Ruby e le supposte

Mancano 24 ore alla sentenza in Appello per il caso Ruby nel quale Berlusconi è accusato di concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile. Altra pesantissima spada di Damocle che pende minacciosa sulla testa del Cavaliere (ex). Un processo nato male e proseguito peggio, con accuse che non stanno né in cielo, né in terra, portato avanti con cinica determinazione solo perché l’imputato è Berlusconi e politicamente “bisogna condannarlo“. Un processo sul quale gravano accuse di assegnazione illegittima alla Boccassini da parte di Bruti Liberati. Caso esploso dopo le precise accuse di Robledo a Bruti Liberati e sul quale si è espresso di recente il CSM  (vedi “CSM: Bruti Liberati doveva motivare assegnazione del caso Ruby a Boccassini“).

Che Berlusconi non sia uno stinco di santo e che ami la compagnia femminile, specie quella di ragazze giovani e belle, che poi ricompensa generosamente con regali di vario genere, ci sta pure ed è risaputo.  Ma che la magistratura milanese lasci molti dubbi sull’imparzialità e faccia di tutto per accreditare la tesi della “persecuzione giudiziaria” è pure sacrosanto e sotto gli occhi di tutti. Ecco cosa scrivevo, in merito al processo, un anno fa.

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice ”condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi: “Toghe rosse: la genesi

Domande e risposte

Capisco che il patron è lo stesso de L’Unità. Capisco che è un esponente di primo piano del PD. Capisco che si voglia sfruttare un portale per fare propaganda politica e informazione di parte. Capisco quasi tutto. Però, dare uno sguardo ogni giorno alla Home Tiscali è come leggere L’Unità, Repubblica, Il Fatto quotidiano, Il Manifesto. L’elenco degli “editorialisti” che si alternano in home con i loro pezzi quotidiani è roba da far invidia a Travaglio, Santoro, Lerner, Lucia Annunziata e compagnia bella.

Oggi in cima all’elenco degli articoli, nella colonna “Socialnews“,  figura un pezzo dell’immancabile Oliviero Beha, con un titolo curioso. Eccolo…

Bella domanda, vero? Sì, ma non è per tutti. Solo le penne migliori, i primi della classe, i giornalisti doc possono permettersi queste “provocazioni”. E soprattutto, che si sia “anti berlusconiani” convinti e militanti. E’ un privilegio riservato a pochi, a quelli che rivendicano la massima libertà di espressione, che si appellano all’art. 21 della Costituzione, quelli che scendono in piazza per manifestare contro le “intimidazioni”  e contro i bavagli alla stampa. Sono così “imbavagliati” che li trovate dappertutto, sui quotidiani, sulle riviste, in rete, nei loro blog, su Facebook, su Twitter, in televisione dove, se non hanno un loro programma come conduttori, sono ospiti quasi fissi dei vari salotti televisivi o si scambiano le ospitate (Vedi Mentana e Lerner su La7).

Insomma, hanno l’esclusiva dell’informazione e della “formazione” dell’opinione pubblica. Dicono e scrivono quello che vogliono, quando vogliono e come vogliono, sulla stampa, in radio, in televisione, in rete, salvo poi lamentarsi di non avere abbastanza spazio e lamentare che in Italia non c’è libertà di stampa. Già, per appartenere a quella categoria di “chiagni e fotti” bisogna avere la patente.  Non è difficile averla. Se sei militante di sinistra la patente te la danno in omaggio insieme alla tessera di partito. E di colpo acquisisci la verità rivelata, una conoscenza enciclopedica, l’autorevolezza morale ed il diritto di ergerti a giudice di tutto e tutti (ovvio, di coloro che non sono di sinistra che, quindi, sono brutti, sporchi e cattivi e vanno combattuti con tutti i mezzi).

Perché votare Berlusconi? Una domanda simile vi mette in crisi. C’è un sacco di gente che potreste votare al suo posto. In passato abbiamo mandato in Parlamento gente di provata serietà, competenza, onestà e dalla moralità ineccepibile. Gente come la porno star  Cicciolina, il No global barricadero Francesco Caruso, l’ex terrorista D’Elia, un trans di successo come Luxuria. Tutta gente seria, mica come quel vecchio satiro di Arcore che ama invitare a cena belle ragazze e fare il bunga bunga! Oppure, ecco la soluzione geniale che solo i “patentati” possono inventarsi, non andate a votare. Così, magari, se tutti gli elettori di centro destra non votano, è la volta buona che vincono Vendola, Grillo, Ingroia, Rosi Bindi…sai che allegria! Complimenti, Beha, geniale.

Certo, la domanda di quel titolo si potrebbe rivoltare e si potrebbe “in un momento così difficile per questo Paese…”, chiedere a Beha ed allo stuolo di opinionisti italici che ogni giorno ci inondano con i loro pensieri sinistri (in tutti i sensi) “…alcune cosette di poca importanza“. Ma sarebbe tempo sprecato, perché non ricevereste risposte soddisfacenti. E sarebbe perfino pericoloso e controproducente. Se cercate di far capire ad un pazzo che è pazzo, rischiate che chi vi ascolta pensi che il pazzo siate voi. Meglio evitare.

Al massimo, usando lo stesso artificio dialettico,  si può fare una cosa che solitamente non si dovrebbe fare, rispondere alla domanda con un’altra domanda, questa: “Scusate, perché fate domande sciocche, invece – che so – di stare zitti?”.

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice “condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Berlusconi, Bartali e la concussione

Ruby, ipocrisia di Stato

Ruby 2, la vendetta

La serietà è una cosa seria

Ruby: mutanda rossa trionferà

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Scopo anch’io? No, tu no…

Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Oggi il Corriere della sera compie 137 anni. E’ nato il 5/6 marzo 1876, come riporta un box in prima pagina per ricordare l’avvenimento. E’ ancora il quotidiano più diffuso e autorevole. Ecco perché lo prendo come esempio molto spesso per evidenziare la poca attendibilità della stampa. Se il Corriere pecca spesso, troppo spesso, di faziosità e di più o meno evidenti trucchi giornalistici per alterare il significato delle notizie, figuriamoci cosa fanno altri quotidiani apertamente schierati e di parte.

Facciamo due esempi recentissimi; uno addirittura di oggi. Il primo riguarda una notizia di qualche giorno fa: “Gaza, misteriosa moria di razze”. Ed ecco la foto allegata che mostra decine di razze distese sulla spiaggia.

Tutte disposte in perfetta fila. Certo che queste razze hanno un particolare senso dell’ordine se vanno a morire su una spiaggia allineandosi perfettamente. Come se qualcuno le abbia sistemate così apposta. Vederle così può far pensare che si siano “spiaggiate” e questo può giustificare il fatto che si parli di “morte misteriosa“. Certo che anche un cronista sprovveduto non mancherebbe di notare che si tratta di uno spiaggiamento alquanto inusuale, visto il perfetto allineamento. La verità è che nella morte delle razze non c’è niente di misterioso, come annuncia il Corriere. Si tratta di razze pescate dai pescatori di Gaza, adagiate sulla sabbia in attesa di essere trasportate al mercato per la vendita. Lo riferisce un quotidiano israeliano “The Times of Israel“. Insomma, la misteriosa ecatombe di razze è una bufala.

Secondo esempio. Oggi in prima pagina, in bella evidenza, c’è questo box…

Ecco uno splendido esempio di “sentenza mediatica“. Chiunque legga questo titolo non può che giungere ad una sola conclusione: “Berlusconi aveva avviato ad Arcore un traffico di prostituzione”. Non c’è dubbio e non c’è possibilità di sbagliare interpretazione o di avere dubbi; questa è la verità. Evidentemente, si può pensare, si tratta della sentenza definitiva del processo per l’affare Ruby. Sarà vero? No, non è vero, è falso.

E’ solamente un’affermazione della requisitoria del pm  Antonio Sangermano. Ovvero, questa è solo l’opinione dell’accusa, visto che, come noto, il processo è ancora in corso.  Ma estrapolare quella frase e sparare questo titolo in prima pagina è come riportare una sentenza definitiva già emessa. E quel titolo resta nella memoria dei lettori e diventa verità. E’ uno di quei trucchi mediatici che denuncio spesso. La stampa nostrana ci fornisce ogni giorno esempi concreti di questa manipolazione dell’informazione.

Ora, nell’articolo che ricorda l’anniversario della nascita del Corriere, viene riportata questa frase che compariva nell’editoriale del primo numero del quotidiano: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione.”.

Belle parole, non c’è che dire, e lodevoli intendimenti. Dice l’articolista, Greta Sclaunich, che “a distanza di poco meno di un secolo e mezzo valgono ancora i principi del primo editoriale...”. Ne è proprio sicura? Basterebbero i due esempi riportati sopra (due fra centinaia di casi che ho segnalato in questi anni), per lasciare molti dubbi sull’attualità delle parole di quell’editoriale. Ho la sensazione, visto che seguo ogni giorno la versione on line, che il Corriere, strada facendo, abbia tradito i buoni propositi iniziali e si sia adeguato all’andazzo generale, quello di usare l’informazione come arma mediatica di condizionamento delle masse. In perfetto stile propagandistico in uso nelle dittature.

L’apparente indipendenza della linea editoriale e la sbandierata imparzialità di gran parte della stampa è solo un paravento per celare l’uso spregiudicato dell’informazione. E non ci si lasci ingannare dal fatto che viviamo in un sistema cosiddetto “democratico“. A ben guardare, la democrazia non è altro che un sistema “diversamente dittatoriale“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!

Giaguari e caimani

Bersani, durante questa campagna elettorale, non riscuote molti apprezzamenti, nemmeno fra i sostenitori o simpatizzanti di sinistra. Gli si rimprovera di non essere abbastanza incisivo e determinato e di non fare proposte reali e concrete. Così lo rappresenta Crozza nelle sue imitazioni, debole, remissivo, quasi impaurito. Anche Travaglio, nell’ultima puntata di servizio pubblico, lo ha dipinto come insicuro, incapace di tenere un discorso serio, poco convincente, uno che parla per battute, metafore, frasi interrotte, incapace di finire un periodo. Beh, forse per questo, due giorni fa, il nostro Bersani ha finalmente deciso di parlar chiaro e lanciare una proposta seria, concreta, pratica, di quelle che  lasciano il segno. Eccola, riportata in apertura di pagina da L’Unità

Oh, finalmente, bravo Bersani, questa sì che è una proposta seria per superare la crisi, rilanciare l’economia ed assicurare il futuro ai giovani: smacchiare il giaguaro Berlusconi. Questo è parlar chiaro! Così mettiamo a tacere Crozza, Travaglio e tutti quelli che criticano lo smacchiatore di Bettola. Bersani è meglio di Mastro Lindo! A proposito, visto che ormai  è esperto in pulizia di capi speciali ed eliminazione di macchie ostinate, se anche le andasse male in politica potrà sempre aprire una bella lavanderia a Bettola. No?

Dai giaguari ai caimani. Sembra che questa campagna elettorale la facciano allo zoo. Due giorni fa la stampa riportava una dichiarazione di Nichi Vendola. Il nostro orecchinato col rosario sempre in tasca accusava Alemanno per il fatto che lui non si sentiva sicuro ad uscire a passeggio a Roma la sera. Ieri (ANSA: Berlusconi si appellerà a mafia) ha attaccato Berlusconi: “…possiamo aspettarci un appello al voto per Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra”. E ancora: “e’ stata una colpa grave aver sottovalutato il ritorno del Caimano”. Praticamente chiama Berlusconi mafioso e “caimano“. Appellativi , come si vede, eleganti e di massimo rispetto.

Ora, come riportavo nel post “L’uomo forte ed il leader“, il nostro Nichi si lamentava per il fatto che sui social network gli vengono rivolti insulti nazisti. E lui è così sensibile che ne soffre. Non è abituato ad usare un linguaggio offensivo. Lui è fine e delicato  come una mammoletta. Povero ragazzo. Ogni tanto gli scappa un “mafioso” ed un “Caimano“, ma si fa per dire, “Si scherza…”, come usa dire Benigni quando lancia le sue frecciatine al veleno su Berlusconi, sono complimenti, attestati di stima. E poi, si dirà, queste considerazioni fanno parte della normale dialettica politica. No? Certo, però resta un dubbio. Perché chiamare Berlusconi “Caimano“, “Psiconano“, “Mafioso“, “Giaguaro“, o “Serpente a sonagli” (come lo chiamò Di Pietro), “Ladro“, “Pedofilo” etc…  è normale dialettica politica e chiamare Vendola “frocio” è un gravissimo insulto nazista? Qualcuno dovrebbe spiegarlo, prima o poi.

A Berlusconi si è detto di tutto e di più, hanno usato tutti gli appellativi, gli epiteti e gli insulti possibili (l’unico limite è la fantasia), ogni sua dichiarazione viene stravolta ed usata per sbeffeggiarlo, denigrarlo ed attaccarlo a livello personale. E fanno passare questa campagna diffamatoria come informazione, libertà di stampa o satira. Se però un quotidiano come Il Giornale, si permette di usare gli stessi metodi di Repubblica o L’Unità, apriti cielo, si scatena tutta la stampa, si solleva l’opinione pubblica, il fior fiore del sinistrume intellettual/mediatico si indigna, scaglia anatemi e quello che a sinistra è giornalismo, inchiesta, libertà di stampa, diventa improvvisamente “Macchina del fango“.

Si organizzano proteste e manifestazioni di piazza (ricordiamo la grande manifestazione organizzata dalla Federazione della stampa a piazza del Popolo a Roma, contro Berlusconi, reo di aver querelato L’Unità per degli articoli offensivi), interviene l’Ordine dei giornalisti, la Federazione della stampa, la magistratura ed i direttori vengono indagati, condannati (Sallusti docet) multati (vedi il risarcimento di 50.000 euro del Giornale a favore di Fassino, per aver pubblicato la famosa telefonata “Abbiamo una banca?”) o sospesi dall’Ordine (vedi il caso Feltri).

Vi risulta che altri quotidiani e direttori siano stati indagati e condannati per aver pubblicato telefonate coperte dal segreto istruttorio? No, eppure negli ultimi anni tutte le telefonate private di Berlusconi, inerenti o no a indagini giudiziarie, coperte o meno dal segreto istruttorio, finivano regolarmente pubblicate con grande visibilità e clamore su tutti i giornali e giornalini d’Italia, perfino sulla Gazzetta delle giovani marmotte. Sembra che i magistrati inquirenti, per tenersi aggiornati sugli sviluppi delle indagini, invece che leggere gli atti processuali, leggessero direttamente le intercettazioni sui quotidiani del mattino. Facevano prima.

Nessuno ha mai protestato. Il Presidente Napolitano non si appellava al riserbo della stampa, come ha fatto nel caso Monte dei Paschi (un “aiutino” ai compagni in difficoltà è quasi un “atto dovuto“), non c’erano conflitti di competenza (come nel caso delle intercettazioni delle telefonate fra Napolitano e Mancino), e non c’era alcun rispetto della privacy. “La gente vuole sapere” diceva Concita De Gregorio (allora direttore de L’Unità), rivendicando il diritto di pubblicare tutto, ma proprio tutto il gossipume che riguardava Berlusconi, anche se si trattava di telefonate private o di dettagli delle cene e feste ad Arcore, villa Certosa o palazzo Grazioli. Perché bisogna tener presente che il rispetto della privacy è garantito dalla Costituzione e deve essere garantito per tutti. Tutti, eccetto Berlusconi. Criticare Fini e l’allegra vendita della casa di Montecarlo al cognatino Tulliani  è “macchina del fango“, sputtanare quotidianamente Berlusconi è diritto di cronaca. Curiosa interpretazione della deontologia giornalistica, vero?

Ecco, a conferma di quanto appena detto, un’altra prova sotto gli occhi. Restiamo ancora sul sito de L’Unità. Leggo un pezzo di M. Novella Oppo: “Il trattamento Boffo“. Guarda caso, si riferisce proprio all’intervista a Sallusti e Oscar Giannino nel programma “Otto e mezzo“, di cui ho parlato nel precedente post “Punti di vista”. L’ira funesta della Oppo scatta perché Sallusti, sul Giornale, ha scritto un articolo non proprio benevolo nei confronti di quel curioso personaggio “La barba con gli occhiali“, Oscar Giannino, che si veste come un clown e poi pretende di essere preso sul serio.  Quello che pochi giorni fa, ospite a Ballarò, ha dichiarato di partecipare alla competizione elettorale con uno scopo preciso: far perdere Berlusconi. Un altro che staziona in permanenza in tutti i salotti televisivi, in qualità di esperto di economia, ed ha le idee molto chiare, da esperto,  sul come e perché fare politica. E poi ci si meraviglia che non riusciamo ad uscire dalla crisi.

Ecco, scrivere un articolo critico nei confronti di un avversario politico per la Oppo, per Saviano (ricordate il suo sproloquio in forma di monologo a “Vieni via con me“?), per Repubblica, per L’Unità e per tutto il sinistrume mediatico/intellettuale/comico/satirico  è “Macchina del fango“. Se la logica è logica, allora L’Unità e Repubblica che da anni riportano articoli critici, spesso offensivi, pieni di insulti assortiti, nei confronti di Berlusconi o, come in questo caso, un articolo critico nei confronti di Sallusti sono “Macchina del fango”? Certo che lo sono. Anzi, sono un’intera batteria di macchine del fango che, come cannoni sparaneve, ogni santo giorno inondano i media non di fango, ma di letame puzzolente. I più acuti (sono sempre quelli di sinistra, ovviamente) diranno che dal letame nascono i fiori, come cantava De Andrè. Sì, ma alla fine della canzone i fiori restano fiori, ma il letame resta letame; e puzza.

Criticare Berlusconi è diritto di cronaca e criticare Giannino è macchina del fango? Dov’è la sottile linea rossa di demarcazione? Perché questi moralisti da mercatino rionale non rispondono una buona volta? Ah, già, i fan di Mastro Lindo sono tutti impegnati a smacchiare giaguari! A proposito, caro Bersani, ho una bella proposta per lei. Un’idea che le porterà riconoscimenti, onori e gloria, non solo in Italia, ma in tutta Europa, perché travalica gli stretti confini nazionali. Beh, visto che è dotato di così fervida fantasia, perché limitarsi a sprecarla a Bettola o dintorni? Pensi in grande, metta a frutto la sua grande esperienza acquisita in smacchiature speciali. Ecco la proposta. Una volta che ha finito di smacchiare i giaguari, vada a pulire le cagatine dei gabbiani sulle bianche scogliere di Dover. Vedrà che successo. Magari le assegnano un Nobel per la tutela dell’ambiente.

A proposito di insulti, in fondo allo stesso articolo della Oppo ci sono i commenti dei lettori. Ecco alcune simpatiche e gentili definizioni:

– Roberta: “sallusti è talmente uomo fogna che nemmeno i ratti non avrebbero il coraggio di  andargli vicino

– Carlo: “…cesso puzzolente e mafioso come sallusti“.

Che diceva Vendola? Ah, sì, che sui network lo insultano. Mah, forse hanno imparato l’arte dell’insulto leggendo Repubblica o L’Unità.

 

Circonvenzione

Qualche tempo fa Umberto Bossi è andato ad Arcore per uno dei consueti incontri con Berlusconi. Nell’occasione ha portato anche il figlio, noto “Trota”. Berlusconi, nel riceverli, anche per dovere di ospitalità, ha rivolto al giovane Bossi parole di apprezzamento e di incoraggiamento per il suo impegno politico, nonostante la giovane età. Il Trota, esaltato per le parole di elogio del premier, si è così convinto di possedere doti e capacità particolari, di avere un ingegno acuto e brillante, di avere una solida preparazione culturale e di avere un grande avvenire in politica. La procura ha aperto un’inchiesta: Berlusconi indagato per circonvenzione d’incapace.

renzo bossi trota

Pubblico e privato

Finita l’ennesima adunata antiberlusconiana, si torna alla routine. “Tutti a casa” e si ricomincia con vizi privati e pubbliche virtù. E i netturbini avranno un gran da fare per ripulire le piazze dai residui della festa; mucchi di indignazione, contenitori di proclami, scatoloni di buoni propositi, cassonetti pieni di appelli morali e brandelli di dignità offesa sparsi ovunque. Ma oggi la gente è così, periodicamente ha bisogno di scendere in piazza, come una volta si facevano le gite fuori porta. Ora il “Fuori porta” è sempre più lontano e per raggiungerlo si devono fare lunghi percorsi in auto fra rallentamenti, ingorghi, file ai caselli. No, troppo stressante. Meglio una bella manifestazione in piazza, è più rilassante. Ed un pretesto lo si trova sempre.

I più fedeli partecipanti a queste gite urbane sono, stranamente, i politici. Dovrebbero essere indaffaratissimi nei loro compiti istituzionali, ma quando c’è da far festa in piazza sono i primi ad arrivare. E primo fra i primi è quel tale Nichi Vendola che deve avere il dono dell’ubiquità, perché lo si ritrova ovunque, in TV, alla radio, nei cortei, manifestazioni, scioperi. Lui c’è sempre, in prima fila. Ma quando lavora? Pronto a declamare il suo solito pistolotto sull’Italia migliore che, naturalmente è la sua. Ci ha scritto anche un libro per dimostrare la sua tesi. Ne ho parlato qui: “L’Italia migliore“.

Questa volta il pretesto è la condotta privata di Berlusconi, le sue cene e feste private con belle ragazze che fanno da contorno e, cosa che fa scattare l’indignazione generale, l’eventualità che il dopo cena comprenda anche una qualche attività sessuale. Tutto da verificare e dimostrare, ma su queste illazioni si riempiono da tempo giornali, servizi e programmi televisivi. Alla ricerca disperata della foto che inquadri, in maniera inequivocabile, il “pistolino fumante” del premier, la prova decisiva. Finora non c’è, ma date tempo al tempo.

I difensori di Berlusconi dicono che si tratti di indebita ed illegittima interferenza nella vita privata. I suoi accusatori rispondono affermando che i personaggi pubblici, specie se sono presidenti del Consiglio (meglio ancora se si chiamano Berlusconi) non sono comuni cittadini e che, quindi, non hanno diritto alla privacy perché la loro vita privata diventa un fatto pubblico. Insomma di Berlusconi si deve sapere tutto, comprese le sue preferenze sessuali, la frequenza dei rapporti e, soprattutto, l’identità dell’ eventuale partner; meglio se documentata da servizio fotografico.

Ora, se questo è vero, comincio a preoccuparmi. Mi spiego. Torniamo a Vendola. Da tempo sfrutta tutti i mezzi mediatici per recuperare consensi e seguito col fine di proporsi come leader della sinistra per contrastare Berlusconi. Ora supponiamo, tutto è possibile, che veramente riesca a diventare il candidato della sinistra alle prossime elezioni. Supponiamo che vinca e che, quindi, diventi premier. Ovvio che, secondo il loro concetto che la vita privata del premier è un fatto pubblico, dovremmo conoscere le abitudini private, anche sessuali, del nostro premier Vendola.  E quindi tutti i media dovrebbero fare a gara nel raccontarci, con allegata documentazione fotografica, la routine familiare, le abitudini, le intimità e le performances sessuali vendoliane. L’Italia intera si chiederebbe e vorrebbe sapere, perché la vita privata deve essere pubblica, cosa succede in privato, sotto le lenzuola, fra Nichi ed il suo compagno canadese. Già, cosa succede? Provate ad immaginarlo, spazio alla fantasia. Bene, se uno come Vendola si sente autorizzato a darci lezione di dignità e di morale significa che siamo messi davvero molto male. Che sia vicina la fine del mondo?

A proposito, Vendola, quello che oggi è indignato per la condotta privata di Berlusconi, che è convinto che l’Italia migliore sia quella sua e dei suoi seguaci e sostenitori, e che elargisce consigli non richiesti sulla dignità delle donne e sulla morale, è quello che tempo fa diceva…

Vendola pedofilia

” Sarà questo il tempo in cui tutte le arti e le scienze saranno inondate e sommerse da un inaudito dilettantismo, il pensiero sarà condannato a morte da un chiacchiericcio dissennato, e la politica diventerà più fanatica e partigiana che mai” (F. Nietzsche)  Quel tempo è arrivato, è oggi.

Preti, vangelo e Concita

Da che pulpito viene la predica…”, si usa dire riferendosi a qualcuno che esprime giudizi o pareri chiaramente contrari al suo modo di essere, ai suoi principi ed alla sua pratica di vita. In questo caso il pulpito è proprio quello di una chiesa e colui che “predica” è davvero un prete. Ma non è il classico don Camillo, non è il vecchio curato di campagna che dal pulpito si rivolge ai fedeli leggendo ed illustrando un brano del Vangelo. E nemmeno il Vangelo è quello che conosciamo. Pare sia stato scoperto un nuovo Vangelo, apocrifo, ma autorevole e, di conseguenza, un nuovo evangelista: la direttora dell’Unità Concita De Gregorio.

Succede che in un paesino del Veneto il parroco, don Giorgio Morlin, durante l’omelia domenicale, invece che attenersi alla consuetudine e leggere le sacre scritture, abbia letto e commentato un recente articolo dell’Unità, quotidiano fondato da Gramsci e vangelo quotidiano di generazioni di comunisti mangiapreti. Insomma, il Vangelo secondo Concita. (Il prete fa la predica con l’Unità)

Non bastava il Travaglio nazionale che ogni giovedì, in prima serata TV, si alza, apre il suo breviario e recita il passo del giorno dal “Vangelo secondo Marco“, sotto lo sguardo attento ed amorevole del santo protettore San Toro. Ora anche la Concita può, a ragione, entrare a far parte della schiera dei nuovi evangelisti laici. Apocrifi, certo, ma accettati dalla Chiesa che li assume come testi di riferimento. Che tempi, signora mia, non esistono più i preti di una volta. Non c’è più religione. Aridatece don Camillo…

Ora, sembra che la direttora Concita, per ricambiare la cortesia, offrirà come gadget in omaggio ai lettori dell’Unità “I fioretti di San Francesco” e pubblicherà, a puntate, le lezioni di catechismo. Di questo passo, altri potrebbero seguire la stessa strada e in questo clima di totale confusione di idee, di ruoli e di radici storiche, aspettiamoci di tutto. Nelle sinagoghe i rabbini leggerano passi dal “Mein Kampf“. Gli imam nelle moschee doneranno ai fedeli una raccolta completa delle “Vignette sataniche” danesi stampate in elegante veste grafica.

Nell’Apocalisse di Giovanni è detto che la fine dei tempi sarà preceduta da una serie di prodigi. E di questi prodigi oggi abbiamo la prova quotidiana. Che abbiano davvero ragione le profezie Maya e che la fine del mondo si avvicini? Mah, visto che sarà la fine di tutto, questo è l’unico caso in cui non si può dire “Chi vivrà vedrà…”. Intanto, però, in questo clima di confusione totale, la serie dei sorprendendi prodigi si allarga contagiando la società ed i politici, sempre pronti a confrontarsi per vedere chi spara il prodigio più grosso.

Vedremo Rutelli apparire in televisione e dire qualcosa di intelligente. Di Pietro organizzerà una festa a piazza Navona e leggerà con voce commossa un “Elogio di Berlusconi“. Bersani, mentre è raccolto devotamente a recitare le preghiere della sera, avrà una visione mistica in cui gli appare lo spirito di Marx che gli consiglia di chiudere il PD ed aprire una pizzeria al taglio; almeno si guadagna qualcosa. Emma Bonino e Marco Pannella, in crisi mistica dopo un pellegrinaggio alla Madonna del Divino Amore, distribuiranno sul Lungotevere rosari benedetti  e copie dell’Osservatore romano. Berlusconi trasformerà la sua taverna “Bunga bunga” di Arcore in una raccolta cappella, adornata di candidi gigli, dedicata a Santa Maria Goretti.

Walter Veltroni, per non essere da meno, dopo aver dichiarato di non essere mai stato comunista, in un messaggio video affermerà “Non sono mai stato democratico“.  Anche Carla Bruni che di recente ha dichiarato di non essere più di sinistra, rilascerà una nuova sorprendente dichiarazione in cui, parafrasando il celebre spot della Deneuve,  confesserà “No, non sono Carla Bruni“. Alfonso Signorini diventerà leghista ed affermerà con orgoglio “Ce l’ho duro...”. Infine, Nichi Vendola, ansioso di diventare leader del PD, regalerà il suo prezioso orecchino a Platinette e, abbandonato il suo compagno canadese, si fidanzerà con Rosi Bindi.

Che tempi, signora mia, niente e nessuno è più ciò che dovrebbe essere. Che sia davvero la fine del mondo? Arrangiatevi, si salvi chi può…

pipa_magritte

 

 

Ruby: ipocrisia di Stato

Leggendo le notizie di stampa sul caso Ruby si resta perplessi. Non è molto chiaro il nesso fra l’organizzazione di feste e cene in una casa privata ed il reato di favoreggiamento della prostituzione. Sembrerebbe che ricambiare con denaro o favori la presenza di belle ragazze nella villa di Berlusconi sia un reato. Finora tutte le ragazze hanno negato di aver avuto rapporti sessuali col premier. E se anche lo avessero avuto, da quando in qua fare sesso fra persone adulte e consenzienti è un reato? Diventa reato se la prestazione sessuale viene ricambiata con una somma di denaro o con regali? Ma allora anche il matrimonio sarebbe una forma di prostituzione. In fondo si potrebbe dire che un uomo che sposa una donna offre vitto e alloggio in cambio di prestazioni sessuali. Beh, il concetto è quello.

Se un amico ti presenta una ragazza e tu la inviti a cena e poi finite a letto, puoi essere accusato di sfruttamento della prostituzione perché le hai offerto la cena in cambio di prestazioni sessuali? Ed il tuo amico, che ti ha presentato la ragazza,  è colpevole di favoreggiamento della prostituzione?

Si dirà, però, che Ruby era minorenne. Intanto la stessa ragazza ha più volte affermato di essersi presentata come maggiorenne, 24 anni, e vista la presenza fisica  non c’era motivo di dubitarne. Ha detto anche di non aver mai avuto rapposrti sessuali col premier, né con altri, durante le feste ad Arcore. Allora dov’è il reato? E’ reato il fatto che abbia ricevuto dei regali? Era normale, come hanno dichiarato molti ospiti della villa, che tutti ricevessero dei regali dal premier. Fare regali agli ospiti è reato?

Ma allora il reato sarebbe quello che Ruby era minorenne? E’ un reato ospitare in casa ragazze minorenni? Allora tutti i genitori che hanno in casa figlie minorenni compiono un reato? I nonni che ricevono in casa nipoti minorenni compiono un reato? Organizzare in casa delle festicciole con ragazze minorenni, amiche dei figli minorenni, è reato? O forse è reato l’essere minorenni?

Sì, però, si legge sempre sulla stampa, le ragazze che frequentavano la villa avevano a disposizione gratuita degli appartamenti a Milano 2. Significa che concedere un appartamento a qualcuno in uso gratuito è reato? Allora tutti quelli che, per loro fortuna, dispongono di diversi immobili e ne concedono uno in uso gratuito a familiari, figli, anziani genitori, parenti, compiono un reato?

E non basta. Dai titoli in prima pagina ci si pone altri inquietanti interrogativi. Eccone uno: “Ruby è stata in villa 8 volte“. Significa che c’è un limite alle visite? Se ci va una volta, passi, Se ci va tre volte è a rischio e se ci va 8 volte è reato? Qual è il numero di visite consentite alla villa di Berlusconi? Altro titolo: “Ruby ad Arcore fino all’alba“.  Che significa? Che c’è un orario preciso per le visite, come in collegio, nei conventi o in carcere? Significa che andare nella vita di mattino è normale, andarci di pomeriggio pure, ma restarci dopo la mezzanotte è reato? Oppure che dopo una certa ora, circolare ad Arcore è vietato perché  c’è il coprifuoco? Dov’è il reato?

Ma il punto cruciale è sempre quello dei presunti rapporti sessuali con una minorenne. Fare sesso con minorenni è reato? Ma allora i ragazzi minorenni che hanno rapporti sessuali sono tutti colpevoli? No, si dirà, il reato è che un adulto abbia rapporti sessuali con minorenni. Siccome oggi si comincia presto, allora un ragazzo di 18 anni che fa sesso con la sua ragazza di 17 compie un reato? Beh, ma allora ditelo chiaro, perché forse c’è un sacco di gente che fa sesso felicemente senza sapere che compie un reato. No, perché già dai 16 anni è consentito avere rapporti sessuali consenzienti. E se ti capita l’occasione di farlo, ma ti mancano due giorni al compimento del sedicesimo anno che fai? Rinunci o lo fai lo stesso, correndo il rischio di essere denunciato da qualche giudice di passaggio e di finire in galera? Tutti quelli che fanno sesso prima di compiere 16 anni sono punibili? Sono scopate a rischio? Anche la masturbazione, prima dei 16 anni, è reato di “sesso a mano armata“?

E’ curioso che in maniera improvvisa ed imprevedibile si assista ad una riscoperta del puritanesimo. Di questo passo torneremo ai tempi della regina Vittoria e adorneremo le gambe del tavolo con deliziose fasciature per evitare di vedere le gambe nude. O forse questo vale solo all’interno di certe procure che, evidentemente, vivono fuori dal mondo. E vale anche per certi moralisti improvvisati che pontificano su stampa e TV, improvvisamente folgorati, come novelli Saul, sulla via di Damasco…pardon, di Arcore. O forse, più verosimilmente, è perché esistono  da noi dei principi che si applicano secondo le circostanze. Uno è scritto nel codice e si applica a tutti i cittadini; è il principio della “presunzione d’innocenza“. L’altro non è scritto,  è il principio della “Presunzione di colpevolezza” e si applica solo a Berlusconi. E’ un corollario del famoso detto “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta“.

Sembra che facciamo finta di non sapere che la società attuale viva in una specie di esaltazione sessuale che sfiora il delirio collettivo. Stiamo recuperando il tempo perduto in anni e decenni di “proibizionismo sessuale” di tipo morale. Oggi si comincia la giornata facendo colazione con pane e sesso.  Te lo ritrovi sotto gli occhi ovunque, dalla stampa alla televisione, dalla pubblicità a internet. Il sesso è l’argomento principe di riviste e talk televisivi, ad ogni ora del giorno, con dovizia di consigli utili su come farlo, con chi, quando ed in quali varianti. Sotto sotto passa un messaggio subliminale che urla “Scopate, scopate, scopate”, sempre, in ogni occasione possibile, con chiunque vi capiti, in tutti i modi possibili, fra uomini e donne, fra gay, lesbiche, trans e categorie intermedie non meglio specificate. L’imperativo categorico è “Fare sesso”.

Ricordo una notiziola edificante di qualche tempo fa che è illuminante su questo clima da Sodoma e Gomorra. Riguardava i divertimenti degli adolescenti. In particolare si riferiva di una specie di gara che le ragazzine, quindicenni o giù di lì, usavano fare in discoteca. La gara consisteva nell’avere rapporti sessuali orali con più ragazzi possibili. Vinceva chi riusciva a farne di più in una serata. La media era di una decina, ma le più brave arrivavano a farne anche 14 o 15. Chi ben comincia…

Se però, in questa atmosfera da bordello di massa, nella villa di Berlusconi si fanno cene e feste è uno scandalo. Se poi forse, dico forse, qualche volta si fa anche sesso…orrore! E scatta la “giusta” e tempestiva azione giudiziaria di solerti giudici che non solo sono indignati per cotanto “orrore”, ma devono anche perseguirlo penalmente perché è un reato. Certo, immagino, questi giudici non organizzano mai cene fra amici, né feste e festicciole, né fanno regali agli ospiti, né si sognerebbero mai di concedere una casa gratuitamente a qualcuno, né hanno mai ospitato a casa loro dei minorenni, nemmeno per le feste dei figli, né si sognano di stare fuori casa fino all’alba. Ma soprattutto…non scopano.

E’ il trionfo dell’ipocrisia elevata a sistema. Bisognerebbe modificare l’articolo 1 della Costituzione e sostituirlo così: “L’Italia è una Repubblica fondata sull’ipocrisia“. E sul potere giudiziario…

Come dicevo nel post “Ruby 2: la vendetta“, se la magistratura applicasse ai cittadini italiani lo stesso accanimento ed i metodi usati contro Berlusconi, oggi mezza Italia sarebbe in galera e l’altra metà in attesa di giudizio. Amen

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Diceva bene Feltri: “Il problema di Silvio è la gnocca“. Una cosa è ormai chiara: a Berlusconi piace circondarsi di belle donne. Già, come qualunque maschietto italico in attività di servizio vorrebbe fare e farebbe se ne avesse la possibilità. Ci sono le eccezioni, certo. Per esempio Vendola, quello tutto rosario e orecchino, preferisce gli aitanti canadesi; ha gusti difficili, non ha trovato nemmeno un pugliese di suo gradimento. Marrazzo, invece,  preferiva le trans brasiliane. Questione di gusti.

A Silvio però questa passione continua a creargli guai e problemi. Da Noemi alla escort D’Addario, Ed ecco l’ultima: Ruby, una ragazza marocchina che dichiara di aver partecipato a delle cene a villa S.Martino e, dopo cena, di aver fatto “Bunga bunga“. Cosa sia esattamente questo bunga bunga ce lo riferiranno prossimamente autorevolissimi organi di stampa. Tutti i particolari in cronaca. Se ne parlerà ancora a lungo e conosceremo tutti i dettagli. Ma la notizia, oggi riportata da tutti i quotidiani, è che per questa storia sono indagati Emilio Fede e Lele Mora, per favoreggiamento della prostituzione.
Ora, credo che qualunque persona in possesso delle normali capacità di intendere e di volere, abbia serie difficoltà ad immaginare Emilio Fede responsabile di favoreggiamento della prostituzione. Ma la cosa assurda è che, prima ancora di essere informato dagli inquirenti, deve apprendere dai giornali del mattino di essere indagato. Vi sembra normale un Paese in cui un qualunque cittadino si sveglia e legge sui giornali del mattino di essere indagato? No, non è normale. Evidentemente le notizie passano direttamente dalle procure alla stampa.

Ora, proprio oggi apprendiamo che in merito alla morte di Sara Scazzi, ed al grande risalto mediatico, con dettagli, divulgazione di verbali, intercettazioni telefoniche e processi in diretta televisiva, la procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per accertare responsabilità in merito alla divulgazione di notizie coperte dal segreto istruttorio. Bene, mi sembra legittimo ed opportuno. Non solo, anche il Garante della privacy è intervenuto per denunciare la violazione delle norme sulla tutela dei dati personali e riservati. Bene, è suo dovere intervenire. Anche l’ordine degli avvocati ha avviato un’inchiesta per accertare se i vari legali di Michele e Sabrina Misseri, ospiti in tutti i salotti TV e sempre pronti a rilasciare interviste, non abbiano violato le regole della deontologia professionale. Perfetto, anche questo mi sembra giusto. Ora, però, sorge una domanda.

Come mai nel caso Scazzi si muovono tutti, avvocati, garanti e magistrati, pronti a denunciare fughe di notizie e rispetto della privacy, e nel caso di Ruby tutto viene spiattellato in prima pagina senza che nessuno intervenga? E come mai la stessa indifferenza è stata mostrata in tutti i casi in cui è stato coinvolto Berlusconi? Eppure ricordiamo che per mesi e mesi, su certa stampa, si è pubblicato di tutto; verbali delle inchieste, telefonate private, particolari e dettagli privati. Dov’erano i magistrati? Ed il Garante della privacy? Tutti in ferie? No, più semplicemente, in Italia, esistono delle strane toghe; sono rosse e su misura, come le polo. Esistono le toghe small e quelle extra large, si adattano alla taglia. Ma non alla taglia dei magistrati, a quella degli indagati. Per i nemici si usano toghe molto strette, per gli amici si usano quelle extra large, di manica molto larga.

Ecco perché quando le notizie, le indagini, anche se riservate e protette dal segreto istruttorio, riguardano Berlusconi, esponenti del centrodestra, o giornalisti del Giornale, finiscono direttamente in prima pagina. Ecco perché oggi i quotidiani aprivano con notizie a tutta pagina su Emilio Fede “indagato” per favoreggiamento della prostituzione. Il discorso sarebbe molto lungo, ma oggi voglio solo riportare le aperture di alcuni quotidiani on line, perché resti traccia di come vengono date le notizie, ancora prima che i diretti interessati ne siano informati e suilla base di dichiarazioni di una ragazza, Ruby, che gli stessi inquirenti, ed anche i quotidiani, definiscono contrastanti e poco attendibili. Ma basta per sbattere il mostro, Fede, in prima pagina.

Titolo del Corriere.it.

Corriere Fede 28 ottobre

Titolo della Stampa.

Stampa Fede

Titolo di Repubblica.

Repubblica Fede

Titolo del Fatto quotidiano, a tutta pagina (se avessero potuto l’avrebbero anche allargata) che preferisce dedicare la foto al solito Berlusconi, tanto per cambiare.

Fatto Fede

Titolo de L’Unità che, tatnto per creare l’atmosfera giusta, inserisce anche una foto con belle ragazze in abbigliamento succinto.

L'Unià Fede

Ecco, così oggi viene presentata la notizia. E volete che stasera Santoro non ne parli ad Annozero, anche in assenza di prove certe? Volete che Travaglio, leggendo il breviario ed illustrando la parabola del giorno dal vangelo secondo Marco (il suo) non parli di Berlusconi, Fede, Ruby e del Bunga bunga? Sarà bene ricordarsene quando anche questa inchiesta, sull’ultimo “scandalo” berlusconiano, come la telenovela Noemi e l’affaire D’Addario, finiranno in fumo. Ma intanto la stampa continua, come fa ormai da molto tempo, a spargere palate di fango su Berlusconi e su chiunque gli sia vicino. Ma ormai questo non è più nemmeno fango; è proprio merda!