Il morto del giorno in HD

In diretta, anzi direttissima che più direttissima non si può; con servizio esclusivo (così esclusivo che Barbara D’Urso si strappa i capelli della parrucca per l’invidia) dell’inviato Oscar Carogna sul luogo della tragedia a Schiattasogliole sul Marmo, con  intervista ai familiari della vittima ed al testimone oculare che “ha visto tutto”.

Vedi “Maccio Capatonda“, tutte le serie.

Le cose che contano nella vita…

Si dice che la TV sia specchio dei tempi, specchio della realtà. E, come tale, ponga in risalto, evidenzi ed amplifichi i temi importanti della vita reale. Forse è per questo motivo che già dal mattino la TV ti ricorda quali sono le cose che contano veramente nella vita. Si parte col TG, ovviamente, con tutta una serie di notizie utilissime, dalle medaglie olimpiche alle dichiarazioni dei politici, dai morti ammazzati alle novità sul delitto di Cogne, etc. Tutte cose fondamentali e che incideranno notevolmente sullo svolgersi della tua giornata, aiutandoti a risolvere i problemi lavorativi, affettivi ed esistenziali in genere. A seguire, le previsioni del tempo, la percorribilità stradale e…l’oroscopo.

Il tutto per una durata di circa 15 minuti. Pausa per la pubblicità e poi si ricomincia; Tg, tempo, strade e…oroscopo! E così si va avanti per circa un’ora. Inutile cambiare canale; cambiano i suonatori, ma la musica è la stessa. Ora, visto il poco spazio a disposizione è chiaro che quei 15 minuti bisogna utilizzarli al meglio, evitando notizie superflue o poco importanti e cercando di sfruttarlo per parlare di cose veramente importanti e serie. Se ne deduce che…l’oroscopo sia una cosa importante e seria. Ma si può considerare seria una società che considera serio…l’oroscopo?

(E’ un vecchio post del 2004, ma, purtroppo, è sempre valido.)

Astrologia-1

Eppure c’è ancora gente che ci crede. Ma non bisogna sorprendersi: c’è gente che crede che la Terra sia piatta e c’è gente che sta ancora  “Aspettando Godot“.

Un cane andò in cucina (2004)

Un cane andò in cucina e si accostò al fornello. Allora col coltello il cuoco lo sgozzò. Ciò visto gli altri cani scavarono una fossa e sulla terra smossa scrissero con la coda: Un cane andò in cucina e si accostò al fornello. Allora col coltello il cuoco lo sgozzò. Ciò visto gli altri cani scavarono una fossa… Ciò visto gli altri cani scavarono una fossa… Scavarono una fossa…”.
Da “Aspettando Godot”, atto secondo, scena prima, di Samuel Beckett.

 

Tragedie, News e censure

Leggete questa notizia: “Bambina di 4 anni cade dal trattore e muore“. Vi interessa? E quanto vi interessa e perché? Posto che i familiari, amici e parenti della famiglia della piccola vittima sono già al corrente della tragedia, è molto difficile che per altre persone abbia qualche interesse. Se poi pensiamo che l’incidente è avvenuto in Svizzera, è verosimile che per i lettori marchigiani, calabresi o romagnoli non abbia alcun interesse. Ancora meno per i pastori della Barbagia o i minatori del Sulcis, che hanno altri problemi seri a cui pensare. E neppure a zia Bissenticca di Guamaggiore che, con la pensione minima, stenta a campare. Figuriamoci se ha tempo e voglia di preoccuparsi per gli incidenti con i trattori in Svizzera. Eppure questa notizia appare oggi in bella evidenza  nella prima pagina del maggior quotidiano regionale L’Unione sarda.

trattore svizzera

Sono quelle notizie che non interessano nessuno, se non le categorie già citate e gli addetti ai lavori che, con queste notizie riempiono le pagine dei giornali, i siti web, e portano a casa la pagnotta; ci campano. L’Unione sarda in particolare sembra avere una passione speciale per questo tipo di notizie. Vedi “Top News“.

Ecco una pagina di qualche tempo fa in cui compaiono le Top news del giorno:

Unione sarda primo piano

Queste sono le “Top“, le notizie più importanti; figuriamoci le altre, quelle meno importanti. Più che un quotidiano d’informazione sembra un bollettino del soccorso stradale. Lo scrivo spesso sui quotidiani dove è permesso inserire commenti. Ma senza avere risposta. Anzi, il più delle volte i commenti non passano proprio; censurati. Evidentemente i giornalisti possono criticare tutto e tutti, ma nessuno può criticare i giornalisti; non si può sollevare il problema della correttezza e dell’utilità dell’informazione. E’ una particolare interpretazione della “libertà di stampa” che vale solo a favore degli addetti ai lavori. Eppure il problema esiste, ne parlo molto spesso perché è una questione seria. Anche pochi giorni fa sul Giornale veniva riportato un articolo “Troppe opzioni da scegliere? Il cervello va in tilt“.

Appunto, un sovraccarico di informazioni, molto spesso inutili (o addirittura dannose per l’equilibrio psichico, come l’eccesso di  notizie di cronaca nera), appesantisce il cervello e rallenta le normali funzioni mentali. Lo scrivo da anni. Finalmente sembra che anche i ricercatori l’abbiano capito; non tutti e con qualche ritardo, ma ci arrivano. Quando l’ho letto ho avuto una sensazione di Déjà vu, di già visto e sentito. Anzi di più, già scritto, visto che è esattamente quello che penso e dico da sempre e che scrivevo già 20 anni fa in vari forum appena ho cominciato ad usare internet, come nel post “Deframmentazione cerebrale: ovvero, come tenere in ordine il cervello” del 2004.

Ecco un’ultima notizia poco rassicurante che conferma tutti i timori e le ipotesi sul progressivo deterioramento delle facoltà mentali: “Psichiatria: il 50% dei disturbi mentali inizia a 14 anni“. E’ solo l’ultimo degli allarmi sempre più frequenti che vengono lanciati da psicologi e psichiatri. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Siamo troppo occupati a seguire gli incidenti coi trattori in svizzera, i selfie delle sciacquette in cerca di gloria, gli amori e le avventure erotico/sentimentali di presunti Vip. Abbiamo il cervello pieno di cianfrusaglie inutili, impegnato ad occuparsi di cazzate sesquipedali spacciate per informazione, non abbiamo tempo per le cose serie.

Nell’Occidente i mass media rinunciano a informare e criticare; preferiscono divertire con il gossip” (Mario Vargas Llosa)

Ma prima torniamo alla notizia in esame e, visto che è molto breve, leggiamola:

Tragedia in Svizzera.
Una bambina di quattro anni è stata travolta e uccisa da un trattore a Brütten, nel canton Zurigo. Stando a una ricostruzione la bimba, nel tardo pomeriggio di ieri, era sul macchinario agricolo guidato da un 64enne – non è chiaro se tra i due ci fosse un rapporto di parentela – che stava effettuando lavori in un campo, quando è caduta a terra ed è stata investita. La piccola è morta per le gravi ferite riportate. La dinamica è tuttora al vaglio degli inquirenti.“.

Tutto qui. Non sempre, ma spesso, commento queste notizie evidenziando qualche incongruenza, errori e lo scarso interesse pubblico delle notizie, sperando (invano) di sollevare qualche dubbio e magari indurre qualcuno degli addetti ai lavori a chiedersi, una volta nella vita, cosa fa, perché lo fa e quale sia l’utilità pratica di quello che fa. Ma senza successo; speranze perdute. L’ho fatto anche oggi. Ecco il commento che ho lasciato nell’articolo:

Quando non abbiamo tragedie in casa nostra, andiamo a cercarle “In su corr’e sa furca” (espressione dialettale che significa “In un posto molto lontano”). L’importante è fornirci ogni giorno la nostra dose quotidiana di incidenti, tragedie familiari e morti ammazzati. Siete sicuri che queste siano notizie di interesse pubblico? Chiedete a zia Peppina di Pompu se le interessa sapere che in Svizzera una bambina è morta cadendo dal trattore. E se tra la bambina ed il conducente ci fosse un rapporto di parentela, oppure avesse chiesto un passaggio.“.

Come immaginavo il commento non è stato pubblicato, censurato. Lascio giudicare a voi cosa ci sia in questo commento di volgare, scurrile, offensivo, calunnioso, offensivo o falso che giustifichi la censura. Ma ormai ci sono abituato.  Oggi, su 4 commenti inviati, ne hanno censurato 3. Niente di scandaloso, siamo nella media quotidiana. Alla faccia dell’art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

In quanto all’utilità di certe notizie che spacciano come informazione, ed a conferma del fatto che è un tema che mi sta molto a cuore, ecco un altro post di 15 anni fa in cui ne parlavo “Notizie inutili“. Lo riporto…

Ieri sera, TG4. Fede conclude il Tg con una “notizia di utilità collettiva” (sullo sciopero delle ferrovie). Sue parole testuali “notizia di utilità collettiva ” (Sic ). Ed ho subito la conferma di ciò che penso e dico da anni. E non riguarda solo Fede, purtroppo! Ora, non per voler fare i sofisti, ma… Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili sono inutili. E se sono inutili, perché le dicono? Piccolo aforisma personale: ” Ciò che non è utile è inutile. Ciò che è inutile è stupido.” Fateci caso, quella che chiamano e definiscono “informazione”, che dovrebbe essere “utile ai cittadini”, altrimenti non avrebbe senso, è composta in gran parte da notizie di cronaca, meglio ancora se cronaca nera. Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi. E’ cronaca. E la cronaca occupa gran parte dell’informazione.

E così non c’è spazio per parlare di argomenti che davvero interesserebbero i cittadini. Fare cronaca è fin troppo facile. Fare informazione vera è molto più difficile ed impegnativo. Ecco perché si preferisce ripiegare sulla cronaca. E farla passare per informazione. Sembra che l’informazione, quella che interessa i cittadini, la faccia un quotidiano di satira “Striscia la notizia“. E vi sembra normale che i problemi veri e reali dell’Italia li debba trattare un pupazzone rosso? Ma non è casuale. Dedicare molto spazio a fatti, avvenimenti e notizie, spesso montati ad arte, consente proprio di non affrontare i veri problemi. E non finisce qui.”.

Riempire giornali e TG, con notizie inutili e superflue o pettegolezzi gossipari è un modo per evitare di parlare di argomenti seri. Sarà una mia fissazione? Non proprio, visto che non solo è quello che dice l’articolo linkato in precedenza, ma è anche (guarda guarda) esattamente quanto dice un Nobel per la letteratura 2010, Mario Vargas Llosa, nel suo libro “La civiltà dello spettacolo” del 2012. Osservazioni e critiche all’informazione, lo spettacolo ed i mass media che anticipava già  in un articolo del 2007 pubblicato su El Pais e ripreso da La Stampa: “Troppe tette e culi“.

Chiuso, basta e avanza. Ora, se queste stesse considerazioni le faccio e le scrivo da una quindicina d’anni, e poi ho anche la conferma da parte di autorevoli ricercatori e perfino premi Nobel, posso dire e pensare che, forse, non mi sbaglio di molto? Oppure non si deve dire, altrimenti mi censurano? Allora bisogna adeguarsi; è vero, ma non lo diciamo.

A proposito di bizzarrie e vezzi linguistici del mondo dell’informazione, vedi questo post del 2014: “Lady Pesc“.

Lady pesc

 

Tali e quali

C’era una volta un tale che era tale e quale il padre. Vedendoli insieme la gente esclamava: “Tale il padre, tale il figlio”. Tali e quali. Il padre era tale e quale il figlio, ed il figlio era tale e quale il padre. Tanto che era difficile stabilire chi fosse tale e chi fosse quale; e spesso si scambiava tale per quale e quale per tale. Questo tale, però, era tale e quale un altro tale di un vicino villaggio.
Ed anche questo secondo tale era tale e quale il padre. Il padre di questo secondo tale, essendo tale e quale il figlio, che era tale e quale al primo tale, il quale, a sua volta, era tale e quale il padre, era, quindi, tale e quale il padre del primo tale.
Ma anche il primo tale, essendo tale e quale il padre, che era tale e quale il padre del secondo tale, il quale era tale e quale il figlio, era, quindi, tale e quale il secondo tale. Erano tutti tali e quali.
Ora avvenne che il primo tale ebbe un figlio che era tale e quale il padre e poiché il padre era tale e quale suo padre anche il figlio di tale era tale e quale il padre e tale e quale il nonno.
Avvenne poi che anche il secondo tale ebbe un figlio che era tale e quale il padre.
E così…ma è una lunga storia che andò avanti per anni e anni e per generazioni; e vissero tutti a lungo, felici e tali e quali. Questa storia è tale e quale un’altra storia che cominciava così: “C’era una volta un tale che era tale e quale il padre…”. Tale e quale.

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Guardami negli occhi

Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è indagato per reati legati all’immigrazione: “Riace e le nozze per i migranti“. E’ accusato di aver  “organizzato matrimoni di comodo tra riacesi e immigrati allo scopo di fargli ottenere un permesso di soggiorno facile.“. Se questo Lucano fosse di destra si sarebbe già scatenata l’ira dei giustizialisti chiedendone la condanna. Ma siccome è un compagno che si dà tanto da fare per l’accoglienza degli invasori, allora tutti si affrettano a difenderlo. Uno dei primi a correre a Riace per dimostrare la propria vicinanza ed il sostegno è lui, Roberto Saviano, impegnato in prima linea  nel terzomondismo, a favore della società multietnica, a favore dei migranti e di tutto ciò che può creare problemi all’Italia ed agli italiani. E che ogni giorno si scaglia contro chi si oppone a questa sua idea del mondo (specie contro Salvini) lanciando accuse e insulti assortiti;  da criminale a razzista, a schiavista, xenofobo, populista e fascista. Lui è fatto così, prendere o lasciare. Nel dubbio, lasciatelo; meglio, ci guadagnate in salute.

Saviano ride

E ride. Cos’abbia da ridere non si sa. Uno con quella faccia, altro che ridere, dovrebbe piangere a dirotto e, possibilmente, evitare di uscire di casa e mostrarsi in pubblico. Ma c’è gente che non se ne rende conto. Forse manca di senso estetico, oppure gli manca uno specchio in casa. Ci sono le facce di bronzo e le facce da culo. Poi ci sono i culi di bronzo, come quelli delle statue di Riace. Poi c’è Saviano che è a metà strada e non si capisce bene cosa sia. E’ qualcosa, ma non si sa bene cosa. Lui è convinto di essere uno scrittore,  bravo e simpatico. Se esistono gli scrittori di bronzo con la faccia come il culo, è probabile che abbia ragione.

Non parlo spesso di Saviano per motivi di salute. Solo la vista della sua faccia mi procura improvvisi ed acuti attacchi di orticaria; e devo grattarmi. Ma tempo fa gli dedicai un post “Guardami negli occhi” (novembre 2010). Eccolo.

Guardami negli occhi

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Può essere opinabile, ma certo è che, quando incontriamo delle persone, sentiamo subito, a prima vista, se ci sono simpatiche o meno. Basta una veloce valutazione dell’aspetto fisico, delle caratteristiche somatiche più evidenti, l’abbigliamento, il modo di parlare e di esprimersi, la postura, la gestualità, i tic nervosi, un insieme di messaggi di quella che chiamano fisiognomica; quei piccoli segnali che la nostra mente, in brevissimo tempo, analizza e ci fornisce una risposta che, sintetizzata, esprime empatia o repulsione.

E ciò che influenza maggiormente questa valutazione è il volto di quella persona. Ed in maniera ancora più determinante il suo sguardo. Ecco perché la saggezza popolare usa dire che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Perché, spesso, basta guardare una persona direttamente negli occhi per capire cosa si nasconda dietro quello sguardo. E’ una esperienza che facciamo tutti, quotidianamente.
Bene, allora guardate bene questa foto e poi rispondete onestamente: vi fidereste di questa persona?

Saviano sguardo

Se uno è stronzo non gli puoi dire che è “stupidino”; gli devi dire che è stronzo“. (Gianfranco Funari)

Siamo sul baratro, quasi…

Ricominciano gli allarmi mediatici che ci ricordano che “l’Italia è sul baratro“. Sentiamo questa profezia funesta da decenni, tanto che ormai ci siamo abituati e non ci fa più paura. O forse siamo sempre sul bordo del baratro, ma non cadiamo, aspettiamo che qualcuno ci dia una spintarella per finirci dentro. Insomma, non siamo proprio sul baratro; ci siamo quasi (non spingete). Anche nella recente manifestazione del PD a Roma hanno ripetuto l’allarmi (da che pulpito!). Stranamente, però, negli ultimi anni di governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, il baratro era scomparso. Non se ne sentiva più parlare. Ricompare di colpo appena la sinistra perde il potere ad al governo vanno gli avversari. Curioso, vero?E la stampa fa da eco alle Cassandre ed ai  vari menagrami politici, intellettuali, liberi pensatori, opinionisti,  Saviano (che fa categoria a parte). E se non bastassero i gufi di casa nostra, ci  si mette pure la Germania, sempre pronta a controllarci i compiti e darci buoni consigli: “L’Italia è un paese sul baratro“.

baratro

Siccome il ritornello è sempre lo stesso da anni, tanto vale vedere cosa scrivevo 5 anni fa su questo tema nel post “Priorità” (maggio 2013), visto che la situazione non è cambiata.

Priorità

“Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo, giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo, la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni, con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimista degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea. Oppure decida di abbandonare la politica e rinchiudersi a vita in monastero (questa sì che sarebbe un’ottima idea).

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali. Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano. Evidentemente, anche per Hollande “le nozze gay sono una priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluo Zapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale, priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati. Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile. Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“, che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare.

Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora, dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone. Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

Scimmie_Blog

 

 

 

Uguali e diversi

Anche il Cern diventa femminista: “Presentazione sessista; il Cern sospende il ricercatore“. Ed ecco cosa si legge nell’articolo: “…la diversità fa parte del Cern ed è anche uno dei valori fondamentali alla base del nostro Codice di condotta e l’organizzazione è pienamente impegnata a promuovere la diversità e l’uguaglianza a tutti i livelli“. Pensavo che il Cern (Consiglio europeo per la ricerca nucleare) fosse un istituto serio, che si occupasse di ricerca, di fisica. Invece si occupa di sessismo, uguaglianza e diversità sessuale; come l’Arcigay. Magari in futuro si occuperà anche di cultura Lgbt ed applicheranno le teorie gender alla fisica ed alla possibilità che, nel nucleo atomico, protoni, neutroni  ed elettroni possano scegliere liberamente se avere una carica elettrica positiva, negativa o neutra. In compenso, forse, Luxuria terrà delle conferenze sulla fisica quantistica e le proprietà delle particelle subatomiche le quali pare che abbiano un’attività sessuale molto libera, creativa e sfuggente a qualunque classificazione spazio-temporale: impossibile stabilire nello stesso istante e luogo,  cosa fanno, dove lo fanno, quando lo fanno  e come lo fanno (lo dice la fisica).

scienza gender

Promuovere la diversità e l’uguaglianza a tutti i livelli“. Questa frase dimostra che ormai abbiamo raggiunto un grado di confusione mentale irreversibile. A forza di sostenere tutte le diversità possibili e, al tempo stesso, perseguire l’uguaglianza (concetti antitetici, contrapposti e inconciliabili, ma cardini del pensiero politicamente corretto) vi si sono intorcinati i neuroni; e adesso è quasi impossibile districarli. Nemmeno lo scemo del villaggio direbbe una simile castroneria. Ma se la dice il Cern c’è da preoccuparsi. Ecco uno dei tanti articoli dedicati a questa strana contraddizione che la sinistra continua a non capire o finge di non capire.

Diversamente uguali e ugualmente diversi (2013)

Sta andando in onda in questi giorni uno spot contro l’omofobia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Uno dei soliti spot del governo per la serie “Pubblicità progresso“. Una decina di giorni fa il neo deputato Ivan Scalfarotto (chi era costui?) aveva protestato perché, a suo dire, la RAI intendeva bloccare lo spot. Immediata smentita della RAI che ha assicurato che lo spot sarebbe andato in onda dal 13 al 26 aprile, come in realtà sta avvenendo.

Così abbiamo rassicurato Scalfarotto. Ma non solo lui. Immagino che questo spot del Ministero del lavoro (!?) abbia rassicurato anche i milioni di precari, disoccupati, esodati e tutti coloro che il “lavoro” non ce l’hanno e che non sanno più come campare. Anche i minatori del Sulcis, in Sardegna, vedendo lo spot del Ministero del lavoro (!?) contro l’omofobia, si sentiranno tranquillizzati e guarderanno il mondo con rinnovata speranza e “buone prospettive per il futuro”. Ora, però, i minatori sono un po’ preoccupati. Vedendo questo spot a favore di gay e lesbiche, fatto dal Ministero del lavoro, si chiedono perplessi quale sia il rapporto fra il lavoro ed i gay, e se, per garantirsi il lavoro in miniera, devono cambiare gusti sessuali. Boh, misteri minerari.

Peccato che stia andando in onda solo da pochi giorni. Sono certo che se la RAI lo avesse trasmesso prima, anche quelle tre persone che si sono suicidate a Civitanova Marche per problemi economici, avrebbero rinunciato “all’insano gesto“. E così pure gli altri due suicidati due giorni prima. Ed anche i tre suicidati in Sardegna nel giro di due giorni (morti, asini e saggi), vedendo lo spot, avrebbero riacquistato fiducia nel futuro, grazie al Ministero del lavoro e delle pari opportunità. Già, perché il Ministero è sempre attento ai veri problemi del Paese, specie quelli del lavoro. E l’omofobia, a quanto pare, è uno dei problemi più gravi per quanto riguarda il lavoro, l’economia, la finanza, lo spread, il debito pubblico, la bilancia dei pagamenti ed il rilancio dell’occupazione. O no? Niente di strano che, per accontentare i “diversamente normali“, il prossimo governo crei un nuovo ministero ad hoc: il “Ministero delle estrosità sessuali“. Chi sarà il ministro? Ovvio, Nichi Vendola.

Anche i segni zodiacali sono tutti diversi. Ognuno ha il proprio segno e, come dice lo spot, “Non c’è niente da dire“. Per chi ci crede, anche il segno zodiacale può condizionare la vita, le scelte, la personalità, il carattere e, perfino, la fortuna. Chi non crede all’astrologia, vive benissimo lo stesso. Anzi, evita di perdere tempo a leggere o ascoltare ogni giorno l’oroscopo e può occupare quel tempo in maniera più proficua. Ma ognuno è libero di credere quel che vuole ed a chi vuole. Perfino il mago Otelma vanta seguaci. Si dice che ci siano segni più fortunati di altri e che, grazie alle caratteristiche proprie di quel segno, siano più avvantaggiati in amore, lavoro, affari, rispetto ad altri. Ma ognuno ha il proprio segno e, piaccia o no, se lo tiene. Così va il mondo, da sempre: c’è chi nasce con la camicia e chi non ha nemmeno le mutande. E solitamente quelli con la camicia sono più fortunati degli smutandati. Ed anche su questo “Non c’è niente da dire“.

uguaglianza spot

Sì alle differenze“, conclude lo spot. Sì, però, bisogna ricordarsi che ci sono delle differenze da tenere bene a mente e da non sottovalutare. Esistono giardini fioriti dove amiamo passeggiare ed esistono deserti infuocati letali per l’uomo. Esistono animali docili come agnellini ed esistono vipere mortali. Esistono frutti dolcissimi ed erbe velenose. Esistono santi e delinquenti, vergini e puttane. Tutto fa parte della natura. Il fatto che tutto sia naturale non significa, però, che tutto sia sullo stesso piano e con lo stesso valore.

Impariamo fin da piccoli, grazie anche all’istinto di sopravvivenza, a diffidare di tutto ciò che può essere pericoloso. Esistono teneri cucciolotti che amiamo accarezzare ed esistono scorpioni e serpenti a sonagli. Anche serpenti e scorpioni fanno parte della natura. Ma non credo che qualcuno ami tenerli sul cuscino ed accarezzarli prima di addormentarsi.
E’ strano, tuttavia, che questa campagna ormai continua, assillante che occupa sempre più ampi spazi nei media, si basi sostanzialmente su due concetti opposti che vengono usati ed abusati seconde le circostanze. Il primo è il concetto di “Uguaglianza” che viene spiattellato continuamente come il vero toccasana della società e che, servito in salse diverse secondo le necessità, tende ad eliminare le discriminazioni nei confronti della diversità di qualunque genere. Ottimi propositi, encomiabili. Peccato che le stesse persone che si battono tanto per l’uguaglianza, subito dopo (vedi il “Sì alle differenze” dello spot), comincino a rivendicare il diritto ad essere “diversi” e si strappino le vesti per affermare il valore della “Diversità“. Ma allora siamo per l’uguaglianza o per la diversità? Oppure, secondo i giorni, le paturnie, l’oroscopo e le previsioni del tempo, un giorno siamo “Ugualmente diversi” ed il giorno dopo “Diversamente uguali“? Decidiamoci, ragazzi.

Un vecchio aneddoto racconta dell’accalorato discorso, nell’assemblea parlamentare francese ai primi del secolo scorso, di un deputato che si batteva per il riconoscimento dell’uguaglianza e pari diritti per le donne. Concluse il suo appassionato intervento con questa considerazione: “In fondo, fra l’uomo e la donna non c’è che una piccola differenza”. Dal fondo della sala un altro deputato si alzò e gridò: “Viva la differenza“. Seguì un lungo applauso di tutta l’assemblea in omaggio alla “differenza“, fonte primaria dell’origine del mondo (come immortalata da Courbet) e della sopravvivenza della specie umana.

Una vecchia barzelletta, quelle basate sulle “differenze“, diceva: “Sai che differenza passa fra un piatto ed un vaso da notte?”. E di fronte al silenzio dell’interlocutore che attendeva la battuta finale, il primo concludeva: “No? Allora non andrò mai a cena a casa tua”. Ecco, non vorrei che con questa mania di considerare tutto normale, tutto naturale, tutto “uguale“, tutto legittimato e mettere vizi e virtù sullo stesso piano, facendo di ogni vizio una virtù e di ogni ghiribizzo sessuale un diritto naturale, si finisse per tenere sul cuscino uno scorpione o servire la cena in un vaso da notte. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.