E’ satira

Charlie Hebdo, per ricordare l’attentato di un anno fa, esce con una edizione speciale con questa vignetta in copertina.

Un anno dopo, l’assassino è ancora libero“, dice. La vignetta  mostra chiaramente il Dio biblico, come viene spesso rappresentato nella iconografia classica, che scappa armato di mitra. Ora, tutti sanno che gli attentatori erano musulmani che hanno fatto la strage al grido di “Allah è grande”. Se proprio volevano attribuire la strage ad un dio, avrebbero dovuto raffigurare Allah o, al massimo il suo profeta Maometto. Ma evidentemente, preferiscono non provocare ulteriormente i troppo suscettibili musulmani; così invece che Allah, raffigurano il Dio cristiano. Vanno sul sicuro, sanno bene che i cristiani sono buoni, perdonano, porgono l’altra guancia e, quindi, non scateneranno nessuna vendetta. Qualcuno oggi ha scritto che in questa vignetta hanno raffigurato “un dio generico“. Altri sostengono che quel triangolo sulla testa sia il simbolo massonico. E no, caro cronista distratto, e cari commentatori ugualmente distratti, quello non è un dio generico, e se è vero che è “anche” un simbolo massonico, non lo è in questo caso, è la classica icona che rappresenta il Dio biblico.

La conferma l’abbiamo in un’altra vignetta della stessa rivista nella quale il triangolo che racchiude un occhio rappresenta, come sempre nelle raffigurazioni sacre, lo Spirito santo. La spiegazione è che quella rivista da sempre è schierata all’estrema sinistra e, come tutti i compagni sinistri, hanno un occhio di riguardo per la Chiesa e ne fanno il bersaglio preferito della satira. Un altro degno compare di questa congrega di umoristi a senso unico è il nostro vignettista Vauro. Da noi, come nell’intera Europa, per un ipocrita senso di rispetto verso l’islam, stanno stravolgendo le tradizioni, si attacca la Chiesa in tutti i modi, si cancella il Natale, si vietano canti e simboli religiosi, si annullano presepi ed alberi, si evita qualunque riferimento sacro “per non urtare la sensibilità dei non credenti” (leggi musulmani). Guai a provocarli, sono molto sensibili. Ma nessuno, stranamente, si preoccupa della sensibilità dei cristiani.

Meglio prendersela con la Chiesa, il Papa, i cristiani. Infatti la rivista satirica francese lo fa spesso e volentieri. Ecco a lato un’altra vignetta in cui raffigura la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo (in forma di triangolo con l’occhio al centro), visti con l’occhio della satira. Anche questa non ha suscitato nessuna protesta, nessuna reazione, nessuno scandalo. E nessuno si chiede se questa vignetta possa risultare offensiva, blasfema e possa urtare la sensibilità dei cristiani. No, i cristiani si possono insultare e sbeffeggiare tranquillamente, tanto sono tolleranti, buoni e perdonano sempre. E’ una curiosa interpretazione della satira e della libertà di pensiero. Me lo chiedevo nel post “Satira da morire” di gennaio scorso, e già 10 anni fa nel post “Si può ridere dei musulmani?”, ed in altri post dedicati a questo mistero della libertà di satira: “Satira libera, dipende…”, “Vauro e gli imam pedofili“, “C’è poco da ridere“, ed altri. E’ un aspetto della comunicazione che tratto spesso perché è un esempio chiarissimo dell’ipocrisia e della doppia morale dei mezzi di comunicazione e della cultura dominante del pensiero unico politicamente corretto.

E’ un enigma irrisolto dell’applicazione del principio della libertà di espressione, e di satira, garantita dalla nostra Costituzione; quella più bella del mondo, ma solo quando e se fa comodo. Chissà perché fare ironia sul Corano e su Maometto è mancanza di rispetto per i musulmani,  mentre insultare la Chiesa, sbeffeggiare i cristiani, usare immagini e linguaggio blasfemi, è espressione della libertà di pensiero.  Ridere dei musulmani è islamofobia, oltraggiare Cristo, la Chiesa ed i cristiani è satira. Mah, misteri della fede.

Notizia bomba

Oggi si usa dire scoop, ma una volta una notizia importante capace di sorprendere l’opinione pubblica la si chiamava così “Notizia esplosiva” o “Notizia bomba” o, semplicemente bomba. Termine quanto mai appropriato per la notizia di oggi che riguarda proprio il ritrovamento di un pacco bomba, fortunatamente inesploso, a Milano. Il Corriere fornisce la collocazione esatta, all’angolo fra via Melzi e corso Sempione. E titola…

Corriere bomba Milano

Altri quotidiani, invece, forse per fare più scalpore, dicono nel titolo che la bomba era piazzata nelle vicinanze della redazione del Fatto, che dista circa 50 metri.. Anche l’agenzia ANSA titola così…

ANSA bomba Milano

Ma allora chissà come titola Il Fatto, magari parla di “Gravissimo attentato al giornale“.  Andiamo a vedere ed ecco il titolo del Fatto…

Fatto bomba Milano

Sorpresa, per il Fatto il pacco bomba non era nelle vicinanze della propria redazione, ma di fronte ad uno sportello dell’ENI. Beh, hanno ragione, se uno vuole piazzare una bomba destinata a loro non gliela mette a 50 metri di distanza. O forse, i bombaroli non hanno trovato parcheggio davanti al Fatto e l’hanno lasciata davanti all’ENI. Ma allora a chi era destinata quella bomba? Boh, mistero. Però anche questo è un bell’esempio della serietà di certa informazione e di come la stampa manipoli le notizie e riesca addirittura a piazzare le bombe dove fanno più rumore.

Certo, anche i bombaroli, però, potrebbero essere più attenti. Sarebbe corretto che lasciassero un messaggio scritto specificando, nel caso la bomba non esploda, il nome e l’indirizzo del destinatario. Così, per facilitare il compito ai giornalisti. No?