Categorie protette

Devi avere un cancro per lavorare“, dice Rosanna Banfi, come riportato ieri dal Giornale. Un’affermazione forse esagerata, ma mica tanto. Oggi per avere successo e visibilità devi fare scandalo, provocare, insultare, creare polemiche, dichiararsi gay o lesbiche  o…avere un cancro da rivelare al mondo. E’, più o meno, quanto dico da anni sull’informazione mediatica molto disinvolta, spregiudicata e attenta più a proporre in primo piano mostri e richiami morbosi per attirare lettori, invece che notizie serie e utili.

lino-banfi-e-rosanna-banfi

L’ho ripetuto anche di recente nel post “Miss bioniche“, per ribadire come oggi per avere visibilità e successo bisogna essere “strani” (settembre 2018). Ecco un brano del post:

“Oggi per guadagnarsi l’attenzione dei media e qualche forma di aiuto e assistenza, bisogna essere strani, fuori dalla norma, avere qualche deficit, diversità o stranezza di qualche tipo, bisogna appartenere a quelle che chiamo “categorie protette“: zingari, immigrati, neri, musulmani, gay, lesbiche, trans, carcerati, drogati, disagiati fisici e mentali, poveri e ultimi.

C’è uno stuolo di soggetti assistenziali e umanitari (finanziati spesso con fondi pubblici) che si occupano di loro: associazioni umanitarie, gruppi di volontari, enti, Onlus, Ogn, benefattori privati, filantropi, ONU, Unhcr, Unar, Coop, Consulte, Caritas, preti, vescovi e perfino il Papa. E tutto ciò che rientra in queste categorie finisce in prima pagina perché è un richiamo per la curiosità morbosa dei lettori. Ecco un recentissimo esempio di ieri sul Giornale (ma si vede anche di peggio): “Ho rischiato la vita per una infezione“. Se non vi sembra abbastanza schifosa guardate questa: “Gessica Notaro; la prima foto dopo l’aggressione“) Se volete vedere le foto cliccate sul link; qui non le inserisco perché, sinceramente, sono orribili.

Mi è venuto spontaneo inserire un commento su quell’articolo: “Sì, ci dispiace, ma non è il caso di sbattere l’immagine in prima pagina. Ormai siamo all’esaltazione dell’orrido, del ripugnante, dello splatter, delle deformazioni fisiche, di visi sfregiati dall’acido o da malattie, di aspiranti Miss senza braccia o gambe, di tutto ciò che crea ribrezzo e disgusto: fa spettacolo e richiama l’attenzione del pubblico. Questo almeno è ciò che credono gli addetti ai lavori dei media; quelli che soffrono di qualche forma di psicopatologia e farebbero bene a curarsi, invece che scrivere sui giornali.“.

Ormai l’informazione è indigesta; ci vuole uno stomaco molto forte per digerire certe notizie di cronaca quotidiana e certe immagini raccapriccianti.  Giornali e tg sembrano bollettini guerra e riviste per maniaci e amanti dell’orrido. Facciamo qualche esempio recente.

Sophia, la modella orgogliosa del suo “monociglio“. Eccola sotto (ci mancava solo il monociglio):

sophia-monociglio

Ed ecco altre notiziette edificanti, di quelle che ti infondono serenità, gioia di vivere, fiducia e speranza nel futuro:

Carbonia: allevatore cinquantenne abusa della madre di 80 anni.

Croazia: padre getta i 4 figli dal balcone.

Padre ammazza la figlia si 4 mesi perché piangeva durante la partita di calcio in TV.- 

Melanie, la modella calva e senza denti.

Melanie Gaydos

– Ricordate Conchita Wurst, la drag queen con la barba (a destra nella foto) che nel 2014 vinse il festival europeo della canzone?

Conchita-Wurst-3

Ci ha ripensato (ha la sessualità e il gender “fluttuante“, come diceva Paola Concia), non sarà più Conchita Wurst, ma torna al vecchio look da uomo (si fa per dire) e riprende anche il nome di Tom Neuwirth (a sinistra nelle foto). Oggi si usa così; ci si sveglia al mattino e, secondo i ghiribizzi del mattino, si decide il gender del giorno; se fare il maschio, la femmina, il trans, la drag queen, il bisex, a piacere. Più sei “estroso” e più hai successo. Ecco perché nei vari salotti in Tv stazionano in permanenza vari personaggi stravaganti come Alfonso Signorini, Cecchi Paone, Platinette, Malgioglio, Luxuria; il fior fiore della cultura italica.

Conchita ridiventa Tom (per il momento, poi si vedrà)

E cosa ne dite di questo crocifisso “artistico” di Giuseppe Veneziano, con Cristo in costume leopardato e la scritta Lgbt al posto di Inri? No comment.

crocifisso_lgbt

Ci fermiamo qui, perché l’elenco delle zozzerie umane sarebbe troppo lungo e tutte finiscono in prima pagina.  Bastano queste notizie per capire a quale bombardamento di negatività siamo sottoposti ogni giorno. Queste  non sono notizie, sono spazzatura maleodorante, sono rifiuti indifferenziati; questa quotidiana rassegna di schifezze non è informazione, è merda. E tutti i giorni stampa e Tv ce ne forniscono a tonnellate, in abbondanza, su stampa, TV, internet. Ci forniscono un’immagine della società alterata e tossica, la peggiore possibile,  che nuoce gravemente al nostro già precario equilibrio psichico.

Vedi:

– “In aumento le malattie mentali a livello mondiale“)

Quoziente intellettivo in picchiata; specie umana sempre più stupida. (Appunto, ed io cosa dico da anni?)

.  Poi si sorprendono se la gente impazzisce, ammazza mogli e figli e butta dal balcone i neonati di pochi mesi. E per evitare di chiamare le cose col loro nome, ovvero di dire che la gente sta impazzendo, usano eufemismi e parlano di persone che agiscono in preda a “tempeste emotive“. Non siete solo impazziti, siete proprio completamente rincoglioniti.

Così, le uniche buone notizie, quelle che magari ci strappano un sorriso, sono quelle che riguardano gli animali e le loro prove di affetto per i padroni: “Senzatetto ricoverato; i cani lo aspettano per ore fuori dall’ospedale“. “Più conosco gli uomini, più amo i cani“, diceva Heinrich Heine.

cani aspettano padrone2

Meglio i cani, meglio…

 

Vedi: Miss bioniche e dintorni.

Vauro, che faccia da…

Ecco l’ultima vignetta di Vauro, pubblicata oggi sul Giornale; quello che è convinto di essere spiritoso, ironico, divertente. Insomma è convinto di qualcosa; e tanto gli basta. Non passa giorno che Salvini non sia sotto attacco mediatico con insulti, accuse varie, vignette e perfino minacce di morte. Una quotidiana campagna di odio che nemmeno contro Berlusconi si era arrivati a tanto. Ricorda molto quella campagna di odio lanciata da Lotta continua nei confronti del commissario Luigi  Calabresi, accusato di essere responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. E sappiamo come andò a finire; con l’assassinio di Calabresi.

Stesso metodo usato contro tutti gli avversari politici da una sinistra che non tollera avere rivali che non siano allineati al pensiero unico del partito. Uno dei più accaniti contro Salvini è proprio Vauro che continua a farne il suo bersaglio preferito. Eccolo sotto felice e sorridente, che augura a Salvini di spararsi in fronte. Ma, sinceramente, voi uno così lo invitereste a cena?

Vauro vignetta salvini.jpg

Spregevole, inquietante; ha dipinti sul volto i segni della malvagità d’animo, l’astio, il rancore, l’odio, contro tutto e tutti, contro il mondo intero, specialmente contro chi non è della sua parte politica (atteggiamento comune, appunto, a tutti quelli come lui). La classica “Faccia da comunista“. Teniamo presente che se qualcuno si azzarda a insultare personaggi di sinistra viene subito querelato e paga pesanti conseguenze: Forattini ne sa qualcosa (Vero, D’Alema? Vedi “Satira libera, dipende). Per una vignetta non gradita D’Alema querelò Forattini e gli chiese 3 miliardi di danni; non le scuse, ma 3 miliardi.

Tipico il caso della Kyenge che ha querelato Calderoli (condannato a 18 mesi per diffamazione e odio razziale) per aver paragonato la Kyenge ad un orango;  e Borghezio (multa di 1000 euro e risarcimento danni di 50.000 euro alla Kyenge; per aver detto durante un’intervista alla radio che “Gli africani sono africani“, e che “Per affermare che la civiltà africana non ha prodotto grandi geni, basta consultare l’Enciclopedia di Topolino, non occorre che lo dica io“) Tutto vero, ma non si può dire; altrimenti ti querelano e devi pagare i danni.

Se invece si insultano con tutti gli epiteti possibili personaggi di destra, li si minaccia e gli si augura la morte, non succede niente; è libertà di espressione, dialettica politica, satira. Con gli insulti a Berlusconi si potrebbe scrivere un libro. Basta saperlo e regolarsi, se non si vogliono passare guai; come Forattini che ha dovuto espatriare in Svizzera perché D’Alema, per una vignetta non gradita lo aveva querelato chiedendo 3 miliardi (di lire) di danni.

Ecco cosa diceva Forattini a proposito della situazione in Italia: “La tragedia italiana è rappresentata dal comunismo, dal ’68 e dalla magistratura che si è impossessata del potere – questa la visione dell’Italia di Forattini -. Il paese è diviso in due dai comunisti, se non sei con loro sei di destra. Sono i maggiori conservatori e sono letteralmente i fascisti di ora. Anche la satira è tutta di sinistra. Se non sei di sinistra non lavori in tv. Non credo a chi dice che c’é la censura: basta guardare uno come Vauro, bravissimo, lo considero un mio figlioccio.”. Forattini, diciamo che Vauro è un “figlioccio” andato a male (non tutti vengono bene). Che Vauro sia “bravissimo” e che non esista la censura la prendiamo come battuta; carina.

A proposito di facce da…Leo Longanesi, riferendosi ai militanti comunisti, diceva: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Vauro è la conferma che Longanesi aveva ragione. Se poi vediamo anche le facce dei suoi degni compari non abbiamo più dubbi. Uno per tutti; Santoro, in una delle sue tipiche, simpatiche, accattivanti espressioni da (censura).

santoro broncio

 

Ecco sotto il link ad una serie di articoli su nostro vignettista Vauro, sull’umorismo di sinistra e sulla satira libera:

https://torredibabele.blog/?s=Satira libera? Dipende…

 

Parla come mangi

Sta diventando di moda usare anglicismi. Ormai, sia nei testi scritti, nei messaggi sui social, nella comunicazione politica, nell’informazione e nei dibattiti televisivi, si ricorre sempre più spesso a termini ed  espressioni idiomatiche  prese pari pari dall’inglese. L’elenco di queste forme sarebbe lungo. Basta pensare a termini come “Jobs act, Spending review, bail in, spread, spoils system …”.

Pensiamo ad un esempio che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: Tutte le reti ormai annunciano i TG con l’espressione “Breaking News“, che significa semplicemente “Ultime notizie“.  Ma allora perché non si può scrivere “Ultime notizie” al posto di Breaking News? Perché detto in inglese sembra più importante e affidabile? No, solo perché siete scemi e siete convinti che parlare inglese sia chic. Se usati saltuariamente questi anglicismi  possono anche essere passabili. Ma quando si abusa diventa davvero insopportabile; quasi una provocazione. Per esempio, leggete questo articolo riportato oggi sul Giornale: “E’ iniziata l’era dei Direct brand“.

Direct brand

Sapete cosa sono questi “Direct brand“? No? Allora, siccome è sempre meglio essere informati,  per curiosità leggete il pezzo. Ed ecco cosa si legge in questo articolo, firmato da Irene Serafica,  che dovrebbe spiegare chiaramente il mistero. Ho raccolto alcuni termini usati nel pezzo (qualcuno, ripetuto spesso, l’ho saltato). “Direct brand… indirect-brand-economy…businesss…digital disruption… shift verso il direct-to-consumer: il cloud…direct brand…supply chain…player nativi digitali…customer… experience…samples… unboxing…storytelling…shakes…streaming e web tv, service device… retail store…supplier…packaging… boutique brand… business model…customer experience… two-way…”. La Serafica (beata lei) è riuscita ad inserire ben 25 termini inglesi in un normale articoletto: figuriamoci se scrivesse un romanzo o un saggio.

Chiaro? Avete capito cosa sono questi misteriosi Direct brand? No? Ma allora siete irrecuperabili. Però avete ragione: la spiegazione è più oscura del previsto e non spiega niente. Anzi ora bisognerebbe scrivere un altro articolo per spiegare il significato di questi termini, E poi un altro ancora per spiegare la spiegazione. Non se ne esce.

Quando ho letto il pezzo stamattina non ho potuto fare a meno di lasciare un commento che, fino a questo momento non è ancora comparso; censura (come previsto).

Eccolo: “Cara Irene, sarà anche Serafica, ma la sua scrittura è quasi una provocazione, un pugno nello stomaco. Ma questo articolo era per il Giornale o per i lettori del Sun? Ma vi rendete conto di quello che avete scritto? E non vi vergognate? Una volta, a chi usava un linguaggio inutilmente complesso e astruso. si diceva “Parla come mangi”. Certi giornalisti di oggi, per una sorta di legge del contrappasso (Oggi Dante riserverebbe un Girone speciale ai giornalisti), bisognerebbe obbligarli a “mangiare come scrivono”; ingurgitare schifose pietanze,  torbidi intrugli e disgustose porcherie esotiche.

Quando si pubblicano articoli simili, invece che allegare al Giornale il solito volumetto “Fuori dal coro“, dovrebbero allegare un piccolo vocabolario inglese-italiano. Non tutti gli italiani al mattino fanno colazione con cappuccino, brioche e Shakespeare.

Scrivi in modo che ti capisca il lattaio dell’Ohio“, diceva  il suo direttore a Montanelli quando, all’inizio della carriera, lavorava in America; per dire di scrivere in maniera chiara, semplice e comprensibile a tutti. E’ un aneddoto che tutti i giornalisti conoscono, o dovrebbero conoscere e, soprattutto, dovrebbero applicare. Forse alla nostra Serafica, amante degli anglicismi, non glielo hanno mai raccontato. O forse ha studiato per corrispondenza e la dispensa in cui compariva l’aneddoto è andata smarrita. Soliti disguidi del servizio postale.  Succede.

Anche Giorgio Gaber, nel monologo “Io se fossi Dio” diceva qualcosa a proposito dei giornalisti. Nel caso la Serafica non lo conoscesse le ricordo alcuni versi:

“Io se fossi Dio
maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.”.

Vedi

– “Cervelli unisex” (2015)

Giornalismo d’inchiesta (2016)

Rassegna stampa e maggioranze (2004)

Adrian, il guru della Padania

Celentano era già vecchio quando era giovane; per la sua supponenza, la presunzione, la puzzetta sotto il naso, lo sguardo schifato di chi guarda tutti dall’alto in basso e la convinzione di essere l’unico pulito in un mondo di brutti, sporchi e cattivi (sono effetti della senescenza); figuriamoci oggi che è vecchio davvero. Vederlo in TV e ascoltare i suoi pistolotti moralistici e le lunghe pause “espressive” (sempre uguali, come fa da 40 anni) è come essere rimasti fermi ai vecchi fotoromanzi di Bolero film o Grand Hotel, come confondere la realtà con la fantasia, come fa la protagonista dello “Sceicco bianco” di Fellini.

Adrian Celentano-2

Celentano è innamorato del suo avatar, la sua immagine virtuale, il personaggio che si è creato in tanti anni e nel quale si identifica, il ragazzo buono e “ruspante” che lotta contro il potere e le ingiustizie del mondo. Ma, guarda caso, interpreta sempre il personaggio del boss, del capo branco, dell’invincibile, del salvatore del mondo, del mega direttore, del tribuno, del ras del quartiere, del ribelle che sconfigge i prepotenti, del profeta, del guru della Val Padana, di Serafino, il pastore buono, semplice e innocente (ma il regista Germi lo scartò al provino perché disse che aveva una faccia da gangster!), che si scontra con la malvagità della metropoli ed il consumismo. E siccome ha bisogno di assecondare le sue velleità artistiche di attore, regista, produttore (fa sempre tutto da solo)  nel ’75 scrive, interpreta e dirige “Yuppi Du. 

yuppiducelentanoMa il suo sogno segreto sarebbe stato interpretare “Jesus Christ superstar“, nel ruolo, ovviamente del protagonista che, però, nella sua versione, cambia il finale della storia; si stacca dalla croce (per miracolo, può farlo) e vola in cielo fra due ali di cherubini che cantano le sue lodi. Amen! Visto, però,  che un film-musical di grande successo  su Gesù lo avevano già fatto nel ’73, ha dovuto ripiegare facendo nel 1985 una specie di parodia, “Joan Lui“.

joan lui

Sì, è modesto il ragazzo. Così, siccome bisogna pur campare, periodicamente si inventa qualcosa da vendere alla Tv e ricavarci qualche milione di euro. Anche perché difficilmente gli darebbero il “reddito di cittadinanza“. E si inventa un cartoon  “Adrian” che celebra se stesso (tutto quello che fa è sempre autocelebrativo), anzi il suo avatar, dove fa tutto lui, autore, sceneggiatore, regista, canta, recita le sue lunghe pause (la sua specialità), fa pure il montaggio, il doppiaggio di se stesso e ordina i panini al bar. Sembra che questo nuovo “evento” (così lo definiscono i media di regime) sia costato fra i 20 ed i 28 milioni di euro.

Guardate le locandine; il personaggio è sempre quello, in 40 anni non è cambiato nulla. E’ sempre quello il suo avatar, qualunque cosa faccia, con l’espressione severa, arcigna, da inquisitore e giudice di un mondo cattivo dove lui è l’unico eroe positivo. E scrive canzoni ambientaliste, sulla Via Gluck, dimenticando la sua villona immersa nel verde. E tutti citano i suoi successi, come prova del suo talento, a cominciare da quella famosissima che è diventata quasi la sua sigla personale. Infatti tutti la citavano come “Azzurro di Celentano”. Dimenticando che quella canzone che tanto successo gli ha dato, non è sua, ma di Paolo Conte il quale, invece, non viene mai citato; chissà perché. O della creazione del Clan, che faceva passare come un’associazione fra amici, ma che attirava gli artisti e ne sfruttava economicamente i successi; infatti lui ha fatto i miliardi, gli altri no.

Classico esempio la vecchia e dura battaglia, anche legale, con Don Backy, appropriandosi delle sue canzoni per interpretarle personalmente (Vedi il caso più famoso; “Canzone” festival di Sanremo 1968, che è di Don Backy, non di Celentano).

O il grande successo di “Pregherò” del 1962, che era solo la cover di “Stand by me” un grande successo di Ben E. King, del 1961; anche questa tradotta e riadattata da Don Backy; guarda caso. Ma nessuno lo ricorda, citano solo la bravura di Celentano, il guru padano. Perché?

Non ho visto il programma; non lo guarderei nemmeno se mi pagassero. Ma ho letto diverse recensioni in rete e tutti ne parlano male, sia per i bassi ascolti, sia per la infima qualità del prodotto (Vedi Maurizio Costanzo che di solito è molto generoso con i personaggi dello spettacolo). E se anche Costanzo lo distrugge, qualche motivo deve esserci. E la cosa mi consola. Caro il nostro guru padano; Adrian, ma vaffanguru.

 

 

 

Prima Belen

Sembra che il Giornale, parafrasando il motto “America first” di Trump, abbia adottato il motto “Prima Belen”, poi tutto il resto. Infatti ogni giorno, da anni, c’è in prima pagina un articolo che la riguarda (qualche volta anche due o tre; il perché di tanta attenzione non è chiaro, ma lo scopriremo prima o poi). Ecco quello di ieri “Diletta Leotta e Belen Rodríguez, la foto è “letale”; Instagram in tilt“.  Non se ne può più di vedere tutti i santi giorni in prima pagina questa “gatta morta“, qualunque cosa faccia o non faccia, in tutte le pose, ma sempre nuda o quasi, con quella immancabile espressione fissa; più che un volto sembra una maschera. Guardate questa foto. Per lei è una specie di foto tessera, l’espressione è sempre quella.

belen languida

Sì, al Giornale hanno la passione per la cultura; o forse è meglio dire “La Cul-tura”.  Ieri, per esempio sempre in prima pagina c’era questo articolo che riguardava Fabrizio Corona, un altro personaggio sempre in primo piano, non per particolari meriti artistici o culturali, ma per i pettegolezzi da lavandaie che lo accompagnano sempre e le sue peripezie amorose: “Il mio pene non vuole pensieri“. Già dal titolo si intuisce la profondità del pezzo e dell’argomento trattato; ma, soprattutto, il rapporto conflittuale tra il suo cervello e  l’organo sessuale; una convivenza non facile.  Ma può stare tranquillo perché il suo pene non sarà assillato dai pensieri, sempre scarsi, poco impegnativi e, siccome scambia spesso i due organi, sono pensieri del cazzo; quindi in perfetta sintonia con il titolare di quegli organi. Visto, però,  che finisce in prima pagina, deve essere una notizia importante. Immagino che gli italiani si sveglino ogni mattina chiedendosi come stia il pene di Corona e che uso ne faccia. O almeno questo è quello che forse credono al Giornale. No?

(P.S.) Ancora dubbi sul fatto che al Giornale abbiano delle tendenze maniacali di tipo sessuale? Ecco il titolo di oggi, 25 gennaio, di un  articolo in prima pagina (quindi, di grande interesse sociale e culturale): “La Marcuzzi è senza le mutande?“. E naturalmente anche questa foto, come tutte quelle delle smutandate del giorno, scatena gli utenti e  “fa impazzire i social“. Ma siamo sicuri che siano i social ad impazzire e non i cronisti gossipari che,come ho scritto pochi giorni fa, “Non vanno oltre le mutande”? Non mi sbagliavo.

Ultimamente, in quanto a serietà editoriale, il Giornale fa concorrenza a Libero che fa concorrenza a Chi di  Alfonso Signorini il quale, a sua volta fa concorrenza a Novella 2000 ed  ai rotocalchi rosa ed alle riviste gossip e porno che ormai spopolano; si somigliano tutte, sembrano fatte in fotocopia e riempiono le edicole con foto, notizie e pettegolezzi da comari al mercato e da salone parrucchiera.

sceicco bianco

Sono l’evoluzione delle riviste popolari degli anni ’50, di Bolero film, Grand Hotel e dei fotoromanzi stileLo sceicco bianco” in cui realtà e fantasia si fondono svelando l’altra faccia delle storie romantiche raccontate dai media (ieri e oggi), e che  ispirò nel 1952 l’omonimo film di Fellini interpretato da Alberto Sordi.

Erano le letture predilette una volta da adolescenti e signorine romantiche che si appassionavano a quelle storie d’amore raccontate con foto o fumetti, immedesimandosi nei protagonisti.

Ma torniamo alla nostra Belen eternamente ingrifata. Guardate quest’altra foto, insieme a Leotta,  apparsa ieri sempre sul Giornale.

belen rodriguez, diletta leotta

Notate differenze nell’espressione di Belen? No, nessuna. L’avevamo lasciata con l’espressione da gatta morta in orgasmo, e così la ritroviamo. Leotta guarda l’obiettivo e sorride, Belen ha gli occhi bassi con quella espressione fissa, sempre la stessa, uguale per tutti i giorni, le ore e le stagioni (sia che lavi i piatti o che stia scopando; più facile la seconda ipotesi): languida, passionale, lussuriosa, lasciva, sensuale e libidinosa; sempre in procinto di avere un orgasmo.

Dubbi? Guardate questa foto, insieme alla sorella Cecilia, su L’Unione sarda di oggi: stessa espressione di sempre, stampata, da orgasmo perenne. Se ci fosse una sua statua in un Museo delle cere (magari c’è davvero) la sua maschera di cera sarebbe più espressiva di quella reale.

belen cecilia

Prima o poi farà un selfie alla passerina e la mostrerà Urbi et Orbi sui social. Forse è convinta che ce l’abbia solo lei o che la sua sia speciale. “Instagram in tilt“, dice il titolo. Normale, ogni volta che qualche smutandata pubblica sui social una foto (che deve essere sempre Hot, da urlo, mozzafiato etc.) immancabilmente scrivono che la rete impazzisce, i fan sono in delirio o i social vanno in tilt. Non basta pubblicare la foto; bisogna esaltarne l’effetto, la bellezza, l’impatto sconvolgente sul pubblico e urlare titoli iperbolici;  l’iperbole è la norma, l’ingrediente  più usato per confezionare quel minestrone indigesto a base di fake news, pubblicità mascherata da articoli redazionali e pettegolezzi inutili che chiamano informazione. Più urlano e più la gente ci casca e compra le riviste.  Ecco un esempio di oggi, fresco di giornata: “Sofija Milosevic incanta su Instagram“. E siccome questa epidemia di delirio collettivo e incantesimi di massa succede ogni giorno, significa che in circolazione ci sono milioni di pazzi. Bisognerà riaprire i manicomi.

Mi dispiace non poter aggiungere altro su questa Sofija Milosevic. Non seguo il gossip; al massimo leggo i titoli degli articoli. Quindi non ho capito chi sia questa Sofija, né chi sia Diletta Leotta e tutte le altre sciacquette smutandate che affollano le riviste gossipare, il web, i salotti  TV. Non capisco cosa facciano, perché abbiano tanto spazio sui media,  e perché siano sempre in prima pagina. Ma siccome sono tantissime le cose che non ho ancora capito di questo mondo, non ci faccio caso; sopravvivo lo stesso. A proposito, Belen, guardi che quella cosina ce l’hanno in dotazione di serie tutte le donne normodotate (oggi si dice così). Qualche volta, apra gli occhi, abbandoni quella eterna espressione da orgasmo in atto e sorrida.

E la smetta di cambiare partner come cambia le lenzuola (ma quanti ne ha cambiati?). Si vede che non riesce a trovare quello della misura giusta. Forse per placare i bollenti spiriti si ha bisogno di esperienze forti, straordinarie,  di qualcosa di grosso. Faccia un giro in una fattoria in campagna, magari trova quello con le misure giuste che  si adatta alle esigenze.  Poi ci fa sapere, magari con foto allegata su Instagram.

Scusate, ma non ne posso più di questa società di lavandaie, maniaci e cronisti che non vanno oltre le mutande. Pensate che abbia esagerato? Allora guardate questo box in prima pagina del Giornale, non di ieri o del mese scorso, ma di oggi: “Belen Rodríguez, scollatura bollente su Instagram“.

 

bele hot social

Ed ecco il testo: “Belen Rodriguez pubblica un piccolo video nelle sue Instagram Sories, dove cattura l’attenzione per lo sguardo sensuale e per la scollatura davvero bollente. La canottiera nera evidenzia le forme seducenti e sexy della conduttrice.”.

Appunto, esattamente come dicevo. Il dubbio è se questi del Giornale ci sono o ci fanno. Comincio a pensare che ci siano proprio, ed in maniera irreversibile. Ma guardare il mondo a livello mutande può creare gravi alterazioni nella percezione della realtà e mostrarla del tutto stravolta.

Vedi: Il mondo visto dalle mutande.

– “Tette, culi e libertà di stampa“.

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Strane News

Ogni tanto si leggono notizie diverse dal solito; divertenti, tragiche, insolite o semplicemente curiose, come queste: “Ora faccio la contadina“. Chi sarà mai questa metropolitana pentita che riscopre l’amore per la terra e torna in campagna a “fare la contadina”? Incredibile, è Elsa Fornero, quella che da ministro ha sbagliato i conti e, da un giorno all’altro ha creato la categoria degli esodati, senza lavoro e senza pensione; geniale.

fornero contadina

Brava, finalmente ha capito qual è la sua vera strada; la campagna. E’ quello che dovrebbero fare tutti i politici, tornare a zappare la terra, coltivare patate, allevare polli. Farebbero qualcosa di utile ed eviterebbero di fare danni all’Italia. Temo però che Fornero e la campagna non siano proprio in perfetta sintonia; anzi siano due cose avulse. Mi ricorda quei radical chic che discutono di terzo mondo e di povertà gustando tartine al caviale e sorseggiando champagne nelle terrazze romane. Sì, lo stile è quello. Lo stesso del Trota che disse di aver lasciato la politica e di essersi dedicato alla sua azienda agricola (Vedi Ricette speciali: Trota al Carroccio“.

bossi asino

Ma non dobbiamo essere così scettici. Potrebbe essere una decisione seria. Speriamo che la mantenga, che torni in campagna e, soprattutto, che ci resti.

L’altra notizietta curiosa è questa:”Asti, multa se non puliscono la pipì dei cani“.

cani pipì

Vita da cani. Poverini, non possono più nemmeno pisciare. Non ci siamo ancora abituati del tutto ad usare scopetta e paletta per raccogliere la cacca dei cani, ed ecco che già ci obbligano a raccogliere anche la pipì; poi dovremo raccogliere i peli e pure le pulci, una per una. La cacca si raccoglie con una paletta, ma la pipì come si raccoglie; con le pipette da laboratorio? Ci mancava la pipì canina dopo l’allarme sulle mucche che scoreggiano ed inquinano l’aria producendo ammoniaca e metano (bovini producono più smog delle auto), Strano? Allora sentite questa: “Eccesso di flatulenze; mucche scoreggiano, esplode una stalla“.

mucca 

Così, in attesa di dotare le mucche di regolare marmitta antiflatulenza omologata a norma C€, intanto vietiamo ai cani di fare pipì. Poi vieteremo ai galli di cantare, ai passeri di cinguettare ed agli alberi di stormire al vento per non disturbare la concentrazione sugli smartphone.

gallo rosso

E’ già successo in diversi Comuni d’italia (Montalcino, gallo canta, 50 euro di multa –  Vallermosa, il gallo canta all’alba, multa di 62 euro per il padrone; turbava il sonno del vicino di casa.  Un consiglio a queste eccelse menti che ricordano il maldestro frate Cimabue di Carosello, quello che “Fa una cosa e ne sbaglia due”. Seguite l’esempio della Fornero che ha capito qual è la sua vera strada; fare la contadina. Ecco, tornate a zappare la terra. E non fate come i Gufi:  se il gallo canta non ammazzatelo; lasciatelo cantare.

 

Per chiudere in bellezza ed in sintonia con l’argomento del giorno (Il reddito di cittadinanza), ecco l’ultimissima proposta di una escort con grande fantasia che propone i saldi sessuali: “Sesso di cittadinanza, sconto 50%“.

sesso cittadinanza

Per oggi basta e avanza, alla prossima; Buona domenica.

Vedi: Mucche e marmitte (2008)

Trota al Carroccio (2010)

Varia umanità (2016)

Gli psicologi (gay) sono disturbati

Sentite questa: “Sei un maschio eterosessuale, magari troppo “virile” e tradizionalista? Secondo l’American Psychological Association (Apa), l’associazione di categoria che rappresenta gli psicologi negli Stati Uniti, soffri di un disturbo mentale.”. Leggete qui: “Il maschio tradizionale? Disturbato“.

psicologi

Chissà perché ho la sensazione che questi psicologi citati nell’articolo siano gay e scrivano su commissione della lobby Lgbt. “Il maschio virile è disturbato”, “Il maschio tradizionale è malato”, dicono. Da ridere; o da piangere. Solo delle persone “disturbate” sessualmente e psichicamente possono fare affermazioni simili.  Ergo, gli unici “disturbati” in circolazione sono gli psicologi.

Piano piano stanno rigirando la frittata. Dopo essersi impegnati tanto per convincere il mondo che i gay sono “normali” e dopo la grande campagna per diffondere le teorie gender ora si passa alla seconda fase, la fase finale: dimostrare che gli anormali non sono i gay, ma gli eterosessuali (qui andrebbero bene le risate registrate, come nelle sit com, oppure il pianto delle prefiche). E si procederà con una campagna mediatica per dimostrare che l’essere eterosessuali e normali sia un sintomo di turbe psichiche, e che bisogna curarsi; magari con uno psicologo gay (sono più sensibili; oh, come sono sensibili). Vogliono costruire una società unisex, gender o sessoconfusi sul modello Luxuria, Malgioglio e Signorini. Siete ridicoli e patetici.

Non per niente in USA gli strizzacervelli sono in ribasso già da decenni ed i loro divanetti restano vuoti. La gente ha capito che, sotto sotto è una fregatura. Ricordiamo la celebre battuta di Woody Allen in “Io e Annie”, in cui lamentava il fatto che da 15 anni fosse in cura dallo psichiatra senza successo. “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes”, concludeva. Ecco, cari psicologi, andateci anche voi a Lourdes; non si sa mai, qualche volta i miracoli succedono.

Dice Vittorino Andreoli: “, riconoscendo la profonda crisi della psicoanalisi in USA dove  era così diffusa da essere diventata una moda: “In America non ci va più nessuno. La psicanalisi delle tante sedute e del setting particolare registra un crollo.”. E se anche Andreoli conferma questa mia vecchia idea, forse non sbagliavo.

Vedi:

Psicologia, cani e pulci (2016)

I guru moderni: il “Motivatore“. (2016)

La diffidenza è una virtù (2009)

Andreoli, musica pop e i matti di Salerno (2018)