Natale con gli ultimi

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi degli poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.

I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie  li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarmi, portargli conforto sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi  ladri e prostitute. Tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore.  Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“?  Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure solo in testi segreti? Se esistono queste parole miracolose che guariscono le malattie, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati?  Mi sa che sono i terremotati a confortarlo, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta,  fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo.  Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo  individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più è meritoria.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status simbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano. Più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli e argenteria; e via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su mala sanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletanoed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Vedi

El gallo rojo

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Santi in paradiso

Aboliamo la ricchezza

Come eliminare la povertà

Ricchezza e oscenità

I cristiani sono buoni

Ultimi e penultimi

Gli ultimi saranno i primi

Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Ama il prossimo tuo

Servire i servi

Papa: acqua e fogne per tutti

Natale global

I ricordi del Natale di una volta sembrano racconti fiabeschi. Non c’è traccia, nella versione moderna e “laica” del Natale (sembra un ossimoro e forse lo è) dell’atmosfera natalizia di quando si era bambini. I nuovi riti collettivi natalizi, più che alla nascita di Gesù, sono improntati al consumismo sfrenato, anche in tempo di crisi, alla ricerca e lo scambio di regali e a tavolate imbandite per abbuffate pantagrueliche. La novena quasi dimenticata, i canti tradizionali, da Tu scendi dalle stelle ad Astro del ciel, Adeste fideles, sostituiti da White Christmas e Jingle Bells, i regali ai bambini portati non più da Gesù bambino, ma da un vecchio Babbo Natale che viaggia su una slitta trascinata dalle renne; cosa anche verosimile se si vive in Lapponia, ma molto meno credibile per chi, in altre latitudini,  non ha mai visto una slitta, le renne e neppure la neve. Presepi e canti tradizionali aboliti dalle scuole e asili per non urtare la sensibilità dei bambini musulmani e dei non credenti. Lo stesso Natale abolito e sostituito da una generica “Festa d’inverno” (Vedi “Auguri di stagione”  e “Natale, festa degli alberi“).

Anche il Natale si è globalizzato, omologato, uniformato a simboli validi universalmente, dalla Siberia alla Patagonia. Tutti cantano Jingle Bells, aspettano Babbo Natale ed augurano Merry Christmas. Così il ricordo del Natale di quando eravamo bambini svanisce, sovrastato e confuso da nuovi canti in lingue allora sconosciute, nuovi riti edonistici e nuovi simboli imposti dalla TV. Perfino la pubblicità si è adeguata al nuovo corso. In questo periodo in TV passa la pubblicità di un noto panettone di Milano festosamente presentato non da un meneghino doc, come sarebbe logico, ma da un negro che canta e balla vestito da Babbo Natale.

E’ come vedere un esquimese vestito da tuareg che pubblicizza le banane e i datteri della Tripolitania.  La Apple, invece, ci fa gli auguri con le immagini di una anziana donna nera americana che tiene fra le mani le foto di lei giovane e del suo uomo in divisa militare anni ’40 e riascolta un messaggio augurale registrato in gioventù, ovviamente in inglese. Un’immagine tenera e quasi poetica che va benissimo per gli americani. Ma cosa c’entra con le nostre tradizioni? Ma sono certo che questo spot della Apple viene diffuso così in tutto il mondo. Ormai siamo tutti americani o americanizzati, come il Sordi di Un americano a Roma.

Facciamo un esempio pratico. Ecco il programma di una delle tante manifestazioni del periodo natalizio. La Here I Stay  propone il “Christmas Stay“, un Party con   live set, dj set, drink e “INVADERS PART Ø – THE COLLECTIVE“,  live set PUSSY STOMP, HANGEE V, REVEREND BEAT-MAN” con DJ SET rock’n’roll finale.

Un bel programmino, non c’è dubbio. Non ci sarebbe niente di strano, visto che è anche scritto in inglese, se questo fosse il classico programma natalizio di una tranquilla cittadina del Midwest o del profondo sud degli States. Ma la cosa buffa è che questa manifestazione è organizzata da una associazione culturale sarda e si svolge ad Ussana, un paese del Campidano a circa 20 chilometri da Cagliari (Campidarte, il Natale Here I stay). Come volevasi dimostrare. Eh, signora mia, non c’è più il Natale di una volta.

News 2014

Cominciamo bene. Una delle prime notizie di questo nuovo anno mi ha messo di buon umore. E speriamo che sia di buon auspicio. Eccola. “Balotelli va in Turchia?”.  Sembra, che il nostro super Mario, super valutato, super pagato e super presente su tutti i media, voglia lasciare il Milan per andare a giocare nella squadra turca del Galatasaray. Magari! Così ce lo leviamo dalle pall…dai palloni una volta per tutte. Pensavo di essere io a non essere proprio un estimatore (è un eufemismo) di questo calciatore. Ma sbagliavo. Basta leggere i commenti a questa notizia, nella pagina linkata, per rendersi conto che questo giovanottone strapagato sta sulle pall…sui palloni alla maggioranza degli italiani. Così, speriamo davvero che vada in Turchia. Ma, soprattutto, che ci resti il più a lungo possibile.

Primarie e buffonarie. Come tutti sanno il Partito democratico ha fatto le sue brave primarie per eleggere il segretario nazionale. Ormai in casa PD le primarie vanno come il pane. E sono motivo di orgoglio per i militanti che le sbandierano come prova di vera democrazia interna. Bene, di recente hanno fatto le primarie anche in Sardegna per eleggere il candidato alle prossime elezioni regionali che si terranno il 16 febbraio. Ha vinto Francesca Barracciu. Ma a causa di dissensi interni pochi giorni fa ha dovuto rinunciare alla candidatura. Ma non era stata votata dalla maggioranza degli elettori del PD? Certo, ma evidentemente talvolta la tanto sbandierata “democrazia” del PD va in crisi. Così, ormai in pieno clima elettorale, mentre tutti gli altri partiti hanno già definito le candidature, il PD sardo è ancora in alto mare, senza un candidato proprio (Regionali: cinque candidati in corsa. Il PD deve ancora scegliere il nome). Buffoni. Visto che le primarie non sono servite a nulla, faranno le secondarie? Non, non c’è più tempo. E allora? Forse faranno le “Buffonarie“. Se questa è serietà!

Le sentinelle dormono. Mentre il PD sardo naviga a vista, in campo nazionale, invece, il nuovo segretario, Renzi, ha le idee molto chiare. Ha già detto che i punti prioritari che il governo Letta dovrà affrontare con urgenza sono la riforma elettorale, lo ius soli e le unioni civili. Bene, così dando la cittadinanza a tutti gli stranieri e favorendo le unioni fra omosessuali, risolviamo la crisi. rilanciamo l’economia e diamo lavoro a milioni di disoccupati. Saranno felicissimi i cassintegrati del Sulcis. No? Ma il segretario del Nuovo cento destra, Angelino Alfano, ha risposto subito che su unioni civili e ius soli non è d’accordo. Per tutta risposta i senatori PD affermano che andranno avanti anche senza il suo consenso.

Ormai, dopo la rottura con Berlusconi questi quattro gatti del Nuovo Centro destra, nel governo Letta non contano più nulla. Forse non l’hanno ancora capito o non vogliono prendere atto del loro fallimento. Ma è solo questione di tempo. La dimostrazione l’abbiamo già avuta. Disse Alfano che sarebbero stati le “Sentinelle delle tasse“. Balle! Intanto non hanno fatto nulla per bloccare il pagamento della seconda rata IMU (in tutti quei Comuni che avevano aumentato l’aliquota). E poi nulla hanno fatto per bloccare tutta la serie di nuovi aumenti che graveranno sui cittadini nel nuovo anno. Mentre Letta & Co. approvavano la Legge di stabilità, con tutti i nuovi balzelli, le sentinelle delle tasse dormivano. Ora l’unico dubbio è questo: quanto tempo impiegherà Alfano a capire che lui e le sue quattro “sentinelle” contano quanto il due di picche?

Letterine di fine anno. E’ consuetudine che a fine anno i bambini scrivano le letterine a Babbo Natale. Poi crescono, diventano adulti e smettono di credere a Babbo Natale. Ma non tutti,  quelli che anche da adulti credono ancora  nelle favole continuano a scrivere letterine non più a Babbo Natale, ma a “Babbo” Napolitano e Papa Francesco. Il Papa risponde ai suoi “amici di penna” chiamandoli direttamente al telefono. Lui chiama tutti, bambini, disoccupati, edicolanti e calzolai in Argentina. Oggi ha chiamato pure le Carmelitane scalze spagnole, rimproverandole perché non hanno risposto subito al telefono (Papa chiama convento, ma non risponde nessuno). Napolitano, invece, preferisce rispondere con messaggi video. Così, durante il suo messaggio di fine anno alla Nazione, invece che affrontare temi seri ed urgenti, ha menzionato alcune delle  lettere che riceve quotidianamente dai cittadini. Circa un terzo del suo intervento lo ha dedicato a questi messaggi. Sembrava l’angolo delle lettere al direttore o la rubrica della contessa Clara. Del tipo “Sono Samantha da Ravenna, cosa posso fare per eliminare i fastidiosi brufoli giovanili?”.

Ed a tutti il nostro Presidente ha dedicato un pensiero ed una risposta. Vi sembra questo messaggio di fine anno agli italiani, a reti unificate,  degno di un Presidente della Repubblica? E’ per sostenere un Presidente e la sua reggia dorata che ci costa quasi 300 milioni di ero all’anno che gli italiani pagano le tasse?  (Napolitano chiede sacrifici, ma vive in una reggia). Eppure i media hanno esaltato il suo discorso, gridando al miracolo degli ascolti in crescita rispetto allo scorso anno: + 2.8%. Una balla grande come un palazzo, quello del Quirinale. Come tutti i media hanno riportato a fine anno, la stragrande maggioranza degli italiani, circa il 75%, contrariamente agli anni scorsi, non è andata in vacanza, né ha festeggiato il Capodanno al ristorante. Gli italiani hanno festeggiato a casa. Il che significa, ai fini degli ascolti, che essendo aumentati i potenziali ascoltatori di alcuni milioni, la percentuale del 2.8% è molto inferiore a quella che avrebbe dovuto essere tenuto conto che gli spettatori sono stati molto più numerosi rispetto all’anno scorso.

Quindi, gli ascolti in percentuale non solo non sono aumentati, ma sono diminuiti di molto. Ed anche il numero di spettatori effettivi, quasi dieci milioni, non è niente di eccezionale: E’ esattamente lo stesso numero che faceva “L’isola dei famosi” o il “Grande fratello“.  Non c’è da essere particolarmente orgogliosi se Napolitano fa gli stessi ascolti, “a reti unificate“, di Maria De Filippi su una sola rete! Questa è la solita maniera di stravolgere anche i numeri pur di manipolare la realtà a proprio uso e consumo, specie quando si tratta di sostenere “Re Giorgio“. Vergogna. Soprattutto per giustificare un discorso presidenziale che più che un messaggio agli italiani ricordava la posta del cuore di Grand Hotel o la rubrica dei cuori solitari di Zia Sally… (Video: Enrico Montesano, Zia Sally)