Del Debbio flop ed estetica in TV

Del Debbio, con Quinta colonna su Rete 4,  fa meno ascolti di Formigli su La7. Lo riportava avantieri  Libero.it (Del Debbio perde la gara di ascolti). Nemmeno un punto di share di differenza (Del Debbio 4,5%, Formigli 5,3%), ma basta e avanza per stilare classifiche di merito e decretare il successo o il flop di un programma. Ormai non conta più la qualità, ma lo share. Se il Grande fratello fa il 30% di share e milioni di telespettatori che lo seguono, significa che è un ottimo programma (così sostengono gli analisti e tutti quelli che su quel programma ci campano). Ovviamente nessuno si pone il problema della qualità e del fatto che quei milioni di spettatori possono essere (anzi, per me lo sono senza possibilità di errore) degli autentici imbecilli. Ma non si può dire, altrimenti vi accusano di essere degli “hater” o odiatori. Gli “odiatori” o Haters (termini inventati di recente, da usare come infamanti accuse per mettere a tacere tutti gli oppositori non allineati al pensiero politicamente corretto e critici nei confronti della demenzialità mediatica e gossipara), per i detentori della superiorità morale, sono tutti coloro che criticano la scellerata ideologia sinistra e non sono omologati al pensiero unico buonista, terzomondista, multietnico boldrinian-bergoglian-kyengista; quelli, altrimenti detti, populisti, xenofobi, omofobi e fascisti. Ma questa è un’altra storia.

Ma non tutti quelli che esprimono giudizi negativi sono Haters o Odiatori. C’è una differenza sostanziale, che è bene tener presente per evitare complicazioni e querele, che si spiega solo con la doppia morale che la sinistra ha in dotazione di serie. Te la consegnano al momento dell’iscrizione: tessera del partito, patentino di superiorità morale, distintivo di “tuttologo” detentore della verità assoluta e licenza di doppia morale, da usare a piacere. A cosa serve? Facciamo un esempio pratico. Se Calderoli dice che quando vede Cécile Kyenge pensa ad un orango (oltre ad essere subito catalogato come Haters e Odiatore)   è un gravissimo insulto razzista per il quale viene querelato e deve pure pagare i danni. Se invece Nichi Vendola dice che Berlusconi è un cancro della politica, Travaglio dice che è un suo diritto odiarlo e augurarne la morte e Di Pietro dice in Parlamento che è un serpente a sonagli, quella è semplice “dialettica politica“. Chiaro?

 Il fatto che Del Debbio non faccia grandissimi ascolti non è una novità. Dopo aver salutato il suo arrivo con il programma Quinta colonna, e Dalla vostra parte condotto poi da Belpietro, come voci “fuori dal coro” diverse dal pensiero unico dominante in televisione, ho presto cambiato parere vedendo la conduzione apparentemente di denuncia e contrasto al buonismo, al terzomondismo, alla scellerata politica che favorisce l’immigrazione incontrollata della sinistra, ma in pratica quasi assecondando quella visione della realtà, complice la presenza in studio di ospiti più di sinistra che di destra, compresi imam fai da te, mediatori culturali africani ed esponenti islamici ai quali si dava più spazio che alla gente comune.  L’ho anche scritto spesso e volentieri anche sul Giornale.

Ecco cosa commentavo l’anno scorso un articolo su “Renzi sfida l’UE, lamentando l’eccessiva presenza mediatica del ciarlatano di Rignano anche sulle reti Mediaset: “Lo vediamo a reti unificate. Non bastano i servizi dei TG e le reti di regime, che sembrano fatti dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi; non bastano le sue presenze su tutte le reti, intervistato da giornalisti e conduttori compiacenti come la Gruber. Lo dobbiamo vedere anche sulle reti Mediaset, a canale 5 dall’amica Barbara D’Urso che gli dà del tu e, forse è già la terza o quarta volta, da Del Debbio su Rete4, a Quinta colonna, dove fa il suo lungo monologo per cantare le lodi del suo governo dei miracoli. Né va meglio a “Dalla vostra parte”, dove Belpietro dà voce alle proteste di piazza contro l’immigrazione, ma poi in studio ci sono personaggi inguardabili come Karaboue, Librandi, Castaldini, Fiano, Chaouki, Morani, mediatori culturali africani e imam fai da te di quartiere, ai quali viene concesso più spazio e tempo che agli italiani. Infatti non vedo più né Del Debbio, né Belpietro; almeno non mi rovino la digestione.”. Infatti non li guardo più.

Bene, ora qualcuno comincia a rendersi conto di quanto dicevo fin dall’inizio. E se andate a leggere i commenti all’articolo sopra citato di Libero.it, vedrete che i motivi per cui i lettori criticano Del Debbio, sono gli stessi che usavo io criticando la presenza degli ospiti in studio. Vale la pena, per capire qual è l’opinione dei lettori, riportare qualcuno dei commenti:

Poliponero: io sono tra quelli che non seguono piu’ questo programma(e non mi perdevo nessuna puntata)! il perche’ e’ semplice: troppi buonisti e saputelli delle religioni con tendenze anticristiane> (cecchi pavone, carabue, imam, zingari ecc.)

Milibe: bel programma diventato inguardabile con invitati come i perdenti castaldini, liprandi , karabue e simili…

Mingardi: mi sembrava d’aver visto la Castaldini…per questo non lo guardo più.

Tega: I personaggi di Del Debbio sono sempre i soliti, Librandi Castaldini ecc. e la gente è stufa!

VitoLibrandi,Carabue,Castaldini,Romano etc, stimolano il rigurgito !

Sanfilippo:  telespettatori si sono stufati di vedere Librandi e tutta la feccia PD che sbrodola cavolate a gogò.

Marcellini: Troppi personaggi inascoltabili! Ti fa venire la voglia di spaccare il televisore!!!

Ecco, questo è il tenore dei commenti. Allora è strano che nessuno si accorga che i telespettatori non gradiscono la presenza di ospiti che ritengono inguardabili, inascoltabili e intollerabili per la loro faziosità. Non mi sorprende; c’è gente che ha bisogno di tempo, spesso di anni, per capire le cose. Per spiegare il concetto, cito spesso il caso della rivoluzione d’ottobre del 1917, quando i bolscevichi presero il potere in Russia e cominciarono a trasformarla in base all’ideologia marxista-leninista, provocando la morte di decine di milioni di persone pur di raggiungere lo scopo. Impiegarono 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Allora abbatterono un muro a Berlino, smisero di combattere l’Occidente capitalista, rivalutarono la proprietà privata e scoprirono i benefici e le delizie del capitalismo che avevano sempre combattuto. Tanto che oggi alcune delle persone più ricche del mondo sono russe; o cinesi. Lo stesso gravissimo errore stanno commettendo oggi, sempre per aberranti motivazioni ideologiche che non tengono in alcun conto la realtà, in merito al terzomondismo, la società multietnica e l’accoglienza senza limiti degli immigrati. Spero solo che non debbano aspettare 70 anni per capirlo perché è già tardi oggi per rimediare.

Anche Del Debbio cade nell’errore di non tener conto di alcuni dettagli. L’ho scritto spesso, anche in alcuni post. Per esempio qui “Rivalità, xenofobia e diversità“, in cui cercavo di chiarire le differenza fra le parole e l’uso strumentale che ne viene fatto. Ma soprattutto qui “Guelfi e xenofobia” del 2015, in cui riprendevo proprio un’affermazione di Del Debbio, molto discutibile: Ecco l’incipit del post: “Avantieri su Rete4 il conduttore Del Debbio, parlando ancora di problemi legati all’immigrazione, ha detto che gli fanno schifo gli xenofobi. E perché non si pensasse che l’affermazione gli era sfuggita per sbaglio, lo ha ripetuto “Gli xenofobi mi fanno proprio schifo“.  Bene, abbiamo capito. Certo che una simile perentoria affermazione, fatta da un toscano di Lucca, lascia un po’ perplessi. Ricordiamo tutti le rivalità fra i Comuni toscani, tra Firenze e Siena, tra Pisa e Livorno, tra guelfi e ghibellini; un odio che sfociava spesso in contrasti cruenti, come la battaglia di Montaperti tra i guelfi guidati da Firenze contro i ghibellini guidati da Siena. E Lucca, patria di Del Debbio, stava con Firenze.”.

Viene spontaneo ricordare la storica rivalità tra le città toscane. E non solo fra città, ma addirittura tra concittadini divisi dall’eterna rivalità fra rioni, come succede tra le contrade di Siena. E vogliamo dimenticare le rivalità che spesso finiscono tragicamente, tra tifosi di squadre avversarie (Roma – Lazio, Milan – Inter, etc…) che ad ogni occasione scatenano risse, aggressioni e se le danno di santa ragione? O la tradizionale contrapposizione fra polentoni padani e terroni meridionali? Ma se è così difficile accettare  pacificamente la convivenza ed abbracciare i nostri concittadini solo perché vivono in una contrada rivale, tifano per una squadra diversa dalla nostra, vivono in zone diverse d’Italia, perché mai dovremmo accogliere a braccia aperte, con baci e abbracci, gli africani che arrivano da pesi lontani, che non conosciamo, non sappiamo chi siano, cosa vogliono, perché entrano a casa nostra come ospiti non invitati e pure a nostre spese? Ancora nessuno ci ha spiegato questo mistero. Allora sorge qualche dubbio sul fatto che ad un toscano fazioso per natura, facciano schifo gli xenofobi. Verrebbe da chiedersi, con una vecchia battuta: “Del Debbio, ma lei è amico mio o del giaguaro?“. O, ancora meglio: “Ma ci fa o ci è?”.

Ed a conferma del fatto che c’è molta gente che ha difficoltà a capire certe verità, ed ha idee molto vaghe sull’estetica e la sua applicazione nei rapporti sociali (specie mediatici), arriviamo ad un altro mistero esistenziale: Emanuele Fiano. Anche a lui ho dedicato spesso dei commenti, sia sul blog che sulla stampa. Ecco cosa scrivevo un anno fa su Ben ritrovati“: “Credo che i personaggi pubblici, quelli che appaiono quotidianamente in televisione, dovrebbero possedere dei requisiti minimi anche di carattere estetico. Non capisco come uno con la faccia di Fiano possa presentarsi in pubblico. Mistero. Non si può cominciare la giornata con queste visioni inquietanti. Dopo l’orticaria della meteorina che saluta con “Ben ritrovati”, vedendo Fiano ti viene anche il mal di pancia e, sentendolo anche parlare con quella boccuccia a culo di gallina e quella vocina nasale gne gne (e dire le sciocchezze che dice) ti viene anche un improvviso raffreddamento in zona pubica causato dal forte movimento rotatorio delle palle. “. Ed ancora in questo “Facce e facciacce“, dove appare insieme ad un’altra faccia da “censura” come Ivan Scalfarotto. E’ un caso di particolare antipatia personale?  No, è uno dei tanti casi di ingiustificabile e totale assenza di criteri estetici riscontrabili sui media.

Esempio; anche Cristina e Benedetta Parodi, stanno registrando un flop gigantesco con il loro programma domenicale. Si cerca di giustificarle in vari modi, ma nessuno nota una verità evidentissima: Benedetta Parodi, con quel volto spigoloso ed il nasino alla Boldrini, è antipatica. E non sto a spiegare i motivi; non merita tanta attenzione. Così come antipatico ed inguardabile è un altro personaggio TV: Diego Bianchi, in arte Zoro, conduttore di Gazebo (programma che sembra fatto da e per sfigati di periferia da centri sociali Che Guevara), ora passato a La7. Uno con quella faccia, che tutto ricorda meno che un volto umano, non dovrebbe uscire di casa e, ancora meno, presentarsi in televisione. Pensate che l’estetica e la fisiognomica non abbiano importanza e che Lombroso esagerasse? Allora guardate questa faccia: “Trota al Carroccio“. Vi sembra normale? No, non lo è. Ci sono dei primati che hanno un aspetto più umano; e anche più intelligente. Ma non si può dire, altrimenti diventiamo haters o “odiatori“.

Un altro caso emblematico di mancanza di senso estetico, fra i tanti che si possono riscontrare in Tv, è quello che riguarda Eleonora Daniele, conduttrice di un programma del mattino su RAI1, Storie vere o Storie italiane o qualcosa del genere (il tema fisso sono le tragedie familiari, possibilmente col morto ammazzato, l’inviato speciale sotto la casa della tragedia e tutti i dettagli macabri), alla quale già lo scorso anno ho dedicato un post “Cuochi e delitti” per sottolineare l’eccesso di cuochi e di cronaca nera in TV. Ecco, a lato, un’immagine a caso del programma in cui la domanda cruciale del giorno era chiedersi “Come è morto Roberto?”: il tema è sempre quello, la cronaca nera. Ed il programma si basa sempre sul collaudato metodo della chiacchierata in salotto: si invitano in studio i soliti esperti (quelli non ci mancano) che in diretta svolgono le indagini, confrontano gli indizi ed ipotesi, suggeriscono metodi e tattiche investigative, ed esprimono giudizi sul mostro del giorno, dividendosi equamente fra colpevolisti ed innocentisti, sull’ultimo caso di cronaca nera. Che bello cominciare la giornata con queste notizie allegre ed il viso “sorridente” di una conduttrice che, solo a vederla, mette allegria e buon umore! No?

Eppure l’estetica è fondamentale. Quando incontriamo una persona, la prima impressione è determinante e dipende da alcuni fattori: il volto, lo sguardo, l’espressione, il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento. Sono segnali che percepiamo subito e questo determina la nostra risposta positiva o negativa. Basta pochissimo per sentire se quella persona ci è simpatica o antipatica. E’ una reazione spontanea, involontaria e del tutto naturale. E questo condiziona in maniera decisiva le nostre relazioni sociali. Se possibile cerchiamo di frequentare ed avere come amici e compagni di lavoro o di strada, delle persone simpatiche con le quali condividiamo gusti, stile di vita e “affinità elettive”.  Come mai allora pensiamo che questo non sia, non possa e non debba essere importante, se non determinante, nel rapporto con i personaggi pubblici e famosi del mondo della politica, dello spettacolo, quelli che invadono i media ogni giorno?

E se qualcuno si permette di esprimere giudizi poco lusinghieri nei confronti di questi personaggi, viene accusato di essere un “odiatore”, di fare discriminazioni in base al genere, ai gusti sessuali, al colore della pelle, all’etnia, alla fede religiosa, allo stile di vita; tutte cose che, in base alla legge Mancino, sono reato. Alla faccia della libertà di espressione ed al diritto di esprimere un giudizio estetico. Perché devono piacermi per forza i neri, i gay, i fancazzisti dei centri sociali, le femministe, la Kyenge o la Boldrini, il Papa, Fiano, Zoro e altri insulti viventi all’estetica, l’etica o il semplice buongusto? Perché deve piacermi Luxuria se trovo il personaggio, e la sua vista, rivoltante? Deve piacermi per legge, perché così vuole il pensiero politicamente corretto? Perché? Chi ha stabilito questi criteri estetici? Per fare un esempio pratico di cosa fa scattare l’accusa di razzismo in un post del 2013 ho messo a confronto Cécile Kyenge con Vanessa Hessler, così anche i ciechi possono vedere la differenza. Guardatelo:  “Razzismo cromatico“. Notate qualche leggerissima differenza estetica? Oppure il solo affermare che c’è una differenza e che preferiamo una (non dico quale) all’altra è razzismo?

Torniamo al nostro Fiano e vediamo cosa riportava di recente ancora Libero.it: “Fiano basta con la Tv; al suo posto Richetti che piace alle donne“. Il guaio di questo personaggio è che te lo trovi sempre sotto gli occhi in TV dalla mattina alla sera. Se non è ad Agorà su RAI3 al mattino (se non c’è lui c’è Gennaro Migliore; esteticamente non cambia molto), è ad Omnibus o L’Aria che tira su La7, lo ritrovi al pomeriggio a Tagadà. lo vedi su tutti i TG, lo ritrovi da Gruber o in uno dei soliti talk show passerella per politici che passano più tempo in TV che in Parlamento. E, se ci fate caso, le facce di politici, giornalisti ed opinionisti di professione, che vediamo ogni giorno in Tv, sono sempre le stesse. Ne cito alcune a caso, le prime che mi vengono in mente: Travaglio, Padellaro Scanzi, Peter Gomez, tutti del Fatto quotidiano (quasi di casa su La7, insieme a Marco Damilano direttore de L’Espresso), Claudia Fusani ex L’Unità (su qualche rete la trovate ogni giorno), i filosofi Massimo Cacciari e Diego Fusaro (uno post-comunista, l’altro neo marxista; sarà un caso?) ed altri in ordine sparso, presentati come intellettuali o con i titoli accademici (vedi il sociologo De Masi che salta da un canale all’altro e discetta su qualunque argomento), per nascondere la loro appartenenza all’area della sinistra. Un altro caso simile di “trucco” mediatico riguardava lo scomparso Stefano Rodotà (altro guru della sinistra onnipresente nei salotti Tv) che, nonostante la sua militanza politica, in TV veniva presentato come “Università La Sapienza” (sic), per nascondere la fede politica con l’autorevolezza del titolo accademico (un trucco molto usato ed abusato dai conduttori organici alla sinistra; quasi tutti). Ma non dobbiamo pensar male, deve essere solo un caso, una coincidenza, magari lo fanno in buona fede. No?

E come se non bastasse la presenza invasiva ed assillante della compagnia di giro degli opinionisti di professione sulle varie reti, su La7 si verifica una curiosa particolarità; i vari personaggi e volti della rete si ospitano a vicenda. Così vedete Formigli che ospita Mentana, Mentana che ospita Floris il quale poi ospita Damilano (quasi ospite fisso da Gruber e Zoro), poi li trovi all‘Aria che tira di Mirta Merlino, dove passano tutti prima o poi, dove trovi insieme come opinionisti il solito onnipresente Damilano e un’altra conduttrice della rete, Alessandra Sardoni (dalla bruttezza imbarazzante ed insopportabile; c’è un limite a tutto, non basta il trucco, l’estetista o il ritocchino; l’unica soluzione è  Lourdes, un miracolo) che, a sua volta, ospita a turno tutti i volti de La7, o altri personaggi che evidentemente bivaccano negli studi TV. E’ una TV autarchica, fanno tutto in casa.

Ieri, a conferma di quanto dico, nel nuovo programma di Giletti “Non è l’Arena” c’erano quattro ospiti in studio: Matteo Salvini, un imprenditore e…Enrico Mentana e Gennaro Migliore. Che caso, che combinazione, che coincidenza. “Eccheccasoooo”, direbbe Greggio! Tranquilli, alla prima occasione, magari l’ennesima “Maratona” elettorale, Mentana ricambierà il favore ed ospiterà Massimo Giletti. Ora chiedetevi perché in Tv vediamo sempre le stesse facce (che sono quelle dei personaggi della cultura e della politica che sembrano essere gli unici autorizzati ad esprimere la personale opinione su tutto lo scibile umano e che, a lungo andare, condizionano l’opinione pubblica) e provate a darvi una risposta.

Ma torniamo al nostro Fiano. Cosa riferisce Libero? Sembra che in seno al PD non tutti apprezzino questa eccessiva presenza mediatica di Fiano e che non solo dia fastidio, ma ci sia proprio una petizione sottoscritta da diversi esponenti dem che chiedono proprio una sua minore presenza in TV a favore di Richetti “più simpatico“. Anche questi hanno impiegato un po’ di tempo a capire che questo Fiano non è proprio il massimo della simpatia e che, forse, bisognerebbe dargli meno spazio. Forse, dico forse, non mi sbagliavo. Ma questa non è discriminazione per motivi estetici? No, perché ricordate che se questo lo facesse la destra sarebbe un gravissimo atto di discriminazione, ma se lo fanno i compagni del PD è semplice dialettica interna. Bene, anche oggi mi sono sfogato; ogni tanto ci vuole, anche se lo leggeranno in pochissimi. I dati del contatore visite sono talmente sballati che, come ho già detto in passato, non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Ma c’è chi è convinto che migliaia di utenti leggano ogni giorno quello che scrivono. L’importante è crederci. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

RAI3, Kennedy e L’Unità

Venerdì scorso, 22 novembre,  RAI3 ha dedicato la serata alla commemorazione dei 50 anni dalla morte di J.F. Kennedy. Prima ha mandato in onda il film “Parkland” ed a seguire la “Serata Kennedy” curata dallo staff di Agorà, con il conduttore Gerardo Greco coadiuvato da Mia Ceran. Niente di particolarmente sconvolgente, se non fosse per un piccolo ed insignificante dettaglio che sembrerebbe casuale, ma non lo è. (Vedi qui il video della puntata “Agorà serata Kennedy“)

Ma partiamo con una piccola osservazione generale. La prima cosa che salta all’occhio è la presenza in studio di un’auto, una Lincoln Continental, simile a quella dove viaggiava Kennedy quando fu colpito. Viene spontaneo ricordare  quante volte Bruno Vespa è stato sbeffeggiato per aver usato a Porta a porta dei modellini, il famoso “plastico“, di luoghi teatro di avvenimenti tragici (classico il plastico della villetta di Cogne). I plastici di Vespa sono diventati un tormentone da usare per farsi beffe del suo programma. Se però certe cose le fa RAI3 allora diventano invenzioni da grande giornalismo.

Così, invece che un modellino di auto, i “compagni” di RAI3 fanno le cose in grande, non badano a spese e portano in studio una vera Lincoln Continental (tanto paghiamo noi). E’ l’occasione per il conduttore per illustrarci le caratteristiche del modello, dirci che è lunga quasi 6 metri (ma l’originale di Kennedy era anche più lunga), che ha 7.000 di cilindrata e che con un litro di benzina fa solo 3 chilometri. Forse nel corso del programma (non lo so perché l’ho seguito solo per una ventina di minuti) avrà rivelato anche la pressione delle gomme anteriori e posteriori.

 

Come se non bastassero le note sulla Lincoln, Greco ci mostra anche una vecchia cinepresa Bell & Owell degli anni ’60, e ci spiega che si caricava a molla. Tutti dettagli, ovviamente, fondamentali per capire e spiegare l’assassinio di Kennedy. Magari se l’auto fosse stata di un’altra marca e la cinepresa pure, forse non avrebbero ammazzato Kennedy. No? Se così non è che senso ha portare in studio una Lincoln ed una cinepresa Bell & Owell? Eppure deve esserci una relazione. Tanto è vero che la corrispondente da Dallas, Giovanna Botteri, azzarda un’osservazione acutissima, ripresa subito dopo anche da un altro acutissimo commentatore, Vittorio Zucconi. Dice la Botteri che se quel giorno a Dallas fosse stata una giornata di pioggia, la Lincoln sarebbe stata coperta e, quindi, non sarebbe stato possibile sparare al presidente. Per la serie “Se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola“. Questo è grande giornalismo, ragazzi, mica quello di Vespa che porta in studio il plastico di Cogne!

Ma la sorpresa è un’altra. Quasi subito la telecamera riprende la Lincoln da dietro ed in primo piano appare, ben visibile,  una copia de L’Unità con il titolone in caratteri cubitali che annuncia la morte di Kennedy.

Domanda per i più distratti: perché si mostra in primo piano la testata de L’Unità? Anche questo è un dettaglio fondamentale per capire l’assassinio di Kennedy? Oppure? Direi “oppure“. La cosa strana è che  da una ripresa dello studio dall’alto si nota la postazione della giornalista Mia Ceran ed il suo tavolo  sul quale sono disposti a caso dei quotidiani che, immaginiamo, siano del giorno della tragedia. Ma su quel tavolo la copia de L’Unità con il titolone in grande non c’è.

E ancora, da una inquadratura frontale dell’auto si vede che dietro non c’è niente.

Ma allora come si spiega quella inquadratura con L’Unità in primo piano quando riprendono l’auto da dietro? Mistero! In realtà è probabile che la telecamera mobile, quella che fa le riprese da dietro, si sposti dietro un piccolo leggio seminascosto sul quale è posata quella copia de L’Unità. Bene, quella inquadratura viene riproposta ben 4 volte nel corso dei primi dieci minuti (esattamente 10′.5″, lo si può verificare rivedendo il video). Quattro volte in dieci minuti, fra collegamenti con Dallas ed interventi in collegamento esterno di Vittorio Zucconi, Paolo Guzzanti e Oliviero Toscani. Se tanto mi dà tanto, presumo che quella inquadratura sia stata riproposta ancora nel corso della puntata. Non ne sono sicuro perché, come ho già detto, non ho visto tutta la puntata.

Ora si pone un’altra domanda: perché tanta evidenza proprio all’Unità e non ad altri quotidiani? Perché? Perché L’Unità non è insieme agli altri quotidiani sul tavolo della Ceran e viene ripreso a parte con grande evidenza? E perché viene dato tanto rilievo  solo, dico solo, a L’Unità? Si tratta, forse, di una caso di pubblicità occulta?

Ora dovremmo ricordare che qualche anno fa Michele Cucuzza conduceva “La vita in diretta“, un programma pomeridiano di informazione ed intrattenimento, con servizi esterni registrati in varie località. In uno di questi servizi, curato da Gianfranco Agus, girato all’interno di un ristorante, venne inquadrato il nome del locale. Fu uno scandalo, scattò l’accusa di pubblicità occulta e sia Agus che il regista Pillittieri  furono sospesi. Più di recente, marzo 2013,  un altro conduttore televisivo, Alessandro Di Pietro, che conduceva in RAI “Occhio alla spesa“, un programma mattutino di informazione su prodotti alimentari, ebbe l’infelice idea di presentare nel corso di una puntata una “pasta alla soia” specificando la marca.  Per decantarne le proprietà salutari intervistò due “esperti” che ne consigliavano il consumo a diabetici, sportivi e donne in menopausa, senza specificare che quegli esperti erano anche soci dell’azienda produttrice della pasta.  Altro scandalo, altra accusa di pubblicità occulta, multa di 25.000 euro alla RAI, programma chiuso e Di Pietro allontanato dalla RAI.

Già, alla RAI sono molto severi in quanto a pubblicità occulta. Basta un niente e ti chiudono il programma o ti licenziano. A meno che non lo si faccia su RAI3 ed il prodotto non sia “L’Unità“. Allora non è pubblicità occulta, è grande giornalismo. Del resto, fare pubblicità a L’Unità non è una novità per RAI3; nella rete dell’ex PCI è normale fare marchette al quotidiano dei “compagni“, giochiamo in casa. Tanto la Commissione di vigilanza non se ne accorge, quelli si svegliano solo quando devono verificare lo spazio che si dà a Berlusconi, poi dormono. Avevo già segnalato in passato un altro caso evidentissimo di pubblicità a favore de L’Unità. Succedeva ogni volta che a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio era ospite Gramellini che leggeva il suo vangelo sullo stile di Travaglio. Dedicai un post a questa sfacciata “Marketta“. Guardatelo qui (“Fazio e la pubblicità occulta a L’Unità“).

 fazio 2

Naturalmente nessuno ha mai protestato e la Commissione di vigilanza dormiva. Nemmeno Brunetta lo aveva notato; si è svegliato solo pochi mesi fa ed ha scoperto che, udite udite, in televisione c’è una sperequazione di programmi, conduttori ed ospiti, a favore della sinistra. Ma va, sa Brunetta che non lo avevamo mai notato? Ben svegliato Brunetta.

Sarebbe bene prestare più attenzione a questi piccoli e apparentemente insignificanti dettagli. Sono parte integrante ed essenziale di una strategia mediatica funzionale alla creazione dell’opinione pubblica. Sono gli strumenti di lavoro quotidiano dei cosiddetti “persuasori occulti“. La cosa insopportabile di questi professionisti della manipolazione dei cervelli è che sono convinti di essere furbi, più furbi dei cittadini normali, e di poter usare tutti i trucchi possibili della comunicazione, tanto la gente non se ne accorge. Ecco perché i sinistri sono insopportabili. Hanno la pretesa di farci fessi e contenti. E magari in molti casi, purtroppo, ci riescono davvero.

Ma in questo caso non si tratta solo dell’ennesima “marketta” a favore dell’Unità. C’è di più e peggio. Quella inquadratura ripetuta più volte con L’Unità in primo piano, svolge anche un’altra funzione ancora più importante e subdola. L’abbinamento fra L’Unità ed il nome di Kennedy ha una spiegazione più complessa che va ricercata nelle regole e nei principi della comunicazione (pane quotidiano dei nostri persuasori occulti) e nei meandri della mente e dei riflessi inconsci. Ha uno scopo preciso: avvalorare l’idea che gli ex/post comunisti siano equiparati a tutti gli effetti ai democratici kennedyani USA.

E’ una campagna mediatica che va avanti da anni, da quando i nostri “compagni” orfani dell’URSS, dopo la fine dell’impero sovietico, il fallimento e la condanna storica del comunismo, hanno dovuto rifarsi un’immagine credibile, una nuova verginità. Così hanno cominciato a cambiare bandiere, nome, segretari, inni, per far credere che siano qualcosa di diverso dai comunisti. Così sono diventati “democratici“, progressisti, liberal, americani a Roma, fan di Obama e nipotini di Kennedy. Il gioco è fatto. Per mascherarsi e far dimenticare le origini hanno cambiato tutto, hanno smesso le bandiere rosse, non si chiamano più comunisti, Veltroni compra casa a Manhattan, Bersani porta corone di fiori sulla tomba di Kennedy, usano slogan tipo “I care…”, si presentano in maniche di camicia come Obama  e invece che Bandiera rossa cantano “Over the Rainbow“. E se gli si chiede quali siano i loro “padri nobili di riferimento” Bersani dice di ispirarsi a Papa Giovanni (!?) e l’orecchinato Nichi Vendola indica il cardinale Martini (!?). Sembra una battuta da Zelig, invece è vero (Papi e cardinali ispiratori della sinistra).  Solo a sinistra si può trovare tanta falsità ed ipocrisia in quantità industriale.

Questa trasformazione degna di Fregoli è un’autentica truffa culturale, mediatica, ideologia e storica, messa in atto e portata a compimento con la complicità compiacente dei media nazionali, di  imprenditori in crisi d’identità con simpatie proletarie, di cattocomunisti confusi, di ricchi borghesi radical chic e di intellettuali di regime che si vendono per un premio letterario o una comparsata televisiva. Ma essi, gli americanini di  borgata, sono sempre gli stessi. Sono gli stessi che negli anni ’60/’70, un giorno sì e l’altro pure, scendevano in piazza per protestare contro la NATO e l’America imperialista, cresciuti a pane e Marx, assemblee, collettivi, 6 politico, anticapitalismo, lotta di classe, eskimo, libretto rosso di Mao, comuni e promiscuità, amore libero, spinello e lotta di classe. Sono sempre loro, un po’ invecchiati, pelati, ingrassati, imbolsiti, con la pancetta e la pappagorgia, ma sempre quelli sono. Hanno solo cambiato aspetto. Per sopravvivere hanno cambiato pelle: come i serpenti.