Gaber e il buonismo

Qualcuno si è ricordato di Gaber, del suo talento  e di quello che cantava. Bisogna morire per ricevere dei riconoscimenti. Ma quando era vivo non gli si dava troppo spazio; lo si ammirava a teatro, era chic citare suoi testi, ma con riserva. Non essendo facilmente inquadrabile politicamente, era scomodo, sia per la destra che per la sinistra; ed anche per il centro. Oggi lo ricorda Alessandro Gnocchi con un articolo sul Giornale: “Gaber si burlava delle star buoniste.”, citando un brano “Il potere dei più buoni” dal suo spettacolo (qui  completo) “Un’idiozia conquistata a fatica” (di Gaber – Luporini, stagione teatrale 1997-2000). Testi di 20 anni fa, ma che sembrano scritti oggi per descrivere la società moderna ed i suoi problemi; dalla politica all’informazione, il buonismo, il terzomondismo, l’accoglienza e la beneficenza con il denaro pubblico, il consumismo, l’alterazione delle coscienze, il conformismo, la democrazia. Ciò che Gaber cantava 20 anni fa, oggi è diventato tragicamente reale.

Gaber teatro

Penso ad un popolo multirazziale / ad uno stato molto solidale / che stanzi fondi in abbondanza / perché il mio motto è l’accoglienza». Oggi questo passo sarebbe sufficiente per essere additato come xenofobo, razzista e in ultima analisi fascista. Ma Gaber va oltre: «Penso al problema degli albanesi / dei marocchini dei senegalesi / bisogna dare appartamenti / ai clandestini e anche ai parenti / e per gli zingari degli albergoni / coi frigobar e le televisioni / È il potere dei più buoni / è il potere dei più buoni / son già iscritto a più di mille associazioni / è il potere dei più buoni / e organizzo dovunque manifestazioni».

Poi Gaber fa a pezzi la moda ambientalista-animalista: «Ho una passione travolgente / per gli animali e per l’ambiente / Penso alle vipere sempre più rare / e anche al rispetto per le zanzare / In questi tempi così immorali / io penso agli habitat naturali / penso alla cosa più importante / che è abbracciare le piante». Il colpo finale è riservato a chi sfrutta le tragedie per tornaconto personale: «Penso alle nuove povertà / che danno molta visibilità / penso che è bello sentirsi buoni / usando i soldi degli italiani / È il potere dei più buoni / è il potere dei più buoni / costruito sulle tragedie e sulle frustrazioni / è il potere dei più buoni / che un domani può venir buono per le elezioni”.

 

 

Ama il prossimo tuo

Amare il prossimo: anche se il prossimo è il tuo peggior nemico?  Sembrerebbe di sì. Questo dice il Vangelo e ripete spesso il Papa: “Ama il prossimo tuo come te stesso“. E se il prossimo è un criminale? Amarlo “come se stesso” significa identificarsi nel prossimo, significa che tu e il criminale siete simili; ovvero che anche tu sei o ti consideri un criminale. E se il “prossimo” è il tuo carnefice, significa che ti identifichi nel carnefice e diventi carnefice di te stesso. Non vi pare che ci sia qualcosa di contorto e aberrante in questo concetto? Amare il prossimo come se stessi significa, quindi,  amare anche il proprio nemico, amare chi ti odia e chi mette a rischio la tua stessa vita. Significa amare i malvagi, i truffatori, i ladri, gli assassini, i criminali. Significa mettere sullo stesso piano il bene ed il male, l’amore e l’odio, la vita e la morte. Significa cancellare di colpo l’etica dalla storia del pensiero umano ed annullare tutti i precetti morali.

E si arriva al paradosso che, mentre si invita all’amore universale, al tempo stesso, si dice che al mondo esiste il male, il diavolo, Satana, e che il male va combattuto con tutte le nostre forze. Si dice che alla fine dei tempi il male sarà sconfitto ed il bene  trionferà. Significa che è da sempre è in atto una lotta fra il bene ed il male. Sono, quindi, due entità perfettamente distinte, inconciliabili ed in eterno conflitto. Non sono sullo stesso piano, né simili, né equivalenti, né interscambiabili, né eticamente assimilabili; sono due entità che si combattono e cercano di annullarsi a vicenda. E, subito dopo, si afferma che dobbiamo amare il male come noi stessi. Ovvero, è come affermare che noi stessi siamo il male.

Se il male esiste ed è una minaccia  costante, significa che è diritto-dovere di ognuno combattere il male con tutti i mezzi. Significa che è diritto-dovere salvaguardare la propria esistenza e difendersi da chi la minaccia.  Amare il prossimo che ci minaccia è contro la prima legge di natura insita nel profondo dell’animo umano e di qualunque essere vivente: la sopravvivenza. L’istinto di conservazione, di riproduzione, di sopravvivenza, di perpetuazione della specie,  è la prima e più forte pulsione che anima qualunque forma di vita nell’universo; che sia uomo, animale, vegetale, che sia un santo, un filo d’erba o un’ameba. E’ la causa stessa della vita, della sua espressione e della sua perpetuazione. E qualunque forma vivente, fin dalla nascita, lotta per la propria sopravvivenza, anche a scapito e danno di altri membri della stessa specie. Chi attenta a questo principio, quindi, commette un crimine contro natura, perché tende a stravolgere ed annullare il primo e fondamentale principio della vita. E come si può mettere sullo stesso piano chi segue, ama e rispetta le leggi di natura e chi le combatte, le disprezza, le odia e vuole annullarle? Come si può affermare la necessità di combattere il male, se, al tempo stesso, si insegna ad amarlo? Come si può pretendere di identificare la vittima con il carnefice? Come si può amare chi ti odia? Come si può considerare simile a se stesso chi ti aggredisce, ti tortura e ti  toglie la vita?

Quel principio è chiaramente contradditorio, è un tragico paradosso. E’ un principio che genera una morale da schiavi, da sottomessi, da vittime designate e consenzienti, da aspiranti martiri che hanno in totale dispregio il dono più grande, la vita. Ed è deprecabile predicare la necessità di amare il prossimo come se stessi, a prescindere da qualunque considerazione, distinzione e valutazione di carattere morale. E’ deprecabile il principio e la sua attuazione pratica, poiché le conseguenze sono catastrofiche per chi le applica. Amare chi mette a rischio la nostra vita non solo è un peccato gravissimo contro la legge naturale che alberga nel cuore dell’uomo fin dalla nascita, ma è un evidente sintomo di grave patologia masochistica, quando non è vera e propria idiozia. Proprio i credenti dovrebbero avere molti dubbi sulla validità di questo precetto. Se è vero che l’uomo è creato di Dio è nostro dovere rispettare e difendere la vita come il dono più grande e prezioso che Dio ci abbia donato. Metterla a rischio porgendo l’altra guancia a chi ci offende o ci minaccia e, ancor più, amando il nemico che mette in pericolo la nostra vita, è come disprezzare il dono divino, è sminuire il valore della vita, è un peccato gravissimo contro Dio. Amare il nemico che ci minaccia e rinunciare ad usare tutti i mezzi per difendersi equivale a suicidarsi. Ed anche il suicidio, per i credenti, è peccato gravissimo. Amare il nemico non è da santi, è da idioti. Checché ne dica il Papa.

Caro Papa ti scrivo (così mi distraggo un po’…)

Anche per Pasqua il Papa non ha mancato di distribuire benedizioni e saggi consigli. Tempo fa, a Lampedusa, davanti ai morti a causa del naufragio dei barconi che trasportavano i migranti, gridò “vergogna“. Ma non avendo specificato chi dovesse vergognarsi (era una vergogna globale “Urbi et Orbi) la gente non si è preoccupata più di tanto. Forse hanno pensato che a vergognarsi dovesse essere chi, invece di fermare gli sbarchi e la migrazione di massa su carrette del mare, li invoglia a venire in Italia promettendo accoglienza, assistenza, casa, lavoro, scuola, cittadinanza e cocktail di benvenuto (tanto pagano gli italiani, mica pagano di tasca propria i buonisti militanti).

Ed ecco il primo messaggio pasquale che viene ripetuto da anni come un mantra: combattere la fame nel mondo, causata dai nostri sprechi. La povertà del terzo mondo è causata dal nostro benessere (!).   Chiaro?  Che la povertà sia causata dal benessere dell’occidente è tutto da dimostrare, ma il concetto suona bene, piace ai buonisti e serve alla causa (lo ripete spesso anche don Ciotti). Così, a forza di sentirselo ripetere, la gente magari ci crede, se ne convince, prova un senso di colpa ed è più predisposto a donare aiuti vari al terzo mondo che, in gran parte, al terzo mondo non ci arrivano mai o solo in minima parte,  perché servono a  coprire le spese generali, di organizzazione e rappresentanza delle migliaia di associazioni che raccolgono fondi con la scusa di aiutare i poveri. In alcuni casi ben l’85% delle somme raccolte servono a coprire le spese di gestione e di lancio della campagne pubblicitarie per la raccolta stessa. Solo in Italia sono attive circa 300.000 (!?) associazioni di questo tipo.  (leggete qui: “No profit sotto accusa“). E ancora:  “Ecco dove finiscono gli aiuti per la lotta alla fame nel mondo”. Meglio sapere certe cose, perché essere buoni è un conto, ma essere fessi è un’altra storia.

Ieri, invece, dopo l’accoglienza degli immigrati e l’aiuto ai poveri del terzo mondo, ecco il nuovo messaggio: aiutare i disoccupati. Ora, capisco che il Papa deve fare il Papa ed il buonismo è il pane quotidiano, ma non bisogna esagerare. Eh, sì, Santità, perché vede, ormai gli italiani non sono, come suol dirsi, alla frutta: No, ormai sono già oltre, hanno preso anche caffè, sambuchina e amaro offerto dalla casa ed è arrivato il momento cruciale del conto. Ed il dramma è che gli italiani non sono più in grado di pagare quel conto sempre più salato. E’ vero, la disoccupazione è in aumento, così come la povertà, così come le aziende che continuano a chiudere, così come i pensionati che devono saltare i pasti non per fare dieta, ma perché devono campare con poche centinaia di euro e non riescono più nemmeno a comprarsi il pane o il latte.

Ha ragione, Santità, bisognerebbe rilanciare l’economia, primo per evitare che altre aziende chiudano e garantire, quindi, i posti di lavoro esistenti e poi per creare nuove opportunità di lavoro per i disoccupati di oggi e per i giovani che non vedono alcuna speranza nel futuro. Purtroppo la nostra classe politica campa di chiacchiere e promesse, ma nessuno ha uno straccio di idea per contrastare in maniera efficace la crisi.  Nessuno, dico nessuno, ha finora avanzato una sola idea pratica e realizzabile per combattere la crisi. Vivono alla giornata, si occupano di parità di genere, di legge elettorale, di vendite su E-Bay di auto usate, di rottamazione, di omofobia, di femminicidio, di creare nuovi gruppi e gruppetti politici, giusto per garantirsi poltrone e potere, di promuovere la propria immagine mediatica, di saltare da un salotto televisivo all’altro. Tutto fanno, meno che affrontare la crisi. L’ultima grande pensata è quella di dare 80 euro in più ai lavoratori e sembra che stiano rivoluzionando il Paese. Vede, Santità, aumentano lo stipendio a chi già lavora, invece che pensare ai disoccupati. Eppure, a sentir loro, sono convinti che sia un’idea geniale. Lo scemo del villaggio avrebbe fatto di meglio.

E poi, Santità. vede, c’è un altro piccolo problema. Lei dice che bisogna aiutare i disoccupati, ma chi li deve aiutare, con quali iniziative (che non ci sono) e con quali soldi (che, pure, non ci sono)? Purtroppo il debito pubblico aumenta (“debito pubblico record“, siamo al 132% del PIL). Ma non doveva diminuire grazie a tagli alla spesa pubblica promessi da Monti, da Letta e da Renzi?  Le casse dello Stato sono sempre più vuote. Anche perché, seguendo le Sue accorate esortazioni, nonostante siamo col culo per terra, siamo molto altruisti e continuiamo a finanziare missioni all’estero, diamo aiuti al terzo mondo, finanziamo progetti di ogni genere in Africa, Asia, America del sud (Vedi qui gli  incredibili progetti che finanziamo nel mondo: “Sprechi d’Italia“). Ed infine, sempre ascoltando i Suoi appelli all’accoglienza, stiamo dando asilo a tutti i disperati del mondo che arrivano in Italia come fosse il Paese di Bengodi. Lo ha detto Lei che dobbiamo accogliere i migranti e noi, da buoni cristiani, accogliamo tutti. E, naturalmente, ne paghiamo le spese.

Solo l’anno scorso ne sono sbarcati sulle nostre coste 43.000, ma quest’anno, visto che nei primi tre mesi ne sono sbarcati già 12.000 (4.000 sbarchi in 48 ore), la stagione sembra favorevole e si prevede che, come minimo, gli arrivi saranno raddoppiati rispetto all’anno scorso. E quelli che arrivano via mare sono solo una minima parte del totale degli immigrati. Ora, Santità, Lei sa quanto ci costa accogliere tutti questi immigrati? Pensi che, per evitare nuove disgrazie in mare, abbiamo avviato un’opera di monitoraggio continuo del Mediterraneo, in maniera da individuare subito alla partenza nuove imbarcazioni di migranti. L’abbiamo chiamata operazione “Mare nostrum” ed impegna mezzi aerei e navali della Marina militare e della guardia costiera che, 24 ore su 24, controllano il traffico nel Mediterraneo. Sa quanto ci costa? Lo ha rivelato di recente il ministro Alfano; ci costa 300.000 euro al giorno.

Questi disperati partono dalle coste libiche, sapendo già che, comunque, arriveranno subito le navi della Marina a caricarli e accompagnarli a Lampedusa o sulle coste siciliane. Funziona così; si imbarcano su gommoni a barche scassate e subito telefonano alla Capitaneria di porto di Palermo, segnalando che sono in pericolo (Loro hanno il numero diretto. Non lo sanno nemmeno i palermitani, ma questi partono dalla Libia ed hanno già memorizzato nei cellulari quel numero. Curioso, vero?). Così, in men che non si dica, “arrivano i nostri” e li accompagnano in Italia. Si spingono fino a 130 miglia a sud di Lampedusa per salvarli; praticamente in acque libiche. Tanto vale andare a prenderli direttamente dalla spiaggia.

E non basta, perché poi bisogna ospitarli, garantirgli vitto e alloggio, abbigliamento, biancheria, sigarette, ricariche telefoniche, controlli sanitari ed assistenza medica, trasporto con mezzi aerei o navali in altre località di permanenza. E poi donare un fondo di 500 euro a quelli che lasciano l’Italia per altri Paesi europei. Anche se poi, vedi la Germania, ce li rimandano indietro. Abbiamo addirittura costituito qualche anno fa, grazie al governo Prodi ed alla ministra della salute Livia Turco, un apposito ente pubblico, l’INMP, un curioso acronimo dietro il quale si cela, nientepopodimenoche… “Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà” (!). Ci costa 10 milioni di euro all’anno (Vedi “Cos’è l’INMP e quanto ci costa). Ma siccome ci preoccupiamo anche di evitare eventuali atteggiamenti di xenofobia e razzismo nei confronti degli immigrati, abbiamo costituito un altro ente ad hoc, l’UNAR (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali). Anche questo importantissimo ed indispensabile organismo ci costa 2 milioni di euro all’anno. Come vede, Santità, siamo così impegnati ad occuparci dei migranti che non abbiamo tempo, e fondi, da dedicare ai disoccupati italiani.

E siccome questi immigrati, il più delle volte, non hanno né arte, né parte, in qualche modo devono campare; si arrangiano. Si occupano di tranquille attività come scippi, furti, rapine, truffe, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione. Insomma, in qualche modo devono pur campare. E quando li beccano finiscono in galera…a spese nostre. Ce ne sono nelle patrie galere circa 20.000, un terzo di tutti i detenuti. Ecco da dove nasce il sovraffollamento carcerario. E sa quanto costa ogni detenuto? Costa 3.500 euro al mese (tutto compreso, vitto, alloggio e spese generali carcerarie). Lo riferisce il sito dei Radicali italiani (Giustizia; quanto costa un detenuto in carcere?). Sono più di 40.000 euro all’anno. Moltiplichi per 20.000  e veda un po’ quanto ci costano i detenuti stranieri. (Vedi “Bollettino di guerra; preziose risorse“)

Santità, come vede, accogliere tutti questi migranti ci costa un sacco di soldi (Vedi “Immigrati e business“). Ma dobbiamo accoglierli perché altrimenti ci accusano di razzismo, di xenofobia e di non rispettare i diritti umani. Guai a tentare di opporci all’invasione di africani, asiatici e cinesi; ci ritroviamo addosso le accuse dell’ONU, dell’EU, della Boldrini, della Kyenge di tutte le anime belle della sinistra ipocrita, del  buonismo e del terzomondismo militante. Così noi accogliamo tutti e va a finire che per aiutare gli immigrati poi non ci avanzano soldi per aiutare i poveri, i disoccupati, i giovani, i disperati di casa nostra. Prima gli immigrati africani, poi, se avanza tempo e soldi, gli italiani. Quindi, Santità, visto che non abbiamo più soldi per aiutare tutti, si decida; dobbiamo aiutare i poveri del terzo mondo, gli immigrati o i disoccupati italiani? E non chiedeteci altri soldi; abbiamo già dato.

Vedi

I cristiani sono buoni

Immigrati; siamo al collasso

Immigrazione e Al Qaeda (il legame fra il traffico di migranti ed il terrorismo islamico)

Migrazione e ipocrisia

Ipocrisia di Stato

Immigrati e risorse

Crisi, risorse e genio italico

Integrazione flop

Sprechi umanitari (dove finiscono gli aiuti internazionali per la lotta alla fame)

Immigrati e business (quanto ci costa l’immigrazione e chi ci guadagna)

Papa, colombe e presagi funesti

Stamattina il Papa si è affacciato alla finestra per il consueto messaggio dell’Angelus e per salutare i fedeli che affollavano piazza San Pietro. Poi i fedeli hanno assistito ad un altro rito consueto; la liberazione, da parte di due bambini, delle colombe della pace.

papa-colombe

Gesto più che mai appropriato ed in sintonia con lo spirito della giornata, visto che la piazza era gremita in gran parte da partecipanti  alla “Carovana della pace”. Tante volte da quella finestra è stata invocata la pace.  Sembrerebbe però, visti i risultati, che i continui appelli papali alla pace ottengano addirittura un effetto contrario.  Più i Papi invocano la pace e più conflitti si scatenano nel mondo. Tanto che sarebbe quasi consigliabile che il Papa, almeno per una volta (tentar non nuoce), si affacci a quella finestra e invece che fare il solito appello alla pace,  auspichi una bella guerra; hai visto mai che sia la volta buona che scoppia davvero la pace.

Le colombe volano libere sulla grande piazza, per la gioia di adulti e bambini. Ma forse, abituate alla sicurezza delle colombaie vaticane, sono del tutto ignare dei pericoli che incombono nel mondo esterno. La loro innocenza sembra quasi la rappresentazione in chiave animale  dell’ingenuità del classico messaggio buonista fondato sulla pace, sulla bontà d’animo e sulla fratellanza universale; concetti che trovano ampio spazio nel mondo astratto dei buoni sentimenti, del mito del buon selvaggio alla Rousseau, dell’evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso“, delle pompose dichiarazioni di tanto sbandierati, inapplicati ed inapplicabili “diritti dell’uomo“.  Concetti astratti, costruzioni artificiose della mente umana che sembrano avere giustificazione e ragion d’essere nel mondo della metafisica, ma che poca o nessuna attinenza hanno con il mondo reale. E infatti…

L'Angelus di Papa Francesco

Ecco che le candide colombe, appena liberate, si rendono subito conto che la vita, fuori dalle loro rassicuranti voliere, è qualcosa di molto diverso da quello che immaginavano. Vediamo qui una drammatica sequenza fotografica che documenta la breve libertà di una colomba della pace: “La triste fine della colomba del Papa”.

Riferisce l’articolo che la colomba, appena volata via dalle mani dei bambini, è stata prima aggredita da un corvo e poi da un gabbiano che l’ha divorata. Fine della libertà e della pace. Gli antichi àuguri, che traevano auspici interpretando il volo degli uccelli, le viscere degli animali ed altri eventi, osservando questo fatto ne avrebbero tratto tristi presagi di sventura. Un corvo nero che aggredisce una bianca colomba della pace è un segno così inequivocabile che nemmeno i segni premonitori delle piaghe d’Egitto  furono così espliciti. Triste presagio ancora più inquietante perché avviene sotto gli occhi di chi, ogni giorno, auspica la pace. Vola la bianca colomba della pace. Poi arriva un corvo nero e, sotto gli occhi atterriti della “Carovana della pace“, aggredisce la colomba che diventa così messaggera di pace…eterna!  Ma per fortuna oggi non ci sono più gli àuguri a predire sventure. Ciò non significa, però, che le sventure non possano arrivare anche senza essere previste.

 Vedi: Corvi e colombe

Papa e migranti

Dice il Papa che accogliere i migranti è un dovere. Ormai quando parla il Papa sembra di sentire la ministra Kyenge o Laura Boldrini. E finisce sempre in prima pagina, come Balotelli e Napolitano. E’ curioso che quelli che giusto qualche anno fa scendevano in piazza per contestare l’ingerenza della Chiesa nella politica, al grido di NO VAT e rivendicando la laicità dello Stato, oggi che il Papa si esprime a favore degli immigrati, dei musulmani e sembra anche lasciar intravedere degli spiragli di apertura nei confronti di gay e lesbiche, sono tutti matti per Francesco.  La sua affermazione “Chi sono io per giudicarli?”, riferita ai gay è quella più citata dalla propaganda sinistra, come se quella frase  giustificasse tutte le aberrazioni sessuali.

Anche oggi sulla Home del Corriere.it c’era lo spazio riservato al Papa: “Permesso, grazie, scusi...”.  Sembrano i versi di una vecchia canzone di Celentano “Prego, grazie, scusi…tornerò...”. Invece, dice il Papa che sono le parole che segnano l’armonia e la pace in famiglia. Mah, sarà, se lo dice il Papa! Ma per tornare ai migranti, se ritiene che accoglierli sia un dovere, perché non li accoglie in Vaticano? E’ uno Stato indipendente, il capo supremo è lui, il Papa, può accoglierli, dargli la cittadinanza, la casa, un lavoro, la scuola, l’assistenza, la pensione, ferie pagate, benedizione apostolica quotidiana e indulgenza plenaria. No?

Magari ci starebbero un po’ stretti, però con un po’ di buona volontà “Aggiungi un posto a tavola...” e ci si sta tutti insieme, da buoni fratelli. In verità un conto è accogliere pochi profughi che scappano da una guerra, altro è accogliere indiscriminatamente e senza limiti tutti i disperati che sognano una vita migliore. Ma qui non si tratta di accogliere pochi profughi. Ormai gli stranieri in Italia sono sei milioni. E di fronte a sei milioni di persone che chiedono lavoro, casa ed assistenza, non si può parlare di accoglienza di profughi; è una vera e propria invasione. Con tutti i problemi che ne conseguono. Soprattutto quando l’Italia non è in grado di garantire una esistenza dignitosa nemmeno ai milioni di italiani senza lavoro.

Santità, se li porti in Vaticano. Altrimenti le sue sono solo chiacchiere e battute buoniste che sono le stesse chiacchiere che sentiamo da parte della Boldrini, della Kyenge e di tutta la propaganda terzomondista che, a parole, vorrebbe accogliere in Italia mezza Africa. Tanto non se li devono portare a casa loro. Questo atteggiamento buonista è quello che solitamente si definisce come  “Fare il frocio col culo degli altri…”.

Grazie, prego, scusi…

Slogan e magliette

Anche il calcio fa la sua parte di buonismo quotidiano. Durante gli ultimi allenamenti i calciatori della Roma hanno indossato questa maglietta con un “profondissimo” pensiero dedicato alla tragedia di Lampedusa: “La vita è un diritto di tutti“. Bene, ora siamo informati. E allora?

E dopo questa “acutissima” riflessione, degna di entrare a pieno titolo fra le più alte vette del pensiero umano, tutto resterà come prima. Fino al prossimo sbarco, al prossimo naufragio, alle prossime vittime, al prossimo cordoglio generale ed al prossimo slogan. Al prossimo allenamento, invece, forse cambieranno slogan: “Non esistono più le mezze stagioni“. Ed infine, con grande sforzo creativo, faranno stampare il celebre motto di Catalano: “Meglio ricchi e sani che poveri e malati“.

E’ curioso come la gente si inventi le cose più banali e inutili quando non ha niente da dire, ma vuole “partecipare” al rito collettivo della commozione generale per sembrare tutti più buoni.

A proposito di immigrati. Poco fa ho visto in TV uno spot pubblicitario dell’UNICEF nel quale si invita a fare una donazione o fare testamento (!?) a loro favore per costruire delle scuole per bambini in Eritrea. Ora qualcuno dovrebbe avvertire l’UNICEF (forse ultimamente sono distratti e gli è sfuggito qualcosa sul traffico nel Mediterraneo, specie verso Lampedusa) che sarebbe meglio che quelle scuole le costruissero qui da noi, visto che eritrei, somali e africani di varia provenienza si stanno trasferendo tutti in Italia.

Nel caso, però, qualcuno, in preda ad irrefrenabile impeto buonista,  volesse fare testamento e lasciare tutti i propri beni ad una delle mille associazioni umanitarie operanti nel mondo, legga prima questo breve articolo sul business degli aiuti umanitari e sulle strutture che ci campano: “Immigrati e business“.

 

Balo news

Pochi giorni fa, nel post “Bagni e pediluvi“, osservavo come la stampa dedichi un riguardo tutto particolare a certi personaggi che hanno sempre il loro spazio quotidiano e la foto in prima pagina. Uno di questi è Balotelli; sempre in evidenza, qualunque cosa faccia. Altre due persone che ultimamente sono sempre in Home sono la presidente della Camera, Laura Boldrini, e la ministra Cecilia Kyenge (l’accostamento non è casuale, c’è una ragione ben precisa). E mi chiedevo il perché di tanta attenzione mediatica.

Non ci sarebbe bisogno di fare altri esempi. Chi ha l’abitudine di leggere in rete i vari quotidiani , agenzie e siti  d’informazione, sa bene che questa è la linea editoriale quasi unificata. Ma, giusto per curiosità, vediamo se ciò che dico è vero. E vediamo cosa è apparso, solo negli ultimi 3 giorni, sul nostro campione.

Tre giorni fa su tutti i siti compariva un video che mostrava Balotelli intento a suonare al pianoforte l’Inno nazionale. Pare che si tratti di uno spot pubblicitario. Ci mancava anche Balotelli pianista. Vero o non vero, il video è rimasto per due giorni su tutti i siti, con grande evidenza ed ammirazione dei vari commentatori (guarda video). L’Huffington Post (gruppo Espresso, diretto da Lucia Annunziata!), in visibilio davanti alla performance, scrive “SuperMario stupisce ancora” e lo definisce “ottimo pianista” (per fortuna Benedetti Michelangeli è morto, altrimenti sai che invidia…). Balotelli ottimo pianista mi ricorda tanto il “bagno di folla” di cui parlavo nel post precedente. Ma quando si tratta del Balo nazionale i complimenti si sprecano. Anche se facesse le pernacchie finirebbe in prima pagina con titoli entusiasti.

Il giorno dopo, a commento della vittoria del Milan in USA, l’ANSA dava la notizia con questa foto. Fra i tanti giocatori del Milan chi finisce in prima pagina? Ovvio, sempre lui, il SuperMario. Fra l’altro, mi chiedo se sia proprio il caso di mettere certe foto in prima pagina. Ma è meglio non dirlo ed evitare valutazioni estetiche,  ci vuol poco ad essere accusati di razzismo.

Ieri, sulla Home del Corriere, giusto per abbondare, invece che dedicare al nostro calciatore il solito box quotidiano, esagerano e gliene riservano addirittura due. Uno per informarci che “sta bene” (ne siamo felici per lui). L’atro dedicato al “maialino” di Balotelli (incredibile, ma vero). Eccoli…

Siamo al ridicolo, ma forse non se ne rendono conto. Basta? No. Prandelli convoca i calciatori della nazionale per un’amichevole con l’Argentina. I convocati sono 27 (ventisette). Ed ecco come l’ANSA dà la notizia, con solito box in Home.

Fra 27 calciatori convocati chi finisce in prima pagina? Lui, ancora lui, sempre lui, Balotelli. No, non sono io che vado a cercare il pelo nell’uovo. E’ proprio così, sono loro che esagerano. Viene spontaneo ripetere la domanda che mi ponevo nel post precedente. Ma Balotelli è sempre in prima pagina perché è più bravo, più simpatico, più bello degli altri, oppure perché è nero? Se dovessi approfondire l’argomento e spiegare la strategia mediatica che c’è dietro la presenza continua ed ossessiva di personaggi come Balotelli, Boldrini, Kyenge, ci vorrebbe un altro post.

Quello che infastidisce e che diventa addirittura insopportabile è la subdola strategia di coloro che usano i media per condizionare l’opinione pubblica.  Pensano di essere molto furbi e di prendere per i fondelli i lettori che  tanto non si accorgono dei loro trucchetti.  E’ tutto funzionale alla campagna mediatica tesa a diffondere la scellerata ideologia sinistra delle porte aperte agli immigrati, l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione, la cittadinanza, la società multietnica e multiculturale e bla bla bla.

Ecco a cosa serve la continua esposizione di Balotelli, è il testimonial ideale. A questi manipolatori dell’informazione, ad uso e consumo di precise campagne culturali sinistre (in tutti i sensi), invece che dilungarsi in lunghe spiegazioni, si può rispondere con quanto ha riportato la Mussolini in una maglietta, pochi giorni fa, a proposito della giustizia. Mi sa che quella maglietta va benissimo anche per l’informazione, per i buonisti, le anime belle ed i terzomondisti di casa nostra…

Le oche buoniste

Narra la leggenda che Roma fu salvata dalle oche. Intorno al 400 A.C. le orde barbariche dei Galli, guidati da Brenno, invasero l’Italia, arrivando alle porte di Roma e cinsero d’assedio la città.  I pochi romani rimasti, insieme ad un piccolo esercito, si asserragliarono sul colle capitolino. Si dice che durante la notte i Galli tentarono di entrare in Campidoglio, ma le oche, avvertita la loro presenza, fecero grande strepito e, starnazzando, svegliarono le guardie che poterono così respingere gli invasori. Altri tempi. Ed altre oche!

Oggi assistiamo ad una vera e propria invasione. Già, perché se vogliamo capirci, bisogna cominciare a chiamare le cose col loro nome. Ora, finché si tratta di accogliere pochi esuli perseguitati per motivi politici o religiosi, passi. Che si voglia accogliere anche qualche centinaio o migliaio di persone che scappano dai loro paesi e che cercano lavoro, passi pure. Ma se si tratta di un flusso continuo, ininterrotto, senza controllo, di milioni di persone che arrivano in Italia, senza arte, né parte, e finiscono necessariamente per accrescere la delinquenza comune e la malavita organizzata, allora non si tratta più di accoglienza: questa è una vera e propria “invasione“.

Allora, memori delle antiche leggende, si potrebbe pensare che anche oggi qualcuno ci avverta del pericolo. Magari delle oche moderne che, starnazzando sui media, ci mettano in guardia e ci consentano di respingere gli invasori. Invece no. Stranamente le oche moderne fanno a gara nel rassicurarci, nel convincerci che, in fondo, sono un bene, che non c’è nessun pericolo. Anzi, sono per noi una ricchezza e dobbiamo diventare una società multietnica e multiculturale, perché…perché lo dicono loro. Insomma, le oche moderne non solo non starnazzano per avvertirci del pericolo, ma ci tengono buoni e, nottetempo, aprono le porte della città agli invasori. Sono diventate oche buoniste.

Che tempi, signora mia, non ci sono più le oche di una volta!

Integrazione flop

L’integrazione è fallita. Lo hanno decretato già da anni autorevoli esponenti di diversi paesi europei. Lo hanno capito in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Olanda. Quei paesi che prima di noi hanno dovuto subire l’invasione incontrollata di stranieri di varia provenienza, hanno assunto inizialmente un atteggiamento di accoglienza e di disponibilità a favorire l’ingresso degli immigrati e la loro “integrazione“. Ne hanno pagato le amare conseguenze ed oggi, dopo anni di inutili tentativi e leggi a favore degli stranieri, hanno dovuto riconoscere che tutti i tentativi di integrazione sono miseramente falliti e stanno cercando di porre rimedio con leggi più severe sull’immigrazione. Lo hanno capito tutti, eccetto noi.

Noi no. Noi siamo come le tre scimmiette, facciamo finta di non vedere, non sentire e, soprattutto, evitiamo di parlare dei problemi legati all’immigrazione incontrollata, altrimenti ci accusano di razzismo e xenofobia. E continuiamo a sorbirci la campagna quotidiana di propaganda sinistra (in tutti i sensi) a base di multiculturalismo, accoglienza, tolleranza, diritti umani, ONU, Caritas. Il tutto condito con dosi industriali di buonismo da voltastomaco. Questa campagna propagandistica viene portata avanti da anni, col preciso scopo di creare quella disposizione mentale che consenta di accettare senza protestare, anzi come cosa del tutto logica e normale, l’invasione da parte di milioni di stranieri che arrivano in Italia senza arte, né parte, senza soldi, senza documenti e che vengono subito presi in carico assistenziale da associazioni varie, sindacati e partiti politici di sinistra col preciso intento di farne una preziosa riserva di voti. Ma dicono che gli immigrati sono una risorsa. Ecco un esempio di “risorsa” in prima pagina sul Corriere.it: l’invasione di ambulanti abusivi nelle nostre città “Il suk di San Donato“.

La conclusione non poteva che essere quella che abbiamo visto  due giorni fa, alla presentazione dei nuovi ministri del governo Letta: la nomina di un ministro di origini congolesi che si occuperà di “Integrazione“. Ecco il programma della signora Cecile Kyenge, candidata ed eletta in Parlamento nelle liste del PD alle ultime elezioni: abolizione della legge Bossi-Fini, abrogazione del reato di immigrazione clandestina, cittadinanza e diritto di voto agli stranieri e chiusura dei centri di accoglienza e di identificazione degli immigrati. Per cominciare, poi si vedrà.

Ma davvero avevamo bisogno di una signora congolese che venisse a dirci come dobbiamo comportarci con gli immigrati? Davvero avevamo bisogno di nominare un ministro africano? Deve essere una congolese a dirci quali leggi adottare? Devono essere gli immigrati a stabilire i criteri e le norme di legge che regolano il flusso migratorio e l’accoglienza degli immigrati stessi? Arrivano in Italia come ospiti non invitati e vogliono decidere, in casa nostra, come dobbiamo accoglierli? Ma davvero pensano che gli italiani siano così idioti da credere alla storiella che gli immigrati sono una risorsa?

Il dramma è che non ci si può nemmeno lamentare, non si può nemmeno accennare lontanamente un dissenso sulla sua nomina, né criticare le sue proposte a favore degli immigrati . Se lo fai scatta immediatamente l’accusa di “razzismo“. Gli immigrati devono piacerci senza se e senza ma. Dobbiamo essere tutti innamorati della signora Kyenge. Dobbiamo amare tutti i disperati che arrivano in Italia, anche se vengono per delinquere e dobbiamo toglierci il pane di bocca per dargli tutta l’assistenza possibile. Non si può nemmeno lontanamente ipotizzare che si dica qualcosa di non politicamente corretto. Quando si parla di stranieri, di gay o neri, l’art. 21 della Costituzione (quello che la sinistra ha sempre in bocca, quando gli conviene) che garantisce il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero, è momentaneamente sospeso. Immigrati, neri, gay, lesbo, trans e varie ed eventuali devono piacerci…per legge.

Sembra una situazione surreale, ma è tragicamente vera. Allora bisogna concludere che gli italiani sono davvero più rincoglioniti di quanto si pensi, se credono ancora a queste storielle raccontate da chi, pur di guadagnare qualche consenso, è disposto a vedere l’Italia invasa da disperati di mezzo mondo e non si cura affatto di conflitti sociali e problemi di ordine pubblico e sicurezza, creati dall’immigrazione incontrollata. Ma che gli frega, per loro vale sempre il motto “Tanto peggio, tanto meglio“, perché nel malessere sociale ci sguazzano. E’ la vecchia regoletta dei comunisti nostrani, sempre in vigore. E non ingannano nessuno travestendosi da democratici, progressisti e liberal. Comunisti erano e comunisti sono. La falce e martello ce l’hanno nel sangue, nel cervello e nel cu…cuore!

In quanto all’integrazione, si può dare uno sguardo a quanto scrivo da anni in decine di post.

Integrazione 1

Integrazione 2

Integrazione 3

E se non basta si può dare uno sguardo ad articoli di autori più autorevoli del sottoscritto. Ne trovate diversi nel link sotto. Sono una raccolta di articoli comparsi su diversi quotidiani nazionali, firmati da noti giornalisti, che trattano di integrazione, multiculturalismo ed annessi e connessi.

– Integrazione 1

Integrazione 2

Già, gli immigrati sono buoni. Anche quei terroristi islamici arrestati ieri in Puglia, Lombardia, Sicilia, Belgio. Che brave persone! Signora Kyenge, anche questi migranti sono preziose “risorse“? Forse il nostro ministro per l’integrazione si batte anche per questi bravi ragazzi. Magari gli diamo lo spazio per la moschea, la casa, un lavoro, l’assistenza sanitaria, la scuola, la pensione. Beh, se lo meritano, sono migranti, mica italiani. Le chiamano “cellule dormienti”. In realtà loro sono sveglissimi, siamo noi a dormire beatamente. Finché non sarà troppo tardi. Tanto per avere un’idea di chi siano questi “migranti” di cui dovrebbe occuparsi il ministro per l’integrazione, la signora congolese Kyenge, e che, in quanto migranti o richiedenti asilo,  erano oggetto della tutela ONU da parte della signora Laura Boldrini, in qualità di portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati ed ora presidente della Camera, leggete questo breve, ma illuminante articolo: “Il telefonista di Al Qaeda“. Sveglia, gente, sveglia!

Cria cuervos y te sacaràn los ojos“, dice un proverbio spagnolo.

Accoglienza

Pisapia, neo sindaco di Milano, accusa Formigoni di non aver fatto abbastanza per accogliere i profughi e promette di fare di Milano la città dell’accoglienza. Tanto mica li deve ospitare a casa sua o a palazzo Marino. Anche il Presidente Napolitano in una lettera che sarà pubblicata domani sul Corriere, invita all’accoglienza. Tanto mica li deve ospitare nei giardini del Quirinale o nell’appartamento presidenziale. Anche il Papa non perde occasione per ricordarci il dovere dell’accoglienza. Tanto mica li ospita nei giardini vaticani o nella Cappella Sistina. A seguire, in ordine sparso, intellettuali, giornalisti, opinionisti, associazionisti, artisti, buonisti di varia estrazione, sono quotidianamente impegnati a promuovere l’accoglienza. Tanto mica li devono ospitare in casa loro. Che bello impegnarsi per l’accoglienza; specie se fatta in casa d’altri…