Funerali di Stato

Non tutti i morti sono uguali. Ci sono morti di prima scelta, morti di seconda e morti di scarto. In base all’importanza del morto cambia anche il  funerale. Quindi ci sono funerali di prima categoria, di seconda, di categoria economica. Poi ci sono i funerali di Stato, riservati a illustri personaggi dell’arte, della cultura, della politica; personaggi che hanno reso grandi servigi e dato lustro alla nazione. Anche il funerale, però,  ha avuto una sua evoluzione nel tempo.

Una volta era una mesta cerimonia con la quale si celebrava la messa funebre e poi si accompagnava il defunto all’ultima dimora, in silenzio, con commozione e partecipazione al dolore dei familiari. Indimenticabile il “Funeralino” (clip incompleta) da L’oro di Napoli di De Sica, episodio in cui un carro funebre con un bambino morto percorre le vie di Napoli accompagnato dalla mamma e da un piccolo corteo di donne e bambini.

Oggi il funerale si è evoluto, in chiesa non ci si limita a celebrare la messa, ma si tengono sermoni di ogni tipo per ricordare il defunto; familiari e amici salgono sul pulpito e  leggono il temino scritto per l’occasione  nel quale si decantano le doti ed i meriti della persona scomparsa, facendo a gara a chi è più toccante e commovente. Di solito la cerimonia si conclude con un lungo applauso al passaggio della bara e con un corteo funebre accompagnato dalla banda che esegue musiche adatte all’occasione. Ma in certi casi, al posto della classica Marcia funebre di Chopin, si sentono canti partigiani tipo Bella ciao, pugni chiusi e sventolio di drappi e bandiere rosse (come al funerale di Franca Rame o di don Gallo), oppure piovono petali di rosa dal cielo mentre la banda suona il tema del Padrino (come il recente funerale del boss Casamonica a Roma).

In tempi dominati dalla cultura dell’immagine, dell’apparire, quando ogni evento, allegro o triste, viene confezionato secondo criteri precisi in funzione delle esigenze mediatiche,  anche il funerale è diventato spettacolo, a beneficio della folla e della televisione. E diventa un’ottima occasione per mostrarsi, apparire, fare la passerella e ricavarne visibilità sui mezzi d’informazione. Così anche il funerale di Valeria Solesin, morta a Parigi nella strage del Bataclan, ha rispettato i nuovi canoni del funerale moderno. E quanto sia moderno lo dimostra il fatto che non è stata una cerimonia religiosa, ma espressamente civile, per volere dei genitori, dichiaratamente atei. Ma se i genitori sono atei, e si presume lo fosse anche la figlia, ed hanno volutamente escluso una qualunque connotazione di fede religiosa della cerimonia, a che scopo erano presenti il Patriarca di Venezia, un rabbino e l’imam di Venezia? Mistero della fede.

Non è chiaro nemmeno perché la salma sia stata riportata in Italia con volo di Stato. Appena giunta a Venezia, Renzi e Boldrini, entrambi bravissimi a sfruttare ogni occasione per fare passerella a favore di telecamera, si sono precipitati a renderle omaggio e rilasciare nel registro funebre le loro dichiarazioni. Ha scritto Renzi: “Ciao Valeria, grazie per la tua testimonianza di cittadina e giovane donna.”. Non si è sforzato molto, gli riesce meglio usare le slides e promettere grandi riforme. Sulle cose futili, promesse a vuoto e chiacchiere inconsistenti ci sguazza, ma davanti alle cose serie come la morte si trova un po’ a disagio, gli mancano le parole. Ma poi, che cosa significa “grazie per la testimonianza“?  Testimonianza di che? E perché specificare “cittadina e donna“? Se invece che donna fosse stato un uomo, la “testimonianza” sarebbe stata meno importante?  Renzi, ma che dici, o grullo! Boldrini, invece, ha scritto (qui): “”Addio Valeria, con te hanno portato via una giovane donna consapevole. Che tu possa diventare esempio per le ragazze che sono in cerca della loro strada.”. Se Valeria era una “giovane donna consapevole“, significa che ci sono  anche “giovani donne non consapevoli“? E se muore una giovane donna “non consapevole” cosa cambia nel cerimoniale funebre? E se la donna “consapevole o meno“, non è più “giovane“, ma vecchia, si è  meno addolorati? Augurarsi che diventi “esempio“, significa augurare alle “altre ragazze che cercano la loro strada” di imitare Valeria e farsi ammazzare da una banda di terroristi?  Boldrini, ma che ca…volo dice? Invece di andare in giro per cerimonie, state a casa, e zitti; è meglio per tutti.

Avantieri a Venezia, nella Piazza San Marco, si è svolta la cerimonia civile (Venezia, i funerali di Valeria Solesin) alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella, del ministro della Difesa Pinotti, del sindaco di Venezia Brugnaro, del presidente della Regione Veneto Zaia, ed altre autorità civili e religiose con dispiego di bandiere, vessilli, Inno di Mameli e Marsigliese. C’erano tutti, mancava solo  il Papa. Perché tanta pomposità? Non per gli straordinari meriti e capacità della ragazza (Ne avrà anche avuti, ma non tali da giustificare tale pompa magna), ma perché, come titola il Corriere, quel funerale è diventato una “Cerimonia di straordinario significato simbolico“.  E noi oggi, frastornati, confusi e privi di certezze e riferimenti, abbiamo un disperato bisogno proprio di simboli, di qualcosa che si possa facilmente identificare con le nostre paure, le speranze. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la direzione, che ci dica cosa fare, cosa pensare e ci dia il manuale con le “istruzioni per l’uso” della vita. Abbiamo costantemente bisogno, per restare in tema di cerimonie, del prete che in chiesa ci dica quando stare in piedi, stare seduti, cantare, stare in ginocchio, o scambiare il segno di pace. Abbiamo bisogno di paradigmi precisi in cui inquadrare l’esistenza e la quotidianità. Abbiamo bisogno di guide e di simboli. Abbiamo bisogno di riti collettivi nei quali sentirci partecipi, rassicurati e protetti come componenti del branco (Vedi “Masquerade“).

Ed ecco che allora un funerale non è più solo una cerimonia religiosa o civile con la quale si dà l’estremo saluto ad una persona cara; diventa qualcosa di diverso, un’occasione per esternare con la propria presenza sentimenti, valori, propositi, principi morali, appartenenza politica, religiosa, etnica, o perfino l’appartenenza ad un preciso clan mafioso o camorristico: “Io c’ero“. Diventa spettacolo, rappresentazione scenica di qualcosa che travalica il significato dell’evento per diventare “simbolo“. E guai se ci manca il simbolo, siamo smarriti. Nell’ultima puntata di TV talk, un programma su RAI3 che va in onda il sabato pomeriggio e si occupa di analizzare criticamente ciò che passa in TV (esempio di metatelevisione con impronta sinistroide e politicamente corretta, come tutto su RAI3), uno dei conduttori del programma, a proposito della rappresentazione in televisione degli attentati di Parigi, notava proprio che, contrariamente al solito, in questa occasione è mancata “l’immagine iconica” delle stragi. Lo ha ripetuto più volte, quasi dispiaciuto di non poter mostrare la classica “foto simbolo“, quella che ci propinano ad ogni tragedia, che viene riproposta da tutti i media e fornisce l’occasione agli opinionisti di professione di fare sfoggio della propria arte retorica. L’ultima “foto simbolo“, per fare un esempio, è stata quella del bambino morto sulla spiaggia turca, riproposta per giorni e giorni, proprio come “simbolo” della tragedia dei migranti e sulla quale si sono riversati fiumi di retorica buonista di regime. Ecco, noi abbiamo bisogno di queste immagini “simbolo” per semplificare il concetto ed avere un riferimento preciso; altrimenti ci sentiamo smarriti, come quel conduttore di TV talk che si trova in crisi perché non può mostrare la foto simbolo.

Ma perché la morte di Valeria ha acquistato questo valore simbolico? Semplice, perché è morta ad opera dei terroristi islamici. Non avrebbe avuto questa attenzione se fosse morta in un incidente stradale o domestico. Ciò che conta, quindi, non è il fatto che sia morta, ma come è morta. Ovvero, ai fini della rappresentazione mediatica, la circostanza della morte diventa più importante della persona stessa. E quindi, essendo morta per mano dei terroristi, per una strana opera di trasposizione, diventa l’eroina che muore per contrastare l’odio e la  violenza. E siccome è morta durante un concerto pop, diventa anche il simbolo di una società che vuole continuare a divertirsi, che non vuole rinunciare al proprio stile di vita e non intende lasciarsi intimorire dal terrorismo. Per delle strane ragioni che ci sfuggono e che alterano la percezione della realtà, diventa il simbolo della lotta al terrorismo. Ma Valeria non stava lottando contro il terrorismo, non voleva “cambiare il mondo“, stava semplicemente assistendo ad un concerto di musica pop.

Eppure i commentatori sembrano tutti impegnati a caricare la morte di Valeria di tutti quei significati che in realtà non ci sono, ma che servono ai media per “vendere” meglio il prodotto. Un esempio per tutti, ecco come titolava un editoriale di Giovanni Maria Bellu, su Tiscali, il giorno dopo l’attentato: “Valeria non era solo una di noi, ma una volontaria che voleva cambiare il mondo“. Non ricordo editoriali di Bellu quando Kabobo ammazzò tre persone a Milano a colpi di machete, né quando anziani vengono aggrediti in casa da bande di stranieri e uccisi per rubare pochi euro. Allora perché a Valeria si dedica un editoriale ed agli altri morti in Italia no? Perché è morta a Parigi, perché si trovava in Francia per studio, perché è morta per un attentato terrorista, perché assisteva ad un concerto, perché era volontaria di Emergency, perché assisteva i clochard parigini, perché era “una di noi”? Perché? “Se siamo, come siamo, in guerra, Valeria Solesin era in prima linea“, scrive Bellu. No, caro Bellu, Valeria non era in prima linea, era a teatro ad ascoltare un concerto pop. Se non fosse morta nessuno saprebbe niente di lei, come non si sa niente e non si parla mai di migliaia di altri ragazzi e ragazze, finché non sono vittime di tragedie. Cosa fa la differenza? Forse il fatto che, come si vede dalla foto, sosteneva Emergency? Sarà un caso che, fra tante foto, si scelga proprio quella in cui compare il logo di Emergency? “Eccheccasooo…”, direbbero a Striscia. E se fosse stata una attivista della Lega, Bellu avrebbe fatto lo stesso un editoriale, con foto e simbolo della Lega in primo piano, scrivendo che era “una di noi” e che “voleva cambiare il mondo“? Ne dubito, come ho sempre dubitato dell’onestà intellettuale di molti giornalisti.

Proprio ieri sera sul tardi, mentre facevo zapping, capito su Ballarò RAI3, mentre un tale Matteo Ricci accusa Salvini di alimentare l’odio e la paura. Già, perché il pericolo non è il terrorismo, l’immigrazione incontrollata ed i rischi per la sicurezza; il pericolo è Salvini che mette in guardia contro quel pericolo. Punti di vista; anzi di “Svista“. Dice che se noi cediamo alla paura del terrorismo gliela diamo vinta perché rinunciamo alla nostra cultura, alla musica, ad andare allo stadio, al nostro stile di vita. Urla con foga che invece dobbiamo rispondere alle minacce del terrorismo con “più cultura, più musica, più sport” (parole testuali). Ecco la ricetta giusta per combattere il terrorismo; geniale questo Ricci.  Non bombardando l’Isis si combatte l’Isis, non con la paura di attentati e rinunciando ad andare a teatro o allo stadio, ma con più cultura, magari recitando ai terroristi un sonetto di Dante, cantando la Marsigliese o l’Inno alla gioia (versi di Schiller, musica di Beethoven), oppure praticando una sana attività sportiva come la Marcia della pace Perugia-Assisi; camminare fa bene alla salute e spaventa i terroristi. Quelli ci stanno mettendo le bombe sotto il culo e secondo Ricci noi dovremmo reagire cantando e facendo sport. Quando si sentono queste affermazioni bislacche e strampalate di chi vuole combattere il terrorismo con la musica e la poesia, ci si chiede se quel tale sia un pazzo scappato da un vicino manicomio. Ma non può essere perché i manicomi sono chiusi. Allora guardi più giù nello schermo e leggi nel sottopancia che quel tale non è un pazzo, è un esponente del Partito democratico. Ah, ecco, allora è tutto chiaro.

Ma torniamo al nostro funerale show. Arriva perfino un messaggio del presidente francese Hollande, letto dal ministro della Difesa Pinotti. Dice: “A nome della Francia voglio solennemente dire che non dimenticheremo Valeria, venuta da noi a studiare per amore della vita e della cultura e che ha trovato la morte sotto il fuoco dei terroristi.”. Hollande, guardi che ha 130 morti da ricordare; è sicuro di ricordarli tutti, non sarà un esercizio mentale troppo impegnativo? Ma la ricorderebbe lo stesso se, invece che trovarsi a Parigi per “studiare per amore della vita e della cultura“, fosse in Francia semplicemente per una vacanza? Oppure in quel caso la ricorderebbe un po’ meno? Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, invece, lancia un anatema contro la cultura del terrore: “La vostra cultura ci fa inorridire ma non ci intimidisce. Ci sgomenta perché indegna dell’uomo, ma ci fortifica nell’opporci ad essa con ogni nostra forza sul piano culturale, spirituale, umano.”. Ma come, condanniamo così apertamente la loro cultura? Ma il Papa, a Lampedusa parlando dei musulmani, disse che non dobbiamo aver paura, perché sono “nostri fratelli”. La loro cultura è esattamente quella che scaturisce dal Corano, è la stessa cultura dell’imam che gli sta vicino. Dimentichiamo che quando qualcuno si azzarda a parlare della superiorità della cultura occidentale, partono le accuse di razzismo? E allora, se tutte le culture si equivalgono e sono ugualmente valide, perché quella dei terroristi  ci fa inorridire? Ha avuto una piccola amnesia momentanea? C’è una piccola eccezione alla fratellanza universale ed all’uguaglianza delle culture?

Intervengono anche i rappresentanti delle comunità islamiche: “La nostra comunità vuole affermarti che non in nome del nostro Dio, Allah o Jahvè, che alla fine in fondo sono lo stesso Dio, non in nome della nostra religione, che è di pace come tutte le altre religioni, e certamente non nel nostro nome ti hanno assassinato come le altre vittime di Parigi e del mondo.”. Veramente ricordiamo tutti, e lo hanno ripetuto i testimoni, che sparavano gridando “Allah è grande“, così come fanno di solito quando compiono attentati, massacrano infedeli o quando mostrano video propagandistici. Il motto è sempre quello; inneggiare al jihad ed ad Allah. Non è il vostro dio, oppure si tratta di un sosia, di un omonimo? Esiste un altro Allah? Ma in fondo la domanda è questa: c’è un limite all’ipocrisia? Bastano queste poche dichiarazioni per dimostrare ancora una volta quello che ripeto spesso; l’inconsistenza delle dichiarazioni ufficiali di circostanza. Semplici parole al vento, spesso prive di significato logico, che servono solo a fingere di partecipare emotivamente ad un evento.

Tanta visibilità mediatica e tanta presenza di autorità civili e religiose non ha alcuna spiegazione razionale, soprattutto se vista in confronto ad altre circostanze simili. Ma la gente ha la memoria corta e dimentica facilmente fatti e notizie. Non abbiamo tempo di fermarci a riflettere su ciò che ci accade intorno, siamo continuamente frastornati da notizie che ci arrivano da tutto il mondo in tempo reale. Nemmeno il tempo di renderci conto esattamente di cosa succede, perché le notizie di ieri vengono subito sostituite da quelle nuove di oggi, i morti di ieri lasciano il posto ai morti freschi di giornata e così, di giorno in giorno, di morto in morto, dimentichiamo subito gli avvenimenti e le tragedie. E perdiamo il senso della realtà.

Qualcuno si ricorda della strage del museo del Bardo a Tunisi, del gennaio scorso? No, perché oggi abbiamo la nuova strage del giorno a cui pensare. Le vecchie stragi non fanno più notizia. Strano, perché se oggi allestiamo tutto questo pomposo scenario, con sfilata di presidenti vari, per una ragazza morta, chissà cosa abbiamo fatto allora, quando i morti italiani furono quattro (Tunisia, attentato al museo: quattro le vittime italiane). Come minimo, visto che le vittime furono quattro, abbiamo quadruplicato il cerimoniale. Invece no, niente di tutto questo. Non ricordo particolari cerimonie, né voli di Stato, né Presidenti della Repubblica, del Consiglio, della Camera, ministri, vescovi, rabbini, imam e compagnia cantante partecipare a solenni funzioni religiose o civili in memoria delle vittime. Non ricordo giorni e giorni di dibattiti televisivi, fiaccolate e cortei pacifisti. Non ricordo artisti (come hanno fatto Madonna, Celine Dion ed altri) che cantassero canzoni popolari tunisine o intonassero l’inno nazionale della Tunisia. Non ricordo pianisti che, davanti al museo, suonassero “Imagine”. Non ricordo Ricci che, per non lasciarsi intimorire dal terrorismo, invitasse gli italiani a “visitare più musei“. Non ricordo particolari editoriali di Bellu che ricordassero quelle quattro vittime italiane dicendo che volevano cambiare il mondo. Evidentemente, adattato per l’occasione, è sempre valido il vecchio motto dei maiali della Fattoria di Orwell: “Tutti i morti sono uguali, ma alcuni morti sono più uguali di altri.”.

Ecco perché oggi non c’è più niente di credibile, nemmeno i morti, il dolore, i funerali. Tutto è manipolato, studiato, confezionato ad uso e consumo dei media. Tutto diventa spettacolo. E, in quanto spettacolo, è sottoposto ad una precisa regia, come se fosse un qualunque programma di intrattenimento, una fiction, uno show. Una volta c’era Canzonissima, oggi ci sono in diretta ed in tempo reale, incontri internazionali di capi di governo, sedute parlamentari, presidenti del Consiglio, di Camera e Senato, che saltellano da un canale TV all’altro, il messaggio quotidiano del Papa, cronaca, furti, rapine, morti ammazzati di giornata, alluvioni, terremoti, uragani, Belen Rodríguez, un tale imbalsamato che somiglia a Maurizio Costanzo, giochini scemi, il Giovane Montalbano (poi arriverà anche “Montalbano all’asilo“), politici che fanno ridere, comici che fanno piangere, cuochi, trans, razzi, mortaretti, triccheballacche, tarallucci e vino…e funerali. E tutto fa spettacolo. E come nella tradizione dello spettacolo, da parecchi anni, anche ai funerali non si partecipa in silenzio, raccoglimento e preghiera: no, oggi ai funerali si applaude.  Siamo passati dal mesto e silenzioso corteo del “Funeralino” di De Sica all’allegro “L’elogio funebre“, episodio con Alberto Sordi dal film “I nuovi mostri“, con applauso finale. Ecco cosa siamo diventati, giorno dopo giorno, senza rendercene conto; dei mostri.

A proposito di “I morti non sono tutti uguali“,  vedi…

Quanto vale la vita umana? (2004)

Morti di prima, morti di seconda e scarti di obitorio (2004)

Morti di prima, morti di seconda, morti di scarto ( 2006)

Hiroshima mon amour (2007)

Morti che non fanno notizia (2008)

Morti bianche e “quasi morti” (2008)

Funerale show

Orrore siberiano e dintorni (2015)

Dolori e deliri

Ancora due notizie importantissime: Belen a Spoleto ed i dubbi amorosi di Balotelli. Questi due personaggi sono ormai due casi clinici della stampa nostrana. Non passa giorno che non siano in prima pagina, qualunque cosa facciano o non facciano. Ed ancora non si capisce il perché. Mistero.

Ecco lo spazio che  dedica oggi il quotidiano L’Unione sarda alle nostre celebrità. Almeno è onesto e riporta il richiamo in prima pagina, ma sotto la voce “Gossip“. Perché di questo si tratta; puro, semplice, inutile ed insignificante Gossip. E trattandosi di gossip, certe notizie dovrebbero comparire, com’è logico, nelle riviste di gossip. No? Invece le troviamo ovunque, su tutti i siti di informazione in rete, e costituiscono almeno i 2/3 dell’intera informazione. Qualcuno potrebbe obiettare che nessuno ci obbliga a leggerli. Ma non è così semplice, anzi è quasi impossibile, perché quando si leggono le notizie in rete, volenti o nolenti, scorrendo le pagine, leggi almeno i titoli degli articoli. Quindi, anche non volendo, tutti i santi giorni dobbiamo farci l’indigesta scorpacciata di titoli ed immagini gossipare. Anche dove non dovrebbero esserci.

Ecco, per esempio, la notizia riportata oggi sulla prima pagina del Corriere.it “Perché non ho mai provato l’amore vero?”:  con grande evidenza, poco sotto o a fianco di notizie ben più serie e gravi sul flusso di migranti all’est, l’alluvione a Piacenza ed il terremoto in Cile. Ma se questo è gossip, allora è fuori posto, poiché non mi risulta che il più importante quotidiano italiano sia una rivista di gossip. Ma evidentemente deve esserci stato ultimamente un drastico cambio di linea editoriale, visto che, per il Corriere (ma anche per gli altri quotidiani), il dubbio amoroso di Balotelli vale quanto i morti cileni o la devastazione nel piacentino.  Ed immagino che questa domanda angosciante “Perché Balotelli non ha mai provato il vero amore?”, se la pongano tutti gli italiani, compresa la casalinga di Voghera, il precario calabrese, il minatore cassintegrato del Sulcis e la pensionata che cerca di recuperare qualcosa di commestibile fra gli scarti dei mercati. Deve essere così, se il Corriere dà tanta importanza e visibilità ai dubbi amorosi di questo ragazzotto sopravvalutato e pompato dalla stampa. In confronto ai dolori del giovane Balotelli, quelli del giovane Werther sono bazzecole, quisquilie, sciocchezzuole adolescenziali. Tutti hanno diritto di dire sciocchezze o di gingillarsi con i messaggini social; anche i bambini, gli idioti e gli ex boy scout che fanno carriera politica. E tutti hanno diritto di essere stupidi. Ma non per questo tutte le sciocchezze e le stupidaggini devono finire in prima pagina.

Il caso di Belen Rodríguez (ma vale anche per Balotelli e per tutte le altre celebrità del mondo dello spettacolo) sarebbe da studiare nei corsi di giornalismo o di scienze della comunicazione. Non passa giorno che anche questa ragazzotta argentina che ha trovato l’America in Italia, non sia in prima pagina. Una volta dall’Argentina arrivavano tanghi, calciatori e quarti di bue; ultimamente arrivano bond spazzatura, belle ragazze e Papi oriundi. E’ l’evoluzione dei tempi.  Ogni giorno i nostri solerti cronisti trovano qualche spunto e pretesto per sbattere in prima pagina la foto, quasi sempre seminuda, della nostra show girl. In particolare il Giornale le dedica ampio spazio; raramente succede che scorrendo la prima pagina non ci sia una foto di Belen. Mah, avranno un accordo speciale con l’agente, sarà particolarmente simpatica al direttore, avrà qualche parente in redazione; misteri della stampa.

Questo è il pezzo riservatole oggi sul Giornale. La notizia è che partecipa ad una puntata della fiction Don Matteo 10. Ora bisognerebbe aprire un altro discorso su questo prete che, invece che fare il prete, è sempre immischiato in indagini poliziesche. Ma è un’altra storia. La cosa curiosa è che siano arrivati alla decima edizione di questa fiction. Mah, si vede che gli italiani hanno degli strani gusti. Prima le storie erano ambientate a Gubbio, dove ogni giorno c’era un morto ammazzato; una strage che non si vedeva nemmeno nella Chicago degli anni di Al Capone. Ora si sono trasferiti tutti, armi e bagagli, a Spoleto. E la musica non cambia.  E sempre Don Matteo impegnato a risolvere i casi. Certo che ha proprio sbagliato mestiere; doveva arruolarsi fra i carabinieri, invece che andare in seminario. Allora viene il sospetto che sia proprio questo Don Matteo che porti iella e dove va lui succede il finimondo. Ma oggi la notizia è che la nostra Belen fa parte del cast della puntata. E per far apparire la notizia più importante di quello che è, si esagera col titolo: “Belen Rodriguez escort per don Matteo:  a Spoleto folla in delirio“.

Non capisco perché si debba sempre esagerare, ingigantire, esasperare, gonfiare i titoli, usare l’iperbole sempre e comunque, come se qualunque sciocchezza gossipara sia una questione di fondamentale importanza per le sorti del mondo. Ormai questo è lo stile della nostra stampa; fuori dalle righe, fuori dal senso della misura ed anche fuori dal buon senso. Non basta dire che Belen partecipa alla fiction? No, bisogna urlare che “la folla è in delirio“. Un’improvvisa esplosione di follia collettiva; tutti ricoverati in neurologia.  Allora,  vediamo cosa significa il termine delirio.

Delirio: “Stato psicopatologico caratterizzato da un’alterata interpretazione della realtà, anche se percepita normalmente sul piano sensoriale, per una attribuzione acritica di significati abnormi a percezioni, ricordi e idee.” (Enciclopedia Treccani). Delirio: 1) Stravolgimento del giudizio sulla realtà, proprio di forme psicotiche. 2) Stato allucinatorio e confusionale che può verificarsi in seguito a una forte febbre. 3) Perdita della visione razionale a causa di un sentimento, di una passione travolgente. (Sabatini Coletti).

Vista la definizione ci si chiede in quale delle suddette condizioni si trovava la folla di Spoleto per essere definita “in delirio“.  In nessuna, suppongo. Immagino, piuttosto,  che la folla di Spoleto non solo non sia poi così “folla” (al massimo qualche decina di adolescenti e curiosi sfaccendati di passaggio), ma che, soprattutto, non ci sia stato nessun caso di delirio collettivo. Ho la sensazione che, invece, una vera e propria epidemia di delirio, in forma patologica acuta, sia diffusa nelle redazioni dei quotidiani. E’ solo un sospetto. Magari chiamiamo Don Matteo per risolvere il caso.

Ma questa non è informazione, come vogliono farci credere. Queste non sono notizie. Sono insulsaggini e pettegolezzi da cortile mediatico, scorie e scarti di lavorazione, spazzatura maleodorante buona solo per chi ha bisogno di raccattare inutili cianfrusaglie e paccottiglia assortita da stipare nel cervello per illudersi di averlo pieno.

Pensierino poetico sui dolori del giovane Werther (ma va bene anche per quelli del giovane Balotelli)

Stava Werther sulla plancia

con in petto un gran dolore.

Ma non era mal d’amore,

era solo mal di pancia.

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P.S. (19 settembre)

Confermata l’ipotesi di ieri: è in atto una gravissima epidemia di “Delirio” di massa.

Come dicevo ieri, a proposito della “folla in delirio” a Spoleto per la presenza di Belen Rodríguez, temo che si tratti di un’epidemia generale che sta coinvolgendo l’intera penisola. Ecco oggi la conferma a questa ipotesi. Sul quotidiano L’Unione sarda viene riportata questa allarmante notizia: “Quartu, migliaia di fan in delirio“.  Dopo Spoleto, il terribile virus del delirio attraversa il Tirreno ed arriva in Sardegna a  Quartu S.Elena. Non c’è dubbio, si tratta di una gravissima epidemia, tipo Ebola, aviaria, mucca pazza, Aids. Purtroppo è difficilissimo individuare la natura del virus,  poiché Le cause scatenanti la patologia sembrano essere diverse e possono variare secondo il luogo, il giorno, e forse anche il clima.  A Spoleto il delirio è esploso per la presenza di Belen, a Quartu per un concerto dei Tazenda. Evidente che la causa scatenante è sempre la presenza di personaggi dello spettacolo. Resta da capire (ma esperti e scienziati stanno già studiando il caso) quale sia il nesso tra lo spettacolo e la patologia. Gli artisti sono portatori sani del virus e lo diffondono tra il pubblico? Oppure i fan hanno una particolare predisposizione ad essere colpiti da delirio?  Il ritrovarsi in centinaia o migliaia tutti insieme, vicini ed a stretto contatto in uno spazio ristretto, può favorire l’insorgere della patologia? In attesa di risposte a queste angoscianti domande, e magari alla predisposizione di uno specifico vaccino anti-delirio, il consiglio è di tenersi alla larga dai personaggi dello spettacolo e da manifestazioni di piazza.

Tette, Papi e Femen

Non tutte le tette sono uguali. O meglio, come direbbero  i maiali di Orwell, si potrebbe dire che “Tutte le tette sono uguali, ma alcune tette sono più uguali di altre“. Insomma, secondo il più classico doppiopesismo dei moralisti a corrente alternata, c’è tetta e tetta.  Ha fatto scalpore il curioso “incidente hot” successo nel corso del programma  Tale e quale show, condotto da Carlo Conti.  Veronica Maya, durante la sua esibizione canora, forse per un movimento eccessivo del corpo, ha causato lo scivolamento del vestito lasciando in bella vista il seno (Video su Corriere.it).

Grande imbarazzo, ma la nostra “Maya desnuda” continua ad esibirsi, facendo finta di coprirsi ( sembra che sia  recidiva; lo stesso “incidente” le era successo già in passato), e intervento di Conti che  interrompe il numero e cerca di coprire le grazie nude della Maya. Del resto, scoprire improvvisamente alcune parti del corpo solitamente nascoste, è un “incidente” che succede molto frequentemente nel mondo dello spettacolo.  Basta ricordare Belen Rodriguez che in diretta TV a Sanremo mostra con disinvoltura la sua farfallina inguinale. O Laura Pausini che durante un concerto in Messico, rientra sul palco, dopo una pausa,  indossando solo un accappatoio che si apre sul davanti, lasciando vedere a tutto il pubblico che, forse per una dimenticanza o per la fretta di rientrare, ha dimenticato di indossare le mutandine (Guarda qui il video). Succede a tutti, no? Strani incidenti che lasciano molti dubbi sul fatto che si tratti di un “incidenti casuali“.

Si tratta, comunque, di immagini di nudità che, solitamente, sui media  appaiono ritoccate o censurate (esempio classico è quel ridicolo quadratino o fascetta che nasconde i capezzoli o la sfocatura su foto e video). Poi magari, subito dopo va in onda un film della serie Giovannona coscia lunga, dove si vede di tutto e di più, ma continuano a mettere le fascette sui capezzoli. E’ lo stesso principio per cui, quando ci sono espressioni forti o scurrili in TV vengono censurate col classico Bip. Poi guardate un talk show, dove piovono insulti di ogni genere, o un monologo di Crozza e comici vari, e volano cazzi, culi, fighe e coglioni  come libellule a primavera.  Valli a capire questi censori ed i loro criteri.  Infatti anche nel video pubblicato dal Corriere.it, sopra linkato, si può vedere che il seno viene offuscato da una macchia biancastra. Quanto pudore! E quanta ipocrisia, in dosi industriali.

Ma anche il pudore in Italia, come la morale,  è a corrente alternata. Questa a lato è Eva Grimaldi, reduce da non ricordo quale reality, ospite al programma “Quelli che il calcio” su RAI3, di primo pomeriggio, ora di massimo ascolto. Qui un servizio fotografico che documenta la sua performance da far invidia a Sharone Stone (Eva Grimaldi accavalla le gambe e infiamma lo studio). Il fatto è che indossa un vestitino che non può dirsi nemmeno “mini“, è già a livello pubico e, come se non bastasse, ha due lunghi spazi laterali, col risultato che quando si siede, praticamente è come se fosse in  mutande. C’è chi mostra il sopra e chi mostra il sotto. E sembra una gara a chi mostra di più. Le tette della Maya alle 10 di sera fanno scandalo, le mutande della Grimaldi alle 3 del pomeriggio no. Qual è, secondo voi, il parametro di giudizio su ciò che è lecito e ciò che non lo è? Ah, saperlo. Ma non è il caso di farsene un problema, non lo sanno nemmeno gli addetti ai lavori,vanno a caso; questo sì, questo no.

Ma torniamo alle tette. Abbiamo appena detto che mostrare il seno in TV non è consentito. Ora, proprio due giorni fa al programma Anno uno su LA7 si sono viste non due tette, ma addirittura 10, tutte nude, ben in vista e con i capezzoli in primo piano, senza sfumature o  quadratini che li coprissero. Erano le Femen, ormai famose per le loro azioni di protesta a seno nudo. Non sono capitate lì per caso, né si è trattato di una incursione, come sono solite fare. No, sono state espressamente invitate dalla conduttrice Giulia Innocenzi, quella che ha poche rivali nel giocarsi il ruolo di più antipatica della TV, grazie alla sua vocina leggermente nasale, il parlare cantilenante e l’aria spocchiosa e supponente della ragazzina  impertinente con la puzza sotto il naso. Ma questa esibizione è considerata del tutto normale. Infatti la Innocenzi, essendo “innocente“, ingenua e pura di cuore, non ci vede niente di male, non corre a coprile ed anzi le ringrazia per la partecipazione. Conclusione: le tette delle Femen sì, quelle della Maya no.

Ma cosa c’entrano le Femen in quel programma? Sono andate per protestare contro la visita del Papa al Parlamento europeo, programmata per il prossimo 25 novembre. Dicono: “Siamo qui per annunciare che la parità, i vostri diritti, i nostri diritti, sono in pericolo e, sfortunatamente, la fonte del pericolo è proprio qui in Italia. Il 25 novembre il Papa si reca a parlare al Parlamento europeo, a Strasburgo in Francia. E questo è un attacco diretto alla laicità, alla parità, ai diritti umani ed alla separazione fra Chiesa e Stato, che deve diventare una priorità oggi.“.  Insomma, queste ragazzotte accaldate vogliono decidere chi può e chi non può andare al Parlamento europeo. Alla faccia della libertà di pensiero. (Vedi qui Femen ad Announo)

Come se non bastasse, non si sono accontentate di fare la loro apparizione in TV. Visto che si trovano in Italia, approfittano delle “Vacanze romane” per fare, come tutti i bravi turisti, una visita a San Pietro. Ma loro sono turiste un po’ particolari e, quindi, si esibiscono in una performance non proprio rispettosa del luogo e del simbolo della fede cristiana.  Eccole che tengono un crocifisso in mano e se lo mettono…nel sedere.  Ecco, queste “brave ragazze“, invece di denunciarle e sbatterle in galera, noi le ospitiamo in televisione e le ringraziamo. Saremmo curiosi di vederle andare a Teheran (o in un altro paese musulmano) e fare una cosa del genere tenendo una copia del Corano sul culo. Non credo che le ospiterebbero sulla televisione nazionale. Di recente due cristiani (marito e moglie) in Pakistan, con l’accusa di blasfemia per aver offeso il Corano, sono stati bruciate in una fornace per laterizi. Altro che ospiti in TV. Ma è risaputo, la Chiesa ed  il Papa si possono offendere, sbeffeggiare, oltraggiare tranquillamente: è libertà di pensiero. Ma guai anche solo ad insinuare qualcosa di poco simpatico contro i musulmani: sarebbe gravissimo atto di islamofobia.  Ecco, questo è un perfetto esempio di doppia morale. (Qui è visibile il video della loro esibizione: “Femen a San Pietro“).

Ora, oltre alla sottile differenza fra tette sì e tette no, tette scandalose e tette lecite, fra “tette buone” e “tette No buone“, si pone un altro problema. Non solo le tette delle Femen sono permesse (forse sono politicamente corrette e progressiste, al contrario di quelle della Maya che, evidentemente, sono reazionarie),  ma si tira in ballo il Papa ed il suo diritto di intervenire al Parlamento europeo. Allora bisogna fare un passo indietro e bisognerebbe leggere questo articolo del 28 settembre “Conchita Wurst in Europa; nell’Unione europea si parla di gay e trans”.

Conchita Wurst è una trans (oggi vanno come il pane), ma con tanto di barba, che tempo fa ha vinto il festival europeo della canzone. Non è molto chiaro se abbia vinto perché più brava degli altri partecipanti, oppure perché è trans (sembra essere un titolo di merito: si vincono i festival, i reality, si va in Parlamento, si è ospiti fissi in TV)); resta il dubbio. Ovviamente è una delle attiviste militanti della lobby che raggruppa gay, lesbo, trans, bisex  e varia sessualità. Come programmato, lo scorso 8 ottobre, è intervenuta al Parlamento europeo dove ha tenuto un discorso sui diritti omosessuali, con interventi di altri europarlamentari di diversi gruppi. Successivamente si è esibita all’esterno interpretando alcune canzoni. (Vedi AnsaConchita e i diritti gay” e video “Conchita canta“).

Bastano questi pochi esempi (ma se ne potrebbero fare a centinaia) per  capire che, evidentemente, esiste una strana morale grazie alla quale certe nudità sono oscene ed altre sono del tutto naturali. Basterebbe ricordare che tempo fa la solita sinistra con la doppia morale fece una campagna contro Striscia la notizia, accusando il programma di Ricci di sfruttare il corpo femminile. Ora riguardate la foto di Eva Grimaldi e giudicate le differenze con le due veline che ballano a Striscia e che sono molto più coperte della Grimaldi. Basta ricordare le tante show girl che stazionano perennemente nei salotti TV ad ogni ora del giorno e della notte per notare che tutte sembrano impegnate in quel giochino del mostrare tette, gambe e culi, perché più mostri e più facilmente finisci sulla stampa.

Ma allora come si fa a distinguere ciò che è lecito da ciò che non lo è? Non è possibile; l’unico criterio è che non esiste un criterio, vale la regola della doppia morale. Tutto ciò che è in sintonia col pensiero unico dominante e politicamente corretto è bene, lecito, giusto e democratico. Tutto il resto, fossero anche le stesse cose (o le stesse tette), è deleterio, provocatorio, indecente, maschilista, osceno, esecrabile, fallocratico. Chiaro? Ecco perché le veline di Striscia sono un’offesa alle donne e sfruttano il corpo femminile e le tette della Maya sono un “incidente” e vanno subito coperte,  mentre le tette delle Femen dalla Innocenzi sono lecite e regolamentari.

Ma, soprattutto, si pone una domanda: perché al Parlamento europeo ci possono andare i trans e non ci può andare il Papa? E perché se una trans va al Parlamento europeo per sostenere la causa dei diritti gay, lesbo, trans, bisex, plurisex, annessi, connessi ed assimilati,  è una legittima e democratica espressione della libertà di pensiero,   mentre se ci va il Papa  è un grave attentato ai diritti umani? Provate a dare una risposta logica ed onesta.

Vedi anche “Pane, sesso e violenza“.

Riciclare è un’arte

Si ricicla tutto, carta, vetro, plastica, scarti di cucina, capi d’abbigliamento, fidanzate di seconda mano (usato sicuro), ma in buono stato di conservazione. Ormai è un obbligo civile. Infatti facciamo la raccolta differenziata dei rifiuti proprio per agevolare l’opera di riciclaggio. Qualcuno esagera e ricicla anche il denaro sporco. E visto che viviamo in un mondo dominato dai mass media, ora si ricicla anche l’informazione. Perché gettar via, magari negli appositi cassonetti, delle notizie usate? Bisogna risparmiare, siamo in crisi. Quindi, le vecchie news si riutilizzano e si fanno passare come nuove. Tanto la gente è distratta da troppi stimoli e non ci fa caso.

Esempio pratico. Circa 15 giorni fa, nel post “News sotto il sole“, riferivo di alcune notizie “fresche di giornata” che puntualmente mi ritrovo nella casella di posta. Ne citavo due: un articolo di Oliviero Beha ed un servizio fotografico sulle sorelle Rodríguez.  Sarà che i solerti redattori di Tiscali le considerano notizie molto importanti, oppure sarà che si adeguano alla necessità del riciclaggio, ma ieri, sorpresa, nella casella di posta ci ritrovo esattamente quelle due news di 15 giorni fa. Eccole

Stesso servizio fotografiche di Cecilia e Belen e stesso articolo di Oliviero Beha datato 19 luglio, ripreso dal suo blog. Fra l’altro, il pezzo di Beha, visti gli ultimi avvenimenti, è ormai decisamente superato. Ma lo riciclano come nuovo. E non finisce qui. Siamo in pieno riciclaggio estivo. Infatti, anche oggi nella Home Tiscali compaiono altre  due “notizie riciclate“già apparse tempo fa; queste…

Il pezzo sulle “Dark lady” (ma il plurale di lady non è ladies? Distrazione dovuta alla calura estiva?) è del 17 luglio scorso.  Il servizio fotografico su Kate Moss era già apparso tempo fa sempre in Home. Capisco che è tempo di ferie e che in mancanza di notizie più serie ed aggiornate bisogna pur riempire la pagina, ma non vi sembra di esagerare con l’arte del riciclo?

Sono news che, considerata la totale inutilità delle stesse, come tutto il gossipume vario, è già troppo che appaiano una volta. Ma ripeterle addirittura a distanza di giorni, mi sembra davvero mancanza di serietà e quasi una presa per i fondelli nei confronti degli utenti.

Ecco, invece, un altro tipo di riciclo; quello delle vecchie idee pubblicitarie per abbindolare i gonzi. Una volta, anni ’60/’70/’80, quando ancora non c’era internet,  arrivavano a casa delle buste con un annuncio “Complimenti, hai vinto cento milioni”. Era la solita fregatura per invogliare la gente ad acquistare dei prodotti con la speranza di partecipare ad una estrazione e magari di vincere, se non i cento milioni, almeno qualche premio di consolazione. Bene, l’idea è stata aggiornata alla nuova tecnologia ed ora su internet trovate spesso un messaggio molto invitante, tipo questo…

Il bello è che specificano “Non è uno scherzo“. Se è una cosa seria, allora, è anche più grave. Questo messaggio l’ho preso sempre sulla Home Tiscali alle ore 12 di ieri, come specifica anche il box. Ma messaggi come questo li trovate spesso su internet. Ovvio che quel messaggio resta lì per diverso tempo e se rientrate nella pagina, magari dopo un’ora, miracolo (!), siete sempre il fortunato “milionesimo visitatore” selezionato per vincere un’auto. La cosa buffa è che messaggi come questo ce ne sono diversi in rete e può capitarvi, quindi, anche a distanza di giorni, di sorprendervi ad essere sempre “selezionati” come  fortunatissimo “milionesimo utente“. Che culo, vero?

Si sarebbe portati a pensare che non ci caschi nessuno. Invece no, perché se continuano a mettere in rete annunci come questo (le inserzioni pubblicitarie hanno un costo), significa che qualcuno abbocca. La pubblicità in rete è molto più pericolosa e subdola di quanto si pensi. Ce ne sono alcune, tipo quelle che promettono guadagni immediati o che vi invitano al gioco d’azzardo (magari regalandovi una piccola somma iniziale, per provare), che sono al limite del lecito. Anzi, a mio parere, sarebbero proprio da vietare. L’amara verità è che cambiano i tempi, la tecnologia, gli strumenti, ma al mondo ci saranno sempre i furbi ed i fessi che convivono in perfetta simbiosi con grande soddisfazione di entrambi. E’ uno dei misteri dell’universo.

News sotto il sole

Fa caldo, quindi meglio andarci leggeri e gustare notizie “fresche” di giornata. Eccone alcune.

E’ proprio vero che siamo in crisi. Lo si capisce anche da piccoli segnali. Oggi, nella mia casella di posta, trovo le solite notizie importantissime e non richieste. Una è un pezzo di Oliviero Beha, quello che è già molto pesante quando fa fresco, figuriamoci quando fa caldo. Ma a Tiscali devono essere convinti che i pensieri di Beha siano di fondamentale importanza per l’umanità. Quindi, affinché non ti sfuggano, te li fanno trovare direttamente a casa. Forse per compensare la pesantezza di Beha, alleggeriscono con una serie di foto delle sorelle Rodríguez, Belen e Cecilia, quelle che hanno trovato l’America in Italia. Visti i colori sbiaditi, sembrano foto di parecchi anni fa. Ma le spacciano come nuove. Tanto oggi la gente si beve tutto.

E qui si ha la conferma che siamo veramente in crisi. Lo si capisce dalle misure degli slip. A mala pena si vede che c’è qualcosa. Più che uno slip sembra un ciuffetto di alghe marine impigliate nella peluria pubica. Anzi, visto che non c’è nemmeno la peluria, direttamente sulla passerina. Le sorelle Rodríguez sono così povere che risparmiano anche sul tessuto dei costumi? Mistero balneare.

Politici e ritiri spirituali. Aveva cominciato Prodi a portare i componenti del suo governo in ritiro spirituale nella reggia di Caserta (Prodi e gli esercizi spirituali del governo). Poi  è stata la volta di  Grillo (Grillo e la gita fuori porta). Ha caricato i suoi parlamentari su un pullman, come se andassero in gita scolastica, e li ha portati in un agriturismo a riflettere sui grandi temi dell’umanità: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ma soprattutto, che cavolo fanno i grillini in Parlamento. Ultimamente anche il premier Letta ha optato per il ritiro spirituale ed ha portato i suoi ministri in una vecchia abbazia: “Per fare spogliatoio“, ha detto.  Come se invece che ministri fossero ragazzini della squadretta di calcio dell’oratorio.

Oggi è la volta del neo sindaco ciclista di Roma, Ignazio Marino. Quello che, dopo aver consultato fior fiore di consulenti e specialisti della comunicazione, aveva scelto per la sua campagna elettorale, un motto che condensava tutto il suo vasto e complesso programma: “Daje” (!?). Quello che va in Campidoglio in bicicletta (ed obbliga ad andare in bici anche i vigili della scorta) e con lo zainetto a tracolla, come un boy scout o un escursionista in montagna in cerca di funghi. In bicicletta e zainetto è andato pure in Vaticano a trovare il Papa. Pare che dentro lo zainetto si porti la merenda preparata dalla mamma; pane e marmellata, una merendina al cioccolato ed una mela. Forse ha diviso la merenda con Papa Francesco. Bene, Marino porta la sua Giunta al completo a meditare in un hotel di Tivoli.: “Per fare squadra“, dice.

Visto che Marino, prima di dedicarsi alla politica, faceva il chirurgo, viene un dubbio. Marino è un chirurgo ciclista che fa il sindaco per sbaglio? Oppure è un sindaco ciclista che faceva il chirurgo per caso? Oppure è un ciclista che faceva il chirurgo per caso e fa il sindaco per sbaglio?  Misteri capitolini.

Crisi e investimenti. Le ultime stime sulla povertà in Italia dicono che ci sono circa dieci milioni di poveri, di cui la metà in condizioni di povertà assoluta. Gente disperata che non riesce più a campare e non ha soldi nemmeno per acquistare i beni di prima necessità. Ma non dobbiamo preoccuparci perché oggi, su Libero, c’è la soluzione per superare la crisi. Eccola: investire in oro e diamanti. Contenti?

Ma come, la gente non ha i soldi per il pane e voi consigliate di investire in oro e diamanti? Libero, ma prendete per il culo? Oppure i redattori hanno preso un gravissimo colpo di sole? State all’ombra, rinfrescatevi le idee, troppo sole fa male!

La piaga degli incendi estivi. E’ una delle tragedie che in estate affliggono la penisola. Ecco l’ultimo rogo che manda in fumo un’intera cittadina, causato, forse, dalla disattenzione del noto cantante pop Zucchero, a Tarvisio per un concerto, che intendeva “scaldare la piazza” con un lanciafiamme.

Per spegnere il pauroso incendio sono intervenute  decine di squadre di vigili del fuoco ed un canadair. La procura di Udine ha aperto un’inchiesta, a carico di Zucchero, per incendio doloso. Visto che c’erano, hanno aperto anche un’altra inchiesta su Berlusconi. Non si sa ancora per quale reato, ma qualcosa troveranno.

Balle spaziali. Il premier Enrico Letta, in collegamento con l’astronauta italiano Luca Parmitano, ha dichiarato: “Se ci sarà spazio nella prossima missione, verrò con lei“. Magari, Letta, magari! Volesse il cielo. Anzi, si porti tutta la compagnia governativa. Ma non credeteci, sono promesse da marinaio…pardon, da politici. Anche Veltroni disse che sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Invece è sempre lì, al suo posto.

Vanno in ritiro, vanno in gita, vanno in abbazia, vanno nello spazio. Mai, però, che vadano dove ce li mandano i cittadini, a quel paese. Sbagliano sempre destinazione. Ma il guaio non è che vadano in ritiro. Il guaio è che poi tornano! Letta, Letta. Quando lo vedo non posso fare a meno di chiedermi “Ma quanto è grande la bocca di letta“? Eccolo qui durante un’intervista con Floris a Ballarò.

Una bocca così spropositata ha solo una spiegazione. Sembra che alla nascita, prevedendo (grazie ad una ostetrica che aveva doti di preveggenza) che il piccolo Enrico da grande avrebbe fatto il politico e, quindi, avrebbe detto un sacco di fregnacce, invece che fare il taglio cesareo alla madre, lo hanno fatto alla bocca del figlio; con una bocca extra large le cazzate escono meglio.

Ho la sensazione che se tutti i nostri politici si ritrovassero nello spazio su una astronave, finirebbe come in “Balle spaziali”.

Priorità e misura

Il governo si appresta ad affrontare i temi più urgenti. Come abbiamo appreso dalla stampa, le proposte prioritarie sembrano essere quelle suggerite dalla ministra Kyenge sulla cittadinanza agli stranieri, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, la chiusura dei centri di prima accoglienza. Altra proposta fatta dall’altra ministra Josefa Idem prevede la costituzione di una task force per combattere il “femminicidio” (Ergastolo in proposta di legge). Com’è evidente si tratta di provvedimenti urgentissimi che daranno un deciso contributo a risolvere i gravissimi problemi dell’Italia.

Anche il ministro Alfano, per non restare indietro sulle “priorità“, in una intervista rilasciata ieri al TG1, afferma che “Troveremo tutti i soldi che servono...”. Ed ancora “Non esiste limite di spesa…”. Qualcuno distratto potrebbe pensare che stia parlando di interventi urgenti per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro. Errore. Ecco la frase completa: “Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne; non esiste un limite di spesa che possa fermare un Governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente“. Anche lui arruolato fra i sostenitori della crociata contro il femminicidio; l’omicidio di una donna in quanto donna (!?).  Ecco, per risolvere la gravissima crisi economica non si sa cosa fare e non ci sono risorse. Per il “femminicidio“, invece, ci saranno tutti i fondi necessari, senza limiti. Lo assicura il ministro. Eh sì, quando si tratta di questioni serie ed urgenti non si bada a spese. Prima sistemiamo gli stranieri ed affrontiamo il femminicidio, poi penseremo agli italiani, alle aziende che chiudono, ai disoccupati ed a quei disperati che si suicidano  perché non sanno come sopravvivere. E’ una questione di “priorità“.

Michaela Biancofiore, sottosegretaria alle pari opportunità, appena nominata è stata già ammonita e sanzionata. In passato si era detta contraria ai matrimoni omosessuali ed aveva dichiarato che “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale“. Mai l’avesse detto, contro la sua nomina si è scatenata la furia di tutti i gay, lesbo, trans d’Italia e l’Arcigay ha minacciato di avviare presso il Ministero delle pari opportunità una “procedura di infrazione nei suoi confronti per transfobia con la richiesta della revoca della nomina“. A seguito di queste proteste la Biancofiore è stata spostata dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione.

Con i gay non si scherza, ormai sono una forza. Guai a parlarne male o solo insinuare che i trans ed i loro clienti non siano proprio normali. Luxuria e Marrazzo potrebbero risentirsi e l’Arcigay vi accuserebbe di “transfobia“(!?) che deve essere qualcosa di simile alla claustrofobia o all’aracnofobia, ma più grave. Non è detto che alla prima riunione utile del governo non si presenti anche una proposta urgente per  stabilire, con apposita legge, che andare con i trans è cosa del tutto normale, naturale ed auspicabile. Luxuria sarà equiparato ad  un’opera d’arte, per legge. I trans saranno dichiarati patrimonio dell’umanità e saranno protetti dall’Unesco e dall’ONU. Beh, anche questo è un provvedimento urgente. No? E visto che ormai i trans hanno tanto successo, il classico augurio agli sposi in futuro diventerà “Auguri e figli trans“. “Chi l’ha visto?” dedicherà una puntata speciale alla ricerca del “senso del ridicolo” scomparso definitivamente.

Queste sono le priorità del nostro governo “di servizio“: stranieri, femminicidio, gay, trans e assimilati. E per chiarire meglio il concetto su queste priorità, il capo “servizio” Letta, raduna tutti i ministri in una vecchia abbazia in Toscana Per fare spogliatoio“. Significa che si spogliano e fanno tutti la doccia insieme? Meno male che non c’è Rosi Bindi, così evitano traumi. Il nostro premier in versione “mister” porta la sua squadra in ritiro spirituale, ma chiarisce che “Ognuno paga per sé” e che “Così ci riposeremo anche un po’ e ci rafforzerà lo spirito”. Ci riposeremo? Non hanno ancora nemmeno iniziato a lavorare e già sono stanchi e devono ritirarsi in una abbazia “per riposarsi“. Hanno il riposo preventivo, come il Nobel per la pace ad Obama. Prima si riposano, poi, forse, cominceranno a lavorare. Ma non illudiamoci che l’atmosfera monastica dell’abbazia possa indurli a crisi mistiche e decidano di restare in loco vivendo in preghiera e penitenza. No, dopo due giorni torneranno più arzilli di prima e ricominceranno a dilagare su tutte le reti televisive, in tutti i talk show, a riempire pagine di stampa con dichiarazioni quotidiane sulla necessità di affrontare le “priorità” dell’Italia. Peccato che abbiano uno strano concetto delle priorità. E peccato che abbiano perso anche il senso del ridicolo.

Il senso della misura.

Una volta esisteva quello che si chiamava riserbo, pudore, riservatezza, discrezione, pudicizia, buon senso. Esisteva anche il senso della misura, quello che impediva di esagerare in un verso o nell’altro. Si poteva essere buoni, gentili, accoglienti, disponibili, ma senza esagerare. Si poteva fare sfoggio di benessere e ricchezza, ma senza esagerare. Si poteva andare contro corrente ed essere anticonformisti, ma senza esagerare. C’era una sorta di barriera mentale che impediva di travalicare quel limite.  Tutte cose scomparse, come le mezze stagioni (e il senso del ridicolo). Ormai la parola d’ordine è diventata proprio l’opposto; bisogna esagerare, in ogni senso, andare oltre i limiti, oltre la normale accettazione del nuovo, del diverso, dell’insolito, infrangere le regole, abolire tutti i canoni etici ed estetici. Più è stravagante e fuori misura e meglio è. Se poi suscita proteste e polemiche meglio ancora. Questa è una regoletta aurea di tutti coloro che aspirano al successo: bisogna provocare, far notizia, scandalizzare, finire in prima pagina. Sono le basi della civiltà mediatica.

Così succede che anni fa si sia eletta Miss Italia, ovvero la tipica rappresentante della bellezza italiana,  una ragazza mulatta di Santo Domingo, giusto per dimostrare che non siamo razzisti e siamo per l’accoglienza, la società multietnica e l’integrazione. Sempre per lo stesso motivo abbiamo appena nominato ministro una donna proveniente dal Congo. Sembra ormai un obbligo quello di dare spazio agli immigrati e mettere in primo piano personaggi esotici, meglio se neri, anche quando sono del tutto fuori dal contesto. Inserire queste note di “colore“, anche quando non ci sarebbe nessun motivo valido, è del tutto ingiustificato e fuori luogo. E’ solo un modo per adeguarsi al culturame politicamente corretto. E’ come andare “fuori misura“. Ecco un esempio. Conclusa la tradizionale festa di S. Efisio, che si svolge il 1° maggio a Cagliari. Sul quotidiano regionale L’Unione sarda compare un breve servizio fotografico della manifestazione con una didascalia molto chiara, questa…

Non c’è dubbio, sono foto della tradizionale processione che accompagna il cocchio del santo. Partecipano gruppi provenienti da ogni parte dell’isola, con carri addobbati a festa e fedeli che indossano i caratteristici costumi dei vari paesi della Sardegna (vedi immagini della festa). Ed ecco la prima foto della serie…

Va bene che la Sardegna è terra assolata e che i sardi sono, quindi, di carnagione scura, ma qui si esagera. Questa sarebbe un’immagine emblematica della festa di Sant’Efisio e della tradizione sarda? Questo dovrebbe essere il tipico bambino sardo nel costume tradizionale? Anche la sagra di S. Efisio sta diventando multietnica e multiculturale? Anche i santi sono globalizzati? In futuro i suonatori di launeddas, tanto per essere multietnici e multiculturali,  suoneranno il tam tam o le vuvuzelas? Invece che l’Alter Nos a cavallo, sfilerà uno sciamano del Botswana?

Est modus in rebus“, diceva Orazio.

Belen Rodríguez, felicemente mamma, non ha perso tempo e, tanto per dimostrare che nonostante la gravidanza è sempre in forma smagliante, si è presentata nello studio televisivo di Verissimo con una gonnellina corta, ma così corta che più corta non si può. Tanto vale andare in perizoma e seno nudo, oppure in baby doll!

Non è la sola ad usare questo tipo di abbigliamento. Ormai è una regola in TV; bisogna mostrare tutto, compresa la mutandina. Perfino quella specie di rospo in gonnella che è la Littizzetto continua a scosciarsi sul tavolo davanti a Fazio, ansiosa di mostrarci il colore delle mutandine. Ma invece che far finta di essere vestite non farebbero meglio a presentarsi direttamente in slip? O anche senza?

Ma bisogna stare attenti a criticare questo eccesso di nudità, perché si potrebbe incorrere nell’accusa di falso moralismo, perbenismo ipocrita o anacronismo, tutti “ismi” poco simpatici. Oppure si possono rilasciare dichiarazioni avventate che suscitano polemiche e reazioni indignate, come ha fatto di recente Oliviero Toscani. Dice Toscani, a proposito della violenza sulle donne:Le donne smettano di mettere il rossetto e di portare i tacchi e saranno al sicuro da violenti e maniaci“. E ancora: “La smettano di voler sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre soltanto i maniaci e i violenti“.

Affermazioni forti che hanno suscitato reazioni non proprio favorevoli nei confronti di Toscani. Certo, le sue parole sembrano una provocazione. Del resto la provocazione è sempre stata la base del suo lavoro di fotografo. Ma in questo caso non lo sono. Sembrano, invece, dettate da una convinzione sul fatto che le donne dovrebbero essere più sobrie e che l’esibizione del corpo possa essere una causa della violenza. Può esserci un briciolo di verità in queste parole, ma solo in casi e circostanze particolari. Ovvero quando l’esibizione di nudità è voluta espressamente come provocazione erotica. Ma nemmeno in questo caso si giustifica la violenza. In ogni caso certe dichiarazioni fatte da lui, che ha sempre sfruttato l’immagine femminile per le sue campagne pubblicitarie,  sembra un po’ ipocrita. Basta ricordare questa famosa immagine…

Molto eloquente. Beh, forse eliminare il rossetto ed i tacchi alti non elimina la violenza. La violenza viene scatenata dall’aggressività innata in certi individui, non dalla vista di corpi femminili più o meno svestiti e provocanti. Le radici della violenza sono altre. Forse una maggiore sobrietà sarebbe utile, come pure un minimo di pudore.  Ma non solo per le donne. Tutta la nostra società dovrebbe essere più sobria. Forse le nostre donnine in TV potrebbero coprirsi un po’ di più ed una maggiore “sobrietà” culturale e di costumi non guasterebbe.  Ma bisogna stare attenti a fare dichiarazione come quelle di Toscani, perché rischiano di risultare eccessive, di andare oltre il limite del ragionevole, di avere un effetto controproducente. In fondo, anche in questo caso, forse, è una semplice questione di misura. Appunto.

Cacofonia mediatica

Ormai è così normale che non dovrei farci caso, ma ogni volta che leggo certi titoli è come ricevere un pugno nello stomaco. Nella lingua italiana esistono due particelle “Tra e Fra” che hanno lo stesso significato e che si usano alternativamente per evitare, nel corso della frase, l’incontro con suoni simili che generano cacofonia. E’ una regoletta elementare che una volta si imparava già alle scuole medie. Oggi, invece, proprio coloro che dovrebbero conoscere perfettamente la lingua, come i giornalisti, sembrano aver dimenticato questa buona regoletta. O forse non l’hanno mai imparata, grazie al sei politico, alle interrogazioni di gruppo ed alle promozioni facili. Così si leggono spesso dei titoli come quelli che riporto. Non succede mai che, nemmeno per sbaglio, scrivano “Scontro FRA treni”, invece che “TRA treni”. Tempi moderni!

Ecco due esempi che compaiono proprio oggi nei siti on line di due quotidiani: Corriere.it, il più autorevole e prestigioso quotidiano nazionale e L’Unione sarda, il più importante quotidiano della Sardegna. Mica il Corrierino delle Giovani marmotte!

Titolo del Corriere

Titolo de L’unione sarda

No comment. In compenso, forse per farsi perdonare queste piccole sviste grammaticali, ci forniscono le solite notizie importantissime per la nostra esistenza. Per esempio anche oggi riferiscono l’ultima dichiarazione di Belen Rodriguez. Ogni giorno c’è qualche sua dichiarazione in prima pagina, immancabile, come il presidente Napolitano o le esternazioni di Nichi Vendola sulle primarie PD. Bene, Belen ci informa che a letto il suo attuale compagno Stefano è meglio di Corona. Beh, sono notizie importanti che è bene sapere. No?

Ecco, invece, una notizia riportata oggi su Libero on line. Una di quelle notizie che tirano su…il morale. E’ la classica notizia del cazzo, letteralmente. Siamo secondi in Europa per la lunghezza del pene. Contenti? E’ la stampa, bellezza!

Così parlò Belen!

O tempora, o mores! Oggi nella home del Corriere.it, c’è questa notizia:

Capisco che bisogna pur riempire gli spazi e, quindi, qualunque sciocchezza va bene, ma non vi sembra di esagerare con queste notizie ortofrutticole, ovvero “del cavolo”? Siamo passati dal “Così parlò Zarathustra” al “Così parla Belen”. Per informare l’umanità che lei sotto la doccia canta Carosone. Che progresso!

Anche i cronisti del Corriere tengono famiglia e devono portare a casa la pagnotta. Ma una domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano: ma siete proprio scemi o fate finta di esserlo?

 

Cinetette di Natale.

Prevedibili e puntali come l’acqua alta a Venezia, arrivano i cinepanettoni. Sono un rito, come le luminarie nelle strade, la messa di mezzanotte, il pranzo di Natale ed i regali sotto l’albero. Non c’è scampo. I media sono già al lavoro per promuovere per tempo il cinepanettone dell’anno. Ed annunciano, per creare suspence, che quest’anno ci sarà una “Grande sfida” fra Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez. Le immaginiamo affrontarsi in un faccia a faccia, decise a vendere cara la pelle e tutti gli accessori di serie. Il che fa venire in mente duelli e sfide cruente, come nei classici dei film western: “Sfida all’OK Corral“, o “Mezzogiorno di fuoco“.

Ma le foto delle due contendenti, riportate sulla stampa, ci rassicurano. Non ci sono colt o whincester. Le loro armi, come vedismo sotto,  sono altre.

belen canalis

 

Sarà una bella “Sfida”, dura, epica, la sfida del secolo. Ma più che un’impresa titanica sarà un’impresa tettonica. E volendo ricavarci un film su questa “Grande sfida“, magari come cinepanettone dell’anno prossimo, si potrebbe fare un remake di un altro famoso western: “I magnifici sette“. Si riduce il numero dei protagonisti, da sette a due (c’è la crisi, bisogna risparmiare) e si cambia opportunamente il titolo in “Le magnifiche tette“. Et voilà…successo garantito!