Pappagalli molesti, principi e palloni poetici

Notizie dal mondo dei pazzi. Ormai non ci facciamo più caso perché quando la pazzia è diffusa ci si fa l’abitudine, diventa normale. Però ogni tanto è bene fermarsi un attimo a riflettere su alcune notiziette; così, tanto per chiederci se davvero questo è ancora un mondo normale, oppure se abbiamo oltrepassato il limite della follia sostenibile. Ecco alcuni fatti riportati dalla cronaca solo nelle ultime 24 ore.

Pappagalli maleducati

I pappagalli sono belli, ci tengono compagnia e se riescono ad imitare la voce umana e pronunciare qualche parola sono anche un’attrazione curiosa. Ma bisogna stare attenti a ciò che ripetono. Per esempio, a Capoterra, in Sardegna, succede che una signora possieda un pappagallo che, forse, pronuncia qualche parolaccia di troppo. Il vicino di casa, un po’ troppo suscettibile, pensa che quelle parolacce siano rivolte a lui, visto che il pappagallo le pronuncia ogni volta che lo vede passare. Così, per vendicarsi, aspetta che la vicina vada a fare una passeggiata in un parco con un’amica, e l’ammazza con 11 coltellate: “Il tuo pappagallo mi dice le parolacce: e ammazza la vicina.”. Pare che gli attriti fra i vicini di casa andassero avanti da anni. Violenza assurda ed inspiegabile che la cronaca di solito  spiega con “futili motivi“. Non ripeterò cose che dico da anni su questo argomento. Però rendiamoci conto che, grazie a Basaglia, noi abbiamo chiuso i manicomi, e che  ci sono persone come queste, apparentemente normali,  che circolano liberamente e che, per “futili motivi”, all’improvviso possono ammazzare qualcuno per una parolaccia detta da un pappagallo.

Passatempi

Alcuni ragazzini, tra i 12 e i 14 anni (c’è anche una ragazzina), hanno sistemato dei sassi sui binari della linea ferroviaria a Cagliari: “Pietre sui binari; stop al treno” . Così, per vedere l’effetto che fa, per distrarsi, per passatempo, perché si annoiavano., o perché lo hanno visto fare da altri. La stupidità non ha bisogno di particolari motivi per manifestarsi. Proprio recentemente in diverse località della Sardegna si sono verificati casi di lanci di sassi su treni, pullman e auto in corsa sulla superstrada. Anni fa il passatempo  di moda era quello di lanciare sassi sulle auto da un cavalcavia. Ora siamo all’emulazione, ma con variazioni sul tema. La cronaca dice che si tratta di una “bravata“. Ecco ciò che lascia perplessi. Invece che chiamare le cose col loro nome e parlare chiaramente di “delinquenti”, questi fatti gravissimi, che potrebbero avere conseguenze tragiche, vengono considerati delle semplici ragazzate, niente di preoccupante. bravate. “Sono ragazzi…”, direbbe Greggio.

Monopoli col morto

Purtroppo non è quel vecchio gioco da tavolo col quale abbiamo trascorso serate fra amici da ragazzi. Questo è un gioco tragico che vede ancora coinvolti dei ragazzi di 15 e 17 anni che gettano in acqua un anziano di 77 anni che passeggiava lungo la scogliera a Cala Verdegiglio, provocandone la morte. Non è ancora chiaro se si tratti di una semplice “bravata” come la cronaca riportava in un primo momento, oppure di una aggressione a scopo di rapina. Che strani passatempi vanno di moda oggi. Non ricordo che una volta, per passatempo, i ragazzi scagliassero sassi su treni e auto, o gettassero a mare gli anziani. Mah, altri tempi, devono essere gli effetti dell’evoluzione della specie.

Notizie assurde come queste sono ormai all’ordine del giorno. E nessuno si chiede cosa sta succedendo a questa società? Abbiamo uno stuolo di psicologi, sociologi, psichiatri; perché nessuno si chiede cosa sta succedendo e perché la gente sta impazzendo? Perché una cosa è certa ed evidente; il mondo sta impazzendo. La cosa preoccupante è che non solo non ci sono segni di rinsavimento, ma  ormai siamo arrivati all’assuefazione e questi fatti vengono percepiti quasi come normali. Anche questo è un segno della pazzia dilagante. Siamo così distratti da mille informazioni inutili che la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Pensiamo alla Ferrari, ai talent, i reality, sport, gossip, fiction fatte in serie, la posta di De Filippi, ballerini, comici e cantanti. Ci riempiamo la testa di cose superflue e tralasciamo di occuparci delle cose serie ed importanti. Incoscienti, balliamo mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Ultimissime tra principi e palloni

Ma anche se non siamo proprio pazzi, certo almeno un minimo di confusione mentale deve esserci, specie tra gli addetti ai lavori del mondo dell’informazione. Non sono un appassionato di sport, gossip e inutili pettegolezzi da cortile; quindi, non leggo questo tipo di notizie. Ma dando uno sguardo alle pagine dei quotidiani in rete, non si può non leggere almeno i titoli, sia di sport che di gossip. Bene o male, volenti o nolenti, sappiamo chi segna in campionato, cosa fanno le Ferrari e Valentino Rossi, le liti Morgan-De Filippi, Parietti-Lucarelli, con chi scopa Belen Rodríguez, chi vince i reality. Tutte notizie importantissime per l’umanità.

Oggi, per esempio, la notizia del giorno è quella che il principe Filippo va in pensione. Per renderlo noto è stata convocata d’urgenza una conferenza stampa con tutti i maggiori rappresentanti dei media. Così oggi è questa la notizia di apertura di tutti i TG e quotidiani, servizi e commenti dei corrispondenti esteri, degli inviati speciali e dei soliti opinionisti tuttologi che, a tutte le ore del giorno su tutti i canali, parlano di tutto, dalla minaccia nucleare alle previsioni del tempo, dalla Brexit agli amori di Belen Rodriguez, dai buchi neri alla dieta mediterranea. Ed in tutti i salotti TV sarà l’argomento del giorno. Ho sentito una giornalista dire che questa era “una notizia choc“. In effetti una notizia come questa getta nello sconforto interi popoli. Come faremo adesso se Filippo va in pensione e si ritira a vita privata? Se lo chiederanno angosciosamente i bracciati calabresi, i cassintegrati del Sulcis, i precari, gli esodati, perfino la casalinga di Voghera, signora Gavina di Tergu e pure tziu Nassiu di Masullas. Sì, sono notizie che segnano una vita.

Questa poi è una vera perla. “I gol di Gonzalo Higuain sono un romanzo. Ma il colpo di tacco e i passi di danza di Paulo Dybala sono poesia.”, scrive oggi Tony Damascelli sul Giornale.  Ora, d’accordo che ognuno fa quello che gli pare e che, come suol dirsi “Il mondo è bello perché è vario“. Nella vita, quindi,  si possono avere diversi interessi e  passioni: sport, musica, spettacolo, cinema, narrativa, poesia, numismatica, filatelia, cinema, teatro Kabuki, origami, collezionare farfalle o stampe cinesi, e qualunque cosa. Ed ognuno ha il diritto di seguire la propria passione, di parlarne e perfino di scriverne sui giornali (specie se ti pagano per farlo).

Capisco che la deformazione professionale porti ad enfatizzare gli eventi e trovare delle espressioni forti ed iperboli  per richiamare l’attenzione del lettore. Capisco pure che si ricorra a figure retoriche e fantasiose immagini per nobilitare un’attività ludica come il calcio o altri sport. Ma se dare calci ad un pallone diventa addirittura alta letteratura e per esaltare le gesta dei pallonari si ricorre ad azzardate similitudini ed accostamenti letterari con poeti e romanzieri, e  paragonando dei calciatori  a Manzoni o Dostoevskij, Leopardi o Baudelaire, allora c’è qualcosa che non va, si sta passando il limite del lecito. Le spiegazioni di questi strampalati paragoni giornalistici possono essere diverse. Ma sinceramente, stringi stringi, la spiegazione più plausibile è quella che sostengo da tempo: la gente è rincoglionita. Punto.

 

 

Sant’Efisio folk

Il 1° maggio è la festa dei lavoratori. La festa dei disoccupati la devono ancora inventare, poi faranno la festa degli esodati, la festa dei precari, ed infine faranno la festa ai pensionati che vivono troppo a lungo, così l’INPS risparmierà sulle pensioni.  Ma in Sardegna il 1° maggio  è anche la festa di Sant’Efisio, che si celebra a Cagliari per sciogliere un voto che risale al 1656, per ringraziare il santo che avrebbe salvato la città dalla peste.  Niente a che vedere con “peste e corna“; infatti salvò Cagliari dalla peste, ma non dalle corna che proliferano ancora oggi. Secondo Wikipedia, Efisio nacque ad Antiochia, in Siria, nel 250, (oggi sarebbe considerato profugo ed ospitato in hotel, vitto e alloggio garantiti).  Secondo l’ufficio stampa del Comune di Cagliari, invece, sarebbe nato a Gerusalemme.  Quando queste fonti autorevoli si metteranno d’accordo vi faremo sapere.

Nasce come festa religiosa e così è stata celebrata per secoli. Fino a quando, a partire dagli anni ’60, è diventata l’occasione per far partecipare numerosi “gruppi folk” che in quegli anni cominciavano a nascere come funghi. Si era in piena riscoperta delle tradizioni sarde; costumi, usanze, feste, rilancio della lingua, malloreddus, pabassinus, vernaccia  e cannonau. Infatti, per dimostrare l’attaccamento alla lingua, i gruppi che indossano i classici costumi sardi si chiamano “folk“, classico termine sardo della Barbagia. No? Beh, non stiamo a sottilizzare. Il fatto è che, anno dopo anno, i gruppi partecipanti alla processione che accompagnava Sant’Efisio, sono diventati sempre più numerosi (partecipare era motivo di orgoglio, specie da quando a fine anni ’70, le televisioni locali cominciarono a fare la cronaca in diretta della festa) e la processione religiosa è diventata più propriamente una sfilata di gruppi in costume, a beneficio di autorità, turisti, fotografi e TV.

Intanto, sempre più numeroso era anche il pubblico che, pur non partecipando alla processione, assisteva al passaggio delle confraternite, dei miliziani a cavallo e del cocchio col simulacro del santo. La festa, grazie anche ad una campagna pubblicitaria di agenzie ed Enti turistici regionali, oltre ai numerosi sardi provenienti da tutta l’isola, richiamò anche turisti dall’Italia e perfino dall’estero. Si allestirono tribune lungo il percorso, in modo che potessero assistere alla processione comodamente seduti e, giusto per onorare la proverbiale ospitalità sarda, i vari gruppi “Folk” (sempre il termine barbaricino) cominciarono ad offrire dolciumi e bevande. E così la festa di Sant’Efisio, più che una processione religiosa che accompagnava il santo dalla città a Nora (il luogo dove venne martirizzato), divenne una sfilata di costumi a favore di telecamere e fotografi, con gentile offerta di specialità locali. Insomma, finì a tarallucci e vino.

La conferma viene da questo articolo pubblicato di recente sul quotidiano locale L’Unione sarda (In vendita i biglietti per Sant’Efisio), nel quale, circa un mese fa,  si annunciava la vendita dei biglietti per i posti nelle diverse tribune sistemate lungo il percorso della processione. I prezzi variano da 15 a 25 euro, secondo l’ubicazione delle tribune, coperte o meno, per un totale di 1.730 posti a sedere. E’ l’unico caso, per quanto ne sappia, in cui si paga un biglietto per assistere ad una processione religiosa. Come si fa al Circo o in un qualunque spettacolo pubblico all’aperto.

Il fatto che siano in vendita i biglietti conferma quanto dicevo, ovvero che non è più una processione religiosa; è uno spettacolo a cui assiste un pubblico pagante. E’ diventato una rappresentazione, una passerella di costumi sardi, gruppi folk e belle ragazze che, in atteggiamento da sfilata di moda più che da processione religiosa, sorridono indossando ricchi costumi e  preziosi monili a beneficio di turisti, fotografi e telecamere. Ma allora non chiamatela Festa di S. Efisio, chiamatela rassegna di gruppi folk e traccas addobbate. Una ulteriore conferma è che, come si vede, la foto che accompagna l’articolo non mostra Sant’Efisio, ma una bella ragazza in costume.  Anche le feste religiose si sono evolute, sono diventate mediatiche. Strano che non abbiano ancora messo sul cocchio del santo il logo di uno sponsor. Ma magari ci stanno pensando.  Eh, signora mia, non ci sono più le processioni di una volta.

Nota – Il post è dell’anno scorso (Santi e sfilate), ma è sempre valido.  La sfilata è la stessa, i costumi sono gli stessi, il santo è lo stesso, i buoi sono gli stessi, i gruppi “Folk” sono gli stessi. Anche  la lunga e noiosa telecronaca in diretta è la stessa  e pure i commenti banali, scontati e falsamente entusiasti dei cronisti, che non  concedono un attimo di tregua e silenzio (parlano ininterrottamente per tre ore; non ci sono 30 secondi di silenzio nemmeno a pagarli a peso d’oro). Forse lo fanno perché sono convinti che quello sia proprio il loro compito: parlare continuamente per evitare di farci sentire in diretta suoni e  rumori che provengono dalla processione, i canti religiosi, le preghiere, i goccius e il suono delle launeddas (tutta roba evidentemente inutile, noiosa e fastidiosa; meglio il chiacchiericcio forzato dei commentatori). Sì, anche la telecronaca è sempre la stessa; stucchevole, petulante e pallosa. L’unica cosa che cambia rispetto allo scorso anno, forse, è il numero delle corna (buoi compresi).

Nota 2 – La Tv ha il grande merito di mostrare in tempo reale gli avvenimenti. Ciò che è insopportabile è l’inspiegabile convinzione che debba esserci qualcuno, spesso più di uno, che spieghi quello che le telecamere riprendono e che tutti vedono e capiscono benissimo senza la necessità dei commenti inutili e banali del cronista di turno. Ma questi telecronisti sono convinti del contrario e, quindi, parlano, parlano, parlano sempre, hanno orrore del silenzio.  Anche quando dovrebbero tacere. Non capire che talvolta il silenzio è il miglior commento è segno di stupidità. Ma siccome in televisione la stupidità è  un ingrediente indispensabile, nessuno ci fa caso. Ho provato anche a scrivere 3 o 4 commenti sul sito del quotidiano L’Unione sarda (è lo stesso editore di Videolina, la TV che trasmetteva la diretta) per segnalare questo fastidioso commento. Come immaginavo non sono passati; censura. Sì, perché la stupidità esiste, è diffusa, ma non si può dire. E se lo dite vi censurano.

In uno dei commenti censurati segnalavo che in quel momento la TV riprendeva il passaggio di un gruppo corale che cantava “Deus ti salvet Maria“, uno dei canti religiosi più belli ed amati  della musica popolare sarda. Lo si sentiva in sottofondo, ma non si poteva seguire perché i nostri infaticabili telecronisti parlavano sopra, dilungandosi in commenti sulla bellezza dei costumi, la fattura, i colori, i monili. Anche questo censurato. Allora, sono io ad essere troppo critico e severo? Può darsi. Giudicate voi, se seguendo la ripresa di una processione (perché anche se lo dimenticano tutti, quella di Sant’Efisio non è una sfilata di moda, ma una processione religiosa) è più serio ascoltare un antico canto sacro oppure l’insopportabile ed inutile chiacchiericcio di due telecronisti che pensano di commentare una sfilata di moda.

Ecco una versione di “Deus ti salvet Maria” nell’interpretazione del Coro di Ozieri.

Sardi, non ammalatevi

Fuori i sardi dagli ospedali, lasciate posto agli immigrati. Non è una battuta o uno slogan di facile propaganda anti immigrazione; purtroppo è la verità nuda e cruda. Ed è anche la dimostrazione di come l’ideologia terzomondista, il buonismo ipocrita di facciata e la cultura dell’accoglienza siano arrivati a livelli intollerabili di follia e idiozia pura.  La notizia è stata diffusa venerdì scorso da diverse testate nazionali (Il Giornale: Migranti al posto dei pazienti  Adnkronos: Stop ai ricoveri programmati per far posto ai migranti),  e regionali (Unidos: Bloccare i ricoveri, dimettere i pazienti, arrivano i migranti – Sardegna oggi: Polemica di Pili su circolare dell’ospedale – Casteddu on line: Sos migranti, degenti allontanati dagli ospedali –  Vistanet: Pericolosa e stupida bufala sui social), e da altri siti di informazione in rete.

La riportano tutti, compreso qualche  TG nazionale. Tutti, ma non L’Unione sarda on line, il maggior quotidiano locale. Curioso, vero? Forse pensano che sia meglio nascondere certe notizie per non “alimentare la xenofobia e l’odio etnico” ed esacerbare gli animi dei sardi già ampiamente esasperati dall’invasione africana. La cosa buffa è che non solo non ne parlano, ma censurano anche i commenti che chiedono perché non abbiano dato la notizia. Se questa non è censura da regime cos’è? In compenso danno sempre ampio spazio a tutte le iniziative e manifestazione che, a vario titolo, promuovono l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Quelle le trovate sempre, ogni giorno in prima pagina con ampio rilievo. Ma guai a mettere in dubbio l’imparzialità della stampa. Danno spazio a tutti, purché siano a favore dell’immigrazione. E se non sei d’accordo con la linea editoriale ti censurano; alla faccia dell’art. 21 e della libertà di espressione.

Ecco a lato la circolare, firmata dal direttore medico dei presidi ospedalieri di Cagliari dott. Giuseppe Orrù, che ha come oggetto: “Blocco ricoveri programmati e dimissioni pazienti dimissibili“. La lettera, che era riservata, è stata divulgata dal leader di Unidos Mauro Pili. Dice : “In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi, si invitano le SS.LL  a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza.”.  Il senso è chiarissimo e non lascia spazio ad interpretazioni di sorta. Ed è talmente folle ed incredibile che qualcuno ha scritto che si trattasse di una vecchia bufala di anni fa. Infatti, dietro segnalazione,  se ne è occupato anche Bufale.net, un sito specializzato nello scovare bufale in rete. Ma dopo aver accertato l’esistenza della circolare chiedendo conferma direttamente agli uffici della Regione, ha constatato che non è una bufala, è vera e si tratta di misure preventive adottate normalmente in occasione di potenziali emergenze sanitarie dovute agli sbarchi di immigrati. E per dimostrare che non solo scovano le bufale, ma sono anche “imparziali” (più o meno come L’Unione sarda) concludono l’indagine classificando la notizia come “Disinformazione“. La notizia è vera, la circolare è vera, il senso è chiaro, ma divulgare questa notizia è…Disinformazione. No comment; si commentano da soli. Diceva Togliatti, il “migliore” (figuratevi gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito.”. Ragazzi, questo è parlar chiaro. Oggi potrebbe aggiungere: “La verità che NON conviene al partito è… Disinformazione.”. Punto.

Infatti, lo stesso assessore alla sanità Luigi Arru, già ieri, dopo la divulgazione della circolare  e la polemica scaturita dalla denuncia di Pili (vedi qui la sua la sua denuncia), rilasciava una dichiarazione riportata dal sito Vistanet.it che titolava “Pericolosa e stupida bufala sui social.”.  Chiaro? Sarebbe una bufala, ovvero una notizia falsa, e pure pericolosa. Ma sarà così? Vediamo cosa dice la dichiarazione di Arru riportata nel sito della Regione Sardegna:

“Cagliari, 16 dicembre 2016 – “Circola in queste ore sui social media la notizia che il direttore sanitario di un presidio ospedaliero di Cagliari avrebbe dato ordine di dimettere i pazienti ricoverati per liberare i posti letto e accogliere i migranti sbarcati martedì”. Così interviene l’assessore della Sanità, Luigi Arru, in riferimento ad una circolare del responsabile di un presidio cagliaritano, emessa in occasione dell’ultimo sbarco di migranti.

“Forse qualcuno non sa che è una regola generale – prosegue Arru – che, quando avvengono dei fatti eccezionali per numero di persone coinvolte o per la gravità delle condizioni cliniche (che potenzialmente potrebbero portare ad un aumentato numero di ricoveri), si attiva un piano che prevede che siano prontamente dimessi i pazienti per i quali il medico che li ha in cura – e solo lui – ha già stabilito la dimissibilità. Nessuna dimissione, quindi, per pazienti che richiedono altre cure, come qualcuno in malafede afferma. Fortunatamente il numero di persone che sono finora sbarcate e che hanno ricevuto cure in ospedale o sono state ricoverate, è inferiore all’1%. Anche durante questo ultimo sbarco nel porto di Cagliari, pur essendoci numerose donne vittime di violenza, numerosi bambini, pochi sono stati coloro che hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. Dispiace che si diffondano notizie con il solo scopo di suscitare la paura, odio contro persone che hanno solo bisogno di aiuto e conforto, dopo aver effettuato viaggi lunghi e pericolosi. L’assistenza a queste persone è dovuta e, certamente, non avviene a scapito della risposta sanitaria che ricevono i cittadini sardi.”.

Questa è la spiegazione dell’assessore Arru che vediamo a lato in un primo piano molto espressivo. Ed è anche convinto che sia una spiegazione accettabile. Lo si capisce anche dallo sguardo che denota acutezza d’ingegno e dal sorriso soddisfatto. E bravo assessore. Risposta in perfetto stile buonista che non solo non smentisce la notizia, ma la conferma in tutta la sua allucinante realtà. Quella circolare non è una bufala, come alcuni hanno insinuato. E non è nemmeno stata male interpretata allo scopo di diffondere “paura e odio contro persone che hanno bisogno di aiuto“. Dice esattamente e chiaramente che devono essere bloccati ricoveri già programmati e dimessi i pazienti dimissibili, evidentemente  anche in anticipo rispetto al previsto, altrimenti non avrebbe senso. Sarebbe come dire che “siano dimessi i pazienti che devono essere dimessi“; che sarebbe pleonastico e pure un po’ stupido. E ricorderebbe la famosa domanda che Totò rivolgeva al vigile milanese per sapere “dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”. Ecco, qualcosa del genere, ma riveduta e corretta in stile sardo/ospedaliero.

Insomma, chi è ricoverato deve essere mandato a casa in anticipo, mentre quelli che hanno già fissato il ricovero dovranno aspettare qualche giorno. Abbiate pazienza, stringete i denti; prima dobbiamo assistere i migranti. Quindi evitate di ammalarvi e, soprattutto, di aver necessità di un ricovero. Aspettate che tutti i nuovi arrivati siano stati accuratamente visitati, siano dichiarati in buona salute, di sana e robusta costituzione, e siano ospitati in qualche delizioso hotel con piscina e vista sul mare (a spese nostre, è bene ricordarlo). Solo allora potrete concedervi il lusso di ammalarvi e di ricoverarvi; sperando che non arrivi un altro carico di “turisti” travestiti da migranti; altrimenti saltate di nuovo il ricovero. Chiaro? Come giustificazione ufficiale di un assessore alla Sanità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Non sembra molto convincente.

Anzi, scopriamo che le disposizioni impartite con questa circolare non sono un fatto eccezionale, che sarebbe sempre grave, ma almeno si tratterebbe di un episodio unico e straordinario. No, si scopre che questa è la norma, la prassi adottata ogni volta che arriva una nave con immigrati. Quindi, cari sardi, prima di ammalarvi informatevi bene sul traffico di gommoni e barconi in partenza dalla Libia e sulla possibilità che vengano “salvati”, imbarcati sulle navi che fanno servizio taxi gratuito per l’Italia, e sbarcati a Cagliari. Regolatevi con i tempi di arrivo, magari contattate la Capitaneria di porto per avere informazioni precise, ed eventualmente rimandate la malattia a data da stabilire, in bassa stagione migranti. Oppure, se proprio è urgente, presentatevi all’ospedale come “migranti” appena sbarcati e senza documenti. Allora avrete il posto sicuro ed uno stuolo di specialisti che vi prestano tutte le cure del caso; e pure gratis, non pagate  nemmeno il ticket.  E questa sarebbe la spiegazione dell’assessore. Come dicono al nord “La toppa è peggio del buco“.

Ieri, è intervenuta anche la “prefetta” di Cagliari Giuliana Perrotta (nella foto sotto), che ha dichiarato: “Sui migranti bugie pericolose, uniamo le forze.”.  Anche per lei sono “bufale”. Recentemente la popolazione di Monastir, un paese ad una decina di chilometri da Cagliari, è scesa in piazza per protestare, con in testa il sindaco, contro l’arrivo di immigrati in una struttura prevista come scuola di polizia penitenziaria, ma ancora inutilizzata: “Accoglienza migranti, Monastir dice no.”. Ma anche gli altri sindaci della zona riuniti in assemblea hanno manifestato preoccupazione per l’arrivo di centinaia di immigrati che creerebbero non pochi problemi alla popolazione: “Assemblea popolare contro il centro di accoglienza“. In quella occasione la Perrotta ebbe parole poco simpatiche, anzi decisamente arroganti, affermando che comunque il loro dovere era quello di accogliere i migranti e lo avrebbero fatto con o senza il consenso della gente. Dichiarazione ineccepibile sotto l’aspetto del dovere istituzionale, ma alquanto azzardato e pericoloso in un momento di esasperazione dei cittadini per i continui sbarchi di immigrati.

Subito dopo, per tutta risposta, la struttura fu danneggiata da un incendio doloso ed al prefetto arrivò una lettera minacciosa accompagnata da alcuni proiettili.  Seguì una lettera di rimprovero del prefetto che strigliava il sindaco per le proteste e per l’attentato incendiario, nonché una circolare indirizzata ai sindaci, contestando l’adozione di provvedimenti sulla sicurezza, che suscitò la reazione polemica degli stessi sindaci. Come gettare benzina sul fuoco.  Infine sembrò trovare un aggiustamento assicurando che gli immigrati sarebbero arrivati a Monastir solo in mancanza di altre soluzioni: “Il centro di Monastir sarà aperto solo se necessario“. Il che sembra aver risolto il problema, ma non lo risolve affatto. Significa solo che, siccome tutte le strutture disponibili in Sardegna sono ormai piene da tempo, l’invio di immigrati a Monastir è solo rimandata, questione di tempo. Ora, dopo le minacce ricevute,  il prefetto cerca di minimizzare la propria responsabilità e se la prende con chi le ha addossato la colpa dell’accoglienza dei migranti. “Qualcuno ha pensato che il rappresentante dello Stato avesse il potere di decidere numeri e tempi degli arrivi. Un clamoroso errore.”, dice. E giusto per escludere possibilità che rinunci al proprio ruolo o si trasferisca in altra sede,  strizza l’occhio ai sardi in un ultimo tentativo di conciliazione ed afferma: “Voglio restare, ho tante cose da fare qui.”.

Siamo felici che la signora si trovi bene in Sardegna ed abbia intenzione di restarci a lungo. Dice che non dipende da lei stabilire il numero dei migranti e la data di arrivo. Certo, però ha il potere di decidere dove sistemarli. E, come già messo in atto da altri prefetti, per esempio a Ficarolo ed a Gorino, potrebbe decidere di requisire immobili privati per alloggiare gli immigrati. Per lei accoglierli è un dovere istituzionale, certo, ma è pur sempre un dovere espletato “Contro la volontà popolare“. E questo si chiama autoritarismo, totalitarismo e dittatura. E quando un tiranno impone delle scelte contro il popolo, prima o poi ne paga le conseguenze.

Cara “prefetta”, anche i sardi hanno “tante cose da fare qui“. Fra le tante cose da fare la più importante è una: vogliono vivere. E vorrebbero farlo qui, in pace e tranquillità, perché la Sardegna è la loro casa, la loro  terra. E vorrebbero vivere sereni, senza aver paura di uscire di casa o di intrattenersi in una piazza o un parco pubblico col rischio di essere importunati, minacciati, aggrediti e borseggiati. Vorrebbero vivere qui senza subire quotidianamente ricatti ed estorsioni in tutti i parcheggi pubblici, senza dover fare lo slalom nei marciapiedi occupati permanentemente da venditori abusivi di cianfrusaglie, senza doversi guardare le spalle e difendersi da insulti, aggressioni, scippi, furti, rapine e stupri, senza essere invasi da clandestini travestiti da profughi; e dover anche pagare le spese del loro soggiorno. Vorrebbero vivere qui, in casa loro,  e passeggiare per la città senza  sentire linguaggi incomprensibili invece che la lingua familiare,  senza avere l’impressione di essere finiti, per qualche strano incantesimo o magia, in una casbah, in un mercato popolare di Nairobi o un caravanserraglio di beduini e carovanieri (mancano solo i cammelli, ma con la siccità e la desertificazione che incombe presto arriveranno anche quelli). Vorrebbero vivere qui e sentirsi a casa, sardi fra sardi, e non sentirsi stranieri in patria.

Le bufale, cara “prefetta”, e caro assessore Arru,  sono quelle che raccontano le anime belle, i buonisti per caso, quelli che vogliono imporre la beneficenza di Stato, che fanno i filantropi con i soldi degli altri, gli sciacalli che incassano milioni di euro speculando sull’accoglienza. Bufala è quel governo bocciato dal 72% di sardi che hanno detto NO alle riforme fasulle perché sono stufi di questa marmaglia di sinistra che favorisce l’invasione, pensa a tutelare gli immigrati prima che gli italiani, e sta portando l’Italia alla rovina. Bufale sono quelle di chi continua a raccontarci che gli invasori sono “preziose risorse”, mentre invece ci costano miliardi di euro per pagare vitto, alloggio, assistenza, annessi e connessi. Bufale sono quelle di chi ci dice che dobbiamo accogliere amorevolmente tutti i disperati del mondo perché sono nostri fratelli, ma poi ne paghiamo le conseguenze e subiamo i disagi, la paura, i vandalismi, la violenza spesso bestiale di chi non si fa scrupoli ad aggredire e ammazzare delle persone anziane per rubare pochi euro, come dimostrazione di “riconoscenza”. Bufale sono le giustificazioni fasulle di chi ci obbliga ad una convivenza forzata con gente con cui, per insanabili diversità culturali e religiose, è impossibile qualunque integrazione e convivenza che non generi conflitti, attriti, tensioni sociali che porteranno inevitabilmente a scontri anche violenti. Bufala delle più tragiche è la scellerata  visione del mondo secondo un’ideologia sinistra criminale e storicamente fallimentare mascherata da falso umanitarismo che porterà all’autodistruzione della civiltà occidentale.

Fresche di giornata

Cronache di provincia fra test, batteri e riti nuziali. Fresche di giornata, come le uova di fattoria, ia, ia, o.

Test per l’accesso a medicina. Tranquilli e coraggio; meglio fare un test a test che un test a coda.

Cagliari, risanare la voragine di Piazza d’Armi con le iniezioni. Se con le iniezioni non funziona, proveranno con delle supposte.

Quartu, via alle “rotatorie alla francese”.  Qual è la differenza con le rotatorie all’italiana? Le rotatorie alla francese sono quelle che, quando vai a sbattere, invece che urlare insulti e bestemmie, sussurri “Pardon…”.

Sardegna: Roberto Cavalli in vacanza con la giovane fidanzata (45 anni di differenza). L’amore non ha età. Basta che abbia un sacco di soldi.

Dopo 4 anni di coma si risveglia con le canzoni di Baglioni. Poi per caso sente un discorso di Mattarella e si riaddormenta subito.

Batteri nel formaggio. Bambino muore per infezione. Ma i batteri erano compresi nel prezzo, o erano in omaggio? Perché se sono gratis è un conto, ma se glieli hanno anche fatti pagare è più grave. No?

Si ripete il rito dello “Sposalizio selargino”.  A Selargius, vicino Cagliari, i matrimoni sono indissolubili: mica come si usa oggi che ci si sposa e dopo 3 mesi già divorziano. La prova è che da molti anni si celebra questo antico rito nuziale in costume dello “Sposalizio selargino“, ma non si è mai sentito parlare di un “Divorzio selargino“; non esiste, non è contemplato nella tradizione. I selargini sono fedelissimi e inseparabili, come i piccioni. Auguri agli sposi.

Santi e sfilate

Il 1° maggio è la festa dei lavoratori. La festa dei disoccupati la devono ancora inventare, poi faranno la festa degli esodati, la festa dei precari, ed infine faranno la festa ai pensionati che vivono troppo a lungo, così l’INPS risparmierà sulle pensioni.  Ma in Sardegna il 1° maggio  è anche la festa di Sant’Efisio, che si celebra a Cagliari per sciogliere un voto che risale al 1656, per ringraziare il santo che avrebbe salvato la città dalla peste.  Niente a che vedere con “peste e corna“; infatti salvò Cagliari dalla peste, ma non dalle corna che proliferano ancora oggi. Secondo Wikipedia, Efisio nacque ad Antiochia, in Siria, nel 250, (oggi sarebbe considerato profugo ed ospitato in hotel, vitto e alloggio garantiti).  Secondo l’ufficio stampa del Comune di Cagliari, invece, sarebbe nato a Gerusalemme.  Quando queste fonti autorevoli si metteranno d’accordo vi faremo sapere. 

Nasce come festa religiosa e così è stata celebrata per secoli. Fino a quando, a partire dagli anni ’60, è diventata l’occasione per far partecipare numerosi “gruppi folk” che in quegli anni cominciavano a nascere come funghi. Si era in piena riscoperta delle tradizioni sarde; costumi, usanze, feste, rilancio della lingua, malloreddus, pabassinus, vernaccia  e cannonau. Infatti, per dimostrare l’attaccamento alla lingua, i gruppi che indossano i classici costumi sardi si chiamano “folk“, classico termine sardo della Barbagia. No? Beh, non stiamo a sottilizzare. Il fatto è che, anno dopo anno, i gruppi partecipanti alla processione che accompagnava Sant’Efisio, sono diventati sempre più numerosi (partecipare era motivo di orgoglio, specie da quando a fine anni ’70, le televisioni locali cominciarono a fare la cronaca in diretta della festa) e la processione religiosa è diventata più propriamente una sfilata di gruppi in costume, a beneficio di autorità, turisti, fotografi e TV.

Intanto, sempre più numeroso era anche il pubblico che, pur non partecipando alla processione, assisteva al passaggio delle confraternite, dei miliziani a cavallo e del cocchio col simulacro del santo. La festa, grazie anche ad una campagna pubblicitaria di agenzie ed Enti turistici regionali, oltre ai numerosi sardi provenienti da tutta l’isola, richiamò anche turisti dall’Italia e perfino dall’estero. Si allestirono tribune lungo il percorso, in modo che potessero assistere alla processione comodamente seduti e, giusto per onorare la proverbiale ospitalità sarda, i vari gruppi “Folk” (sempre il termine barbaricino) cominciarono ad offrire dolciumi e bevande. E così la festa di Sant’Efisio, più che una processione religiosa che accompagnava il santo dalla città a Nora (il luogo dove venne martirizzato), divenne una sfilata di costumi a favore di telecamere e fotografi, con gentile offerta di specialità locali. Insomma, finì a tarallucci e vino.

La conferma viene da questo articolo pubblicato di recente sul quotidiano locale L’Unione sarda (In vendita i biglietti per Sant’Efisio), nel quale, circa un mese fa,  si annunciava la vendita dei biglietti per i posti nelle diverse tribune sistemate lungo il percorso della processione. I prezzi variano da 15 a 25 euro, secondo l’ubicazione delle tribune, coperte o meno, per un totale di 1.730 posti a sedere. E’ l’unico caso, per quanto ne sappia, in cui si paga un biglietto per assistere ad una processione religiosa. Come si fa al Circo o in un qualunque spettacolo pubblico all’aperto. Il fatto che siano in vendita i biglietti conferma quanto dicevo, ovvero che non è più una processione religiosa; è uno spettacolo a cui assiste un pubblico pagante. E’ diventato una rappresentazione, una passerella di costumi sardi, gruppi folk e belle ragazze che, in atteggiamento da sfilata di moda più che da processione religiosa, sorridono indossando ricchi costumi e  preziosi monili a beneficio di turisti, fotografi e telecamere. Ma allora non chiamatela Festa di S. Efisio, chiamatela rassegna di gruppi folk e traccas addobbate. Una ulteriore conferma è che, come si vede, la foto che accompagna l’articolo non mostra Sant’Efisio, ma una bella ragazza in costume.  Anche le feste religiose si sono evolute, sono diventate mediatiche. Strano che non abbiano ancora messo sul cocchio del santo il logo di uno sponsor. Ma magari ci stanno pensando.  Eh, signora mia, non ci sono più le processioni di una volta.

Scusi, dov’è la guerra?

Arrivato un carico di “preziose risorse” provenienti dall’Africa. Li ha raccolti in acque libiche una nave spagnola e, gentilmente, li ha accompagnati in Sardegna, contando sulla proverbiale ospitalità sarda (Cagliari, sbarcano 286 migranti). Qualche mese fa, in piena emergenza con i centri di accoglienza al collasso, ministri, prefetti e rappresentanti istituzionali, assicurarono che non c’era da preoccuparsi perché la situazione era sotto controllo e che, anche con l’accordo raggiunto con le Regioni esisteva un piano per la distribuzione dei migranti sul territorio nazionale. Secondo questo “piano” la Sardegna avrebbe dovuto ospitare circa 2400 migranti. Oggi, il TGR Sardegna ha riferito che, dall’inizio dell’estate, i migranti arrivati in Sardegna sono più di 5000. Ovvero, più del doppio di quanto previsto; a riprova della serietà delle istituzioni.  Ma non stiamo a sottilizzare, noi siamo accoglienti, ospitali, c’è posto per tutti. Non ci credete? Leggete qui: “I sardi sono ospitali“.

E poi bisogna ricordare che, come ci ripetono ogni santo giorno quelli che sull’immigrazione ci campano, questi migranti “scappano dalla guerra e dalla fame“. Oh, poverini, se scappano dalla guerra dobbiamo accoglierli. Infatti, dopo una breve ricerca, ecco alcune notiziette di sbarchi avvenuti in Sardegna negli ultimi mesi. Oltre, naturalmente, a quelli più numerosi che vengono accompagnati da navi che li raccolgono in acque libiche, ci sono migranti che arrivano direttamente sulla costa sarda su piccole imbarcazioni, provenienti probabilmente dalla costa tunisina o dal Marocco: una specie di migranti fai da te. E quasi sempre si tratta di algerini, tunisini, marocchini. Allora viene spontaneo chiedersi: ma è scoppiata una guerra in Marocco, in Tunisia ed in Algeria e nessuno ne parla? Ecco, di seguito, un piccolo esempio di migranti fai da te che, stranamente, sono quasi tutti algerini.

– 4 maggio: Capo Teulada, sbarcano 20 migranti algerini.

– 3 giugno: Teulada, sbarcano 24 migranti algerini.

– 6 ottobre: Sbarchi di migranti, 12 a S. Anna Arresi, 9 a Capo Teulada, 9 a Porto Pino.

28 ottobre: Teulada, soccorsi tre migranti algerini.

– 4 dicembre: Teulada, otto migranti algerini sbarcati a Porto Budello

Chiaro che la domanda, come direbbe Lubrano, sorge spontanea: è scoppiata la guerra in Algeria? E perché nessuno ci ha avvertito? Ma via, non bisogna fare del sarcasmo sulle tragedie. E non bisogna nemmeno lamentarsi. Il nostro governo di dilettanti allo sbaraglio, di belle statuine e di ministri per caso, fa il possibile ed anche di più per affrontare il problema. No, non per fermare l’invasione, ma per garantire interventi più veloci nel soccorso in mare e migliori condizioni di accoglienza all’arrivo. Ogni volta che qualcuno protesta, Alfano si affretta a rassicurare gli italiani: “la lotta agli scafisti sarà durissima” (!). Sembrerebbe che il problema non siano i più di 300.000 immigrati arrivati in due anni, ma siano gli scafisti. Punti di vista; anzi, di Svista. Infatti, ecco la dimostrazione: 2 giugnoIncastrati dai profughi quattro scafisti finiscono in cella“. Oh, finalmente una buona notizia e la conferma che Alfano è stato di parola. Peccato che due giorni dopo arriva un’altra notizia: 4 giugnoScarcerati due dei quattro scafisti.“. Beh, forse si saranno sbagliati a scambiarli per scafisti. No, erano scafisti, ma li hanno scarcerati perché “hanno agito in stato di necessità“. Oh, poverini, erano in stato di necessitò. Allora perdoniamoli. Anzi, ospitiamoli in un ameno alberghetto della costa sarda, possibilmente con piscina e vista mare.

Però Alfano non fa che ripetere che la lotta sarà dura e, per dimostrarlo, sciorina i numeri delle espulsioni. Dice che quest’anno ne ha espulsi ben 60. Oh, perbacco, 60 su 300.000 sono una bella cifra; no? Il bello, anzi la cosa grave, è che non gli scappa nemmeno da ridere. Allora, giusto per restare in Sardegna, per capire cosa intende Alfano per “espulsioni” basta ricordare un piccolo episodio, uno dei tanti che si ripetono quotidianamente. Tutti i parcheggi pubblici, lungo le strade cittadine, ma in particolare quelli di ospedali, centri commerciali, cimiteri e altri luoghi di grande traffico, sono territorio controllato da parcheggiatori e ambulanti  abusivi che vi offrono le solite cianfrusaglie, quasi tutti  marocchini e senegalesi. A proposito, anche in Senegal  è scoppiata una guerra? Ma perché nessuno ci avverte? Bene, questi parcheggiatori abusivi insistono tanto per vendervi qualcosa e ricevere qualche euro, che se non offrite spontaneamente il vostro obolo, vi insultano e minacciano di danneggiarvi l’auto. Vera e propria estorsione che, è bene ricordarlo, è reato penale.

Succede anche spesso che, a seguito di diverbi tra ambulanti e cittadini, scoppino vere e proprie risse con l’intervento di guardie giurate o polizia.  Cosa succede in questi casi? Niente, assolutamente niente. Al massimo questi ambulanti vengono identificati e tutto finisce lì. In casi particolari vengono condotti in questura, raramente vengono trattenuti. Anzi, come disse il questore qualche mese fa, proprio a seguito dell’ennesima rissa scoppiata in un centro commerciale, è meglio che restino lì a fare gli ambulanti abusivi, altrimenti andrebbero a rubare (ha detto proprio questo).

Qualche volta, però, in casi gravi, si procede all’espulsione, come ama ricordarci il ministro Alfano. Ed allora, vediamo cosa succede in caso di risse, aggressioni e scontri fra agenti e ambulanti. Febbraio 2014: “Rissa al parcheggio delle Vele fra guardie giurate e ambulanti”.  Niente di speciale, ordinaria amministrazione. Passa il tempo ed ecco che, sempre nello stesso centro commerciale Le Vele, scoppia ancora una rissa che ha per protagonisti sempre gli stessi ambulanti. E si scopre così che uno dei quegli ambulanti facili alla rissa, è un senegalese che ha già ricevuto ben 5 (cinque) decreti di espulsione.Settembre 2014: “Senegalese con cinque decreti di espulsione fermato alle Vele con merce contraffatta“. Chiaro?

Allora, caro Ministro Alfano, che continua a parlare di 60 espulsioni fatte nel corso di quest’anno (come ha ripetuto anche di recente in televisione), si riferisce a questo tipo di espulsioni? Di abusivi e venditori di merce contraffatta che dopo 5 decreti di espulsione sono sempre tranquilli e beati al loro posto “abusivo”? Quando i nostri governanti per caso (e per nostra disgrazia) ci ripetono che dobbiamo accogliere tutti i migranti (a nostre spese) perché scappano dalla guerra, si riferiscono a strane guerre fantasma in Senegal, Marocco, Algeria, di cui non abbiamo notizia? Ma pensano davvero di poter continuare ancora per molto a prendere per il culo gli italiani? A proposito, se vi capita di andare per vacanza in Marocco o in Algeria e vi sorprendete nel vedere la popolazione tranquilla che circola per le città e svolge le attività normali, non lasciatevi ingannare; magari sono in guerra e non lo sanno nemmeno loro. Per accertarvene, basta chiedere: “Scusi, dov’è la guerra?”.

Cagliari la città più felice d’Italia

Oh, come sono felice! Chi l’avrebbe mai detto:  Cagliari è la città più felice d’Italia. Incredibile, specie dopo le ultime statistiche dell’Istat dalle quali risulta che la Sardegna è fra le regioni più povere (vedi “I sardi sono poveri“) e che le province del Medio Campidano e di Iglesias Carbonia sono, in assoluto, le province più povere d’Italia (vedi “Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia“).

Ed ecco l’ultima notizia, riportata due giorni fa dal quotidiano locale L’Unione sarda (“La città più felice? Cagliari“), che ci racconta una realtà non solo meno preoccupante, ma addirittura stravolge tutte le precedenti valutazioni sulla qualità della vita. Cagliari è “la città più felice d’Italia“, un nuovo Eden dove sono tutti felicissimi, se la spassano un mondo, ridono a crepapelle, hanno la gioia che sprizza da tutti i pori e, come nelle favole a lieto fine, vivono a lungo felici e contenti. Oh, perbacco!  E dire che proprio di recente, nel post “Sardegna Felix“, riportavo un elenco di reati commessi nell’isola (in particolare proprio nel cagliaritano) che non davano proprio l’idea di una regione tranquilla e felice. Anzi, al contrario, scippi, furti, rapine, incendi dolosi, violenza, piccola criminalità in aumento; tutti segnali che non lasciano certo dormire sogni tranquilli.

Di recente il ministro dell’interno Alfano, per lodare il proprio operato e tranquillizzare gli italiani, ha sciorinato in televisione una serie di dati “ufficiali” per dimostrare che  i reati sono in diminuzione. Peccato che i dati Istat, dicano il contrario. Peccato che la stessa Polizia lanci l’allarme sulla crescita della criminalità in Sardegna e nel resto d’Italia: “Crimini e bugie“. E per finire ecco la notiziona sulla felicità dei cagliaritani che ha tutta l’aria di una presa per il culo. Sì, lasciamo perdere gli eufemismi e chiamiamo le cose col loro nome.

Ma in base a quali dati hanno stilato questa classifica della felicità? Udite udite, sulla base di un indice “iHabby” che analizza i messaggi su Twitter!  Twitter, il mezzo di comunicazione preferito dal nostro mattiniero premier che già alle prime luci dell’alba comincia a twittare, cip cip cip, come gli uccellini di Villa Borghese. La differenza è che i passerotti cantano e non fanno danni, lo sbruffone toscano di Palazzo Chigi se la suona e se la canta a spese nostre.

Ora, quanti saranno i cagliaritani che usano inviare messaggini su Twitter? In prevalenza giovani. Non credo che twittare sia il passatempo preferito di adulti che lavorano, di anziani, malati, disoccupati, precari e gente che ha altri problemi per la testa che non passare la giornata a mandare messaggini in 140 caratteri. Allora bisogna concludere che una stima della felicità fatta con questi criteri, detto alla Fantozzi, è “Una cagata pazzesca“. L’attendibilità di queste classifiche è pari a zero. Eppure queste notizie vengono diffuse dai media, stampa, internet, televisione, riempiono le pagine dei giornali e fanno notizia.  Ovvero, la nostra informazione oggi si basa su dati fasulli, ricavati da indagini fasulle, che riempiono la testa della gente di idee fasulle. Si può prendere seriamente una società che prende come base per le indagini i messaggini degli adolescenti? No, non si può. A meno che questa non sia una società di rincoglioniti totali.

E purtroppo ormai questa è la prassi dell’informazione, della comunicazione in genere, della politica, dei rapporti sociali: stiamo creando una società fasulla, una realtà virtuale in cui niente è quello che sembra.  Un mondo fasullo che crede di poter valutare la felicità della gente sulla base dei messaggini in 140 caratteri; roba da adolescenti, da ragazzini delle medie. O da presidenti del Consiglio.  Bisognerebbe fare un riscontro. Provate a chiedere ai minatori del Sulcis, ai cassintegrati delle fabbriche sarde in eterna crisi, ai precari e disoccupati cronici, ai cittadini alle prese con problemi di lavoro, di burocrazia, di mutui, affitti e bollette da pagare, di anziani e malati che attendono mesi per una visita, ai cittadini vessati da uno Stato sadico che gode nel sottoporre il popolo a torture psicologiche con l’invenzione di sempre nuove norme cervellotiche, imposte, tasse e balzelli di ogni genere e considera i cittadini come polli da spennare. Chiedete a loro se sono felici. Forse vi risponderanno anche loro con un tweet brevissimo, entro i 140 caratteri, anzi, molto meno: “#Ma vaffanculo….”.

Gastronomia orgasmica

Apre a Cagliari, al sesto piano di uno storico grande magazzino, con vista mare, un centro gastronomico dove si trova di tutto; una vera manna per buongustai. Ma non lo chiamano semplicemente “gastronomia“. No, sarebbe troppo semplice, banale, comune, popolare. No, questo è molto più chic. Bisogna dargli un tocco di internazionalismo, di raffinate prelibatezze, di gastronomia di alta classe, di chef stellati. Così lo dicono in inglese; oggi si usa, se parli inglese anche le stronzate sembrano perle di saggezza (vedi articolo su Vanity Fair).

Cominciano col chiamarlo  “Food Hall” o “nuovo indirizzo gourmand“.  Ci si trova una “lounge” per gli aperitivi, un “food market“, “mood” contemporaneo, piatti “fusion“, “Thai” cinese, “Dim sum“, “Finger food“, “Sakè” e perfino l’angolo “Noodle bar” o il riservato “Sesto lounge” per l’aperitivo, un esclusivo “Cocktail” internazionale o  il “Drink” del dopo cena. E prima di andar via, un salto al “Food market” dove si trovano prodotti selezionati per “Foodlover“. Il progetto della nuova struttura  è stato affidato ad un prestigioso studio londinese che l’ha realizzato in “partership” con una società nata dalla “joint-venture” fra diverse aziende. Assicurano che questo diventerà il nuovo “Hot spot” della città (!?).  Tutti questi termini inglesi (17 in una ventina di righe, anzi mezze righe) non sono una mia invenzione per fare dell’ironia, sono proprio presenti nel breve articolo su Vanity fair. La prima reazione, leggendo queste inutili astruserie linguistiche, e per restare in tema culinario, sarebbe quella di rispondere “Ma parla come mangi…”.

Più che di un nuovo locale nel capoluogo sardo sembra che si parli di Londra, Miami o China town. Questo non è un semplice locale dove si può mangiare o bere qualcosa; ricorda più un ritrovo esclusivo e segreto riservato ad una sorta di massoneria del cibo.  Chissà se l’ingresso è libero, oppure bisogna essere raccomandati, presentati da un socio anziano o essere sostenitori di Renzi (oggi essere renziani è la chiave che ti apre tutte le porte). Infine c’è la chicca finale, la raffinatezza dell’immagine scelta per la campagna  pubblicitaria. Non si può non vederla perché, grazie ad un nuovo trucco dei geniacci creativi della pubblicità (non sanno più cosa inventarsi per metterti sotto gli occhi la pubblicità e obbligarti a vederla), questa “pop up” si apre in sottofondo appena si clicca su un punto qualunque della pagina Tiscali-blog.  L’immagine. è questa..

Ecco, tanto per parlare chiaro e non smentirsi, ancora un inglesismo: Food is style.  In verità, guardando questa foto,  si resta un po’ perplessi sulla reale natura di questo “food“. Cosa stia infilzando la forchetta non è chiaro. Forse è volutamente sfuocata per lasciare immaginare chissà quale leccornia. Ma guardando l’espressione della fanciulla immaginiamo che sia qualcosa di talmente afrodisiaco che al solo percepirne il  profumo e pregustarne il sapore si va in estasi. Il richiamo erotico è così evidente (ma oggi questo è il leitmotiv di qualunque pubblicità) e mostra un tale intenso piacere che, più che far pensare ad una ragazza che sta per mangiare un boccone, esprime un messaggio più consono ad un sito porno che ad un ristorante-bar-market, anche se lo chiamano “Food hall“; ricorda la famosa scena di “Harry ti presento Sally” in cui Meg Ryan simula un orgasmo. Ma cosa servono in questa “Food Hall” cagliaritana? A questi il viagra gli fa un baffo.

Priorità italiche

Poi non si dica che il Parlamento non lavora. Appena costituite le Commissioni alla Camera, i nostri solerti deputati sono già impegnatissimi ad individuare le “priorità” e predisporre misure urgenti per affrontare la gravissima crisi. Ecco una delle “priorità” affrontate nei giorni scorsi: “Camera: OK assistenza sanitaria conviventi stesso sesso“. L’on. Ivan Scalfarotto del PD, gay dichiarato, aveva fatto richiesta alla Camera per estendere la polizza assicurativa dei parlamentari al suo compagno Federico col quale aveva dichiarato di convivere “more uxorio“.  Bene, ed una priorità l’abbiamo risolta, così anche il compagno Federico potrà godere delle prestazioni sanitarie gratuite.

Giusto due giorni fa qualcuno ha proposto di limitare l’uso eccessivo e spesso incontrollato ed ingiustificato delle intercettazioni telefoniche da parte della magistratura. Quelle intercettazioni che, come ha  dichiarato pubblicamente lo stesso pm Ingroia, spesso vengono usate per scopi politici. E ci costano una vagone di milioni di euro. Ma arriva subito l’alt del neo segretario del PD Epifani, quello con la faccia così triste ed imbronciata che se lo incontrate in strada gli fate le condoglianze. Ha detto che “Le intercettazioni non sono una priorità“.  Ha ragione. Infatti le priorità sono altre. Per esempio l’omofobia.

Visto che erano in argomento, alla Camera un terzo dei deputati ha firmato una proposta urgentissima per affrontare le “priorità“: “Proposta di legge contro l’omofobia“. Contento Epifani? Queste sì che sono priorità. Si vede che il nostro Scalfarotto ci ha preso gusto e, ottenuta l’assistenza gratuita per il compagno Federico, si impegna in altre battaglie fondamentali per superare la crisi; una legge contro l’omofobia. Ora dovrei inserire una foto di “Scalfarotto…chi era costui?“, ma per non rovinare l’estetica del blog evito. Chi non lo conoscesse può ammirarlo qui: Scalfarotto. Si sconsiglia la visione alle persone molto sensibili.

Ora, con questi provvedimenti essenziali per affrontare le “priorità” dell’Italia, siamo tutti più tranquilli; i minatori del Sulcis,  gli esodati, i cassintegrati, i pensionati al minimo, quelli che si ammazzano per la disperazione, quelli che si danno fuoco perché le banche gli vendono la casa, Epifani, Scalfarotto ed anche Federico.

Ma non basta. Ecco altre due notizie fresche fresche che ci solleveranno lo spirito e renderanno ancora più tranquilli i disperati d’Italia. Le apprendiamo dal quotidiano regionale L’Unione sarda e ci confermano che non solo alla Camera lavorano sodo per risolvere la tragica crisi economica, ma anche nella periferia dell’impero gli amministratori locali sono impegnatissimi a dare il meglio di sé. Uno in prima fila è il sindaco di Cagliari, Zedda, anche lui seguace di SEL di Vendola. Prima notizia: “Gay Pride; quaranta giorni di festa col patrocinio del Comune“. Così anche Cagliari potrà divertirsi a seguire quella specie di carnevalata che chiamano Gay pride. Alla faccia dei minatori del Sulcis e di quei sardi che circa un mese fa si sono suicidati per la crisi. Per loro non c’era nessun sostegno e nessun patrocinio.

Seconda notizia: “Stanziati 20.000 euro per libri e lezioni ai Rom“. Sì, il nostro sindaco Zedda deve avere una sensibilità particolare per gay e Rom. Queste sono le sue priorità, istruire i Rom e far divertire gay, lesbiche, trans e diversamente sessuati. Gli altri, quelli che non sanno più come sopravvivere possono aspettare. Da quelle parti, a sinistra, devono avere uno strano concetto di cosa siano in questo momento le priorità.

Del resto proprio oggi non mancano sui media le dichiarazioni del Presidente Napolitano e di Laura Boldrini. Potevano tacere? Certo che potevano, ma ogni giorno devono trovare il pretesto per rilasciare dichiarazioni e finire in prima pagina sulla stampa, in rete e nei TG. Anche per Napolitano e Boldrini la lotta all’omofobia è una “priorità nazionale“: “Unioni gay anche in Italia”.

 Ma dove vivono questi? Hanno trasferito il Quirinale in Patagonia? La Boldrini è in missione speciale in Guatemala, al posto di Ingroia? Boh, le gente si suicida per la disperazione, le aziende chiudono, milioni di italiani non sanno più come campare e questi pensano ai gay, pensano ad organizzare le sfilate dei gay pride, pensano a spiegare la Divina Commedia agli zingari, pensano a garantire il matrimonio in chiesa ad Ivan e Federico, Nichi ed Eddy, oggi felicemente sposi. Sembra che queste siano davvero le priorità dell’Italia.

Stiamo costruendo una società a misura di gay, trans, lesbiche, zingari, immigrati di ogni colore e provenienza, neri, gialli, indiani, africani, cinesi, romeni, albanesi. Quelli che mettono in crisi le nostre aziende ed il commercio inondandoci di merci e beni di ogni genere taroccati, pericolosi e prodotti  a basso costo, perché i lavoratori, spesso anche bambini, vengono sfruttati al massimo senza alcuna garanzia (Cina, morto per stress da lavoro; lavorava 13 ore al giorno per sette giorni su sette  – Cina: tre suicidi in 20 giorni nella fabbrica iPhone)

Quelli che vivono di furti, rapine, scippi, spaccio di droga. Quelli che controllano la tratta delle donne, dall’Africa, dalla Cina o dall’est Europa, destinate al lucroso mercato dello  sfruttamento della prostituzione.  Quelli che stuprano le donne in strada, nei parchi pubblici, in pieno giorno, o prendono a picconate i passanti. E sembra che il nostro impegno “prioritario”  sia quello di garantire a questa gente tutti i diritti possibili. Abbiamo perfino nominato un “ministro per l’integrazione” proveniente dal Congo per difendere e tutelare gli immigrati. Questi sono la nostra “priorità“.  E gli italiani? Beh, loro possono aspettare. Gli italiani non costituiscono una priorità.

Avviso per i naviganti

Fa piacere vedere che qualcuno apprezza quello che scrivo e lo riporta su blog, forum, facebook. Chiedo solo una cortesia; citare la fonte ed inserire un link al blog. Mi sembra il minimo di correttezza. Grazie.

I sardi sono razzisti?

Già da ieri la notizia campeggiava in tutti i siti di informazione, e c’è ancora oggi: “Cori razzisti a Cagliari“. La partita Cagliari – Inter è stata sospesa dall’arbitro, per tre minuti, perché i tifosi facevano “Buuh…” ogni volta che il camerunense Eto’o toccava palla. L’allenatore Bisoli ed il presidente Cellino dichiarano di non essersi accorti di nulla. Evidentemente non dovevano essere cori poi così violenti. Ma basta qualche fischio ad Eto’o e diventa “razzismo“. Oggi, In Italia, basta che tu guardi storto il marocchino che, per la decima volta in una mattinata, cerca di venderti l’accendino al parcheggio e sei “razzista”. Non c’è scampo.

Si dimentica di precisare, in questo caso specifico, che i fischi dei tifosi cagliaritani all’indirizzo del calciatore dell’Inter, forse, hanno una ragione diversa. Il camerunense, infatti, ha avuto una figlia, Annie, che non ha mai voluto riconoscere, né incontrare, da una ragazza sarda di Iglesias. La paternità è stata accertata solo dopo l’esame del DNA. E pare che, ancora oggi, in pratica il calciatore non se ne occupi affatto. Una questione, inosomma, di “orgoglio sardo”. Ma forse l’arbitro non lo sapeva, oppure ha preferito ignorarlo. Molto più comodo, (e fa più notizia) gridare ancora una volta al “razzismo” e sbatterlo in prima pagina. Già, perché si sa che il tifo calcistico non risparmia contestazioni, specie agli avversari. Quindi è normale (si fa per dire) che, durante la partita, si lancino imprecazioni, insulti e cori, nei confronti dei calciatori o che si innalzino striscioni provocatori e, spesso, anche offensivi. Sì, rientra nella norma del tifo calcistico. Ma solo se rivolto a calciatori bianchi. Se è rivolto a calciatori neri, allora è un fatto gravissimo: è razzismo!

Ma, al di là dell’episodio di Cagliari, viene spontaneo notare come ormai la parola razzismo compaia sui media quotidianamente e per le occasioni più diverse. Sta diventando la parolina magica che sta bene su tutto, è un leit motiv che accompagna l’informazione e che spunta ogni volta che c’è di mezzo un nero, un immigrato, un musulmano. Così le normali liti fra italiani sono semplici liti. Ma se c’è di mezzo un nero diventa, automaticamente, razzismo. Se mandi a quel paese un italiano è solo, al massimo, un insulto. Se lo fai con un marocchino è razzismo. Se qualcuno ti offende e gli dai un cazzotto in faccia è violenza. Se lo fai con un nero è razzismo. Ecco, questo è il concetto di base. Il resto viene da sé. Titoloni sui giornali ed accuse generiche e collettive; gli italiani sono razzisti.

Lo stesso dicasi per i musulmani, di cui bisogna solo parlar bene e garantire tutti i diritti possibili. Se appena appena ti permetti di sollevare qualche dubbio sui problemi creati dall’invasione di immigrati di varia provenienza, sei razzista e xenofobo. Si scatenano le Commissioni europee, l’ONU, il Papa e, ovviamente, la Boldrini con tutta la sinistra al seguito. Stesso atteggiamento riguardo ai gay. O non ne parli, oppure ne devi parlar bene, ammirarli, coccolarli, esaltarne l’intelligenza (!?), ospitarli ovunque in tutti i salotti TV e ribadire la loro “normalità“.

Ma se sono così “normali” perché se ne parla tanto? Mica si ospitano in TV i ragionieri, i geometri, i cuochi, le cassiere, i macellai, per dimostrare che sono persone “normali”. Proprio perché sono normali non fanno notizia e, quindi, nessuno dedica loro spazi sui media. I gay no; dicono di essere “normali”, ma devono andare a ribadirlo in TV. E se devono ribadirlo continuamente significa che, forse, hanno qualche dubbio sulla loro normalità. E se il dubbio ce l’hanno loro, figuriamoci gli altri. Misteri moderni.

Sì, è vero che esiste la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, quel famoso art. 21 che tirano in ballo, a proposito ed a sproposito, in ogni occasione, ma solo quando gli fa comodo. Ma quella libertà vale solo per chi è politicamente corretto ( pensiero unico della sinistra). Per gli altri, come dicevo nel post precedente “Gaber vs Santoro” è solo una “Libertà vigilata“. Ci sono, quindi, delle categorie delle quali bisogna sempre e solo parlar bene. Altrimenti sei razzista, xenofobo, omofobo e…fascista (questo ci sta sempre bene). Sono gli “Intoccabili“: neri, musulmani, gay e…Santoro!