Cucù, Renzi non c’è più

Le promesse del Bomba appena eletto nel 2014, a confronto con Cetto La Qualunque: chi offre di più?

 

Il bomba a Palazzo (17 febbraio 2014)

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Crimini e bugie

Appena ieri ho riportato nel post “Sardegna Felix” un lungo elenco di reati commessi negli ultimi 45 giorni dello scorso anno. C’è voluta una buona dose di pazienza per farlo, ma così resta agli atti la documentazione di una situazione allarmante che è l’immagine del completo degrado sociale al quale siamo avviati. Ed è anche la dimostrazione che, forse, certe dichiarazioni rassicuranti da parte di questori e dirigenti che tendono a rassicurare i sardi e non creare allarmismi, sono poco credibili e per niente convincenti. Ed ecco, a distanza di appena un giorno, la conferma dei miei dubbi, ovvero la smentita delle bugie ufficiali sulla diminuzione della criminalità e  sicurezza dei cittadini.

Non lo dice un pericoloso sobillatore, lo dice la polizia di Stato: “Crimini sono in aumento, governo latitante“. La situazione è grave specie nelle grandi città. Ecco alcuni dati. A Milano le denunce per scippi sono cresciute del 16,7%, quelle per estorsione del 9,1%. A Bologna le rapine sono aumentate del 10%. Perfino a Trento. città in testa alla classifica della qualità della vita, i furti sono aumentati del 10%. Non va meglio nemmeno nei piccoli centri. A Cuneo le rapine sono aumentate del 42%. Ad Arezzo si registra una rapina ogni 4 giorni. Non è la prima volta che il sindacato di Polizia interviene denunciando l’inadeguatezza delle forze dell’ordine per combattere la criminalità in costante crescita. Mancano uomini, mezzi e fondi. Spesso manca anche la benzina per le auto e piccole riparazioni vengono fatte a spese dei poliziotti. Ad aggravare la situazione si aggiunge la prossima chiusura di 251 presidi della polizia, con la conseguenza che intere zone resteranno del tutto scoperte dalla sorveglianza. Ma manca soprattutto la volontà politica di intervenire in un settore fondamentale della vita sociale. Quando in una nazione non è garantita la sicurezza, tutto è in balia del più forte, del più furbo e dei criminali, e qualunque progetto per superare la crisi e rilanciare l’economia ed il  lavoro è destinato a fallire.  Nessuno si sente sicuro e rischia impegno, capitali e risorse umane in una specie di Far West dove regna la banda dei pistoleri. Ecco l’ennesima protesta della Polizia, del giugno scorso, riportata nel sito della Regione Sardegna: “La polizia protesta, basta tagli”.

Ora, ci si potrebbe chiedere come mai la sicurezza dei cittadini conta così poco, se invece che potenziare le strutture si vuole ridurre il numero di uomini e presidi. Mancanza di fondi? Ma come mai, allora i fondi ci sono per continuare a finanziare enti e strutture pubbliche notoriamente inutili e che costano miliardi di euro alle casse dello Stato? Come mai il CNEL, giusto per citarne uno, da tutti ritenuto inutile e mangiasoldi, nonostante l’assicurazione che sarebbe stato chiuso già l’anno scorso, è ancora in piedi? Come mai, nonostante le promesse di eliminazione, le province sono sempre lì al loro posto?  Ed il dimezzamento del numero di parlamentari e del loro stipendio che fine ha fatto?

L’elenco delle promesse non mantenute e degli sprechi di Stato sarebbe troppo lungo, ben oltre l’elenco dei reati riportati nel post precedente. Ed infine, come mai non abbiamo soldi per potenziare la Polizia e garantire la sicurezza dei cittadini, ma abbiamo miliardi di euro per perlustrare il Mediterraneo con una scellerata operazione “Mare nostrum” ed andare a prendere chiunque si avventuri in mare, per portarli in Italia, alloggiarli in hotel e garantirgli vitto, alloggio, biancheria, sigarette, ricariche telefoniche, prodotti per l’igiene personale e pure la paghetta mensile? Ed il tutto a beneficio di Cooperative ed associazioni che sull’accoglienza dei migranti incassano milioni di euro, come ha dimostrato lo scandalo di Mafia capitale e delle Coop di Buzzi? Strano paese l’Italia, dove ogni giorno c’è una statistica sulla crescente povertà degli italiani (l’ultima parlava di 17 milioni di italiani in condizioni di disagio), ma abbiamo soldi da scialacquare per accogliere tutti i disperati del terzo mondo.

Ecco la notizia riportata dall’agenzia Adnkronos, appena la settimana scorsa: “Quasi il 30% degli italiani a rischio povertà“. Secondo i dati Eurostat sulla situazione nell’area europea a fine 2013 (ma nel corso del 2014 è ancora peggiorata), sono 17,3 milioni gli italiani in condizioni di disagio economico e a rischio di esclusione sociale. Una situazione allarmante che può sfociare da un momento all’altro in una bancarotta generale dello Stato (vedi Grecia) e in violente sommosse popolari. Ma il nostro fanfarone di Palazzo Chigi vola felice sul suo “Aereo blu” di Stato per andare  a sciare a Courmayeur, ogni giorno fa una nuova promessa, sorride, salta da uno studio televisivo all’altro, annuncia grandi riforme, lancia tweet di prima mattina, fa finta di indignarsi per i vigili romani assenteisti, ha tempo di dedicare un tweet anche alla morte di Pino Daniele…tutto fa, meno che risolvere la crisi. Ancor meno occuparsi dell’invasione dei migranti. Lo avete mai sentito parlare del problema dell’immigrazione?  Non ne parla mai, non rientra fra le sue preoccupazioni. Lui vive in un mondo tutto suo, dove è circondato da belle ministre che gli sorridono e lo adulano e dove vede tutto rosa, un paese delle meraviglie dove lui, ex boy scout, fa  il lupetto capo branco, il maschio Alfa.

L’Italia è governata da incapaci, incompetenti, furbi e corrotti. E le nostre città sono in preda a criminali di ogni genere, la gente non esce più di casa, non si è più sicuri nemmeno in strada, a casa, di giorno ed in pieno centro.  E siccome non ci bastano i delinquenti di casa nostra ne accogliamo a migliaia anche dall’estero. E per rassicurare i cittadini, invece che potenziare la Polizia, riduciamo i fondi, gli organici e le strutture. Così i delinquenti possono agire in tutta tranquillità, godono e ringraziano il cielo di vivere in un’Italia così permissiva.  Ringraziano i cattocomunisti che confondono il Vangelo col Capitale e giustificano sempre la delinquenza col pretesto della povertà, del disagio sociale e gli influssi negativi dell’ambiente. Ringraziano sociologi, intellettuali ed opinionisti di regime sempre pronti a trovare giustificazioni nelle colpe della società borghese. Ringraziano i terzomondisti che sognano una società multietnica e multiculturale e, possibilmente, islamizzata e che fanno di tutto per incentivare l’invasione dei nuovi barbari. Ringraziano anche il Papa ed i buonisti militanti che predicano l’accoglienza di tutti i disperati della Terra, purché stiano lontano dalla propria casa e dal Vaticano. Ed infine ringraziano anche gli italiani coglioni che consentono tutto questo senza reagire.

Pizzata fra amici

Due giorni fa il nostro Miles gloriosus in veste di premier, ha incontrato a Palazzo Chigi l’ex premier britannico Tony Blair al quale ha offerto uno spuntino. Ma per dimostrare che non se la tira, non si dà arie e che applica la spending review anche a Palazzo Chigi, invece che organizzare una cenetta coi fiocchi, come si usa nei ricevimenti ufficiali, ha fatto una cosetta alla buona; prosciutto e pizza al taglio.

Ai lati dell’illustre ospite (notoriamente sensibile alle grazie muliebri) ha piazzato le due ancelle di governo, Boschi e Madia,  in rappresentanza della bellezza italica, che guardano Matteo ammaliate e in estasi come le pastorelle a Fatima davanti alla Madonna.  E fedele al suo stile pop di borgata, invece che in giacca e cravatta, come tutti gli altri, si presenta in camicia, con le maniche rimboccate ed i gomiti sul tavolo; come un qualunque “piscatore ‘e stu mar’e Pusilleco…”. Forse ha scambiato Palazzo Chigi per una pizzeria della Garbatella, l’osteria del pellegrino o la mensa Caritas, e l’incontro ufficiale con un ex premier per una pizzata di fine anno  fra compagni di scuola. E’ il suo stile da lupetto boy scout che le buone maniere le ha imparate sul “Manuale delle giovani marmotte”. Questo sbruffone toscano rappresenta oggi il nuovo stile “Made in Italy“. Auguri

Cafoni di Stato

Ovvero, il premier con le mani in tasca. Anzi, è l’unico premier mondiale che usa  presentarsi in pubblico con le mani in tasca, in atteggiamento da bulletto o da cafoncello di periferia. Era una delle cose che si imparavano fin da piccoli; quelle norme di  buona educazione che, in una società civile, ci differenziavano dai trogloditi, dai maleducati e dai cafoni. Regolette comportamentali indispensabili per essere e sentirsi parte integrante di una società civile, in cui regnava ancora il rispetto per la comunità e per gli individui che la componevano. Si imparavano subito, fin da bambini, grazie ai consigli ed all’esempio degli adulti ed agli insegnamenti a scuola.

Vivere in società significa accettarne le regole fondamentali. Significa porre dei limiti alla libertà individuale, adottare dei comportamenti consoni al sentire comune, adeguarsi all’imprinting sociale costituito da usi e costumi, tradizioni secolari, cultura, arte, lingua, etica; pena, l’esclusione dal consesso sociale. Sono tutte quelle norme che consentono di instaurare con gli altri componenti della società un rapporto di quieto vivere, di empatia, di armonia, di rispetto reciproco e di pacifica convivenza. Non parlo di grandi principi etici o politici, ma di semplici regolette di educazione quotidiana: non mettersi le dita nel naso, non sputare per terra, coprirsi la bocca con la mano quando si tossisce, cedere il posto alle donne ed agli anziani, non giocare con le posate a tavola o agitarle come armi improprie, non alzare la voce o urlare (a meno che non stiate sprofondando nelle sabbie mobili e gridiate aiuto), non risucchiare rumorosamente mangiando brodini o minestre, e tante altre simili piccole norme di buona educazione e galateo. Una delle tante era questa: non tenere le mani in tasca.

Capisco che accennare oggi a queste  normali regolette possa sembrare anacronistico, vista la maleducazione dilagante. Parlare di educazione, bon ton, buone maniere, galateo, è come parlare di “archeologia del comportamento“. Eppure, non dico di insegnare nelle scuole il galateo di monsignor Della Casa (quella che una volta era una specie di Bibbia delle buone maniere, ormai del tutto dimenticato), ma almeno di conservare alcune norme elementari di buona creanza e di rispetto reciproco. Una di queste è l’evitare di tenere le mani in tasca. E’ un atteggiamento cafone, da bulletti, denota mancanza di rispetto  o scarsa attenzione e  considerazione nei confronti degli altri  e può essere considerato addirittura offensivo.

Da evitare sempre, quindi, ma soprattutto quando si è in pubblico.  Ancor più da evitare quando si ricoprono cariche pubbliche e istituzionali. Mai e poi mai durante incontri ufficiali, convegni internazionali o cerimonie pubbliche. L’unico che  non rispetta questa regoletta è il nostro premier sbruffone cresciuto fra i boy scout. Forse fra i lupetti si imparava a costruire capanne di frasche, ad accendere un fuocherello nel bosco, e non si aveva tempo di imparare le buone maniere. Al massimo leggevano il manuale delle Giovani marmotte.

Così vediamo il nostro borioso, egocentrico, vanitoso, superbo, arrogante, saccente, spocchioso (l’elenco degli aggettivi potrebbe continuare a lungo, ma sempre su questo tono) Matteo I da Pontassieve che ha sempre in viso e nello sguardo quell’aria di superiorità nei confronti del mondo ed anche in consessi internazionali saluta porgendo il cinque, come fra compagni di calcetto, e tiene regolarmente le mani in tasca, come se si trovasse in un bar dello sport  di periferia fra bulletti alla Gioventù bruciata. Lo abbiamo visto tante volte in questi atteggiamenti; una specie di Ciro ‘o guappo a Palazzo Chigi.

Questo ragazzotto toscano, che fino a pochi mesi fa si occupava di raccolta differenziata, della riparazione delle buche stradali  e del menu delle mense scolastiche a Firenze, oggi lo vediamo volare da Roma a Berlino, da Pechino a Parigi, da Londra a Washington, a confronto con i capi di Stato mondiali e discutere di politica internazionale con Obama e Putin. Poi non lamentiamoci se il mondo va a rotoli, come la carta igienica. Ma ormai nessuno ci fa caso. In tempi in cui tutto è lecito e consentito e qualunque rimprovero viene subito come un gravissimo atto di limitazione della libertà personale, anche la cafonaggine diventa normale. E se la maleducazione viene dal  capo del Governo, non solo diventa lecita, ma viene addirittura nobilitata: diventa cafonaggine di Stato.

Pane e lavoro

Fin da piccoli ci hanno insegnato questa preghiera  “Padre nostro che sei nei cieli…dacci oggi il nostro pane quotidiano...”. Passano gli anni, si cresce, cambiano i tempi, le mode e, forse, bisogna cambiare anche le preghiere. Ecco cosa ha detto ieri il Papa (Per favore, pane e lavoro)…

Come? Ora siamo noi che dobbiamo dare il pane quotidiano a Dio?  Non ci sono fornai in paradiso? E magari con il pane vuole anche il companatico ed un bicchiere di Vin santo? E lo chiede a noi che siamo senza lavoro e non arriviamo a fine mese? E dovremmo anche procurargli un lavoro. A lui che ha un lavoro garantito per l’eternità,  posto fisso (anche senza art. 18 nessuno può licenziarlo), ruolo dirigenziale al massimo livello, possibilità di spostarsi dovunque senza permessi o autorizzazioni perché “è in cielo, in terra e in ogni luogo“, senza possibilità che qualcuno lo contraddica o gli imponga degli obblighi perché “sia fatta la sua volontà“, nessuna bega con i sindacati metalmeccanici, che  ha il suo ufficio su una bianca nuvoletta da dove si gode un panorama da Dio.

Come è possibile che Dio, che una volta si dava arie da padreterno perché ogni mattina faceva trovare la manna fresca al suo popolo eletto,  sia ridotto così male da chiedere a noi un pezzo di pane ed un lavoretto anche saltuario, anche in nero, a cottimo, precario? Non sarà che anche in Paradiso è arrivata la crisi, lo spread dei Bond celesti è schizzato alle stelle e San Pietro ha varato un governo tecnico? Oppure è arrivato un rottamatore ex boy scout che vuole far piazza pulita della vecchia gerarchia di santi, beati e cherubini? Mah, tempi duri per il regno dei cieli. E se lo dice il rappresentante in Terra del Padreterno bisogna credergli. Oppure il Papa sta attraversando un momento di crisi mistica?

Eh, signora mia, non c’è più religione e, soprattutto, non ci sono più i Papi di una volta.

 

Renzi e schiene rotte

Renzi, il gelataio di Palazzo Chigi, non è andato al convegno di Cernobbio, appuntamento immancabile per il mondo dell’economia e della finanza. Dice che preferisce andare dove la gente si spacca la schiena.

Ma sarà vero?  Davvero Renzi vuole farci credere che lui snobba questi incontri ad alto livello per stare vicino a chi lavora, suda e “si spacca la schiena“? Quest’uomo ormai vive in un mondo tutto suo, se la suona e se la canta. Ed è pure convinto che le baggianate quotidiane che spara a ripetizione siano frutto della sua intelligenza superiore. Tutto per tenere viva ed alimentare l’immagine dell’uomo nuovo della politica che vuole rottamare il passato per creare un’Italia nuova governata da giovani rampanti. E’ così convinto della bontà della nuova concezione della politica, basata su slogan, promesse vaghe, battute, ironia sugli avversari, culto della propria immagine, che non si degna nemmeno di ascoltare quelli che gli rimproverano un eccesso di “annuncite” (come l’ha chiamata lui) alla quale non seguono i fatti.

Eppure le critiche più accese non vengono dalla parte avversaria, ma dal suo stesso schieramento e da quella stampa che è sempre stata schierata a favore del PD. Eugenio Scalfari lo attacca duramente e lo definisce “Pifferaio“. Lucia Annunziata, in un recente articolo su  Huffington post dal titolo emblematico “Ma Renzi è adatto a governare?”, lo demolisce completamente e conclude definendolo “ragazzino” inadatto a governare. In perfetta sintonia con la copertina dell’Economist che, proprio di recente,  lo ha raffigurato, sulla barca dell’Europa,  dietro Merkel e Holland, come un ragazzino col gelato. In risposta a questa vignetta, per dimostrare quanto il nostro premier per caso sia ironico e capace di ribattere alla satira inglese, ha fatto la sceneggiata del gelataio nel cortile di Palazzo Chigi. Se una cosa simile l’avesse fatta Berlusconi lo avrebbero sbeffeggiato per mesi su tutta la stampa internazionale. Ma se lo fa Renzi diventa una trovata simpatica, divertente e ironica. Punti di vista.

Anche all’interno del suo stesso partito le critiche al suo operato si sprecano. Appena ieri Rosy Bindi ha detto chiaro e tondo che  Renzi ha scelto alcune ministre  non per le loro capacità e competenze, ma “perché sono giovani e belle“.  Ancora pochi giorni fa, D’Alema, intervenendo alla festa dell’Unità, ha criticato duramente l’operato del governo, accusando Renzi di aver fatto delle promesse che poi non ha mantenuto: “Renzi: risultati insoddisfacenti“.

Ma il nostro sbruffoncello toscano fa finta di non sentire le critiche, né degli avversari, né degli amici di partito, tira dritto e, forte di una autostima che è talmente fuori misura da essere incalcolabile, va avanti a furia di battute. Il suo motto sembra essere “Una battuta al giorno toglie i problemi di torno“. Così, per evitare di andare a Cernobbio, si traveste da proletario, disdegna l’alta finanza e sta con chi si spacca la schiena. Dice lui. In realtà non è andato a Cernobbio perché avrebbe dovuto parlare di economia e fare proposte concrete (e non avrebbe saputo cosa dire) e per evitare domande spiacevoli ed imbarazzanti sui temi economici (e non avrebbe saputo cosa rispondere). Questa è la verità, altro che schiene spaccate (che lui non ha mai visto e non sa nemmeno cosa sia spaccarsi la schiena di lavoro).

Strano, perché fino ad oggi, più che vicino a chi si spacca la schiena  (non lo abbiamo visto nelle miniere del Sulcis, né nelle fabbriche del nord che chiudevano, né ai cancelli dell’Alcoa di Portovesme) lo abbiamo visto visitare scuole elementari e medie, dove gli alunni gli cantano canzoncine di elogio. Lo abbiamo visto presente ai convegni di Comunione e Liberazione, Lo abbiamo visto partecipare entusiasta al convegno dei Boy scout. Perché ai convegni di Boy scout sì ed a Cernobbio no? Da quando in qua i Boy scout rientrano fra le categorie di lavoratori che “si spaccano la schiena“?  Ma se anche fosse sincero, come mai, allora, invece che stare con chi lavora davvero tutti i santi giorni, se ne sta in Parlamento fra cialtroni incalliti, nullafacenti e sanguisughe che campano alle spalle degli italiani? O forse vuole farci credere che il Parlamento è un luogo di lavoro dove la gente “si spacca la schiena“? Renzi, Renzi, ma la smetta di dire sciocchezze, battute e slogan. E non faccia il “proletario” della domenica. Almeno per rispetto agli italiani che lavorano davvero. Mica come i buffoni della politica.

Solo e pensoso

Sembra l’inizio di un famoso sonetto del Petrarca “Solo e pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti...”. Invece è il titolo del solito box dedicato oggi dal Corriere al nuovo fenomeno italico, Matteo Renzi. Si vede che, dopo la serie di osannanti articoli dei giorni scorsi (Stampa di regime),  oggi i redattori addetti alla santificazione quotidiana del “Bomba” si sono svegliati con l’afflato poetico.

Si tratta di una serie di foto che lo ritraggono mentre va alla sede del PD a Roma. In realtà, come si vede nel servizio (vedi foto), non è né solo, né pensoso. Telefona, saluta i passanti, si mette in posa per la foto ricordo, entra in un negozio di camicie, saluta gli automobilisti. Insomma è esattamente quello che il Corriere vuol mostrare: un apprendista stregone…pardon, premier,  alla mano, umile, simpatico, democratico, senza scorta (“mi difende la gente“, dice) uno che si confonde con la gente comune, uno “de noantri“. Ma quanto è bravo Renzi. Ma quanto è democratico Renzi. Ma quanto è simpatico Renzi. Così facciamo la marketta quotidiana (anche al Corriere tengono famiglia). Ma non basta. Per esaltare ancor più l’immagine del giovane talento della politica nostrana il Corriere, ormai completamente votato alla causa del “lupetto” rignanese (già fra i boy scout aveva aspirazioni da leader; era il capo branco), pubblica anche un altro box in Home  riportando un fotomontaggio che compare sul NYT in cui il nostro Lupetto nazionale viene rappresentato nei panni del “Ragazzo con canestro di frutta” di Caravaggio. Insomma, il nostro “Bomba” è già un’opera d’arte. Per assegnargli il Nobel si stanno preparando. Chissà cosa si inventeranno domani, per fare la marketta del giorno, i solerti redattori del Corrierino dei lupetti. Non ci resta che aspettare a domani per scoprire le creazioni quotidiane della fervida mente dei cronisti di regime.

Ma lasciamo perdere le sciocchezze finto-cronaca e parliamo di cose serie: Papa Francesco. Solo due giorni fa, affacciato al balcone, ancora una volta, rivolgendo il pensiero agli scontri di Kiev, ha lanciato un appello alla pace. L’invito forse non è arrivato a destinazione, o si è smarrito lungo strada. Fatto è che a Kiev avantieri si contavano una ventina di morti, ma dopo l’appello del Papa, oggi i morti sono già un centinaio. L’ho già detto in passato e questa è l’ennesima conferma: non sarà che questi appelli del Papa alla pace portano sfiga e più auspica la pace e più morti ci sono? Certo che il dubbio resta.

Oggi, invece, ancora Papa Francesco ne ha detta un’altra, tanto per consolare i cristiani e ricordare che il Signore ci ama. E più ci ama, più mette alla prova la nostra fede con la sofferenza e le malattie. Più malattie ci arrivano, più è grande la vicinanza e la benevolenza del Signore. Ed i cristiani, che più soffrono e più gioiscono (vedi “Corvi e colombe“), si sentono tanto più amati quanto più devono sopportare malattie, guai, privazioni, dolore e tragedie. Contenti loro! Così oggi il Papa ha detto: “Il malato è un dono per la comunità” (ANSA).

Più malati ci sono e più il dono è grande. Così gli abitanti della “Terra dei fuochi“, che contano migliaia di malati e morti per tumore, devono sentirsi dei privilegiati: è un segno della benevolenza del Signore. Ed i camorristi che hanno avvelenato il territorio con i rifiuti tossici sono dei messaggeri del Signore, perché sono gli artefici,  i realizzatori del dono celeste. Se non ci fossero i camorristi non ci sarebbe  l’inquinamento, non ci sarebbero malati di cancro e, quindi, non  ci sarebbe il “dono” del Signore. Sì, le malattie sono un dono per la comunità. Più morti ci sono e più grande è il dono; lo dice il Papa. Per tutti i morti di cancro, dunque, ringraziate il Signore. E un po’ anche i camorristi…

Il Bomba a palazzo

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.  Fra i tanti commenti in rete, riportati oggi dall’ANSA (Renzi premier, tutta l’ironia social), quello di Antonello Piroso conferma quanto detto sulle “sparate” renziane e solleva molti dubbi sull’affidabilità futura di questo leader per caso.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.