EXPO e teppisti

Primo maggio, Milano a ferro e fuoco: la polizia sta a guardare. Le immagini della devastazione di Milano (vedi qui) le abbiamo viste sulla stampa, in rete, in televisione; non hanno bisogno di commenti. Gli italiani hanno capito benissimo cosa è successo, perché è successo e perché la polizia, ieri come tante volte in passato, si tiene a debita distanza dai vandali; ordini dall’alto, bisogna limitarsi a controllare la situazione, evitando gli scontri con i manifestanti ed evitando di provocare i delinquenti per evitare reazioni violente e maggiori danni. Questa è la linea “politica” del nostro sistema di difesa dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico.

Ciò che lascia allibiti è la reazione del potere, della stampa  e dei commentatori. A sentire e leggere certi commenti sembra che si riferiscano a fatti diversi da quelli visti a Milano. Ma chi è abituato a guardare la realtà in maniera critica e, soprattutto, a giudicare i fatti non lasciandosi condizionare dai media, sa benissimo che l’informazione è talmente manovrata e manipolata da essere del tutto inattendibile. Non ci meravigliamo più di tanto, quindi, ben sapendo che la realtà viene presentata dai mezzi d’informazione applicando il criterio della doppia morale. “La verità è ciò che conviene al partito“, diceva Togliattiil migliore” (figuriamoci gli altri).  Quel principio è sempre valido: raccontare la realtà non per quello che è, ma secondo la convenienza del potere politico, economico, culturale.

Ultimamente la parola d’ordine sembra essere l’ottimismo. Tutto va ben madama la marchesa, va tutto ben. Chi non è d’accordo ne paga le conseguenze. Vedi, giusto per fare un esempio recente, la sostituzione di dieci deputati del PD in Commissione riforme, colpevoli solo di non essere d’accordo con la linea del premier Renzi sulla riforma elettorale. Un provvedimento che non si era mai visto alla Camera. Ma guai a parlare di autoritarismo; Matteo dice che è nelle regole della democrazia. E se lo dice Matteo non si può contestare (salvo andare incontro a guai seri), le sue parole sono legge: ipse dixit. Ma torniamo alle prove di guerriglia urbana messe in atto a Milano.

Ecco il titolo dell’ANSA :”Teppistelli figli di papà“, così se la cava il nostro fanfarone toscano.  Insomma, quattro ragazzi un po’ scalmanati, ma niente di preoccupante. E tanto per confermare che non è successo niente di grave, come viene ripreso nel titolo, il sindaco Pisapia invita i milanesi a rimboccarsi le maniche per ripulire la città e rimediare ai danni. Come dire che non è successo niente, ora diamo una ramazzata, sostituiamo qualche vetrina rotta, rottamiamo le auto bruciate e tutto torna come prima. Anche il ministro Alfano è soddisfatto: “La tattica di ordine pubblico adottata a Milano  ha infatti evitato il peggio.”.  Chiaro? Ringraziamo il cielo perché poteva andare molto peggio.

Lo afferma anche un autorevole editorialista del Corriere, Luigi Ferrarella, che senza nemmeno vergognarsi un po’, afferma “E’ andata bene” ed apre così il suo pezzo: “Com’è andata? Bene.” . E chiarisce anche il perché della sua soddisfazione: “… il risultato “nessun ferito” serio, e 11 contusi tra i poliziotti, é già una gran cosa.”. Chiaro, un ottimo risultato. Queste sono le “grandi firme” del giornalismo di casa nostra, quelli che creano l’opinione pubblica. Anche Napolitano, che insieme alla sua Clio non ha voluto rinunciare all’occasione della passerella all’Expo, ha minimizzato la devastazione: “Ieri è stata una giornata bellissima, una magnifica inaugurazione“. Anzi, ha criticato i media perché, a suo dire, hanno dato troppo spazio ai disordini e i vandalismi dei black bloc; “capovolgono la realtà“. Non bisognava parlarne per non rovinare la festa.

Avrebbero voluto che i media tacessero sui black bloc. Sì, niente resoconti, niente servizi televisivi, silenzio. Meglio dedicare spazio alla passerella di Renzi, Napolitano e consorte, Pisapia, Prodi (c’era anche lui) e tutta la coorte di compagni sinistri. Come se già non fossero tutti i giorni in prima pagina e su tutti i TG. Strano, quando al governo ci sono loro non sopportano le contestazioni, gli scioperi, i disordini. Guastano il clima da salvatori della patria. Se invece al governo c’è il centrodestra, allora via con i cortei, le proteste, il diritto alla manifestazione, la rabbia della gente, il popolo che scende in piazza. Già, anche la protesta è elastica, dipende da chi la fa e contro chi. E siccome questi black bloc o antagonisti, o No Expo, o centri sociali, o disubbidienti, o comunque li si voglia chiamare, sono quasi sempre di estrazione sinistra, allora si cerca di minimizzare. Ricorda molto la vecchia storiella dei terroristi delle brigate rosse che insanguinarono l’Italia negli anni di piombo, nati, cresciuti e allevati nelle sezioni del PCI a pane e Marx, lotta di classe e anticapitalismo, ma che per la sinistra erano solo “compagni che sbagliano“.

Pensate che se i disordini fossero stati causati da movimenti di destra, la reazione sarebbe stata la stessa? No, altra storia, allora ne avrebbero fatto una sorta di attentato, di insurrezione, di rivoluzione armata, di guerra, avrebbero chiesto le dimissioni di ministri, sindaci, prefetti, questori e dell’intero governo. Sarebbe successo il finimondo. Ma se i dimostranti sono di sinistra, allora la cosa non è molto grave; sono solo quattro teppistelli. Sono talmente disonesti e in malafede che arrivano perfino a travisare completamente i fatti. Ieri Andrea Camilleri, comunista e intellettuale di regime, appena avuto notizia dei disordini di Milano ha scritto su Twitter “Caro ragazzino di Casapound che oggi hai fatto il #blackblock Lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?”. Per Camilleri i vandali di Milano erano di Casa Pound. Effetti della senescenza, ma anche della malafede congenita.

Questa però supera anche la fantasia più sfrenata. E’ ancora un titolo dell’ANSA “Savina, il questore che ha fermato i black bloc“. Un elogio sperticato del questore, dell’azione della polizia, dell’attività di controllo preventivo, della strategia adottata: “La strategia della Questura è stata vincente“, scrive l’Ansa. E meno male che è stata vincente e che il questore “ha fermato i black bloc“. Figuriamoci se non li avesse fermati! Insomma, dobbiamo ringraziare il cielo che ce la siamo cavata con poco. Ma andate a dirlo a chi ha avuto l’auto bruciata, le vetrine rotte, i negozi devastati. E ditelo ai cittadini che devono pagare i danni. Maroni ha promesso un primo intervento di un milione e mezzo di euro per venire incontro a chi ha subito danni. Ma non sono soldi che calano dal cielo, sono sempre soldi dei cittadini, dei milanesi, degli italiani. I delinquenti distruggono e noi paghiamo i danni.

Ma i media tendono a sminuire gli effetti della guerriglia e vogliono far dimenticare l’accaduto, per non intaccare l’immagine positiva del governo Renzi, non guastare la festa dell’inaugurazione dell’EXPO e rovinare l’atmosfera idilliaca di un’Italia che esiste solo nei tweet mattutini del premier per caso. Così, minimizzano l’accaduto e, anzi, tutti si dicono soddisfatti di come sono andate le cose. E’ la dimostrazione che questa gente vive in un altro mondo, non in quello della gente normale, è un’altra dimensione, un universo parallelo in cui va tutto bene e centinaia di delinquenti che devastano il centro di Milano sono solo quattro teppistelli figli di papà, magari annoiati, che fanno un po’ di baldoria per distrarsi e divertirsi. Niente di grave. Ora i milanesi si armano di scope e stracci, ripuliscono tutto e Milano torna come nuova.

Si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità: la completa incapacità dello Stato di difendere i cittadini e le città dalla violenza di delinquenti di professione, dall’internazionale della guerriglia e da bande di criminali stranieri che vengono a delinquere in Italia contando su leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti e punire le forze dell’ordine, e sulla benevolenza dei giudici. Attraverso i mezzi d’informazione, controllati e manipolati ad arte,  ci presentano una realtà virtuale che esiste solo nei palazzi del potere. Non vedono e non vogliono vedere la quotidianità scomoda. Preferiscono vivere di promesse, di slides, di cartoline di un Paese che non esiste, di autocompiacimento, di ologrammi che scambiano per realtà. Ecco perché nello  spettacolo musicale dedicato all’ inaugurazione dell’Expo, trasmesso in mondo visione da piazza del Duomo il 30 aprile, hanno voluto sul palco un interprete di questo nuovo modo di guardare il mondo, o meglio di “non guardare e non vedere”; hanno scelto il testimonial ideale, Andrea Boccelli, un tenore cieco  Geniali.

Questa doppia morale della sinistra mi fa venire in mente un vecchio post del 2007 in cui ricordavo che quando per decenni si allevano i giovani a pane e rivoluzione, ideologia e contestazione del potere, può succedere che quando poi quei maestri di violenza arrivano al potere la contestazione gli si ritorce contro e gli alunni prendono a sassate i professori.  Vedi “Cria cuervos“.

Satira monotematica

Tempo fa mi è capitato di vedere, facendo zapping, una “comica” (si fa per dire) che, il pomeriggio domenicale, a “Quelli che…”, faceva l’imitazione di Nicole Minetti. L’ho capito perché lo diceva la conduttrice, Victoria Cabello, altrimenti non avrei capito chi stesse imitando. Era talmente brutta, non so se naturalmente o a causa del trucco, che pensai: ma è così brutta la Minetti? Poi mi è capitato di vedere la stessa “comica”, ancora con la Cabello,  che imitava Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi. E di nuovo ho pensato: ma è così brutta la Pascale? Ieri, a Striscia la notizia, nella rubrica “Che satira tira“, ho visto l’ultima performance della nostra “comica”; l’imitazione della deputata del PdL Michaela Biancofiore. Ed ancora ho pensato: ma è così brutta la Biancofiore?  Intanto proprio ieri, leggendo un articolo su Libero, ho scoperto che la nostra “comica” si chiama Virginia Raffaele. Buono a sapersi. Poi, pensandoci bene, e ricordando qualche immagine delle ragazze imitate penso che non sono affatto così brutte come le presenta la nostra “comica”, anzi. Allora l’unica conclusione è questa: non sono Minetti, Pascale e Biancofiore ad essere brutte, è la Raffaele ad essere orribile. Spiegato il mistero.

Ciò che mi ha sorpreso, invece, è che Libero le dedichi un articolone, con tanto di fotografia, e definisca la sua imitazione della Biancofiore “Strepitosa“. Se anche quelli di Libero si sono rincoglioniti significa che davvero per la nostra povera Italia non c’è speranza di salvezza. Ma davvero non si rendono conto di quanto anche questa ennesima “comica” sia perfettamente in linea con la strategia mediatica della sinistra e che sia solo l’ultimo acquisto di quella  banda di comici militanti che hanno capito che per avere successo bisogna stare a sinistra e sparare a zero contro Berlusconi, il PDL e la destra? Davvero non l’hanno capito?

Ora, sorvoliamo sulla qualità artistica delle sue imitazioni che definire “penose” è già un complimento. Facciamo finta di non vedere che i personaggi imitati vengono esasperati in atteggiamenti, tic e discorsi che non hanno alcun riferimento reale, ma sono solo frutto della fantasia della Raffaele e della sua voglia di sbeffeggiare e ridicolizzare i personaggi imitati. Facciamo il caso di Francesca Pascale. Dove l’ha sentita parlare in quel modo sguaiato, come lei la presenta? E’ talmente fuori dal giro del gossip che le sue foto in rete sono pochissime e non è certo un’assidua frequentatrice di salotti televisivi. Anzi, non la si vede mai. E allora come fa la nostra “comica” a dipingerla come una “vaiassa” da quartieri spagnoli?

C’è un’altra considerazione da fare. Nessuno si chiede come mai la Raffaele, imita Minetti (ex consigliere PDL in Lombardia), Francesca Pascale (fidanzata di Berlusconi) e Michaela Biancofiore (deputata PDL), ovvero solo personaggi dell’area PDL e non personaggi della sinistra che pure in fatto di “soggetti” offre un vasto campionario? Sarà un caso? Ecccheccaso…direbbero a Striscia! E quelli di Libero non lo notano? Ed è proprio indispensabile dedicarle un articolone in prima pagina, definendola addirittura “strepitosa“?

Questa promozione mediatica di comici di regime lasciamola fare al Corriere, a Repubblica, a coloro che li usano come strumenti di propaganda. Il Corriere, per esempio, ha un’attenzione particolare per Maurizio Crozza. Tutte le sue imitazioni, gag, battute e siparietti a Ballarò, finiscono in prima pagina, con tanto di video. Lo fa per due buoni motivi. Il primo è che così facendo fanno pubblicità al suo programma “Crozza nel paese delle meraviglie” che va in onda su LA7, rete della Telecom che è anche fra gli azionisti che controllano lo stesso Corriere. Quindi è pubblicità gratuita per la stessa azienda. Il secondo motivo è che anche Crozza fa parte di quella schiera di personaggi dello spettacolo che sono funzionali alla sinistra ed alla strategia politica che usa l’arte, la cultura, il cinema, la canzone, la satira, come arma di propaganda.

Sarà un caso che poi il Corriere venda i DVD di Crozza allegati al quotidiano? Sarà un caso che sempre il Corriere pubblichi articoli (veri e propri spot pubblicitari per il comico e per i suoi DVD) che ne esaltano la bravura “Ci fa ridere fino alle lacrime” (!?) evitando accuratamente di dire che dietro Crozza c’è uno stuolo di autori che scrive battute e monologhi per lui? (Leggete questo illuminante articolo: Il mondo di Crozza, mille facce da ridere). E’ solo un caso? Eccheccaso!

Sembra che a destra non abbiano capito, a parte qualche timida protesta quando certi comici eccedono, che esista una precisa strategia di propaganda camuffata da satira o da eventi culturali, che la sinistra applica scientificamente da decenni. Anche Crozza, per esempio, basa i suoi spettacoli in gran parte sull’imitazione e la parodia di personaggi dell’area di centro destra: da Berlusconi a Bossi, a Formigoni, a Briatore, a Maroni, a Renato Brunetta. Sono i personaggi fissi dei suoi monologhi ai quali aggiunge, di volta in volta, personaggi di secondo piano, ma quasi sempre di area PDL, come Razzi o Nitto Palma. E quando cita personaggi della sinistra, come Bersani, o il Presidente Napolitano, tanto per dire che la sua satira è “super partes” (ma non lo è affatto), lo fa sempre con un atteggiamento benevolo, amichevole, da vecchi compagni. Atteggiamento ben diverso da quello che usa nei confronti di Berlusconi. Anche la satira non è tutta uguale; dipende da chi si vuole prendere di mira e da come lo si fa.

Ma forse non tutti hanno capito quale sia l’importanza dei media e dello spettacolo ai fini della propaganda e della creazione del consenso. Ho paura che molti ne sottovalutino la portata. Prendiamo il caso del “Salone del libro” di Torino. Un importante evento culturale che si potrebbe chiamare più propriamente “Salone del…libretto rosso“, vista la larga partecipazione di autori illustri, tutti rigorosamente di area sinistra. E’ un’occasione non solo per far conoscere le ultime novità editoriali, ma anche per organizzare convegni, incontri e dibattiti pubblici. Ma, per gli stessi motivi ai quali ho già accennato, diventa l’occasione per far sfilare la solita compagnia di giro dell’intellighenzia di sinistra.

Sono quei personaggi che monopolizzano la cultura ed i media, quelli che saltano da un salotto televisivo all’altro, e devono farsi in quattro per essere presenti a tutti i convegni, seminari, incontri, premi letterari, manifestazioni culturali di ogni genere. Sono ancora quelli che tengono conferenze, lezioni pubbliche, rilasciano interviste, scrivono su vari quotidiani e ogni tanto si beccano anche una laurea honoris causa. Ormai l’hanno data a Zoff, a Valentino Rossi, ad Andrea Camilleri; una laurea honoris causa non si nega a nessuno. Sono sempre loro, sempre gli stessi. Li trovi dappertutto ci sia un palco, un premio da ritirare, una telecamera che li riprende, dai più prestigiosi premi letterari alla sagra della porchetta.

Così sul palco di questo “Salone del libretto rosso“, vediamo Roberto Saviano, Matteo Renzi, Daria Bignardi, Serena Dandini, che vanno a presentare la loro ultima fatica letteraria. Il caro sindaco di Firenze lo stesso giorno era ospite in TV a “In mezz’ora” da Lucia Annunziata.  Ormai lo si vede ovunque, ai convegni, ai congressi, alle assemblee, in televisione a reti unificate, deve avere il dono dell’ubiquità, come Padre Pio. Fra poco lo faranno santo. Ed ancora Umberto Eco, Eugenio Scalfari che approfitta del palco e del pubblico per dire che chi vota PDL è un idiota. E ancora Massimo Gramellini il quale, non soddisfatto di essere vice direttore de La Stampa, ha il suo spazio televisivo da Fabio Fazio dove gioca a fare il Travaglio di RAI3, leggendo il suo “Vangelo“, a metà strada fra giornalismo e cabaret (come si usa oggi) naturalmente senza contradditorio (Santoro, Travaglio, Saviano hanno fatto scuola), ma con una spalla preziosa, Fazio,  che lo asseconda. Poteva mancare alla rassegna del libro di Torino? Certo che no, visto che gioca in casa.

E ancora Gianni Riotta, Asor Rosa, Flores d’Arcais, Vito Mancuso e tanti altri più o meno noti o in cerca di gloria, sempre pronti ad occupare una poltrona, a maneggiare un microfono, a firmare autografi, a regalare consigli non richiesti, a dispensare massime e minime al popolo che li ascolta in estasi, come i pastorelli a Fatima. Ecco una buona rappresentanza di questa strana specie di “animali da palcoscenico“…