Foa, RAI e pluralismo

Marcello Foa è stato nominato presidente della RAI (“Foa presenta la RAI rock“) e garantisce rinnovamento, rispetto e pluralismo. Ho stima di Foa, come giornalista e scrittore, per la sua onestà intellettuale. Per esempio, è uno dei pochi che denuncia la manipolazione delle notizie e l’uso strumentale dell’informazione. Lo ha fatto di recente, a proprio rischio e pericolo, visto che in quanto giornalista è parte in causa, con un libro “Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi“. Se non fosse onesto non avrebbe nessun interesse a svelare i trucchi della manipolazione mediatica a beneficio del potere. Bisognerebbe leggerlo, per avere qualche informazione utile per conoscere i trucchi della comunicazione e difendersi dallo strapotere mediatico. Gli auguro buon lavoro.

Foa pluralismo

Ma quando parliamo di correttezza dell’informazione e di pluralismo, specie in RAI, bisogna andarci con i piedi di piombo, perché da quelle parti devono avere uno strano concetto di cosa sia il pluralismo. Dovrebbe essere l’applicazione di criteri che garantiscano a tutti la libertà di espressione ed un’equa rappresentanza delle varie appartenenze politiche di giornalisti, opinionisti e commentatori in TV. Sarà così? Vediamo di citare a memoria alcuni dei più noti volti della TV: Bruno Vespa, Maurizio Costanzo, Michele Santoro, Corrado Augias, Massimo Cacciari, Corrado Formigli, Riccardo Iacona, Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Lilli Gruber, Beppe Severgnini, Paolo Mieli, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Damilano, Lucia Annunziata, Giovanna Botteri (corrispondente RAI da New York), Antonio Caprarica (ex corrispondente RAI da Londra), Sergio Rizzo, Furio Colombo, Giovanni Floris, Fabio Fazio, Massimo Gramellini, Gerardo Greco, Serena Bortone (Agorà), Carlo Lucarelli, Salvo Sottile, Franca Leosini, Enrico Mentana, Paolo Liguori, Mirta Merlino, Tiziana Panella, Alessandra Sardoni, Federica Sciarelli, Giovanni Minoli, Monica Maggioni, Daria Bignardi, Antonio Di Bella, Corradino Mineo (già direttore di RAI News24 e poi parlamentare del PD), Ritanna Armeni, Giampiero Mughini, Erri De Luca  etc. Qualcuno lo dimentico, ma questi bastano e avanzano a dare un’idea del pluralismo in TV. A parte Vespa, tutti gli altri, più o meno apertamente schierati e militanti,  sono di area sinistra. Chiaro?

Molti anni fa evitavo di guardare programmi e talk show come Annozero (li evito ancora oggi; insopportabili) per non rovinarmi il fegato con la visione delle facce di Santoro, Travaglio, Vauro, Ruotolo e compagnia bella (chissà perché questi personaggi di sinistra hanno tutti queste facce strane). Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”.

travaglio santoro vauro
Già allora si parlava spesso della necessità di garantire il pluralismo dell’informazione. Ed uno dei più accaniti sostenitori della necessità di dare voce e uguale spazio alle diverse parti sociali e orientamenti politici era proprio il nostro tribuno del popolo, Michele Santoro. In pratica, avevano il monopolio dell’informazione, della satira e dell’intrattenimento, ma si lamentavano sempre di non avere abbastanza spazio e libertà. Gli si adatta alla perfezione una famosa prima pagina del Male: “Hanno la faccia come il culo“. Così una sera, notando che gli ospiti in studio erano tutti appartenenti alla sinistra, presi nota dei loro nomi e ci ricavai un post: “Santoro e il pluralismo“.

Santoro e il pluralismo (2010)
Si sente spesso ripetere, specie a sinistra, che in televisione bisogna garantire la libertà di espressione ed il pluralismo. Bene, è giusto che siano presenti le diverse componenti politiche e sociali e che siano liberi di esprimere le proprie opinioni. Facciamo un esempio pratico di pluralismo con un programma molto seguito: Annozero di Santoro.
Nella puntata di oggi si parla della crisi della maggioranza e dei problemi del Governo, a seguito della rottura dei finiani. Per discutere dell’argomento, “garantendo il pluralismo e la parità di rappresentanza“, dovrebbero essere presenti, in pari numero, esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Infatti sono presenti in studio: Pierferdinando Casini (UDC, all’opposizione), Matteo Renzi (sindaco di Firenze del Partito democratico; opposizione), Italo Bocchino (del FLI, Futuro e libertà per l’Italia di Fini, quelli che hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi; opposizione), Luisella Costamagna e Luca Telese (entrambi di area sinistra e conduttori di un programma su La7. Telese scrive sul Fatto quotidiano di Travaglio. E infine, giusto per salvare la faccia e fingere di dare spazio a tutti, Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

Domanda per i più preparati: chi c’è in studio a rappresentare il PDL ed il Governo? Vista la complessità della domanda, avete 48 di tempo per rispondere. Dopo, se siete stati bravi ed avete scoperto che in studio non c’è nessuno del governo, del PDL e della maggioranza,  avrete fatto anche un’altra scoperta: questo è un esempio chiarissimo di ciò che a sinistra chiamano “Pluralismo“; una specie di riunione tra vecchi compagni alla sezione del PCI di Brescello. In pratica significa avere più ospiti e commentatori; purché siano tutti di sinistra. Più ospiti antiberlusconiani ci sono, più il “pluralismo” viene bene. Ed anche la libertà di espressione è garantita perché tutti sono liberissimi di parlare; sì, purché parlino male di Berlusconi e del Governo. E’ l’applicazione del famoso motto attribuito a Stalin il quale, quando convocava i suoi collaboratori, usava dire “Potete esprimere liberamente le vostre idee, purché siate d’accordo con me.”.

Agli ospiti in studio aggiungete l’inviato speciale a Brescia, l’assistente santoriana con diritto di parola, parla poco e dice ancora meno (non ho ancora capito come si chiami), l’evangelista Marco…Travaglio, il vignettista Vauro ed il “bravo conduttore” Santoro (tutti rigorosamente “sinistrati”). Ora, a voler essere proprio generosi e, in assenza degli esponenti del Governo, considerando Belpietro come “delegato” a rappresentare la maggioranza, sono in 11 (undici) contro 1 (uno). Più pluralisti di così!

Chissà cosa pensa di questo fulgido esempio di “pluralismo” la Commissione di vigilanza. Sapete, quelli che, cronometro alla mano, segnano quanti secondi i TG dedicano alla maggioranza e quanti all’opposizione. E se qualcuno dedica 10 secondi in più al Governo, invece che agli insulti di Di Pietro contro Berlusconi, scattano multe e sanzioni. Mah, magari, dopo tanti cronometraggi della giornata, sono stanchi, vanno a letto presto ed Annozero neanche la vedono. Sì, immagino che sia così.

Ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Vedi questo post del 2011: “Santoro flop, il lato B

Masquerade

Vedi: Il ’68 (album di famiglia dei sessantottini di successo)

Bastardi e moralisti col timer

Nei giorni scorsi un titolo di Libero sulla strage di Parigi ha scatenato una bufera di proteste. Indignazione, denunce ed accuse di incitamento all’odio.

Ecco il titolo incriminato e l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro. Tutti scandalizzati, indignati ed offesi per quel titolo. Perfino a Che tempo che fa su RAI3 sabato scorso, alla presenza di Fazio e di Gramellini,  Geppi Cucciari ha letto il suo pistolotto, a metà fra il comico ed il moraleggiante, citando proprio certi giornali che titolano “bastardi” e proseguendo con “stronzi razzisti” che incitano all’odio. Dalle parole si intuiva che prendeva di mira Salvini e un quotidiano. Chissà perché ho pensato che si riferisse proprio a Libero. Infatti, come ho accertato il giorno dopo, non mi sbagliavo. Alludeva proprio al titolo riportato a fianco. E, tanto per gradire,  a quel Matteo Salvini, che ormai ha sostituito Berlusconi come bersaglio preferito degli strali della stampa e dei comici. Sembrerebbe proprio che il grande pericolo per l’Italia non sia l’invasione incontrollata dei disperati di mezzo mondo, non la presenza di possibili jihadisti islamici sul nostro territorio (sono circa mille quelli schedati come potenzialmente pericolosi), non la possibilità di attentati come a Parigi, non la crescente insicurezza delle nostre città dovuta alle attività criminali di bande di stranieri, non il proliferare di moschee senza controllo che diventano centri di indottrinamento e arruolamento di volontari pronti a combattere per il jihad. No, il vero gravissimo pericolo è un titolo di Libero che chiama “Bastardi islamici” i terroristi che hanno fatto strage a Parigi, e Salvini che dice semplicemente quello che pensano milioni di italiani e che, per questo, viene accusato di essere xenofobo e razzista.

Così si sposta l’attenzione dal vero problema, il pericolo reale del terrorismo islamico, e si pone come argomento di interesse pubblico un falso problema che si fa passare come insulto all’islam e incitamento all’odio. Ma su questa manipolazione dell’informazione e stravolgimento della realtà la sinistra ci campa da sempre. E chi si permette di denunciare questa subdola operazione mediatica di controllo e strumentalizzazione dell’informazione viene prontamente messo al rogo e tacciato di fascismo, razzismo e xenofobia. Così si delegittima l’avversario politico additandolo come nemico pubblico numero uno, colpevole di tutti i mali del mondo.

Ed infatti, giusto per distrarre l’attenzione, parte la campagna mediatica anti Libero, che si attua sulla stampa ed in tutti i talk show televisivi, dove l’argomento principale non è il pericolo del terrorismo islamico, ma l’insulto “Bastardi islamici“. Facciamo solo due esempi. Il primo è un articolo di Fabrizio Rondolino su L’Unità: “Bastardi a chi?: Libero senza limiti“. Dice Rondolino che la scelta di Libero è sbagliata e pericolosa, perché dà un’idea errata dell’islam e perché incita all’odio. Evidentemente un termine che potrebbe, ipoteticamente, suscitare sentimenti di odio, per Rondolino è più grave dell’odio (non presunto, ma vero e reale) di chi in forza di quell’odio spara all’impazzata su una folla di ragazzi facendo 130 morti.  Punti di vista.

Il secondo è quello della denuncia, con richiesta di danni morali e materiali subiti,  presentata dal giornalista Maso Notarianni nei confronti del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, come riportato dal Fatto quotidiano che pubblica anche copia della denuncia: “Belpietro denunciato“. La motivazione è sempre quella: “Queste parole istigano all’odio.”. Che anime sensibili.

Sembrerebbe che la nostra stampa presti un’attenzione particolare a non urtare la sensibilità dei lettori e, soprattutto, ad evitare accuratamente qualunque parola, termine, frase o immagine che possa in qualunque modo provocare sentimenti di odio. Sarà così? Vediamo. Se andassimo a scovare sui media tutti i messaggi, i titoli, le frasi, i riferimenti che potrebbero istigare all’odio, sarebbe un lavoro immane, senza fine. Allora facciamo ancora due soli esempi, proprio riferiti alle testate sopra citate: L’Unitàil Fatto quotidiano.

Questa vignetta comparve nel 2008 su “Emme“, l’inserto del lunedì de L’Unità, diretta allora da Concita De Gregorio, quella che ha sempre l’aria afflitta da Madonna addolorata e che, pertanto, si deduce abbia una sensibilità enorme ed una particolare attenzione a non offendere nessuno e, ancor meno, a pubblicare qualcosa che possa essere di stimolo all’odio.  Ma allora questa vignetta di Mauro Biani, con un ragazzo che minaccia di sparare al ministro Renato Brunetta, cos’è? Un invito alla pace ed alla fratellanza universale? Una dichiarazione d’amore per Brunetta? Questo non potrebbe incitare all’odio e, magari, istigare qualcuno poco equilibrato a mettere davvero in atto ciò che si vede nella vignetta? Oppure davvero all’Unità pensano che mostrare un tale che spara a Brunetta sia meno pericoloso di un titolo di Libero che definisce bastardi quelli che bastardi lo sono davvero, perché hanno fatto una strage,  e islamici lo sono pure, senza alcun dubbio, perché agiscono in nome del profeta urlando “Allah è grande”? Forse sì, visto che per loro questa è satira e dovrebbe essere divertente. Che strane convinzioni hanno all’Unità. Del resto è risaputo che da quelle parti la morale è doppia; la si usa secondo le circostanze e la convenienza.

Vediamo un altro esempio di giornalisti che si scandalizzano per il titolo di Belpietro, quelli che sono attentissimi ad evitare qualunque possibile causa di istigazione non solo all’odio, ma anche ad una semplice innocua antipatia. Parliamo di Marco Travaglio, quello che in TV dall’amico Santoro, apriva il breviario e leggeva la sua omelia settimanale con inclusa morale conclusiva dal suo “Vangelo secondo Marco“…Travaglio, ovvio . A dicembre 2009 in Piazza Duomo tale Tartaglia lanciò in faccia a Berlusconi una pesante miniatura del Duomo procurandogli varie lesioni. Si scatenarono i commenti sulla stampa. Alcuni denunciavano il fatto che l’aggressione fosse il risultato di una continua campagna di odio messa in atto dalla stampa. Altri, per non riconoscere le proprie responsabilità, spiegarono l’aggressione col fatto che Berlusconi era un “provocatore”, che era lui a scatenare l’odio, che era lui, come affermava Di Pietro,  che “istigava alla violenza”,   e che in fondo “se l’era cercata“. Se invece che Berlusconi avessero colpito un esponente di sinistra, le reazioni sarebbero state di tutt’altro tono; ma non divaghiamo.

Travaglio, uomo tutto d’un pezzo che non conosce mezze misure e che grazie agli articoli e libri contro Berlusconi deve in gran parte le sue fortune come giornalista e scrittore,  andò anche oltre e non solo non condannò l’aggressione di Tartaglia, ma rivendicò il proprio diritto a odiare Berlusconi. Ecco cosa scriveva il nostro evangelista santoriano: “Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto?” (Si può volere la morte di un politico“). E ancora “Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio.”. E per giustificare il suo odio accusa Berlusconi di essere il personaggio più violento visto nella politica italiana: “Pensate soltanto alla violenza che ha seminato Berlusconi in questi anni, forse è l’uomo politico più violento che si sia mai visto nella storia repubblicana e italiana.”. Eh, esagerato! (Qui l’articolo completo: “La politica non prevede la categoria del sentimento“). Chiaro? Roba da far invidia ai più spietati criminali della storia, ad Al Capone, Dillinger, Jack the ripper, Adolfino sette bellezze in arte Führer, il grande padre Stalin e via criminalizzando. Al suo confronto l’ex terrorista D’Elia, quello che è finito in Parlamento a fare il segretario del Presidente della Camera Bertinotti, era un mansueto ed innocente agnellino. E Francesco Caruso l’antagonista che era presente ovunque ci fossero disordini di piazza, barricate e scontri violenti con la polizia, eletto in Parlamento con Rifondazione comunista, era un  pacifista e attivista della non violenza.

Si può arrivare a questo livello di odio personale e dichiararlo pubblicamente sulla stampa senza alcuna conseguenza? Quelle parole istigano all’odio, oppure sono un messaggio di affetto? Dov’erano allora gli indignati di oggi? Ma la domanda è questa: perché odiare apertamente e dichiaratamente Berlusconi è un diritto e dire, come ha fatto Calderoli, che la Kyenge ricorda un orango è reato, si viene denunciati e si pagano i danni? Perché Travaglio rivendica il diritto a odiare senza che nessuno lo condanni, e se solo ci si azzarda non a odiare, ma anche solo a guardare storto  negri, gay e stranieri, si viene accusati di omofobia, xenofobia e razzismo e, se dovesse passare il ddl Scalfarotto, si rischiano pesanti sanzioni e perfino la galera? C’è una logica in questa morale? No, non c’è, è quella che chiamo “morale col timer“, che si accende e si spegne a comando, secondo le circostanze e la convenienza. Travaglio può odiare, gli altri no. Questa è la morale sinistra, in tutti i sensi.

E questi poi si scandalizzano per quel titolo di Libero? Suona talmente falso, in malafede, ipocrita e moralmente deplorevole, che Antonio Polito, giornalista e direttore del Riformista (oggi scrive sul Corriere), invitato da Santoro a partecipare ad una puntata di Annozero dedicata proprio all’aggressione di Milano, declina l’invito e ne spiega le ragioni in un pezzo sul suo giornale. L’articolo non più raggiungibile in rete, fu però ripreso dal sito Dagospia “Polito rigetta l’invito di Annozero”. Ecco l’incipit: “Ieri ho ricevuto il cortese invito della redazione di Annozero a partecipare alla puntata di domani dedicata ai fatti di Milano. Ho altrettanto gentilmente risposto di no. E la ragione è una sola: la presenza in quel programma di Marco Travaglio. Penso infatti sia giunta l’ora in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio.”. Ed in riferimento alle frasi sopra riportate sul diritto all’odio, continua: “Con uno così non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza.”. Se ci fosse una logica nel moralismo della sinistra, dovrebbe essere stato Travaglio ad essere condannato fermamente ed escluso da Annozero e dalla TV, e non Polito a rinunciare a partecipare. Ma in quel caso l’Ordine dei giornalisti, sempre attento anche all’uso della terminologia (non si può dire clandestino, zingaro, nomade; sono offensivi), non ha avuto niente da dire.

Gli esempi di moralismo ambivalente sono all’ordine del giorno e costellano l’intera storia della nostra Repubblica, prima e seconda. E benché sia una caratteristica umana abbastanza diffusa,  è la sinistra che eccelle in quest’arte e ne fa un uso costante, scientifico; è la loro specialità, da sempre.  Ce l’hanno nel Dna, è una peculiarità storica. Per la sinistra non esiste una verità obiettiva; esiste una lettura della realtà che varia secondo la convenienza. Diceva Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito“. Ecco, quella era ed è tuttora la morale della sinistra. Ma non bisogna dirlo; si offendono.

E’ un insulto aver definito quei criminali “Bastardi islamici“? Allora vediamo un altro esempio illuminante di ciò che intendono a sinistra per insulto e di come ciò che conta non sia l’insulto in sé, ma chi lo pronuncia.

La ragazza nell’immagine a lato è Dacia Valent, per anni militante di sinistra, prima nel PCI poi in Rifondazione comunista, eurodeputata, convertitasi all’islam, fondò la IADL ( Islamic Anti-Defamation League) per tutelare le persone di fede islamica. Morta nel 2015 dopo una vita piuttosto burrascosa, sia in ambito politico che familiare. In occasione della morte di Oriana Fallaci commentò sul suo blog con questo titolo “Tumore 1 – Oriana 0“. E già questo la dice lunga sul rispetto umano e la sensibilità di questa persona. Ma in quel tempo insultare la Fallaci era all’ordine del giorno. Oggi, dopo la tragedia di Parigi, in molti cominciano a rivalutarla,  riconoscendo che sul pericolo islamico aveva ragione. Uno per tutti, Pigi Battista sul Corriere (“Scusaci Oriana, avevi ragione“), la ricorda citando un passo famoso: “Intimiditi dalla paura di andar controcorrente cioè d’apparire razzisti, non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione.“.

Allora era il bersaglio preferito della sinistra. Sabina Guzzanti, quella che è convinta di essere un’attrice comica, faceva la parodia della Fallaci inviata di guerra, indossando un elmetto; e la insultava augurandole che le venisse un cancro. Non sapendo, o fingendo di non sapere, che il cancro Oriana lo aveva già. Quanta sensibilità e rispetto per le persone, per la malattia e per il dolore. Questi personaggi che bazzicano a sinistra, specie se sono intellettuali, sono così sensibili che evitano di usare parole che possono avere un significato spregiativo, come negri, zingari, clandestini. In compenso possono tranquillamente odiare Berlusconi e sperare che crepi presto, o augurare un cancro alla Fallaci. Ma se gli insulti vengono da sinistra non sono insulti; loro li chiamano satira. Ecco, se vuoi capire la sinistra devi imparare il loro linguaggio, che non sempre corrisponde a quello comune.

Nei confronti di Oriana Fallaci, colpevole di aver scritto dei libri che mettevano in guardia contro l’islamizzazione dell’Europa (cosa che si sta verificando), ci furono insulti e offese da parte di tutti gli esponenti del culturame di sinistra; era una gara a chi la insultava più pesantemente. A Firenze organizzarono un corteo per protestare contro di lei e contro i suoi libri. In prima fila Dario Fo e la sua degna consorte Franca Rame la quale, salita sul palco, inveì contro la Fallaci, urlando che con i suoi libri istigava all’odio, che lanciando allarmi contro il pericolo islamico diffondeva il terrore; e “chi diffonde il terrore è terrorista“, concludeva con una logica tutta sua, riscuotendo gli applausi della piazza.  Questo era l’atteggiamento dei sinistri di allora. Forse quegli stessi che oggi cominciano a pensare che Oriana avesse ragione.

Ma, come ho detto spesso, a sinistra hanno i riflessi lenti, sono duri di comprendonio, hanno bisogno di tempo per capire gli errori. Per capire l’errore e l’orrore, la tragedia, la devastazione economica e morale di un’intera grande nazione come la Russia, ed i milioni di vittime  della rivoluzione d’ottobre, hanno impiegato 70 anni. Ecco, questa è la misura dei loro tempi di reazione. Quindi i terroristi non erano quelli delle Torri gemelle, la terrorista era Oriana.  Questo dicevano ed urlavano le anime belle della sinistra. Davano della terrorista alla Fallaci perché metteva in guardia contro il pericolo islamico. Ma per i nostri moralisti ambivalenti, chiamarla allora “terrorista” o augurarle un cancro, era meno grave di quanto lo sia oggi definire “bastardi islamici” i terroristi parigini. Basta intendersi. Chissà quanto impiegheranno per rendersi conto del tragico errore che è il buonismo terzomondista e l’apertura delle frontiere a tutti i disperati del mondo. Ma certo, quando lo capiranno, troveranno mille pretesti per giustificarsi e scaricare ogni responsabilità.

Quando a gennaio 2015 morì la nostra comunista musulmana, qualcuno la ricordò con questo montaggio, riportando delle espressioni non proprio gentili nei confronti degli italiani. Adesso bisognerebbe spiegare perché per i comunisti di oggi dire “Bastardi islamici” è un gravissimo insulto, ma per i comunisti di ieri dire “Italiani bastardi, italiani di merda” non lo è. E, soprattutto, perché nessuno allora denunciò la Valiant chiedendo danni morali e materiali, come ha fatto Maso Notarianni nei confronti di Belpietro. E magari si fosse limitata a quegli insulti; è andata oltre, l’elenco è lungo ed è riportato in un post che pubblicò il 10 gennaio 2008 sul suo sito, oggi chiuso. Ma gli insulti, che venivano spesso ripresi in rete, erano così pesanti che qualcuno pensò che si trattasse di una bufala e chiese ad un sito specializzato nello scovare e smascherare bufale in rete (Bufale.net), di accertare la correttezza delle affermazioni della Valiant. Nonostante il sito sia chiuso da tempo, grazie al lavoro dello staff di Bufale.net, è stato possibile recuperare l’intero testo che si può leggere al link appresso (Se siete di stomaco forte potete azzardarvi a leggere l’intero articolo. Ma bisogna stare attenti, ci sono più insulti che virgole): “Dacia Valent: notizia vera“.

Breve riassunto degli insulti riportati: “Italiani di merda, italiani bastardi (questa è solo la presentazione, il titolo)…Perlasca un fascista di merdame ne fotto degli italiani bianchi e cristiani...Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi. Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto…Brutti come la fame…volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie…Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità…marci siete e marci rimarrete …coglioni…i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi…quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali…Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti…schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana…zecche e pulci come voi…quei maiali dei vostri vecchi…cani bastardi…italiani bastardi, italiani di merda.”. Non male, in confronto a questa Belpietro è un santo.  Ma siccome la “signora” era di sinistra, questi non sono insulti, sono solo un accorato sfogo personale contro la società corrotta. Amen.

Ma non finisce qui. Sarà bene riportare anche un altro esempio di come le reazioni siano diverse rispetto agli insulti e la fonte da cui provengono. E qui bisogna citare anche il Papa. Subito dopo  l’altra strage parigina dei redattori di Charlie Hebdo, disse: “Se offendete la mia mamma aspettatevi un pugno in faccia.” (Papa, pugni e kalashnikov). Più chiaro di così non poteva essere; se tu mi offendi è naturale che io risponda all’offesa, anche con la violenza (perché un pugno non è una carezza). E se è naturale è giusto; lo dice il Papa. Quindi, considerato che le vignette offendevano l’islam, la reazione violenta è giustificata, a costo di fare una dozzina di morti. Ho detto spesso che questo Papa parla troppo, spesso a sproposito e forse non si rende conto di quello che dice, degli effetti delle sue parole e di come possano essere interpretate o travisate. Ma una cosa è chiara, non si possono offendere i musulmani, né con affermazioni, né con vignette che possono recare offesa al profeta, ai suoi seguaci, e provocare reazioni violente. Bene, abbiamo capito, i musulmani sono molto sensibili, suscettibili, meglio non provocarli perché per un nonnulla si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco, è lo stesso. Ai cristiani, invece, gli si può fare di tutto; porgono sempre l’altra guancia.

Ed ora vediamo quest’altra vignetta, ancora da Charlie Hebdo. Raffigura la Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo. Non precisamente rappresentate secondo l’iconografia classica. Se dovessimo prendere alla lettera ciò che dice il Papa, da buoni cristiani dovremmo sentirci offesi da questa vignetta blasfema. E, sempre secondo le indicazioni papali, dovremmo reagire con un pugno. Invece non è successo niente. Nessuno ha protestato per questo “insulto”, nessuno ha preso le armi, nessuno ha denunciato i vignettisti; nemmeno il Papa. Ora, il solito pignolo potrebbe osservare che il Papa ha detto che reagisce se offendono la sua mamma, ma questa vignetta non prende di mira la madre, ma il Padre. Ergo, non è da considerare offensiva ed ecco perché il Papa non si sente offeso e non reagisce. Sì, deve essere questa la spiegazione. Ecco perché i cristiani si possono insultare in ogni modo possibile, si possono ammazzare, incendiare le chiese (meglio se con i cristiani dentro), si possono fare vignette blasfeme di ogni genere, tanto non ci offendiamo, anzi, le consideriamo espressione della libertà di stampa; sono satira. Ma guai ad accennare anche lontanamente a qualcosa che riguardi i musulmani. Ecco perché questa vignetta sulla Trinità è “satira”, ma quelle su Maometto sono un insulto. Ecco perché Valiant può dire “italiani bastardi, italiani di merda” e non succede niente, ma se Belpietro titola “bastardi islamici” succede il finimondo, lo denunciano e chiedono pure i danni morali e materiali. Quali siano poi questi danni morali e materiali non è chiaro, ma sono certo che ci sarà un giudice che saprà individuarli.

Non è un titolo come quello di Libero che istiga all’odio. E’ come accusare qualcuno per nascondere le proprie magagne. Se in Italia c’è qualcuno che istiga all’odio, e lo fa da sempre, è proprio la sinistra che si nutre di odio nei confronti degli avversari che considera nemici da combattere, da abbattere, da eliminare. La principale fonte di odio è quel Partito comunista che ha sempre fondato la propria battaglia politica e propagandistica sulla lotta di classe che, tradotta in pratica, significa odio di classe; l’odio è connaturato all’ideologia marxista. E su quest’odio hanno sempre diviso l’Italia e gli italiani. Una volta il nemico da combattere era la DC, era Moro, era Andreotti, i fascisti poi è stato Berlusconi, Bossi, Salvini o quei pochi giornalisti che non fanno parte del coro della stampa di regime che canta all’unisono le litanie del pensiero unico della sinistra.

Ma l’odio e la violenza non sono prerogative proprie della lotta politica. L’istigazione all’odio e alla violenza noi la riceviamo quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione, radio, televisione, stampa, internet. E qui bisognerebbe aprire un altro triste e tragico capitolo; quello degli effetti devastanti dei mass media sulla società. Altro che “Bastardi islamici”. Gli insulti gravi sono altri  e ben più dannosi del titolo di un quotidiano. Senza tornare troppo indietro, solo una settimana fa, prima della strage di Parigi, a proposito di un altro insulto che ha fatto scalpore e suscitato polemiche, il termine “ebreaccio” detto da Tavecchio (che animi sensibili abbiamo in Italia, si offendono per un niente, per una parola, una battuta anche ironica, specie se riguarda ebrei, musulmani, gay o zingari). dicevo che gli insulti che fanno male non sono quelli, sono altri, ben più gravi: “Razzismo, ebrei e censura“. Altri post sull’argomento sono riportati nella colonna a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza“.

Vedi:

Popper: Tv e violenza (video intervista)

Ti odio, ti ammazzo

AdolesceMenza

Il mondo visto dalle mutande

Il Papa ha ragione

Pane, sesso e violenza

Quando i bambini fanno “Ahi”

Manicomio Italia

Tiscali e la par condicio

Anche oggi nella mia casella di posta c’è una sorpresa. Non è la solita donnina mezzo nuda. C’è anche quella, immancabile (Sesso: dose quotidiana), la bellona del giorno, della quale non ricordo il nome, che annuncia con grande soddisfazione ed orgoglio che lei a letto “ama fare scintille“. Bene, ora che lo sappiamo, ne siamo felici per il suo partner, ma non ce ne può fregar di meno! Ma la sorpresa è un’altra. C’è un banner che rimanda al blog di Oliviero Beha e che riporta un articolo che esalta Ingroia e la sua salita/discesa in politica. “E’ l’uomo giusto per la nuova resistenza“, dice Beha che definisce il pm di Palermo come magistrato senza macchia e senza paura…”. Come gli antichi cavalieri delle favole. Gli manca solo la spada,  l’elmo dorato con le piume di struzzo, lo scudo, il cavallo bianco e la Tavola rotonda. Ma col tempo il nostro novello Ivanhoe, versione 2000, si farà.

Due notazioni. La prima riguarda Beha il quale, qualche tempo fa, nella sua rubrichetta sul portale Tiscali,  si lamentava del fatto che la televisione non gli desse abbastanza spazio. Non è chiaro a che titolo Beha rivendicasse il suo spazio in TV e perché lui debba avere dello spazio ed altri mille giornalisti, invece, non debbano averlo. Mi ricorda Santoro il quale, ospite da Celentano a Rockpolitik, rivendicava a gran voce “Voglio il mio microfono“. Al che viene spontaneo chiedersi perché Santoro debba avere, quasi per diritto divino, il suo microfono e tantissimi suoi colleghi no. Ma, come ho ripetuto spesso, a proposito di questo curioso doppiopesismo della sinistra, si potrebbe dire, parafrasando Pascal, che la sinistra ha una strana logica che la logica non conosce.

Sarà vero che Beha non ha lo spazio e la visibilità che gli competono? Se non ricordo male, ha o aveva una sua rubrica in radio. Ha o aveva uno spazio in televisione su RAI3. Di recente quello spazietto si è allargato ed è diventato un programma tutto suo, al mattino, sempre su RAI3. Scrive sui quotidiani, ha un suo blog, ha una rubrica fissa sul portale Tiscali e chissà cos’altro ancora che mi sfugge. Ma si sa, quando si ha tanto da dire lo spazio non basta mai. L’importante, però, è lamentarsi ed assumere sempre l’atteggiamento della vittima (Santoro docet). E siccome Beha ha tantissimo da dire e si tratta di pensieri cruciali per il futuro dell’umanità, ecco che, nel caso ti fosse sfuggito il suo blog, ti fanno arrivare i suoi messaggi direttamente nella tua casella di posta. Olè.

La seconda riflessione riguarda il patron Tiscali, Renato Soru, nonché editore de L’Unità. Uomo di punta della sinistra isolana, già Governatore della Sardegna e quasi candidato PD alle prossime elezioni. Dico “quasi“, perché dopo un primo annuncio che lo dava per candidato sicuro, a seguito delle recenti vicissitudini, le dure proteste e la ribellione del PD sardo nei confronti della direzione nazionale in merito alle candidature al Parlamento (cosa di cui non c’è il minimo accenno nella stampa nazionale), non si hanno più notizie certe. Bene, immagino che Soru, in qualità di esponente del PD, sia un sostenitore della par condicio, uno di quelli che magari sbraitano contro l’eccessiva presenza in TV di Berlusconi, uno di quelli che, appena Silvio appare in TV,  si appellano alla Commissione di vigilanza per controllare, cronometro alla mano, quanto tempo occupi il Cavaliere.

A proposito, qualcuno ha controllato, subito dopo l’uscita di Fini dal PDL, quanto tempo passava un tale “Bocchino” in TV? Lo si vedeva ovunque, a reti unificate, a qualunque ora del giorno, dal mattino, al pomeriggio, alla sera; Tutto Bocchino, minuto per minuto. Sembrava possedere il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Magari, per non perdere tempo, dormiva in uno stanzino della RAI. Qualcuno, allora, ha protestato? E’ intervenuta la Commissione di vigilanza? No, perché siccome sparava a zero su Berlusconi, era funzionale alla causa, la “buona causa” della sinistra, s’intende. Di recente, in occasione delle Primarie del PD, abbiamo assistito ad una presenza continua di Bersani, Renzi & C. in tutte le reti ed ovunque ci fosse un microfono ed una poltrona. Qualcuno ha protestato? La Commissione di vigilanza è intervenuta? No. Anche questo dilagare televisivo, col pretesto delle primarie, era funzionale alla causa ed ha fatto guadagnare qualche punto nei sondaggi al PD. Quindi…tutto va ben, madama la marchesa. Compagni, zitti e Mosca!

Eppure, ancora oggi, il ritornello della sinistra è che Berlusconi sia troppo presente in TV. A pensarci bene, nell’ultimo anno, Berlusconi, a parte i servizi dei telegiornali,  non ha partecipato a nessuno dei talk show politici. Non lo abbiamo visto a Ballarò di Floris, né ad Annozero di Santoro, né a L’Infedele di Gad Lerner (Oh,Lerner. Vedi “La semantica sinistra di Gad Lerner”), né ad Omnibus, né ad Otto e mezzo della Gruber, né in alcuna di quelle passerelle per politici momentaneamente sfaccendati. Passano più tempo in televisione che in Parlamento.  Abbiamo visto, invece, sempre e solo le solite facce di rappresentanza mediatica (strano che, come per i calciatori, non abbiano ancora fatto le “Figurine Panini” dei politici); quelle facce che preferiscono la telecamera alla Camera e si sentono più a loro agio davanti ai microfoni televisivi, piuttosto che a quelli del Parlamento.

Ma appena Berlusconi decide di mostrarsi in TV, apriti cielo, scatta l’allarme generale e perfino la Commissione di vigilanza, che dormiva beatamente, improvvisamente si sveglia e comincia a cronometrare gli interventi in TV. Miracolo, quella Commissione non interviene mai; forse dormono o sono in ferie, o magari sono in missione speciale  all’estero, per studiare come funziona la Vigilanza nel Burkina Faso. Hanno mai verificato, per esempio, la par condicio e la presenza dei politici in quella specie di TG3 allungato che è RAI News24, appendice informativa di RAI3 (da sempre controllata dal PCI-PDS-DS-PD) e diretto fino a pochi giorni fa da Corradino Mineo che, guarda caso, si è candidato con il PD? Ne dubito. Insomma, sono assenti. Ma se riappare Berlusconi, allora sono di punto in bianco svegli come grilli in una notte d’estate.

A proposito di presenze mediatiche, anni fa ci fu la solita levata di scudi, proteste ed accuse contro Berlusconi per la sua presenza in TV. I quotidiani erano scatenati, l’ineffabile Gad Lerner dedicò addirittura una puntata speciale alla eccessiva presenza mediatica di Berlusconi. Anche allora tutta la sinistra compatta, come sono al solito in occasione di battaglie decisive, si scagliò contro l’odiato Cavaliere. Bene, successe allora che il Corriere della sera fece un’indagine e pubblicò i dati delle presenze dei vari politici in TV. E quale fu il risultato? La risposta, sorprendente,  è in questo post del 2006: “Politici in TV“.

Ma torniamo al messaggio di Beha. Mi viene da ridere a pensare cosa sarebbe successo se, invece di un pezzo di Beha, nella casella di posta, fosse stato inviato un pezzo di Sallusti o Feltri, o un articolo di Ferrara, di Facci, di Porro. O un articolo di Mario Sechi che promuove l’Agenda  Monti. Apriti cielo, si sarebbe scatenata ancora una volta la santa crociata contro la destra che occupa tutti gli spazi e controlla l’informazione. Avrebbero richiesto a gran voce l’intervento degli organi di vigilanza e proposto chissà quali sanzioni pecuniarie o, forse, anche corporali, a base di frustate nella pubblica piazza.

Per fortuna questo non succede, e non può succedere, perché Tiscali è del patron Soru il quale è in prima linea, come esponente della sinistra, nel rispettare tutte le opinioni e garantire a tutti pari opportunità, par condicio e spazio al pluralismo. Ecco perché sono convinto che, nei prossimi giorni, per garantire questo pluralismo, dopo l’articolo di Beha a favore di Ingroia, troveremo nella casella di posta, altri articoli a favore di Bersani, Casini, Berlusconi, Vendola e perfino, per le pari opportunità uomo/donna, messaggi propagandistici a favore delle liste e dei movimenti di Cicciolina e Flavia Vento. Ne sono certo.

Nota

Ecco un buon esempio di cosa intende la sinistra per pluralismo e par condicio: “Gad Lerner e San Faustino”.

Ed ecco un altro esempio del classico doppiopesismo sinistro in questo vecchio post del 2006: “I coglioni sono due“.

Hanno rotto

Estate, tempo di rotture. Sarà il cambio di stagione, sarà il caldo, saranno le radiazioni solari, ma in questo periodo c’è un sacco di gente che rompe. Hanno rotto George Clooney e la Canalis. Pare che lei abbia avuto un ritorno di fiamma per Vieri, quello con cui aveva già rotto. Certo che questi VIP sono una rottura, cambiano partner come cambiano gli abiti secondo le stagioni. Hanno il partner stagionale, col timer, a rottura programmata.

Anche Charlene e Alberto di Monaco erano sul punto di rompere, a pochi giorni dalle nozze. A quanto riferiscono le cronache, lei era già con la valigia all’aeroporto, pronta a tornarsene a casa. L’hanno bloccata “al volo“, è proprio il caso di dirlo. Rottura evitata in extremis.

Ma la rottura che ha fatto più clamore, e che ieri campeggiava su tutte le prime pagine, è questa: “Santoro ha rotto con La7“. Beh, non è mica una novità, è da una vita che Santoro rompe a destra e a manca. Così, dopo aver rotto con la RAI, si diceva che sarebbe andato a rompere a La7. Ma il nostro “Michele chi?”, dopo essersi esercitato per anni a rompere, è diventato così bravo ed ha acquisito una tale perfezione che ora riesce a rompere ancora prima di cominciare. Un capolavoro.

Anche Simona Ventura, dopo Quelli che il calcio e Quelli che aspettano, ha fatto Quelli che rompono. Così rompe con la RAI e passa a Sky. Anche le rotture si evolvono e si adeguano alla nuova tecnologia. Così la nostra Simo dalle braccia rotanti come le pale di Mazinka, dopo avere rotto in analogico ed in digitale terrestre, ora proverà a rompere via satellite. E’ il progresso…

Rompe anche Lucia Annunziata che, dopo una litigata col suo direttore di rete Ruffini, lascia la RAI e non farà più “In mezz’ora“. Anzi, forse, andrà a farla da un’altra parte. Non è certo che la farà in mezz’ora, o se riuscirà a farla in dieci minuti, oppure abbia bisogno di più tempo. E’ risaputo che un brusco cambiamento di località, di orari e abitudini può compromettere la regolarità e creare qualche problema.

E infine, rompono anche Fazio e Saviano che tanto ci tenevano a rifare la loro “Vieni via con me“. Ma visto che la RAI non gliela lascia fare, Cip e Ciop hanno rotto con la RAI ed andranno a farla altrove. La faranno a La7, che sembra stia diventando il rifugio di tutte le rotture. Così Fazio ha preso per mano Roberto e, invitandolo a seguirlo, gli ha sussurrato: “Vieni via con me, Roberto…andiamo a farla a La7. Ci sono dei bagni favolosi!”.

Ora una domanda attraversa l’Italia intera: adesso, Santoro e Annunziata, dove andranno a farla…la trasmissione? Mah, mistero. Lo saprete alla prossima rottura. Non cambiate canale, restate con noi, linea alla regia, pubblicità…

Santoro & C.

Le mirabolanti imprese del dottor Santoro, in arte “Michele chi?”. Il nostro tribuno mediatico avrebbe potuto fare molte cose nella vita, grazie alle sue innate doti istrioniche. Sarebbe stato, per esempio, un ottimo attore. Sono 30 anni che è in televisione, fa e dice quello che gli pare e come gli pare, ma continua ad interpretare il ruolo di vittima, di perseguitato, alludendo a censure, bavagli, imposizioni, intimidazioni, minacce e sanzioni. E lo fa così bene che la gente gli crede. Devi essere molto bravo per ingannare il pubblico per tanti anni.

Un altro ruolo che interpreta benissimo è il finto tonto. Sapete, quello che qualunque domanda gli facciate, fa finta di cascare dalle nuvole, non sa niente e vi risponde per vie traverse. Così quando lo accusano di essere eccessivamente fazioso, risponde, citando i dati auditel e share, che il suo programma fa grandi ascolti. Quando gli rimproverano di non garantire il pluralismo degli interventi ed il contradditorio e di fare uso personale del mezzo pubblico, risponde che il suo programma è ampiamente ripagato dai grandi introiti pubblicitari. Non risponde alle accuse, fa finta di non aver capito, fa il finto tonto. Ed anche questo lo fa così bene che la gente gli crede. Ma non tutti, qualcuno comincia ad ammettere che Santoro esageri. Il presidente RAI Garimberti, per esempio, risponde che Santoro fa demagogia e fa un uso distorto del mezzo pubblico. Lo stesso Garimberti che fino a ieri lo aveva sempre difeso dalle stesse accuse. E se anche Garimberti oggi deve ricredersi vuol dire che forse non erano accuse infondate. E cosa risponde Santoro? Tanto per cambiare risponde che lui non dialoga con chi si comporta come Pilato. Ecco, come al solito non risponde alle accuse. Fa il finto tonto e lo fa molto bene.

Gli crede anche uno stuolo di giornalisti, opinionisti, editorialisti più o meno autorevoli, che per difendere il loro idolo usano proprio quegli argomenti; i grandi ascolti e gli introiti pubblicitari. Anche questi sono bravissimi a fare i finti tonti. Dimenticano, infatti, che la RAI, in quanto azienda pubblica, non ha come fine quello di realizzare utili e profitti d’impresa, ma quello di garantire il servizio pubblico. Quindi, parlare di ascolti e di incassi è un argomento del tutto fuori luogo, tipico di chi fa il finto tonto per non rispondere alle vere domande. L’ipocrisia di questa gente è fin troppo evidente, se si pensa che sono gli stessi che accusano la Tv commerciale, Mediaset, di non badare alla qualità dei programmi, ma solo al profitto d’azienda. Se però i profitti li fa Santoro, allora va benissimo e giustifica qualunque porcheria e faziosità. Valli a capire!

Ma il nostro istrione è così bravo che tutti pendono dalle sue labbra e quello che dice Santoro è vangelo. Lui è il protagonista, è l’officiante di questa cerimonia mediatica; la televisione è Santoro, l’informazione è Santoro, la verità rivelata è Santoro. Lo si capisce benissimo anche dalla scenografia dello studio. Lui al centro, sempre in primo piano, come protagonista e direttore di scena,  intorno gli ospiti (scelti da lui) e più su in piccionaia il pubblico (anche questo scelto da lui) pronto a fare la claque. Ma sono solo comparse il cui compito è proprio quello di esaltare il vero protagonista, l’interprete principale, l’istrione, il mattatore: lui, Santoro. Ha un Ego così smisurato ed è tanto pieno di sé che, forse, deve indossare delle camicie elastiche per evitare che, gonfiandosi, saltino i bottoni della camicia.

Il nostro mattatore mediatico si lamenta, anche questa è un’interpretazione che gli riesce benissimo, di non essere gradito all’azienda. Ricorda le polemiche continue, il difficile rapporto con la direzione della RAi. E’ l’unico conduttore che può permettersi di mandare il direttore generale a quel paese, senza pagarne le conseguenze. Ma Santoro è Santoro! Ma la cosa che più lo ha amareggiato in questi anni, lo confessa in diretta, è il fatto che si dica che lui è in RAI perché lo ha stabilito un giudice. Come se fosse una menzogna, una calunnia. Invece è la pura e semplice verità. Lui è in RAI perché un giudice ha deciso che fosse reintegrato in azienda, che avesse un suo programma e che fosse in prima serata. Altrimenti sarebbe a cercare funghi. E’ vero, ma non bisogna ricordarglielo, perché lui è così sensibile che, poverino, ne risente.

Ma tutti gli spettacoli finiscono, anche quello di Santoro. Così, sempre facendo la vittima, decide di porre fine alla commedia e, con un accordo consensuale, rescinde il contratto che lo lega all’azienda, ripagato con una lauta liquidazione di 2,3 milioni di euro. Ed ecco che lo stesso Santoro ne dà l’annuncio nell’ultima puntata della stagione. Ma da animale di palcoscenico quale è, ha ancora un guizzo finale. Una sorpresa, il classico colpo di teatro. Annuncia che il contratto prevede che lui possa continuare a collaborare con la RAI. E lui è pronto a riprendere i contatti per rifare un’altra stagione di Annozero. Questo dopo aver firmato giusto il giorno prima la sua uscita dalla RAI. Ora, se questo non è un tipico caso di schizofrenia, cos’è? Per sua fortuna, però, la moglie fa la psicologa, quindi potrà seguirlo ed assisterlo molto da vicino. Fine della storia? No, proprio oggi arriva l’ultimissima. Dopo aver rescisso il contratto, lasciato l’azienda ed intascata la molto lauta liquidazione, udite udite, oggi si propone come direttore generale della RAI. Forse il caso Santoro è più grave del previsto. Forse non basta l’assistenza familiare. Forse occorre un bravo specialista.

Caro Santoro, vada a La7, La8, La9, La Spezia…se non le va di andare a quel paese ne scelga un altro a piacere, ma ci vada. E ci resti…

Santoreide

Lo strano caso del dottor Santoro

Santoro e il pluralismo

Gaber vs. Santoro

Salviamo Santoro

Santoro ha rotto i bicchieri

Annozero visto da…

Annozero trans.genico

Escort: l’uovo ed il pelo

Manuale pratico di guerriglia mediatica

Effetto Travaglio

Santoro insiste, Vauro peggiora

Santoro: quando c’è la salute…

Santoro vergognati

Vauro ride sui morti

La sinistra che odia i volontari

Santoro? Indecente…

Annozero: Annunziata vs. Santoro

Il bello di Annozero

Santoro, Santoro…

Santoro e il suo microfono (non si rubano i giocattoli ai bambini)

Malpensa: rischio estinzione

I lombrichi di Malpensa sono a rischio estinzione. E’ quanto si rileva da un recente studio del prof. Luisiccu Pisittu Becciu Spinniau delle università associate di Pompu, Simala e Masullas. Dopo lunghi studi e ricerche sul campo, il prof. Pisittu Becciu ha accertato che le vibrazioni prodotte dai reattori degli aerei, specie in fase di decollo e di atterraggio, si propagano nel terreno, nell’area circostante la zona aeroportuale, causando anomalie e patologie serie a carico dell’apparato riproduttivo dei lombrichi. Diverse associazioni ambientaliste sono già scese in campo per denunciare il rischio estinzione dei lombrichi. Nel frattempo sono stati costituiti appositi comitati di studio e una decina di nuove associazioni ONLUS, con il preciso scopo di avviare tutte le iniziative possibili al fine di evitare il gravissimo danno all’ecosistema di Malpensa. Intanto è stata annunciata una marcia di protesta che al grido di “Salviamo i lombrichi” partirà da Reggio Calabria per concludersi nella sala d’attesa di Malpensa (sperando che non ci siano scioperi e ingorghi in autostrada).

La sconvolgente notizia ha scatenato le reazioni dell’opposizione. Sull’argomento verrà presentata al più presto una interrogazione parlamentare. Il PD attacca: “E’ colpa di Berlusconi…”. E si annuncia un girotondo in piazza Navona per sensibilizzare l’opinione pubblica. Franceschini accusa: “Il Governo non ha fatto nulla. Noi abbiamo presentato una proposta “Più lombrichi per tutti“, ma l’hanno bocciata“. D’Alema rilancia le accuse di conflitto d’interessi: “Berlusconi controlla tutti gli allevamenti di lombrichi. E’ un’anomalia tutta italiana“. Si vocifera che il Cavaliere avrebbe degli interessi nella zona e che la scomparsa dei lombrichi altro non sarebbe che un primo passo per deprezzare le aree circostanti l’aeroporto, e poterle acquistare, successivamente, a prezzo vantaggioso per costruirvi Milano IV, MIlano V, Milano VI etc… Il portavoce del Cavaliere smentisce: “Berlusconi non ha alcun interesse collegato ai lombrichi di Malpensa. Anche perché di vermi intorno ne ha già abbastanza.”.

Bossi accusa: “E’ una manovra di Roma ladrona per favorire Fiumicino“. Di Pietro parla di “Regime fascista” che intende eliminare il dissenso e lancia il sospetto che ai lombrichi siano state somministrate dosi di olio di ricino. Travaglio scrive un lungo articolo su strani progetti di allevamento di lombrichi in cui sarebbero coinvolte cosche mafiose in accordo con Previti e Dell’Utri (loro c’entrano sempre). Ferrero, Diliberto e i comunisti sopravvissuti parlano di sfruttamento dei ceti deboli e lanciano un manifesto “Lombrichi di tutto il mondo unitevi“, subito sottoscritto da alcuni intellettuali di passaggio momentaneamente disoccupati o precari. Le associazioni ambientaliste hanno organizzato un corteo, con bandiere e striscioni in cui si leggeva “Siamo tutti lombrichi“.

Santoro annuncia una puntata speciale di Anno zero dal titolo: “Berlusconi: tra vermi e veline“. Anche la Gabanelli, per non essere da meno, annuncia uno speciale di “Report” dal titolo “ Lombrichi e lavoro nero“, prospettando loschi traffici clandestini che vorrebbero eliminare i lombrichi padani per sostituirli con lombrichi cinesi che costano meno. Repubblica annuncia una edizione straordinaria con uno scoop sconvolgente: “Lombrichi nudi a villa Certosa: ci sono le foto“. Anche il Manifesto, con il solito sarcasmo, uscirà con una foto del premier in prima pagina e la didascalia “Il verme solitario“. Marco Pannella ha iniziato l’ennesimo sciopero della fame per protestare contro l’oscuramento mediatico dei lombrichi e chiede “Più vermi in TV“. Allarmati per questa proposta, Santoro, Vauro e Travaglio, temono un aumento della concorrenza. Subito rassicurati da Pannella: “Ho parlato di vermi, non di sciacalli“.

Il prof. Pisittu Becciu, dal canto suo, ha affermato che continuerà le ricerche ed il monitoraggio della zona, allargandole anche alle zanzare tigri. Sembra, ma questo è ancora da confermare, che le stesse vibrazioni dei reattori producano anche una eccessiva fluidificazione del sangue negli abitanti della zona e che questo provochi alle zanzare qualche problema di digestione. Ulteriori informazioni le troverete al sito http://www.verminelmondo.mar/ (mar sta per Marmilla).

P.S.

Se il link al sito non funziona vuol dire che i vermi sono in letargo e non vogliono essere disturbati. Riprovate fra qualche mese…

Vauro e gli imam pedofili

Guarda guarda, si scopre che anche gli imam islamici hanno il vizietto e applicano il celebre motto “Lasciate che i pargoli vengano a me…”. ma non sel senso strettamente evangelico. Numerosi imam sono stati scoperti e denunciati per abusi sessuali, in moschee e scuole coraniche, nei confronti di minori. Ecco i dettagli: “Anche gli islamici lo fanno“. A quanto pare il problema, di cui solitamente non si parla (mai criticare l’islam, sono molto suscettibili), è talmente diffuso e preoccupante che il re del Marocco ha deciso, come misura per salvaguardare i minori dalle attenzioni degli imam, di modificare le regole sulla scuola e di chiudere alcune moschee a rischio. Questi sono quelli che predicano la guerra santa contro gli infedeli ed accusano l’Occidente di essere corrotto. Loro, invece…

Già, perché finora solo la Chiesa è stata, ed è tuttora, sotto accusa per casi di pedofilia. Fuori dalla Chiesa sono tutti innocenti puttini con le ali, caste verginelle e beati con l’aureola. Così i media ci sguazzano, i comici ne fanno oggetto di battute feroci, i moralisti col timer si scandalizzano e la Chiesa viene dipinta come un’associazione di sodomiti. E tutto si può dire, senza censura, perché la satira deve essere libera, come dicono quelli che sulla satira ci campano. Libera sì, ma con qualche riserva. Si può dire tutto e di più, purché sia… contro la Chiesa e contro Berlusconi. Mai fare satira contro la sinistra, perché non la capiscono. Né contro i magistrati, perché ti querelano (Satira e magistrati). E meno che mai contro l’islam, perché hanno uno strano senso dell’umorismo e si scaldano facilmente.

Infatti, tanto per tenersi in esercizio, la settimana scorsa, il vignettista Vauro ad Annozero, tra le varie vignette ha inserito anche l’ennesima battutaccia sulla Chiesa e la pedofilia, col pretesto di ironizzare sul caso Berlusconi/minorenni. Proprio quella vignetta che ha indignato la Santanchè che ha abbandonato lo studio. Nella vignetta veniva raffigurato il Papa che, alludendo a Berlusconi,  diceva “Se gli piacciono i minorenni può sempre farsi prete“. Sempre molto fine Vauro! Bene, ora ci si aspetterebbe che Vauro ci delizi, con la sua solita arguzia, con un’altra vignetta in cui dica “Se vi piacciono i minorenni potete sempre fare gli imam in una scuola coranica“. Sarebbe simpatica, no?

Temo, però, che aspetteremo invano. Perché è vero che la satira deve essere libera, ma tenendo presente che solo se è contro la Chiesa, contro Berlusconi e contro la destra in genere, è gradita, ha successo e non si corrono rischi. Anzi, assicura a chi la fa onori, gloria, fama e ricchi compensi. Guai ad andare oltre e fuori tema. Lo dicevo anni fa in questo post: “Si può ridere dei musulmani?“.  La risposta è no, oggi come allora. Abbiamo la satira a senso unico, perché anche i comici tengono famiglia e soffrono di quella patologia italica molto diffusa: l’ipocrisia.

Primarie PD e cinesi

Polemiche sulle primarie del PD a Napoli, con accuse reciproche, fra i candidati, di brogli e compravendita di voti. Ma Prodi dice che ha vinto la democrazia. Quindi va bene, va bene. Sembra, però, che nei vari seggi siano stati visti in fila, in attesa di votare, folti gruppi di cinesi. Lo riferisce oggi il Corriere.it (vedi “Napoli, primarie e veleni“). Ma vi sembra che a Napoli si riesca a fare qualcosa di pulito, limpido, senza trucchi? Magari anche le primarie non sono originali, ma sono primarie taroccate di provenienza “Made in China“.

Ma che ci fanno i cinesi alle primarie del PD? Boh, forse pensavano di votare per Sergio Cofferati, ex segretario CGIL, ex sindaco di Bologna, il quale veniva chiamato, appunto, “Il cinese“. In realtà, sono forti i sospetti di irregolarità nelle votazioni. Del resto, questi “democratici” (si fa per dire), sono così abituati a cambiare le carte in tavola ed a manipolare la realtà che riescono a imbrogliare e fregarsi a vicenda anche fra loro stessi, giocando in casa. Ma ci sono anche le prove. Sembra che su alcune schede siano statte trovate tracce di fondo tinta, rimmel, rossetto, il che dimostra, in maniera inconfutabile,  che si tratta di voti “truccati“.

Ultimissime. Indiscrezioni fornite dal Fatto quotidiano (non il giornale, ma un tale Gennarino, noto drogato, che tutti chiamano appunto Il fatto quotidiano, perché si fa ogni santo giorno. Ciò non toglie che anche al Fatto possa esserci qualcuno che si faccia quotidianamente, né che Gennarino, un domani, possa aprire un proprio giornale). Bene, riferisce Gennarino che, vista la grande concorrenza del mercato cinese a Napoli, i cinesi visti alle primarie PD non fossero veri cinesi, ma napoletani travestiti da cinesi per contrastare la concorrenza dei cinesi travestiti da napoletani.

La notizia è da accertare, ma sembra che Gennarino sarà ospite alla prossima puntata di Annozero di Santoro, nel corso della quale rivelerà in esclusiva il vero scoop. Dietro i cinesi alle primarie ci sarebbe, infatti, un complotto per screditare il PD ordito, ovvio, da Silvio Berlusconi. E chi se non lui?

Santoro ed il pluralismo.

Si sente spesso ripetere, specie a sinistra, che in televisione bisogna garantire la libertà di espressione ed il pluralismo. Bene, è giusto che siano presenti le diverse componenti politiche e sociali e che siano liberi di esprimere le proprie opinioni. Facciamo un esempio pratico di pluralismo con un programma molto seguito: Annozero di Santoro.

Oggi si parla della crisi della maggioranza e dei problemi del Governo, a seguito della rottura dei finiani. Per discutere dell’argomento, “garantendo il pluralismo e la parità di rappresentanza“, dovrebbero essere presenti, in pari numero, esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Infatti sono presenti in studio: Pierferdinando Casini (UDC, all’opposizione), Matteo Renzi (sindaco di Firenze del Partito democratico; opposizione), Italo Bocchino (del FLI, Futuro e libertà per l’Italia di Fini, quelli che hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi; opposizione), Luisella Costamagna e Luca Telese (entrambi di area sinistra e conduttori di un programma su La7. Telese scrive sul Fatto quotidiano di Travaglio. E infine, giusto per salvare la faccia e fingere di dare spazio a tutti, Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

Domanda per i più preparati: chi c’è in studio a rappresentare il PDL ed il Governo? Vista la complessità della domanda, avete 48 di tempo per rispondere. Dopo, se siete stati bravi ed avete scoperto che in stuio non c’è nessuno del governo, del pdL e della maggioranza, avrete fatto anche un’altra scoperta: questo è un esempio chiarissimo di ciò che a sinistra chiamano “Pluralismo“. In pratica significa avere più ospiti e commentatori, purché siano tutti di sinistra. Più ospiti antiberlusconiani ci sono, più il “pluralismo” viene bene. Ed anche la libertà di espressione è garantita perché tutti sono liberissimi di parlare; sì, parlare male di Berlusconi e del Governo.

Agli ospiti in studio aggiungete l’inviato speciale a Brescia, l’assistente santoriana con diritto di parola, parla poco e dice ancora meno (non ho ancora capito come si chiami), l’evangelista Marco…Travaglio, il vignettista Vauro ed il “bravo conduttoreSantoro (tutti rigorosamente di sinistra).  Ora, a voler essere proprio generosi e, in assenza degli esponenti del Governo, considerando Belpietro come “delegato” a rappresentare la maggioranza, sono in 11 (undici) contro 1 (uno). Più pluralisti di così!

Chissà cosa pensa di questo fulgido esempio di “pluralismo” la Commissione di vigilanza. Sapete, quelli che, cronometro alla mano, segnano quanti secondi i TG dedicano alla maggioranza e quanti all’opposizione. E se qualcuno dedica 10 secondi in più al Governo, invece che agli insulti di Di Pietro, scattano multe e sanzioni. Mah, magari, dopo tanti cronometraggi della giornata, sono stanchi, vanno a letto presto ed Annozero neanche la vedono. Sì, immagino che sia così.

La serietà è una cosa seria.

Sembrerebbe ovvio, ma non lo è. Sentiamo ogni giorno illustri esponenti politici che lanciano accuse di ogni genere al Governo, appelli alla nazione,  lamenti sulla morte della democrazia, lamenti sul bavaglio alla stampa, lamenti sulla crisi. L’Italia è tutto un lamento. Ma, soprattutto, si accusa il Governo di occuparsi dei fatti personali del premier, invece che dei veri problemi del Paese. Ce lo ripetono ogni giorno, sulla stampa, nelle interviste al volo fatte in strada, nei talk televisivi.  E’ una lamentela che sta molto a cuore, per esempio, a Concita De Gregorio, ospite quasi fissa, o a Ballarò o ad Annozero. Dice sempre che loro vorrebbero occuparsi di cose serie, ma è Berlusconi a dettare l’agenda. Immagino che ogni giorno Berlusconi chiami lei, ed i colleghi degli altri quotidiani, per dire cosa trattare, quali argomenti affrontare, cosa mettere in prima pagina e concordare anche i titoli. Beh, questo è quello che si capisce. Ed alla nostra Concita fanno eco quotidianamente altri autorevoli giornalisti e politici.

Sembrerebbe, a sentire questi autorevolissimi personaggi, che non siano i media a frugare ogni giorno nella spazzatura di Arcore, di villa Certosa, di palazzo Grazioli, alla ricerca disperata di un segno, di un residuo di “festini hard”, per incastrarlo. No, sembra che sia lo stesso Berlusconi ad obbligarli a parlare dei suoi fatti privati e personali. Già, così sembra. Bene, ma siccome è difficile immaginare che sia Berlusconi a consigliare i titoli dell’Unità e Repubblica, bisogna credere che  i rispettivi direttori siano liberissimi di scrivere quello che vogliono e che decidano liberamente di mettere in prima pagina le notizie più importanti; quelle che riguardano la crisi, l’economia, i disastri causati dal maltempo, il Veneto in ginocchio, completamente allagato, con centinaia di aziende che non si sa quando e se riapriranno, con tutto ciò che comporta.

Sarà così? Vediamo, partendo dal Corriere.it. Ecco, secondo il Corrierone nazionale, quali sono le notizie più importanti del giorno, quelle da mettere in prima pagina, anzi, in apertura, in testa alla Home…

Corriere apertura 10 novembre 2010

Ruby? Già, Ruby. Allora, evidentemente, quando sentiamo fare l’elenco delle disgrazie nazionali ci raccontano un sacco di balle, visto che ciò che conta è la telenovela Ruby. La seconda notizia, anche questa di fondamentale importanza per gli italiani, è uno scoop. Hanno scoperto un vecchio video in cui si vede Lele Mora entrare alla villa di Arcore senza che sia sottoposto ai controlli degli agenti addetti alla sorveglianza. Cosa gravissima, tanto che D’Alema rinnova l’invito al premier perché vada a riferire al Copasir sulla sua sicurezza.

Ora, per fare un esempio su un personaggio al centro dell’attenzione, supponiamo che si scopra che la scorta di Saviano, invece che attenersi ai compiti e sorvegliare il loro “scortato”, mentre lui è occupato in un convegno, un’ospitata in TV, se ne stiano tranquilli a giocare a scopa in un bar. Che fate? Ovvio, mica ve la prendete con Saviano; chiamate a rapporto la scorta e chiedete spiegazioni. E se succede all’ingresso della villa di Arcore? Si chiamano a rapporto gli agenti della sicurezza e si chiede perché non fanno i controlli dovuti? No, in questo caso si chiama a rapporto…Berlusconi! Ecco, ci siamo capiti.

Beh, ma forse altri quotidiani sono più “impegnati” e seri. Vediamo cosa mette in apertura L’Unità, il quotidiano della De Gregorio, quella che vorrebbe parlare di problemi seri. Ecco il titolone d’apertura…

Unità ruby apertura

Anche Concita apre con Ruby? Ma allora è una cosa seria? No, non può essere. Andiamo a vedere cosa fanno a Repubblica, quello è un grande quotidiano, gente seria, tutti liberi e indipendenti, mica come quei servi del padrone che scrivono sul giornale della famiglia Berlusconi. Ma non vi venga in mente di dire che Repubblica è il giornale della famiglia De Benedetti, che L’Unità è il giornale della famiglia Soru, che la Stampa è il giornale della famiglia Agnelli e che Il Messaggero di Roma ed Il Mattino di Napoli sono giornali della famiglia Caltagirone. E non azzardatevi a ricordare che Pierferdinando Casini ha sposato Azzurra Caltagirone, figlia dell’editore e che, quindi, Messaggero e Mattino sono giornali della famiglia Casini. E’ vero, ma non si dice, vale solo per quel fogliaccio scritto da servi del padrone; il Giornale. Repubblica, invece, è un grande quotidiano libero ed indipendente. E sono certo che in prima pagina parla di problemi seri. Vediamo, ecco l’apertura…

Repubblica apertura ruby

Oh ca…volo, ma allora la cosa è seria. Possibile che questa sia la notizia più importante della giornata? Evidentemente sì. E se lo dicono il Corriere, L’Unità e Repubblica deve essere vero. Perché loro si occupano di cose serie, dei veri problemi del Paese. Sono persone serie, molto serie. Così serie che ci scappa da ridere…

Ed il Veneto allagato? Ah già, lo trovate in fondo, c’è, ma non è così importante come Ruby. Certo che vedendo questi titoli ci viene un dubbio, un sospetto. Visto che aprono con la stessa notizia non sarà che Corriere, Unità e Repubblica si mettono d’accordo per trattare gli stessi argomenti e fare le stesse aperture? Mah, sarà, non sarà, però, giusto per curiosità, date uno sguardo a questo vecchio post: “Repubblica ed il copia/incolla“. Mah, sarà…non sarà…chissà…