Parliamoci chiaro

Tre giorni fa nel post “Pensioni e supercazzole” prendevo di mira le dichiarazioni dei politici e gli articoli di stampa, spesso incomprensibili. Sembra che godano nell’esprimersi in maniera complicata, astrusa, criptica, ermetica; insomma, incomprensibile. E’ un vecchio vizio duro a morire. Mi viene in mente un vecchio post del 2006 “La ricetta segreta di Change” dedicato all’allora premier Romano Prodi che era solito esprimersi proprio in maniera così contorta e cervellotica da rasentare il nonsense. Eccolo:

La ricetta segreta di Change (2006)

Ieri i TG ci hanno mostrato il nostro bofonchiante Premier, dall’eterna e inconfondibile risatina sdentata, durante un suo intervento ad un convegno di Confesercenti, o Confcommercio, o qualcosa di simile. Ed hanno riportato una frase del suo intervento. Ovviamente, se si riporta una frase scelta all’interno di un discorso più ampio, in genere si sceglie una frase che riassuma in poche parole il concetto di fondo del discorso. E visto che, dato il carattere del convegno, i temi in discussione non potevano che essere quelli economici, evidentemente la frase del nostro Premier ridens non poteva che essere una profonda considerazione tesa al rilancio dell’economia italiana; una sua ricetta segreta, la summa del suo discorso. Ed ecco la frase riportata dai TG: “(L’Italia)…deve perdere dieci chili di grasso. Ma deve anche fare cinque chili di muscoli.

Oh, finalmente, questo si chiama parlar chiaro. Queste sono le grandi riforme per far ripartire l’economia. E tanto ci voleva? Basta mandare tutti gli italiani in palestra e l’economia riparte, anzi vola. Se frasi simili le avesse dette Berlusconi, i comici ci avrebbero campato per mesi. Ma forse, ormai siamo a luglio, tutti i comici sono in vacanza e quindi si perdono queste perle. Oppure sono distratti. Certo che se si raccogliessero queste “perle” ci si ricaverebbe un best seller. Anche se la migliore resta sempre quella detta a Palermo: “Quando saremo al Governo dovremo rimettere il dentifricio dentro il tubetto“. Geniale!

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Quest’uomo mi ricorda Chance, il protagonista di una deliziosa commedia del 1979 “Oltre il giardino“, interpretata da Peter Sellers e Shirley MacLane. La trama, in due parole, è questa. “Un giardiniere ignorante, e da anni imbottito solo di TV, grazie alle sue dichiarazioni vaghe, al limite del nonsense, e metafore riferite sempre al giardinaggio, interpretate come profonde riflessioni dense di significato, viene scambiato per un saggio filosofo. Di equivoco in equivoco diventa una celebrità nazionale, e viene ricevuto alla Casa Bianca come consigliere.“. Se volete saperne di più e vedere dei video del film, fate una ricerca in rete digitando “Oltre il giardino“.

Bene, il nostro saggio Prodi-Change, in quanto a dichiarazioni fumose ed incomprensibili, non ha niente da invidiare al giardiniere Change il quale, grazie ai suoi nonsense diventa presidente degli Sati Uniti. Ma Prodi, al contrario del giardiniere Change, farebbe bene a fare il percorso inverso, lasciare la politica e dedicarsi al giardinaggio, anzi in questo caso…ai salumi: dice che si toglie un po’ di grasso, si aggiunge la giusta quantità di carne muscolosa, qualche condimento, magari il pistacchio, e si ottiene un’ottima mortadella. Appunto.

Vi sembra che abbia esagerato con Prodi? E allora leggete questo:

 

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Non basta? E allora beccatevi anche questa del 2006: Prodi e le grandi riforme 

Prodi ha annunciato che, se andrà al governo, attuerà una serie di “Grandi riforme”. Ecco la prima…

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Pensioni e supercazzole

Riforma delle pensioni; ci stanno lavorando (si fa per dire; quando parliamo di politica la parola “lavoro” bisogna sempre interpretarla e contestualizzarla) per stabilire dove tagliare e di quanto. Meglio tenersi aggiornati. Per fortuna ci sono i nostri media (TV, stampa, web) che ci informano e ci spiegano per filo e per segno tutti i dettagli della riforma. Esempio: “Il piano per le sforbiciate; così tagliano le pensioni“.

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Ce lo spiega, uno per tutti, Luca Romano sul Giornale di pochi giorni fa. Ecco come illustra, in poche parole e molto chiaramente il procedimento: “Il sistema che verrà applicato per i tagli consiste nella moltiplicazione della quiescenza maturata con il retributivo per il rapporto tra il coefficiente di trasformazione che corrisponde di fatto all’età dell’assicurato al momento dell’uscita del lavoro per il coefficiente di trasformazione che invece corrisponde all’età prevista per il pensionamento di vecchiaia.”. Chiaro?

Quando seguo i media, che pretendono di fare informazione, penso sempre ad un anziano (con tutte le deficienze proprie della senescenza) che legga una notizia simile e, dopo un attimo di perplessità, si chieda cosa vuol dire. Temo che resti senza risposta; anche perché dubito che lo stesso giornalista abbia capito quello che ha scritto. Romano, ma come si fa a scrivere una simile “supercazzola” degna del miglior conte Mascetti di Amici miei e spacciarla per informazione?

Indro Montanelli (Romano, si ricorda chi è, sì?) riferiva nella sua autobiografia che quando, agli inizi della carriera, lavorava in America, il suo direttore gli suggeriva di scrivere in maniera semplice, chiara e comprensibile a tutti “in modo che ti capisca il lattaio dell’Ohio”.  Einstein, invece, diceva che “Non puoi dire di aver veramente capito qualcosa finché non riesci a spiegarlo con parole semplici a tua nonna.”. Se ne deduce che Romano non ha mai letto l’autobiografia di Montanelli, o non ha capito niente della riforma previdenziale (quindi ha difficoltà a spiegarla), oppure non ha una nonna con la quale esercitarsi e imparare a spiegarsi in maniera semplice.

Titanic

Ballando mentre la nave affonda.

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Ho visto bambini crescere in batteria, come i polli.
Li ho visti ingurgitare cibi precotti, premasticati, predigeriti e intrugli pieni di additivi e conservanti.
Li ho visti camminare piegati dal peso di zainetti firmati.
Li ho visti intontiti davanti alla TV, perché gli adulti non hanno tempo per loro; la mamma è in palestra a tonificare i glutei, il papà è al tennis o a calcetto, e la nonna è al ricovero per anziani, perché in casa era ingombrante come un vecchio mobile inutilizzato.
Li ho visti gettarsi dalla finestra per imitare Harry Potter.
Ho visto ragazzi violentare ragazze, convinti che quella sia libertà sessuale, e picchiare selvaggiamente i compagni deboli; l’hanno imparato al cinema o alla TV.
Ho visto ragazzi devastati, nel corpo e nella mente, a causa di alcool, veleni e droghe preparate da adulti.
Ho visto giovani sballarsi in locali fumosi per fuggire dal nulla.
Li ho visti sfracellarsi sulle strade, all’alba, su auto troppo veloci.
Li ho visti fare domande alle quali nessuno risponde.
Ho visto gli adulti contare l’incasso della giornata e ridere forte, soddisfatti.
Li ho visti correre allo stadio e urlare agitandosi come scimmioni.
Li ho visti fare promesse che non mantengono.
Li ho visti predicare bene e razzolare male.
Li ho visti rubare, corrompere, prostituirsi, vendere la dignità, l’amore, l’amicizia, in cambio di un conto in banca.
Li ho visti leggere i quotidiani del mattino per avere argomenti di conversazione.
Li ho visti acquistare idee di seconda mano in offerta speciale.
Li ho visti gettare i neonati nei cassonetti, come spazzatura.
Li ho visti regalare ai giovani sogni già scaduti, inutili.
Li ho visti, infine, piangere sulle tombe dei figli.
Troppo tardi.

 

Cosa hai visto mio figlio diletto? Ho visto armi e spade affilate nelle mani di bambini, e una dura, e una dura, e una dura, e una dura
e una dura pioggia cadrà.”.

Vedi testo originale e traduzione.

Il ’68

Hanno sbagliato il tempo di poco. Bastava aspettare un anno e, invece che il ’68, avrebbero fatto il ’69, meno impegnato politicamente, ma molto, molto più piacevole. Siamo in piena celebrazione del sessantotto. Sui media si sprecano articoli, servizi speciali, vecchi documentari, interviste ai sopravvissuti e nostalgici. E si tenta in ogni modo di fornire una giustificazione culturale, ideologica, politica, sociale a quello che era solo un pretesto per far casino, sognare la rivoluzione proletaria, occupare le scuole e tenere lunghe assemblee dove riempirsi la testa di chiacchiere inutili e plagiare le menti più deboli, invece che studiare (tanto poi c’era il 6 politico). La cosa strana è che il ’68 lo fanno commentare a quei personaggi ormai imborghesiti ed organici al potere, che furono i protagonisti di quella sciagurata stagione di utopie fallimentari. Quelli disillusi, rassegnati, ormai completamente omologati al pensiero unico che, smessi i panni dei rivoluzionari, si identificano piuttosto in quei nostalgici dei tempi andati, quando “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo“. Qualche anno fa scrissi questo post…

Sessantotto, ma non li dimostra”. (2015)

Tre giorni fa, nel post “Studenti d’Italia“, parlavo degli effetti dei movimenti di protesta degli anni ’60/’70, degli ideali rivoluzionari, della rabbia giovanile e dell’utopia di cambiare il mondo. Il mondo è rimasto più o meno com’era (anzi, forse, è addirittura peggiorato; basta pensare alle centinaia di vittime degli anni di piombo), i rivoluzionari si sono imborghesiti, hanno pian piano scordato gli slogan e gli ideali, i sogni sono “morti all’alba” e le tante domande sono ancora sospese nell’aria; la risposta a quelle domande, ancora oggi, “soffia nel vento“, come cantava Dylan nel 1963. Intanto Dylan è diventato miliardario, i poveri continuano ad essere poveri, centinaia di migliaia di giovani sono morti in Vietnam ed in tutti i conflitti che da allora continuano a portare morte e distruzione nel mondo, chi aveva il potere continua a tenerselo stretto, i media continuano a plagiare le menti, i giovani continuano a commettere errori di cui si renderanno conto solo invecchiando, le mille domande restano inascoltate e le risposte continuano a volare nel vento, inafferrabili. Si dovrebbe imparare dall’esperienza passata, ma, per un destino atroce e beffardo, ogni nuova generazione deve ripetere gli stessi errori e compierne di nuovi, deve imparare a proprie spese, sulla propria pelle, spesso tragicamente.

scontri 68

E come è andata a finire tanta rabbia giovanile, tanta voglia di cambiare il mondo? E’ andata a finire che è stato il mondo a cambiare loro. Così, giorno dopo giorno, anno dopo anno, molti di quei ragazzi del ’68, che urlavano contro il potere, la ricchezza, i padroni, l’America, gli agi, la borghesia, la scuola, si sono adeguati, adattati, hanno rinunciato alle utopie rivoluzionarie. I più hanno trovato un modesto lavoro in fabbrica o in ufficio. I più fortunati (o più furbi) si sono sistemati benissimo nei vari campi lavorativi, dalla politica al giornalismo, dal commercio all’insegnamento o nel mondo dello spettacolo. Già, quelli che contestavano gli insegnanti, li minacciavano e distruggevano le aule scolastiche, oggi, incredibilmente, siedono in cattedra, dirigono giornali, siedono in Parlamento, fanno i tribuni in televisione pagati a suon di milioni. Hanno fatto carriera; tutti sistemati.

Sono nomi ormai famosi di politici, giornalisti, scrittori, conduttori televisivi, direttori di prestigiosi quotidiani: Gad Lerner, Michele Santoro, Paolo Mieli, Paolo Liguori, Giuliano Ferrara, Massimo Cacciari, Renato Mannheimer, Giampiero Mughini, Ritanna Armeni, Toni Capuozzo, Erri De Luca, Carlo Panella, Vincenzo Gallo (Vincino), Ferruccio De Bortoli, Sergio Cofferati, Gino Strada, ed altri più o meno noti.

Molti di questi rivoluzionari della domenica hanno abbandonato l’eskimo per il loden, ed oggi stanno in pantofole a godersi la meritata pensione. Oppure sono ancora in piena attività politica o professionale: sono scrittori e intellettuali di successo, autorevoli firme giornalistiche o, addirittura, direttori di storiche testate, di organi di stampa della borghesia, come Mieli e De Bortoli, o celebri e celebrati conduttori televisivi, come Gad Lerner e Santoro. Uno per tutti, Mario Capanna, il leader più noto e arrabbiato del Movimento studentesco sessantottino, che ha fatto carriera politica ed è entrato in Parlamento (mentre i sessantottini che lo seguivano, se gli è andata bene, si sono sistemati in banca, in uffici pubblici, a scuola, o sono finiti in fabbrica; perché questa è la fine di tutte le rivoluzioni, qualcuno sale al potere e gli altri crepano). Oggi, grazie ai benefici da ex parlamentare, gode di una pensione di 5.000 euro al mese (alla faccia dei sessantottini di allora e degli italiani che, dopo una vita di duro lavoro, prendono pensioni minime da fame). E siccome qualcuno gli contestava questi benefici (a lui, come a molti altri) che contrastano con la sua storia di lotte contro i privilegi, tempo fa è andato in televisione, all’Arena di Giletti, a difendere appassionatamente la legittimità della sua “rendita” (“Il curioso caso di Mario Capanna; da leader studentesco a difensore dei vitalizi“) .

Ecco perché, vedendo le immagini di questi cortei studenteschi, sentire i soliti slogan, vedere i soliti striscioni, viene tristezza. Sono convinti di essere migliori del resto della società e di lottare per ideali giusti e sacrosanti, per una giusta causa. Devono dare sfogo alla carica contestatrice che è fisiologica nei giovani. E si aggrappano al primo vessillo che qualcuno gli mette in mano, che molto spesso è una bandiera rossa. Si illudono di cambiare il mondo e non sanno che sarà il mondo a cambiare loro, come recita l’amara riflessione di un personaggio del film “C’eravamo tanto amati” (1974) di Ettore Scola. Non immaginano che finiranno tutti come i loro padri, ex sessantottini che oggi sono in pensione, che si indispettiscono (come Capanna) se qualcuno gli fa notare l’incoerenza con le loro lotte giovanili. Non sanno, però, che non avranno la fortuna dei padri, non avranno le stesse possibilità, né le stesse opportunità di lavoro, e nemmeno la stessa pensione.

C'eravamo tanto amati

No, questi sono già fregati in partenza. Ma non lo sanno e impiegheranno molti anni a capirlo. Ecco perché fanno tristezza; perché hanno la possibilità di capire il mondo guardando il passato, e di evitare di commettere gli stessi errori, ma non lo fanno. La storia si ripete continuamente, ma l’uomo non impara mai dal passato, non fa tesoro dell’esperienza, deve sbagliare di nuovo, sempre, sulla propria pelle. Certo, sventolare una bandiera rossa fa sempre il suo bell’effetto cromatico, ma quante fregature e tragedie ci sono dietro quelle bandiere color sangue. Ma quei ragazzi non lo sanno ancora. E’ il tragico destino dell’umanità; bisogna invecchiare per capire gli errori giovanili. E quando ormai sei vecchio e pensi di averlo capito non ti serve a niente, perché stai per crepare.

Album di famiglia di alcuni dei sessantottini di successo.
Servire il popolo: Angelo Arvati, Marco Bellocchio, Pierangelo Bertoli, Renato Mannheimer, Antonio Pennacchi, Fulvio Abbate, Antonio Polito, Barbara Pollastrini, Michele Santoro, Linda Lanzillotta, Nicola Latorre.
Potere operaio: Massimo Cacciari, Paolo Mieli, Toni Negri, Oreste Scalzone, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Ritanna Armeni, Francesco “Pancho” Pardi, Lanfranco Pace, Gaetano Pecorella.
Lotta continua: Adriano Sofri, Luigi Manconi, Gad Lerner, Paolo Liguori, Giampiero Mughini, Toni Capuozzo, Paolo Cento, Enrico Deaglio, Erri De Luca, Gianfranco Micciché, Vincenzo Gallo (Vincino), Carlo Panella, Francesco Pigliaru, Marco Rizzo, Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Marco Boato, Guido Viale.
Movimento studentesco: Mario Capanna, Sergio Cofferati, Alfonso Gianni, Gino Strada, Giuseppe Liverani.
Movimento lavoratori per il socialismo: Gianni Barbacetto, Stefano Boeri, Tito Boeri, Michele Cucuzza, Sergio Cusani, Nando Dalla Chiesa, Ferruccio De Bortoli, Paolo Gentiloni, Claudio Pagliara, Salvatore Toscano, Luca Cafiero.

Vedi: Studenti d’Italia  (2015)

Vedi: Ma ci conviene cambiare il mondo?

Facce da RAI

La Commissione di vigilanza boccia la nomina di Marcello Foa a presidente della RAI. Questa è la notizia. In realtà è stato Berlusconi e Forza Italia a bocciare Foa. Infatti, con i voti di FI Foa sarebbe stato eletto. La sinistra (com’era prevedibile, visto che Foa non è di sinistra) non lo considera candidato di garanzia, e vota contro. Berlusconi critica il “metodo” della scelta e dice che si tratta di un “Pessimo segnale“.

Il pessimo segnale è, invece, che Berlusconi sia contrario alla nomina di Foa, giornalista e storico collaboratore del Giornale. Avrebbe forse preferito Lucia Annunziata, Michele Santoro o Gad Lerner? E’ un segnale preoccupante di totale deriva culturale del centrodestra. Due giorni fa i sondaggi davano FI al 7%. Se continua così dal 7 passeranno al 3. Non il 3%, proprio in 3 tre; Silvio, Francesca e Dudù. Abbiamo assistito per decenni alla spartizione politica della RAI, totalmente in mano alla sinistra, senza reagire. Ed ora che, finalmente, c’è la possibilità di avere un presidente non di sinistra, ci formalizziamo sui dettagli, sul metodo e votiamo contro Foa? Da incoscienti, per non dire altro di più pesante.

Dice il Giornale che il “No di Berlusconi irrita Salvini“. Ma non è esatto. Il no di Berlusconi non irrita solo Salvini, irrita soprattutto gli elettori che ancora hanno fiducia in FI e nel centrodestra. Berlusconi sta esagerando e rischia davvero di perdere anche quel misero 7% che gli viene ancora accreditato. Se insiste nel No a Foa, bisognerebbe fare un sondaggio il giorno dopo e verificare la percentuale che resta fedele a FI. Temo che sarà una catastrofe; peggio di Waterloo. Non condivide il metodo? Strano, è lo stesso metodo che la sinistra usa da decenni per occupare, gramscianamente, le “casematte” del potere (compresa la Rai, la scuola, la magistratura, la cultura, l’informazione, lo spettacolo). Come mai Berlusconi non si è mai lamentato del metodo? Si è risentito perché non è stato interpellato? Può avere ragione, ma una persona saggia non risponde con reazioni infantili e dispetti che possono avere conseguenze molto serie sui rapporti con gli alleati e, quindi, sulla tenuta del governo. Dice un vecchio adagio popolare “Tagliarsi le palle per fare un dispetto alla moglie”. Appunto.

La sinistra, invece, da par suo, attacca Salvini (qualsiasi cosa faccia, dica, o pensi di fare; è sempre tutto sbagliato e gravissimo, a prescindere), considera Foa non adatto perché non super partes e di garanzia (tradotto; perché non è dei nostri) e denuncia il tentativo di “occupazione e “spartizione della RAI“. La sinistra accusa Salvini e di Maio, che sono appena arrivati al governo (nemmeno il tempo di sedersi) di occupare la RAI. La sinistra, quella che nella RAI ha occupato tutto quello che poteva occupare; TG, talk show, intrattenimento, fiction, documentari, inchieste, previsioni del tempo, perfino sgabuzzini e ripostigli di scope e stracci. Basta fare qualche nome: Santoro, Gad Lerner, Fabio Fazio, Bianca Berlinguer, Lucia Annunziata, Roberto Saviano, Corrado Augias, Iacona, Gabanelli, l’elenco è lungo. Per non dimenticare i programmi di “satira” (la propaganda politica fatta dai comici la chiamano così: satira) come l’Ottavo nano, Avanzi, con Sabina Guzzanti, o “Parla con me” di Dandini – Vergassola: propaganda politica mascherata da satira, ma sempre e solo a senso unico, contro Berlusconi.

Per non dimenticare quel grande spot propagandistico a favore di Prodi, nel 2005 (giusto in prossimità delle elezioni) che fu “Rockpolitik” di Celentano (quattro puntate che ci sono costate 20 miliardi di vecchie lire), con ospiti imparziali come Dario Fo, Santoro, Sabina Guzzanti, Roberto Benigni. Lo ricordiamo, sì? Ecco, quella è la sinistra, quella che ha fatto della RAI un mezzo di propaganda a senso unico e di RAI3 un feudo del PCI. Avete dei dubbi? Fate il nome di un giornalista conduttore di programmi e servizi RAI che non sia di sinistra, che sia chiaramente contro l’immigrazione, contro le teorie gender, contro la pubblicità Lgbt, contro le adozioni gay, contro la società multietnica, contro le tematiche care alla sinistra. Pensateci, ma fate pure on calma, perché la ricerca sarà lunga (e infruttuosa). Non ne trovate uno. Sbraitano tanto per chiedere la libertà di espressione, ed il pluralismo dell’informazione, ma hanno uno strano concetto del pluralismo. Intendono sì, dare voce a più interpreti, ma purché siano di sinistra. E’ l’aggiornamento del motto di Stalin che, quando riuniva i suoi collaboratori, soleva precisare: “Potete esprimere liberamente le vostre idee, purché siate d’accordo con me.”. Chiaro? Un esempio pratico e concreto di questo strano concetto di pluralismo dell’informazione, con nomi e cognomi degli ospiti in studio, potete leggerlo in questo vecchio post del 2010 (Santoro e il pluralismo).

Ora, sentire che la sinistra accusi Salvini di voler occupare la RAI è ridicolo e ci sarebbe da ridere, se non sapessimo, purtroppo,  che questo è il metodo normale della sinistra; accusare gli avversari delle proprie colpe. E per farlo occorre avere una bella faccia tosta; e a sinistra ce l’hanno. Anzi, ad essere sinceri la migliore definizione per quelle facce resta sempre la vecchia e mitica prima pagina di Cuore. Questa…

cuore

 

Vedi: Rockpolitik è finito, andate in pace.

Vedi: “Gad Lerner e san Faustino“.

Vade retro, Satana

Salvini è Satana. O almeno questo è ciò che pensa Famiglia cristiana. Sì, cristiana; il settimanale di quelle anime belle che “ama il prossimo tuo come te stesso“, che se qualcuno ti offende devi perdonare 70 volte 7 e devi porgere l’altra guancia. Già, quelli che, seguendo le quotidiane esortazioni di Papa Bergoglio, dicono che dobbiamo accogliere tutti gli immigrati “Buoni e cattivi” (parole testuali del Papa) perché scappano dalla guerra e dalla fame, e sono nostri fratelli; anche quelli che ogni giorno sono dediti a stupri e violenze di ogni genere, scippi, furti, rapine; quelli che aggrediscono gli anziani in casa per rubargli pochi euro; quelli che  malmenano brutalmente chiunque si opponga alla loro violenza, prepotenza e vandalismo; o che, semplicemente, come un bigliettaio o controllore dei mezzi pubblici,  gli chieda di pagare il biglietto sul bus o il treno. Queste edificanti notizie sono all’ordine del giorno. Che brave persone.

Ma se non siete del tutto d’accordo con questa visione del mondo e, anzi, siete un po’ infastiditi (è un gentile eufemismo) dall’arroganza e violenza di questi invasori africani, allora il messaggio evangelico è momentaneamente sospeso e non siete più il “prossimo” da amare come se stessi; diventate populista, xenofobo, razzista, fascista da combattere  con ogni mezzo, e vi dedicano una copertina in cui vi dipingono come un demonio. Così hanno fatto con Salvini, colpevole di non gradire l’invasione afroislamica dell’Italia: il nuovo Satana in persona (Famiglia cristiana: Vade retro Salvini).

salvini satana

Invece che pensare a Salvini farebbero meglio a guardare le porcherie in casa propria. Non passa giorno che non ci siano denunce di pedofilia a carico di preti e alti prelati. Ecco l’ultima di ieri che riguarda un prete settantenne, don Polo Glaentzer : “In auto con una bimba di 10 anni seminuda”. Ma invece che gridare “Vade retro don Paolo” a questi veri demoni che hanno in casa, travestiti da preti, se la prendono con Salvini. Così distraggono l’attenzione della gente. E Bergoglio cosa dice? Niente. Lui è troppo impegnato a pensare ai poveri, agli ultimi, ai migranti, ai fratelli musulmani. Qualcuno dice che questo Papa in realtà sia l’anti-Cristo preannunciato da alcune profezie.

fumo di satana

Molto eloquente questo articolo di Antonio Socci sulla teologia di questo Papa, più vicina alle lotte sindacali ed all’ideologia socialista che al Vangelo: “Bergoglio, CL e l’Anticristo“. Si può credere o no alle profezie, ma certo questo Papa sta facendo di tutto per allontanare i fedeli dalla Chiesa. Allora non ci sarebbe niente di strano se qualcuno, per ricambiare l’attenzione di Famiglia cristiana nei confronti di Salvini, trattandolo da Satana, reinterpretasse quella copertina in questo modo con una piccola variazione…

Vade retro Bergoglio

 

Re Luigi e la carrozza

Tempo di scandali, truffe, corruzione e malaffare. Non c’è opera pubblica dietro la quale, prima o poi, non si scopra un sistema di tangenti, mazzette, regali e favori. E poiché i destinatari di tali benefici sono tanti, il costo di quelle opere è sempre molto superiore al costo reale perché deve includere le varie mazzette. Sono i famosi “oneri aggiuntivi“. Tanto pagano i cittadini. Ho sempre pensato che certe opere pubbliche si facessero non per la loro reale necessità e utilità, ma per assegnare appalti ad amici, parenti e soci (più o meno occulti) in affari (più o meno puliti). Di recente ho sentito qualcuno in TV esprimere chiaramente la stessa considerazione “Le opere pubbliche vengono fatte per assegnare gli appalti agli amici“. Ci sono voluti scandali e scandaletti a ripetizione, perché si cominciasse a dire quello che era evidente. Ma hanno impiegato decenni per riconoscerlo e dirlo apertamente.
Si faceva finta di non vedere e sapere, come le tre scimmiette, forse perché, come diceva Prezzolini: “Gli italiani si dividono in due grandi categorie: i furbi ed i fessi“. I furbi sono tutti coloro che in qualche modo e a vario titolo partecipano al lauto banchetto dei miracolati di regime, beneficiando di privilegi, incarichi, prebende, raccomandazioni, spintarelle, appalti, tangenti e regalie di vario genere e natura. Questa categoria si suddivide, a sua volta, in due specie: la specie dei “furbi effettivi” e la sottospecie degli “aspiranti furbi” in lista d’attesa; quelli che vedono benissimo la corruzione del sistema, ma invece che denunciarla, tacciono perché aspettano il momento buono e l’occasione giusta per entrare nel giro dei miracolati. La seconda categoria, quella dei fessi, comprende tutti gli altri, gli esclusi, quelli che per ingenuità, incapacità o impossibilità di reagire, si limitano ad assistere alla festa dei furbi e ne pagano le spese. Finché dura. Allora, visto che la corruzione dilaga in forma epidemica in tutti i settori (specie nella pubblica amministrazione), sembra che il sogno degli italiani sia quello di occupare un posto pubblico in cui spartirsi bustarelle, mazzette e tangenti. Quindi la definizione di Prezzolini potrebbe essere ancora più esplicita ed aggiornata ai tempi moderni: “Gli italiani si dividono in due grandi categorie: gli onesti e i disonesti. Gli onesti sono coloro che non hanno ancora avuto l’occasione e l’opportunità di essere disonesti”.

Ma perché, nonostante gli scandali, gli arresti ed il coinvolgimento di personalità del mondo politico, degli affari, della finanza e di funzionari pubblici, questo sistema sembra incrollabile? Perché, nonostante l’azione dei magistrati, la denuncia pubblica attraverso i mezzi d’informazione e l’indignazione più o meno sincera dei benpensanti, dopo ogni scandalo, quando sembra che sia sconfitto il sistema della corruzione, dopo qualche anno, si scopre che quel sistema, lungi dall’essere debellato, è sempre in funzione più e meglio di prima? E perché il costo delle opere pubbliche è sempre esageratamente alto rispetto a quello che dovrebbe essere? Forse perché, come dicevo prima, bisogna aggiungere il costo delle mazzette. E poi, è triste ammetterlo, ma purtroppo è molto verosimile, la corruzione l’abbiamo nel sangue, ci scorre nelle vene. E forse, cosa ancora più triste, è proprio grazie a quel sistema che il Paese resta in piedi, nonostante tutte le crisi. Mi viene in mente un aneddoto che calza a pennello:  “La carrozza di Luigi XV“, riportato da Fruttero e Lucentini nella Trilogia del “Cretino”,  e riportato anche in una specie di breve riassunto “Il cretino in sintesi” (ed. 2012, “E il re pagò la tangente“, pag. 103). Ecco la storiella.

carrozza reale
Luigi XV (1710-1774) si rivolge un giorno al suo autorevole, capace ministro, duca di Choiseul, e mostrandogli una sontuosa carrozza che gli è stata appena consegnata gli chiede d’indovinarne il prezzo. Choiseul sapeva perfettamente che tutti i fornitori della Real Casa facevano “creste” spudorate e sparò una cifra altissima. Non ci siamo – disse il re sorridendo – me l’hanno fatta pagare quattro volte di più. Choiseul s’indigna. E’ una vergogna, uno scandalo intollerabile, bisogna stroncare questo andazzo iniquo e rovinoso. Sua Maestà sogghigna: bene, dice al suo ministro, immaginate di avere pieni poteri per farmi pagare questa carrozza al suo giusto prezzo. Pensateci un momento. Choiseul ci pensa a lungo, in silenzio, ricostruendo da esperto politico l’infinita catena di implicazioni che al dorato veicolo fanno capo: favori, protezioni, appalti, abusi, intermediazioni, corruzioni, complicità, ricatti, indissolubilmente legati in un intreccio che tiene insieme, maglia per maglia, l’intera Francia e ammette infine: Sua Maestà ha ragione, non c’è niente da fare, dobbiamo lasciare le cose come stanno, se a partire da questa carrozza si va davvero fino in fondo il risultato sarà fatalmente la caduta del trono”.

Ecco, in Italia le opere pubbliche, e in genere tutto ciò che ha a che fare con l’amministrazione pubblica, sono come la carrozza di re Luigi XV. Si ha quasi paura di indagare a fondo e combattere la corruzione in tutte le sue derivazioni, implicazioni, coinvolgimenti, favoreggiamenti, connivenze e responsabilità a tutti i livelli. Si finirebbe per toccare tanti e tali interessi piccoli e grandi, che se davvero si facesse un repulisti generale, si correrebbe il rischio di far crollare l’intero sistema Italia. Allora bisogna concludere amaramente che, forse, ha ragione Re Luigi.