Greta Thunberg e i riti collettivi

Greta Thunberg, grazie ai media che le hanno dato enorme spazio, è diventata in brevissimo tempo famosa ed è riuscita a coinvolgere centinaia di migliaia di giovani che, in centinaia di città,  scendono in piazza per “salvare il mondo“. Una ragazzina sedicenne, insignificante e del tutto sconosciuta fino a pochi giorni fa, di colpo diventa più famosa di una rockstar e viene addirittura proposta per l’assegnazione del Nobel per la pace.  E’ possibile che tutto questo clamore e questo coinvolgimento globale sia tutto merito suo? Ne dubito. E sono in molti a dubitarne.

Sembra il perfetto prodotto del potere dei media che ormai  da un giorno all’altro, creano miti, modelli da imitare, eroi e santi, e subito dopo,  possono distruggere ciò che hanno appena creato.  Per esempio ecco un bell’articolo in cui si fanno nomi e cognomi di personaggi che sembrano aver agito nell’ombra: “Tutti i dubbi su Greta Thunberg; chi l’ha resa celebre e perché“.

Ogni volta che ci sono queste manifestazioni che sembrano spontanee, ma non lo sono, mi viene in mente un vecchio post del 2013 “Masquerade“, in cui parlo dei riti collettivi, come quello che segue la pifferaia Greta nella “Marcia dei gretini“.

Masquerade (2013)

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

linus

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti. La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero.

Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione, può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli. La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile “bisogno spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza. Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera, unirsi al grande ballo mascherato che è la società umana e danzare intorno al fuoco.

Cirinnà e il Pi greco

Oggi si celebra la giornata del Pi greco (π). Pian piano stanno cambiando il calendario sostituendo ai nomi dei santi le giornate di festività laiche. Per non dare troppo nell’occhio hanno cominciato con festività facilmente condivisibili: festa della mamma, festa del papà, festa degli innamorati, festa dei lavoratori, etc. Fa parte del progetto per cambiare radicalmente la società occidentale, cancellando ogni riferimento a cultura, tradizioni, religione. Vogliono creare un nuovo mondo a misura di meticciato, di cultura gender, di gay, lesbiche, trans, sessualmente confusi, ,musulmani, invasori africani e ibridi umani atei e unisex.  Ci stanno lavorando da anni, con una precisa strategia scientifica (vedi “Finestra di Overton“), nell’indifferenza generale di chi crede, ingenuamente, che certe battaglie culturali, ossessivamente proposte dai media, siano promosse per spirito umanitario, uguaglianza e diritti umani.

Pi greco

Così oggi, 14 marzo 2019, non è Santa Matilde, ma è il “Giorno delpi greco” (3,14159). Poi festeggeranno il giorno della radice quadrata, poi quello delle parentesi quadre, quello delle tabelline, poi si vedrà, secondo fantasia. L’importante è eliminare i santi. E Cirinnà? Eccola qui, sorridente e soddisfatta di mostrare il cartello in cui paragona Dio, la patria e la famiglia alla merda (molto fine e simpatica, vero? E’ il suo stile). Oltraggio, vilipendio, blasfemia, c’è di tutto in quel cartello. Se lo facesse uno sfigato di destra lo sbatterebbero in galera senza processo e butterebbero la chiave. Ma se queste cose le fanno gli idioti di sinistra è tutto concesso; sia perché sono di sinistra e possono contare sulla benevolenza della magistratura, sia perché hanno l’attenuante di essere idioti (basta guardarli in faccia). Per restare in tema di matematica “Idiozia e sinistrume sono termini direttamente proporzionali; al crescere di uno cresce anche l’atro, in maniera esattamente proporzionale”.

cirinnà Dio

Nel precedente post “Vauro, che faccia da…” ricordavo le disavventure di chi osa in Italia fare satira sulla sinistra (Forattini e vignetta su d’Alema: Satira libera? Dipende.) o fare accostamenti ironici (Calderoli, Borghezio) su personaggi intoccabili, sempre di sinistra (Satira da morire). Basta accennare a vaghe somiglianze fra neri e  primati, o fare allusione alle banane, e si  rischiano pesanti sanzioni e condanne penali.

Ora, però, qualcuno dovrebbe spiegarci quali sono (se ci sono) i criteri per giudicare la legittimità ed i limiti dell’ironia,  della satira e della libertà di espressione. Se Calderoli accenna a somiglianze fra  la Kyenge e un orango è una gravissima affermazione razzista (e come tale, gravemente punita), se Borghezio accenna all’inferiorità della cultura africana viene condannato a 18 mesi ed a pagare 50.000 euro di danni. Se dei tifosi di calcio fanno buuu verso un calciatore nero si ferma la partita, si squalifica il campo e tifosi e società pagano le conseguenze; se dei vignettisti francesi fanno delle caricature di Maometto succede un finimondo, si fa una strage nella redazione della rivista Charlie Hebdo (12 morti e 11 feriti) e  si bruciano chiese con i cristiani dentro.

Se, invece, Cirinnà accomuna Dio alla merda non succede nulla: è libertà di espressione; o magari è umorismo e satira. Qualcuno ce lo spiega? Provate a fare voi un cartello simile, sostituendo Dio con Maometto. E poi vediamo cosa succede. Ma da questa Cirinnà non ci si può aspettare niente di meglio. Ricorda la battuta di Sgarbi  su Rosi Bindi: “E’ più bella che intelligente”. Mi è venuta in mente a proposito del Pi greco; c’è una relazione.

Qualche anno fa la intervistarono, insieme ad altri parlamentari ponendole delle domande semplicissime di matematica, geografia e cultura generale. Per sintetizzare; non sapeva quanto fa 9×9, confondeva Pitagora con Archimede e non sapeva cosa fosse il Pi greco. Ecco, ci siamo arrivati, nel 2013 le dedicai un post “L’onorevole ed il pi greco“. tanto vale riportarlo:

L’onorevole ed il pi greco (2013)

Ma quanto fa 9×9? Lo sanno tutti i bambini delle elementari. Poi crescono, diventano onorevoli e dimenticano le tabelline, la geometria e confondono Pitagora con Archimede. Ecco perché poi sbagliano i conti degli esodati, dell’IMU, del debito pubblico e per compensare gli errori dei bilanci di previsione devono sempre aumentare le tasse. Già anni fa un servizio delle Iene dimostrò il livello di ignoranza dei nostri parlamentari. Ed ogni volta che qualche cronista d’assalto rivolge agli onorevoli delle domande un po’ inusuali, che mettono a dura prova le loro conoscenze, casca l’asino; è proprio il caso di dirlo.

Ogni giorno alle 20.30 su Rete 4 va in onda Quinta colonna che si occupa di temi politici e di attualità. Dura circa 40/45 minuti e la puntata si chiude con un brevissimo servizio che stila una divertente classifica che riguarda solitamente il mondo della politica. Si va dalle risse in Parlamento alle scuse più frequenti per giustificare le spese pazze, dalle case da sogno agli amori dei leader.

Pochi giorni fa è stata la volta di un breve servizio di Nausica Della Valle che intervista alcuni parlamentari mettendo alla prova le loro conoscenze in matematica. Poche domande e risposte imbarazzate. Qualcuno risponde che 9×9 fa 72 (e ride), un altro si ingarbuglia sulla differenza fra seno e coseno (e lo trova divertente), un terzo non ricorda come calcolare l’area del quadrato (sembra fare i disegnini nella mente e ride), un altro ancora non sa cosa siano i numeri primi (e scappa ridendo), un altro ha un’idea molto approssimativa della tangente (e ride). Ridono tutti. Ignoranti sì, ma ilari, hanno il riso facile. “Risus abundat in ore stultorum“, dicevano i nostri saggi antenati.

Vince la speciale classifica Monica Cirinnà del PD che confessa candidamente di non sapere quanto fa 9×9, identifica il teorema di Pitagora con il Pi greco e cerca di spiegarlo citando confusamente ed a sproposito la legge di Archimede sui corpi immersi in un liquido: “la linea di galleggiamento è inversa al suo peso…” (!?), dice.

Una specie di miscuglio male assortito, indefinibile, incredibile ed inaccettabile da parte di gente che guadagna cifre esorbitanti a carico dei cittadini, che usufruisce di privilegi indecenti e che non conosce nemmeno le tabelline elementari, non sa cosa sia il PI greco e confonde Pitagora con Archimede. Ma dove hanno studiato, nel Burundi? O forse, come dicevo nel post “Cuperlo ed il complesso di superiorità”, si sono laureati a Tirana, come il Trota? E forti di tanta ignoranza, ogni giorno, mattino, pomeriggio e sera, saltano da una poltrona all’altra nei salotti televisivi a blaterare del nulla, con l’aria insopportabile dei sapientoni, e fanno finta di occuparsi di politica.

Questi sono i nostri rappresentanti, quelli che dovrebbero essere i migliori. Quelli che grazie ai principi fondamentali della democrazia ed a norme e leggi assurde e senza alcun fondamento logico e razionale, che sembrano fatte apposta per favorire i furbi e gli arrivisti senza scrupoli, consentono a chiunque, anche allo scemo del villaggio (lo dice la democrazia e la Costituzione), di entrare in Parlamento e governare l’Italia; senza presentare titoli, attestati e credenziali, senza dover superare alcun esame, selezione o test attitudinale, nemmeno un quiz da Settimana enigmistica.

Anche per fare i netturbini…pardon, gli “operatori ecologici” bisogna superare preselezioni, selezioni ed esami. Anche per assumere una “collaboratrice familiare” si richiedono delle referenze. Per fare i parlamentari non è richiesto niente. La democrazia dice che anche gli idioti possono andare al governo. Caligola nominava senatore il suo cavallo, noi mandiamo in Parlamento gli asini. E’ l’evoluzione della specie. Bella la democrazia: i furbi l’hanno inventata (e la sfruttano a loro favore; dicono che sia il miglior sistema possibile) e gli ingenui ci credono. E le conseguenze si vedono.
Vedi qui il video: “Politici e matematica“.

Vedi “Onorevoli?” (2014)

– Alcuni post su “Satira e dintorni

MIgranti e Finestra di Overton“; come funziona la manipolazione dell’informazione per condizionare,  controllare e indirizzare l’opinione pubblica.

 

– Vedi “Overton e Bergoglio“.

Finestra di Overton; come funziona.

Vauro, che faccia da…

Ecco l’ultima vignetta di Vauro, pubblicata oggi sul Giornale; quello che è convinto di essere spiritoso, ironico, divertente. Insomma è convinto di qualcosa; e tanto gli basta. Non passa giorno che Salvini non sia sotto attacco mediatico con insulti, accuse varie, vignette e perfino minacce di morte. Una quotidiana campagna di odio che nemmeno contro Berlusconi si era arrivati a tanto. Ricorda molto quella campagna di odio lanciata da Lotta continua nei confronti del commissario Luigi  Calabresi, accusato di essere responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. E sappiamo come andò a finire; con l’assassinio di Calabresi.

Stesso metodo usato contro tutti gli avversari politici da una sinistra che non tollera avere rivali che non siano allineati al pensiero unico del partito. Uno dei più accaniti contro Salvini è proprio Vauro che continua a farne il suo bersaglio preferito. Eccolo sotto felice e sorridente, che augura a Salvini di spararsi in fronte. Ma, sinceramente, voi uno così lo invitereste a cena?

Vauro vignetta salvini.jpg

Spregevole, inquietante; ha dipinti sul volto i segni della malvagità d’animo, l’astio, il rancore, l’odio, contro tutto e tutti, contro il mondo intero, specialmente contro chi non è della sua parte politica (atteggiamento comune, appunto, a tutti quelli come lui). La classica “Faccia da comunista“. Teniamo presente che se qualcuno si azzarda a insultare personaggi di sinistra viene subito querelato e paga pesanti conseguenze: Forattini ne sa qualcosa (Vero, D’Alema? Vedi “Satira libera, dipende). Per una vignetta non gradita D’Alema querelò Forattini e gli chiese 3 miliardi di danni; non le scuse, ma 3 miliardi.

Tipico il caso della Kyenge che ha querelato Calderoli (condannato a 18 mesi per diffamazione e odio razziale) per aver paragonato la Kyenge ad un orango;  e Borghezio (multa di 1000 euro e risarcimento danni di 50.000 euro alla Kyenge; per aver detto durante un’intervista alla radio che “Gli africani sono africani“, e che “Per affermare che la civiltà africana non ha prodotto grandi geni, basta consultare l’Enciclopedia di Topolino, non occorre che lo dica io“) Tutto vero, ma non si può dire; altrimenti ti querelano e devi pagare i danni.

Se invece si insultano con tutti gli epiteti possibili personaggi di destra, li si minaccia e gli si augura la morte, non succede niente; è libertà di espressione, dialettica politica, satira. Con gli insulti a Berlusconi si potrebbe scrivere un libro. Basta saperlo e regolarsi, se non si vogliono passare guai; come Forattini che ha dovuto espatriare in Svizzera perché D’Alema, per una vignetta non gradita lo aveva querelato chiedendo 3 miliardi (di lire) di danni.

Ecco cosa diceva Forattini a proposito della situazione in Italia: “La tragedia italiana è rappresentata dal comunismo, dal ’68 e dalla magistratura che si è impossessata del potere – questa la visione dell’Italia di Forattini -. Il paese è diviso in due dai comunisti, se non sei con loro sei di destra. Sono i maggiori conservatori e sono letteralmente i fascisti di ora. Anche la satira è tutta di sinistra. Se non sei di sinistra non lavori in tv. Non credo a chi dice che c’é la censura: basta guardare uno come Vauro, bravissimo, lo considero un mio figlioccio.”. Forattini, diciamo che Vauro è un “figlioccio” andato a male (non tutti vengono bene). Che Vauro sia “bravissimo” e che non esista la censura la prendiamo come battuta; carina.

A proposito di facce da…Leo Longanesi, riferendosi ai militanti comunisti, diceva: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Vauro è la conferma che Longanesi aveva ragione. Se poi vediamo anche le facce dei suoi degni compari non abbiamo più dubbi. Uno per tutti; Santoro, in una delle sue tipiche, simpatiche, accattivanti espressioni da (censura).

santoro broncio

 

Ecco sotto il link ad una serie di articoli su nostro vignettista Vauro, sull’umorismo di sinistra e sulla satira libera:

https://torredibabele.blog/?s=Satira libera? Dipende…

 

Parla come mangi

Sta diventando di moda usare anglicismi. Ormai, sia nei testi scritti, nei messaggi sui social, nella comunicazione politica, nell’informazione e nei dibattiti televisivi, si ricorre sempre più spesso a termini ed  espressioni idiomatiche  prese pari pari dall’inglese. L’elenco di queste forme sarebbe lungo. Basta pensare a termini come “Jobs act, Spending review, bail in, spread, spoils system …”.

Pensiamo ad un esempio che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: Tutte le reti ormai annunciano i TG con l’espressione “Breaking News“, che significa semplicemente “Ultime notizie“.  Ma allora perché non si può scrivere “Ultime notizie” al posto di Breaking News? Perché detto in inglese sembra più importante e affidabile? No, solo perché siete scemi e siete convinti che parlare inglese sia chic. Se usati saltuariamente questi anglicismi  possono anche essere passabili. Ma quando si abusa diventa davvero insopportabile; quasi una provocazione. Per esempio, leggete questo articolo riportato oggi sul Giornale: “E’ iniziata l’era dei Direct brand“.

Direct brand

Sapete cosa sono questi “Direct brand“? No? Allora, siccome è sempre meglio essere informati,  per curiosità leggete il pezzo. Ed ecco cosa si legge in questo articolo, firmato da Irene Serafica,  che dovrebbe spiegare chiaramente il mistero. Ho raccolto alcuni termini usati nel pezzo (qualcuno, ripetuto spesso, l’ho saltato). “Direct brand… indirect-brand-economy…businesss…digital disruption… shift verso il direct-to-consumer: il cloud…direct brand…supply chain…player nativi digitali…customer… experience…samples… unboxing…storytelling…shakes…streaming e web tv, service device… retail store…supplier…packaging… boutique brand… business model…customer experience… two-way…”. La Serafica (beata lei) è riuscita ad inserire ben 25 termini inglesi in un normale articoletto: figuriamoci se scrivesse un romanzo o un saggio.

Chiaro? Avete capito cosa sono questi misteriosi Direct brand? No? Ma allora siete irrecuperabili. Però avete ragione: la spiegazione è più oscura del previsto e non spiega niente. Anzi ora bisognerebbe scrivere un altro articolo per spiegare il significato di questi termini, E poi un altro ancora per spiegare la spiegazione. Non se ne esce.

Quando ho letto il pezzo stamattina non ho potuto fare a meno di lasciare un commento che, fino a questo momento non è ancora comparso; censura (come previsto).

Eccolo: “Cara Irene, sarà anche Serafica, ma la sua scrittura è quasi una provocazione, un pugno nello stomaco. Ma questo articolo era per il Giornale o per i lettori del Sun? Ma vi rendete conto di quello che avete scritto? E non vi vergognate? Una volta, a chi usava un linguaggio inutilmente complesso e astruso. si diceva “Parla come mangi”. Certi giornalisti di oggi, per una sorta di legge del contrappasso (Oggi Dante riserverebbe un Girone speciale ai giornalisti), bisognerebbe obbligarli a “mangiare come scrivono”; ingurgitare schifose pietanze,  torbidi intrugli e disgustose porcherie esotiche.

Quando si pubblicano articoli simili, invece che allegare al Giornale il solito volumetto “Fuori dal coro“, dovrebbero allegare un piccolo vocabolario inglese-italiano. Non tutti gli italiani al mattino fanno colazione con cappuccino, brioche e Shakespeare.

Scrivi in modo che ti capisca il lattaio dell’Ohio“, diceva  il suo direttore a Montanelli quando, all’inizio della carriera, lavorava in America; per dire di scrivere in maniera chiara, semplice e comprensibile a tutti. E’ un aneddoto che tutti i giornalisti conoscono, o dovrebbero conoscere e, soprattutto, dovrebbero applicare. Forse alla nostra Serafica, amante degli anglicismi, non glielo hanno mai raccontato. O forse ha studiato per corrispondenza e la dispensa in cui compariva l’aneddoto è andata smarrita. Soliti disguidi del servizio postale.  Succede.

Anche Giorgio Gaber, nel monologo “Io se fossi Dio” diceva qualcosa a proposito dei giornalisti. Nel caso la Serafica non lo conoscesse le ricordo alcuni versi:

“Io se fossi Dio
maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.”.

Vedi

– “Cervelli unisex” (2015)

Giornalismo d’inchiesta (2016)

Rassegna stampa e maggioranze (2004)

The second waltz

Tanto per ricordarci cos’è la musica; per chi l’ha dimenticato o non lo ha mai saputo. Alla faccia di Mahmood, dei rapper sfigati da centri sociali, cresciuti a pane, Marx e lotta di classe, di chi al massimo conosce il giro armonico di Do maggiore, ma è convinto di essere un artista, un musicista, e non distingue una canzone dal latrato di un cane, e la musica dai rumori di una officina meccanica; quelli che, per gravissimo oltraggio alla musica e la cultura dovrebbero essere deportati alla Caienna, l’isola del diavolo, e condannati ai lavori forzati.

Bertè-smallTanto per ricordarci cos’è la bellezza, in tutte le sue forme; per chi non lo sa o l’ha dimenticato e pensa che basti mostrarsi in TV nude, o con vestitini a livello pubico, per essere belle. Alla faccia degli amanti dell’orrido, dello splatter, o di personaggi esteticamente e moralmente spregevoli e ripugnanti, ma che, proprio per questo, godono di grande successo mediatico;  dei fan strabici per i quali il massimo della goduria e dell’erotismo è vedere le mutandine di Loredana Bertè (quell’insopportabile oltraggio vivente all’estetica); quelli che hanno il buon gusto di uno scarabeo che rotola palline di sterco e la leggiadria  di un’oloturia che rigurgita le interiora.

Alla faccia di chi viene dalla Savana, arriva a nuoto e l’unica musica che conosce è il tam tam  che accompagna la danza della pioggia attorno al totem tribale; quelli che al posto di eleganti raffinati e fruscianti vesti si coprono con pelli e fogliame e indossano orride maschere apotropaiche. Quelli che, campassero mille anni, non capirebbero mai il nostro concetto di bellezza. In una società civile ed evoluta,  la mancanza di buon gusto e di senso estetico dovrebbe essere considerato reato; e punito di conseguenza.

neri musicistiAll’ultima carnevalata milanese dove un corteo ha sfilato a favore dell’accoglienza dei migranti, c’era anche questo cartello “Siamo musicisti”. Certo, si vede benissimo che hanno l’inconfondibile faccia da musicisti. L’unico dubbio è quale sia il loro genere preferito: Chopin, Schubert, Bach, Beethoven, o forse Mozart. Per la loro bellezza, finezza e classe si troverebbero benissimo nell’orchestra di André Rieu; quello che ha capito che per ottenere il massimo effetto  è necessario soddisfare l’udito e la vista insieme; unire la bellezza della musica alla bellezza e l’eleganza dell’orchestra. Allora, cari musicisti, tornate a suonarvela nella Savana, magari lì apprezzano il genere afro-pop.

Noi, per fortuna, abbiamo altri gusti.

Alla faccia dei cronisti, giornalisti e critici musicali che “tengono famiglia” e, per portare a casa la pagnotta, devono sempre parlar bene di chiunque salga sul palco di Sanremo; fosse anche un asino che raglia o un gallinaceo spennacchiato e starnazzante, ansioso di mostrare al pubblico  la farfallina inguinale ed il soffice e delicato piumaggio intimo.

Alla faccia degli sfigati e debosciati che, strafatti di alcol e droga, hanno perso la funzionalità mentale ed hanno uno stato di coscienza gravemente alterato. Alla faccia di una umanità rincoglionita che sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

L’unica cosa bella che ancora sopravvive in questo mondo putrido e maleodorante è la musica che, in qualche modo, compensa le brutture umane. Forse è grazie all’esistenza della musica che Dio perdona la stupidità dell’uomo e non ha ancora mandato un secondo diluvio.

Waltz of roses (Eugen Doga)

Società multietnica e multiculturale? Accoglienza, solidarietà, tolleranza, rispetto delle tradizioni e culture diverse? Integrazione? Bene, bene; ma, sinceramente, voi ce li vedete gli africani ballare il valzer o cantare “Wiener Blut” (Sangue viennese)?

Tace il labbro- Valzer (Vedova allegra)

Le onde del Danubio (Josif Ivanovici)

On the Hills of Manchuria” (Old Russian Waltz)

Tredowata (Wojciech Kilar)

L’estetica è tutto. E tutto è riconducibile all’estetica; o quasi.

Venezuela: morti in scatola

Ultimissime dal paradiso socialista dei lavoratori: “Bambini denutriti, morti sistemati negli scatoloni“. Non c’è da meravigliarsi, visto che da anni gli scaffali dei supermercati sono vuoti e manca tutto, dal pane al latte e perfino la carta igienica che acquistano di contrabbando. Sono gli effetti del socialismo di Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Basta con differenze fra ricchi e poveri: tutti poveri. Viva Marx.

Non solo non ci sono soldi per i morti, ma qualche anno fa (c’erano anche le foto sul web) non c’erano soldi nemmeno per i neonati che, in assenza di culle, venivano sistemati in scatoloni. Sono le delizie del socialismo.

E’ quello che scrivevo già nel 2016 in diversi post. Per esempio, questo:

Bimbi in scatola (2016)

In Venezuela i neonati li sistemano in scatoloni; così si abituano presto ai disagi e le scomodità, imparano a rinunciare agli agi e le comodità della civiltà dei consumi di quei cattivoni dei capitalisti, e sono pronti ad accettare e sopportare le avversità della vita e vivere in povertà, come frati francescani o carmelitani scalzi. Insomma a diventare dei perfetti socialisti.

Venezuela neonati in scatola

Ecco la foto che mostra la situazione dei reparti ospedalieri: “Neonati in scatole di cartone“. E’ solo l’ultima conferma della situazione di profonda e grave crisi economica che il Venezuela attraversa ormai da tempo. Gli scaffali dei supermercati sono desolatamente vuoti, mancano i più comuni beni di consumo e di prima necessità come pane, latte, e perfino gelato, patatine fritte e carta igienica. Tanto che i cittadini che abitano lungo il confine con la Colombia attraversano il confine e vanno a fare la spesa nella cittadina colombiana di Cacuta.

Del resto, è storia vecchia. Anche a Cuba, a casa dell’amico Fidel, la carta igienica scarseggiava già nel 2009. Lo riferiva una nota flash del Corriere (Cuba, allarme carta igienica, scorte esaurite): “L’AVANA – Allarme carta igienica a Cuba. Le autorità dell’Avana avrebbero deciso di razionarla fino alla fine dell’anno. La Cimex, l’azienda di Stato responsabile del rifornimento del prodotto, ha annunciato l’aumento della produzione a fine anno. “. Poveri cubani, grazie alla dittatura comunista di Fidel, non solo sono nella mer… meravigliosa isola, paradiso dei lavoratori, ma non possono nemmeno pulirsi il cul…il culto della rivoluzione. Evidentemente socialismo e carta igienica non vanno d’accordo. Strano, visto che entrambi ricordano la merda.

venezuela carta igienica

E così, forse per simpatia o solidarietà con i compagni socialisti cubani, anche il Venezuela si adegua e raziona la carta igienica; così vanno a comprarla in Colombia e ne fanno scorta per tutto il parentado (Venezuela: scaffali vuoti, spesa oltre confine). Certo che oggi se hai la diarrea in Venezuela è un bel problema. No? Non c’è da meravigliarsi, sono gli effetti del socialismo di Hugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Nicolas Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Non ci sono più ricchi e poveri: tutti poveri.

Viva Marx, viva il socialismo, viva l’uguaglianza e viva la gente, finché la gente è viva. E i morti? Se i neonati li sistemano in scatole di cartone, i morti dove li mettono? In costose bare di legno pregiato? Non sia mai detto, uguaglianza da vivi e uguaglianza da morti, a basso costo e senza inutili sprechi. Forse li mettono tutti in sacchi di plastica, economici, igienici ed uguali per tutti. Ri-viva il socialismo.

Dicono che la selezione naturale favorisca la sopravvivenza dei soggetti più forti, i migliori, quelli che si adattano meglio all’ambiente e si perpetuano a scapito dei deboli migliorando nel tempo le caratteristiche proprie della specie. E’ il principio che, secondo Darwin, determina l’evoluzione delle specie viventi. Così, dopo migliaia di anni di “selezione naturale” e di continui miglioramenti genetici anche la specie umana dovrebbe essersi evoluta raggiungendo quasi la perfezione, il vertice della scala evolutiva, l’apice dell’intelligenza ed eliminando i soggetti e le specie meno adatte che, a questo punto dovrebbero essere scomparse dalla Terra. Ma allora come si spiega l’esistenza dei socialisti? Mistero; questo Darwin non lo dice.

Ma chi è questo Nicolas Maduro che sta facendo sprofondare il suo paese nel baratro della miseria? Ne parlavo nel 2013 nel post “Ecatombe Italia e dintorni“, in cui riferivo di varie calamità nazionali ed estere. Tanto vale riportare il passo che interessa il Venezuela, perché dimostra che la gravità della situazione viene da lontano.

Venezuela, Chavez, Maduro e… (2013)
In Venezuela hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo (vedi “El Gallo rojo“), definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa.

Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez, è quello che faceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche. Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali) nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.

Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!
Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere, non hanno latte? Ipotesi non contemplata, ci pensa il governo a garantirlo, per legge.

In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo.

 

Di Maio cambia pelle

Grandi cambiamenti in casa grillini. La batosta in Sardegna impone riflessioni e cambio di strategia: “Nuovo statuto; il M5S cambia pelle” (Adn Kronos)

Di Maio pelle

Anche in casa 5 stelle cominciano i grandi cambiamenti, le pulizie di primavera in anticipo.

I partiti politici, quando sono in crisi,  per sopravvivere e adeguarsi ai tempi, ogni tanto fingono di rinnovarsi e danno una mano di tinteggiatura alla facciata di casa, cambiano colore per farla sembrare nuova. Cambiano nome, stemma, bandiere, inni, segretari, pur di mantenere poltrone e potere.

I politici, per sopravvivere,  periodicamente cambiano pelle: come i serpenti!

serpenti pelle

 

Fico e la supercazzola

Questo nel video è il presidente della Camera, Roberto Fico, del M5S, che spiega una norma del Regolamento: “Supercazzola di Fico“. Roba da far invidia al conte Mascetti di Amici miei.

Chiaramente”, conclude. Se questo per lui è esprimersi “chiaramente”, figuriamoci cosa dirà quando è confuso. Questo Fico, in qualità di presidente della Camera, è la terza carica dello Stato. Vi rendete conto in che mani abbiamo messo l’Italia?

Purtroppo non è il solo ad esprimersi così “chiaramente“.

Ecco altri due  perfetti esempi: “Pensioni e supercazzole“, e  “Maurizio Martina- Mascetti.

Pastori e studenti.

Prosegue da giorni la protesta dei pastori sardi che continuano a versare il latte in strada.

pastori latteOra anche le prefiche scendono in strada per piangere sul latte versato dai pastori. Anche gli studenti scendono in strada, contro la riforma della Maturità; e sfilano con cartelli e striscioni per esprimere la propria solidarietà ai pastori che versano il latte ed alle prefiche che piangono: “Studenti in piazza, accanto ai pastori”.

Quando c’è da protestare i primi a scendere in piazza sono sempre gli studenti, chissà perché. Forse domani i pastori occuperanno le scuole in segno di solidarietà verso gli studenti, contro la riforma dell’esame di maturità (al momento ci sfugge, ma deve esserci un nesso fra pecore e maturità). Poi gli agnelli occuperanno gli ovili, in segno di  protesta contro le pecore nere che fanno il latte macchiato. Poi le pecore nere, sentendosi discriminate per il colore della pelle, pardon…del manto,  accuseranno agnelli e pastori di razzismo.

Ecco uno striscione molto eloquente portato dagli studenti:

Lota studenti

Studentis e pastoris unius in sa lota“, che significa “Uniti nella lotta“.Ma cos’è questa “Lota“? E’ la forma femminile del Fior di Loto? L’articolo dice che questi sono studenti delle scuole superiori. Figuriamoci cosa avrebbero scritto se fossero delle scuole inferiori. Forse farebbero meglio a fare qualche corteo in meno e studiare di più. Oppure lasciare che gli striscioni li scrivano i pastori; forse farebbero meno errori.

Ma questa protesta non è una novità. ecco cosa succedeva dieci anni fa nel bresciano ed in Belgio: “Latte in polvere” (2009).

Pastori pop.

Ultimissime.

Pare che, vista la crisi del settore, molti pastori abbiano deciso di cambiare attività e lasceranno la produzione del formaggio per dedicarsi all’apicoltura. Passeranno così dal pecorino romano a L’ape…corina sarda; una particolare specie autoctona della Barbagia molto apprezzata dagli intenditori anche all’estero (citata anche nel Kamasutra).

Vedi:

La pecora nera (2010)

San Valentino e le anime gemelle

Tempo fa, facendo il solito zapping TV, mi capitò di seguire incuriosito per qualche minuto un dibattito sulla tendenza sempre più diffusa a restare single.
Una delle solite prezzemoline televisive, si vede che non hanno proprio altro da fare, insisteva molto seria sul fatto che lei, ed altre amiche, avessero deciso di restare single perché non riuscivano a trovare “l’Uomo vero“.
E per dimostrare che non era una semplice battuta rimarcò 3 o 4 volte l’espressione “Un uomo vero…vero…cerco un uomo vero…”. Se continua a cercarlo inutilmente forse non è così facile trovarlo; e, vedendo gli esemplari di “uomini” che passano in TV, è lecito avere delle riserve.  Ma per fortuna quelli fanno eccezione, sono “diversi” dalla norma.
La cosa mi fece un po’ sorridere, ma poiché è dalle piccole cose che talvolta si capiscono quelle grandi, la considero una ulteriore prova di ciò di cui sono convinto da tempo: la gente oggi ha perso il senso della realtà.

Si vuole tutto, subito e che sia il meglio sulla piazza.
E questa disposizione mentale condiziona pesantemente un certo modus vivendi delle ultime generazioni.
Nessuno parla più di adattamento, di sacrifici, di rinunce, di limiti ai sogni, della necessità di attenersi alla realtà, di sopportare anche gli imprevisti ed i guai della vita.
No, sembra che tutto ci sia dovuto e che tutti abbiano il diritto sacrosanto ad una vita piena di piacevoli passatempi, senza alcun imprevisto o guai di qualunque genere che possano turbare la nostra idilliaca esistenza.  Amos Oz, lo scrittore israeliano scomparso l’anno scorso, disse: “Ho una speranza ed una paura. La speranza è che la gente capisca che non può avere tutto ciò che desidera. La paura è che non lo capisca“. Chiaro.

Questa storia dell’uomo “vero” mi ricorda l’altra favoletta dell’anima gemella.
Quando aprii questo blog su Tiscali, ormai quasi 6 anni fa (2003), mi sorprendevo ogni giorno a vedere che la maggior parte dei blog, e dei post, fossero fatti da donne (sì, basta fare una verifica veloce per accertarlo), in particolare adolescenti, e che l’argomento principale fosse tutto ciò che riguarda gli aspetti connessi agli affetti, ai sentimenti, la sessualità ed i rapporti fra i due sessi, con tutto ciò che ne deriva.
Intendiamoci, niente di male e di drammatico.
Anzi, fa parte della normale fase di crescita e da sempre quelli sono gli argomenti preferiti dell’adolescenza.

Ma il guaio è che spesso questi temi sono al primo posto anche di persone adulte che ormai avrebbero dovuto superare quella fase adolescenziale.
Eppure continuano a sognare, ad inventarsi nick fantasiosi di ispirazione floreale, favolistiche, tutte rose e fiori, angioletti, poesiole, lacrimucce, baci, abbracci e promesse di amore eterno nel giardino delle delizie. Come se, appunto, questi fossero gli argomenti più importanti della nostra vita quotidiana.
Il bello è che anche la Home page, fra centinaia di post giornalieri, allora selezionava preferibilmente questo tipo di post, oltre all’immancabile poesia sempre selezionata in Home, “Lentamente muore…”, della scrittrice brasiliana Martha Medeiros, erroneamente attribuita per anni a Pablo Neruda (Perfino l’on Mastella intervenendo alla Camera ne citò un passo attribuendola, appunto, a Neruda). Gli dedicai questo post: “Lentamente muore (non c’è fretta).

CigniAnim

Quando aprivo la Home page mi veniva spontaneo descriverla così: “Fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore...”, perché questi erano i temi più presenti e ricorrenti.
La questione potrebbe sembrare del tutto irrilevante e potremmo considerarla poco più che una curiosità, qualcosa che non è vero, ma siccome ci piace sognare facciamo finta di crederci.
Ma non è così semplice, perché a furia di riempirci la vita di cose che “Non è vero, ma ci credo…”, come il titolo di una celebre commedia di De Filippo, degli anni ’40, si finisce per impostare una vita che di reale ha ben poco.
Per tornare all’uomo vero, però vorrei dare un consiglio a quelle single che lo cercano e pensano “O così o niente.”. Molto spesso, quando si è troppo esigenti, la conclusione è questa:

vergine

E non solo in senso zodiacale. Ma non disperate, oggi in commercio si trova tutto.
Basta andare all’Ikea, prendere un catalogo degli “uomini veri” disponibili in kit componibile, scegliere quello che è di vostro gradimento, portarvelo a casa, controllare che ci siano tutti i pezzi (non si sa mai), montarlo pazientemente seguendo le istruzioni e sistemarlo in bella evidenza nel salotto, pronto per essere mostrato con orgoglio alle amiche invidiose che, anche loro, correranno all’Ikea a scegliersi il loro uomo vero in kit. Magari capitano delle offerte promozionali ” Prendi tre paghi due” e potete portarvene a casa anche più di uno.
Beh, sempre meglio averne qualcuno di scorta, non si sa mai. Ma torniamo alle “anime gemelle“.

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Domani è la festa degli innamorati; ovvero, di coloro che pensano di aver trovato “L’anima gemella“.

Non è tanto importante che lo sia, quanto che ci si creda.
Insomma, che si abbia l’illusione che quella persona sia proprio l’unica al mondo, l’altra mezza mela, il nostro completamento, la sola ed unica che, fra miliardi di persone, sia la predestinata “Anima gemella”.
Alcuni, impregnati di cultura new age e di influssi orientali le chiamano anche “fiamme gemelle“, arrivando anche ad individuare una predestinazione che si aggancia a vite precedenti.
Beh, se così è, c’è da stupirsi nel constatare come questa “anima gemella” che è predestinata, dai tempi dei tempi e fra miliardi di persone, ad incontrarsi con noi per unirsi in un abbraccio eterno, molto spesso la si trovi a portata di mano, magari sotto casa, nella stessa scuola, nella stessa classe o nello stesso ufficio.
Non è sorprendente? Un vero e proprio colpo di fortuna, come azzeccare una cinquina al lotto. O no? Ma…

Esiste davvero l’anima gemella? Sembrerebbe di sì, o almeno molti lo credono.
Quesito principe di tutti i discorsi di argomento affettivo, la questione dell’anima gemella riempie libri, rotocalchi, programmi radio, Tv e…blog.
Tutti coloro che si innamorano sono convinti di aver, finalmente, incontrato l’anima gemella. Non una persona qualunque, ma una persona speciale, anzi specialissima, l’altra metà della mela, l’unica al mondo.
E tutto funziona, almeno finché non cominciano a volare piatti in testa.
Ma questa è un’altra storia.
E siccome innamorarsi è cosa normalissima e succede a tutti, o quasi, se ne deduce che anche incontrare l’anima gemella sia cosa del tutto normale.

Allora, giusto per evitare lunghe disquisizioni, facciamo un esempio.
Immaginiamo una piccola isola, con pochissimi abitanti.
E’ del tutto normale che, in quell’isola, uomini e donne si incontrino e si innamorino. E che quindi trovino la loro “anima gemella”. Che colpo di culo! Non vi pare?
Fra miliardi di persone sparse nei vari continenti, la tua anima gemella, l’unica al mondo, capita proprio nella tua isola, magari abita di fronte a casa tua.
In Sardegna c’erano, e ci sono ancora, decine di  paesi che contano poche centinaia di abitanti. Setzu, un comune della Marmilla, conta 145 abitanti; meno di un normale condominio di Roma o Milano. Vi sembrerà strano, ma anche in questi piccoli “condomini”, tutti a piano terra, con cortile e giardinetto dove le galline razzolano felici,  uomini e donne si incontrano e si innamorano.
Ma il discorso non cambia di molto anche se si abita in una popolosa cittadina o una grande metropoli. Possiamo nascere e vivere nelle stessa città, ma in quartieri distanti. Forse non ci incontreremo mai.

In fondo la vita si svolge come entro i confini di un’isola.
Ogni giorno si incontrano più o meno sempre le stesse persone, quelle che abitano nello stesso palazzo, o quelle che si incontrano a scuola, o al lavoro o nei luoghi di intrattenimento; le stesse facce, stesse voci, stesse case, stesse strade, stessi rumori e suoni, stessi odori.

Sono tutte piccole isole entro le quali si fanno conoscenze, incontri e ci si innamora. Non perché abbiamo trovato l’anima gemella, ma perché se si mettono insieme a stretto contatto uomini e donne, prima o poi, per una semplice pulsione biologica, finiscono per provare attrazione reciproca. Esattamente quello che succede nei reality tipo Grande fratello, Isola dei famosi e simili. Inevitabilmente la convivenza fa scattare l’attrazione fisica e sessuale. Come due poli magnetici opposti che si attraggono.

Viviamo in piccole isole, lontanissime dalle altre isole di altri miliardi di persone che non incontreremo mai. Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra vita si svolge all’interno di questi confini segnati: la nostra isola.
Non è strano, allora, che quell’unica persona, fra miliardi di altre persone, che è la nostra “altra metà della mela” si trovi proprio sulla nostra stessa piccola isola, fra i cento abitanti del condominio di Setzu?

La cosa non può essere casuale.
Anche un matematico, basandosi sul calcolo delle probabilità, vi dimostrerebbe che un evento che si verifica con tanta frequenza non può essere casuale.
Deve essere necessariamente la conseguenza di un piano preciso, pensato ed attuato da una mente superiore, da una Entità superiore.
Allora la conclusione non può che essere la seguente:
o questa è una prova inconfutabile, matematica, dell’esistenza di Dio (che tutto vede e provvede), oppure questa storia dell’anima gemella è una grande “Stronzata“.
Io propendo per la seconda ipotesi, meno romantica, ma molto più realistica.
Però, siccome sognare e illudersi non costa niente e ci aiuta a vivere meglio, direi che sia consigliabile non addentrarsi troppo in spiegazioni razionali e prendere per buona la massima di De Filippo “Non è vero, ma ci credo…”. E…Buon San Valentino a tutti. (2009)

cignicoppia

 

Vedi:

– Sei una persona speciale, forse…(2005)

L’uomo Ikea in kit componibile (2013)