San Valentino e le anime gemelle

Tempo fa, facendo il solito zapping TV, mi capitò di seguire incuriosito per qualche minuto un dibattito sulla tendenza sempre più diffusa a restare single.
Una delle solite prezzemoline televisive, si vede che non hanno proprio altro da fare, insisteva molto seria sul fatto che lei, ed altre amiche, avessero deciso di restare single perché non riuscivano a trovare “l’Uomo vero“.
E per dimostrare che non era una semplice battuta rimarcò 3 o 4 volte l’espressione “Un uomo vero…vero…cerco un uomo vero…”. Forse non è così facile trovarlo. Almeno, vedendo gli esemplari di “uomini” che passano in TV è lecito avere delle riserve.  Ma per fortuna quelli fanno eccezione, sono “diversi” dalla norma.
La cosa mi fece un po’ sorridere, ma poiché è dalle piccole cose che talvolta si capiscono quelle grandi, la considero una ulteriore prova di ciò di cui sono convinto da tempo: la gente oggi ha perso il senso della realtà.

Si vuole tutto, subito e che sia il meglio sulla piazza.
E questa disposizione mentale condiziona pesantemente un certo modus vivendi delle ultime generazioni.
Nessuno parla più di adattamento, di sacrifici, di rinunce, di limiti ai sogni, della necessità di attenersi alla realtà, di sopportare anche gli imprevisti ed i guai della vita.
No, sembra che tutto ci sia dovuto e che tutti abbiano il diritto sacrosanto ad una vita piena di piacevoli passatempi, senza alcun imprevisto o guai di qualunque genere che possano turbare la nostra idilliaca esistenza.  Amos Oz, lo scrittore israeliano scomparso l’anno scorso, disse: “Ho una speranza ed una paura. La speranza è che la gente capisca che non può avere tutto ciò che desidera. La paura è che non lo capisca“. Chiaro.

Questa storia dell’uomo “vero” mi ricorda l’altra favoletta dell’anima gemella.
Quando aprii questo blog su Tiscali, ormai quasi 6 anni fa (2003), mi sorprendevo ogni giorno a vedere che la maggior parte dei blog, e dei post, fossero fatti da donne (sì, basta fare una verifica veloce per accertarlo), in particolare adolescenti, e che l’argomento principale fosse tutto ciò che riguarda gli aspetti connessi agli affetti, ai sentimenti, la sessualità ed i rapporti fra i due sessi, con tutto ciò che ne deriva.
Intendiamoci, niente di male e di drammatico.
Anzi, fa parte della normale fase di crescita e da sempre quelli sono gli argomenti preferiti dell’adolescenza.

Ma il guaio è che spesso questi temi sono al primo posto anche di persone adulte che ormai avrebbero dovuto superare quella fase adolescenziale.
Eppure continuano a sognare, ad inventarsi nick fantasiosi di ispirazione floreale, favolistiche, tutte rose e fiori, angioletti, poesiole, lacrimucce, baci, abbracci e promesse di amore eterno nel giardino delle delizie. Come se, appunto, questi fossero gli argomenti più importanti della nostra vita quotidiana.
Il bello è che anche la Home page, fra centinaia di post giornalieri, allora selezionava preferibilmente questo tipo di post, oltre all’immancabile poesia sempre selezionata in Home, “Lentamente muore…”, della scrittrice brasiliana Martha Medeiros, erroneamente attribuita per anni a Pablo Neruda (Perfino l’on Mastella intervenendo alla Camera ne citò un passo attribuendola, appunto, a Neruda). Gli dedicai questo post: “Lentamente muore (non c’è fretta).

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Quando aprivo la Home page mi veniva spontaneo descriverla così: “Fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore...”, perché questi erano i temi più presenti e ricorrenti.
La questione potrebbe sembrare del tutto irrilevante e potremmo considerarla poco più che una curiosità, qualcosa che non è vero, ma siccome ci piace sognare facciamo finta di crederci.
Ma non è così semplice, perché a furia di riempirci la vita di cose che “Non è vero, ma ci credo…”, come il titolo di una celebre commedia di De Filippo, degli anni ’40, si finisce per impostare una vita che di reale ha ben poco.
Per tornare all’uomo vero, però vorrei dare un consiglio a quelle single che lo cercano e pensano “O così o niente.”. Molto spesso, quando si è troppo esigenti, la conclusione è questa:

vergine

E non solo in senso zodiacale. Ma non disperate, oggi in commercio si trova tutto.
Basta andare all’Ikea, prendere un catalogo degli “uomini veri” disponibili in kit componibile, scegliere quello che è di vostro gradimento, portarvelo a casa, controllare che ci siano tutti i pezzi (non si sa mai), montarlo pazientemente seguendo le istruzioni e sistemarlo in bella evidenza nel salotto, pronto per essere mostrato con orgoglio alle amiche invidiose che, anche loro, correranno all’Ikea a scegliersi il loro uomo vero in kit. Magari capitano delle offerte promozionali ” Prendi tre paghi due” e potete portarvene a casa anche più di uno.
Beh, sempre meglio averne qualcuno di scorta, non si sa mai. Ma torniamo alle “anime gemelle“.

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Domani è la festa degli innamorati; ovvero, di coloro che pensano di aver trovato “L’anima gemella“.

Non è tanto importante che lo sia, quanto che ci si creda.
Insomma, che si abbia l’illusione che quella persona sia proprio l’unica al mondo, l’altra mezza mela, il nostro completamento, la sola ed unica che, fra miliardi di persone, sia la predestinata “Anima gemella”.
Alcuni, impregnati di cultura new age e di influssi orientali le chiamano anche “fiamme gemelle“, arrivando anche ad individuare una predestinazione che si aggancia a vite precedenti.
Beh, se così è, c’è da stupirsi nel constatare come questa “anima gemella” che è predestinata, dai tempi dei tempi e fra miliardi di persone, ad incontrarsi con noi per unirsi in un abbraccio eterno, molto spesso la si trovi a portata di mano, magari sotto casa, nella stessa scuola, nella stessa classe o nello stesso ufficio.
Non è sorprendente? Un vero e proprio colpo di fortuna, come azzeccare una cinquina al lotto. O no? Ma…

Esiste davvero l’anima gemella? Sembrerebbe di sì, o almeno molti lo credono.
Quesito principe di tutti i discorsi di argomento affettivo, la questione dell’anima gemella riempie libri, rotocalchi, programmi radio, Tv e…blog.
Tutti coloro che si innamorano sono convinti di aver, finalmente, incontrato l’anima gemella. Non una persona qualunque, ma una persona speciale, anzi specialissima, l’altra metà della mela, l’unica al mondo.
E tutto funziona, almeno finché non cominciano a volare piatti in testa.
Ma questa è un’altra storia.
E siccome innamorarsi è cosa normalissima e succede a tutti, o quasi, se ne deduce che anche incontrare l’anima gemella sia cosa del tutto normale.

Allora, giusto per evitare lunghe disquisizioni, facciamo un esempio.
Immaginiamo una piccola isola, con pochissimi abitanti.
E’ del tutto normale che, in quell’isola, uomini e donne si incontrino e si innamorino. E che quindi trovino la loro “anima gemella”. Che colpo di culo! Non vi pare?
Fra miliardi di persone sparse nei vari continenti, la tua anima gemella, l’unica al mondo, capita proprio nella tua isola, magari abita di fronte a casa tua.
In Sardegna c’erano, e ci sono ancora, decine di  paesi che contano poche centinaia di abitanti. Setzu, un comune della Marmilla, conta 145 abitanti; meno di un normale condominio di Roma o Milano. Vi sembrerà strano, ma anche in questi piccoli “condomini”, tutti a piano terra, con cortile e giardinetto dove le galline razzolano felici,  uomini e donne si incontrano e si innamorano.
Ma il discorso non cambia di molto anche se si abita in una popolosa cittadina o una grande metropoli. Possiamo nascere e vivere nelle stessa città, ma in quartieri distanti. Forse non ci incontreremo mai.

In fondo la vita si svolge come entro i confini di un’isola.
Ogni giorno si incontrano più o meno sempre le stesse persone, quelle che abitano nello stesso palazzo, o quelle che si incontrano a scuola, o al lavoro o nei luoghi di intrattenimento; le stesse facce, stesse voci, stesse case, stesse strade, stessi rumori e suoni, stessi odori.

Sono tutte piccole isole entro le quali si fanno conoscenze, incontri e ci si innamora. Non perché abbiamo trovato l’anima gemella, ma perché se si mettono insieme a stretto contatto uomini e donne, prima o poi, per una semplice pulsione biologica, finiscono per provare attrazione reciproca. Esattamente quello che succede nei reality tipo Grande fratello, Isola dei famosi e simili. Inevitabilmente la convivenza fa scattare l’attrazione fisica e sessuale. Come due poli magnetici opposti che si attraggono.

Viviamo in piccole isole, lontanissime dalle altre isole di altri miliardi di persone che non incontreremo mai. Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra vita si svolge all’interno di questi confini segnati: la nostra isola.
Non è strano, allora, che quell’unica persona, fra miliardi di altre persone, che è la nostra “altra metà della mela” si trovi proprio sulla nostra stessa piccola isola, fra i cento abitanti del condominio di Setzu?

La cosa non può essere casuale.
Anche un matematico, basandosi sul calcolo delle probabilità, vi dimostrerebbe che un evento che si verifica con tanta frequenza non può essere casuale.
Deve essere necessariamente la conseguenza di un piano preciso, pensato ed attuato da una mente superiore, da una Entità superiore.
Allora la conclusione non può che essere la seguente:
o questa è una prova inconfutabile, matematica, dell’esistenza di Dio (che tutto vede e provvede), oppure questa storia dell’anima gemella è una grande “Stronzata“.
Io propendo per la seconda ipotesi, meno romantica, ma molto più realistica.
Però, siccome sognare e illudersi non costa niente e ci aiuta a vivere meglio, direi che sia consigliabile non addentrarsi troppo in spiegazioni razionali e prendere per buona la massima di De Filippo “Non è vero, ma ci credo…”. E…Buon San Valentino a tutti. (2009)

cignicoppia

 

Vedi:

– Sei una persona speciale, forse…(2005)

L’uomo Ikea in kit componibile (2013)

 

 

Facciamoci un partito

Quasi quasi mi faccio un partito. Oggi sembra essere questo  il trend del momento, farsi il partito personale. Dopo il fallimento del PD e la sua frammentazione in tante piccole repubblichette indipendenti dove ognuno sembra aspirare a fare il segretario, ogni giorno c’è qualcuno che propone il suo modello di partito “del cambiamento“. Hanno già dichiarato la propria volontà di creare un nuovo partito Matteo Renzi che, dopo aver sfasciato il PD, pensa di creare un nuovo partito che, per guadagnare tempo, nascerà già fallito in partenza (per Statuto; potrebbe chiamarsi “Partito male”).

A seguire, esprimono la stessa volontà, il governatore del Lazio Zingaretti che prima si candida alle primarie del PD, ma  non userà lo stemma del PD (si vergogna), l’ex segretario Martina, l’ex ministra Kyenge, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, e Di Battista (quello che non si è ancora capito cosa farà da grande) che vuole creare un partito africano (questo ci mancava, vero?) e Carlo Calenda che ha in mente un partito tutto nuovo di zecca per rilanciare il PD, ma che con il PD non deve avere niente a che fare (vedi PD e psichiatri). E non finisce qui; l’elenco dei nuovi partiti e dei loro creatori è lungo; ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo (l’ultimo Giovanni Toti, e l’erba del vicino). Pensate che perfino Fabrizio Corona ha detto che vuole farsi un partito. E Lele Mora ha annunciato la nascita del partito dei cattolici. Anche il premier Conte, forse stressato dagli attriti interni alla coalizione sembra pensare ad una nuova formazione: “Conte pensa ad un partito“. Manca il partito dei vegani, il partito dei tronisti e quello degli Amici di Maria De Filippi. Lo so, sembrano notizie da pagina del buonumore, da rubrica “Ridete e starete sani“. Invece, purtroppo per noi, è tutto vero. Questa è la situazione, da ridere; per non piangere.

Ma io non dovrei parlare perché non sono innocente. Anch’io, qualche anno fa, proposi di costituire un nuovo partito.  Ecco il post in cui, nel 2007, annunciavo la nascita del PdC (Partito del cavolo):

E’ nato il PdC

La politica è in crisi, l’economia è in crisi, il cinema è in crisi, la famiglia è in crisi, la RAI è in crisi, la scuola è in crisi, tutto è in crisi. Perfino gli psicologi, non riuscendo a contrastare il dilagare di questa epidemia di crisi globale, sono in crisi per eccesso di crisi.
In politica si naviga a vista e si tenta di tutto per far finta di cambiare le cose in modo che tutto resti come prima. Il libro di testo più usato in Scienze politiche non è “Il Principe”, ma “Il gattopardo”.
Né sembrano destinati a migliorare la situazione i tentativi di creare partiti, come il PD, che vorrebbero conciliare il diavolo con l’acquasanta.
In questa atmosfera di estrema confusione è necessario intervenire con proposte concrete che, una volta per tutte, riportino la politica nel suo ambiente naturale: il mercato delle vacche.
Per questo motivo abbiamo deciso di scendere in campo e fondare un nuovo partito che sia improntato alla massima chiarezza.

Premessa
Il nostro movimento si batterà per contrastare il confusionismo integralista del cerchiobottismo doppiopesista dello statalismo liberale perseguito dall’ateismo clericale, dal bigottismo ateo dei marxisti cattolici e dall’immobilismo movimentista del relativismo dogmatico.

Il programma
A tal fine proponiamo un liberalsocialismo cattolaicista conservatore e riformista che si batta per una democrazia totalitaria in un libero mercato di Stato, fondato sul capitalismo noglobalista autarchico. Un partito movimentista che nasca dal fusionismo dell’ultralibertarismo postradicale e neoreazionario e dell’ultraclericalismo dell’estremismo moderato, mediati da un garantismo giustizialista non disgiunto dall’anarchismo nazionalista del proletariato aristocratico. Chiaro?

Il nostro programma completo sarà stampato, in elegante veste tipografica, in 24 volumi per complessive 25948 pagine, più un aggiornamento che, essendo un aggiornamento, verrà aggiornato continuamente secondo i ghiribizzi e le paturnie dei vari candidati, sostenitori, fiancheggiatori, amici, parenti e conoscenti e secondo gli umori dello zio Peppino il quale, essendo un bastian contrario per natura, ha sempre qualcosa da aggiungere.
Il programma verrà sottoposto ad approvazione dei cittadini i quali potranno, inoltre, scegliere i candidati nel corso di regolari elezioni primarie, secondarie e terziarie francescane che voteranno in convento a favore e convento contrario, tanto per garantire la par condicio.

Il nome, il simbolo.
Seguendo l’abitudine diffusa di adottare simboli di ispirazione naturalistica, alberi e fiori in particolare, anche noi abbiamo deciso di seguire la moda.
Ma per dimostrare da subito la grande democrazia e la natura popolare del movimento, piuttosto che scegliere fiori o alberi pregiati, abbiamo optato per un modesto ortaggio: il cavolo.
Altri creano il PD? Noi andiamo oltre e creiamo il PDC.
Il nostro sarà, quindi, il “Partito del cavolo“.
Aderisci anche tu al partito del cavolo e risolveremo tutti i problemi, anche quelli che non hai. E se non hai problemi te li creiamo noi, gratis.
– Col cavolo troverai un lavoro fisso.
– Col cavolo avrai uno stipendio sicuro.
– Col cavolo avrai una casa.
– Col cavolo avrai una pensione garantita.
Che cavolo volete di più?

L’inno del Cavolo (Parole di Circostanza, musica di Atmosfera)
Con verze e cavolfiori
nessuno resta fuori.
Cavoli e broccoletti
Saremo tutti eletti.
Col broccolo e col cavolo
Si mangia tutti a un tavolo.
Col cavolo che avanza
Ci riempirem la panza.

Sosteneteci.
Col cavolo risolveremo tutti i problemi e fin da oggi garantiamo “Più cavoli a merenda per tutti”.
Aderite numerosi, altrimenti saranno cavoli vostri!

Nell’immagine sotto il ritratto ufficiale del fondatore e Presidente onorario del partito del cavolo.

Testa di cavolo

Adrian, il guru della Padania

Celentano era già vecchio quando era giovane; per la sua supponenza, la presunzione, la puzzetta sotto il naso, lo sguardo schifato di chi guarda tutti dall’alto in basso e la convinzione di essere l’unico pulito in un mondo di brutti, sporchi e cattivi (sono effetti della senescenza); figuriamoci oggi che è vecchio davvero. Vederlo in TV e ascoltare i suoi pistolotti moralistici e le lunghe pause “espressive” (sempre uguali, come fa da 40 anni) è come essere rimasti fermi ai vecchi fotoromanzi di Bolero film o Grand Hotel, come confondere la realtà con la fantasia, come fa la protagonista dello “Sceicco bianco” di Fellini.

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Celentano è innamorato del suo avatar, la sua immagine virtuale, il personaggio che si è creato in tanti anni e nel quale si identifica, il ragazzo buono e “ruspante” che lotta contro il potere e le ingiustizie del mondo. Ma, guarda caso, interpreta sempre il personaggio del boss, del capo branco, dell’invincibile, del salvatore del mondo, del mega direttore, del tribuno, del ras del quartiere, del ribelle che sconfigge i prepotenti, del profeta, del guru della Val Padana, di Serafino, il pastore buono, semplice e innocente (ma il regista Germi lo scartò al provino perché disse che aveva una faccia da gangster!), che si scontra con la malvagità della metropoli ed il consumismo. E siccome ha bisogno di assecondare le sue velleità artistiche di attore, regista, produttore (fa sempre tutto da solo)  nel ’75 scrive, interpreta e dirige “Yuppi Du. 

yuppiducelentanoMa il suo sogno segreto sarebbe stato interpretare “Jesus Christ superstar“, nel ruolo, ovviamente del protagonista che, però, nella sua versione, cambia il finale della storia; si stacca dalla croce (per miracolo, può farlo) e vola in cielo fra due ali di cherubini che cantano le sue lodi. Amen! Visto, però,  che un film-musical di grande successo  su Gesù lo avevano già fatto nel ’73, ha dovuto ripiegare facendo nel 1985 una specie di parodia, “Joan Lui“.

joan lui

Sì, è modesto il ragazzo. Così, siccome bisogna pur campare, periodicamente si inventa qualcosa da vendere alla Tv e ricavarci qualche milione di euro. Anche perché difficilmente gli darebbero il “reddito di cittadinanza“. E si inventa un cartoon  “Adrian” che celebra se stesso (tutto quello che fa è sempre autocelebrativo), anzi il suo avatar, dove fa tutto lui, autore, sceneggiatore, regista, canta, recita le sue lunghe pause (la sua specialità), fa pure il montaggio, il doppiaggio di se stesso e ordina i panini al bar. Sembra che questo nuovo “evento” (così lo definiscono i media di regime) sia costato fra i 20 ed i 28 milioni di euro.

Guardate le locandine; il personaggio è sempre quello, in 40 anni non è cambiato nulla. E’ sempre quello il suo avatar, qualunque cosa faccia, con l’espressione severa, arcigna, da inquisitore e giudice di un mondo cattivo dove lui è l’unico eroe positivo. E scrive canzoni ambientaliste, sulla Via Gluck, dimenticando la sua villona immersa nel verde. E tutti citano i suoi successi, come prova del suo talento, a cominciare da quella famosissima che è diventata quasi la sua sigla personale. Infatti tutti la citavano come “Azzurro di Celentano”. Dimenticando che quella canzone che tanto successo gli ha dato, non è sua, ma di Paolo Conte il quale, invece, non viene mai citato; chissà perché. O della creazione del Clan, che faceva passare come un’associazione fra amici, ma che attirava gli artisti e ne sfruttava economicamente i successi; infatti lui ha fatto i miliardi, gli altri no.

Classico esempio la vecchia e dura battaglia, anche legale, con Don Backy, appropriandosi delle sue canzoni per interpretarle personalmente (Vedi il caso più famoso; “Canzone” festival di Sanremo 1968, che è di Don Backy, non di Celentano).

O il grande successo di “Pregherò” del 1962, che era solo la cover di “Stand by me” un grande successo di Ben E. King, del 1961; anche questa tradotta e riadattata da Don Backy; guarda caso. Ma nessuno lo ricorda, citano solo la bravura di Celentano, il guru padano. Perché?

Non ho visto il programma; non lo guarderei nemmeno se mi pagassero. Ma ho letto diverse recensioni in rete e tutti ne parlano male, sia per i bassi ascolti, sia per la infima qualità del prodotto (Vedi Maurizio Costanzo che di solito è molto generoso con i personaggi dello spettacolo). E se anche Costanzo lo distrugge, qualche motivo deve esserci. E la cosa mi consola. Caro il nostro guru padano; Adrian, ma vaffanguru.

 

 

 

Prima Belen

Sembra che il Giornale, parafrasando il motto “America first” di Trump, abbia adottato il motto “Prima Belen”, poi tutto il resto. Infatti ogni giorno, da anni, c’è in prima pagina un articolo che la riguarda (qualche volta anche due o tre; il perché di tanta attenzione non è chiaro, ma lo scopriremo prima o poi). Ecco quello di ieri “Diletta Leotta e Belen Rodríguez, la foto è “letale”; Instagram in tilt“.  Non se ne può più di vedere tutti i santi giorni in prima pagina questa “gatta morta“, qualunque cosa faccia o non faccia, in tutte le pose, ma sempre nuda o quasi, con quella immancabile espressione fissa; più che un volto sembra una maschera. Guardate questa foto. Per lei è una specie di foto tessera, l’espressione è sempre quella.

belen languida

Sì, al Giornale hanno la passione per la cultura; o forse è meglio dire “La Cul-tura”.  Ieri, per esempio sempre in prima pagina c’era questo articolo che riguardava Fabrizio Corona, un altro personaggio sempre in primo piano, non per particolari meriti artistici o culturali, ma per i pettegolezzi da lavandaie che lo accompagnano sempre e le sue peripezie amorose: “Il mio pene non vuole pensieri“. Già dal titolo si intuisce la profondità del pezzo e dell’argomento trattato; ma, soprattutto, il rapporto conflittuale tra il suo cervello e  l’organo sessuale; una convivenza non facile.  Ma può stare tranquillo perché il suo pene non sarà assillato dai pensieri, sempre scarsi, poco impegnativi e, siccome scambia spesso i due organi, sono pensieri del cazzo; quindi in perfetta sintonia con il titolare di quegli organi. Visto, però,  che finisce in prima pagina, deve essere una notizia importante. Immagino che gli italiani si sveglino ogni mattina chiedendosi come stia il pene di Corona e che uso ne faccia. O almeno questo è quello che forse credono al Giornale. No?

(P.S.) Ancora dubbi sul fatto che al Giornale abbiano delle tendenze maniacali di tipo sessuale? Ecco il titolo di oggi, 25 gennaio, di un  articolo in prima pagina (quindi, di grande interesse sociale e culturale): “La Marcuzzi è senza le mutande?“. E naturalmente anche questa foto, come tutte quelle delle smutandate del giorno, scatena gli utenti e  “fa impazzire i social“. Ma siamo sicuri che siano i social ad impazzire e non i cronisti gossipari che,come ho scritto pochi giorni fa, “Non vanno oltre le mutande”? Non mi sbagliavo.

Ultimamente, in quanto a serietà editoriale, il Giornale fa concorrenza a Libero che fa concorrenza a Chi di  Alfonso Signorini il quale, a sua volta fa concorrenza a Novella 2000 ed  ai rotocalchi rosa ed alle riviste gossip e porno che ormai spopolano; si somigliano tutte, sembrano fatte in fotocopia e riempiono le edicole con foto, notizie e pettegolezzi da comari al mercato e da salone parrucchiera.

sceicco bianco

Sono l’evoluzione delle riviste popolari degli anni ’50, di Bolero film, Grand Hotel e dei fotoromanzi stileLo sceicco bianco” in cui realtà e fantasia si fondono svelando l’altra faccia delle storie romantiche raccontate dai media (ieri e oggi), e che  ispirò nel 1952 l’omonimo film di Fellini interpretato da Alberto Sordi.

Erano le letture predilette una volta da adolescenti e signorine romantiche che si appassionavano a quelle storie d’amore raccontate con foto o fumetti, immedesimandosi nei protagonisti.

Ma torniamo alla nostra Belen eternamente ingrifata. Guardate quest’altra foto, insieme a Leotta,  apparsa ieri sempre sul Giornale.

belen rodriguez, diletta leotta

Notate differenze nell’espressione di Belen? No, nessuna. L’avevamo lasciata con l’espressione da gatta morta in orgasmo, e così la ritroviamo. Leotta guarda l’obiettivo e sorride, Belen ha gli occhi bassi con quella espressione fissa, sempre la stessa, uguale per tutti i giorni, le ore e le stagioni (sia che lavi i piatti o che stia scopando; più facile la seconda ipotesi): languida, passionale, lussuriosa, lasciva, sensuale e libidinosa; sempre in procinto di avere un orgasmo.

Dubbi? Guardate questa foto, insieme alla sorella Cecilia, su L’Unione sarda di oggi: stessa espressione di sempre, stampata, da orgasmo perenne. Se ci fosse una sua statua in un Museo delle cere (magari c’è davvero) la sua maschera di cera sarebbe più espressiva di quella reale.

belen cecilia

Prima o poi farà un selfie alla passerina e la mostrerà Urbi et Orbi sui social. Forse è convinta che ce l’abbia solo lei o che la sua sia speciale. “Instagram in tilt“, dice il titolo. Normale, ogni volta che qualche smutandata pubblica sui social una foto (che deve essere sempre Hot, da urlo, mozzafiato etc.) immancabilmente scrivono che la rete impazzisce, i fan sono in delirio o i social vanno in tilt. Non basta pubblicare la foto; bisogna esaltarne l’effetto, la bellezza, l’impatto sconvolgente sul pubblico e urlare titoli iperbolici;  l’iperbole è la norma, l’ingrediente  più usato per confezionare quel minestrone indigesto a base di fake news, pubblicità mascherata da articoli redazionali e pettegolezzi inutili che chiamano informazione. Più urlano e più la gente ci casca e compra le riviste.  Ecco un esempio di oggi, fresco di giornata: “Sofija Milosevic incanta su Instagram“. E siccome questa epidemia di delirio collettivo e incantesimi di massa succede ogni giorno, significa che in circolazione ci sono milioni di pazzi. Bisognerà riaprire i manicomi.

Mi dispiace non poter aggiungere altro su questa Sofija Milosevic. Non seguo il gossip; al massimo leggo i titoli degli articoli. Quindi non ho capito chi sia questa Sofija, né chi sia Diletta Leotta e tutte le altre sciacquette smutandate che affollano le riviste gossipare, il web, i salotti  TV. Non capisco cosa facciano, perché abbiano tanto spazio sui media,  e perché siano sempre in prima pagina. Ma siccome sono tantissime le cose che non ho ancora capito di questo mondo, non ci faccio caso; sopravvivo lo stesso. A proposito, Belen, guardi che quella cosina ce l’hanno in dotazione di serie tutte le donne normodotate (oggi si dice così). Qualche volta, apra gli occhi, abbandoni quella eterna espressione da orgasmo in atto e sorrida.

E la smetta di cambiare partner come cambia le lenzuola (ma quanti ne ha cambiati?). Si vede che non riesce a trovare quello della misura giusta. Forse per placare i bollenti spiriti si ha bisogno di esperienze forti, straordinarie,  di qualcosa di grosso. Faccia un giro in una fattoria in campagna, magari trova quello con le misure giuste che  si adatta alle esigenze.  Poi ci fa sapere, magari con foto allegata su Instagram.

Scusate, ma non ne posso più di questa società di lavandaie, maniaci e cronisti che non vanno oltre le mutande. Pensate che abbia esagerato? Allora guardate questo box in prima pagina del Giornale, non di ieri o del mese scorso, ma di oggi: “Belen Rodríguez, scollatura bollente su Instagram“.

 

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Ed ecco il testo: “Belen Rodriguez pubblica un piccolo video nelle sue Instagram Sories, dove cattura l’attenzione per lo sguardo sensuale e per la scollatura davvero bollente. La canottiera nera evidenzia le forme seducenti e sexy della conduttrice.”.

Appunto, esattamente come dicevo. Il dubbio è se questi del Giornale ci sono o ci fanno. Comincio a pensare che ci siano proprio, ed in maniera irreversibile. Ma guardare il mondo a livello mutande può creare gravi alterazioni nella percezione della realtà e mostrarla del tutto stravolta.

Vedi: Il mondo visto dalle mutande.

– “Tette, culi e libertà di stampa“.

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Strane News

Ogni tanto si leggono notizie diverse dal solito; divertenti, tragiche, insolite o semplicemente curiose, come queste: “Ora faccio la contadina“. Chi sarà mai questa metropolitana pentita che riscopre l’amore per la terra e torna in campagna a “fare la contadina”? Incredibile, è Elsa Fornero, quella che da ministro ha sbagliato i conti e, da un giorno all’altro ha creato la categoria degli esodati, senza lavoro e senza pensione; geniale.

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Brava, finalmente ha capito qual è la sua vera strada; la campagna. E’ quello che dovrebbero fare tutti i politici, tornare a zappare la terra, coltivare patate, allevare polli. Farebbero qualcosa di utile ed eviterebbero di fare danni all’Italia. Temo però che Fornero e la campagna non siano proprio in perfetta sintonia; anzi siano due cose avulse. Mi ricorda quei radical chic che discutono di terzo mondo e di povertà gustando tartine al caviale e sorseggiando champagne nelle terrazze romane. Sì, lo stile è quello. Lo stesso del Trota che disse di aver lasciato la politica e di essersi dedicato alla sua azienda agricola (Vedi Ricette speciali: Trota al Carroccio“.

bossi asino

Ma non dobbiamo essere così scettici. Potrebbe essere una decisione seria. Speriamo che la mantenga, che torni in campagna e, soprattutto, che ci resti.

L’altra notizietta curiosa è questa:”Asti, multa se non puliscono la pipì dei cani“.

cani pipì

Vita da cani. Poverini, non possono più nemmeno pisciare. Non ci siamo ancora abituati del tutto ad usare scopetta e paletta per raccogliere la cacca dei cani, ed ecco che già ci obbligano a raccogliere anche la pipì; poi dovremo raccogliere i peli e pure le pulci, una per una. La cacca si raccoglie con una paletta, ma la pipì come si raccoglie; con le pipette da laboratorio? Ci mancava la pipì canina dopo l’allarme sulle mucche che scoreggiano ed inquinano l’aria producendo ammoniaca e metano (bovini producono più smog delle auto), Strano? Allora sentite questa: “Eccesso di flatulenze; mucche scoreggiano, esplode una stalla“.

mucca 

Così, in attesa di dotare le mucche di regolare marmitta antiflatulenza omologata a norma C€, intanto vietiamo ai cani di fare pipì. Poi vieteremo ai galli di cantare, ai passeri di cinguettare ed agli alberi di stormire al vento per non disturbare la concentrazione sugli smartphone.

gallo rosso

E’ già successo in diversi Comuni d’italia (Montalcino, gallo canta, 50 euro di multa –  Vallermosa, il gallo canta all’alba, multa di 62 euro per il padrone; turbava il sonno del vicino di casa.  Un consiglio a queste eccelse menti che ricordano il maldestro frate Cimabue di Carosello, quello che “Fa una cosa e ne sbaglia due”. Seguite l’esempio della Fornero che ha capito qual è la sua vera strada; fare la contadina. Ecco, tornate a zappare la terra. E non fate come i Gufi:  se il gallo canta non ammazzatelo; lasciatelo cantare.

 

Per chiudere in bellezza ed in sintonia con l’argomento del giorno (Il reddito di cittadinanza), ecco l’ultimissima proposta di una escort con grande fantasia che propone i saldi sessuali: “Sesso di cittadinanza, sconto 50%“.

sesso cittadinanza

Per oggi basta e avanza, alla prossima; Buona domenica.

Vedi: Mucche e marmitte (2008)

Trota al Carroccio (2010)

Varia umanità (2016)

Genetica e razzismo

vanessa-hesslerC’è una differenza tra il quoziente intellettivo dei neri e quello dei bianchi. E la differenza è genetica“. Chi l’ha detto? Un militante del Ku Klux Klan? Un leghista bergamasco? Borghezio parlando di Balotelli? No, lo ha detto uno scienziato, James Watson, premio Nobel 1962 per la scoperta della doppia elica del DNA. Insomma, uno che di genetica se ne intende: “I neri sono meno intelligenti dei bianchi“; e se lo dice lui!

vanessa-hessle kyengerAdesso chi glielo dice a Cècile Kyenge (che, ovviamente, non sarà d’accordo)? Sinceramente, fra Kyenge  e Watson, ho una leggerissima propensione, pur con tutti i dubbi possibili,  a ritenere più affidabile il Nobel Watson.

watson neri

Ovvio che sia stato immediatamente accusato di razzismo, come era già successo in passato (Watson razzista; revocati i titoli). Oggi il razzismo è dappertutto. Sono riusciti a scovarlo perfino nelle sorpresine degli ovetti Kinder (Ovetti Kinder razzisti).

ovetto-kinder-sorpresa-kkkTra le varie sorpresine c’è questo pupazzetto con tre ovetti in mano sui quali compare la lettera K che, ovviamente si riferisce a “Kinder”. Ma per i solerti cacciatori di razzisti, in servizio permanente, quelle tre K sono l’acronimo del Ku Klux Klan: Olè. E tanto basta per accusare quegli ovetti di essere “razzisti”. Figuriamoci cosa succede per una frase come quella di Watson. Credo che stiano già allestendo il rogo in piazza.

ovetti kinder

Mi viene in mente un aneddoto che cito spesso, tratto dall’autobiografia di Montanelli:

Indro Montanelli, nella sua autobiografia, racconta che agli inizi della carriera si recò al lebbrosario di Lambaréné, in Africa, per intervistare il dottor Albert Schweitzer, il medico che dedicò la sua vita a curare i lebbrosi africani. Ecco cosa scrive Montanelli:

Ricevendomi nella sua capanna, il cui unico lusso era un pianoforte che costituiva il suo svago serale, mi disse senza mezzi termini che la superiorità dell’uomo bianco consisteva anche nel mettersi al servizio di quello nero”. “Ma senza speranza” – aggiunse, lasciandomi di stucco- “di poterlo redimere dalla sua inferiorità“.

Visto che parla chiaramente della superiorità dell’uomo bianco e dell’inferiorità di quello nero, significa che Schweitzer, che ha dedicato la vita a curare i lebbrosi africani, era “razzista”? No, era semplicemente onesto, sincero e realista.

Ed ecco cosa diceva sulle razze Ennio Flaiano, uno che, pur non essendo un genetista, aveva le idee molto chiare: “Le razze esistono in quanto esseri umani nascono con attitudini ereditarie diverse e trasmettono ai loro eredi queste attitudini; che diventano filosofia, comportamento, modo di intendere la vita, la passione e il prossimo; e che di fronte a ogni situazione reagisce secondo la memoria ereditaria inconscia“.

Se non ci sono differenze, come mai l’Occidente ha un immenso patrimonio artistico, letterario, filosofico, scientifico e in Africa non c’è traccia di attività in questi ambiti? E’ quello che, molto sinteticamente, ma in maniera molto esplicita, si chiedeva Saul Bellow : “Chi è il Tolstoj degli Zulu? Il Proust degli abitanti di Papua? Sarei lieto di poterli leggere”. Anche Bellow è razzista?

Sì, oggi è razzista chiunque non sia perfettamente allineato al pensiero unico politicamente corretto della sinistra che ormai domina e controlla l’opinione pubblica continuando ad ingannare gli ingenui che ancora credono alla favola del socialismo, al mito del Buon selvaggio di Rousseau, al motto dei sanculotti “Liberté, egalité, fraternité” ed alle elucubrazioni cervellotiche degli utopisti marxisti che, dovunque siano riusciti ad insediarsi al potere, hanno portato conflitti, odio, lotte sociali, guerre e miseria. (Vedi: “Holodomor“)

L’unica ideologia consentita è quella che sostiene il meticciato, la società multietnica, l’invasione afroislamica dell’Europa, l’uguaglianza e la fratellanza degli uomini, delle culture e delle civiltà. Non solo, come dice e ripete Bergoglio, “Non esistono culture superiori” , ma il meticciato e l’accoglienza di africani è una grande opportunità; sono “preziose risorse” che, come hanno ripetuto per anni il Papa marxista e Boldrini; e come ha ripetuto pochi giorni fa Roberto Fico, presidente della Camera. “migliora la nostra civiltà: “L’accoglienza dei migranti significa crescita, sicurezza e benessere“.

ficoAhi, ahi, Basaglia, cos’hai fatto chiudendo i manicomi; troppi pazzi in circolazione. Un idiota ignorante ha un pregio: fa meno danni di un idiota istruito. E dice meno sciocchezze. Questo Fico d’India (maneggiare con attenzione; è spinoso), una  specie di versione maschile della Boldrini, oltre ad aver ereditato la poltrona di presidente della Camera, sembra aver ereditato anche la capacità particolare di dire cazzate ogni volta che apre bocca. E non solo non è super partes, come richiederebbe il ruolo istituzionale ricoperto, ma non cerca nemmeno di mascherare la sua militanza. Ricorda i Verdi di Pecoraro Scanio che cercavano inutilmente di mascherarsi da ambientalisti, ma erano come le angurie, verdi fuori e rossi dentro.

Nota: Il presidente della Camera non può fare dichiarazioni politiche palesemente di parte. Non è nei suoi compiti e competenze. Il suo ruolo è solo quello di convocare la Camera, stabilire l’odg e garantire il rispetto delle norme ed il regolare svolgimento dei lavori. Non oltre. E’ la stessa osservazione che faccio da anni sul rispetto delle proprie competenze da parte delle più alte cariche dello Stato, che appena si insediano si sentono autorizzati a pontificare su tutto e tutti interferendo anche pesantemente sulle scelte politiche del Parlamento e del Governo (Napolitano docet). Ciò che è intollerabile è l’apparente indifferenza dei parlamentari di fronte alla continua e palese prevaricazione. Perché nessuno protesta? Mistero.

La cultura dell’Africa sub sahariana, compresa l’alta tecnologia usata per costruire capanne con rami, foglie e sterco animale (splendido esempio di altissima architettura; le nostre cattedrali, il Pantheon ed il Colosseo gli fanno un baffo), è una ricchezza preziosa per l’umanità; sarà protetta dall’Unesco. E guai a chi si permette di sollevare dei dubbi sul fatto che la civiltà occidentale sia diversa o leggermente superiore a quella dei tagliatori di teste del Borneo, che il valzer viennese ed il tam tam siano sullo stesso piano, o che Vanessa Hessler sia leggermente più graziosa di Kyenge. Se non trovate differenze fra Kyenge ed Hessler non siete razzisti; siete solo scemi.

vanessa-hessler

Vedi: Razzismo cromatico  (2013)

Razzismo e antirazzismo (P.G. Battista, Corriere della sera 2010)

Gli psicologi (gay) sono disturbati

Sentite questa: “Sei un maschio eterosessuale, magari troppo “virile” e tradizionalista? Secondo l’American Psychological Association (Apa), l’associazione di categoria che rappresenta gli psicologi negli Stati Uniti, soffri di un disturbo mentale.”. Leggete qui: “Il maschio tradizionale? Disturbato“.

psicologi

Chissà perché ho la sensazione che questi psicologi citati nell’articolo siano gay e scrivano su commissione della lobby Lgbt. “Il maschio virile è disturbato”, “Il maschio tradizionale è malato”, dicono. Da ridere; o da piangere. Solo delle persone “disturbate” sessualmente e psichicamente possono fare affermazioni simili.  Ergo, gli unici “disturbati” in circolazione sono gli psicologi.

Piano piano stanno rigirando la frittata. Dopo essersi impegnati tanto per convincere il mondo che i gay sono “normali” e dopo la grande campagna per diffondere le teorie gender ora si passa alla seconda fase, la fase finale: dimostrare che gli anormali non sono i gay, ma gli eterosessuali (qui andrebbero bene le risate registrate, come nelle sit com, oppure il pianto delle prefiche). E si procederà con una campagna mediatica per dimostrare che l’essere eterosessuali e normali sia un sintomo di turbe psichiche, e che bisogna curarsi; magari con uno psicologo gay (sono più sensibili; oh, come sono sensibili). Vogliono costruire una società unisex, gender o sessoconfusi sul modello Luxuria, Malgioglio e Signorini. Siete ridicoli e patetici.

Non per niente in USA gli strizzacervelli sono in ribasso già da decenni ed i loro divanetti restano vuoti. La gente ha capito che, sotto sotto è una fregatura. Ricordiamo la celebre battuta di Woody Allen in “Io e Annie”, in cui lamentava il fatto che da 15 anni fosse in cura dallo psichiatra senza successo. “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes”, concludeva. Ecco, cari psicologi, andateci anche voi a Lourdes; non si sa mai, qualche volta i miracoli succedono.

Dice Vittorino Andreoli: “, riconoscendo la profonda crisi della psicoanalisi in USA dove  era così diffusa da essere diventata una moda: “In America non ci va più nessuno. La psicanalisi delle tante sedute e del setting particolare registra un crollo.”. E se anche Andreoli conferma questa mia vecchia idea, forse non sbagliavo.

Vedi:

Psicologia, cani e pulci (2016)

I guru moderni: il “Motivatore“. (2016)

La diffidenza è una virtù (2009)

Andreoli, musica pop e i matti di Salerno (2018)