Luna rossa

Omaggio all’eclissi di Luna. Due perle della canzone napoletana: Voce ‘e notte (Fancesca Schiavo) e Luna rossa (Eddy Napoli) con l’Orchestra italiana di Renzo Arbore.

Quando la bellezza si accompagna alla bravura succedono questi miracoli: Francesca Schiavo. Domanda: secondo voi, con le donne di straordinaria bellezza e sensualità che abbiamo in Italia c’è bisogno di importare insignificanti sciacquette smutandate argentine? E non faccio nomi per carità cristiana.

Vade retro, Satana

Salvini è Satana. O almeno questo è ciò che pensa Famiglia cristiana. Sì, cristiana; il settimanale di quelle anime belle che “ama il prossimo tuo come te stesso“, che se qualcuno ti offende devi perdonare 70 volte 7 e devi porgere l’altra guancia. Già, quelli che, seguendo le quotidiane esortazioni di Papa Bergoglio, dicono che dobbiamo accogliere tutti gli immigrati “Buoni e cattivi” (parole testuali del Papa) perché scappano dalla guerra e dalla fame, e sono nostri fratelli; anche quelli che ogni giorno sono dediti a stupri e violenze di ogni genere, scippi, furti, rapine; quelli che aggrediscono gli anziani in casa per rubargli pochi euro; quelli che  malmenano brutalmente chiunque si opponga alla loro violenza, prepotenza e vandalismo; o che, semplicemente, come un bigliettaio o controllore dei mezzi pubblici,  gli chieda di pagare il biglietto sul bus o il treno. Queste edificanti notizie sono all’ordine del giorno. Che brave persone.

Ma se non siete del tutto d’accordo con questa visione del mondo e, anzi, siete un po’ infastiditi (è un gentile eufemismo) dall’arroganza e violenza di questi invasori africani, allora il messaggio evangelico è momentaneamente sospeso e non siete più il “prossimo” da amare come se stessi; diventate populista, xenofobo, razzista, fascista da combattere  con ogni mezzo, e vi dedicano una copertina in cui vi dipingono come un demonio. Così hanno fatto con Salvini, colpevole di non gradire l’invasione afroislamica dell’Italia: il nuovo Satana in persona (Famiglia cristiana: Vade retro Salvini).

salvini satana

Invece che pensare a Salvini farebbero meglio a guardare le porcherie in casa propria. Non passa giorno che non ci siano denunce di pedofilia a carico di preti e alti prelati. Ecco l’ultima di ieri che riguarda un prete settantenne, don Polo Glaentzer : “In auto con una bimba di 10 anni seminuda”. Ma invece che gridare “Vade retro don Paolo” a questi veri demoni che hanno in casa, travestiti da preti, se la prendono con Salvini. Così distraggono l’attenzione della gente. E Bergoglio cosa dice? Niente. Lui è troppo impegnato a pensare ai poveri, agli ultimi, ai migranti, ai fratelli musulmani. Qualcuno dice che questo Papa in realtà sia l’anti-Cristo preannunciato da alcune profezie.

fumo di satana

Molto eloquente questo articolo di Antonio Socci sulla teologia di questo Papa, più vicina alle lotte sindacali ed all’ideologia socialista che al Vangelo: “Bergoglio, CL e l’Anticristo“. Si può credere o no alle profezie, ma certo questo Papa sta facendo di tutto per allontanare i fedeli dalla Chiesa. Allora non ci sarebbe niente di strano se qualcuno, per ricambiare l’attenzione di Famiglia cristiana nei confronti di Salvini, trattandolo da Satana, reinterpretasse quella copertina in questo modo con una piccola variazione…

Vade retro Bergoglio

 

Re Luigi e la carrozza

Tempo di scandali, truffe, corruzione e malaffare. Non c’è opera pubblica dietro la quale, prima o poi, non si scopra un sistema di tangenti, mazzette, regali e favori. E poiché i destinatari di tali benefici sono tanti, il costo di quelle opere è sempre molto superiore al costo reale perché deve includere le varie mazzette. Sono i famosi “oneri aggiuntivi“. Tanto pagano i cittadini. Ho sempre pensato che certe opere pubbliche si facessero non per la loro reale necessità e utilità, ma per assegnare appalti ad amici, parenti e soci (più o meno occulti) in affari (più o meno puliti). Di recente ho sentito qualcuno in TV esprimere chiaramente la stessa considerazione “Le opere pubbliche vengono fatte per assegnare gli appalti agli amici“. Ci sono voluti scandali e scandaletti a ripetizione, perché si cominciasse a dire quello che era evidente. Ma hanno impiegato decenni per riconoscerlo e dirlo apertamente.
Si faceva finta di non vedere e sapere, come le tre scimmiette, forse perché, come diceva Prezzolini: “Gli italiani si dividono in due grandi categorie: i furbi ed i fessi“. I furbi sono tutti coloro che in qualche modo e a vario titolo partecipano al lauto banchetto dei miracolati di regime, beneficiando di privilegi, incarichi, prebende, raccomandazioni, spintarelle, appalti, tangenti e regalie di vario genere e natura. Questa categoria si suddivide, a sua volta, in due specie: la specie dei “furbi effettivi” e la sottospecie degli “aspiranti furbi” in lista d’attesa; quelli che vedono benissimo la corruzione del sistema, ma invece che denunciarla, tacciono perché aspettano il momento buono e l’occasione giusta per entrare nel giro dei miracolati. La seconda categoria, quella dei fessi, comprende tutti gli altri, gli esclusi, quelli che per ingenuità, incapacità o impossibilità di reagire, si limitano ad assistere alla festa dei furbi e ne pagano le spese. Finché dura. Allora, visto che la corruzione dilaga in forma epidemica in tutti i settori (specie nella pubblica amministrazione), sembra che il sogno degli italiani sia quello di occupare un posto pubblico in cui spartirsi bustarelle, mazzette e tangenti. Quindi la definizione di Prezzolini potrebbe essere ancora più esplicita ed aggiornata ai tempi moderni: “Gli italiani si dividono in due grandi categorie: gli onesti e i disonesti. Gli onesti sono coloro che non hanno ancora avuto l’occasione e l’opportunità di essere disonesti”.

Ma perché, nonostante gli scandali, gli arresti ed il coinvolgimento di personalità del mondo politico, degli affari, della finanza e di funzionari pubblici, questo sistema sembra incrollabile? Perché, nonostante l’azione dei magistrati, la denuncia pubblica attraverso i mezzi d’informazione e l’indignazione più o meno sincera dei benpensanti, dopo ogni scandalo, quando sembra che sia sconfitto il sistema della corruzione, dopo qualche anno, si scopre che quel sistema, lungi dall’essere debellato, è sempre in funzione più e meglio di prima? E perché il costo delle opere pubbliche è sempre esageratamente alto rispetto a quello che dovrebbe essere? Forse perché, come dicevo prima, bisogna aggiungere il costo delle mazzette. E poi, è triste ammetterlo, ma purtroppo è molto verosimile, la corruzione l’abbiamo nel sangue, ci scorre nelle vene. E forse, cosa ancora più triste, è proprio grazie a quel sistema che il Paese resta in piedi, nonostante tutte le crisi. Mi viene in mente un aneddoto che calza a pennello:  “La carrozza di Luigi XV“, riportato da Fruttero e Lucentini nella Trilogia del “Cretino”,  e riportato anche in una specie di breve riassunto “Il cretino in sintesi” (ed. 2012, “E il re pagò la tangente“, pag. 103). Ecco la storiella.

carrozza reale
Luigi XV (1710-1774) si rivolge un giorno al suo autorevole, capace ministro, duca di Choiseul, e mostrandogli una sontuosa carrozza che gli è stata appena consegnata gli chiede d’indovinarne il prezzo. Choiseul sapeva perfettamente che tutti i fornitori della Real Casa facevano “creste” spudorate e sparò una cifra altissima. Non ci siamo – disse il re sorridendo – me l’hanno fatta pagare quattro volte di più. Choiseul s’indigna. E’ una vergogna, uno scandalo intollerabile, bisogna stroncare questo andazzo iniquo e rovinoso. Sua Maestà sogghigna: bene, dice al suo ministro, immaginate di avere pieni poteri per farmi pagare questa carrozza al suo giusto prezzo. Pensateci un momento. Choiseul ci pensa a lungo, in silenzio, ricostruendo da esperto politico l’infinita catena di implicazioni che al dorato veicolo fanno capo: favori, protezioni, appalti, abusi, intermediazioni, corruzioni, complicità, ricatti, indissolubilmente legati in un intreccio che tiene insieme, maglia per maglia, l’intera Francia e ammette infine: Sua Maestà ha ragione, non c’è niente da fare, dobbiamo lasciare le cose come stanno, se a partire da questa carrozza si va davvero fino in fondo il risultato sarà fatalmente la caduta del trono”.

Ecco, in Italia le opere pubbliche, e in genere tutto ciò che ha a che fare con l’amministrazione pubblica, sono come la carrozza di re Luigi XV. Si ha quasi paura di indagare a fondo e combattere la corruzione in tutte le sue derivazioni, implicazioni, coinvolgimenti, favoreggiamenti, connivenze e responsabilità a tutti i livelli. Si finirebbe per toccare tanti e tali interessi piccoli e grandi, che se davvero si facesse un repulisti generale, si correrebbe il rischio di far crollare l’intero sistema Italia. Allora bisogna concludere amaramente che, forse, ha ragione Re Luigi.

Mi ricordo; che caldo…

A qualcuno potrebbe essere sfuggito, ma per fortuna ci sono i TG a ricordarci che fa caldo! Si arriva, incredibile, a toccare i 35°, con umidità fino al 50%, e la protezione civile è già in stato di allerta: allarme medio alto.

Mi ricordo, sì io mi ricordo. Mi ricordo certe giornate d’estate con 40° all’ombra e certe notti, specie in località sul mare, con una percentuale di umidità pari al 85%. E non scattò nessun allarme rosso, non intervenne la protezione civile, né la marina, né i vigili del fuoco, né i vigili urbani ed i TG parlavano d’altro. Mi ricordo quando nelle case, nelle scuole e nei posti di lavoro non c’era né riscaldamento, né aria condizionata. Mi ricordo quando d’estate, prima che arrivassero le prime mietitrici meccaniche, si falciava il grano a mano, sotto il sole. Ma siccome non c’erano i TG e nemmeno la protezione civile e l’allarme medio alto, quegli incoscienti e ignoranti, non sapendo che faceva caldo, continuavano a falciare il grano anche a mezzogiorno.

mietitura
Poi arrivò il progresso. Mi ricordo quando le manifestazioni studentesche erano all’ordine del giorno. Non passava settimana senza un bel corteo di protesta che, di fatto, bloccava l’intero traffico della città. Più che studenti che ogni tanto protestavano sembrava un mondo di eterni scioperanti di professione che qualche volta andavano a scuola. E talvolta, specie ad inizio anno scolastico, succedeva che, informandosi sui motivi della protesta, si veniva a sapere che era dovuta al fatto che “non funzionava il riscaldamento“. Beh, allora è più che giusto!

Col passare degli anni, grazie anche ad una maggiore e puntuale informazione, siamo costantemente informati sull’andamento climatico e sui pericoli del freddo invernale e del caldo estivo. Ormai anche una variazione di pochi gradi ci mette in crisi e scatta l’allarme. L’umanità è diventata talmente sensibile alle variazioni climatiche, che ormai si tende a vivere come se fossimo dei sofisticati e delicatissimi circuiti elettronici: a temperatura costante. Mi ricordo, sì io mi ricordo. So che vi sembrerà impossibile e stenterete a crederlo, ma, quando ancora non c’erano i TG, le rubriche meteo e le meteorine che forniscono gli aggiornamenti minuto per minuto, c’è stato un tempo in cui d’inverno, quando faceva freddo, ci si copriva. E d’estate…si sudava!  Incredibile, vero?

Troppo caldo; rinfreschiamoci un po’… con Nada (da Sanremo 1969)

Sono un coglione.

Lo disse Gianfranco Fini, a proposito dell’affare poco chiaro della vendita della casa di Montecarlo al cognatino Tulliani. Per aver svelato quella vicenda il Giornale venne accusato di essere “macchina del fango” e venne messo alla berlina per molto tempo dalla stampa e dagli intellettuali di regime che, chissà perché, invece che accertare i fatti e difendere i colleghi giornalisti, accusavano il Giornale. Oggi, per quella vicenda, Fini viene rinviato a giudizio e rischia grosso, non solo per la “svendita” della casa, ma anche per riciclaggio. Non sono un ladro. Sono un coglione” (Video di Nicola Porro).

Fini coglione

Una volta tanto nella vita è stato onesto, sincero e l’ha detta giusta. Se lo dice lui bisogna credergli: non si può negare l’evidenza, specie se la conferma viene dallo stesso interessato. Sì, è un coglione.

Vedi: “Fini rischia trent’anni. Ma il suo crimine fu politico.

Ho parlato spesso di questo personaggio in passato. Quindi non mi sorprende la sorpresa di Porro, Sallusti ed altri opinionisti che “scoprono” oggi chi sia Gianfranco Fini. Io l’ho scoperto e ne parlo da una decina d’anni (per conferma basta dare uno sguardo ai post linkati sotto). La cosa più simpatica che gli è stata detta in questi ultimi anni è che sia un “traditore” perché ha rotto l’alleanza col centrodestra, ha rotto gli equilibri politici, ha cambiato completamente linea politica, ed  ha tradito la fiducia dei suoi sostenitori grazie ai quali entrò in Parlamento e fu eletto Presidente della Camera. E col suo tradimento (dietro il quale c’era l’appoggio di alte cariche dello Stato, a cominciare da Napolitano) cominciò la crisi del governo, del centrodestra e la  caduta di Berlusconi.

Vedi

Fini sospetti (agosto 2009)

Fini ha rotto (luglio 2010)

Fini sospetti; anzi, certi (agosto 2010)

Fini ha i numeri buoni (settembre 2010)

Fini; metamorfosi di un cinefilo (settembre 2010)

Fini, adesso è tutto chiaro (settembre 2010)

Fini e la coerenza (febbraio 2011)

Fini flop flop (febbraio 2013)

Fini, la nonna ed il panda (gennaio 2013)

Identikit di un politico in crisi esistenziale (febbraio 2013)

Ma diamo uno sguardo anche a questo che, se pure non riguarda espressamente Fini, dà un’idea generale sullo stato di degrado in cui versa la nostra politica.

Lavoro, ipocrisia, varie ed eventuali. (maggio 2013)

 

Mondiali calcio: vince l’Afrancia

Il mondiale di calcio è finito (finalmente). Vince l’Afrancia; una squadra  mista tra Africa e Francia; per 2/3 africana (7 su 11) e 1/3 francese. Sembra la ricetta di un cocktail; due parti di Africa, una di Francia, aggiungete un pizzico di multiculturalismo, agitate e servite fresco.

Afrancia 2018 Giano

Bella la società multietnica, vero? Sì, specie se ti fa vincere un mondiale di calcio. Ed hanno una tale faccia da culo che non si vergognano nemmeno. Anzi, è del tutto normale. Ma non è una novità. Ormai da anni la Francia schiera nella propria nazionale più calciatori di colore che francesi Doc. Ma non si può dire, altrimenti vi accusano di razzismo (e ti pareva), come fa questo articolo di Repubblica “Razzisti scatenati sui social. Non ha vinto la Francia, ha vinto l’Africa“. Ma far notare che in quella nazionale sono più gli africani che i francesi è razzismo? No, è una semplice constatazione. Avete dei dubbi? Guardate questo riepilogo dei calciatori della nazionale francese e, a lato, il loro paese di provenienza.

Francia calciatori stranieri

Questo si può dire, oppure, per Repubblica e le anime belle della società multietnica, anche questo è razzismo? Sentire questi africani cantare la Marsigliese è semplicemente surreale; come sentire dei cinesi cantare “God Save the Queen” o “God Bless America”. Ridicoli, semplicemente ridicoli.

Calcio multietnico (giugno 2016)

Non siamo ancora una vera società multietnica, ma ci stiamo avviando molto velocemente a diventarlo; per la gioia degli amanti del meticciato, delle contaminazioni culturali, del sushi e del kebab. Poi, quando saranno scomparse le tracce dell’identità dei popoli, si apriranno musei per riscoprire le antiche tradizioni, usi e costumi. Allo stesso modo, dopo decenni di innovazioni e distruzione del patrimonio culturale in nome del modernismo, e dopo aver abbandonato l’antica arte culinaria a favore di fast food, paninoteche e prodotti industriali prelavorati, precotti, preadulterati e predigeriti, ora si va alla ricerca delle antiche ricette e dei rimedi naturali della nonna (oggi che ormai sono scomparse). Così, in questo clima di tripudio multiculturale e multietnico, anche lo sport si adegua. Una volta dai tratti somatici degli atleti si poteva capire, per grandi linee, la loro provenienza e si distingueva chiaramente un europeo da un africano o un asiatico. Oggi non più. O meglio, le caratteristiche etniche sono chiare, ma non necessariamente corrispondono alla loro nazionalità. Così succede che se vedi un nero pensi che sia africano, ma invece scopri che è di nazionalità svedese.

francia-nazionale-calcio azione

Guardando questa foto, a prima vista, tutti scommetterebbero che si tratti di un gruppo di calciatori africani che esultano durante una partita; magari la Coppa d’Africa. Invece no, non possiamo dirlo con certezza. A meno che non siate dei veri appassionati e tifosi di calcio e conosciate benissimo questi calciatori, uno per uno. Altrimenti si può sbagliare facilmente. Questi a lato, per esempio, se non sbaglio, sono calciatori della nazionale francese che esultano durante una partita con l’Islanda in occasione dei campionati europei.

Oggi i calciatori neri sono presenti in tutte le squadre di calcio. Anzi, sembra che siano molto ricercati; più ne hai in squadra meglio è. Tanto che l’essere neri sembrerebbe una garanzia di classe e bravura; anche se in certi casi l’essere nero non basta (vedi Balotelli); non basta avere buoni piedi, ci vuole anche un po’ di cervello.
Finché queste presenze di stranieri sono nelle squadre di club, ormai diventate delle multinazionali del calcio (vedi l’Inter cinese o il Real Madrid degli arabi) poco male. Il guaio, però, è che la presenza di calciatori di origine africana la si vede anche nelle rappresentative nazionali che dovrebbero essere l’espressione dell’identità di un popolo e di una nazione. Ed allora si pone un problema di rappresentanza dell’identità nazionale. Ora, per esempio, è in corso di svolgimento in Francia il Campionato europeo di calcio ed anche se non si è tifosi di calcio, volenti o nolenti, qualcosa la si vede per forza. Ieri giocava la Francia con l’Albania. E nella squadra della selezione francese, su 11 calciatori, sono presenti ben 6 giocatori di colore (di origine o provenienza africana o dalle ex colonie francesi d’oltre oceano).

Da molto tempo la nazionale francese schiera numerosi giocatori di colore, scatenando le ire dei nazionalisti e le polemiche degli stessi tifosi francesi. Alcuni sono stati anche determinanti per i successi dei francesi; uno per tutti, Zidane, di origine algerine. Ma quando metà squadra è costituita da giocatori di colore, l’identità nazionale ne risulta fortemente sminuita. Avranno certo tutti i diritti di giocare nella nazionale perché in possesso della nazionalità francese, che si può acquisire in diversi modi, ma non si può affermare che rappresentino l’etnia, la storia, la cultura, lo spirito francese. Ed infine, forse, è anche una questione di misura; uno o due calciatori di colore passino, anche altre nazionali hanno in squadra giocatori di colore o di diversa etnia. Ma non si può avere mezza squadra fatta da neri e farla passare come nazionale francese. Sarà anche legale, ma culturalmente rasenta la truffa.

Pensate che si tratti di una coincidenza momentanea e che in futuro la nazionale francese potrebbe essere più “bianca”? Allora guardate questa foto sotto dalla quale si evince che il futuro sarà ancora più nero; è la Nazionale francese Under 19 del 2012 con ben 8 giocatori di colore. La prima impressione è che si tratti di una squadra africana. Non vi sembra che i “galletti” stiano esagerando? E non c’entra niente la società multietnica o il razzismo. Se questo è il futuro dello sport e le differenze etniche non hanno più alcun valore, allora tanto vale eliminare tutti i riferimenti nazionali, i tornei e campionati europei o mondiali, le Olimpiadi, le bandiere e gli inni nazionali. Altrimenti è solo ipocrisia; e vedere 8 calciatori neri su 11 (otto su undici) cantare la Marsigliese, forse è in linea con le prospettive della società multietnica, ma sinceramente rasenta il ridicolo.

francia nazionale 2012 under 19

Fornero e la merda

Cosa sta dicendo la Fornero? Me lo chiedo ogni volta che vedo questa foto di Elsa Fornero che compare molto spesso sui media. C’era anche oggi, citata in un articolo di Nicola Porro: “Il decreto dignità finirà come la legge Fornero“.

Lei è sempre al centro dell’attenzione mediatica (e non proprio con simpatia), da quando come ministro del lavoro nel governo Monti, con un colpo di genio inventò la sua scellerata riforma con la quale creò la categoria degli “esodati”, una nostra specialità italica che tutto il mondo ci invidia. Magari anche gli “esodati italiani” diventeranno patrimonio dell’umanità tutelati dall’Unesco, come la pizza.

Ma non ci hanno mai svelato il significato di questa strana immagine in cui sembra indicare con le mani un limite o un livello raggiunto o da raggiungere. La prima volta che vidi questa immagine (erano tempi di crisi nera e Monti annunciava lacrime e sangue; infatti così fu) pensai che con quel gesto delle mani, stesse indicando un preciso limite e stesse dicendo: “Siamo nella merda fino a qui.”. Forse mi sbagliavo, ma mica tanto.

Fornero livello merda testo