Pensieri profondi

La profondità di pensiero non è una caratteristica molto presente nei nostri politici. Anzi, è quasi sempre assente. Per loro fortuna, quando intervengono a cerimonie ufficiali e leggono il solito discorso di circostanza, non è mai farina del loro sacco. Così non devono spremersi le meningi per inventare qualcosa di degno di nota e pertinente all’argomento ed alle circostanze. E’ opera di uno stuolo di ghostwrighter che scrivono i testi per loro. Ma anche questi “scrittori fantasma” non è che brillino per capacità intellettuali, fantasia, acume e valore letterario.

Quasi sempre i loro discorsi sono infarciti di frasi fatte, luoghi comuni, metafore, perifrasi, circonlocuzioni, citazioni letterarie buone per tutte le occasioni, e trucchetti retorici per fingere di dire delle cose importanti. In realtà non dicono mai niente di serio e concreto e tutti quei discorsi generici e vaghi si somigliano, tanto che sono quasi intercambiabili e valgono per tutte le occasioni. Si può prendere un blocco di frasi da un discorso sulla democrazia ed aggiungerlo, pari pari, in un altro discorso sulla salvaguardia dell’ambiente o la libertà di stampa, o altri argomenti, e nessuno se ne accorgerebbe. Poi ci sono le frasi “storiche”, ad effetto, quelle che sintetizzano un evento e che, per la loro brevità diventano titoli di stampa.

Facciamo due esempi pratici riferiti a due fatti recenti, i morti nella discoteca di Ancona e la morte dell’italiano Megalizzi a Strasburgo, colpito da un terrorista. E prendiamo in esame le frasi del nostro Presidente della Repubblica che si sente in dovere di esprimere un parere su ogni fatto e fatterello avvenga nel mondo (o almeno di questo sono convinti tutti quelli che siedono al Quirinale, al Senato, alla Camera,  o ricoprono alti incarichi istituzionali).

Ecco cosa ha detto a proposito della tragedia della discoteca di Corinaldo: “Non si può morire così“. questo il titolo ripreso da quasi tutte le testate giornalistiche e dai TG.

mattarella discoteca

Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, funerea… può dire quel che vuole (come Virna Lisi in un vecchio Carosello). Sarà restato sveglio la notte per pensarla, oppure gli è venuta spontanea, di getto? Certo che lascia dei dubbi. Vuol dire che se “Non si può morire così” esistono modi precisi per morire, magari stabiliti per legge, ed altri non regolari? Non sarà che l’Unione europea, sempre pronta a  inventarsi direttive per regolamentare tutto, dalle dimensioni delle vongole alle misure degli sciacquoni, ha stabilito anche come si deve morire per essere in regola con  le “norme C€“? E perché nessuno ci informa? Mattarella, ce lo dica lei che, di certo, è informato; come si deve morire?

Ed ecco la seconda notizia, con relativa profonda riflessione  di Mattarella sulla morte di Antonio Megalizzi, assassinato da un terrorista a Strasburgo: “Inaccettabile tragedia”.

megalizzi

Anche questo titolo, sintetico, è stato ripreso uguale da tutte le testate. E ancora ci chiediamo: cosa vuol dire che è una “inaccettabile tragedia“? Ci sono tragedie accettabili ed altre più o meno accettabili secondo le circostanze? Mattarella,  cosa vuol dire? Anche su questo magari ci sono direttive da rispettare? Esistono tragedie a norma C€ (Europa, tra mucche, vongole e sciacquoni)? Mattarella, le va bene la “Tragedia di un uomo ridicolo“? di Bertolucci, come omaggio al regista, visto che è scomparso di recente?

tragedia

Oppure non è abbastanza tragico e dobbiamo ripiegare sul classico e tornare alle tragedie greche di Eschilo, Sofocle, Euripide? Mattarella, ci dica, come deve essere una tragedia accettabile? Va bene l’Edipo Re? O preferisce Medea?

L’unica vera tragedia è assistere allo scempio quotidiano della nostra civiltà ad opera di una classe dirigente (politica, intellettuale, culturale) di incapaci, incompetenti, “ubriaconi, ladri, corrotti, puttanieri e senza Dio“, come diceva Cromwell dei parlamentari dei suoi tempi. Traditori della patria che invece che difendere la nazione, aprono le porte della città all’invasione dei nuovi barbari. Questa è la vera tragedia, e la vergogna d’Italia.

La leggenda narra che Roma fu salvata dall’invasione dei barbari dalle oche del Campidoglio che, avvertendo il pericolo, fecero grande strepito e svegliarono le guardie.  Oggi quelle oche, invece che fare strepito, in silenzio aprono le porte della città agli invasori. Sono diventate oche buoniste (vedi post).

 

 

 

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

(Post di dieci anni fa, ma sempre valido) Nei giorni scorsi, il 10 dicembre, si sono celebrati i 60 anni della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Bel documento, pieno di lodevoli propositi e buone intenzioni. Peccato che restino tali. Peccato che sia un lungo elenco di “diritti” che restano sulla carta. Peccato che non sia citato, fra i tanti diritti, nessun dovere. Quando avremo anche una bella “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo”, forse, saremo a posto.

Peccato, infine, che il principio stesso della “libertà”, che è alla base della Carta, sia messo in dubbio, o contraddetto, già nel primo articolo.

Art. 1): ” Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Già la prima frase dell’articolo 1 si presta a molte considerazioni sul concetto di “eguaglianza”, che però ci porterebbero molto lontano. Limitiamoci, quindi, alla seconda proposizione. Ci sono in una sola riga due affermazioni ed entrambe discutibili. La prima riguarda l’affermazione che tutti gli esseri umani siano dotati di ragione e di coscienza. E’ un’affermazione o un auspicio? Già, perché la ragione è la capacità raziocinante, che può manifestarsi in misura diversa in ciascun individuo, fino ad essere molto limitata o quasi inesistente, se non, per traumi o malformazioni congenite, inibita del tutto. Lo stesso dicasi per la coscienza che non è altro, al di là di differenze concettuali astratte e non rispondenti alla realtà, un aspetto della capacità raziocinante, ovvero della stessa ragione, o della attività mentale, o di quello che chiamiamo genericamente “Pensiero”. Questa differenza della capacità ragione/coscienza, presente nei singoli individui in maniera diversa, contraddice il principio di eguaglianza.

La seconda affermazione, ove afferma che tutti gli esseri umani “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, è ancora più contradditoria. Non solo è l’esempio lampante di quelle belle affermazioni che sono solo buone intenzioni, ma non hanno alcun riscontro nella realtà, ma è anche in contraddizione con il diritto fondamentale alla libertà di pensiero e di espressione (articoli 18 e 19). Il verbo “devono” esprime, infatti, non un auspicio, ma una imposizione comportamentale che, come tutte le imposizioni, pone necessariamente dei limiti alla libertà di scelta individuale. Si stabilisce con una norma l’obbligo di agire in spirito di fratellanza. E se qualcuno non avesse voglia di agire secondo questo criterio? Non è libero di dissentire? Oppure è libero di essere un criminale, un assassino, un terrorista, un pedofilo, un razzista, un dittatore sanguinario che stermina milioni di avversari, e continuare a godere di tutti i diritti garantiti dalla Carta, nonché di essere dotato di “ragione e di coscienza”? La libertà di pensiero individuale non può essere limitata da un “obbligo” morale. Si può limitare, con opportune leggi, l’attuazione pratica di forme di libertà di pensiero che si concretizzino in atti dannosi per la comunità. Ma non si può obbligare qualcuno a pensare di dover agire in spirito di fratellanza. Non c’è Carta che tenga e che possa ottenere questo risultato.

Questa dichiarazione, quindi, o è solo una dichiarazione di buone intenzioni, oppure si applica solo alle persone che già, per natura, siano inclini ad agire in spirito di fratellanza. Ma in tal caso non avrebbero bisogno di regole scritte.

In fondo, affermare che gli uomini “devono” agire in spirito di fratellanza, non è altro che riconoscere ed affermare l’esistenza di un “dovere” dell’uomo. Ovvero, riconoscere che non esistono solo i diritti, ampiamente ribaditi dalla Carta, ma anche i doveri. Ecco, quindi, che la “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo”, non è poi così campata per aria o provocatoria, come potrebbe sembrare.

La dichiarazione di principi astratti, che non tenga conto della natura umana, è destinata a restare solo una bella dichiarazione d’intenti. Come è, appunto, la Carta in questione che, al di là delle celebrazioni, resta inattuata e disattesa tranquillamente in gran parte del mondo. E se dopo 60 anni è ancora inattuata, qualche motivo deve esserci (dicembre 2008)

Gli uomini sono tutti uguali in dignità e diritti, dicono. Anche questi? (Questo è un cucciolo di foca)

Vedi: L’uomo è più stupido di quanto si pensi.

Cromwell e il Parlamento

Somiglia molto al nostro. Passa il tempo, cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa. Magari anche oggi sarebbe una buona soluzione quella di Cromwell.

Da anni scrivo che “Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto“. Sembra una battuta, ma non lo è; purtroppo. Date uno sguardo a questi articoli.

Polveri sottili e malattie neurodegenerative.

India, malati di selfie.

Lo stress influisce in modo negativo su memoria e dimensioni del cervello.

Tre richiedenti asilo su 4 soffrono di problemi psichici: 

Salerno, la città dei pazzi; un maggiorenne su 3 ha problemi psichici.

Quoziente intellettivo in picchiata; specie umana sempre più stupida.

Allora, sono io che esagero e sono troppo severo? No, è vero quello che scrivo da anni: il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto, proprio perché sta impazzendo.

Holodomor

Notizie dal “Paradiso” (bolscevico) dei lavoratori. Il 25 novembre si commemora Il genocidio di Stalin in Ucraina   che provocò 7 milioni di morti. Perché nessuno ne parla?

Ucraina holodomor

Il genocidio voluto, pianificato ed attuato da Stalin.

 

Il Parlamento europeo
(…) Considerando che la commemorazione dei crimini contro l’umanità perpetrati nella storia europea dovrebbe contribuire a prevenire simili crimini in futuro (…) riconosce l’Holodomor (la carestia artificiale del 1932/33 in Ucraina) quale spaventoso crimine contro il popolo ucraino e contro l’umanità.  Giovedì,23 ottobre 2008

(Testo integrale: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2008-0523+0+DOC+XML+V0//IT

Matteo La Qualunque

Matteo Renzi diserta l’assemblea del PD e sogna un nuovo partito tutto suo. Viste le sue doti caratteriali da bulletto di borgata (Er più de borgo gli fa un baffo!) presuntuoso, borioso, arrogante e strafottente, il motto del nuovo partito sarà quello famoso del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un cazzo“. Ascoltate, nel video sotto, questo imbonitore da fiera paesana. Cetto La Qualunque è il più serio dei due. Ma come è possibile che in un paese normale questo personaggio circoli liberamente? E come è possibile che la gente lo ascolti? Questa non è politica, è cabaret. Ma non fa ridere.

Europa tra mucche, vongole e sciacquoni.

Tra noi e l’Europa non corre buon sangue. Siamo sempre ai ferri corti. Ci accusano di inadempienze, di non rispettare gli accordi, di essere spendaccioni, ci danno da fare i compiti a casa (come se fossimo ancora alle elementari), ci controllano i conti e perfino i peli del culo. E oggi rischiamo di venire sanzionati e pagare anche delle multe salate perché, a quanto dicono, non abbiamo rispettato le norme e siamo fuori dai limiti di spesa. E guai a lamentarsi, si viene subito accusati di antieuropeismo, sovranismo, nazionalismo, populismo, e pure fascismo (questo ci sta sempre bene). Per fortuna noi, da buoni italiani, ce ne freghiamo altamente dei rimproveri  e continuiamo a scialacquare tranquillamente il denaro pubblico (finché ce n’è ancora: poi venderemo l’argenteria di casa, romperemo il salvadanaio dei bambini e ruberemo i risparmi delle nonne). L’europarlamento, invece, è attentissimo alle spese. Ne ha rivelato i costi, con nomi, cifre e tutti i dettagli delle spese folli Mario Giordano, pochi anni fa, nel libro “Non vale una lira“, Ma nessuno lo ricorda. Riportavo alcuni dati quattro anni fa nel post “Europa, banane e sciacquoni“. Ed ecco alcune considerazioni fatte in passato.

Mucche, vongole e l’argenteria di casa (luglio 2015)

Tempi duri per le mucche; ed anche per le vongole. Nonostante il caldo opprimente gli euro cialtroni di Bruxelles sono sempre al lavoro (si fa per dire) e danno il meglio di sé (o il peggio, dipende dai punti di vista) nell’inventare quasi quotidianamente norme, leggi, regolamenti e cervellotiche direttive che imbrigliano l’apparato produttivo, aggravando la già grave crisi economica, e complicano la vita ai cittadini europei.
Non abbiamo ancora digerito l’ultima eurostronzata (sono le stronzate secondo le norme CE) che, dopo il vino senza uva ed il cioccolato senza cacao, consente di fare il formaggio con il latte in polvere (Vedi “Cheese, Europa“). Ed ecco altre due notiziette illuminanti. La prima riguarda il divieto di pescare vongole che misurino meno di 25 millimetri (“Vongole addio, illegali per un millimetro“).

Significa che i pescatori dovrebbero misurarle tutte una per una per essere certi che rientrino nelle misure previste. Altrimenti, se c’è anche una sola vongola che misura meno di 25 millimetri sono guai seri; multe fino a 4.000 euro. Sembra una barzelletta, ma purtroppo è una cosa seria. Il dramma per il settore ittico è che le vongole, sembra a causa di una diminuzione della salinità del mare, non crescono oltre i 22 millimetri. Il che significa che tutto il settore è fermo, inattivo, per 3 millimetri di differenza. Ancora una norma europea che sembra fatta apposta per danneggiare l’economia italiana, specie il settore ittico e agroalimentare.

L’altra invenzione riguarda le mucche; povere bestie, sempre sotto osservazione. Gli ambientalisti le accusano di mangiare troppo, sprecando risorse che potrebbero essere usate per sfamare i poveri del terzo mondo, invece che per alimentare le bestie e produrre bistecche per i paesi ricchi. Gli eurocontrollori le accusano di produrre troppo latte, andando oltre i limiti imposti dalle direttive (e piovono salatissime multe ai produttori). Ora finiscono sotto accusa anche per i “gas di scarico“, eccessiva flatulenza e produzione di metano; insomma, sono delle grandi scoreggione (“Ultima follia di Bruxelles, tappare il culo alle mucche“).

Ne parlavo già 7 anni fa nel post “Mucche e marmitte“. Già allora i nostri solerti euro creativi (col culo degli altri, in questo caso quello delle mucche) avevano messo sotto osservazione le mucche ed il loro gravissimo difetto che contribuiva all’allargamento del buco nell’ozono. Scrivevo allora: “La soluzione è che per non allargare il buco dell’ozono bisogna chiudere il buco delle mucche. Così o le doteranno di regolare marmitta catalitica, oppure le tamponeranno con apposito tappo nel sedere.“.

Passano gli anni ed ora tornano alla carica, più decisi che mai a vietare alle mucche di scoreggiare. La realtà, ancora una volta supera la fantasia. Quella che era una battuta oggi diventa realtà e direttiva UE. Finiranno per imporre davvero l’applicazione di un sistema filtrante alle mucche, per trasformare il metano in profumo di violetta e lavanda. Resta solo da stabilire il modello standard della marmitta in due versioni; la marmitta da stalla e quella da pascolo. Ovviamente anche il culo delle mucche dovrà essere a norma CE e rispettare le misure standard.

Ma non abbiamo nemmeno il tempo di riflettere sull’assurdità di certe direttive, che ecco l’ultimissima, tanto per chiudere in bellezza: “Mogherini spende 3 milioni per un servizio da tavola“ (Bicchieri di cristallo, candelabri e secchielli d’argento per il ghiaccio, porcellana finissima con lo stemma dipinto in oro) . La notizia è stata riportata dalla stampa inglese: “Secondo fonti del britannico “The Telegraph“, le istituzioni europee avrebbero ordinato un servizio da tavola che verrà usato dai 3.360 impiegati e ospiti delle sedi di Bruxelles e dalle 140 ambasciate in tutto il mondo. Il tutto per la folle cifra di quasi tre milioni di euro, pari a dieci volte la spesa di un analogo servizio recentemente acquistato dalla Casa Bianca.”. Immagino che gli italiani siano felicissimi di sapere che la nostra Mogherini non bada a spese quando c’è da tutelare il prestigio e l’immagine dell’Unione europea. Se poi dobbiamo fare qualche sacrificio, pazienza, lo facciamo volentieri. Però facciamo un figurone con bicchieri di cristallo, servizio in argento, stemma in oro e facce di bronzo. (luglio 2015)

Cessi d’Europa (ottobre 2013)

Il Parlamento europeo, dopo lunghi studi e approfondite ricerche, ha stabilito di omologare le misure degli scarichi di WC e latrine in tutta Europa: cessi uguali per tutti. Questa è democrazia. Non stiamo lì a chiederci quanto ci costa mantenere questo elefantiaco apparato burocratico; sarebbero cifre astronomiche. Ormai la politica, a tutti i livelli, sembra avere un solo scopo, quello di sperperare il denaro pubblico. E quando il denaro pubblico finisce basta aumentare le tasse. Facile, no?
Il Parlamento europeo in particolare si occupa di problemi importanti e di indubbia urgenza, come ha dimostrato in passato: stabilire la curvatura delle banane, la circonferenza dei piselli, stabilire quanto latte devono fare le mucche ed ora stabilire esattamente le misure degli scarichi fognari. In futuro, forse, stabiliranno anche le misure della carta igienica, la posizione da assumere, come tirare lo sciacquone e quanta se ne deve fare per essere “a norma CE“. Se ne fai di più, multa!

Però una considerazione bisogna pur farla. L’Europa intera attraversa una gravissima crisi economica di cui non si vede la fine. Ogni giorno i dati sull’occupazione sono sempre più allarmanti, fra aziende che chiudono e povertà in aumento. In Italia la disoccupazione è oltre il 12% e quella giovanile supera il 40%. I poveri, secondo gli ultimi dati sono oltre 5 milioni e sono in crescita le persone che per mangiare si rivolgono alla Caritas o alle parrocchie ed associazioni di volontariato per avere pacchi di alimenti ed aiuti. Ed il Parlamento europeo discute delle misure dei Water!

L’immigrazione incontrollata ed incontrollabile (forse volutamente) è arrivata a livelli insostenibili di invasione di massa, con imprevedibili e gravissime conseguenze sulla stabilità sociale. Milioni di immigrati che invadono l’Europa in un momento di crisi in cui manca il lavoro e la garanzia del futuro anche per gli europei, sono una mina vagante e in un futuro non molto lontano, creeranno attriti e conflitti sociali che esploderanno in maniera violenta. E gli europarlamentari misurano gli scarichi fognari.

Le ultime rivelazioni ci dicono che siamo spiati continuamente da amici e nemici (Vedi scandalo NSA). Ascoltano le nostre telefonate, leggono le nostre e-mail, ci spiano con telecamere ovunque, in strada, in piazza, nei posti di lavoro, nei parchi e viali, nei locali pubblici. Fra poco ci ritroveremo pulci e telecamere anche in bagno. La riservatezza e la tutela della privacy sono un ricordo del passato, finito. Oggi sanno tutto di tutti. Lo scopo è quello di acquisire montagne di informazioni personali, di aziende, gruppi, associazioni, partiti politici, di personaggi di primo piano, di tutti coloro che in qualche modo hanno o possono avere un minimo di influenza sulla società. I dati raccolti vengono utilizzati dal potere economico, militare e politico per programmare e condizionare l’andamento dell’economia ed attuare il controllo globale della popolazione. E gli europarlamentari si occupano dei cessi!

La gente non sa più a quale santo votarsi per sopravvivere e questi si occupano di latrine, water, fogne e cloache. Magari, vista l’importanza dell’argomento, ci sarà una Commissione per le latrine, un Alto Commissario per i cessi, un ministro delle cagate. Siamo davvero giunti a fine corsa. Non fanno più nemmeno ridere. Questa classe politica ormai ha dato ampia prova di essere inetta, incapace, corrotta e deleteria per la società. Dovrebbe essere catalogata fra le catastrofi naturali, come alluvioni, tornado, terremoti e uragani. Dovremmo chiedere lo stato di “calamità naturale“. Già, ma a chi lo chiediamo? All’ONU? Buoni quelli, peggio che mai! Non c’è speranza.
Ma forse quest’ultima “Eurofarsa” ha una sua spiegazione. Che si occupino di scarichi fognari è la logica conseguenza del fatto che ormai siamo finiti nella merda fino al collo. E, come diceva una vecchia barzelletta: “Ragazzi, non fate l’onda”.

Europa, banane e sciacquoni (giugno 2014)

Il Parlamento europeo, più che un importantissimo e serio organismo politico transnazionale, sembra un’associazione di buontemponi; di quelli che periodicamente si riuniscono per allegre serate all’insegna della goliardia o per mettere in atto scherzi e zingarate in stile Amici miei. Lo si evince dalle proposte bizzarre e strampalate che si discutono nelle austere aule di Bruxelles o Strasburgo e dalle direttive che vengono approvate. Una di queste bischerate, sull’invito a consumare larve, insetti e vermi, la ricordavo di recente nel post Nouvelle cuisine“. Ma l’elenco delle eurozingarate sarebbe lungo.

La cosa drammatica, tuttavia, è che non si tratta di un ristretto gruppo di amici dediti allo scherzo o alla battuta facile, alla maniera di Quelli della notte di Arbore. No, questa allegra brigata è composta da 751 parlamentari (più un esercito di dipendenti) che godono di lauti compensi e di una lunga serie di benefici e privilegi, al fine di garantire l’espletamento delle loro funzioni in un ambiente comodo, tranquillo e rilassante, con tutti i confort di serie, dove sfogare liberamente la loro fervida fantasia per inventarsi le norme più inverosimili.
Un organismo, insomma, agile, leggero e sobrio, che ci costa la bellezza di 227 milioni di euro solo per stipendi, pensioni, rimborsi, assicurazioni e indennità varie (Vedi “Parlamento UE, costi e sprechi“). A cui si aggiungono 620 milioni di euro per funzionari e dipendenti e circa 100 milioni di euro per servizi esterni, circa 100 milioni di euro per la pubblicazione e diffusione di documenti e accoglienza di visitatori, e 140 milioni per telecomunicazioni.

Questo organismo, per essere più snello e funzionale, dispone di tre sedi: una a Bruxelles, in Belgio (dove si riuniscono e lavorano le varie Commissioni), una a Strasburgo, in Francia (dove si riunisce il Parlamento in seduta plenaria per 4 giorni al mese, escluso agosto; ovvero, per soli 44 giorni all’anno), ed una in Lussemburgo, dove hanno sede gli uffici amministrativi ed il segretario generale.

Solo questo assurdo ed ingiustificato andirivieni di parlamentari, funzionari e circa 5.000 persone impiegate a vario titolo ad ogni spostamento fra le tre sedi (con treni, auto, aerei e camion per il trasporto di tonnellate di documentazione al seguito), ci costa 200 milioni di euro. Ma la cifra quasi complessiva, e inverosimile, delle spese annuali di questo organismo è quella riportata nella pagina web della stessa Unione europea, dove compare il bilancio consuntivo 2013: 150,9 miliardi di euro! Si ha quasi paura a riportare quella cifra. Viene spontaneo, almeno per chi non è giovanissimo, fare l’equiparazione con le vecchie lire, ci si capisce meglio. Sarebbero circa 300.000 miliardi di lire!
Una cifra talmente spropositata e assurda che sembra un errore di stampa, un refuso. Leggiamo quel numero nel sito ufficiale dell’UE e continuiamo a pensare che sia un errore. Ci rifiutiamo mentalmente di pensare che quella cifra sia reale. Ma, fatte alcune verifiche, ci rendiamo conto che, purtroppo, è vero. Ne abbiamo conferma leggendo che il bilancio preventivo 2014/2020 prevede una spesa di 960 miliardi di euro. Ma non è nemmeno tanto chiaro. Forse hanno vergogna a dire chiaramente quali sono i costi esatti e specificare le varie voci.

Per esempio, sembra che quella cifra sia raddoppiata e così suddivisa: 960 miliardi in impegni finanziari e 980 miliardi in pagamenti. Qual è la differenza? Significa che in totale le spese ammontano a 1.940 miliardi di euro? Provate a riportarlo in vecchie lire: diventa una cifra difficile da pronunciare e da pensare. Numeri che finora si usavano solo per calcoli e grandezze astronomiche. Se non siete esperti di contabilità pubblica, o non avete accesso ai bilanci ufficiali, nonostante le ricerche in rete, non capirete mai come vengono spesi quei soldi. Anche i siti d’informazione e quotidiani si limitano a riportare cifre generiche, senza entrare nei dettagli.

Tanto dispiego di uomini e mezzi lascerebbe intendere che gli euro-parlamentari siano impegnati giorno e notte nell’estenuante attività di curare gli interessi dell’Europa, dei suoi cittadini e di garantire un continuo progresso economico e sociale di tutti i Paesi membri dell’Unione. Sarà così? Visti i risultati, viene il sospetto che tanto lodevole impegno non sia solo sprecato, ma addirittura controproducente. Forse sarebbe meglio che lavorassero poco e pensassero anche meno.

Di recente è uscito un libro di Mario Giordano “Non vale una lira“, in cui, oltre alle valutazioni politiche sull’attività del Parlamento europeo, dei suoi costi stratosferici, dei risultati discutibili e degli effetti deleteri per gli Stati membri (in particolare per l’Italia), ha raccolto pazientemente una serie di autentiche perle dell’attività parlamentare europea. Alcune bizzarre, altre quasi inverosimili, altre ancora che sembrano estrapolate da un monologo umoristico da cabaret. Purtroppo, però, c’è poco da ridere. (Qui si può leggere una recensione ed alcuni brani del libro di Giordano: “L’Europa? Non vale una lira“).

Forse non riusciremo a capire esattamente il bilancio dell’UE, ma già da alcune voci di spesa, possiamo farci un’idea di cosa sia questo carrozzone mangiasoldi (i nostri). Visto che si è appena votato per il Parlamento europeo, è bene che gli italiani sappiano cosa andranno a fare i loro rappresentanti appena eletti e riflettano leggendo alcune di queste “europerle” scovate e catalogate da Giordano. Vedremo, facendo una breve sintesi, di riportarne alcune: dalla lunghezza della banana, alla curvatura del cetriolo, dalla definizione di acqua calda alle misure del perfetto sciacquone europeo. Al prossimo post…

A proposito di mucche ed europerle, vedi:

-Nouvelle cuisine

Europa, banane e sciacquoni
Cheese, Europa
Cessi d’Europa
Una mucca al bar
Latte in polvere
San Valentino e la mucca

Intanto, siccome non riusciamo a sanare il debito pubblico, arrivato a livelli astronomici, da bravi amministratori cosa facciamo? Diminuiamo le spese? No, quando mai; questo lo farebbe chiunque dotato di un minimo di buon senso (ma anche lo scemo del villaggio). Noi no, siamo geniali, creativi, popolo di eroi, santi e navigatori. Quindi invece che diminuire le spese, aumentiamo il debito.  insomma, paghiamo i debiti con altri debiti. E’ un po’ difficile da capire per chi non sia pratico di contabilità pubblica, che ha regole e norme completamente fuori dal buon senso. Ma i nostri politici hanno una loro logica tutta particolare. Ricorda un po’ una vecchia scenetta di Macario in cui riesce a pagare un debito senza avere una lira.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Psicopatologia del potere

Il potere, in particolare il potere politico, è una forma di perversione mentale. Qualunque incarico sociale che comporti una corrispondente forma di potere implica l’accettazione di obblighi, doveri e responsabilità nei confronti della comunità. Significa dedicare tempo, impegno e fatica, usare le proprie capacità per la soluzione di problemi che spesso scontentano qualcuno, pochi o tutti. E’ inevitabile, quindi, generare inimicizie, rancori, ritorsioni e perfino minacce. Il potere implica una situazione perenne di conflitto. C’è sempre qualche avversario pronto ad insidiare chi detiene il potere e che usa tutti i mezzi, più o meno leciti e corretti, pur di attaccare il potente di turno, a qualsiasi livello, e prenderne il posto. Non si può certo dire che sia una vita di tutto riposo.

Ecco perché una persona tranquilla, onesta, mite ed amante della pace e della vita serena si guarda bene dall’occuparsi di politica. Bisogna concludere che coloro che, invece, dedicano la propria vita alla politica, amino le contrapposizioni, le lotte, i conflitti, gli scontri tra fazioni opposte. E cos’è questa se non una forma di perversione mentale scatenata dall’ambizione e dalla ricerca spasmodica dell’affermazione del proprio Ego? Eppure ci sono persone che fanno della scalata al potere lo scopo della propria vita. Spesso senza avere meriti o capacità particolari che giustifichino tale ambizione. E senza porsi fini specifici e particolarmente nobili: il potere per il potere. E tutti i mezzi sono buoni per raggiungerlo.

E’ evidente che tale ambizione sfrenata ed ingiustificata dovrebbe essere catalogata, a ragione, come una forma di psicopatologia; una forma di perversione mentale. Un incarico pubblico dovrebbe essere visto per quello che è, una sorta di “dovere sociale” al quale essere chiamati per meriti e capacità specifiche, e da adempiere per un breve periodo, per poi tornare ad attività più “normali” sull’esempio (più unico che raro) di Cincinnato. Mai e poi mai dovrebbe diventare una specie di incarico a vita (una sorta di dittatura prorogata democraticamente), come se occuparsi di politica sia una professione come altre; come fare il medico o l’avvocato, il commerciante o l’artigiano. Ancora meno dovrebbe essere una specie di privilegio da tramandare di padre in figlio, come invece accade spesso.

La nostra classe politica è piena di esempi simili. Sarebbe lunghissimo l’elenco di politici che sono figli di politici; una tradizione di famiglia. O di casi in cui nella stessa famiglia marito e moglie si dedicano alla politica (vedi Fassino e Mastella, tanto per citare due casi). Ma ci sono casi ancora più eclatanti. Negli USA abbiamo intere famiglie che da generazioni si occupano di politica occupando posizioni di prestigio. Basta pensare ai Kennedy o ai Bush. Due Presidenti degli Stati Uniti in famiglia, Bush padre e Bush figlio, mi sembrano troppi; o no?

E solo per caso, dopo il Presidente Bill Clinton, anche la moglie Hillary, candidata alle presidenziali, non è diventata a sua volta presidente; giusto perché nelle primarie del partito democratico è stata battuta da Obama. Bel colpo. Ma pare che abbia intenzione di ricandidarsi per la prossima tornata elettorale per la Casa Bianca. Ed il prossimo Presidente USA, quindi, chi sarà? Ancora un rampollo dei Bush, l’ultimo dei Kennedy, Hillary 2 “la vendetta“, oppure Chelsea, la figlia dei Clinton?

Non vi pare che ci sia qualcosa di perverso in questo sistema in cui gli incarichi politici vengono tramandati come “Eredità di famiglia”, come succede in Corea del Nord? Cosa avranno di così speciale queste persone per avere tanta predisposizione ad occuparsi di politica. E’ una questione genetica? Hanno delle doti molto particolari che li rendono insostituibili? Ma in fondo, gli uomini politici hanno davvero, non dico qualità speciali, ma almeno un minimo di competenza specifica? A giudicare dai risultati si direbbe proprio di no. Anzi, la storia ci dimostra che spesso sono proprio i governanti, con la loro ambizione, incompetenza, incapacità, in associazione con turbe psichiche più o meno gravi, la causa prima di conflitti, guerre o disastri sociali ed economici.

Ma allora, in assenza di requisiti specifici, cosa spinge queste persone a dedicarsi alla politica? L’ambizione, ecco cosa. Solo l’ambizione del potere, che fa sì che le nostre aule consiliari, nei comuni, nelle province, nelle regioni, in Parlamento ed in tutta una sterminata serie di Enti ed Aziende pubbliche, siano piene di persone che non hanno alcun merito o capacità specifica per occuparsi della “Res pubblica”, se non quell’unica volontà di raggiungere il potere, qualunque esso sia ed a qualunque costo.

Questo “errore di sistema” della democrazia non è normale, non è accettabile; è aberrante. Questa ricerca del potere che chiamiamo ambizione e che si esplica soprattutto in campo politico, ma che si può estendere ad altri campi, dall’arte allo sport, dallo spettacolo alla cultura in genere, ha un effetto devastante sulla società, poiché cerca di ottenere con mezzi non sempre chiari, leciti e corretti, quel riconoscimento di merito che dovrebbe essere invece dato spontaneamente dalla collettività a persone unanimemente riconosciute come meritevoli.

L’ambizione sfrenata, al contrario, altera questo meccanismo naturale di riconoscimento del merito, sostituendolo con l’uso strumentale di mezzi economici e culturali, mascherati spesso dietro bandiere ideologiche, con l’unico scopo di raggiungere il potere, a scapito di chi, magari, ne avrebbe più titolo e merito.
Il potere, di qualunque tipo ed a qualunque livello, dovrebbe essere il naturale riconoscimento del merito e delle capacità individuali e non il frutto di una campagna elettorale con largo uso di mezzi di condizionamento di massa, di grandi capitali e di persuasori occulti. In tal modo non è mai il cittadino, ancorché ritenga di essere libero di decidere, a scegliere i rappresentanti più meritevoli e capaci, ma è un apparato propagandistico più o meno efficace che “impone” i rappresentanti designati.

L’aberrazione di questo sistema consiste proprio in questo: non è la bravura del candidato ad essere determinante, ma l’efficienza del proprio apparato elettorale e propagandistico. Tutto ciò è perfettamente funzionale allo scopo di raggiungere il potere contando non sui propri meriti, ma spesso solo sulla propria ambizione sostenuta da buone dosi di furbizia, spregiudicatezza, propensione alla corruzione ed uso di sistemi di creazione del consenso ai limiti, se non fuori, della legittimità. In tale contesto è evidente che l’eccessiva ambizione di potere non sia del tutto cosa normale. E’ una forma psicopatologica grave, una vera e propria perversione mentale.

 

Vedi: La politica è una malattia