Notre Dame brucia

Macron dice che “La ricostruiremo entro 5 anni più bella di prima“. Ha copiato una celebre battuta del Nerone di Petrolini: “Roma risorgerà più bella e più suberba che pria“.

Ma intanto è andata in fumo ed è un cumulo di macerie bruciate. Nonostante le rassicurazioni dei media, che escludono la natura  dolosa ed ogni legame col terrorismo, ho molti dubbi che l’incendio sia scoppiato casualmente. E’ solo l’ultimo della lunga serie di incendi “casuali” che ultimamente stanno scoppiando “accidentalmente” in tutto il mondo (Italia compresa). Ed è solo l’inizio di incendi che devasteranno la Francia e l’Europa e bruceranno le chiese, le biblioteche, i teatri, le scuole, le tradizioni, la cultura, la civiltà europea, sempre accidentalmente. L’inizio della fine. Ma forse sono io troppo diffidente; scusate. Spero di sbagliarmi.

 

Terrorismo di giornata

Dopo la strage di Nizza si susseguono gli atti di terrorismo. E non è che l’inizio. Ecco le ultime notizie di oggi.

18 luglio  Rifugiato afghano aggredisce con ascia passeggeri su un treno in Germania.

19 luglio  Francia, arrestato jihadista, aveva armi ed esplosivo in casa.

19 luglio  Francia, Avignone; uomo armato di coltello si barrica in hotel

19 luglio  Francia, marocchino ferisce a coltellate donna e tre figlie

E domani a chi tocca? Chi sarà la prossima vittima di questi pazzi fanatici islamici? Il prossimo può essere ognuno di noi.

E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.” (John Donne)

 

Islam, stragi e senno-fobia

L’autore della strage nel locale gay di Orlando in Florida è Omar Mateen, un fanatico islamico di origini afghane che, prima del massacro, ha fatto una telefonata “giurando fedeltà allo stato islamico“. Il padre curava un programma TV in cui elogiava e sosteneva i talebani afghani, esclude moventi religiosi e dichiara che il movente della strage è solo l’odio verso gli omosessuali. L’Isis rivendica l’attentato, “E’ un nostro combattente“, i jihadisti lo esaltano e gioiscono per la strage, “Possa Allah accogliere l’eroe che lo ha fatto e ispirare altri a fare lo stesso“, e nei paesi musulmani si esulta, come ogni volta che c’è una strage contro gli infedeli. Ed un imam di Orlando, subito dopo la strage, dichiara in un video “La sentenza per i gay è la morte“. Molto tolleranti questi islamici.

Ma Laura  Boldrini, quella che non riesce a dire qualcosa di serio e sensato nemmeno per sbaglio, dice che l’islam non c’entra, è solo odio verso i gay: “A Orlando solo odio omofobo“.  Il fatto che odiano i gay perché sono islamici e che l’islam condanna l’omosessualità, tanto che per i gay è prevista pena di morte, sembra non avere rilevanza. Diceva Oriana Fallaci: “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici“. In questo caso si potrebbe dire che non tutti quelli che odiano i gay sono islamici, ma tutti gli islamici odiano i gay: lo dice la sharia e lo predicano gli imam. Ma non si può dire perché non si deve generalizzare. Che curiosa interpretazione!  Perfino l’FBI sembra avere le idee un po’ confuse, dice: “Non è ancora stato accertato se la sparatoria al club gay di Orlando sia un crimine di odio o un atto terroristico.”. Non è ancora accertato? Ma all’FBI ci sono o ci fanno? Odio e terrorismo non sono due cose distinte, sono complementari, sono due facce della stessa medaglia. Sono decenni che ci stanno mettendo le bombe sotto il culo; ma questi ancora devono interpretare, analizzare, fare i distinguo,  capire bene se lo fanno “per odio o per terrorismo“.

Esiste un terrorismo che non sia alimentato dall’odio? Esiste il terrorismo animato dall’amore per il prossimo? Esistono attentati e stragi a fin di bene? Esistono terroristi che si battono per la pace universale? Si può ancora perdere tempo a distinguere fra terrorismo e odio per l’umanità? Hanno paura perfino di nominare l’islam associandolo al terrorismo, per non turbare la sensibilità degli “islamici moderati” che sono come l’Araba fenice. La strage di Orlando è semplicemente “un atto terroristico ispirato dall’odio”, pensato ed attuato da islamici fanatici e criminali. Come lo sono tutti gli atti terroristici messi in atto da jihadisti, militanti Isis, Al Qaeda. Chiamateli come vi pare, ma ciò che li unisce è solo l’odio verso l’occidente, verso gli infedeli, verso i cristiani e verso gli stessi fratelli musulmani che seguono una diversa interpretazione del Corano.  E’ l’odio che ispira la loro vita e l’odio alimenta il terrorismo. Solo dei perfetti idioti possono continuare a blaterare di accoglienza e integrazione. Non si integreranno mai; glielo vieta la loro stessa religione che è incompatibile con lo stile di vita occidentale. E questa incompatibilità genera odio; e l’odio genera terrorismo. Ma quei geni dell’FBI (ed i  buonisti ipocriti di casa nostra; boldriniani, bergogliani e pacifinti) non l’hanno ancora capito: o fingono di non capirlo (avranno il loro interesse).  Li facevo più svegli questi agenti 006,9 periodico con licenza di pesca dell’FBI.

Secondo la strana interpretazione della Boldrini, non c’è mai alcun nesso fra i vari attentati e le stragi che da decenni insanguinano il mondo ed il fanatismo islamico; si cerca sempre di sminuire la responsabilità cercando cause diverse dall’odio. Anche gli attentatori della maratona di Boston nel 2013 erano islamici, ma i buonisti dicono che non bisogna generalizzare, l’islam non c’entra; forse non gli piace l’atletica, è solo sport-fobia. Anche l’attacco e la strage di Parigi, gennaio 2015,  contro la sede della rivista satirica Charlie Hebdo era opera di musulmani; ma non bisogna generalizzare, forse non apprezzano molto la satira francese, era solo humor-fobia. Ancora a Parigi, dicembre 2015, l’attentato del Bataclan durante un concerto, con 130 morti, era compiuto da terroristi islamici: ma l’islam non c’entra, forse hanno particolari gusti musicali e non amano molto la musica moderna; era solo pop-fobia. Anche la strage al museo del Bardo di Tunisi, nel 2015,  era opera di islamici; ma l’islam non c’entra, forse era solo una questione di gusti artistici, non apprezzavano le opere esposte, era solo arte-fobia. Anche i terroristi responsabili degli attacchi alle Torri gemelle, New York 11 settembre 2001,  erano musulmani: ma non bisogna generalizzare ed accusare l’islam. Forse si trattava solo di divergenza di opinioni sull’edilizia e urbanistica; magari non apprezzano le costruzioni troppo alte come le due torri e volevano solo accorciarle un po’; era solo  torre-fobia. Anche gli ultimi attentati del marzo scorso all’aeroporto ed alla stazione di Bruxelles era opera di islamici, così pure gli attentati alla stazione ferroviaria di Madrid nel 2004 ed alla metropolitana di Londra nel 2005: ma l’islam non c’entra, forse è solo perché non amano le ferrovie ed i trasporti troppo rumorosi, preferiscono ancora viaggiare sui cammelli, più tranquilli e silenziosi, è solo treno-fobia. Anche gli attentati a Mumbai nel 2008 e quelli contro le comunità cristiane nelle Filippine, dicembre 2015, erano opera di islamici fanatici: ma forse l’islam non c’entra, era solo un caso di momentaneo raptus di cristiano-fobia.

L’elenco di attentati, compresi quelli falliti o sventati all’ultimo momento, sarebbe lungo: dall’Egitto all’India, da Londra al Pakistan, da New York alle Filippine, e dietro ci sono sempre islamici. Ma non bisogna generalizzare, dicono i buonisti. I terroristi sono islamici, compiono attentati e stragi in nome di Allah, al grido di “Allah akbar”, ma le anime belle dicono che l’islam non c’entra. E’ quello che continuano a sostenere Boldrini, il Papa, Renzi, gli imam improvvisati di quartiere, e tutta la compagnia di buonisti ipocriti che, in preda a grave carenza di lucidità e buon senso, sembrano non voler vedere quello che hanno sotto gli occhi: anzi li chiudono per non guardare in faccia la realtà e continuare a sognare il loro mondo perfetto fondato sulla fratellanza universale dove tutti vivono a lungo felici e contenti, come nelle favole.

Chi continua a negare la responsabilità dell’islam negli attentati terroristici, o il pericolo dell’invasione islamica dell’Europa grazie all’immigrazione incontrollata, è un idiota. E se non è idiota è un cattocomunista che specula e lucra sull’accoglienza dei migranti. E’ vero che non tutti i cattocomunisti sono idioti, ma (quasi) tutti gli idioti sono cattocomunisti; il “quasi” è optional. Eppure, secondo la visione della realtà diffusa negli ambienti del buonismo ipocrita, non si può accusare il cattocomunismo di essere responsabile dell’acquiescenza nei confronti dell’islam. Se le critiche all’islam vengono stigmatizzate come “islamofobia”, anche le critiche al buonismo irresponsabile potrebbe essere definito come una forma di “fobia”. E perfino l’atteggiamento buonista sembrerebbe una forma di “fobia”. Ma non sarebbe esatto. L’atteggiamento buonista dei cattocomunisti non è fobia, non è paura, è piuttosto una forma di odio, di incompatibilità, di idiosincrasia, di intolleranza, di allergia verso il ragionamento, il pensiero logico, l’osservazione razionale della realtà, l’onestà intellettuale, la saggezza, il semplice buon senso, il senno: non è cattocomunismo finto-pacifismo ipocrita, è solo senno-fobia, è una grave forma di intolleranza verso l’intelligenza. Ecco perché dicono tante stronzate.

Siamo in guerra, ma…

Siamo in guerra, ma non possiamo dirlo, altrimenti passiamo per sciacalli che speculano sulla paura e creano inutili allarmismi per scopi elettorali: lo dicono quelli della sinistra; anche se siete ziu Paddori di Guamaggiore o la cugina anziana della casalinga di Voghera, non avete alcuno scopo elettorale e magari da decenni non andate nemmeno a votare. Siamo sotto attacco del terrorismo islamico, ma non dobbiamo dirlo, altrimenti dicono che alimentiamo l’islamofobia e l’odio per il “diverso”. Nelle nostre città si nascondono migliaia di centri culturali musulmani, incontrollati e incontrollabili, che fungono da centri di indottrinamento, reclutamento e finanziamento del terrorismo, ma non possiamo dirlo, altrimenti ci accusano di discriminazione per motivi etnici e religiosi.  Ci sono migliaia di bislacchi personaggi autoproclamatisi imam,  non si sa a che titolo, che in scantinati e garage spacciati per moschee, predicano l’odio per l’Occidente e la guerra santa, ma non possiamo dirlo perché altrimenti andiamo contro la Costituzione che garantisce la libertà di culto.  Siamo invasi da centinaia di migliaia di africani, arabi, musulmani,  indottrinati dai fanatici predicatori dell’odio, che sotto sotto covano antichi rancori verso l’Occidente e sono una polveriera pronta ad esplodere. Siamo in guerra ed abbiamo il nemico in casa. E quel nemico può essere dappertutto, anche il nostro vicino di casa (come dimostra la cronaca), ed ognuno di questi immigrati potrebbe essere il prossimo kamikaze che ci mette una bomba sotto il culo; ma non possiamo dirlo, altrimenti (dicono sempre le anime belle della sinistra) alimentiamo l’odio, il razzismo e la xenofobia. Allora, per evitare polemiche e ritorsioni (e pure qualche minaccia), dobbiamo tacere, altrimenti ci accusano di vittimismo, di populismo, di allarmismo e di speculare sulla paura per raccogliere qualche voto in più.

Poi senti qualcuno dire che gli immigrati sono pochi e che ne dovremmo accogliere almeno altri 400.000. Pensi che sia scemo, oppure che faccia parte delle Coop di Buzzi, quello di Mafia Capitale che guadagnava più con gli immigrati che con la droga. Ma poi scopri che a dirlo è stata Laura Boldrini, presidente della Camera. E allora devi stare zitto, perché non si può mettere in dubbio la lucidità mentale della terza carica dello Stato. Poi senti qualcuno affermare che per combattere il terrorismo e le bombe bisogna investire grandi risorse economiche per risanare le periferie  dove mandare “maestri” e avviare attività culturali. Pensi che anche questo sia scemo, oppure che sia un maestro precario o un palazzinaro che spera di speculare sull’edilizia popolare. Ma scopri che a dirlo è stato Matteo Renzi, presidente del Consiglio. E allora devi tacere perché, in questo momento di gravissima crisi ed il Paese sotto attacco,  non si può sollevare il sospetto che il capo del Governo non sia in possesso di tutte le facoltà mentali. Poi senti ancora un altro affermare che è vero che è in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è detto che sia un male. Pensi che questo sia il più scemo di tutti, oppure che sia uno dei tanti imam di borgata che ha interesse a rassicurare gli animi. Ma poi scopri che a dire queste parole non è stato un fanatico islamico, ma Papa Bergoglio in persona. E ancora una volta devi tacere, perché non si può insultare il capo spirituale della Chiesa, dicendo che è fuori di testa; sarebbe un un’offesa gravissima, vilipendio a capo di Stato estero, e passeresti guai seri. Il Re è nudo, ma non si può dire; nemmeno i bambini. Siamo in guerra, ci mettono le bombe sotto il culo, siamo governati da idioti che non si rendono conto della gravità della situazione, ma non possiamo nemmeno lamentarci. Moriremo in silenzio. Ssss… altrimenti diranno che facciamo le vittime.

Ma ricordate che potrebbe andare peggio…

Mimetismi e sonniferi

Paura di attentati terroristici in Europa. In particolare a Bruxelles, centro operativo della strage di Parigi. Così i principali luoghi pubblici, piazze, monumenti, scuole, sedi governative, sono costantemente sotto stretta sorveglianza di forze di polizia e soldati dell’esercito in tuta mimetica.

Niente di strano, è la divisa normalmente indossata dai reparti in operazioni militari. Però, a ben vedere, è un po’ curioso vedere dei militari in tuta mimetica al centro di Bruxelles. Devono mimetizzarsi per passare inosservati? Ma allora c’è una piccola contraddizione. La tuta mimetica ha una sua utilità se si è all’aperto, in campagna, in una boscaglia, in un terreno coperto di cespugli, allora può avere un effetto mimetico perché si confonde con l’ambiente. Ma indossare la mimetica in città ottiene l’effetto contrario, la notano tutti anche fra mille persone in una piazza piena. Allora che senso ha? Mah, mistero.

Anche il premier Renzi, visitando il contingente italiano impegnato in Libano nella missione Unifil, ha indossato la tuta mimetica per passare in rassegna i reparti schierati (Vedi Gallery). Ma siccome il ragazzotto toscano è estroso, creativo e sempre controcorrente, invece che la divisa completa indossa solo il giubbino mimetico sopra i jeans, così  ha l’aria impettita da militare, ma non troppo; mezzo soldato e mezzo bullo. Ma è chiaro che è tutta una finzione. Inutile che cerchi di mimetizzarsi, si vede benissimo che è un militare fasullo; più fasullo che militare. La vita militare non gli si addice, quella è gente seria. Lui, al massimo, poteva fare il lupetto con i boy scout o con le Giovani marmotte.

Discorsi presidenziali

Il presidente Mattarella ha parlato agli italiani. Ma non si registrano particolari reazioni, tutto resta come prima; o gli italiani erano distratti, oppure dormivano. In concomitanza con il discorso presidenziale, però, si è verificato un imprevedibile effetto collaterale. Sembra che molti ristoranti e locali pubblici, dove si sarebbe festeggiato il Capodanno, abbiano registrato un insolito calo di presenze. Le prenotazioni risultavano al completo, ma moltissime persone, nonostante avessero già prenotato e perfino pagato in anticipo, non si sono presentati. Solo nel corso della giornata si è scoperta la causa. Pare che molti italiani, prima di uscire di casa per andare a festeggiare, incautamente abbiano seguito  il discorso di Mattarella in televisione. Ma dopo pochi minuti sono stati colti da irrefrenabile attacco di sonnolenza, cadendo in un sonno profondo dal quale si sono risvegliati solo al mattino, quando ormai cenoni e festeggiamenti erano finiti. Alcune associazioni hanno  annunciato una class action da parte dei cittadini nei confronti del Quirinale, per ottenere almeno il rimborso delle somme anticipate ed i danni morali per aver saltato il Capodanno.

Parigi, day after bis

Come scrivevo due giorni fa nel post “Parigi e le stalle chiuse“,  da due giorni non si parla d’altro che della strage di Parigi. Praticamente i canali televisivi trasmettono, mattina pomeriggio e sera.,  lo stesso talk show a reti quasi unificate, e si ha l’impressione che gli ospiti (più o meno sempre le stesse facce che saltano da uno studio all’altro) praticamente bivacchino negli studi televisivi. E se ne sentono di tutti i colori. Analizzare i loro discorsi sarebbe lungo e noioso, visto che si ripetono come messaggi da segreteria telefonica. Ormai fanno più pena che rabbia. Ma ciò che lascia stupiti è il fatto che queste tragiche circostanze diano la possibilità a chiunque di esprimersi e di dire le sciocchezze più mastodontiche (e spesso autentiche cazzate madornali, tanto per usare un eufemismo), condite con una buona dose di ipocrisia e rispettose della disciplina di partito, di sagrestia o di moschea, e che tutto sia giustificato dal pluralismo e dalla libertà di espressione. Allora mi viene in mente un post di gennaio scorso, subito dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo.

Tanto vale riproporlo per intero, senza cambiare una virgola, perché si adatta perfettamente, purtroppo, anche a questo secondo  “day after” parigino. Da “Je suis Charlie” a “Je suis Paris“, non è cambiato quasi niente: cambia  solo lo slogan ed i nomi dei morti. Ma la Francia e l’Europa, sembrano non rendersi conto della gravità della situazione. Dopo ogni tragedia, come la strage di Charlie Hebdo o l’esplosione di violenza devastatrice nelle banlieue parigine,  si fanno dichiarazioni di circostanza, cortei, fiaccolate, solita passerella di autorità che esprimono solidarietà e posano per la foto di gruppo, e poi tutto procede come prima. Lo ricordava anche di recente, il 26 ottobre scorso, quasi come un tragico presagio di ciò che stava per succedere, questo articolo del Corriere.it: “Francia, le banlieue 10 anni dopo la crisi: non è cambiato niente.“.

Voltaire e l’islam (19 gennaio 2015)

La libertà di espressione deve essere garantita sempre e comunque, oppure ci sono casi in cui si possono porre dei limiti alla libertà? Ci sono argomenti tabù o  personaggi intoccabili? Ed è giusto, come affermano convintamente gli strenui difensori del famoso motto di Voltaire, battersi fino alla morte per garantire a tutti il diritto di esprimere le proprie idee? Questo è uno dei punti oscuri ed ancora irrisolti delle solenni dichiarazioni di principi, più o meno universali, che sono alla base della democrazia e della società moderna.  Sinceramente, qualche dubbio l’ho sempre avuto.

Bisogna garantire la libertà di espressione anche al nemico ed a chi, con le sue idee,  può mettere a rischio lo stesso principio di libertà, minare la democrazia e limitare o vietare la libera espressione del pensiero?    E’ giusto garantire la libertà di espressione a chi quella libertà non la riconosce e vuole negarla? Bisognerebbe chiarirsi le idee una volta per tutte, perché se ci sono casi in cui quella libertà è limitata o sospesa, allora bisognerebbe dirlo chiaro e tondo, senza fraintendimenti, ambiguità e distinguo di comodo, e stabilire inequivocabilmente quali sono questi limiti. Ma soprattutto bisognerebbe, per evitare equivoci, rivedere, correggere ed integrare il famoso motto di cui vanno tanto fieri i liberi pensatori. Ricordo che quando lessi per la prima volta quel pensiero di Voltaire, rimasi perplesso e, storcendo il naso, pensai che vi era qualcosa di contorto e contradditorio  in quell’affermazione. E perfino di pericoloso, sia per il significato, sia per le conseguenze della sua applicazione pratica. E’ una bella frase ad effetto. Ma non sempre le belle frasi sono anche giuste, vere e condivisibili. Spesso sono solo belle.

Altrimenti, se non si chiarisce molto bene il concetto e tutte le sue possibili implicazioni, possono crearsi spiacevoli  fraintendimenti con conseguenze poco piacevoli. Per esempio, giusto pochi giorni fa, nella Francia culla dell’illuminismo e del genio nazionale Voltaire,  milioni di francesi, con in testa  il presidente Hollande (ma il corteo era a debita distanza: vedi “Satira e cortei, fra ipocrisia e inganno“),  sono scesi in piazza per protestare contro il terrorismo e per riaffermare il diritto alla completa libertà di espressione e di satira. Non avevano ancora finito di sfilare che  il comico Dieudonné, già sotto osservazione per antisemitismo, lancia un tweet in cui, contrariamente allo slogan “Je suis Charlie“, simbolo della manifestazione parigina, scrive “Je suis Coulibaly“.  In barba alla sbandierata libertà di satira, è stato subito fermato dalla polizia, arrestato e poi rilasciato in attesa del processo. Ma non è il solo, migliaia di altri messaggi simili sono comparsi sui social network di vari paesi, specie musulmani, inneggiando ai terroristi ed alla strage. A Milano un musulmano, intervistato sulla strage del giornale francese definisce “12 cani” le vittime (intervista mostrata nell’ultima puntata di Quinta colonna). E sono convinto che non sia il solo a festeggiare per l’attentato. Magari non lo dicono apertamente per paura di conseguenze, ma di certo lo pensano. E non succede nulla.

Nei paesi musulmani più che attestati di condanna per l’attentato, a parte qualche dichiarazione ufficiale di facciata, si leggono  messaggi contro Charlie Hebdo e dichiarazioni di solidarietà e di ammirazione verso i terroristi.   La stessa televisione araba Al Jazeera, per salvaguardare l’immagine dell’islam,  ha dato disposizione ai giornalisti di minimizzare la strage (Lo slogan “Je suis Charlie” è alienante). Ma in diversi paesi musulmani (Pakistan Algeria, Siria, Giordania, Nigeria, Yemen) ci sono state vere manifestazioni di protesta non contro la strage ed il terrorismo, ma contro Charlie Hebdo, con scontri violenti e feriti, bruciando le bandiere francesi ed esponendo cartelli di solidarietà ai terroristi, come quello a lato.

In Niger le violente proteste contro Charlie Hebdo hanno causato una decina di morti, sono state incendiate 45 chiese, una scuola cristiana ed un orfanotrofio (le vittime erano all’interno delle chiese o nei locali vicini dati alle fiamme), sono state assaltate sedi della polizia e si contano un centinaio di feriti (Niger, a fuoco le chiese). Ad Istanbul, in Turchia, un centinaio di manifestanti sono scesi in piazza a sostegno dei terroristi, al grido di “Siamo tutti Kouachi“, A Grozny, in Cecenia, sono scese in piazza a protestare contro le vignette francesi 800.000 persone (il 60% della popolazione). Il Parlamento del Pakistan ha condannato la pubblicazione delle nuove vignette pubblicate nell’ultimo numero del settimanale ed il senato ha proposto di portare il caso a Bruxelles e di considerare l’islamofobia come reato. Mentre il ministro per gli affari religiosi ha chiesto ai paesi arabi di condannare le vignette blasfeme (VediLa rabbia dei musulmani, bandiere bruciate e scontri“).

Chiaro? Non manifestano contro il terrorismo, gli attentati e la strage, ma contro il settimanale satirico, contro le vignette e, in pratica, contro la tanto cara (a noi e a Voltaire) libertà di espressione. Allora è evidente che quella che noi consideriamo una conquista irrinunciabile della nostra cultura ed uno dei principi fondamentali della democrazia, non è un principio universale, visto che i paesi musulmani non lo condividono affatto, anzi lo considerano un reato. E ancora non abbiamo capito che islam e mondo occidentale sono incompatibili ed inconciliabili? Ma cosa devono fare e dire ancora per farcelo capire?

Eppure sono fatti che dovrebbero essere noti. Ne accennavo già 9 anni fa in un post del 10 agosto 2006 (Islam e diritti umani), in cui ricordavo come i paesi islamici non abbiano mai sottoscritto la tanto decantata “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948. Tanto universale non è, se più di un miliardo di persone nel mondo non la riconoscono. Infatti, solo nel 1981 è nata la “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” che, ispirandosi alla legge islamica, differisce in maniera sostanziale dalla “Carta” del 1948. Ma non soddisfatti, nel 1990 hanno voluto ribadire il concetto, per i “dummies” che ancora non avessero capito, ed hanno messo a punto una definitiva “Dichiarazione del Cairo dei diritti umani dell’islam“, sostanzialmente basata sulla Sharia, l’unica legge riconosciuta dai musulmani.

E’ evidente che gli islamici hanno dei “diritti umani“, e della libertà di espressione,  una concezione diversa da quella riconosciuta dagli altri Paesi. Allora, quando parliamo di diritti umani, di quali diritti stiamo parlando? Dei diritti come li intendiamo noi o come li intendono loro? E come si fa a dialogare con chi ha un diverso concetto dei diritti? Come si fa a mettere sullo stesso piano il nostro concetto di “diritti umani” e quello di chi i “diritti umani” li vede solo ed esclusivamente subordinati alla legge islamica? Come si fa a mettere sullo stesso piano milioni di persone che sfilano a Parigi a sostegno della libertà di espressione e milioni di persone che manifestano nei paesi musulmani contro quella libertà? Ma davvero siamo così ciechi da non vedere la completa e totale inconciliabilità delle posizioni?

E cosa direbbe oggi Voltaire? Sarebbe pronto, a costo della vita, a difendere il diritto dei musulmani a bruciare le bandiere francesi ed inneggiare ai terroristi che fanno una strage perché si sentono offesi dalla satira?  Ne dubito, come ho sempre dubitato della validità di quel motto (e gli ultimi tragici eventi confermano tutti i miei dubbi di allora). Anzi, credo che, male interpretato, mal digerito e male applicato,  quel pensiero abbia procurato più danni che benefici. E’ un paradosso, un “bug di sistema” che mina alla radice la democrazia: non si può consentire libertà di espressione a chi opera per abolire quella libertà e crea presupposti che mettono a rischio la sicurezza e la convivenza sociale. Questo è il problema irrisolto della nostra democrazia. La sciagurata idea secondo la quale, per alcuni, “libertà” significa che tutti sono liberi di  fare tutto non è nemmeno anarchia, come potrebbe sembrare, è idiozia pura.

Per concludere mi permetto due citazioni. La prima è una battuta di  Jacques Prévert, presa da “L’amore e altro“, una raccolta di “aforismi per una vita libera“, perfettamente in tema e che sembra una risposta proprio al celebre motto del suo conterraneo Voltaire. Eccola, sembra ironica, ma c’è al fondo una logica inattaccabile : “Tutte le opinioni sono rispettabili. Benissimo. E’ lei a dirlo. Io, invece, dico il contrario. E’ la mia opinione: la rispetti, dunque.”

La seconda citazione è di un autore quasi sconosciuto ai più, purtroppo, Andrea Emo Capodilista, scrittore e filosofo, scomparso nel 1983. Quasi sconosciuto perché non inquadrato nel novero degli intellettuali organici al sistema, alla cultura, al  regime ed al pensiero unico dominante; colpa gravissima che ne determina l’oscuramento culturale.  Per ironia della sorte, venne “scoperto” e rivalutato proprio da un filosofo “di sinistra”, Massimo Cacciari. Alcuni suoi pensieri sono stati pubblicati di recente qui: “Quando il popolo è massa chiunque può essere duce“.

Ecco un suo pensiero sulla libertà di espressione: “Teorie liberali – Io devo lottare perché il mio vicino possa esprimere, cioè far valere, un’opinione diversa dalla mia. Ma, poiché nel caso della lotta politica, la diversità di opinioni si riferisce all’essenza delle cose, alle radici, ai fondamenti, io devo lottare perché il mio vicino possa far valere un’opinione radicalmente diversa dalla mia. Cioè, posso far valere l’opinione che egli non ammette che altri possa avere un’opinione diversa dalla sua. Pertanto, se io lotto perché egli possa far valere un’opinione di questo genere, io suicido me e suicido le mie idee; cioè, in questo caso, il mio liberalismo. E allora, per far valere le mie opinioni liberali, devo combattere, cioè abbattere il mio vicino che ha delle opinioni illiberali (cioè opinioni diverse dalla mia). E anche in questo caso io uccido (cioè suicido) il mio liberalismo. Quindi, in ogni modo, il paradosso liberale, se sviluppato, arriva allo scacco matto.”.

Chiaro? Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

 

 

Guerra e pace

Tolstoj non c’entra. Parlo di quella tendenza ad organizzare cortei, marce, fiaccolate e manifestazioni per la pace. Per non parlare poi degli appelli alla pace nel mondo rilanciati quotidianamente da autorevoli personaggi; in primis il Papa. Ed ecco l’ultima manifestazione pacifista, svoltasi ad Ankara in Turchia: “Strage al corteo. I canti per la pace, poi le esplosioni“.

Cantano per la pace. Risultato: 97 morti e 400 feriti (intanto che scrivevo i morti sono già saliti a 130: e temo che cresceranno ancora). Canta, canta che ti passa, dice un vecchio adagio.  Forse il repertorio pacifista non era di gradimento degli attentatori; si sa che beduini, cammellieri e “mamma li turchi”  hanno strani gusti musicali. Potevano cambiare genere musicale per cercare di accontentare i bombaroli e provare, che so,  con brani liturgici, canti gregoriani; quelli di solito hanno un forte potere anestetizzante, calmante, soporifero, una specie di camomilla in musica. Certo che oggi, parlare di pace è sempre più difficile. Dalle notizie che si leggono, sembra che i governanti del mondo stiano cercando in tutti i modi un pretesto per scatenare un nuovo conflitto mondiale. Dopo decenni di rapporti cordiali ed amichevole collaborazione con gli ex nemici dello scomparso impero sovietico, siamo tornati alla guerra fredda. L’Europa, col pretesto della crisi ucraina, applica pesanti sanzioni nei confronti della Russia e schiera truppe e mezzi blindati al confine, minacciando scontri armati e rappresaglie.  Il  Nobel per la pace (assegnato preventivo, sulla fiducia) Obama rafforza le installazioni militari in Polonia e punta i missili americani verso est. Ora, in Siria, è in atto uno scontro politico e militare, tra gli americani che armano, istruiscono e sostengono i ribelli anti Assad, ed i russi che hanno inviato i caccia a difendere Assad. Basta un nulla perché si verifichi un incidente ed americani e russi si sparino addosso. E non parliamo dei pericoli del terrorismo islamico, della guerra santa di Al Qaeda contro l’Occidente, e dell’avanzare dello stato islamico e del califfato dell’Isis.

Come succede da sempre nella storia dell’umanità, si affrontano due blocchi opposti; quelli che vogliono la guerra (e la fanno) e quelli che auspicano la pace. La differenza fra i due schieramenti è sostanziale e la conclusione dello scontro è scontata: i guerrafondai fanno la guerra ed attaccano i nemici, portando morte e distruzione; i pacifisti sono contro la violenza, rifiutano l’uso delle armi e  cercano di fermare la violenza con le fiaccolate, le marce, gli appelli, i canti e gli inni all’amore universale e le bandiere arcobaleno. Il risultato è già scritto; non c’è partita. Parodiando una celebre battuta di un classico “spaghetti western“: “Quando un guerrafondaio incontra un pacifista, il pacifista è un uomo morto“. Amen. E non c’è bisogno di aver visto il film o di essere un genio per capirne il significato.

Tempo fa il Papa, a proposito del massacro dei cristiani attuato dall’Isis, disse che bisognava fermare la violenza, aggiungendo che però bisognava farlo senza usare le armi. E per non essere frainteso (cosa che succede spesso con Bergoglio, non perché chi ascolta non capisce ed interpreta male il suo pensiero, ma perché si esprime come la Sibilla Cumana), ripeté specificando la parola “Fermare” e scaricando la responsabilità della decisione sull’ONU (buoni quelli!). Santità, e come intende fermarla questa violenza? Ancora non lo ha spiegato; resta uno dei tanti misteri bergogliani (Vedi “Il Papa e la pace“). Si possono fermare le armi senza armi? Forse, come cantavano i Giganti negli  anni ’60, in clima da “figli dei fiori“, “Mettete dei fiori nei vostri cannoni“? Si possono fermare le armi con i fiori? Ma pensate davvero di fermare le bombe con le marce della pace, con i canti natalizi, gli appelli all’amore universale, il buonismo ipocrita di facciata, i sorrisi, gli abbracci, le frasi sdolcinate da baci perugina e la bandiere arcobaleno? Auguri.  Diceva Gandhi, il pacifista per antonomasia, il simbolo del pacifismo e della non violenza: “Non si può stringere la mano di chi ti porge il pugno chiuso“. Credo che anche questa frase non abbia bisogno di spiegazioni. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Intanto cresce ogni giorno la minaccia di nuovi conflitti ed il pericolo dell’aggravarsi di quelli in atto. E la parola “guerra“, che non ha bisogno di aggettivi per ricordarne gli effetti,  compare sempre più spesso nei titoli dei giornali, nei servizi dei TG e nelle discussioni dei tanti talk show televisivi dove politici per caso  si fronteggiano a base di chiacchiere inutili, scambiandosi accuse reciproche e, per nostra sfortuna, governano l’Italia e decidono dei nostri destini. Il pericolo lo si percepisce chiaramente, è nell’aria. Forse per questo si fanno tanti appelli alla pace. Il guaio è che, a guardare ciò che avviene nel mondo, specie nei territori più a rischio,  sembra che gli appelli pacifisti ottengano l’effetto contrario. Ogni volta che il Papa si affaccia alla finestra e “auspica la pace nel mondo“, scoppia un nuovo conflitto. Più cortei pacifisti si fanno e più aumentano le tensioni tra i popoli. Più si parla di pace e più ci si avvicina alla guerra. Allora viene un legittimo sospetto: non sarà che questi appelli pacifisti, Papa in testa, portano sfiga e sono controproducenti? Provate ad auspicare la guerra: hai visto mai che scoppi la pace!

Vedi: “Shoah e buoni ideali“.

I Giganti: “Proposta” (Sanremo 1967)

La jihad ci fa un baffo

Siamo in Italia, anche fare i terroristi diventa difficile, quasi impossibile.  Ieri parlavo seriamente del pericolo terrorismo (Jihad e aspiranti suicidi), oggi vediamo l’altra faccia della medaglia, tanto per cercare di sorridere, finché ci riesce.  Anni fa circolava in rete una divertente storiella sulle disavventure di due aspiranti terroristi musulmani in Italia.  La ripropongo  interamente.

Ecco perché in Italia non ci saranno attentati terroristici

Alcuni documenti del SISDE rivelati recentemente affermano che, dopo le  affermazioni di Berlusconi, secondo cui la civiltà occidentale è superiore a quella islamica, Bin Laden diede ordine di organizzare un attentato aereo in italia. Due terroristi, provenienti da un Paese del Medio Oriente, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire “il castigo di Allah per gli infedeli italiani”. Ecco la storia e l’itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro Paese.

Domenica ore 23:47 Arrivano all’aeroporto internazionale di Napoli, via aerea dalla Turchia; escono dall’aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie. La società di gestione dell’aeroporto non si assume la responsabilità della perdita ed un impiegato consiglia ai terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po’ di fortuna! Prendono un taxi. Il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore; e vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città durante un’ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, il tassista decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

Lunedì ore 04:30 Al risveglio, dopo la mazziata, ambedue i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona piazza Borsa. Decidono quindi di noleggiare un’auto presso la Hertz di piazza Municipio. Quindi si avviano con direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare a piazza Mazzini, rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche anti-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

Lunedì ore 12:30 Arrivano a piazza Garibaldi (finalmente!). Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente; i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100.000 falsi!

Lunedì ore 15:45 Arrivano all’aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell’Enel del centro direzionale. I piloti ALITALIA sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore. Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti “che controllori saremmo”, hanno dichiarato.). L’unico aereo disponibile in pista è uno della MARADONA AIR con destinazione Alghero ed ha 18 ore di ritardo. Gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d’attesa, intonano canti popolari, gridano slogan contro il governo ed i piloti! Arrivano i celerini e cominciano a dare manganellate a destra e a manca contro tutti, accanendosi in particolar modo sui due arabi.

Lunedì 19:05 Finalmente si calmano un poco gli animi. I due figli di Allah, coperti di sangue, si avvicinano al banco della MARADONA AIR per acquistare i biglietti per l’aereo con destinazione Alghero, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel. Il responsabile MARADONA AIR che gli vende i biglietti, tace il fatto che il volo, in realtà, è già stato cancellato.

Lunedì 22:07 A questo punto, i terroristi sono indecisi se fare l’attentato, oppure no. Non sanno più se distruggere Napoli sia un atto terroristico o un’opera di carità.

Lunedì 23:30 Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell’aeroporto; ordinano panino con la frittata ed impepata di cozze.

Martedì 04:35 In preda ad una salmonellosi fulminante causata dalla frittata, finiscono all’ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte nel corridoio del pronto soccorso. La cosa non sarebbe durata più di un paio di giorni, se non fosse subentrato un sospetto di colera dovuto alle cozze.

Domenica 17:20 Dopo dodici giorni escono dall’ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo. Il Napoli ha perso in casa con il neopromosso Palermo, per 3-0 con due rigori assegnati alla squadra siciliana dall’arbitro Concettino Riina da Corleone. Una banda di ultrà della “MASSERIA CARDONE”, vedendo i due arabi scuri di carnagione, li scambiano per tifosi del Palermo e gli rifilano un’altra caterva di legnate. Il Capo degli ultra è un tale “Peppo ‘o Ricchione” che abusa sessualmente di loro.

Domenica 19:45 Finalmente, gli ultrà se ne vanno. I due terroristi decidono di ubriacarsi (una volta nella vita, anche se è peccato). In una bettola della zona portuale gli rifilano del vino adulterato con metanolo e i due rientrano al San Gennaro per l’intossicazione. Gli viene anche riscontrata la sieropositivita’ all’HIV (Peppo non perdona).

Martedì 23:42 I due terroristi fuggono dall’Italia in zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il percorso, semiorbi per il metanolo ingerito e con una dozzina di infezioni a causa del virus HIV. Giurano per Allah che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato Paese; gli attentati preferiscono farli negli Stati Uniti.

Jihad, terrorismo e aspiranti suicidi

Missili su Roma; è l’ultima minaccia che arriva dall’Isis (Attaccare Roma con i missili). Ce lo stanno dicendo in tutti i modi; il pericolo di attacchi terroristici in Europa, ed in particolare in Italia ed in Vaticano, è reale. Le stragi di Parigi, sono solo un assaggio.  Ma stranamente il governo,  i media e le anime belle buoniste e pacifiste ad oltranza, invece che preoccuparsi e adottare tutte le misure necessarie a prevenire e combattere il pericolo,  cercano di sminuire la gravità delle minacce, fanno appello alla tolleranza, al dialogo e continuano a vagheggiare di società multietniche e multirazziali. Stiamo facendo il loro gioco, siamo gli alleati principali dei nostri futuri aguzzini. La nostra indifferenza, l’atteggiamento remissivo, propenso più al dialogo che alla difesa, la codardia di un’Europa inetta, confusa, imbelle, ormai rassegnata all’invasione islamica è la loro arma migliore. La storia non ci ha insegnato niente. Da decenni l’Europa ha aperto le porte della città a quel Cavallo di Troia che è l’immigrazione. Non hanno bisogno di attaccarci, stiamo collaborando con il nemico; non solo abbiamo rinunciato a difenderci, ma stendiamo un tappeto rosso agli invasori. E’ la stessa indifferenza che consentì al nazismo di organizzarsi, riarmarsi, andare al governo e scatenare l’inferno. Ma anche allora si tentava di minimizzare la minaccia e  si cercava il dialogo. Capirono che non c’era possibilità di dialogo quando ormai era troppo tardi.  Noi siamo sulla buona strada per ripetere quel tragico errore.

Abbiamo da poco celebrato la Giornata della memoria, per ricordare i milioni di morti nei campi di concentramento nazisti. Piero Terracina, uno dei sopravvissuti alla Shoah, anni fa a proposito della mancanza di una qualunque reazione da parte degli ebrei alla deportazione, a parte la rivolta del ghetto di Varsavia, disse: ” Ogni anno incontro migliaia di giovani nelle scuole per raccontare loro Auschwitz dove ho visto centinaia di migliaia di ebrei uscire con il fumo delle ciminiere dei crematori. La domanda che i ragazzi mi pongono più frequentemente è: “Perché non vi siete difesi”?. Ecco, noi ebrei non vogliamo che nel futuro ci venga ancora rivolta questa domanda”.

Perché non si sono difesi? Come è stato possibile?”. Queste sono le domande che gli ebrei hanno continuato a porsi per anni, dopo lo sterminio. Troppo tardi ormai e, purtroppo, senza trovare una risposta razionale.  Noi corriamo lo stesso rischio. Il rischio che un domani, quando sarà troppo tardi, qualcuno ci chieda come mai, di fronte alle minacce ed al  pericolo reale costituito dal fondamentalismo islamico, dagli attentati terroristici, dalla jihad, dalla guerra santa dichiarata all’occidente, non abbiamo reagito e ci siamo rassegnati all’islamizzazione dell’Europa. Cosa risponderemo?  Che ci siamo fidati delle rassicuranti dichiarazioni di chi era al governo? Che ci siamo lasciati illudere dalle belle parole dei  pacifisti nostrani e dei terzomondisti che, col pretesto dell’operazione umanitaria, spalancavano le porte all’invasione di africani e arabi, meglio se musulmani?  Che da bravi cristiani abbiamo seguito l’invito del Papa ad accogliere ed assistere tutti i disperati del mondo,  perché anche i musulmani “sono nostri fratelli“? Cosa risponderemo? Sarà molto difficile, come lo è stato per gli ebrei, trovare una risposta accettabile.

Nei giorni scorsi, durante uno dei programmi dedicati al ricordo della Shoah, ho sentito due sorelle sopravvissute ad Aushwitz ricordare l’orrore del campo e formulare l’invito alla pace ed alla tolleranza. Credo che nessuno oserebbe mettere in dubbio quell’appello alla tolleranza. Oggi è un concetto che va come il pane. Noi stiamo crescendo a pane e tolleranza. Eppure bisogna ricordarsi che tutto ha un limite, anche la tolleranza. Non si può diffondere un messaggio simile senza precisare i limiti di quel principio. Altrimenti si creano tragici equivoci. Si potrebbe chiedere, per esempio, a queste due sorelle se quella auspicata tolleranza, che apparentemente sembra un principio universale condivisibile da tutti,  vale sempre, comunque e con chiunque. Significa che anche gli ebrei nei campi di sterminio dovevano essere tolleranti con i nazisti e con chi li conduceva alle camere a gas? Credo che, a questo punto, sorga almeno un piccolo dubbio sulla validità universale del concetto di tolleranza. Lo stesso dubbio si pone anche per il concetto di libertà di espressione. Ne ho parlato anche di recente in “Le Pen, democrazia e libertà limitata“,  qui “Voltaire e l’islam“, e qui “Papa, pugni e kalashnikov“.

Ma la nostra posizione, se non corriamo ai ripari prima che sia troppo tardi,  sarà ancora più indifendibile. Gli ebrei sono stati discriminati, a causa delle leggi razziali, privati della libertà, dei diritti civili prima e poi di quelli umani, umiliati, caricati su carri bestiame e portati direttamente nei campi di sterminio. Sinceramente, avrebbero potuto organizzare una qualche forma di difesa, o di fuga verso paesi più sicuri, ma non tutti avevano i mezzi per rifugiarsi all’estero e ben poco potevano fare contro la forza e la violenza. In fondo la loro mancanza di reazione era giustificata. Noi non avremo nemmeno queste attenuanti. Nessuno ci obbliga a salire su vagoni con destinazione Aushwitz, nessuno ci vieta la libertà di protestare ed opporci a scelte politiche nefaste, nessuno ci vieta di reagire e rispondere con fermezza alle minacce; ne abbiamo tutti i mezzi e le possibilità.

In teoria potremmo reagire, ma non lo facciamo. Ci infliggiamo da soli limiti alla libertà di reagire e perfino alla libertà di espressione, per paura di essere accusati di islamofobia, di razzismo, di xenofobia. Ci imponiamo da soli la proibizione di tentare una qualunque forma di controllo e di regolamentazione dell’invasione islamica. Ci siamo inventati da soli le nostre nuove “leggi razziali” in versione moderna, che sembrano tutelare più gli invasori che gli italiani, e che usiamo non contro gli stranieri, ma per discriminare noi stessi e  mettere sotto accusa e perseguire anche penalmente chiunque non si adegui al nuovo verbo del multiculturalismo, dell’accoglienza, del terzomondismo. Così non c’è bisogno che qualcuno, sotto la minaccia delle armi, ci obblighi a salire su quei carri ferroviari diretti all’inferno, ci saltiamo sopra spontaneamente, da volontari suicidi.

Eurabia news

Che bella l’accoglienza, l’integrazione, il multiculturalismo, la società multietnica. Ce lo dicono e lo ripetono continuamente tutte le anime belle della sinistra, i socialisti europei, i cattocomunisti, i buonisti della Caritas, delle Coop (tipo quelle di Buzzi che “si guadagna più con gli immigrati che con la droga“) e delle associazioni che guadagnano speculando sull’accoglienza. Lo dicono Hollande, Boldrini, Kyenge, l’ONU, l’UNHCR. Il Papa dice che “i musulmani sono nostri fratelli” ed invita ad accogliere tutti a braccia aperte (tanto paghiamo noi).  E’ un diluvio di buoni sentimenti. Poi oggi arriva la notizia: “Terrorismo islamico a Parigi, attentato al giornale satirico Charlie Hebdo, 12 morti“.

Ma la Boldrini, che non riesce a rinunciare alle sue boldrinate quotidiane, tanto per ribadire la sua stima nei confronti dei seguaci del profeta (da poco è stata in visita ad una moschea) si affretta a dichiarare che “Non bisogna confondere gli assassini con i musulmani“. No, non confondiamoli. Però Oriana Fallaci diceva “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma stranamente tutti i terroristi sono islamici“. E per aver detto nei suoi libri la sacrosanta verità e previsto in maniera lucidissima ciò che sarebbe accaduto, cercando di mettere in guardia l’Europa e l’Occidente dal pericolo del fondamentalismo islamico,  venne derisa, sbeffeggiata, oltraggiata. Sabina Guzzanti, patetica tragi-comica, fece del sarcasmo vergognoso sul cancro che la stava divorando e Franca Rame, altra degna rappresentante della sinistra militante, dal palco di Firenze gridò che  “Fallacci è una terrorista“.

La guerra santa, la jihad, è già iniziata da tempo. E’ una guerra religiosa e culturale che tende alla conquista dell’Europa e dell’occidente ed alla sottomissione degli infedeli. I nemici sanno benissimo di essere in guerra, noi non l’abbiamo ancora capito. O forse facciamo finta di non capirlo. Anzi, sembra che facciamo di tutto per facilitargli il compito, accogliendo africani e arabi senza  controlli e limitazioni. Creiamo comitati, consulte, associazioni che lavorano all’integrazione ed alla tutela di tutti i diritti possibili. Abbiamo inventato addirittura un “ministero per l’integrazione” ad hoc e l’abbiamo affidato ad una signora proveniente dal Congo che dichiara convintamente che “La terra è di tutti” e che gli immigrati sono “preziose risorse per l’Italia“. Ma la realtà è diversa da quella che tentano di inculcarci i media al servizio della causa buonista. Non sono i migranti ad integrarsi nella nostra società, siamo noi che pian piano ci stiamo adeguando alla loro cultura, rinunciando alle nostre usanze e tradizioni, specie religiose, per non urtare la loro sensibilità.

In Europa hanno già capito che il multiculturalismo è un fallimento. Lo ha capito la Germania (fine della pazienza), l’Olanda (fuga da Amsterdam), l’Inghilterra (multiculturalismo flop) dove Cameron lo ha detto chiaramente e dove stanno attuando norme molto più restrittive sull’immigrazione. Noi non l’abbiamo ancora capito e, anzi, dobbiamo sentire e sopportare ogni giorno le litanie buoniste senza nemmeno protestare, pena l’accusa infamante di razzismo. Anche se, leggendo i commenti sulla stampa, si ha l’impressione che molti, anche fra quelli che l’hanno insultata, cominciano a pensare che forse Oriana Fallaci aveva visto giusto. Temo, però,  che ormai siamo quasi ad un punto di non ritorno. Forse è già troppo tardi. Ma è risaputo che la sinistra fa fatica a comprendere, hanno i riflessi lenti, hanno bisogno di tempo per capire, talvolta passano anni e quando lo capiscono ormai hanno già fatto danni incalcolabili e irrimediabili. In Russia, dopo aver distrutto un impero e procurato decine di milioni di morti per creare il paradiso dei lavoratori, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Anche l’Europa stenta a capire e si sta autodistruggendo con le proprie mani e le proprie leggi, ma non l’ha ancora capito.

Vedi

Islam e Occidente sono incompatibili.

Immigrati e buon senso

Migrazione e ipocrisia.

Immigrazione, la strategia sinistra.

La profezia si avvera.

Islam, lezioni di odio.

Multiculturalismo flop (Discorso di David Cameron)

Il multiculturalismo è fallito.

La fine della pazienza (Dichiarazione di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo)

Migrazione fra retorica e realtà (Cosa succede in Germania)

Banlieu, la città malata.

Evviva, ci arrendiamo (l’islam in Germania)