Uteri in affitto e figli assemblati

Ridere per non piangere: “Dono di madre, partorisce per il figlio gay“. Tipico esempio di bambino assemblato, prendendo i pezzi isolati, un po’ qui un po’ la, e inserendoli in un utero in affitto. L’utero è quello collaudato, usato sicuro, della 61enne Cecile Eledge, madre di Matthew “sposato” con Elliott Dougherty. Gli ovuli sono della sorella di Dougherty, Lea Yribe. Gli spermatozoi sono di Matthew, lavorazione artigianale, fatti  a mano. L’unica cosa ancora naturale, secondo tradizione, che ancora sopravvive.

Ecco, sotto, cosa scrivevo su questo argomento nel post del 2016 “Mi presta l’utero?” in cui riprendevo anche due vecchi post del 2010 e del 2005.

utero per il figlio gay

Mi presta l’utero? (ottobre 2010)
Potrebbe sembrare una domanda impertinente. Ma non lo è. Anzi, viste le ultime notizie in fatto di procreazione, sarebbe del tutto normale. Negli ultimi tempi, diversi casi di bambini nati non proprio secondo il metodo classico, hanno trovato ampio rilievo sulla stampa. L’anno scorso fece scalpore la notizia che una celebre interprete della serie “Sex and the city”, Sarah Jessica Parker, avrebbe avuto due gemelle tramite un utero in affitto.
In verità non era poi una notizia così sconvolgente. Ci sono già stati casi simili. Qualche tempo fa una donna mise a disposizione il proprio utero, al posto della figlia che non poteva avere gravidanze. Così, nato il bebé, lei sarà contemporaneamente mamma e nonna. Sui bus di Londra, alcuni mesi fa, comparve un annuncio in cui una donna proponeva l’utero in affitto al miglior offerente.

Allora di che ci meravigliamo? Così, supponiamo che siate un maschietto e che abbiate voglia di avere un erede, ma non volete legami affettivi o non avete una compagna stabile con cui farlo nel modo classico. No problem. Intanto procuratevi un ovulo da fecondare. Ormai si trovano facilmente anche quelli. Ma non fidatevi degli ovuli in offerta speciale che trovate magari al Discount. No, fate un salto nella vecchia fattoria, hia hia oh, e prendete degli ovuli freschi di giornata fatti personalmente dalla contadinella giovane e bella. Se è disponibile anche ad affittarvi l’utero il problema è risolto. Altrimenti non vi resta che trovare l’incubatrice…pardon, l’utero. Magari siete in giro per negozi, al cinema, a teatro, ai grandi magazzini, vedete una bella e avvenente donna. La fermate e le ponete la fatidica domanda: “Scusi, mi presta l’utero per nove mesi?”. Come suol dirsi, la domanda è lecita. No?

Se il primo tentativo va male, riprovate; prima o poi un utero, nuovo o usato sicuro, lo trovate. Beh, almeno finché questo nuovo sistema non sarà accettato definitivamente e diventerà un servizio gratuito offerto dal Servizio sanitario nazionale (prima o poi ci si arriva). Allora sarà tutto più facile e potrete avere il vostro utero garantito, col bollino blu, in affitto, in prestito o in comodato d’uso. Basterà andare alla ASL, dove ci saranno degli elenchi affissi: “Uteri convenzionati“. Scegliete il vostro utero ed il gioco è fatto, tutto a carico del servizio sanitario nazionale. La cosa assurda di questo ipotetico servizio disponibile in futuro è che sembra “normale“.

Ed ecco l’ultimissima, fresca di giornata: “Bebè a coppia gay; affittato l’utero negli USA“. I due gay “vivono in provincia di Livorno, ma sono dovuti andare a Barcellona per sposarsi. E fino in California per avere un bimbo, David, come il medico che l’ha fatto nascere. Il piccolo, nato il 10 agosto scorso, è stato 9 mesi nel grembo di una trentenne messicana che vive a San Diego.”. Olè, il gioco è fatto. Facile no? Ora, però, potrebbe esserci qualche problemino che riguarda il corretto sviluppo del piccolo ed il superamento del famoso “Complesso di Edipo“.

Durante il periodo della sessualità adolescenziale il bambino manifesta un innamoramento per la figura del genitore del sesso opposto. Solo il superamento del complesso di Edipo permette di vivere in età adulta una sessualità equilibrata.” (Sigmund Freud). In pratica, detto in due parole, si tratterebbe di una pulsione inconscia del bambino che sogna di ammazzare il padre, visto come rivale, e far l’amore con la madre. Talmente conosciuto e talmente sfruttato dalla letteratura e dal cinema che evito di dilungarmi su ulteriori spiegazioni.

Ora proviamo ad immaginare cosa succede ad un bambino adottato da una coppia gay o lesbo. Come vivrà e risolverà il suo complesso di Edipo? Come farà ad individuare fra due donne il “padre” da ammazzare? E come farà ad identificare la madre fra due maschioni (si fa per dire), magari con barba e baffi, e senza tette? Eh sì, perché il seno materno è un elemento essenziale nello sviluppo del citato complesso edipico. Ma se questo seno non c’è, chi è la madre? Boh, misteri di genere. Eh sì, se vivesse ancora, il vecchio Freud si troverebbe in grande imbarazzo a risolvere questo quesito, col rischio di dover rivedere tutta la sua teoria. Ma il tempo passa, l’umanità si evolve ed anche i bambini non nascono più sotto i cavoli o portati dalle cicogne. Oggi ci sono nuovi metodi, semplici e pratici.

Come si fanno i bambini ( maggio 2005)
Una volta i bambini si facevano col metodo classico, che non stiamo ad illustrare perché si suppone che tutti lo conoscano. Non sempre il risultato era garantito, ma il sistema ha funzionato egregiamente per millenni e, per giudizio unanime, non solo funziona, ma è anche piuttosto piacevole. E’ uno dei pochi esempi pratici del famoso detto “unire l’utile al dilettevole“.

Poi arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire ai due stilisti il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo e soddisfare così il loro istinto materno.

Le menti più brillanti della scienza mondiale si mobilitarono ed il risultato fu assicurato. E così oggi, grazie al progresso scientifico, ci sono nuovi metodi alternativi che, superato il vecchio e caro sistema scopatorio, ottengono lo stesso risultato, senza eccessivi sprechi di energie preziose e, soprattutto, garantiscono a tutti il diritto di avere un figlio. Un bel successo, no? E così, in un tripudio di ovuli, fecondazione assistita, non assistita, eterologa, non eterologa, embrioni, spermatozoi DOC di prima e di seconda scelta, uteri nuovi, usati, in affitto, o ceduti gratuitamente in comodato d’uso, avere un bambino non è più un problema. Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che naturalmente non riuscirebbero nell’impresa, potranno avere il loro bel bambino e, date tempo al tempo, potranno scegliere anche le caratteristiche psicosomatiche.

Prevedo già che sulle pagine dei quotidiani, nella rubrica degli annunci commerciali, “AAA Cercasi/Offresi…”, presto compariranno annunci di questo tipo.
– Cerco utero in affitto, solo equo canone.
– Utero seminuovo, usato sicuro, offro; revisionato, collaudato, garanzia triennale.
– Affittasi utero signorile, zona centrale. Ampio, riservato. Prezzo da concordare.
– Elegante utero, ristrutturato, zona turistica, a veri intenditori vendesi. Anche co-proprietà.
– Causa trasferimento, cedo ovulo già fecondato. No perditempo.
– Azienda leader seleziona a richiesta spermatozoi con specifica predisposizione artistica, sportiva, intellettuale. Soddisfatti o rimborsati.
– Spermatozoi freschi di giornata offro. Produzione artigianale, lavorazione a mano.

Anche la procreazione tradizionale, però, può creare inconvenienti e sorprese.

famiglia

 

Vedi: Figli, uteri in affitto e zio Nichi. (2016)

Come il cacio sui maccheroni; ecco un articolo di oggi su  Il Giornale, 10/4/2019: “Quel grande business dietro l’utero in affitto“.

Appunto; come volevasi dimostrare.

 

Cirinnà e il Pi greco

Oggi si celebra la giornata del Pi greco (π). Pian piano stanno cambiando il calendario sostituendo ai nomi dei santi le giornate di festività laiche. Per non dare troppo nell’occhio hanno cominciato con festività facilmente condivisibili: festa della mamma, festa del papà, festa degli innamorati, festa dei lavoratori, etc. Fa parte del progetto per cambiare radicalmente la società occidentale, cancellando ogni riferimento a cultura, tradizioni, religione. Vogliono creare un nuovo mondo a misura di meticciato, di cultura gender, di gay, lesbiche, trans, sessualmente confusi, ,musulmani, invasori africani e ibridi umani atei e unisex.  Ci stanno lavorando da anni, con una precisa strategia scientifica (vedi “Finestra di Overton“), nell’indifferenza generale di chi crede, ingenuamente, che certe battaglie culturali, ossessivamente proposte dai media, siano promosse per spirito umanitario, uguaglianza e diritti umani.

Pi greco

Così oggi, 14 marzo 2019, non è Santa Matilde, ma è il “Giorno delpi greco” (3,14159). Poi festeggeranno il giorno della radice quadrata, poi quello delle parentesi quadre, quello delle tabelline, poi si vedrà, secondo fantasia. L’importante è eliminare i santi. E Cirinnà? Eccola qui, sorridente e soddisfatta di mostrare il cartello in cui paragona Dio, la patria e la famiglia alla merda (molto fine e simpatica, vero? E’ il suo stile). Oltraggio, vilipendio, blasfemia, c’è di tutto in quel cartello. Se lo facesse uno sfigato di destra lo sbatterebbero in galera senza processo e butterebbero la chiave. Ma se queste cose le fanno gli idioti di sinistra è tutto concesso; sia perché sono di sinistra e possono contare sulla benevolenza della magistratura, sia perché hanno l’attenuante di essere idioti (basta guardarli in faccia). Per restare in tema di matematica “Idiozia e sinistrume sono termini direttamente proporzionali; al crescere di uno cresce anche l’atro, in maniera esattamente proporzionale”.

cirinnà Dio

Nel precedente post “Vauro, che faccia da…” ricordavo le disavventure di chi osa in Italia fare satira sulla sinistra (Forattini e vignetta su d’Alema: Satira libera? Dipende.) o fare accostamenti ironici (Calderoli, Borghezio) su personaggi intoccabili, sempre di sinistra (Satira da morire). Basta accennare a vaghe somiglianze fra neri e  primati, o fare allusione alle banane, e si  rischiano pesanti sanzioni e condanne penali.

Ora, però, qualcuno dovrebbe spiegarci quali sono (se ci sono) i criteri per giudicare la legittimità ed i limiti dell’ironia,  della satira e della libertà di espressione. Se Calderoli accenna a somiglianze fra  la Kyenge e un orango è una gravissima affermazione razzista (e come tale, gravemente punita), se Borghezio accenna all’inferiorità della cultura africana viene condannato a 18 mesi ed a pagare 50.000 euro di danni. Se dei tifosi di calcio fanno buuu verso un calciatore nero si ferma la partita, si squalifica il campo e tifosi e società pagano le conseguenze; se dei vignettisti francesi fanno delle caricature di Maometto succede un finimondo, si fa una strage nella redazione della rivista Charlie Hebdo (12 morti e 11 feriti) e  si bruciano chiese con i cristiani dentro.

Se, invece, Cirinnà accomuna Dio alla merda non succede nulla: è libertà di espressione; o magari è umorismo e satira. Qualcuno ce lo spiega? Provate a fare voi un cartello simile, sostituendo Dio con Maometto. E poi vediamo cosa succede. Ma da questa Cirinnà non ci si può aspettare niente di meglio. Ricorda la battuta di Sgarbi  su Rosi Bindi: “E’ più bella che intelligente”. Mi è venuta in mente a proposito del Pi greco; c’è una relazione.

Qualche anno fa la intervistarono, insieme ad altri parlamentari ponendole delle domande semplicissime di matematica, geografia e cultura generale. Per sintetizzare; non sapeva quanto fa 9×9, confondeva Pitagora con Archimede e non sapeva cosa fosse il Pi greco. Ecco, ci siamo arrivati, nel 2013 le dedicai un post “L’onorevole ed il pi greco“. tanto vale riportarlo:

L’onorevole ed il pi greco (2013)

Ma quanto fa 9×9? Lo sanno tutti i bambini delle elementari. Poi crescono, diventano onorevoli e dimenticano le tabelline, la geometria e confondono Pitagora con Archimede. Ecco perché poi sbagliano i conti degli esodati, dell’IMU, del debito pubblico e per compensare gli errori dei bilanci di previsione devono sempre aumentare le tasse. Già anni fa un servizio delle Iene dimostrò il livello di ignoranza dei nostri parlamentari. Ed ogni volta che qualche cronista d’assalto rivolge agli onorevoli delle domande un po’ inusuali, che mettono a dura prova le loro conoscenze, casca l’asino; è proprio il caso di dirlo.

Ogni giorno alle 20.30 su Rete 4 va in onda Quinta colonna che si occupa di temi politici e di attualità. Dura circa 40/45 minuti e la puntata si chiude con un brevissimo servizio che stila una divertente classifica che riguarda solitamente il mondo della politica. Si va dalle risse in Parlamento alle scuse più frequenti per giustificare le spese pazze, dalle case da sogno agli amori dei leader.

Pochi giorni fa è stata la volta di un breve servizio di Nausica Della Valle che intervista alcuni parlamentari mettendo alla prova le loro conoscenze in matematica. Poche domande e risposte imbarazzate. Qualcuno risponde che 9×9 fa 72 (e ride), un altro si ingarbuglia sulla differenza fra seno e coseno (e lo trova divertente), un terzo non ricorda come calcolare l’area del quadrato (sembra fare i disegnini nella mente e ride), un altro ancora non sa cosa siano i numeri primi (e scappa ridendo), un altro ha un’idea molto approssimativa della tangente (e ride). Ridono tutti. Ignoranti sì, ma ilari, hanno il riso facile. “Risus abundat in ore stultorum“, dicevano i nostri saggi antenati.

Vince la speciale classifica Monica Cirinnà del PD che confessa candidamente di non sapere quanto fa 9×9, identifica il teorema di Pitagora con il Pi greco e cerca di spiegarlo citando confusamente ed a sproposito la legge di Archimede sui corpi immersi in un liquido: “la linea di galleggiamento è inversa al suo peso…” (!?), dice.

Una specie di miscuglio male assortito, indefinibile, incredibile ed inaccettabile da parte di gente che guadagna cifre esorbitanti a carico dei cittadini, che usufruisce di privilegi indecenti e che non conosce nemmeno le tabelline elementari, non sa cosa sia il PI greco e confonde Pitagora con Archimede. Ma dove hanno studiato, nel Burundi? O forse, come dicevo nel post “Cuperlo ed il complesso di superiorità”, si sono laureati a Tirana, come il Trota? E forti di tanta ignoranza, ogni giorno, mattino, pomeriggio e sera, saltano da una poltrona all’altra nei salotti televisivi a blaterare del nulla, con l’aria insopportabile dei sapientoni, e fanno finta di occuparsi di politica.

Questi sono i nostri rappresentanti, quelli che dovrebbero essere i migliori. Quelli che grazie ai principi fondamentali della democrazia ed a norme e leggi assurde e senza alcun fondamento logico e razionale, che sembrano fatte apposta per favorire i furbi e gli arrivisti senza scrupoli, consentono a chiunque, anche allo scemo del villaggio (lo dice la democrazia e la Costituzione), di entrare in Parlamento e governare l’Italia; senza presentare titoli, attestati e credenziali, senza dover superare alcun esame, selezione o test attitudinale, nemmeno un quiz da Settimana enigmistica.

Anche per fare i netturbini…pardon, gli “operatori ecologici” bisogna superare preselezioni, selezioni ed esami. Anche per assumere una “collaboratrice familiare” si richiedono delle referenze. Per fare i parlamentari non è richiesto niente. La democrazia dice che anche gli idioti possono andare al governo. Caligola nominava senatore il suo cavallo, noi mandiamo in Parlamento gli asini. E’ l’evoluzione della specie. Bella la democrazia: i furbi l’hanno inventata (e la sfruttano a loro favore; dicono che sia il miglior sistema possibile) e gli ingenui ci credono. E le conseguenze si vedono.
Vedi qui il video: “Politici e matematica“.

Vedi “Onorevoli?” (2014)

– Alcuni post su “Satira e dintorni

MIgranti e Finestra di Overton“; come funziona la manipolazione dell’informazione per condizionare,  controllare e indirizzare l’opinione pubblica.

 

– Vedi “Overton e Bergoglio“.

Finestra di Overton; come funziona.

Genetica e razzismo

vanessa-hesslerC’è una differenza tra il quoziente intellettivo dei neri e quello dei bianchi. E la differenza è genetica“. Chi l’ha detto? Un militante del Ku Klux Klan? Un leghista bergamasco? Borghezio parlando di Balotelli? No, lo ha detto uno scienziato, James Watson, premio Nobel 1962 per la scoperta della doppia elica del DNA. Insomma, uno che di genetica se ne intende: “I neri sono meno intelligenti dei bianchi“; e se lo dice lui!

vanessa-hessle kyengerAdesso chi glielo dice a Cècile Kyenge (che, ovviamente, non sarà d’accordo)? Sinceramente, fra Kyenge  e Watson, ho una leggerissima propensione, pur con tutti i dubbi possibili,  a ritenere più affidabile il Nobel Watson.

watson neri

Ovvio che sia stato immediatamente accusato di razzismo, come era già successo in passato (Watson razzista; revocati i titoli). Oggi il razzismo è dappertutto. Sono riusciti a scovarlo perfino nelle sorpresine degli ovetti Kinder (Ovetti Kinder razzisti).

ovetto-kinder-sorpresa-kkkTra le varie sorpresine c’è questo pupazzetto con tre ovetti in mano sui quali compare la lettera K che, ovviamente si riferisce a “Kinder”. Ma per i solerti cacciatori di razzisti, in servizio permanente, quelle tre K sono l’acronimo del Ku Klux Klan: Olè. E tanto basta per accusare quegli ovetti di essere “razzisti”. Figuriamoci cosa succede per una frase come quella di Watson. Credo che stiano già allestendo il rogo in piazza.

ovetti kinder

Mi viene in mente un aneddoto che cito spesso, tratto dall’autobiografia di Montanelli:

Indro Montanelli, nella sua autobiografia, racconta che agli inizi della carriera si recò al lebbrosario di Lambaréné, in Africa, per intervistare il dottor Albert Schweitzer, il medico che dedicò la sua vita a curare i lebbrosi africani. Ecco cosa scrive Montanelli:

Ricevendomi nella sua capanna, il cui unico lusso era un pianoforte che costituiva il suo svago serale, mi disse senza mezzi termini che la superiorità dell’uomo bianco consisteva anche nel mettersi al servizio di quello nero”. “Ma senza speranza” – aggiunse, lasciandomi di stucco- “di poterlo redimere dalla sua inferiorità“.

Visto che parla chiaramente della superiorità dell’uomo bianco e dell’inferiorità di quello nero, significa che Schweitzer, che ha dedicato la vita a curare i lebbrosi africani, era “razzista”? No, era semplicemente onesto, sincero e realista.

Ed ecco cosa diceva sulle razze Ennio Flaiano, uno che, pur non essendo un genetista, aveva le idee molto chiare: “Le razze esistono in quanto esseri umani nascono con attitudini ereditarie diverse e trasmettono ai loro eredi queste attitudini; che diventano filosofia, comportamento, modo di intendere la vita, la passione e il prossimo; e che di fronte a ogni situazione reagisce secondo la memoria ereditaria inconscia“.

Se non ci sono differenze, come mai l’Occidente ha un immenso patrimonio artistico, letterario, filosofico, scientifico e in Africa non c’è traccia di attività in questi ambiti? E’ quello che, molto sinteticamente, ma in maniera molto esplicita, si chiedeva Saul Bellow : “Chi è il Tolstoj degli Zulu? Il Proust degli abitanti di Papua? Sarei lieto di poterli leggere”. Anche Bellow è razzista?

Sì, oggi è razzista chiunque non sia perfettamente allineato al pensiero unico politicamente corretto della sinistra che ormai domina e controlla l’opinione pubblica continuando ad ingannare gli ingenui che ancora credono alla favola del socialismo, al mito del Buon selvaggio di Rousseau, al motto dei sanculotti “Liberté, egalité, fraternité” ed alle elucubrazioni cervellotiche degli utopisti marxisti che, dovunque siano riusciti ad insediarsi al potere, hanno portato conflitti, odio, lotte sociali, guerre e miseria. (Vedi: “Holodomor“)

L’unica ideologia consentita è quella che sostiene il meticciato, la società multietnica, l’invasione afroislamica dell’Europa, l’uguaglianza e la fratellanza degli uomini, delle culture e delle civiltà. Non solo, come dice e ripete Bergoglio, “Non esistono culture superiori” , ma il meticciato e l’accoglienza di africani è una grande opportunità; sono “preziose risorse” che, come hanno ripetuto per anni il Papa marxista e Boldrini; e come ha ripetuto pochi giorni fa Roberto Fico, presidente della Camera. “migliora la nostra civiltà: “L’accoglienza dei migranti significa crescita, sicurezza e benessere“.

ficoAhi, ahi, Basaglia, cos’hai fatto chiudendo i manicomi; troppi pazzi in circolazione. Un idiota ignorante ha un pregio: fa meno danni di un idiota istruito. E dice meno sciocchezze. Questo Fico d’India (maneggiare con attenzione; è spinoso), una  specie di versione maschile della Boldrini, oltre ad aver ereditato la poltrona di presidente della Camera, sembra aver ereditato anche la capacità particolare di dire cazzate ogni volta che apre bocca. E non solo non è super partes, come richiederebbe il ruolo istituzionale ricoperto, ma non cerca nemmeno di mascherare la sua militanza. Ricorda i Verdi di Pecoraro Scanio che cercavano inutilmente di mascherarsi da ambientalisti, ma erano come le angurie, verdi fuori e rossi dentro.

Nota: Il presidente della Camera non può fare dichiarazioni politiche palesemente di parte. Non è nei suoi compiti e competenze. Il suo ruolo è solo quello di convocare la Camera, stabilire l’odg e garantire il rispetto delle norme ed il regolare svolgimento dei lavori. Non oltre. E’ la stessa osservazione che faccio da anni sul rispetto delle proprie competenze da parte delle più alte cariche dello Stato, che appena si insediano si sentono autorizzati a pontificare su tutto e tutti interferendo anche pesantemente sulle scelte politiche del Parlamento e del Governo (Napolitano docet). Ciò che è intollerabile è l’apparente indifferenza dei parlamentari di fronte alla continua e palese prevaricazione. Perché nessuno protesta? Mistero.

La cultura dell’Africa sub sahariana, compresa l’alta tecnologia usata per costruire capanne con rami, foglie e sterco animale (splendido esempio di altissima architettura; le nostre cattedrali, il Pantheon ed il Colosseo gli fanno un baffo), è una ricchezza preziosa per l’umanità; sarà protetta dall’Unesco. E guai a chi si permette di sollevare dei dubbi sul fatto che la civiltà occidentale sia diversa o leggermente superiore a quella dei tagliatori di teste del Borneo, che il valzer viennese ed il tam tam siano sullo stesso piano, o che Vanessa Hessler sia leggermente più graziosa di Kyenge. Se non trovate differenze fra Kyenge ed Hessler non siete razzisti; siete solo scemi.

vanessa-hessler

Vedi: Razzismo cromatico  (2013)

Razzismo e antirazzismo (P.G. Battista, Corriere della sera 2010)

Gli psicologi (gay) sono disturbati

Sentite questa: “Sei un maschio eterosessuale, magari troppo “virile” e tradizionalista? Secondo l’American Psychological Association (Apa), l’associazione di categoria che rappresenta gli psicologi negli Stati Uniti, soffri di un disturbo mentale.”. Leggete qui: “Il maschio tradizionale? Disturbato“.

psicologi

Chissà perché ho la sensazione che questi psicologi citati nell’articolo siano gay e scrivano su commissione della lobby Lgbt. “Il maschio virile è disturbato”, “Il maschio tradizionale è malato”, dicono. Da ridere; o da piangere. Solo delle persone “disturbate” sessualmente e psichicamente possono fare affermazioni simili.  Ergo, gli unici “disturbati” in circolazione sono gli psicologi.

Piano piano stanno rigirando la frittata. Dopo essersi impegnati tanto per convincere il mondo che i gay sono “normali” e dopo la grande campagna per diffondere le teorie gender ora si passa alla seconda fase, la fase finale: dimostrare che gli anormali non sono i gay, ma gli eterosessuali (qui andrebbero bene le risate registrate, come nelle sit com, oppure il pianto delle prefiche). E si procederà con una campagna mediatica per dimostrare che l’essere eterosessuali e normali sia un sintomo di turbe psichiche, e che bisogna curarsi; magari con uno psicologo gay (sono più sensibili; oh, come sono sensibili). Vogliono costruire una società unisex, gender o sessoconfusi sul modello Luxuria, Malgioglio e Signorini. Siete ridicoli e patetici.

Non per niente in USA gli strizzacervelli sono in ribasso già da decenni ed i loro divanetti restano vuoti. La gente ha capito che, sotto sotto è una fregatura. Ricordiamo la celebre battuta di Woody Allen in “Io e Annie”, in cui lamentava il fatto che da 15 anni fosse in cura dallo psichiatra senza successo. “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes”, concludeva. Ecco, cari psicologi, andateci anche voi a Lourdes; non si sa mai, qualche volta i miracoli succedono.

Dice Vittorino Andreoli: “, riconoscendo la profonda crisi della psicoanalisi in USA dove  era così diffusa da essere diventata una moda: “In America non ci va più nessuno. La psicanalisi delle tante sedute e del setting particolare registra un crollo.”. E se anche Andreoli conferma questa mia vecchia idea, forse non sbagliavo.

Vedi:

Psicologia, cani e pulci (2016)

I guru moderni: il “Motivatore“. (2016)

La diffidenza è una virtù (2009)

Andreoli, musica pop e i matti di Salerno (2018)

Re Magi e stelle di Betlemme

La storiella dei Re Magi che arrivano alla grotta di Betlemme grazie ad una stella, mi ha sempre fatto l’effetto delle favole per bambini. Ogni anno ci sono i soliti eruditi che, anche su prestigiose testate o in diretta TV,  cercano di spiegare questo mistero, anche scientificamente. Ecco cosa scrivevo in due post, uno del 2014 ed uno del 2003:

Re Magi e stelle (2014)

Oggi sul Corriere.it un lungo articolo ci ricorda come è nata la leggenda della stella cometa che avrebbe guidato i Re Magi verso la grotta di Betlemme dove nacque Gesù (Ipotesi sulla stella dei Magi; cos’era in realtà?). Si ripercorre la storia di questa “stella” e dei Magi, citando la testimonianza riportata nel Vangelo di Matteo e le varie ipotesi che nel corso dei secoli hanno tentato di spiegare il mistero dello straordinario evento.

Ecco come inizia l’articolo: “Un astro che aveva guidato i Magi verso il luogo della Natività si fermò improvvisamente nel cielo, come a indicare: siete finalmente arrivati.“ (mancano solo le risate registrate, come nelle Sit com). Ora, ve la immaginate una stella che, dopo aver guidato i Magi dal lontano oriente, si ferma sopra una precisa grotta a Betlemme? Roba da far invidia ai più moderni navigatori satellitari. O forse già allora i più fortunati avevano dei cammelli super accessoriati sui quali era installato, di serie, una specie di “navigatore” satellitare che funzionava con le comete. C’erano comete per tutte le destinazioni, bastava seguire quella giusta. Volevate andare a Roma? Bastava sintonizzare il navigatore sulla “Cometa Roma” e quella vi precedeva sul cammino, vi segnalava le strade consolari, vi faceva evitare quelle più trafficate dalle bighe e vi conduceva dritti al Colosseo.

Così c’erano Comete guida per tutte le località, anche le più lontane. A quei tempi nel cielo notturno c’erano più comete che pipistrelli. E per facilitare chi doveva seguirle, volavano così basse che erano frequenti gli incidenti. Specie quelli che abitavano nei piani alti o stavano in terrazza a godersi il fresco, rischiavano di prendere delle tremende botte in testa dalle comete di passaggio. Uno sciame di comete che vagavano in tutte le direzioni. Tanto che, se non si stava attenti, era facile confondersi e seguire la cometa sbagliata. Non vorrei sembrare oltraggioso, ma questa storiella non mi ha mai convinto. Starebbe benissimo in un libro di favole per bambini, ma quelli di una volta, ingenui, ignoranti, facilmente suggestionabili, che credevano agli asini che volano. Oggi, più smaliziati ed istruiti, non ci crederebbero nemmeno i bambini (farebbero subito una ricerca su Google e definirebbero la notizia come “Fake news“).

re magi

Betlemme? Prima stella a destra. (2003)
Ieri sera su RAI3, ho sentito il geologo Mario Tozzi raccontarci per l’ennesima volta la storia dei Re Magi che arrivarono dal lontano oriente e, guidati da una stella cometa, giunsero a Betlemme per adorare Gesù. Tozzi si è anche dilungato sulla possibile natura di questa stella cometa, citando diverse interpretazioni del fenomeno; dalla cometa di Halley alla possibilità di un effetto particolarmente luminoso dovuto a congiunzioni astrali. Ogni volta che ho sentito raccontare la storiella dei Re Magi, vengo assalito da un dubbio atroce. Mi chiedo se coloro che raccontano questa storia e che, evidentemente, ci credono e tentano addirittura delle spiegazioni scientifiche, abbiano mai alzato lo sguardo al cielo, in una notte stellata.

E sarei davvero curioso di capire come sia possibile raggiungere una lontanissima località…guidati da una stella. Posso capire che la stella polare indichi il nord e che, quindi, chiunque voglia spostarsi in direzione nord, da un qualunque punto della terra, possa dirigersi nella direzione di quella stella. Ma dirigersi verso nord è una indicazione molto generica. Seguendo la stella polare andate sicuramente verso nord, ma provate a partire da Reggio Calabria e rintracciare la pizzeria ” Da Gennaro” ad Amsterdam, seguendo solo la stella polare! Stesso discorso vale per i Re Magi.

Come hanno potuto partire dal lontano oriente e, guardando una stella in cielo, senza cartine geografiche, senza cartelli indicatori, senza una guida turistica, senza nemmeno uno straccio di depliant pubblicitario…arrivare dritti dritti davanti ad una precisa grotta a Betlemme? Incredibile, a meno che quella stella cometa non viaggiasse terra terra, precedendo di poco i Re Magi, e poi si sia fermata esattamente sopra la famosa grotta; magari con un annuncio fuori campo che annunciava l’arrivo a destinazione. Certo che se avessero il coraggio e l’onestà di ammettere la propria impossibilità a fornire spiegazioni plausibili e la smettessero di raccontare stupidaggini sarebbe meglio per tutti!

Il tempo non esiste

Vatti a fidare della scienza. Per tanto tempo abbiamo creduto che il nostro universo fosse tridimensionale. Poi, per complicarci la vita, ci hanno detto che esiste una quarta dimensione, il tempo: difficile rappresentarlo, pensarlo, descriverlo, ma reale. Non abbiamo ancora capito esattamente cosa sia e come valutarlo, ed ecco l’ultimissima: il tempo non esiste.

Se chiedi ad una farfalla cos’è il tempo non ti risponde; non può permettersi il lusso di sprecare istanti preziosi per fornire spiegazioni inutili. L’uomo, al contrario, ha una particolare predisposizione a dilungarsi in discorsi inutili ed a porsi domande alle quali non troverà mai risposta. Eppure, agli occhi dell’universo, l’uomo non ha molto più tempo di una farfalla.

Ma il tempo è una dimensione di cui ci sfugge l’essenza. Ciò che noi misuriamo non è il tempo, ma la nostra idea del tempo: un’illusione. Se il tempo non fosse una illusione, ma fosse qualcosa di reale, misurabile e quantificabile esattamente, potremmo raccoglierlo, stiparlo in appositi raccoglitori, in modeste scatolette di latta, in raffinati portagioielli, o dentro scatole colorate e profumate, come quelle dove si usava conservare le lettere d’amore. Su ogni scatola potremmo stampare il titolo e la data e poi sistemarle in buon ordine in un armadio riservato, come una preziosa cassaforte: l’armadio del tempo. Potremmo salvare, così, eventi speciali, giornate ed istanti, incontri, discorsi, emozioni, visi e sorrisi, carezze e tenerezze, volti e voci di persone care. E potremmo, a nostro piacere ed in qualunque momento, aprire quell’armadio, prendere una scatola e rivivere una giornata o un momento particolare. Se il tempo non fosse un’illusione il treno della vita sarebbe sempre puntuale e noi pure. Invece, tante volte lo perdiamo, perché sia il treno che il tempo sono solo illusioni e quell’armadio non esiste. Noi stessi ci illudiamo di essere ciò che non siamo.

 

Antitesi e priorità

Antitesi e priorità: Causa / Effetto – Domanda / Risposta – Problema / Soluzione – Prima / Dopo. Qualcuno pone un problema e qualcuno trova la soluzione. Normalmente si è portati a riconoscere grandi meriti a coloro che trovano la soluzione ad un problema. E passa in secondo piano colui che pone il problema. Eppure non può esistere risposta senza che sia stata posta prima una domanda. Non esiste soluzione ad un problema, se prima non esiste il problema. Non può esistere un “dopo” se non esiste un “prima“. E’ evidente che il primo termine delle antitesi citate sia ancor più importante del secondo termine. E’ una questione di priorità che diventano determinanti. La storia del progresso umano è un continuo porsi domande e trovare risposte, è un lunghissimo elenco di problemi ai quali si è trovata soluzione. Ma non ci sarebbero state soluzioni, né progresso, se non ci fossero state prima le “domande“.

Cosa significa? Facciamo un esempio concreto riferito al comportamento umano. Le nostre scelte quotidiane ed il nostro comportamento nei confronti della realtà sono un susseguirsi ininterrotto di “risposte” a problemi di diversa natura. La maggior parte dei gesti e delle scelte sono quasi istintive, essendo ormai acquisite come risposte consolidate. Ma di fronte a nuovi problemi e nuovi ostacoli la mente reagisce trovando la soluzione più o meno valida. La validità della risposta è direttamente proporzionale al nostro bagaglio culturale. Si tratta sempre, comunque, di risposte a delle domande, di soluzioni a problemi, di atti comportamentali che percepiamo come pensieri coscienti.

Posto che il “pensiero cosciente” sia la risposta ad una domanda, qual è la domanda stessa? Se la risposta è un pensiero cosciente la domanda non può che essere qualcosa che precede la domanda, ovvero preceda lo stato di coscienza. Ergo, la domanda è un pensiero inconscio. E come tale non è determinato dalla nostra “volontà cosciente“. E’ storia vecchia quella della contrapposizione fra genetisti e ambientalisti, in merito al comportamento umano. Quelli che non vogliono far torto a nessuno, magari “tengono famiglia“, risolvono il problema affermando che il comportamento è una conseguenza dell’interazione fra patrimonio genetico e ambiente. Il che vuol dire tutto e niente. Ma sembra un saggio compromesso. E poi si sa che…la verità sta nel mezzo (!?).

Ma, se ci fate caso, nessuno si pone la domanda più logica e sensata; quella riconducibile alle antitesi in premessa. Nessuno si pone il problema dell’importanza della “priorità“. Se non ci credete provate a fare una ricerca. Ora, se non si è d’accordo con questa ipotesi, dovrebbe essere semplicissimo confutarla; esistono stuoli di psicologi che dibattono l’argomento. Ma se è vero che non esiste risposta senza domanda e non esiste soluzione senza problema, e non può esistere un dopo se non esiste un prima…e non esiste “pensiero cosciente” senza che esista prima un “pensiero inconscio“…beh, allora la prima conseguenza è questa: Il pensiero nasce spontaneo nella nostra mente, indipendentemente dalla nostra volontà.

La volontà, che noi abitualmente riteniamo essere libera e cosciente, non è una caratteristica della coscienza, ma dell’inconscio. La soluzione ad un problema, o la risposta ad una domanda, hanno la loro ragion d’essere nella domanda stessa alla quale rispondono, che ne costituisce la causa e la ragione. La risposta è giustificata dalla domanda. Ma cosa giustifica la domanda? Come nasce, e perché? Evidentemente deve esserci un atto di volontà che faccia nascere, scaturire e formulare la domanda. Allora, come appare evidente, l’esistenza di un atto volontario è caratteristica precipua non della risposta, ma della domanda. La risposta è giustificata dalla domanda, ma la domanda , non essendoci termini precedenti che la condizionino, non avrebbe ragione di esistere se non esistesse una “volontà” che la crea. La volontà è insita nella domanda, ne è la ragione prima della sua esistenza. Ed è un pensiero inconscio. E’ un atto spontaneo della mente non condizionato o determinato da un atto cosciente. Ma siccome siamo tanto orgogliosi della nostra volontà e del libero arbitrio, immagino che sia molto difficile accettare questa ipotesi. Allora, invece che limitarsi a non condividerla, provate a dimostrare il contrario.

E la volontà ? (2005)

Ho appena letto una notizia curiosa sulla pagina di Tiscali Notizie/Medicina. “Colori che vengono “ascoltati” o suoni da “gustare”. Accade più o meno questo nelle persone colpite da “sinestesia“, una sensazione che può essere indotta da alcune droghe o, in casi più rari, insorgere spontaneamente. E’ successo ad una musicista svizzera che si è accorta di percepire le note come colori e gli intervalli che le separano come “sapori” ben definiti.” Curiosa notizia, quasi bizzarra, ma…

E’ solo una delle tante scoperte, che ultimamente si susseguono con sempre maggiore frequenza, che ci consentono di capire sempre meglio il funzionamento di quella ancora misteriosa macchina che è la mente umana. E giorno per giorno ho la conferma di una vecchia idea secondo la quale la mente umana non è altro che una macchina biologica, molto complessa, che risponde agli stimoli esterni. Basta un piccolo difetto nel meccanismo per indurre risposte non corrette e generare anomalie di comportamento.

Ma cosa c’entra la volontà? C’entra, c’entra… E’ opinione piuttosto diffusa che il nostro comportamento e le scelte, più o meno complesse, che operiamo quotidianamente, siano solo frutto di un preciso atto di volontà. E’ come dire che l’uomo è artefice del proprio destino e che siamo noi, nel limite delle reali e concrete possibilità, a determinare la nostra vita. La volontà personale sembra essere l’unica e fondamentale causa del comportamento umano, del modo di pensare, di agire, di operare le scelte, di porsi in rapporto con la realtà circostante. Ora, se così fosse, non dovrebbe mai insorgere un qualunque difetto di funzionamento nel meccanismo mentale. E’ ovvio che tutti, con un semplice atto di volontà, deciderebbero di avere una mente che funzioni in modo perfetto. Saremmo tutti dei geni, dei superuomini.

Ma visto che così non è, e che basta un piccolo difetto nel meccanismo per indurre comportamenti e risposte errate, anomale o non rispondenti alle aspettative, bisogna concludere che la volontà, così come la intendiamo, non è determinante. Anzi, dal momento che anche la volontà non è altro che una delle tante funzioni mentali, essa può manifestarsi in maniera più o meno corretta, più o meno forte e decisa, più o meno “normale”. E’ una semplice “funzione mentale” e, quindi, condizionata da meccanismi cerebrali che ne determinano il funzionamento più o meno corretto. Tutta l’attività cerebrale, che è alla base del nostro comportamento, la chiamiamo “pensiero“. Ed il pensiero è ciò che noi percepiamo a livello cosciente.

Ma non tutto il pensiero è cosciente. Prima che si abbia consapevolezza di un pensiero deve esserci una attività mentale precedente, che avviene ad un livello “non cosciente“. Il pensiero cosciente è solo l’ultimo atto di un processo mentale complesso. La volontà non è altro che un pensiero cosciente. Ma cosa avviene un attimo prima che si abbia coscienza del pensiero che definiamo “volontà” ? Avviene che la nostra mente elabora autonomamente, a livello non cosciente, una serie di informazioni che “creano” il pensiero di volontà.

Quindi la nostra volontà nasce in maniera non cosciente, non “volontaria”. La volontà è un effetto del pensiero, non la causa. In conclusione: la volontà è involontaria. Sembra un paradosso, ma non lo è. Il vero paradosso è affermare il contrario, ovvero che la volontà sia determinata da un nostro atto volontario e cosciente. Come dire che è la volontà a creare la volontà. Come dire che la volontà è, al tempo stesso, causa ed effetto. Non solo non è un paradosso, ma è una delle poche certezze. Eppure il mondo continua a comportarsi come se così non fosse.

Gran parte dei problemi relazionali sarebbero più chiari se visti ed esaminati tenendo conto di questa semplice verità. Ma ci piace illuderci, ci piace pensare che tutto, o quasi, dipenda dalla nostra volontà. Ci piace pensare di essere gli artefici della nostra vita, del nostro destino. Contenti voi! Ma quando fra non molto, ormai ci siamo quasi, scopriranno i segreti dei meccanismi mentali, allora sarà tutto più chiaro, anche se sarà molto, ma molto difficile accettarne le implicazioni e le conseguenze. Ma poi non dite che non vi avevo avvertiti. E soprattutto ricordate che “La volontà è un effetto del pensiero, non la causa.” E che, quindi…La volontà è involontaria.”

Il Gattopo e l’uguaglianza

Una volta, molto tempo fa, osservando la natura, l’uomo si rese conto dell’ingiustizia del mondo. Vedeva i leoni inseguire le povere gazzelle, ammazzarle e cibarsene. Ascoltava i lamenti dei poveri topi eternamente costretti a scappare inseguiti dai gatti. Così l’uomo, che era un “animale intelligente“, cercò di trovare un rimedio. E volendo eliminare le disparità e l’ingiustizia fra gli animali, decise di intervenire ponendo fine all’eterna lotta fra prede e predatori e pensò che l’unica soluzione fosse quella di raggiungere la condizione di  uguaglianza fra le specie.

Eliminò i leoni e le gazzelle ed al loro posto creò delle specie intermedie: le leonelle ed i gazzelloni. L’unica differenza fra queste due specie era che i gazzelloni suonavano il flauto d’oro e le leonelle no. Accontentarono anche il topo creando un ibrido fra il gatto ed il topo: il Gattopo. Così fecero con tutte le altre specie, eliminando prede e predatori e creando, al loro posto, degli ibridi. Realizzata l’uguaglianza fra le specie animali, fu eliminata anche l’ingiustizia. Ma queste specie, avendo perso le caratteristiche proprie, non sapevano più come e di cosa cibarsi. Non sopravvissero e morirono di fame.
L’uomo, tuttavia, essendo un “animale intelligente”, non pensò mai che forse gazzelloni e gattopi non fossero adatti a vivere in questo mondo e che sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano, accettando e rispettando le leggi della natura. Pensò, piuttosto, che, dal momento che il proprio concetto di giustizia ed uguaglianza non poteva essere sbagliato, se i gattopi non erano adatti a sopravvivere, non fossero sbagliati i gattopi, ma fosse sbagliato il mondo.
E da allora l’uomo, che crede pur sempre di essere un “animale intelligente“, continua a modificare il mondo, stravolgendo l’ordine naturale delle cose e le leggi della natura, nella speranza di realizzare un mondo migliore e perfetto, adatto ai gattopi! (Post del 2006)

 

gattopo

Lo scemo quantistico

Un’altra perla da “Scemocrazia” di Massimiliano Parente. Leggendo questo pezzo mi è venuto in mente un mio vecchio post di 3 anni fa (Fisica e stampodismo), che sembra anticipare il pezzo di Parente. Fa piacere scoprire che certe nostre idee trovano conferma da parte di autori, scrittori, giornalisti autorevoli. Eccolo:

Fisica e stampodismo (giugno 2015)

L’informazione scientifica secondo lo stampodismo, Cos’è lo stampodismo? E’ un neologismo che mi è venuto in mente per definire quello che passa ogni giorno sui media e che chiamano informazione. E’ la “stampa podistica“, quella di chi scrive con i piedi. Esempi di stampodismo possiamo rilevarli quotidianamente; basta dare uno sguardo alle notizie in rete. Ecco un buon esempio di stampodismo comparso ieri sul quotidiano L’Unione sarda: “Primo messaggio quantistico al mondo via satellite“.

messaggio quantistico

Primo dubbio: “Cos’è un messaggio quantistico”? E ancora, cos’è “quantistico“, il messaggio o il mezzo usato per trasmetterlo? Oppure è “quantistico” il satellite? Ma, più semplicemente, cosa significa “quantistico“? Ci si aspetterebbe che l’articolo ce lo spieghi. Ma non lo fa; forse per dimenticanza, per distrazione, per mancanza di spazio, oppure…

La scienza non è argomento da bar dello sport. Credo siano davvero pochi quelli che possono affermare di conoscere, capire e saper spiegare cosa sia esattamente la fisica quantistica. Diceva Max Plank, il padre della teoria dei quanti, per la quale ricevette il Nobel per la fisica nel 1918, che coloro che dicono di aver capito la meccanica quantistica stanno mentendo. Giusto per avere un’idea delle implicazioni si può dare uno sguardo al celebre paradosso del “gatto di Schrödinger“. Allora, quando si trattano argomenti scientifici bisognerebbe essere sicuri di conoscere l’argomento trattato e, soprattutto, cercare di illustrarlo nella maniera più semplice e comprensibile. Altrimenti è bene occuparsi d’altro, di gossip, calcio, cronaca nera, dei morti ammazzati di giornata, ed evitare di parlare di ciò che non si conosce o non si è in grado di trattare in maniera seria. A tal proposito, (cito a memoria, forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello), diceva Einstein: “Non puoi dire di aver capito veramente qualcosa finché non riesci a spiegarlo con parole semplici a tua nonna.”.

A leggere certa stampa, si potrebbe pensare che chi scrive non abbia capito bene ciò di cui parla, oppure che non abbia una nonna con la quale esercitarsi a spiegare concetti complessi con parole semplici.  Ma oggi ciò che conta, l’ho ripetuto spesso, non è informare, fare divulgazione seria, riportare notizie utili ed interessanti; ciò che conta è riempire le pagine. La notizia riportata su L’Unione riguarda proprio un’applicazione della fisica quantistica. Poiché il pezzo è brevissimo (più che un articolo giornalistico sembra un telegramma) lo si può riportare per intero.
Eccolo: “Una trasmissione di dati quantistica con un satellite, sulla distanza record di 1.700 chilometri, è stata eseguita con successo per la prima volta al mondo. Il test è il risultato di uno studio tutto italiano, portato avanti dal Centro di Geodesia spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana e dall’Università di Padova. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Physical Review Letters.”. Tutto qui, 4 righe 4; fine del pezzo.

Ragazzi, questa è informazione seria, documentata ed esauriente.
La caratteristica del nostro quotidiano regionale è che di solito non riporta gli articoli per intero, ma si limita a fare un sunto della notizia, spesso di poche righe, e rimanda alla lettura del pezzo intero sulla edizione cartacea (che non compra più nessuno perché ormai le notizie si leggono in rete). Mah, deve essere una nuova forma di marketing. Al di là della strategia editoriale, immagino che questo pezzo, riportato nel sito web del quotidiano, sia stato letto da qualche migliaio di persone. Ora sarebbe interessante sapere (magari si potrebbe lanciare un sondaggio sullo stesso quotidiano) quanti lettori hanno capito esattamente il significato del testo, cosa sia successo, in cosa consista questo esperimento, perché sia così straordinario e, soprattutto, cosa sia un “messaggio quantistico“. Credo che si potrebbe usare l’espressione di Planck e dire che se qualcuno afferma di averlo capito sta mentendo. Questo è uno splendido esempio di Stampodismo; scrivere con i piedi.

Ecco una divertente citazione del paradosso del gatto di Schrödinger applicato alle relazioni sociali.

Il pezzo di Parente prende di mira coloro che, pur non sapendo niente di fisica quantistica, la tirano in ballo a sproposito e, ignorando o dimenticando che i suoi principi si applicano solo alle particelle subatomiche,  la applicano in maniera del tutto errata alla realtà tridimensionale, con effetti ridicoli. Questo è l’incipit del testo: “Quando sentite la parola quantistico fuori dal contesto scientifico della fisica, qualcuno vi sta prendendo per il culo. La fisica quantistica è la fisica del microscopico, delle particelle subatomiche, mentre se lasciate cadere una mela per terra vale ancora la fisica di Newton. Un esempio è il famoso esperimento mentale del “Gatto di Schrödinger“.

Insomma, le leggi della fisica quantistica non si applicano alla nostra realtà quotidiana che continua, per fortuna,  a rispondere alle leggi della fisica classica.  Ed ecco la chiusura del pezzo di Parente: “Quando accendete la luce, insomma, i fotoni non cascano sul pavimento. Continuate a sperimentare finchè non vi rendete conto che la fisica quantistica applicata alla vita è un’idiozia, e se, nonostante tutto, continuate a crederci, sappiate che non siete il Gatto di Schrödinger: non potete essere scemi e non scemi allo stesso tempo; siete scemi e basta”. Appunto.

Vedi: “La scienza è una cosa seria (non sempre)” (20 dicembre 2006).

Scemocrazia

Lo scemo e la democrazia
“Ci sarebbe da discutere anche sull’idea di democrazia; è sicuramente sopravvalutata e nociva. Non invoco certamente una dittatura, ma se per diventare un magistrato o un chirurgo o un giornalista bisogna vincere un concorso o fare un esame, non capisco perché per scegliere da chi essere governati va bene chiunque, in un paese con tasso altissimo di analfabeti funzionali. In generale tutto ciò che è alternativo alla scienza è alternativo all’intelligenza. Anche perché, come dice Piero Angela, “La scienza non è democratica”. E allo stesso modo la democrazia non è scientifica; un motivo valido per dubitarne. Fosse per me metterei un esame di scienza e di logica per avere il diritto di voto, e un altro, ancora più severo, per avere quello di essere eletti.”. (E’ quello che sostengo da sempre, ma con scarso risultato. Si vede che nessuno si pone il problema, oppure gli va bene così. VediDemocrazia in pillole e supposte”).

Lo scemo e l’astrologia

Mi basta che in una conversazione uno mi chieda “Di che segno sei?” per farmelo reputare immediatamente un cretino. Se è una donna attraente, per farmelo ammosciare all’istante. Siamo nel 2018…(omissis)…e ancora si leggono gli oroscopi?

Lo scemo che ama
Io amo i gay, sono delle persone stupende!”, si sente dire; una forma di razzismo bella e buona, come se l’essere omosessuale ti iscrivesse di diritto al club delle persone carine o ti espellesse da quello delle persone orrende. Una variante è chi dice di amare gli animali, come se tutti gli animali fossero uguali. Come il cristianesimo con l’uomo: “ama il prossimo tuo come te stesso.”. Ma amalo tu il prossimo tuo, io prima voglio vedere chi è; se è come il mio vicino di casa gli darei fuoco, altro che amarlo (senza contare che già fatico ad amare me stesso).

Lo scemo e la TV
Non c’è nulla di più idiota della televisione italiana, la quale ha sostanzialmente tre argomenti: la politica, la cronaca nera e la televisione stessa. Politici che discutono con politici, assassini e vittime di assassini intervistati, cantanti e attori morti di fama che vanno a programmi come il Grande fratello VIP per cercare di grattare il fondo di un barile che non c’è più; e sentendoli parlare capisci che VIP può significare solo una cosa: Very Idiot Person.

Lo scemo poeta

E’ semplicemente un
romantico che
scrive delle scemenze andando
a capo
a cazzo
di cane.

(Questa mi ricorda molto una mia vecchia “poesia” del 2003 “Questa non è una poesia” che poi ho riproposto spesso nel vecchio blog).
I testi riportati sono presi da “Scemocrazia” di Massimiliano Parente.

Nel primo brano riportato “Lo scemo e la democrazia“, Parente avanza l’idea che sarebbe opportuno sottoporre ad un esame gli elettori per esercitare il diritto di voto e, a maggior ragione, quelli che aspirano ad essere eletti. Ho aggiunto che quella è una mia vecchia idea di cui sono sempre convinto. E giusto per dimostrare che non è una semplice battuta per dire “Io lo avevo detto“, ho rintracciato un vecchio post di 15 anni fa, 2 agosto 2003, “Democrazia e assemblee condominiali“, in cui scrivo proprio questo:

“La politica è, per definizione, la scienza o l’arte di governare. Arte, quindi, particolarmente difficile e complessa che richiederebbe grandi capacità e competenze specifiche nella organizzazione della società. Sembrerebbe logico che, pertanto, solo chi possieda qualità particolari, attinenti alla politica, possa dedicarsi ad un così alto compito. E sembrerebbe ancora logico pensare che, di conseguenza, solo persone che abbiano dimostrato di possedere tali qualità possano dedicarsi alla politica. E sarebbe del tutto comprensibile che, per dimostrare di possedere le qualità necessarie, si debba superare un qualche esame o test che accerti le reali capacità dei candidati. Ora, come tutti sanno, per fare il bidello in una scuola, o qualunque altra attività, anche la più umile, occorre presentare domanda, avere dei requisiti di età, titolo di studio etc…Occorre, inoltre, superare preselezioni, selezioni e prove varie. Solo dopo aver superato le varie prove previste dal concorso si può sperare di essere assunti per fare il bidello! Per fare il parlamentare non occorre niente di tutto questo. Si può essere degli emeriti cretini e sedere in parlamento. Nessuno ci garantisce che le persone che vengono elette abbiano i requisiti necessari per occuparsi di politica. E tenuto conto che, come si diceva, la politica è una scienza complessa che richiede doti e capacità particolari, è semplicemente assurdo ed incredibile che coloro che si dedicano alla politica non debbano superare neanche un minimo di test attitudinale.

Tutti sappiamo che nella vita quotidiana, ogni volta che abbiamo bisogno di ricorrere a terze persone per lo svolgimento di mansioni o consulenze specifiche, ci rivolgiamo a degli specialisti nei vari settori. Se stiamo male andiamo dal medico, se l’auto non funziona la portiamo dal meccanico e se il rubinetto perde chiamiamo l’idraulico. Ovvero, ci rivolgiamo a delle persone che hanno delle competenze specifiche nel campo che ci interessa. Nessuno sarebbe così pazzo, se avesse un bambino malato, da organizzare una assemblea condominiale per decidere, a maggioranza, come curare il bambino. A meno che non sia un palazzo abitato esclusivamente da medici. Ora, stando così le cose, viene spontaneo porsi una domanda più che legittima. Come mai si affida una attività difficile e complessa come l’organizzazione della società a delle persone che, nella maggior parte dei casi, non conosciamo e che non hanno dimostrato in alcun modo di avere le capacità, le doti e la preparazione specifica che la politica richiede? Eppure, strano, ma vero, questo è proprio quello che facciamo in democrazia!

Appunto. e ne sono sempre più convinto.