Stampa libera e il ballo di Trump

La stampa ama rivendicare la propria libertà ed indipendenza. Ne fa motivo di orgoglio, di onestà, di rispetto della deontologia professionale e garanzia di imparzialità. Sotto il titolo di varie testate nazionali campeggia la dicitura “quotidiano indipendente“. Il guaio è che non specificano mai da cosa e da chi siano indipendenti. Così possono essere indipendenti da alcuni interessi, ma non da altri. C’è sempre una dipendenza, voluta o meno, consapevole o meno; dall’editore, dal direttore responsabile, dall’area o gruppo politico di riferimento, dagli inserzionisti, dalle preferenze dei lettori.  In realtà l’unica libertà che si può riconoscere alla stampa è quella di stabilire le regole, i criteri ed i limiti (quando ci sono) della propria faziosità.

Prendiamo per esempio il più diffuso ed autorevole quotidiano nazionale, il Corriere della sera, versione on line. Sulla presunta e sbandierata indipendenza ed imparzialità del Corrierone ci si potrebbe scrivere un libro. Basterebbe ricordare la presa di posizione a favore del voto a Prodi sbattuta in prima pagina dall’allora direttore Paolo Mieli (ex sessantottino militante in Potere operaio; tanto per ricordare chi è e da dove proviene). Anche l’attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana, cresciuto nella FGCI e per 11 anni giornalista all’Unità, viene da quella sinistra in cui sono maturati molte grandi firme del giornalismo  di casa nostra. E siccome quelle giovanili sono esperienze che, specie se allevati a pane e Marx, ti segnano per tutta la vita, quando questa gente parla di indipendenza e imparzialità, bisogna sapere che intendono qualcosa di diverso dal significato del termine per la gente comune.

In questi anni di presidenza Obama il nostro Corrierone nazionale è stato una specie di succursale dell’ufficio stampa della Casa Bianca (Obama fan club). Sulle sue pagine è stato un unico, continuo, lungo elogio di Barack Obama e della sua presidenza, una stucchevole sviolinata durata 8 anni (Obama incanta il Corriere). Non passava giorno che in Home non ci fosse qualche articolo, foto e video dedicati alla Obama family (hanno dedicato diversi articoli perfino al cane Bo, il first Dog) che esaltasse le gesta del presidente, della first lady Michelle e perfino delle figlie Malia e Sasha (Titoli e leccate).

Tutto, qualunque cosa facessero, diventava pretesto per imbastire un articolo che esaltava la grande statura politica di Barack e le stupende qualità di Michelle: la bellezza, la disponibilità, la frangetta, la vicinanza alla gente, il carisma, la  bravura nel coltivare patate e cetrioli nell’orticello della Casa Bianca, la speciale Dieta Obama, i riconoscimenti della stampa per l’eleganza (incredibile, ma vero; hanno avuto il coraggio di assegnarle un premio per l’eleganza), il suo impegno nella campagna contro l’obesità (anche se il cibo preferito di Barack era il junk food, hamburger e patatine). Insomma, poco mancava che Barack, dopo aver ricevuto un Nobel per la pace sulla fiducia, fosse nominato anche santo subito, ancora in vita, e la first lady Michelle venisse consacrata come icona di bellezza.

Poi succede che Trump vince le elezioni battendo la favorita Hillary Clinton (sostenuta dalla quasi totalità dei media americani; e nostrani) e diventa presidente degli USA, suscitando proteste, cortei, scontri, stilisti che si rifiutano di vestire Melania, cantanti che rifiutano di cantare all’insediamento, dive hollywoodiane in lacrime e scene da Day after. I democratici di casa nostra ammutoliscono, cadono in depressione e finiscono in terapia di gruppo presso un noto psicoterapeuta per superare il trauma.  Cerimonia solenne di insediamento in diretta e poi gran ballo. Si balla sì, ma  cambia la musica.

Quella dell’insediamento di Obama era una musica allegra, gioiosa, di gran festa. Questa, a sentire il tono del resoconto dell’inviata speciale RAI Giovanna Botteri, sembra triste, lugubre, premonitrice di sciagure; come se avessero eseguito la Marcia funebre di Chopin. Cambia la musica anche per il nostro Corrierone nazionale; dalle dolci e delicate sviolinate obamiane si passa al rumore di ferraglia arrugginita, peti, rutti, grugniti e pernacchie. Ecco nel box in alto come il “quotidiano libero ed indipendente” riferisce il ballo: quello di Donald e Melania è “legnoso“, quello di Barack e Michelle è un “romantico lento“. Che carini e teneri i fidanzatini Obamini, sembrano appena usciti dal Tempo delle mele. Ma, vista l’età e la passione per la coltivazione di ortaggi, questi sono da Tempo di broccoli e patate.

Qualunque commento è superfluo, parlano le immagini e la didascalia. Una faziosità da fare schifo. Ed è solo l’inizio, perché dopo 8 anni di sviolinate per Obama, prepariamoci al cambio di registro ed a leggere anni di peste e corna contro Trump. Ma c’è ancora qualcuno che crede alla favoletta della stampa libera e indipendente?

Vedi

Obama the One

Tutti matti per Obama

– Obama e le minoranze 

Obama e il lacrimatoio di bronzo

Come acqua fresca

 

 

Bagni e pediluvi

Ieri, in apertura della Home del Corriere on line, campeggiava questo box dedicato a Balotelli. Tanto per cambiare, lui è sempre in primo piano, qualunque cosa faccia o dica; se fa cose buone (poche) o se fa sciocchezze (spesso). Anche il nostro calciatore fa parte ormai di quei personaggi che devono essere sempre presenti sui media, fanno parte del vasto e consolidato repertorio “politicamente corretto“: Balotelli, Boldrini,  Kyenge, Saviano, Travaglio, Vendola, Luxuria, Scalfari, Crozza…l’elenco sarebbe troppo lungo, ve lo risparmio.

E cosa ha fatto di così importante Balotelli per avere il suo box riservato in bella evidenza sul Corriere? Ha rilasciato degli autografi a dei tifosi che erano presenti all’allenamento del Milan, che si trova negli USA per un torneo di calcio. Eccolo…

Dice il breve commento al video che erano presenti una trentina di tifosi, specie italiani che vivono in America. Però, guardando il video, questa trentina di persone non si vede. Al massimo saranno una dozzina. Ma per il Corriere basta e avanza per ricavarci un video da prima pagina ed esultare per il “bagno di folla” di Balotelli. Una dozzina di persona sono “una folla“? Sì, se serve alla causa. Niente di strano che al prossimo rimpasto di governo lo facciano ministro, anche lui, da affiancare alla Kyenge. Visto che si tratta di un calciatore, che lavora con i piedi, direi che questo, più che un “bagno“, al massimo è un “pediluvio“.

Cosa non si fa per il politicamente corretto. Resta un dubbio. Tanto interesse mediatico per Balotelli è giustificato? E’ sempre in prima pagina perché è più bravo, più bello, più simpatico di altri calciatori italiani, oppure perché è nero? E’ una semplice domanda che si affianca ad altre domande simili. Cécile Kyenge è diventata ministro perché è più brava, più capace, più competente, più simpatica delle colleghe, oppure perché è nera? Laura Boldrini è diventata presidente della Camera perché è più brava, più competente, più simpatica, più preparata delle colleghe, oppure perché giova alla causa degli immigrati e dei terzomondisti? Vendola e Crocetta sono diventati governatori di Puglia e Sicilia, perché sono più bravi, preparati, competenti, belli e simpatici di altri, oppure perché sono gay? Ivan Scalfarotto è vice presidente del partito democratico per le sue qualità politiche, oppure perché è gay? Paola Concia, ex parlamentare del PD, era ospite fissa in tutti i salotti televisivi perché era più brava delle altre, oppure perché è lesbica? Cecchi Paone e Malgioglio fanno gli opinionisti di professione in TV per le loro particolari competenze, oppure perché sono gay? Luxuria è ricercatissima da tutte le reti perché è bella, simpatica, elegante, preparata, oppure perché è trans? Barack Obama è stato eletto presidente degli USA per le sue particolari capacità e competenze, oppure perché è nero?

Le domande sono legittime, visto che ormai essere fuori dagli schemi della normalità, sembra essere un vantaggio e costituisce titolo di merito. Magari finiranno per essere equiparati alle categorie protette ed avere la precedenza anche nei concorsi pubblici. Se sei nero, immigrato, gay, trans, lesbo o bisex, acquisisci punteggio.

Per fortuna nel mondo non ci sono solo le categorie citate e la “gaia compagnia” degli amanti del sesso creativo. Lo dimentichiamo spesso, frastornati dalle notizie quotidiane che ci raccontano le avventure e le disavventure dei “diversamente normali“. Ormai sono loro a dominare la scena mediatica.   Ci dimentichiamo così che esiste anche l’arte, la letteratura, la musica, la nostra identità nazionale, le tradizioni, la cultura, il nostro enorme patrimonio artistico, le bellezze naturali di un’Italia che, per falso ed ipocrita spirito di accoglienza, stiamo regalando a tutti i disperati che arrivano dal terzo mondo. Per dedicare i primi piani al “bagno di folla” di Balotelli, mettiamo in secondo piano, anzi in ultima pagina, le cose davvero importanti e belle della vita. Come questa…

 

Obama e le armi

Ovvero, quando un Nobel per la pace si diverte a sparare. Ricordiamo ancora la commozione del presidente Obama il quale, con gli occhi umidi di pianto, leggeva i nomi dei 20 bambini uccisi nella strage di Newtown. E ricordiamo anche la sua reazione e l’impegno per evitare il ripetersi di quelle tragedie; una riforma per ridurre drasticamente l’uso e la vendita di armi. Infatti   propose ben 23 decreti per attuare quella riforma: “Obama all’attacco sull’uso delle armi“.

Sì, davvero un presidente pacifista, contro la violenza e, soprattutto, contro l’uso delle armi. Mica per altro, quattro anni fa, gli fu assegnato il premio Nobel per la pace. Sapevano già che un giorno avrebbe lanciato questa campagna contro le armi. Pare che lo avesse svelato una zingara, con doti di preveggenza, di passaggio a Stoccolma. (Nobel taroccati)

E per dimostrare chiaramente, senza lasciare spazio a dubbi, l’impegno pacifista del nostro presidente (Nobel sulla fiducia), la Casa Bianca diffonde una bella foto che mostra Barack Obama mentre imbraccia un fucile e si diverte a fare il tiro al piattello. Olè. Un’ottima immagine da usare per una campagna promozionale contro l’uso delle armi. No?

Già, quando si dice la coerenza! Ma il nostro Nobel non è nuovo a queste dimostrazioni di coerenza. Qualche anno fa, per contrastare l’obesità, una vera piaga degli USA, Michelle Obama fu la testimonial eccezionale di una grande campagna di sensibilizzazione contro il “Junk food”, il cibo spazzatura: “No al cibo spazzatura“. Bene, nello stesso periodo, sui media comparve un’intervista nella quale la coppia presidenziale dichiarava che il loro cibo preferito erano gli hamburger con patatine fritte e tante salsine assortite.

A riprova della verità di questa confessione, ricordiamo che Barack, da poco insediato alla Casa Bianca (in occasione del suo primo mandato), un giorno partì sull’auto presidenziale, con tanto di staff e servizio di sicurezza al seguito, per andare in un noto fast food di Washington a consumare il suo amato hamburger. Alla faccia della campagna anti “Junk“. (Video)

Purtroppo non esiste un premio Nobel per la coerenza. Bisognerebbe inventarlo ed assegnarlo al nostro amante del “Junk”, per la sua grande e provata coerenza. No?

Obama e il lacrimatoio di bronzo

Ha vinto di nuovo, il nostro Barack. La volta precedente, a pochi mesi dall’elezione, forse per effetto di un improvviso ed inaspettato innamoramento collettivo obamiano (una specie di virus diffuso in maniera inarrestabile dagli USA all’Europa)  fu insignito del Nobel per la pace, assegnato in via preventiva sulla fiducia. Questa volta, visto che sembra ripetersi la pandemia affettiva,  quale premio inventeranno? Certo un premio di prestigio, come si addice ad un presidente tanto amato ed osannato. Ho la sensazione che, tanto per cominciare,  gli verrà assegnato l’Oscar, sempre in via preventiva e sempre sulla fiducia.

Sembra che, visto il precedente di Ronald Reagan, il quale cominciò come attore e finì da presidente, Obama, in ossequio al suo motto “Change“, voglia invertire il percorso e, una volta finito il mandato come presidente, visto che non potrà ricandidarsi,  diventerà attore. Il suo primo film sarà il remake di “Indovina chi viene a cena“, celebre film con Spencer Tracy e Sidney Poiter. Il titolo sarà “Indovina chi viene alla Casa bianca“. Narrerà la storia del piccolo Barackino che, partendo dalla Capanna dello zio Tom, crescerà temprato da mille ostacoli e, finalmente adulto, diventato Barackone, approderà alla White House.  Si prevede uno straordinario successo di pubblico e critica.

In verità gli Oscar saranno due: uno come “miglior attore esordiente ex presidente” e l’altro, grazie alla sua appassionata e convincente recitazione nell’nterpretare il ruolo di candidato progressista nella campagna elettorale, come “miglior presidente ex attore“. Una menzione speciale, inoltre, gli verrà attribuita come riconoscimento per la sua caratteristica camminata che lo fa somigliare, stranamente, ad un Gianni Morandi molto abbronzato.

Ma non è tutto. Fonti bene informate assicurano che ad Obama verranno assegnati altri numerosi premi. Fra i tanti anche il prestigioso premio Pulitzer per il giornalismo; grazie ad un tema che scrisse da ragazzo, una specie di reportage  sui localini di Chicago in cui si mangiavano i migliori hamburger, di cui Obama è notoriamente ghiotto.

La notizia non è confermata, ma pare che sia in arrivo anche un altro prestigioso riconoscimento: il Grammy Award, quale miglior interprete di “I’m singing in the rain“, che Obama usa cantare sotto la doccia.

Intanto, anche in Italia, tanto per celebrare degnamente il presidente USA e le sue straordinarie doti, pare che gli verrà assegnato l’ambito premio televisivo “Telegatto“, grazie alla faraonica messinscena della sua campagna elettorale che, secondo gli esperti del settore, è stata giudicata come “il miglior show dell’anno“.

E non finisce qui. Sembra che altri prestigiosi riconoscimenti verranno attribuiti alla premiata ditta Obama and family. Quasi certa l’assegnazione di un premio “La melanzana d’oro” alla moglie Michelle, grazie al suo grande impegno nel curare l’orto biologico presidenziale. La rivista Vogue, dopo aver assegnato per ben due volte un premio all’eleganza di Michelle, inventerà qualche nuovo riconoscimento per l’acconciatura, le scarpe, lo smalto delle unghie, le spalle da scaricatore di Harlem o per il suo incedere da amazzone appiedata. Insomma qualcosa si inventeranno per omaggiare la First Lady.

Un altro premio speciale verrà creato ex novo apposta per Bo, il cane della Casa bianca, il quale verrà insignito della medaglia “Cucciolo d’argento“, quale miglior “First Dog” degli ultimi 150 anni. L’elenco dei vari premi verrà aggiornato periodicamente, con anticipazioni e curiosità quotidiane, in modo che la Baracka family sia sempre in prima pagina.

E non finisce qui. Una delle prime frasi ad effetto pronunciate da Obama, subito dopo l’elezione, è stata: “Il meglio deve ancora venire“. E questa inquietante affermazione (“Il senso lor m’è duro“, direbbe Dante) è subito finita in prima pagina su tuttti i giornali come titolo d’apertura. Grazie a questa arcana ed indecifrabile previsione per il futuro, roba da far impallidire la Pizia del tempio di Apollo, l’associazione Maghi democratici ha conferito a Barack il premio “Nostradamus” per la miglior previsione presidenziale degli ultimi 300 anni!

E’ incredibile come la gente si faccia ancora abbindolare dalle parole, specie quando non hanno significato e senso pratico. Anzi, più sono vaghe e senza significato e più fanno presa, specie se a pronunciarle è Obama (Come acqua fresca). Ed è ancora più incredibile come la stampa dia tanto spazio a queste emerite sciocchezze e le esalti come grandi affermazioni programmatiche. Già, ma loro ci campano. Questa “perla” presidenziale ha lo stesso valore di “Domani è un altro giorno“, di Rossella O’Hara nella scena  finale di Via col vento!

Ma il momento più toccante della sfida elettorale è stato il discorso del presidente subito dopo l’annuncio dei risultati. Davanti ad un pubblico in delirio (così riportava la stampa), ha esordito, rivolto alla moglie Michelle, affermando che non l’ha mai amata come in quel momento. E che se lui poteva festeggiare la vittoria era perché Michelle, 20 anni prima, aveva accettato di sposarlo. E concludeva dicendo che era felice che l’intera America la amasse. Più che il discorso di un presidente eletto, sembra una scena da una telenovela brasiliana degli anni ’80. Una bella e commovente storia d’amore. Mancava solo il sottofondo con una adeguata colonna sonora, tipo “Love Is A Many-Splendored Thing”!

Oggi, invece, leggiamo che Barack, rivolgendosi ai suoi collaboratori di Chicago per ringraziarli dell’impegno e del lavoro fatto, è scoppiato in lacrime. Davvero toccante, un presidente dalla lacrima facile, si commuove facilmente. Magari, grazie a questa predisposizione alla lacrimuccia, gli assegneranno un ulteriore premio: il “lacrimatoio di bronzo” (tanto per essere in tinta…).

Libia, ribelli e banane

I ribelli libici sono in crisi. Anzi, come ha dichiarato un rappresentante dei ribelli presente alla riunione dei “Volenterosi” a Roma, “rischiano la bancarotta“; come una qualunque impresa, azienda o società quotata in borsa. E visto che rischiano il fallimento e non possono nemmeno far ricorso alla cassa integrazione per ribelli disoccupati, chiedono aiuto, un piccolo aiutino di almeno 2 o 3 miliardi di dollari. Immediata la conferma di sostegno da parte dei “Volenterosi”. Anche il Qatar ha assicurato un finanziamento di 500 milioni di dollari.

Hanno ragione, poverini. Oggi fare i ribelli non è mica come una volta, quando si muovevano a piedi e si rifugiavano nelle foreste. Questi, come abbiamo visto dai servizi in TV, fanno la guerra in pick up! E quelli costano un sacco di soldi, consumano un mare di benzina e quegli esosi dei distributori non gli riconoscono nemmeno lo “sconto ribelli“. Di questo passo, per pagarsi le spese della rivolta, dovranno andare in banca e chiedere un mutuo trentennale. Via, non è serio chiedere un mutuo per fare i ribelli. Ne va della loro reputazione. Ecco perché 2 o 3 miliardini di dollari mi sembrano una richiesta ragionevole. Il minimo per dei ribelli che si rispettino.

Noi che, invece, dobbiamo fare i conti con la crisi, i tagli alle spese ed il debito pubblico, cercheremo di sostenere la causa organizzando una raccolta fondi volontaria. Che so, attraverso la vendita in appositi gazebo nelle piazze d’Italia, di graziosi cestini con datteri e banane di provenienza libica. Ma attenti, che siano quelli con il logo “Le banane del ribelle – Sono buone, sono belle“. Diffidate delle imitazioni. Pare che siano già pronti per essere immessi nella vendita dei cestini taroccati di provenienza cinese. Si riconoscono perché, non avendo i cinesi grande dimestichezza con i frutti tropicali, le banane sono dritte. Oppure si potrebbe organizzare una bella maratona televisiva “Telethon for Libia”. Sul tabellone invece che scorrere i dati sulla somma di denaro scorreranno direttamente i dati sulle armi (fucili, mitragliatrici, bombe, lanciarazzi) che sarà possibile acquistare e donare ai ribelli.

Il 1° maggio in “Bombe intelligenti” scrivevo: “…appena finita la “missione umanitaria” e fatto l’elenco dei danni, comincerà la corsa alla solidarietà, a suon di milioni di euro, per la ricostruzione. Noi siamo fatti così, prima distruggiamo, ma poi paghiamo le spese della ricostruzione“. Non ho dovuto aspettare molto per avere la conferma. Avantieri, nel vertice di Roma, si è infatti deciso di costituire un “Fondo speciale di solidarietà“, per sostenere finanziariamente i ribelli e per cominciare a pensare alla ricostruzione. Lo hanno definito “Un nuovo piano Marshall“. Ecco il titolo del Corriere…

Corriere Libia

Come volevasi dimostrare. Prima bombardiamo e distruggiamo, poi paghiamo le spese della ricostruzione di ciò che abbiamo distrutto con le nostre bombe. Si può essere più stupidi di così? Sì, forse con un piccolo sforzo di fantasia sarebbe possibile. Ma anche così siamo già ad un ottimo livello.

Intanto, giusto per ricordarci che lui è Nobel per la pace e che, quindi, non è secondo a nessuno, il presidente Barack Obama, la settimana scorsa, ha dichiarato di aver già stanziato a favore dei ribelli la bella sommetta di 30 milioni di dollari, per l’acquisto di ambulanze e materiale sanitario. A occhio e croce sono circa 40 miliardi di vecchie lirette. Cavolo, quaranta miliardi per acquistare ambulanze? Ragazzi, ma quanto costano le ambulanze a Bengasi? Boh !?

Obama "incanta" il Corriere.

Mentre è in pieno svolgimento la campagna elettorale USA per le elezioni di medio termine, democratici e repubblicani, per sostenere la loro campagna, cercano finanziamenti. E’ risaputo che da loro i finanziamenti ai partiti sono pubblici, tutti possono devolvere soldi per la causa. Anzi, si organizzano manifestazioni specifiche e finalizzate col preciso scopo di recuperare soldi. Bene, niente di strano. Lo fanno i repubblicani e lo fanno i democratici. Ma come ne parlano i nostri media? Si limitano a riferire le notizie? Magari!

Bisogna ricordare che da noi, come ormai hanno capito anche i sassi, esiste uno strano  tipo di bilancia, per cui quando si valutano le azioni dei nostri partiti e schieramenti politici, secondo le circostanze e la convenienza, questa bilancia adopera pesi diversi. Il risultato è che tutto quello che fa, dice, pensa la sinistra è sempre ottimo, buono e giusto, democratico ed auspicabile. Tutto ciò che fa la destra, fossero anche le stesse cose della sinistra, è sempre sbagliato, anticostituzionale, demagogico, populista, antidemocratico e fascista. Così è, basta saperlo. Già, questo succede in Italia, ma cosa succede quando parlano dei fatti politici di altri paesi? Ecco cosa succede.

Qualche giorno fa, sul Corriere.it c’era un articolo di Alessandra Farkas che parlava proprio di questa campagna di finanziamenti. E riferiva che Michelle Obama, in un solo giorno, è riuscita a raccogliere un milione di dollari. Un miracolo, tanto che la Farkas ne parla in termini entusiastici, con tutte le lodi possibili nei confronti della first lady. Arriva perfino a definire Michelle “sexy ed elegante“. Sarebbe come definire Giuliano Ferrara “aitante e slanciato“. Ma, si sa, è questione di gusti ed i criteri estetici sono sempre soggettivi. Tempo fa una grande rivista americana di moda pubblicò una classifica delle donne più eleganti. E indovinate chi c’era al primo posto. Ma lei, ovviamente, Michelle Obama.

Del resto, è tutto comprensibile nel contesto di quell’innamoramento collettivo verso Obama che  pare aver colpito il mondo come un’epidemia; ne parlavo tempo fa in “Tutti matti per Obama“. Così innamorati che hanno assegnato a Barack il Nobel per la pace…preventivo, in attesa di conferma; una specie di acconto sui futuri miglioramenti. Porta avanti le stesse guerre di Bush, ma Bush era un guerrafondaio sanguinario, Obama è Nobel per la pace. Stranezze della politica. Insomma, per il nostro Corriere anche Michelle ha compiuto un miracolo. Infatti titolava: “Michelle incanta il galà delle stelle“. Ecco, adesso è chiaro, se Michelle cerca fondi per il partito democratico “Incanta il galà…”.

Beh, ma anche i repubblicani cercano fondi. E cosa ci dice il Corriere della raccolta finanziamenti dei repubblicani? Ne parla proprio oggi in un articolo della corrispondente dagli USA. Ed Ecco cosa dice oggi ancora la Farkas: “Elezioni USA, si vince con gli sponsor“. Già dal titolo si capisce che questa volta cambia l’aria, l’atmosfera e non c’è nessuno che “Incanta il galà”. Anzi, c’è aria di cospirazioni, di intrighi, di accordi sospetti, di finanziamenti poco leciti e anonimi. Insomma questi repubblicani non incantano nessuno, ancora meno la nostra corrispondente Farkas, per la quale la campagna finanziamenti dei repubblicani è un “Blitz” organizzato per “Comprare le elezioni“. Infatti, ecco come inizia il suo articolo: “Le elezioni si possono comperare. E’ questo il calcolo dei gruppi conservatori statunitensi che hanno montato un blitz elettorale senza precedenti per assicurare la vittoria ai loro candidati alle elezioni del prossimo 2 novembre.“.

Chiaro? Questa è quella che chiamano libertà di stampa. Ovvero la libertà di manipolare le notizie ed i fatti e presentarli in modo funzionale al pensiero dominante politicamente corretto da “Obama fan club”. Il risultato è questo: se i democratici cercano fondi, Michelle “Incanta“, se li cercano i repubblicani è un “Blitz” per comprare le elezioni. Si vede che anche negli USA cominciano ad usare quella strana bilancia “Made in Italy“. E’ la stampa bellezza…