Follia 3 (futili motivi)

Perché il mondo sta impazzendo? Forse per le cause accennate nel post “Follia umana 1“, in cui si riportano i risultati di ricerche scientifiche che dimostrerebbero una stretta relazione causale fra inquinamento e alterazione delle funzioni cerebrali. Anche oggi i TG hanno riportato la notizia che il livello delle polveri sottili in diverse città continua da tempo a mantenersi su livelli molto superiori al limite massimo consentito; ma il problema continua da tempo ad essere oltre i limiti di guardia (Smog, Italia avvolta nelle polveri sottili: PM10 oltre 3 volte i limiti di legge). Ma poi ci distraggono con giochini scemi, fiction e Isole dei famosi (nel senso che hanno fame). Polveri a parte, i sintomi di questa follia collettiva sono diversi e tutti gravi e preoccupanti. Alcuni li abbiamo riportati nel post “Follia 2; mamme, figli e ombrelli“. Ne esistono altri che possiamo rilevare dalla lettura dei casi di cronaca nera riportati dai media. Ormai questi casi di violenza sono così frequenti che stiamo arrivando all’assuefazione. Quasi non ci sorprendono più. Li consideriamo piccoli incidenti in una realtà normale di gente normale, come incidenti stradali o sul lavoro, come infortuni domestici, come la tegola che sfortunatamente e per puro caso vi cade in testa. Così, quando si registra l’ennesimo caso di omicidio, sentiamo spesso la testimonianza di vicini di casa o conoscenti che descrivono l’assassino come una persona “normale”. O sono cambiati i pazzi, oppure è cambiato il concetto di normalità.

Ma allora, se sono persone normali, o almeno sembravano normali fino al giorno prima, cosa scatena la follia? Non sempre ci poniamo il problema e quando ce lo chiediamo, lo facciamo in maniera superficiale. Cerchiamo spesso la spiegazione più ovvia e scontata.  La nostra attenzione si ferma sulla causa apparente: screzi familiari o incompatibilità fra coniugi, liti e risse occasionali per insulti e offese subite in passato, vecchi rancori tra familiari, parenti, vicini di casa o soci in affari, gelosia e tradimenti, liti fra automobilisti, e mille altri “futili motivi per morire“. In realtà, però, quella non è la vera causa che scatena la violenza; è solo l’atto finale di uno stato di latente aggressività che magari ci si tiene dentro per anni. Così il pretesto che scatena la violenza è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la scintilla che dà fuoco alle polveri. Ma la vera causa è lo stato mentale di sofferenza che cova e alimenta l’aggressività e consente e provoca lo scoccare della scintilla.

Se si riceve un’offesa o un’ingiustizia è naturale che si abbia una reazione d’ira più o meno forte. Se quella ingiustizia viene sanata non lascia traccia significativa nella memoria. Ma se non trova soddisfazione genera uno stato di tensione  che cresce nel tempo, assume forme di aggressività latente sempre più accentuata e scatta all’improvviso per dei pretesti banali che chiamiamo “futili motivi“. A parte casi molto evidenti di alterazione comportamentale, questa aggressività latente non viene percepita nella sua pericolosità.  E’ come una mina celata sotto la terra, come una bomba innescata di cui non ci rendiamo conto se non quando qualcuno fa scattare il congegno. Il guaio è che non sempre a far scattare quel congegno è il responsabile dell’offesa o dell’ingiustizia, colui che di fatto ha innescato la bomba. Spesso è un malcapitato sconosciuto che, per una pura e sfortunata coincidenza, un certo momento di un certo giorno si trova sul vostro cammino e vi offre il pretesto per scaricare la rabbia e l’aggressività repressa per anni. Ed ecco che quello che tutti hanno sempre visto come una persona normale può diventare di colpo all’improvviso un violento assassino.

Tuttavia la gravità della violenza non è commisurata all’offesa, l’insulto, la provocazione, il pretesto casuale del momento, ma è determinata dal tipo di reazione a quegli stimoli. A uguale stimolo non corrisponde uguale reazione. E ciascun individuo può avere reazioni diverse dagli altri. Un bel paesaggio è uguale per tutti coloro che lo ammirano; ma le reazioni di chi guarda sono tutte differenti e cambiano da individuo a individuo, secondo la personalità, la cultura, il gusto estetico. Lo stesso tipo di reazione avviene nei confronti di quei fattori scatenanti che riteniamo siano la causa della violenza. Allo stesso stimolo una persona calma reagisce con calma, una persona aggressiva reagisce con violenza. Questo è sotto gli occhi di tutti. Allora, se la vera causa della violenza non è l’atto provocatorio, l’offesa, ma è il tipo di reazione che segue all’offesa  vuol dire che la causa scatenante va ricercata nella mente umana, ovvero in quello stato mentale che è già predisposto ad avere reazioni violente anche a stimoli banali. La notizia a lato, riportata oggi dalla cronaca,  è solo l’ultima di una lunga serie di tragedie simili e  ne è l’ennesima conferma.

Tutti, anche le persone più calme e normali di questo mondo, di fronte ad una provocazione o un’ingiustizia possono avere reazioni anche piuttosto violente; ma sempre nei limiti della norma. Così anche la persona più educata, occasionalmente, può rispondere ad un insulto con un insulto, ad un pugno con un pugno, ma non si trascende. Se però  si fracassa la testa con un cric ad un automobilista, o lo si accoltella, solo perché ti ha sorpassato, non ti ha dato la precedenza o ti ruba il parcheggio, non è più normale; rientra nei casi di follia.

Ma quello stato mentale che determina il tipo di reazione non è una specie di dotazione di seria, fissa, immutabile; è invece facilmente influenzabile e modificabile da diversi fattori. Mentre però accettiamo facilmente il fatto che un trauma possa modificare la funzionalità cerebrale, non altrettanto facilmente siamo disposti ad accettare il fatto che il cervello possa subire dei condizionamenti di tipo culturale. O meglio, lo accettiamo come naturale e scontato solo se l’effetto è quello positivo conseguente allo studio, l’istruzione e l’affinamento del gusto estetico. Ovvero, riconosciamo che l’istruzione e la cultura migliorano il nostro livello intellettuale. Quindi la cultura agisce sulla mente e ne provoca una mutazione che influisce sul comportamento.  Se questo è vero, bisogna però anche tener presente che l’effetto dipende dal contenuto di ciò che leggiamo, vediamo o ascoltiamo. Leggere la Divina Commedia non è come leggere il Mein Kampf di Hitler. Ascoltare una sonata di Mozart non è come sentire il rumore assordante di un martello pneumatico. Ammirare un prato fiorito con in sottofondo le note di una barcarola, non è come vedere raccapriccianti immagini splatter con schizzi di sangue e corpi fatti a brandelli. Le informazioni, gli stimoli, i messaggi esterni che percepiamo ed assimiliamo generano nella mente reazioni diverse che possono essere piacevoli e infondere serenità o terrificanti e generare paure e incubi; quindi, positive o negative.

Ma allora perché riconosciamo facilmente che un messaggio positivo abbia effetti positivi  e troviamo difficile riconoscere che un messaggio negativo abbia o possa avere effetti negativi? Perché la persuasione occulta della pubblicità funziona così bene sulla nostra mente tanto da indurci ad acquistare quel tale prodotto reclamizzato, e non dovrebbe funzionare altrettanto bene se ci martellano quotidianamente con scene di violenza? Eppure entrambi i messaggi funzionano nello stesso identico modo. Ma noi non ce ne rendiamo conto, oppure fingiamo di non saperlo. (continua)

 

Follia 2 (mamme, figli e ombrelli)

Se l’inquinamento ha effetti negativi sui neuroni, come dice la scienza, forse dovremmo cominciare a riflettere seriamente sulle conseguenze di uno sviluppo industriale incontrollato e, forse, nel limite del possibile, introdurre dei cambiamenti nel nostro stile di vita. Non sono davvero notizie rassicuranti. Una delle conseguenze dell’inquinamento ambientale è che il nostro cervello, in maniera progressiva e costante, sta perdendo la sua normale funzionalità. Se non si può dire proprio che stiamo impazzendo, poco ci manca. Ma il processo è così lento che non ce ne rendiamo conto. Lo si evidenzia solo quando diviene oggetto di studi e ricerche scientifiche che dimostrano, come riportano alcuni degli articoli segnalati nel post precedente “Follia umana (1)”, una diminuzione delle capacità intellettive, della memoria, della concentrazione e dell’equilibrio psichico, fino a sfociare in vera e propria patologia. Ma non ci facciamo caso, anche perché i media, che dovrebbero informarci di argomenti e problemi seri, di questi ed altri pericoli per l’umanità, preferiscono distrarci con argomenti sciocchi e frivolezze varie.

Stiamo impazzendo e questi ciarlatani da fiera paesana in versione catodica ci intrattengono con pettegolezzi gossipari, programmi televisivi demenziali, cuochi, ballerine, beghe familiari, arene e pollai di oche starnazzanti, diete, amori dei Vip, oroscopi, giochini scemi, chiacchiericcio da cortile e fiction strappalacrime per casalinghe disperate. Poi, quando succedono fatti di sangue e qualcuno muore per “futili motivi“, i TG ne fanno notizie d’apertura, tutti i canali fanno grandi dibattiti in Tv, gli esperti, psicologi, criminologi e tuttologi si esibiscono in spiegazioni pseudo scientifiche, si condanna la violenza, al massimo si organizza una fiaccolata e poi si torna alla routine; fino al prossimo morto ammazzato.

Ma quali sono quei piccoli segnali che dovrebbero farci riflettere? Sono quegli episodi di violenza o di improvvisi raptus di follia che non hanno una spiegazione razionale, almeno secondo i vecchi criteri di giudizio. Per esempio è normale da sempre, è nella natura umana, ma anche in quella animale, che una mamma accudisca con amore il proprio figlio. Se non lo fa o, addirittura, ne provoca la morte volontariamente o per negligenza, compie un atto che è contrario all’istinto naturale più profondo, l’istinto materno e di difesa da parte dei genitori dei propri figli, quello che garantisce la perpetuazione della specie e che regola la sopravvivenza umana (ma anche di tutto il regno animale). In questi casi un atto simile si giustifica solo con improvvisi raptus, più o meno gravi disturbi psichici o vera e propria follia. Una alterazione del più importante istino naturale è un segnale molto più allarmante del riscaldamento del pianeta o del buco nell’ozono, perché significa che stiamo andando verso l’estinzione della specie. E se questi casi sono sempre più frequenti è logico sospettare che ci si trovi di fronte non a casi isolati, ma ad una specie di follia diffusa. Vediamo alcuni di questi recenti fatti di cronaca che dovrebbero farci riflettere.

Dimenticata per ore in auto al sole; muore bimba di 18 mesi.

Il pianto lo disturba mentre guarda la TV; padre uccide la figlia di 4 mesi a pugni.

Genitori dimenticano figlia di 3 anni in autogrill.

Padre vende i tre figli ai pedofili con la complicità della nonna.

Violentata in discoteca; le amiche filmano la scena.

Lascia i figli di uno e due anni in casa e va in vacanza per 9 giorni; il più piccolo muore di fame.

Partorisce e getta il figlio tra i rifiuti.

Neonata avvolta in una coperta e abbandonata in strada.

Bambino annega in piscina; la mamma guardava il cellulare e nessuno dei presenti si accorge del bambino.

Sono solo alcuni casi, ma negli ultimi anni, sono sempre più frequenti i casi di bambini gettati nei cassonetti, per strada, lasciati per ore in auto per andare in discoteca o fare shopping, o giocare alle slot machine, o al Bingo, o semplicemente abbandonati in auto o dimenticate in autogrill. E siccome non si tratta più di casi isolati, bisogna concludere che forse deve esserci una causa scatenante, una alterazione dello stato di coscienza per cui si ha una percezione alterata della realtà. Una volta le mamme non lasciavano mai soli i bambini, specie i più piccoli. Oggi li dimenticano facilmente, come fossero ombrelli o pacchi. Non è normale, significa che la gente non c’è più con la testa, è distratta, perde la cognizione della realtà. Allora non possiamo limitarci a riportare questi casi di follia umana in cronaca quotidiana, come qualcosa di “quasi” normale. Dobbiamo cercare di capire quali sono le cause scatenanti di questa follia.

Non sono uno studioso del settore, quindi le mie sono solo ipotesi e non dimostrazioni di carattere scientifico. Ma anche  solo a titolo indicativo e per sommi capi, credo che l’origine della follia sia dovuta sostanzialmente a queste cause. 1) Cause biologiche individuali: naturale predisposizione genetica a sviluppare forme di patologia mentale o una personalità violenta ed aggressiva: può restare a livello potenziale o concretizzarsi secondo le condizioni più o meno favorevoli del contesto ambientale e socio/culturale. 2) Cause da agenti esterni: alterazioni della funzionalità mentale dovute a patologie, traumi, effetti esterni che producono raptus improvvisi e momentanei o mutazioni permanenti: inquinamento ambientale (smog, pesticidi, polveri sottili, additivi tossici alimentari), assunzione di alcol, fumo, droghe, farmaci. 3) Cause culturali: ambiente sociale e familiare degradato e dominato da criminalità e delinquenza, notizie, immagini e messaggi di natura violenta trasmessi attraverso letture, educazione, mezzi di informazione e spettacolo, che assunti in maniera continuativa generano stress, ansia, aggressività latente e costante, e forme di alterazione mentale permanente.

E’ una classificazione molto generale, senza entrare in dettagli specifici. Ma dà un’idea della complessità dei fattori che  possono esserci alla base di episodi di follia che spesso hanno conseguenze tragiche. E soprattutto solleva l’ipotesi che l’aggressività, improvvisa o come normale tratto caratteriale, può essere stimolata, favorita e scatenata da fattori esterni. Ovvero, da cause che nulla hanno a che vedere con la volontà dell’individuo. E’ ormai acquisito che in particolari situazioni si verifica un aumento dell’aggressività. Lo si può facilmente constatare in occasione di manifestazioni e spettacoli in cui si verificano assembramenti di massa: stadi di calcio e manifestazioni sportive, comizi politici, concerti pop, scioperi e cortei, etc. Anni fa dei ricercatori accertarono che durante un incontro di pugilato si verificava negli spettatori un forte aumento dell’aggressività che spesso, appena finito lo spettacolo sfociava fuori dallo stadio in risse anche cruente. Ma lo stesso succede anche nel corso di partite di calcio. La cronaca ci racconta spesso, purtroppo, di episodi di violenza sia all’interno degli stadi, sia fuori, prima e dopo la gara e l’elenco delle vittime di questi scontri è molto lungo. Eppure coinvolge delle persone che abitualmente non danno segno di particolare aggressività: fino al momento in cui esplode la violenza. Non ci fa sorgere almeno qualche piccolo dubbio? (continua)

Follia umana (1)

La gente sta impazzendo, non c’è più dubbio. Ma non nel senso bonario come quando sorridendo diciamo ad un amico “Ma sei matto?”, perché fa o dice qualcosa di strano e bizzarro.  No, dico nel senso letterale del termine, come patologia mentale. Lo ripeto da sempre e purtroppo, arrivano puntuali le conferme. Ho sempre detto che non so quale sia la causa che genera questa follia; forse l’inquinamento ambientale, gli additivi tossici, coloranti, conservanti, aromi “naturali” chimici, che ingurgitiamo con i prodotti alimentari industriali, con frutta e verdura avvelenata da pesticidi, l’inquinamento elettromagnetico, lo stress di uno stile di vita nevrotico, l’informazione che ci fornisce ogni giorno la nostra razione quotidiana di violenze assortite, come una droga, e che crea uno stato mentale di tensione costante, di aggressività repressa che esplode alla prima occasione, modelli di vita imposti da una società che ha perso tutti i riferimenti, mutazioni genetiche. Non so cosa sia esattamente; forse un micidiale mixer di questi fattori ambientali, biologici, chimici, culturali. Quello di cui sono sempre più convinto, però, è che qualcosa ci sta mandando in pappa il cervello.

Lo constatiamo leggendo le notizie che ci vengono fornite ogni giorno dai media. Non solo quelle tragiche dei conflitti e guerre in corso e di attentati terroristici. Non passa giorno che non ci siano notizie di cronaca nera che vengono dalla quotidianità: donne ammazzate, bambini abbandonati, risse, violenze, aggressioni e morti per cause che la stampa definisce “futili motivi“. Come se morire per futili motivi sia meno grave o più grave che morire per motivi importanti. Qualcuno, per cercare di minimizzare la gravità di questa violenza crescente dice che non è vero che sono aumentati i crimini, ed invitano a non creare allarmismi perché questi fatti sono sempre successi, solo che prima non si conoscevano, oggi invece trovano più spazio nell’informazione. Non è vero: è del tutto falso. La crescita della violenza è reale ed è dovuta a nuovi fattori scatenanti che prima erano sconosciuti o avevano una minima influenza. Ora sono accresciuti i fattori che generano aggressività e violenza e sono di diversa natura, genetica, ambientale, culturale. Dell’l’influenza negativa dei media ho parlato spesso. Ma i fattori ambientali sono sempre più determinanti, a causa dell’inquinamento che  induce mutazioni genetiche e alterazioni ormonali e neuronali. Sono i danni provocati da inquinanti di varia natura: pesticidi, scarichi industriali, smog, polveri sottili e additivi alimentari specie dei prodotti industriali.

Ho sempre avuto il sospetto che questi fattori ambientali, oltre a quelli culturali derivanti dall’educazione, lo stile di vita, l’influenza dei media, potessero avere degli effetti negativi sulla mente umana; e quindi sul comportamento, lo sviluppo del carattere e della personalità e sui rapporti sociali. Ormai non sono una mia ipotesi campata per aria, lo dimostrano le ultime ricerche scientifiche. Ecco alcuni articoli apparsi di recente sulla stampa in merito agli effetti dell’inquinamento sul cervello umano.

Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato. Calo di circa 14 punti in poco più di cento anni.

Chi vive in città ha il cervello infestato da nanomagneti. Causa, l’eccessivo inquinamento atmosferico industriale.

Smog nel cervello. Così l’inquinamento contamina i neuroni. Possibili cause dell’Alzheimer.

Lo smog fa male al cervello; soprattutto a quello dei neonati. Gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno e da lì nel cervello, diventando tossici anche per i neuroni. Potrebbero avere una parte anche in psicosi e demenze precoci.

L’inquinamento riduce il quoziente intellettivo. La “pandemia silenziosa”, ovvero il dilagare nell’infanzia, a livello globale, di disturbi del neurosviluppo che vanno dall’autismo al deficit di attenzione ed iperattività ed al ritardo mentale.

Anche il cervello si ammala di smog. Vivere in strade molto trafficate aumenta il rischio di demenza senile, Alzheimer compresa.

Sono solo alcuni degli articoli che riprendono studi scientifici sugli effetti dello smog e dell’inquinamento atmosferico sul cervello umano. E non solo sul cervello. Una recente puntata di “Sfera” su La7 riprendeva l’allarme sulla moria delle api e lo spopolamento degli alveari, dovuta proprio ad inquinamento da pesticidi. Un allarme che è stato lanciato già diversi anni fa. Secondo gli ultimi studi, i pesticidi usati in agricoltura, specie i cosiddetti “neonicotinoidi“, oltre a provocare disorientamento e morte delle api, influenzano anche l’apparato sessuale generando mutazioni genetiche che riducono la fertilità dei maschi che acquistano caratteristiche sempre più femminili, fino al comparire di veri episodi di omosessualità.

Gli stessi neonicotinoidi li ritroviamo su tutti i prodotti dell’agricoltura che consumiamo regolarmente e che, penetrando nel terreno, vengono assorbiti dalle piante. Ciò significa che, anche dopo il lavaggio di frutta e ortaggi, permangono nei cibi tracce dei pesticidi che noi inconsapevolmente ingeriamo. Insomma, anche noi consumiamo la nostra brava dose di pesticidi, come le api. E come le api andiamo incontro a gravi pericoli per la salute, compresa la mutazione delle caratteristiche sessuali. Sarà un caso che negli ultimi decenni  le caratteristiche proprie del genere maschile e femminile siano sempre più confuse, che si vada verso un modello unisex, che si diffondano le teorie gender, e siano in crescita i casi di omosessualità? E perché mai dovremmo pensare che se questi pesticidi hanno effetti così devastanti per la sessualità delle api, non abbiano alcun effetto sull’uomo?

Purtroppo il video di quella puntata di Sfera non è disponibile. Ma questo breve servizio andato in onda su La7 illustra benissimo le cause dello spopolamento degli alveari. Ma le testimonianze della gravità del problema sono numerose, anche in video. Basta andare a vedere “Moria delle api“. Io stesso ho visto negli ultimi anni api morenti nel mio piccolo giardino dove vengono attratte da fiori ed alberi da frutto. Restano a terra, incapaci di volare, si muovono a stento come stordite, confuse, e muoiono. Ma io non uso nessun tipo di pesticida, né diserbanti, e nemmeno concimi; niente di niente. Evidentemente vengono avvelenate altrove. Troppo allarmistico? Avete ragione, non esageriamo, non preoccupatevi di queste sciocchezzuole, continuate pure a seguire il calcio, Sanremo, i salotti Tv per casalinghe disperate, cuochi e oroscopanti. (continua)

 

Palloni e rasoi

Le parole sono importanti…”, diceva Nanni Moretti. Identificano e rappresentano una situazione, un atto, un pensiero; secondo l’uso possono aiutare a spiegare un concetto o renderlo intricato ed incomprensibile.  Il linguaggio e la terminologia usata caratterizzano una persona. Si può usare un linguaggio colto, aulico, ricercato, appropriato, elegante, forbito, oppure un linguaggio volgare da caserma. Sì, le parole sono importanti e, specie sui media, sono la perfetta rappresentazione del mondo che le genera, le usa costantemente e le adotta come linguaggio quasi specialistico da addetti ai lavori.  Così la politica ha un suo linguaggio, il cosiddetto “politichese“, che capiscono solo i politici (e talvolta neppure loro stessi). La scienza, la cultura, l’arte, hanno un loro linguaggio, spesso astruso per i profani.  Anche lo sport ha un suo linguaggio specifico e perfino le diverse discipline sportive adottano una terminologia specifica per descrivere i movimenti, la strategia, le azioni di gioco e gli attrezzi usati.

Anche il calcio ha una sua terminologia che, più che ricordare un semplice gioco col pallone, evoca scene guerresche, battaglie, assalti all’arma bianca, trincee da difendere o da conquistare. Sentire la cronaca di una partita è come  ascoltare un corrispondente di guerra. Per descrivere le azioni, i passaggi, i tiri in porta, si sprecano termini come bomba, attacco, cannonata, fucilata, rasoiata etc…” e quello che segna di più diventa automaticamente il “Bomber“.  Lo stadio non è un campo di calcio, ma un campo di battaglia in cui si scontrano i gladiatori moderni che lottano per la vita o per la morte.

Lo stesso linguaggio, ovviamente, viene usato sulla stampa. Ed ecco uno dei tanti esempi che possiamo vedere ogni giorno nella cronaca sportiva. Un tale Ilicic ha segnato un gol. Ma non si può dire semplicemente che “ha segnato“. No, sarebbe troppo semplice; bisogna esagerare, enfatizzare. Quindi non è un semplice gol, è una “rasoiata” che evoca nella mente  la classica scena del delitto con violenti schizzi di sangue che arrossano l’erba verde del prato. Di Natale, invece, si limita a confezionare una “perla“, così dal nulla e senza ostriche. E grazie a questo prodigio diventa addirittura “immortale“, un semidio!

Questo linguaggio esasperato, che a lungo andare esalta la folla dei tifosi e ne stimola ed accresce l’aggressività, è una delle cause delle violenze negli stadi e di conseguenze spesso tragiche. Ma non bisogna dirlo, altrimenti i giornalisti sportivi potrebbero offendersi, appellarsi alla libertà di stampa, al diritto di cronaca e, magari, potrebbero  lanciarvi una bomba o una rasoiata (metaforica, s’intende).

Il segreto della felicità

La felicità; tutti la cercano, nessuno la trova. E siccome non la trovano sono tutti incazzati neri, anche i bianchi. Convinti che la felicità consista nell’avere sempre di più, si affannano e corrono senza sosta, sempre alla ricerca di quel di più che gli manca. E quando raggiungono una meta vogliono ancora di più e ricominciano a correre. Ma siccome dietro ogni traguardo raggiunto ce n’è sempre un altro, non arrivano mai alla fine. Si vive, quindi,  in uno stato di perenne stress, ansia, insoddisfazione che si tramutano, spesso, in frustrazione e desiderio di rivalsa, nei confronti della società, che, a sua volta, si esprime con una accresciuta carica di aggressività. Ecco perché poi la gente si ammazza per “futili motivi“.

Bisognerebbe imparare ad accontentarsi. Hai un vestito per coprirti? Hai di che mangiare? Hai un tetto per ripararti? Sei in buona salute? Bene, questo è l’essenziale, tutto il resto è superfluo. Se il superfluo c’è o possiamo procurarcelo senza eccessivi sforzi e rischi ben venga. Ma se non c’è o acquisirlo comporta un prezzo troppo alto, allora è meglio accontentarsi del necessario o di quel che si ha e goderselo, perché già avere quel poco è una fortuna in confronto a chi non ha nemmeno il necessario. Troppo semplicistico, certo. Ma il concetto è quello. Ora, lo si potrebbe esprimere ed argomentare con un lungo articolo, oppure…oppure con due battute. Per esempio quelle di questa simpatica scenetta fra LIno Banfi e Michele Placido, in un vecchio film “Grandi magazzini“. 

Chiaro il concetto?