baci e abbracci, gli africani che arrivano da pesi lontani, che non conosciamo, non sappiamo chi siano, cosa vogliono, perché entrano a casa nostra come ospiti non invitati e pure a nostre spese? Ancora nessuno ci ha spiegato questo mistero. Allora sorge qualche dubbio sul fatto che ad un toscano fazioso per natura, facciano schifo gli xenofobi. Verrebbe da chiedersi, con una vecchia battuta: “Del Debbio, ma lei è amico mio o del giaguaro?“. O, ancora meglio: “Ma ci fa o ci è?”.

Ed a conferma del fatto che c’è molta gente che ha difficoltà a capire certe verità, ed ha idee molto vaghe sull’estetica e la sua applicazione nei rapporti sociali (specie mediatici), arriviamo ad un altro mistero esistenziale: Emanuele Fiano. Anche a lui ho dedicato spesso dei commenti, sia sul blog che sulla stampa. Ecco cosa scrivevo un anno fa su Ben ritrovati“: “Credo che i personaggi pubblici, quelli che appaiono quotidianamente in televisione, dovrebbero possedere dei requisiti minimi anche di carattere estetico. Non capisco come uno con la faccia di Fiano possa presentarsi in pubblico. Mistero. Non si può cominciare la giornata con queste visioni inquietanti. Dopo l’orticaria della meteorina che saluta con “Ben ritrovati”, vedendo Fiano ti viene anche il mal di pancia e, sentendolo anche parlare con quella boccuccia a culo di gallina e quella vocina nasale gne gne (e dire le sciocchezze che dice) ti viene anche un improvviso raffreddamento in zona pubica causato dal forte movimento rotatorio delle palle. “. Ed ancora in questo “Facce e facciacce“, dove appare insieme ad un’altra faccia da “censura” come Ivan Scalfarotto. E’ un caso di particolare antipatia personale?  No, è uno dei tanti casi di ingiustificabile e totale assenza di criteri estetici riscontrabili sui media.

Esempio; anche Cristina e Benedetta Parodi, stanno registrando un flop gigantesco con il loro programma domenicale. Si cerca di giustificarle in vari modi, ma nessuno nota una verità evidentissima: Benedetta Parodi, con quel volto spigoloso ed il nasino alla Boldrini, è antipatica. E non sto a spiegare i motivi; non merita tanta attenzione. Così come antipatico ed inguardabile è un altro personaggio TV: Diego Bianchi, in arte Zoro, conduttore di Gazebo (programma che sembra fatto da e per sfigati di periferia da centri sociali Che Guevara), ora passato a La7. Uno con quella faccia, che tutto ricorda meno che un volto umano, non dovrebbe uscire di casa e, ancora meno, presentarsi in televisione. Pensate che l’estetica e la fisiognomica non abbiano importanza e che Lombroso esagerasse? Allora guardate questa faccia: “Trota al Carroccio“. Vi sembra normale? No, non lo è. Ci sono dei primati che hanno un aspetto più umano; e anche più intelligente. Ma non si può dire, altrimenti diventiamo haters o “odiatori“.

Un altro caso emblematico di mancanza di senso estetico, fra i tanti che si possono riscontrare in Tv, è quello che riguarda Eleonora Daniele, conduttrice di un programma del mattino su RAI1, Storie vere o Storie italiane o qualcosa del genere (il tema fisso sono le tragedie familiari, possibilmente col morto ammazzato, l’inviato speciale sotto la casa della tragedia e tutti i dettagli macabri), alla quale già lo scorso anno ho dedicato un post “Cuochi e delitti” per sottolineare l’eccesso di cuochi e di cronaca nera in TV. Ecco, a lato, un’immagine a caso del programma in cui la domanda cruciale del giorno era chiedersi “Come è morto Roberto?”: il tema è sempre quello, la cronaca nera. Ed il programma si basa sempre sul collaudato metodo della chiacchierata in salotto: si invitano in studio i soliti esperti (quelli non ci mancano) che in diretta svolgono le indagini, confrontano gli indizi ed ipotesi, suggeriscono metodi e tattiche investigative, ed esprimono giudizi sul mostro del giorno, dividendosi equamente fra colpevolisti ed innocentisti, sull’ultimo caso di cronaca nera. Che bello cominciare la giornata con queste notizie allegre ed il viso “sorridente” di una conduttrice che, solo a vederla, mette allegria e buon umore! No?

Eppure l’estetica è fondamentale. Quando incontriamo una persona, la prima impressione è determinante e dipende da alcuni fattori: il volto, lo sguardo, l’espressione, il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento. Sono segnali che percepiamo subito e questo determina la nostra risposta positiva o negativa. Basta pochissimo per sentire se quella persona ci è simpatica o antipatica. E’ una reazione spontanea, involontaria e del tutto naturale. E questo condiziona in maniera decisiva le nostre relazioni sociali. Se possibile cerchiamo di frequentare ed avere come amici e compagni di lavoro o di strada, delle persone simpatiche con le quali condividiamo gusti, stile di vita e “affinità elettive”.  Come mai allora pensiamo che questo non sia, non possa e non debba essere importante, se non determinante, nel rapporto con i personaggi pubblici e famosi del mondo della politica, dello spettacolo, quelli che invadono i media ogni giorno?

E se qualcuno si permette di esprimere giudizi poco lusinghieri nei confronti di questi personaggi, viene accusato di essere un “odiatore”, di fare discriminazioni in base al genere, ai gusti sessuali, al colore della pelle, all’etnia, alla fede religiosa, allo stile di vita; tutte cose che, in base alla legge Mancino, sono reato. Alla faccia della libertà di espressione ed al diritto di esprimere un giudizio estetico. Perché devono piacermi per forza i neri, i gay, i fancazzisti dei centri sociali, le femministe, la Kyenge o la Boldrini, il Papa, Fiano, Zoro e altri insulti viventi all’estetica, l’etica o il semplice buongusto? Perché deve piacermi Luxuria se trovo il personaggio, e la sua vista, rivoltante? Deve piacermi per legge, perché così vuole il pensiero politicamente corretto? Perché? Chi ha stabilito questi criteri estetici? Per fare un esempio pratico di cosa fa scattare l’accusa di razzismo in un post del 2013 ho messo a confronto Cécile Kyenge con Vanessa Hessler, così anche i ciechi possono vedere la differenza. Guardatelo:  “Razzismo cromatico“. Notate qualche leggerissima differenza estetica? Oppure il solo affermare che c’è una differenza e che preferiamo una (non dico quale) all’altra è razzismo?

Torniamo al nostro Fiano e vediamo cosa riportava di recente ancora Libero.it: “Fiano basta con la Tv; al suo posto Richetti che piace alle donne“. Il guaio di questo personaggio è che te lo trovi sempre sotto gli occhi in TV dalla mattina alla sera. Se non è ad Agorà su RAI3 al mattino (se non c’è lui c’è Gennaro Migliore; esteticamente non cambia molto), è ad Omnibus o L’Aria che tira su La7, lo ritrovi al pomeriggio a Tagadà. lo vedi su tutti i TG, lo ritrovi da Gruber o in uno dei soliti talk show passerella per politici che passano più tempo in TV che in Parlamento. E, se ci fate caso, le facce di politici, giornalisti ed opinionisti di professione, che vediamo ogni giorno in Tv, sono sempre le stesse. Ne cito alcune a caso, le prime che mi vengono in mente: Travaglio, Padellaro Scanzi, Peter Gomez, tutti del Fatto quotidiano (quasi di casa su La7, insieme a Marco Damilano direttore de L’Espresso), Claudia Fusani ex L’Unità (su qualche rete la trovate ogni giorno), i filosofi Massimo Cacciari e Diego Fusaro (uno post-comunista, l’altro neo marxista; sarà un caso?) ed altri in ordine sparso, presentati come intellettuali o con i titoli accademici (vedi il sociologo De Masi che salta da un canale all’altro e discetta su qualunque argomento), per nascondere la loro appartenenza all’area della sinistra. Un altro caso simile di “trucco” mediatico riguardava lo scomparso Stefano Rodotà (altro guru della sinistra onnipresente nei salotti Tv) che, nonostante la sua militanza politica, in TV veniva presentato come “Università La Sapienza” (sic), per nascondere la fede politica con l’autorevolezza del titolo accademico (un trucco molto usato ed abusato dai conduttori organici alla sinistra; quasi tutti). Ma non dobbiamo pensar male, deve essere solo un caso, una coincidenza, magari lo fanno in buona fede. No?

E come se non bastasse la presenza invasiva ed assillante della compagnia di giro degli opinionisti di professione sulle varie reti, su La7 si verifica una curiosa particolarità; i vari personaggi e volti della rete si ospitano a vicenda. Così vedete Formigli che ospita Mentana, Mentana che ospita Floris il quale poi ospita Damilano (quasi ospite fisso da Gruber e Zoro), poi li trovi all‘Aria che tira di Mirta Merlino, dove passano tutti prima o poi, dove trovi insieme come opinionisti il solito onnipresente Damilano e un’altra conduttrice della rete, Alessandra Sardoni (dalla bruttezza imbarazzante ed insopportabile; c’è un limite a tutto, non basta il trucco, l’estetista o il ritocchino; l’unica soluzione è  Lourdes, un miracolo) che, a sua volta, ospita a turno tutti i volti de La7, o altri personaggi che evidentemente bivaccano negli studi TV. E’ una TV autarchica, fanno tutto in casa.

Ieri, a conferma di quanto dico, nel nuovo programma di Giletti “Non è l’Arena” c’erano quattro ospiti in studio: Matteo Salvini, un imprenditore e…Enrico Mentana e Gennaro Migliore. Che caso, che combinazione, che coincidenza. “Eccheccasoooo”, direbbe Greggio! Tranquilli, alla prima occasione, magari l’ennesima “Maratona” elettorale, Mentana ricambierà il favore ed ospiterà Massimo Giletti. Ora chiedetevi perché in Tv vediamo sempre le stesse facce (che sono quelle dei personaggi della cultura e della politica che sembrano essere gli unici autorizzati ad esprimere la personale opinione su tutto lo scibile umano e che, a lungo andare, condizionano l’opinione pubblica) e provate a darvi una risposta.

Ma torniamo al nostro Fiano. Cosa riferisce Libero? Sembra che in seno al PD non tutti apprezzino questa eccessiva presenza mediatica di Fiano e che non solo dia fastidio, ma ci sia proprio una petizione sottoscritta da diversi esponenti dem che chiedono proprio una sua minore presenza in TV a favore di Richetti “più simpatico“. Anche questi hanno impiegato un po’ di tempo a capire che questo Fiano non è proprio il massimo della simpatia e che, forse, bisognerebbe dargli meno spazio. Forse, dico forse, non mi sbagliavo. Ma questa non è discriminazione per motivi estetici? No, perché ricordate che se questo lo facesse la destra sarebbe un gravissimo atto di discriminazione, ma se lo fanno i compagni del PD è semplice dialettica interna. Bene, anche oggi mi sono sfogato; ogni tanto ci vuole, anche se lo leggeranno in pochissimi. I dati del contatore visite sono talmente sballati che, come ho già detto in passato, non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Ma c’è chi è convinto che migliaia di utenti leggano ogni giorno quello che scrivono. L’importante è crederci. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Omofobia, xenofobia, razzismo

Al di là della facile ironia la verità è che ormai si è andati oltre il limite del buon senso. Ci sono ormai delle categorie intoccabili, come i fili dell’alta tensione, “chi tocca i fili muore“. Sono i neri, gli immigrati, i Rom, i musulmani e gli omosessuali. Se ne deve parlare solo bene. Qualunque affermazione non sia più che benevola nei loro confronti è considerata un insulto e marchiata come “omofobia…xenofobia…razzismo“. Sono categorie “protette” dal WWF, come il panda.

Così se date del “buffone”  ad un italiano (per esempio Berlusconi)  è un epiteto quasi innocuo, ha una “valenza sociale“, come ha stabilito la Corte di Cassazione nel lontano 2006. Ma se fate lo stesso con un nero è un insulto razzista. Se dite che preferite le bionde alle brune è una semplice questione di gusti, tutto regolare. Se dite che preferite le donne bianche alle nere è razzismo. Se preferite Monica Bellucci a Luxuria è transfobia. Se dite che è meglio avere la passione delle belle ragazze, piuttosto che essere gay non è più una questione di gusti, ma è una gravissima affermazione di omofobia e scatena la reazione di tutte le associazioni di categoria. Già, proprio così. Sembra incredibile, ma stiamo diventando ridicoli.

Proprio di recente è stato presentato in Parlamento un ddl sull’omofobia. Se venisse approvato, qualunque accenno critico ai “plurisessuali” sarà considerato reato e si rischierà non solo di pagare multe salatissime, ma addirittura di finire in galera. Sull’accoglienza degli immigrati siamo a buon punto. Per evitare complicazioni sui criteri di accoglienza apriamo le porte a tutti; avanti c’è posto. Insomma, ci stiamo velocemente avviando da un mondo di omofobi, xenofobi e razzisti ad una dimensione parallela, una specie di universo dell’antimateria in cui tutto è capovolto ed invertito (ad hoc), come le cariche elettriche. Così non saremo più omofobi e razzisti, ma omofili e terzomondisti; per legge. Neri, zingari, gay, lesbo, trans ed equiparati costituiranno una classe privilegiata e nei concorsi pubblici gli verranno riconosciuti dei punteggi di merito; avranno una corsia preferenziale e posti riservati, come gli invalidi.

Come una volta si festeggiava il sabato fascista, d’ora in poi si festeggerà il sabato sessista, il Gay pride diventerà settimanale, sarà festa riconosciuta e tutti, ma proprio tutti, anche i vecchietti dell’ospizio “La pace“,  saranno tenuti ad indossare deliziosi e svolazzanti completini rosa in stile vedo-non vedo, coprirsi di piume di struzzo e sfilare sui carri facendo la danza del ventre. Olè!

Allo stesso modo diventeremo xenofili e faremo a gara ad accogliere qualunque straniero di passaggio per ospitarlo in casa, dargli vitto e alloggio, la paghetta settimanale e garantirgli tutti i diritti ed i confort possibili, a costo di farci aumentare le tasse per mantenerli e di toglierci il pane dalla bocca. Sarà un segno distintivo di modernità, uno status symbol. Se non dovessero più arrivare via mare spontaneamente, andremo a prenderli direttamente in Nigeria, Senegal, Marocco e ovunque ci siano disperati da portarci in casa. Più ne avremo, meglio sarà, perché, dice la Kyenge, gli immigrati sono una risorsa (Arrivano le risorse).

Dispetti e sodomia

La ministra Kyenge si è risentita per i recenti attacchi da parte dei leghisti (Brutta negra). Chi la paragona ad un orango, chi le lancia banane sul palco, chi la invita a tornare in Congo e chi esce dall’aula consiliare a Cantù quando entra lei.  Insomma, ha tutte le ragioni per lamentarsi. Quindi ha lanciato un ultimatum al segretario della lega Maroni: basta con gli insulti, altrimenti lei non partecipa alla festa della Lega.

Ministra Kyenge, non faccia così.  Via, capisco che sia un po’ risentita, ma non vorrà privare Calderoli, Borghezio e tutto il popolo della Padania del grande piacere di averla alla loro festa? Ci ripensi, vada alla festa, vedrà che si diverte. Sia buona, non faccia i dispetti.

 

Gianluca Buonanno, deputato leghista, ha dichiarato alla Camera che SEL (Sinistra, ecologia e libertà) è una lobby di sodomiti. E che dovrebbero chiamarsi “Sodomia e libertà“. Immediata la reazione sdegnata dei parlamentari chiamati in causa che, in segno di protesta per il gravissimo insulto, abbandonano l’aula (ma poi tornano).

Forse Buonanno allude al fatto che il leader di SEL, Nichi Vendola, è gay dichiarato e sogna di sposare in chiesa Eddy, il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete, lancio di riso, fiori d’arancio, marcia nuziale e valletti al seguito? Forse allude al fatto che un altro gay dichiarato, Rosario Crocetta, è diventato governatore della Sicilia? Forse allude al fatto che ormai spopolano sui media personaggi di primo piano della politica, dello spettacolo, dell’informazione e della cultura, notoriamente gay, trans o bisex che fanno quotidianamente opera di promozione per la causa sodomita? Forse allude al fatto che fra Vendola, Crocetta, Scalfarotto, Paola Concia, Grillini, Luxuria, Platinette, Cristiano Malgioglio, Tiziano Ferro, Cecchi Paone, Aldo Busi, Alfonso Signorini (tanto per citarne alcuni far i più noti e presenti sui media) ed altri meno noti, possa esistere un accordo per promuovere e tutelare l’attività degli amanti del “sesso creativo“?

Ma via, Buonanno, non è possibile, non è vero. Ma anche se fosse vero, non lo è. Non è vero anche se fosse vero. Insomma, se anche fosse vero ( ma non lo è), non si potrebbe dire per una ragione semplicissima. Tutti gli insulti e le accuse mosse dalla sinistra agli avversari di destra sono solo dialettica politica. O, al massimo, sono satira. Viceversa, la dialettica politica, o la satira, rivolta verso la sinistra è sempre un gravissimo insulto. Quindi, accennare ad una lobby sodomita di SEL, a parte che non è vero, ma anche se fosse vero (ma, ovviamente, non lo è perché Vendola non ha niente a che vedere con la sodomia!?) è un insulto molto grave. Anche perché Vendola è dichiaratamente gay, ma non ha mai affermato di essere un sodomita. Forse non ha mai letto la Bibbia. O forse l’ha dimenticata. Oppure ha dimenticato di ricordarlo. Oppure ricorda di aver dimenticato di leggerla.  Oppure non sa cosa sia la sodomia. Oppure, oltre a fare il governatore ed il gay, con sua grande soddisfazione ed orgoglio, sa fare anche lo gnorri (una nota specialità della cucina pugliese che ha il potere di cancellare i ricordi scomodi).

Insomma, caro Buonanno, quando anche fosse vero (ma non lo è) non si può dire. Anche perché ormai comandano loro. Quindi bisogna andarci molto cauti. Anzi, le è andata ancora molto bene. Se passa il ddl proposto da Scalfarotto sull’omofobia, solo azzardare delle insinuazioni sulla sodomia di Vendola, sarebbe un reato molto grave (secondo la legge Mancino, integrata col reato di omofobia) e si potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie molto salate. O addirittura  rischiare la galera. Si informi, Buonanno, e la prossima volta eviti di lanciare accuse di sodomia. Con i tempi che corrono è meglio…pararsi il culo.

Vedi: Scimmie, serpenti e presidenti

Brutta negra

Chi l’avrà detto e rivolto a chi? Calderoli dice che quando vede la Kyenge pensa ad un orango. E suscita l’indignazione generale bipartisan. I più indignati chiedono le sue dimissioni da vice presidente del Senato e la zelante  procura di Bergamo apre un’ inchiesta per “diffamazione ed istigazione all’odio razziale”.  Ma l’indignato speciale d’Italia, che più indignato non si può, è sempre lui, il Presidente Napolitano (Scimmie, serpenti e presidenti).

Bene, e adesso, vista l’indignazione generale, vediamo chi ha esclamato “Brutta negra” rivolgendosi ad una ragazza nera (Naomi Campbell). Riporto il brano tratto dall’articolo comparso oggi su Libero, che riprende un vecchio articolo del 2006: “Quando Clio urlava a Naomi: “Sporca negra” e Napolitano non diceva nulla“.

Noi eravamo in terrazzo dopo pranzo. Alle tre di pomeriggio, eravamo in quindici, si ascoltava un po’ di musica. A un certo punto vediamo questa specie di spettro che esce da una finestra…. Questa signora anziana e scompigliata esce dicendo che eravamo dei delinquenti, disgraziati, farabutti. Con noi c’era Naomi Campbell e lei dice “quella brutta negra”.

L’aneddoto è riferito da Dolce e Gabbana, intervistati da Daria Bignardi, rievocando un episodio avvenuto durante una vacanza a Stromboli. Lo “spettro” che esce dalla finestra è la signora Clio, moglie di Napolitano. E adesso che succede? Presidente Napolitano, che dice, quel giorno era rimasto colpito e indignato dalle parole della sua Clio? Che fa, ha l’indignazione retroattiva o quella postuma? Oppure, il fatto bisogna inquadrarlo nel suo contesto, valutare le attenuanti, cogliere l’aspetto semantico, la non volontà razzista, l’influenza del clima, della temperatura, della marea, del brontolio del vulcano, l’effetto della brezza marina, l’esclamazione giustificata perché “popolare” e dovuta ad un momento di collera perché la disturbavano durante la meritata pennichella?

Insomma, la frase di Calderoli è gravissima, mentre quella di Clio è una semplice ed innocua espressione gergale senza peso? Niente di grave? Solito doppiopesismo congenito alla sinistra, per cui tutto ciò che fanno i compagni è giusto e lecito e tutto ciò che fanno  gli avversari (meglio, i nemici), fossero anche le stesse cose, è sempre sbagliato e gravissimo? Eppure, vista la sua facilità ad indignarsi, se non si indigna per le parole della dolce consorte, dovremmo indignarci noi per la sua “non indignazione“. Oppure archiviamo tutta la storia sotto la voce “Ipocrisia di Stato“?

Sì, visti i tempi, mi sa che questa è l’unica soluzione. Tanto, in questo caso, nessuna procura aprirà un’inchiesta. Quindi lei Presidente, insieme alla sua gentile consorte dal sonno leggero,  potrà dormire sonni tranquilli e fare la sacrosanta pennichella senza paura di essere disturbati (al Quirinale, per fortuna,  non circolano “Brutte negre“).  Fino alla prossima indignazione.

Ecco le due protagoniste dell’episodio alle pendici del vulcano: Clio Napolitano e Naomi Campbell. Certo, dire “Brutta negra” riferito a Naomi è un’affermazione senza senso.  Forse bisognerebbe dotarsi di un buon paio di occhiali, oppure fare una leggera messa a punto ai propri criteri estetici.

In verità il problema è un altro. Se dire “Brutta negra” è considerato un gravissimo insulto, bisognerebbe specificare. L’insulto è dire “Brutta” o dire “Negra“? Guardando le due foto possiamo dire che c’è una brutta ed una negra e non sono la stessa persona. Chi sia bella e chi sia brutta, al di là di ogni possibile dubbio o strano gusto estetico, mi pare evidente.  Ma allora dire “Brutta bianca” è un insulto? Oppure dire “Bella nera” è un’affermazione razzista? Oppure? Boh…

Scimmie, serpenti e presidenti

Calderoli dice che quando vede il ministro Kyenge pensa ad un orango. E scatta immediatamente lo sdegno di Stato. Tutti a condannare il gravissimo insulto razzista del leghista Calderoli. In primo piano, ovviamente, lo sdegno del Presidente Napolitano che, come riferiscono “fonti del Quirinale“, è “colpito ed indignato“. Anche quando non interviene direttamente ci pensano le “fonti” a comunicare alla stampa ed al mondo il quotidiano pensiero presidenziale. Sembra che per i nostri commentatori italici la realtà sia vista non per quello che è, ma in funzione della reazione  del Presidente Napolitano. Qualunque sia la notizia, in prima pagina finisce sempre, come apertura, il commento di Napolitano.

L’uomo è misura di tutte le cose...” diceva il buon Protagora. Oggi modificherebbe il suo famoso detto in “Napolitano è la misura di tutte le cose; di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“. Sì, abbiamo un Presidente che funge da metro dell’universo, da geometra del cosmo, da giudice unico e supremo dello spazio-tempo.

Il dubbio, però, riguarda la frase di Calderoli. Non possiamo fare a meno, infatti, di ricordare quanti insulti ed epiteti di ogni genere siano stati indirizzati a Berlusconi. Ci vorrebbe un intero libro per elencarli tutti. Da psiconano a mafioso, da criminale a pedofilo, da “serpente a sonagli” (Di Pietro) a “cancro” (Vendola).

Allora il dubbio è questo. Perché dire che la Kyenge ricorda una scimmia è un gravissimo insulto razzista e scatena la reazione indignata e bipartisan di tutti i partiti e delle alte cariche dello Stato, e dire che Berlusconi è un serpente a sonagli non è un insulto e nessuno si indigna? Presidente Napolitano, lei che ha l’indignazione facile, ci spiega la differenza?

Perché se Borghezio dice che la nomina della signora congolese come ministro dell’integrazione  è stata una scelta “del cazzo“, l’affermazione è gravissima e Borghezio viene espulso dal suo gruppo al Parlamento europeo e se Vendola dice che Berlusconi è un “cancro della politica” è semplice dialettica e nessuno si indigna? Presidente Napolitano ci spiega la differenza?

Perché Sabina Guzzanti, quella che è convinta di far satira e di essere simpatica e divertente (la gente ha strane convinzioni) sul palco in piazza Navona, qualche anno fa,  disse che Mara Carfagna era diventata ministro perché “succhiava l’uccello a Berlusconi” e nessuno si indignò (nemmeno il Presidente), anzi applaudirono? (Guarda il video). Perché paragonare la Kyenge ad una scimmia è un gravissimo insulto razzista e dire che la Carfagna fa i pomp… i servizietti alla Monica Lewinsky  è satira? Presidente, ce lo spiega?

Perché dare della scimmia a qualcuno è un insulto e dare del serpente è un complimento? Perché dire che la nomina di Kyenge ministro è stata una scelta sbagliata è un insulto razzista e dire che Berlusconi è un cancro è una semplice battuta, un’opinione? Avere tratti scimmieschi è una sensazione devastante, mentre avere un cancro è una piacevole sensazione? I serpenti a sonagli sono molto più carini, simpatici, miti e mansueti delle scimmie? Preferire i serpenti alle scimmie non è una ingiustificata discriminazione nei confronti delle povere scimmie? E le pari opportunità e l’uguaglianza, concetti così cari alla sinistra buonista? Un altro illustre esponente del socialismo europeo, l’ex premier spagnolo Zapatero, riteneva che le scimmie ci somiglino tanto che voleva addirittura estendere ai primati il riconoscimento dei diritti umani (vedi “Zapatero e le scimmie“). E allora perché essere paragonati alle scimmie è un insulto?  Anzi, da buoni socialisti lo si dovrebbe considerare un onore. Ma allora, Presidente, da buon ex/post comunista, perché si indigna? Ce lo spiega?

Già, il nostro Presidente ha l’indignazione facile. Ma deve essere una caratteristica acquisita di recente. In passato era meno suscettibile a queste indignazioni. Per esempio non si indignò quando, da europarlamentare,  dei cronisti della televisione tedesca gli chiesero spiegazioni sui rimborsi di viaggio. La questione passò sotto silenzio. Nessuno dei solertissimi giornalisti d’inchiesta nostrani, da Santoro a Gabanelli, da Annunziata a Iacona, da Ruotolo a Travaglio, se ne occuparono. Strano, vero? Vedi sotto…

Non si indignò neppure quando, in pieno processo “Mani pulite” sui finanziamenti illeciti ai partiti, Bettino Craxi  lo tirava in ballo a proposito dei lauti finanziamenti che il PCI riceveva da Mosca e di cui Napolitano non poteva non essere a conoscenza. Vedi sotto…

In Italia abbiamo l’indignazione elastica, a tempo, col timer. Si attiva o si spegne secondo i luoghi e personaggi. Non c’è una regola fissa. Ci si indigna o meno secondo le circostanze; dipende. Ora, per tornare a Calderoli, bisogna riconoscere che ha sbagliato. E giustamente provoca l’indignazione generale, dal Presidente super indignato speciale a tutte le altre anime belle del Bel Paese. Io stesso mi sento indignato, non avrei mai pensato di paragonare la Kyenge ad una scimmia per una ragione semplicissima; le scimmie mi sono simpatiche, tanto che ne ho scelta una, nelle vesti di Amleto, come avatar.