Quirinale news

Il Quirinale è al centro dell’attenzione mediatica. Incontri, consultazioni, prove di dialogo, solita manfrina di politici vecchi e nuovi e solita pantomima di finta democrazia. E in primo piano la faccia imperscrutabile, impassibile, immutabile, inespressiva, fossilizzata, del nostro Presidente: impossibile da interpretare e cercare di capire cosa pensa o cosa prova perché, in quanto ad espressività, se la gioca a pari merito con il Mocio Vileda. Già, non ho voglia di ripetere cose che dico da anni. Allora tanto vale riproporre due dei tanti post dedicati al Quirinale. Cambiano gli attori, ma, a parte qualche piccola variante scenica o improvvisazione occasionale, la messinscena, il canovaccio,  la farsa tragicomica  è sempre la stessa.

Follie italiche (2014)

Quirinale, ma quanto mi costi? Periodicamente vengono forniti i dati dei costi stratosferici della politica; Camera, Senato, province, regioni, finanziamento ai partiti e via sperperando. Cifre pazzesche difficilmente comprensibili per un cittadino normale. Ma il dato più incredibile è quello che riguarda le spese del Quirinale. La cifra totale è di circa 228 milioni di euro all’anno. Circa 450 miliardi di vecchie lire; all’anno! Eppure, nonostante questo dato venga riproposto con frequenza sui media, nessuno si scandalizza, nessuno protesta, nessuno chiede interventi per ridurre drasticamente le spese, nessuno si vergogna; nemmeno Napolitano.

Pochi giorni fa il costo della residenza del nostro Presidente della Repubblica è stato ricordato nel programma “Quinta colonna“, che ha messo a confronto in una tabella i costi del Quirinale con quelli delle residenze del presidente francese, della regina Elisabetta e di Obama. La conclusione è che il Quirinale costa molto di più dell’Eliseo, Buckingham palace e Casa Bianca sommati insieme. Allucinante.

Bisognerebbe ricordarci spesso di questa tabella. Almeno ogni volta che Napolitano appare in TV, lancia i suoi messaggi quotidiani o presenzia a cerimonie ufficiali. Dovremmo porci una semplice domanda: Napolitano, quanto ci costi? Dovremmo chiederci come mai e con quali giustificazioni, il Presidente della Repubblica italiana costa più del doppio di quello francese, quasi quattro volte la regina d’Inghilterra e quasi otto volte il presidente degli Stati Uniti. Noi italiani siamo più bravi degli altri? Siamo più belli, più simpatici, più furbi? O siamo più ricchi? La spiegazione possiamo trovarla in uno dei tanti articoli dedicati alle spese folli della casta politica, uno a caso, uno degli ultimi, questo: “Napolitano chiede sacrifici, ma vive in una reggia”. 

E’ per sostenere queste spese folli che tartassano i cittadini con sempre nuove tasse, imposte e gabelle? Ma con quale faccia tosta hanno ancora il coraggio di presentarsi in pubblico? Con che sfacciataggine osano ancora affollare i salotti televisivi a parlare del nulla, a cianciare del vuoto assoluto? Con che faccia si presentano ai cittadini spacciandosi per innovatori, riformatori e moralizzatori della politica? Con che coraggio chiedono ancora ai cittadini la fiducia? Come possono continuare a tassare i cittadini già stremati e sull’orlo della disperazione? Per sostenere queste spese? Per finanziare una reggia in cui alloggiare un presidente che ci costa più di un re o della regina Elisabetta? Dovrebbero vergognarsi…di esistere.

Quirinarie e diretta TV (2015)

Viviamo in mondi paralleli; intendo dire il mondo della gente normale che, alle prese con mille problemi quotidiani, si arrabatta per campare, ed il mondo quasi surreale di  quella rappresentazione tragicomica che è la politica e l’informazione. In questi tre giorni RAI3 e LA7 si sono contesi gli spettatori con lunghissime dirette televisive dalla Camera (fino a quattro ore)riprendendo la chiamata nominativa di oltre mille  parlamentari e “grandi elettori” regionali ed il successivo spoglio delle schede. Assistere per delle ore alla sfilata di facce note e meno note di quelli che  si dice siano i rappresentanti del popolo (ma qualcuno ne dubita) non è propriamente un passatempo piacevole e rilassante.  Anzi, se si pensa a quanto ci costa l’apparato parlamentare ed ai danni che fanno, si rischia di rovinarsi la giornata.

Se poi la chiamata viene fatta, con  la voce un po’ roca ed un po’ piagnucolosa da funerale in corso, dalla “presidentessa” Boldrini, allora questo rito potrebbe essere classificato a pieno titolo fra le torture in stile Arancia meccanica, ed essere perseguito a norma di legge. Se questa signora è arrivata a ricoprire la terza carica dello Stato (il come ed il perché è uno dei tanti misteri d’Italia, come l’unione contro natura di ex PCI ed ex DC, le convergenze parallele di Moro ed il disastro di  Ustica) deve avere certamente delle grandi doti nascoste. Ma osservando le doti che appaiono a prima vista, bisogna riconoscere che  madre natura non è stata molto benevola con lei in quanto a simpatia, fascino e gradevolezza vocale. Ma non si può avere tutto nella vita, bisogna accontentarsi di quello che si ha.

Per evitare di annoiare gli spettatori, in TV cercano quindi di riempire il tempo con interviste e commenti di politici, giornalisti “quirinalisti” (questo è il loro momento di gloria) e opinionisti più o meno esperti che si esibiscono in un ampio repertorio di ipotesi di voto, dietrologie su accordi più o meno segreti, patti nazarenici, aspetti tecnici delle votazioni, aneddoti, voci di corridoio, giudizi sui candidati preferiti, in perfetto stile reality o talent show, pronostici e  puntate sui cavalli di razza che partecipano al Gran premio Montecitorio; mancano solo gli allibratori e la sala scommesse tipo La Stangata.

Osservando questo rituale, si ha la netta percezione della incolmabile frattura tra la realtà quotidiana ed un mondo, quello della politica e dell’informazione,  fatto di parole e immagini che con la realtà hanno poco o niente a che fare. Per rendersene conto basta confrontare i due livelli esistenziali. La realtà è fatta, purtroppo, da gravissimi problemi economici, precarietà del lavoro, decine di migliaia di aziende che hanno chiuso definitivamente o stanno per chiudere o essere vendute ad imprenditori stranieri, livelli di disoccupazione drammatici (quella giovanile è al 40%),  povertà in aumento (le statistiche ufficiali parlano di circa 9 milioni di italiani in grave difficoltà), emergenza immigrazione con reali rischi per la sicurezza e la convivenza sociale; piccoli o grandi conflitti sono sempre più frequenti ed accrescono l’insofferenza degli italiani nei confronti di una immigrazione senza limiti e regole. Si aggiunga il pericolo concreto di azioni terroristiche da parte di gruppi organizzati, come Al Qaeda o Isis, o di pazzi e fanatici isolati pronti a farsi saltare in aria insieme a vittime innocenti, convinti di trovare nell’al di là 72 vergini a disposizione per l’eternità (c’è chi ci crede), ed il quadro della realtà risulta molto preoccupante e non lascia sperare niente di buono. A questi problemi pensano gli italiani, non alle beghe quirinalizie o nazareniche.

Ora si osservi l’altra faccia della realtà, quella della politica. Un mondo fatto di parole, promesse, dichiarazioni, slides, tweet, di toni sempre ottimistici se si è al governo, o di toni catastrofici se si è all’opposizione, di attribuzione dei meriti a se stessi o alla propria parte politica e di addebito delle colpe agli avversari, di assillante presenza in tutti i salotti televisivi a tutte le ore del giorno e della notte, di risse e scambio di accuse reciproche, di difesa del proprio branco, sempre e comunque e di demonizzazione dell’avversario, sempre e comunque. Mai, dico mai, in decenni di dibattiti televisivi, che grazie a questi confronti televisivi abbiano risolto anche uno solo dei problemi reali. Chiacchiere, sempre e solo chiacchiere su questioni che, più che interessare i cittadini, interessano quelli che campano di politica, i conduttori televisivi di turno ed i giornalisti che su quelle chiacchiere il giorno dopo riempiono le pagine dei giornali.

Al massimo questi politici da salotto si limitano a fare l’elenco dei problemi, come se già non li conoscessimo, senza mai fornire una risposta o una soluzione. E nessuno dei “bravi conduttori” di turno che gli dica chiaro e tondo “Guardi, onorevole, che i problemi dell’Italia li conosciamo  già da tempo e li viviamo drammaticamente tutti i giorni. Ma voi non siete in Parlamento per dirci quali sono i problemi, siete pagati per risolverli.”. In realtà, non solo non hanno la capacità di affrontare e risolvere i problemi (la Costituzione non prevede che chi va in Parlamento abbia particolari competenze, anche lo scemo del villaggio può essere eletto), ma sembra che il loro massimo impegno sia quello di complicare ulteriormente la vita alla gente, con sempre nuove norme, nuove tasse, balzelli, lacci e lacciuoli burocratici; un orrido antro in cui un Minotauro  sempre assetato di sangue divora cittadini e contribuenti; un labirinto inestricabile dal quale è impossibile uscire, nemmeno portandosi appresso il filo di Arianna.

Eppure sembrano davvero convinti che questa nuova sceneggiata di regime appassioni gli italiani.   Pensano che gli italiani credano che eleggere Tizio o Caio possa cambiare la loro situazione o risolvere un qualche problema. Sembra che aver proposto il nome di Mattarella sia stata una grande scelta democratica, fatta a nome e per conto degli italiani. Si tessono le lodi, si decantano le sue capacità e competenze, le grandi qualità umane, lo si presenta come il candidato ideale. Manca solo che spuntino dei testimoni che giurino che Mattarella abbia compiuto dei  miracoli. Strano, avevamo un santo in casa e nessuno, fino a ieri, se ne era accorto. Ora, però, riflettiamo un attimo. Se quel nome non fosse stato fatto da Renzi e, quindi, imposto alla sua coalizione di governo (come continua a fare, imponendo il suo punto di vista, per tutto ciò che decide il governo), quanti sarebbero, sinceramente, gli italiani che avrebbero pensato a Mattarella come presidente e lo avrebbero votato? Forse nemmeno lo stesso interessato o i familiari e  parenti, fino a pochi giorni fa ci avrebbero mai pensato.  Eppure sembra che i nostri parlamentari siano convinti che gli italiani abbiano un solo pensiero fisso quando si svegliano al mattino: chi sarà il nuovo presidente. Già, dimenticano problemi, tasse, mutui, salute, sicurezza, perfino gli affetti; la loro mente è interamente occupata dalle beghe politiche sul Quirinale e sul fatto che il patto del Nazareno regga o no. Ne sono convinti i nostri rappresentanti del popolo.

Non solo ne sono convinti, ma a forza di mostrarci questa faccia della medaglia, finiscono per convincere anche noi, grazie alla compiacenza e complicità dei media. Questo, infatti, è l’altro termine di quel binomio funesto politica-informazione. Si reggono a vicenda, sono complementari, vivono e si integrano in perfetta simbiosi. La politica fornisce la materia prima da trattare quotidianamente e la stampa ricambia mettendosi a completa disposizione e diventando un grande ufficio stampa del palazzo. Basta leggere la stampa, internet o ascoltare uno dei telegiornali per rendersene conto. Non è altro che una passerella dei soliti noti, delle solite facce, delle solite dichiarazioni di circostanza che ripetono come litanie, senza mai dire qualcosa di veramente interessante, intelligente e che abbia un riscontro ed una utilità pratica. I media non fanno altro che dare spazio, volto e parola ai professionisti della politica, sono il loro megafono, al loro servizio, sono lo strumento per condizionare l’opinione pubblica, creare consenso, indottrinare e  plagiare il popolo.

Sono complici di una sorta di grande “famiglia” affaristica, da far invidia a don Vito Corleone, istituzionalizzata e legittimata in nome della democrazia e finalizzata al mantenimento dello status quo, delle poltrone, dei privilegi di Stato e del potere. I titoli di prima pagina sono sempre per loro, i primi servizi sui TG pure e così  le poltrone dei talk show; ogni giorno dobbiamo sorbirci la indecorosa lagna di cosa dice Tizio, cosa risponde Caio e cosa ribatte Sempronio. Ogni giorno la stessa solfa. E questa la chiamano informazione. Ma davvero la gente crede o prende sul serio le dichiarazioni quotidiane delle ancelle renziane, del ciarlatano di Palazzo Chigi, dell’orecchinato Vendola o di quella specie di orso Yoghi che è il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti? Credo di no, gli italiani non ci credono più, lo hanno dimostrato alle ultime elezioni regionali, con un tasso di assenteismo del 50% perfino nella regione rossa per eccellenza, Emilia e Romagna, dove fino a ieri andare a votare per i candidati del partito (il PCI, ovviamente, e suoi derivati e discendenti) non era solo un diritto o dovere del cittadino, era un obbligo morale.  Se si sono stancati perfino i compagni significa che la credibilità della classe politica è in caduta libera.  Come è sempre meno credibile il loro megafono ufficiale, la stampa. Politica e  informazione sono pappa e ciccia, culo e camicia, il gatto e la volpe. Anche quando fanno finta di essere in  disaccordo o fingono di litigare; sono come i ladri di Livorno.

Mi chiedo che male abbiano fatto gli italiani per meritarsi questa gentaglia in Parlamento. Sembrano acquistati ai saldi estivi, in offerta speciale prendi tre paghi uno, o forse  da ambulanti africani, o  a Porta Portese. Forse non sono nemmeno originali, non possono essere politici veri. Sembrano falsi, parodie, controfigure, maschere, cattive imitazioni.  Quando vediamo parlare Renzi abbiamo il dubbio che sia lui o sia  Crozza che lo imita, oppure sia Renzi che imita Crozza quando imita Renzi; e non riusciamo più a distinguerli. Ci siamo cascati, ce li hanno venduti per buoni, ma sono il solito pacco, una fregatura, come le borse firmate dei marocchini. Anche questi non sono originali, sono  taroccati made in China. Ma ormai, in preda alla confusione totale, nessuno ci fa più caso. L’importante è partecipare al grande circo della politica e tirare a campare.

Vedi

La vecchia, il tiranno e le quirinarie.

Il galletto del Colle

Chisenefrega day

Presidenti e sesso

Quirinale News

L’acqua calda

Presidenti tuttofare

Che pale

Sconvolti d’Italia

Foibe e amnesie

Napolitano, il muro e le amnesie

Presidente, che diceva sui politici in TV?

Napolitano e l’Ungheria

Rosso Quirinale

Eurocomplotti

I misteri del Colle

Giorgio double face

Vedi “Re Giorgio e la cresta”.

 

 

Renzi si è dimesso

Era ora. Ancora oggi qualcuno aveva dei dubbi sulle responsabilità di Renzi nello sfascio del PD. Timidamente si accenna a problemi di immagine, di carattere, di personalità. E’ risaputo che a sinistra hanno i riflessi lenti, hanno bisogno di tempo per capire, spesso di anni. Ancora avete dei dubbi? Mi è bastato seguirlo per pochi minuti alle sue prime apparizioni, vedere l’espressione, la mimica, il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento nei confronti degli interlocutori, per capire chi era questo bulletto di periferia. E nel PD, dopo anni, c’è ancora chi non vuole capirlo. Facciamo un breve riepilogo.

Il Bomba a palazzo (2014)

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.  Fra i tanti commenti in rete, riportati oggi dall’ANSA (Renzi premier, tutta l’ironia social), quello di Antonello Piroso conferma quanto detto sulle “sparate” renziane e solleva molti dubbi sull’affidabilità futura di questo leader per caso.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Il Bomba e Cetto Laqualunque

Renzi è Renzi e voi no (2016)

Sarà quella fastidiosissima Esse sibilante; saranno quegli incisivi sporgenti da castoro; sarà quell’andatura  da pistolero smargiasso al saloon di Kansas city;  sarà quell’aria da bulletto di periferia, da boss del quartiere, da “Er più de borgo”; sarà quella smisurata  presunzione da patologia clinica che supera abbondantemente i limiti di legge, le norme UE  e la sopportazione umana; sarà l’arroganza innata che usa con chiunque non sia d’accordo con lui; sarà la mancanza di  riguardo e considerazione, non solo nei confronti degli avversari,  ma perfino nei confronti dei compagni di partito che non siano del “cerchio magico“; sarà l’incapacità congenita di ascoltare suggerimenti e l’insofferenza per qualunque forma di critica o dissenso; sarà il rifiuto di accettare qualunque opinione non sia perfettamente allineata al suo pensiero unico; sarà quell’autoritarismo intransigente (nemmeno Adolfo e Benito giunsero a quei livelli) che chiude a qualunque forma di dialogo; sarà la sua naturale idiosincrasia e incompatibilità nei confronti della democrazia che, per il segretario di un Partito democratico, è il massimo dell’incoerenza.

Sarà quella miscela irritante di superbia, boria, strafottenza, spocchia, supponenza, alterigia, insolenza, sfrontatezza, protervia (si possono aggiungere sinonimi a piacere, tanto gli si addicono tutti); sarà quell’aria di sufficienza e altezzosità congenita da “Io so’ io e voi non siete un cazzo”; sarà quell’essere sempre impettito e guardare il mondo intero dall’alto in basso; sarà il modo di muoversi, di camminare dondolando le spalle, da “Spaccone” (al suo confronto Eddie Felson era modello di umiltà e modestia); saranno le fanfaronate alla Miles gloriosus  che dispensa quotidianamente a reti unificate; sarà ciò che quelli che parlano forbito chiamano “allure” o “fisiognomica” o “prossemica” (ma quelli che parlano terra terra lo chiamano semplicemente “cafone“); sarà la ingiustificabile maleducazione di presentarsi in camicia con le maniche arrotolate e con le mani in tasca negli incontri ufficiali con Obama e gli altri capi di Stato (da vero ”cafone” Doc); sarà il suo eloquio a base di slogan, metafore, citazioni goliardiche da cultura di massa e battutine da bar sport; saranno le sue conferenze stampa da capo del governo in perfetto stile imbonitore da fiera paesana,  a base di slides e “Venghino, siori, venghino”; sarà quell’atteggiamento indisponente da ragazzino impertinente, petulante e maleducato; sarà che è davvero convinto di essere l’unico, il migliore, “Matteo, The One“.  Sarà quel che sarà, ma questo ciarlatano toscano mi sta tremendamente sulle palle. Oh, l’ho detto, mi sono sfogato. Un blog serve anche a questo. Quando ce vò, ce vò.

Bruto, pardon…Renzi è  un uomo d’onore (2015)

Romani, amici, concittadini, ascoltatemi. Sono qui per dare sepoltura alla democrazia, non per farne le lodi. V’ha detto il nobile Matteo, e gli altri insieme a lui, che il voto di fiducia è la forma più alta di democrazia. Così Matteo, che è un uomo d’onore, chiede il voto di fiducia alla Camera sulla legge elettorale e la maggioranza approva. Perché, dice Matteo, questa è la democrazia. Eppure Matteo, che è un uomo d’onore, solo un anno fa,  diceva che “Le regole si scrivono tutti insieme“. Diceva Matteo  che “Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato“. Lo diceva Matteo Renzi, e gli altri insieme a lui. E Matteo è un uomo d’onore.

Se questo è un uomo…

Vedi

Renzi, il premier con le mani in tasca. (2015)

PdC: Partito del cavolo

Domenica si vota. Finalmente, così la smettiamo con le passerelle televisive e gli appelli dell’ultimo minuto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato, simm’e Napule paisà. Trullalero trullalà! Avete ancora le idee poco chiare e non sapete per chi votare? Votate per noi, l’unico partito veramente innovativo, diverso da tutti gli altri, l’unico che vi garantisce ciò che promette.

Ultimo appello

La politica è in crisi, l’economia è in crisi, il cinema è in crisi, la famiglia è in crisi, la RAI è in crisi, la scuola è in crisi, tutto è in crisi. Perfino gli psicologi, non riuscendo a contrastare il dilagare di questa epidemia di crisi globale, sono in crisi per eccesso di crisi.
In politica si naviga a vista e si tenta di tutto per far finta di cambiare le cose in modo che tutto resti come prima. Il  libro più letto in Parlamento è “Il gattopardo“.

In questa atmosfera di estrema confusione è necessario intervenire con proposte concrete che, una volta per tutte, riportino la politica nel suo ambiente naturale: il mercato delle vacche.
Per questo motivo abbiamo deciso di scendere in campo e fondare un nuovo partito che sia improntato alla massima chiarezza.

Premessa
Il nostro movimento si batterà per contrastare il confusionismo integralista del cerchiobottismo doppiopesista dello statalismo liberale perseguito dall’ateismo clericale, dal bigottismo ateo dei marxisti cattolici e dall’immobilismo movimentista del relativismo dogmatico.

Il programma
A tal fine proponiamo un liberalsocialismo cattolaicista conservatore e riformista che si batta per una democrazia totalitaria in un libero mercato di Stato, fondato sul capitalismo noglobalista autarchico. Un partito movimentista che nasca dal fusionismo dell’ultralibertarismo postradicale e neoreazionario e dell’ultraclericalismo dell’estremismo moderato, mediati da un garantismo giustizialista non disgiunto dall’anarchismo nazionalista del proletariato aristocratico. Chiaro?

Il nostro programma completo sarà stampato, in elegante veste tipografica, in 24 volumi per complessive 25948 pagine, più un aggiornamento che, essendo un aggiornamento, verrà aggiornato continuamente secondo i ghiribizzi e le paturnie dei vari candidati, sostenitori, fiancheggiatori, amici, parenti e conoscenti e secondo gli umori dello zio Peppino il quale, essendo un bastian contrario per natura, ha sempre qualcosa da aggiungere.
Il programma verrà sottoposto ad approvazione dei cittadini i quali potranno, inoltre, scegliere i candidati nel corso di regolari elezioni primarie, secondarie e terziarie francescane che voteranno in convento a favore e convento contrario, tanto per garantire la par condicio.

Il nome, il simbolo.
Seguendo l’abitudine diffusa di adottare simboli di ispirazione naturalistica, alberi e fiori in particolare (garofano, margherita, quercia, ulivo), anche noi abbiamo deciso di adeguarci.
Ma per dimostrare da subito la grande democrazia e la natura popolare del movimento, piuttosto che scegliere fiori o alberi pregiati, abbiamo optato per un modesto ortaggio: il cavolo.
Dopo il PD ed il PDL abbiamo il  PDC: il Partito del Cavolo.

Aderisci anche tu al Partito del cavolo e risolveremo tutti i problemi, anche quelli che non hai (E se non hai problemi te li creiamo noi; gratis).
– Col cavolo troverai un lavoro fisso.
– Col cavolo avrai uno stipendio sicuro.
– Col cavolo avrai una casa.
– Col cavolo avrai una pensione garantita.

Che cavolo volete di più?

L’inno del Cavolo (Parole di Circostanza, musica di Atmosfera)

Con verze e cavolfiori
nessuno resta fuori.
Cavoli e broccoletti
Saremo tutti eletti.
Col broccolo e col cavolo
Si mangia tutti a un tavolo.
Col cavolo che avanza
Ci riempirem la panza.

Sosteneteci.
Col cavolo risolveremo tutti i problemi e fin da oggi promettiamo e garantiamo “Più cavoli a merenda per tutti”.
Aderite numerosi, altrimenti saranno cavoli vostri!

Nell’immagine sotto il ritratto ufficiale del fondatore e Presidente onorario del partito del cavolo.

Foibe? Non so…

Oggi è la giornata del ricordo delle vittime delle foibe. Foibe? Non ricordo, non c’ero; e se c’ero dormivo. Nella giornata del ricordo sono tutti smemorati. Anzi, per più di 50 anni la sinistra ha imposto un silenzio totale sulle stragi ad opera dei comunisti titini; non se ne doveva parlare. Si può parlare solo delle stragi fasciste e naziste, ma sulle stragi comuniste meglio tacere. Ovvero: come commemorare le vittime delle foibe trucidate dalle milizie del comunista Tito senza mai nominare il “Comunismo“. Sembra impossibile, ma riescono a farlo. Ne parlavo anche due anni fa “Smemorati, foibe e ipocrisia di Stato“. Anche il presidente Napolitano, nonostante per dovere istituzionale abbia celebrato la ricorrenza negli anni della sua presidenza, lo ha fatto sempre con dichiarazioni vaghe, generiche, citando le responsabilità del fascismo e del nazismo, ma senza mai citare la parolina proibita “comunismo“. Difficile parlare di foibe senza mai citare il comunismo di Tito, ma Napolitano è bravo e ci è riuscito. Vedi qui alcune edificanti notiziole e link ad articoli su Re Giorgio: “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“.  Vedi “Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe“. E ancora “Foibe, profughi e smemorati“, “Napolitano, il muro e le amnesie”,  “

Vedi: “Foibe, stragi, esodo.”

Da “Ahi, ahi, presidente, mi è caduto sulle foibe“, un post del 2007.

In occasione della giornata del ricordo, 10 febbraio, il Presidente Napolitano ha tenuto un discorso molto apprezzato da tutti, ricordando che per troppo tempo la tragedia delle foibe è stata ignorata “per cecità”. “Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica” (Corriere.it) Un discorso concluso con un forte richiamo “…ai valori di pace, libertà, solidarietà e tolleranza della nuova Europa…nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia.“.

Parole condivise da tutti, dicevo, eccetto dal presidente croato Stipe Mesic, il quale ha vivacemente protestato accusando Napolitano di “aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”. Ma non è di questo che intendo parlare. Voglio piuttosto notare come questa “congiura del silenzio” protratta per decenni sia stata perseguita e voluta proprio da quella sinistra comunista nella quale per decenni ha militato il Presidente Napolitano. Un silenzio imposto a tutti i militanti comunisti, specie a coloro che sapevano per diretta esperienza, ai quali era vietato parlarne perfino in famiglia. Un silenzio che, nonostante le belle dichiarazioni del Presidente, permane tuttora, almeno all’interno di quella sinistra che ancora è orgogliosa di chiamarsi comunista.

Basterebbe ricordare come lo scorso anno, subito dopo che la RAI mise in onda una fiction “Il cuore nel pozzo” che rievocava alcuni fatti di quel periodo e della tragedia delle foibe, l’attore Leo Gullotta, intervenendo ad un convegno di Rifondazione comunista, venne accolto con urla di contestazione e fischi. Qual era la colpa di Gullotta? Semplicemente quella di aver partecipato come interprete a quella fiction. Già, perché delle foibe e delle atrocità delle milizie titine non bisogna parlare per un motivo molto semplice: erano comunisti.

E allora va benissimo ricordare la Resistenza, l’antifascismo, le barbarie della guerra, i campi di sterminio nazisti, ma guai a parlare dei crimini commessi dai comunisti. Ecco perché da 60 anni ci ricordano quasi quotidianamente le stragi compiute dai nazisti e gli orrori dei campi di sterminio, ma non si parla mai dei gulag e degli orrori del comunismo. Ecco perché, anche il Presidente Napolitano, parla di “guerra fascista“, ma quella di parte comunista la chiama solo “terrore iugoslavo“. Ed evita accuratamente, quando parla di cecità politica e di responsabilità, di dire chiaramente che quella responsabilità deve assumersela in prima persona. Troppo comodo e troppo facile fare i pacificatori e condannare oggi quei crimini che per 60 anni si è tentato di nascondere.

Ma ormai siamo abituati a questo tipo di pentimenti. Si è pentito anche di aver sostenuto a suo tempo l’intervento dei carri armati sovietici a Budapest e Praga. Ma non sono errori che si possono cancellare con un semplice atto di pentimento. Specie quando per decenni quella parte politica ha perseguito una ideologia che ha spaccato l’Italia fra comunisti ed anti comunisti. Con tutte le conseguenze del caso, compresa la gravissima responsabilità di aver sempre alimentato l’odio di classe che ha favorito, grazie a questa ideologia dell’odio, la nascita delle brigate rosse, degli anni di piombo e di tante persone morte ammazzate.

Sarà un caso che i quindici brigatisti arrestati ieri avessero come base un centro sociale che, ai lati dell’ingresso, riporta la stella delle brigate rosse e la falce e martello? E’ una associazione di boy scout? E’ un’associazione di beneficienza? No, sono comunisti. E allora diciamolo chiaro e tondo e senza giri di parole. Sarà un caso che 8 di quei 15 siano iscritti alla CGIL? Sarà un caso che una lapide posta a memoria della tragedia delle foibe e dei profughi sia stata divelta dopo poche ore da ignoti? E’ inutile nascondersi dietro un dito e negare ogni responsabilità. La violenza degli anni di piombo nasceva e si alimentava della stessa ideologia marxista leninista, della lotta di classe, dell’utopia rivoluzionaria che era l’anima del PCI. Ed è la stessa aberrante ideologia che nutre i nuovi brigatisi. Ben vengano i ripensamenti ed i pentimenti, ma non basta. Anche perché quando si è militato per decenni in quella parte politica e si riconosce poi di aver sbagliato, come minimo ci si dovrebbe ritirare a vita privata e non restare al proprio posto come se niente fosse.

C’è un vecchio adagio che recita “Chi rompe paga…” nel senso che chi sbaglia ne paga le conseguenze. Ma l’Italia è uno strano paese in cui tutti “rompono”, ma nessuno paga. Ma la vergogna imperdonabile di questa sinistra facile ai pentimenti e corta di memoria è anche un’altra e riguarda l’esodo dei profughi che dovettero abbandonare le loro città compresi tutti i loro averi.

Un breve cenno storico: “Con la firma a Parigi del Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 l’Italia cede alla Jugoslavia 7.700 chilometri quadrati con Pola, Fiume e Zara. Su 502.124 abitanti, 350.000 italiani (300.000 secondo Tito) vengono profughi in Italia. Vengono insultati dai comunisti ad Ancona, Bologna, Venezia e Milano.” Chi volesse ulteriori informazioni può consultare questo sito “Lega Nazionale”. Proprio così “Insultati”, italiani che arrivavano in Italia dopo aver perso tutto. Così venivano accolti sbarcando dai piroscafi ad Ancona, con insulti e lanci di pomodori. E poi, caricati su treni simili a vagoni bestiame partivano per Milano. E, non contenti di averli insultati ad Ancona, gli si negò perfino il diritto di bere e rifocillarsi. Quel treno venne bloccato sotto la neve, prima di giungere a Bologna, perché i sindacalisti della CGIL si rifiutavano di far transitare e fermare il treno, minacciando uno sciopero generale.

Nella stazione di Bologna, sessant’anni fa, si verificarono atti odiosi e ignobili nei confronti degli esuli istriani: all’arrivo dei vagoni che trasportavano gli esuli da Pola nei diversi campi profughi, essi furono insultati, sputacchiati e offesi dai comunisti bolognesi; fu gettato sulle rotaie il latte caldo destinato ai profughi e fu impedito ai loro treni di fermarsi.” Questa è una vergogna che non si può lavare facilmente con un semplice “abbiamo sbagliato”. Troppo comodo. E qual era la gravissima colpa di questi esuli? Era quella di aver lasciato il “Paradiso dei lavoratori” del comunista Tito. E per questa gravissima colpa venivano insultati come vigliacchi e fascisti.

Bene, quegli ignobili rappresentati dei comunisti e sindacalisti di allora sono i nonni e i padri di altri comunisti e sindacalisti che oggi aprono le porte a tutti gli immigrati di ogni genere, specie e provenienza e che si fanno paladini dell’accoglienza e tolleranza. No, troppo comdo e troppo facile dire “Ci siamo sbagliati”. Chi sbaglia e sbaglia in questo modo vergognoso ha il dovere morale di assumersi tutte le responsabilità e di ritirarsi da qualunque carica pubblica.

Ma, come ho detto, noi siamo uno strano paese in cui i sindacalisti che sbagliano continuano a fare i sindacalisti, i politici che sbagliano continuano a fare i politici, i comunisti pentiti continuano a fare i comunisti, i terroristi pentiti continuano a fare i terroristi (vedi Scalzone che ha dichiarato che continua a fare il rivoluzionario e “Potrebbe sparare ancora”), e talvolta finiscono in Parlamento e perfino Presidenti. Sì. siamo il paese di Bengodi in cui tutti rompono, ma nessuno paga. Mai!

Documenti Ecco una bella pagina (di Togliatti; il migliore) che illustra chiaramente quale fosse la posizione dei comunisti nei confronti degli esuli istriani: “Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici. Non possiamo coprire col manto della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, bensì farci complici.” – Lettera di Togliatti sui confini orientali.

Ecco cosa scriveva in un articolo pubblicato sul Foglio del 14 febbraio 2006 (“Una gigantesca menzogna durata mezzo secolo“) Giampiero Mughini, nato e cresciuto politicamente fra le file di “Lotta continua“: “Io che leggevo il supplemento libri di Paese Sera, Mondo nuovo, l’Unità, il Manifesto, il Giorno, Rinascita, Problemi del socialismo, di quel dramma non ne sapevo proprio nulla. (…) Niente sapevo, nessuno di noi sapeva, nessuno ricordava, nessuno aveva messo a mente. Una gigantesca menzogna e una gigantesca omissione durate quasi mezzo secolo nel paese dove più forte e determinante è stata l’influenza culturale della sinistra, e dunque i suoi modi disinvolti di raccontare la storia.“.

E se lo dice Mughini, un comunista  che leggeva e si informava, figuriamoci cosa ne sapevano i compagni comunisti ignoranti.

Tele pollai

Simona Malpezzi, deputata del PD, la conoscono tutti. Non potete non conoscerla, visto che staziona in permanenza in qualche salotto televisivo. Passa più tempo in TV che in Parlamento. Ma non è la sola, è in buona compagnia di altre belle statuine del PD e della sinistra che dalla mattina alla sera le vedi, e le senti, starnazzare in qualche pollaio che scambiano per dibattito politico. Le facce sono sempre quelle, le stesse; inutile fare i nomi. Ma hanno in comune delle  caratteristiche che le rendono riconoscibili subito, appena le senti parlare anche per pochi secondi (anche senza vederle) perché inconfondibili: sono  invadenti, arroganti, presuntuose, saccenti, supponenti, boriose, prepotenti, garrule, ciarliere, petulanti, noiose, impertinenti, ripetitive, provocanti, insolenti, fastidiose, portatrici in dotazione di serie di una presunta e mai dimostrata “superiorità morale” e “mani pulite” (dicono ), perennemente in malafede, insopportabilmente faziose e irritanti come zanzare che ronzano nelle orecchie quando stai per prendere sonno. Tutti i mali d’Italia sono colpa degli avversari (del centrodestra e di Berlusconi), tutto ciò che hanno  fatto loro in questi 7 anni di governi di sinistra  è ottimo e abbondante, come il rancio delle reclute di una volta. Questo è il leitmotiv dei loro interventi in TV.

Fra i grandi meriti di questa gente figura il golpe presidenziale che ha portato al governo personaggi che tutto il mondo è felice di non avere in patria: Monti, Letta, Renzi e Renzi bis mascherato da Gentiloni. Fra le grandi realizzazioni delle quali essere fieri (l’elenco sarebbe lungo)  ricordiamo  le norme economiche, tasse e balzelli che, per compiacere la Germania della Merkel,  hanno ridotto l’Italia sul lastrico, l’invenzione degli “esodati“, una “perla” di lungimiranza politica che resterà nella storia,  la nomina di una “ministra” congolese (nessuno ha mai capito la ragione e l’utilità), la missione “Mare nostrum” (il servizio taxi gratuito per migranti; anzi, a nostre spese),  le leggi e norme a favore delle unioni omosessuali, la diffusione delle teorie gender nelle scuole, la nomina di una ministra dell’istruzione che ha mentito sul titolo di studio millantando il possesso di una laurea che non ha mai conseguito, aver favorito, incentivato, finanziato l’invasione afroislamica dell’Italia, e la realizzazione di quella società multietnica che è l’inizio della fine, il mezzo per l’annientamento dell’identità nazionale ed il dissolvimento economico, politico, morale della civiltà occidentale. Ce n’è d’avanzo per essere fieri ed orgogliosi. No?

A questo punto la domanda è questa: c’è qualcuno che riesce a reggere la visione e l’ascolto della Malpezzi, e delle altre belle statuine, per più di 30 secondi?

Scuse papali e ipocrisia morale

 


Scrivo spesso che “Bergoglio parla troppo, parla a vanvera e non si rende conto di quello che dice”. L’ho scritto anche due giorni fa commentando un articolo di Aloisi in cui si parla di Bergoglio che “riscopre il valore della patria”. Può sembrare una battuta, ma non lo è. Infatti, ecco la conferma. Prima chiede le prove sulle accuse di pedofilia del vescovo Barros. Poi, si rende conto dell’errore (sembrerebbe un tentativo di scagionarlo) e chiede scusa: “Il Papa chiede scusa; ho usato parole infelici“. Significa pari pari, esattamente, che “non si rende conto di quello che dice”. O meglio, se ne rende conto dopo, quando il danno è fatto. Ovvero “parla a vanvera”. Appunto, come volevasi dimostrare.

E questo è sintomo di un grave deficit della funzionalità mentale, di alterazione dello stato di coscienza e della consapevolezza, che compromette il controllo dei pensieri e delle azioni.  Cosa che chiunque ricopra incarichi pubblici ed abbia responsabilità di governo non può permettersi. Men che meno un Papa. E meno male che, parlando dei casi di pedofilia nella Chiesa, non ha risposto come fece anni fa a chi gli chiedeva un giudizio sui gay e le unioni omosessuali. Disse: “Chi sono io per giudicare?“. Che stia migliorando? No, è che ha la memoria labile e dimentica oggi quello che ha detto ieri. E’ un classico caso di pensiero in divenire che, non avendo basi certe di riferimento, si adatta al tempo, al luogo ed alle circostanze; secondo le previsioni meteo, il bollettino della neve, la percorribilità autostradale, gli ingorghi a Roncobilaccio e le stramberie terzomondiste dei cattocomunisti confusi in crisi d’identità. Ed ecco, in questo post del 2016, alcuni esempi di pensiero labile e confuso: “Papa; ci sei o ci fai?“. Vedi anche : “Il pensiero corto.

A proposito del viaggio papale in Cile. Arriva Bergoglio in Cile e scoppiano terremoti del 7° grado, disordini e attentati alle chiese, al suo passaggio tra la folla una guardia cade da cavallo, gli lanciano un giornale in testa, si bucano le gomme della Papamobile (mai accaduto prima), etc. Non sarà che Bergoglio porta anche sfiga? Del resto ha cominciato proprio male, con diversi segnali di cattivo auspicio. Ecco cosa scrivevo nel 2014. “Papa, colombe e presagi funesti”. Chi ben comincia…

Questa, invece, è una classica bergogliata, ma la fa dire al presidente della  CEI; tanto per distribuire equamente le stronzate, così sembrano meno gravi. Alludendo alle facili promesse elettorali, mons. Bassetti dice che sia “Immorale lanciare promesse che non si possono mantenere“. Giusto. più che condivisibile. Però, c’è sempre un però quando parlano politici e preti dalla morale ballerina. E talvolta, come in questo caso c’è anche una buona dose di malafede, falsità e ipocrisia. Queste dichiarazioni, mascherate da principi morali ed umanitari, sono un chiarissimo messaggio politico politicamente corretto; in pieno stile bergogliano. E’ immorale che i politici facciano promesse che non possono mantenere? Benissimo. E le promesse che fa la CEI, la Chiesa ed il Papa cosa sono? In merito all’immigrazione la CEI insiste nel voler abbattere i muri, i confini, le frontiere, ed invita a costruire ponti, aprire le porte a tutti gli immigrati, ed accogliere mezza Africa.

Ma la CEI sa bene che anche questa è una promessa che l’Italia non può mantenere perché, anche volendo, non ha i mezzi e le risorse per farlo. E allora, questa promessa non è immorale? Oppure se le “promesse che non si possono mantenere” le fa la CEI diventano di colpo morali?  Mi sa che, come dico molto spesso, questo è un altro esempio di “doppia morale“. Anche le promesse sono come i maiali di Orwell: tutte uguali, ma alcune sono più uguali di altre. Sono promesse ballerine, variabili, elastiche, da interpretare secondo le circostanze e la morale del momento; come quelle di vescovi e cardinali. Vergognatevi.

Papa. parcheggi e onde

Una ne fa e cento ne pensa; instancabile, se non spara la sua cazzata fresca di giornata non è tranquillo. Non è che io ce l’ho con Bergoglio, è lui che ce l’ha con se stesso e con il mondo. Ha appena finito di dire che la fede bisogna insegnarla in dialetto (Papa e fede alla vaccinara) e mentre siamo ancora storditi da questa rivelazione e cerchiamo di ripassare le nostre reminiscenze dialettali per poter tramandare la fede ai posteri, ecco l’ultimissima: “Non esistono culture superiori o inferiori.”. Tutte le culture sarebbero uguali? Bergoglio, ma è sicuro di sentirsi bene? il discorso sarebbe lungo, ma vediamo di fare un esempio facile facile che capirebbe anche il sagrestano di Guamaggiore.

Nella foresta amazzonica, dove si trova ora, vivono delle tribù che non hanno mai avuto contatti con il resto del mondo. Si hanno solo alcune foto riprese dall’alto da un elicottero che, mentre sorvolava la foresta, ha individuato e fotografato alcuni indigeni vicino ad una grande capanna di rami e fogliame. Li chiamano “uomini rossi” perché hanno il corpo colorato con un pigmento rosso, ed usano lance e frecce con le quali cercavano di colpire gli intrusi su quella strana e minacciosa macchina volante: “Amazzonia, scoperta tribù di uomini rossi.”. Bergoglio, vuol dire che tra la cultura degli “uomini rossi” (ed altre simili, come quella dei tagliatori di teste del Borneo), rimasta a livelli primordiali, e quella occidentale evoluta nel corso di millenni che ha portato progresso culturale, artistico, sociale, morale, invenzioni, capolavori dell’arte, letteratura, musica, scoperte scientifiche che hanno consentito di mettere piede sulla Luna, non c’è differenza e non si può dire che la nostra sia superiore? Si fa fatica a crederlo, ma dice esattamente questo. Chi continua a mettere sullo stesso piano le diverse culture, negando differenze sostanziali ed il loro diverso valore è un idiota; che sia Papa o sagrestano.

 E siccome alle idiozie  non c’è limite, ecco l’altra cazzata del giorno partorita dalle menti geniali che ci governano: “Parcheggi; i ricchi paghino di più.”. C’è gente che si sveglia al mattino e comincia a pensare; questo è il guaio, il fatto che pensino, che pensino cazzate, siano convinti di avere delle idee geniali e le impongono ai cittadini. Perché far pagare il parcheggio uguale per tutti? Non è giusto, meglio farlo pagare in base al reddito; più guadagni più paghi. Tempo fa fecero la stessa proposta per le multe; volevano stabilire l’importo delle sanzioni non in base all’infrazione, ma in base al reddito di chi le commetteva. E c’è ancora chi parla di uguaglianza degli uomini e stabilisce questa uguaglianza addirittura nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Se Einstein diceva che la stupidità umana è infinita, forse aveva qualche motivo per pensarlo. Allora, se il criterio per stabilire i prezzi dei beni e servizi, non è il loro valore commerciale, ma la ricchezza di chi ne usufruisce, anche il pane, il caffè, il giornale, zucchine e carote, la pizza, non si pagheranno in base al prezzo di mercato, ma in base al reddito? Cari governanti, lasciate perdere la politica, non è roba per voi. Pensate a curarvi, avete chiarissimi sintomi di gravissime forme di psicopatologia. Curatevi, per il vostro bene; ed anche per il nostro.

Quando sento notizie di cataclismi naturali, terremoti, alluvioni, tsunami, attentati terroristici, resto sempre perplesso davanti alla sicurezza con cui i media forniscono, in tempo reale, i dati sulla gravità dell’evento, il numero delle vittime e l’importo dei danni. Ne ho parlato spesso in passato, anche per sottolineare errori e ridicoli dati forniti e sparati in prima pagina. Vedi “Corriere e terremoti” sul devastante terremoto che colpì il Cile nel 2015. O, ancora più divertente ed emblematico di come certi articoli siano scritti con i piedi, questo strano meteorite dalle dimensioni variabili “Meteoriti e Hiroshima” che cambia grandezza e potenza distruttiva secondo le testate che riportano la notizia. Storia vecchia quella dell’affidabilità della stampa. Ricordate il terremoto ed il successivo tsunami che devastò le Maldive nel Capodanno del 2004? I media facevano a gara a chi sparava numeri a pera. Allora scrissi questo: “Riepilogo (onda su onda). E siccome in tutti questi anni non è cambiato niente, pochi giorni fa una meteorina in TV annunciava forti venti sul Tirreno, burrasca e onde “alte 6 metri” (le avrà misurate lei?). Per fortuna, in questi giorni le onde si sono abbassate. Infatti ieri un quotidiano locale annunciava: “Sardegna, nuova allerta venti e mareggiate; onde alte 4 metri.“.

Ora, il vento lo possiamo misurare esattamente con gli anemometri, ma le onde?  Chi misura le onde? C’è qualcuno specializzato (con tanto di Master al MIT di Boston in misurazione delle onde marine) che sta in mezzo al mare con un’asta graduata e le misura tutte, una per una, e poi magari fa la media? Ma poi siamo sicuri che non ci freghi e invece che 4 metri siano alte solo 3 metri e 80 o siano alte 4 metri e 20? Bisogna essere precisi, perché, se devo uscire a pesca, anche 20 o 30 centimetri di differenza possono essere determinati per la sicurezza. No? Ed ecco che continuo a portarmi dietro questo dubbio: ma chi le misura le onde? Boh…

Tsunami e candele.

Non ci sono più candele, arrangiatevi.

La Luna nel segno del Leone.

Morti e candele.

Morti, candele e affari. 

Morti, candele e…come apparire bbbuoniii.

Sì, ma chi misura le onde?