Diritti umani e islam

Le grandi riforme dell’islam: “Divorzio tramite sms“. E’ notizia recente, lanciata come esempio di apertura dell’Arabia saudita nei confronti dei diritti delle donne; una delle grandi conquiste recenti , insieme a quella di poter guidare le auto (Storico decreto del re; le donne potranno guidare) ed entrare allo stadio di calcio, in zone riservate. Sembra una sciocchezza, ma non lo è; se pensiamo che fino ad oggi i mariti potevano divorziare senza nemmeno informare le mogli.

arabia sms

Sono gli effetti collaterali della finale  della Supercoppa italiana fra Juve e Milan che, per qualche strana ragione che forse sanno giusto i tifosi di calcio,  non si gioca in Italia, ma si gioca appunto in Arabia (boh!?). E sono il pretesto per parlare di “diritti umani” e della diversa concezione che, secondo i luoghi, si ha di questi diritti.

II 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la “Dichiarazione universale dei diritti umani“. Ecco alcune considerazioni scritte in passato su questo documento fondamentale della società moderna.

Ci sono due momenti cruciali nell’evoluzione del pensiero moderno: il motto della rivoluzione francese “Liberté, egalité, fraternité” e la Dichiarazione universale dei diritti umani. Sul motto dei “sans coulottes“, al di là della letteratura che ne esalta la spinta rivoluzionaria che sarebbe alla base della società moderna, basta considerare che i suoi principi restano tranquillamente sulla carta.

La “fraternité” la si può trovare, forse, in qualche convento di clausura (non esiste nemmeno fra i cuccioli appena nati; c’è sempre competizione e qualcuno che cerca di prevalere a scapito degli altri); la “egalité” è solo un’invenzione letteraria ed un concetto astratto di cui non c’è traccia nella realtà, e la “liberté” è un’arma usata dal potere (in tutti i suoi aspetti) che la interpreta, secondo le circostanze e la convenienza, a proprio uso e consumo. Sulla pomposa dichiarazione dei diritti dell’uomo, infarcita di retorica e buoni sentimenti, invece che ripetermi, riporto quanto già scritto, a proposito di qualche incongruenza, nel seguente post di sei anni fa.

Diritti e doveri (2008)

Nei giorni scorsi, il 10 dicembre, si sono celebrati i 60 anni della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo“. Bel documento, pieno di lodevoli propositi e buone intenzioni. Peccato che restino tali. Peccato che sia un lungo elenco di “diritti” che restano sulla carta. Peccato che non sia citato, fra i tanti diritti, nessun dovere. Quando avremo anche una bella “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo“, forse, saremo a posto.

Peccato, infine, che il principio stesso della “libertà”, che è alla base della Carta, sia messo in dubbio, o contraddetto, già nel primo articolo.
Art. 1): ” Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Già la prima frase dell’articolo 1 si presta a molte considerazioni sul concetto di “eguaglianza”, che però ci porterebbero molto lontano. Limitiamoci, quindi, alla seconda proposizione. Ci sono in una sola riga due affermazioni ed entrambe discutibili. La prima riguarda l’affermazione che tutti gli esseri umani siano dotati di ragione e di coscienza. E’ un’affermazione o un auspicio? Già, perché la ragione è la capacità raziocinante, che può manifestarsi in misura diversa in ciascun individuo, fino ad essere molto limitata o quasi inesistente, se non, a causa di traumi o malformazioni congenite, inibita del tutto. Lo stesso dicasi per la coscienza che, al di là di differenze concettuali astratte e non rispondenti alla realtà, non è altro che un aspetto della capacità raziocinante, ovvero della stessa ragione, o della attività mentale, o di quello che chiamiamo genericamente “Pensiero“. Questa differenza della capacità ragione/coscienza, presente nei singoli individui in maniera diversa, contraddice il principio di eguaglianza.

La seconda affermazione, ove afferma che tutti gli esseri umani “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza“, è ancora più contradditoria. Non solo è l’esempio lampante di quelle belle affermazioni che sono solo buone intenzioni, ma non hanno alcun riscontro nella realtà, ma è anche in contraddizione con il diritto fondamentale alla libertà di pensiero e di espressione (articoli 18 e 19). Il verbo “devono” esprime, infatti, non un auspicio, ma una imposizione comportamentale che, come tutte le imposizioni, pone necessariamente dei limiti alla libertà di scelta individuale.

Si stabilisce con una norma che la fratellanza non è una norma comportamentale ed un  auspicabile atteggiamento nei confronti dei propri simili, ma è un “obbligo” morale. E se qualcuno non avesse voglia di agire secondo questo criterio? Non è libero di dissentire? Oppure è libero di essere un criminale, un assassino, un terrorista, un pedofilo, un razzista, un dittatore sanguinario che stermina milioni di avversari, e continuare a godere di tutti i diritti garantiti dalla Carta, nonché di essere dotato di “ragione e di coscienza“? Ma nessuno ha il diritto di rifiutare la fratellanza?

La libertà di pensiero individuale non può essere limitata da un “obbligo” morale. Si può limitare, con opportune leggi, l’attuazione pratica di forme di libertà di pensiero che si concretizzino in atti dannosi per la comunità. Ma non si può obbligare qualcuno a pensare di dover agire in spirito di fratellanza. Non c’è Carta che tenga e che possa ottenere questo risultato.

Questa dichiarazione, quindi, o è solo una dichiarazione di buone intenzioni, oppure si applica solo alle persone che già, per natura, siano inclini ad agire in spirito di fratellanza. Ma in tal caso non avrebbero bisogno di regole scritte.
In fondo, affermare che gli uomini “devono” agire in spirito di fratellanza, non è altro che riconoscere ed affermare l’esistenza di un “dovere” dell’uomo. Ovvero, riconoscere che non esistono solo i diritti, ampiamente ribaditi dalla Carta, ma anche i doveri. Ecco, quindi, che la necessità di stilare anche una “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo“, non è poi così campata per aria o provocatoria, come potrebbe sembrare.
La dichiarazione di principi astratti, che non tenga conto della natura umana, è destinata a restare solo una bella dichiarazione d’intenti. Come è, appunto, la Carta in questione che, al di là delle celebrazioni, resta inattuata e disattesa tranquillamente in gran parte del mondo. E se dopo 60 anni è ancora inattuata, qualche motivo deve esserci.

C’è ancora un’ultima considerazione, riguarda il razzismo. Oggi va come il pane, qualunque atteggiamento esprima anche solo un minimo di diffidenza o di fastidio per immigrati, neri, nomadi, gay e diversi di vario genere, viene immancabilmente definito “razzismo”. Basta che tu guardi storto il marocchino che cerca insistentemente di venderti i fazzolettini di carta o reagisca infastidito con quello che al semaforo, senza che tu lo chieda, vuole pulirti il parabrezza, e automaticamente sei razzista. Il concetto di razzismo, che era una teoria basata sulla presunta superiorità di una razza rispetto alle altre, ha esteso il suo significato; qualunque affermazione vada contro l’uguaglianza di tutti gli uomini,  in tutti i sensi, è diventata razzismo. Ad avvalorare questa uguaglianza si citano spesso anche eminenti scienziati i quali confermano che non esistono le razze, ma esiste solo una razza alla quale appartengono tutti gli uomini, quella umana. E per difendere i diritti di tutti gli uomini ci si appella, come ad una Bibbia, ancora alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Bene, allora vediamo cosa dice la Dichiarazione.

Art. 2): “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere…”.
Lo stesso concetto viene ribadito chiaramente nell’art. 16: “… senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.”. Affermare che non devono esserci limitazioni per differenza di razza significa affermare, pari pari, che le razze esistono. Se non esistessero non avrebbe senso dire che non devono esserci distinzioni di razza. Non si possono porre limiti a qualcosa che non esiste. Ma se si dice che tutte le razze hanno uguali diritti significa affermare che le diverse razze umane esistono. E’ pura e semplice logica elementare. Ma allora, visto che la Dichiarazione afferma l’esistenza delle varie razze, significa che questa Dichiarazione è razzista? Delle due l’una; o non è razzista, ma le razze esistono, oppure le razze non esistono e la Dichiarazione è chiaramente razzista. Tertium non datur.

Dunque, quando combattete il razzismo e dichiarate l’uguaglianza di tutti gli uomini, citate pure chi vi pare, ma non citate la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Oppure cambiatela.
Credo che la storia del pensiero umano, pur costellato di lampi di genialità, nella sua attuazione pratica in politica e nell’organizzazione sociale, sia in parte condizionata da fattori spesso tragicamente concomitanti: la sostanziale stupidità di fondo dell’essere umano, una saltuaria e apparentemente casuale comparsa di dosi massicce di devastante follia ed una altrettanto buona dose di ipocrisia.

diritti umani

Da “Islam e diritti umani” (2006)

Ma voi sapete che la famosa “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, risalente al 1948, non è poi tanto “universale” poiché non è stata mai firmata e sottoscritta dai Paesi islamici? E sapete perché? Perché i principi in essa contenuti sono incompatibili con la concezione islamica della persona e dei suoi diritti che sono visti solo ed esclusivamente in funzione del Corano, e le norme di comportamento, ed i diritti, sono valutate solo alla luce della legge islamica, la sharia. Tanto è vero che i Paesi islamici hanno proclamato una loro “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” in data 19 settembre 1981, modificata nella versione approvata al Cairo nel 1990.

E’ evidente che gli islamici hanno dei “diritti umani” una concezione diversa da quella riconosciuta dagli altri Paesi. Allora, quando parliamo di diritti umani, di quali diritti stiamo parlando? Dei diritti come li intendiamo noi o come li intendono loro? E come si fa a dialogare con chi ha un diverso concetto dei diritti? Come si fa a mettere sullo stesso piano il nostro concetto di “diritti umani” e quello che i “diritti umani” li vede solo ed esclusivamente alla luce della legge islamica? Lo sapevate? No? Allora informatevi, poi cercate di trovare la soluzione a questo piccolo problema: come conciliare i diritti dell’uomo secondo l’Islam e secondo il resto del mondo.

(Eleanor Roosevelt presenta la Dichiarazione universale dei diritti umani)

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P.S.

Come si può ipotizzare la convivenza fra culture profondamente diverse, contrastanti e inconciliabili? Può esserci integrazione fra chi ha una visione del tutto diversa dell’uomo, della società, dei diritti, della morale?

 

Pensieri profondi

La profondità di pensiero non è una caratteristica molto presente nei nostri politici. Anzi, è quasi sempre assente. Per loro fortuna, quando intervengono a cerimonie ufficiali e leggono il solito discorso di circostanza, non è mai farina del loro sacco. Così non devono spremersi le meningi per inventare qualcosa di degno di nota e pertinente all’argomento ed alle circostanze. E’ opera di uno stuolo di ghostwrighter che scrivono i testi per loro. Ma anche questi “scrittori fantasma” non è che brillino per capacità intellettuali, fantasia, acume e valore letterario.

Quasi sempre i loro discorsi sono infarciti di frasi fatte, luoghi comuni, metafore, perifrasi, circonlocuzioni, citazioni letterarie buone per tutte le occasioni, e trucchetti retorici per fingere di dire delle cose importanti. In realtà non dicono mai niente di serio e concreto e tutti quei discorsi generici e vaghi si somigliano, tanto che sono quasi intercambiabili e valgono per tutte le occasioni. Si può prendere un blocco di frasi da un discorso sulla democrazia ed aggiungerlo, pari pari, in un altro discorso sulla salvaguardia dell’ambiente o la libertà di stampa, o altri argomenti, e nessuno se ne accorgerebbe. Poi ci sono le frasi “storiche”, ad effetto, quelle che sintetizzano un evento e che, per la loro brevità diventano titoli di stampa.

Facciamo due esempi pratici riferiti a due fatti recenti, i morti nella discoteca di Ancona e la morte dell’italiano Megalizzi a Strasburgo, colpito da un terrorista. E prendiamo in esame le frasi del nostro Presidente della Repubblica che si sente in dovere di esprimere un parere su ogni fatto e fatterello avvenga nel mondo (o almeno di questo sono convinti tutti quelli che siedono al Quirinale, al Senato, alla Camera,  o ricoprono alti incarichi istituzionali).

Ecco cosa ha detto a proposito della tragedia della discoteca di Corinaldo: “Non si può morire così“. questo il titolo ripreso da quasi tutte le testate giornalistiche e dai TG.

mattarella discoteca

Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, funerea… può dire quel che vuole (come Virna Lisi in un vecchio Carosello). Sarà restato sveglio la notte per pensarla, oppure gli è venuta spontanea, di getto? Certo che lascia dei dubbi. Vuol dire che se “Non si può morire così” esistono modi precisi per morire, magari stabiliti per legge, ed altri non regolari? Non sarà che l’Unione europea, sempre pronta a  inventarsi direttive per regolamentare tutto, dalle dimensioni delle vongole alle misure degli sciacquoni, ha stabilito anche come si deve morire per essere in regola con  le “norme C€“? E perché nessuno ci informa? Mattarella, ce lo dica lei che, di certo, è informato; come si deve morire?

Ed ecco la seconda notizia, con relativa profonda riflessione  di Mattarella sulla morte di Antonio Megalizzi, assassinato da un terrorista a Strasburgo: “Inaccettabile tragedia”.

megalizzi

Anche questo titolo, sintetico, è stato ripreso uguale da tutte le testate. E ancora ci chiediamo: cosa vuol dire che è una “inaccettabile tragedia“? Ci sono tragedie accettabili ed altre più o meno accettabili secondo le circostanze? Mattarella,  cosa vuol dire? Anche su questo magari ci sono direttive da rispettare? Esistono tragedie a norma C€ (Europa, tra mucche, vongole e sciacquoni)? Mattarella, le va bene la “Tragedia di un uomo ridicolo“? di Bertolucci, come omaggio al regista, visto che è scomparso di recente?

tragedia

Oppure non è abbastanza tragico e dobbiamo ripiegare sul classico e tornare alle tragedie greche di Eschilo, Sofocle, Euripide? Mattarella, ci dica, come deve essere una tragedia accettabile? Va bene l’Edipo Re? O preferisce Medea?

L’unica vera tragedia è assistere allo scempio quotidiano della nostra civiltà ad opera di una classe dirigente (politica, intellettuale, culturale) di incapaci, incompetenti, “ubriaconi, ladri, corrotti, puttanieri e senza Dio“, come diceva Cromwell dei parlamentari dei suoi tempi. Traditori della patria che invece che difendere la nazione, aprono le porte della città all’invasione dei nuovi barbari. Questa è la vera tragedia, e la vergogna d’Italia.

La leggenda narra che Roma fu salvata dall’invasione dei barbari dalle oche del Campidoglio che, avvertendo il pericolo, fecero grande strepito e svegliarono le guardie.  Oggi quelle oche, invece che fare strepito, in silenzio aprono le porte della città agli invasori. Sono diventate oche buoniste (vedi post).

 

 

 

Macron e la democrazia

In democrazia governa la minoranza. Sembra una battuta, ma è una cosa seria. Invece, dire che la democrazia è “il governo del popolo” la fanno passare per una cosa seria, invece è una battuta. In democrazia tutti hanno il potere, eccetto il popolo. Il fatto che dicano il contrario e lascino credere che sia il popolo a scegliere liberamente i propri rappresentanti è solo un inganno. “La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni, né gli schiavi“, diceva Marcuse (ogni tanto ne diceva un giusta).

Prendiamo l’esempio pratico delle elezioni regionali in Emilia Romagna. I dati ufficiali sono questi: votanti 37,7% degli elettori, astenuti 62,3%; il vincitore, Stefano Bonaccini, ha preso il 49% dei voti.  Ovvero, più del 62% degli elettori si è astenuto, non ha votato ed è questa la vera “maggioranza” degli elettori. Il vincitore rappresenta non il 49% dei cittadini, ma solo il 49% di quel 37% che ha votato; circa il 18% degli elettori. Se poi consideriamo anche i giovani non ancora maggiorenni, ma, a tutti gli effetti, cittadini italiani, quella percentuale si abbassa ancora di più e si avvicina al 15% della popolazione. Quindi, il signor Bonaccini che ha vinto le elezioni e, in teoria, sarebbe l’espressione della volontà popolare,  rappresenta solo una minima parte dell’elettorato, un risicato 18% che non rappresenta minimamente la maggioranza o cosiddetta “volontà popolare” che, invece, si identifica il quel 62% di astenuti.  Alla luce di questi dati, che senso ha affermare che questo 18% è una “maggioranza“, che rappresenta i cittadini e che è legittimato a governare? E’ un autentico bluff, una truffa camuffata da democrazia.  Questa democrazia fasulla governa “contro” la volontà popolare. Al posto del signor Bonaccini non sarei molto soddisfatto e sereno. Non avrei niente da festeggiare e non dormirei sonni tranquilli.  Anzi, avrei molti, ma molti scrupoli di coscienza.“.

Mi pare che l’esempio dimostri in maniera chiarissima quello che intendo dire. Stranamente però, nessuno si pone mai il problema di chiarire questo piccolo dettaglio. Forse perché nessuno ha interesse a farlo; si corre il pericolo di delegittimare il voto popolare, gli eletti, le elezioni ed il principio della rappresentatività nel sistema democratico. Meglio far finta di niente e proseguire questa autentica truffa ideologica. Ed arriviamo ad oggi. Si sono appena svolte elezioni in Gran Bretagna, in Italia ed in Francia.  Prendiamo in considerazione quelle francesi perché tutti i media hanno dato grande risalto al candidato Macron, esaltandone la vittoria e lo straordinario risultato elettorale (Clamoroso trionfo per Macron).  Sarà davvero così straordinario? Vediamo.

Emmanuel Macron ha vinto il ballottaggio contro Marine Le Pen per le elezioni presidenziali, dopo aver vinto il primo turno con una percentuale di circa il  30%. Se ci fermiamo a prendere in considerazione questo dato rischiamo di commettere già  un errore; sembrerebbe, infatti che quel 30% rappresenti il consenso di 1/3 dei francesi. Ma non è così. In Francia, sia al primo che al secondo turno, ha partecipato al voto il 50% degli aventi diritto. Macron ha preso il 30% di quel 50% di votanti. Ovvero circa il 15% del totale degli aventi diritto al voto. Eppure con il consenso del 15% della popolazione adulta (“contro” o almeno “senza” il consenso del 85% dei cittadini), vince il primo turno, va al ballottaggio, vince,  si prende circa il 70% dei parlamentari (fra 400 e 445 su 577) e governa. Macron ha la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale e governa la Francia, avendo solo il consenso del 15% dei francesi. Il 15% di elettori è una maggioranza? No. Macron ha il consenso della maggioranza dei francesi? No. Il fatto che al secondo turno la percentuale sia raddoppiata è dovuto al fatto che molti lo hanno votato per fermare Le Pen e la destra. Quindi non sono voti “pro” Macron, ma sono voti “contro” Le Pen. Non cambia la sostanza del fatto che rappresenta una esigua minoranza dei francesi. Allora, non vi pare che in questo sistema elettorale democratico che determina la scelta dei rappresentanti e la loro legittimazione a governare in nome del popolo  ci sia qualcosa di strano? Sbaglio quando dico che in democrazia governa la minoranza? No, è la pura e semplice verità. Ma a quanto pare va bene così. Bella la democrazia.

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

(Post di dieci anni fa, ma sempre valido) Nei giorni scorsi, il 10 dicembre, si sono celebrati i 60 anni della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Bel documento, pieno di lodevoli propositi e buone intenzioni. Peccato che restino tali. Peccato che sia un lungo elenco di “diritti” che restano sulla carta. Peccato che non sia citato, fra i tanti diritti, nessun dovere. Quando avremo anche una bella “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo”, forse, saremo a posto.

Peccato, infine, che il principio stesso della “libertà”, che è alla base della Carta, sia messo in dubbio, o contraddetto, già nel primo articolo.

Art. 1): ” Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Già la prima frase dell’articolo 1 si presta a molte considerazioni sul concetto di “eguaglianza”, che però ci porterebbero molto lontano. Limitiamoci, quindi, alla seconda proposizione. Ci sono in una sola riga due affermazioni ed entrambe discutibili. La prima riguarda l’affermazione che tutti gli esseri umani siano dotati di ragione e di coscienza. E’ un’affermazione o un auspicio? Già, perché la ragione è la capacità raziocinante, che può manifestarsi in misura diversa in ciascun individuo, fino ad essere molto limitata o quasi inesistente, se non, per traumi o malformazioni congenite, inibita del tutto. Lo stesso dicasi per la coscienza che non è altro, al di là di differenze concettuali astratte e non rispondenti alla realtà, un aspetto della capacità raziocinante, ovvero della stessa ragione, o della attività mentale, o di quello che chiamiamo genericamente “Pensiero”. Questa differenza della capacità ragione/coscienza, presente nei singoli individui in maniera diversa, contraddice il principio di eguaglianza.

La seconda affermazione, ove afferma che tutti gli esseri umani “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, è ancora più contradditoria. Non solo è l’esempio lampante di quelle belle affermazioni che sono solo buone intenzioni, ma non hanno alcun riscontro nella realtà, ma è anche in contraddizione con il diritto fondamentale alla libertà di pensiero e di espressione (articoli 18 e 19). Il verbo “devono” esprime, infatti, non un auspicio, ma una imposizione comportamentale che, come tutte le imposizioni, pone necessariamente dei limiti alla libertà di scelta individuale. Si stabilisce con una norma l’obbligo di agire in spirito di fratellanza. E se qualcuno non avesse voglia di agire secondo questo criterio? Non è libero di dissentire? Oppure è libero di essere un criminale, un assassino, un terrorista, un pedofilo, un razzista, un dittatore sanguinario che stermina milioni di avversari, e continuare a godere di tutti i diritti garantiti dalla Carta, nonché di essere dotato di “ragione e di coscienza”? La libertà di pensiero individuale non può essere limitata da un “obbligo” morale. Si può limitare, con opportune leggi, l’attuazione pratica di forme di libertà di pensiero che si concretizzino in atti dannosi per la comunità. Ma non si può obbligare qualcuno a pensare di dover agire in spirito di fratellanza. Non c’è Carta che tenga e che possa ottenere questo risultato.

Questa dichiarazione, quindi, o è solo una dichiarazione di buone intenzioni, oppure si applica solo alle persone che già, per natura, siano inclini ad agire in spirito di fratellanza. Ma in tal caso non avrebbero bisogno di regole scritte.

In fondo, affermare che gli uomini “devono” agire in spirito di fratellanza, non è altro che riconoscere ed affermare l’esistenza di un “dovere” dell’uomo. Ovvero, riconoscere che non esistono solo i diritti, ampiamente ribaditi dalla Carta, ma anche i doveri. Ecco, quindi, che la “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo”, non è poi così campata per aria o provocatoria, come potrebbe sembrare.

La dichiarazione di principi astratti, che non tenga conto della natura umana, è destinata a restare solo una bella dichiarazione d’intenti. Come è, appunto, la Carta in questione che, al di là delle celebrazioni, resta inattuata e disattesa tranquillamente in gran parte del mondo. E se dopo 60 anni è ancora inattuata, qualche motivo deve esserci (dicembre 2008)

Gli uomini sono tutti uguali in dignità e diritti, dicono. Anche questi? (Questo è un cucciolo di foca)

Vedi: L’uomo è più stupido di quanto si pensi.

Cromwell e il Parlamento

Somiglia molto al nostro. Passa il tempo, cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa. Magari anche oggi sarebbe una buona soluzione quella di Cromwell.

Da anni scrivo che “Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto“. Sembra una battuta, ma non lo è; purtroppo. Date uno sguardo a questi articoli.

Polveri sottili e malattie neurodegenerative.

India, malati di selfie.

Lo stress influisce in modo negativo su memoria e dimensioni del cervello.

Tre richiedenti asilo su 4 soffrono di problemi psichici: 

Salerno, la città dei pazzi; un maggiorenne su 3 ha problemi psichici.

Quoziente intellettivo in picchiata; specie umana sempre più stupida.

Allora, sono io che esagero e sono troppo severo? No, è vero quello che scrivo da anni: il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto, proprio perché sta impazzendo.

Holodomor

Notizie dal “Paradiso” (bolscevico) dei lavoratori. Il 25 novembre si commemora Il genocidio di Stalin in Ucraina   che provocò 7 milioni di morti. Perché nessuno ne parla?

Ucraina holodomor

Il genocidio voluto, pianificato ed attuato da Stalin.

 

Il Parlamento europeo
(…) Considerando che la commemorazione dei crimini contro l’umanità perpetrati nella storia europea dovrebbe contribuire a prevenire simili crimini in futuro (…) riconosce l’Holodomor (la carestia artificiale del 1932/33 in Ucraina) quale spaventoso crimine contro il popolo ucraino e contro l’umanità.  Giovedì,23 ottobre 2008

(Testo integrale: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2008-0523+0+DOC+XML+V0//IT

Matteo La Qualunque

Matteo Renzi diserta l’assemblea del PD e sogna un nuovo partito tutto suo. Viste le sue doti caratteriali da bulletto di borgata (Er più de borgo gli fa un baffo!) presuntuoso, borioso, arrogante e strafottente, il motto del nuovo partito sarà quello famoso del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un cazzo“. Ascoltate, nel video sotto, questo imbonitore da fiera paesana. Cetto La Qualunque è il più serio dei due. Ma come è possibile che in un paese normale questo personaggio circoli liberamente? E come è possibile che la gente lo ascolti? Questa non è politica, è cabaret. Ma non fa ridere.

Stampa di regime

Forse neppure durante il fascismo la stampa era così asservita al potere. Ed i mezzi d’informazione, nonostante quel che si racconta, erano molto meno influenti di quanto lo siano oggi. Se non altro perché non esisteva ancora la televisione, il più potente (e pericoloso) mezzo d’informazione che l’umanità abbia mai avuto, né internet, la rete globale che entra in tutte le case e fornisce informazione in tempo reale. La stampa era meno diffusa e, a causa di un alto tasso di analfabetismo, i lettori erano pochi. Il che significa che la gran massa del popolo non era informata abbastanza, ma significa anche, come rovescio della medaglia, che era più difficile condizionare ed influenzare l’opinione pubblica. Non era sottoposta alla martellante propaganda quotidiana come lo è oggi.

Ecco perché la grande diffusione dei mezzi d’informazione di massa oggi è molto più invasiva e pericolosa di quanto lo fosse ieri. Soprattutto perché la stragrande maggioranza del pubblico, non essendo a conoscenza dei subdoli meccanismi mediatici e delle insidie della comunicazione, non ha alcuna possibilità di difendersi.

Quando si parla di “poteri forti” si pensa sempre ai banchieri, l’alta finanza, il potere politico, la massoneria, le multinazionali, ma bisognerebbe comprendere fra questi anche i mezzi d’informazione, il “Quinto potere“; stampa, televisione, radio, internet. Poteri forti, ma ancora più subdoli di quelli nascosti, perché sono in grado di creare l’opinione pubblica e di guidarla, gestirla, manipolarla, condizionarla a beneficio di precisi interessi ben celati dietro il paravento dell’informazione, del diritto di cronaca e della libertà di stampa. Ancora più pericolosi perché si presentano come i paladini della libera informazione ed in tal modo possono più facilmente abbindolare un pubblico poco attento e critico. Ma la stampa tutto può essere, meno che libera. E quand’anche sembri che, in taluni casi, si schieri contro il potere, potete scommetterci che, in quello stesso momento, sta servendo un altro potere.

I media, oggi, hanno un potere enorme. Possono, attraverso ben orchestrate campagne mediatiche, creare idoli e miti dal nulla o distruggere personaggi scomodi, possono determinare il successo o meno di un prodotto, i gusti, le abitudini, lo stile di vita, l’alimentazione, l’abbigliamento, il tempo libero, le scelte politiche. Possono scatenare proteste di piazza e rivoluzioni: l’esempio della cosiddetta “Primavera araba” è ancora sotto gli occhi di tutti. L’imput della rivoluzione in Egitto, per citare un esempio recente, è partito su internet. I principi che regolano i mass media sono gli stessi che vengono usati scientificamente dalla pubblicità. Chi li conosce e sa sfruttarli al meglio ha il controllo dell’opinione pubblica.

L’ennesima conferma di quanto affermo l’abbiamo avuta nella creazione del “fenomeno Renzi“. Nel giro di poco tempo ne hanno fatto il nuovo riferimento politico, lo hanno accreditato di capacità che ancora deve dimostrare e lo hanno sostenuto attraverso la sua ascesa al potere. Una campagna mediatica che viene da lontano. Basterebbe ricordare l’esposizione mediatica delle ultime primarie del PD.

Ma prima ricordiamo che alle precedenti primarie del 2012 Renzi si fermò a meno del 40% di voti, mentre Bersani superò il 60%. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile che, a distanza di un anno, quella stessa maggioranza schiacciante che aveva votato Bersani, improvvisamente, cambi opinione e si schieri tutta con Renzi che stravince con il 67,55% di voti. Un miracolo, oppure gli elettori del PD saranno stati contagiati da uno sconosciuto “Virus renziano“? Direi un miracolo voluto, creato, gestito e attuato con una campagna mediatica assillante che è andata avanti per mesi ed ha coinvolto stampa, TV e web.
Il nostro “fenomeno” era costantemente sotto i riflettori, sempre in prima pagina, sempre in televisione, saltando da una rete all’altra, quasi a reti unificate. Gli altri candidati alle primari erano quasi inesistenti; che fossero candidati lo sapevano loro, parenti, amici e conoscenti. Sembrava che Renzi fosse il candidato unico.

Facciamo un esempio. Qualcuno si ricorda chi sia Gianni Pittella? Forse lo sanno i dirigenti del PD e pochi funzionari del partito. Ma sono certo che se si chiedesse agli italiani chi sia Pittella, ben pochi saprebbero rispondere. Bene, era uno dei quattro candidati alle primarie, insieme a Renzi, Cuperlo e Civati ed è stato subito eliminato, dopo le prime consultazioni dei circoli. Ma in televisione non si è mai visto, Sulla stampa nessuno ne parlava, su internet tutta l’attenzione era per Renzi. Anche Cuperlo e Civati si sono visti pochissimo. Tutti i riflettori erano puntati su Renzi che spopolava in tutti i TG, nei salotti televisivi e nei talk show. Praticamente a reti unificate. Se avessero fatto un conteggio del tempo riservato a Renzi ed agli altri candidati il rapporto sarebbe stato, più o meno di circa il 60% di tempo a Renzi, di circa il 25% a Cuperlo e di circa il 15% a Civati; Pittella…non pervenuto. Questo è ciò che pensavo in quei giorni di pre-primarie. E guarda caso, più o meno, corrisponde alla percentuale di voti riportati dai candidati. Significa che una maggiore visibilità mediatica genera un maggior successo di voti? Non è detto e non è dimostrabile matematicamente, ma non è detto nemmeno il contrario. Anche se io ne sono convinto.

La prova di questa eccessiva sperequazione di visibilità fra i tre candidati la diede lo stesso Civati il quale, contestando il fatto di avere avuto poco spazio in TV e di non essere stato invitato nel programma di Fabio Fazio (il quale, invece, ospitò Renzi intervistandolo in maniera molto compiacente e servile) , durante un convegno dei suoi sostenitori, con un montaggio video ricavato con le vere domande poste da Fazio a Renzi, si “auto-intervistò“. Stranamente la Commissione di vigilanza, sempre attentissima a misurare i secondi dedicati ai politici, in quei giorni forse dormiva. Si svegliano solo quando va in TV Berlusconi. Ma se le reti RAI sono praticamente a disposizione di Renzi, nessuno ci fa caso, è tutto regolare.

Bene, ora passiamo alla stampa in rete. Già subito dopo l’elezione di Renzi a segretario, è stato tutto un peana cantato in coro da tutti i media. Se tornasse Gesù sulla terra non riceverebbe più attenzione del “Bomba”. E’ il nuovo Messia. Ampio spazio quotidiano in prima pagina e commenti sempre entusiastici.
Ieri, per esempio, era dedicato a lui il titolone di apertura del Corriere. Ma nella Home page i box riservati a Renzi erano addirittura sette. Ora, non per voler per forza criticare il nuovo Messia. Ma uno che promette che farà una riforma al mese, fino al 2018 (fanno oltre 50 riforme!), e che a marzo risolverà il problema del lavoro, ad aprile quello della Pubblica amministrazione ed a maggio il fisco, o è davvero il Messia e farà miracoli che al confronto quelli di Gesù sono trucchetti da mago Casanova, oppure è, come lo chiamavano al liceo, “Il Bomba“…quello che le spara grosse (Il Bomba a palazzo).

Ho una leggerissima propensione per la seconda ipotesi! Ma al Corriere, evidentemente, ci credono e infatti gli dedicano tanto spazio che la home del Corriere sembra la pagina personale del “Bomba” o il blog del “Renzi fan club“. Faccio spesso riferimento al Corriere perché è il più importante quotidiano italiano e quello che, insieme a tanti altri, si fa vanto di essere “libero e indipendente“. Figuriamoci gli altri, quelli schierati apertamente (Repubblica, tanto per citarne uno) o organi di partito.

Ben sette box che parlano di tutto, dai possibili nuovi ministri ai “mezzi di Renzi” (come si muove, bici, auto, treno, a piedi, in triciclo…), alla moglie che decide di restare a Firenze. Dedicano perfino uno spazio alle dichiarazioni del “barbiere Tony” che ci racconta di quando gli ha tagliato il ciuffo. E siccome devono essere dichiarazioni importantissime per l’avvenire dell’Italia, non contenti di avergli riservato un articolo, gli dedicano anche il video in alto alla pagina. Oggi contano più i barbieri, con tutto rispetto, che i parlamentari. Specie se si tratta del barbiere di Renzi. Stesso servizio si è visto in televisione, insieme ai commenti di amici personali del “Bomba” e dei cuochi del ristorante dove il nostro usa mangiare. E così si innalzano gli altarini mediatici, si celebra il santo patrono, gli si lucida l’aureola e si crea il mito del nuovo Messia.

Tutto qui? No, perché a fine mattinata, forse non soddisfatti dello spazio dedicatogli, inseriscono un altro box, questo a lato, in cui riepilogano tutti i tweet del “fenomeno“. Materiale essenziale per coloro che dovranno scrivere l’agiografia del nostro santo protettore, nonché salvatore della patria. Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria, molto seria. E se non si avesse l’impressione di aver consegnato l’Italia ad un avventuriero, arrivista e “Bomba“. Si può anche far finta di non notare l’evidenza, ma se questo non è spudorato servilismo nei confronti del potere, cos’è? (febbraio 2014)

Da “Quinto potere” (1976)

Libertà di stampa

Tema del giorno, tra appelli istituzionali alla libertà di stampa, all’art. 21 della Costituzione, cortei, striscioni, appelli al pericolo per la democrazia, dichiarazioni di solidarietà alla stampa ed alla categoria dei giornalisti; specie da parte dei giornalisti stessi (se la suonano e se la cantano). E immancabile dichiarazione di circostanza di Mattarella che ha sempre il discorsetto pronto per tutte le occasioni; forse per averli sempre pronti li preparano prima, in fotocopia (cambiano giusto la data, qualche nome ed il resto è sempre uguale, distillato di retorica buona per tutte le occasioni), non si sa mai che capiti una cerimonia all’improvviso e non sappiamo cosa dire): “Mattarella difende la libertà di stampa“.

Mattarella stampa

Ecco cosa pensava Giorgio Gaber della stampa e dei giornalisti.

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!”

(Da “Io, se fossi Dio“, testo completo)

MI fa male il mondo

Ciò che fa davvero male è che il pubblico ride. Si vede che non hanno capito bene quello che dice Gaber; altrimenti dovrebbero piangere.

La stampa, oh…la stampa. (luglio 2008)

Distruggiamo intere foreste per ricavarne la cellulosa che serve a fabbricare la carta per stampare giornali che riportano notizie di nessun interesse reale per i cittadini. Forse, allora, sarebbe meglio tenersi le foreste.

Perché continuo a prendermela con la stampa e con l’informazione in generale? Perché hanno l’enorme potere di influenzare l’opinione pubblica e condizionare la vita sociale imponendo stili di vita e modelli da imitare. Tutti coloro che operano all’interno del sistema dell’informazione hanno una responsabilità enorme. E tuttavia sembra che non se ne rendano conto. Allora, o non l’hanno capito, oppure lo sanno benissimo e sfruttano questo potere per fini non proprio chiari. In entrambi i casi dovrebbero vergognarsi e cambiare mestiere.
A dimostrazione di questa accusa, che faccio da anni, oggi sul Corriere, Sergio Romano scrive un pezzo “Il teorema smontato” che mette sotto accusa proprio la stampa, con particolare riferimento al caso Telecom. Ecco un breve stralcio:
Esiste naturalmente una responsabilità dei mezzi d’informazione. La stampa, nel senso più largo della parola, è lo specchio che riflette i sentimenti, gli umori e le idiosincrasie della società. Ma quella italiana non si limita a registrare gli umori del Paese. In molti casi li amplifica e li rilancia. Le ragioni sono in parte antiche e in parte nuove. Là dove non esiste una netta distinzione tra stampa d’informazione e stampa popolare, il giornale è spesso condannato a essere contemporaneamente l’uno e l’altro per cercare di raggiungere il maggior numero possibile di lettori. Questa ambivalenza tende a diventare ancora più evidente in una fase in cui i giornali sono insidiati da nuovi mezzi d’informazione, moderni, aggressivi e destinati a conquistare una parte crescente della società. Esiste la concorrenza, beninteso, ma vi sono circostanze in cui costringe i concorrenti a rincorrersi verso il basso piuttosto che verso l’alto.”.

Chiaro e tondo. E lo dice uno degli editorialisti del Corriere, uno che scrive quasi quotidianamente sul più importante ed autorevole giornale italiano. Beh, allora non sono io ad avere manie persecutorie sull’informazione. Forse qualcosa di vero c’è, se anche uno come Romano lo dice chiaro e tondo. Ma il problema, purtroppo, non riguarda solo la stampa, riguarda tutto il mondo della comunicazione; giornali, radio, Tv ed anche la rete Internet. Sono tutti afflitti dalla stessa grave patologia, quella “rincorsa verso il basso”, come dice Romano e come anch’io ripeto da sempre. Ma forse non è ancora chiaro quale sia la gravità della situazione. Almeno non agli addetti ai lavori, perché ci campano alla grande, giocando a fare i giornalisti, che è sempre meglio che lavorare. Eppure lo capisce anche un bambino che a forza di rincorrersi verso il basso, sempre più in basso, si finisce per cadere sul fondo del burrone. E poi sarà molto difficile risalire.

In democrazia anche essere idioti è un diritto. Ma c’è un limite? (2005)

Libertà di stampa; per chi? (2005)

Libertà di stampa con riserva (2009)

– Stampa, cozze e talebani (2009)

Stampa di regime (2014)

 

Italia vs Europa

Due giorni fa ho scritto su “Europa, tra mucche, vongole e  sciacquoni“, delle riflessioni su cosa sia il Parlamento europeo, quali siano i costi e le bizzarrie di questo carrozzone mangiasoldi. Oggi propongo, per chi ancora non lo conoscesse, un vecchio, illuminante ed esilarante video con un’animazione di Bruno Bozzetto sulle differenze fra italiani ed europei; dedicato a chi pensa che gli italiani siano simili agli altri europei. Buona visione.