Dolori e deliri

Ancora due notizie importantissime: Belen a Spoleto ed i dubbi amorosi di Balotelli. Questi due personaggi sono ormai due casi clinici della stampa nostrana. Non passa giorno che non siano in prima pagina, qualunque cosa facciano o non facciano. Ed ancora non si capisce il perché. Mistero.

Ecco lo spazio che  dedica oggi il quotidiano L’Unione sarda alle nostre celebrità. Almeno è onesto e riporta il richiamo in prima pagina, ma sotto la voce “Gossip“. Perché di questo si tratta; puro, semplice, inutile ed insignificante Gossip. E trattandosi di gossip, certe notizie dovrebbero comparire, com’è logico, nelle riviste di gossip. No? Invece le troviamo ovunque, su tutti i siti di informazione in rete, e costituiscono almeno i 2/3 dell’intera informazione. Qualcuno potrebbe obiettare che nessuno ci obbliga a leggerli. Ma non è così semplice, anzi è quasi impossibile, perché quando si leggono le notizie in rete, volenti o nolenti, scorrendo le pagine, leggi almeno i titoli degli articoli. Quindi, anche non volendo, tutti i santi giorni dobbiamo farci l’indigesta scorpacciata di titoli ed immagini gossipare. Anche dove non dovrebbero esserci.

Ecco, per esempio, la notizia riportata oggi sulla prima pagina del Corriere.it “Perché non ho mai provato l’amore vero?”:  con grande evidenza, poco sotto o a fianco di notizie ben più serie e gravi sul flusso di migranti all’est, l’alluvione a Piacenza ed il terremoto in Cile. Ma se questo è gossip, allora è fuori posto, poiché non mi risulta che il più importante quotidiano italiano sia una rivista di gossip. Ma evidentemente deve esserci stato ultimamente un drastico cambio di linea editoriale, visto che, per il Corriere (ma anche per gli altri quotidiani), il dubbio amoroso di Balotelli vale quanto i morti cileni o la devastazione nel piacentino.  Ed immagino che questa domanda angosciante “Perché Balotelli non ha mai provato il vero amore?”, se la pongano tutti gli italiani, compresa la casalinga di Voghera, il precario calabrese, il minatore cassintegrato del Sulcis e la pensionata che cerca di recuperare qualcosa di commestibile fra gli scarti dei mercati. Deve essere così, se il Corriere dà tanta importanza e visibilità ai dubbi amorosi di questo ragazzotto sopravvalutato e pompato dalla stampa. In confronto ai dolori del giovane Balotelli, quelli del giovane Werther sono bazzecole, quisquilie, sciocchezzuole adolescenziali. Tutti hanno diritto di dire sciocchezze o di gingillarsi con i messaggini social; anche i bambini, gli idioti e gli ex boy scout che fanno carriera politica. E tutti hanno diritto di essere stupidi. Ma non per questo tutte le sciocchezze e le stupidaggini devono finire in prima pagina.

Il caso di Belen Rodríguez (ma vale anche per Balotelli e per tutte le altre celebrità del mondo dello spettacolo) sarebbe da studiare nei corsi di giornalismo o di scienze della comunicazione. Non passa giorno che anche questa ragazzotta argentina che ha trovato l’America in Italia, non sia in prima pagina. Una volta dall’Argentina arrivavano tanghi, calciatori e quarti di bue; ultimamente arrivano bond spazzatura, belle ragazze e Papi oriundi. E’ l’evoluzione dei tempi.  Ogni giorno i nostri solerti cronisti trovano qualche spunto e pretesto per sbattere in prima pagina la foto, quasi sempre seminuda, della nostra show girl. In particolare il Giornale le dedica ampio spazio; raramente succede che scorrendo la prima pagina non ci sia una foto di Belen. Mah, avranno un accordo speciale con l’agente, sarà particolarmente simpatica al direttore, avrà qualche parente in redazione; misteri della stampa.

Questo è il pezzo riservatole oggi sul Giornale. La notizia è che partecipa ad una puntata della fiction Don Matteo 10. Ora bisognerebbe aprire un altro discorso su questo prete che, invece che fare il prete, è sempre immischiato in indagini poliziesche. Ma è un’altra storia. La cosa curiosa è che siano arrivati alla decima edizione di questa fiction. Mah, si vede che gli italiani hanno degli strani gusti. Prima le storie erano ambientate a Gubbio, dove ogni giorno c’era un morto ammazzato; una strage che non si vedeva nemmeno nella Chicago degli anni di Al Capone. Ora si sono trasferiti tutti, armi e bagagli, a Spoleto. E la musica non cambia.  E sempre Don Matteo impegnato a risolvere i casi. Certo che ha proprio sbagliato mestiere; doveva arruolarsi fra i carabinieri, invece che andare in seminario. Allora viene il sospetto che sia proprio questo Don Matteo che porti iella e dove va lui succede il finimondo. Ma oggi la notizia è che la nostra Belen fa parte del cast della puntata. E per far apparire la notizia più importante di quello che è, si esagera col titolo: “Belen Rodriguez escort per don Matteo:  a Spoleto folla in delirio“.

Non capisco perché si debba sempre esagerare, ingigantire, esasperare, gonfiare i titoli, usare l’iperbole sempre e comunque, come se qualunque sciocchezza gossipara sia una questione di fondamentale importanza per le sorti del mondo. Ormai questo è lo stile della nostra stampa; fuori dalle righe, fuori dal senso della misura ed anche fuori dal buon senso. Non basta dire che Belen partecipa alla fiction? No, bisogna urlare che “la folla è in delirio“. Un’improvvisa esplosione di follia collettiva; tutti ricoverati in neurologia.  Allora,  vediamo cosa significa il termine delirio.

Delirio: “Stato psicopatologico caratterizzato da un’alterata interpretazione della realtà, anche se percepita normalmente sul piano sensoriale, per una attribuzione acritica di significati abnormi a percezioni, ricordi e idee.” (Enciclopedia Treccani). Delirio: 1) Stravolgimento del giudizio sulla realtà, proprio di forme psicotiche. 2) Stato allucinatorio e confusionale che può verificarsi in seguito a una forte febbre. 3) Perdita della visione razionale a causa di un sentimento, di una passione travolgente. (Sabatini Coletti).

Vista la definizione ci si chiede in quale delle suddette condizioni si trovava la folla di Spoleto per essere definita “in delirio“.  In nessuna, suppongo. Immagino, piuttosto,  che la folla di Spoleto non solo non sia poi così “folla” (al massimo qualche decina di adolescenti e curiosi sfaccendati di passaggio), ma che, soprattutto, non ci sia stato nessun caso di delirio collettivo. Ho la sensazione che, invece, una vera e propria epidemia di delirio, in forma patologica acuta, sia diffusa nelle redazioni dei quotidiani. E’ solo un sospetto. Magari chiamiamo Don Matteo per risolvere il caso.

Ma questa non è informazione, come vogliono farci credere. Queste non sono notizie. Sono insulsaggini e pettegolezzi da cortile mediatico, scorie e scarti di lavorazione, spazzatura maleodorante buona solo per chi ha bisogno di raccattare inutili cianfrusaglie e paccottiglia assortita da stipare nel cervello per illudersi di averlo pieno.

Pensierino poetico sui dolori del giovane Werther (ma va bene anche per quelli del giovane Balotelli)

Stava Werther sulla plancia

con in petto un gran dolore.

Ma non era mal d’amore,

era solo mal di pancia.

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P.S. (19 settembre)

Confermata l’ipotesi di ieri: è in atto una gravissima epidemia di “Delirio” di massa.

Come dicevo ieri, a proposito della “folla in delirio” a Spoleto per la presenza di Belen Rodríguez, temo che si tratti di un’epidemia generale che sta coinvolgendo l’intera penisola. Ecco oggi la conferma a questa ipotesi. Sul quotidiano L’Unione sarda viene riportata questa allarmante notizia: “Quartu, migliaia di fan in delirio“.  Dopo Spoleto, il terribile virus del delirio attraversa il Tirreno ed arriva in Sardegna a  Quartu S.Elena. Non c’è dubbio, si tratta di una gravissima epidemia, tipo Ebola, aviaria, mucca pazza, Aids. Purtroppo è difficilissimo individuare la natura del virus,  poiché Le cause scatenanti la patologia sembrano essere diverse e possono variare secondo il luogo, il giorno, e forse anche il clima.  A Spoleto il delirio è esploso per la presenza di Belen, a Quartu per un concerto dei Tazenda. Evidente che la causa scatenante è sempre la presenza di personaggi dello spettacolo. Resta da capire (ma esperti e scienziati stanno già studiando il caso) quale sia il nesso tra lo spettacolo e la patologia. Gli artisti sono portatori sani del virus e lo diffondono tra il pubblico? Oppure i fan hanno una particolare predisposizione ad essere colpiti da delirio?  Il ritrovarsi in centinaia o migliaia tutti insieme, vicini ed a stretto contatto in uno spazio ristretto, può favorire l’insorgere della patologia? In attesa di risposte a queste angoscianti domande, e magari alla predisposizione di uno specifico vaccino anti-delirio, il consiglio è di tenersi alla larga dai personaggi dello spettacolo e da manifestazioni di piazza.

Balotelli spara ai tifosi

Balotelli ne ha fatta un’altra delle sue. Ieri ha pubblicato su Twitter una foto col fucile puntato verso l’obiettivo (e verso chi guarda) con il messaggio “Un bacio a chi mi odia“. Poi, a seguito delle proteste e degli insulti, l’ha eliminata.

Questo ragazzo ha dei seri problemi; dovrebbe farsi vedere da uno psicologo, ma che sia uno bravo. E’ convinto che gli italiani lo odino perché è nero. Sbaglia, ovviamente. Il suo non è un problema di colore della pelle, è un problema di testa. Non è antipatico perché è nero, ma perché è bizzoso, presuntuoso, infantile, immaturo, capriccioso e insopportabile come un bambino viziato che fa i dispetti per attirare l’attenzione. Grazie all’inconsistenza in campo, è stato in gran parte responsabile (insieme a Prandelli)dell’eliminazione della nazionale dai mondiali in Brasile. Se avesse un minimo di buon senso, se ne starebbe buono e tranquillo e aspetterebbe che passi la bufera e che la gente dimentichi la sua inqualificabile prestazione mondiale. Invece, che fa? Il giorno stesso dell’eliminazione, mentre i compagni restano nello spogliatoio a discutere sul disastro, lui, con le immancabili cuffie in testa che lo isolano dalla squadra e dal mondo, dopo 5 minuti dalla fine della partita lascia i compagni, se ne va solo soletto sul pullman e resta lì per due ore, finché non vanno a chiamarlo e lo costringono a tornare negli spogliatoi. Questo la dice lunga sul feeling fra il nostro “campione” ed i compagni di squadra.

Il giorno dopo, tanto per passare inosservato e fare la persona seria,  si tinge la cresta e la fa bionda. Poi si tinge di biondo anche le sopracciglia. E per rispondere a chi lo criticava posta un messaggio su Twitter dicendo che i negri non l’avrebbero mai scaricato, come hanno fatto gli italiani. E per chiudere in bellezza, offende il Paese che lo ha accolto e adottato, aggiungendo che “Meglio negri che italiani“. Provate voi a dire che “Meglio italiani che negri” e poi vediamo che succede. Dieci procure aprirebbero immediatamente un’inchiesta per gravissime offese razziste. Ma se Super Mario offende l’Italia e gli italiani non succede niente. E’ l’effetto del razzismo al rovescio che ormai domina la nostra cultura. Dopo due giorni, alla faccia degli sportivi italiani, come se niente fosse successo,  è già in vacanza al mare, a Miami in Florida (mica al lido di Ostia), e si mostra ai fotografi mentre fuma, felice e  sorridente  in compagnia della fidanzata Fanny. E ieri, per ingraziarsi la simpatia dei tifosi, fa finta di sparare a chi lo odia. Ma anche in questo caso non succede niente. Se qualcuno postasse una foto col fucile puntato e dedicasse foto e messaggio a Balotelli, finirebbe inquisito per razzismo, minacce ed incitamento alla violenza.  Se lo fa Super Mario non succede niente. Qualunque stupidaggine faccia finisce immancabilmente sempre in prima pagina, perché fa notizia, ma  tutto gli viene perdonato. Chiedetevi il perché. Vi sembra normale?

Tempo fa, in uno dei tanti post in cui parlo di questo “campione“, dissi che, secondo me, non solo non era quel gran campione che i media vogliono farci credere, ma che addirittura, a causa delle sue turbe caratteriali, poteva essere  un elemento di disturbo all’interno dello spogliatoio e creare attriti e tensioni fra i compagni, a scapito del rendimento generale. Visto come è finita in Brasile, direi che forse non mi sono sbagliato di molto; anche se nessuno ha dato importanza a questo fatto che può sembrare ininfluente, ma può risultare, invece, determinante sul rendimento della squadra e, quindi, del risultato finale.

Del resto lui vive in un mondo tutto suo. Lo abbiamo visto anche nelle riprese fatte sul campo prima delle partite. Mentre i compagni facevano gruppo e, tutti in cerchio, parlavano e mettevano a punto gli ultimi dettagli su tattica e schemi di gioco, lui, a debita distanza dal gruppo, sempre con le cuffie alle orecchie, vagava sull’erba pensando ai fatti suoi.  Comportamento inusuale, scorretto e irrispettoso nei confronti dei compagni. Ma nessuno degli “esperti” e commentatori televisivi, sia a Roma che in Brasile, che vedevano in diretta ciò che hanno visto tutti,  lo ha notato e si è chiesto il perché di quell’atteggiamento. Eppure sarebbe stata la domanda più logica e spontanea: “Perché, mentre tutti i compagni fanno cerchio e parlano fra loro, Balotelli con le cuffie alle orecchie resta da solo a 7 o 8 metri di distanza?“.

Stranamente nessuno lo ha notato. O forse hanno fatto finta di non notarlo per evitare di dover dare spiegazioni imbarazzanti e non in linea con l’idea del “campione” e fenomeno del calcio. Mentre altri allenatori e calciatori, vista la posta in gioco, passavano ore a visionare le cassette con le partite delle squadre avversarie (lo hanno riferito i corrispondenti in TV), per capire i moduli di gioco e studiare le contromosse, lui, ad un giornalista che gli chiedeva come intendesse affrontare la forte difesa della Costa Rica (quella che poi ci ha mandato a casa), tomo tomo e cacchio cacchio, risponde che “Non conosco la difesa della Costa Rica“. Vi sembra serio?

Gli altri passano ore a studiare le squadre avversarie, ma lui, cuffie alle orecchie, non se ne preoccupa, ascolta musica e non conosce la squadra che sta per affrontare. Questo è quello che i media fanno passare per campione, per fuoriclasse, per “fenomeno“, come lo definiva prima della disfatta il Corriere, affiancandolo a Messi e Neymar. Quello che è pagato a peso d’oro, guadagna miliardi e va agli allenamenti in Ferrari. Poi va  ai mondiali e non si prende nemmeno la briga di sapere contro chi deve giocare e quali sono le caratteristiche degli avversari. Sembra che sia andato in Brasile per farsi una vacanza. Il fatto che giocasse un campionato del mondo di calcio è  del tutto secondario. Questo è un campione? E’ un atteggiamento serio da parte di un professionista superpagato? E poi si meraviglia che sia antipatico?

No, caro ragazzo, non stai sulle palle, anzi sui palloni, perché hai la pelle nera, ma perché non ci sei con la testa. Ecco il tuo problema, le testa. A forza di sentirsi esaltato e glorificato come supercampione ed essere ogni giorno in prima pagina per le sue imprese quotidiane, si è montato la testa,  anche grazie, o soprattutto,  ai media che lo hanno pompato e ne hanno fatto un personaggio da copertina, non per i suoi particolari meriti sportivi (che non ha), ma perché è il testimonial ideale per la campagna terzsomondista, accoglientista, multietnica e multiculturale dei buonisti di casa nostra. E’ quello che continuo a ripetere da tempo.

 A quanto pare, visti anche i risultati della trasferta brasiliana, non avevo torto. Ora, pare che lo abbia capito anche Prandelli (Balotelli non è un campione). Un po’ tardi, ma anche il nostro  CT è arrivato a capire quello che avevano già capito milioni di italiani. Certo, sarebbe stato meglio se lo avesse capito un po’ prima. Invece, per sua stessa ammissione, per anni ha costruito una squadra e gli schemi di gioco, in funzione del “campione” Balotelli. Solo una questione tecnica, di capacità individuali dei calciatori o di moduli di gioco? Sicuri che fra i motivi che determinano la convocazione dei calciatori non ci siano anche, non dico pressioni, ma almeno amichevoli “suggerimenti” da parte delle squadre di appartenenza, della Federazione, degli sponsor e di chi sa quali altri interessi?

Qualcuno ricorda, giusto per fare un esempio del passato, i mondiali del Messico ’70 (quelli dell’indimenticabile Italia, Germania 4 a 3) e la famosa “staffetta” fra Mazzola e Rivera, che giocavano un tempo per uno? Siamo sicuri che fosse per motivi tecnici e tattici e non perché (come pensai allora e ne sono ancora convinto) dovevano giocare entrambi, perché uno dell’Inter e l’altro del Milan? Siamo sicuri che Prandelli abbia puntato su Balotelli come punta fissa e gli abbia costruito la squadra intorno, nonostante non fosse al massimo della forma e non  avesse mostrato un rendimento soddisfacente nelle partite di qualificazione ai mondiali,  perché è il più bravo fra gli attaccanti italiani e non per qualche altro strano e misterioso motivo? Sicuri, sicuri? Visti gli enormi interessi economici che ruotano intorno al mondo del calcio, io qualche dubbio ce l’ho; e me lo tengo.

Poi, fatto il patatrac, e riconosciuto che il suo “progetto tecnico” è miseramente fallito, anche lui se ne esce, tomo tomo e cacchio cacchio, a dire che “Balotelli non è un campione“. Tipica conclusione all’italiana; tutti sono pronti ad assumere incarichi, specie se ben retribuiti, anche senza avere particolari titoli, capacità e meriti, combinano guai e disastri (tanto paga Pantalone) ed al momento della resa dei conti e dell’assunzione delle responsabilità “Io non c’ero e se c’ero dormivo…”. L’Italia è il Bel Paese in cui, contrariamente a quanto recita il famoso detto popolare,  tutti rompono, ma nessuno paga.

Eppure, ad essere sinceri, anche altri osservatori avevano notato come questo presunto campione in realtà fosse un bluff. Del resto per capire se un calciatore è bravo o è un brocco, non c’è bisogno di essere grandi esperti, giornalisti di grido o aver soggiornato a  Coverciano. Basta un minimo di attenzione e guardare quello che succede in campo. Anche un bambino capisce che fra un Robben che macina chilometri, senza fermarsi un attimo, ed un Balotelli che sembra uno spaventapasseri (che, però, non spaventa nessuno), fermo, isolato, lento nei movimenti, che appena riceve la palla, invece che giocarla come un normalissimo attaccante fa e deve fare,  non vede l’ora di liberarsene, sbaglia anche i passaggi più elementari e che basta sfiorarlo o soffiargli addosso per farlo cadere, c’è una bella differenza. La differenza che passa fra un campione ed un bidone.

Esperti e pronostici.

In quanto agli “esperti“, quelli che vediamo pontificare in TV, dagli studi di Roma o di Rio de Janeiro, ve li raccomando. Hanno l’aria e la supponenza di chi ha la verità in tasca e sa tutto, ma proprio tutto del calcio. I loro giudizi sono incontestabili. Sono gli stessi che, prima dell’inizio del mondiale ogni giorno cantavano odi di gloria al Supercampione Balotelli, quello che  sarebbe “esploso” (così dicevano) con tutte le sue potenzialità e ci avrebbe regalato grandi soddisfazioni, gol a grappoli, vittorie e, forse, anche la coppa. Ecco, quelli, gli esperti.

Quelli che, prima della partita fra Spagna e Olanda esprimevano giudizi altamente positivi sui campioni del mondo in carica, sulle grandi doti individuali dei fuoriclasse spagnoli e sul fatto che avrebbero vinto facilmente la sfida con gli olandesi. Prima dell’inizio della partita, uno degli “esperti illuminati“, su richiesta del conduttore, fece il suo pronostico: Spagna-Olanda: 2 a 1.  Infatti, alla faccia degli esperti, l’Olanda strapazza la Spagna per 5 a 1! Altra previsione prima della partita fra Brasile e Germania. Grandi lodi ai supercampioni della “Selecao” (invece che dire semplicemente “Brasile“, esperti in studio e cronisti la chiamano così, “Selecao“, è più chic e fa tanto “esperto” e poliglotta). E infatti, alla faccia degli esperti e dei loro pronostici, succede quello che nessuno avrebbe mai immaginato: la Germania umilia il Brasile con un 7 a 1 che resterà nella storia del calcio brasiliano come un’onta, una tragedia nazionale.

Per tornare al nostro supercampione nazionale, per avere il sospetto che Super Mario non fosse proprio quel fenomeno che i media esaltano,  bastava leggere questo pezzo, uno dei tanti, apparso a marzo scorso, quando ancora si era in tempo per decidere sulle convocazioni per il mondiale: “Balotelli, il grande bluff; non è da mondiale“. Lo avevano capito in molti, ma pochi avevano il coraggio di dirlo.  I più facevano come le tre scimmiette. Che abbiano qualche interesse particolare a creare miti e campioni o distruggerli, o spingere e proporre alcuni calciatori invece che altri? Certe volte si resta allibiti davanti alla faziosità e partigianeria della stampa; e non solo di quella sportiva. Ma, come il cuore, anche la stampa ha delle ragioni che la ragione non comprende. Magari la “ragione” è solo quella di assecondare l’editore o di far cosa gradita ai grandi club (in qualche modo, prima o poi se ne ha un ritorno). Insomma, l’importante è portare a casa la pagnotta perché “tengo famiglia“. Non servono tante ragioni, questa basta e avanza.

Ora, però, dopo la figuraccia rimediata dalla nostra nazionale, costruita su Balotelli, molti hanno cambiato di colpo giudizi e atteggiamento, secondo il più classico voltagabbana italico. Ora Balotelli non è più quel grande campione, in realtà è bravo, ma non troppo, ha delle potenzialità, ma deve maturare,  forse è stato sopravvalutato, forse non è un fenomeno da paragonare a Pelé o Maradona. Insomma, poco ci manca che gli stessi commentatori che fino ad una settimana fa lo esaltavano, dicano chiaro e tondo che Balotelli è un bidone. Lo ha capito anche Berlusconi il quale ha dichiarato che il Mondiale lo ha perso lui, perché doveva vendere Balotelli per 35 milioni, ma dopo la sua disastrosa prova brasiliana, ne vale la metà (e a quanto pare nessuno lo vuole più). E bravo Berlusconi, un altro che lo ha capito troppo tardi, forse a causa dei primi sintomi di senescenza. Ma, come ha dichiarato Apicella due giorni fa, “Ormai Silvio non è più quello di una volta“. Appunto.

Eppure anch’io, che non sono esperto di calcio, non vado allo stadio, non sono nemmeno tifoso secondo l’accezione comune, non sono un assiduo frequentatore del  bar dello sport e non passo ore a discutere di schemi, moduli e tattiche (al massimo, per quel pizzico di campanilismo che abbiamo in dotazione, se vince la squadra della mia città mi fa piacere, se perde pazienza), qualche sospetto sul valore di questo ipotetico fuoriclasse lo avevo e lo scrissi il 31 gennaio 2013 in questo post “Razzismo e danza della pioggia“.

Prendevo spunto da un articolo comparso su Repubblica, in cui, come si fa da anni,  si esaltava il valore di Super Mario ed il suo ritorno in Italia. Un grande colpo di mercato, secondo Repubblica che titolava: “Balotelli al Milan; che colpo!”. Per la cronaca, venne acquistato per 20 milioni di euro, più 3 di bonus con un contratto che garantiva al nostro “campione” un quadriennale da 4 milioni all’anno. Capito, cari italiani pensionati, precari, disoccupati, cassintegrati, che fate fatica a abarcare il lunario? Ecco perché poi questi pallonari si montano la testa e viaggiano in Ferrari; li pagano con 4 milioni all’anno, 8 miliardi delle vecchie care lirette. Alla faccia dei tifosi che si identificano in questi idoli fasulli e per difendere squadra, maglie, colori sociali e calciatori, si scannano fra ultras delle curve (e qualche volta ci scappa il morto) e rinunciano ad altre cose più importanti per pagarsi l’abbonamento allo stadio o per seguire le loro imprese pedestri su canali TV a pagamento.

Ecco cosa scrivevo in quel post: “Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo… pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.”.

Appunto. Ora siamo giunti alla resa dei conti. Prandelli riconosce che Balotelli non è un campione, ma ormai il disastro è fatto. Ed anche Berlusconi si è pentito di non averlo venduto prima e, quasi certamente, si era già pentito di averlo acquistato; troppo tardi. Questo è un altro vizietto che purtroppo ci costa molto caro: commettere gravissimi errori e dover aspettare anni prima di capire e riconoscere di aver sbagliato. Quando lo si capisce, purtroppo, è ormai tardi per riparare. Lo stesso errore che stiamo commettendo in politica, dando credito a ciarlatani e sbruffoni, a ruffiani, portaborse, mezze calzette, corrotti e corruttori, venditori di fumo, piazzisti e pifferai magici. Lo stesso tragico errore che stiamo commettendo, incuranti delle conseguenze devastanti per l’intera società, con una scellerata campagna buonista che ogni giorno esalta le delizie dell’immigrazione indiscriminata (sono “preziose risorse” dicono Kyenge e Boldrini, mentre tutti i buonisti fanno eco in coro), dell’accoglienza, della tolleranza, dell’integrazione e di una società multietnica e multiculturale che segnerà la fine della civiltà occidentale.

Diamo tempo al tempo. Così come per i “campioni bluff“, arriverà il giorno in cui qualcuno si renderà conto del gravissimo errore, dei danni prodotti da questa ideologia sciagurata, magari riconoscerà le proprie responsabilità (ma non è detto) e forse emigrerà in Turchia. E gli italiani? Beh, agli italiani non resterà che rimuovere le macerie, pagare i danni e ricominciare da capo. E siccome non è scontato e non è sempre vero che dagli errori si impara, cominceranno a seguire i nuovi pifferai che nel frattempo hanno preso il posto di quelli vecchi e ci porteranno alla prossima tragedia. Ammesso che ci siano sopravvissuti.

Qui alcuni post su Balotelli: “Balotelli News“.

 

Hanno detto…

Dichiarazioni quotidiane di straordinaria banalità.

Dopo 34 anni dalla strage, finalmente la svolta storica. Il Presidente Napolitano, che non riesce a star zitto un solo giorno, nemmeno se lo torturano, rilascia la sua quotidiana dichiarazione su tutto lo scibile umano. Oggi tocca alla tragedia di Ustica  (Vedi ANSA). E cosa dice di nuovo, importante e fondamentale per far luce su quella tragedia? Dice che bisogna “accertare la verità“. Ecco a cosa servono i presidenti; a dire ciò che nessuno si aspetta, a sorprendere con visioni della realtà invisibili e sconosciute al popolino, a fornire spiegazioni di misteri inspiegabili, ad essere faro di riferimento per le menti deboli e confuse, ad illuminare il popolo ignorante e distratto, dispensando ogni giorno  perle di saggezza e di genialità. A nessuno verrebbe in mente di dire che su Ustica bisogna accertare la verità. Sono intuizioni straordinarie che vengono solo ai più geniali. Per questo sono presidenti e voi no.

Ecco un’altra sconvolgente rivelazione: Balotelli riconosce di aver sbagliato (ANSA). Ma va, sa che nessuno ci aveva fatto caso? Però ora, dopo aver litigato con tutti i compagni di squadra e con lo stesso CT ed aver contribuito in maniera determinante a farci eliminare dai mondiali, si scusa e dice di aver “capito la lezione“. Già, ma ormai il danno è fatto! Ora, però anche noi vorremmo capire la lezioncina di Prandelli. Significa che per quattro anni ha  messo su una squadra creata su misura ed in funzione di Balotelli, che poi si dimostra un bidone, e tutto, alla fine, si risolve nell’aver spiegato la lezioncina a Balotelli che, finalmente, l’ha capita? Caro Prandelli, ma non poteva spiegargliela un po’ prima? E come mai ha impiegato tanto tempo a capire che questo ragazzo aveva qualche leggerissima difficoltà di apprendimento e, forse,   aveva bisogno di un insegnante di sostegno?  Non sarà che non seguiva le lezioni perché anziché ascoltare Prandelli, come facevano i suoi compagni, lui ascoltava musica con le cuffie eternamente alle orecchie? Ma se questo ragazzo ha ancora bisogno di queste lezioncine elementari, invece che chiamarlo in nazionale perché non lo rimandano alle scuole materne, così ricomincia da zero e, con calma, impara le più elementari regole del vivere umano? Ma, soprattutto, ricordatevi di togliergli le cuffie.

Prandelli, Balotelli e la brioche

Prandelli e  Balotelli mi ricordano il famoso sketch della brioche di Ric e Gian in cui un cliente al bar chiedeva cappuccino e brioche e, nonostante il cameriere gli avesse detto che le brioche erano finite, cambiava ordinazione e chiedeva cioccolato e…brioche, latte e…brioche etc. Il nostro CT ha una inspiegabile e insana “attrazione fatale” per il sopravvalutato,  super stimato, super esaltato, super pagato Super Mario. Lo ha provato e riprovato in amichevoli e incontri ufficiali, senza ottenere grandi risultati; anzi, molto deludenti. Non è riuscito a segnare nemmeno contro il Lussemburgo (!). Ma nonostante le non brillanti prestazioni del nostro Super (?) Mario ed il fatto che riesca a segnare solo raramente e per fortuite e fortunate coincidenze, continua a convocarlo, a farlo giocare, ad inventare moduli, tattiche e schemi di gioco finalizzati sempre a lui ed infine portarselo in Brasile e confermarlo come unica punta avanzata e fissa. E tiene in panchina Immobile, quello che, essendo il capocannoniere della serie A, sarebbe il candidato logico, naturale e più sensato per il ruolo di punta. Ma evidentemente il nostro CT ha delle strane e bizzarre idee. Del resto, quando si lavora a lungo con i palloni è quasi normale ed inevitabile che si finisca per ragionare con le palle.

Solo, poco propenso a muoversi e cercare e giocare la palla, svagato, quasi assente mentalmente, poco partecipe al gioco di squadra, Balotelli si ritrova quasi sempre isolato in avanti, raramente si sposta dalla sua posizione, quando riceve palla regolarmente la perde e sembra che sia lì non per giocare una partita, ma per assistervi, mentre tutta la squadra corre per procurare palle giocabili al super campione, il fenomeno, il fuoriclasse che, invece, fa la figura dello spaventapasseri, senza, peraltro, spaventare nessuno. Anche autorevolissimi commentatori sportivi, che in passato hanno sempre esaltato esageratamente (chissà per quali strani motivi che poco hanno a che fare con il reale rendimento del calciatore) il nostro presunto fuoriclasse, dopo le ultime prestazioni cominciano ad avere dubbi sulla scelta di Prandelli di farlo comunque giocare e confermarlo come punta unica.

Tanto che anche lo stesso Prandelli, dopo l’ultima deludente prova dell’intera squadra e di Balotelli in particolare, già nel corso dell’ultima gara ha cercato di correre ai ripari, provando altre soluzioni tattiche. Siamo in pieno torneo, ogni partita è decisiva per proseguire o tornare a casa, ma Prandelli sta ancora sperimentando schemi e moduli di gioco! Balotelli non funziona, non è in forma, non gioca come dovrebbe e non segna? Bene, allora invece che sostituirlo e lasciarlo in panchina (o rimandarlo a casa col primo volo di linea) facciamo giocare Cassano e…Balotelli. Balotelli non segna ancora? Facciamo giocare Insigne e…Balotelli. Ancora Balotelli non funziona? Allora proviamo con Cerci e…Balotelli. E per l’ultima sfida decisiva, oggi,  con l’Uruguai, proviamo Immobile e…Balotelli; e speriamo in un miracolo. Se non funziona nemmeno così forse giocherà direttamente lui, Prandelli e…Balotelli, oppure il magazziniere e Balotelli o il cuoco e Balotelli. Sì, è proprio come la scenetta della brioche.

Ormai il CT Prandelli, forte del suo ruolo e della sua notorietà, viene sfruttato anche dalla pubblicità. Così lo vediamo in TV fare degli spot ed in rete abbiamo sempre sotto gli occhi questo banner a lato che spunta in ogni pagina che visitiamo. Tiene in mano una lampadina per pubblicizzare un’azienda di forniture elettriche. Visti i risultati, ho paura che quella lampadina che dovrebbe illuminare l’Italia si trasformi in un pungente carciofo, di quelli sardi spinosi, e che oggi, come dice lo slogan, non si giochi solo il futuro dell’Italia, ma contro l’Uruguai si giochi anche il suo futuro, caro Prandelli, anche il suo. Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma temo che se continua a fissarsi con moduli e schemi ormai palesemente sbagliati, la nostra nazionale dovrà mettere una bella pietra sopra al mondiale di calcio. Anzi, sarà una pietra tombale, una lapide sulla quale sarà scritto questo epitafio “Andarono con Prandelli e tornarono a brandelli“. Spero di sbagliarmi…

Per dovere di cronaca bisogna dire che questo sketch di Ric e Gian è una variazione sul tema di un altro vecchio sketch di Macario “Il gelato al pistacchio“.

 

Balotelli news

Resta un mistero il perché questo ragazzotto strapagato e sopravvalutato sia sempre sotto i riflettori. Non passa giorno che sulle prime pagine dei quotidiani non ci sia un box dedicato a lui, con tanto di foto e di titolo sulle sue imprese di giornata. Tutto ciò che lo riguarda fa notizia: quello che fa o non fa, quello che dice o non dice, se segna, se non segna, se gioca, se sta in panchina, se va ad allenarsi in Ferrari, se è in forma o meno. Strano che non abbiano ancora creato una nuova rivista dedicata esclusivamente a lui “Balotelli news: tutto Mario minuto per minuto“.

Anche ultimamente, ogni volta che c’era qualche notizia sugli allenamenti degli azzurri, immancabilmente la foto a corredo dell’articolo era la sua. Pochi giorni fa si è giocata l’amichevole col Lussemburgo. Pareggiano (!?) e segna Marchisio. E chi finisce in prima pagina? Sempre lui, Balotelli; se segna, se non segna, se sta in panchina o se dorme. Ora la nostra nazionale di calcio è in Brasile. I giocatori convocati sono 23. Ma i nostri media hanno occhi ed attenzione solo per uno, sempre lui; gli altri 22 sono solo comparse casuali. E chi finisce sempre in prima pagina? Ovvio, sempre e solo lui, Super Mario. Vediamo, giusto per dire che non è che mi sto inventando niente, come oggi il solito Corriere.it dedica lo spazio ai mondiali brasiliani ed alla nostra rappresentativa…

Tre box a metà pagina. Il primo, grande, dedicato a Balotelli e Cassano. Il secondo sembra dedicato a Prandelli. Ma è solo un pretesto perché in effetti serve a riferire cosa Prandelli dice di…Balotelli. Il terzo ancora dedicato a Balotelli ed alle sue prodezze in volo.  Uno “speciale”  del Corriere dedicato ai mondiali di calcio che propone tre box, tutti e tre che parlano di Balotelli. E gli altri 22 giocatori? Scomparsi nella giungla amazzonica? Vi sembra normale? Sono io che esagero nel contestare questa eccessiva attenzione dei media nei confronti di questo calciatore? Sarà, ma ho la sensazione che, come ho detto spesso in passato, tanta esposizione mediatica faccia parte di una strategia precisa che, all’interno di una campagna a favore dell’immigrazione, dell’accoglienza, dell’integrazione e del terzo mondo, ha fatto di Balotelli il testimonial ideale. E’ lo stesso criterio per il quale la Kyenge è diventata ministro. Ecco perché è sempre in prima pagina; è funzionale alla causa dei buonisti e terzomondisti di casa nostra. (Qui diversi post dedicati al nostro eroe calcistico nazionale. “Balotelli news“).

Aggiornamento 10 giugno 2014

A tre giorni di distanza da questo post, ecco un’altra conferma. Oggi, ancora sul Corriere nella sezione “Brasile 2014” due box su tre sono ancora dedicati a lui: Balotelli

Il primo annuncia che Mario si sposa; notizia, come è facilmente intuibile, di fondamentale importanza per l’umanità.  Il terzo svela il dubbio di Prandelli sul fatto che Balotelli e Immobile possano giocare insieme. Il nostro amletico allenatore è pieno di dubbi, deve ancora chiarirsi le idee. Notare che  solo una settimana fa gli azzurri, con Balotelli e Cassano in campo, hanno pareggiato 1-1 con un modestissimo Lussemburgo. E non ha segnato il super campione Balotelli, ma Marchisio. Ieri, in Brasile, contro il Fluminense, una squadra di tutto rispetto, certo più forte del Lussemburgo, fuori Cassano e Balotelli,  l’Italia ha vinto per 5-3. Hanno segnato Immobile (3) e Insigne (2). Qualunque imbecille, visto il risultato e la sintonia fra i due attaccanti, sceglierebbe quella coppia in attacco. Prandelli no; lui resta fermo nella scelta di Balotelli, anche se non segna. Provate a dare una spiegazione plausibile e razionale.

Qualcuno potrebbe dire, però, che non c’è niente di strano, che nella sezione “Brasile 2014”, dedicata ai mondiali di calcio, si parli di Balotelli. E’ il calciatore più in vista, quindi è normale che se ne parli. Già, peccato che sembri che in Brasile ci sia solo lui. E gli altri 22 convocati della nazionale? Sono in giro per la foresta amazzonica a caccia di farfalle? Ma allora come si spiega che poco sotto la sezione “Brasile”, nella sezione “Video del giorno“, ci sia in bella evidenza quest’altro box ancora e sempre su Balotelli che annuncia Urbi et Orbi il suo attesissimo (!?) ritorno su Facebook? Un caso? Pura coincidenza? Non credo proprio, troppe coincidenze diventano una precisa scelta editoriale. Una esposizione mediatica voluta e perseguita intenzionalmente.

Sarò io che sono prevenuto? Sarà che questo ragazzotto super pagato, arrogante e presuntuoso, che è famoso per le sue bischerate quotidiane più che per le prodezze in campo,  mi sta leggermente sui palloni? Ma cosa pensano gli italiani di questo Super Mario nazionale? Ieri, ancora sul Corriere, è stato lanciato un sondaggio fra i lettori: “Chi preferite in attacco? Balotelli o Immobile?”. Ed ecco il risultato che non lascia dubbi sulla scelta degli italiani: Immobile batte Super Mario 85.7 a 14.3. Più chiaro di così…

Meno male, allora non sono solo io ad avere questa opinione di Balo. Oppure l’85% dei lettori del Corriere sono prevenuti? E’ chiaro per tutti quale sia la scelta dei tifosi; per tutti eccetto per Prandelli. Strano, sembra quasi che la scelta di Balotelli non sia dettata da motivazioni tecniche, ma abbia altre misteriose spiegazioni. Non so voi, ma io un’idea ce l’ho e l’ho già espressa spesso in passato. Sarà, non sarà, mah…

Strano, ma vero

Quando la realtà è in bilico fra il trash, il kitsch, l’assurdo, il grottesco, il surreale; talvolta leggere le news ricorda quelle rubriche “Incredibile, ma vero“. Ecco alcuni esempi presi dalla cronaca.

Il governo del Bomba si prepara a nominare alti dirigenti di Enti, Aziende pubbliche, Società quotate in Borsa. Insomma, è il momento cruciale della sistemazione di uomini fidati nei centri di potere; è l’applicazione pratica della strategia gramsciana della conquista delle “Casematte”  che a sinistra applicano benissimo da decenni. La novità è che anche queste nomine saranno fatte, come dice la didascalia, tenendo conto della parità di genere. Ormai tutto viene visto sulla base della parità. Non conta più la preparazione, le  capacità, l’esperienza, il curriculum. No, conta il genere. Quindi, procederanno nominando alternativamente un uomo, una donna, un uomo, una donna. Però, visto che esiste anche il terzo genere, i trans, e che ormai hanno conquistato il diritto alla visibilità ed all’attenzione del pubblico, bisognerebbe tenerne conto. Allora bisognerebbe fare le nomine così: un uomo, una donna, un trans, un uomo una donna, un trans. Mi sembra la soluzione giusta. No?

La bellezza è un’opinione

A proposito di…ecco la trans più famosa d’Italia. Ormai è sempre in prima pagina, spopola su riviste, internet e televisione. Ospite ricercatissima da tutti i salotti  ciarlieri e gossipari. Perché è particolarmente brava, simpatica, intelligente, preparata, colta, bella, esperta di qualcosa? No, solo perché è trans! Ma oggi il trans va come il pane. L’altra domenica era ospite al pomeriggio su RAI 1 all’Arena di Giletti. L’hanno invitata per darle modo di spiegare perché a Modena le hanno negato di tenere una lezione al liceo sulla diversità e sulle delizie dell’essere trans. Una volta a scuola si studiava latino, greco, storia, letteratura, matematica. E per insegnare bisognava essere dotati di regolare titolo di studio che abilitasse all’insegnamento di una materia specifica. Oggi basta essere trans e vai a tener lezione in un liceo. Il giorno dopo era ospite, in prima serata, nel programma “Quinta colonna” di Del Debbio su Rete4. Poi, pare che sia diventata opinionista fissa del “Grande fratello“. Sabato scorso era ospite a “TV talk” di Bernardini su RAI 3. Basta e avanza, anche se, visto che guardo pochissimo la TV e molto raramente al mattino,  temo che sia stata presente anche in altri salotti TV.

Non c’è che dire, ha più spazio e visibilità Luxuria di quanta ne avesse Rita Levi Montalcini. E non dico altro, per carità cristiana e per evitare accuse di transfobia. Il bello è che ormai viene considerata “normale” ed imposta dai media come testimonial del nuovo corso culturale, quello della confusione sessuale e di genere. Vogliono convincere la gente che essere trans sia del tutto naturale, accettabile, anzi bello. Ecco perché vanno a spiegarlo anche nelle scuole. Infatti, il nostro Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, si sente “bella”. Ma, come ho già detto di recente, queste imposizioni culturali e l’atteggiamento compiacente dei media si scontrano con il pensiero ed il sentire comune della gente. Questo box era presente qualche giorno fa nella Home di Tiscali. Volete sapere cosa pensano i lettori di Luxuria e della sua “bellezza“? Leggete i commenti alla fine dell’articolo: “Vladi Luxuria, vuoi sapere come faccio ad essere così bella?”.

Il testimonial nero

Se Luxuria è il testimonial preferito dei sessualmente confusi, Balotelli lo è dei buonisti sostenitori della società multietnica, multiculturale, dell’accoglienza, dell’integrazione e delle porte aperte all’immigrazione di tutti i disperati del mondo.  Tanto è vero che il nostro “Super Mario” (che per molti è, invece, solo una montatura) è sempre in prima pagina, qualunque cosa faccia o non faccia. Deve esserci perché aiuta la causa. E infatti non passa giorno che, sui quotidiani in rete,  non abbia qualche box riservato, con le ultime imprese della giornata. Lui è sempre in primo piano, anche quando non c’entra niente. Esempio pratico.

Ieri si giocava la partita fra Milan e Catania. Su alcuni quotidiani si poteva seguire la cronaca della partita in diretta. Ad un certo punto, segna il Milan con Montolivo. Ed ecco, nell’immagine sopra,  come L’Unione sarda, riporta la notizia. Segna Montolivo, ma mettono la foto di Balotelli. Provate a chiedervi il perché. E non è il solo. Anche il quotidiano Libero usa lo stesso metodo, come vediamo nell’immagine a lato: “Il Milan vince ancora…”, ma nella foto non si vede Montolivo, ma Balotelli. Sì, proprio bravo Super Mario, anche quando segnano gli altri, sembra che il merito sia suo. E’ una sovraesposizione mediatica ed una supervalutazione che dovrebbe almeno farci sorgere qualche dubbio sulla correttezza dell’informazione e sull’uso strumentale di questo calciatore. Ma naturalmente per i puri di cuore e per le anime belle terzomondiste non c’è niente di strano; tutto nella norma.

A proposito di immigrazione

La Chiesa è apertamente schierata con i terzomondisti ed i militanti della società multietnica e multi religiosa. Sono favorevoli all’immigrazione, sostengono l’accoglienza, sono favorevoli alla costruzione delle moschee, auspicano la pace e Papa Bergoglio dice che i musulmani “sono nostri fratelli“. Chissà se è informato sulle quotidiane stragi di cristiani che avvengono in Africa ogni giorno. E’ una autentica caccia ai cristiani da parte di bande di musulmani. Ma il Papa dice che sono nostri fratelli. Anche Caino e Abele erano fratelli. Ed il cardinale Scola dice che il futuro di Milano è degli stranieri. Cari milanesi, se così è, per voi non c’è più posto, non c’è futuro. E visto che il terzo mondo si sta trasferendo da noi, fra poco non ci sarà posto nemmeno per gli italiani. Il Bel Paese sarà riservato agli stranieri. E se, come italiani,   non volete finire per essere una minoranza tutelata dal WWF, non vi resta che emigrare, magari in Libia.

Poi, se fra i datteri e i cammelli della Tripolitania vi annoiate e proprio avete nostalgia della Madonnina, potete sempre travestirvi da beduini, imbarcarvi sul primo barcone in partenza per Lampedusa, dove avrete vitto e alloggio gratis assicurato, più fondo per piccole spese, sigarette e ricariche telefoniche, tutto offerto dagli italiani accoglienti. Poi trasferitevi a Milano dove, finalmente, il cardinale Scola, il sindaco Pisapia ed uno stuolo di associazioni umanitarie faranno di tutto per assegnarvi una casa, darvi un lavoro, l’assistenza e tutti i diritti possibili. Così, finalmente avrete tutti i titoli per vivere tranquillamente a Milano da stranieri.  Ed il futuro sarà vostro. Auguri.

I valori della vita

Recentemente Dario Franceschini è stato colpito da un infarto. Fortunatamente si è risolto bene e dopo qualche giorno di riposo è tornato alle dure incombenze da ministro per i Beni Culturali. Franceschini è  quello che quando crollò un muro a Pompei chiese subito le dimissioni dell’allora ministro Bondi, accusandolo di essere direttamente responsabile del crollo. Ultimamente ci sono stati una serie di crolli a Pompei, ad Ercolano e pure a Roma. Ma nessuno ha chiesto le dimissioni dei ministri in carica, prima Bray ed ora Franceschini. Nemmeno il nostro Dario dalla memoria corta ha pensato mai di dimettersi. Evidentemente c’è muro e muro e c’è ministro e ministro. Se cadono i muri quando i ministri sono del PD non succede niente; normale amministrazione. Potrebbe sprofondare tutta Pompei, ma nessuno sarebbe responsabile; meno che meno i ministri, specie se sono del PD. E’ un’applicazione del relativismo democratico: “Tutti i ministri sono uguali, ma alcuni ministri sono più uguali degli altri“. Eppure Franceschini ha tratto un utile insegnamento dal coccolone che lo ha colpito. Dice che grazie all’infarto ha capito quali siano i veri valori della vita. Cari italiani, rendiamoci conto che se siamo governati da gente che, per scoprire i valori della vita, ha bisogno che gli venga un infarto, siamo messi molto male; noi, ma lui anche peggio.

Bufale di giornata

L’informazione è sempre meno attendibile. Ormai sulla stampa, in TV ed in rete,  più che notizie serie, circolano bufale e inutili gossipate di vario genere, nazionali ed estere.  L’importante è riempire le pagine. Poco importa che spesso  si tratti solo di spazzatura. Vediamo qualche esempio recente.

L’arcivescovo ed il sesso orale.

Questa notizia compariva ieri su tutti i siti d’informazione. Ovviamente ha scatenato una bufera di commenti scandalizzati ed ha fornito l’occasione per rinnovare gli attacchi alla Chiesa. Oggi si scopre che si trattava di una bufala. Era in realtà un pezzo riportato, già quattro mesi fa,  dal settimanale umoristico spagnolo El Jueves, successivamente ripreso e divulgato in rete, spacciandolo per notizia vera.  Ma nessuno ammette la figuraccia. Solo il Giornale oggi riporta la notizia, scusandosi con i lettori e chiarendo l’equivoco: “La bufala del vescovo di Granada favorevole al sesso orale“.

La grande bellezza e Benigni.

Questo box compare oggi nella Home del Corriere. Il titolo non lascia adito a dubbi: il ruolo di Jep Gambardella era destinato a Benigni. Visto che lo dice l’autorevolissimo Corriere, prendiamo per buona la notizia e  non leggiamo nemmeno l’articolo; ci fidiamo.  Ma poi, leggendo altri quotidiani in rete, vediamo che c’è una smentita:  “Benigni nel cast di Sorrentino? Mai…”. Chi avrà ragione? Allora, per accertarci, torniamo sul sito del Corriere e leggiamo il pezzo. La cosa curiosa è che   già dal titolo si resta perplessi: “Contarello a Padova: il ruolo di Jep doveva essere di Benigni. Anzi no.” Ma come, si contraddice già nel titolo? Ebbene sì. Ecco l’incipit del pezzo che riporta virgolettata una dichiarazione dello sceneggiatore Contarello: “Vi svelo un piccolo segreto: Quando io e Paolo Sorrentino abbiamo finito di scrivere la sceneggiatura di La grande Bellezza, il copione è stato presentato a Roberto Benigni; era lui che doveva fare il ruolo che poi è stato di Tony Servillo. Ma Benigni ha rifiutato: diceva che la storia non stava in piedi.”. Chiaro, limpido, parole sue. Ma il giorno dopo smentisce tutto con un’altra dichiarazione: ” Non ho mai detto che il ruolo di Jep Gambardella fosse stato pensato per Roberto Benigni e che da lui fosse stato rifiutato: il personaggio è stato immaginato e costruito sin dall’inizio per Toni Servillo.”. Entrambe le dichiarazioni vengono riportate nello stesso articolo; dichiarazione e smentita. Ma allora perché nel titolo del box si dà per scontato che sia vera la prima dichiarazione? Ma, soprattutto, se è già appurato che si tratta di una affermazione smentita e, quindi, da non prendere in considerazione, perché la si pubblica in prima pagina? Giusto per riempire gli spazi? Misteri della comunicazione.

Il bacio fra sconosciuti.

Ecco un’altra bufala di giornata. Nei giorni scorsi veniva riportata la notizia di un video in cui degli sconosciuti si baciano. Veniva dato ampio risalto alla notizia perché, a quanto riportavano i media, quel video in pochi giorni aveva avuto quasi 30 milioni di visualizzazioni in rete. Ed oggi non conta l’importanza, la serietà, l’utilità, di ciò che viene divulgato, ma conta il fatto che milioni di imbecilli guardino un certo video. E diventa subito notiziona da prima pagina. Già questo dovrebbe farci venire qualche dubbio sulla serietà di quella che chiamano oggi informazione. Ma i nostri valenti sociologi, psicologi ed esperti di comunicazione sono distratti. Bene, oggi si scopre che anche questa era una bufala. Non si tratta di baci fra sconosciuti, ma di attori che recitano per uno spot pubblicitario: “Il video del primo bacio fra sconosciuti era uno spot”.

Il bambino nel deserto.

Questa immagine riportata da tutti i media, risale, invece, a circa un mese fa. Il quotidiano Repubblica on line, portavoce del politicamente corretto, che dedica sempre ampio spazio ai casi umani, specie se provengono dal terzo mondo, pubblicava la foto a tutta pagina (così è più toccante) e titolava “Siria, un bimbo nel deserto: Marwan diventa simbolo dei rifugiati”. Oh, poverino. Certo che non si può restare insensibili davanti a questa scena. Peccato che, come venne scoperto quasi subito, quella foto era stata tagliata, proprio per isolare il bambino che, in realtà, era solo rimasto indietro rispetto al gruppo di profughi che lo precedeva e che, subito dopo, si è ricongiunto alla famiglia. La foto è stata pubblicata su Twitter da Andrew Harper, rappresentante dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati (la stessa organizzazione di cui era portavoce Laura Boldrini, tanto per capirci…). Ma lo stesso Harper poi ha chiarito l’equivoco, pubblicando le altre foto che mostravano l’intera scena dei profughi. Intanto, però, quella foto aveva già fatto il giro del mondo, ripresa da tutti i media, fino alla scoperta della bufala: “La bufala del bambino siriano solo nel deserto“. Diciamo che il nostro collega della Boldrini…ci ha provato.

Balotelli, il grande bluff.

A rigore non è una bufala, ma siamo lì. Questo Balotelli, osannato dai media e “pompato” dalla stampa sportiva come un fenomeno “Super Mario”, si sta rivelando solo un ragazzotto straricco, superpagato, bizzoso, capriccioso, incostante, inaffidabile, irascibile, irrequieto… e potremmo continuare con gli aggettivi di questo tenore. Già al momento del suo arrivo al  Milan, un anno fa, quando i quotidiani sportivi con grande enfasi titolavano “Colpo del Milan“, scrissi che forse qualcuno si sarebbe pentito di quell’acquisto (Razzismo e danza della pioggia). Temo di aver avuto ragione. Dopo le tante delusioni, sia in campionato che negli incontri di Coppa (l’ultima di due giorni fa quando ha perso per 4-1 con l’Atletico Madrid) e la crisi profonda della squadra, che sembra essere cominciata proprio col suo arrivo, molti si chiedono  se sia davvero un fenomeno o sia un brocco supervalutato. Qualcuno lo vede già in partenza per altri lidi e, dubitando del suo stato di forma,  ci si chiede anche se sia giusto inserirlo fra i convocati per il mondiale in Brasile: “Balotelli, il grande bluff, non è da mondiale”.

Hanno impiegato un po’ di tempo a capirlo, ma sembra che ci siano arrivati. Meglio tardi che mai. Non mi dilungo sul perché questo calciatore sia stato sempre al centro dell’attenzione, sempre in prima pagina. Addirittura la stampa estera lo ha esaltato ed il Time lo ha  definito addirittura come uno dei 100 personaggi mondiali più influenti del 2012(!?). Se Balotelli fosse bianco, sarebbe solo uno fra centinaia di calciatori più o meno bravi.. Ma se desta tanta attenzione ed è sempre in primo piano non è perché è più bravo di altri, ma perché è nero. Ne hanno fatto da subito il testimonial perfetto della campagna buonista a favore  degli immigrati e dell’integrazione, insieme a Cécile Kyenge, anche lei nera e diventata ministro non si sa bene in virtù di quali meriti e capacità personali, visto che gli stessi compagni di partito l’hanno giudicata inadatta a ricoprire l’incarico e ne hanno contestato la nomina.

Stranamente anche la Kyenge, illustre sconosciuta finché non è diventata ministro, ha ricevuto l’attenzione della stampa estera. La rivista americana Foreign Policy l’ha inserita, udite udite, fra icento più influenti pensatori del pianeta nel 2013” (!?). Oggi essere neri, immigrati, gay, lesbiche, zingari,  è un privilegio, un merito, costituisce titolo preferenziale; sono categorie protette.  Se sei nero, anche se non hai particolari meriti, vieni osannato, finisci in copertina su prestigiose riviste, sei supervalutato e puoi diventare anche ministro. Vedi qui una serie di post in cui parlo dell’eccessiva attenzione mediatica per il nostro Super Mario: Balotelli News

Seedorf e Milan recidivo

Non hanno capito niente. Dicevo giusto ieri (Allegri, ma non troppo) che il guaio  del Milan non è Allegri o Galliani. L’errore madornale è stato quello di aver acquistato il brocco nero Balotelli. O non l’hanno ancora capito, oppure l’hanno capito benissimo, ma non sanno a chi rifilare il Super “Brocco” Mario. Intanto Allegri salta. E chi arriva a sostituirlo? Lui, Seedorf…

 

Ma possibile che in Italia, con tanti allenatori bravi e preparati, non se ne  trovi uno degno del Milan? Bisogna andare in Brasile per ripescare questo Seedorf che giocava tranquillo nel Botafogo e che, come allenatore, praticamente parte da zero e non ha mai allenato nemmeno una squadretta dell’oratorio? Non vi è bastato il “Brocco nero 1″ Balotelli? Ci voleva proprio il “Brocco nero 2“, la vendetta? Mi sa  che a Milanello dovrebbero far tesoro di un’antica massima sempre valida: “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum“. Meditate, gente, meditate…