Re Magi e stelle di Betlemme

La storiella dei Re Magi che arrivano alla grotta di Betlemme grazie ad una stella, mi ha sempre fatto l’effetto delle favole per bambini. Ogni anno ci sono i soliti eruditi che, anche su prestigiose testate o in diretta TV,  cercano di spiegare questo mistero, anche scientificamente. Ecco cosa scrivevo in due post, uno del 2014 ed uno del 2003:

Re Magi e stelle (2014)

Oggi sul Corriere.it un lungo articolo ci ricorda come è nata la leggenda della stella cometa che avrebbe guidato i Re Magi verso la grotta di Betlemme dove nacque Gesù (Ipotesi sulla stella dei Magi; cos’era in realtà?). Si ripercorre la storia di questa “stella” e dei Magi, citando la testimonianza riportata nel Vangelo di Matteo e le varie ipotesi che nel corso dei secoli hanno tentato di spiegare il mistero dello straordinario evento.

Ecco come inizia l’articolo: “Un astro che aveva guidato i Magi verso il luogo della Natività si fermò improvvisamente nel cielo, come a indicare: siete finalmente arrivati.“ (mancano solo le risate registrate, come nelle Sit com). Ora, ve la immaginate una stella che, dopo aver guidato i Magi dal lontano oriente, si ferma sopra una precisa grotta a Betlemme? Roba da far invidia ai più moderni navigatori satellitari. O forse già allora i più fortunati avevano dei cammelli super accessoriati sui quali era installato, di serie, una specie di “navigatore” satellitare che funzionava con le comete. C’erano comete per tutte le destinazioni, bastava seguire quella giusta. Volevate andare a Roma? Bastava sintonizzare il navigatore sulla “Cometa Roma” e quella vi precedeva sul cammino, vi segnalava le strade consolari, vi faceva evitare quelle più trafficate dalle bighe e vi conduceva dritti al Colosseo.

Così c’erano Comete guida per tutte le località, anche le più lontane. A quei tempi nel cielo notturno c’erano più comete che pipistrelli. E per facilitare chi doveva seguirle, volavano così basse che erano frequenti gli incidenti. Specie quelli che abitavano nei piani alti o stavano in terrazza a godersi il fresco, rischiavano di prendere delle tremende botte in testa dalle comete di passaggio. Uno sciame di comete che vagavano in tutte le direzioni. Tanto che, se non si stava attenti, era facile confondersi e seguire la cometa sbagliata. Non vorrei sembrare oltraggioso, ma questa storiella non mi ha mai convinto. Starebbe benissimo in un libro di favole per bambini, ma quelli di una volta, ingenui, ignoranti, facilmente suggestionabili, che credevano agli asini che volano. Oggi, più smaliziati ed istruiti, non ci crederebbero nemmeno i bambini (farebbero subito una ricerca su Google e definirebbero la notizia come “Fake news“).

re magi

Betlemme? Prima stella a destra. (2003)
Ieri sera su RAI3, ho sentito il geologo Mario Tozzi raccontarci per l’ennesima volta la storia dei Re Magi che arrivarono dal lontano oriente e, guidati da una stella cometa, giunsero a Betlemme per adorare Gesù. Tozzi si è anche dilungato sulla possibile natura di questa stella cometa, citando diverse interpretazioni del fenomeno; dalla cometa di Halley alla possibilità di un effetto particolarmente luminoso dovuto a congiunzioni astrali. Ogni volta che ho sentito raccontare la storiella dei Re Magi, vengo assalito da un dubbio atroce. Mi chiedo se coloro che raccontano questa storia e che, evidentemente, ci credono e tentano addirittura delle spiegazioni scientifiche, abbiano mai alzato lo sguardo al cielo, in una notte stellata.

E sarei davvero curioso di capire come sia possibile raggiungere una lontanissima località…guidati da una stella. Posso capire che la stella polare indichi il nord e che, quindi, chiunque voglia spostarsi in direzione nord, da un qualunque punto della terra, possa dirigersi nella direzione di quella stella. Ma dirigersi verso nord è una indicazione molto generica. Seguendo la stella polare andate sicuramente verso nord, ma provate a partire da Reggio Calabria e rintracciare la pizzeria ” Da Gennaro” ad Amsterdam, seguendo solo la stella polare! Stesso discorso vale per i Re Magi.

Come hanno potuto partire dal lontano oriente e, guardando una stella in cielo, senza cartine geografiche, senza cartelli indicatori, senza una guida turistica, senza nemmeno uno straccio di depliant pubblicitario…arrivare dritti dritti davanti ad una precisa grotta a Betlemme? Incredibile, a meno che quella stella cometa non viaggiasse terra terra, precedendo di poco i Re Magi, e poi si sia fermata esattamente sopra la famosa grotta; magari con un annuncio fuori campo che annunciava l’arrivo a destinazione. Certo che se avessero il coraggio e l’onestà di ammettere la propria impossibilità a fornire spiegazioni plausibili e la smettessero di raccontare stupidaggini sarebbe meglio per tutti!

Natale è andato ( e i cretini?)

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Natale con gli ultimi (2016)

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli, Papi e sagrestani. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi dei poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

 Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.
I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma
Un momento durante il pranzo di Natale per i poveri della Comuità di Sant’Egidio alla Basilica di Santa Maria in Trastevere cui ha partecipato anche la sindaca Virginia Raggi. Roma, 25 dicembre 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini, delinquenti e terroristi sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarli, portargli conforto e sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi ladri e prostitute. Gesù perdona tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore. Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“? Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche e della “vicinanza” del Papa agli ultimi. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure queste parole miracolose che guariscono le malattie e alleviano le sofferenze, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati? Mi sa che sono i terremotati a confortare Mattarella, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta, fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo. Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più si acquisisce punteggio bontà.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status symbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano; più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

beati gli ultimi

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare e consolare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli,  argenteria e tovaglie di lino ricamate a mano.

E via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su malasanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletano ed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Dio ama i gay

Lo dice il Papa. Ho scritto spesso in questi anni che Bergoglio parla troppo, parla a vanvera e non si rende conto di quello che dice. E più passa il tempo e più ne sono convinto. Ecco, per esempio, l’ultima  bergogliata del giorno.

Papa gay Dio

Dio ti ama come sei“, dice, rivolgendosi a Juan Carlos Cruz, un omosessuale che da piccolo ha subito violenze sessuali da parte di padre Karadima, un prete cileno accusato di pedofilia. Quella di Bergoglio sembra una frase corretta, un esempio della grande misericordia divina. Ma non è così semplice. La sodomia, praticata dai gay, è un peccato grave.  Se Dio ama i gay, allora ama i peccatori. Ma allora che senso hanno i Dieci comandamenti, se Dio vi ama comunque anche se non li rispettate e vivete nel peccato? Tanto vale annullare i Comandamenti e le regole morali, e lasciare che la gente faccia quello che gli pare: il peccato non esiste più. Tanto Dio vi ama comunque. Lo dice il Papa.

E non basta. Secondo quanto riporta la stampa avrebbe anche detto: “Juan Carlos, il fatto che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto in questo modo e ti ama in questo modo e a me non interessa. Il Papa ti ama come sei. Devi essere felice di chi tu sia’“.  Anche questa sembra una semplice dichiarazione di perdono e amore. Ma non è così. Se Dio lo ha fatto così e così lo ama, l’uomo non ha più nessuna responsabilità per le proprie azioni. Se pecca è perché Dio lo ha fatto così, peccatore. Ma allora che fine fa il libero arbitrio?

Ed ecco un’altra notizietta edificante sul rapporto fra Chiesa e mondo Lgbt.

.Vescovo gay

Reggio Emilia: veglia di preghiera omosex“. Tutto normale. Proprio oggi Bergoglio ha detto che Dio i gay “li ama come sono“. La Chiesa accoglie tutti, anzi ama e accoglie prima i peccatori, come pecorelle smarrite. Quindi: “prima i gay, lesbo, trans e assimilati”. Ma anche ladri, assassini, stupratori, delinquenti vari: in quanto peccatori hanno la precedenza ed un riguardo speciale. Poi, se c’è tempo e voglia pensiamo anche ai fedeli non peccatori. Ma vi sembra normale questa Chiesa? E questo Papa?

Ama il prossimo tuo

Amare il prossimo, anche se il prossimo è il tuo peggior nemico?  Sembrerebbe di sì. Questo ripete spesso il Papa; dice che è il messaggio evangelico. Amare il prossimo come se stessi significa, quindi, amare anche il proprio nemico, amare chi ti odia e chi mette a rischio la tua stessa vita. Significa amare i malvagi, i truffatori, i ladri, gli assassini, i criminali. Significa mettere sullo stesso piano il bene ed il male, l’amore e l’odio, la vita e la morte. Ma si dice che al mondo esiste il male, il diavolo, Satana, e che il male va combattuto con tutte le nostre forze. Si dice che alla fine dei tempi il male sarà sconfitto ed il bene trionferà. Significa che è in atto da sempre una lotta fra il bene ed il male. Sono due entità perfettamente distinte, inconciliabili ed in eterno conflitto. Non sono sullo stesso piano, né simili, né equivalenti, né interscambiabili, né eticamente assimilabili; sono due entità che si combattono e cercano di annullarsi a vicenda.

Se il male esiste ed è una minaccia costante, significa che è diritto-dovere di ogni essere umano, e di ogni creatura vivente, salvaguardare la propria esistenza e difendersi da chi la minaccia. E’ diritto-dovere di ciascun individuo combattere chi mette a rischio la propria vita. Amare il prossimo che ci minaccia è contro la prima legge di natura insita nel profondo dell’animo umano e di qualunque essere vivente: la sopravvivenza. L’istinto di conservazione, di sopravvivenza, di riproduzione, è la prima e più forte pulsione che anima l’intera specie vivente; che sia uomo, animale o vegetale, che sia un santo, un filo d’erba o un’ameba. E’ la causa stessa della vita, della sua espressione e della sua perpetuazione. Chi attenta a questo principio, quindi, è contro natura. E come si può mettere sullo stesso piano la legge naturale che regola il mondo e chi quella legge la combatte, la disprezza, la odia e vorrebbe annullarla? Come si può affermare la necessità di combattere il male, se, al tempo stesso, si insegna ad amarlo? Come si può amare l’odio?

Quel principio di amore universale è chiaramente contradditorio, è un tragico paradosso. Ed è deprecabile chi predica la necessità di amare il prossimo come se stessi, o di perdonare sempre e comunque, a prescindere da qualunque considerazione, distinzione e valutazione di carattere morale. E’ deprecabile il principio e la sua attuazione pratica, perché le sue conseguenze sono catastrofiche per chi le applica. Amare chi mette a rischio la nostra vita è un peccato gravissimo contro la legge naturale che alberga nel cuore dell’uomo fin dalla nascita, oltreché evidente sintomo di masochismo e di idiozia.

E poiché, per i credenti, l’uomo  è creatura di Dio, è nostro dovere rispettare e difendere la vita come il dono più grande e prezioso che Dio ci abbia dato. Metterla a rischio porgendo l’altra guancia a chi ci offende o ci minaccia e, ancor più, amando il nemico, è come disprezzare il dono divino, è un peccato gravissimo contro Dio. Amare il nemico che ci minaccia e rinunciare ad usare tutti i mezzi per difendersi equivale a suicidarsi. Ed il suicidio è peccato gravissimo, perché la vita è nelle mani di Dio e solo Dio può privarcene; anche questo dice la Chiesa. Amare il nemico non è da santi, è da idioti. Checché ne dica il Papa.

Padre nostro

Cambia il testo della preghiera, secondo la nuova interpretazione di Bergoglio: “Dio non ci può indurre in tentazione“.

Papa Padre nostro

Questo Papa marxista parla troppo, parla a vanvera, non si rende conto delle sciocchezze che dice e delle conseguenze. E dobbiamo temere quando “pensa” perché non sappiamo mai cosa può inventarsi per mettere in crisi i fedeli e quel poco di fiducia che ancora abbiamo nella Chiesa.

Ecco sotto, (riportato nel blog “Cronache di papa Francesco“) la reazione dei fedeli.

Papa Padre nostro

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Bergoglio è andato a quel paese…

In Lituania. Non riesce proprio a stare fermo. Giusto il tempo di rientrare dall’Irlanda ed eccolo già di nuovo in partenza: “Il Papa in visita in Lituania“. Ma cosa ci va a fare? Ovvio, a ripetere la litania che canta da anni, l’accoglienza dei migranti. Che palle, Bergoglio!

Papa Lituania

Ospitare giovani, stranieri e poveri.“. Che originalità questo Bergoglio. Ha un pensiero fisso, vera e propria ossessione, mania, fissazione, una grave forma di sindrome monomaniacale. E quella ripete sempre, ogni giorno da anni, Urbi et Orbi, che sia in Vaticano, in Patagonia o in Lituania. Se andasse al Polo nord direbbe agli orsi polari di accogliere i diversi (scorpioni, serpenti, scarabei sacri e profani, zanzare del Nilo, coccodrilli, elefanti e ippopotami). Banale, ripetitivo, noioso, monotono, insopportabile. Il sagrestano di Pompu ha più fantasia. Che palle!

Con Dio dalla nostra parte“( Da “The times they are a-changin”, 1964. B. Dylan)

I libri di storia lo dicono/ e lo dicono così bene/ la cavalleria caricava/ e gli indiani cadevano/ la cavalleria caricava e gli indiani morivano/ perché il paese era giovane/ con dio dalla sua parte.

Per molte tristi ore/ ho pensato a questo/ che Gesù Cristo fu/ tradito da un bacio/ ma io non posso pensare per voi/ e voi solo dovrete giudicare/ se Giuda iscariota/ aveva dio dalla sua parte.”

vedi qui la traduzione integrale: “With God on our side“.