Parliamoci chiaro

Tre giorni fa nel post “Pensioni e supercazzole” prendevo di mira le dichiarazioni dei politici e gli articoli di stampa, spesso incomprensibili. Sembra che godano nell’esprimersi in maniera complicata, astrusa, criptica, ermetica; insomma, incomprensibile. E’ un vecchio vizio duro a morire. Mi viene in mente un vecchio post del 2006 “La ricetta segreta di Change” dedicato all’allora premier Romano Prodi che era solito esprimersi proprio in maniera così contorta e cervellotica da rasentare il nonsense. Eccolo:

La ricetta segreta di Change (2006)

Ieri i TG ci hanno mostrato il nostro bofonchiante Premier, dall’eterna e inconfondibile risatina sdentata, durante un suo intervento ad un convegno di Confesercenti, o Confcommercio, o qualcosa di simile. Ed hanno riportato una frase del suo intervento. Ovviamente, se si riporta una frase scelta all’interno di un discorso più ampio, in genere si sceglie una frase che riassuma in poche parole il concetto di fondo del discorso. E visto che, dato il carattere del convegno, i temi in discussione non potevano che essere quelli economici, evidentemente la frase del nostro Premier ridens non poteva che essere una profonda considerazione tesa al rilancio dell’economia italiana; una sua ricetta segreta, la summa del suo discorso. Ed ecco la frase riportata dai TG: “(L’Italia)…deve perdere dieci chili di grasso. Ma deve anche fare cinque chili di muscoli.

Oh, finalmente, questo si chiama parlar chiaro. Queste sono le grandi riforme per far ripartire l’economia. E tanto ci voleva? Basta mandare tutti gli italiani in palestra e l’economia riparte, anzi vola. Se frasi simili le avesse dette Berlusconi, i comici ci avrebbero campato per mesi. Ma forse, ormai siamo a luglio, tutti i comici sono in vacanza e quindi si perdono queste perle. Oppure sono distratti. Certo che se si raccogliessero queste “perle” ci si ricaverebbe un best seller. Anche se la migliore resta sempre quella detta a Palermo: “Quando saremo al Governo dovremo rimettere il dentifricio dentro il tubetto“. Geniale!

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Quest’uomo mi ricorda Chance, il protagonista di una deliziosa commedia del 1979 “Oltre il giardino“, interpretata da Peter Sellers e Shirley MacLane. La trama, in due parole, è questa. “Un giardiniere ignorante, e da anni imbottito solo di TV, grazie alle sue dichiarazioni vaghe, al limite del nonsense, e metafore riferite sempre al giardinaggio, interpretate come profonde riflessioni dense di significato, viene scambiato per un saggio filosofo. Di equivoco in equivoco diventa una celebrità nazionale, e viene ricevuto alla Casa Bianca come consigliere.“. Se volete saperne di più e vedere dei video del film, fate una ricerca in rete digitando “Oltre il giardino“.

Bene, il nostro saggio Prodi-Change, in quanto a dichiarazioni fumose ed incomprensibili, non ha niente da invidiare al giardiniere Change il quale, grazie ai suoi nonsense diventa presidente degli Sati Uniti. Ma Prodi, al contrario del giardiniere Change, farebbe bene a fare il percorso inverso, lasciare la politica e dedicarsi al giardinaggio, anzi in questo caso…ai salumi: dice che si toglie un po’ di grasso, si aggiunge la giusta quantità di carne muscolosa, qualche condimento, magari il pistacchio, e si ottiene un’ottima mortadella. Appunto.

Vi sembra che abbia esagerato con Prodi? E allora leggete questo:

 

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Non basta? E allora beccatevi anche questa del 2006: Prodi e le grandi riforme 

Prodi ha annunciato che, se andrà al governo, attuerà una serie di “Grandi riforme”. Ecco la prima…

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Il Papa tabagista

Cosa fuma il Papa? Se volete saperlo dovete guardare una serie Tv di Sorrentino (quello della Grande bellezza): The Young pope. Trovate le recensioni entusiaste su tutti i media, non potete non saperlo. Parlano di miracolo, di ascolti altissimi, “imponenti”, di circa un milione di spettatori a puntata. Il che significa che, siccome siamo 60 milioni, 59 milioni non lo vedono. Allora non mi pare che sia questo successo stratosferico che vogliono farci credere. Ma per i nostri critici è un evento da non perdere; anche i critici tengono famiglia e devono guadagnare la pagnotta. Non so nemmeno su quale rete vada in onda ed ho la vaga sensazione che perderò anche questo “capolavoro”.

Quello, però, che mi sorprende è la foto che solitamente accompagna gli articoli. E’ una foto di un Papa giovane, curato, belloccio. Forse i Papi di Sorrentino, invece che in Conclave, li scelgono in uno speciale “Talent show” sponsorizzato dal Vaticano.  O magari fra i tronisti della De Filippi.  Mah, tempi moderni. Lo si vede seduto, con lo sguardo rivolto al cielo (forse è in collegamento esterno con il Padreterno), e fuma beatamente. Forse (non si vede, ma possiamo immaginarlo) tiene anche in mano un bicchiere di cognac, e sul tavolino c’è l’ultimo numero di Playboy. Bisogna riconoscere che ai nostri autori la fantasia non manca. Solo che potrebbero usarla meglio.

Ma non è vietata la pubblicità delle sigarette? Da anni si fa tanto per scoraggiare il tabagismo, con campagne Pubblicità progresso e leggi che hanno stabilito il divieto di fumo nei locali pubblici e perfino nei parchi, e Sorrentino fa un film con un Papa che fuma. C’è qualche ragione speciale per cui si deve rappresentare un Papa che fuma? No, a meno che non si sia pagati dalle aziende del tabacco. E in ogni caso,  quella è un chiarissimo esempio di pubblicità occulta; esattamente come si faceva regolarmente in tutti i film negli anni ’70/’80 quando tutti gli attori fumavano in scena tenendo ben in vista il pacchetto delle sigarette dell’azienda sponsor.  Ma oggi quello che conta, nel mondo del cinema dell’arte e dello spettacolo, è mostrare qualcosa che colpisca il pubblico, che faccia scandalo, che scateni reazioni e polemiche: la classica provocazione. Magari nel prossimo film mostreranno un Papa nero e gay. Per il momento Sorrentino si accontenta di un Papa che fuma. A questo punto, guardando quella immagine, nasce spontanea la curiosità di sapere non cosa fuma il Papa, ma cosa fuma Sorrentino.

Morti a sorpresa

E’ morto Gian Luigi Rondi, critico cinematografico, ex direttore e presidente del festival cinematografico di Venezia, di quello di Roma, del premio David di Donatello, e chissà cos’altro.

L’ultima volta che mi è capitato di vederlo in Tv, anni fa, era ospite di Gigi Marzullo, in uno dei suoi programmi per chi soffre d’insonnia e, naturalmente, si parlava di cinema. Più che un essere vivente era un ectoplasma, sembrava quasi un miracolo che fosse ancora in circolazione. Ebbi il sospetto che per farlo stare dritto nella poltrona, fosse tenuto su con una qualche impalcatura invisibile. Mi ricordò Enzo Biagi (Vedi qui alcuni post su Enzo Biagi). Altri due personaggi di primo piano che sono sulla buona strada per emulare Biagi e Rondi e per la beatificazione in vita sono Eugenio Scalfari e Dario Fo. Sono quei personaggi che sono convinti del fatto che la loro presenza, ed i loro commenti, siano indispensabili per la sopravvivenza della specie umana che, in loro assenza, sia destinata alla completa estinzione. E ne sono tanto convinti che sono sempre lì, ovunque gli si conceda uno spazietto (in TV, sulla stampa, nei festival, convegni, dibattiti, premi, concorsi  e premiazioni), a sentenziare su tutto lo scibile umano. Allora la notizia, anzi la sorpresa, non è che Rondi sia morto, ma che fosse ancora vivo. Cinico? Sì, in questo mondo di pazzi essere cinici è l’unico modo per sopravvivere.

La Mostra di Venezia

E’ l’evento del giorno. Ecco una rarissima immagine della celebre Mostra.

 

Che dite? Questo è un mostro? Strano, mi era sembrata una mostra. Certo che oggi con questa confusione dilagante di generi e ruoli è facile sbagliarsi e scambiare un mostro per una mostra. Mah, comunque,  a me sembra una mostra!

La grande bellezza

E’ appena finito, su Canale 5. Quasi tre ore, compresa la pubblicità. Di solito non guardo film in TV, se non raramente. Ma questo mi ha incuriosito, visto che da mesi non si parla d’altro. E poi tutti dicono che è un gran film. Ieri ha addirittura vinto l’Oscar del cinema come miglior film straniero. Quindi, se tutti dicono che è bello, dev’essere bello, per forza.

Sì, bello, anche se forse con qualche piccolo ritocco sarebbe stato ancora più bello. Per esempio Sorrentino, che oltre ad  essere il regista è anche autore del soggetto e della sceneggiatura, poteva avvalersi di altri collaboratori, invece che fare il solito “One man show“.  Lo si poteva fare meno lungo, con un soggetto diverso, una diversa sceneggiatura e dialoghi più accurati. Magari con una fotografia diversa e colori meno accesi. Forse con meno scene notturne e riprese in interni. Forse con una migliore gestione del sonoro e della presa in diretta, consentendo di capire cosa dicono i personaggi quando bisbigliano sottovoce. Forse con meno esasperanti pause e lungaggini ingiustificate.  Forse con una diversa colonna sonora. Magari con meno frequenti (troppo) citazioni felliniane che, se non si sanno fare, è meglio non fare. Magari anche con interpreti diversi. Un po’ meno cupo ed angosciante. Più rispettoso della realtà.

Non è, come alcuni commentatori sostengono, un omaggio a Roma, né ai romani, né alla bellezza. Roma è più bella di come la si mostra. I romani non sono così stronzi come quei quattro debosciati che ballano in terrazza. I diversi personaggi sembrano delle figurine appiccicate a caso su un pannello, senza una storia, senza un filo conduttore che li tenga insieme, senza una logica, senza una trama. Ecco, forse con qualche piccolo ritocco, cambiando il soggetto, la sceneggiatura, la fotografia, il sonoro, gli attori, l’ambientazione e, perché no, cambiando anche il regista,  si poteva fare un film “più bello“. Bastava fare tutta un’altra cosa; un altro film. Ma gli esperti dicono che è un capolavoro e se lo dicono gli esperti deve essere vero, per forza. Infatti ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. Figuriamoci gli altri!

Il cane blu

E’ uno dei quattro episodi del film “La domenica specialmente” del 1991, ispirati ai racconti di Tonino Guerra. Questo episodio è diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da un bravissimo Philippe Noiret. Gli altri sono diretti da Marco Tullio Giordana, Francesca  Barilli e Giuseppe Bertolucci. La storia è semplice. Un piccolo cane randagio, con una grossa macchia blu sulla fronte, si affeziona ad un calzolaio-barbiere;  lo segue a casa, in negozio, e perfino in chiesa, creando un piccolo subbuglio nella cerimonia. Ma il barbiere però continua a scacciarlo, finché…

Mi è venuto in mente proprio questi giorni. Chissà se c’è su YouTube, mi sono chiesto. Piccola ricerca et volià…è stato inserito proprio di recente, a febbraio. Il guaio è che ad inserirlo è un appassionato dell’est. Quindi, benché sia in lingua originale e non doppiato, c’è un commento in russo (credo). Ma non toglie niente alla godibilità del film che, per la linearità e semplicità della storia, si capirebbe benissimo anche se fosse muto. Dura circa 30 minuti. Ma, se non lo avete mai visto, vi consiglio di guardarlo.