Miss bioniche

Eh, signora mia, non ci sono più le Miss di una volta. Quelle belle ragazze prosperose che negli anni ’50/’60 rappresentavano la tipica bellezza italiana e che spesso dalle pedane del concorso di Miss Italia facevano il salto nel cinema diventando attrici di primo piano. Quattro anni fa, a proposito di questi cambiamenti di criteri estetici, scrivevo: “Anche la classica bellezza italiana sembra aver perso i connotati che la identificavano. Non ci sono più le “maggiorate” dei concorsi di bellezza di una volta. Scomparse le belle ragazze formose e procaci come Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè, Silvana Mangano, Sofia Loren. Erano l’immagine della salute. Ora vanno di moda le magre. Più sono magre e più sono quotate. Infatti non le pagano un tanto al chilo, non pagano il pieno, pagano il vuoto. Più sono vuote e più valgono.“.

Oggi anche i canoni di bellezza sono mutati e si adeguano ai tempi, alle mode, al nuovo modello di società multiculturale e multietnica. E’ il nuovo verbo politicamente corretto che si diffonde come il vento nell’Europa e nel mondo. Così assistiamo ad eventi impensabili solo qualche decennio fa. Negli USA, Stato dello Iowa, una ragazza senza un braccio partecipa ad un concorso di bellezza, vince il titolo di Miss Iowa e partecipa alle finali di Miss America 2013. A giugno scorso una ragazza paraplegica sfila in carrozzina su una passerella di moda. E ancora una ragazza mulatta (Denny Mendez) che vince il titolo di Miss Italia, una ragazza etiope (Yityish Aynaw) che diventa Miss Israele e trans barbute (Concita Wurst) che vincono il festival europeo della canzone. Circa un anno fa in Friuli organizzano un concorso per eleggere il Mister Friuli, il simbolo della bellezza friulana. E chi vince? Vince un certo Alioune Diouf, senegalese. Ma andate affanculo.

mister friuli

Strano che Luxuria non abbia vinto ancora nessun concorso di bellezza; però ha vinto il reality L’isola dei famosi (sarà un caso?). Ma forse è solo questione di tempo, perché ormai tutto è possibile in “Questo mondo di rinco“.

Il mondo sta cambiando e niente è come prima; saltano tutti gli schemi, i riferimenti, i modelli ed i criteri estetici e morali. Il fine dei talebani del pensiero sembra essere lo stravolgimento totale della civiltà occidentale così come è stata fino ad oggi. Speriamo che non facciano come i talebani veri che abbattono le statue del Budda, e per eliminare del tutto qualunque simbolo o ricordo della vecchia civiltà non distruggano anche cattedrali, castelli, monumenti e opere d’arte. Ed ecco l’ultima notizia che conferma questo cambiamento totale e irreversibile.

Miss Finlandia

Guardate la foto e dite sinceramente, se doveste indicare la più bella, quale scegliereste? Credo che ci siano pochi dubbi, a meno che non si sia strabici a tal punto da avere grosse difficoltà a mettere a fuoco le immagini. Ma evidentemente in Finlandia devono avere degli strani gusti, perché quella ragazza nera nigeriana al centro ha appena vinto il titolo di Miss Helsinki. Già è strano che una nigeriana vada a finire in Finlandia. Che poi superi le varie selezioni di un concorso di bellezza ed infine, addirittura, vinca il titolo come rappresentante della bellezza nordica è fuori da ogni logica. Ma diventa quasi normale se pensiamo che una delle mete preferite degli emigranti africani è proprio il nord Europa: Svezia, Norvegia, Finlandia.

Ma noi non dovremmo sorprenderci perché qualcosa di simile lo abbiamo fatto molto prima dei nordici finlandesi, facendo vincere il titolo di Miss Italia 1996 ad una mulatta di Santo Domingo: “Miss Italia col trucco“. E non è finita, anzi dobbiamo aspettarci di tutto e di più; il peggio deve ancora arrivare.

Per dimostrare quanto siamo buoni ci stiamo rovinando con le nostre mani pur di adeguarci al politicamente corretto. Quando essere neri non è più uno svantaggio, ma diventa un pregio e, per evitare accuse di razzismo e discriminazione, si arriva a far vincere un titolo di bellezza nordica ad una nigeriana solo perché è nera, questo non ha niente a che vedere con la solidarietà, l’accoglienza, l’integrazione, lo spirito umanitario, i diritti umani, la società multietnica e tutte le stronzate ideologiche politicamente corrette che ormai ci propinano quotidianamente a reti unificate. Questa è pura e semplice idiozia. Come dire che per non farsi accusare di omofobia ci si lascia sodomizzare. Assurdo, ma il concetto è questo. A nessuno viene almeno un piccolo dubbio che forse, dico forse, stiamo esagerando? Ed ecco l’ultima a proposito di Miss: “Chiara Bordi, la modella bionica che andrà a Miss Italia“.

Miss Italia bionica

Purtroppo ormai questo sembra un destino segnato. Ci stiamo avviando al declino del mondo occidentale ed alla scomparsa della nostra civiltà, non per qualche strana imprevedibile ed inarrestabile calamità naturale, ma per nostra libera scelta; da perfetti idioti. Gli effetti di questo masochismo a lungo andare (ma non ci vorrà molto tempo) saranno devastanti,

Ma anche nel presente si notano piccoli segnali che sono sintomatici del progressivo adattamento della società al nuovo modello imposto dal pensiero unico. Oggi per guadagnarsi l’attenzione dei media e qualche forma di aiuto e assistenza, bisogna essere strani, fuori dalla norma, avere qualche deficit, diversità o stranezza di qualche tipo, bisogna appartenere a quelle che chiamo “categorie protette“: zingari, immigrati, neri, musulmani, gay, lesbiche, trans, carcerati, drogati, disagiati fisici e mentali, poveri e ultimi. C’è uno stuolo di soggetti assistenziali e umanitari che si occupano di loro: associazioni umanitarie, gruppi di volontari, enti, Onlus, Ogn, benefattori privati, filantropi, ONU, Unhcr, Unar, Coop, Consulte, Caritas, preti, vescovi e perfino il Papa.

Possedere uno di questi requisiti costituisce titolo di merito, forse si acquisisce anche punteggio valido per i concorsi pubblici, si aprono corsie preferenziali e si impegnano somme ingenti per assisterli. Ne accennavo anche di recente nel post: “Natale con gli ultimi“.

Alle persone normali non ci pensa nessuno. Ragionieri dell’INPS e geometri del catasto, panettieri e parrucchiere, idraulici ed elettricisti, tranvieri e vigili urbani, bidelli e cassiere, pastori e contadini, sarti e salumieri, non esistono, nessuno se ne preoccupa, nemmeno l’ONU o il Papa. L’unico che si ricorda di loro è l’Agenzia delle entrate quando devono pagare le tasse. Per il resto non esistono. Tanto che finiranno per sentirsi emarginati, dimenticati, andranno incontro a crisi di depressione, stati d’ansia, panico e stress che potrebbero determinare gravi stati patologici. Solo allora, in quanto sofferenti di disagio sociale, rientreranno fra le categorie protette e finalmente qualcuno li degnerà di uno sguardo. Quando qualunque forma di diversità di tipo etnico, religioso, sessuale, psicofisico, diventa titolo di merito e quasi un pregio, l’unico handicap è essere normali. E non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di populismo, fascismo, xenofobia, razzismo, omofobia, islamofobia, e di qualche altra fobia che devono ancora inventarsi.

P.S.

Tre giorni fa la stampa riportava la notizia che in rete alcuni hanno insultato la ragazza bionica: “Ti votano solo perché sei storpia“. Forse potevano risparmiarsi quella espressione, ma c’è un fondo di verità (lo abbiamo già verificato in passato con la mulatta Mendez che nel 1996, contro tutte le previsioni, diventò miss Italia). Ieri poi vediamo il risultato: vince Carlotta Maggiorana. E Chiara Bordi si classifica terza. Non si arriva al terzo posto solo con i voti di familiari e amici. Ma allora chi ha votato per la Bordi? Non sarà che avevano ragione quelli che l’hanno insultata dicendo che la votavano perché “storpia”?

Eppure ci sono anche commenti che giustificano perfino la protesi, non ci trovano niente di strano. Anzi, dice un certo Germanico: “…da quando la bellezza è legata all’integrità fisica? Una ragazza può essere bellissima pur avendo un difetto fisico (peraltro – a mio avviso – secondario)“. Per lui la mancanza di una gamba è un leggero difetto fisico “secondario“. Strani criteri estetici germanici.

L’integrità fisica è uno dei cardini della bellezza. Non può essere bello un corpo privo degli arti o devastato dalle malattie. I canoni della bellezza femminile, salvo leggere variazioni dei gusti estetici nel tempo, sono ancora quelli classici lasciati dalle opere di Fidia, Prassitele, o da Bernini, Canova, Michelangelo. Non ricordo opere di questi artisti che rappresentino donne senza braccia o senza gambe; a parte quelle perse a causa del tempo o incidenti di percorso, come la Nike di Samotracia, (ritrovata priva di braccia e testa) o la Venere di Milo (senza braccia). Ma oggi, in tempi di dominio del concetto di “uguaglianza” al quale tutto deve uniformarsi, anche i difetti fisici sono del tutto normali, anzi diventano titolo di merito (secondo il pensiero unico politicamente corretto). Ma non è normale perdere braccia o gambe. Ciò che, invece e purtroppo, oggi sembra normale è perdere la testa (peggio che perdere un braccio) e la capacità di ragionare.

E così la Bordi è arrivata terza. Chi l’ha votata e perché? Per la bellezza? Ma andiamo, siamo seri. Lo sanno tutti da sempre che queste manifestazioni sono truccate. E che il voto del pubblico è manipolato da chi ha interesse a spingere un concorrente. Lo disse chiaramente Lele Mora che truccò la votazione di un’edizione dell’isola dei famosi, per far vincere Walter Nudo, del quale era agente, comprando i voti per 50.000 euro, perché, come disse; ne avrebbe ricavato molti di più. Ne parlavo in “Miss Italia col trucco“.

Le sue dichiarazioni vennero riportate nell’articolo “L’isola dei famosi ed il mistero del televoto” sul Corriere della sera. Ecco cosa affermò Lele Mora su fatti risalenti al 2003: “Ho creato tante cose a tavolino. Anche le vittorie dell’Isola dei famosi. Io facevo partecipare i miei artisti, come Walter Nudo, e poi compravo i centralini per farli vincere. Magari investivo 50 mila euro ma poi se Walter vinceva, io con gli sponsor chiudevo contratti da un milione di euro. Era un investimento.”.

Chiaro? E c’è ancora qualcuno che crede a questa gente? C’è ancora qualcuno che crede a quello che passa in televisione o che si legge sui giornali? Dobbiamo credere che il concorso di Miss Italia sia il massimo della trasparenza, e che il voto finale non sia influenzato, condizionato, “comprato”, esattamente come faceva Lele Mora? Io qualche dubbio continuo ad averlo. Anzi, più di uno.

Vedi

Miss Italia col trucco

 

 

Cuochi e delitti

In televisione sono due gli argomenti dominanti: cuochi e delitti. Cominciano presto, già al mattino su qualche canale c’è un cuoco dietro un tavolo intento a preparare qualche sua invenzione. Quei piatti elaborati che poi si riducono ad un cucchiaio di roba indefinibile al centro di un piatto enorme, che poi guarniscono mettendo a lato delle foglioline di prezzemolo o basilico o con un filo d’olio, aceto balsamico o salsine varie; non serve a niente, ma dà quel tocco simil-artistico che distingue il grande chef. Sono convinti di essere “creativi” e di dare buoni consigli e suggerimenti per preparare ottime pietanze. In realtà sono convinto che di quelle porcherie e pasticci assurdi preparati spesso con ingredienti sconosciuti e abbinamenti discutibili, la gente normale non sa che farsene. Meglio pasta e fagioli o spaghetti cacio e pepe. Ma tutto serve a riempire i palinsesti, far finta di fare intrattenimento ed informazione. Amen.

Poi ci sono i delitti; anche quelli a tutte le ore ed a reti unificate. Già alle prime edizioni dei TG del mattino, vi fanno il riepilogo dei morti ammazzati del giorno prima, tanto per rinfrescarvi la memoria. Poi, durante il giorno, ad ogni edizione vi aggiornano sugli ultimi morti ammazzati freschi di giornata. Ai TG, veri bollettini di guerra, si aggiungono tutti quei programmi di chiacchiere da salone parrucchiera nei quali, ovvio, si riprendono i temi di cronaca nera, per approfondirli, sbizzarrirsi in ipotesi strampalate sul delitto, sul movente, sulla dinamica, le rivelazioni sulla vita privata delle persone coinvolte, le interviste “esclusive” ai vicini di casa e passanti per caso, varie ed eventuali. E così, anche con la cronaca nera si riempiono i palinsesti TV. Non basta, perché poi ci sono i programmi speciali (quelli con gli esperti in studio) che si basano proprio sull’analisi dei casi di cronaca nera e dintorni: Quarto grado, Blu notte, Storie maledette, Il terzo indizio, Amori criminali etc (“Allegria“, direbbe Mike Bongiorno). E per finire la stragrande maggioranza di film, telefilm, fiction, serie televisive, sempre di argomento poliziesco, a base di sparatorie, inseguimenti, fucili, pistole, coltelli e machete in primo piano, morti ammazzati, squartamenti, scene splatter e violenza assortita.

Può capitare al mattino di accendere la TV distrattamente, giusto per sentire qualche notizia mentre preparate il caffè. E può succedere che sullo schermo vi appaia un volto triste, afflitto, cupo, dall’espressione fosca, depressa, che sembra portare i segni di una recente disgrazia. Il programma è “Storie vere”, ed il volto è quello di Eleonora Daniele, nella foto a lato.

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Se incontrate una persona simile per strada, viene spontaneo farle le condoglianze. Ma se la vedete in TV al mattino pensate subito che sia successo qualcosa di grave, un cataclisma, un uragano, un terremoto (cosa che ultimamente è tragicamente attuale). Invece no, quella è la sua espressione normale, di serie. Lei si sveglia ed è così, al naturale, si guarda allo specchio ed ha già quella espressione. Strano che non si spaventi e non si faccia le condoglianze da sola. Siate sinceri: vedere quella faccia non vi mette un po’ di agitazione, di ansia? Poi si sorprendono che la gente sia stressata e si accapigli per “futili motivi“.

In realtà, però, sta parlando di una tragedia (ecco, visto che c’era?); la storia di una donna ammazzata e forse fatta a pezzi e poi gettata non si sa dove. E via con le ipotesi suggerite dagli immancabili ospiti in studio, la scena, i dettagli, il sangue, l’arma del delitto, il collegamento esterno con l’inviata speciale che si trova davanti alla casa dove è avvenuto il fatto e cerca disperatamente qualcuno da intervistare per avere qualche dettaglio. Insomma, un argomento allegro, rassicurante per cominciare bene la giornata. Si segue per qualche minuto il programma chiedendosi come sia possibile cominciare la giornata angosciando la gente con delitti e morti ammazzati fin dal mattino: è sadismo puro. Cosa che poi continua per tutta la giornata. Basta vedere cosa passa durante il giorno. In qualche canale c’è sempre un programma che parla di cronaca nera e dei morti del giorno. I TG fanno altrettanto, sembrano bollettini di guerra. Insomma, non c’è scampo. Abbiamo sempre davanti agli occhi il morto di giornata, il sangue, il dolore dei familiari, e l’inviato che ci aggiorna sugli ultimi avvenimenti. E lo fanno passare come servizio pubblico, diritto di cronaca. Dicono che la gente vuole sapere. Sono convinto che alla stragrande maggioranza della gente (quella normale, s’intende) dei morti ammazzati non gliene può fregar di meno.

eleonora daniele morto roberto

Ecco l’immagine di un tipico argomento del programma: “Come è morto Roberto?”; tanto per cominciare la giornata in allegria. Immagino che questa sia la domanda che gli italiani si pongono appena svegli al mattino. O meglio, questo è ciò che pensano in televisione. Ed ecco perché fanno questi programmi; per rispondere alle domande che essi pensano che gli italiani si pongano. In realtà li fanno perché sono pagati per farlo.

Signora Mariuccia, ma a lei interessa davvero sapere come è morto questo Roberto o tutti gli altri morti freschi di giornata? Credo che la signora Mariuccia abbia altro per la testa. Ho la vaga sensazione che nemmeno a chi conduce il programma, agli ospiti ed agli immancabili esperti, psicologi e criminologi, interessino questi fatti di cronaca nera. Ma tutti fingono che siano importanti: perché ci campano. Questo genere di televisione del dolore, del macabro e del cadavere in primo piano, per gli argomenti trattati, si potrebbe benissimo trasmettere direttamente da Rebibbia, San Vittore o dall’obitorio; tanto per essere in ambiente, sarebbe la giusta “location” (si dice così). Quasi quasi sono meglio i cuochi. Almeno quelli con le loro ricette strampalate, qualche volta fanno ridere.

Per tacere delle nefaste conseguenze che questo tipo di intrattenimento o informazione, a lungo andare, ha sulla psiche del pubblico. Anche di questo ho parlato spesso. Nella colonna a destra ci sono alcuni dei post dedicati all’argomento in “Mass media, società e violenza“. Ma è come parlare al vento. (C’erano nella piattaforma Tiscali, ma qui non compaiono)

Di recente Sergio Rizzo, ospite a Piazza pulita di Formigli, parlando del suo ultimo libro “La Repubblica dei brocchi“, ha detto che il guaio è che nessuno fa quello che dovrebbe fare. Lo Stato e la burocrazia non sono al servizio del cittadino, non fanno l’interesse dei cittadini, fanno l’interesse dei burocrati. E così le altre categorie, la giustizia, la scuola, la sanità etc. Più che l’interesse del pubblico difendono gli interessi della categoria. Mi ha consolato perché ha espresso un concetto che ripeto da sempre quando parlo di televisione, di informazione e di comunicazione in genere. Dico sempre che quello che fanno passare come informazione, diritto di cronaca, intrattenimento, spettacolo e servizio pubblico, in gran parte è del tutto inutile (esempio il gossip). La cronaca nera, e la maggior parte dei programmi televisivi, rientrano a pieno titolo nella categoria delle attività che, più che interessare i cittadini, interessano chi ci lavora, perché quello è il loro lavoro, sono pagati per farlo e ci campano. Ecco, tutto qui, è quello che ripeto da anni. E se adesso lo dice anche Sergio Rizzo, forse non mi sbagliavo.

Testimone oculare…

 

I media ci avvelenano

Lo dico, lo ripeto da anni e lo confermo. Partiamo con una notizietta inutile, quelle da rotocalco rosa (continuo a non capire, e non lo capirò mai,  come sia possibile che, a quanto dicono gli addetti ai lavori, molta gente segua il gossip). La notizia è questa: “Angelina Jolie pentita di aver amato Brad Pitt”.

Angelina JolieSconvolgente, vero? La prima risposta che viene in mente è questa: E chi se ne frega? In realtà ciò che è strano e incomprensibile è che Brad Pitt abbia amato la Jolie. Non ho mai capito tanta ammirazione per questa persona tanto elogiata dai media; sia come attrice che come donna. Ha sempre questa espressione triste, eternamente stanca, stressata, sofferente, lamentosa; tipica di quelle persone che soffrono di qualche psicopatologia o risentono di problemi irrisolti; accumulano negatività e la scaricano su chi sta loro intorno. E’ deprimente e ansiogena; meglio perderla che trovarla. Ma è una mia impressione personale; de gustibus!

 

Mi fa pensare a quanto la realtà possa influenzare la nostra vita quotidiana, anche e solo attraverso la vicinanza ed il rapporto con le persone e che ci stanno vicine: familiari, amici, colleghi di lavoro. Rapporti che possono essere positivi o negativi. E spesso non ci accorgiamo di questa negatività e dei suoi effetti. Ed a conferma di questa impressione, nella stessa prima pagina del Giornale c’era, e ci è rimasta per giorni nonostante i miei commenti di protesta, un’altra foto inquietante, quella di Loredana Bertè.

Bertè-1536075933Ora, va bene che i gusti sono gusti, anche quelli barbari, ma dovrebbe esserci un limite al cattivo gusto ed alle immagini da film horror. Per la Bertè ripeto quanto detto per Jolie; non mi è mi piaciuta, né come cantante, né come donna. Non mi piacciono gli eccessi, le inutili stravaganze, l’essere sempre sopra le righe (tipico dei personaggi dello spettacolo), le provocazioni, specie se fatte al solo scopo di attirare l’attenzione ed avere visibilità sui media. Ma qui i gusti personali non c’entrano. Piuttosto dovrebbe essere una questione di decenza, di estetica e di buon gusto. Esiste un protocollo che regola i media; in TV è vietato proporre immagini e scene che possono turbare i bambini e persone sensibili, specialmente in quella fascia oraria di grande ascolto che viene definita “fascia protetta” (Interessa soprattutto i bambini, ma riguarda anche gli adulti). Sulla stampa, ed anche sul web, questa fascia non esiste; quindi passa tutto e di più, comprese oscenità, nudi in offerta speciale e immagini che definire orribili è eufemistico. E infatti sul Giornale ho lasciato questo commento: “Dovreste avere più rispetto per la sensibilità dei vostri lettori. La vista di queste oscenità potrebbe causare gravi traumi psichici a bambini e persone particolarmente sensibili. Qualcuno potrebbe anche chiedervi i danni.”. E’ strano che nessuno prenda posizione e protesti per l’eccesso sui media di immagini e scene di violenza o, comunque, sconsigliate per una parte del pubblico, specie bambini.

Ditemi voi; ma questa foto di Bertè che sembra un mostro con gli occhiali, vi sembra normale? Che sensazioni e reazioni vi provoca; positive o negative? Pensateci bene. Guardate anche queste (modella senza denti e calva), (Naike Rivelli nel water), (Gessica Notaro dopo l’aggressione); sono solo alcune, e neppure le peggiori, delle immagini che si vedono ogni giorno in reteSe ne ricavate una sensazione negativa, o addirittura fastidiosa, tenete conto che la continua visione quotidiana di immagini simili genera una fortissima carica di negatività che si accumula nella mente e può creare ansia, nevrosi e stati patologici; senza che ve ne rendiate conto e ne abbiate coscienza.

Va bene che gli addetti ai lavori ci campano e, quindi, per loro non conta il livello culturale o estetico, ma solo il riscontro commerciale, i dati auditel e gli introiti pubblicitari; ma c’è un limite a tutto. Forse non abbiamo ancora capito l’influenza negativa dei media sul pubblico. Continuo a ripeterlo da anni; lo sento come un problema di fondamentale importanza, visto che la nostra vita ormai è regolata dai media che impongono, tramite messaggi subdoli e subliminali, ritmi, stili di vita, idoli e modelli da imitare. Ho scritto decine e decine di post sull’argomento. Ne ripropongo uno a caso del 2009: “Il Papa ha ragione“. Il Papa non è Bergoglio (lui pensa solo ai migranti e dice sciocchezze ogni volta che apre bocca), ma il suo predecessore Papa Ratzinger.

Il Papa ha ragione (2009)

I media stanno “intossicando” la nostra anima. E’ quello che continuo a ripetere da anni. Basta digitare nella finestrella della funzione Cerca, nella colonna a destra, parole come informazione, media, televisione, stampa, e si troveranno decine e decine di post dedicati a questo argomento. Ma se lo dico io non fa testo. Ieri, invece, molto più autorevolmente, il Papa, nel corso della cerimonia in onore della Madonna a piazza di Spagna, ha ribadito molto chiaramente, come già in passato, la condanna di un certo tipo di informazione:
Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono“.
Non sempre sono d’accordo con la posizione della Chiesa, dei vescovi o dello stesso Papa. Ma in questo caso dice delle cose sacrosante di cui, forse, non si nota appieno la drammatica verità. E’ vero non perché lo dice il Papa, ma il Papa lo dice perché è una verità sacrosanta che è sotto gli occhi di tutti. E’ lo stesso appello che viene lanciato con sempre maggiore frequenza da psicologi, sociologi, filosofi, educatori. Ma si fa finta di non sentire, non capire. Oggi, per esempio, il suo discorso è già sparito dalle prime pagine dei quotidiani on line. Strano, ma prevedibile, perché i primi ad essere messi sotto accusa sono proprio i media. Allora è meglio non dare troppo spazio alle denunce del Papa. Meglio evitare crisi di coscienza. Tanto è vero che, per rintracciare il testo completo, sono dovuto andare sul sito di Avvenire: ”Il meccanismo dei media intossica le coscienze“ (la pagina non esiste più; strano, vero?).

Questo pomeriggio sul sito RAI mi imbatto sul programma di Monica Setta “Il fatto del giorno“. La puntata sta finendo, ma l’argomento era proprio il discorso del Papa. In chiusura di puntata la conduttrice fornisce i risultati dell’immancabile televoto attraverso il quale, lo si intuisce, si è chiesto agli spettatori se fossero d’accordo o meno con le parole del Papa: “La TV abitua al male e all’orrore?“. Ed ecco il risultato: SI, 94% –  NO 6%.

Monica Setta

Certo, è un sondaggio televisivo, quindi da prendere con le molle. Tuttavia, il risultato è così schiacciante che non lascia spazio a dubbi ed interpretazioni. In verità, però, un dubbio sorge ed è anche piuttosto inquietante. Se è vero che il 94% degli spettatori televisivi ritiene che le parole del Papa siano vere e che, quindi, la TV abbia una responsabilità primaria nell’abituare il pubblico al male ed all’orrore, perché quello stesso pubblico segue la TV con assiduità? Che senso hanno i milioni di spettatori dei reality, delle fiction a base di violenza, dei talk show che portano la cronaca nera in primo piano (con o senza il plastico di circostanza), dei processi mediatici, delle immagini forti e spesso raccapriccianti di incidenti, omicidi, con l’immancabile primo piano delle macchie di sangue, il tutto mostrato non in orari di scarso ascolto, ma nei maggiori TG nazionali all’ora di pranzo o di cena? Che senso ha mostrare l’allucinante scena della “maestra” che maltratta un bambino di pochi mesi, come nell’asilo nido di Pistoia? Che senso ha mostrarci i dettagli dell’ennesimo morto ammazzato quotidiano o delle sempre più frequenti tragedie familiari con madri che ammazzano i figli, mariti che ammazzano le mogli, figli che ammazzano i genitori e sconosciuti che si ammazzano “per futili motivi“?

Gli operatori dei media dicono che è diritto di cronaca. La fanno passare per informazione. Dicono, per giustificarsi, che “La gente vuole sapere…”. E con questo criterio in TV passa di tutto, il peggio del peggio della tragedia umana. E la gente guarda, si abitua, finisce pe assuefarsi a questo genere di informazione e spettacolo. Diventa “normale”. Poi, però, ecco che il sondaggio dice che il 94% degli spettatori ritiene che la TV sia responsabile di questo orrore. Ma allora perché la guardano?

Ma, soprattutto, perché gli addetti ai lavori, gli operatori dei media, chiamati così direttamente in causa, non si sentono in dovere di rimediare? Non solo non rimediano, non hanno nemmeno degli scrupoli, né un dubbio. Anzi, escludono qualsiasi responsabilità. La stessa Monica Setta, citata in precedenza, fornendo i dati del televoto si rivolge al suo “direttore” collegato telefonicamente e si chiede: “Direttore, ma allora anche noi siamo responsabili?”. E cosa risponde l’illuminato direttore RAI? Dice che loro non sono responsabili, che quella è la posizione del Papa, ma che loro si limitano a raccontare la realtà. Il che significa che o non ha capito niente del pensiero del Papa, oppure fa finta di non capire (perché è più comodo e ci si campa), oppure ha qualche difficoltà congenita a capire il significato delle parole. Insomma, loro raccontano la realtà (dicono). Ma così facendo accrescono il livello di violenza e di aggressività sociale. E più la società diventa violenta, più loro la raccontano e la sbattono in prima pagina. E’ una rincorsa verso l’autodistruzione. E’ un circolo vizioso. E’ una forma gravissima di autolesionismo, di masochismo sociale di cui, però, nessuno si ritiene responsabile. Ma la spiegazione c’è. E’ quello che ho ripetuto spesso: stiamo impazzendo tutti, ma non ce ne rendiamo conto.

Esattamente come concludevo, 5 anni fa, uno dei tanti post dedicati all’influsso dei media ed alla crescente follia nel mondo: “Follie di giornata“. Chiudevo proprio così: “In un mondo di matti nessuno si rende conto di esserlo“.

Può sembrare esagerata come conclusione, ma non lo è più di tanto. Pochi giorni fa, sulla Stampa, c’era un interessante articolo sull’influenza negativa che un certo tipo di rappresentazione della realtà può avere sul cervello umano, determinando addirittura dei mutamenti e condizionandone il comportamento (oggi la pagina non risulta più disponibile: curioso, tutte le pagine che chiamano in causa la responsabilità dei media spariscono. Sarà un caso?). Lo afferma un neurologo: “La rabbia nasce da un conflitto di potere nel cervello“. Uno di quei tanti articoli che salvo, pensando di dedicargli un post, ma che poi restano lì, magari insieme a tantissimi articoli interessanti; passa la voglia perfino di parlarne. Ma in questo caso riporto un breve passo:

La maggiore diffusione di paradigmi, esempi diseducativi, modelli che scaturiscono da talk show, dibattiti politici, confronti sportivi esasperati, eventi tragici e criminali della vita contemporanea – afferma Sorrentino – contribuiscono a trasformare il cervello in una sorta di ghiandola impazzita che secerne veleni e sostanze che favoriscono azioni, decisioni e comportamenti sconvolgenti“. Più chiaro di così non si può.
Appunto; ed io cosa dico da anni? Esattamente questo. E’ solo uno dei tanti esempi di denuncia chiarissima di un fenomeno che dovrebbe preoccuparci tutti, ma che, stranamente, non interessa nessuno. Si critica la TV, ma tutti la guardano. Si dice che la TV è diseducativa, ma la seguono a milioni. Si stigmatizza l’eccesso di violenza e di trash, ma più i programmi sono violenti, trash, stupidi, e più fanno ascolto. Si riconosce che la TV e i media, come dice il Papa, ci “intossicano”, ma sono il nostro pane quotidiano. Allora è logico chiedersi: “Perché?”. Ovvio, perché stiamo impazzendo.
P.S.
Non per abusare della pazienza di chi legge, ma per chiarire cosa sia quella che chiamano “Informazione”, ecco cosa scrivevo, 6 anni fa, in un breve post a proposito del concetto di “Notizia”: “Notizie…inutili!

Vedi questo documento di Enrico Cheli in formato Pdf del 2005 “Effetti collaterali dei media e come difendersi“.

TV horror

Tutti quelli che invocano la libertà, l’indipendenza o il liberalismo, per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso come quello della televisione, sono degli idioti. E se non sono degli idioti sono degli imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza educando alla violenza.“. (K.R. Popper)

Sugli strani criteri estetici che regolano i media, vedi: “Estetica e TV” e “Cuochi e delitti“.

 

 

 

Libia e bufale

La Libia è una polveriera. Le varie tribù si fanno la guerra per il potere e per il controllo  del petrolio. Noi stiamo a guardare e apprendiamo dai media le notizie sugli sviluppi degli scontri e sui tentativi diplomatici, veri o presunti, di favorire la pace. Ma queste notizie sono attendibili? Voi ci credete? Io no. Come non credevo a quello che riportava la stampa 7 anni fa, quando i “Volenterosi”, con in testa la Francia, che aveva tutto l’interesse a sconvolgere gli equilibri politici ed economici del nord Africa, attaccarono la Libia e fecero fuori Gheddafi. Ne paghiamo ancora le conseguenze. Ci credevo così poco che dopo qualche giorno dall’inizio dei bombardamenti scrissi un post in cui denunciavo una serie di bufale: “Libia e mozzarella“. Lo ripropongo come esempio di come i media riescano a manipolare le informazioni e mostrare non la realtà, ma quella che conviene mostrare. E perché questo serva a tenerci allerta e vedere l’informazione sempre con un po’ di diffidenza e di sguardo critico. E non bere come acqua fresca tutto quello che scrive la stampa omologata al pensiero unico o ci raccontano i TG di regime.

Libia e mozzarella (25 marzo 2011)

In questo conflitto libico ci sono tante di quelle bufale che si potrebbe avviare la produzione di ottima mozzarella; di bufale libiche, s’intende. Abbiamo sentito nei vari TG, ma viene riportato anche sulla stampa, che dall’inizio della rivolta ad oggi sarebbero 8.000 le vittime della repressione da parte di Gheddafi. E se lo dice la stampa deve essere vero. Ma siccome noi siamo poco propensi a credere a tutto ciò che riportano i media, andiamo a vedere cosa scriveva esattamente un mese fa un autorevole quotidiano, il Sole 24 ore.

Bufala 1. Ecco come Il Sole 24ore titolava con grande evidenza il giorno 23 febbraio scorso: “In Libia diecimila morti“.
Ohibò, se un mese fa c’erano diecimila morti ed oggi sono solo 8.000 significa una cosa sola: nell’ultimo mese in Libia 2.000 morti sono resuscitati. Miracolo!

Bufala 2. Già nei primi giorni della rivolta, l’emittente Al Jazeera, l’unica presente sul posto, parlava di mille morti. Domenica scorsa, nel programma pomeridiano di RAI1 L’Arena di Giletti, era ospite in studio il giornalista Pino Scaccia, rientrato da pochi giorni in Italia e che, proprio nei primi giorni della rivolta, si trovava sul posto. E cosa dice Scaccia? Dice che fin dall’inizio c’è stata una manipolazione delle notizie. Per esempio, i morti non erano mille, come annunciava Al Jazeera, ma solo 6, al massimo 8.
Fra 8 e mille c’è una bella differenza. Ma l’esagerare le cifre delle vittime ha un effetto enorme sulla popolazione, contribuendo a far nascere e accrescere la reazione e la rivolta contro Gheddafi. Al Jazeera aveva interesse a forzare la rivolta ed ha volutamente esagerato il numero delle vittime? Non possiamo essere certi. Però sarà utile ricordare che l’emittente è stata fondata ed è di proprietà dell’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, il quale notoriamente nutre forti simpatie per il regime di Teheran. Sarà un caso che proprio l’Iran abbia affermato di recente di sostenere tutte le rivolte nei paesi arabi?

Bufala 3. Ancora nei primi giorni della rivolta, sempre Al Jazeera diffondeva un’altra allarmante notizia, ripresa da tutta la stampa internazionale, sulla presenza di grandi fosse comuni sulla spiaggia. Beh, erano giustificate, visti i “mille morti” in pochi giorni! Ma le immagini diffuse mostravano niente di più che normali fosse di un normalissimo cimitero, come hanno accertato e rivelato poi varie fonti ed inviati della stampa estera (Vedi qui, Sky TG24). Ecco una delle foto delle “grandi fosse comuni.”

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Bufala 4. Sabato scorso un’altra foto (ed anche il video) finiva su tutti i media; quella di un caccia in fiamme che precipitava al suolo. Eccola.

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Tutti riportavano la notizia dicendo che si trattava di un aereo governativo abbattuto dai ribelli a Bengasi. E tanto basta al presidente Obama per indignarsi ed affermare che questa era la prova evidente che Gheddafi aveva violato la No fly zone. Solo a fine mattinata l’agenzia France press, citando proprio fonti dei ribelli, rivelava, invece, che si trattava di un aereo dei ribelli abbattuto dalla contraerea di Gheddafi. Quindi se qualcuno aveva violato la No fly zone non era Gheddafi, ma i ribelli.

Bufala 5. Ancora sabato mattina Hillary Clinton, per tranquillizzare gli americani contrari ad imbarcarsi in un altro conflitto sul fronte libico, dichiarava che l’America non avrebbe partecipato direttamente alle operazioni, ma si sarebbe limitata ad offrire un “appoggio esterno” all’intervento della coalizione. Insomma, niente intervento diretto, ma solo un supporto tecnico e logistico. Infatti, nel pomeriggio, a distanza di poche ore dalla dichiarazione, subito dopo i primi bombardamenti effettuati dai caccia francesi alle ore 17.45, giusto per cominciare a fornire un piccolo “supporto” esterno, prendono in mano il comando delle operazioni e lanciano 120 missili Tomahawk sulle postazioni libiche. A seguire, nella notte, arrivano i caccia che sganciano una sessantina di bombe su vari obiettivi. E poiché si tratta solo di un piccolo supporto, arrivano perfino i caccia bombardieri Stealth, gli aerei invisibili ai radar, che lanciano un altro carico di bombe e poi tornano, dopo aver fornito il piccolo “supporto” tecnologico, nelle loro basi nel Missouri. Alla faccia del piccolo supporto! E se avessero deciso di intervenire direttamente cosa avrebbero fatto? Avrebbero rivoltato completamente l’intero deserto libico?

Bufala 6. Subito dopo l’inizio dei bombardamenti arrivano le prime reazioni negative. Russia, Cina, Lega araba e Unione africana esprimono forti riserve sulle modalità dell’attacco che considerano eccessivo e ben oltre quanto previsto dalla risoluzione ONU. Ma la coalizione rassicura tutti, anche quelli che vedono l’intervento come un attacco diretto a Gheddafi per eliminarlo fisicamente e consegnare la Libia ai ribelli. “Non diamo la caccia a Gheddafi“, si affannano a ripetere in coro. Infatti, già la domenica bombardano la sua casa bunker a Tripoli. Forse avevano paura che il bunker si alzasse in volo, violando la No fly zone, e volteggiando sul cielo di Tripoli spaventasse i civili. E siccome il leader libico, dopo il bombardamento, risulta ancora vivo e vegeto, dopo due giorni ripetono il bombardamento sulla stessa casa. Ma per carità, non dite che danno la caccia a Gheddafi. E’ solo un intervento umanitario per salvare la vita ai civili!

Bufala 7. Mai stati così veloci nel passare dalle parole ai fatti. Nel giro di 48 ore è stata approvata la risoluzione 1973 che stabilisce la No fly zone, Sarkozy convoca un vertice della “Coalizione dei volenterosi” a Parigi e, mentre la riunione è ancora in corso, i caccia francesi partono dalle loro basi e vanno a bombardare i blindati di Gheddafi. Senza nemmeno aspettare, come sarebbe stato logico, una riunione operativa dei vertici militari per concordare l’intervento. Così, per diversi giorni ognuno si fa la propria guerra, bombardando a caso, secondo i gusti del momento. Dice Napolitano che non siamo in guerra, siamo “nella Carta” ONU. Sì, è proprio una guerra alla carta, come in ristorante. Ognuno la fa come preferisce. Infatti, continuano a litigare perfino su chi debba assumere il comando.

Del resto, già dal nome “Coalizione dei volenterosi” si capiva che non era una cosa seria. Più che una coalizione di nazioni, sembra un gruppo speciale di Boy scout: i Volenterosi, quelli che montano la tenda, fanno legna, cucinano, etc…gli altri sono tutti sfaticati, svogliati e un po’ lavativi. I tedeschi, per esempio, che si sono tirati fuori, sono notoriamente tutti lavativi! Solitamente quando si adotta una risoluzione ONU si dà il tempo al paese interessato di adeguarsi per rispettare le imposizioni. E di solito si inviano osservatori ONU per verificare che quel paese rispetti la risoluzione. In questo caso no. Nonostante il governo libico da subito abbia chiesto l’invio di osservatori, e continui ancora a chiederlo, non è previsto nessun controllo. L’unica soluzione è bombardare, senza sentir ragioni o cercare una mediazione. Ma non si pensi che lo scopo è quello di eliminare Gheddafi e consegnare la Libia ai ribelli. No, è un intervento umanitario per salvare la vita ai civili! E poi, dice Napolitano, “Siamo nella Carta“.

Bufala 8. Ma perché tutta questa fretta e perché avviare un intervento militare in maniera così improvvisata, senza avere nemmeno chiarito il coordinamento e la strategia? La risposta è quella che continuano a ripetere tutti i rappresentanti dei volenterosi, gli opinionisti del giorno dopo, politologi ed osservatori assortiti. Il motivo di tanta fretta è dovuta al fatto che Gheddafi, preparandosi ad attaccare Bengasi, aveva dichiarato che avrebbe sterminato tutti i ribelli. Ecco il motivo, si tratta di una guerra preventiva alle intenzioni. Fondata e giustificata da una dichiarazione. Ma allora se si deve bombardare chiunque minacci di sterminare qualcuno, perché nessuno ha bombardato il Ruanda? Perché nessuno ha bombardato il Sudan che non si è limitato a dichiarazioni generiche, ma ha fatto un vero “genocidio nel Darfur, sterminando 300.000 persone”  ed obbligando altri due milioni a fuggire nei paesi vicini? “L’Aja accusa il presidente del Sudan: genocidio e crimini di guerra“. Perché nessuno è intervenuto? All’ONU dormivano tutti? E perché, nonostante un giorno sì e l’altro pure Teheran continui a minacciare di sterminare gli ebrei e di cancellare Israele dalla carta geografica, nessuno va a bombardare l’Iran e la casa di Ahmadinejad? Pacifisti col timer, a giorni alterni, secondo le circostanze e le convenienze. Buffoni. Anzi…Buff-ONU.

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Se basta una dichiarazione frettolosa e magari dettata dall’ira del momento per farsi bombardare, allora dobbiamo stare attenti. Per esempio, Umberto Bossi ha corso un bel rischio quando tempo fa disse che “Abbiamo i fucili pronti“. Per sua fortuna, forse, Sarkozy era momentaneamente distratto in dolci passatempi con Carlà, altrimenti, niente niente, avrebbe mandato i suoi caccia a bombardare la casa di Bossi a Gemonio. Così, come azione preventiva…

Bufala d’oro. Per quanto sopra esposto, a nostro insindacabile giudizio, riteniamo di dover assegnare alla stampa, agli osservatori e commentatori, all’ONU con annessi e connessi, ai “Volenterosi“, a Cip e Ciop, la banda Bassotti e alle giovani Marmotte, il primo premio speciale…La Bufala d’oro.

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A conferma di quanto scritto qui, tre giorni dopo aggiungo un altro post:

Bufale libiche” (28 marzo 2011)

Pochi giorni fa nel post “Libia e mozzarella“ elencavo alcune “bufale” spacciate dai media sul conflitto in Libia. Evidentemente non sono l’unico ad averle notate. Ecco, in questo video, a conferma di quanto scrivevo, cosa ne pensa Amedeo Ricucci, giornalista in questa intervista che non solo conferma le bufale ripotate da me, ma aggiunge anche qualcosa di nuovo e più grave sull’uso strumentale dell’informazione e l’affidabilità dei media: “Ecco tutte le bugie che ci hanno raccontato sulla guerra in Libia”.

 

Vedi anche. Guerra mediatica (29 marzo 2011)

 

Sulla serietà e affidabilità della stampa date uno sguardo a questi vecchi post:

Stampa e amnesie (2006)

E questa la chiamano informazione (2006)

La stampa, oh, la stampa (2008)

Stampa, cozze e talebani (2009)

Stampa, cambia la musica  (2011)

Stampa di regime (2014)

Parliamoci chiaro

Tre giorni fa nel post “Pensioni e supercazzole” prendevo di mira le dichiarazioni dei politici e gli articoli di stampa, spesso incomprensibili. Sembra che godano nell’esprimersi in maniera complicata, astrusa, criptica, ermetica; insomma, incomprensibile. E’ un vecchio vizio duro a morire. Mi viene in mente un vecchio post del 2006 “La ricetta segreta di Change” dedicato all’allora premier Romano Prodi che era solito esprimersi proprio in maniera così contorta e cervellotica da rasentare il nonsense. Eccolo:

La ricetta segreta di Change (2006)

Ieri i TG ci hanno mostrato il nostro bofonchiante Premier, dall’eterna e inconfondibile risatina sdentata, durante un suo intervento ad un convegno di Confesercenti, o Confcommercio, o qualcosa di simile. Ed hanno riportato una frase del suo intervento. Ovviamente, se si riporta una frase scelta all’interno di un discorso più ampio, in genere si sceglie una frase che riassuma in poche parole il concetto di fondo del discorso. E visto che, dato il carattere del convegno, i temi in discussione non potevano che essere quelli economici, evidentemente la frase del nostro Premier ridens non poteva che essere una profonda considerazione tesa al rilancio dell’economia italiana; una sua ricetta segreta, la summa del suo discorso. Ed ecco la frase riportata dai TG: “(L’Italia)…deve perdere dieci chili di grasso. Ma deve anche fare cinque chili di muscoli.

Oh, finalmente, questo si chiama parlar chiaro. Queste sono le grandi riforme per far ripartire l’economia. E tanto ci voleva? Basta mandare tutti gli italiani in palestra e l’economia riparte, anzi vola. Se frasi simili le avesse dette Berlusconi, i comici ci avrebbero campato per mesi. Ma forse, ormai siamo a luglio, tutti i comici sono in vacanza e quindi si perdono queste perle. Oppure sono distratti. Certo che se si raccogliessero queste “perle” ci si ricaverebbe un best seller. Anche se la migliore resta sempre quella detta a Palermo: “Quando saremo al Governo dovremo rimettere il dentifricio dentro il tubetto“. Geniale!

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Quest’uomo mi ricorda Chance, il protagonista di una deliziosa commedia del 1979 “Oltre il giardino“, interpretata da Peter Sellers e Shirley MacLane. La trama, in due parole, è questa. “Un giardiniere ignorante, e da anni imbottito solo di TV, grazie alle sue dichiarazioni vaghe, al limite del nonsense, e metafore riferite sempre al giardinaggio, interpretate come profonde riflessioni dense di significato, viene scambiato per un saggio filosofo. Di equivoco in equivoco diventa una celebrità nazionale, e viene ricevuto alla Casa Bianca come consigliere.“. Se volete saperne di più e vedere dei video del film, fate una ricerca in rete digitando “Oltre il giardino“.

Bene, il nostro saggio Prodi-Change, in quanto a dichiarazioni fumose ed incomprensibili, non ha niente da invidiare al giardiniere Change il quale, grazie ai suoi nonsense diventa presidente degli Sati Uniti. Ma Prodi, al contrario del giardiniere Change, farebbe bene a fare il percorso inverso, lasciare la politica e dedicarsi al giardinaggio, anzi in questo caso…ai salumi: dice che si toglie un po’ di grasso, si aggiunge la giusta quantità di carne muscolosa, qualche condimento, magari il pistacchio, e si ottiene un’ottima mortadella. Appunto.

Vi sembra che abbia esagerato con Prodi? E allora leggete questo:

 

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Non basta? E allora beccatevi anche questa del 2006: Prodi e le grandi riforme 

Prodi ha annunciato che, se andrà al governo, attuerà una serie di “Grandi riforme”. Ecco la prima…

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Pensioni e supercazzole

Riforma delle pensioni; ci stanno lavorando (si fa per dire; quando parliamo di politica la parola “lavoro” bisogna sempre interpretarla e contestualizzarla) per stabilire dove tagliare e di quanto. Meglio tenersi aggiornati. Per fortuna ci sono i nostri media (TV, stampa, web) che ci informano e ci spiegano per filo e per segno tutti i dettagli della riforma. Esempio: “Il piano per le sforbiciate; così tagliano le pensioni“.

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Ce lo spiega, uno per tutti, Luca Romano sul Giornale di pochi giorni fa. Ecco come illustra, in poche parole e molto chiaramente il procedimento: “Il sistema che verrà applicato per i tagli consiste nella moltiplicazione della quiescenza maturata con il retributivo per il rapporto tra il coefficiente di trasformazione che corrisponde di fatto all’età dell’assicurato al momento dell’uscita del lavoro per il coefficiente di trasformazione che invece corrisponde all’età prevista per il pensionamento di vecchiaia.”. Chiaro?

Quando seguo i media, che pretendono di fare informazione, penso sempre ad un anziano (con tutte le deficienze proprie della senescenza) che legga una notizia simile e, dopo un attimo di perplessità, si chieda cosa vuol dire. Temo che resti senza risposta; anche perché dubito che lo stesso giornalista abbia capito quello che ha scritto. Romano, ma come si fa a scrivere una simile “supercazzola” degna del miglior conte Mascetti di Amici miei e spacciarla per informazione?

Indro Montanelli (Romano, si ricorda chi è, sì?) riferiva nella sua autobiografia che quando, agli inizi della carriera, lavorava in America, il suo direttore gli suggeriva di scrivere in maniera semplice, chiara e comprensibile a tutti “in modo che ti capisca il lattaio dell’Ohio”.  Einstein, invece, diceva che “Non puoi dire di aver veramente capito qualcosa finché non riesci a spiegarlo con parole semplici a tua nonna.”. Se ne deduce che Romano non ha mai letto l’autobiografia di Montanelli, o non ha capito niente della riforma previdenziale (quindi ha difficoltà a spiegarla), oppure non ha una nonna con la quale esercitarsi e imparare a spiegarsi in maniera semplice.

Pane, sesso e violenza

Il richiamo sessuale, in tutte le sue forme,  nella nostra società è talmente pervasivo che ce lo ritroviamo dappertutto; su stampa, internet, televisione, cinema, manifesti stradali, pubblicità, ad ogni ora del giorno, in tutte le salse, tutte le variazioni e per tutti i gusti. Sesso a colazione, a pranzo e a cena. Già da tempo è diventato l’ingrediente primo e più importante della comunicazione, dello spettacolo, dei media, della letteratura, del gossip, delle cento riviste da spiaggia o da salone parrucchiera, degli esperti di costume e società, degli psicologi  e degli opinionisti tuttologi che dilagano nei salotti televisivi.

pubblicità walkman

L’esempio più eclatante dell’uso mediatico del richiamo erotico come specchietto per le allodole e per altri “uccelli” stanziali, ce lo offre continuamente la pubblicità.  Non c’è prodotto che non usi, per attirare l’attenzione, un corpo di donna o un’atmosfera sensuale. Il corpo nudo  è come il grigio; va su tutto. Ma ormai l’uso del nudo è talmente diffuso che anche sui quotidiani lo si usa per illustrare articoli di vario genere. Questa a lato è l’esempio di come venga usato il corpo femminile. E’ l’immagine di un articolo apparso sul Giornale qualche tempo fa e dedicato all’uscita di un nuovo modello di Walkman. Beh, guardando bene con attenzione (ma non distraetevi), oltre alla bella ragazza in bikini, forse, si vede “anche” il Walkman!

Su questo eccesso di nudi, tette e culi in bella esposizione, si era espresso anni fa anche un illustre premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa, in un articolo apparso su El Pais e ripreso dalla Stampa. Ne parlavo già in un post di sette anni fa “Varie ed eventuali“, a proposito dell’eccesso di nudità sui media e sulle Mail a luci rosse. L’articolo di Vargas Llosa (che non può essere certo considerato un vecchio bacucco bacchettone e moralista) è chiarissimo ed è un preciso atto d’accusa nei confronti della strumentalizzazione del corpo femminile sui mezzi di comunicazione. Vale la pena di leggerlo: “Troppe T.e C. Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip.”.

tette e culi

Perfino umorismo e satira fanno del sesso l’argomento più sfruttato che si presta ad allusioni, battute, barzellette e storielle piccanti buone per tutte le circostanze. Non c’è comico che non abbia in repertorio un’ampia scorta di storielle a sfondo sessuale.  Anni fa in televisione, nel programma “La sai l’ultima?”, si esibivano comici dilettanti che raccontavano barzellette. Su dieci barzellette otto erano di argomento sessuale. Sembra quasi che non si possa nemmeno ridere se non si parla di sesso. Il tema sessuale è così diffuso e sfruttato che l’umorismo di certi “comici” diventa monotematico, sessomaniacale. Classico esempio è la Littizzetto il cui bagaglio umoristico nasce e si esaurisce sempre a livello di genitali. Gira e rigira, da qualunque argomento parta arriva sempre lì, a livello slip. E’ quello che a ragione si può ben definire, letteralmente, un umorismo del cazzo. Ma naturalmente non è la sola; anzi, è in buona compagnia.

Il mondo dello spettacolo è quello più all’avanguardia nella diffusione del messaggio sessuale. Ed essendo quello più seguito dai giovani è anche quello più incisivo e pericoloso. Basta pensare ai concerti pop dove ormai la musica passa in secondo piano. Il vero spettacolo di questi concerti seguitissimi dai giovani  non è l’esibizione musicale, ma le invenzioni di scena, le luci, il fumo, i costumi sempre più succinti e provocanti, le coreografie ed i movimenti con esplicite simulazioni di atti sessuali. Il successo di queste nuove glorie della musica pop non si misura più sulle qualità canore, ma sulla capacità di scandalizzare il pubblico. Negli anni ’60 i movimenti giovanili, i figli dei fiori, gli hippies, i seguaci dell’amore libero, delle comuni e di tante stronzate finite nella spazzatura, avevano un motto: “Sesso, droga e rock’n roll“. Erano illusi di cambiare il mondo con canzoni,  spinelli e qualche slogan che suonava bene nei cortei, ma non funzionava in privato. Peccato che molti siano morti troppo giovani e non abbiano avuto il tempo di capire quanto siano stati stronzi a gettare via la vita in cambio di un po’ di sesso, una siringa e quattro accordi distorti di una Fender.

Il messaggio sessuale lo si assimila fin dall’infanzia.  Le nuove generazioni stanno crescendo a pane e sesso (forse ai neonati, per abituarli gradualmente, sciolgono un po’ di sesso liofilizzato negli omogeneizzati). Tanto che, forse, il Padre nostro verrà modificato così: “Dacci oggi il nostro pane e sesso quotidiano“. Questo messaggio viene diffuso quotidianamente attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa, sempre più potenti, che garantiscono una penetrazione capillare nella società. Non c’è scampo, ovunque ti rigiri, dalla stampa a internet, dalla televisione ai manifesti stradali,  c’è un’immagine o uno slogan di carattere erotico. La comunicazione, in tutte le sue forme, ha assunto un potere determinante capace di influenzare la cultura, lo stile di vita, l’abbigliamento, l’alimentazione, i gusti artistici, i rapporti sociali e, dulcis in fundo, anche le abitudini sessuali. E non stiamo parlando di pornografia su riviste specializzate, siti e chat erotiche o cinema a luci rosse. Parliamo della presenza del messaggio erotico sui media normali a portata di tutti, compresi bambini.

 Il messaggio più diffuso, esplicito o nascosto, che permea la società moderna è  una specie di continua, assillante, campagna pubblicitaria per l’esaltazione e la promozione dell’attività sessuale. Come se un unico slogan venga diffuso continuamente su radio e TV, giornali e internet: scopate, scopate, scopate. Forse hanno paura che la gente se ne dimentichi; meglio ricordarglielo. Ma ragazzi e adolescenti, già in preda alla tempesta ormonale, non hanno certo bisogno di ulteriori stimoli per  scoprire il sesso o di qualcuno che glielo ricordi. Così, incoraggiati da tanta pubblicità e da onnipresenti messaggi erotici, oggi cominciano presto a fare le prime esperienze. Già a 13/14 anni, riferiscono le cronache, cominciano a scambiare su internet messaggini e foto  a carattere erotico. Passare dalla teoria alla pratica e dal virtuale al reale è solo questione di (poco) tempo.

I mezzi di comunicazione hanno una funzione essenziale nel condizionare la società. Possono creare idoli e modelli da imitare, stili di vita, abitudini, comportamento  e modificare i valori  morali. Tre sono gli argomenti che da sempre costituiscono i pilastri della comunicazione, le famose “Tre S“: sesso, sangue, soldi. Ma c’è un altro aspetto, non meno importante, dell’uso spregiudicato dei mass media. Oltre a diffondere il verbo della più completa libertà sessuale, perseguono un altro scopo: incentivare i consumi con l’offerta di sempre nuovi prodotti.

La moderna società dei consumi ha un fine preciso, che è la ragione stessa della sua sopravvivenza; creare continuamente nuovi bisogni da appagare con l’offerta di  nuovi prodotti che, grazie alla pubblicità martellante, diventano subito oggetto del desiderio e accessori irrinunciabili. Ma per acquistarli occorrono i soldi.  E poiché, da sempre, la mercificazione del sesso è una fonte di reddito, l’abbinamento fra soldi e sesso (come mezzo per procurarseli) porta diritti dritti alla prostituzione. Quella da viale di periferia, quella dei centri massaggi, quella delle inserzioni su giornali o in rete, quella che si consuma  a casa propria, quella delle escort, quella praticata come normale attività lavorativa o quella saltuaria o occasionale, giusto per togliersi un capriccio, per il gusto della trasgressione o per farsi un regalo costoso. Insomma, i motivi per prostituirsi  non mancano.

Purtroppo, in una società improntata al più sfrenato edonismo ed alla massima soddisfazione dei desideri a qualunque costo, anche le adolescenti scoprono presto che fare sesso non è solo un’esperienza piacevole da fare con il fidanzatino di turno. Può essere anche un’attività redditizia per integrare la “paghetta“. E così si comincia quasi per gioco a prostituirsi (come il recente caso delle “baby squillo” dei Parioli). E siccome il giochino rende bene, si prosegue facendone un’attività regolare.  Il sesso, ormai liberato da tutti i tabù del passato, è diventato un atto del tutto normale, come mangiare un panino, bere una birra o fumare uno spinello. Così “normale” che sono sempre più frequenti i casi, riportati dalla cronaca, di coppie che fanno sesso in pubblico, in strada, in macchina, nei parchi, alla luce del sole.

Ma, così banalizzato e senza più limiti, remore  e riserve di carattere morale, perde qualunque significato e si finisce per fare sesso anche per un regalino o per una ricarica telefonica.  Un altro caso che di recente ha fatto scalpore è stato scoprire che in alcune scuole private di Milano (ma poi si è scoperto che succede anche a Roma ed in altre città) le ragazze, “di buona famiglia“, concedono abitualmente prestazioni sessuali varie ai compagni di scuola (ma è pensabile che forniscano il servizio anche fuori dalla scuola), secondo un preciso tariffario. Basta un sms; si sceglie la prestazione da un “menu“, si concorda il compenso, che può essere in soldi o in regalini,  e ci si ritrova nel bagno della scuola per la “consumazione“.  E’ come ordinare una pizza. Le chiamano “ragazze doccia“, perché lo fanno tutti i giorni, come la doccia.

Ma questa “prostituzione” non è in uso solo nelle scuole. Sta diventando una cosa del tutto normale. Lo si fa ovunque sia possibile. Nelle discoteche, per esempio, pare sia del tutto normale ritrovarsi nei bagni per fare sesso. Alcune lo fanno dietro compenso,  ma altre lo fanno anche solo per il gusto di farlo. Sembra che fra le adolescenti che frequentano le discoteche sia molto in voga un gioco, una gara, che consiste nel fare sesso orale nei bagni con più ragazzi possibile.  A fine serata vince quella che ha fatto più pompini… pardon, rapporti orali. In questo pezzo del Fatto Quotidiano si spiega molto bene cosa è il sesso per le adolescenti e come viene praticato (specie a scuola e nelle discoteche): “Sesso a 14 anni; se non ti fai sverginare sei una sfigata.”. Dovrebbero leggerlo molte di quelle mamme che sono ferme a Biancaneve, Cenerentola, Piccole donne e pensano che le loro ingenue “bambine” a 13 o 14 anni vivano nel mondo delle favole. Ma il sesso, anche senza sconfinare nella prostituzione vera e propria,  è molto diffuso come merce di scambio. Può garantire successo, miglioramenti retributivi, avanzamenti di carriera, regali costosi, gioielli, successo nel mondo dello spettacolo. Insomma, il sesso è un’arma potentissima e le donne sanno benissimo come usarlo.

Ma quali sono i riscontri sociali di tanta foga erotica e tanta esposizione mediatica dei richiami sessuali?  Possiamo vederlo ogni giorno nella cronaca; violenza, stupri, prostituzione minorile, adescamenti in rete, pedofilia, tradimento come terapia di coppia in crisi, esaltazione della trasgressione e dei rapporti gay, lesbo, trans, bisex con tutte le possibili variazioni. Il vecchio “Famolo strano” di Verdone è ormai sorpassato, banale, sostituito dal sesso creativo dove  la fantasia non ha più limiti. Il risultato eccolo qui, sintetizzato in questi titoli di apertura del quotidiano L’Unione sarda di due giorni fa…

Esattamente così come riportato in questo screenshot. La prima notizia in apertura è quella del prof che fa sesso con le alunne in cambio di buoni voti. Subito sotto un ex sacrestano condannato per molestie ad u n ragazzino. E per finire in bellezza l’arresto di due persone che abusano di due sorelline che abitualmente assistevano ai rapporti sessuali della madre con gli amici “clienti”. Rassicurante, vero? E non si tratta di fatti isolati. No, purtroppo sono diventati la norma. Non passa giorno che in cronaca non ci siano fatti del genere. E se non bastassero i quotidiani, c’è la televisione che ogni giorno, a tutte le ore,  mostra scene di violenza, possibilmente col morto ed il sangue in primo piano. E quando non bastano film, telefilm, fiction, tutti di genere poliziesco, horror, guerra, disordini, catastrofismi assortiti, si fanno dei programmi speciali dove, tanto per cambiare, si parla di cronaca nera, di delitti e morti ammazzati. La televisione è una specie di università della violenza e del sesso.  E nessuno sembra preoccuparsi dell’influenza negativa che questi programmi possono avere sui bambini, sulla mente di soggetti deboli e persone particolarmente sensibili. Alcuni anni fa ad Olbia dei ragazzini fra gli 11 ed i 13 anni abusarono ripetutamente, anche in gruppo, di una bambina di 9 anni.  Ai carabinieri che li interrogavano, dissero che lo avevano fatto perché “lo avevano visto in televisione“. E’ abbastanza chiaro o bisogna fare il disegnino?

Se al sesso in tutte le salse aggiungiamo il continuo aumento del consumo di droghe di ogni genere e  la quotidiana dose di violenza che ci propinano le reti televisive ad ogni ora del giorno, otteniamo una miscela devastante per la salute mentale di giovani e meno giovani. I media hanno bisogno di  mostri da sbattere in prima pagina per vendere più copie o per accrescere l’audience in TV. E quindi questi mostri li creano, attraverso la somministrazione quotidiana di scene di violenza. I media (in primis la televisione) sono diventati, più o meno inconsciamente,  una fabbrica di mostri; è un mondo che si autoalimenta. Stanno generando una società di nevrotici, stressati, ansiosi, pazzi furiosi e aspiranti pazzi, alimentando l’aggressività, la confusione mentale, un mondo di maniaci sessuali e di potenziali stupratori e assassini. La gente sta impazzendo, ma siccome la pazzia è generale, non se ne rende conto. E siccome sesso e violenza creano dipendenza, come alcol, fumo e droga, ormai non se ne può fare a meno. Abbiamo bisogno della nostra dose quotidiana di “pane, sesso, droga  e violenza“.

Siamo sicuri che questo sia un mondo normale? Siamo sicuri che tutta questa continua ed esasperata esposizione di richiami sessuali attraverso stampa, internet, cinema, televisione, pubblicità, letteratura, non sia in qualche modo responsabile dello scatenarsi di una forma di vera e propria maniacalità sessuale? Siamo sicuri che la violenza in tutte le salse che ogni giorno ci viene propinata attraverso giornali, cinema e Tv non sia responsabile dell’esplosione di atti violenti in soggetti particolarmente sensibile e dall’equilibrio psichico precario? Siamo sicuri che i media non influenzino l’opinione pubblica e diventino in qualche modo responsabili morali di stupri, violenze, femminicidi? Io ho qualche dubbio. Anzi, ad essere sincero, sono proprio convinto, come ripeto da anni, che i media abbiano una grande responsabilità nel generare aggressività  che sfocia, prima o poi, in violenza e tragedia.

E’ un argomento che tratto spesso perché sono convinto della responsabilità dei media.  Fra i tanti post, vedi “Morti di giornata“, in cui, a fondo pagina, ci sono i link ad altri articoli simili. E ancora un post del 2003 “Notizie inutili“,  “Follie di giornata” del 2004,  “Il Papa ha ragione” del 2009 e ancora due video con l’intervista a K.R. Popper sulla televisione cattiva maestra “Popper: TV e violenza“. Ma la gente sembra non rendersi conto della pericolosità dei messaggi che passano sui media. O forse non vogliono capirlo perché su sesso e violenza ci campano. In nome della libertà e del diritto di cronaca sui media passa tutto e di più, senza controlli, senza riserve e senza scrupoli. Ma prima o poi, se non si pone rimedio, ne pagheremo le conseguenze. Anzi, le stiamo già pagando ed anche molto salate.

A quanto pare, stiamo correndo incontro alla distruzione, incuranti del pericolo. Giorno per giorno stiamo minando le fondamenta della società, la stiamo smantellando, ne intacchiamo i pilastri portanti, creiamo i presupposto per il totale dissolvimento. Così come dalla carne in putrefazione nascono i vermi, da una società decadente, corrotta, amorale e depravata nascono i germi di una malattia letale che porterà al completo degrado ed all’autodistruzione.  Al nostro confronto Sodoma e Gomorra sono simboli di sobrietà e morigeratezza di costumi. Ma forse questa fine è già scritta nel destino dell’umanità. Dopo il diluvio universale Dio promise a Noè che non avrebbe più distrutto l’umanità. Ha mantenuto la promessa. Ma non c’è bisogno di un intervento divino e di un altro diluvio; l’uomo si sta distruggendo da solo. E non manca molto alla fine. Per i credenti la fine dei tempi ha un nome: Armageddon.   I non credenti possono chiamarla semplicemente follia umana.