Foa, RAI e pluralismo

Marcello Foa è stato nominato presidente della RAI (“Foa presenta la RAI rock“) e garantisce rinnovamento, rispetto e pluralismo. Ho stima di Foa, come giornalista e scrittore, per la sua onestà intellettuale. Per esempio, è uno dei pochi che denuncia la manipolazione delle notizie e l’uso strumentale dell’informazione. Lo ha fatto di recente, a proprio rischio e pericolo, visto che in quanto giornalista è parte in causa, con un libro “Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi“. Se non fosse onesto non avrebbe nessun interesse a svelare i trucchi della manipolazione mediatica a beneficio del potere. Bisognerebbe leggerlo, per avere qualche informazione utile per conoscere i trucchi della comunicazione e difendersi dallo strapotere mediatico. Gli auguro buon lavoro.

Foa pluralismo

Ma quando parliamo di correttezza dell’informazione e di pluralismo, specie in RAI, bisogna andarci con i piedi di piombo, perché da quelle parti devono avere uno strano concetto di cosa sia il pluralismo. Dovrebbe essere l’applicazione di criteri che garantiscano a tutti la libertà di espressione ed un’equa rappresentanza delle varie appartenenze politiche di giornalisti, opinionisti e commentatori in TV. Sarà così? Vediamo di citare a memoria alcuni dei più noti volti della TV: Bruno Vespa, Maurizio Costanzo, Michele Santoro, Corrado Augias, Massimo Cacciari, Corrado Formigli, Riccardo Iacona, Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Lilli Gruber, Beppe Severgnini, Paolo Mieli, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Damilano, Lucia Annunziata, Giovanna Botteri (corrispondente RAI da New York), Antonio Caprarica (ex corrispondente RAI da Londra), Sergio Rizzo, Furio Colombo, Giovanni Floris, Fabio Fazio, Massimo Gramellini, Gerardo Greco, Serena Bortone (Agorà), Carlo Lucarelli, Salvo Sottile, Franca Leosini, Enrico Mentana, Paolo Liguori, Mirta Merlino, Tiziana Panella, Alessandra Sardoni, Federica Sciarelli, Giovanni Minoli, Monica Maggioni, Daria Bignardi, Antonio Di Bella, Corradino Mineo (già direttore di RAI News24 e poi parlamentare del PD), Ritanna Armeni, Giampiero Mughini, Erri De Luca  etc. Qualcuno lo dimentico, ma questi bastano e avanzano a dare un’idea del pluralismo in TV. A parte Vespa, tutti gli altri, più o meno apertamente schierati e militanti,  sono di area sinistra. Chiaro?

Molti anni fa evitavo di guardare programmi e talk show come Annozero (li evito ancora oggi; insopportabili) per non rovinarmi il fegato con la visione delle facce di Santoro, Travaglio, Vauro, Ruotolo e compagnia bella (chissà perché questi personaggi di sinistra hanno tutti queste facce strane). Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”.

travaglio santoro vauro
Già allora si parlava spesso della necessità di garantire il pluralismo dell’informazione. Ed uno dei più accaniti sostenitori della necessità di dare voce e uguale spazio alle diverse parti sociali e orientamenti politici era proprio il nostro tribuno del popolo, Michele Santoro. In pratica, avevano il monopolio dell’informazione, della satira e dell’intrattenimento, ma si lamentavano sempre di non avere abbastanza spazio e libertà. Gli si adatta alla perfezione una famosa prima pagina del Male: “Hanno la faccia come il culo“. Così una sera, notando che gli ospiti in studio erano tutti appartenenti alla sinistra, presi nota dei loro nomi e ci ricavai un post: “Santoro e il pluralismo“.

Santoro e il pluralismo (2010)
Si sente spesso ripetere, specie a sinistra, che in televisione bisogna garantire la libertà di espressione ed il pluralismo. Bene, è giusto che siano presenti le diverse componenti politiche e sociali e che siano liberi di esprimere le proprie opinioni. Facciamo un esempio pratico di pluralismo con un programma molto seguito: Annozero di Santoro.
Nella puntata di oggi si parla della crisi della maggioranza e dei problemi del Governo, a seguito della rottura dei finiani. Per discutere dell’argomento, “garantendo il pluralismo e la parità di rappresentanza“, dovrebbero essere presenti, in pari numero, esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Infatti sono presenti in studio: Pierferdinando Casini (UDC, all’opposizione), Matteo Renzi (sindaco di Firenze del Partito democratico; opposizione), Italo Bocchino (del FLI, Futuro e libertà per l’Italia di Fini, quelli che hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi; opposizione), Luisella Costamagna e Luca Telese (entrambi di area sinistra e conduttori di un programma su La7. Telese scrive sul Fatto quotidiano di Travaglio. E infine, giusto per salvare la faccia e fingere di dare spazio a tutti, Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

Domanda per i più preparati: chi c’è in studio a rappresentare il PDL ed il Governo? Vista la complessità della domanda, avete 48 di tempo per rispondere. Dopo, se siete stati bravi ed avete scoperto che in studio non c’è nessuno del governo, del PDL e della maggioranza,  avrete fatto anche un’altra scoperta: questo è un esempio chiarissimo di ciò che a sinistra chiamano “Pluralismo“; una specie di riunione tra vecchi compagni alla sezione del PCI di Brescello. In pratica significa avere più ospiti e commentatori; purché siano tutti di sinistra. Più ospiti antiberlusconiani ci sono, più il “pluralismo” viene bene. Ed anche la libertà di espressione è garantita perché tutti sono liberissimi di parlare; sì, purché parlino male di Berlusconi e del Governo. E’ l’applicazione del famoso motto attribuito a Stalin il quale, quando convocava i suoi collaboratori, usava dire “Potete esprimere liberamente le vostre idee, purché siate d’accordo con me.”.

Agli ospiti in studio aggiungete l’inviato speciale a Brescia, l’assistente santoriana con diritto di parola, parla poco e dice ancora meno (non ho ancora capito come si chiami), l’evangelista Marco…Travaglio, il vignettista Vauro ed il “bravo conduttore” Santoro (tutti rigorosamente “sinistrati”). Ora, a voler essere proprio generosi e, in assenza degli esponenti del Governo, considerando Belpietro come “delegato” a rappresentare la maggioranza, sono in 11 (undici) contro 1 (uno). Più pluralisti di così!

Chissà cosa pensa di questo fulgido esempio di “pluralismo” la Commissione di vigilanza. Sapete, quelli che, cronometro alla mano, segnano quanti secondi i TG dedicano alla maggioranza e quanti all’opposizione. E se qualcuno dedica 10 secondi in più al Governo, invece che agli insulti di Di Pietro contro Berlusconi, scattano multe e sanzioni. Mah, magari, dopo tanti cronometraggi della giornata, sono stanchi, vanno a letto presto ed Annozero neanche la vedono. Sì, immagino che sia così.

Ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Vedi questo post del 2011: “Santoro flop, il lato B

Masquerade

Vedi: Il ’68 (album di famiglia dei sessantottini di successo)

Miss bioniche

Eh, signora mia, non ci sono più le Miss di una volta. Quelle belle ragazze prosperose che negli anni ’50/’60 rappresentavano la tipica bellezza italiana e che spesso dalle pedane del concorso di Miss Italia facevano il salto nel cinema diventando attrici di primo piano. Quattro anni fa, a proposito di questi cambiamenti di criteri estetici, scrivevo: “Anche la classica bellezza italiana sembra aver perso i connotati che la identificavano. Non ci sono più le “maggiorate” dei concorsi di bellezza di una volta. Scomparse le belle ragazze formose e procaci come Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè, Silvana Mangano, Sofia Loren. Erano l’immagine della salute. Ora vanno di moda le magre. Più sono magre e più sono quotate. Infatti non le pagano un tanto al chilo, non pagano il pieno, pagano il vuoto. Più sono vuote e più valgono.“.

Oggi anche i canoni di bellezza sono mutati e si adeguano ai tempi, alle mode, al nuovo modello di società multiculturale e multietnica. E’ il nuovo verbo politicamente corretto che si diffonde come il vento nell’Europa e nel mondo. Così assistiamo ad eventi impensabili solo qualche decennio fa. Negli USA, Stato dello Iowa, una ragazza senza un braccio partecipa ad un concorso di bellezza, vince il titolo di Miss Iowa e partecipa alle finali di Miss America 2013. A giugno scorso una ragazza paraplegica sfila in carrozzina su una passerella di moda. E ancora una ragazza mulatta (Denny Mendez) che vince il titolo di Miss Italia, una ragazza etiope (Yityish Aynaw) che diventa Miss Israele e trans barbute (Concita Wurst) che vincono il festival europeo della canzone. Circa un anno fa in Friuli organizzano un concorso per eleggere il Mister Friuli, il simbolo della bellezza friulana. E chi vince? Vince un certo Alioune Diouf, senegalese. Ma andate affanculo.

mister friuli

Strano che Luxuria non abbia vinto ancora nessun concorso di bellezza; però ha vinto il reality L’isola dei famosi (sarà un caso?). Ma forse è solo questione di tempo, perché ormai tutto è possibile in “Questo mondo di rinco“.

Il mondo sta cambiando e niente è come prima; saltano tutti gli schemi, i riferimenti, i modelli ed i criteri estetici e morali. Il fine dei talebani del pensiero sembra essere lo stravolgimento totale della civiltà occidentale così come è stata fino ad oggi. Speriamo che non facciano come i talebani veri che abbattono le statue del Budda, e per eliminare del tutto qualunque simbolo o ricordo della vecchia civiltà non distruggano anche cattedrali, castelli, monumenti e opere d’arte. Ed ecco l’ultima notizia che conferma questo cambiamento totale e irreversibile.

Miss Finlandia

Guardate la foto e dite sinceramente, se doveste indicare la più bella, quale scegliereste? Credo che ci siano pochi dubbi, a meno che non si sia strabici a tal punto da avere grosse difficoltà a mettere a fuoco le immagini. Ma evidentemente in Finlandia devono avere degli strani gusti, perché quella ragazza nera nigeriana al centro ha appena vinto il titolo di Miss Helsinki. Già è strano che una nigeriana vada a finire in Finlandia. Che poi superi le varie selezioni di un concorso di bellezza ed infine, addirittura, vinca il titolo come rappresentante della bellezza nordica è fuori da ogni logica. Ma diventa quasi normale se pensiamo che una delle mete preferite degli emigranti africani è proprio il nord Europa: Svezia, Norvegia, Finlandia.

Ma noi non dovremmo sorprenderci perché qualcosa di simile lo abbiamo fatto molto prima dei nordici finlandesi, facendo vincere il titolo di Miss Italia 1996 ad una mulatta di Santo Domingo: “Miss Italia col trucco“. E non è finita, anzi dobbiamo aspettarci di tutto e di più; il peggio deve ancora arrivare.

Per dimostrare quanto siamo buoni ci stiamo rovinando con le nostre mani pur di adeguarci al politicamente corretto. Quando essere neri non è più uno svantaggio, ma diventa un pregio e, per evitare accuse di razzismo e discriminazione, si arriva a far vincere un titolo di bellezza nordica ad una nigeriana solo perché è nera, questo non ha niente a che vedere con la solidarietà, l’accoglienza, l’integrazione, lo spirito umanitario, i diritti umani, la società multietnica e tutte le stronzate ideologiche politicamente corrette che ormai ci propinano quotidianamente a reti unificate. Questa è pura e semplice idiozia. Come dire che per non farsi accusare di omofobia ci si lascia sodomizzare. Assurdo, ma il concetto è questo. A nessuno viene almeno un piccolo dubbio che forse, dico forse, stiamo esagerando? Ed ecco l’ultima a proposito di Miss: “Chiara Bordi, la modella bionica che andrà a Miss Italia“.

Miss Italia bionica

Purtroppo ormai questo sembra un destino segnato. Ci stiamo avviando al declino del mondo occidentale ed alla scomparsa della nostra civiltà, non per qualche strana imprevedibile ed inarrestabile calamità naturale, ma per nostra libera scelta; da perfetti idioti. Gli effetti di questo masochismo a lungo andare (ma non ci vorrà molto tempo) saranno devastanti,

Ma anche nel presente si notano piccoli segnali che sono sintomatici del progressivo adattamento della società al nuovo modello imposto dal pensiero unico. Oggi per guadagnarsi l’attenzione dei media e qualche forma di aiuto e assistenza, bisogna essere strani, fuori dalla norma, avere qualche deficit, diversità o stranezza di qualche tipo, bisogna appartenere a quelle che chiamo “categorie protette“: zingari, immigrati, neri, musulmani, gay, lesbiche, trans, carcerati, drogati, disagiati fisici e mentali, poveri e ultimi. C’è uno stuolo di soggetti assistenziali e umanitari che si occupano di loro: associazioni umanitarie, gruppi di volontari, enti, Onlus, Ogn, benefattori privati, filantropi, ONU, Unhcr, Unar, Coop, Consulte, Caritas, preti, vescovi e perfino il Papa. E tutto ciò che rientra in queste categorie finisce in prima pagina perché è un richiamo per la curiosità morbosa dei lettori. Ecco un recentissimo esempio di ieri sul Giornale: “Ho rischiato la vita per una infezione“. Se volete vedere la foto cliccate sul link; qui non la inserisco perché, sinceramente, è orribile e fastidiosa.

Su quell’articolo ho lasciato questo commento: “Sì, ci dispiace, ma non è il caso di sbattere l’immagine in prima pagina. Ormai siamo all’esaltazione dell’orrido, del ripugnante, dello splatter, delle deformazioni fisiche, di visi sfregiati dall’acido o da malattie, di aspiranti Miss senza braccia o gambe, di tutto ciò che crea ribrezzo e disgusto: fa spettacolo e richiama l’attenzione del pubblico. Questo almeno è ciò che credono gli addetti ai lavori dei media; quelli che soffrono di qualche forma di psicopatologia e farebbero bene a curarsi, invece che scrivere sui giornali.“.

Possedere uno di questi requisiti costituisce titolo di merito, forse si acquisisce anche punteggio valido per i concorsi pubblici, si aprono corsie preferenziali e si impegnano somme ingenti per assisterli. Ne accennavo anche di recente nel post: “Natale con gli ultimi“.

Alle persone normali non ci pensa nessuno. Ragionieri dell’INPS e geometri del catasto, panettieri e parrucchiere, idraulici ed elettricisti, tranvieri e vigili urbani, bidelli e cassiere, pastori e contadini, sarti e salumieri, non esistono, nessuno se ne preoccupa, nemmeno l’ONU o il Papa. L’unico che si ricorda di loro è l’Agenzia delle entrate quando devono pagare le tasse. Per il resto non esistono. Tanto che finiranno per sentirsi emarginati, dimenticati, andranno incontro a crisi di depressione, stati d’ansia, panico e stress che potrebbero determinare gravi stati patologici. Solo allora, in quanto sofferenti di disagio sociale, rientreranno fra le categorie protette e finalmente qualcuno li degnerà di uno sguardo. Quando qualunque forma di diversità di tipo etnico, religioso, sessuale, psicofisico, diventa titolo di merito e quasi un pregio, l’unico handicap è essere normali. E non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di populismo, fascismo, xenofobia, razzismo, omofobia, islamofobia, e di qualche altra fobia che devono ancora inventarsi.

P.S.

Tre giorni fa la stampa riportava la notizia che in rete alcuni hanno insultato la ragazza bionica: “Ti votano solo perché sei storpia“. Forse potevano risparmiarsi quella espressione, ma c’è un fondo di verità (lo abbiamo già verificato in passato con la mulatta Mendez che nel 1996, contro tutte le previsioni, diventò miss Italia). Ieri poi vediamo il risultato: vince Carlotta Maggiorana. E Chiara Bordi si classifica terza. Non si arriva al terzo posto solo con i voti di familiari e amici. Ma allora chi ha votato per la Bordi? Non sarà che avevano ragione quelli che l’hanno insultata dicendo che la votavano perché “storpia”?

Eppure ci sono anche commenti che giustificano perfino la protesi, non ci trovano niente di strano. Anzi, dice un certo Germanico: “…da quando la bellezza è legata all’integrità fisica? Una ragazza può essere bellissima pur avendo un difetto fisico (peraltro – a mio avviso – secondario)“. Per lui la mancanza di una gamba è un leggero difetto fisico “secondario“. Strani criteri estetici germanici.

L’integrità fisica è uno dei cardini della bellezza. Non può essere bello un corpo privo degli arti o devastato dalle malattie. I canoni della bellezza femminile, salvo leggere variazioni dei gusti estetici nel tempo, sono ancora quelli classici lasciati dalle opere di Fidia, Prassitele, o da Bernini, Canova, Michelangelo. Non ricordo opere di questi artisti che rappresentino donne senza braccia o senza gambe; a parte quelle perse a causa del tempo o incidenti di percorso, come la Nike di Samotracia, (ritrovata priva di braccia e testa) o la Venere di Milo (senza braccia). Ma oggi, in tempi di dominio del concetto di “uguaglianza” al quale tutto deve uniformarsi, anche i difetti fisici sono del tutto normali, anzi diventano titolo di merito (secondo il pensiero unico politicamente corretto). Ma non è normale perdere braccia o gambe. Ciò che, invece e purtroppo, oggi sembra normale è perdere la testa (peggio che perdere un braccio) e la capacità di ragionare.

E così la Bordi è arrivata terza. Chi l’ha votata e perché? Per la bellezza? Ma andiamo, siamo seri. Lo sanno tutti da sempre che queste manifestazioni sono truccate. E che il voto del pubblico è manipolato da chi ha interesse a spingere un concorrente. Lo disse chiaramente Lele Mora che truccò la votazione di un’edizione dell’isola dei famosi, per far vincere Walter Nudo, del quale era agente, comprando i voti per 50.000 euro, perché, come disse; ne avrebbe ricavato molti di più. Ne parlavo in “Miss Italia col trucco“.

Le sue dichiarazioni vennero riportate nell’articolo “L’isola dei famosi ed il mistero del televoto” sul Corriere della sera. Ecco cosa affermò Lele Mora su fatti risalenti al 2003: “Ho creato tante cose a tavolino. Anche le vittorie dell’Isola dei famosi. Io facevo partecipare i miei artisti, come Walter Nudo, e poi compravo i centralini per farli vincere. Magari investivo 50 mila euro ma poi se Walter vinceva, io con gli sponsor chiudevo contratti da un milione di euro. Era un investimento.”.

Chiaro? E c’è ancora qualcuno che crede a questa gente? C’è ancora qualcuno che crede a quello che passa in televisione o che si legge sui giornali? Dobbiamo credere che il concorso di Miss Italia sia il massimo della trasparenza, e che il voto finale non sia influenzato, condizionato, “comprato”, esattamente come faceva Lele Mora? Io qualche dubbio continuo ad averlo. Anzi, più di uno.

Vedi

Miss Italia col trucco

 

 

Cuochi e delitti

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio, aceto balsamico o salsine varie; non serve a niente, ma dà quel tocco simil-artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime e originali pietanze. In realtà la gente normale non sa che farsene di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili. Meglio pasta e fagioli o spaghetti cacio e pepe. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere da salone parrucchiera nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, le interviste “esclusive” ai vicini di casa e passanti per caso, varie ed eventuali.

E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Non basta, perché poi ci sono i programmi speciali (quelli con gli esperti in studio) che si basano proprio sull’analisi approfondita dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledette, Il terzo indizio, Amori criminali etc (“Allegria“, direbbe Mike Bongiorno). E per finire, se ancora non vi bastano  i morti, c’è la stragrande maggioranza di film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento  poliziesco, a base di sparatorie, inseguimenti, fucili, pistole, coltelli e machete in primo piano, morti ammazzati, squartamenti, scene splatter e violenza assortita. le giornate cominciano e finiscono all’insegna della cronaca nera.

Così può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

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Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo farle le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave; e che stia per dare una tragica notizia di un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale) con centinaia di vittime. Invece no, quella è la sua espressione normale, di serie. Lei si sveglia ed è così, al naturale, si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non si faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata e si accapigli per “futili motivi“.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era?); la storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata.

Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

eleonora daniele morto roberto

Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria. Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano. Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, si potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione, a lungo andare, ha sulla psiche del pubblico. Anche di questo ho parlato spesso. Nella colonna a destra ci sono alcuni dei post dedicati all’argomento in “Mass media, società e violenza“. Ma è come parlare al vento. (C’erano nella piattaforma Tiscali, ma qui non compaiono)

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere. Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché quello è il loro lavoro, sono pagati per farlo e ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo.

Testimone oculare…

 

I media ci avvelenano

Lo dico, lo ripeto da anni e lo confermo. Partiamo con una notizietta inutile, quelle da rotocalco rosa (continuo a non capire, e non lo capirò mai,  come sia possibile che, a quanto dicono gli addetti ai lavori, molta gente segua il gossip). La notizia è questa: “Angelina Jolie pentita di aver amato Brad Pitt”.

Angelina JolieSconvolgente, vero? La prima risposta che viene in mente è questa: E chi se ne frega? In realtà ciò che è strano e incomprensibile è che Brad Pitt abbia amato la Jolie. Non ho mai capito tanta ammirazione per questa persona tanto elogiata dai media; sia come attrice che come donna. Ha sempre questa espressione triste, eternamente stanca, stressata, sofferente, depressa, lamentosa; tipica di quelle persone che soffrono di qualche psicopatologia o risentono di problemi irrisolti; accumulano negatività e la scaricano su chi sta loro intorno. E’ deprimente e ansiogena; meglio perderla che trovarla. Ma è una mia impressione personale; de gustibus!

 

Mi fa pensare a quanto la realtà possa influenzare la nostra vita quotidiana, anche e solo attraverso la vicinanza ed il rapporto con le persone che ci stanno vicine: familiari, amici, colleghi di lavoro. Rapporti che possono essere positivi o negativi. E spesso non ci accorgiamo di questa negatività e dei suoi effetti. Ed a conferma di questa impressione, nella stessa prima pagina del Giornale c’era, e ci è rimasta per giorni nonostante i miei commenti di protesta, un’altra foto inquietante, quella di Loredana Bertè.

Bertè-1536075933Ora, va bene che i gusti sono gusti, anche quelli barbari, ma dovrebbe esserci un limite al cattivo gusto ed alle immagini da film horror. Per la Bertè ripeto quanto detto per Jolie; non mi è mai piaciuta, né come cantante, né come donna. Non mi piacciono gli eccessi, le inutili stravaganze, l’essere sempre sopra le righe (tipico dei personaggi dello spettacolo), le provocazioni, specie se fatte al solo scopo di attirare l’attenzione ed avere visibilità sui media.

Ma qui i gusti personali non c’entrano. Piuttosto dovrebbe essere una questione di decenza, di estetica e di buon gusto. Esiste un protocollo che regola i media; in TV è vietato proporre immagini e scene che possono turbare i bambini e persone sensibili, specialmente in quella fascia oraria di grande ascolto che viene definita “fascia protetta” (Interessa soprattutto i bambini, ma riguarda anche gli adulti). Sulla stampa, ed anche sul web, questa fascia non esiste; quindi passa tutto e di più, comprese oscenità, nudi in offerta speciale e immagini che definire orribili è eufemistico.

E infatti sul Giornale ho lasciato questo commento: “Dovreste avere più rispetto per la sensibilità dei vostri lettori. La vista di queste oscenità potrebbe causare gravi traumi psichici a bambini e persone particolarmente sensibili. Qualcuno potrebbe anche chiedervi i danni.”. E’ strano che nessuno prenda posizione e protesti per l’eccesso sui media di immagini e scene di violenza o, comunque, sconsigliate per una parte del pubblico, specie bambini.

Ditemi voi; ma questa foto di Bertè che sembra un mostro con gli occhiali, vi sembra normale? Che sensazioni e reazioni vi provoca; positive o negative? Pensateci bene. Guardate anche queste (modella senza denti e calva), (Naike Rivelli nel water), (Gessica Notaro dopo l’aggressione); sono solo alcune, e neppure le peggiori, delle immagini che si vedono ogni giorno in rete Se ne ricavate una sensazione negativa, o addirittura fastidiosa, tenete conto che la continua visione quotidiana di immagini simili genera una fortissima carica di negatività che si accumula nella mente e può creare ansia, nevrosi e stati patologici; senza che ve ne rendiate conto e ne abbiate coscienza.

Va bene che gli addetti ai lavori ci campano e, quindi, per loro non conta il livello culturale o estetico, ma solo il riscontro commerciale, i dati auditel e gli introiti pubblicitari; ma c’è un limite a tutto. Forse non abbiamo ancora capito l’influenza negativa dei media sul pubblico. Continuo a ripeterlo da anni; lo sento come un problema di fondamentale importanza, visto che la nostra vita ormai è regolata dai media che impongono, tramite messaggi subdoli e subliminali, ritmi, stili di vita, idoli e modelli da imitare. Ho scritto decine e decine di post sull’argomento. Ne ripropongo uno a caso del 2009: “Il Papa ha ragione“. Il Papa non è Bergoglio (lui pensa solo ai migranti e dice sciocchezze ogni volta che apre bocca), ma il suo predecessore Papa Ratzinger.

Il Papa ha ragione (2009)

I media stanno “intossicando” la nostra anima. E’ quello che continuo a ripetere da anni. Basta digitare nella finestrella della funzione Cerca, nella colonna a destra, parole come informazione, media, televisione, stampa, e si troveranno decine e decine di post dedicati a questo argomento. Ma se lo dico io non fa testo. Ieri, invece, molto più autorevolmente, il Papa, nel corso della cerimonia in onore della Madonna a piazza di Spagna, ha ribadito molto chiaramente, come già in passato, la condanna di un certo tipo di informazione:
Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono“.
Non sempre sono d’accordo con la posizione della Chiesa, dei vescovi o dello stesso Papa. Ma in questo caso dice delle cose sacrosante di cui, forse, non si nota appieno la drammatica verità. E’ vero non perché lo dice il Papa, ma il Papa lo dice perché è una verità sacrosanta che è sotto gli occhi di tutti. E’ lo stesso appello che viene lanciato con sempre maggiore frequenza da psicologi, sociologi, filosofi, educatori. Ma si fa finta di non sentire, non capire. Oggi, per esempio, il suo discorso è già sparito dalle prime pagine dei quotidiani on line. Strano, ma prevedibile, perché i primi ad essere messi sotto accusa sono proprio i media. Allora è meglio non dare troppo spazio alle denunce del Papa. Meglio evitare crisi di coscienza. Tanto è vero che, per rintracciare il testo completo, sono dovuto andare sul sito di Avvenire: ”Il meccanismo dei media intossica le coscienze“ (la pagina non esiste più; strano, vero?).

Questo pomeriggio sul sito RAI mi imbatto sul programma di Monica Setta “Il fatto del giorno“. La puntata sta finendo, ma l’argomento era proprio il discorso del Papa. In chiusura di puntata la conduttrice fornisce i risultati dell’immancabile televoto attraverso il quale, lo si intuisce, si è chiesto agli spettatori se fossero d’accordo o meno con le parole del Papa: “La TV abitua al male e all’orrore?“. Ed ecco il risultato: SI, 94% –  NO 6%.

Monica Setta

Certo, è un sondaggio televisivo, quindi da prendere con le molle. Tuttavia, il risultato è così schiacciante che non lascia spazio a dubbi ed interpretazioni. In verità, però, un dubbio sorge ed è anche piuttosto inquietante. Se è vero che il 94% degli spettatori televisivi ritiene che le parole del Papa siano vere e che, quindi, la TV abbia una responsabilità primaria nell’abituare il pubblico al male ed all’orrore, perché quello stesso pubblico segue la TV con assiduità? Che senso hanno i milioni di spettatori dei reality, delle fiction a base di violenza, dei talk show che portano la cronaca nera in primo piano (con o senza il plastico di circostanza), dei processi mediatici, delle immagini forti e spesso raccapriccianti di incidenti, omicidi, con l’immancabile primo piano delle macchie di sangue, il tutto mostrato non in orari di scarso ascolto, ma nei maggiori TG nazionali all’ora di pranzo o di cena? Che senso ha mostrare l’allucinante scena della “maestra” che maltratta un bambino di pochi mesi, come nell’asilo nido di Pistoia? Che senso ha mostrarci i dettagli dell’ennesimo morto ammazzato quotidiano o delle sempre più frequenti tragedie familiari con madri che ammazzano i figli, mariti che ammazzano le mogli, figli che ammazzano i genitori e sconosciuti che si ammazzano “per futili motivi“?

Gli operatori dei media dicono che è diritto di cronaca. La fanno passare per informazione. Dicono, per giustificarsi, che “La gente vuole sapere…”. E con questo criterio in TV passa di tutto, il peggio del peggio della tragedia umana. E la gente guarda, si abitua, finisce pe assuefarsi a questo genere di informazione e spettacolo. Diventa “normale”. Poi, però, ecco che il sondaggio dice che il 94% degli spettatori ritiene che la TV sia responsabile di questo orrore. Ma allora perché la guardano?

Ma, soprattutto, perché gli addetti ai lavori, gli operatori dei media, chiamati così direttamente in causa, non si sentono in dovere di rimediare? Non solo non rimediano, non hanno nemmeno degli scrupoli, né un dubbio. Anzi, escludono qualsiasi responsabilità. La stessa Monica Setta, citata in precedenza, fornendo i dati del televoto si rivolge al suo “direttore” collegato telefonicamente e si chiede: “Direttore, ma allora anche noi siamo responsabili?”. E cosa risponde l’illuminato direttore RAI? Dice che loro non sono responsabili, che quella è la posizione del Papa, ma che loro si limitano a raccontare la realtà. Il che significa che o non ha capito niente del pensiero del Papa, oppure fa finta di non capire (perché è più comodo e ci si campa), oppure ha qualche difficoltà congenita a capire il significato delle parole. Insomma, loro raccontano la realtà (dicono). Ma così facendo accrescono il livello di violenza e di aggressività sociale. E più la società diventa violenta, più loro la raccontano e la sbattono in prima pagina. E’ una rincorsa verso l’autodistruzione. E’ un circolo vizioso. E’ una forma gravissima di autolesionismo, di masochismo sociale di cui, però, nessuno si ritiene responsabile. Ma la spiegazione c’è. E’ quello che ho ripetuto spesso: stiamo impazzendo tutti, ma non ce ne rendiamo conto.

Esattamente come concludevo, 5 anni fa, uno dei tanti post dedicati all’influsso dei media ed alla crescente follia nel mondo: “Follie di giornata“. Chiudevo proprio così: “In un mondo di matti nessuno si rende conto di esserlo“.

Può sembrare esagerata come conclusione, ma non lo è più di tanto. Pochi giorni fa, sulla Stampa, c’era un interessante articolo sull’influenza negativa che un certo tipo di rappresentazione della realtà può avere sul cervello umano, determinando addirittura dei mutamenti e condizionandone il comportamento (oggi la pagina non risulta più disponibile: curioso, tutte le pagine che chiamano in causa la responsabilità dei media spariscono. Sarà un caso?). Lo afferma un neurologo: “La rabbia nasce da un conflitto di potere nel cervello“. Uno di quei tanti articoli che salvo, pensando di dedicargli un post, ma che poi restano lì, magari insieme a tantissimi articoli interessanti; passa la voglia perfino di parlarne. Ma in questo caso riporto un breve passo:

La maggiore diffusione di paradigmi, esempi diseducativi, modelli che scaturiscono da talk show, dibattiti politici, confronti sportivi esasperati, eventi tragici e criminali della vita contemporanea – afferma Sorrentino – contribuiscono a trasformare il cervello in una sorta di ghiandola impazzita che secerne veleni e sostanze che favoriscono azioni, decisioni e comportamenti sconvolgenti“. Più chiaro di così non si può.
Appunto; ed io cosa dico da anni? Esattamente questo. E’ solo uno dei tanti esempi di denuncia chiarissima di un fenomeno che dovrebbe preoccuparci tutti, ma che, stranamente, non interessa nessuno. Si critica la TV, ma tutti la guardano. Si dice che la TV è diseducativa, ma la seguono a milioni. Si stigmatizza l’eccesso di violenza e di trash, ma più i programmi sono violenti, trash, stupidi, e più fanno ascolto. Si riconosce che la TV e i media, come dice il Papa, ci “intossicano”, ma sono il nostro pane quotidiano. Allora è logico chiedersi: “Perché?”. Ovvio, perché stiamo impazzendo.
P.S.
Non per abusare della pazienza di chi legge, ma per chiarire cosa sia quella che chiamano “Informazione”, ecco cosa scrivevo, 6 anni fa, in un breve post a proposito del concetto di “Notizia”: “Notizie…inutili!

Vedi questo documento di Enrico Cheli in formato Pdf del 2005 “Effetti collaterali dei media e come difendersi“.

TV horror

Tutti quelli che invocano la libertà, l’indipendenza o il liberalismo, per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso come quello della televisione, sono degli idioti. E se non sono degli idioti sono degli imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza educando alla violenza.“. (K.R. Popper)

Sugli strani criteri estetici che regolano i media, vedi: “Estetica e TV” e “Cuochi e delitti“.

 

 

 

TV e violenza

Il pericoloso potere della televisione.

Popper Big

 

Già, proprio così, urla: “Siete tutti matti”. Quello che dico anch’io da quando 15 anni fa ho aperto un blog. Esattamente questo: “Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto“.

Quesito televisivo.

Dopo lunghe e profonde riflessioni su certi programmi e personaggi della TV, sono giunto ad un quesito fondamentale: quelli che fanno televisione vengono assunti perché sono idioti, oppure diventano idioti a forza di fare televisione? Mica facile rispondere.

Vedi

Mi ricordo; che caldo…

A qualcuno potrebbe essere sfuggito, ma per fortuna ci sono i TG a ricordarci che fa caldo! Si arriva, incredibile, a toccare i 35°, con umidità fino al 50%, e la protezione civile è già in stato di allerta: allarme medio alto.

Mi ricordo, sì io mi ricordo. Mi ricordo certe giornate d’estate con 40° all’ombra e certe notti, specie in località sul mare, con una percentuale di umidità pari al 85%. E non scattò nessun allarme rosso, non intervenne la protezione civile, né la marina, né i vigili del fuoco, né i vigili urbani ed i TG parlavano d’altro. Mi ricordo quando nelle case, nelle scuole e nei posti di lavoro non c’era né riscaldamento, né aria condizionata. Mi ricordo quando d’estate, prima che arrivassero le prime mietitrici meccaniche, si falciava il grano a mano, sotto il sole. Ma siccome non c’erano i TG e nemmeno la protezione civile e l’allarme medio alto, quegli incoscienti e ignoranti, non sapendo che faceva caldo, continuavano a falciare il grano anche a mezzogiorno.

mietitura
Poi arrivò il progresso. Mi ricordo quando le manifestazioni studentesche erano all’ordine del giorno. Non passava settimana senza un bel corteo di protesta che, di fatto, bloccava l’intero traffico della città. Più che studenti che ogni tanto protestavano sembrava un mondo di eterni scioperanti di professione che qualche volta andavano a scuola. E talvolta, specie ad inizio anno scolastico, succedeva che, informandosi sui motivi della protesta, si veniva a sapere che era dovuta al fatto che “non funzionava il riscaldamento“. Beh, allora è più che giusto!

Col passare degli anni, grazie anche ad una maggiore e puntuale informazione, siamo costantemente informati sull’andamento climatico e sui pericoli del freddo invernale e del caldo estivo. Ormai anche una variazione di pochi gradi ci mette in crisi e scatta l’allarme. L’umanità è diventata talmente sensibile alle variazioni climatiche, che ormai si tende a vivere come se fossimo dei sofisticati e delicatissimi circuiti elettronici: a temperatura costante. Mi ricordo, sì io mi ricordo. So che vi sembrerà impossibile e stenterete a crederlo, ma, quando ancora non c’erano i TG, le rubriche meteo e le meteorine che forniscono gli aggiornamenti minuto per minuto, c’è stato un tempo in cui d’inverno, quando faceva freddo, ci si copriva. E d’estate…si sudava!  Incredibile, vero?

Troppo caldo; rinfreschiamoci un po’… con Nada (da Sanremo 1969)

Maurizio Martina /Mascetti

Maurizio Martina, quello che è convinto di essere il segretario del PD,  rispondendo a Carlo Calenda sull’ennesima disfatta elettorale del PD (Crollo PD; botta e risposta Calenda-Martina) ha detto: “Credo nel lavoro di ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro.”. Martina, va bene che “con quella faccia può dire ciò che vuole“, ma che cazzo vuol dire? Forse non lo ha capito neppure lui. Roba da far invidia alle supercazzole del conte Mascetti di Amici miei.

Martina

Ormai questi politici parlano a vanvera, come viene viene. Basta che siano inquadrati da una telecamera o abbiano un microfono sotto il naso e,  giusto per compiacere i cronisti, che così hanno qualcosa da riportare sulla stampa per riempire le pagine, sparano frasi fatte, luoghi comuni, dichiarazioni di circostanza, accuse sparse agli avversari e autocelebrazioni,  o semplici nonsense (tanto la gente ormai è così confusa e frastornata dai media, dai social, dalle fake news,  che si beve tutto come acqua fresca).  Così anche Maurizio Martina sembra una persona normale.

Scemocrazia

Lo scemo e la democrazia
“Ci sarebbe da discutere anche sull’idea di democrazia; è sicuramente sopravvalutata e nociva. Non invoco certamente una dittatura, ma se per diventare un magistrato o un chirurgo o un giornalista bisogna vincere un concorso o fare un esame, non capisco perché per scegliere da chi essere governati va bene chiunque, in un paese con tasso altissimo di analfabeti funzionali. In generale tutto ciò che è alternativo alla scienza è alternativo all’intelligenza. Anche perché, come dice Piero Angela, “La scienza non è democratica”. E allo stesso modo la democrazia non è scientifica; un motivo valido per dubitarne. Fosse per me metterei un esame di scienza e di logica per avere il diritto di voto, e un altro, ancora più severo, per avere quello di essere eletti.”. (E’ quello che sostengo da sempre, ma con scarso risultato. Si vede che nessuno si pone il problema, oppure gli va bene così. VediDemocrazia in pillole e supposte”).

Lo scemo e l’astrologia

Mi basta che in una conversazione uno mi chieda “Di che segno sei?” per farmelo reputare immediatamente un cretino. Se è una donna attraente, per farmelo ammosciare all’istante. Siamo nel 2018…(omissis)…e ancora si leggono gli oroscopi?

Lo scemo che ama
Io amo i gay, sono delle persone stupende!”, si sente dire; una forma di razzismo bella e buona, come se l’essere omosessuale ti iscrivesse di diritto al club delle persone carine o ti espellesse da quello delle persone orrende. Una variante è chi dice di amare gli animali, come se tutti gli animali fossero uguali. Come il cristianesimo con l’uomo: “ama il prossimo tuo come te stesso.”. Ma amalo tu il prossimo tuo, io prima voglio vedere chi è; se è come il mio vicino di casa gli darei fuoco, altro che amarlo (senza contare che già fatico ad amare me stesso).

Lo scemo e la TV
Non c’è nulla di più idiota della televisione italiana, la quale ha sostanzialmente tre argomenti: la politica, la cronaca nera e la televisione stessa. Politici che discutono con politici, assassini e vittime di assassini intervistati, cantanti e attori morti di fama che vanno a programmi come il Grande fratello VIP per cercare di grattare il fondo di un barile che non c’è più; e sentendoli parlare capisci che VIP può significare solo una cosa: Very Idiot Person.

Lo scemo poeta

E’ semplicemente un
romantico che
scrive delle scemenze andando
a capo
a cazzo
di cane.

(Questa mi ricorda molto una mia vecchia “poesia” del 2003 “Questa non è una poesia” che poi ho riproposto spesso nel vecchio blog).
I testi riportati sono presi da “Scemocrazia” di Massimiliano Parente.

Nel primo brano riportato “Lo scemo e la democrazia“, Parente avanza l’idea che sarebbe opportuno sottoporre ad un esame gli elettori per esercitare il diritto di voto e, a maggior ragione, quelli che aspirano ad essere eletti. Ho aggiunto che quella è una mia vecchia idea di cui sono sempre convinto. E giusto per dimostrare che non è una semplice battuta per dire “Io lo avevo detto“, ho rintracciato un vecchio post di 15 anni fa, 2 agosto 2003, “Democrazia e assemblee condominiali“, in cui scrivo proprio questo:

“La politica è, per definizione, la scienza o l’arte di governare. Arte, quindi, particolarmente difficile e complessa che richiederebbe grandi capacità e competenze specifiche nella organizzazione della società. Sembrerebbe logico che, pertanto, solo chi possieda qualità particolari, attinenti alla politica, possa dedicarsi ad un così alto compito. E sembrerebbe ancora logico pensare che, di conseguenza, solo persone che abbiano dimostrato di possedere tali qualità possano dedicarsi alla politica. E sarebbe del tutto comprensibile che, per dimostrare di possedere le qualità necessarie, si debba superare un qualche esame o test che accerti le reali capacità dei candidati. Ora, come tutti sanno, per fare il bidello in una scuola, o qualunque altra attività, anche la più umile, occorre presentare domanda, avere dei requisiti di età, titolo di studio etc…Occorre, inoltre, superare preselezioni, selezioni e prove varie. Solo dopo aver superato le varie prove previste dal concorso si può sperare di essere assunti per fare il bidello! Per fare il parlamentare non occorre niente di tutto questo. Si può essere degli emeriti cretini e sedere in parlamento. Nessuno ci garantisce che le persone che vengono elette abbiano i requisiti necessari per occuparsi di politica. E tenuto conto che, come si diceva, la politica è una scienza complessa che richiede doti e capacità particolari, è semplicemente assurdo ed incredibile che coloro che si dedicano alla politica non debbano superare neanche un minimo di test attitudinale.

Tutti sappiamo che nella vita quotidiana, ogni volta che abbiamo bisogno di ricorrere a terze persone per lo svolgimento di mansioni o consulenze specifiche, ci rivolgiamo a degli specialisti nei vari settori. Se stiamo male andiamo dal medico, se l’auto non funziona la portiamo dal meccanico e se il rubinetto perde chiamiamo l’idraulico. Ovvero, ci rivolgiamo a delle persone che hanno delle competenze specifiche nel campo che ci interessa. Nessuno sarebbe così pazzo, se avesse un bambino malato, da organizzare una assemblea condominiale per decidere, a maggioranza, come curare il bambino. A meno che non sia un palazzo abitato esclusivamente da medici. Ora, stando così le cose, viene spontaneo porsi una domanda più che legittima. Come mai si affida una attività difficile e complessa come l’organizzazione della società a delle persone che, nella maggior parte dei casi, non conosciamo e che non hanno dimostrato in alcun modo di avere le capacità, le doti e la preparazione specifica che la politica richiede? Eppure, strano, ma vero, questo è proprio quello che facciamo in democrazia!

Appunto. e ne sono sempre più convinto.

 

 

Casalino ce l’ha piccolo

Rocco Casalino si lamenta, dice che ce l’ha piccolo; lo studio a Palazzo Chigi. “Il portavoce del presidente del Consiglio si lamenta degli arredi e della dimensione degli uffici.”. Forse immaginava di avere a disposizione una stanza tipo lo Studio ovale della Casa Bianca. Magari con annesso un salottino intimo dove intrattenersi col suo “fidanzato” cubano.

Non avrei mai immaginato che questo Grande fratellastro sarebbe finito a Palazzo Chigi. Ormai tutto è possibile. Pornostar e trans in Parlamento le abbiamo avute. Ministre africane pure. Papi marxisti anche. Manca solo Topo Gigio, Heidi, Calimero e la Mucca Carolina.

Casalino

Già, perché lui non solo è un ex Grande fratello (uno dei programmi, insieme all’Isola dei famosi, più demenziali della TV), ma è anche gay. Ed oggi se sei una persona normale non ti si fila nessuno. Per avere successo questa è la strada, devi appartenere alle “categorie protette”: gay, lesbo, trans, neri africani, migranti, rom, tronisti, amici della De Filippi, concorrenti dei reality, etc. Se appartieni a queste parrocchie una adeguata sistemazione te la trovano di sicuro. Ultimamente anche aver ricevuto vere o presunte molestie sessuali (meglio se da personaggi famosi e danarosi) aiuta molto: si finisce sulle prime pagine di stampa, si viene invitate nel salotto di Barbara  D’Urso o della Panicucci dove se ne occupano opinionisti illustri come Luca Giurato,  Lory Del Santo, Alba Parietti, Malgioglio e Luxuria. Ed il successo è garantito.

Sembra però, da voci di corridoio, che l’ampiezza delle stanze di Palazzo Chigi sia commisurata all’ampiezza del cervello di chi le occupa. Quindi non so se Casalino riuscirà ad ingrandire lo studio. In compenso può tentare di renderlo più accogliente. Per esempio con l’aiuto del fidanzato cubano che sembra ce l’abbia grande…la passione per l’arredamento. Sono certo che troveranno il modo di usare al meglio anche i piccoli spazi, le protuberanze e gli orifizi naturali; magari in modo fantasioso e creativo.