Cani e padroni

Sembra una storia da altri mondi. Invece è cronaca di ieri e viene dal Brasile. Abbiamo bisogno ogni tanto di leggere queste notizie per disintossicarci dai veleni dell’informazione tossica della politica, del gossip da cortile, degli inutili pettegolezzi sulle peripezie amorose dei VIP, dalla pubblicità, e da tutto il marciume di un mondo in disfacimento. Ed ecco la notizia: “Quattro cani aspettano per tutta la notte il loro padrone ricoverato in ospedale“.

Quattro cani aspettano il loro padrone, un senzatetto di Rio do Sul, per tutta la notte. Il loro padrone è stato ricoverato all’ospedale e i quattro cani lo hanno atteso fuori dalla porta senza disturbare. La scena ha suscitato la grande curiosità di tutto lo staff che non aveva mai visto nulla del genere. Questo è ciò che hanno affermato i medici che erano di turno quella notte all’Ospedale Regional Alto Vale. I cani, pur essendo randagi sembravano tutti ben nutriti.”.

 

cani aspettano padrone2

Lo stesso César – il senzatetto – ha ammesso di aver smesso di mangiare per dare la priorità alla cura dei suoi quattro cani. Adesso però è lui che ha bisogno di aiuto per superare la fame, il freddo e il dolore. Lui e i suoi quattro zampe sono inseparabili. 

I cani non si sono mai allontanati dall’ospedale, sono rimasti li fermi immobili con grande fedeltà ad aspettare che il loro padrone si riprendesse. Gli infermieri così hanno deciso di farli entrare al caldo e di dare loro del cibo. Poco dopo i quattro zampe e il loro padrone si sono finalmente riuniti. «Vedere quegli animali è stata una grande emozione e dimostrazione d’amore» (“Amici di casa” 14 /12/2018)

Più conosco gli uomini, più amo i cani“, diceva Heinrich Heine.

Ed ecco un’altra notizia simile che arriva oggi da Andria: “Due cani attendono il padrone davanti all’ospedale dov’è ricoverato“.

cani-attendono padrone

Vedi “Cane e padrone“.

Il Papa cafone

I nuovi cafoni esaminati uno per uno. Lo hanno fatto Vittorio Feltri e Massimiliano Parente nel libro “Il vero cafone” (ed. Mondadori, 2016). Ci sono, descritte brevemente in poche righe, tutte le tipologie del cafone moderno. Con una certa sorpresa si scopre che, fra i vari cafoni, viene riportato anche Papa Bergoglio. Ecco come viene descritto:

Appena si insedia si fa chiamare Francesco, augura “buon pranzo” dal balcone di piazza San Pietro, come se fosse il pulpito di una trattoria en plein aire, e si attacca al telefono. Prima telefonata a Eugenio Scalfari, e questo è cafone non perché abbia disturbato Eugenio Scalfari, ma perché gli è venuto in mente di chiamare proprio Scalfari. Dopodiché ci prende gusto e telefona a chiunque, non riesce a starsene zitto un minuto; chiama perfino Marco Pannella impegnato nell’ennesimo sciopero della fame. Il bello è che nessuno lo manda a quel paese. Tra le uscite, anche questa: “Non pensate ai vostri cani e gatti, pensate al vostro vicino.“. Pensiero perfettamente cattolico, quindi perfettamente insensato: sono meglio i cani e i gatti perfino di quelli lontani, figuriamoci dei vicini. Insomma, ama il prossimo tuo come te stesso? Ma siamo matti? Casomai salviamo i cani e i gatti dal vicino se non li tratta bene. “. (Feltri – Parente)

Papa cani gatti

Certo che uno che si fa chiamare Francesco e critica chi ama cani e gatti, deve avere un po’ di confusione in testa. Poteva trovare un’altra maniera di esprimere il concetto, evitando di rimproverare gli amanti degli animali, facendoli quasi sentire in colpa. Magari non sarà proprio cafone, ma certo lo spirito francescano non è il suo forte. Il che, per uno che si fa chiamare Francesco, ispirandosi al poverello di Assisi che amava comunicare con gli animali, uccelli, cani o lupi, è il massimo dell’incoerenza e della confusione.

Questo Papa parla troppo e quasi sempre a sproposito (il “quasi” è optional). Riesce a dire sciocchezze anche parlando di cani e gatti. Dimentica che spesso l’unica compagnia che hanno gli anziani sono proprio cani e gatti, gli unici a dare loro un po’ di affetto. Dimentica anche di dire che c’è anche gente (uno a caso: tale Bergoglio, il Papa che viene da lontano e non si capisce perché non sia rimasto dov’era) che, più che occuparsi dei vicini di casa (magari proprio della nonnina sola) si preoccupa di aiutare, accogliere ed assistere gli africani. Diceva Heinrich Heine (1797 – 1856): “Più conosco gli uomini, più amo i cani”. Tra il pensiero di Heine e quello di Bergoglio scelgo Heine; senza il minimo dubbio.

Vedi: “Il Papa si fa le scarpe“.

Il superiore di Bergoglio ” Non era adatto a fare il vescovo” (figuratevi a fare il Papa)

Bestialità umane

Ci sono animali che sembrano umani e umani che sembrano bestie. E non sempre le due categorie si distinguono facilmente. Ecco l’ultimissima notizia che rende sempre più labile e sfumato il confine fra le due categorie: “Cane abbandonato in terrazzo, muore; la padrona in vacanza“. La signora (si fa per dire9 se ne è andata tranquilla in vacanza, lasciando il cane chiuso nel piccolo terrazzino con due ciotole, una di cibo ed una di acqua; che probabilmente sono finite in un giorno. Non è la prima volta, purtroppo, che si leggono notizie simili e che dimostrano che la stupidità umana è infinita. Del resto, qualche tempo fa, una donna fece anche di peggio; se ne andò in vacanza lasciando solo in casa un bambino di pochi anni che morì di fame “Follia umana 2; mamme, figli e ombrelli“.

La forma più esecrabile di cattiveria è quella gratuita ed ingiustificabile nei confronti di persone e animali indifesi. Verso gli animali, forse, è ancora più crudele, perché un uomo, in qualche modo potrebbe reagire, difendersi, tentare una reazione. Ma un animale domestico, che ha una fiducia cieca nel suo padrone, non ha modo di difendersi; anche perché non immagina neppure che la persona che amano di più e per la quale darebbero la vita (come succede spesso), possa fargli del male. Tradire quella fiducia è la cosa più spregevole che una persona possa fare. Ancora più odioso e crudele perché non solo si condanna a morte l’animale, ma lo si condanna ad una lunga, lenta, insopportabile sofferenza.

C’è una verità che non si vuole accettare: la fondamentale malvagità dell’uomo. Ipocritamente si cerca di mascherarla, sublimarla in forma letteraria o mostrare come anomalia, eccezione quella che è “quasi” la norma. Tutto per nascondere la verità scomoda: l’uomo è fondamentalmente egoista e malvagio. Alla faccia di Rousseau, del mito del Buon selvaggio e delle anime belle che predicano la fratellanza universale e l’amore per il prossimo. Eppure, se siete credenti dovreste conoscere le Sacre scritture, e dovreste sapere ciò che disse il Signore a Noè dopo il diluvio universale: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza.”. Lo dice Dio che l’uomo lo conosce benissimo perché ne è l’inventore, lo ha pensato, progettato pezzo per pezzo, lo ha creato, ne detiene il copyright, il brevetto, conosce il suo funzionamento nei minimi dettagli e, quindi, sa perfettamente di cosa parla. Allora, se Dio dice che l’uomo è malvagio fin dall’adolescenza, mi sa che dobbiamo rassegnarci: ha ragione. Sapete cos’è la disperazione? Guardate gli occhi di un cane abbandonato dal padrone.

Vedi: “Cane e padrone

Paradiso per tutti

Ora sappiamo cosa c’è dopo la morte; lo ha rivelato Papa Francesco. Da millenni l’umanità si interroga sull’al di là, senza trovare risposte certe. Ma ieri, finalmente, è arrivata la soluzione al quesito. E viene da una fonte autorevolissima, da chi col Padreterno è in ottimi rapporti, il Papa. “Tutti ci ritroveremo in cielo. Tutti“, dice il Papa. Anche gli animali (Vedi articolo). Insomma, il paradiso è aperto a tutti, cani e porci, gatti e canarini, Tom e Jerry, Silvestro e Titti, Gambadilegno e Topolino; una specie di Arca di Noè celeste, ma molto più spaziosa, super accessoriata, confortevole e allietata h. 24 da cori angelici in filodiffusione.

 

Un momento. Anche gli animali? Oddio, anche le zanzare?

Cavalli e polli

Gli animali ci sorprendono spesso con i loro comportamenti quasi umani. Tanto che usiamo “umanizzarli” in rappresentazioni letterarie e artistiche. Basta pensare all’enorme successo di personaggi dei fumetti, delle favole e della letteratura per ragazzi. Ma gli animali umanizzati li ritroviamo anche nelle varie attività propriamente umane. Dagli sciacalli che speculano sulle disgrazie altrui alle oche giulive che imperversano in televisione, dai cani che amano esibirsi come attori o cantanti ai gufi che gioiscono nel fare sempre previsioni funeree, dagli asini che proliferano a scuola ai porci che grufolano in rete e nei siti porno. Ma è in politica che spopolano questi esemplari: falchi e colombe, trote e caimani, asinelli democratici, elefantini repubblicani, pitonesse, giaguari, quaglie saltatrici, balene bianche ormai estinte e aquile imperiali finite al museo; un vero zoo.

E’ il nostro modo di esorcizzare le nostre peggiori caratteristiche identificandole come comportamenti tipici di alcuni animali ai quali attribuiamo, del tutto arbitrariamente e senza il consenso degli interessati, dei comportamenti negativi che, invece, sono solo ed esclusivamente umani. Ma talvolta alcuni animali, quasi per vendicarsi, ci sorprendono con atteggiamenti ed azioni imprevedibili.

E’ il caso di Metro Meteor, un cavallo da corsa di 11 anni che, data l’età avanzata e qualche acciacco di troppo che ne limitava le prestazioni,  non sentendosi più in grado di correre…la cavallina, si è dato alla pittura (Metro, il cavallo che dipinge; vendute tele per 100 mila euro). A quanto pare riscuote tanto successo che tiene delle mostre e vende tantissime tele. Qualcuno, incredulo, si chiederà: ma chi sono, per restare in tema di animali,  gli allocchi così ingenui da comprare delle tele dipinte da un cavallo? Semplice, altri animali: i polli.

L’odore dell’uomo

Ieri, in uno dei soliti documentari naturalistici che passano in TV,  si mostrava la caccia al cervo. Fra le varie tecniche adottate per avvicinarsi all’animale senza farsi notare si ricordava che bisogna evitare di porsi in condizioni di vento favorevole che porterebbe l’odore dell’uomo verso il cervo, facendolo scappare. E’ un vecchio accorgimento che tutti conoscono, non solo i cacciatori. Gli animali hanno paura dell’uomo e se ne sentono la presenza scappano.

Niente di nuovo,  è risaputo che gli animali hanno un olfatto sviluppatissimo in grado di percepire gli odori anche a grande distanza e, addirittura, riconoscere i diversi odori. Basta pensare al fiuto finissimo dei cani che riescono a seguire le tracce di una persona per chilometri, scovare tartufi sotto terra, individuare la presenza di persone sotto le macerie o riconoscere la presenza di droga anche se occultata perfettamente alla vista. Questo olfatto sensibilissimo permette agli animali di sentire anche a grande distanza la presenza di altri animali e di riconoscerne la specie. E’ questo olfatto che permette ai predatori di scovare le prede ed alle prede di sfuggire ai predatori. E’ un istinto innato fondamentale per garantire la sopravvivenza. E tutto grazie agli odori ed all’olfatto.

Ora viene spontaneo porsi una domanda:  perché l’odore dell’uomo mette in allarme gli animali e li spaventa tanto da farli scappare? Cosa c’è in quell’odore di così pericoloso, malvagio, terrificante che induce gli animali a sentire la presenza dell’uomo, anche se nascosto alla vista,  e li induce a fuggire? Deve essere qualcosa di particolare che caratterizza l’uomo e lo fa distinguere dalle altre specie viventi. E se facciamo tanta paura agli animali, non deve essere qualcosa di piacevole; c’è poco di cui essere fieri.

Tuttavia l’olfatto e gli odori diversi hanno un ruolo essenziale nel regolare i rapporti fra le specie viventi. E’ anche grazie ad essi che si inviano messaggi e si stabiliscono i rapporti più o meno empatici fra le varie specie, compreso l’uomo. Ecco perché sarebbe interessante che i ricercatori si sforzassero di capire meglio cos’è quel “quid” dell’odore umano che spaventa tanto gli animali.

Potremmo scoprire, con sorpresa, che alla base c’è qualche caratteristica genetica che stimola la formazione di un odore particolare che ci identifica come potenzialmente pericolosi. Potremmo scoprire perché spaventiamo gli animali e perché costituiamo un pericolo costante per la salvaguardia della natura e del pianeta. E se fosse tutta una questione di odori? Sì, sarebbe una grande conquista scoprire cosa c’è di così pericoloso nell’odore dell’uomo.

Beh, non esageriamo, forse non è proprio così. O almeno, non del tutto. Ci sono casi di perfetta e pacifica convivenza fra uomini e altre specie viventi. Basta pensare a tutti gli animali che l’uomo è riuscito ad addomesticare e  che ormai condividono la sorte umana da millenni.  Ma si può anche andare oltre. Prendiamo, per esempio, San Francesco. Non solo gli animali non scappavano sentendo la sua presenza, ma addirittura, secondo la leggenda, i lupi lo avvicinavano mansueti come agnellini e gli uccelli si riunivano attorno a lui per ascoltare le sue parole. Ma sono casi rari. E’ evidente che San Francesco doveva avere un odore particolare che rassicurava gli animali. Era il famoso “odore di santità“.

Il cane blu

E’ uno dei quattro episodi del film “La domenica specialmente” del 1991, ispirati ai racconti di Tonino Guerra. Questo episodio è diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da un bravissimo Philippe Noiret. Gli altri sono diretti da Marco Tullio Giordana, Francesca  Barilli e Giuseppe Bertolucci. La storia è semplice. Un piccolo cane randagio, con una grossa macchia blu sulla fronte, si affeziona ad un calzolaio-barbiere;  lo segue a casa, in negozio, e perfino in chiesa, creando un piccolo subbuglio nella cerimonia. Ma il barbiere continua a scacciarlo, finché…

cane blu

Mi è venuto in mente proprio questi giorni. Chissà se c’è su YouTube, mi sono chiesto. Piccola ricerca et voilà…è stato inserito proprio di recente, a febbraio (2011). Il guaio è che ad inserirlo è un appassionato dell’est. Quindi, benché sia in lingua originale e non doppiato, c’è un commento in russo (credo). Ma non toglie niente alla godibilità del film che, per la linearità e semplicità della storia, si capirebbe benissimo anche se fosse muto. Dura circa 30 minuti. Ma, se non lo avete mai visto ed amate gli animali, e “specialmente” i cani,  vi consiglio di guardarlo. (giugno 2011)

P.S.
Solo oggi (27 ottobre 2018), notando che qualche visitatore è andato a vedere questo vecchio post,  incuriosito sono andato a rileggerlo e  verificare se su YouTube ci sia ancora (molto spesso spariscono). E  vedo che finalmente un’anima buona ha inserito il film completo in italiano. L’episodio “Il cane blu” è proprio il primo. Quindi potete vedere solo quello, oppure il film completo. Vale la pena. Buona visione.

 

 

 

Anche i granchi lo fanno.

E’ in testa al sito ANSA. Quindi, è una notizia importantissima da mettere in primo piano. Una di quelle che possono incidere notevolmente sulla vostra vita quotidiana. Di che si tratta? Dell’ennesima grande scoperta, frutto di anni ed anni di ricerche sul campo. Di solito sono gli americani a fare queste lunghe e costosissime ricerche a cura di illustri ed autorevolissimi scienziati. Questa volta, invece, è un’australiana. Sì, ma cosa ha scoperto? Udite, udite…ha scoperto che i granchi fanno sesso.

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Animali da compagnia…

Una volta, come nelle favole, si usava tenere in casa piccoli animali da compagnia. La scelta, di solito, era limitata a cani, gatti o canarini e cardellini molto apprezzati per il loro canto. Già avere un criceto era una bizzarria. Altri tempi. Alcune notizie curiose dei giorni scorsi ci dicono che le abitudini sono cambiate. Circa una settimana fa è stato catturato un pitone che se ne andava tranquillo per le strade di Bologna. Subito dopo nelle acque del Po è stato pescato un grosso pirana. Due giorni fa, a Milano, un signore che aveva appena messo a letto le bambine piccole, va in cucina e ci trova…un pitone albino. Ed oggi un altro pitone albino di un metro e mezzo di lunghezza (quello nella foto ANSA) è stato trovato sul lago di Garda.

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