Mi ricordo; che caldo…

A qualcuno potrebbe essere sfuggito, ma per fortuna ci sono i TG a ricordarci che fa caldo! Si arriva, incredibile, a toccare i 35°, con umidità fino al 50%, e la protezione civile è già in stato di allerta: allarme medio alto.

Mi ricordo, sì io mi ricordo. Mi ricordo certe giornate d’estate con 40° all’ombra e certe notti, specie in località sul mare, con una percentuale di umidità pari al 85%. E non scattò nessun allarme rosso, non intervenne la protezione civile, né la marina, né i vigili del fuoco, né i vigili urbani ed i TG parlavano d’altro. Mi ricordo quando nelle case, nelle scuole e nei posti di lavoro non c’era né riscaldamento, né aria condizionata. Mi ricordo quando d’estate, prima che arrivassero le prime mietitrici meccaniche, si falciava il grano a mano, sotto il sole. Ma siccome non c’erano i TG e nemmeno la protezione civile e l’allarme medio alto, quegli incoscienti e ignoranti, non sapendo che faceva caldo, continuavano a falciare il grano anche a mezzogiorno.

mietitura
Poi arrivò il progresso. Mi ricordo quando le manifestazioni studentesche erano all’ordine del giorno. Non passava settimana senza un bel corteo di protesta che, di fatto, bloccava l’intero traffico della città. Più che studenti che ogni tanto protestavano sembrava un mondo di eterni scioperanti di professione che qualche volta andavano a scuola. E talvolta, specie ad inizio anno scolastico, succedeva che, informandosi sui motivi della protesta, si veniva a sapere che era dovuta al fatto che “non funzionava il riscaldamento“. Beh, allora è più che giusto!

Col passare degli anni, grazie anche ad una maggiore e puntuale informazione, siamo costantemente informati sull’andamento climatico e sui pericoli del freddo invernale e del caldo estivo. Ormai anche una variazione di pochi gradi ci mette in crisi e scatta l’allarme. L’umanità è diventata talmente sensibile alle variazioni climatiche, che ormai si tende a vivere come se fossimo dei sofisticati e delicatissimi circuiti elettronici: a temperatura costante. Mi ricordo, sì io mi ricordo. So che vi sembrerà impossibile e stenterete a crederlo, ma, quando ancora non c’erano i TG, le rubriche meteo e le meteorine che forniscono gli aggiornamenti minuto per minuto, c’è stato un tempo in cui d’inverno, quando faceva freddo, ci si copriva. E d’estate…si sudava!  Incredibile, vero?

Troppo caldo; rinfreschiamoci un po’… con Nada (da Sanremo 1969)

Maurizio Martina /Mascetti

Maurizio Martina, quello che è convinto di essere il segretario del PD,  rispondendo a Carlo Calenda sull’ennesima disfatta elettorale del PD (Crollo PD; botta e risposta Calenda-Martina) ha detto: “Credo nel lavoro di ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro.”. Martina, va bene che “con quella faccia può dire ciò che vuole“, ma che cazzo vuol dire? Forse non lo ha capito neppure lui. Roba da far invidia alle supercazzole del conte Mascetti di Amici miei.

Martina

Ormai questi politici parlano a vanvera, come viene viene. Basta che siano inquadrati da una telecamera o abbiano un microfono sotto il naso e,  giusto per compiacere i cronisti, che così hanno qualcosa da riportare sulla stampa per riempire le pagine, sparano frasi fatte, luoghi comuni, dichiarazioni di circostanza, accuse sparse agli avversari e autocelebrazioni,  o semplici nonsense (tanto la gente ormai è così confusa e frastornata dai media, dai social, dalle fake news,  che si beve tutto come acqua fresca).  Così anche Maurizio Martina sembra una persona normale.

Scemocrazia

Lo scemo e la democrazia
“Ci sarebbe da discutere anche sull’idea di democrazia; è sicuramente sopravvalutata e nociva. Non invoco certamente una dittatura, ma se per diventare un magistrato o un chirurgo o un giornalista bisogna vincere un concorso o fare un esame, non capisco perché per scegliere da chi essere governati va bene chiunque, in un paese con tasso altissimo di analfabeti funzionali. In generale tutto ciò che è alternativo alla scienza è alternativo all’intelligenza. Anche perché, come dice Piero Angela, “La scienza non è democratica”. E allo stesso modo la democrazia non è scientifica; un motivo valido per dubitarne. Fosse per me metterei un esame di scienza e di logica per avere il diritto di voto, e un altro, ancora più severo, per avere quello di essere eletti.”. (E’ quello che sostengo da sempre, ma con scarso risultato. Si vede che nessuno si pone il problema, oppure gli va bene così. VediDemocrazia in pillole e supposte”).

Lo scemo e l’astrologia

Mi basta che in una conversazione uno mi chieda “Di che segno sei?” per farmelo reputare immediatamente un cretino. Se è una donna attraente, per farmelo ammosciare all’istante. Siamo nel 2018…(omissis)…e ancora si leggono gli oroscopi?

Lo scemo che ama
Io amo i gay, sono delle persone stupende!”, si sente dire; una forma di razzismo bella e buona, come se l’essere omosessuale ti iscrivesse di diritto al club delle persone carine o ti espellesse da quello delle persone orrende. Una variante è chi dice di amare gli animali, come se tutti gli animali fossero uguali. Come il cristianesimo con l’uomo: “ama il prossimo tuo come te stesso.”. Ma amalo tu il prossimo tuo, io prima voglio vedere chi è; se è come il mio vicino di casa gli darei fuoco, altro che amarlo (senza contare che già fatico ad amare me stesso).

Lo scemo e la TV
Non c’è nulla di più idiota della televisione italiana, la quale ha sostanzialmente tre argomenti: la politica, la cronaca nera e la televisione stessa. Politici che discutono con politici, assassini e vittime di assassini intervistati, cantanti e attori morti di fama che vanno a programmi come il Grande fratello VIP per cercare di grattare il fondo di un barile che non c’è più; e sentendoli parlare capisci che VIP può significare solo una cosa: Very Idiot Person.

Lo scemo poeta

E’ semplicemente un
romantico che
scrive delle scemenze andando
a capo
a cazzo
di cane.

(Questa mi ricorda molto una mia vecchia “poesia” del 2003 “Questa non è una poesia” che poi ho riproposto spesso nel vecchio blog).
I testi riportati sono presi da “Scemocrazia” di Massimiliano Parente.

Nel primo brano riportato “Lo scemo e la democrazia“, Parente avanza l’idea che sarebbe opportuno sottoporre ad un esame gli elettori per esercitare il diritto di voto e, a maggior ragione, quelli che aspirano ad essere eletti. Ho aggiunto che quella è una mia vecchia idea di cui sono sempre convinto. E giusto per dimostrare che non è una semplice battuta per dire “Io lo avevo detto“, ho rintracciato un vecchio post di 15 anni fa, 2 agosto 2003, “Democrazia e assemblee condominiali“, in cui scrivo proprio questo:

“La politica è, per definizione, la scienza o l’arte di governare. Arte, quindi, particolarmente difficile e complessa che richiederebbe grandi capacità e competenze specifiche nella organizzazione della società. Sembrerebbe logico che, pertanto, solo chi possieda qualità particolari, attinenti alla politica, possa dedicarsi ad un così alto compito. E sembrerebbe ancora logico pensare che, di conseguenza, solo persone che abbiano dimostrato di possedere tali qualità possano dedicarsi alla politica. E sarebbe del tutto comprensibile che, per dimostrare di possedere le qualità necessarie, si debba superare un qualche esame o test che accerti le reali capacità dei candidati. Ora, come tutti sanno, per fare il bidello in una scuola, o qualunque altra attività, anche la più umile, occorre presentare domanda, avere dei requisiti di età, titolo di studio etc…Occorre, inoltre, superare preselezioni, selezioni e prove varie. Solo dopo aver superato le varie prove previste dal concorso si può sperare di essere assunti per fare il bidello! Per fare il parlamentare non occorre niente di tutto questo. Si può essere degli emeriti cretini e sedere in parlamento. Nessuno ci garantisce che le persone che vengono elette abbiano i requisiti necessari per occuparsi di politica. E tenuto conto che, come si diceva, la politica è una scienza complessa che richiede doti e capacità particolari, è semplicemente assurdo ed incredibile che coloro che si dedicano alla politica non debbano superare neanche un minimo di test attitudinale.

Tutti sappiamo che nella vita quotidiana, ogni volta che abbiamo bisogno di ricorrere a terze persone per lo svolgimento di mansioni o consulenze specifiche, ci rivolgiamo a degli specialisti nei vari settori. Se stiamo male andiamo dal medico, se l’auto non funziona la portiamo dal meccanico e se il rubinetto perde chiamiamo l’idraulico. Ovvero, ci rivolgiamo a delle persone che hanno delle competenze specifiche nel campo che ci interessa. Nessuno sarebbe così pazzo, se avesse un bambino malato, da organizzare una assemblea condominiale per decidere, a maggioranza, come curare il bambino. A meno che non sia un palazzo abitato esclusivamente da medici. Ora, stando così le cose, viene spontaneo porsi una domanda più che legittima. Come mai si affida una attività difficile e complessa come l’organizzazione della società a delle persone che, nella maggior parte dei casi, non conosciamo e che non hanno dimostrato in alcun modo di avere le capacità, le doti e la preparazione specifica che la politica richiede? Eppure, strano, ma vero, questo è proprio quello che facciamo in democrazia!

Appunto. e ne sono sempre più convinto.

 

 

Casalino ce l’ha piccolo

Rocco Casalino si lamenta, dice che ce l’ha piccolo; lo studio a Palazzo Chigi. “Il portavoce del presidente del Consiglio si lamenta degli arredi e della dimensione degli uffici.”. Forse immaginava di avere a disposizione una stanza tipo lo Studio ovale della Casa Bianca. Magari con annesso un salottino intimo dove intrattenersi col suo “fidanzato” cubano.

Non avrei mai immaginato che questo Grande fratellastro sarebbe finito a Palazzo Chigi. Ormai tutto è possibile. Pornostar e trans in Parlamento le abbiamo avute. Ministre africane pure. Papi marxisti anche. Manca solo Topo Gigio, Heidi, Calimero e la Mucca Carolina.

Casalino

Già, perché lui non solo è un ex Grande fratello (uno dei programmi, insieme all’Isola dei famosi, più demenziali della TV), ma è anche gay. Ed oggi se sei una persona normale non ti si fila nessuno. Per avere successo questa è la strada, devi appartenere alle “categorie protette”: gay, lesbo, trans, neri africani, migranti, rom, tronisti, amici della De Filippi, concorrenti dei reality, etc. Se appartieni a queste parrocchie una adeguata sistemazione te la trovano di sicuro. Ultimamente anche aver ricevuto vere o presunte molestie sessuali (meglio se da personaggi famosi e danarosi) aiuta molto: si finisce sulle prime pagine di stampa, si viene invitate nel salotto di Barbara  D’Urso o della Panicucci dove se ne occupano opinionisti illustri come Luca Giurato,  Lory Del Santo, Alba Parietti, Malgioglio e Luxuria. Ed il successo è garantito.

Sembra però, da voci di corridoio, che l’ampiezza delle stanze di Palazzo Chigi sia commisurata all’ampiezza del cervello di chi le occupa. Quindi non so se Casalino riuscirà ad ingrandire lo studio. In compenso può tentare di renderlo più accogliente. Per esempio con l’aiuto del fidanzato cubano che sembra ce l’abbia grande…la passione per l’arredamento. Sono certo che troveranno il modo di usare al meglio anche i piccoli spazi, le protuberanze e gli orifizi naturali; magari in modo fantasioso e creativo.

Telepolli e oche giulive.

La televisione è un servizio pubblico con finalità pedagogiche e culturali, oppure è un’attività commerciale che sfrutta l’intrattenimento per realizzare profitti? E’ l’eterna lotta fra l’assecondare il gusto del pubblico o perseguire finalità più nobili tese ad elevare il livello culturale del popolo. Se la gente ama vedere talent, reality, fiction e giochini scemi, la televisione commerciale, che deve assecondare i gusti del pubblico per realizzare utili d’azienda, fa benissimo a proporre questi programmi. Dal punto di vista culturale, invece, è deprimente, sconsolante, demoralizzante, frustrante, vedere che, nonostante l’apparente progresso sociale degli ultimi decenni, la maggioranza della popolazione non abbia conseguito alcun miglioramento qualitativo e non abbia affinato il gusto estetico. Dal punto di vista culturale, trogloditi erano e trogloditi restano, nonostante la tecnologia e la maggior diffusione dell’istruzione scolastica.

Ma non bisogna dirlo, altrimenti si scatenano polemiche, insulti ed accuse di vario genere. Ed i telespettatori dai gusti discutibili si risentono, si sentono offesi, rivendicano la libertà di scelta, di gusti e di giudizio ed il diritto di assistere alle finte avventure di finti naufraghi, cuochi con le mani in pasta, paraninfi televisivi, carrambate, confessioni pubbliche di vizi privati, gossip da lavandaie e telenovelas sugli amori dei Vip. In perfetta sintonia con il relativismo imperante, pensano che la scelta dei programmi da seguire sia giustificata solo dalle preferenze personali, rinnegano qualunque valutazione di tipo estetico e culturale, concludendo che “è bello ciò che piace”. Così si asseconda il gusto del pubblico e si adegua il livello qualitativo dei programmi abbassandolo al loro livello culturale; senza tener conto che la televisione, anche involontariamente, ha un fortissimo effetto pedagogico sul pubblico. Ciò significa che mentre la televisione asseconda il gusto del pubblico, al tempo stesso e grazie all’innato istinto di emulazione, il pubblico viene educato ad assumere come criterio estetico quello fornito dalla televisione.

A lungo andare l’effetto è una rincorsa al basso, un progressivo abbassamento del livello qualitativo, perché se il gusto del pubblico non viene educato ed elevato qualitativamente, non solo non migliora, ma tende ad abbassarsi ulteriormente. Per conseguenza la televisione dovrà, di pari passo, abbassare ancora il livello dei programmi: il risultato è una irrefrenabile ed irreversibile rincorsa al peggioramento progressivo del livello estetico e culturale; non solo del pubblico, ma anche degli autori e di chi decide i palinsesti. Una tragedia della quale, forse, non si ha la dovuta percezione e della quale si ignorano volutamente gli effetti. Chiesero ad Ennio Flaiano se la televisione abbassasse il livello culturale del pubblico. Rispose. “No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.”.

Ma chiunque osi criticare l’uso spregiudicato ed irresponsabile dei mezzi di comunicazione, il cui unico scopo sembra essere il profitto, e mettere in dubbio la validità dei criteri estetici della maggioranza mediocre, corre il rischio di essere accusato di snobismo, elitarismo, intellettualismo, razzismo e di “ismi” vari. Allora è meglio tacere e lasciare che ognuno guardi ciò che vuole; via, dunque, con un’altra stagione di fiction, reality, talent, nonni liberi, medici in famiglia, commesse, casalinghe disperate, preti investigatori, cani commissari, “Montalbano sono…”, marescialli, squadre speciali, distretti di polizia, postini del cuore, bambini canterini, chiacchiere da lavandaie, adulti ballerini e giochini preserali con o senza scatole. Lo vuole la gente, la maggioranza. E in democrazia bisogna rispettare la volontà della maggioranza popolare, anche quando rappresenta il trionfo della mediocrità, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali ed anche gli imbecilli fanno maggioranza. “Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli” (Napoleone).

La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto, che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti barbari della maggioranza della popolazione. Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di certi programmi demenziali.

Polli-e-oche

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello culturale del pubblico, lo usiamo per pubblicizzare  detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali, e per diffondere messaggi negativi e violenti.  E non ci si può nemmeno lamentare, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono Teleidioti, tecnologicamente avanzati. Già, perché, come diceva Ennio Flaiano “Oggi anche il cretino è specializzato“.

Popper Big

Ben ritrovati?

Ogni volta che lo sento è come un pugno nello stomaco. E siccome ormai è molto diffuso in televisione (sembra diventato l’unico saluto ufficiale), ogni giorno i pugni da sopportare sono più di uno, a ripetizione e di diversa qualità. Se volete conferma basta andare a qualunque ora su TGcom24, canale 51. Allora bisogna pure che qualcuno lo dica chiaro. Chi saluta con “Ben trovati” o “Ben ritrovati”, rivolgendosi al pubblico a casa, o “Bentrovato/a” rivolgendosi ad un ospite in studio, o alla meteorina che legge le previsioni meteo a pochi metri di distanza, è un cretino (conduttore cretino). Chi risponde ad ogni domanda con “Assolutamente…assolutamente sì…assolutamente no…” è cretino (assolutamente cretino). Chi infarcisce le frasi con intercalari tipo “Sicuramente…come dire…allora…voglio dire…per dire…estremamente…un attimino…e quant’altro” per allungare il brodo e mascherare l’incertezza del pensiero allungando la frase è cretino (cretino confuso). Chi ringrazia sempre gli ospiti con “Grazie”, aggiungendo sempre “Grazie davvero…” come se dire solo “Grazie” non sia abbastanza se non si aggiunge “davvero“, è cretino (cretino davvero). Chi usa “piuttosto che” in senso disgiuntivo, al posto di “e, o, oppure”, è cretino (cretino ignorante). Quelli che lanciano come “esclusiva” le notizie di gossip per nobilitare pettegolezzi da lavandaie sono cretini (cretine lavandaie). Quelli che scambiano il gossip per informazione o affermano che i reality tipo Grande fratello o Isola dei famosi sono spettacolo e intrattenimento sono cretini (cretini che ci campano). Conclusione: ci sono in circolazione troppi cretini. Bisognerebbe tenerli a bada e dargli meno spazio mediatico. Men che meno mandarli in televisione. L’ho già scritto in passato. E siccome repetita iuvant, lo ripropongo.
Ben ritrovati (dicembre 2016)
Non ne posso più di sentire in televisione questo “Ben ritrovati” usato come saluto. Mi provoca l’orticaria. Ormai dilaga, lo usano tutti, è diventato il saluto di rito. Stamattina ho sentito pure una meteorina vestita da ufficiale dell’aeronautica, che apriva le sue previsioni del tempo con “Ben ritrovati“. Viene spontaneo rispondere mentalmente “Ma perché, ci eravamo persi?”. Lo usano le annunciatrici dei telegiornali, conduttori e conduttrici dei vari programmi, inviati più o meno speciali, titolari di rubriche e rubrichette quotidiane, cuochi e oroscopanti. Non bastava usare un Buongiorno, Buonasera, Buon pomeriggio, o un normalissimo Benvenuti, come si è fatto per secoli. No, oggi bisogna inventarsi sempre delle novità, per dimostrare di essere originali, creativi, estrosi, eccentrici, chic. Così tempo fa qualcuno cominciò a salutare non con un semplice Buongiorno, ma con “Ben ritrovati“, tanto per usare un’espressione diversa. E siccome è risaputo che le cose intelligenti sono difficili da accettare, ma le stronzate fanno subito presa e si diffondono peggio dell’influenza asiatica, ecco che, in brevissimo tempo, tutti si adeguano e non c’è programma TV che non vi saluti e vi accolga con “Ben trovati o Ben ritrovati“.
E’ lo stesso principio per il quale si è diffuso come un virus l’uso di “quant’altro, assolutamente sì, un attimino, sicuramente, etc…”, ma soprattutto quella specie di obbrobrio ed oltraggio alla lingua che è l’uso di “piuttosto che” in senso disgiuntivo, al posto di “e, o, oppure“. Dovrebbe essere considerato come reato, da perseguire con sanzioni, multe salate e perfino la galera per i più recidivi; roba da metterli alla gogna nella pubblica piazza. Sembrano dettagli insignificanti, ma sono segnali della stupidità dilagante, del decadimento sociale, dell’ignoranza diffusa mascherata da cultura di massa. E la cosa più assurda è che ad usare questa nuova terminologia non sono le persone ignoranti che, grazie al cielo, continuano a parlare come mangiano: i cultori di questi obbrobri linguistici sono le classi elevate, intellettuali, giornalisti, scrittori, direttori vari, conduttori televisivi, l’élite.
Sta diventando davvero insopportabile sentire ogni giorno queste aberrazioni linguistiche, proprio perché vengono da personaggi che, per il ruolo pubblico ricoperto, dovrebbero fungere da maestri, modelli da seguire. Si dice che la televisione abbia unificato l’Italia anche nella lingua; ed è vero. Oggi, dopo aver favorito la diffusione della lingua italiana dalle Alpi a Lampedusa, sta diventando la “cattiva maestra televisione“, come la chiamò Karl Popper, che non solo sta facendo dimenticare l’uso corretto della lingua, della grammatica e della sintassi, ma favorisce la diffusione degli errori più elementari ed insopportabili. Errori che non si facevano nemmeno alle scuole medie, come usare “Te” al posto del “Tu” in espressioni tipo “Come dici te…Te cosa ne pensi…). Eppure questo errore lo si sente spesso in Tv anche da parte di conduttori come Del Debbio (che, da toscano, lo usa regolarmente perché è tipico della parlata toscana) o come l’ex direttore del TG1 Gianni Riotta, o di quel grande divulgatore scientifico che pensa di essere Alessandro Cecchi Paone (l’ho sentito per puro caso proprio ieri sera, facendo zapping, mentre si rivolgeva ad un cane col Te al posto del Tu). Ma non divaghiamo, l’elenco delle scelleratezze linguistiche sarebbe lungo.
Ora, quando si sente questo nuovo modo di rivolgersi ad un ospite in studio, al pubblico a casa, o ad un inviato in collegamento esterno, viene spontaneo porsi una domanda. Ma salutare qualcuno con ”Ben ritrovato” significa che si era perso, smarrito, dimenticato o rinchiuso per sbaglio in qualche sgabuzzino degli studi televisivi e per fortuna è stato “ritrovato” magari dalle donne delle pulizie? Significa che era dato per disperso nella foresta amazzonica o nell’Africa equatoriale e che dopo anni di lunghe e perigliose vicissitudini è stato finalmente “ritrovato” vivo fra gli indigeni? Ricorda l’episodio del ritrovamento del missionario esploratore David Livingstone che era dato per disperso in Africa. Si narra che quando il giornalista Henry Morton Stanley finalmente lo trovò, dopo due anni di ricerche, lo abbia salutato con la frase diventata celebre: “Dr. Livingstone, I presume”. Ecco, oggi invece che “Dr. Livinstone, suppongo“, un giornalista italiano direbbe “Ben ritrovato, Livingstone“. Ed avrebbe anche ragione se ci si rivolge a qualcuno che si sta cercando per mari e monti da anni. Ma non ha senso se ti rivolgi al pubblico a casa o ad un personaggio che staziona in permanenza negli studi televisivi che, quindi, non si è perso, non si era smarrito, non era dato per scomparso in Patagonia. In questo caso salutare con “Ben ritrovati” è da idioti. Punto. Per essere coerenti, se quando si comincia una puntata si saluta il pubblico con “Ben ritrovati“, quando la puntata finisce si saluta con “Ben lasciati“?

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The show must go on

Da Norcia a Loredana Lecciso, passando per Barbara D’Urso. Oggi pomeriggio Marcello Pera, a Tagadà, ha detto che la tragedia del terremoto ci fa riflettere sulla caducità della vita e ci ricorda quali siano le cose che contano veramente; e che, se lo ricordassimo più spesso, non ci sarebbe tanto egoismo ed aggressività. E bravo anche Pera. Comprendiamo il valore delle cose quando ci mancano. Certo, se lo capissimo prima sarebbe meglio. Mi sorprende che la gente faccia queste sagge riflessioni solo quando gli crolla addosso la casa. Eppure non c’è ragione alcuna perché non si possano fare anche in assenza di catastrofi.

Ieri, invece, in chiusura del TG5, dopo aver dato ampio spazio alle immagini del terremoto, il conduttore passa la linea a Barbara D’Urso per sentire l’anteprima del suo programma che sta per iniziare. Dice la D’Urso che lascerà aperte delle finestre per eventuali aggiornamenti, ma che lei, comunque, deve fare il suo programma di intrattenimento: “The show must go on”. Ed elenca alcuni ospiti e servizi “esclusivi”. La prima è Loredana Lecciso che svelerà, sempre in esclusiva, la verità sulla sua mancata partecipazione al matrimonio della figlia di Al Bano. Seguono altri nomi di ospiti, più o meno dello stesso “altissimo livello”. Giusto il tempo di cambiare canale. L’apparizione della D’Urso è sempre un mistero. In tempi in cui la tecnologia fa miracoli per offrirci una visione di alta definizione che consente di contare i peli della barba, lei appare sempre sfuocata, sbiadita da luci sparate sul volto, da filtri flou ed effetti speciali che la fanno apparire come una visione celeste. E’ un mistero mediatico che nessuno ancora ci ha svelato.

Si passa con disinvoltura dal mostrare la disperazione della gente che ha perso tutto e le terribili immagini di cumuli di macerie e intere città crollate, alla faccia improbabile della D’Urso che propone un angosciante dilemma: perché Loredana Lecciso non ha partecipato alle nozze della figlia di Al Bano? Ecco, credo che questo sia uno dei dilemmi più angoscianti per gli italiani. Ormai non  mi sorprendo più di niente; né delle considerazioni tardive di chi scopre il valore delle cose solo quando le perde, né dell’esistenza di una Barbara D’Urso e dei suoi scoop esclusivi.  Noi passiamo dalle tragedie alle frivolezze, dal riso al pianto, dal serio al faceto, dai filosofi ai saltimbanchi, con tale disinvoltura da lasciare molti dubbi sull’intelletto umano. Noi riflettiamo sui veri valori della vita solo quando rischiamo di perderla. Per il resto, i mass media riempiono le nostre giornate, e le nostre teste, di cianfrusaglie inutili, di pettegolezzi da cortile, del nulla travestito da informazione, intrattenimento e spettacolo. Così la gente si ritrova la testa ingombra di spazzatura e si illude di averla piena.

Ecco perché quando dobbiamo affrontare le calamità naturali, terremoti, uragani, guerre, o qualunque tragedia sconvolga la nostra vita e ci fa perdere tutto, mettendo a nudo la miseria umana, l’incertezza del futuro, la precarietà dei beni, l’impotenza dell’uomo di fronte alla natura, ci sentiamo  confusi, frastornati, persi. E ci rendiamo conto di aver dedicato tempo, energie ed attenzione a cose che ci sembravano importanti, ed invece erano completamente inutili. Ma lo comprendiamo solo in quelle circostanze, troppo tardi. Abbiamo riempito la nostra testolina di cianfrusaglie e non abbiamo lasciato posto per le cose che contano davvero. Così, quando di colpo perdiamo tutto ciò che conta,  ci rendiamo conto di quali siano i veri valori della vita e per un attimo diventiamo riflessivi, seri e saggi. Ma dura poco, giusto il tempo di cambiare canale. Nella mente svanisce l’immagine della basilica di San Benedetto a Norcia crollata ed appare la fatina mediatica, Barbara D’Urso, che è convinta che sia importante sapere perché Loredana Lecciso non sia andata al matrimonio della figlia di Al Bano. Che D’Urso ne sia convinta è normale; lei su questi pettegolezzi ci campa. Come ci campano tutti quelli che scrivono su riviste di gossip o conducono salotti televisivi che sfruttano queste idiozie che spacciano per informazione e intrattenimento. Meno normale è che lo creda anche la gente comune a casa. O almeno lo crede finché non succede un terremoto che ti riporta tragicamente alla realtà e ti fa capire la differenza tra il superfluo e l’essenziale, tra una città crollata e l’ologramma della D’Urso. “The show must go on“, specie se sei al sicuro in uno studio televisivo, invece che seduto sul cumulo di macerie della tua casa.