Chiusura blog

Ancora non sono finite le operazioni di trasferimento del blog alla nuova piattaforma; c’è sempre qualche nuovo disguido. Spero di riuscire a chiudere tutto entro domani, in extremis. Intanto, comunque, la registrazione su Word Press è fatta  e questo dovrebbe essere il nuovo indirizzo

https://torredibabeleblog.wordpress.com/

Non sono sicuro che funzioni. Forse per vederlo apparire in rete devo prima scrivere un post.  Boh…

Un caro saluto a tutti.

 

 

Anche Bob Dylan copia

Copiare è facile e si risparmia tempo e fatica. E internet è diventato il regno del copia/incolla. Lo fanno tutti, bambini e autorevoli accademici. Ho appena letto un articolo di Antonio Socci su Libero del 14 giugno in merito alla vittoria di Macron in Francia: “Macron ed il pericolo per la democrazia“. Mi ha sorpreso constatare che c’è un lungo periodo che sembra preso pari pari dal mio post di 3 giorni fa (Macron e la democrazia); non solo i dati ufficiali sui votanti, gli astenuti e la percentuale di voti di Macron (i dati sono quelli), ma le stesse riflessioni sulla legittimità dell’esito elettorale grazie al quale Macron, con una percentuale di voti minima, si prende la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. Per fortuna il mio post è del 12 giugno, ovvero due giorni prima di quello di Socci, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io lo abbia copiato. Casomai è il contrario. Ma, naturalmente è solo una coincidenza.

Ciò che sembra strano, però,  è che tutti i media riportano i dati ed i risultati elettorali, sottolineano l’alta percentuale di astenuti (il 50%), esaltano la vittoria di Macron, analizzano le ragioni del suo successo e gli effetti sui futuri rapporti con l’Europa; ma nessuno si sofferma a guardare l’altra faccia della medaglia. Nessuno coglie lo spunto dei risultati elettorali per notare l’incongruenza di un sistema democratico che consente a chi vince le elezioni con una ridotta percentuale di voti (nemmeno sul totale degli elettori, ma sulla metà del corpo elettorale), di governare sentendosi legittimato da una presunta maggioranza e volontà popolare che, invece, rappresenta il consenso di una minoranza degli elettori. Ovvero, è un caso eclatante di “governo della minoranza“. Evidentemente in Italia lo abbiamo notato solo in due:  io e Antonio Socci. Strano, vero?

Però, non è la prima volta che mi capita di leggere in rete pezzi che mi ricordano ciò che scrivo nel mio blog. Ricordo un altro articolo di Socci nel quale diceva che  Papa Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto delle conseguenze di quello che dice. Esattamente, parola per parola, una frase che ripeto spesso da anni su Bergoglio. Mi è capitato di sentire comici in Tv fare battute prese di sana pianta dai miei post. Così pure riprendere concetti, anche con le stesse parole, su politica, società, arte ed argomenti vari. Mi capita di lasciare dei commenti su un quotidiano in rete (non lo cito per discrezione)  e dopo pochi giorni vedere degli articoli che riprendono proprio concetti ed argomenti espressi nei miei commenti.  Ricordo una pagina Facebook “La decima crociata” che faceva regolarmente copia/incolla dei miei post, li pubblicava sulla sua pagina, senza citare la fonte, e li spacciava come suoi. Quando glielo feci notare, lasciando un messaggio per lui su un mio post del 2013 “Meglio tacere“, invece che rimediare, scusarsi e citare la fonte dei suoi scritti, bloccò l’accesso alla sua pagina, che prima era libero, riservandolo agli iscritti.

Ma non era il solo. Mi è capitato spesso di rintracciare miei post riportati per intero in siti e forum, senza citare la fonte. E’ la grande opportunità fornita da internet. Quando non hai abbastanza fantasia per scrivere qualcosa di tuo, basta cercare in rete, fare copia/incolla, pubblicarlo e lasciar credere che sia roba tua. Del resto, ormai va di moda. Illustri personaggi (scrittori, giornalisti, politici, accademici) vengono accusati di copiare da altri autori; chi copia le tesine, chi copia  risultati di ricerche altrui  e chi copia i discorsi ufficiali. La schiera dei copia/incolla è lunga: da Roberto Saviano (Saviano, accusa di plagio: avrebbe copiato da Wikipedia) a Umberto Galimberti (Galimberti in cattedra con due libri copiati), da Marine Le Pen (Marine Le Pen copia discorso di Fillon) a Corrado Augias ed altri (Augias e i copioni di Repubblica). Oggi si scopre che perfino Bob Dylan avrebbe copiato dalla rete (Dylan accusato di aver copiato il discorso da un “bigino” on line). Parte del suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura sarebbe preso da un sito inglese che  crea “bigini” di letteratura. Deve essere qualcosa di simile ai riassunti di romanzi che comparivano una volta su “Selezione dal  Reader’s Digest“. E se copia anche Bob Dylan, un premio Nobel per la letteratura, vuol dire che è tutto normale; oggi il copia/incolla è la nuova forma di creatività letteraria. Bella la rete.

Il web ci inganna

Il contatore delle visite del blog dà i numeri; nel senso che è impazzito. Non vorrei disilludere coloro che vanno fieri ed orgogliosi di contare migliaia di visite quotidiane, e festeggiano pure il raggiungimento di traguardi importanti, ma credo che sia onesto riconoscere un dato di fatto: i contatori delle visite non sono attendibili, segnano numeri che non corrispondono alle reali visite, sono taroccati; magari non intenzionalmente, ma sono falsi. Lo penso da sempre, ma lo tenevo per me. Da qualche giorno, però, la piattaforma blog dà segnali di errore, crea difficoltà di visione e di scrittura anche nell’area personale. Non so se si tratti di inconvenienti tecnici, oppure siano in atto lavori di manutenzione. In ogni caso, a parte i disguidi che spero si risolvano presto, un segnale che qualcosa non quadra è dato proprio dal contatore. Quindi questa è l’occasione buona per dire quello che penso del contatore visite.

Di colpo sembra bloccato, oppure tutti i presunti visitatori si sono di colpo traferiti in Papuasia. Il mio contatore solitamente segna un numero poco sopra le 2000 visite giornaliere. Non ci ho mai creduto. Sarei già soddisfatto se lo leggessero una decina di persone. Qualche volta penso addirittura che i nostri blog noi li scriviamo e noi ce li leggiamo. Altro che migliaia di visite! Però il blog, a prescindere dal numero di visitatori,  han una sua funzione; serve a tenere agile la mente con l’esercizio quotidiano di scrittura. Poi ognuno ne fa l’uso che crede più opportuno. Ma non voglio essere troppo pessimista. Solo 3 giorni fa il mio per due giorni di seguito ha segnato più di 3000 visite giornaliere (cosa che non succede molto spesso, ma succede), lasciandomi sempre con la curiosità di sapere chi siano questi visitatori, visto che non lasciano commenti. Possibile che quando facevo 200 visite c’erano una decina di commenti, e con 3000 visite niente? Mistero. Ieri e oggi siamo a meno della metà. Possibile? Sì, è possibile; ma ciò che è possibile non è solo che le visite siano dimezzate, ma che il contatore sia fasullo. Il numero delle visite non ha un valore reale ed assoluto, ma va letto semplicemente come indice relativo dell’andamento; ha un valore puramente indicativo. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro a qualche anno fa nel luglio 2007, quando la piattaforma venne trasferita, armi e bagagli, sul sistema WordPress (Vedi “Fuga da Tiscali” e “Grazie Tiscali“).

Prima di quel passaggio a WordPress, l’impostazione dei blog era diversa. Chi era già presente prima del 2007 lo ricorderà (il mio blog l’ho aperto nel 2003, appena attivata la piattaforma, quando i blog presenti erano meno di 400). Ma, a parte gli aspetti tecnici  (è migliorata la funzionalità e le opzioni per la gestione del blog), a proposito del contatore ricordo che la media delle visite era di poche centinaia; oscillava intorno alle 200/300, ed era già soddisfacente rispetto alla media; quando arrivava a 500 era festa grande. Eppure allora i blog erano migliaia, in pieno boom e crescita costante, c’era maggiore scambio di visite e commenti e, quindi, più visite. Poi col tempo, come è naturale, l’interesse dei primi anni è andato scemando, molti blog hanno chiuso, altri sono fermi e abbandonati o aggiornati saltuariamente. Quindi si sarebbe portati a pensare che anche le visite siano calate. Invece, miracolo, succede proprio il contrario. Con il passaggio a WordPress, di colpo, da un giorno all’altro, le visite sono decuplicate. Si è passati dalle poche centinaia alle migliaia. Possibile? No, evidentemente c’è il trucco e forse chi gestisce questo ed altri siti web ha interesse a maggiorare i numeri; avranno le loro buone ragioni.

Non so quale sia la spiegazione, non sono un tecnico e poco mi intendo di diavolerie e trucchi  informatici.  Ma la mia idea è che il contatore non segni le visite reali, ovvero di quanti entrano nel blog e leggono i post, ma sia un meccanismo (forse grazie ad un particolare algoritmo o quello che chiamano “bot”) che conteggia come visite tutte le pagine in cui, a qualche titolo, compare il link del blog. Faccio un esempio. Se avete appena pubblicato un post ed il vostro blog è nella pagina “Tiscali: blog“, ogni volta che qualcuno entra in quella pagina il vostro contatore lo segna come visita al vostro blog ed a tutti i blog presenti sulla pagina. Se il blog viene riportato automaticamente fra i tanti aggregatori di blog e siti d’informazione, idem, anche se nessuno lo legge, viene conteggiato come visita. Non so se funzioni proprio così, ma più o meno il sistema deve essere quello. In questo modo il contatore segna delle visite che in realtà non avvengono, illudendo l’inconsapevole blogger che si illude di essere un divo della rete. Del resto non è credibile che di colpo si passi da poche centinaia di visite (e decine di commenti quotidiani)  a migliaia (con commenti rarissimi, quasi zero).  Insomma, una mezza fregatura, così come non è attendibile gran parte di ciò che vediamo in rete (dove le bufale pascolano in gran numero), con numeri che vengono gonfiati ad arte giusto per stimolare la partecipazione, gratificare i blogger ed illudere e ammaliare i naviganti; come le sirene di Ulisse. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. A quello che segna il contatore non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Bene, lo pensavo da anni, ora l’ho detto.

Social killer

Una volta registrare video hard era un’attività riservata a chi produceva film porno. Oggi è diventata attività (quasi) normale anche per la casalinga di Voghera, perché da tempo i media e i social network diffondono il messaggio che mostrarsi nude o quasi sia del tutto normale, anzi è segno di emancipazione, progressismo, apertura mentale e libertà sessuale. L’invasione di selfie e foto sexy presenti dappertutto in rete, anche su siti di quotidiani seri, sono solo il primo passo e favoriscono l’emulazione, specie da parte delle adolescenti per le quali l’esibizionismo è un istinto naturale; desiderose di mostrarsi, farsi ammirare, verificare la propria carica erotica e la capacità di seduzione. Solo che una volta queste prove di seduzione si facevano a scuola, nelle piazze del paese, nelle festicciole fra amici. Ora si fanno nella grande piazza virtuale a beneficio di milioni di utenti. E’ risaputo che, grazie ai social network in rete,  già a 12/13 anni le ragazzine cominciano a scambiare foto sexy e messaggini erotici: lo dicono le indagini, le inchieste e le statistiche. Passare poi dalla semplice foto sexy a foto più spinte o video più o meno hard, il passo è breve. Così a 14/15 anni si passa da contatti ed  esercitazioni virtuali ad incontri reali e prove pratiche. E se a 16 anni si è ancora vergini si passa proprio per sfigate. Del resto  i media (stampa, TV, cinema, internet)  ci dicono che fare sesso è “normale”, e prima si comincia meglio è. Con queste premesse non dobbiamo stupirci se poi in questo tripudio di erotismo succede qualche incidente di percorso.

Incidenti come questo che non è il primo e non sarà l’ultimo. Una ragazza, Tiziana Cantone, una ragazza campana di 31 anni si è suicidata. Aveva registrato un  video hard, lo aveva inviato a degli amici i quali poi, senza il suo consenso,  lo hanno pubblicato in rete a disposizione di tutti (Tiziana; perché si è suicidata). Come dicevo, non è il primo caso di tragedie nate da brutte esperienze legate alla rete. Casi di diffusione di foto e video  erotici, bullismo, attacchi e insulti, ricatti, sono all’ordine del giorno. La rete è una giungla e chi la frequenta, specie adolescenti ancora impreparati a difendersi dalle cattiverie del mondo, rischia di farsi molto male. Ma ormai l’esibizione di foto sexy o di video più o meno hard, è normale. I giovani vivono una specie di delirio sessuale perenne in cui tutto è lecito, tutto è consentito, non ci sono più limiti. La cronaca ci racconta ormai da anni, che le abitudini sessuali dei giovani sono così disinibite e precoci che in Inghilterra  le gravidanze delle minorenni sono diventate un problema sociale. Fare sesso è come prendere un aperitivo. E infatti spesso le ragazzine fanno sesso proprio in cambio di un aperitivo, una pizza, una ricarica telefonica, un regalino o pochi spiccioli.

E’ talmente normale che una ragazza viene violentata nei bagni di una discoteca e le amiche, invece di difenderla, filmano lo stupro, lo diffondono in rete e si fanno grandi risate: “Rimini, violentata in discoteca: le amiche filmano e ridono“. Ecco, anche lo stupro diventa normale, così normale che ci si diverte un sacco. E per consentire anche ad altri di farsi due risate, il video viene subito messo in rete, perché questo è l’altra regoletta della generazione digitale: filmare tutto e condividere tutto. “Così fan tutte“, e così ha fatto anche Tiziana. Se al sesso facile aggiungiamo anche l’uso di droghe varie ed alcol a litri, il risultato non può che essere devastante.

Ma non dobbiamo preoccuparci perché i nostri solerti governanti si stanno già occupando del problema dei pericoli insiti nell’uso della rete. Cosa faranno? Semplice, faranno una legge, e il problema è risolto.  Così come hanno fatto con il femminicidio e l’omicidio stradale. Infatti non si registrano più casi di violenza sulle donne, né incidenti mortali. No? Quei quattro idioti travestiti da politicanti, giusto per far finta di fare qualcosa, pensano di risolvere tutti i problemi con una legge ad hoc. Infatti nei dibattiti televisivi uno stuolo di esperti, sociologi, psicologi, si preoccupano di garantire la privacy, tutelare i dati personali, spiegare i meccanismi degli inganni e delle truffe in rete, dei pericoli di incontri con sconosciuti, di spiegare il pericolo dell’uso di droga e alcol. Sono gli esperti del giorno dopo, quelli che ti spiegano per filo e per segno perché certi comportamenti sono sbagliati. Ma nessuno spiega come fare per evitare che certi comportamenti e stili di vita si diffondano fra i giovani.

Se oggi è normale scambiare foto e video hot in rete, così come abusare di alcol, fumo, droga e fare sesso senza limiti già da adolescenti, ci sarà un motivo. Il motivo è che il nostro stile di vita è esattamente quello che assimiliamo attraverso i media, ogni giorno, fin dalla nascita. E’ un continuo assillante invito all’edonismo più sfrenato , all’esibizionismo, alla ricerca maniacale del piacere sessuale sempre, dovunque e con chiunque. E se alcol e droga aiutano a raggiungere lo stato di estasi, ben vengano ed è lecito abusarne; con grande gioia dei produttori di alcol e trafficanti di droga. Questa società genera mostri perché devono tenere in piedi un sistema che produce veleni, ma su quei veleni si regge un immenso sistema economico che, se si smettesse di colpo di consumare quel veleno, crollerebbe. Sono concetti che ripeto da anni. C’è un fattore determinante nell’educazione dei giovani: l’emulazione. I giovani crescono adeguandosi allo stile di vita che vedono rappresentato ogni giorno attraverso i media. E quello che vedono è esattamente quello che poi fanno.

Allora, scontata la responsabilità personale di chi pubblica foto e video in rete e lo fa a proprio rischio e pericolo, siamo sicuri che i mass media non abbiano alcuna responsabilità nella diffusione di queste pratiche e delle conseguenze spesso tragiche? In altre parole, siamo sicuri che riempire i mass media con foto sexy di divette dello spettacolo (ma vale anche per le scene di violenza e la cronaca nera), non possa favorire l’emulazione da parte di chi queste immagini le ha sempre sotto gli occhi ovunque volga lo sguardo? Siamo sicuri che se non ci fosse questa diffusione assillante e pervasiva di immagini erotiche (e di violenza) quella ragazza avrebbe girato un video hard o ci sarebbe l’ennesimo caso di femminicidio o ci si ammazzerebbe per una mancata precedenza? Ma bisognerebbe essere sicuri al 100%, perché se c’è anche solo una possibilità che i media influenzino negativamente il comportamento delle persone (che è scontato al 100%) allora bisogna riconoscere che i media sono responsabili di favorire l’emulazione di atti di violenza, di diffusione di materiale porno e delle tragiche conseguenze. Sono dei killer mediatici.  Socrate fu accusato di corruzione dei giovani e mandato a morte per molto meno.

Selfie taroccati, bufale e vacanze

Ormai è tutto falso, virtuale, niente è quello che sembra. La realtà è finzione e la rappresentazione della realtà sembra più vera del reale. E’ una realtà taroccata perché, a forza di media, internet, social network, fake, selfie, avatar, bufale e photoshop, hanno taroccato il cervello della gente. Tanto che, grazie anche alla tecnologia, trasformare la realtà è diventato normale, una specie di gioco di società. Una volta ci si limitava a raccontare bugie su imprese fantastiche, conquiste amorose, vacanze strabilianti e avventure di viaggi. Oggi la parola non basta più, i ballisti 2.0 si sono evoluti e non si accontentano più di raccontare balle, ti propongono anche le prove fotografiche e le diffondono in tempo reale sui social.

Lo conferma questo articolo: “Milioni di selfie taroccati per simulare le vacanze“. Basta un selfie, un ritocco con Photoshop con cui inserisci uno sfondo a piacere e fai credere di aver trascorso le vacanze in splendide ed esclusive località. Ecco perché la realtà non è quella che vediamo intorno a noi nella vita quotidiana, ma è quella che vediamo rappresentata (e taroccata) in televisione o su internet. E così, in questo generale taroccamento, anche l’Italia è popolata da strana gente, bizzarri e pittoreschi personaggi che spopolano sui media ed in TV, hanno successo e riescono ad infinocchiare (è il termine appropriato) i creduloni: imbonitori da fiera paesana travestiti da guru, travestiti di successo con nomi da vizi capitali, fighetti snob travestiti da intellettuali isterici che “aborrono” il lavoro perché sudare non è chic, ornitologi sessualmente confusi che scambiano l’uccello con la passera ed usano gli orifizi corporali per scopi diversi da quelli naturali. E’ tutto un taroccamento generale. Anche i cinesi, quelli che fabbricano prodotti taroccati per tutti i gusti e le esigenze, sembra che non siano cinesi originali; sono cinesi taroccati da napoletani che si spacciano per cinesi originali Made in China, ma sono napoletani di Forcella taroccati da cinesi con Photoshop (vedi “Prosciutto e vermi cinesi“). Vatti a fidare.

Vedi

Il trucco c’è, ma non si vede (2007)

Fra realtà e fiction (2008)

Trucchi del mestiere (2008)

Non è vero, ma ci credo (2008)

Realtà e finzione (2009)

E’ tutta una fiction (2010)

Libia e mozzarella (2011)

La TV ci avvelena (2011)

Realtà e Photoshop (2011)

Sogni e bisogni  (2013)

Tarocchi e congiuntivi (2013)

Il trucco c’è (e si vede) (2013)

Bufale di giornata (2014)

Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni fotografici (2015)

Come si chiama?

Le news, invece che informarti, molto spesso ti creano dubbi. Ecco il primo dubbio della giornata. Cominciamo bene! Sguardo alla Home page Tiscali, per una prima lettura dei titoli. In alto alla pagina scorrono i titoli delle Flash news LaPresse. Si leggono istintivamente, sono brevi e danno subito una prima visione delle ultime notizie. Restano in mente anche mentre scorro la pagina e vedo questo titolo…

Non seguo la cronaca nera o le disgrazie quotidiane, ma volenti o nolenti, anche solo leggendo i titoli, certe notizie restano impresse. Per esempio questo nome che, però, mi ha sempre lasciato perplesso perché lo si trova scritto in modi diversi. Quindi resta il dubbio: ma come si scrive questo cognome? Ed ecco che oggi ne ho la conferma. Proprio mentre guardo questo box mi viene in mente che, appena prima ho visto scorrere fra le Flash News un titolo simile. Torno su e rileggo…

Eccolo, qui è scritto “Aldovrandi“, mentre nel box è scritto “Aldrovandi“. Chi avrà ragione? Sarà solo un errore di battuta nel titolo? Non resta che leggere il pezzo dell’agenzia LaPresse e scoprirlo. Clicco sul titolo che scorre e si apre la pagina: “Aldovrandi, sindacato di polizia protesta“. Ecco il titolo della pagina…

Conferma, anche nel titolo del pezzo  il nome è scritto così “Aldovrandi“. Sarà questa la forma giusta? Per curiosità leggo il pezzo e già nelle prime righe c’è la conferma: “Federico Aldovrandi che fu ucciso da quattro agenti …“.

A questo punto c’è quasi la certezza, è scritto nello stesso modo nel titolo flash, nel titolo della pagina, nel corso del pezzo, quindi…è chiaro, si scrive “Aldovrandi“. Ma ormai, visto che ci siamo, tanto vale finire di leggere il breve articolo. E guarda guarda, poche righe più sotto leggo “vicinanza e solidarietà alla madre di Federico Aldrovandi …”. No, non è possibile. Ancora qualche riga sotto ecco “quattro poliziotti responsabili della morte di Federico Aldrovandi…”.  (!?!?)

Non basta che il nome è scritto in due maniere diverse nella stessa Home, ma addirittura viene scritto in due modi diversi all’interno dello stesso articolo. Sinceramente è troppo. Sono inesattezze che si notano spesso leggendo le notizie in rete. Il più delle volte si sorride e si tira avanti. Ma qualche volta bisogna pur rilevare queste imprecisioni per mostrare con quanta negligenza, improvvisazione e poca serietà vengono scritti certi pezzi e titoli. Eppure basterebbe un minimo di attenzione e di accuratezza nello scrivere e si eviterebbero queste ridicole figure. Come dico spesso, gli addetti all’informazione hanno una responsabilità precisa nei confronti dei lettori. Forse lo dimenticano, si preoccupano solo di riempire le pagine e svolgono con troppa superficialità un lavoro che, invece, richiede competenza e serietà. Non solo si ha l’impressione che i redattori scrivano con i piedi, ma che non si prendano nemmeno la briga di rileggere quello che scrivono ed, eventualmente, correggere gli errori. E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Interessante anche segnalare quest’altra doppia grafia appena vista fra le Flash News ANSA del Corriere.it.  Nel titolo che scorre in prima pagina vediamo “elegibilità” scritto con una sola G. Anche in questo caso si viene assaliti dal dubbio: sarà un semplice errore di battitura? Possiamo scoprirlo Cliccando e vedendo il pezzo  e scopriamo che anche qui il termine viene scritto in due modi diversi: con una sola G nel titolo e con due G nel pezzo…

In pieno trionfo della comunicazione mediatica non solo è poco attendibile l’informazione, ma anche la grammatica è “casual“.

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Oggi il Corriere della sera compie 137 anni. E’ nato il 5/6 marzo 1876, come riporta un box in prima pagina per ricordare l’avvenimento. E’ ancora il quotidiano più diffuso e autorevole. Ecco perché lo prendo come esempio molto spesso per evidenziare la poca attendibilità della stampa. Se il Corriere pecca spesso, troppo spesso, di faziosità e di più o meno evidenti trucchi giornalistici per alterare il significato delle notizie, figuriamoci cosa fanno altri quotidiani apertamente schierati e di parte.

Facciamo due esempi recentissimi; uno addirittura di oggi. Il primo riguarda una notizia di qualche giorno fa: “Gaza, misteriosa moria di razze”. Ed ecco la foto allegata che mostra decine di razze distese sulla spiaggia.

Tutte disposte in perfetta fila. Certo che queste razze hanno un particolare senso dell’ordine se vanno a morire su una spiaggia allineandosi perfettamente. Come se qualcuno le abbia sistemate così apposta. Vederle così può far pensare che si siano “spiaggiate” e questo può giustificare il fatto che si parli di “morte misteriosa“. Certo che anche un cronista sprovveduto non mancherebbe di notare che si tratta di uno spiaggiamento alquanto inusuale, visto il perfetto allineamento. La verità è che nella morte delle razze non c’è niente di misterioso, come annuncia il Corriere. Si tratta di razze pescate dai pescatori di Gaza, adagiate sulla sabbia in attesa di essere trasportate al mercato per la vendita. Lo riferisce un quotidiano israeliano “The Times of Israel“. Insomma, la misteriosa ecatombe di razze è una bufala.

Secondo esempio. Oggi in prima pagina, in bella evidenza, c’è questo box…

Ecco uno splendido esempio di “sentenza mediatica“. Chiunque legga questo titolo non può che giungere ad una sola conclusione: “Berlusconi aveva avviato ad Arcore un traffico di prostituzione”. Non c’è dubbio e non c’è possibilità di sbagliare interpretazione o di avere dubbi; questa è la verità. Evidentemente, si può pensare, si tratta della sentenza definitiva del processo per l’affare Ruby. Sarà vero? No, non è vero, è falso.

E’ solamente un’affermazione della requisitoria del pm  Antonio Sangermano. Ovvero, questa è solo l’opinione dell’accusa, visto che, come noto, il processo è ancora in corso.  Ma estrapolare quella frase e sparare questo titolo in prima pagina è come riportare una sentenza definitiva già emessa. E quel titolo resta nella memoria dei lettori e diventa verità. E’ uno di quei trucchi mediatici che denuncio spesso. La stampa nostrana ci fornisce ogni giorno esempi concreti di questa manipolazione dell’informazione.

Ora, nell’articolo che ricorda l’anniversario della nascita del Corriere, viene riportata questa frase che compariva nell’editoriale del primo numero del quotidiano: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione.”.

Belle parole, non c’è che dire, e lodevoli intendimenti. Dice l’articolista, Greta Sclaunich, che “a distanza di poco meno di un secolo e mezzo valgono ancora i principi del primo editoriale...”. Ne è proprio sicura? Basterebbero i due esempi riportati sopra (due fra centinaia di casi che ho segnalato in questi anni), per lasciare molti dubbi sull’attualità delle parole di quell’editoriale. Ho la sensazione, visto che seguo ogni giorno la versione on line, che il Corriere, strada facendo, abbia tradito i buoni propositi iniziali e si sia adeguato all’andazzo generale, quello di usare l’informazione come arma mediatica di condizionamento delle masse. In perfetto stile propagandistico in uso nelle dittature.

L’apparente indipendenza della linea editoriale e la sbandierata imparzialità di gran parte della stampa è solo un paravento per celare l’uso spregiudicato dell’informazione. E non ci si lasci ingannare dal fatto che viviamo in un sistema cosiddetto “democratico“. A ben guardare, la democrazia non è altro che un sistema “diversamente dittatoriale“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!