Greta Thunberg e i riti collettivi

Greta Thunberg, grazie ai media che le hanno dato enorme spazio, è diventata in brevissimo tempo famosa ed è riuscita a coinvolgere centinaia di migliaia di giovani che, in centinaia di città,  scendono in piazza per “salvare il mondo“. Una ragazzina sedicenne, insignificante e del tutto sconosciuta fino a pochi giorni fa, di colpo diventa più famosa di una rockstar e viene addirittura proposta per l’assegnazione del Nobel per la pace.  E’ possibile che tutto questo clamore e questo coinvolgimento globale sia tutto merito suo? Ne dubito. E sono in molti a dubitarne.

Sembra il perfetto prodotto del potere dei media che ormai  da un giorno all’altro, creano miti, modelli da imitare, eroi e santi, e subito dopo,  possono distruggere ciò che hanno appena creato.  Per esempio ecco un bell’articolo in cui si fanno nomi e cognomi di personaggi che sembrano aver agito nell’ombra: “Tutti i dubbi su Greta Thunberg; chi l’ha resa celebre e perché“.

Ogni volta che ci sono queste manifestazioni che sembrano spontanee, ma non lo sono, mi viene in mente un vecchio post del 2013 “Masquerade“, in cui parlo dei riti collettivi, come quello che segue la pifferaia Greta nella “Marcia dei gretini“.

Masquerade (2013)

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

linus

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti. La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero.

Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione, può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli. La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile “bisogno spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza. Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera, unirsi al grande ballo mascherato che è la società umana e danzare intorno al fuoco.

La bistecca e il fantasmino

Tempo fa ho letto un post che mi ha colpito, mi ha fatto riflettere. Comincia così: ” Pensa alle foreste disboscate, al deserto che avanza, ai liquami che filtrano nelle falde acquifere, all’anidride carbonica e al metano che intrappolano il globo in una cappa calda. Sì perché ogni hamburger equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas responsabili dell’effetto serra. Ma pensa anche alle tonnellate di grano e soia usate per dar da mangiare alla tua bistecca. E non dimenticare che 840 milioni di persone nel mondo hanno fame e 9 milioni ne hanno tanta da morirne. Il 70% di cereali, soia e semi prodotti ogni anno negli Usa serve a sfamare animali…“.

Oh, cacchio! E adesso come la mettiamo? Tutti i giorni, tramite stampa, radio,  TV, internet, siamo bersagliati da decine di comunicati ambientalisti, ecologisti, pacifisti, terzomondisti, goletteverdi, fame nel mondo, noglobalisti, WWF, FAO, annessi e connessi, varie ed eventuali. Ed abbiamo la spiacevole sensazione non solo di essere ingiustamente fortunati ad essere nati in questo paradiso, invece che in una tribù della foresta amazzonica o fra i tagliatori di teste del Borneo, ma anche di essere noi direttamente responsabili di tutti i guai della Terra e della fame nel mondo. E così, giorno dopo giorno, ti cresce dentro un angosciante senso di colpa che non ti abbandona mai. E’ come un fantasma che ti accompagna ovunque, un tormentone che ti rimbalza nella mente, una voce che, in tono minaccioso, ti rimprovera  ogni volta che mangi qualcosa o bevi una bibita, che compri un capo d’abbigliamento o un telefonino, un paio di scarpe o un libro: ti sussurra nell’orecchio “Attento, pensa alle foreste disboscate, al deserto, ai liquami…”.  Quasi ti vergogni di fare colazione con cappuccino e brioche.

E viene in mente la famosa scena di Troisi in “Non ci resta che piangere“, dove un frate continuava ad apostrofare il nostro già sfortunato viaggiatore nel tempo con un inquietante “Ricordati che devi morire…Ricordati che devi morire…Ricordati che…”. Al povero Troisi non restava che annuire ed assicurare che ” Sì, mo’ me lo segno…”. E penso anche alle tantissime persone che non solo non hanno un lavoro e sarebbero ben felici di averlo e di potersi assicurare una esistenza decente e senza problemi di sopravvivenza, senza per questo rubare niente a nessuno o sentirsi responsabili della fame nel mondo, ma che devono anche sentirsi, per ironia della sorte, responsabili di disastri ecologici, di sfruttamento del terzo mondo e di simili amenità. Se invece siete così fortunati da avere un lavoro che vi garantisce almeno vitto e alloggio, allora siete ancora più responsabili e passate direttamente nella schiera dei biechi, egoisti e malvagi inquinatori del pianeta, che perseguono il proprio cinico consumismo a spese del terzo mondo.

E immagino il povero (si fa per dire) lavoratore che esce di casa alle 5 del mattino, fa 100 Km per arrivare al lavoro in fabbrica, fa le sue otto ore alla catena di montaggio e torna a casa la sera, altri 100 Km, stanco e con l’unico desiderio di sedersi a tavola e consumare una sobrio pasto in pace e tranquillità, magari guardando il TG della sera, quello che sembra un bollettino di cronaca nera, fra incidenti, tragedie familiari e morti ammazzati. Magari! Vi siete appena seduti ed avete depositato sul piatto la vostra solita bistecchina  mezzo bruciacchiata (non imparerete mai a cuocerla al punto giusto), dura come una suola di scarpe e ridotta alla metà di quella che era da cruda. Vi state ancora chiedendo (come fate da anni, senza trovare risposta) per quale strano processo la bistecca che quando la comprate ha le dimensioni di una pizza gigante, dopo la cottura si riduce alle dimensioni di una pizzetta sfoglia, quando sullo schermo TV  appare il solito spot pubblicitario dell’ultima associazione umanitaria (nascono come i funghi, ogni giorno ce n’è una nuova) che cerca fondi per  i bambini africani: il volto di un bambino nero sofferente, le lacrime agli occhi, le mosche sulle guance, la pancia gonfia, la mamma non ha niente da dargli da mangiare, non mangia da due giorni, se non magia nemmeno domani può morire…dona ora 9 euro al mese. Già queste immagini ti bloccano lo stomaco. Ti senti subito in colpa, ma cinicamente cambi canale e speri di poter finire in pace la tua bistecchina che, in cottura, da extra large è diventata small. Ma non c’è scampo, appena addenti il primo boccone, improvvisamente dal nulla, spunta fuori lui, il fantasmino equosolidale-ecocompatibile che ti blocca minacciosamente con l’indice puntato: ” Fermo! Prima di mangiare la tua bistecca pensa che ogni hamburger equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas responsabili dell’effetto serra…etc…etc…“.

Oh, ricacchio! E adesso? Avete due possibilità: o, pensando ai meno fortunati, continuate a mangiare e trovate la bistecca più gustosa ed anche meno dura, oppure vi passa l’appetito. Ok, niente bistecca, facciamo un po’ di frutta e formaggio e chiuso. “Fermoooo…” urla ancora il fantasmino “pensa che 800 milioni di persone nel mondo hanno fame, etc…etc…” Rinunciate, niente cena, fra bambini africani e fantasmini vi è passato l’appetito. In bagno e poi a nanna. State per accomodarvi e liberarvi dei residui metabolici ed ecco ancora il fantasmino: “Fermo. Pensa ai liquami che filtrano nelle falde acquifere ed al metano che intrappolano il globo in una cappa calda…etc…etc…”. Di colpo vi viene un attacco di stitichezza  e vi rovina così anche l’unica vera e reale soddisfazione della giornata.

Ora, cari equostenibili, ecocompatibili, ecologisti, ambientalisti etc,  capisco anche la necessità di darci una regolata e frenare un consumismo forse eccessivo, ma vorrei dirvi una cosa, e ve la dirò, come si usa oggi, alla Bonolis, guardando direttamente in camera e con aria profondamente seria: “Io penso anche al disboscamento, alla desertificazione, al buco nell’ozono, alla fame nel terzo mondo, e posso anche considerarmi fortunato se, lavorando tutti i santi giorni con sudore e fatica, senza rubare niente a nessuno, men che meno a quel bambino nero che non so nemmeno chi sia, dove sia e se non sia solo un espediente per incassare soldi,  riesco a malapena a campare, ma voi, invece che rovinarmi la cena, farmi venire i sensi di colpa e farmi sentire una specie di criminale sfruttatore ed affamatore dei bambini del terzo mondo,  non potreste pensare ai cazzi vostri? Ecco, caro fantasmino ambientalista, ecologista etc… te lo dico col cuore. Ed ora fai un passo indietro, ancora uno, ancora indietro, ancora….”.  Oh cacchio, c’era il burrone! Va beh, un fantasmino in meno. Pazienza. Tanto i fantasmi non inquinano.

Jovanotti ecologico

Oggi il cantante (si fa per dire) si esibirà a Cagliari in quello che viene annunciato come “Concerto ad emissioni zero“.  In pratica, per compensare l’emissione di CO2 causata dalla manifestazione, si pianteranno alberi in Camerun. Una volta i concerti erano occasioni per ascoltare musica. Oggi non basta più, bisogna avere un secondo fine, meglio se di carattere sociale, ecologico, ambientalista, umanitario, come piantare alberi in Camerun. Prossimamente si faranno concerti per coltivare prezzemolo in Kenia o allevare lombrichi in Ruanda.

Considerato che la manifestazione deve essere rigorosamente “ad emissioni zero”, durante il concerto è severamente vietato scoreggiare…

Io, la bistecca ed il fantasmino ambientalista.

Ho appena letto un post che mi ha colpito, mi ha fatto riflettere. Già, di prima mattina, tanto per complicarci la vita! Comincia così: “Pensa alle foreste disboscate, al deserto che avanza, ai liquami che filtrano nelle falde acquifere, all’anidride carbonica e al metano che intrappolano il globo in una cappa calda. Sì perché ogni hamburger equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas responsabili dell’effetto serra. Ma pensa anche alle tonnellate di grano e soia usate per dar da mangiare alla tua bistecca. E non dimenticare che 840 milioni di persone nel mondo hanno fame e 9 milioni ne hanno tanta da morirne. Il 70% di cereali, soia e semi prodotti ogni anno negli Usa serve a sfamare animali…” Oh, cacchio! E adesso come la mettiamo?

Mi viene in mente che tutti i giorni, tramite stampa, radio, TV, Internet, siamo bersagliati da decine di allarmanti comunicati ambientalisti, ecologisti, pacifisti, terzomondisti, goletteverdi, famenelmondo, noglobalisti, echipiùnehapiùnemetta… Ed abbiamo la spiacevole sensazione di essere non solo ingiustamente fortunati ad essere nati in questo paradiso, ma anche di essere noi direttamente responsabili di tutti i guai del mondo. E viene in mente la famosa scena di Troisi in “Non ci resta che piangere“, dove un frate continuava ad apostrofare il nostro già sfortunato viaggiatore nel tempo con un inquietante “Ricordati che devi morire…Ricordati che devi morire…Ricordati che…“. Al povero Troisi non restava che annuire ed assicurare che ” Sì, mò me lo segno…”. E penso anche alle tantissime persone che non solo non hanno lavoro e sarebbero ben felici di averlo e di potersi assicurare una esistenza decente e senza problemi di sopravvivenza, senza per questo rubare niente a nessuno o sentirsi responsabili della fame nel mondo, ma che devono anche sentirsi, per ironia della sorte, responsabili di disastri ecologici, di sfruttamento del terzo mondo e di simili amenità. Se invece avete un lavoro che vi garantisce almeno vitto e alloggio, allora siete ancora più responsabili e passate nella schiera dei biechi e malvagi sfruttatori del terzo mondo, nonché inquinatori del pianeta etc…

Immagino il povero ( si fa per dire) lavoratore che esce alle 5 del mattino, fa 100 Km per arrivare al lavoro e torna a casa la sera, stanco e con l’unica soddisfazione di sedersi a tavola e consumare una cenetta veloce in pace e tranquillità. Magari! Vi siete appena seduti ed avete depositato sul piatto la vostra solita bistecchina mezzo bruciacchiata (non imparerete mai a cuocerla al punto giusto). State per addentare il primo boccone ed ecco che, dal nulla, spunta fuori lui; il fantasmino ecologico/ambientalista che vi blocca minacciosamente con l’indice puntato “Fermo! Prima di mangiare la tua bistecca pensa che ogni hamburger equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas responsabili dell’effetto serra…etc…etc…” Oh, ricacchio! E adesso? Avete due possibilità: o, pensando ai meno fortunati, continuate a mangiare, ringraziando il cielo di essere fortunati e trovate la bistecca più gustosa, oppure…vi passa l’appetito. Ok, niente bistecca, facciamo solo un po’ di formaggio e chiuso… “Fermoooo…” urla ancora il fantasmino “pensa etc…etc…” Niente cena. In bagno e poi a nanna. State per accomodarvi e liberarvi dei residui metabolici ed ecco ancora il fantasmino… ” Fermo. Pensa ai liquami che filtrano nelle falde acquifere ed al metano che intrappolano il globo in una cappa calda…etc…etc…” E vi rovina così anche l’unica vera e reale soddisfazione della giornata.

Ora, caro fantasmino e cari ambientalisti, ecologisti, ecocompatilisti, catastrofisti, annessi e connessi, capisco anche la necessità di darci una regolata e frenare un consumismo forse eccessivo, ma vorrei dirvi una cosa e ve la dirò, come si usa oggi in TV, guardando direttamente nella telecamera e con aria profondamente seria: ” Io penso anche al disboscamento, alla desertificazione, al buco nell’ozono, alla fame nel mondo, al terzo mondo, ma voi non potreste pensare ai ca…ai cavoli vostri? Ecco, ve lo dico col cuore, ora fate un passo indietro, ancora uno, ancora indietro…ancora…. Oh cacchio….dietro c’era il burrone! Va beh, un fantasmino in meno. Pazienza. Tanto i fantasmi non inquinano…