Sveglia, gente (Fallaci e l’islam)

Sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente oppure d’apparire razzisti, (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata all’Inverso. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia e dalla cretineria dei Politically Correct, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione forse, (forse?), comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad, Guerra Santa. Una guerra che forse non mira alla conquista del nostro territorio, (forse?), ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime: alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà, all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci.

Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. Distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri.

Cristo! Non vi rendete conto che gli Osama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador anzi il burkah, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare?

Non v’importa neanche di questo, scemi? Io sono atea, graziaddio. Irrimediabilmente atea. E non ho alcuna intenzione d’esser punita per questo da barbari che invece di lavorare e contribuire al miglioramento dell’umanità se ne stanno col sedere all’aria cioè a pregare cinque volte al giorno. Da vent’anni lo dico, da vent’anni. Con una certa mitezza e non con questa collera, con questa passione, vent’anni fa su tutto ciò scrissi un articolo di fondo.

Era l’articolo di una persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi, d’una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte le intolleranze, d’una laica senza tabù. Ma nel medesimo tempo era l’articolo d’una persona indignata con chi non sentiva il puzzo d’una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene perdonava un po’ troppe. Feci un ragionamento che anche allora suonava pressappoco così: «Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando essi disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra, e v’informo che Dante Alighieri e Shakespeare e Molière e Goethe e Walt Whitman mi piacciono più di Omar Khayyam». Apriti cielo. Mi mangiarono viva. Mi esposero alla pubblica gogna, mi crocifissero.

«Razzista, razzista!». Furono le cicale di lusso anzi i cosiddetti progressisti (a quel tempo si chiamavano comunisti) a crocifiggermi. Del resto l’insulto razzista-razzista me lo presi anche quando i sovietici invasero l’Afghanistan. Li ricordi i barbuti con la sottana e il turbante che a ciascun colpo di mortaio gridavano le lodi del Signore cioè il bercio Allah akbar, Dio-è-grande, Allah-akbar? Io li ricordo eccome. E a sentir accoppiare la parola Dio al colpo di mortaio, mi venivano i brividi. Mi pareva d’essere nel Medioevo e dicevo: «I sovietici sono quello che sono. Però bisogna ammettere che a far quella guerra proteggono anche noi. E li ringrazio». Riapriti cielo.

«Razzista,razzista!». Nella loro cecàggine non volevano neanche sentirmi parlare delle mostruosità che i figli di Allah commettevano sui militari sovietici fatti prigionieri. Ai militari sovietici segavano le gambe e le braccia; rammenti? Un vizietto cui s’erano già abbandonati in Libano coi prigionieri cristiani ed ebrei. (Né è il caso di meravigliarsi, visto che nell’Ottocento lo facevano sempre ai diplomatici e agli ambasciatori. Soprattutto inglesi. Anzi a loro tagliavano anche la testa, e con questa giocavano a buskachi. Una specie di polo.
Le gambe e le braccia, invece, le esponevano come trofei nelle piazze o al bazaar. Tanto che gliene importava, alle cicale di lusso, d’un povero soldatino ucraino che giaceva in un ospedale con le braccia e le gambe segate? Nel loro cinismo applaudivano addirittura gli americani che, rincretiniti dalla paura dell’Unione Sovietica, riempivan di armi l’eroico-popolo-afgano. Addestravano i barbuti e coi barbuti (Dio li perdoni, io no) un barbutissimo di nome Osama Bin Laden. «Via i russi dall’Afghanistaaan! I russi devono andarsene dall’Afghanistaaan!». Bè, i russi se ne sono andati. Contenti? E dall’Afghanistan i barbuti del barbutissimo Osama Bin Laden sono arrivati a New York con gli sbarbati siriani, egiziani, iracheni, libanesi, palestinesi, sauditi, tunisini, algerini, insomma coi diciannove che componevano la banda dei kamikaze identificati. Contenti?

Da quando i nostri nemici ci hanno regalato l’Undici Settembre, le cicale non si stancano mai di ripetere che i mussulmani sono una cosa e i fondamentalisti o integralisti mussulmani un’altra. Che il Corano ha molte versioni, che viene letto con molte interpretazioni, ma in ogni sua versione ed interpretazione predica la pace e la fratellanza e la giustizia. (Lo dice anche Bush. Per tenersi buoni i suoi cinque milioni di americani arabo-mussulmani, suppongo. Per indurli a spifferare quel che sanno su eventuali parenti o amici devoti a Osama Bin Laden. Povero Bush). Ma in nome della logica: se il Corano è tanto fraterno e tanto pacifico, come la mettiamo col fatto che il Profeta fosse uno spietato guerriero e quindi un uomo tutt’altro che fraterno e pacifico? Come la mettiamo col fatto che avesse personalmente guidato ventisette battaglie, personalmente sgozzato settecento nemici, personalmente incendiato tre città? Come la mettiamo col fatto che i suoi avversari li liquidasse come un capo mafioso, che i suoi rivali li eliminasse con atrocità da rabbrividire? (…) Come la mettiamo col fatto che il Corano predichi senza sosta la Guerra Santa, che i paesi dove non regna l’Islam li definisca «Dar al-Harb» cioè Terra-da-conquistare?

Come la mettiamo col fatto che i non-mussulmani li chiami cani-infedeli, che li tratti da inferiori anche se si convertono, che lungi dal raccomandare un qualsiasi perdono imponga la legge dell’Occhio-per-Occhio-e-Dente-per-Dente, che tale legge la consideri il Sale della Vita? Come la mettiamo con la faccenda del chador o meglio del burkah che copre le donne dalla testa ai piedi, volto compreso, sicché per vedere quel che c’è al di là di quel sudario una disgraziata deve guardare attraverso la fittissima rete posta all’altezza degli occhi? Come la mettiamo con la faccenda della poligamia ossia delle quattro mogli (però su speciale dispensa dell’Arcangelo Gabriele il Profeta ne aveva sedici), o con la faccenda degli harem dove le concubine e le schiave vivono a mo’ di prostitute nei bordelli? Come la mettiamo con la storia delle adultere lapidate o decapitate, e della pena capitale per chi beve alcool? Come la mettiamo con la legge sui ladri a cui il Corano ingiunge di tagliar la mano, al primo furto la sinistra, al secondo furto la destra, al terzo non so cosa però mi pare che al terzo il castigo consista nel bucare le pupille con un ferro rovente? Cito a caso, affidandomi alla memoria. Certo il Sacro Libro offre esempi ancora più gravi. Nondimeno questi bastano, e non mi sembra che esprimano pace e fratellanza e misericordia e giustizia. Non mi sembra nemmeno che esprimano intelligenza.

E a proposito d’intelligenza: è vero che gli odierni santoni della Sinistra o di ciò che chiamano Sinistra non vogliono udire ciò che dico? È vero che a udirlo danno in escandescenze, strillano inaccettabile-inaccettabile? Si son forse convertiti tutti all’Islam e anziché le Case del Popolo ora frequentano le moschee? Oppure strillano così per compiacere il Papa che su certe cose apre bocca solo per chiedere scusa a chi gli rubò il Santo Sepolcro? Boh! Lo zio Bruno aveva ragione a dire che l’Italia non ha avuto la Riforma ma è il paese che ha vissuto più intensamente la Controriforma. (…) Oh, sì, mio caro. La Crociata all’Inverso, la Crociata dei nuovi Mori dura da tempo. È ormai irreversibile e per avanzare non ha bisogno di eserciti che a colpi di bombarda abbattono le mura di Costantinopoli. Cannoneggiate dalla nostra misericordia, dalla nostra debolezza, dalla nostra cecità, dal nostro masochismo, le mura delle nostre città sono già cadute: l’Europa sta già diventando una gigantesca Andalusia. Per questo i nuovi Mori con la cravatta trovano sempre più complici, fanno sempre più proseliti.

Boumedienne

(Dichiarazione del presidente algerino Boumédiène all’ONU,  aprile 1974)

Per questo diventano sempre di più, pretendono sempre di più, ottengono sempre di più, spadroneggiano sempre di più. E se non stiamo attenti, se restiamo inerti, troveranno sempre più complici. Diventeranno sempre di più, pretenderanno sempre di più, otterranno sempre di più, spadroneggeranno sempre di più. Fino a soggiogarci completamente. Fino a spengere la nostra civiltà. Ergo, trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Cullarci nell’indulgenza o nella tolleranza o nella speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso. (Oriana Fallaci – da “La rabbia e l’orgoglio” 2001)

Integrazione

Vedi. “Aspiranti cadaveri, 2011.

Alitalia va in treno

La crisi di Alitalia, la gloriosa compagnia di bandiera di molti anni fa, è infinita. Ora, dopo la privatizzazione di venti anni fa e le vicissitudini che l’hanno vista a rischio fallimento e cambiare proprietà, si prospetta un ritorno ad una partecipazione statale, con l’ingresso delle Ferrovie. il primo effetto sarà un biglietto unico Treno-aereo. Ma sembra che voglia partecipare anche Autogrill che propone un biglietto unico treno-aereo-cappuccino e brioche al bar  dell’aeroporto. Si dice disponibile anche l’associazione nazionale barbieri e parrucchiere che offrirebbe un biglietto unico treno-aereo-colazione, barba e capelli. Intanto sono tutti sotto stress, azionisti, dirigenti e personale. Anche gli aerei sembrano soffrire di un grave stato di stress. Lo si nota benissimo dal volo incerto, le ali basse, lo sguardo triste, sconfortato, scoraggiato, afflitto,  dei pochi aerei in volo.

aereodepresso

Vedi:

Europa? Che risate (amare)

Il nostro rapporto con l’Europa, specie ultimamente, è piuttosto conflittuale. Ma guai a parlar male dell’EU, si viene accusati di antieuropeismo, ed etichettati come pericolosi populisti, sovranisti, nazionalisti, xenofobi e fascisti. Sarà così? Pochi anni fa Mario Giordano nel suo libro “Non vale una lira” tracciò un ritratto non proprio positivo ed incoraggiante di questa Europa. Ne parlavo nel post “Nouvelle cuisine” e in “Europa, banane e sciacquoni” del 2014.

Europa e sciacquoni (2014)

Il Parlamento europeo, più che un importantissimo e serio organismo politico transnazionale, sembra un’associazione di buontemponi; di quelli che periodicamente si riuniscono per allegre serate all’insegna della goliardia o per mettere in atto scherzi e zingarate in stile Amici miei. Lo si evince dalle proposte bizzarre e strampalate che si discutono nelle austere aule di Bruxelles o Strasburgo e dalle direttive che vengono approvate. Una di queste bischerate, sull’invito a consumare larve, insetti e vermi, la ricordavo di recente nel post “Nouvelle cuisine“. Ma l’elenco delle eurozingarate sarebbe lungo.

La cosa drammatica, tuttavia, è che non si tratta di un ristretto gruppo di amici dediti allo scherzo o alla battuta facile, alla maniera di Quelli della notte di Arbore. No, questa allegra brigata è composta da 751 parlamentari (più un esercito di dipendenti) che godono di lauti compensi e di una lunga serie di benefici e privilegi, al fine di garantire l’espletamento delle loro funzioni in un ambiente comodo, tranquillo e rilassante, con tutti i confort di serie, dove sfogare liberamente la loro fervida fantasia per inventarsi le norme più inverosimili.

Un organismo, insomma, agile, leggero e sobrio, che ci costa la bellezza di 227 milioni di euro solo per stipendi, pensioni, rimborsi, assicurazioni e indennità varie (Vedi “Parlamento UE, costi e sprechi“). A cui si aggiungono 620 milioni di euro per funzionari e dipendenti e circa 100 milioni di euro per servizi esterni, circa 100 milioni di euro per la pubblicazione e diffusione di documenti e accoglienza di visitatori, e 140 milioni per telecomunicazioni. Questo organismo, per essere più snello e funzionale, dispone di tre sedi: una a Bruxelles, in Belgio (dove si riuniscono e lavorano le varie Commissioni), una a Strasburgo, in Francia (dove si riunisce il Parlamento in seduta plenaria per 4 giorni al mese, escluso agosto; ovvero, per soli 44 giorni all’anno), ed una in Lussemburgo, dove hanno sede gli uffici amministrativi ed il segretario generale.

Solo questo assurdo ed ingiustificato andirivieni di parlamentari, funzionari e circa 5.000 persone impiegate a vario titolo ad ogni spostamento fra le tre sedi (con treni, auto, aerei e camion per il trasporto di tonnellate di documentazione al seguito), ci costa 200 milioni di euro. Ma la cifra quasi complessiva, e inverosimile, delle spese annuali di questo organismo è quella riportata nella pagina web della stessa Unione europea, dove compare il bilancio consuntivo 2013: 150,9 miliardi di euro! Si ha quasi paura a riportare quella cifra. Viene spontaneo, almeno per chi non è giovanissimo, fare l’equiparazione con le vecchie lire, ci si capisce meglio. Sarebbero circa 300.000 miliardi di lire!

Una cifra talmente spropositata e assurda che sembra un errore di stampa, un refuso. Leggiamo quel numero nel sito ufficiale dell’UE e continuiamo a pensare che sia un errore. Ci rifiutiamo mentalmente di pensare che quella cifra sia reale. Ma, fatte alcune verifiche, ci rendiamo conto che, purtroppo, è vero. Ne abbiamo conferma leggendo che il bilancio preventivo 2014/2020 prevede una spesa di 960 miliardi di euro. Ma non è nemmeno tanto chiaro. Forse hanno vergogna a dire chiaramente quali sono i costi esatti e specificare le varie voci. Per esempio, sembra che quella cifra sia raddoppiata e così suddivisa: 960 miliardi in impegni finanziari e 980 miliardi in pagamenti. Qual è la differenza? Significa che in totale le spese ammontano a 1.940 miliardi di euro? Provate a riportarlo in vecchie lire: diventa una cifra difficile da pronunciare e da pensare. Numeri che finora si usavano solo per calcoli e grandezze astronomiche.

Se non siete esperti di contabilità pubblica, o non avete accesso ai bilanci ufficiali, nonostante le ricerche in rete, non capirete mai come vengono spesi quei soldi. Anche i siti d’informazione e quotidiani si limitano a riportare cifre generiche, senza entrare nei dettagli.
Tanto dispiego di uomini e mezzi lascerebbe intendere che gli euro-parlamentari siano impegnati giorno e notte nell’estenuante attività di curare gli interessi dell’Europa, dei suoi cittadini e di garantire un continuo progresso economico e sociale di tutti i Paesi membri dell’Unione. Sarà così? Visti i risultati, viene il sospetto che tanto lodevole impegno non sia solo sprecato, ma addirittura controproducente. Forse sarebbe meglio che lavorassero poco e pensassero anche meno.

Di recente è uscito un libro di Mario Giordano “Non vale una lira“, in cui, oltre alle valutazioni politiche sull’attività del Parlamento europeo, dei suoi costi stratosferici, dei risultati discutibili e degli effetti deleteri per gli Stati membri (in particolare per l’Italia), ha raccolto pazientemente una serie di autentiche perle dell’attività parlamentare europea. Alcune bizzarre, altre quasi inverosimili, altre ancora che sembrano estrapolate da un monologo umoristico da cabaret. Purtroppo, però, c’è poco da ridere. (Qui si può leggere una recensione ed alcuni brani del libro di Giordano: “L’Europa? Non vale una lira“).

Forse non riusciremo a capire esattamente il bilancio dell’UE, ma già da alcune voci di spesa, possiamo farci un’idea di cosa sia questo carrozzone mangiasoldi (i nostri). Visto che si è appena votato per il Parlamento europeo, è bene che gli italiani sappiano cosa andranno a fare i loro rappresentanti appena eletti e riflettano leggendo alcune di queste “europerle” scovate e catalogate da Giordano. Vedremo, facendo una breve sintesi, di riportarne alcune: dalla lunghezza della banana, alla curvatura del cetriolo, dalla definizione di acqua calda alle misure del perfetto sciacquone europeo. Al prossimo post.

giordano europa

Tutto questo spreco di denaro pubblico per fare cosa?  Ecco un breve riepilogo (e risate amare), delle bizzarre iniziative dei nostri europarlamentari:

Nouvelle cuisine (2014)

Fritto misto di grilli, cavallette e scarafaggi. In futuro, fra non molto, potrebbe essere questo uno dei piatti consigliati dallo chef e presenti nei menu dei ristoranti europei.
Basta con lasagne, bistecche, carbonara, brasati, sogliole, fritto misto del golfo, risottino alla pescatora, scampi, gamberoni, bollito misto, tagliatelle, ragù, grigliata mista, tartufo, cotechino, carbonara, aragosta. Dimenticatevi di queste prelibatezze. Lo consiglia la FAO e l’Unione europea (quella che stabilisce la lunghezza delle banane e la circonferenza del cetriolo), ha recepito immediatamente il suggerimento degli “esperti” ONU e nel 2012 ha approvato (e finanziato) un progetto per stimolare i paesi membri dell’Unione, a consumare meno carne, cambiare le nostre abitudini alimentari, rinunciare alle nostre tradizionali pietanze e prelibatezze nazionali e specialità regionali, e sostituirle con una alimentazione a base di insetti, vermi e larve. E per dimostrare che è una cosa seria ha stanziato 3 milioni di euro per ogni Paese che si impegni a diffondere il nuovo verbo culinario made in Bruxelles. E purtroppo non è uno scherzo.

insetti fritti

Il box riportato in alto è comparso due giorni fa (ma era già stato pubblicato alcuni mesi fa) su un portale internet. Visualizzando l’articolo si può scorrere una curiosa slide che mostra una cinquantina di “piatti” a base di insetti. La didascalia del pezzo dice: “Perché limitarsi a cucinare il pesce o la solita carne quando la natura offre un’infinità di ingredienti commestibili e facilmente reperibili? Ecco alcune pietanze a base di scarafaggi, scorpioni insieme all’ultima trovata: il lecca lecca con la larva.“. Se siete curiosi e di stomaco forte potete vedere qui la carrellata di leccornie: “Insetti & co.”. Buona visione.
Dopo la “nouvelle cuisine” degli anni ’70, questa è la nuova rivoluzione gastronomica sponsorizzata dall’EU. Sulla genesi di questa iniziativa (promossa già anni fa dalla FAO) e sugli aspetti anche economici della campagna dell’ONU (e dell’EU) vedi: “Insetti, FAO, ONU e sprechi“.

La giustificazione di questa iniziativa bislacca è collegata all’annoso problema della fame nel mondo. Dicono gli esperti ONU che noi, in Occidente, consumiamo troppa carne, mentre nel terzo mondo soffrono di carenze alimentari, proprio a causa del nostro eccessivo consumo di risorse. Questa strana relazione di causa/effetto fra il nostro benessere e la scarsità di risorse dei paesi poveri è tutta da dimostrare, ma è un’invenzione che fa comodo a tutte le associazioni che campano sulla vera o presunta attività di intervento umanitario a favore del terzo mondo. Se si ha qualche dubbio in proposito, sarebbe il caso di leggere attentamente l’articolo sopra linkato su insetti, Fao, ONU e sprechi.

Allora, siccome noi mangiamo troppa carne ed i paesi poveri, non potendo mangiare carne, devono cibarsi di insetti, vermi e larve, per risolvere il problema, ecco la soluzione geniale: ai poveri del terzo mondo mandiamo un po’ delle nostre bistecche e noi cominciamo a sostituire la carne con cibi alternativi che, assicurano i soliti esperti, sono comunque ricchi di proteine (provare per credere). Da domani, quindi, possiamo sbizzarrirci a cucinare grilli, formiche, scarafaggi, locuste, scorpioni, cavallette, ragni, larve. Insomma, il menu è vario e ricco di piatti (vedi la slide citata). Lo consiglia l’Unione europea. E se siamo bravi ci regala anche 3 milioni di euro (tanto sono sempre soldi nostri). Vedi “L’unione europea stanzia milioni di euro per farci mangiare ragni“.

Ecco perché già dall’anno scorso, periodicamente, sui media compaiono servizi ed articoli proponendoci questo nuovo corso gastronomico. Lo fanno per adeguarsi alle direttive europee. Piccolo particolare non trascurabile, visto che siamo sempre noi a pagare (e l’Italia è uno dei maggiori finanziatori dell’EU): se tutti i Paesi dell’Unione ottemperano a questa direttiva, significa moltiplicare 3 milioni per 28, ovvero…84 milioni di euro. Geniale questo Parlamento europeo. Siamo ancora in piena crisi economica, praticamente col culo per terra, col debito pubblico che continua a crescere, la povertà che avanza, aziende che chiudono, metà dei giovani senza lavoro, disoccupati, precari, cassintegrati, esodati, pensionati che per campare cercano di racimolare qualcosa frugando nei cassonetti degli scarti ai mercati e in questa situazione tragica il Parlamento europeo non trova di meglio da fare che impiegare 84 milioni di euro per invitarci a mangiare cavallette, grilli e scarafaggi.

Eppure, a sentire quelli che in questi giorni chiedono il voto agli italiani, sembrerebbe che questa Unione europea sia una cosa seria e che l’Europa e l’euro siano la nostra salvezza. Se anche voi ne siete convinti (beata ingenuità) votateli pure. Ma tenete a portata di mano (in cucina) un buon digestivo robusto. Ne avrete bisogno dopo una scorpacciata di fritto misto a base di cavallette e scarafaggi. Auguri e buon appetito.

Alghe, insetti; il cibo dei prossimi vent’anni

Insetti & co nel piatto (altra carrellata di specialità)

Grilli arrosto e formiche tostate

 

Siamo sul baratro, quasi…

Ricominciano gli allarmi mediatici che ci ricordano che “l’Italia è sul baratro“. Sentiamo questa profezia funesta da decenni, tanto che ormai ci siamo abituati e non ci fa più paura. O forse siamo sempre sul bordo del baratro, ma non cadiamo, aspettiamo che qualcuno ci dia una spintarella per finirci dentro. Insomma, non siamo proprio sul baratro; ci siamo quasi (non spingete). Anche nella recente manifestazione del PD a Roma hanno ripetuto l’allarmi (da che pulpito!). Stranamente, però, negli ultimi anni di governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, il baratro era scomparso. Non se ne sentiva più parlare. Ricompare di colpo appena la sinistra perde il potere ad al governo vanno gli avversari. Curioso, vero?E la stampa fa da eco alle Cassandre ed ai  vari menagrami politici, intellettuali, liberi pensatori, opinionisti,  Saviano (che fa categoria a parte). E se non bastassero i gufi di casa nostra, ci  si mette pure la Germania, sempre pronta a controllarci i compiti e darci buoni consigli: “L’Italia è un paese sul baratro“.

baratro

Siccome il ritornello è sempre lo stesso da anni, tanto vale vedere cosa scrivevo 5 anni fa su questo tema nel post “Priorità” (maggio 2013), visto che la situazione non è cambiata.

Priorità

“Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo, giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo, la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni, con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimista degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea. Oppure decida di abbandonare la politica e rinchiudersi a vita in monastero (questa sì che sarebbe un’ottima idea).

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali. Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano. Evidentemente, anche per Hollande “le nozze gay sono una priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluo Zapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale, priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati. Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile. Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“, che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare.

Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora, dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone. Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

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Salva-bebè, anti-mamme

Approvato l’obbligo di avere in auto i seggiolini salva-bebè con i sensori anti abbandono (L’obbligo è legge). Funzione molto utile per genitori che fanno i figli e poi si dimenticano di averli. Poi approveremo anche l’obbligo di appositi software che salvino i bambini da mamme distratte e li avvertano quando la mamma è fuori di testa. Magari si dovrà anche scaricare una App con registrazione, nickname, codice di accesso, Pin e password (oggi c’è una app per tutto; anche per ricordarvi di andare in bagno). Se dimenticate la password siete fregati; o cambiate macchina o cambiate bambino, oppure cambiate mamma (versate la vecchia e prendete la nuova, ultimo modello). Scherzo, ma mica tanto.

seggiolino salva bebè

Rendiamoci conto che siamo arrivati ad un tale livello di saturazione e confusione mentale che c’è bisogno di avere in auto dei seggiolini speciali che ricordino a papà e mamme distratti che hanno in macchina figli piccoli; così non li dimenticano, come fossero pacchi della spesa. Nessuna persona normale dimentica un bambino; ancora meno una mamma “normale“. Né in auto, né al parco, né altrove, per nessun valido motivo. Una volta le mamme non perdevano mai di vista i figli; erano sempre controllati a vista. Ora li dimenticano, come gli ombrelli. Allucinante. E se critichi certe mamme che lasciano morire i figli in auto al sole ti accusano di insensibilità; bisogna evitare i commenti e rispettare il dolore, dicono. Il mondo è impazzito, comprese le mamme, ma non si può dire.

Significa che la gente è completamente rimbecillita, a causa della televisione, del gossip, dell’uso eccessivo di smartphone, cellulari e social network. Hanno la testa piena di sciocchezze, cianfrusaglie gossipare, spazzatura mediatica, pettegolezzi ridicoli; a tutto pensano, meno che alle cose davvero importanti. Come dico spesso, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Esagero? No, è il minimo. Se questa non è follia trovate una spiegazione plausibile.

La questione è molto seria. Ne ho parlato spesso. Vedi questi post in cui riporto notizie di cronaca ed articoli scientifici che riguardano l’alterazione delle normali funzionalità mentali e le cause.

PD e psichiatri

Carlo Calenda, dirigente del PD, per rilanciare il partito in estinzione, aveva organizzato una cenetta intima con Renzi, Gentiloni e Minniti; insomma il classico “caminetto” in cui pochi dirigenti decidono le sorti del partito, alla faccia della volontà degli iscritti e militanti. Quello contro cui si scagliava Renzi? Sì, proprio lui, quell’esempio vivente di coerenza e affidabilità e se dice una cosa la mantiene; quello che urlava “No caminetti“. Poi Calenda, guardando le facce degli invitati, deve aver avuto una crisi, si è guardato intorno e si è reso conto che per salvare un partito agonizzante come il PD non basta una cenetta o una pizzata fra amici; serve una cura drastica e radicale che intervenga su neuroni logorati e sinapsi intasate.

PD psichiatra

E così “Calenda stronca il PD: un partito da psichiatri“. E per avvalorare l’ipotesi lancia l’idea di presentarsi alle elezioni europee come “fronte repubblicano progressista“. Sono passati da PCI a PDS, da Democratici di sinistra a Partito democratico, per diventare infine “repubblicani“, come Trump. Non c’è dubbio, ha ragione Calenda; hanno urgente bisogno di uno psichiatra.

E bravo Calenda, un po’ tardi, ma se ne è accorto. A dire il vero, avevamo già  qualche sospetto che da quelle parti avessero le idee un po’ confuse e che molto spesso parlino a vanvera, senza un senso logico, senza cognizione di causa, senza rendersi conto di quello che dicono e che abbiano bisogno di una revisione cerebrale, una messa a punto. Grazie per la conferma.

Poi, come succede spesso a sinistra, riescono a dividersi anche su una pizzata. Ormai sono rimasti in quattro gatti, ma si dividono; due gatti di qua, due gatti di là. Calenda organizza una cenetta? Ecco la risposta immediata di Zingaretti che organizza una contro-cenetta in trattoria invitando alcuni rappresentanti del mondo del lavoro.  Domani magari, il segretario Martina, sentendosi escluso, organizzerà una “colazione pop: cappuccino e brioche” in un bar della Garbatella. Roba da democratici, da reparto psichiatrico; o da Zelig. Finiranno per fare una cenetta alla buona da Cesare: spaghetti pollo, insalatina e una tazzina di caffè. E amaro offerto dalla casa.