Cromwell e il Parlamento

Somiglia molto al nostro. Passa il tempo, cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa. Magari anche oggi sarebbe una buona soluzione quella di Cromwell.

Da anni scrivo che “Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto“. Sembra una battuta, ma non lo è; purtroppo. Date uno sguardo a questi articoli.

Polveri sottili e malattie neurodegenerative.

India, malati di selfie.

Lo stress influisce in modo negativo su memoria e dimensioni del cervello.

Tre richiedenti asilo su 4 soffrono di problemi psichici: 

Salerno, la città dei pazzi; un maggiorenne su 3 ha problemi psichici.

Quoziente intellettivo in picchiata; specie umana sempre più stupida.

Allora, sono io che esagero e sono troppo severo? No, è vero quello che scrivo da anni: il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto, proprio perché sta impazzendo.

Holodomor

Notizie dal “Paradiso” (bolscevico) dei lavoratori. Il 25 novembre si commemora Il genocidio di Stalin in Ucraina   che provocò 7 milioni di morti. Perché nessuno ne parla?

Ucraina holodomor

Il genocidio voluto, pianificato ed attuato da Stalin.

 

Il Parlamento europeo
(…) Considerando che la commemorazione dei crimini contro l’umanità perpetrati nella storia europea dovrebbe contribuire a prevenire simili crimini in futuro (…) riconosce l’Holodomor (la carestia artificiale del 1932/33 in Ucraina) quale spaventoso crimine contro il popolo ucraino e contro l’umanità.  Giovedì,23 ottobre 2008

(Testo integrale: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2008-0523+0+DOC+XML+V0//IT

Matteo La Qualunque

Matteo Renzi diserta l’assemblea del PD e sogna un nuovo partito tutto suo. Viste le sue doti caratteriali da bulletto di borgata (Er più de borgo gli fa un baffo!) presuntuoso, borioso, arrogante e strafottente, il motto del nuovo partito sarà quello famoso del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un cazzo“. Ascoltate, nel video sotto, questo imbonitore da fiera paesana. Cetto La Qualunque è il più serio dei due. Ma come è possibile che in un paese normale questo personaggio circoli liberamente? E come è possibile che la gente lo ascolti? Questa non è politica, è cabaret. Ma non fa ridere.

Europa tra mucche, vongole e sciacquoni.

Tra noi e l’Europa non corre buon sangue. Siamo sempre ai ferri corti. Ci accusano di inadempienze, di non rispettare gli accordi, di essere spendaccioni, ci danno da fare i compiti a casa (come se fossimo ancora alle elementari), ci controllano i conti e perfino i peli del culo. E oggi rischiamo di venire sanzionati e pagare anche delle multe salate perché, a quanto dicono, non abbiamo rispettato le norme e siamo fuori dai limiti di spesa. E guai a lamentarsi, si viene subito accusati di antieuropeismo, sovranismo, nazionalismo, populismo, e pure fascismo (questo ci sta sempre bene). Per fortuna noi, da buoni italiani, ce ne freghiamo altamente dei rimproveri  e continuiamo a scialacquare tranquillamente il denaro pubblico (finché ce n’è ancora: poi venderemo l’argenteria di casa, romperemo il salvadanaio dei bambini e ruberemo i risparmi delle nonne). L’europarlamento, invece, è attentissimo alle spese. Ne ha rivelato i costi, con nomi, cifre e tutti i dettagli delle spese folli Mario Giordano, pochi anni fa, nel libro “Non vale una lira“, Ma nessuno lo ricorda. Riportavo alcuni dati quattro anni fa nel post “Europa, banane e sciacquoni“. Ed ecco alcune considerazioni fatte in passato.

Mucche, vongole e l’argenteria di casa (luglio 2015)

Tempi duri per le mucche; ed anche per le vongole. Nonostante il caldo opprimente gli euro cialtroni di Bruxelles sono sempre al lavoro (si fa per dire) e danno il meglio di sé (o il peggio, dipende dai punti di vista) nell’inventare quasi quotidianamente norme, leggi, regolamenti e cervellotiche direttive che imbrigliano l’apparato produttivo, aggravando la già grave crisi economica, e complicano la vita ai cittadini europei.
Non abbiamo ancora digerito l’ultima eurostronzata (sono le stronzate secondo le norme CE) che, dopo il vino senza uva ed il cioccolato senza cacao, consente di fare il formaggio con il latte in polvere (Vedi “Cheese, Europa“). Ed ecco altre due notiziette illuminanti. La prima riguarda il divieto di pescare vongole che misurino meno di 25 millimetri (“Vongole addio, illegali per un millimetro“).

Significa che i pescatori dovrebbero misurarle tutte una per una per essere certi che rientrino nelle misure previste. Altrimenti, se c’è anche una sola vongola che misura meno di 25 millimetri sono guai seri; multe fino a 4.000 euro. Sembra una barzelletta, ma purtroppo è una cosa seria. Il dramma per il settore ittico è che le vongole, sembra a causa di una diminuzione della salinità del mare, non crescono oltre i 22 millimetri. Il che significa che tutto il settore è fermo, inattivo, per 3 millimetri di differenza. Ancora una norma europea che sembra fatta apposta per danneggiare l’economia italiana, specie il settore ittico e agroalimentare.

L’altra invenzione riguarda le mucche; povere bestie, sempre sotto osservazione. Gli ambientalisti le accusano di mangiare troppo, sprecando risorse che potrebbero essere usate per sfamare i poveri del terzo mondo, invece che per alimentare le bestie e produrre bistecche per i paesi ricchi. Gli eurocontrollori le accusano di produrre troppo latte, andando oltre i limiti imposti dalle direttive (e piovono salatissime multe ai produttori). Ora finiscono sotto accusa anche per i “gas di scarico“, eccessiva flatulenza e produzione di metano; insomma, sono delle grandi scoreggione (“Ultima follia di Bruxelles, tappare il culo alle mucche“).

Ne parlavo già 7 anni fa nel post “Mucche e marmitte“. Già allora i nostri solerti euro creativi (col culo degli altri, in questo caso quello delle mucche) avevano messo sotto osservazione le mucche ed il loro gravissimo difetto che contribuiva all’allargamento del buco nell’ozono. Scrivevo allora: “La soluzione è che per non allargare il buco dell’ozono bisogna chiudere il buco delle mucche. Così o le doteranno di regolare marmitta catalitica, oppure le tamponeranno con apposito tappo nel sedere.“.

Passano gli anni ed ora tornano alla carica, più decisi che mai a vietare alle mucche di scoreggiare. La realtà, ancora una volta supera la fantasia. Quella che era una battuta oggi diventa realtà e direttiva UE. Finiranno per imporre davvero l’applicazione di un sistema filtrante alle mucche, per trasformare il metano in profumo di violetta e lavanda. Resta solo da stabilire il modello standard della marmitta in due versioni; la marmitta da stalla e quella da pascolo. Ovviamente anche il culo delle mucche dovrà essere a norma CE e rispettare le misure standard.

Ma non abbiamo nemmeno il tempo di riflettere sull’assurdità di certe direttive, che ecco l’ultimissima, tanto per chiudere in bellezza: “Mogherini spende 3 milioni per un servizio da tavola“ (Bicchieri di cristallo, candelabri e secchielli d’argento per il ghiaccio, porcellana finissima con lo stemma dipinto in oro) . La notizia è stata riportata dalla stampa inglese: “Secondo fonti del britannico “The Telegraph“, le istituzioni europee avrebbero ordinato un servizio da tavola che verrà usato dai 3.360 impiegati e ospiti delle sedi di Bruxelles e dalle 140 ambasciate in tutto il mondo. Il tutto per la folle cifra di quasi tre milioni di euro, pari a dieci volte la spesa di un analogo servizio recentemente acquistato dalla Casa Bianca.”. Immagino che gli italiani siano felicissimi di sapere che la nostra Mogherini non bada a spese quando c’è da tutelare il prestigio e l’immagine dell’Unione europea. Se poi dobbiamo fare qualche sacrificio, pazienza, lo facciamo volentieri. Però facciamo un figurone con bicchieri di cristallo, servizio in argento, stemma in oro e facce di bronzo. (luglio 2015)

Cessi d’Europa (ottobre 2013)

Il Parlamento europeo, dopo lunghi studi e approfondite ricerche, ha stabilito di omologare le misure degli scarichi di WC e latrine in tutta Europa: cessi uguali per tutti. Questa è democrazia. Non stiamo lì a chiederci quanto ci costa mantenere questo elefantiaco apparato burocratico; sarebbero cifre astronomiche. Ormai la politica, a tutti i livelli, sembra avere un solo scopo, quello di sperperare il denaro pubblico. E quando il denaro pubblico finisce basta aumentare le tasse. Facile, no?
Il Parlamento europeo in particolare si occupa di problemi importanti e di indubbia urgenza, come ha dimostrato in passato: stabilire la curvatura delle banane, la circonferenza dei piselli, stabilire quanto latte devono fare le mucche ed ora stabilire esattamente le misure degli scarichi fognari. In futuro, forse, stabiliranno anche le misure della carta igienica, la posizione da assumere, come tirare lo sciacquone e quanta se ne deve fare per essere “a norma CE“. Se ne fai di più, multa!

Però una considerazione bisogna pur farla. L’Europa intera attraversa una gravissima crisi economica di cui non si vede la fine. Ogni giorno i dati sull’occupazione sono sempre più allarmanti, fra aziende che chiudono e povertà in aumento. In Italia la disoccupazione è oltre il 12% e quella giovanile supera il 40%. I poveri, secondo gli ultimi dati sono oltre 5 milioni e sono in crescita le persone che per mangiare si rivolgono alla Caritas o alle parrocchie ed associazioni di volontariato per avere pacchi di alimenti ed aiuti. Ed il Parlamento europeo discute delle misure dei Water!

L’immigrazione incontrollata ed incontrollabile (forse volutamente) è arrivata a livelli insostenibili di invasione di massa, con imprevedibili e gravissime conseguenze sulla stabilità sociale. Milioni di immigrati che invadono l’Europa in un momento di crisi in cui manca il lavoro e la garanzia del futuro anche per gli europei, sono una mina vagante e in un futuro non molto lontano, creeranno attriti e conflitti sociali che esploderanno in maniera violenta. E gli europarlamentari misurano gli scarichi fognari.

Le ultime rivelazioni ci dicono che siamo spiati continuamente da amici e nemici (Vedi scandalo NSA). Ascoltano le nostre telefonate, leggono le nostre e-mail, ci spiano con telecamere ovunque, in strada, in piazza, nei posti di lavoro, nei parchi e viali, nei locali pubblici. Fra poco ci ritroveremo pulci e telecamere anche in bagno. La riservatezza e la tutela della privacy sono un ricordo del passato, finito. Oggi sanno tutto di tutti. Lo scopo è quello di acquisire montagne di informazioni personali, di aziende, gruppi, associazioni, partiti politici, di personaggi di primo piano, di tutti coloro che in qualche modo hanno o possono avere un minimo di influenza sulla società. I dati raccolti vengono utilizzati dal potere economico, militare e politico per programmare e condizionare l’andamento dell’economia ed attuare il controllo globale della popolazione. E gli europarlamentari si occupano dei cessi!

La gente non sa più a quale santo votarsi per sopravvivere e questi si occupano di latrine, water, fogne e cloache. Magari, vista l’importanza dell’argomento, ci sarà una Commissione per le latrine, un Alto Commissario per i cessi, un ministro delle cagate. Siamo davvero giunti a fine corsa. Non fanno più nemmeno ridere. Questa classe politica ormai ha dato ampia prova di essere inetta, incapace, corrotta e deleteria per la società. Dovrebbe essere catalogata fra le catastrofi naturali, come alluvioni, tornado, terremoti e uragani. Dovremmo chiedere lo stato di “calamità naturale“. Già, ma a chi lo chiediamo? All’ONU? Buoni quelli, peggio che mai! Non c’è speranza.
Ma forse quest’ultima “Eurofarsa” ha una sua spiegazione. Che si occupino di scarichi fognari è la logica conseguenza del fatto che ormai siamo finiti nella merda fino al collo. E, come diceva una vecchia barzelletta: “Ragazzi, non fate l’onda”.

Europa, banane e sciacquoni (giugno 2014)

Il Parlamento europeo, più che un importantissimo e serio organismo politico transnazionale, sembra un’associazione di buontemponi; di quelli che periodicamente si riuniscono per allegre serate all’insegna della goliardia o per mettere in atto scherzi e zingarate in stile Amici miei. Lo si evince dalle proposte bizzarre e strampalate che si discutono nelle austere aule di Bruxelles o Strasburgo e dalle direttive che vengono approvate. Una di queste bischerate, sull’invito a consumare larve, insetti e vermi, la ricordavo di recente nel post Nouvelle cuisine“. Ma l’elenco delle eurozingarate sarebbe lungo.

La cosa drammatica, tuttavia, è che non si tratta di un ristretto gruppo di amici dediti allo scherzo o alla battuta facile, alla maniera di Quelli della notte di Arbore. No, questa allegra brigata è composta da 751 parlamentari (più un esercito di dipendenti) che godono di lauti compensi e di una lunga serie di benefici e privilegi, al fine di garantire l’espletamento delle loro funzioni in un ambiente comodo, tranquillo e rilassante, con tutti i confort di serie, dove sfogare liberamente la loro fervida fantasia per inventarsi le norme più inverosimili.
Un organismo, insomma, agile, leggero e sobrio, che ci costa la bellezza di 227 milioni di euro solo per stipendi, pensioni, rimborsi, assicurazioni e indennità varie (Vedi “Parlamento UE, costi e sprechi“). A cui si aggiungono 620 milioni di euro per funzionari e dipendenti e circa 100 milioni di euro per servizi esterni, circa 100 milioni di euro per la pubblicazione e diffusione di documenti e accoglienza di visitatori, e 140 milioni per telecomunicazioni.

Questo organismo, per essere più snello e funzionale, dispone di tre sedi: una a Bruxelles, in Belgio (dove si riuniscono e lavorano le varie Commissioni), una a Strasburgo, in Francia (dove si riunisce il Parlamento in seduta plenaria per 4 giorni al mese, escluso agosto; ovvero, per soli 44 giorni all’anno), ed una in Lussemburgo, dove hanno sede gli uffici amministrativi ed il segretario generale.

Solo questo assurdo ed ingiustificato andirivieni di parlamentari, funzionari e circa 5.000 persone impiegate a vario titolo ad ogni spostamento fra le tre sedi (con treni, auto, aerei e camion per il trasporto di tonnellate di documentazione al seguito), ci costa 200 milioni di euro. Ma la cifra quasi complessiva, e inverosimile, delle spese annuali di questo organismo è quella riportata nella pagina web della stessa Unione europea, dove compare il bilancio consuntivo 2013: 150,9 miliardi di euro! Si ha quasi paura a riportare quella cifra. Viene spontaneo, almeno per chi non è giovanissimo, fare l’equiparazione con le vecchie lire, ci si capisce meglio. Sarebbero circa 300.000 miliardi di lire!
Una cifra talmente spropositata e assurda che sembra un errore di stampa, un refuso. Leggiamo quel numero nel sito ufficiale dell’UE e continuiamo a pensare che sia un errore. Ci rifiutiamo mentalmente di pensare che quella cifra sia reale. Ma, fatte alcune verifiche, ci rendiamo conto che, purtroppo, è vero. Ne abbiamo conferma leggendo che il bilancio preventivo 2014/2020 prevede una spesa di 960 miliardi di euro. Ma non è nemmeno tanto chiaro. Forse hanno vergogna a dire chiaramente quali sono i costi esatti e specificare le varie voci.

Per esempio, sembra che quella cifra sia raddoppiata e così suddivisa: 960 miliardi in impegni finanziari e 980 miliardi in pagamenti. Qual è la differenza? Significa che in totale le spese ammontano a 1.940 miliardi di euro? Provate a riportarlo in vecchie lire: diventa una cifra difficile da pronunciare e da pensare. Numeri che finora si usavano solo per calcoli e grandezze astronomiche. Se non siete esperti di contabilità pubblica, o non avete accesso ai bilanci ufficiali, nonostante le ricerche in rete, non capirete mai come vengono spesi quei soldi. Anche i siti d’informazione e quotidiani si limitano a riportare cifre generiche, senza entrare nei dettagli.

Tanto dispiego di uomini e mezzi lascerebbe intendere che gli euro-parlamentari siano impegnati giorno e notte nell’estenuante attività di curare gli interessi dell’Europa, dei suoi cittadini e di garantire un continuo progresso economico e sociale di tutti i Paesi membri dell’Unione. Sarà così? Visti i risultati, viene il sospetto che tanto lodevole impegno non sia solo sprecato, ma addirittura controproducente. Forse sarebbe meglio che lavorassero poco e pensassero anche meno.

Di recente è uscito un libro di Mario Giordano “Non vale una lira“, in cui, oltre alle valutazioni politiche sull’attività del Parlamento europeo, dei suoi costi stratosferici, dei risultati discutibili e degli effetti deleteri per gli Stati membri (in particolare per l’Italia), ha raccolto pazientemente una serie di autentiche perle dell’attività parlamentare europea. Alcune bizzarre, altre quasi inverosimili, altre ancora che sembrano estrapolate da un monologo umoristico da cabaret. Purtroppo, però, c’è poco da ridere. (Qui si può leggere una recensione ed alcuni brani del libro di Giordano: “L’Europa? Non vale una lira“).

Forse non riusciremo a capire esattamente il bilancio dell’UE, ma già da alcune voci di spesa, possiamo farci un’idea di cosa sia questo carrozzone mangiasoldi (i nostri). Visto che si è appena votato per il Parlamento europeo, è bene che gli italiani sappiano cosa andranno a fare i loro rappresentanti appena eletti e riflettano leggendo alcune di queste “europerle” scovate e catalogate da Giordano. Vedremo, facendo una breve sintesi, di riportarne alcune: dalla lunghezza della banana, alla curvatura del cetriolo, dalla definizione di acqua calda alle misure del perfetto sciacquone europeo. Al prossimo post…

A proposito di mucche ed europerle, vedi:

-Nouvelle cuisine

Europa, banane e sciacquoni
Cheese, Europa
Cessi d’Europa
Una mucca al bar
Latte in polvere
San Valentino e la mucca

Intanto, siccome non riusciamo a sanare il debito pubblico, arrivato a livelli astronomici, da bravi amministratori cosa facciamo? Diminuiamo le spese? No, quando mai; questo lo farebbe chiunque dotato di un minimo di buon senso (ma anche lo scemo del villaggio). Noi no, siamo geniali, creativi, popolo di eroi, santi e navigatori. Quindi invece che diminuire le spese, aumentiamo il debito.  insomma, paghiamo i debiti con altri debiti. E’ un po’ difficile da capire per chi non sia pratico di contabilità pubblica, che ha regole e norme completamente fuori dal buon senso. Ma i nostri politici hanno una loro logica tutta particolare. Ricorda un po’ una vecchia scenetta di Macario in cui riesce a pagare un debito senza avere una lira.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Psicopatologia del potere

Il potere, in particolare il potere politico, è una forma di perversione mentale. Qualunque incarico sociale che comporti una corrispondente forma di potere implica l’accettazione di obblighi, doveri e responsabilità nei confronti della comunità. Significa dedicare tempo, impegno e fatica, usare le proprie capacità per la soluzione di problemi che spesso scontentano qualcuno, pochi o tutti. E’ inevitabile, quindi, generare inimicizie, rancori, ritorsioni e perfino minacce. Il potere implica una situazione perenne di conflitto. C’è sempre qualche avversario pronto ad insidiare chi detiene il potere e che usa tutti i mezzi, più o meno leciti e corretti, pur di attaccare il potente di turno, a qualsiasi livello, e prenderne il posto. Non si può certo dire che sia una vita di tutto riposo.

Ecco perché una persona tranquilla, onesta, mite ed amante della pace e della vita serena si guarda bene dall’occuparsi di politica. Bisogna concludere che coloro che, invece, dedicano la propria vita alla politica, amino le contrapposizioni, le lotte, i conflitti, gli scontri tra fazioni opposte. E cos’è questa se non una forma di perversione mentale scatenata dall’ambizione e dalla ricerca spasmodica dell’affermazione del proprio Ego? Eppure ci sono persone che fanno della scalata al potere lo scopo della propria vita. Spesso senza avere meriti o capacità particolari che giustifichino tale ambizione. E senza porsi fini specifici e particolarmente nobili: il potere per il potere. E tutti i mezzi sono buoni per raggiungerlo.

E’ evidente che tale ambizione sfrenata ed ingiustificata dovrebbe essere catalogata, a ragione, come una forma di psicopatologia; una forma di perversione mentale. Un incarico pubblico dovrebbe essere visto per quello che è, una sorta di “dovere sociale” al quale essere chiamati per meriti e capacità specifiche, e da adempiere per un breve periodo, per poi tornare ad attività più “normali” sull’esempio (più unico che raro) di Cincinnato. Mai e poi mai dovrebbe diventare una specie di incarico a vita (una sorta di dittatura prorogata democraticamente), come se occuparsi di politica sia una professione come altre; come fare il medico o l’avvocato, il commerciante o l’artigiano. Ancora meno dovrebbe essere una specie di privilegio da tramandare di padre in figlio, come invece accade spesso.

La nostra classe politica è piena di esempi simili. Sarebbe lunghissimo l’elenco di politici che sono figli di politici; una tradizione di famiglia. O di casi in cui nella stessa famiglia marito e moglie si dedicano alla politica (vedi Fassino e Mastella, tanto per citare due casi). Ma ci sono casi ancora più eclatanti. Negli USA abbiamo intere famiglie che da generazioni si occupano di politica occupando posizioni di prestigio. Basta pensare ai Kennedy o ai Bush. Due Presidenti degli Stati Uniti in famiglia, Bush padre e Bush figlio, mi sembrano troppi; o no?

E solo per caso, dopo il Presidente Bill Clinton, anche la moglie Hillary, candidata alle presidenziali, non è diventata a sua volta presidente; giusto perché nelle primarie del partito democratico è stata battuta da Obama. Bel colpo. Ma pare che abbia intenzione di ricandidarsi per la prossima tornata elettorale per la Casa Bianca. Ed il prossimo Presidente USA, quindi, chi sarà? Ancora un rampollo dei Bush, l’ultimo dei Kennedy, Hillary 2 “la vendetta“, oppure Chelsea, la figlia dei Clinton?

Non vi pare che ci sia qualcosa di perverso in questo sistema in cui gli incarichi politici vengono tramandati come “Eredità di famiglia”, come succede in Corea del Nord? Cosa avranno di così speciale queste persone per avere tanta predisposizione ad occuparsi di politica. E’ una questione genetica? Hanno delle doti molto particolari che li rendono insostituibili? Ma in fondo, gli uomini politici hanno davvero, non dico qualità speciali, ma almeno un minimo di competenza specifica? A giudicare dai risultati si direbbe proprio di no. Anzi, la storia ci dimostra che spesso sono proprio i governanti, con la loro ambizione, incompetenza, incapacità, in associazione con turbe psichiche più o meno gravi, la causa prima di conflitti, guerre o disastri sociali ed economici.

Ma allora, in assenza di requisiti specifici, cosa spinge queste persone a dedicarsi alla politica? L’ambizione, ecco cosa. Solo l’ambizione del potere, che fa sì che le nostre aule consiliari, nei comuni, nelle province, nelle regioni, in Parlamento ed in tutta una sterminata serie di Enti ed Aziende pubbliche, siano piene di persone che non hanno alcun merito o capacità specifica per occuparsi della “Res pubblica”, se non quell’unica volontà di raggiungere il potere, qualunque esso sia ed a qualunque costo.

Questo “errore di sistema” della democrazia non è normale, non è accettabile; è aberrante. Questa ricerca del potere che chiamiamo ambizione e che si esplica soprattutto in campo politico, ma che si può estendere ad altri campi, dall’arte allo sport, dallo spettacolo alla cultura in genere, ha un effetto devastante sulla società, poiché cerca di ottenere con mezzi non sempre chiari, leciti e corretti, quel riconoscimento di merito che dovrebbe essere invece dato spontaneamente dalla collettività a persone unanimemente riconosciute come meritevoli.

L’ambizione sfrenata, al contrario, altera questo meccanismo naturale di riconoscimento del merito, sostituendolo con l’uso strumentale di mezzi economici e culturali, mascherati spesso dietro bandiere ideologiche, con l’unico scopo di raggiungere il potere, a scapito di chi, magari, ne avrebbe più titolo e merito.
Il potere, di qualunque tipo ed a qualunque livello, dovrebbe essere il naturale riconoscimento del merito e delle capacità individuali e non il frutto di una campagna elettorale con largo uso di mezzi di condizionamento di massa, di grandi capitali e di persuasori occulti. In tal modo non è mai il cittadino, ancorché ritenga di essere libero di decidere, a scegliere i rappresentanti più meritevoli e capaci, ma è un apparato propagandistico più o meno efficace che “impone” i rappresentanti designati.

L’aberrazione di questo sistema consiste proprio in questo: non è la bravura del candidato ad essere determinante, ma l’efficienza del proprio apparato elettorale e propagandistico. Tutto ciò è perfettamente funzionale allo scopo di raggiungere il potere contando non sui propri meriti, ma spesso solo sulla propria ambizione sostenuta da buone dosi di furbizia, spregiudicatezza, propensione alla corruzione ed uso di sistemi di creazione del consenso ai limiti, se non fuori, della legittimità. In tale contesto è evidente che l’eccessiva ambizione di potere non sia del tutto cosa normale. E’ una forma psicopatologica grave, una vera e propria perversione mentale.

 

Vedi: La politica è una malattia

 

 

 

Quale sinistra?

La sinistra non è di sinistra“, scriveva Luca Ricolfi nel 2005 in Cari compagni, vi spiego perché siamo antipatici. Ora esce il nuovo libro “Sinistra e popolo” (Ed. Longanesi) , che sembra il naturale seguito di quel fortunato libro. L’autore è un sociologo e scrittore, un intellettuale che, giusto per dargli una collocazione ideologica (è il nostro sport preferito) si può dire che appartenga a quella vasta area della sinistra in cui c’è posto per tutti, cani e porci, visto che il segretario del maggior partito di sinistra è un tale Matteo Renzi che sta alla sinistra come Cicciolina sta al catechismo. I dirigenti, militanti, sostenitori e simpatizzanti della sinistra dovrebbero leggerlo con attenzione; perché sono considerazioni sulla sinistra fatte da un uomo di sinistra. Ma temo che da quelle parti non abbiano mai letto neppure il primo libro di Ricolfi. Altrimenti sarebbero in crisi. Ecco un’intervista all’autore pubblicata ieri sul Giornale.it.

La sinistra ha scelto immigrati ed élite, ma ignora il popolo.

Lunga ma necessaria citazione dal nuovo saggio del sociologo Luca Ricolfi Sinistra e popolo (Longanesi, presentato qui a Tempo di Libri, domani in Sala Courier): «La gente pensa che gli immigrati siano un pericolo? La sinistra le spiega che la diversità è un valore. La gente pensa che la globalizzazione sia una minaccia? La sinistra le spiega che si tratta di una grande opportunità. La gente pensa che l’Unione Europea sia un problema? La sinistra le spiega che l’Europa non è il problema, ma la soluzione. La gente pensa che il terrorismo islamico abbia dichiarato guerra all’Occidente? La sinistra le spiega che non si tratta di una guerra, che l’Islam non c’entra nulla, e che anzi gli attentati potrebbero essere una preziosa occasione per riprendere la costruzione dell’edificio europeo».

Professore, perché la sinistra non vede mai il problema?
«Perché se lo vedesse dovrebbe fare autocritica e reinventarsi, abbandonando il suo insediamento sociale fra i cosiddetti ceti medi riflessivi».

Professore, Lei ha scritto un saggio di 250 pagine che può essere sintetizzato, paradossalmente, dalla citazione in esergo di J.-M. Naulot: Populista è l’aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle. La domanda è: cosa è successo tra il popolo e l’area culturale-politica che designiamo come sinistra?
«Sono successe molte cose, ad esempio il fatto che la sinistra si occupa quasi esclusivamente di immigrati e ceti medi, e si è in gran parte dimenticata dei ceti popolari. Specie se nativi. Ma il punto non ovvio della mia ricostruzione è che io faccio risalire l’inizio del distacco molto indietro nel tempo, a 40 anni fa, ai tempi di Berlinguer e del compromesso storico. Voglio dire che è del tutto fuorviante pensare che sia stato Renzi a creare il distacco con i ceti popolari, perché quel distacco era già molto profondo negli anni di Prodi, D’Alema e Bersani. Quel che è sorprendente è che di tale distacco si parli solo adesso, e lo si metta tutto in conto a Renzi. La fede nel mercato e nelle regole europee, la tendenza a sottovalutare i problemi della sicurezza e dell’immigrazione, la preferenza per temi come le coppie gay, la fecondazione assistita, l’ecologia, sono cose che pre-esistono all’ascesa di Renzi».

Cosa c’entra in tutto questo il complesso di superiorità della sinistra che aveva smascherato nel suo saggio “Perché siamo antipatici” del 2005?
«C’entra nel senso che la rivolta contro il politicamente corretto è, insieme alla domanda di protezione economica e sociale, un ingrediente essenziale del populismo, sia in Europa sia in America».

L’elezione di Trump, la Brexit, il voto a all’ultra-destra in Austria, Marine Le Pen in Francia, i 5 Stelle da noi. Perché il popolo è in rivolta verso l’establishment?
«Le due determinanti essenziali del populismo sono la profondità della crisi e la paura del terrorismo e dell’immigrazione. Però il fatto che l’ascesa del populismo abbia assunto i tratti di una rivolta contro l’establishment ha molto a che fare, a mio parere, con la diffusione del politicamente corretto. Quando, 12 anni fa, pubblicai “Perché siamo antipatici?” il politicamente corretto era ancora percepito prevalentemente come un’aberrazione del mondo di sinistra. Oggi è diventato una sorta di biglietto da visita della classe dirigente, del cosiddetto establishment. È diventato una sorta di tratto distintivo delle persone per bene, civili, benpensanti, rispettabili. Ecco perché chi tende a imputare tutti i nostri mali all’establishment finisce anche per ribellarsi al politicamente corretto».

Ma in ciò che la sinistra benpensante e politicamente corretta liquida come populismo ci sarà qualcosa che non è da buttare. Cosa?
«In un certo senso quasi tutto, perché la domanda di protezione dalla crisi economica e dalla criminalità, dalle diseguaglianze e dal disordine sociale è più che fondata. Il problema del populismo non sono le domande, ma le risposte, che raramente sono all’altezza dei problemi».

Lei si ritiene ancora di sinistra?
«Ma che cos’è la sinistra oggi? Per dirla con Alfonso Berardinelli non credo che la sinistra sia di sinistra, una frase che usai come epigrafe di Perché siamo antipatici. Io credo che il tratto essenziale di una persona di sinistra, o meglio di sinistra liberale che è quella che piace a me, sia di riconoscere l’esistenza di un problema di diseguaglianza nei punti di partenza. Il guaio è che la sinistra attuale, almeno in Italia, si occupa d’altro».

Una volta il popolo era tutelato e garantito dalla Sinistra, dal welfare al lavoro. Ora il popolo fa da solo. In questo senso, ha ancora senso la Sinistra?
«Tendo a pensare che la sinistra, come già oggi accade, svolgerà soprattutto il ruolo di garante dei ceti medi urbani e dell’establishment, specie in settori strategici come la cultura, l’informazione, la magistratura, la scuola. Del popolo si occuperanno gli altri».

Lei nel libro critica Norberto Bobbio, il quale identificando la sinistra con l’uguaglianza e la destra con l’ineguaglianza di fatto fissò il paradigma della superiorità morale. Un peccato di lesa maestà, il suo.
«Ho conosciuto da vicino Bobbio, sia di persona sia attraverso uno scambio epistolare che avemmo su destra e sinistra una ventina di anni fa. Bobbio era un uomo meraviglioso, integro e intellettualmente aperto, non ho mai incontrato una persona così disponibile ad ascoltare gli altri e a prendere sul serio le loro opinioni. Bobbio era curioso, molto curioso dei punti di vista altrui. Proprio perché l’ho conosciuto, sono certo che, se fosse vivo, preferirebbe parlare con me delle nostre differenti vedute su destra e sinistra che bearsi delle lodi che, ancora oggi, provengono da un esercito di discepoli che lo venera come un’intoccabile divinità laica». (Luigi Mascheroni – Il Giornale.it)

Sveglia, gente (Fallaci e l’islam)

Sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente oppure d’apparire razzisti, (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata all’Inverso. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia e dalla cretineria dei Politically Correct, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione forse, (forse?), comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad, Guerra Santa. Una guerra che forse non mira alla conquista del nostro territorio, (forse?), ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime: alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà, all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci.

Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. Distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri.

Cristo! Non vi rendete conto che gli Osama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador anzi il burkah, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare?

Non v’importa neanche di questo, scemi? Io sono atea, graziaddio. Irrimediabilmente atea. E non ho alcuna intenzione d’esser punita per questo da barbari che invece di lavorare e contribuire al miglioramento dell’umanità se ne stanno col sedere all’aria cioè a pregare cinque volte al giorno. Da vent’anni lo dico, da vent’anni. Con una certa mitezza e non con questa collera, con questa passione, vent’anni fa su tutto ciò scrissi un articolo di fondo.

Era l’articolo di una persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi, d’una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte le intolleranze, d’una laica senza tabù. Ma nel medesimo tempo era l’articolo d’una persona indignata con chi non sentiva il puzzo d’una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene perdonava un po’ troppe. Feci un ragionamento che anche allora suonava pressappoco così: «Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando essi disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra, e v’informo che Dante Alighieri e Shakespeare e Molière e Goethe e Walt Whitman mi piacciono più di Omar Khayyam». Apriti cielo. Mi mangiarono viva. Mi esposero alla pubblica gogna, mi crocifissero.

«Razzista, razzista!». Furono le cicale di lusso anzi i cosiddetti progressisti (a quel tempo si chiamavano comunisti) a crocifiggermi. Del resto l’insulto razzista-razzista me lo presi anche quando i sovietici invasero l’Afghanistan. Li ricordi i barbuti con la sottana e il turbante che a ciascun colpo di mortaio gridavano le lodi del Signore cioè il bercio Allah akbar, Dio-è-grande, Allah-akbar? Io li ricordo eccome. E a sentir accoppiare la parola Dio al colpo di mortaio, mi venivano i brividi. Mi pareva d’essere nel Medioevo e dicevo: «I sovietici sono quello che sono. Però bisogna ammettere che a far quella guerra proteggono anche noi. E li ringrazio». Riapriti cielo.

«Razzista,razzista!». Nella loro cecàggine non volevano neanche sentirmi parlare delle mostruosità che i figli di Allah commettevano sui militari sovietici fatti prigionieri. Ai militari sovietici segavano le gambe e le braccia; rammenti? Un vizietto cui s’erano già abbandonati in Libano coi prigionieri cristiani ed ebrei. (Né è il caso di meravigliarsi, visto che nell’Ottocento lo facevano sempre ai diplomatici e agli ambasciatori. Soprattutto inglesi. Anzi a loro tagliavano anche la testa, e con questa giocavano a buskachi. Una specie di polo.
Le gambe e le braccia, invece, le esponevano come trofei nelle piazze o al bazaar. Tanto che gliene importava, alle cicale di lusso, d’un povero soldatino ucraino che giaceva in un ospedale con le braccia e le gambe segate? Nel loro cinismo applaudivano addirittura gli americani che, rincretiniti dalla paura dell’Unione Sovietica, riempivan di armi l’eroico-popolo-afgano. Addestravano i barbuti e coi barbuti (Dio li perdoni, io no) un barbutissimo di nome Osama Bin Laden. «Via i russi dall’Afghanistaaan! I russi devono andarsene dall’Afghanistaaan!». Bè, i russi se ne sono andati. Contenti? E dall’Afghanistan i barbuti del barbutissimo Osama Bin Laden sono arrivati a New York con gli sbarbati siriani, egiziani, iracheni, libanesi, palestinesi, sauditi, tunisini, algerini, insomma coi diciannove che componevano la banda dei kamikaze identificati. Contenti?

Da quando i nostri nemici ci hanno regalato l’Undici Settembre, le cicale non si stancano mai di ripetere che i mussulmani sono una cosa e i fondamentalisti o integralisti mussulmani un’altra. Che il Corano ha molte versioni, che viene letto con molte interpretazioni, ma in ogni sua versione ed interpretazione predica la pace e la fratellanza e la giustizia. (Lo dice anche Bush. Per tenersi buoni i suoi cinque milioni di americani arabo-mussulmani, suppongo. Per indurli a spifferare quel che sanno su eventuali parenti o amici devoti a Osama Bin Laden. Povero Bush). Ma in nome della logica: se il Corano è tanto fraterno e tanto pacifico, come la mettiamo col fatto che il Profeta fosse uno spietato guerriero e quindi un uomo tutt’altro che fraterno e pacifico? Come la mettiamo col fatto che avesse personalmente guidato ventisette battaglie, personalmente sgozzato settecento nemici, personalmente incendiato tre città? Come la mettiamo col fatto che i suoi avversari li liquidasse come un capo mafioso, che i suoi rivali li eliminasse con atrocità da rabbrividire? (…) Come la mettiamo col fatto che il Corano predichi senza sosta la Guerra Santa, che i paesi dove non regna l’Islam li definisca «Dar al-Harb» cioè Terra-da-conquistare?

Come la mettiamo col fatto che i non-mussulmani li chiami cani-infedeli, che li tratti da inferiori anche se si convertono, che lungi dal raccomandare un qualsiasi perdono imponga la legge dell’Occhio-per-Occhio-e-Dente-per-Dente, che tale legge la consideri il Sale della Vita? Come la mettiamo con la faccenda del chador o meglio del burkah che copre le donne dalla testa ai piedi, volto compreso, sicché per vedere quel che c’è al di là di quel sudario una disgraziata deve guardare attraverso la fittissima rete posta all’altezza degli occhi? Come la mettiamo con la faccenda della poligamia ossia delle quattro mogli (però su speciale dispensa dell’Arcangelo Gabriele il Profeta ne aveva sedici), o con la faccenda degli harem dove le concubine e le schiave vivono a mo’ di prostitute nei bordelli? Come la mettiamo con la storia delle adultere lapidate o decapitate, e della pena capitale per chi beve alcool? Come la mettiamo con la legge sui ladri a cui il Corano ingiunge di tagliar la mano, al primo furto la sinistra, al secondo furto la destra, al terzo non so cosa però mi pare che al terzo il castigo consista nel bucare le pupille con un ferro rovente? Cito a caso, affidandomi alla memoria. Certo il Sacro Libro offre esempi ancora più gravi. Nondimeno questi bastano, e non mi sembra che esprimano pace e fratellanza e misericordia e giustizia. Non mi sembra nemmeno che esprimano intelligenza.

E a proposito d’intelligenza: è vero che gli odierni santoni della Sinistra o di ciò che chiamano Sinistra non vogliono udire ciò che dico? È vero che a udirlo danno in escandescenze, strillano inaccettabile-inaccettabile? Si son forse convertiti tutti all’Islam e anziché le Case del Popolo ora frequentano le moschee? Oppure strillano così per compiacere il Papa che su certe cose apre bocca solo per chiedere scusa a chi gli rubò il Santo Sepolcro? Boh! Lo zio Bruno aveva ragione a dire che l’Italia non ha avuto la Riforma ma è il paese che ha vissuto più intensamente la Controriforma. (…) Oh, sì, mio caro. La Crociata all’Inverso, la Crociata dei nuovi Mori dura da tempo. È ormai irreversibile e per avanzare non ha bisogno di eserciti che a colpi di bombarda abbattono le mura di Costantinopoli. Cannoneggiate dalla nostra misericordia, dalla nostra debolezza, dalla nostra cecità, dal nostro masochismo, le mura delle nostre città sono già cadute: l’Europa sta già diventando una gigantesca Andalusia. Per questo i nuovi Mori con la cravatta trovano sempre più complici, fanno sempre più proseliti.

Boumedienne

(Dichiarazione del presidente algerino Boumédiène all’ONU,  aprile 1974)

Per questo diventano sempre di più, pretendono sempre di più, ottengono sempre di più, spadroneggiano sempre di più. E se non stiamo attenti, se restiamo inerti, troveranno sempre più complici. Diventeranno sempre di più, pretenderanno sempre di più, otterranno sempre di più, spadroneggeranno sempre di più. Fino a soggiogarci completamente. Fino a spengere la nostra civiltà. Ergo, trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Cullarci nell’indulgenza o nella tolleranza o nella speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso. (Oriana Fallaci – da “La rabbia e l’orgoglio” 2001)

Integrazione

Vedi. “Aspiranti cadaveri, 2011.

Buffoni di Stato

I pagliacci del circo sono più seri. Hanno vinto le elezioni promettendo il regalo del reddito di cittadinanza. Ora non sanno dove trovare i soldi per pagarlo. Hanno cominciato proponendo di tagliare le pensioni d’oro. E va bene. Ma non bastava. Allora hanno pensato bene di ridurre tutte le pensioni a cominciare da quelle oltre gli 80.000 euro annui. E passi. Ma non bastava ancora. Allora hanno abbassato ripetutamente il tetto. Ora, dopo quotidiani ritocchi al ribasso, il tetto scende a 3.500 euro mensili; e forse scenderà ancora e finiranno per tassare anche le pensioni minime sociali della casalinga di Voghera (e perfino la paghetta settimanale di Pierino è a rischio). Poi hanno cominciato a distinguere fra calcolo retributivo e contributivo delle pensioni. Ma il reddito non ti spetta se hai una casa di proprietà, oppure se abiti con i genitori. Poi, forse, stabiliranno nuovi requisiti; saranno esclusi quelli con le orecchie a sventola, col naso adunco e quelli con la forfora. E se sei obeso nisba, perché spendi troppo in alimenti inutili e dannosi, invece che in “spese morali”, come l’acquisto della Critica della ragion pura di Kant o il Simposio di Platone. Peccato che Zelig sia chiuso.

reddito cittadinanza

Infine, ultimissime della sera (per il momento), sarà corrisposto in base a criteri geografici; sì ai padani, no ai terroni (o viceversa; dipende dal ritorno elettorale) a Sestri Levante Sì, a Sestri Ponente No (così, per simpatia; lo decidiamo noi). L’unica cosa seria di questo reddito di cittadinanza è che non è, come potrebbe sembrare, una barzelletta; è una porcata vera e propria fatta da buffoni che più che politici sembrano emuli della combriccola di Amici miei. Però non fanno ridere. Vergognatevi. Topo Gigio è più serio.

Ed ecco l’ultima idea per recuperare un po’ di soldi: “Vendere 50 miliardi di immobili pubblici“. Ora vogliono vendere quei pochi gioielli di famiglia che ancora ci sono rimasti. Ma vendere i gioielli di famiglia per ridurre il debito pubblico è una truffa che abbiamo già visto, e pagata cara (ed ancora la stiamo pagando) negli anni delle privatizzazioni. Infatti i gioielli sono stati regalati agli amici ed il debito, invece che diminuire, è cresciuto e continua a crescere. E non abbiamo più nemmeno i cari ricordi di famiglia. Vergognatevi. Buffoni.

Europa? Che risate (amare)

Il nostro rapporto con l’Europa, specie ultimamente, è piuttosto conflittuale. Ma guai a parlar male dell’EU, si viene accusati di antieuropeismo, ed etichettati come pericolosi populisti, sovranisti, nazionalisti, xenofobi e fascisti. Sarà così? Pochi anni fa Mario Giordano nel suo libro “Non vale una lira” tracciò un ritratto non proprio positivo ed incoraggiante di questa Europa. Ne parlavo nel post “Nouvelle cuisine” e in “Europa, banane e sciacquoni” del 2014.

Europa e sciacquoni (2014)

Il Parlamento europeo, più che un importantissimo e serio organismo politico transnazionale, sembra un’associazione di buontemponi; di quelli che periodicamente si riuniscono per allegre serate all’insegna della goliardia o per mettere in atto scherzi e zingarate in stile Amici miei. Lo si evince dalle proposte bizzarre e strampalate che si discutono nelle austere aule di Bruxelles o Strasburgo e dalle direttive che vengono approvate. Una di queste bischerate, sull’invito a consumare larve, insetti e vermi, la ricordavo di recente nel post “Nouvelle cuisine“. Ma l’elenco delle eurozingarate sarebbe lungo.

La cosa drammatica, tuttavia, è che non si tratta di un ristretto gruppo di amici dediti allo scherzo o alla battuta facile, alla maniera di Quelli della notte di Arbore. No, questa allegra brigata è composta da 751 parlamentari (più un esercito di dipendenti) che godono di lauti compensi e di una lunga serie di benefici e privilegi, al fine di garantire l’espletamento delle loro funzioni in un ambiente comodo, tranquillo e rilassante, con tutti i confort di serie, dove sfogare liberamente la loro fervida fantasia per inventarsi le norme più inverosimili.

Un organismo, insomma, agile, leggero e sobrio, che ci costa la bellezza di 227 milioni di euro solo per stipendi, pensioni, rimborsi, assicurazioni e indennità varie (Vedi “Parlamento UE, costi e sprechi“). A cui si aggiungono 620 milioni di euro per funzionari e dipendenti e circa 100 milioni di euro per servizi esterni, circa 100 milioni di euro per la pubblicazione e diffusione di documenti e accoglienza di visitatori, e 140 milioni per telecomunicazioni. Questo organismo, per essere più snello e funzionale, dispone di tre sedi: una a Bruxelles, in Belgio (dove si riuniscono e lavorano le varie Commissioni), una a Strasburgo, in Francia (dove si riunisce il Parlamento in seduta plenaria per 4 giorni al mese, escluso agosto; ovvero, per soli 44 giorni all’anno), ed una in Lussemburgo, dove hanno sede gli uffici amministrativi ed il segretario generale.

Solo questo assurdo ed ingiustificato andirivieni di parlamentari, funzionari e circa 5.000 persone impiegate a vario titolo ad ogni spostamento fra le tre sedi (con treni, auto, aerei e camion per il trasporto di tonnellate di documentazione al seguito), ci costa 200 milioni di euro. Ma la cifra quasi complessiva, e inverosimile, delle spese annuali di questo organismo è quella riportata nella pagina web della stessa Unione europea, dove compare il bilancio consuntivo 2013: 150,9 miliardi di euro! Si ha quasi paura a riportare quella cifra. Viene spontaneo, almeno per chi non è giovanissimo, fare l’equiparazione con le vecchie lire, ci si capisce meglio. Sarebbero circa 300.000 miliardi di lire!

Una cifra talmente spropositata e assurda che sembra un errore di stampa, un refuso. Leggiamo quel numero nel sito ufficiale dell’UE e continuiamo a pensare che sia un errore. Ci rifiutiamo mentalmente di pensare che quella cifra sia reale. Ma, fatte alcune verifiche, ci rendiamo conto che, purtroppo, è vero. Ne abbiamo conferma leggendo che il bilancio preventivo 2014/2020 prevede una spesa di 960 miliardi di euro. Ma non è nemmeno tanto chiaro. Forse hanno vergogna a dire chiaramente quali sono i costi esatti e specificare le varie voci. Per esempio, sembra che quella cifra sia raddoppiata e così suddivisa: 960 miliardi in impegni finanziari e 980 miliardi in pagamenti. Qual è la differenza? Significa che in totale le spese ammontano a 1.940 miliardi di euro? Provate a riportarlo in vecchie lire: diventa una cifra difficile da pronunciare e da pensare. Numeri che finora si usavano solo per calcoli e grandezze astronomiche.

Se non siete esperti di contabilità pubblica, o non avete accesso ai bilanci ufficiali, nonostante le ricerche in rete, non capirete mai come vengono spesi quei soldi. Anche i siti d’informazione e quotidiani si limitano a riportare cifre generiche, senza entrare nei dettagli.
Tanto dispiego di uomini e mezzi lascerebbe intendere che gli euro-parlamentari siano impegnati giorno e notte nell’estenuante attività di curare gli interessi dell’Europa, dei suoi cittadini e di garantire un continuo progresso economico e sociale di tutti i Paesi membri dell’Unione. Sarà così? Visti i risultati, viene il sospetto che tanto lodevole impegno non sia solo sprecato, ma addirittura controproducente. Forse sarebbe meglio che lavorassero poco e pensassero anche meno.

Di recente è uscito un libro di Mario Giordano “Non vale una lira“, in cui, oltre alle valutazioni politiche sull’attività del Parlamento europeo, dei suoi costi stratosferici, dei risultati discutibili e degli effetti deleteri per gli Stati membri (in particolare per l’Italia), ha raccolto pazientemente una serie di autentiche perle dell’attività parlamentare europea. Alcune bizzarre, altre quasi inverosimili, altre ancora che sembrano estrapolate da un monologo umoristico da cabaret. Purtroppo, però, c’è poco da ridere. (Qui si può leggere una recensione ed alcuni brani del libro di Giordano: “L’Europa? Non vale una lira“).

Forse non riusciremo a capire esattamente il bilancio dell’UE, ma già da alcune voci di spesa, possiamo farci un’idea di cosa sia questo carrozzone mangiasoldi (i nostri). Visto che si è appena votato per il Parlamento europeo, è bene che gli italiani sappiano cosa andranno a fare i loro rappresentanti appena eletti e riflettano leggendo alcune di queste “europerle” scovate e catalogate da Giordano. Vedremo, facendo una breve sintesi, di riportarne alcune: dalla lunghezza della banana, alla curvatura del cetriolo, dalla definizione di acqua calda alle misure del perfetto sciacquone europeo. Al prossimo post.

giordano europa

Tutto questo spreco di denaro pubblico per fare cosa?  Ecco un breve riepilogo (e risate amare), delle bizzarre iniziative dei nostri europarlamentari:

Nouvelle cuisine (2014)

Fritto misto di grilli, cavallette e scarafaggi. In futuro, fra non molto, potrebbe essere questo uno dei piatti consigliati dallo chef e presenti nei menu dei ristoranti europei.
Basta con lasagne, bistecche, carbonara, brasati, sogliole, fritto misto del golfo, risottino alla pescatora, scampi, gamberoni, bollito misto, tagliatelle, ragù, grigliata mista, tartufo, cotechino, carbonara, aragosta. Dimenticatevi di queste prelibatezze. Lo consiglia la FAO e l’Unione europea (quella che stabilisce la lunghezza delle banane e la circonferenza del cetriolo), ha recepito immediatamente il suggerimento degli “esperti” ONU e nel 2012 ha approvato (e finanziato) un progetto per stimolare i paesi membri dell’Unione, a consumare meno carne, cambiare le nostre abitudini alimentari, rinunciare alle nostre tradizionali pietanze e prelibatezze nazionali e specialità regionali, e sostituirle con una alimentazione a base di insetti, vermi e larve. E per dimostrare che è una cosa seria ha stanziato 3 milioni di euro per ogni Paese che si impegni a diffondere il nuovo verbo culinario made in Bruxelles. E purtroppo non è uno scherzo.

insetti fritti

Il box riportato in alto è comparso due giorni fa (ma era già stato pubblicato alcuni mesi fa) su un portale internet. Visualizzando l’articolo si può scorrere una curiosa slide che mostra una cinquantina di “piatti” a base di insetti. La didascalia del pezzo dice: “Perché limitarsi a cucinare il pesce o la solita carne quando la natura offre un’infinità di ingredienti commestibili e facilmente reperibili? Ecco alcune pietanze a base di scarafaggi, scorpioni insieme all’ultima trovata: il lecca lecca con la larva.“. Se siete curiosi e di stomaco forte potete vedere qui la carrellata di leccornie: “Insetti & co.”. Buona visione.
Dopo la “nouvelle cuisine” degli anni ’70, questa è la nuova rivoluzione gastronomica sponsorizzata dall’EU. Sulla genesi di questa iniziativa (promossa già anni fa dalla FAO) e sugli aspetti anche economici della campagna dell’ONU (e dell’EU) vedi: “Insetti, FAO, ONU e sprechi“.

La giustificazione di questa iniziativa bislacca è collegata all’annoso problema della fame nel mondo. Dicono gli esperti ONU che noi, in Occidente, consumiamo troppa carne, mentre nel terzo mondo soffrono di carenze alimentari, proprio a causa del nostro eccessivo consumo di risorse. Questa strana relazione di causa/effetto fra il nostro benessere e la scarsità di risorse dei paesi poveri è tutta da dimostrare, ma è un’invenzione che fa comodo a tutte le associazioni che campano sulla vera o presunta attività di intervento umanitario a favore del terzo mondo. Se si ha qualche dubbio in proposito, sarebbe il caso di leggere attentamente l’articolo sopra linkato su insetti, Fao, ONU e sprechi.

Allora, siccome noi mangiamo troppa carne ed i paesi poveri, non potendo mangiare carne, devono cibarsi di insetti, vermi e larve, per risolvere il problema, ecco la soluzione geniale: ai poveri del terzo mondo mandiamo un po’ delle nostre bistecche e noi cominciamo a sostituire la carne con cibi alternativi che, assicurano i soliti esperti, sono comunque ricchi di proteine (provare per credere). Da domani, quindi, possiamo sbizzarrirci a cucinare grilli, formiche, scarafaggi, locuste, scorpioni, cavallette, ragni, larve. Insomma, il menu è vario e ricco di piatti (vedi la slide citata). Lo consiglia l’Unione europea. E se siamo bravi ci regala anche 3 milioni di euro (tanto sono sempre soldi nostri). Vedi “L’unione europea stanzia milioni di euro per farci mangiare ragni“.

Ecco perché già dall’anno scorso, periodicamente, sui media compaiono servizi ed articoli proponendoci questo nuovo corso gastronomico. Lo fanno per adeguarsi alle direttive europee. Piccolo particolare non trascurabile, visto che siamo sempre noi a pagare (e l’Italia è uno dei maggiori finanziatori dell’EU): se tutti i Paesi dell’Unione ottemperano a questa direttiva, significa moltiplicare 3 milioni per 28, ovvero…84 milioni di euro. Geniale questo Parlamento europeo. Siamo ancora in piena crisi economica, praticamente col culo per terra, col debito pubblico che continua a crescere, la povertà che avanza, aziende che chiudono, metà dei giovani senza lavoro, disoccupati, precari, cassintegrati, esodati, pensionati che per campare cercano di racimolare qualcosa frugando nei cassonetti degli scarti ai mercati e in questa situazione tragica il Parlamento europeo non trova di meglio da fare che impiegare 84 milioni di euro per invitarci a mangiare cavallette, grilli e scarafaggi.

Eppure, a sentire quelli che in questi giorni chiedono il voto agli italiani, sembrerebbe che questa Unione europea sia una cosa seria e che l’Europa e l’euro siano la nostra salvezza. Se anche voi ne siete convinti (beata ingenuità) votateli pure. Ma tenete a portata di mano (in cucina) un buon digestivo robusto. Ne avrete bisogno dopo una scorpacciata di fritto misto a base di cavallette e scarafaggi. Auguri e buon appetito.

Alghe, insetti; il cibo dei prossimi vent’anni

Insetti & co nel piatto (altra carrellata di specialità)

Grilli arrosto e formiche tostate