Madonne in TV, col trucco

Visioni mistiche, apparizioni celestiali, miracoli in TV: ovvero, le nuove Madonne catodiche. Dopo Fatima, Lourdes e Medjugorje, abbiamo le nuove Madonne di Saxa rubra e Cologno Monzese.

Ecco la prima. E’ Paola Ferrari, conduttrice televisiva di programmi sportivi. Ultimamente l’abbiamo vista spesso perché, insieme a Marco Mazzocchi, su RAI1 presenta l’anteprima degli incontri di calcio per i campionati europei. Così nelle fasi iniziali dei gironi di eliminazione, tutti i santi giorni c’era una partita sul primo canale e, inevitabilmente, appariva lei a presentare la partita del giorno: la nostra apparizione catodica “Santa Paola da Saxa Rubra“. Ciò che impressiona di questa donna è l’immagine rarefatta, sfuocata, con un fortissimo effetto flou accentuato dalle luci sparate sul volto, che, più che una conduttrice televisiva ed una persona reale,  la fanno apparire come una visione celeste. Basta un attimo di attenzione per rendersi conto che nella realtà una donna simile non esiste, è una elaborazione grafica, un ologramma, una visione. Non è una donna, è un “effetto speciale“. Infatti, tempo fa ebbe il coraggio, bisogna ammetterlo, di pubblicare su Twitter una sua foto al naturale, senza chili di trucco, senza filtri ottici, senza luci sparate. E l’effetto è da film dell’orrore. Per non rovinare l’estetica della pagina evito di pubblicare quella foto che, però, si può vedere nel seguente link ad un post dedicato a lei : “Il trucco c’è e si vede: gnocche in TV“.

La seconda Madonna è lei, Barbara D’Urso, altra conduttrice televisiva di programmi che evito come la peste, ma che, purtroppo, facendo zapping, almeno per qualche secondo la si vede. E’ in buona compagnia di altre celebrità catodiche, l’elenco sarebbe troppo lungo, che hanno in comune proprio il fatto di essere insopportabili. Per questa “Santa Barbara” di Mediaset, vale lo stesso discorso fatto per la Ferrari; trucco in dosi industriali, fortissimo effetto flou con filtri speciali che sfumano i contorni ed eliminano piccole imperfezioni del viso (una volta si usava una calza di nylon sull’obiettivo, poi hanno inventato i filtri speciali), e luci così forti che con quei Watt  si illuminerebbe tutta Pompu per un mese. L’effetto è così irreale ed impressionante che quando, facendo zapping capitate su Canale 5 e c’è lei, la prima impressione è che quella visione sfuocata sia dovuta ad un guasto del televisore, e pensate di dover chiamare il tecnico. Poi vi ricordate che è lei, la Madonna di Cologno Monzese, cambiate canale e tutto torna a posto.

Tra effetti speciali in TV e immagini da rotocalco rivedute, corrette e manipolate col fotoritocco, i media ci stanno abituando alla visione di una realtà che non esiste, è un mondo virtuale in cui la realtà è completamente stravolta. La tragedia è che poi, specie le donne, cercano di imitare i modelli proposti e diventare come quelle Madonne fasulle che vedono in Tv o le donnine perfette che riempiono le pagine dei rotocalchi rosa e di gossip, rifatte al silicone e modificate con Photoshop, che hanno tutte il seno perfetto ed il culetto alla brasiliana. E poiché la missione è impossibile perché i modelli sono irraggiungibili in quanto non esistono nella realtà, ma solo negli studi fotografici e televisivi, si va incontro a depressione, bassa autostima, complessi di inferiorità, problemi e disturbi vari della personalità.

La cosa assurda di queste Madonne del teleschermo è che ultimamente la tecnologia sta facendo grandi progressi ed i televisori sono sempre più ad alta definizione. Anche durante le cronache degli europei di calcio, ci ricordano spesso che le gare si possono vedere, se si ha un televisore adatto, anche in “altissima definizione“. Ormai nei programmi TV  l’alta definizione è normale, ce l’hanno anche a Tele Marmilla Libera: roba che quando fanno un primo piano si possono contare i peli della barba. Ma allora che senso ha acquistare un televisore di ultimissima generazione ed avere l’altissima definizione se poi il tutto viene sfumato con trucco, luci e filtri speciali per dare un’immagine confusa, sfuocata, irreale, come un’apparizione mistica? Questo è uno dei misteri irrisolti della televisione. L’altro fatto inspiegabile è che, a quanto risulta dai dati auditel, Barbara D’Urso (insieme a Maria De Filippi, Marcuzzi, Ventura, etc.) è uno dei personaggi più seguiti e amati della televisione. Ma questo mistero, più che riguardare la televisione, è di competenza di psicologi, psicoanalisti e psichiatri. Altra storia.

Televisione, snob e Flaiano

Quando si parla di televisione bisogna sempre chiarire da quale punto di vista  la si guarda. Quelli che ci lavorano e ci campano ne parlano sempre bene, ci mancherebbe. Gli spettatori che la guardano, invece,  si dividono in varie categorie che vanno dagli entusiasti  ai nemici giurati della TV. In mezzo, tante sfumature più o meno favorevoli o contrari.

Poi ci sono quelli che non solo guardano la televisione, ma dovendolo fare per lavoro, come giornalisti e critici, ne parlano e sono pagati per farlo. Uno su tutti, Aldo Grasso che scrive sul  Corriere della sera e che, per dovere professionale, deve guardare tutto, ma proprio tutto quello che passa in TV sulle centinaia di canali terrestri e satellitari, dalla BBC a Tele Pompu libera. Non lo invidio. Roba da farsi venire le crisi isteriche, le allucinazioni e gli incubi notturni.  Strano che, dopo anni di schifezze televisive di ogni genere, dimostri ancora una apparente calma e tranquillità; sembra quasi normale. Non vorrei sembrare menagramo, ma temo sempre che da un giorno  all’altro arrivi la notizia che è stato ricoverato d’urgenza alla neurodeliri in preda ad improvvise ed acute crisi di convulsioni da telecomando. Se penso al lavoro del critico televisivo che deve guardare la televisione per ore ed ore ogni giorno, mi viene da paragonarlo alle torture in stile Arancia meccanica. Che Grasso sia al limite della sopportazione lo si capisce dal fatto che  solitamente è molto duro con i programmi televisivi. E di solito sono d’accordo con lui. Le uniche volte che non sono d’accordo con Grasso è quando, raramente, ne parla bene.

L’atteggiamento più frequente e diffuso riguardo alla televisione è quello che tende a giustificare tutto ciò che viene propinato al pubblico; trovano sempre qualche motivo per mettere in luce l’aspetto positivo e rintuzzare le quotidiane critiche e polemiche sulla qualità dei programmi, visto che  ogni volta che  va in onda uno dei classici programmi della TV di casa nostra, parte la solita litania di pareri favorevoli e contrari. Succede sempre, immancabilmente, sia che si tratti del festival di Sanremo, del reality di turno, di Miss Italia o di  programmi quotidiani a base di cuochi e politici (sono le due categorie più presenti in TV).

Nei giorni scorsi, per esempio, la stampa ha riportato le dichiarazioni di Alessia Marcuzzi (rilasciate al settimanale Chi, diretto da Alfonso Signorini; buono quello) che, alla vigilia dell’avvio della nuova stagione del Grande fratello (se non ho capito male dovrebbe cominciare proprio oggi), gioca d’anticipo e se la prende con chi parla male dei reality e del suo in particolare (Marcuzzi contro gli snob). Dichiara: “Sapete cosa mi infastidisce? Il fatto che citando il Grande Fratello si parli di trash. Quella dei reality che sono trash è un’idea retrò, antica, perbenista.”. Lo dice Alessia Marcuzzi. Già, ma lei sui reality ci campa. So che è un consiglio sprecato, ma non sarebbe male se tutta questa gente che campa di beate idiozie in televisione, si prendesse la briga di leggere “Cattiva maestra televisione” di K.R.Popper, o “La civiltà dello spettacolo” di Mario Vargas Llosa. Così, giusto per avere un punto di vista diverso da quello delle veline, degli opinionisti tuttologi, delle conduttrici di programmi per casalinghe disperate, dei fan delle tagliatelle di nonna Pina. e di tutti quelli che campano di televisione e sono convinti di essere persone serie e che andare in TV a mostrare seni straripanti,  mutandine in primo piano e atteggiamenti da zoccole di periferia sia un lavoro.

Sorprende, invece, un intervento di Vittorio Feltri,  tre giorni fa sul Giornale (La selva oscura dei telecomandi), che, quasi a dare man forte alla Marcuzzi, se la prende con quelli che, secondo lui, la televisione la guardano, ma, per puro snobismo, lo negano. “La televisione è come il computer e il cellulare: tutti la criticano, talvolta la insultano, ma nessuno può farne a meno.”, dice. E ancora: “Coloro che snobbano la tv probabilmente vogliono soltanto darsi delle arie a buon mercato e passare per intelligentoni dotati di gusti più raffinati rispetto a quelli del popolo bue. In realtà, ciò che emettono le antenne, pubbliche o private, non è da rigettare in toto: bisogna sapere selezionare le trasmissioni in grado di soddisfare le attese personali.”. Assumere una posizione nazional-popolare nei confronti della televisione e lanciare accuse nei confronti dei presunti snob, è, a sua volta, una forma di snobismo. Ma forse Feltri non se ne rende conto. Devono essere i primi sintomi della senescenza. Del resto, di recente, forse per dimostrare apertura mentale e sentirsi al passo con i tempi,  si è iscritto all’Arci gay. Sì, l’età gioca brutti scherzi, anche alle menti migliori.

Feltri ha “quasi” ragione. E’ vero, basta saper scegliere i programmi giusti. Ma se i vari programmi si somigliano tutti e sono tutti spazzatura, c’è poco da scegliere. Cambia solo il cassonetto, la discarica, o il canale, ma sempre spazzatura è. Questione di gusti e di esigenze estetiche e culturali. Non so quali siano i gusti di Feltri, ma immagino, da quanto afferma, che si accontenti facilmente. Qualche programma  guardabile ogni tanto lo si vede, ma succede così raramente che, se non capita di beccarlo casualmente mentre nervosamente si fa zapping,  si rinuncia perfino a cercarli e, scoraggiati, si spegne la Tv. E non perché si abbiano, o si finga di avere, gusti particolarmente raffinati, come dice Feltri, ma perché ognuno ha un proprio limite di sopportazione delle schifezze catodiche. Anche se tutti gli spettatori sono convinti di avere “gusti raffinati” e di essere in grado di  valutare la qualità dei programmi: anche i polli.

E’ il caso di ricordare una famosa battuta di Groucho Marx: “Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende vado nell’altra stanza a leggere un  libro“. Quella battuta è sempre valida; oggi, forse, più che in passato. Credo che i Groucho che vanno nell’altra stanza a leggere un libro siano più di quanti si pensi. Affermare che tutti la criticano, ma poi tutti la guardano, è anche poco onesto, perché non corrisponde a verità e rivela, da parte di certi giornalisti, una scarsa considerazione del livello medio di intelligenza del pubblico. Forse lo si dimentica spesso, per distrazione o perché fa comodo, ma non tutti gradiscono il livello culturale medio dei programmi televisivi. Non per snobismo, ma per convinzione.

Mi permetto di citare ancora uno dei più acuti osservatori del costume nazionale: Ennio Flaiano. Negli anni ’60, in pieno boom economico e televisivo,  gli chiesero se ritenesse che la televisione abbassasse il livello culturale degli spettatori. Rispose: “No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.”. Quando leggo affermazioni come quelle di Feltri, e di altri intellettuali, critici e giornalisti (i cui giudizi spesso sono interessati e di parte, visto che ormai stampa e TV si sostengono a vicenda e procedono in perfetta simbiosi), che difendono la televisione ed i suoi programmi, ho la sensazione, anzi la conferma e la certezza,  che Flaiano avesse perfettamente ragione.

Ancora Flaiano, nel suo “Diario degli errori“, ricorda un episodio del 1968, riferito proprio alla televisione ed al festival di Sanremo di quell’anno. Dice: “Ho visto alla televisione una delle serate di Sanremo. Ero a cena a casa di amici e non ho potuto sottrarmi. Questi amici intendevano vedere la trasmissione per motivi di studio, essendo psicologi e interessati ai fenomeni della cultura di massa. Alla fine mi sono accorto che a loro quella roba piaceva.”. A Flaiano, invece, no. E lo spiega chiaramente, con osservazioni molto critiche sulla qualità del programma, per poi concludere: “So bene che è inutile lamentarsi sui risultati di una politica produzione-consumo. Interessi economici molto forti possono modificare non soltanto il gusto, ma la biologia di un popolo che cade in questa impasse.”.

Non credo che Flaiano si esprimesse in questi termini per snobismo o perché, come ipotizza Feltri, volesse “darsi delle arie a buon mercato e passare per intelligentoni dotati di gusti più raffinati rispetto a quelli del popolo bue” . Troppo onesto intellettualmente per assumere atteggiamenti ipocriti o fare affermazioni di cui non fosse convinto. Quello era semplicemente il suo pensiero. Allora bisogna concludere che non è vero che “tutti criticano la televisione, ma poi non possono farne a meno“. Non tutti sono snob o guardano con piacere Sanremo fingendo di farlo per motivi di studio. No, la verità è che esistono gli amici, snob ed ipocriti, di Flaiano (e ammettiamo pure che siano tanti). Ma per fortuna esistono anche quelli come Flaiano.

 Se si opera nel mondo dei media e dell’informazione, e si è onesti con se stessi e con il pubblico, bisogna tenerne conto e riconoscere che esistono molti Flaiano; più di quanto si pensi. Il giorno in cui mi sorprendessi a guardare per dieci minuti il Grande fratello o ciò che passa solitamente in Tv, e magari trovarlo interessante (l’elenco dei programmi spazzatura sarebbe troppo lungo, fino a comprendere quasi completamente i palinsesti televisivi), beh, comincerei a preoccuparmi seriamente per la mia salute mentale. Con buona pace di Feltri e di Marcuzzi, non solo si può fare a meno di guardare la televisione, ma meno la si guarda e più si guadagna in salute, ed anche in cultura (Groucho docet)..