Follia umana (1)

La gente sta impazzendo, non c’è più dubbio. Ma non nel senso bonario come quando sorridendo diciamo ad un amico “Ma sei matto?”, perché fa o dice qualcosa di strano e bizzarro.  No, dico nel senso letterale del termine, come patologia mentale. Lo ripeto da sempre e purtroppo, arrivano puntuali le conferme. Ho sempre detto che non so quale sia la causa che genera questa follia; forse l’inquinamento ambientale, gli additivi tossici, coloranti, conservanti, aromi “naturali” chimici, che ingurgitiamo con i prodotti alimentari industriali, con frutta e verdura avvelenata da pesticidi, l’inquinamento elettromagnetico, lo stress di uno stile di vita nevrotico, l’informazione che ci fornisce ogni giorno la nostra razione quotidiana di violenze assortite, come una droga, e che crea uno stato mentale di tensione costante, di aggressività repressa che esplode alla prima occasione, modelli di vita imposti da una società che ha perso tutti i riferimenti, mutazioni genetiche. Non so cosa sia esattamente; forse un micidiale mixer di questi fattori ambientali, biologici, chimici, culturali. Quello di cui sono sempre più convinto, però, è che qualcosa ci sta mandando in pappa il cervello.

Lo constatiamo leggendo le notizie che ci vengono fornite ogni giorno dai media. Non solo quelle tragiche dei conflitti e guerre in corso e di attentati terroristici. Non passa giorno che non ci siano notizie di cronaca nera che vengono dalla quotidianità: donne ammazzate, bambini abbandonati, risse, violenze, aggressioni e morti per cause che la stampa definisce “futili motivi“. Come se morire per futili motivi sia meno grave o più grave che morire per motivi importanti. Qualcuno, per cercare di minimizzare la gravità di questa violenza crescente dice che non è vero che sono aumentati i crimini, ed invitano a non creare allarmismi perché questi fatti sono sempre successi, solo che prima non si conoscevano, oggi invece trovano più spazio nell’informazione. Non è vero: è del tutto falso. La crescita della violenza è reale ed è dovuta a nuovi fattori scatenanti che prima erano sconosciuti o avevano una minima influenza. Ora sono accresciuti i fattori che generano aggressività e violenza e sono di diversa natura, genetica, ambientale, culturale. Dell’l’influenza negativa dei media ho parlato spesso. Ma i fattori ambientali sono sempre più determinanti, a causa dell’inquinamento che  induce mutazioni genetiche e alterazioni ormonali e neuronali. Sono i danni provocati da inquinanti di varia natura: pesticidi, scarichi industriali, smog, polveri sottili e additivi alimentari specie dei prodotti industriali.

Ho sempre avuto il sospetto che questi fattori ambientali, oltre a quelli culturali derivanti dall’educazione, lo stile di vita, l’influenza dei media, potessero avere degli effetti negativi sulla mente umana; e quindi sul comportamento, lo sviluppo del carattere e della personalità e sui rapporti sociali. Ormai non sono una mia ipotesi campata per aria, lo dimostrano le ultime ricerche scientifiche. Ecco alcuni articoli apparsi di recente sulla stampa in merito agli effetti dell’inquinamento sul cervello umano.

Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato. Calo di circa 14 punti in poco più di cento anni.

Chi vive in città ha il cervello infestato da nanomagneti. Causa, l’eccessivo inquinamento atmosferico industriale.

Smog nel cervello. Così l’inquinamento contamina i neuroni. Possibili cause dell’Alzheimer.

Lo smog fa male al cervello; soprattutto a quello dei neonati. Gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno e da lì nel cervello, diventando tossici anche per i neuroni. Potrebbero avere una parte anche in psicosi e demenze precoci.

L’inquinamento riduce il quoziente intellettivo. La “pandemia silenziosa”, ovvero il dilagare nell’infanzia, a livello globale, di disturbi del neurosviluppo che vanno dall’autismo al deficit di attenzione ed iperattività ed al ritardo mentale.

Anche il cervello si ammala di smog. Vivere in strade molto trafficate aumenta il rischio di demenza senile, Alzheimer compresa.

Sono solo alcuni degli articoli che riprendono studi scientifici sugli effetti dello smog e dell’inquinamento atmosferico sul cervello umano. E non solo sul cervello. Una recente puntata di “Sfera” su La7 riprendeva l’allarme sulla moria delle api e lo spopolamento degli alveari, dovuta proprio ad inquinamento da pesticidi. Un allarme che è stato lanciato già diversi anni fa. Secondo gli ultimi studi, i pesticidi usati in agricoltura, specie i cosiddetti “neonicotinoidi“, oltre a provocare disorientamento e morte delle api, influenzano anche l’apparato sessuale generando mutazioni genetiche che riducono la fertilità dei maschi che acquistano caratteristiche sempre più femminili, fino al comparire di veri episodi di omosessualità.

Gli stessi neonicotinoidi li ritroviamo su tutti i prodotti dell’agricoltura che consumiamo regolarmente e che, penetrando nel terreno, vengono assorbiti dalle piante. Ciò significa che, anche dopo il lavaggio di frutta e ortaggi, permangono nei cibi tracce dei pesticidi che noi inconsapevolmente ingeriamo. Insomma, anche noi consumiamo la nostra brava dose di pesticidi, come le api. E come le api andiamo incontro a gravi pericoli per la salute, compresa la mutazione delle caratteristiche sessuali. Sarà un caso che negli ultimi decenni  le caratteristiche proprie del genere maschile e femminile siano sempre più confuse, che si vada verso un modello unisex, che si diffondano le teorie gender, e siano in crescita i casi di omosessualità? E perché mai dovremmo pensare che se questi pesticidi hanno effetti così devastanti per la sessualità delle api, non abbiano alcun effetto sull’uomo?

Purtroppo il video di quella puntata di Sfera non è disponibile. Ma questo breve servizio andato in onda su La7 illustra benissimo le cause dello spopolamento degli alveari. Ma le testimonianze della gravità del problema sono numerose, anche in video. Basta andare a vedere “Moria delle api“. Io stesso ho visto negli ultimi anni api morenti nel mio piccolo giardino dove vengono attratte da fiori ed alberi da frutto. Restano a terra, incapaci di volare, si muovono a stento come stordite, confuse, e muoiono. Ma io non uso nessun tipo di pesticida, né diserbanti, e nemmeno concimi; niente di niente. Evidentemente vengono avvelenate altrove. Troppo allarmistico? Avete ragione, non esageriamo, non preoccupatevi di queste sciocchezzuole, continuate pure a seguire il calcio, Sanremo, i salotti Tv per casalinghe disperate, cuochi e oroscopanti. (continua)

 

Alveari umani

Dalle caverne ai palazzi, l’evoluzione della specie umana.

I palazzoni tristi e squallidi che si ergono nelle periferie delle moderne metropoli, somigliano sempre più a degli alveari. O, peggio ancora,  a delle unità  abitative (così le chiamano gli addetti ai lavori per illudervi che siano qualcosa di diverso dagli alveari) appena appena più spaziose, giusto qualche metro in più,  e leggermente più confortevoli delle celle carcerarie: più che abitazioni a misura umana, sembrano loculi cimiteriali a misura di morti viventi che, stranamente, si illudono di condurre una vita normale.

Questo palazzo nella foto a lato potrebbe essere un qualunque palazzo di una qualunque periferia urbana nel mondo. Gli alveari si somigliano tutti, sono fatti in serie. Ogni individuo è relegato nella propria cella di pochi metri quadri e lì vive, vegeta, lavora, mangia, dorme, si accoppia, si riproduce, ama, odia, gioisce, piange, ride, si annoia, muore. Tutto in quello spazio vitale costituito da un bivano o da un monolocale con angolo cottura, e spazi condominiali brulicanti di varia umanità; tra urla, schiamazzi, effluvi maleodoranti, liti, sciacquoni, ascensori, televisori ad alto volume, fumi di frittura, strilli di mamme e pianti di bimbi. La differenza fra queste celle umane e gli alveari è che le api non hanno le parabole TV e che gli umani, invece che produrre miele, producono merda.  Mi sa che sono più utili le api; e forse sono anche più felici.

Tragedia domenicale

Una notizia terribile che rischia di rovinarci la giornata festiva. La riporta l’ANSA, come news nella sezione “Zoom“, quindi, una di quelle notizie  di primaria importanza da mettere bene in evidenza. Infatti, la troviamo nella Home, in alto alla pagina, subito sotto i titoli di apertura, ma prima e sopra le notizie sul lavoro nero e sul Papa. Qual è questa notizia sconvolgente? E’ questa, riguarda De Rossi, uno dei calciatori della nostra nazionale in trasferta brasiliana: “Un’ape nello scarpino“.

Oddio, tanta paura per un’ape nello scarpino? Neanche se avesse trovato sotto le lenzuola un nido di velenosissimi ragni delle banane (o ragni vagabondi).  Ma un’ape di quelle che svolazzano di fiore in fiore e poi producono il miele? E quale sarebbe la notiziona? Che in Brasile ci sono le api? Che le api brasiliane sono così ignoranti che non sanno distinguere uno scarpino da calciatore da un bocciolo di rosa? Che l’ape è stata confusa e tratta in inganno perché lo scarpino di De Rossi profuma di lavanda?  Capirei la sorpresa e la rilevanza della notizia se quell’ape nello scarpino fosse un’Ape Piaggio completa di ambulante brasiliano che vende banane, mango e papaia.  Difficile farla entrare in uno scarpino; sarebbe davvero una notizia incredibile. Eppure, se l’ANSA titola “Paura per De Rossi“,  deve essere stata un’esperienza davvero terrificante per il nostro calciatore. Lo si vede dalla foto in cui appare talmente scosso da nascondere il volto, forse per celare la sofferenza, o forse per evitare la vista dell’ape assassina che ha attentato all’incolumità del nostro “azzurro” in trasferta.

Viene un dubbio atroce. E se si trattasse di api kamikaze addestrate dallo staff della “Seleção Brasileira” per  attaccare e intimidire i calciatori delle squadre avversarie? Un atto di vero e proprio sabotaggio per indebolire le squadre concorrenti? Se fosse avvenuto in Italia, una delle nostre solerti procure avrebbe già aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità. Ora la domanda è questa: sarà un caso isolato, oppure è solo l’avvisaglia di un attacco massiccio di api assassine che colpiranno i nostri preziosissimi pallonari in trasferta? Lo sapremo nei prossimi giorni. Sono certo che i media ci aggiorneranno costantemente su tutti gli sviluppi di questa appassionante telenovela “Le api dei mondiali“. Magari domani troveremo ancora una notizia d’apertura nella sezione “Zoom”: “Paura per Balotelli…una libellula sulla cresta“. In attesa delle prossime puntate, siamo profondamente sconvolti da questa terribile esperienza. Ci dispiace  per  De Rossi e, soprattutto, per l’ape.