Il morto del giorno in HD

In diretta, anzi direttissima che più direttissima non si può; con servizio esclusivo (così esclusivo che Barbara D’Urso si strappa i capelli della parrucca per l’invidia) dell’inviato Oscar Carogna sul luogo della tragedia a Schiattasogliole sul Marmo, con  intervista ai familiari della vittima ed al testimone oculare che “ha visto tutto”.

Vedi “Maccio Capatonda“, tutte le serie.

Le cose che contano nella vita…

Si dice che la TV sia specchio dei tempi, specchio della realtà. E, come tale, ponga in risalto, evidenzi ed amplifichi i temi importanti della vita reale. Forse è per questo motivo che già dal mattino la TV ti ricorda quali sono le cose che contano veramente nella vita. Si parte col TG, ovviamente, con tutta una serie di notizie utilissime, dalle medaglie olimpiche alle dichiarazioni dei politici, dai morti ammazzati alle novità sul delitto di Cogne, etc. Tutte cose fondamentali e che incideranno notevolmente sullo svolgersi della tua giornata, aiutandoti a risolvere i problemi lavorativi, affettivi ed esistenziali in genere. A seguire, le previsioni del tempo, la percorribilità stradale e…l’oroscopo.

Il tutto per una durata di circa 15 minuti. Pausa per la pubblicità e poi si ricomincia; Tg, tempo, strade e…oroscopo! E così si va avanti per circa un’ora. Inutile cambiare canale; cambiano i suonatori, ma la musica è la stessa. Ora, visto il poco spazio a disposizione è chiaro che quei 15 minuti bisogna utilizzarli al meglio, evitando notizie superflue o poco importanti e cercando di sfruttarlo per parlare di cose veramente importanti e serie. Se ne deduce che…l’oroscopo sia una cosa importante e seria. Ma si può considerare seria una società che considera serio…l’oroscopo?

(E’ un vecchio post del 2004, ma, purtroppo, è sempre valido.)

Astrologia-1

Eppure c’è ancora gente che ci crede. Ma non bisogna sorprendersi: c’è gente che crede che la Terra sia piatta e c’è gente che sta ancora  “Aspettando Godot“.

Un cane andò in cucina (2004)

Un cane andò in cucina e si accostò al fornello. Allora col coltello il cuoco lo sgozzò. Ciò visto gli altri cani scavarono una fossa e sulla terra smossa scrissero con la coda: Un cane andò in cucina e si accostò al fornello. Allora col coltello il cuoco lo sgozzò. Ciò visto gli altri cani scavarono una fossa… Ciò visto gli altri cani scavarono una fossa… Scavarono una fossa…”.
Da “Aspettando Godot”, atto secondo, scena prima, di Samuel Beckett.

 

Tragedie, News e censure

Leggete questa notizia: “Bambina di 4 anni cade dal trattore e muore“. Vi interessa? E quanto vi interessa e perché? Posto che i familiari, amici e parenti della famiglia della piccola vittima sono già al corrente della tragedia, è molto difficile che per altre persone abbia qualche interesse. Se poi pensiamo che l’incidente è avvenuto in Svizzera, è verosimile che per i lettori marchigiani, calabresi o romagnoli non abbia alcun interesse. Ancora meno per i pastori della Barbagia o i minatori del Sulcis, che hanno altri problemi seri a cui pensare. E neppure a zia Bissenticca di Guamaggiore che, con la pensione minima, stenta a campare. Figuriamoci se ha tempo e voglia di preoccuparsi per gli incidenti con i trattori in Svizzera. Eppure questa notizia appare oggi in bella evidenza  nella prima pagina del maggior quotidiano regionale L’Unione sarda.

trattore svizzera

Sono quelle notizie che non interessano nessuno, se non le categorie già citate e gli addetti ai lavori che, con queste notizie riempiono le pagine dei giornali, i siti web, e portano a casa la pagnotta; ci campano. L’Unione sarda in particolare sembra avere una passione speciale per questo tipo di notizie. Vedi “Top News“.

Ecco una pagina di qualche tempo fa in cui compaiono le Top news del giorno:

Unione sarda primo piano

Queste sono le “Top“, le notizie più importanti; figuriamoci le altre, quelle meno importanti. Più che un quotidiano d’informazione sembra un bollettino del soccorso stradale. Lo scrivo spesso sui quotidiani dove è permesso inserire commenti. Ma senza avere risposta. Anzi, il più delle volte i commenti non passano proprio; censurati. Evidentemente i giornalisti possono criticare tutto e tutti, ma nessuno può criticare i giornalisti; non si può sollevare il problema della correttezza e dell’utilità dell’informazione. E’ una particolare interpretazione della “libertà di stampa” che vale solo a favore degli addetti ai lavori. Eppure il problema esiste, ne parlo molto spesso perché è una questione seria. Anche pochi giorni fa sul Giornale veniva riportato un articolo “Troppe opzioni da scegliere? Il cervello va in tilt“.

Appunto, un sovraccarico di informazioni, molto spesso inutili (o addirittura dannose per l’equilibrio psichico, come l’eccesso di  notizie di cronaca nera), appesantisce il cervello e rallenta le normali funzioni mentali. Lo scrivo da anni. Finalmente sembra che anche i ricercatori l’abbiano capito; non tutti e con qualche ritardo, ma ci arrivano. Quando l’ho letto ho avuto una sensazione di Déjà vu, di già visto e sentito. Anzi di più, già scritto, visto che è esattamente quello che penso e dico da sempre e che scrivevo già 20 anni fa in vari forum appena ho cominciato ad usare internet, come nel post “Deframmentazione cerebrale: ovvero, come tenere in ordine il cervello” del 2004.

Ecco un’ultima notizia poco rassicurante che conferma tutti i timori e le ipotesi sul progressivo deterioramento delle facoltà mentali: “Psichiatria: il 50% dei disturbi mentali inizia a 14 anni“. E’ solo l’ultimo degli allarmi sempre più frequenti che vengono lanciati da psicologi e psichiatri. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Siamo troppo occupati a seguire gli incidenti coi trattori in svizzera, i selfie delle sciacquette in cerca di gloria, gli amori e le avventure erotico/sentimentali di presunti Vip. Abbiamo il cervello pieno di cianfrusaglie inutili, impegnato ad occuparsi di cazzate sesquipedali spacciate per informazione, non abbiamo tempo per le cose serie.

Nell’Occidente i mass media rinunciano a informare e criticare; preferiscono divertire con il gossip” (Mario Vargas Llosa)

Ma prima torniamo alla notizia in esame e, visto che è molto breve, leggiamola:

Tragedia in Svizzera.
Una bambina di quattro anni è stata travolta e uccisa da un trattore a Brütten, nel canton Zurigo. Stando a una ricostruzione la bimba, nel tardo pomeriggio di ieri, era sul macchinario agricolo guidato da un 64enne – non è chiaro se tra i due ci fosse un rapporto di parentela – che stava effettuando lavori in un campo, quando è caduta a terra ed è stata investita. La piccola è morta per le gravi ferite riportate. La dinamica è tuttora al vaglio degli inquirenti.“.

Tutto qui. Non sempre, ma spesso, commento queste notizie evidenziando qualche incongruenza, errori e lo scarso interesse pubblico delle notizie, sperando (invano) di sollevare qualche dubbio e magari indurre qualcuno degli addetti ai lavori a chiedersi, una volta nella vita, cosa fa, perché lo fa e quale sia l’utilità pratica di quello che fa. Ma senza successo; speranze perdute. L’ho fatto anche oggi. Ecco il commento che ho lasciato nell’articolo:

Quando non abbiamo tragedie in casa nostra, andiamo a cercarle “In su corr’e sa furca” (espressione dialettale che significa “In un posto molto lontano”). L’importante è fornirci ogni giorno la nostra dose quotidiana di incidenti, tragedie familiari e morti ammazzati. Siete sicuri che queste siano notizie di interesse pubblico? Chiedete a zia Peppina di Pompu se le interessa sapere che in Svizzera una bambina è morta cadendo dal trattore. E se tra la bambina ed il conducente ci fosse un rapporto di parentela, oppure avesse chiesto un passaggio.“.

Come immaginavo il commento non è stato pubblicato, censurato. Lascio giudicare a voi cosa ci sia in questo commento di volgare, scurrile, offensivo, calunnioso, offensivo o falso che giustifichi la censura. Ma ormai ci sono abituato.  Oggi, su 4 commenti inviati, ne hanno censurato 3. Niente di scandaloso, siamo nella media quotidiana. Alla faccia dell’art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

In quanto all’utilità di certe notizie che spacciano come informazione, ed a conferma del fatto che è un tema che mi sta molto a cuore, ecco un altro post di 15 anni fa in cui ne parlavo “Notizie inutili“. Lo riporto…

Ieri sera, TG4. Fede conclude il Tg con una “notizia di utilità collettiva” (sullo sciopero delle ferrovie). Sue parole testuali “notizia di utilità collettiva ” (Sic ). Ed ho subito la conferma di ciò che penso e dico da anni. E non riguarda solo Fede, purtroppo! Ora, non per voler fare i sofisti, ma… Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili sono inutili. E se sono inutili, perché le dicono? Piccolo aforisma personale: ” Ciò che non è utile è inutile. Ciò che è inutile è stupido.” Fateci caso, quella che chiamano e definiscono “informazione”, che dovrebbe essere “utile ai cittadini”, altrimenti non avrebbe senso, è composta in gran parte da notizie di cronaca, meglio ancora se cronaca nera. Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi. E’ cronaca. E la cronaca occupa gran parte dell’informazione.

E così non c’è spazio per parlare di argomenti che davvero interesserebbero i cittadini. Fare cronaca è fin troppo facile. Fare informazione vera è molto più difficile ed impegnativo. Ecco perché si preferisce ripiegare sulla cronaca. E farla passare per informazione. Sembra che l’informazione, quella che interessa i cittadini, la faccia un quotidiano di satira “Striscia la notizia“. E vi sembra normale che i problemi veri e reali dell’Italia li debba trattare un pupazzone rosso? Ma non è casuale. Dedicare molto spazio a fatti, avvenimenti e notizie, spesso montati ad arte, consente proprio di non affrontare i veri problemi. E non finisce qui.”.

Riempire giornali e TG, con notizie inutili e superflue o pettegolezzi gossipari è un modo per evitare di parlare di argomenti seri. Sarà una mia fissazione? Non proprio, visto che non solo è quello che dice l’articolo linkato in precedenza, ma è anche (guarda guarda) esattamente quanto dice un Nobel per la letteratura 2010, Mario Vargas Llosa, nel suo libro “La civiltà dello spettacolo” del 2012. Osservazioni e critiche all’informazione, lo spettacolo ed i mass media che anticipava già  in un articolo del 2007 pubblicato su El Pais e ripreso da La Stampa: “Troppe tette e culi“.

Chiuso, basta e avanza. Ora, se queste stesse considerazioni le faccio e le scrivo da una quindicina d’anni, e poi ho anche la conferma da parte di autorevoli ricercatori e perfino premi Nobel, posso dire e pensare che, forse, non mi sbaglio di molto? Oppure non si deve dire, altrimenti mi censurano? Allora bisogna adeguarsi; è vero, ma non lo diciamo.

A proposito di bizzarrie e vezzi linguistici del mondo dell’informazione, vedi questo post del 2014: “Lady Pesc“.

Lady pesc

 

Foa, RAI e pluralismo

Marcello Foa è stato nominato presidente della RAI (“Foa presenta la RAI rock“) e garantisce rinnovamento, rispetto e pluralismo. Ho stima di Foa, come giornalista e scrittore, per la sua onestà intellettuale. Per esempio, è uno dei pochi che denuncia la manipolazione delle notizie e l’uso strumentale dell’informazione. Lo ha fatto di recente, a proprio rischio e pericolo, visto che in quanto giornalista è parte in causa, con un libro “Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi“. Se non fosse onesto non avrebbe nessun interesse a svelare i trucchi della manipolazione mediatica a beneficio del potere. Bisognerebbe leggerlo, per avere qualche informazione utile per conoscere i trucchi della comunicazione e difendersi dallo strapotere mediatico. Gli auguro buon lavoro.

Foa pluralismo

Ma quando parliamo di correttezza dell’informazione e di pluralismo, specie in RAI, bisogna andarci con i piedi di piombo, perché da quelle parti devono avere uno strano concetto di cosa sia il pluralismo. Dovrebbe essere l’applicazione di criteri che garantiscano a tutti la libertà di espressione ed un’equa rappresentanza delle varie appartenenze politiche di giornalisti, opinionisti e commentatori in TV. Sarà così? Vediamo di citare a memoria alcuni dei più noti volti della TV: Bruno Vespa, Maurizio Costanzo, Michele Santoro, Corrado Augias, Massimo Cacciari, Corrado Formigli, Riccardo Iacona, Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Lilli Gruber, Beppe Severgnini, Paolo Mieli, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Damilano, Lucia Annunziata, Giovanna Botteri (corrispondente RAI da New York), Antonio Caprarica (ex corrispondente RAI da Londra), Sergio Rizzo, Furio Colombo, Giovanni Floris, Fabio Fazio, Massimo Gramellini, Gerardo Greco, Serena Bortone (Agorà), Carlo Lucarelli, Salvo Sottile, Franca Leosini, Enrico Mentana, Paolo Liguori, Mirta Merlino, Tiziana Panella, Alessandra Sardoni, Federica Sciarelli, Giovanni Minoli, Monica Maggioni, Daria Bignardi, Antonio Di Bella, Corradino Mineo (già direttore di RAI News24 e poi parlamentare del PD), Ritanna Armeni, Giampiero Mughini, Erri De Luca  etc. Qualcuno lo dimentico, ma questi bastano e avanzano a dare un’idea del pluralismo in TV. A parte Vespa, tutti gli altri, più o meno apertamente schierati e militanti,  sono di area sinistra. Chiaro?

Molti anni fa evitavo di guardare programmi e talk show come Annozero (li evito ancora oggi; insopportabili) per non rovinarmi il fegato con la visione delle facce di Santoro, Travaglio, Vauro, Ruotolo e compagnia bella (chissà perché questi personaggi di sinistra hanno tutti queste facce strane). Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”.

travaglio santoro vauro
Già allora si parlava spesso della necessità di garantire il pluralismo dell’informazione. Ed uno dei più accaniti sostenitori della necessità di dare voce e uguale spazio alle diverse parti sociali e orientamenti politici era proprio il nostro tribuno del popolo, Michele Santoro. In pratica, avevano il monopolio dell’informazione, della satira e dell’intrattenimento, ma si lamentavano sempre di non avere abbastanza spazio e libertà. Gli si adatta alla perfezione una famosa prima pagina del Male: “Hanno la faccia come il culo“. Così una sera, notando che gli ospiti in studio erano tutti appartenenti alla sinistra, presi nota dei loro nomi e ci ricavai un post: “Santoro e il pluralismo“.

Santoro e il pluralismo (2010)
Si sente spesso ripetere, specie a sinistra, che in televisione bisogna garantire la libertà di espressione ed il pluralismo. Bene, è giusto che siano presenti le diverse componenti politiche e sociali e che siano liberi di esprimere le proprie opinioni. Facciamo un esempio pratico di pluralismo con un programma molto seguito: Annozero di Santoro.
Nella puntata di oggi si parla della crisi della maggioranza e dei problemi del Governo, a seguito della rottura dei finiani. Per discutere dell’argomento, “garantendo il pluralismo e la parità di rappresentanza“, dovrebbero essere presenti, in pari numero, esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Infatti sono presenti in studio: Pierferdinando Casini (UDC, all’opposizione), Matteo Renzi (sindaco di Firenze del Partito democratico; opposizione), Italo Bocchino (del FLI, Futuro e libertà per l’Italia di Fini, quelli che hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi; opposizione), Luisella Costamagna e Luca Telese (entrambi di area sinistra e conduttori di un programma su La7. Telese scrive sul Fatto quotidiano di Travaglio. E infine, giusto per salvare la faccia e fingere di dare spazio a tutti, Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

Domanda per i più preparati: chi c’è in studio a rappresentare il PDL ed il Governo? Vista la complessità della domanda, avete 48 di tempo per rispondere. Dopo, se siete stati bravi ed avete scoperto che in studio non c’è nessuno del governo, del PDL e della maggioranza,  avrete fatto anche un’altra scoperta: questo è un esempio chiarissimo di ciò che a sinistra chiamano “Pluralismo“; una specie di riunione tra vecchi compagni alla sezione del PCI di Brescello. In pratica significa avere più ospiti e commentatori; purché siano tutti di sinistra. Più ospiti antiberlusconiani ci sono, più il “pluralismo” viene bene. Ed anche la libertà di espressione è garantita perché tutti sono liberissimi di parlare; sì, purché parlino male di Berlusconi e del Governo. E’ l’applicazione del famoso motto attribuito a Stalin il quale, quando convocava i suoi collaboratori, usava dire “Potete esprimere liberamente le vostre idee, purché siate d’accordo con me.”.

Agli ospiti in studio aggiungete l’inviato speciale a Brescia, l’assistente santoriana con diritto di parola, parla poco e dice ancora meno (non ho ancora capito come si chiami), l’evangelista Marco…Travaglio, il vignettista Vauro ed il “bravo conduttore” Santoro (tutti rigorosamente “sinistrati”). Ora, a voler essere proprio generosi e, in assenza degli esponenti del Governo, considerando Belpietro come “delegato” a rappresentare la maggioranza, sono in 11 (undici) contro 1 (uno). Più pluralisti di così!

Chissà cosa pensa di questo fulgido esempio di “pluralismo” la Commissione di vigilanza. Sapete, quelli che, cronometro alla mano, segnano quanti secondi i TG dedicano alla maggioranza e quanti all’opposizione. E se qualcuno dedica 10 secondi in più al Governo, invece che agli insulti di Di Pietro contro Berlusconi, scattano multe e sanzioni. Mah, magari, dopo tanti cronometraggi della giornata, sono stanchi, vanno a letto presto ed Annozero neanche la vedono. Sì, immagino che sia così.

Ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Vedi questo post del 2011: “Santoro flop, il lato B

Masquerade

Vedi: Il ’68 (album di famiglia dei sessantottini di successo)

Miss bioniche

Eh, signora mia, non ci sono più le Miss di una volta. Quelle belle ragazze prosperose che negli anni ’50/’60 rappresentavano la tipica bellezza italiana e che spesso dalle pedane del concorso di Miss Italia facevano il salto nel cinema diventando attrici di primo piano. Quattro anni fa, a proposito di questi cambiamenti di criteri estetici, scrivevo: “Anche la classica bellezza italiana sembra aver perso i connotati che la identificavano. Non ci sono più le “maggiorate” dei concorsi di bellezza di una volta. Scomparse le belle ragazze formose e procaci come Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè, Silvana Mangano, Sofia Loren. Erano l’immagine della salute. Ora vanno di moda le magre. Più sono magre e più sono quotate. Infatti non le pagano un tanto al chilo, non pagano il pieno, pagano il vuoto. Più sono vuote e più valgono.“.

Oggi anche i canoni di bellezza sono mutati e si adeguano ai tempi, alle mode, al nuovo modello di società multiculturale e multietnica. E’ il nuovo verbo politicamente corretto che si diffonde come il vento nell’Europa e nel mondo. Così assistiamo ad eventi impensabili solo qualche decennio fa. Negli USA, Stato dello Iowa, una ragazza senza un braccio partecipa ad un concorso di bellezza, vince il titolo di Miss Iowa e partecipa alle finali di Miss America 2013. A giugno scorso una ragazza paraplegica sfila in carrozzina su una passerella di moda. E ancora una ragazza mulatta (Denny Mendez) che vince il titolo di Miss Italia, una ragazza etiope (Yityish Aynaw) che diventa Miss Israele e trans barbute (Concita Wurst) che vincono il festival europeo della canzone. Circa un anno fa in Friuli organizzano un concorso per eleggere il Mister Friuli, il simbolo della bellezza friulana. E chi vince? Vince un certo Alioune Diouf, senegalese. Ma andate affanculo.

mister friuli

Strano che Luxuria non abbia vinto ancora nessun concorso di bellezza; però ha vinto il reality L’isola dei famosi (sarà un caso?). Ma forse è solo questione di tempo, perché ormai tutto è possibile in “Questo mondo di rinco“.

Il mondo sta cambiando e niente è come prima; saltano tutti gli schemi, i riferimenti, i modelli ed i criteri estetici e morali. Il fine dei talebani del pensiero sembra essere lo stravolgimento totale della civiltà occidentale così come è stata fino ad oggi. Speriamo che non facciano come i talebani veri che abbattono le statue del Budda, e per eliminare del tutto qualunque simbolo o ricordo della vecchia civiltà non distruggano anche cattedrali, castelli, monumenti e opere d’arte. Ed ecco l’ultima notizia che conferma questo cambiamento totale e irreversibile.

Miss Finlandia

Guardate la foto e dite sinceramente, se doveste indicare la più bella, quale scegliereste? Credo che ci siano pochi dubbi, a meno che non si sia strabici a tal punto da avere grosse difficoltà a mettere a fuoco le immagini. Ma evidentemente in Finlandia devono avere degli strani gusti, perché quella ragazza nera nigeriana al centro ha appena vinto il titolo di Miss Helsinki. Già è strano che una nigeriana vada a finire in Finlandia. Che poi superi le varie selezioni di un concorso di bellezza ed infine, addirittura, vinca il titolo come rappresentante della bellezza nordica è fuori da ogni logica. Ma diventa quasi normale se pensiamo che una delle mete preferite degli emigranti africani è proprio il nord Europa: Svezia, Norvegia, Finlandia.

Ma noi non dovremmo sorprenderci perché qualcosa di simile lo abbiamo fatto molto prima dei nordici finlandesi, facendo vincere il titolo di Miss Italia 1996 ad una mulatta di Santo Domingo: “Miss Italia col trucco“. E non è finita, anzi dobbiamo aspettarci di tutto e di più; il peggio deve ancora arrivare.

Per dimostrare quanto siamo buoni ci stiamo rovinando con le nostre mani pur di adeguarci al politicamente corretto. Quando essere neri non è più uno svantaggio, ma diventa un pregio e, per evitare accuse di razzismo e discriminazione, si arriva a far vincere un titolo di bellezza nordica ad una nigeriana solo perché è nera, questo non ha niente a che vedere con la solidarietà, l’accoglienza, l’integrazione, lo spirito umanitario, i diritti umani, la società multietnica e tutte le stronzate ideologiche politicamente corrette che ormai ci propinano quotidianamente a reti unificate. Questa è pura e semplice idiozia. Come dire che per non farsi accusare di omofobia ci si lascia sodomizzare. Assurdo, ma il concetto è questo. A nessuno viene almeno un piccolo dubbio che forse, dico forse, stiamo esagerando? Ed ecco l’ultima a proposito di Miss: “Chiara Bordi, la modella bionica che andrà a Miss Italia“.

Miss Italia bionica

Purtroppo ormai questo sembra un destino segnato. Ci stiamo avviando al declino del mondo occidentale ed alla scomparsa della nostra civiltà, non per qualche strana imprevedibile ed inarrestabile calamità naturale, ma per nostra libera scelta; da perfetti idioti. Gli effetti di questo masochismo a lungo andare (ma non ci vorrà molto tempo) saranno devastanti,

Ma anche nel presente si notano piccoli segnali che sono sintomatici del progressivo adattamento della società al nuovo modello imposto dal pensiero unico. Oggi per guadagnarsi l’attenzione dei media e qualche forma di aiuto e assistenza, bisogna essere strani, fuori dalla norma, avere qualche deficit, diversità o stranezza di qualche tipo, bisogna appartenere a quelle che chiamo “categorie protette“: zingari, immigrati, neri, musulmani, gay, lesbiche, trans, carcerati, drogati, disagiati fisici e mentali, poveri e ultimi. C’è uno stuolo di soggetti assistenziali e umanitari che si occupano di loro: associazioni umanitarie, gruppi di volontari, enti, Onlus, Ogn, benefattori privati, filantropi, ONU, Unhcr, Unar, Coop, Consulte, Caritas, preti, vescovi e perfino il Papa. E tutto ciò che rientra in queste categorie finisce in prima pagina perché è un richiamo per la curiosità morbosa dei lettori. Ecco un recentissimo esempio di ieri sul Giornale: “Ho rischiato la vita per una infezione“. Se volete vedere la foto cliccate sul link; qui non la inserisco perché, sinceramente, è orribile e fastidiosa.

Su quell’articolo ho lasciato questo commento: “Sì, ci dispiace, ma non è il caso di sbattere l’immagine in prima pagina. Ormai siamo all’esaltazione dell’orrido, del ripugnante, dello splatter, delle deformazioni fisiche, di visi sfregiati dall’acido o da malattie, di aspiranti Miss senza braccia o gambe, di tutto ciò che crea ribrezzo e disgusto: fa spettacolo e richiama l’attenzione del pubblico. Questo almeno è ciò che credono gli addetti ai lavori dei media; quelli che soffrono di qualche forma di psicopatologia e farebbero bene a curarsi, invece che scrivere sui giornali.“.

Possedere uno di questi requisiti costituisce titolo di merito, forse si acquisisce anche punteggio valido per i concorsi pubblici, si aprono corsie preferenziali e si impegnano somme ingenti per assisterli. Ne accennavo anche di recente nel post: “Natale con gli ultimi“.

Alle persone normali non ci pensa nessuno. Ragionieri dell’INPS e geometri del catasto, panettieri e parrucchiere, idraulici ed elettricisti, tranvieri e vigili urbani, bidelli e cassiere, pastori e contadini, sarti e salumieri, non esistono, nessuno se ne preoccupa, nemmeno l’ONU o il Papa. L’unico che si ricorda di loro è l’Agenzia delle entrate quando devono pagare le tasse. Per il resto non esistono. Tanto che finiranno per sentirsi emarginati, dimenticati, andranno incontro a crisi di depressione, stati d’ansia, panico e stress che potrebbero determinare gravi stati patologici. Solo allora, in quanto sofferenti di disagio sociale, rientreranno fra le categorie protette e finalmente qualcuno li degnerà di uno sguardo. Quando qualunque forma di diversità di tipo etnico, religioso, sessuale, psicofisico, diventa titolo di merito e quasi un pregio, l’unico handicap è essere normali. E non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di populismo, fascismo, xenofobia, razzismo, omofobia, islamofobia, e di qualche altra fobia che devono ancora inventarsi.

P.S.

Tre giorni fa la stampa riportava la notizia che in rete alcuni hanno insultato la ragazza bionica: “Ti votano solo perché sei storpia“. Forse potevano risparmiarsi quella espressione, ma c’è un fondo di verità (lo abbiamo già verificato in passato con la mulatta Mendez che nel 1996, contro tutte le previsioni, diventò miss Italia). Ieri poi vediamo il risultato: vince Carlotta Maggiorana. E Chiara Bordi si classifica terza. Non si arriva al terzo posto solo con i voti di familiari e amici. Ma allora chi ha votato per la Bordi? Non sarà che avevano ragione quelli che l’hanno insultata dicendo che la votavano perché “storpia”?

Eppure ci sono anche commenti che giustificano perfino la protesi, non ci trovano niente di strano. Anzi, dice un certo Germanico: “…da quando la bellezza è legata all’integrità fisica? Una ragazza può essere bellissima pur avendo un difetto fisico (peraltro – a mio avviso – secondario)“. Per lui la mancanza di una gamba è un leggero difetto fisico “secondario“. Strani criteri estetici germanici.

L’integrità fisica è uno dei cardini della bellezza. Non può essere bello un corpo privo degli arti o devastato dalle malattie. I canoni della bellezza femminile, salvo leggere variazioni dei gusti estetici nel tempo, sono ancora quelli classici lasciati dalle opere di Fidia, Prassitele, o da Bernini, Canova, Michelangelo. Non ricordo opere di questi artisti che rappresentino donne senza braccia o senza gambe; a parte quelle perse a causa del tempo o incidenti di percorso, come la Nike di Samotracia, (ritrovata priva di braccia e testa) o la Venere di Milo (senza braccia). Ma oggi, in tempi di dominio del concetto di “uguaglianza” al quale tutto deve uniformarsi, anche i difetti fisici sono del tutto normali, anzi diventano titolo di merito (secondo il pensiero unico politicamente corretto). Ma non è normale perdere braccia o gambe. Ciò che, invece e purtroppo, oggi sembra normale è perdere la testa (peggio che perdere un braccio) e la capacità di ragionare.

E così la Bordi è arrivata terza. Chi l’ha votata e perché? Per la bellezza? Ma andiamo, siamo seri. Lo sanno tutti da sempre che queste manifestazioni sono truccate. E che il voto del pubblico è manipolato da chi ha interesse a spingere un concorrente. Lo disse chiaramente Lele Mora che truccò la votazione di un’edizione dell’isola dei famosi, per far vincere Walter Nudo, del quale era agente, comprando i voti per 50.000 euro, perché, come disse; ne avrebbe ricavato molti di più. Ne parlavo in “Miss Italia col trucco“.

Le sue dichiarazioni vennero riportate nell’articolo “L’isola dei famosi ed il mistero del televoto” sul Corriere della sera. Ecco cosa affermò Lele Mora su fatti risalenti al 2003: “Ho creato tante cose a tavolino. Anche le vittorie dell’Isola dei famosi. Io facevo partecipare i miei artisti, come Walter Nudo, e poi compravo i centralini per farli vincere. Magari investivo 50 mila euro ma poi se Walter vinceva, io con gli sponsor chiudevo contratti da un milione di euro. Era un investimento.”.

Chiaro? E c’è ancora qualcuno che crede a questa gente? C’è ancora qualcuno che crede a quello che passa in televisione o che si legge sui giornali? Dobbiamo credere che il concorso di Miss Italia sia il massimo della trasparenza, e che il voto finale non sia influenzato, condizionato, “comprato”, esattamente come faceva Lele Mora? Io qualche dubbio continuo ad averlo. Anzi, più di uno.

Vedi

Miss Italia col trucco

 

 

Cuochi e delitti

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio, aceto balsamico o salsine varie; non serve a niente, ma dà quel tocco simil-artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime pietanze. In realtà sono convinto che di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili, la gente normale non sa che farsene. Meglio pasta e fagioli o spaghetti cacio e pepe. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere da salone parrucchiera nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, le interviste “esclusive” ai vicini di casa e passanti per caso, varie ed eventuali. E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Non basta, perché poi ci sono i programmi speciali (quelli con gli esperti in studio) che si basano proprio sull’analisi dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledette, Il terzo indizio, Amori criminali etc (“Allegria“, direbbe Mike Bongiorno). E per finire la stragrande maggioranza di film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento poliziesco, a base di sparatorie, inseguimenti, fucili, pistole, coltelli e machete in primo piano, morti ammazzati, squartamenti, scene splatter e violenza assortita.

Può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

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Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo farle le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave, un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale). Invece no, quella è la sua espressione normale, di serie. Lei si sveglia ed è così, al naturale, si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non si faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata e si accapigli per “futili motivi“.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era?); la storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata. Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

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Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria. Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano. Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, si potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione, a lungo andare, ha sulla psiche del pubblico. Anche di questo ho parlato spesso. Nella colonna a destra ci sono alcuni dei post dedicati all’argomento in “Mass media, società e violenza“. Ma è come parlare al vento. (C’erano nella piattaforma Tiscali, ma qui non compaiono)

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere. Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché quello è il loro lavoro, sono pagati per farlo e ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo.

Testimone oculare…