Follia 2 (mamme, figli e ombrelli)

Se l’inquinamento ha effetti negativi sui neuroni, come dice la scienza, forse dovremmo cominciare a riflettere seriamente sulle conseguenze di uno sviluppo industriale incontrollato e, forse, nel limite del possibile, introdurre dei cambiamenti nel nostro stile di vita. Non sono davvero notizie rassicuranti. Una delle conseguenze dell’inquinamento ambientale è che il nostro cervello, in maniera progressiva e costante, sta perdendo la sua normale funzionalità. Se non si può dire proprio che stiamo impazzendo, poco ci manca. Ma il processo è così lento che non ce ne rendiamo conto. Lo si evidenzia solo quando diviene oggetto di studi e ricerche scientifiche che dimostrano, come riportano alcuni degli articoli segnalati nel post precedente “Follia umana (1)”, una diminuzione delle capacità intellettive, della memoria, della concentrazione e dell’equilibrio psichico, fino a sfociare in vera e propria patologia. Ma non ci facciamo caso, anche perché i media, che dovrebbero informarci di argomenti e problemi seri, di questi ed altri pericoli per l’umanità, preferiscono distrarci con argomenti sciocchi e frivolezze varie.

Stiamo impazzendo e questi ciarlatani da fiera paesana in versione catodica ci intrattengono con pettegolezzi gossipari, programmi televisivi demenziali, cuochi, ballerine, beghe familiari, arene e pollai di oche starnazzanti, diete, amori dei Vip, oroscopi, giochini scemi, chiacchiericcio da cortile e fiction strappalacrime per casalinghe disperate. Poi, quando succedono fatti di sangue e qualcuno muore per “futili motivi“, i TG ne fanno notizie d’apertura, tutti i canali fanno grandi dibattiti in Tv, gli esperti, psicologi, criminologi e tuttologi si esibiscono in spiegazioni pseudo scientifiche, si condanna la violenza, al massimo si organizza una fiaccolata e poi si torna alla routine; fino al prossimo morto ammazzato.

Ma quali sono quei piccoli segnali che dovrebbero farci riflettere? Sono quegli episodi di violenza o di improvvisi raptus di follia che non hanno una spiegazione razionale, almeno secondo i vecchi criteri di giudizio. Per esempio è normale da sempre, è nella natura umana, ma anche in quella animale, che una mamma accudisca con amore il proprio figlio. Se non lo fa o, addirittura, ne provoca la morte volontariamente o per negligenza, compie un atto che è contrario all’istinto naturale più profondo, l’istinto materno e di difesa da parte dei genitori dei propri figli, quello che garantisce la perpetuazione della specie e che regola la sopravvivenza umana (ma anche di tutto il regno animale). In questi casi un atto simile si giustifica solo con improvvisi raptus, più o meno gravi disturbi psichici o vera e propria follia. Una alterazione del più importante istino naturale è un segnale molto più allarmante del riscaldamento del pianeta o del buco nell’ozono, perché significa che stiamo andando verso l’estinzione della specie. E se questi casi sono sempre più frequenti è logico sospettare che ci si trovi di fronte non a casi isolati, ma ad una specie di follia diffusa. Vediamo alcuni di questi recenti fatti di cronaca che dovrebbero farci riflettere.

Dimenticata per ore in auto al sole; muore bimba di 18 mesi.

Il pianto lo disturba mentre guarda la TV; padre uccide la figlia di 4 mesi a pugni.

Genitori dimenticano figlia di 3 anni in autogrill.

Padre vende i tre figli ai pedofili con la complicità della nonna.

Violentata in discoteca; le amiche filmano la scena.

Lascia i figli di uno e due anni in casa e va in vacanza per 9 giorni; il più piccolo muore di fame.

Partorisce e getta il figlio tra i rifiuti.

Neonata avvolta in una coperta e abbandonata in strada.

Bambino annega in piscina; la mamma guardava il cellulare e nessuno dei presenti si accorge del bambino.

Sono solo alcuni casi, ma negli ultimi anni, sono sempre più frequenti i casi di bambini gettati nei cassonetti, per strada, lasciati per ore in auto per andare in discoteca o fare shopping, o giocare alle slot machine, o al Bingo, o semplicemente abbandonati in auto o dimenticate in autogrill. E siccome non si tratta più di casi isolati, bisogna concludere che forse deve esserci una causa scatenante, una alterazione dello stato di coscienza per cui si ha una percezione alterata della realtà. Una volta le mamme non lasciavano mai soli i bambini, specie i più piccoli. Oggi li dimenticano facilmente, come fossero ombrelli o pacchi. Non è normale, significa che la gente non c’è più con la testa, è distratta, perde la cognizione della realtà. Allora non possiamo limitarci a riportare questi casi di follia umana in cronaca quotidiana, come qualcosa di “quasi” normale. Dobbiamo cercare di capire quali sono le cause scatenanti di questa follia.

Non sono uno studioso del settore, quindi le mie sono solo ipotesi e non dimostrazioni di carattere scientifico. Ma anche  solo a titolo indicativo e per sommi capi, credo che l’origine della follia sia dovuta sostanzialmente a queste cause. 1) Cause biologiche individuali: naturale predisposizione genetica a sviluppare forme di patologia mentale o una personalità violenta ed aggressiva: può restare a livello potenziale o concretizzarsi secondo le condizioni più o meno favorevoli del contesto ambientale e socio/culturale. 2) Cause da agenti esterni: alterazioni della funzionalità mentale dovute a patologie, traumi, effetti esterni che producono raptus improvvisi e momentanei o mutazioni permanenti: inquinamento ambientale (smog, pesticidi, polveri sottili, additivi tossici alimentari), assunzione di alcol, fumo, droghe, farmaci. 3) Cause culturali: ambiente sociale e familiare degradato e dominato da criminalità e delinquenza, notizie, immagini e messaggi di natura violenta trasmessi attraverso letture, educazione, mezzi di informazione e spettacolo, che assunti in maniera continuativa generano stress, ansia, aggressività latente e costante, e forme di alterazione mentale permanente.

E’ una classificazione molto generale, senza entrare in dettagli specifici. Ma dà un’idea della complessità dei fattori che  possono esserci alla base di episodi di follia che spesso hanno conseguenze tragiche. E soprattutto solleva l’ipotesi che l’aggressività, improvvisa o come normale tratto caratteriale, può essere stimolata, favorita e scatenata da fattori esterni. Ovvero, da cause che nulla hanno a che vedere con la volontà dell’individuo. E’ ormai acquisito che in particolari situazioni si verifica un aumento dell’aggressività. Lo si può facilmente constatare in occasione di manifestazioni e spettacoli in cui si verificano assembramenti di massa: stadi di calcio e manifestazioni sportive, comizi politici, concerti pop, scioperi e cortei, etc. Anni fa dei ricercatori accertarono che durante un incontro di pugilato si verificava negli spettatori un forte aumento dell’aggressività che spesso, appena finito lo spettacolo sfociava fuori dallo stadio in risse anche cruente. Ma lo stesso succede anche nel corso di partite di calcio. La cronaca ci racconta spesso, purtroppo, di episodi di violenza sia all’interno degli stadi, sia fuori, prima e dopo la gara e l’elenco delle vittime di questi scontri è molto lungo. Eppure coinvolge delle persone che abitualmente non danno segno di particolare aggressività: fino al momento in cui esplode la violenza. Non ci fa sorgere almeno qualche piccolo dubbio? (continua)

Follia umana (1)

La gente sta impazzendo, non c’è più dubbio. Ma non nel senso bonario come quando sorridendo diciamo ad un amico “Ma sei matto?”, perché fa o dice qualcosa di strano e bizzarro.  No, dico nel senso letterale del termine, come patologia mentale. Lo ripeto da sempre e purtroppo, arrivano puntuali le conferme. Ho sempre detto che non so quale sia la causa che genera questa follia; forse l’inquinamento ambientale, gli additivi tossici, coloranti, conservanti, aromi “naturali” chimici, che ingurgitiamo con i prodotti alimentari industriali, con frutta e verdura avvelenata da pesticidi, l’inquinamento elettromagnetico, lo stress di uno stile di vita nevrotico, l’informazione che ci fornisce ogni giorno la nostra razione quotidiana di violenze assortite, come una droga, e che crea uno stato mentale di tensione costante, di aggressività repressa che esplode alla prima occasione, modelli di vita imposti da una società che ha perso tutti i riferimenti, mutazioni genetiche. Non so cosa sia esattamente; forse un micidiale mixer di questi fattori ambientali, biologici, chimici, culturali. Quello di cui sono sempre più convinto, però, è che qualcosa ci sta mandando in pappa il cervello.

Lo constatiamo leggendo le notizie che ci vengono fornite ogni giorno dai media. Non solo quelle tragiche dei conflitti e guerre in corso e di attentati terroristici. Non passa giorno che non ci siano notizie di cronaca nera che vengono dalla quotidianità: donne ammazzate, bambini abbandonati, risse, violenze, aggressioni e morti per cause che la stampa definisce “futili motivi“. Come se morire per futili motivi sia meno grave o più grave che morire per motivi importanti. Qualcuno, per cercare di minimizzare la gravità di questa violenza crescente dice che non è vero che sono aumentati i crimini, ed invitano a non creare allarmismi perché questi fatti sono sempre successi, solo che prima non si conoscevano, oggi invece trovano più spazio nell’informazione. Non è vero: è del tutto falso. La crescita della violenza è reale ed è dovuta a nuovi fattori scatenanti che prima erano sconosciuti o avevano una minima influenza. Ora sono accresciuti i fattori che generano aggressività e violenza e sono di diversa natura, genetica, ambientale, culturale. Dell’l’influenza negativa dei media ho parlato spesso. Ma i fattori ambientali sono sempre più determinanti, a causa dell’inquinamento che  induce mutazioni genetiche e alterazioni ormonali e neuronali. Sono i danni provocati da inquinanti di varia natura: pesticidi, scarichi industriali, smog, polveri sottili e additivi alimentari specie dei prodotti industriali.

Ho sempre avuto il sospetto che questi fattori ambientali, oltre a quelli culturali derivanti dall’educazione, lo stile di vita, l’influenza dei media, potessero avere degli effetti negativi sulla mente umana; e quindi sul comportamento, lo sviluppo del carattere e della personalità e sui rapporti sociali. Ormai non sono una mia ipotesi campata per aria, lo dimostrano le ultime ricerche scientifiche. Ecco alcuni articoli apparsi di recente sulla stampa in merito agli effetti dell’inquinamento sul cervello umano.

Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato. Calo di circa 14 punti in poco più di cento anni.

Chi vive in città ha il cervello infestato da nanomagneti. Causa, l’eccessivo inquinamento atmosferico industriale.

Smog nel cervello. Così l’inquinamento contamina i neuroni. Possibili cause dell’Alzheimer.

Lo smog fa male al cervello; soprattutto a quello dei neonati. Gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno e da lì nel cervello, diventando tossici anche per i neuroni. Potrebbero avere una parte anche in psicosi e demenze precoci.

L’inquinamento riduce il quoziente intellettivo. La “pandemia silenziosa”, ovvero il dilagare nell’infanzia, a livello globale, di disturbi del neurosviluppo che vanno dall’autismo al deficit di attenzione ed iperattività ed al ritardo mentale.

Anche il cervello si ammala di smog. Vivere in strade molto trafficate aumenta il rischio di demenza senile, Alzheimer compresa.

Sono solo alcuni degli articoli che riprendono studi scientifici sugli effetti dello smog e dell’inquinamento atmosferico sul cervello umano. E non solo sul cervello. Una recente puntata di “Sfera” su La7 riprendeva l’allarme sulla moria delle api e lo spopolamento degli alveari, dovuta proprio ad inquinamento da pesticidi. Un allarme che è stato lanciato già diversi anni fa. Secondo gli ultimi studi, i pesticidi usati in agricoltura, specie i cosiddetti “neonicotinoidi“, oltre a provocare disorientamento e morte delle api, influenzano anche l’apparato sessuale generando mutazioni genetiche che riducono la fertilità dei maschi che acquistano caratteristiche sempre più femminili, fino al comparire di veri episodi di omosessualità.

Gli stessi neonicotinoidi li ritroviamo su tutti i prodotti dell’agricoltura che consumiamo regolarmente e che, penetrando nel terreno, vengono assorbiti dalle piante. Ciò significa che, anche dopo il lavaggio di frutta e ortaggi, permangono nei cibi tracce dei pesticidi che noi inconsapevolmente ingeriamo. Insomma, anche noi consumiamo la nostra brava dose di pesticidi, come le api. E come le api andiamo incontro a gravi pericoli per la salute, compresa la mutazione delle caratteristiche sessuali. Sarà un caso che negli ultimi decenni  le caratteristiche proprie del genere maschile e femminile siano sempre più confuse, che si vada verso un modello unisex, che si diffondano le teorie gender, e siano in crescita i casi di omosessualità? E perché mai dovremmo pensare che se questi pesticidi hanno effetti così devastanti per la sessualità delle api, non abbiano alcun effetto sull’uomo?

Purtroppo il video di quella puntata di Sfera non è disponibile. Ma questo breve servizio andato in onda su La7 illustra benissimo le cause dello spopolamento degli alveari. Ma le testimonianze della gravità del problema sono numerose, anche in video. Basta andare a vedere “Moria delle api“. Io stesso ho visto negli ultimi anni api morenti nel mio piccolo giardino dove vengono attratte da fiori ed alberi da frutto. Restano a terra, incapaci di volare, si muovono a stento come stordite, confuse, e muoiono. Ma io non uso nessun tipo di pesticida, né diserbanti, e nemmeno concimi; niente di niente. Evidentemente vengono avvelenate altrove. Troppo allarmistico? Avete ragione, non esageriamo, non preoccupatevi di queste sciocchezzuole, continuate pure a seguire il calcio, Sanremo, i salotti Tv per casalinghe disperate, cuochi e oroscopanti. (continua)

 

Pazzie al volo e terra terra

Li chiamano sport estremi. Dall’inizio dell’anno sono già sette le vittime del base jumping, tre in pochi giorni.

Pazzi volanti

Armin Schmieder, 28 anni, di Merano, è precipitato durante un volo con la tuta alare nel Canton Berna.(Terzo italiano morto da metà agosto): “Lo sportivo si è lanciato con la tuta alare dalla vetta dell’ «Alpschelehubel», montagna sopra Kandersteg nel Cantone di Berna non distante da dove il 18 agosto è morto Uli Emanuele. Anche Schmieder, come Emanuele, stava girando un video. Il 22 agosto era stata la volta dell’italo-norvegese Alezander Polli, schiantatosi contro un albero a 1.500 metri di quota sopra Chamonix. Il 13 giugno, nella stessa zona, era morto il 33enne padovano Dario Zanon.”.

Secondo la Gazzetta dello sport, a partire dal 1981 fino al 2014, le vittime del base jumper sarebbero 229 (Sport estremi, è strage di base jumper): ma gli stessi praticanti della disciplina assicurano che sono molti di più. Temo che oggi abbiano già superato i 250.  Una strage, ma lo chiamano sport. Ma buttarsi giù da una montagna, vestiti solo con una tuta larga, così, per “vedere l’effetto che fa”, non è sport, è idiozia pura. Ormai la gente sta impazzendo e non sa più come rovinarsi la vita; grazie anche alla responsabilità dei media che danno grande spazio e visibilità a queste imprese, sfruttandole come richiamo per attirare l’attenzione del pubblico e facendole diventare gratificanti attività sportive da emulare. Questo è il terzo incidente mortale in pochi giorni e dall’inizio dell’anno ne sono morti già 7 con queste tute alari. E’ uno sport? No, è follia pura, sono attività al limite del tentato suicidio.

Ma oggi si giustifica tutto, qualunque pazzia messa in atto da individui squinternati che, per sentirsi vivi, hanno bisogno di emozioni forti, la ricerca del brivido, dell’avventura, del pericolo; dell’adrenalina. Ah, l’adrenalina, è l’ingrediente base della dieta giovanile: mangiano pane e adrenalina. E’ come la droga, se gli manca vanno in crisi di astinenza.  Così in pochi giorni Schmieder, Uli e Polli (che doveva sapere che i polli non volano), si sono schiantati al suolo: sì, sono morti,  però sai che scarica di adrenalina! Mi dispiace, ma in questi casi non provo nessuna pietà. Al massimo comprensione per il dolore dei familiari. Ma non chiamateli sport estremi; chiamatela idiozia volante.

Mamme e figli

C’è un’altra forma di pazzia ormai dilagante. Quella dei genitori che dimenticano i figli in auto, spesso sotto il sole e con esiti tragici. Succede con sempre maggiore frequenza, tanto da far pensare che si tratti di una vera e propria nuova patologia psichica.

Dimenticata per ore in auto; muore bimba di 18 mesi“. La mamma dice che era sicura di averla portata all’asilo. Vi sembra normale? No, non lo è; è un sintomo di grave disturbo psichico. Questa notizia è del 27 luglio. Passa meno di un mese ed ecco un’altra “dimenticanza“: “Genitori dimenticano figlia di 3 anni in autogrill“. I genitori con un gruppo di amici si erano fermati nell’area di sosta per bere qualcosa. E sono ripartiti dimenticando  la bambina che è stata trovata sola ed in lacrime da un automobilista che ha avvertito la polizia. Solo dopo diverse ore i genitori si sono accorti dell’assenza della bambina. Normale? Certo che no. Casi isolati? No, ecco l’ultimissima di due giorni fa: “Va a giocare alle slot e lascia i figli piccoli in auto“. Sono solo gli ultimi episodi che si aggiungono ai tanti avvenuti in precedenza nel mpondo. Quando questi casi si ripetono con frequenza, come nel caso del base jumper, non si può parlare di casi isolati: sta diventando una vera e propria nuova forma di patologia. Sono i sintomi di quel disagio sociale (lo chiamano così per far sembrare meno grave la follia) che sta diventando una piaga dei tempi moderni: un argomento di cui parlo spesso, anche di recente a proposito dei casi di violenza sulle donne (Donne da macello). Eppure stranamente nessuno sembra farci caso. Passano come semplici notizie di cronaca, presto dimenticate.

Padri e figli

Ma non vorrei che si pensi che sono solo le mamme ad essere distratte. I padri non sembrano essere molto più affidabili.

Il pianto lo disturba, uccide la figlia di 4 mesi“. Questo ragazzo americano di Minneapolis, Cory Morris di 21 anni, guardava la Tv, ma il pianto della bambina di 4 mesi lo disturbava. Così, invece di prenderla in braccio, calmarla o accertare la causa del pianto (come hanno fatto le mamme per secoli), ha pensato bene di risolvere il problema con una scarica violenta di pugni, procurando la morte della piccola, il cui unico torto era quello di essere nata nella casa di un pazzo. Anche questo è un caso isolato? No, perché tanti casi “isolati” fanno la norma.

Figli e figli

Se i genitori stanno impazzendo, almeno i figli si salveranno, si dirà. E’ quello che si spera, perché i figli sono il nostro futuro e, come tutti i bambini di questo mondo, sono sempre calmi, buoni, tranquilli ed innocenti. O no?

No, sembrerebbe proprio di no, vista quest’altra notizietta di 20 giorni fa: “Bambina di 10 anni impiccata dal fratellino di 11, in Messico“. Non si conoscono i dettagli e le motivazioni, ma nell’articolo si fa riferimento, a dimostrazione del fatto che non sono casi isolati, alla morte di un altro bambino, Christopher di 6 anni, sempre in Messico, avvenuto l’anno scorso: il bambino fu legato, lapidato e finito a coltellate da parte di un gruppo di altri bambini. Già, anche i bambini oggi non sono più quelle tenere e innocenti creature di una volta. Sembrano  adulti in miniatura che fanno le prove di quello che faranno da grandi e fin da piccoli mostrano tutti i segni di quello che saranno da adulti. La cattiveria è la stessa. Ci sono persone che questa cattiveria, la malvagità d’animo, l’istinto aggressivo, le turbe mentali, se le portano dentro fin dalla nascita.

Come si vede, non bisogna andare a recuperare queste notizie allarmanti negli archivi stampa del secolo scorso. Sono tutte notizie recentissime. Ma siccome presto vengono coperte da altre notizie più recenti, passano inosservate: abbiamo sempre il morto ammazzato fresco di giornata che ci fa dimenticare i morti di ieri. O meglio, passa inosservata la relazione tra i fatti tragici. Eppure la relazione c’è, evidentissima. E’ quello che ripeto da anni. C’è qualcosa nell’aria che ci sta mandando in pappa il cervello. Sarà l’inquinamento, saranno gli additivi tossici degli alimenti, saranno mutazioni genetiche, sarà lo stress generato dal ritmo insostenibile della vita moderna, sarà l’influsso negativo della violenza diffusa  in dosi industriali attraverso tutti i media: da cinema, televisione, stampa, internet e videogiochi. O saranno tutte queste concause insieme che stanno modificando la funzionalità mentale. Il fatto è che il mondo sta impazzendo. E la dimostrazione è proprio il fatto che non se ne rende conto (Vedi “Lo smog fa male al cervello“).

Vedi: “Cara sorellina ti ammazzo, per gioco” (2007) Chi continua a negare l’influenza negativa e la responsabilità dei media e dei videogiochi nell’accrescere aggressività e violenza è un idiota. E se non è un idiota, come dice Popper, è un imbroglione. Ma Popper è troppo buono: non sono imbroglioni, sono criminali.

Mi presta l’utero?

Uteri in affitto e bambini su ordinazione, magari da scegliere su catalogo, come una volta su Postal market. Ci stiamo arrivando. Come passa il tempo. Cinque anni fa scrissi un post “Mi presta l’utero?” nel quale riprendevo anche un precedente post del 2005, quando già si parlava di nuovi metodi di fecondazione, nel quale ironizzavo su finti annunci pubblicitari, pensando che fossero solo battute. Oggi non ci sarebbe niente di strano a leggere annunci del genere; sono del tutto verosimili. Ecco i post.

Mi presta l’utero? (ottobre 2010)

Potrebbe sembrare una domanda impertinente. Ma non lo è. Anzi, viste le ultime notizie in fatto di procreazione, sarebbe del tutto normale. Negli ultimi tempi, diversi casi di bambini nati non proprio secondo il metodo classico, hanno trovato ampio rilievo sulla stampa. L’anno scorso fece scalpore la notizia che una celebre interprete della serie “Sex and the city”, Sarah Jessica Parker, avrebbe avuto due gemelle tramite un utero in affitto.

In verità non era poi una notizia così sconvolgente. Ci sono già stati casi simili. Qualche tempo fa una donna mise a disposizione il proprio utero, al posto della figlia che non poteva avere gravidanze. Così, nato il bebé, lei sarà contemporaneamente mamma e nonna. Sui bus di Londra, alcuni mesi fa, comparve un annuncio in cui una donna proponeva l’utero in affitto al miglior offerente.

Allora di che ci meravigliamo? Così, supponiamo che siate un maschietto e che abbiate voglia di avere un erede, ma non volete legami affettivi o non avete una compagna stabile con cui farlo nel modo classico. No problem. Intanto procuratevi un ovulo da fecondare. Ormai si trovano facilmente anche quelli. Ma non fidatevi degli ovuli in offerta speciale che trovate magari al Discount. No, fate un salto nella vecchia fattoria, hia hia oh, e prendete degli ovuli freschi di giornata fatti personalmente dalla contadinella giovane e bella. Se è disponibile anche ad affittarvi l’utero il problema è risolto. Altrimenti non vi resta che trovare l’incubatrice…pardon, l’utero. Magari siete in giro per negozi, al cinema, a teatro, ai grandi magazzini, vedete una bella e avvenente donna. La fermate e le ponete la fatidica domanda: “Scusi, mi presta l’utero per nove mesi?”. Come suol dirsi, la domanda è lecita. No?

Se il primo tentativo va male, riprovate; prima o poi un utero, nuovo o usato sicuro, lo trovate. Beh, almeno finché questo nuovo sistema non sarà accettato definitivamente e diventerà un servizio gratuito offerto dal Servizio sanitario nazionale (prima o poi ci si arriva). Allora sarà tutto più facile e potrete avere il vostro utero garantito, col bollino blu, in affitto, in prestito o in comodato d’uso. Basterà andare alla ASL, dove ci saranno degli elenchi affissi: “Uteri convenzionati“. Scegliete il vostro utero ed il gioco è fatto, tutto a carico del servizio sanitario nazionale. La cosa assurda di questo ipotetico servizio disponibile in futuro è che sembra “normale“.

Ed ecco l’ultimissima, fresca di giornata: “Bebè a coppia gay; affittato l’utero negli USA“.  I due gay “vivono in provincia di Livorno, ma sono dovuti andare a Barcellona per sposarsi. E fino in California per avere un bimbo, David, come il medico che l’ha fatto nascere. Il piccolo, nato il 10 agosto scorso, è stato 9 mesi nel grembo di una trentenne messicana che vive a San Diego.”. Olè, il gioco è fatto. Facile no? Ora, però, potrebbe esserci qualche problemino che rigarda il corretto sviluppo del piccolo ed il superamento del famoso “Complesso di Edipo“.

Durante il periodo della sessualità adolescenziale il bambino manifesta un innamoramento per la figura del genitore del sesso opposto. Solo il superamento del complesso di Edipo permette di vivere in età adulta una sessualità equilibrata.” (Sigmund Freud). In pratica, detto in due parole, si tratterebbe di una pulsione inconscia del bambino che sogna di ammazzare il padre, visto come rivale, e far l’amore con la madre. Talmente conosciuto e talmente sfruttato dalla letteratura e dal cinema che evito di dilungarmi su ulteriori spiegazioni.

Ora proviamo ad immaginare cosa succede ad un bambino adottato da una coppia gay o lesbo. Come vivrà e risolverà il suo complesso di Edipo? Come farà ad individuare fra due donne il “padre” da ammazzare? E come farà ad identificare la madre fra due maschioni (si fa per dire), magari con barba e baffi, e senza tette? Eh sì, perché il seno materno è un elemento essenziale nello sviluppo del citato complesso edipico. Ma se questo seno non c’è, chi è la madre? Boh, misteri di genere.  Eh sì, se vivesse ancora, il vecchio Freud si troverebbe in grande imbarazzo a risolvere questo quesito, col rischio di dover rivedere tutta la sua teoria. Ma il tempo passa, l’umanità si evolve ed anche i bambini non nascono più sotto i cavoli o portati dalle cicogne. Oggi ci sono nuovi metodi, semplici e pratici.

Come si fanno i bambini ( maggio 2005)

Una volta i bambini si facevano col metodo classico, che non stiamo ad illustrare perché si suppone che tutti lo conoscano. Non sempre il risultato era garantito, ma il sistema ha funzionato egregiamente per millenni e, per giudizio unanime, non solo funziona, ma è anche piuttosto piacevole. E’ uno dei pochi esempi pratici del famoso detto “unire l’utile al dilettevole“.

Poi arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire ai due stilisti il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo e soddisfare così il loro istinto materno.

Le menti più brillanti della scienza mondiale si mobilitarono ed il risultato fu assicurato. E così oggi, grazie al progresso scientifico, ci sono nuovi metodi alternativi che, superato il vecchio e caro sistema scopatorio, ottengono lo stesso risultato, senza eccessivi sprechi di energie preziose e, soprattutto, garantiscono a tutti il diritto di avere un figlio. Un bel successo, no? E così, in un tripudio di ovuli, fecondazione assistita, non assistita, eterologa, non eterologa, embrioni, spermatozoi DOC di prima e di seconda scelta, uteri nuovi, usati, in affitto, o ceduti gratuitamente in comodato d’uso, avere un bambino non è più un problema. Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che naturalmente non riuscirebbero nell’impresa, potranno avere il loro bel bambino e, date tempo al tempo, potranno scegliere anche le caratteristiche psicosomatiche.

Prevedo già che sulle pagine dei quotidiani, nella rubrica degli annunci commerciali, “AAA Cercasi/Offresi…”, presto  compariranno annunci di questo tipo.

– Cerco utero in affitto, solo equo canone.

– Utero seminuovo, usato sicuro, offro; revisionato, collaudato, garanzia triennale.

– Affittasi utero signorile, zona centrale. Ampio, riservato. Prezzo da concordare.

– Elegante utero, ristrutturato, zona turistica, a veri intenditori vendesi. Anche co-proprietà.

– Causa trasferimento, cedo ovulo già fecondato. No perditempo.

– Azienda leader seleziona a richiesta spermatozoi con specifica predisposizione  artistica, sportiva, intellettuale. Soddisfatti o rimborsati.

– Spermatozoi freschi di giornata offro. Produzione artigianale, lavorazione a mano.

 

Anche la procreazione tradizionale, però, può creare inconvenienti e sorprese.

 

El Gallo Rojo

El gallo rojo (Il gallo rosso) è una canzone popolare della guerra civile spagnola. La cantavano anarchici, socialisti e comunisti repubblicani. Potete ascoltarla qui: El gallo rojo. Mi viene in mente pensando alla morte di don Andrea Gallo, “prete dei deboli“, come titola l’ANSA. Perfetto esempio di quei “preti di strada“, come li chiamano oggi,  che vanno a braccetto con comunisti e rivoluzionari, fanno i cortei con i No global ed in chiesa, invece del brano evangelico, leggono gli articoli de L’Unità e dopo la messa di Natale cantano “Bella ciao“, agitando un drappo rosso, come un qualsiasi Santoro in TV.  Insomma, un Gallo rosso. L’ho citato spesso, proprio per le sue idee e le sue amicizie. Ecco l’ultimo post del gennaio scorso. Lo riporto integralmente.

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato, sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia Rosi Bindi! Forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Nel 2005 scrissi una breve filastrocca su un Gallo giallo di Rapallo. Non è rosso e non è proprio di Genova, ma siamo lì (Il gallo di Rapallo).

Visto che il nostro Gallo rosso amava cantare, possiamo ricordarlo alla sua maniera, in musica, con questo “Il Gallo è morto“.

L’idiota (ma Dostoevskij non c’entra)

Nonostante la veneranda età, invece che ritirarsi in salotto, coprirsi bene (gli spifferi possono essere fatali), sorseggiare una tisana e godersi il meritato riposo,  continua a dispensare  massime, pensieri, riflessioni, sentenze e giudizi etici ed estetici, peraltro non richiesti. Parlo di Eugenio Scalfari; ho detto tutto. Ecco l’ultimissima…

Non per contraddire il grande vecchio del giornalismo, ma bisognerebbe specificare che, almeno per dato statistico,  non tutti quelli che votano il PDL sono idioti e non tutti gli idioti votano PDL. Alcuni idioti possono anche astenersi dal votare. Altri idioti possono votare PD (ci sono, ci sono, se non lo sa si informi…). Altri ancora sono idioti anche se, opportunamente mascherati,  non sembrano esserlo. Altri idioti, grazie al sostegno mediatico, si spacciano per grandi pensatori, pontificano ogni giorno nei salotti televisivi ed a lungo andare si convincono di essere davvero dei geni. Altri idioti vengono pompati dalle case editrici che ne fanno degli intellettuali di primo piano per incrementare le vendite dei loro libri, pieni di elucubrazioni frutto di un pensiero molto debole.  Altri idioti si dedicano, spesso con successo, a professioni ed attività diverse. Alcuni fanno politica, altri hanno successo nel mondo dello spettacolo (attori, comici, cantanti) e qualche volta scrivono articoli che finiscono in prima pagina sui maggiori quotidiani.  Alcuni idioti, infine, invece che limitarsi a scrivere lettere al giornale, fanno direttamente i giornalisti e possono, addirittura, diventare illustri ed autorevoli direttori.  Sì, il mondo degli idioti è vasto e complesso.

In quanto agli asini volanti abbiamo illustri precedenti. Prodi prometteva di andare al governo per garantire la felicità agli italiani. La gente gli credeva e lo votava. Bersani prometteva di smacchiare i giaguari, la gente gli credeva e lo votava. Visto che Prodi per due volte ha vinto le elezioni, significa che quelli che lo hanno votato credevano agli asini volanti?

Brutta cosa la vecchiaia. Quando si invecchia si hanno due possibilità: o si diventa completamente arteriosclerotici, oppure si mantiene, compatibilmente con attacchi improvvisi di arteriosclerosi, un minimo di lucidità. In questo secondo caso,  specie se si ha la presunzione di avere la freschezza mentale di un ragazzo,  si verifica l’eventualità peggiore, perché si è convinti che ciò che è frutto di vaneggiamenti senili sia, invece, dovuto alla saggezza dell’età. Errore fatale.

A proposito di Scalfari e delle sue scalfarate, vedi…

Largo ai giovani

L’uomo è più stupido di quanto si pensi

Il pensiero e la materia

Scalfari e la mosca

 

 

 

 

La frangetta di Michelle e altre amenità

Proprio ieri dicevo che la famiglia Obama è troppo presenzialista ed occupa tutti gli spazi possibili nei media, grazie anche alla grande disponibilità e compiacenza dei cronisti e redattori gossipari che  non perdono occasione per ritagliare uno spazietto in prima pagina, con foto allegata, alla coppia presidenziale USA. A qualcuno potrebbe sembrare che io esageri. E invece ecco che oggi, neanche a farlo apposta, spicca nella Home del Corriere, un articolo di Candida Morvillo dedicato alla first lady: “Michelle, frangetta antidemocratica“.

Appunto, come volevasi dimostrare. Solito articolo che sembra scritto dall’ufficio pubbliche relazioni della Casa Bianca. Basta leggere già nelle prime righe del pezzo questa affermazione della Morvillo: “Anche se agli Oscar la first lady americana era bellissima (lo testimonia la foto AFP in alto)…”. La foto AFP citata è quella riportata sopra. Michelle è bellissima? Ma Candida è sicura di vederci bene? Non sarà il caso di farsi vedere da un oculista?

Il pezzo, scritto con chissà quale sforzo mentale dalla nostra firma eccellente del Corriere, è una lunga disquisizione sulla frangetta di Michelle. Non è la prima volta che la Morvillo dedica spazio alla first family. Già a novembre scorso, in un post dedicato alla linea editoriale del Corriere durante la campagna elettorale USA (nettamente schierato a favore di Obama), citavo anche un pezzo di Morvillo che riusciva ad inventarsi un articolo per esaltare Malia, la figlia maggiore di Obama: “Corriere e la gaffe di Romney“.

In quelle poche righe la nostra Candida titolava “Malia (Obama) ora ammalia”. E riusciva a scrivere, con apparente convinzione,  cose di questo genere: “la first figlia della Casa Bianca sta sbocciando e promette di diventare la più  bella tra le first daughter della Casa Bianca.”. Sì, i casi sono due. O è pagata direttamente dalla Casa Bianca, oppure decisamente ci vede male.

Ma il Corriere riserva altre sorprese. Da diversi giorni appare in prima pagina un box che riporta qualcosa di Diego Abatantuono. Sarà quella specie di armadio che prestava la voce, in uno spot pubblicitario, all’orso Bruno ed è convinto di essere un grande attore? E che ci fa sul Corriere? E’ diventato anche lui firma di punta del quotidiano? Finora non avevo letto il pezzo, ma oggi ho ceduto alla curiosità ed ho cliccato sul box. Non è un articolo, è un messaggio video in cui il nostro Diego parla del matrimonio della Lollobrigida: “Lollobrigida ed  il matrimonio a sua insaputa”.

Noto adesso che, vista l’intestazione del box, probabilmente si tratta di una nuova rubrica del Corriere “Ufficio facce“, curata da Abatantuono. Se ne sentiva proprio la mancanza. Immagino che darà un contributo fondamentale al superamento della crisi economica ed al progresso dell’umanità. Va bene che siamo in tempi di crisi, va bene che bisogna risparmiare, va bene la spending review, ma non esageriamo. Di questo passo il Corriere, pur di riempire le pagine,  assumerà i redattori ai saldi estivi per aspiranti cronisti in prova precari. A proposito del videomessaggio, come dice bene l’unico commento riportato, non si capisce un tubo. Non si capisce il senso del messaggio. Forse è satira! Boh!

C’è, però, anche un’altra notizia purtroppo tragica, la morte di un “fotografo dei VIP” (così viene definito): “Ucciso il fotografo dei VIP“. Con tutto il rispetto e la pietà per la tragica fine del fotografo, leggendo le prime righe del pezzo, viene spontaneo fare delle riflessioni amare e che potrebbero sembrare irrispettose. Ma sono semplicemente delle considerazioni che faccio da molto tempo in relazione all’eccesivo spazio riservato dai media al gossip ed a tutte quelle notizie che vogliono far passare per scoop giornalistici e che, invece, sono degli  inutili pettegolezzi da cortile condominiale o da comari al mercato. Parlo, ovviamente, del gossip e di tutte quelle foto di personaggi più o meno famosi che riempiono le pagine di decine e decine di riviste gossipare. Non ne ho mai capito il senso e l’utilità. Eppure c’è gente che si apposta in luoghi impensabili, con teleobiettivi da far invidia ai telescopi astronomici, pur di rubare una foto di VIP o aspiranti tali, magari in atteggiamenti intimi ed affettuosi o, meglio ancora, nudi o quasi. C’è gente che fa questo di mestiere. E lo considera un lavoro serio.

E’ il caso di questo fotografo. Ecco cosa scrive Frignani, l’autore del pezzo, per illustrare la sua carriera professionale: “A Malta, nell’estate di due anni fa, era riuscito a immortalare Brad Pitt con un’altra donna prima dell’arrivo di Angelina Jolie. E quelle foto avevano fatto il giro del mondo. A luglio dell’anno scorso aveva bissato lo scoop: Rihanna, la pop star delle Barbados, in vacanza a Capri, E, prima ancora, aveva ripreso Sara Tommasi in pose hot davanti a un bancomat. Infine l’ultimo shot : Scarlett Johansson in Sicilia alla festa esclusiva di Dolce&Gabbana“.

Per rispetto alla morte del fotografo evito commenti. Immagino, però, una scena che mi ricorda il Giudizio universale di Benigni nel film Il Pap’occhio di Renzo Arbore. Immagino che davanti al supremo Giudice che gli chiede conto di cosa abbia fatto nella vita, questo fotografo possa rispondere con le note di Frignani: “Ho immortalato Brad Pitt con una donna, ho fotografato Rihanna in vacanza a Capri, ho ripreso Sara Tommasi in pose hot, ho fotografato Scarlett Johansson durante una festa in Sicilia…”.

 Vi sembra che si possa giustificare una vita umana con questo tipo di attività? Vi sembra normale che l’uomo abbia impiegato centinaia di migliaia di anni di evoluzione per arrivare a …fotografare Sara Tommasi in pose hot? Molto più meritorio sarebbe semplicemente aver impiegato una vita per piantare un ulivo.

Sono cinico? No, è questa società che vive un dramma ed una tragedia. Il dramma è che la gente è ormai completamente rincoglionita. La tragedia è che non l’ha ancora capito.

Il giudizio universale