Tragedie, News e censure

Leggete questa notizia: “Bambina di 4 anni cade dal trattore e muore“. Vi interessa? E quanto vi interessa e perché? Posto che i familiari, amici e parenti della famiglia della piccola vittima sono già al corrente della tragedia, è molto difficile che per altre persone abbia qualche interesse. Se poi pensiamo che l’incidente è avvenuto in Svizzera, è verosimile che per i lettori marchigiani, calabresi o romagnoli non abbia alcun interesse. Ancora meno per i pastori della Barbagia o i minatori del Sulcis, che hanno altri problemi seri a cui pensare. E neppure a zia Bissenticca di Guamaggiore che, con la pensione minima, stenta a campare. Figuriamoci se ha tempo e voglia di preoccuparsi per gli incidenti con i trattori in Svizzera. Eppure questa notizia appare oggi in bella evidenza  nella prima pagina del maggior quotidiano regionale L’Unione sarda.

trattore svizzera

Sono quelle notizie che non interessano nessuno, se non le categorie già citate e gli addetti ai lavori che, con queste notizie riempiono le pagine dei giornali, i siti web, e portano a casa la pagnotta; ci campano. L’Unione sarda in particolare sembra avere una passione speciale per questo tipo di notizie. Vedi “Top News“.

Ecco una pagina di qualche tempo fa in cui compaiono le Top news del giorno:

Unione sarda primo piano

Queste sono le “Top“, le notizie più importanti; figuriamoci le altre, quelle meno importanti. Più che un quotidiano d’informazione sembra un bollettino del soccorso stradale. Lo scrivo spesso sui quotidiani dove è permesso inserire commenti. Ma senza avere risposta. Anzi, il più delle volte i commenti non passano proprio; censurati. Evidentemente i giornalisti possono criticare tutto e tutti, ma nessuno può criticare i giornalisti; non si può sollevare il problema della correttezza e dell’utilità dell’informazione. E’ una particolare interpretazione della “libertà di stampa” che vale solo a favore degli addetti ai lavori. Eppure il problema esiste, ne parlo molto spesso perché è una questione seria. Anche pochi giorni fa sul Giornale veniva riportato un articolo “Troppe opzioni da scegliere? Il cervello va in tilt“.

Appunto, un sovraccarico di informazioni, molto spesso inutili (o addirittura dannose per l’equilibrio psichico, come l’eccesso di  notizie di cronaca nera), appesantisce il cervello e rallenta le normali funzioni mentali. Lo scrivo da anni. Finalmente sembra che anche i ricercatori l’abbiano capito; non tutti e con qualche ritardo, ma ci arrivano. Quando l’ho letto ho avuto una sensazione di Déjà vu, di già visto e sentito. Anzi di più, già scritto, visto che è esattamente quello che penso e dico da sempre e che scrivevo già 20 anni fa in vari forum appena ho cominciato ad usare internet, come nel post “Deframmentazione cerebrale: ovvero, come tenere in ordine il cervello” del 2004.

Ecco un’ultima notizia poco rassicurante che conferma tutti i timori e le ipotesi sul progressivo deterioramento delle facoltà mentali: “Psichiatria: il 50% dei disturbi mentali inizia a 14 anni“. E’ solo l’ultimo degli allarmi sempre più frequenti che vengono lanciati da psicologi e psichiatri. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Siamo troppo occupati a seguire gli incidenti coi trattori in svizzera, i selfie delle sciacquette in cerca di gloria, gli amori e le avventure erotico/sentimentali di presunti Vip. Abbiamo il cervello pieno di cianfrusaglie inutili, impegnato ad occuparsi di cazzate sesquipedali spacciate per informazione, non abbiamo tempo per le cose serie.

Nell’Occidente i mass media rinunciano a informare e criticare; preferiscono divertire con il gossip” (Mario Vargas Llosa)

Ma prima torniamo alla notizia in esame e, visto che è molto breve, leggiamola:

Tragedia in Svizzera.
Una bambina di quattro anni è stata travolta e uccisa da un trattore a Brütten, nel canton Zurigo. Stando a una ricostruzione la bimba, nel tardo pomeriggio di ieri, era sul macchinario agricolo guidato da un 64enne – non è chiaro se tra i due ci fosse un rapporto di parentela – che stava effettuando lavori in un campo, quando è caduta a terra ed è stata investita. La piccola è morta per le gravi ferite riportate. La dinamica è tuttora al vaglio degli inquirenti.“.

Tutto qui. Non sempre, ma spesso, commento queste notizie evidenziando qualche incongruenza, errori e lo scarso interesse pubblico delle notizie, sperando (invano) di sollevare qualche dubbio e magari indurre qualcuno degli addetti ai lavori a chiedersi, una volta nella vita, cosa fa, perché lo fa e quale sia l’utilità pratica di quello che fa. Ma senza successo; speranze perdute. L’ho fatto anche oggi. Ecco il commento che ho lasciato nell’articolo:

Quando non abbiamo tragedie in casa nostra, andiamo a cercarle “In su corr’e sa furca” (espressione dialettale che significa “In un posto molto lontano”). L’importante è fornirci ogni giorno la nostra dose quotidiana di incidenti, tragedie familiari e morti ammazzati. Siete sicuri che queste siano notizie di interesse pubblico? Chiedete a zia Peppina di Pompu se le interessa sapere che in Svizzera una bambina è morta cadendo dal trattore. E se tra la bambina ed il conducente ci fosse un rapporto di parentela, oppure avesse chiesto un passaggio.“.

Come immaginavo il commento non è stato pubblicato, censurato. Lascio giudicare a voi cosa ci sia in questo commento di volgare, scurrile, offensivo, calunnioso, offensivo o falso che giustifichi la censura. Ma ormai ci sono abituato.  Oggi, su 4 commenti inviati, ne hanno censurato 3. Niente di scandaloso, siamo nella media quotidiana. Alla faccia dell’art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

In quanto all’utilità di certe notizie che spacciano come informazione, ed a conferma del fatto che è un tema che mi sta molto a cuore, ecco un altro post di 15 anni fa in cui ne parlavo “Notizie inutili“. Lo riporto…

Ieri sera, TG4. Fede conclude il Tg con una “notizia di utilità collettiva” (sullo sciopero delle ferrovie). Sue parole testuali “notizia di utilità collettiva ” (Sic ). Ed ho subito la conferma di ciò che penso e dico da anni. E non riguarda solo Fede, purtroppo! Ora, non per voler fare i sofisti, ma… Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili sono inutili. E se sono inutili, perché le dicono? Piccolo aforisma personale: ” Ciò che non è utile è inutile. Ciò che è inutile è stupido.” Fateci caso, quella che chiamano e definiscono “informazione”, che dovrebbe essere “utile ai cittadini”, altrimenti non avrebbe senso, è composta in gran parte da notizie di cronaca, meglio ancora se cronaca nera. Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi. E’ cronaca. E la cronaca occupa gran parte dell’informazione.

E così non c’è spazio per parlare di argomenti che davvero interesserebbero i cittadini. Fare cronaca è fin troppo facile. Fare informazione vera è molto più difficile ed impegnativo. Ecco perché si preferisce ripiegare sulla cronaca. E farla passare per informazione. Sembra che l’informazione, quella che interessa i cittadini, la faccia un quotidiano di satira “Striscia la notizia“. E vi sembra normale che i problemi veri e reali dell’Italia li debba trattare un pupazzone rosso? Ma non è casuale. Dedicare molto spazio a fatti, avvenimenti e notizie, spesso montati ad arte, consente proprio di non affrontare i veri problemi. E non finisce qui.”.

Riempire giornali e TG, con notizie inutili e superflue o pettegolezzi gossipari è un modo per evitare di parlare di argomenti seri. Sarà una mia fissazione? Non proprio, visto che non solo è quello che dice l’articolo linkato in precedenza, ma è anche (guarda guarda) esattamente quanto dice un Nobel per la letteratura 2010, Mario Vargas Llosa, nel suo libro “La civiltà dello spettacolo” del 2012. Osservazioni e critiche all’informazione, lo spettacolo ed i mass media che anticipava già  in un articolo del 2007 pubblicato su El Pais e ripreso da La Stampa: “Troppe tette e culi“.

Chiuso, basta e avanza. Ora, se queste stesse considerazioni le faccio e le scrivo da una quindicina d’anni, e poi ho anche la conferma da parte di autorevoli ricercatori e perfino premi Nobel, posso dire e pensare che, forse, non mi sbaglio di molto? Oppure non si deve dire, altrimenti mi censurano? Allora bisogna adeguarsi; è vero, ma non lo diciamo.

A proposito di bizzarrie e vezzi linguistici del mondo dell’informazione, vedi questo post del 2014: “Lady Pesc“.

Lady pesc

 

Salva-bebè, anti-mamme

Approvato l’obbligo di avere in auto i seggiolini salva-bebè con i sensori anti abbandono (L’obbligo è legge). Funzione molto utile per genitori che fanno i figli e poi si dimenticano di averli. Poi approveremo anche l’obbligo di appositi software che salvino i bambini da mamme distratte e li avvertano quando la mamma è fuori di testa. Magari si dovrà anche scaricare una App con registrazione, nickname, codice di accesso, Pin e password (oggi c’è una app per tutto; anche per ricordarvi di andare in bagno). Se dimenticate la password siete fregati; o cambiate macchina o cambiate bambino, oppure cambiate mamma (versate la vecchia e prendete la nuova, ultimo modello). Scherzo, ma mica tanto.

seggiolino salva bebè

Rendiamoci conto che siamo arrivati ad un tale livello di saturazione e confusione mentale che c’è bisogno di avere in auto dei seggiolini speciali che ricordino a papà e mamme distratti che hanno in macchina figli piccoli; così non li dimenticano, come fossero pacchi della spesa. Nessuna persona normale dimentica un bambino; ancora meno una mamma “normale“. Né in auto, né al parco, né altrove, per nessun valido motivo. Una volta le mamme non perdevano mai di vista i figli; erano sempre controllati a vista. Ora li dimenticano, come gli ombrelli. Allucinante. E se critichi certe mamme che lasciano morire i figli in auto al sole ti accusano di insensibilità; bisogna evitare i commenti e rispettare il dolore, dicono. Il mondo è impazzito, comprese le mamme, ma non si può dire.

Significa che la gente è completamente rimbecillita, a causa della televisione, del gossip, dell’uso eccessivo di smartphone, cellulari e social network. Hanno la testa piena di sciocchezze, cianfrusaglie gossipare, spazzatura mediatica, pettegolezzi ridicoli; a tutto pensano, meno che alle cose davvero importanti. Come dico spesso, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Esagero? No, è il minimo. Se questa non è follia trovate una spiegazione plausibile.

La questione è molto seria. Ne ho parlato spesso. Vedi questi post in cui riporto notizie di cronaca ed articoli scientifici che riguardano l’alterazione delle normali funzionalità mentali e le cause.

I media ci avvelenano

Lo dico, lo ripeto da anni e lo confermo. Partiamo con una notizietta inutile, quelle da rotocalco rosa (continuo a non capire, e non lo capirò mai,  come sia possibile che, a quanto dicono gli addetti ai lavori, molta gente segua il gossip). La notizia è questa: “Angelina Jolie pentita di aver amato Brad Pitt”.

Angelina JolieSconvolgente, vero? La prima risposta che viene in mente è questa: E chi se ne frega? In realtà ciò che è strano e incomprensibile è che Brad Pitt abbia amato la Jolie. Non ho mai capito tanta ammirazione per questa persona tanto elogiata dai media; sia come attrice che come donna. Ha sempre questa espressione triste, eternamente stanca, stressata, sofferente, lamentosa; tipica di quelle persone che soffrono di qualche psicopatologia o risentono di problemi irrisolti; accumulano negatività e la scaricano su chi sta loro intorno. E’ deprimente e ansiogena; meglio perderla che trovarla. Ma è una mia impressione personale; de gustibus!

 

Mi fa pensare a quanto la realtà possa influenzare la nostra vita quotidiana, anche e solo attraverso la vicinanza ed il rapporto con le persone e che ci stanno vicine: familiari, amici, colleghi di lavoro. Rapporti che possono essere positivi o negativi. E spesso non ci accorgiamo di questa negatività e dei suoi effetti. Ed a conferma di questa impressione, nella stessa prima pagina del Giornale c’era, e ci è rimasta per giorni nonostante i miei commenti di protesta, un’altra foto inquietante, quella di Loredana Bertè.

Bertè-1536075933Ora, va bene che i gusti sono gusti, anche quelli barbari, ma dovrebbe esserci un limite al cattivo gusto ed alle immagini da film horror. Per la Bertè ripeto quanto detto per Jolie; non mi è mi piaciuta, né come cantante, né come donna. Non mi piacciono gli eccessi, le inutili stravaganze, l’essere sempre sopra le righe (tipico dei personaggi dello spettacolo), le provocazioni, specie se fatte al solo scopo di attirare l’attenzione ed avere visibilità sui media. Ma qui i gusti personali non c’entrano. Piuttosto dovrebbe essere una questione di decenza, di estetica e di buon gusto. Esiste un protocollo che regola i media; in TV è vietato proporre immagini e scene che possono turbare i bambini e persone sensibili, specialmente in quella fascia oraria di grande ascolto che viene definita “fascia protetta” (Interessa soprattutto i bambini, ma riguarda anche gli adulti). Sulla stampa, ed anche sul web, questa fascia non esiste; quindi passa tutto e di più, comprese oscenità, nudi in offerta speciale e immagini che definire orribili è eufemistico. E infatti sul Giornale ho lasciato questo commento: “Dovreste avere più rispetto per la sensibilità dei vostri lettori. La vista di queste oscenità potrebbe causare gravi traumi psichici a bambini e persone particolarmente sensibili. Qualcuno potrebbe anche chiedervi i danni.”. E’ strano che nessuno prenda posizione e protesti per l’eccesso sui media di immagini e scene di violenza o, comunque, sconsigliate per una parte del pubblico, specie bambini.

Ditemi voi; ma questa foto di Bertè che sembra un mostro con gli occhiali, vi sembra normale? Che sensazioni e reazioni vi provoca; positive o negative? Pensateci bene. Guardate anche queste (modella senza denti e calva), (Naike Rivelli nel water), (Gessica Notaro dopo l’aggressione); sono solo alcune, e neppure le peggiori, delle immagini che si vedono ogni giorno in reteSe ne ricavate una sensazione negativa, o addirittura fastidiosa, tenete conto che la continua visione quotidiana di immagini simili genera una fortissima carica di negatività che si accumula nella mente e può creare ansia, nevrosi e stati patologici; senza che ve ne rendiate conto e ne abbiate coscienza.

Va bene che gli addetti ai lavori ci campano e, quindi, per loro non conta il livello culturale o estetico, ma solo il riscontro commerciale, i dati auditel e gli introiti pubblicitari; ma c’è un limite a tutto. Forse non abbiamo ancora capito l’influenza negativa dei media sul pubblico. Continuo a ripeterlo da anni; lo sento come un problema di fondamentale importanza, visto che la nostra vita ormai è regolata dai media che impongono, tramite messaggi subdoli e subliminali, ritmi, stili di vita, idoli e modelli da imitare. Ho scritto decine e decine di post sull’argomento. Ne ripropongo uno a caso del 2009: “Il Papa ha ragione“. Il Papa non è Bergoglio (lui pensa solo ai migranti e dice sciocchezze ogni volta che apre bocca), ma il suo predecessore Papa Ratzinger.

Il Papa ha ragione (2009)

I media stanno “intossicando” la nostra anima. E’ quello che continuo a ripetere da anni. Basta digitare nella finestrella della funzione Cerca, nella colonna a destra, parole come informazione, media, televisione, stampa, e si troveranno decine e decine di post dedicati a questo argomento. Ma se lo dico io non fa testo. Ieri, invece, molto più autorevolmente, il Papa, nel corso della cerimonia in onore della Madonna a piazza di Spagna, ha ribadito molto chiaramente, come già in passato, la condanna di un certo tipo di informazione:
Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono“.
Non sempre sono d’accordo con la posizione della Chiesa, dei vescovi o dello stesso Papa. Ma in questo caso dice delle cose sacrosante di cui, forse, non si nota appieno la drammatica verità. E’ vero non perché lo dice il Papa, ma il Papa lo dice perché è una verità sacrosanta che è sotto gli occhi di tutti. E’ lo stesso appello che viene lanciato con sempre maggiore frequenza da psicologi, sociologi, filosofi, educatori. Ma si fa finta di non sentire, non capire. Oggi, per esempio, il suo discorso è già sparito dalle prime pagine dei quotidiani on line. Strano, ma prevedibile, perché i primi ad essere messi sotto accusa sono proprio i media. Allora è meglio non dare troppo spazio alle denunce del Papa. Meglio evitare crisi di coscienza. Tanto è vero che, per rintracciare il testo completo, sono dovuto andare sul sito di Avvenire: ”Il meccanismo dei media intossica le coscienze“ (la pagina non esiste più; strano, vero?).

Questo pomeriggio sul sito RAI mi imbatto sul programma di Monica Setta “Il fatto del giorno“. La puntata sta finendo, ma l’argomento era proprio il discorso del Papa. In chiusura di puntata la conduttrice fornisce i risultati dell’immancabile televoto attraverso il quale, lo si intuisce, si è chiesto agli spettatori se fossero d’accordo o meno con le parole del Papa: “La TV abitua al male e all’orrore?“. Ed ecco il risultato: SI, 94% –  NO 6%.

Monica Setta

Certo, è un sondaggio televisivo, quindi da prendere con le molle. Tuttavia, il risultato è così schiacciante che non lascia spazio a dubbi ed interpretazioni. In verità, però, un dubbio sorge ed è anche piuttosto inquietante. Se è vero che il 94% degli spettatori televisivi ritiene che le parole del Papa siano vere e che, quindi, la TV abbia una responsabilità primaria nell’abituare il pubblico al male ed all’orrore, perché quello stesso pubblico segue la TV con assiduità? Che senso hanno i milioni di spettatori dei reality, delle fiction a base di violenza, dei talk show che portano la cronaca nera in primo piano (con o senza il plastico di circostanza), dei processi mediatici, delle immagini forti e spesso raccapriccianti di incidenti, omicidi, con l’immancabile primo piano delle macchie di sangue, il tutto mostrato non in orari di scarso ascolto, ma nei maggiori TG nazionali all’ora di pranzo o di cena? Che senso ha mostrare l’allucinante scena della “maestra” che maltratta un bambino di pochi mesi, come nell’asilo nido di Pistoia? Che senso ha mostrarci i dettagli dell’ennesimo morto ammazzato quotidiano o delle sempre più frequenti tragedie familiari con madri che ammazzano i figli, mariti che ammazzano le mogli, figli che ammazzano i genitori e sconosciuti che si ammazzano “per futili motivi“?

Gli operatori dei media dicono che è diritto di cronaca. La fanno passare per informazione. Dicono, per giustificarsi, che “La gente vuole sapere…”. E con questo criterio in TV passa di tutto, il peggio del peggio della tragedia umana. E la gente guarda, si abitua, finisce pe assuefarsi a questo genere di informazione e spettacolo. Diventa “normale”. Poi, però, ecco che il sondaggio dice che il 94% degli spettatori ritiene che la TV sia responsabile di questo orrore. Ma allora perché la guardano?

Ma, soprattutto, perché gli addetti ai lavori, gli operatori dei media, chiamati così direttamente in causa, non si sentono in dovere di rimediare? Non solo non rimediano, non hanno nemmeno degli scrupoli, né un dubbio. Anzi, escludono qualsiasi responsabilità. La stessa Monica Setta, citata in precedenza, fornendo i dati del televoto si rivolge al suo “direttore” collegato telefonicamente e si chiede: “Direttore, ma allora anche noi siamo responsabili?”. E cosa risponde l’illuminato direttore RAI? Dice che loro non sono responsabili, che quella è la posizione del Papa, ma che loro si limitano a raccontare la realtà. Il che significa che o non ha capito niente del pensiero del Papa, oppure fa finta di non capire (perché è più comodo e ci si campa), oppure ha qualche difficoltà congenita a capire il significato delle parole. Insomma, loro raccontano la realtà (dicono). Ma così facendo accrescono il livello di violenza e di aggressività sociale. E più la società diventa violenta, più loro la raccontano e la sbattono in prima pagina. E’ una rincorsa verso l’autodistruzione. E’ un circolo vizioso. E’ una forma gravissima di autolesionismo, di masochismo sociale di cui, però, nessuno si ritiene responsabile. Ma la spiegazione c’è. E’ quello che ho ripetuto spesso: stiamo impazzendo tutti, ma non ce ne rendiamo conto.

Esattamente come concludevo, 5 anni fa, uno dei tanti post dedicati all’influsso dei media ed alla crescente follia nel mondo: “Follie di giornata“. Chiudevo proprio così: “In un mondo di matti nessuno si rende conto di esserlo“.

Può sembrare esagerata come conclusione, ma non lo è più di tanto. Pochi giorni fa, sulla Stampa, c’era un interessante articolo sull’influenza negativa che un certo tipo di rappresentazione della realtà può avere sul cervello umano, determinando addirittura dei mutamenti e condizionandone il comportamento (oggi la pagina non risulta più disponibile: curioso, tutte le pagine che chiamano in causa la responsabilità dei media spariscono. Sarà un caso?). Lo afferma un neurologo: “La rabbia nasce da un conflitto di potere nel cervello“. Uno di quei tanti articoli che salvo, pensando di dedicargli un post, ma che poi restano lì, magari insieme a tantissimi articoli interessanti; passa la voglia perfino di parlarne. Ma in questo caso riporto un breve passo:

La maggiore diffusione di paradigmi, esempi diseducativi, modelli che scaturiscono da talk show, dibattiti politici, confronti sportivi esasperati, eventi tragici e criminali della vita contemporanea – afferma Sorrentino – contribuiscono a trasformare il cervello in una sorta di ghiandola impazzita che secerne veleni e sostanze che favoriscono azioni, decisioni e comportamenti sconvolgenti“. Più chiaro di così non si può.
Appunto; ed io cosa dico da anni? Esattamente questo. E’ solo uno dei tanti esempi di denuncia chiarissima di un fenomeno che dovrebbe preoccuparci tutti, ma che, stranamente, non interessa nessuno. Si critica la TV, ma tutti la guardano. Si dice che la TV è diseducativa, ma la seguono a milioni. Si stigmatizza l’eccesso di violenza e di trash, ma più i programmi sono violenti, trash, stupidi, e più fanno ascolto. Si riconosce che la TV e i media, come dice il Papa, ci “intossicano”, ma sono il nostro pane quotidiano. Allora è logico chiedersi: “Perché?”. Ovvio, perché stiamo impazzendo.
P.S.
Non per abusare della pazienza di chi legge, ma per chiarire cosa sia quella che chiamano “Informazione”, ecco cosa scrivevo, 6 anni fa, in un breve post a proposito del concetto di “Notizia”: “Notizie…inutili!

Vedi questo documento di Enrico Cheli in formato Pdf del 2005 “Effetti collaterali dei media e come difendersi“.

TV horror

Tutti quelli che invocano la libertà, l’indipendenza o il liberalismo, per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso come quello della televisione, sono degli idioti. E se non sono degli idioti sono degli imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza educando alla violenza.“. (K.R. Popper)

Sugli strani criteri estetici che regolano i media, vedi: “Estetica e TV” e “Cuochi e delitti“.

 

 

 

Chiusura blog

Ancora non sono finite le operazioni di trasferimento del blog alla nuova piattaforma; c’è sempre qualche nuovo disguido. Spero di riuscire a chiudere tutto entro domani, in extremis. Intanto, comunque, la registrazione su Word Press è fatta  e questo dovrebbe essere il nuovo indirizzo

https://torredibabeleblog.wordpress.com/

Non sono sicuro che funzioni. Forse per vederlo apparire in rete devo prima scrivere un post.  Boh…

Un caro saluto a tutti.

 

 

Anche Bob Dylan copia

Copiare è facile e si risparmia tempo e fatica. E internet è diventato il regno del copia/incolla. Lo fanno tutti, bambini e autorevoli accademici. Ho appena letto un articolo di Antonio Socci su Libero del 14 giugno in merito alla vittoria di Macron in Francia: “Macron ed il pericolo per la democrazia“. Mi ha sorpreso constatare che c’è un lungo periodo che sembra preso pari pari dal mio post di 3 giorni fa (Macron e la democrazia); non solo i dati ufficiali sui votanti, gli astenuti e la percentuale di voti di Macron (i dati sono quelli), ma le stesse riflessioni sulla legittimità dell’esito elettorale grazie al quale Macron, con una percentuale di voti minima, si prende la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. Per fortuna il mio post è del 12 giugno, ovvero due giorni prima di quello di Socci, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io lo abbia copiato. Casomai è il contrario. Ma, naturalmente è solo una coincidenza.

Ciò che sembra strano, però,  è che tutti i media riportano i dati ed i risultati elettorali, sottolineano l’alta percentuale di astenuti (il 50%), esaltano la vittoria di Macron, analizzano le ragioni del suo successo e gli effetti sui futuri rapporti con l’Europa; ma nessuno si sofferma a guardare l’altra faccia della medaglia. Nessuno coglie lo spunto dei risultati elettorali per notare l’incongruenza di un sistema democratico che consente a chi vince le elezioni con una ridotta percentuale di voti (nemmeno sul totale degli elettori, ma sulla metà del corpo elettorale), di governare sentendosi legittimato da una presunta maggioranza e volontà popolare che, invece, rappresenta il consenso di una minoranza degli elettori. Ovvero, è un caso eclatante di “governo della minoranza“. Evidentemente in Italia lo abbiamo notato solo in due:  io e Antonio Socci. Strano, vero?

Però, non è la prima volta che mi capita di leggere in rete pezzi che mi ricordano ciò che scrivo nel mio blog. Ricordo un altro articolo di Socci nel quale diceva che  Papa Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto delle conseguenze di quello che dice. Esattamente, parola per parola, una frase che ripeto spesso da anni su Bergoglio. Mi è capitato di sentire comici in Tv fare battute prese di sana pianta dai miei post. Così pure riprendere concetti, anche con le stesse parole, su politica, società, arte ed argomenti vari. Mi capita di lasciare dei commenti su un quotidiano in rete (non lo cito per discrezione)  e dopo pochi giorni vedere degli articoli che riprendono proprio concetti ed argomenti espressi nei miei commenti.  Ricordo una pagina Facebook “La decima crociata” che faceva regolarmente copia/incolla dei miei post, li pubblicava sulla sua pagina, senza citare la fonte, e li spacciava come suoi. Quando glielo feci notare, lasciando un messaggio per lui su un mio post del 2013 “Meglio tacere“, invece che rimediare, scusarsi e citare la fonte dei suoi scritti, bloccò l’accesso alla sua pagina, che prima era libero, riservandolo agli iscritti.

Ma non era il solo. Mi è capitato spesso di rintracciare miei post riportati per intero in siti e forum, senza citare la fonte. E’ la grande opportunità fornita da internet. Quando non hai abbastanza fantasia per scrivere qualcosa di tuo, basta cercare in rete, fare copia/incolla, pubblicarlo e lasciar credere che sia roba tua. Del resto, ormai va di moda. Illustri personaggi (scrittori, giornalisti, politici, accademici) vengono accusati di copiare da altri autori; chi copia le tesine, chi copia  risultati di ricerche altrui  e chi copia i discorsi ufficiali. La schiera dei copia/incolla è lunga: da Roberto Saviano (Saviano, accusa di plagio: avrebbe copiato da Wikipedia) a Umberto Galimberti (Galimberti in cattedra con due libri copiati), da Marine Le Pen (Marine Le Pen copia discorso di Fillon) a Corrado Augias ed altri (Augias e i copioni di Repubblica). Oggi si scopre che perfino Bob Dylan avrebbe copiato dalla rete (Dylan accusato di aver copiato il discorso da un “bigino” on line). Parte del suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura sarebbe preso da un sito inglese che  crea “bigini” di letteratura. Deve essere qualcosa di simile ai riassunti di romanzi che comparivano una volta su “Selezione dal  Reader’s Digest“. E se copia anche Bob Dylan, un premio Nobel per la letteratura, vuol dire che è tutto normale; oggi il copia/incolla è la nuova forma di creatività letteraria. Bella la rete.

Il web ci inganna

Il contatore delle visite del blog dà i numeri; nel senso che è impazzito. Non vorrei disilludere coloro che vanno fieri ed orgogliosi di contare migliaia di visite quotidiane, e festeggiano pure il raggiungimento di traguardi importanti, ma credo che sia onesto riconoscere un dato di fatto: i contatori delle visite non sono attendibili, segnano numeri che non corrispondono alle reali visite, sono taroccati; magari non intenzionalmente, ma sono falsi. Lo penso da sempre, ma lo tenevo per me. Da qualche giorno, però, la piattaforma blog dà segnali di errore, crea difficoltà di visione e di scrittura anche nell’area personale. Non so se si tratti di inconvenienti tecnici, oppure siano in atto lavori di manutenzione. In ogni caso, a parte i disguidi che spero si risolvano presto, un segnale che qualcosa non quadra è dato proprio dal contatore. Quindi questa è l’occasione buona per dire quello che penso del contatore visite.

Di colpo sembra bloccato, oppure tutti i presunti visitatori si sono di colpo traferiti in Papuasia. Il mio contatore solitamente segna un numero poco sopra le 2000 visite giornaliere. Non ci ho mai creduto. Sarei già soddisfatto se lo leggessero una decina di persone. Qualche volta penso addirittura che i nostri blog noi li scriviamo e noi ce li leggiamo. Altro che migliaia di visite! Però il blog, a prescindere dal numero di visitatori,  han una sua funzione; serve a tenere agile la mente con l’esercizio quotidiano di scrittura. Poi ognuno ne fa l’uso che crede più opportuno. Ma non voglio essere troppo pessimista. Solo 3 giorni fa il mio per due giorni di seguito ha segnato più di 3000 visite giornaliere (cosa che non succede molto spesso, ma succede), lasciandomi sempre con la curiosità di sapere chi siano questi visitatori, visto che non lasciano commenti. Possibile che quando facevo 200 visite c’erano una decina di commenti, e con 3000 visite niente? Mistero. Ieri e oggi siamo a meno della metà. Possibile? Sì, è possibile; ma ciò che è possibile non è solo che le visite siano dimezzate, ma che il contatore sia fasullo. Il numero delle visite non ha un valore reale ed assoluto, ma va letto semplicemente come indice relativo dell’andamento; ha un valore puramente indicativo. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro a qualche anno fa nel luglio 2007, quando la piattaforma venne trasferita, armi e bagagli, sul sistema WordPress (Vedi “Fuga da Tiscali” e “Grazie Tiscali“).

Prima di quel passaggio a WordPress, l’impostazione dei blog era diversa. Chi era già presente prima del 2007 lo ricorderà (il mio blog l’ho aperto nel 2003, appena attivata la piattaforma, quando i blog presenti erano meno di 400). Ma, a parte gli aspetti tecnici  (è migliorata la funzionalità e le opzioni per la gestione del blog), a proposito del contatore ricordo che la media delle visite era di poche centinaia; oscillava intorno alle 200/300, ed era già soddisfacente rispetto alla media; quando arrivava a 500 era festa grande. Eppure allora i blog erano migliaia, in pieno boom e crescita costante, c’era maggiore scambio di visite e commenti e, quindi, più visite. Poi col tempo, come è naturale, l’interesse dei primi anni è andato scemando, molti blog hanno chiuso, altri sono fermi e abbandonati o aggiornati saltuariamente. Quindi si sarebbe portati a pensare che anche le visite siano calate. Invece, miracolo, succede proprio il contrario. Con il passaggio a WordPress, di colpo, da un giorno all’altro, le visite sono decuplicate. Si è passati dalle poche centinaia alle migliaia. Possibile? No, evidentemente c’è il trucco e forse chi gestisce questo ed altri siti web ha interesse a maggiorare i numeri; avranno le loro buone ragioni.

Non so quale sia la spiegazione, non sono un tecnico e poco mi intendo di diavolerie e trucchi  informatici.  Ma la mia idea è che il contatore non segni le visite reali, ovvero di quanti entrano nel blog e leggono i post, ma sia un meccanismo (forse grazie ad un particolare algoritmo o quello che chiamano “bot”) che conteggia come visite tutte le pagine in cui, a qualche titolo, compare il link del blog. Faccio un esempio. Se avete appena pubblicato un post ed il vostro blog è nella pagina “Tiscali: blog“, ogni volta che qualcuno entra in quella pagina il vostro contatore lo segna come visita al vostro blog ed a tutti i blog presenti sulla pagina. Se il blog viene riportato automaticamente fra i tanti aggregatori di blog e siti d’informazione, idem, anche se nessuno lo legge, viene conteggiato come visita. Non so se funzioni proprio così, ma più o meno il sistema deve essere quello. In questo modo il contatore segna delle visite che in realtà non avvengono, illudendo l’inconsapevole blogger che si illude di essere un divo della rete. Del resto non è credibile che di colpo si passi da poche centinaia di visite (e decine di commenti quotidiani)  a migliaia (con commenti rarissimi, quasi zero).  Insomma, una mezza fregatura, così come non è attendibile gran parte di ciò che vediamo in rete (dove le bufale pascolano in gran numero), con numeri che vengono gonfiati ad arte giusto per stimolare la partecipazione, gratificare i blogger ed illudere e ammaliare i naviganti; come le sirene di Ulisse. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. A quello che segna il contatore non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Bene, lo pensavo da anni, ora l’ho detto.

Social killer

Una volta registrare video hard era un’attività riservata a chi produceva film porno. Oggi è diventata attività (quasi) normale anche per la casalinga di Voghera, perché da tempo i media e i social network diffondono il messaggio che mostrarsi nude o quasi sia del tutto normale, anzi è segno di emancipazione, progressismo, apertura mentale e libertà sessuale. L’invasione di selfie e foto sexy presenti dappertutto in rete, anche su siti di quotidiani seri, sono solo il primo passo e favoriscono l’emulazione, specie da parte delle adolescenti per le quali l’esibizionismo è un istinto naturale; desiderose di mostrarsi, farsi ammirare, verificare la propria carica erotica e la capacità di seduzione. Solo che una volta queste prove di seduzione si facevano a scuola, nelle piazze del paese, nelle festicciole fra amici. Ora si fanno nella grande piazza virtuale a beneficio di milioni di utenti. E’ risaputo che, grazie ai social network in rete,  già a 12/13 anni le ragazzine cominciano a scambiare foto sexy e messaggini erotici: lo dicono le indagini, le inchieste e le statistiche. Passare poi dalla semplice foto sexy a foto più spinte o video più o meno hard, il passo è breve. Così a 14/15 anni si passa da contatti ed  esercitazioni virtuali ad incontri reali e prove pratiche. E se a 16 anni si è ancora vergini si passa proprio per sfigate. Del resto  i media (stampa, TV, cinema, internet)  ci dicono che fare sesso è “normale”, e prima si comincia meglio è. Con queste premesse non dobbiamo stupirci se poi in questo tripudio di erotismo succede qualche incidente di percorso.

Incidenti come questo che non è il primo e non sarà l’ultimo. Una ragazza, Tiziana Cantone, una ragazza campana di 31 anni si è suicidata. Aveva registrato un  video hard, lo aveva inviato a degli amici i quali poi, senza il suo consenso,  lo hanno pubblicato in rete a disposizione di tutti (Tiziana; perché si è suicidata). Come dicevo, non è il primo caso di tragedie nate da brutte esperienze legate alla rete. Casi di diffusione di foto e video  erotici, bullismo, attacchi e insulti, ricatti, sono all’ordine del giorno. La rete è una giungla e chi la frequenta, specie adolescenti ancora impreparati a difendersi dalle cattiverie del mondo, rischia di farsi molto male. Ma ormai l’esibizione di foto sexy o di video più o meno hard, è normale. I giovani vivono una specie di delirio sessuale perenne in cui tutto è lecito, tutto è consentito, non ci sono più limiti. La cronaca ci racconta ormai da anni, che le abitudini sessuali dei giovani sono così disinibite e precoci che in Inghilterra  le gravidanze delle minorenni sono diventate un problema sociale. Fare sesso è come prendere un aperitivo. E infatti spesso le ragazzine fanno sesso proprio in cambio di un aperitivo, una pizza, una ricarica telefonica, un regalino o pochi spiccioli.

E’ talmente normale che una ragazza viene violentata nei bagni di una discoteca e le amiche, invece di difenderla, filmano lo stupro, lo diffondono in rete e si fanno grandi risate: “Rimini, violentata in discoteca: le amiche filmano e ridono“. Ecco, anche lo stupro diventa normale, così normale che ci si diverte un sacco. E per consentire anche ad altri di farsi due risate, il video viene subito messo in rete, perché questo è l’altra regoletta della generazione digitale: filmare tutto e condividere tutto. “Così fan tutte“, e così ha fatto anche Tiziana. Se al sesso facile aggiungiamo anche l’uso di droghe varie ed alcol a litri, il risultato non può che essere devastante.

Ma non dobbiamo preoccuparci perché i nostri solerti governanti si stanno già occupando del problema dei pericoli insiti nell’uso della rete. Cosa faranno? Semplice, faranno una legge, e il problema è risolto.  Così come hanno fatto con il femminicidio e l’omicidio stradale. Infatti non si registrano più casi di violenza sulle donne, né incidenti mortali. No? Quei quattro idioti travestiti da politicanti, giusto per far finta di fare qualcosa, pensano di risolvere tutti i problemi con una legge ad hoc. Infatti nei dibattiti televisivi uno stuolo di esperti, sociologi, psicologi, si preoccupano di garantire la privacy, tutelare i dati personali, spiegare i meccanismi degli inganni e delle truffe in rete, dei pericoli di incontri con sconosciuti, di spiegare il pericolo dell’uso di droga e alcol. Sono gli esperti del giorno dopo, quelli che ti spiegano per filo e per segno perché certi comportamenti sono sbagliati. Ma nessuno spiega come fare per evitare che certi comportamenti e stili di vita si diffondano fra i giovani.

Se oggi è normale scambiare foto e video hot in rete, così come abusare di alcol, fumo, droga e fare sesso senza limiti già da adolescenti, ci sarà un motivo. Il motivo è che il nostro stile di vita è esattamente quello che assimiliamo attraverso i media, ogni giorno, fin dalla nascita. E’ un continuo assillante invito all’edonismo più sfrenato , all’esibizionismo, alla ricerca maniacale del piacere sessuale sempre, dovunque e con chiunque. E se alcol e droga aiutano a raggiungere lo stato di estasi, ben vengano ed è lecito abusarne; con grande gioia dei produttori di alcol e trafficanti di droga. Questa società genera mostri perché devono tenere in piedi un sistema che produce veleni, ma su quei veleni si regge un immenso sistema economico che, se si smettesse di colpo di consumare quel veleno, crollerebbe. Sono concetti che ripeto da anni. C’è un fattore determinante nell’educazione dei giovani: l’emulazione. I giovani crescono adeguandosi allo stile di vita che vedono rappresentato ogni giorno attraverso i media. E quello che vedono è esattamente quello che poi fanno.

Allora, scontata la responsabilità personale di chi pubblica foto e video in rete e lo fa a proprio rischio e pericolo, siamo sicuri che i mass media non abbiano alcuna responsabilità nella diffusione di queste pratiche e delle conseguenze spesso tragiche? In altre parole, siamo sicuri che riempire i mass media con foto sexy di divette dello spettacolo (ma vale anche per le scene di violenza e la cronaca nera), non possa favorire l’emulazione da parte di chi queste immagini le ha sempre sotto gli occhi ovunque volga lo sguardo? Siamo sicuri che se non ci fosse questa diffusione assillante e pervasiva di immagini erotiche (e di violenza) quella ragazza avrebbe girato un video hard o ci sarebbe l’ennesimo caso di femminicidio o ci si ammazzerebbe per una mancata precedenza? Ma bisognerebbe essere sicuri al 100%, perché se c’è anche solo una possibilità che i media influenzino negativamente il comportamento delle persone (che è scontato al 100%) allora bisogna riconoscere che i media sono responsabili di favorire l’emulazione di atti di violenza, di diffusione di materiale porno e delle tragiche conseguenze. Sono dei killer mediatici.  Socrate fu accusato di corruzione dei giovani e mandato a morte per molto meno.