Sanremo porta sfiga

Sì, il festival di Sanremo non porta bene. Anzi, porta decisamente sfiga. Tanto per cominciare, quasi in contemporanea con l’inizio del festival, si verifica un caso quasi unico nella storia millenaria della Chiesa: si è dimesso il Papa, cosa che non succedeva da secoli, dal tempo di Celestino V. Nello stesso giorno un fulmine colpisce la cupola di San Pietro.  A seguire una serie di strane coincidenze.

Era prevista la partecipazione di Daniel Baremboim e dei Ricchi e poveri come ospiti d’onore e di Carlo Verdone come componente della giuria. Hanno dovuto rinunciare tutti. Baremboim e Verdone per sopraggiunti problemi di salute, ed i Ricchi e poveri per l’improvvisa scomparsa di Alessio, figlio di Franco Gatti, componente del gruppo. Come se non bastasse, arriva un inaspettato meteorite che cade sugli Urali esplodendo e provocando 1.200 feriti ed ingentissimi danni. Nello stesso giorno l’asteroide 2012 DA 14 passa a circa 27.000 Km dalla Terra, sfiorandola pericolosamente. Basta? No, ecco l’ultimissima sciagura targata Sanremo 2013: terremoto di magnitudo 4,8 colpisce il Lazio.

Tutto questo nei pochi giorni di svolgimento del festival. Solo semplici coincidenze? No, decisamente l’abbinata Sanremo-Fazio/Littizzetto porta sfiga. Ragazzi, toccatevi le…qualcosa. E meno male che il festival è finito ieri sera.

E non è tutto. Proprio in questo momento apprendo dal Corriere un’altra tragedia: al festival ha vinto Marco Mengoni.  Ho sentito nei giorni scorsi la sua canzone. Se questa è la canzone più bella del festival, figuriamoci le altre. E se il “ragazzo col ciuffo“, stile Little Toni, ha vinto…beh, allora tutto è possibile. Vuol dire che, Maya o non Maya,  siamo proprio arrivati alla fine del mondo.

Eppure, a sentire i media, è tutto un coro di voci entusiaste, di elogi sperticati per i conduttori, di esaltazione di canzoni e cantanti, di proclami di vittoria per i grandi ascolti (il festival è stato seguito da 13 milioni di spettatori). Come se il numero degli spettatori sia direttamente proporzionale alla qualità del programma; più un programma è seguito, più è di qualità. Bene, ammesso e non concesso che i grandi ascolti siano garanzia di qualità, bisogna ricordare un piccolo dettaglio, che ho rimarcato anche in passato a proposito dei grandi ascolti di Santoro: l’altra faccia della medaglia.

Dire che il festival è stato un grande successo perché seguito da 13 milioni di spettatori, significa dire che (la matematica non sbaglia), siccome gli italiani sono 60 milioni, ben 47 milioni di italiani non hanno guardato il festival. Ovvero, la stragrande maggioranza. E questo è un dato matematico, indiscutibile e che non si presta ad interpretazioni di sorta. Perché si conteggia solo e sempre il numero di coloro che seguono un programma e non il numero di coloro che non lo guardano? Misteri auditel!

Ora, la nostra società si basa su quel curioso principio (mai dimostrato, ma accettato come un assioma) che la maggioranza, in quanto tale, abbia diritto di prendere decisioni e amministrare la Res pubblica in nome della collettività (la verità è ciò che la maggioranza pensa sia vero). Il diritto della maggioranza a governare è un cardine del sistema democratico. Allora, nel nostro caso,  significa che per la maggioranza degli italiani, che non ha guardato Sanremo,  il festival è uno spettacolo inguardabile. E la maggioranza ha sempre ragione! Beh, questa è matematica e logica, mica è lo starnazzare degli opinionisti nei pollai televisivi pomeridiani. Anzi, questa  è la democrazia, bellezza!

Walkiria e manganelli.

Va in scena la Prima della Scala con la Walkiria di Wagner diretta da Baremboim. Evento musicale, culturale, mondano, l’evento clou per Milano e per tutti gli appassionati di lirica, trasmesso in diretta in mezzo mondo. Finalmente anche la RAI si ricorda di essere un servizio pubblico ed inaugura il suo nuovo canale “RAI 5”, sul digitale terrestre, trasmettendo in diretta l’intera serata. Ovvio che anche la stampa se ne occupi. E’ suo dovere informare il pubblico. Anche perché non tutti conoscono la Walkiria, Wagner e Baremboim. Quindi è l’occasione per fornire notizie utili sull’opera, il compositore, il direttore d’orchestra e, se proprio vogliamo esagerare, anzche qualche notizia curiosa sulla mondanità dell’evento. Questo è il compito dell’informazione. Allora, incuriositi, andiamo a vedere come la stampa on line riporta la notizia. Ecco i titoli d’apertura di alcuni fra i maggiori quotidiani nazionali…

Corriere della sera

Scala corriere 

 

Repubblica

Scala Repubblica 

 

La Stampa

Scala Stampa

L’Unità

Scala Unità

Si resta perplessi a leggere questi titoli; lacrimogeni, feriti, manganelli. Tutto sembra meno che parlino di un evento musicale. Potrebbe essere il resoconto di un qualunque sciopero o corteo No global, uno dei tanti. Eppure non abbiamo sbagliato sito o quotidiano. Allora ci ricordiamo che oggi la stampa è come le medicine; leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso. In questo caso significa ricordarsi che la stampa fornisce le notizie secondo un particolare criterio che non necessariamente è quello più logico o quello che ti aspetti. Così, se parlano della Prima della Scala, non devi aspettarti che parlino necessariamente dell’opera. Parlano dei contestatori. Ci frega assai della Walkiria, di Wagner, di Baremboim, ciò che conta sono quei quattro cialtroni protestanti di professione che contestano davanti al teatro. Questa è la notizia da prima pagina. Al diavolo la cultura. 

Questa è quella che chiamano informazione, diritto di cronaca e libertà di stampa.  E’ lo stesso sistema che usano quando trattano di politica. Non parlano dei fatti concreti, degli atti di Governo, parlano del contorno, delle chiacchiere di corridoio, di battute raccolte al volo, di pettegolezzi. Ecco perché invece che parlare del’opera di apertura della Scala, parlano dei protestanti fuori dal teatro. Così si evita di fare vera informazione. E’ la stampa, bellezza!

A proposito, vorrei dare un consiglio agli “studenti” manganellati dalla polizia. C’è un sistema molto semplice per evitare manganellate: stare lontani dai manganelli. Per esempio, invece che uscire al freddo ed al gelo, restare a casa a studiare. Nessuno verrà a manganellarvi nella vostra calda cameretta addobbata con bandiere rosse, caschi e passamontagna d’ordinanza (fanno parte della divisa da studente) e ritratti di Marx e Che Guevara. Così voi state tranquilli e L’Unità non dovrà fare quei titoli allarmistici da guerra civile.