Gli psicologi (gay) sono disturbati

Sentite questa: “Sei un maschio eterosessuale, magari troppo “virile” e tradizionalista? Secondo l’American Psychological Association (Apa), l’associazione di categoria che rappresenta gli psicologi negli Stati Uniti, soffri di un disturbo mentale.”. Leggete qui: “Il maschio tradizionale? Disturbato“.

psicologi

Chissà perché ho la sensazione che questi psicologi citati nell’articolo siano gay e scrivano su commissione della lobby Lgbt. “Il maschio virile è disturbato”, “Il maschio tradizionale è malato”, dicono. Da ridere; o da piangere. Solo delle persone “disturbate” sessualmente e psichicamente possono fare affermazioni simili.  Ergo, gli unici “disturbati” in circolazione sono gli psicologi.

Piano piano stanno rigirando la frittata. Dopo essersi impegnati tanto per convincere il mondo che i gay sono “normali” e dopo la grande campagna per diffondere le teorie gender ora si passa alla seconda fase, la fase finale: dimostrare che gli anormali non sono i gay, ma gli eterosessuali (qui andrebbero bene le risate registrate, come nelle sit com, oppure il pianto delle prefiche). E si procederà con una campagna mediatica per dimostrare che l’essere eterosessuali e normali sia un sintomo di turbe psichiche, e che bisogna curarsi; magari con uno psicologo gay (sono più sensibili; oh, come sono sensibili). Vogliono costruire una società unisex, gender o sessoconfusi sul modello Luxuria, Malgioglio e Signorini. Siete ridicoli e patetici.

Non per niente in USA gli strizzacervelli sono in ribasso già da decenni ed i loro divanetti restano vuoti. La gente ha capito che, sotto sotto è una fregatura. Ricordiamo la celebre battuta di Woody Allen in “Io e Annie”, in cui lamentava il fatto che da 15 anni fosse in cura dallo psichiatra senza successo. “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes”, concludeva. Ecco, cari psicologi, andateci anche voi a Lourdes; non si sa mai, qualche volta i miracoli succedono.

Dice Vittorino Andreoli: “, riconoscendo la profonda crisi della psicoanalisi in USA dove  era così diffusa da essere diventata una moda: “In America non ci va più nessuno. La psicanalisi delle tante sedute e del setting particolare registra un crollo.”. E se anche Andreoli conferma questa mia vecchia idea, forse non sbagliavo.

Vedi:

Psicologia, cani e pulci (2016)

I guru moderni: il “Motivatore“. (2016)

La diffidenza è una virtù (2009)

Andreoli, musica pop e i matti di Salerno (2018)

Diritti umani e islam

Le grandi riforme dell’islam: “Divorzio tramite sms“. E’ notizia recente, lanciata come esempio di apertura dell’Arabia saudita nei confronti dei diritti delle donne; una delle grandi conquiste recenti , insieme a quella di poter guidare le auto (Storico decreto del re; le donne potranno guidare) ed entrare allo stadio di calcio, in zone riservate. Sembra una sciocchezza, ma non lo è; se pensiamo che fino ad oggi i mariti potevano divorziare senza nemmeno informare le mogli.

arabia sms

Sono gli effetti collaterali della finale  della Supercoppa italiana fra Juve e Milan che, per qualche strana ragione che forse sanno giusto i tifosi di calcio,  non si gioca in Italia, ma si gioca appunto in Arabia (boh!?). E sono il pretesto per parlare di “diritti umani” e della diversa concezione che, secondo i luoghi, si ha di questi diritti.

II 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la “Dichiarazione universale dei diritti umani“. Ecco alcune considerazioni scritte in passato su questo documento fondamentale della società moderna.

Ci sono due momenti cruciali nell’evoluzione del pensiero moderno: il motto della rivoluzione francese “Liberté, egalité, fraternité” e la Dichiarazione universale dei diritti umani. Sul motto dei “sans coulottes“, al di là della letteratura che ne esalta la spinta rivoluzionaria che sarebbe alla base della società moderna, basta considerare che i suoi principi restano tranquillamente sulla carta.

La “fraternité” la si può trovare, forse, in qualche convento di clausura (non esiste nemmeno fra i cuccioli appena nati; c’è sempre competizione e qualcuno che cerca di prevalere a scapito degli altri); la “egalité” è solo un’invenzione letteraria ed un concetto astratto di cui non c’è traccia nella realtà, e la “liberté” è un’arma usata dal potere (in tutti i suoi aspetti) che la interpreta, secondo le circostanze e la convenienza, a proprio uso e consumo. Sulla pomposa dichiarazione dei diritti dell’uomo, infarcita di retorica e buoni sentimenti, invece che ripetermi, riporto quanto già scritto, a proposito di qualche incongruenza, nel seguente post di sei anni fa.

Diritti e doveri (2008)

Nei giorni scorsi, il 10 dicembre, si sono celebrati i 60 anni della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo“. Bel documento, pieno di lodevoli propositi e buone intenzioni. Peccato che restino tali. Peccato che sia un lungo elenco di “diritti” che restano sulla carta. Peccato che non sia citato, fra i tanti diritti, nessun dovere. Quando avremo anche una bella “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo“, forse, saremo a posto.

Peccato, infine, che il principio stesso della “libertà”, che è alla base della Carta, sia messo in dubbio, o contraddetto, già nel primo articolo.
Art. 1): ” Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Già la prima frase dell’articolo 1 si presta a molte considerazioni sul concetto di “eguaglianza”, che però ci porterebbero molto lontano. Limitiamoci, quindi, alla seconda proposizione. Ci sono in una sola riga due affermazioni ed entrambe discutibili. La prima riguarda l’affermazione che tutti gli esseri umani siano dotati di ragione e di coscienza. E’ un’affermazione o un auspicio? Già, perché la ragione è la capacità raziocinante, che può manifestarsi in misura diversa in ciascun individuo, fino ad essere molto limitata o quasi inesistente, se non, a causa di traumi o malformazioni congenite, inibita del tutto. Lo stesso dicasi per la coscienza che, al di là di differenze concettuali astratte e non rispondenti alla realtà, non è altro che un aspetto della capacità raziocinante, ovvero della stessa ragione, o della attività mentale, o di quello che chiamiamo genericamente “Pensiero“. Questa differenza della capacità ragione/coscienza, presente nei singoli individui in maniera diversa, contraddice il principio di eguaglianza.

La seconda affermazione, ove afferma che tutti gli esseri umani “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza“, è ancora più contradditoria. Non solo è l’esempio lampante di quelle belle affermazioni che sono solo buone intenzioni, ma non hanno alcun riscontro nella realtà, ma è anche in contraddizione con il diritto fondamentale alla libertà di pensiero e di espressione (articoli 18 e 19). Il verbo “devono” esprime, infatti, non un auspicio, ma una imposizione comportamentale che, come tutte le imposizioni, pone necessariamente dei limiti alla libertà di scelta individuale.

Si stabilisce con una norma che la fratellanza non è una norma comportamentale ed un  auspicabile atteggiamento nei confronti dei propri simili, ma è un “obbligo” morale. E se qualcuno non avesse voglia di agire secondo questo criterio? Non è libero di dissentire? Oppure è libero di essere un criminale, un assassino, un terrorista, un pedofilo, un razzista, un dittatore sanguinario che stermina milioni di avversari, e continuare a godere di tutti i diritti garantiti dalla Carta, nonché di essere dotato di “ragione e di coscienza“? Ma nessuno ha il diritto di rifiutare la fratellanza?

La libertà di pensiero individuale non può essere limitata da un “obbligo” morale. Si può limitare, con opportune leggi, l’attuazione pratica di forme di libertà di pensiero che si concretizzino in atti dannosi per la comunità. Ma non si può obbligare qualcuno a pensare di dover agire in spirito di fratellanza. Non c’è Carta che tenga e che possa ottenere questo risultato.

Questa dichiarazione, quindi, o è solo una dichiarazione di buone intenzioni, oppure si applica solo alle persone che già, per natura, siano inclini ad agire in spirito di fratellanza. Ma in tal caso non avrebbero bisogno di regole scritte.
In fondo, affermare che gli uomini “devono” agire in spirito di fratellanza, non è altro che riconoscere ed affermare l’esistenza di un “dovere” dell’uomo. Ovvero, riconoscere che non esistono solo i diritti, ampiamente ribaditi dalla Carta, ma anche i doveri. Ecco, quindi, che la necessità di stilare anche una “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo“, non è poi così campata per aria o provocatoria, come potrebbe sembrare.
La dichiarazione di principi astratti, che non tenga conto della natura umana, è destinata a restare solo una bella dichiarazione d’intenti. Come è, appunto, la Carta in questione che, al di là delle celebrazioni, resta inattuata e disattesa tranquillamente in gran parte del mondo. E se dopo 60 anni è ancora inattuata, qualche motivo deve esserci.

C’è ancora un’ultima considerazione, riguarda il razzismo. Oggi va come il pane, qualunque atteggiamento esprima anche solo un minimo di diffidenza o di fastidio per immigrati, neri, nomadi, gay e diversi di vario genere, viene immancabilmente definito “razzismo”. Basta che tu guardi storto il marocchino che cerca insistentemente di venderti i fazzolettini di carta o reagisca infastidito con quello che al semaforo, senza che tu lo chieda, vuole pulirti il parabrezza, e automaticamente sei razzista. Il concetto di razzismo, che era una teoria basata sulla presunta superiorità di una razza rispetto alle altre, ha esteso il suo significato; qualunque affermazione vada contro l’uguaglianza di tutti gli uomini,  in tutti i sensi, è diventata razzismo. Ad avvalorare questa uguaglianza si citano spesso anche eminenti scienziati i quali confermano che non esistono le razze, ma esiste solo una razza alla quale appartengono tutti gli uomini, quella umana. E per difendere i diritti di tutti gli uomini ci si appella, come ad una Bibbia, ancora alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Bene, allora vediamo cosa dice la Dichiarazione.

Art. 2): “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere…”.
Lo stesso concetto viene ribadito chiaramente nell’art. 16: “… senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.”. Affermare che non devono esserci limitazioni per differenza di razza significa affermare, pari pari, che le razze esistono. Se non esistessero non avrebbe senso dire che non devono esserci distinzioni di razza. Non si possono porre limiti a qualcosa che non esiste. Ma se si dice che tutte le razze hanno uguali diritti significa affermare che le diverse razze umane esistono. E’ pura e semplice logica elementare. Ma allora, visto che la Dichiarazione afferma l’esistenza delle varie razze, significa che questa Dichiarazione è razzista? Delle due l’una; o non è razzista, ma le razze esistono, oppure le razze non esistono e la Dichiarazione è chiaramente razzista. Tertium non datur.

Dunque, quando combattete il razzismo e dichiarate l’uguaglianza di tutti gli uomini, citate pure chi vi pare, ma non citate la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Oppure cambiatela.
Credo che la storia del pensiero umano, pur costellato di lampi di genialità, nella sua attuazione pratica in politica e nell’organizzazione sociale, sia in parte condizionata da fattori spesso tragicamente concomitanti: la sostanziale stupidità di fondo dell’essere umano, una saltuaria e apparentemente casuale comparsa di dosi massicce di devastante follia ed una altrettanto buona dose di ipocrisia.

diritti umani

Da “Islam e diritti umani” (2006)

Ma voi sapete che la famosa “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, risalente al 1948, non è poi tanto “universale” poiché non è stata mai firmata e sottoscritta dai Paesi islamici? E sapete perché? Perché i principi in essa contenuti sono incompatibili con la concezione islamica della persona e dei suoi diritti che sono visti solo ed esclusivamente in funzione del Corano, e le norme di comportamento, ed i diritti, sono valutate solo alla luce della legge islamica, la sharia. Tanto è vero che i Paesi islamici hanno proclamato una loro “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” in data 19 settembre 1981, modificata nella versione approvata al Cairo nel 1990.

E’ evidente che gli islamici hanno dei “diritti umani” una concezione diversa da quella riconosciuta dagli altri Paesi. Allora, quando parliamo di diritti umani, di quali diritti stiamo parlando? Dei diritti come li intendiamo noi o come li intendono loro? E come si fa a dialogare con chi ha un diverso concetto dei diritti? Come si fa a mettere sullo stesso piano il nostro concetto di “diritti umani” e quello che i “diritti umani” li vede solo ed esclusivamente alla luce della legge islamica? Lo sapevate? No? Allora informatevi, poi cercate di trovare la soluzione a questo piccolo problema: come conciliare i diritti dell’uomo secondo l’Islam e secondo il resto del mondo.

(Eleanor Roosevelt presenta la Dichiarazione universale dei diritti umani)

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P.S.

Come si può ipotizzare la convivenza fra culture profondamente diverse, contrastanti e inconciliabili? Può esserci integrazione fra chi ha una visione del tutto diversa dell’uomo, della società, dei diritti, della morale?

 

Re Magi e stelle di Betlemme

La storiella dei Re Magi che arrivano alla grotta di Betlemme grazie ad una stella, mi ha sempre fatto l’effetto delle favole per bambini. Ogni anno ci sono i soliti eruditi che, anche su prestigiose testate o in diretta TV,  cercano di spiegare questo mistero, anche scientificamente. Ecco cosa scrivevo in due post, uno del 2014 ed uno del 2003:

Re Magi e stelle (2014)

Oggi sul Corriere.it un lungo articolo ci ricorda come è nata la leggenda della stella cometa che avrebbe guidato i Re Magi verso la grotta di Betlemme dove nacque Gesù (Ipotesi sulla stella dei Magi; cos’era in realtà?). Si ripercorre la storia di questa “stella” e dei Magi, citando la testimonianza riportata nel Vangelo di Matteo e le varie ipotesi che nel corso dei secoli hanno tentato di spiegare il mistero dello straordinario evento.

Ecco come inizia l’articolo: “Un astro che aveva guidato i Magi verso il luogo della Natività si fermò improvvisamente nel cielo, come a indicare: siete finalmente arrivati.“ (mancano solo le risate registrate, come nelle Sit com). Ora, ve la immaginate una stella che, dopo aver guidato i Magi dal lontano oriente, si ferma sopra una precisa grotta a Betlemme? Roba da far invidia ai più moderni navigatori satellitari. O forse già allora i più fortunati avevano dei cammelli super accessoriati sui quali era installato, di serie, una specie di “navigatore” satellitare che funzionava con le comete. C’erano comete per tutte le destinazioni, bastava seguire quella giusta. Volevate andare a Roma? Bastava sintonizzare il navigatore sulla “Cometa Roma” e quella vi precedeva sul cammino, vi segnalava le strade consolari, vi faceva evitare quelle più trafficate dalle bighe e vi conduceva dritti al Colosseo.

Così c’erano Comete guida per tutte le località, anche le più lontane. A quei tempi nel cielo notturno c’erano più comete che pipistrelli. E per facilitare chi doveva seguirle, volavano così basse che erano frequenti gli incidenti. Specie quelli che abitavano nei piani alti o stavano in terrazza a godersi il fresco, rischiavano di prendere delle tremende botte in testa dalle comete di passaggio. Uno sciame di comete che vagavano in tutte le direzioni. Tanto che, se non si stava attenti, era facile confondersi e seguire la cometa sbagliata. Non vorrei sembrare oltraggioso, ma questa storiella non mi ha mai convinto. Starebbe benissimo in un libro di favole per bambini, ma quelli di una volta, ingenui, ignoranti, facilmente suggestionabili, che credevano agli asini che volano. Oggi, più smaliziati ed istruiti, non ci crederebbero nemmeno i bambini (farebbero subito una ricerca su Google e definirebbero la notizia come “Fake news“).

re magi

Betlemme? Prima stella a destra. (2003)
Ieri sera su RAI3, ho sentito il geologo Mario Tozzi raccontarci per l’ennesima volta la storia dei Re Magi che arrivarono dal lontano oriente e, guidati da una stella cometa, giunsero a Betlemme per adorare Gesù. Tozzi si è anche dilungato sulla possibile natura di questa stella cometa, citando diverse interpretazioni del fenomeno; dalla cometa di Halley alla possibilità di un effetto particolarmente luminoso dovuto a congiunzioni astrali. Ogni volta che ho sentito raccontare la storiella dei Re Magi, vengo assalito da un dubbio atroce. Mi chiedo se coloro che raccontano questa storia e che, evidentemente, ci credono e tentano addirittura delle spiegazioni scientifiche, abbiano mai alzato lo sguardo al cielo, in una notte stellata.

E sarei davvero curioso di capire come sia possibile raggiungere una lontanissima località…guidati da una stella. Posso capire che la stella polare indichi il nord e che, quindi, chiunque voglia spostarsi in direzione nord, da un qualunque punto della terra, possa dirigersi nella direzione di quella stella. Ma dirigersi verso nord è una indicazione molto generica. Seguendo la stella polare andate sicuramente verso nord, ma provate a partire da Reggio Calabria e rintracciare la pizzeria ” Da Gennaro” ad Amsterdam, seguendo solo la stella polare! Stesso discorso vale per i Re Magi.

Come hanno potuto partire dal lontano oriente e, guardando una stella in cielo, senza cartine geografiche, senza cartelli indicatori, senza una guida turistica, senza nemmeno uno straccio di depliant pubblicitario…arrivare dritti dritti davanti ad una precisa grotta a Betlemme? Incredibile, a meno che quella stella cometa non viaggiasse terra terra, precedendo di poco i Re Magi, e poi si sia fermata esattamente sopra la famosa grotta; magari con un annuncio fuori campo che annunciava l’arrivo a destinazione. Certo che se avessero il coraggio e l’onestà di ammettere la propria impossibilità a fornire spiegazioni plausibili e la smettessero di raccontare stupidaggini sarebbe meglio per tutti!

Befana tecnologica

La simpatica ed arzilla vecchietta da tempo si lamentava del fatto che la sua vecchia scopa, ormai ridotta molto male, non fosse più in grado di assicurarle un volo tranquillo. E così ha deciso di aggiornarsi. Basta con le vecchie scope usurate dal tempo; largo alla nuova tecnologia. Quest’anno, approfittando della “rottamazione delle scope” (è una norma poco conosciuta della finanziaria) ha deciso di abbandonare la vecchia scopa sulla quale ha volato per anni ed anni, ormai logora e poco affidabile, e di passare ad un modello nuovo, tecnologicamente avanzato, dotato di tutti i ritrovati della scienza: radar di bordo, pilota automatico, navigatore satellitare, tutte le App disponibili (servizio meteo in tempo reale, transitabilità autostradale, bollettino della neve, piano di volo computerizzato, intensità e direzione dei venti), Wi Fi, basso consumo a norma C€, completamente accessoriata di serie. Ed eccola la nostra simpatica vecchietta che, abbandonata la vecchia scopa, vola tranquilla su un modernissimo aspirapolvere turbo di ultima generazione.

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Purtroppo, però, per distrazione le hanno inviato un modello destinato al mercato dell’est con le istruzioni in russo, cinese, giapponese, etc… E la povera vecchietta, non propriamente poliglotta, non ha avuto la possibilità di capire molto bene il funzionamento di quell’aggeggio infernale, che è velocissimo, ma…ecco le conseguenze!

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Anno nuovo? E se fosse usato?

I giorni, il tempo e la farfalla (2009)

Natale multietnico

Sembra che oggi, per essere al passo coi tempi, non si possa fare a meno di essere fautori e sostenitori di una società multietnica, multireligiosa e multiculturale. Altrimenti si è classificati in maniera non proprio positiva (evitiamo gli epiteti più ricorrenti). Insomma, tutto deve essere multiuso, come i coltellini svizzeri. L’altra parolina magica che troviamo ad ogni piè sospinto è “Integrazione”. L’integrazione è la parola d’ordine da inserire in ogni discussione o dibattito politicamente corretto sul futuro dell’umanità; Italia e isole comprese.

Infatti, non mancano ogni giorno le prove documentate (la cronaca ce le riferisce puntualmente), di come proceda l’opera di integrazione tanto auspicata. Ecco alcuni esempi riportati proprio oggi da agenzie e quotidiani.

Bambino Gesù multietnico.
La Procura di Verona doveva avere qualche problema di visibilità. Forse si sentono un po’ emarginati. Non hanno un processo in corso contro Berlusconi, non hanno un pentito che dopo 15 anni ha dei lampi di memoria e ricorda particolari che aveva sempre negato di conoscere, non hanno intercettazioni piccanti da regalare sottobanco ai quotidiani, non hanno una escort che racconti notti infuocate col premier, non hanno nemmeno trans che folleggino con governatori del nord est. Insomma, niente di niente.

Si annoiano e, soprattutto, non fanno notizia. Ed oggi se non sei in prima pagina non sei nessuno. Ecco perché vediamo magistrati molto occupati a fare gli ospiti in TV, rilasciare dichiarazioni non richieste sull’operato del Governo, andare ai comizi, ai cortei, alle manifestazioni di piazza. Hanno bisogno di visibilità mediatica, come i ragazzi del Grande fratello, i tronisti, le ragazze da calendario, le aspiranti veline e gli ospiti di professione in TV.

Oggi, se non appari non esisti, ti vengono le crisi d’identità e si finisce in analisi (è uno status symbol); che oggi fa trend e, per essere alla moda, si va dall’analista per raccontare le proprie vergognose perversioni,  e le proprie paturnie sessuali o fingere ipotetiche turbe psichiche; che ti costano un sacco di soldi.  Oppure, se sei VIP, vai  all’Isola dei famosi (dove, invece, per fingerti naufrago, ti pagano).

Siamo ormai prossimi al Natale. Come consuetudine, si provvede ai soliti addobbi, si prepara l’albero, le luminarie e il Presepe. Anche la Procura di Verona ha allestito il Presepe. Ma, ecco la “trovata” geniale per guadagnarsi la prima pagina, ha fatto il presepe con un Bambino Gesù… nero!

bambino gesù nero

E’ “uno stimolo a ragionare sul significato profondo della solidarietà e della comunanza dei popoli“, afferma il procuratore capo Mario Giulio Schinaia. Se lo dice lui non possiamo non crederci. Chi sarebbe oggi così pazzo da mettere in dubbio le parole di un procuratore? Come minimo si rischia di essere accusati di oltraggio e, ovviamente, di gravissimo attacco all’indipendenza dei magistrati, nonché alla Costituzione (questa ci sta sempre bene, fa impressione sul pubblico).

Stessa idea ha avuto il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro che, forse in cerca del suo quarto d’ora di celebrità mediatica e confondendo il Natale ed il presepe con il famoso Carnevale viareggino, ha imposto di allestire un presepe con Bambino Gesù nero. Ma, visto che Giuseppe e Maria sono bianchi, ci si chiede: da chi ha preso Gesù? Non sarà che in quel tempo c’erano dei migranti sub-sahariani di passaggio in Palestina? Mistero.

gesù bambino nero Viareggio

Ora, però, ci viene un dubbio. Il Bambino nero l’abbiamo capito, ma cosa diranno tutti i cinesi presenti sul suolo nazionale? Magari la prendono male, come una mancanza di rispetto nei loro confronti. Perché, si diranno, fare un Bambino nero e non fare un Bambino giallo? E perché non un Bambino pellerossa, aggiungeranno alcuni discendenti di Toro seduto?
E siccome, si sa, le proteste sono come le ciliegie, una tira l’altra, ecco che si svegliano anche le femministe che protestano perché Gesù “Bambino” è un maschietto e, come tale, simbolo del potere dominante maschilista e fallocratico. Perché, urleranno a gran voce, non rappresentare anche una femminuccia e chiamarla Gesuina? Non hanno tutti i torti. Se si ascoltano cinesi e pellerossa, perché non le femministe? Ma come accontentarle? La soluzione ci sarebbe: si allarga la mangiatoia e si fanno nascere due gemelli, uno maschietto e una femminuccia.

Ma ecco che interviene Vladimir Luxuria e tutta l’ARCI gay al seguito. Pensare ad una rappresentazione dei soli generi maschile e femminile è antiquato, anacronistico, discriminante nei confronti di gay, lesbo e generi assortiti. La vecchia distinzione è superata. Oggi si parla più genericamente di “Gender“, così si accontentano tutti, senza esclusione; il genere non è ben definito ed ognuno lo prende come, quando e dove vuole (il genere), a piacere. Perché, quindi, non fare anche un Bambino trans?

In compenso hanno realizzato un presepe gay (ci mancava, vero?). Eccolo: “Quando il presepe diventa gay“: “Cameron Esposito, comica e attivista lesbica, sulla propria pagina Facebook, ha condiviso la foto del presepe realizzato da un vicino di casa di Los Angeles in cui si vedono due san Giuseppe vestiti di rosa. “. Pensate che sia un caso isolato? No, ecco un altro esempio in casa nostra: “Piacenza, presepe gay al centro commerciale“. “Tutto qui? No, chissà cosa ci riserva ancora il futuro. Non mettiamo limiti alla fantasia dei cretini.

presepe-gay

Ragazzi, qui l’affare si complica. Ho l’impressione che per accontentare tutti sia necessario riscrivere la storia. Ok, facciamo un parto plurigemellare; quattro maschietti di vario colore (bianco, nero, giallo, rosso), una femminuccia ed un trans. E li sistemiamo tutti in una grande mangiatoia multiscomparto. Contenti? Ora resta da risolvere un altro piccolo problema, quello dei Re Magi i quali dovranno cambiare i loro doni per accontentare tutti i pargoletti. Ma questa è un’altra storia.

Festa delle luci.
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un crescendo di furore multietnico. Si moltiplicano le iniziative tese ad annullare tutti i simboli della nostra identità religiosa, culturale e nazionale; per non turbare la sensibilità degli immigrati di varia provenienza, religione e cultura. Dicono che sia per favorire l’integrazione. In realtà qualcosa sta avvenendo, solo che non è molto chiaro chi si stia integrando con chi. In altri paesi europei sono già in avanzato stato di decompos…pardon, di integrazione. Noi stiamo tentando di raggiungerli, a fatica, in ritardo, ma con molto impegno.

Per esempio, è l’ultima della giornata, in una scuola elementare di Cremona tanto per non perdere tempo ad abolire il presepe ed i canti natalizi, hanno abolito direttamente il Natale che è diventato “Festa delle luci”. Niente Natale, né canti, né presepe, né albero; solo un lumicino in mano e via. Beh, si stanno adeguando. In Inghilterra già da alcuni anni il Natale è stato abolito, sostituito da una più generica “Festa d’inverno“. Proprio in questi giorni anche in Olanda (una delle nazioni più avanzate in quanto ad “integrazione”) una scuola ha deciso non solo di abolire presepe, canti e Natale, ma addirittura anche il classico alberello (Albero di Natale vietato – Adnkronos). Sempre, naturalmente, per non urtare la sensibilità degli stranieri che possono avere usanze e tradizioni diverse.

Si dice che la mamma dei cretini sia sempre incinta. Ma ultimamente pare che si stia verificando una strana mutazione genetica a causa della quale non solo la mamma dei cretini è sempre incinta, ma si moltiplicano i casi di parti plurigemellari. Con il risultato che i cretini stanno crescendo in maniera esponenziale.

Capisco le preoccupazioni dei maestri cremonesi. Lodevole il loro intento di non turbare gli animi dei bambini con simboli ormai superati come quelli natalizi. Ora, però, sorge un dubbio. Sostituire il Natale con una festa delle luci mi sembra davvero poco intonato con il desiderio quasi maniacale di non turbare l’altrui sensibilità. Una “Festa delle luci” è un’iniziativa quasi offensiva, un insulto nei confronti di chi quelle luci non può ammirarle: i ciechi, o, come si usa dire oggi, “non vedenti”. Già, per tutti coloro che non possono partecipare ad una festa così luminosa, perché non hanno mai visto la luce e non sanno nemmeno cosa sia, una “festa delle luci” è un insulto. Come mai non ci hanno pensato? Distratti? Oppure hanno la sensibilità a senso unico?

Non ci sono più dubbi che ormai questa società sia omologata al pensiero unico dominante politicamente corretto. Non c’è spazio per chi dissente. Volete una prova? Andate su Google e digitate “Natale multietnico“. Vi appariranno pagine e pagine, 372.000 per l’esattezza,  di siti che inneggiano al multiculturalismo, la società multietnica, pranzi e cene multietniche, tutto rigorosamente multietnico, ma a senso unico, quello buonista e terzzomondista. Sembra che l’ONU e l’UNHCR, si siano accaparrati l’esclusiva dei siti: un trionfo di buoni sentimenti, di accoglienza, integrazione e fratellanza universale alla Bergoglio, quel buonismo di facciata falso, stucchevole e tanto sdolcinato da far venire il diabete. Temo che questo blog, se non è proprio l’unico dissidente, sia uno dei pochi che non sono allineati al pensiero unico di regime. E la cosa non mi dispiace; anzi.

A proposito, ma a non turbare la sensibilità degli italiani, quelli normali, non ci pensa nessuno? No? Allora, tanto per farvi sapere che c’è anche chi non la pensa come voi, sappiate che: con questa storia del multiculturalismo, della società multietnica e del rispetto delle culture e religioni diverse, dell’uguaglianza, del rispetto e accettazione dei diversi, di bislacche teorie gender, ci avete abbondantemente rotto le palle. Quindi vedete di andarvene affanculo voi, il multiculturalismo, la società multietnica, l’uguaglianza, il gender, le feste d’inverno, le feste delle luci, le feste degli alberi, i bambinelli neri, l’integrazione, il razzismo, l’antirazzismo, la xenofobia e quella specie di tumore che vi sta consumando il cervello. Ma non è un tumore, è un accumulo di idiozia. Per il tumore ci sono delle cure, e si può sopravvivere; per l’idiozia non c’è rimedio. Amen.

Bene, visto che siamo in tema di rispetto della sensibilità altrui, voglio anch’io dare un piccolo contributo e qualche suggerimento. Comincerei con l’abolire, oltre al presepe ed i canti natalizi, anche tutti i dolci di Natale, per non creare pericolose tentazioni ai diabetici. Aboliamo pure gli alberi, specie pini ed abeti, per rispetto del verde e degli ambientalisti. Aboliamo pure la strage annuale di agnelli sacrificati al pranzo di Natale, per rispetto agli animalisti ed ai vegetariani. Ma soprattutto, vi prego, aboliamo tutta la frutta secca ed in particolare il torrone, per rispetto a nonna Geltrude (ed a tutte le persone nelle sue condizioni) che ha la dentiera traballante (e non può cambiarla perché con la pensione minima non può permetterselo) e quindi non può gustare quelle prelibatezze. Bando a noci, nocciole, torrone e tutto ciò che crea difficoltà di masticazione. Beh, mi sembra il minimo. No?

                                         Evoluzione del presepe multietnico.

Ieri: Bambino Gesù bianco

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Oggi: Bambino Gesù nero

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Domani: Gesù bambino E.T.

gesù bambino ET

Auguri ai posteri.

Vedi:

Natale global (2014)

– “Buon natale”? Licenziata. (2008)

Natale; strage degli abeti (2008)

 

Natale è Natale

Natale double face (2005)

Bello il Natale; così bello che non sembra vero. E tutti sono felici. Canti e cori di Natale, luminarie e addobbi di Natale, messa di Natale, mamme e nonne commosse ascoltano i bambini che cantano e recitano poesie di Natale, concerti di Natale, regali di Natale, pranzo di Natale, cenone di Natale, panettone di Natale, pandoro di Natale (par condicio), l’albero di Natale addobbato con le palle (palle di Natale, ovvio, il quale ormai, a forza di vedere le sue palle appese all’albero, si è rotto le palle).
Insomma, a Natale siamo tutti in festa e partecipiamo a questo rito collettivo a base di stucchevole melassa di buoni sentimenti.

Stampa e TV, abbandonando per qualche giorno i resoconti di incidenti, tragedie e morti ammazzati, propongono solo immagini di gente felice e sorridente, strade e negozi vestiti a festa, corse all’ultimo regalo, bambini canterini, adulti commossi, inviati speciali che vanno a scovare pittoreschi presepi nei borghi di montagna, leccornie e ricette tradizionali; un trionfo di “cose buone dal mondo“; roba da far invidia alla Famigliola del Mulino bianco.

Poi, fra qualche giorno, ricominciamo a farci la guerra per un sorpasso, un parcheggio, liti condominiali, uno sguardo non gradito, una parola di troppo male interpretata; insomma ci ammazziamo per “futili motivi”. Ma a Natale no, siamo tutti buoni; o almeno facciamo finta di esserlo. Anche “Spelacchio” l’albero sistemato in piazza Venezia a Roma, nonostante sia stato dichiarato già morto (l’unico albero di Natale che non è arrivato vivo a Natale), non sembra triste. Anche morire per Natale sembra un evento gioioso, si è meno morti.

Ma c’è anche un altro volto del Natale. Accade quando si vedono strade e piazze illuminate da migliaia di luci colorate e si pensa che sia solo uno spreco di energia. Accade quando si vede una folla di persone che corrono ad accaparrarsi i regali e regalini, per farne dono a qualcuno, e non c’è motivo di unirsi alla folla perché non c’è nessuno a cui fare un regalo. Accade quando tutti si scambiano auguri e strette di mano e non si ha una mano da stringere. Accade quando gli unici volti conosciuti ed amati sono quelli di persone scomparse che si vedono nelle foto ingiallite dell’album di famiglia. Accade quando al pranzo di Natale la tavola è apparecchiata per uno. Accade quando si regala qualche moneta ad un barbone, giusto per riceverne in cambio un sorriso. Può accadere così che Natale sia solo un nome diverso di un giorno qualunque. (Quel giorno chiamato Natale 2005)

panchina sola