Sardegna e armi chimiche

Siamo diventati una pattumiera mondiale? Una discarica di rifiuti vari? Sembrerebbe di sì. Sei anni fa siamo diventati la pattumiera della Campania (Vedi “Siamo la pattumiera d’Italia?”). Visto che allora siamo stati così bravi e disponibili (grazie a Soru che volle farsi bello dando una mano ai compagni Prodi, Bassolino, Iervolino…), oggi la ministra Emma Bonino ha deciso di portare in Sardegna anche le armi chimiche di Assad. Quelle bombe che non vuole nessuno. Le ha rifiutate anche l’Albania. Così dopo essere diventati terra di conquista e di approdo di tutti i disperati del terzo mondo, che arrivano qui sostenuti ed incoraggiati dall’ONU, da Letta, dalla sinistra multiculturale, multietnica e multipocrita, da Boldrini e Kyenge, dal Papa e dai buonisti di professione, e dopo aver accolto navi cariche di monnezza napoletana, accogliamo anche le bombe chimiche siriane. Per accogliere anche la merda del terzo mondo ci stiamo organizzando.

Ne dà notizia questo articolo del Corriere.it: “Piano per le armi chimiche. Offerta della Bonino; destinazione Sicilia o Sardegna“.  E nessuno protesta? Dove sono i buonisti, i pacifisti, i verdi, gli ecologisti, gli ambientalisti? Tutti in letargo?

Chi è la Bonino? E’ quella che è sempre candidata ovunque ci sia una poltrona disponibile; nel partito, alle politiche, alle regionali, alle europee, alle comunali; lei c’è sempre. E’ quella che veste sempre le solite giacchine a tinta unita e colori forti, come la Merkel. Quella che da decenni ha sempre la stessa acconciatura; caschetto biondo con larga ciocca che le copre l’occhio destro (che fantasia!). Quella che quando si volta per guardare qualcosa o qualcuno,  gira la testa con scatti improvvisi: come le galline. Ecco, quella!

Sanremo: Big e tubi

Che ci frega della crisi?  L’importante è che arrivi il festival, puntuale, immancabile, angosciante, come la dichiarazione dei redditi; perché Sanremo è Sanremo! E pazienza se ci costerà milioni di euro; tanto sempre noi paghiamo. Ed ecco che già il conduttore designato, Fabio Fazio, ci crea qualche piccola sensazione di fastidio, come un leggero prurito alle parti basse. Sembra, fateci caso, la controfigura del presidente siriano Assad. Si somigliano come due gocce d’acqua. Solo che Assad è uno spilungone di due metri, il nostro piccolo Fabio, invece, è una versione ridotta, in miniatura. Così, invece che sparare missili sui dimostranti, come Assad, Fabietto spara cazzate in TV. Se in compagnia di un certo Saviano le spara ancora più grosse, doppie. Ma tant’è, a quanto pare è il meglio sulla piazza: il classico “Bravo conduttore“, direbbe Nino Frassica. Quello che ha sempre stampato sul volto un sorrisino da ebete e che fa finta, ipocritamente,  di scandalizzarsi per le battute della Littizzetto.

Così il nostro Fabietto, fresco fresco di nomina, ha annunciato due giorni fa, in diretta al TG1 (Festival di Sanremo: annunciati i BIG“), l’elenco dei 14 cantanti che parteciperanno al festival 2013. Eccoli: Raphael Gualazzi, Elio e le Storie Tese, Chiara, Almamegretta, Malika Ayane, Daniele Silvestri, i Modà, Simona Molinari con Peter Cincotti, Marco Mengoni, Marta sui Tubi, Simone Cristicchi, Annalisa, Max Gazzè e Maria Nazionale.

Questa è la squadra dei “Big“, ovvero i grandi artisti della musica italiana. Se questi sono i grandi, figuriamoci i piccoli. Una volta i Big, i grandi della canzone erano personaggi che avevano anni ed anni di carriera alle spalle. Grandi artisti, nomi conosciuti da tutti; ragazzi, adulti, anziani. Perfino mia nonna conosceva i cantanti di una volta. Ora i Big sono questi: Gualazzi, Chiara, Molinari e Cincotti ed altri. Ma quella che mi incuriosisce di più è “Marta sui Tubi“. Magari dopo mi informo (ma non è detto) su questa Marta “Big“. Ma a prima vista mi fa pensare ad una specie di carpentiere che ama fare l’equilibrista sui ponteggi di un cantiere edile. Forse sul palco, invece che cantare, farà acrobazie sui tubi Innocenti. Boh! Ma forse mi sbaglio.

Dice Fabietto che quest’anno ha voluto puntare sulla qualità:  “Vogliamo che al centro del Festival ci siano qualità e contemporaneità“. Beh, certo, ha ragione. E’ più facile far cantare dei cantanti contemporanei, che siano vivi e vegeti. Molto più difficile sarebbe stato portare a Sanremo cantanti non contemporanei, morti e sepolti ed in avanzato stato di decomposizione. Ma Fabio è un furbacchione ed ha scelto la via più facile. Ecco perché gli hanno affidato Sanremo. Per giocare sul sicuro si porta dietro anche la sua amata Lucianina Littizzetto. Quella che, in TV a “Che tempo che fa“, davanti ad un Fazio fintamente scandalizzato, ma complice, a quasi 50 anni  continua a dimenarsi come una bambina dispettosa e scosciarsi sul tavolo, ansiosa di farci scoprire il colore delle mutandine e, prima o poi, anche la “Iolanda“, come lei chiama affettuosamente la passerina.

Anche perché, gira e rigira, il suo umorismo ed il suo linguaggio da osteria, sempre lì va a finire, sulle parti basse. Forse per adeguarsi all’altezza, si fa per dire, dell’amico Fazio. Emblematica la sua battuta nell’ultima puntata: “Berlusconi ha rotto il cazzo“. Molto fine, vero? Da notare che se voi usate un’espressione simile in un forum, o commentando un pezzo sui quotidiani, vi censurano perché è un linguaggio scurrile ed offensivo. Ma se lo dice Littizzetto, o Crozza (un altro che usa spesso quel termine nei suoi siparietti a Ballarò), in televisione, in prima serata, allora è satira!  E specie se è contro Berlusconi (come fanno da 20 anni) tutto è concesso. I comici, ormai, sono diventati intoccabili, come i magistrati. Possono dire di tutto e di più, insultare, offendere,  calunniare, ridicolizzare. E tutto diventa lecito e divertente: è satira. Basta intendersi.

Ho l’impressione che quest’anno, vista anche la crisi,  conduttori e cantanti faranno una cosetta in famiglia, alla buona. Una cosa intima, per pochi amici: se la suonano e se la cantano. Sì, pochi, ma…Big!

Mr. Obama…

Mr. Obama, nonché premio Nobel per la pace; in Siria la popolazione scende in piazza a protestare e chiede libertà e democrazia. Polizia ed esercito sparano sui dimostranti. In una settimana 150 morti. Più o meno quello che è successo in Libia. I nostri illuminati politici ed autorevoli commentatori dicono che l’intervento in Libia è giusto perché non possiamo restare indifferenti davanti ad un popolo che chiede libertà e democrazia.

Bene, esattamente quello che chiedono in Siria. Allora, Mr. Obama, che facciamo? Lanciamo un centinaio di missili tomahawk su Damasco e bombardiamo la casa di Assad? Oppure aspettiamo che partano prima i caccia francesi? Oppure i “Volenterosi” si sono stancati di essere volenterosi e stanno diventando lavativi?