Non è satira

Santoro; che brava persona. “Com’è buono lei“, direbbe Fantozzi. Cerca un killer per uccidere Salvini.

santoro mani

Lo fa  per difendere l’amico vignettista Vauro che, sul sito dello stesso Santoro (fanno tutto in casa, le tagliatelle, la pizza, la satira, così risparmiano, forse dividono le spese). La strana coppia: Santoro scrive cazzate, Vauro le disegna. Devono essere una di quelle coppie moderne, quelle arcobaleno, le “coppie di fatto” che oggi vanno tanto di moda: mamme con barba e  baffi, papà con le tette e otto nonni assortiti, fra cui anche due trans brasiliani: oppure un giornalista ed un vignettista; o ancora ex comunisti ed ex democristiani (dicono che hanno le stesse radici e vogliono le stesse cose. Boh!?). Dicono che per giustificare un nucleo familiare basta che ci sia l’amore…dicono; quindi va bene anche la pedofilia e l’incesto o l’unione con una scimmia o una capra, o varie combinazioni possibili. L’importante è che ci sia l’amore “Amor, ch’a nullo amato amar perdona“, diceva il Poeta. Ah, l’amore! In questo caso, però, a tenere unita la coppia non è l’amore, ma l’odio verso un nemico comune (nemico, populista, razzista e fascista è chiunque non la pensi come loro).

Sotto, un esempio di nucleo familiare in posa per la classica foto ricordo. Quello seminascosto alle spalle del gruppetto si sente un po’ isolato, messo da parte, emarginato. Infatti sta pensando di creare un’associazione (una più, una meno, col sostegno dell’Arcigay, della lobby Lgbt e della Boldrini) per combattere le discriminazioni: “Tutte le scimmie nascono uguali“, è il suo motto. Si vede che non ha mai letto “La fattoria degli animali” di Orwell; saprebbe che non è vero che tutti gli animali sono uguali; lo dicono i maiali.

scimmie gruppo

 

Bene, Vauro, con il suo solito raffinato umorismo, si direbbe “humor inglese“,  aveva scritto un pezzo dal titolo “Sette modi per uccidere Salvini”. Salvini, che non ha trovato la “sparata” propriamente esilarante, ha risposto brevemente su Twitter “Sette modi per uccidermi. Se questo squallido personaggio pensa di essere divertente… No, direi che fa proprio schifo.“.  Affermazione che, evidentemente, è molto più grave e offensiva di quella di Vauro. Ecco perché ha provocato la dura reazione di Santoro che si è sentito in dovere di rispondere per difendere il suo Trottolino amoroso “du du da da da…) con il quale condivide la sua casa web. Minacce, istigazione alla violenza? Ma no, è un pezzo satirico.  Se queste cose le facesse la destra sarebbero già incriminati ed in galera. Se, però, le stesse cose le fanno e le dicono a sinistra, non è reato. Gli insulti e le minacce, anche di morte, dei comunisti sono solo umorismo e satira.  Pensate cosa sarebbe successo se qualcuno avesse scritto “Cercasi killer per uccidere Laura Boldrini“. Sarebbe già nelle patrie galere, in isolamento. Santoro; che faccia da… Santoro; basta la parola, solo la faccia è un insulto vivente! Volete insultare e offendere qualcuno? Non usate i soliti epiteti, siate originali: ditegli che ha una “faccia da Santoro”; il massimo dell’ignominia.

santoro salvini

Questo titolo “Cercasi killer” fa ridere? No, questa non è satira, non è umorismo, non è ironia. E non fa ridere, fa piangere. Ma bisogna ricordare che questi esemplari difettosi della specie umana  (non tutti vengono bene; ci sono sempre gli scarti di lavorazione) sono comunisti. E notoriamente i comunisti non brillano per l’ironia.

No, questo non è umorismo o satira, è odio. E’ solo odio di classe, odio verso l’umanità, verso gli avversari, verso chiunque non la pensi come loro, odio verso le religioni, verso la società, verso le istituzioni, odio verso tutto ciò he rappresenta i cardini su cui, da secoli e millenni, si fonda la nostra civiltà. E’ l’odio che i comunistelli hanno nel Dna, gli scorre nel sangue fin dalla nascita al posto dei globuli bianchi (hanno solo globuli rossi, quelli bianchi generano crisi di rigetto, sembra). Ecco cos’è: è astio, rancore, cattiveria, malvagità, odio allo stato puro espresso graficamente e camuffato da satira. Sono un cancro sociale. Per avere la conferma basta guardare le loro facce, specie quella di un noto disegnatore satirico di casa nostra. Indovinate chi. Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”.  Ha ragione Salvini: fanno schifo.

Vauro vignetta salvini

Vedi “Vauro, che faccia da…

Alcuni post sulla Satira.

Case chiuse

C’è chi le vuole aperte e chi le vuole chiuse; le case di tolleranza. E dopo averle chiuse ora qualcuno vorrebbe riaprirle: “Abrogazione della legge Merlin“. Ma se erano già chiuse che bisogno c’era di ri-chiuderle?

legge merlin

Due strutture sono state chiuse, incautamente, in Italia: i casini ed i manicomi. E l’Italia è diventata tutta  un grande casino a cielo aperto piena di prostitute, escort (sono quasi lo stesso, ma sono più care), gay, lesbiche, trans, pedofili, preti e matti in libera circolazione. Entrambe le chiusure ad opera di socialisti, Merlin e Basaglia che, invece che farsi i cazzi loro, si facevano quelli degli altri (compresi i luoghi in cui usarli)  E stranamente non tolleravano la tolleranza.

Il che dimostra che esiste una strana relazione fra casini e socialisti che, evidentemente, hanno una particolare passione per pazzi e puttane; il nesso fra le categorie ora mi sfugge, ma quando ci sono in ballo i socialcomunisti è sempre materia di studio per psicanalisti e psichiatri. Visti i risultati disastrosi di queste chiusure, ora in Italia ci sono due cose da riaprire con urgenza: casini e manicomi. E, possibilmente, tenere buoni i socialisti.

 

Oramai li hanno chiusi: arrangiatevi!

 

Vedi: Maison Italia (2013)

 

 

 

 

Greta Thunberg e i riti collettivi

Greta Thunberg, grazie ai media che le hanno dato enorme spazio, è diventata in brevissimo tempo famosa ed è riuscita a coinvolgere centinaia di migliaia di giovani che, in centinaia di città,  scendono in piazza per “salvare il mondo“. Una ragazzina sedicenne, insignificante e del tutto sconosciuta fino a pochi giorni fa, di colpo diventa più famosa di una rockstar e viene addirittura proposta per l’assegnazione del Nobel per la pace.  E’ possibile che tutto questo clamore e questo coinvolgimento globale sia tutto merito suo? Ne dubito. E sono in molti a dubitarne.

Sembra il perfetto prodotto del potere dei media che ormai  da un giorno all’altro, creano miti, modelli da imitare, eroi e santi, e subito dopo,  possono distruggere ciò che hanno appena creato.  Per esempio ecco un bell’articolo in cui si fanno nomi e cognomi di personaggi che sembrano aver agito nell’ombra: “Tutti i dubbi su Greta Thunberg; chi l’ha resa celebre e perché“.

Ogni volta che ci sono queste manifestazioni che sembrano spontanee, ma non lo sono, mi viene in mente un vecchio post del 2013 “Masquerade“, in cui parlo dei riti collettivi, come quello che segue la pifferaia Greta nella “Marcia dei gretini“.

Masquerade (2013)

La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani. Ne sono la prova le ricorrenti manifestazioni che, sotto diverse bandiere e con differenti motivazioni, periodicamente radunano migliaia di persone che, in tali occasioni, danno sfogo a istinti repressi e pulsioni di varia natura. Gioia, rabbia, dolore, contestazione, quando vengono espressi in forma collettiva, risultano amplificati, esasperati, diventano l’espressione di una coscienza comune in cui l’individualità si annulla a beneficio dell’identità del gruppo, del branco, della tribù. L’omologazione diventa così una calda, protettiva, rassicurante coperta di Linus.

linus

Le manifestazioni di massa hanno questo potere esorcizzante e catartico. Sono una grande terapia di gruppo, aiutano a scaricare l’aggressività repressa e costituiscono un richiamo irresistibile per chiunque abbia carenze caratteriali o una personalità debole. Solo in queste adunate tribali e nell’omologazione al “branco” ci si sente appagati, rassicurati e protetti. La forza numerica della massa colma il vuoto individuale ed il singolo individuo, annullando se stesso per diventare massa, ha la sensazione di centuplicare le proprie potenzialità e di acquisire nuova ed insperata forza; la forza del numero.

Grazie ad una sorta di osmosi emotiva, l’inconscio individuale diventa collettivo e, concretizzandosi nella coscienza di massa, diventa la ragione stessa della convivenza sociale e giustifica qualunque scelleratezza in nome della volontà popolare. E’ la versione umana della legge del branco. Ma quella che spacciano per volontà popolare è solo, in realtà, la volontà del capo branco il quale, attraverso i mezzi di persuasione di massa, plagia la folla che fa propria la volontà del capo, illudendosi che sia una libera scelta. E’ il sottile e tragico inganno che è alla base di ideologie e movimenti politici, della stessa democrazia e di qualunque sistema di governo che basi la propria legittimazione sulla volontà popolare.

La psiche umana contiene in sé una sorta di “bug di sistema” che consente il plagio delle menti. Chiunque ne conosca l’esistenza, i meccanismi, il funzionamento e sappia come sfruttare questo bug, usando spregiudicatamente gli strumenti di comunicazione, può manipolare a piacere l’opinione pubblica, condizionare il comportamento umano e controllare intere masse o popoli. La storia è piena di esempi che confermano questa regola. Sono concetti ormai risaputi e diffusi. Ma, stranamente, la società procede come se ciò non fosse vero e, pertanto, non adotta alcuna difesa. Errore fatale perché coloro che dovrebbero allestire le difese sono, invece, proprio coloro che rappresentano il pericolo e si guardano bene dal dare l’allarme.

Questi manipolatori della coscienza collettiva sono coloro che creano le condizioni ideali (sociali, economiche, politiche, ideologiche, culturali) affinché gli individui sentano l’inarrestabile “bisogno spontaneo” di aggregarsi, di appartenere ad un gruppo, di identificarsi in un “branco” e di stabilire delle regole che codifichino questa appartenenza. Attraverso anche una simbologia fatta di divise, bandiere, distintivi, status symbol, codici linguistici e comportamentali, si rafforza e si afferma la prevalente identità del gruppo di appartenenza, del ceto, della casta, della setta, della tifoseria da stadio. Il principio è lo stesso per cui periodicamente migliaia di persone sentono l’esigenza di ritrovarsi tutte insieme per celebrare il rito collettivo di turno; sia un concerto pop o un corteo sindacale, sia una manifestazione politica o lo stadio di calcio, sia una festa civile o una cerimonia religiosa.

Lo sanno molto bene tutti coloro che sanno sfruttare nel modo migliore ed a proprio vantaggio questi istinti ancestrali. Lo sciamano moderno è quello che sale sul palco. E’ quello che urla alla folla esattamente ciò che la folla vuol sentire. E’ quello che usa la retorica come un potente anestetico mentale. E’ quello che usa la folla come uno strumento per accrescere il proprio potere economico, sociale, politico. Ma la folla non lo sa o fa finta di non saperlo. Non resta che seguire lo sciamano, indossare la maschera, unirsi al grande ballo mascherato che è la società umana e danzare intorno al fuoco.

Cirinnà e il Pi greco

Oggi si celebra la giornata del Pi greco (π). Pian piano stanno cambiando il calendario sostituendo ai nomi dei santi le giornate di festività laiche. Per non dare troppo nell’occhio hanno cominciato con festività facilmente condivisibili: festa della mamma, festa del papà, festa degli innamorati, festa dei lavoratori, etc. Fa parte del progetto per cambiare radicalmente la società occidentale, cancellando ogni riferimento a cultura, tradizioni, religione. Vogliono creare un nuovo mondo a misura di meticciato, di cultura gender, di gay, lesbiche, trans, sessualmente confusi, ,musulmani, invasori africani e ibridi umani atei e unisex.  Ci stanno lavorando da anni, con una precisa strategia scientifica (vedi “Finestra di Overton“), nell’indifferenza generale di chi crede, ingenuamente, che certe battaglie culturali, ossessivamente proposte dai media, siano promosse per spirito umanitario, uguaglianza e diritti umani.

Pi greco

Così oggi, 14 marzo 2019, non è Santa Matilde, ma è il “Giorno delpi greco” (3,14159). Poi festeggeranno il giorno della radice quadrata, poi quello delle parentesi quadre, quello delle tabelline, poi si vedrà, secondo fantasia. L’importante è eliminare i santi. E Cirinnà? Eccola qui, sorridente e soddisfatta di mostrare il cartello in cui paragona Dio, la patria e la famiglia alla merda (molto fine e simpatica, vero? E’ il suo stile). Oltraggio, vilipendio, blasfemia, c’è di tutto in quel cartello. Se lo facesse uno sfigato di destra lo sbatterebbero in galera senza processo e butterebbero la chiave. Ma se queste cose le fanno gli idioti di sinistra è tutto concesso; sia perché sono di sinistra e possono contare sulla benevolenza della magistratura, sia perché hanno l’attenuante di essere idioti (basta guardarli in faccia). Per restare in tema di matematica “Idiozia e sinistrume sono termini direttamente proporzionali; al crescere di uno cresce anche l’atro, in maniera esattamente proporzionale”.

cirinnà Dio

Nel precedente post “Vauro, che faccia da…” ricordavo le disavventure di chi osa in Italia fare satira sulla sinistra (Forattini e vignetta su d’Alema: Satira libera? Dipende.) o fare accostamenti ironici (Calderoli, Borghezio) su personaggi intoccabili, sempre di sinistra (Satira da morire). Basta accennare a vaghe somiglianze fra neri e  primati, o fare allusione alle banane, e si  rischiano pesanti sanzioni e condanne penali.

Ora, però, qualcuno dovrebbe spiegarci quali sono (se ci sono) i criteri per giudicare la legittimità ed i limiti dell’ironia,  della satira e della libertà di espressione. Se Calderoli accenna a somiglianze fra  la Kyenge e un orango è una gravissima affermazione razzista (e come tale, gravemente punita), se Borghezio accenna all’inferiorità della cultura africana viene condannato a 18 mesi ed a pagare 50.000 euro di danni. Se dei tifosi di calcio fanno buuu verso un calciatore nero si ferma la partita, si squalifica il campo e tifosi e società pagano le conseguenze; se dei vignettisti francesi fanno delle caricature di Maometto succede un finimondo, si fa una strage nella redazione della rivista Charlie Hebdo (12 morti e 11 feriti) e  si bruciano chiese con i cristiani dentro.

Se, invece, Cirinnà accomuna Dio alla merda non succede nulla: è libertà di espressione; o magari è umorismo e satira. Qualcuno ce lo spiega? Provate a fare voi un cartello simile, sostituendo Dio con Maometto. E poi vediamo cosa succede. Ma da questa Cirinnà non ci si può aspettare niente di meglio. Ricorda la battuta di Sgarbi  su Rosi Bindi: “E’ più bella che intelligente”. Mi è venuta in mente a proposito del Pi greco; c’è una relazione.

Qualche anno fa la intervistarono, insieme ad altri parlamentari ponendole delle domande semplicissime di matematica, geografia e cultura generale. Per sintetizzare; non sapeva quanto fa 9×9, confondeva Pitagora con Archimede e non sapeva cosa fosse il Pi greco. Ecco, ci siamo arrivati, nel 2013 le dedicai un post “L’onorevole ed il pi greco“. tanto vale riportarlo:

L’onorevole ed il pi greco (2013)

Ma quanto fa 9×9? Lo sanno tutti i bambini delle elementari. Poi crescono, diventano onorevoli e dimenticano le tabelline, la geometria e confondono Pitagora con Archimede. Ecco perché poi sbagliano i conti degli esodati, dell’IMU, del debito pubblico e per compensare gli errori dei bilanci di previsione devono sempre aumentare le tasse. Già anni fa un servizio delle Iene dimostrò il livello di ignoranza dei nostri parlamentari. Ed ogni volta che qualche cronista d’assalto rivolge agli onorevoli delle domande un po’ inusuali, che mettono a dura prova le loro conoscenze, casca l’asino; è proprio il caso di dirlo.

Ogni giorno alle 20.30 su Rete 4 va in onda Quinta colonna che si occupa di temi politici e di attualità. Dura circa 40/45 minuti e la puntata si chiude con un brevissimo servizio che stila una divertente classifica che riguarda solitamente il mondo della politica. Si va dalle risse in Parlamento alle scuse più frequenti per giustificare le spese pazze, dalle case da sogno agli amori dei leader.

Pochi giorni fa è stata la volta di un breve servizio di Nausica Della Valle che intervista alcuni parlamentari mettendo alla prova le loro conoscenze in matematica. Poche domande e risposte imbarazzate. Qualcuno risponde che 9×9 fa 72 (e ride), un altro si ingarbuglia sulla differenza fra seno e coseno (e lo trova divertente), un terzo non ricorda come calcolare l’area del quadrato (sembra fare i disegnini nella mente e ride), un altro ancora non sa cosa siano i numeri primi (e scappa ridendo), un altro ha un’idea molto approssimativa della tangente (e ride). Ridono tutti. Ignoranti sì, ma ilari, hanno il riso facile. “Risus abundat in ore stultorum“, dicevano i nostri saggi antenati.

Vince la speciale classifica Monica Cirinnà del PD che confessa candidamente di non sapere quanto fa 9×9, identifica il teorema di Pitagora con il Pi greco e cerca di spiegarlo citando confusamente ed a sproposito la legge di Archimede sui corpi immersi in un liquido: “la linea di galleggiamento è inversa al suo peso…” (!?), dice.

Una specie di miscuglio male assortito, indefinibile, incredibile ed inaccettabile da parte di gente che guadagna cifre esorbitanti a carico dei cittadini, che usufruisce di privilegi indecenti e che non conosce nemmeno le tabelline elementari, non sa cosa sia il PI greco e confonde Pitagora con Archimede. Ma dove hanno studiato, nel Burundi? O forse, come dicevo nel post “Cuperlo ed il complesso di superiorità”, si sono laureati a Tirana, come il Trota? E forti di tanta ignoranza, ogni giorno, mattino, pomeriggio e sera, saltano da una poltrona all’altra nei salotti televisivi a blaterare del nulla, con l’aria insopportabile dei sapientoni, e fanno finta di occuparsi di politica.

Questi sono i nostri rappresentanti, quelli che dovrebbero essere i migliori. Quelli che grazie ai principi fondamentali della democrazia ed a norme e leggi assurde e senza alcun fondamento logico e razionale, che sembrano fatte apposta per favorire i furbi e gli arrivisti senza scrupoli, consentono a chiunque, anche allo scemo del villaggio (lo dice la democrazia e la Costituzione), di entrare in Parlamento e governare l’Italia; senza presentare titoli, attestati e credenziali, senza dover superare alcun esame, selezione o test attitudinale, nemmeno un quiz da Settimana enigmistica.

Anche per fare i netturbini…pardon, gli “operatori ecologici” bisogna superare preselezioni, selezioni ed esami. Anche per assumere una “collaboratrice familiare” si richiedono delle referenze. Per fare i parlamentari non è richiesto niente. La democrazia dice che anche gli idioti possono andare al governo. Caligola nominava senatore il suo cavallo, noi mandiamo in Parlamento gli asini. E’ l’evoluzione della specie. Bella la democrazia: i furbi l’hanno inventata (e la sfruttano a loro favore; dicono che sia il miglior sistema possibile) e gli ingenui ci credono. E le conseguenze si vedono.
Vedi qui il video: “Politici e matematica“.

Vedi “Onorevoli?” (2014)

– Alcuni post su “Satira e dintorni

MIgranti e Finestra di Overton“; come funziona la manipolazione dell’informazione per condizionare,  controllare e indirizzare l’opinione pubblica.

 

– Vedi “Overton e Bergoglio“.

Finestra di Overton; come funziona.

Vauro, che faccia da…

Ecco l’ultima vignetta di Vauro, pubblicata oggi sul Giornale; quello che è convinto di essere spiritoso, ironico, divertente. Insomma è convinto di qualcosa; e tanto gli basta. Non passa giorno che Salvini non sia sotto attacco mediatico con insulti, accuse varie, vignette e perfino minacce di morte. Una quotidiana campagna di odio che nemmeno contro Berlusconi si era arrivati a tanto. Ricorda molto quella campagna di odio lanciata da Lotta continua nei confronti del commissario Luigi  Calabresi, accusato di essere responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. E sappiamo come andò a finire; con l’assassinio di Calabresi.

Stesso metodo usato contro tutti gli avversari politici da una sinistra che non tollera avere rivali che non siano allineati al pensiero unico del partito. Uno dei più accaniti contro Salvini è proprio Vauro che continua a farne il suo bersaglio preferito. Eccolo sotto felice e sorridente, che augura a Salvini di spararsi in fronte. Ma, sinceramente, voi uno così lo invitereste a cena?

Vauro vignetta salvini.jpg

Spregevole, inquietante; ha dipinti sul volto i segni della malvagità d’animo, l’astio, il rancore, l’odio, contro tutto e tutti, contro il mondo intero, specialmente contro chi non è della sua parte politica (atteggiamento comune, appunto, a tutti quelli come lui). La classica “Faccia da comunista“. Teniamo presente che se qualcuno si azzarda a insultare personaggi di sinistra viene subito querelato e paga pesanti conseguenze: Forattini ne sa qualcosa (Vero, D’Alema? Vedi “Satira libera, dipende). Per una vignetta non gradita D’Alema querelò Forattini e gli chiese 3 miliardi di danni; non le scuse, ma 3 miliardi.

Tipico il caso della Kyenge che ha querelato Calderoli (condannato a 18 mesi per diffamazione e odio razziale) per aver paragonato la Kyenge ad un orango;  e Borghezio (multa di 1000 euro e risarcimento danni di 50.000 euro alla Kyenge; per aver detto durante un’intervista alla radio che “Gli africani sono africani“, e che “Per affermare che la civiltà africana non ha prodotto grandi geni, basta consultare l’Enciclopedia di Topolino, non occorre che lo dica io“) Tutto vero, ma non si può dire; altrimenti ti querelano e devi pagare i danni.

Se invece si insultano con tutti gli epiteti possibili personaggi di destra, li si minaccia e gli si augura la morte, non succede niente; è libertà di espressione, dialettica politica, satira. Con gli insulti a Berlusconi si potrebbe scrivere un libro. Basta saperlo e regolarsi, se non si vogliono passare guai; come Forattini che ha dovuto espatriare in Svizzera perché D’Alema, per una vignetta non gradita lo aveva querelato chiedendo 3 miliardi (di lire) di danni.

Ecco cosa diceva Forattini a proposito della situazione in Italia: “La tragedia italiana è rappresentata dal comunismo, dal ’68 e dalla magistratura che si è impossessata del potere – questa la visione dell’Italia di Forattini -. Il paese è diviso in due dai comunisti, se non sei con loro sei di destra. Sono i maggiori conservatori e sono letteralmente i fascisti di ora. Anche la satira è tutta di sinistra. Se non sei di sinistra non lavori in tv. Non credo a chi dice che c’é la censura: basta guardare uno come Vauro, bravissimo, lo considero un mio figlioccio.”. Forattini, diciamo che Vauro è un “figlioccio” andato a male (non tutti vengono bene). Che Vauro sia “bravissimo” e che non esista la censura la prendiamo come battuta; carina.

A proposito di facce da…Leo Longanesi, riferendosi ai militanti comunisti, diceva: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Vauro è la conferma che Longanesi aveva ragione. Se poi vediamo anche le facce dei suoi degni compari non abbiamo più dubbi. Uno per tutti; Santoro, in una delle sue tipiche, simpatiche, accattivanti espressioni da (censura).

santoro broncio

 

Ecco sotto il link ad una serie di articoli su nostro vignettista Vauro, sull’umorismo di sinistra e sulla satira libera:

https://torredibabele.blog/?s=Satira libera? Dipende…

 

Venezuela: morti in scatola

Ultimissime dal paradiso socialista dei lavoratori: “Bambini denutriti, morti sistemati negli scatoloni“. Non c’è da meravigliarsi, visto che da anni gli scaffali dei supermercati sono vuoti e manca tutto, dal pane al latte e perfino la carta igienica che acquistano di contrabbando. Sono gli effetti del socialismo di Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Basta con differenze fra ricchi e poveri: tutti poveri. Viva Marx.

Non solo non ci sono soldi per i morti, ma qualche anno fa (c’erano anche le foto sul web) non c’erano soldi nemmeno per i neonati che, in assenza di culle, venivano sistemati in scatoloni. Sono le delizie del socialismo.

E’ quello che scrivevo già nel 2016 in diversi post. Per esempio, questo:

Bimbi in scatola (2016)

In Venezuela i neonati li sistemano in scatoloni; così si abituano presto ai disagi e le scomodità, imparano a rinunciare agli agi e le comodità della civiltà dei consumi di quei cattivoni dei capitalisti, e sono pronti ad accettare e sopportare le avversità della vita e vivere in povertà, come frati francescani o carmelitani scalzi. Insomma a diventare dei perfetti socialisti.

Venezuela neonati in scatola

Ecco la foto che mostra la situazione dei reparti ospedalieri: “Neonati in scatole di cartone“. E’ solo l’ultima conferma della situazione di profonda e grave crisi economica che il Venezuela attraversa ormai da tempo. Gli scaffali dei supermercati sono desolatamente vuoti, mancano i più comuni beni di consumo e di prima necessità come pane, latte, e perfino gelato, patatine fritte e carta igienica. Tanto che i cittadini che abitano lungo il confine con la Colombia attraversano il confine e vanno a fare la spesa nella cittadina colombiana di Cacuta.

Del resto, è storia vecchia. Anche a Cuba, a casa dell’amico Fidel, la carta igienica scarseggiava già nel 2009. Lo riferiva una nota flash del Corriere (Cuba, allarme carta igienica, scorte esaurite): “L’AVANA – Allarme carta igienica a Cuba. Le autorità dell’Avana avrebbero deciso di razionarla fino alla fine dell’anno. La Cimex, l’azienda di Stato responsabile del rifornimento del prodotto, ha annunciato l’aumento della produzione a fine anno. “. Poveri cubani, grazie alla dittatura comunista di Fidel, non solo sono nella mer… meravigliosa isola, paradiso dei lavoratori, ma non possono nemmeno pulirsi il cul…il culto della rivoluzione. Evidentemente socialismo e carta igienica non vanno d’accordo. Strano, visto che entrambi ricordano la merda.

venezuela carta igienica

E così, forse per simpatia o solidarietà con i compagni socialisti cubani, anche il Venezuela si adegua e raziona la carta igienica; così vanno a comprarla in Colombia e ne fanno scorta per tutto il parentado (Venezuela: scaffali vuoti, spesa oltre confine). Certo che oggi se hai la diarrea in Venezuela è un bel problema. No? Non c’è da meravigliarsi, sono gli effetti del socialismo di Hugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro. E Nicolas Maduro ne è il suo degno erede e continuatore. Bello il socialismo, elimina tutte le sperequazioni e le differenze sociali, anche fra neonati: tutti in scatole di cartone. Questa è l’agognata “uguaglianza” tanto cara ai socialisti. Non ci sono più ricchi e poveri: tutti poveri.

Viva Marx, viva il socialismo, viva l’uguaglianza e viva la gente, finché la gente è viva. E i morti? Se i neonati li sistemano in scatole di cartone, i morti dove li mettono? In costose bare di legno pregiato? Non sia mai detto, uguaglianza da vivi e uguaglianza da morti, a basso costo e senza inutili sprechi. Forse li mettono tutti in sacchi di plastica, economici, igienici ed uguali per tutti. Ri-viva il socialismo.

Dicono che la selezione naturale favorisca la sopravvivenza dei soggetti più forti, i migliori, quelli che si adattano meglio all’ambiente e si perpetuano a scapito dei deboli migliorando nel tempo le caratteristiche proprie della specie. E’ il principio che, secondo Darwin, determina l’evoluzione delle specie viventi. Così, dopo migliaia di anni di “selezione naturale” e di continui miglioramenti genetici anche la specie umana dovrebbe essersi evoluta raggiungendo quasi la perfezione, il vertice della scala evolutiva, l’apice dell’intelligenza ed eliminando i soggetti e le specie meno adatte che, a questo punto dovrebbero essere scomparse dalla Terra. Ma allora come si spiega l’esistenza dei socialisti? Mistero; questo Darwin non lo dice.

Ma chi è questo Nicolas Maduro che sta facendo sprofondare il suo paese nel baratro della miseria? Ne parlavo nel 2013 nel post “Ecatombe Italia e dintorni“, in cui riferivo di varie calamità nazionali ed estere. Tanto vale riportare il passo che interessa il Venezuela, perché dimostra che la gravità della situazione viene da lontano.

Venezuela, Chavez, Maduro e… (2013)
In Venezuela hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo (vedi “El Gallo rojo“), definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa.

Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez, è quello che faceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche. Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali) nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.

Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!
Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere, non hanno latte? Ipotesi non contemplata, ci pensa il governo a garantirlo, per legge.

In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo.

 

Di Maio cambia pelle

Grandi cambiamenti in casa grillini. La batosta in Sardegna impone riflessioni e cambio di strategia: “Nuovo statuto; il M5S cambia pelle” (Adn Kronos)

Di Maio pelle

Anche in casa 5 stelle cominciano i grandi cambiamenti, le pulizie di primavera in anticipo.

I partiti politici, quando sono in crisi,  per sopravvivere e adeguarsi ai tempi, ogni tanto fingono di rinnovarsi e danno una mano di tinteggiatura alla facciata di casa, cambiano colore per farla sembrare nuova. Cambiano nome, stemma, bandiere, inni, segretari, pur di mantenere poltrone e potere.

I politici, per sopravvivere,  periodicamente cambiano pelle: come i serpenti!

serpenti pelle

 

Fico e la supercazzola

Questo nel video è il presidente della Camera, Roberto Fico, del M5S, che spiega una norma del Regolamento: “Supercazzola di Fico“. Roba da far invidia al conte Mascetti di Amici miei.

Chiaramente”, conclude. Se questo per lui è esprimersi “chiaramente”, figuriamoci cosa dirà quando è confuso. Questo Fico, in qualità di presidente della Camera, è la terza carica dello Stato. Vi rendete conto in che mani abbiamo messo l’Italia?

Purtroppo non è il solo ad esprimersi così “chiaramente“.

Ecco altri due  perfetti esempi: “Pensioni e supercazzole“, e  “Maurizio Martina- Mascetti.

Foibe e dintorni

L’ipocrisia, insieme alla malafede, l’inganno e la mistificazione della realtà, sono gli ingredienti di base usati dal potere politico e dalla stampa di regime per cucinare il minestrone quotidiano da somministrare ai cittadini ingenui. Oggi è il “Giorno del ricordo“, istituito per ricordare la tragedia delle foibe ad opera dei comunisti di Tito, l’esodo dei profughi istriani ed il ritorno in patria, accolti dagli insulti dei comunisti e sindacalisti rossi. Un momento storico sul quale per decenni si è steso un velo di silenzio; non se ne doveva parlare. Ora non è il caso che ripeta cose dette da anni. Tanto vale riproporre dei post già pubblicati anni fa (con i link ad altri post sull’argomento) come esempio di ipocrisia di Stato, a cominciare dal suo più alto rappresentante, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Qui una serie di post, in ordine cronologico,  degli anni scorsi sull’argomento “Foibe e dintorni“)

Dopo il Giorno del ricordo e la Giornata della memoria, bisognerebbe istituire anche una “Giornata dell’ipocrisia“, così, tanto per non dimenticare nemmeno l’ipocrisia di chi governa, di chi celebra le giornate della memoria, ma poi ha la memoria corta e ricorda solo ciò che gli fa comodo: come classico dei comunisti. Diceva Togliatti, a proposito della verità storica: “La verità è ciò che conviene al partito“. Chiaro?

Nel 2005 moriva Aldo Bricco, l’ultimo superstite della strage di Porzus. E pensare che doveva morire sessant’anni prima, nel 1945. Così almeno avevano deciso i suoi assassini. Bricco mi aveva confidato questa storia all’indomani della caduta del muro di Berlino, quando lo incontrai a Pinerolo, dove abitava.
Per inquadrare storicamente la vicenda bisogna immaginare cosa era il Friuli-Venezia Giulia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. I tedeschi, reagendo alla defezione italiana, avevano costituito due regioni “speciali” al confine fra il Reich e la Repubblica sociale. Una, il “Territorio prealpino”, comprendeva le attuali province di Bolzano, Trento e Belluno, mentre l’altra era denominata “Litorale adriatico” e comprendeva le attuali province di Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste, Lubiana, Fiume e Pola, compreso il golfo del Quarnaro con le isole di Cherso, Veglia e Lussino. Il “Litorale adriatico” era una zona di incontro fra varie etnie (italiani, friulani, tedeschi, sloveni, croati e addirittura 22.000 cosacchi antibolscevichi alleati dei tedeschi e trapiantati in Carnia), ma era anche una zona di scontro fra tendenze politiche diverse, addirittura opposte. Mentre la Repubblica sociale italiana tendeva a mantenere il possesso di quelle terre, i tedeschi operavano per l’annessione al Reich e il terzo protagonista, il movimento partigiano comunista, mirava all’annessione di quelle terre alla Iugoslavia con metodi semplici nella loro crudeltà: occupazione del territorio (le città di Trieste e Gorizia ne sanno qualcosa) ed eliminazione fisica dell’avversario mediante pulizia etnico-ideologica. Tristemente note sono diventate le “foibe“, cavità del terreno carsico in cui furono gettati, per lo più ancora vivi, 22.000 italiani. Tanto per fare un esempio, la sola foiba di Basovizza contiene 2.500 vittime, pari a 500 metri cubi di cadaveri, un ammasso di 34 metri di salme, una sopra l’altra.

Innumerevoli le stragi, come quella di Cave del Predil, dove il 23 marzo 1944 ventidue carabinieri furono catturati dai partigiani comunisti, avvelenati, torturati e tagliati a pezzi. La strage delle malghe di Porzus è forse la più nota, tant’è vero che ha ispirato anche un film. Ma non tutti i partigiani combattevano per l’annessione di quelle terre alla Iugoslavia; al contrario, alcune formazioni, quelle in cui militava Bricco, erano di ispirazione filomonarchica e si battevano per l’italianità di quelle zone. Erano le brigate “Osoppo”, caratterizzate dai fazzoletti verdi al collo, un colore che rammentava la provenienza alpina di tanti di quei combattenti. Di idee opposte erano quelli col fazzoletto rosso, di fede comunista: erano le brigate “Garibaldi” che, pur costituite da italiani, erano inquadrate nel IX corpus dell’armata iugoslava e avevano per obiettivo l’annessione alla Iugoslavia di tutte le terre friulane “fino al sacro confine del Tagliamento”, come sostenevano con una bizzarra interpretazione della storia e della geografia. Due razze opposte di partigiani, dunque: gli “osovani” e i “garibaldini”. Fazzoletti verdi e fazzoletti rossi. Gli uni erano più alpini che partigiani, gli altri erano più comunisti che italiani e fra loro non poteva esserci intesa, a parte il comune nemico nazifascista. Fu così che i garibaldini decisero di ricorrere al loro metodo preferito, quello dell’eliminazione fisica dell’avversario, e decisero di sterminare la leadership osovana.

Racconta Bricco: “Ci dissero che dovevamo trovare un compromesso fra le nostre idee diverse e ci proposero un incontro per discutere del futuro assetto del Friuli-Venezia Giulia. All’incontro, da tenere alle malghe di Porzus, dovevano partecipare tutti i comandanti partigiani dell’una e dell’altra parte, ma senza armi, precisarono. Noi accettammo, in buona fede, senza sospettare nulla. Era il mese di febbraio del 1945; noi eravamo in 23, arrivammo per primi e prendemmo posto all’interno delle malghe. Dopo un paio d’ore arrivarono anche i comunisti, ma la discussione non ci fu; il loro capo puntò l’indice contro il nostro comandante e gridò “Tu sei un traditore!”, poi estrasse il mitra da sotto il cappotto e gridò “A morte i traditori!”. Quello era il segnale. Tutti i rossi misero mano alle armi e fecero fuoco. Era un inferno, una strage, e noi non potevamo neanche reagire…” .

Continua Bricco: “Io e un altro, i più vicini ad una finestra, ci gettammo fuori. L’altro fu subito raggiunto da una raffica e rimase esanime. Anch’io fui colpito da una pallottola, caddi, ma mi rialzai e feci l’unica cosa che potevo fare: correre. I rossi continuavano a spararmi e a colpirmi; sentii una pallottola che mi perforava un braccio, poi un’altra che mi attraversava una spalla, poi ancora una che mi entrava in una gamba, ma io continuavo a correre, cercavo di essere più veloce delle pallottole, sentivo che altre pallottole mi trapassavano gambe, braccia e schiena, mi attraversavano come fa una lama nel burro, ma io continuavo a correre, mi buttai giù per un canalone, mi salvai solo io”.
“Che fine hanno fatto gli assassini? Sono stati assicurati alla giustizia?” chiesi. “Macchè – risposel’hanno fatta franca tutti quanti. Chi ha usufruito dell’amnistia di Togliatti subito dopo la guerra, chi si è rifugiato in Iugoslavia protetto dal governo di Belgrado, chi è stato condannato all’ergastolo o a 30 anni di galera ma è stato aiutato dal partito comunista italiano a fuggire in Cecoslovacchia o in Unione sovietica e poi è stato graziato dall’amnistia di Pertini nel 1978. Alcuni hanno ricevuto medaglie al valor militare e altri continuano a percepire pensioni dallo stato italiano...”.

E poi ci fu la tragedia dell’esodo. I 300.000 profughi italiani fuggiti dall’Istria e dalla Dalmazia per non finire nelle foibe furono distribuiti su tutto il territorio nazionale, dove non sempre furono bene accolti. In Emilia, ad esempio, al passaggio dei treni carichi di profughi i ferrovieri comunisti chiusero le fontanelle delle stazioni per impedire loro di dissetarsi. A Bologna la Pontificia Opera di Assistenza aveva predisposto un pasto caldo per i profughi destinati alla Liguria, ma non riuscì a distribuirlo, perché il sindacato comunista dei ferrovieri minacciò dagli altoparlanti che se i profughi avessero consumato il pasto uno sciopero generale avrebbe paralizzato la stazione, e il treno fu costretto a passare senza fermarsi. Ad Ancona il 16 febbraio 1947 il piroscafo “Toscana”, che approdava da Pola carico di famiglie italiane, fu accolto sul molo da una selva di bandiere rosse, fischi, insulti e gestacci col pugno chiuso.
Ma – fatto ignoto ai più – oltre all’esodo ci fu anche il controesodo: lo organizzarono i comunisti italiani verso la Jugoslavia per consentire a molte famiglie di riempire il vuoto lasciato dai cittadini giuliano-dalmati e perché potessero usufruire dei piaceri del paradiso comunista; un altro motivo fu quello di mettere in salvo tanti compagni che si erano macchiati di delitti durante e dopo la resistenza e che in Italia avevano problemi con la giustizia.
Ma venne il 1948, con la rottura fra Tito e Stalin. Il dramma della lacerazione ideologica dei comunisti italiani, soprattutto triestini, combattuti fra la fedeltà a Mosca e quella a Belgrado era nulla in confronto al calvario fisico e psichico che dovettero patire decine di migliaia di dissidenti rimasti fedeli al Cominform e al Cremlino e che caddero fra le grinfie dei titini. Questi comunisti fedeli a Mosca furono circa 32.000 e
vennero rinchiusi nell’isola-lager di Goli Otok, l’Isola Calva nell’arcipelago della Dalmazia settentrionale. Circa 4.000 detenuti morirono di stenti, di malattia, di torture, di lavori forzati e di percosse su quell’isola, dove finirono anche parecchi comunisti italiani, soprattutto da Monfalcone, i cosiddetti “cantierini” (circa 350) che si recarono fiduciosi oltre confine per “costruire il socialismo“. I più fortunati vi giungevano già cadaveri ma chi aveva la sventura di arrivarvi vivo, a bordo di stipatissime imbarcazioni maleodoranti, riceveva il primo benvenuto da parte di altri detenuti, già ospiti della brulla isola-lager, che armati di randelli si precipitavano urlanti nelle stive e massacravano di legnate i prigionieri prima ancora che scendessero. Poi i nuovi arrivati (o perlomeno i sopravvissuti) venivano fatti scendere in fila indiana, scalzi sulle rocce taglienti come coltelli e sotto il sole, e avviati verso il lager fra due ali di altri detenuti che continuavano a urlare e a randellarli a sangue.

I pochi detenuti che alla fine riuscirono a sopravvivere e a ripararsi in Unione Sovietica o in Italia, scoprirono che a Mosca era impossibile pubblicare un articolo sugli orrori di Goli Otok. Sì, sarebbe stato un ottimo strumento propagandistico contro Tito, ma la cosa, di riflesso, avrebbe messo sotto accusa anche i gulag sovietici, fenomeno di ben più grande portata rispetto alla modesta Isola Calva, che al loro confronto era una località di villeggiatura.
Anche in Italia i sopravvissuti dei lager di Tito scoprirono di essere solo dei cadaveri ambulanti condannati all’oblio: per ragioni politiche non se ne poteva parlare. Non esisteva ancora una “Giornata del ricordo”, neanche per loro. (Giovanni Marizza – L’Occidentale 10 febbraio 2009)

Il Giorno del ricordo ed il treno della vergogna (come i comunisti accolsero i profughi): “A Bologna il treno dei profughi istriani fu preso a sassate dai comunisti.

Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe… febbraio/2007 (le strane amnesie del giorno del ricordo)

Foibe, profughi e smemorati febbraio 2009 (Ricordiamo le stragi purché non si parli di comunismo…)

Smemorati e ipocrisia di Stato. (2016)

 

Ed ecco il pensiero di Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista, sui miliziani comunisti di Tito che occupavano Trieste: “Lavoratori triestini, il vostro dovere è accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con esse nel modo più stretto”.
Ecco, infine, il suo pensiero sui “profughi”: “Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, bensì farci complici.” – Lettera di Togliatti sui confini orientali.

giorno del riordo

Beh, certo, erano altri tempi. Poi i comunisti sono maturati, evoluti, si sono aggiornati, si sono pentiti, sono diventati PDS, poi DS, una lenta metamorfosi, da Quercia sono diventati Ulivo, ed infine sono diventati Democratici. Allora, chissà cosa pensano oggi i nipotini di Togliatti di quella tragedia lontana nel tempo, delle foibe, dei comunisti titini, dei treni accolti a sassate. Oggi, giornata dedicata al ricordo di quei fatti, è interessante conoscere ill loro pensiero. Magari faranno autocritica, condanneranno la posizione di Togliatti. Non resta che andare a scoprirlo sul loro quotidiano storico, fondato da Gramsci: L’Unità.
Vediamo…sorpresa, scorrete la Home page del giornale, ma…di tutto si parla, meno che di foibe e del Giorno del ricordo. Nemmeno un box piccolo piccolo, due righe…niente. Che strano, nel “Giorno del ricordo” L’Unità non si ricorda di ricordare il Giorno del ricordo! Non c’era spazio nella pagina? Distrazione? Dimenticati? Mah, certo che questi comunisti, anche se ex/post, pentiti o meno, soffrono di strane improvvise amnesie. Mistero…

Facciamoci un partito

Quasi quasi mi faccio un partito. Oggi sembra essere questo  il trend del momento, farsi il partito personale. Dopo il fallimento del PD e la sua frammentazione in tante piccole repubblichette indipendenti dove ognuno sembra aspirare a fare il segretario, ogni giorno c’è qualcuno che propone il suo modello di partito “del cambiamento“. Hanno già dichiarato la propria volontà di creare un nuovo partito Matteo Renzi che, dopo aver sfasciato il PD, pensa di creare un nuovo partito che, per guadagnare tempo, nascerà già fallito in partenza (per Statuto; potrebbe chiamarsi “Partito male”).

A seguire, esprimono la stessa volontà, il governatore del Lazio Zingaretti che prima si candida alle primarie del PD, ma  non userà lo stemma del PD (si vergogna), l’ex segretario Martina, l’ex ministra Kyenge, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, e Di Battista (quello che non si è ancora capito cosa farà da grande) che vuole creare un partito africano (questo ci mancava, vero?) e Carlo Calenda che ha in mente un partito tutto nuovo di zecca per rilanciare il PD, ma che con il PD non deve avere niente a che fare (vedi PD e psichiatri). E non finisce qui; l’elenco dei nuovi partiti e dei loro creatori è lungo; ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo (l’ultimo Giovanni Toti, e l’erba del vicino). Pensate che perfino Fabrizio Corona ha detto che vuole farsi un partito. E Lele Mora ha annunciato la nascita del partito dei cattolici. Anche il premier Conte, forse stressato dagli attriti interni alla coalizione sembra pensare ad una nuova formazione: “Conte pensa ad un partito“. Manca il partito dei vegani, il partito dei tronisti e quello degli Amici di Maria De Filippi. Lo so, sembrano notizie da pagina del buonumore, da rubrica “Ridete e starete sani“. Invece, purtroppo per noi, è tutto vero. Questa è la situazione, da ridere; per non piangere.

Ma io non dovrei parlare perché non sono innocente. Anch’io, qualche anno fa, proposi di costituire un nuovo partito.  Ecco il post in cui, nel 2007, annunciavo la nascita del PdC (Partito del cavolo):

E’ nato il PdC

La politica è in crisi, l’economia è in crisi, il cinema è in crisi, la famiglia è in crisi, la RAI è in crisi, la scuola è in crisi, tutto è in crisi. Perfino gli psicologi, non riuscendo a contrastare il dilagare di questa epidemia di crisi globale, sono in crisi per eccesso di crisi.
In politica si naviga a vista e si tenta di tutto per far finta di cambiare le cose in modo che tutto resti come prima. Il libro di testo più usato in Scienze politiche non è “Il Principe”, ma “Il gattopardo”.
Né sembrano destinati a migliorare la situazione i tentativi di creare partiti, come il PD, che vorrebbero conciliare il diavolo con l’acquasanta.
In questa atmosfera di estrema confusione è necessario intervenire con proposte concrete che, una volta per tutte, riportino la politica nel suo ambiente naturale: il mercato delle vacche.
Per questo motivo abbiamo deciso di scendere in campo e fondare un nuovo partito che sia improntato alla massima chiarezza.

Premessa
Il nostro movimento si batterà per contrastare il confusionismo integralista del cerchiobottismo doppiopesista dello statalismo liberale perseguito dall’ateismo clericale, dal bigottismo ateo dei marxisti cattolici e dall’immobilismo movimentista del relativismo dogmatico.

Il programma
A tal fine proponiamo un liberalsocialismo cattolaicista conservatore e riformista che si batta per una democrazia totalitaria in un libero mercato di Stato, fondato sul capitalismo noglobalista autarchico. Un partito movimentista che nasca dal fusionismo dell’ultralibertarismo postradicale e neoreazionario e dell’ultraclericalismo dell’estremismo moderato, mediati da un garantismo giustizialista non disgiunto dall’anarchismo nazionalista del proletariato aristocratico. Chiaro?

Il nostro programma completo sarà stampato, in elegante veste tipografica, in 24 volumi per complessive 25948 pagine, più un aggiornamento che, essendo un aggiornamento, verrà aggiornato continuamente secondo i ghiribizzi e le paturnie dei vari candidati, sostenitori, fiancheggiatori, amici, parenti e conoscenti e secondo gli umori dello zio Peppino il quale, essendo un bastian contrario per natura, ha sempre qualcosa da aggiungere.
Il programma verrà sottoposto ad approvazione dei cittadini i quali potranno, inoltre, scegliere i candidati nel corso di regolari elezioni primarie, secondarie e terziarie francescane che voteranno in convento a favore e convento contrario, tanto per garantire la par condicio.

Il nome, il simbolo.
Seguendo l’abitudine diffusa di adottare simboli di ispirazione naturalistica, alberi e fiori in particolare, anche noi abbiamo deciso di seguire la moda.
Ma per dimostrare da subito la grande democrazia e la natura popolare del movimento, piuttosto che scegliere fiori o alberi pregiati, abbiamo optato per un modesto ortaggio: il cavolo.
Altri creano il PD? Noi andiamo oltre e creiamo il PDC.
Il nostro sarà, quindi, il “Partito del cavolo“.
Aderisci anche tu al partito del cavolo e risolveremo tutti i problemi, anche quelli che non hai. E se non hai problemi te li creiamo noi, gratis.
– Col cavolo troverai un lavoro fisso.
– Col cavolo avrai uno stipendio sicuro.
– Col cavolo avrai una casa.
– Col cavolo avrai una pensione garantita.
Che cavolo volete di più?

L’inno del Cavolo (Parole di Circostanza, musica di Atmosfera)
Con verze e cavolfiori
nessuno resta fuori.
Cavoli e broccoletti
Saremo tutti eletti.
Col broccolo e col cavolo
Si mangia tutti a un tavolo.
Col cavolo che avanza
Ci riempirem la panza.

Sosteneteci.
Col cavolo risolveremo tutti i problemi e fin da oggi garantiamo “Più cavoli a merenda per tutti”.
Aderite numerosi, altrimenti saranno cavoli vostri!

Nell’immagine sotto il ritratto ufficiale del fondatore e Presidente onorario del partito del cavolo.

Testa di cavolo