Stampa di regime

Forse neppure durante il fascismo la stampa era così asservita al potere. Ed i mezzi d’informazione, nonostante quel che si racconta, erano molto meno influenti di quanto lo siano oggi. Se non altro perché non esisteva ancora la televisione, il più potente (e pericoloso) mezzo d’informazione che l’umanità abbia mai avuto, né internet, la rete globale che entra in tutte le case e fornisce informazione in tempo reale. La stampa era meno diffusa e, a causa di un alto tasso di analfabetismo, i lettori erano pochi. Il che significa che la gran massa del popolo non era informata abbastanza, ma significa anche, come rovescio della medaglia, che era più difficile condizionare ed influenzare l’opinione pubblica. Non era sottoposta alla martellante propaganda quotidiana come lo è oggi.

Ecco perché la grande diffusione dei mezzi d’informazione di massa oggi è molto più invasiva e pericolosa di quanto lo fosse ieri. Soprattutto perché la stragrande maggioranza del pubblico, non essendo a conoscenza dei subdoli meccanismi mediatici e delle insidie della comunicazione, non ha alcuna possibilità di difendersi.

Quando si parla di “poteri forti” si pensa sempre ai banchieri, l’alta finanza, il potere politico, la massoneria, le multinazionali, ma bisognerebbe comprendere fra questi anche i mezzi d’informazione, il “Quinto potere“; stampa, televisione, radio, internet. Poteri forti, ma ancora più subdoli di quelli nascosti, perché sono in grado di creare l’opinione pubblica e di guidarla, gestirla, manipolarla, condizionarla a beneficio di precisi interessi ben celati dietro il paravento dell’informazione, del diritto di cronaca e della libertà di stampa. Ancora più pericolosi perché si presentano come i paladini della libera informazione ed in tal modo possono più facilmente abbindolare un pubblico poco attento e critico. Ma la stampa tutto può essere, meno che libera. E quand’anche sembri che, in taluni casi, si schieri contro il potere, potete scommetterci che, in quello stesso momento, sta servendo un altro potere.

I media, oggi, hanno un potere enorme. Possono, attraverso ben orchestrate campagne mediatiche, creare idoli e miti dal nulla o distruggere personaggi scomodi, possono determinare il successo o meno di un prodotto, i gusti, le abitudini, lo stile di vita, l’alimentazione, l’abbigliamento, il tempo libero, le scelte politiche. Possono scatenare proteste di piazza e rivoluzioni: l’esempio della cosiddetta “Primavera araba” è ancora sotto gli occhi di tutti. L’imput della rivoluzione in Egitto, per citare un esempio recente, è partito su internet. I principi che regolano i mass media sono gli stessi che vengono usati scientificamente dalla pubblicità. Chi li conosce e sa sfruttarli al meglio ha il controllo dell’opinione pubblica.

L’ennesima conferma di quanto affermo l’abbiamo avuta nella creazione del “fenomeno Renzi“. Nel giro di poco tempo ne hanno fatto il nuovo riferimento politico, lo hanno accreditato di capacità che ancora deve dimostrare e lo hanno sostenuto attraverso la sua ascesa al potere. Una campagna mediatica che viene da lontano. Basterebbe ricordare l’esposizione mediatica delle ultime primarie del PD.

Ma prima ricordiamo che alle precedenti primarie del 2012 Renzi si fermò a meno del 40% di voti, mentre Bersani superò il 60%. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile che, a distanza di un anno, quella stessa maggioranza schiacciante che aveva votato Bersani, improvvisamente, cambi opinione e si schieri tutta con Renzi che stravince con il 67,55% di voti. Un miracolo, oppure gli elettori del PD saranno stati contagiati da uno sconosciuto “Virus renziano“? Direi un miracolo voluto, creato, gestito e attuato con una campagna mediatica assillante che è andata avanti per mesi ed ha coinvolto stampa, TV e web.
Il nostro “fenomeno” era costantemente sotto i riflettori, sempre in prima pagina, sempre in televisione, saltando da una rete all’altra, quasi a reti unificate. Gli altri candidati alle primari erano quasi inesistenti; che fossero candidati lo sapevano loro, parenti, amici e conoscenti. Sembrava che Renzi fosse il candidato unico.

Facciamo un esempio. Qualcuno si ricorda chi sia Gianni Pittella? Forse lo sanno i dirigenti del PD e pochi funzionari del partito. Ma sono certo che se si chiedesse agli italiani chi sia Pittella, ben pochi saprebbero rispondere. Bene, era uno dei quattro candidati alle primarie, insieme a Renzi, Cuperlo e Civati ed è stato subito eliminato, dopo le prime consultazioni dei circoli. Ma in televisione non si è mai visto, Sulla stampa nessuno ne parlava, su internet tutta l’attenzione era per Renzi. Anche Cuperlo e Civati si sono visti pochissimo. Tutti i riflettori erano puntati su Renzi che spopolava in tutti i TG, nei salotti televisivi e nei talk show. Praticamente a reti unificate. Se avessero fatto un conteggio del tempo riservato a Renzi ed agli altri candidati il rapporto sarebbe stato, più o meno di circa il 60% di tempo a Renzi, di circa il 25% a Cuperlo e di circa il 15% a Civati; Pittella…non pervenuto. Questo è ciò che pensavo in quei giorni di pre-primarie. E guarda caso, più o meno, corrisponde alla percentuale di voti riportati dai candidati. Significa che una maggiore visibilità mediatica genera un maggior successo di voti? Non è detto e non è dimostrabile matematicamente, ma non è detto nemmeno il contrario. Anche se io ne sono convinto.

La prova di questa eccessiva sperequazione di visibilità fra i tre candidati la diede lo stesso Civati il quale, contestando il fatto di avere avuto poco spazio in TV e di non essere stato invitato nel programma di Fabio Fazio (il quale, invece, ospitò Renzi intervistandolo in maniera molto compiacente e servile) , durante un convegno dei suoi sostenitori, con un montaggio video ricavato con le vere domande poste da Fazio a Renzi, si “auto-intervistò“. Stranamente la Commissione di vigilanza, sempre attentissima a misurare i secondi dedicati ai politici, in quei giorni forse dormiva. Si svegliano solo quando va in TV Berlusconi. Ma se le reti RAI sono praticamente a disposizione di Renzi, nessuno ci fa caso, è tutto regolare.

Bene, ora passiamo alla stampa in rete. Già subito dopo l’elezione di Renzi a segretario, è stato tutto un peana cantato in coro da tutti i media. Se tornasse Gesù sulla terra non riceverebbe più attenzione del “Bomba”. E’ il nuovo Messia. Ampio spazio quotidiano in prima pagina e commenti sempre entusiastici.
Ieri, per esempio, era dedicato a lui il titolone di apertura del Corriere. Ma nella Home page i box riservati a Renzi erano addirittura sette. Ora, non per voler per forza criticare il nuovo Messia. Ma uno che promette che farà una riforma al mese, fino al 2018 (fanno oltre 50 riforme!), e che a marzo risolverà il problema del lavoro, ad aprile quello della Pubblica amministrazione ed a maggio il fisco, o è davvero il Messia e farà miracoli che al confronto quelli di Gesù sono trucchetti da mago Casanova, oppure è, come lo chiamavano al liceo, “Il Bomba“…quello che le spara grosse (Il Bomba a palazzo).

Ho una leggerissima propensione per la seconda ipotesi! Ma al Corriere, evidentemente, ci credono e infatti gli dedicano tanto spazio che la home del Corriere sembra la pagina personale del “Bomba” o il blog del “Renzi fan club“. Faccio spesso riferimento al Corriere perché è il più importante quotidiano italiano e quello che, insieme a tanti altri, si fa vanto di essere “libero e indipendente“. Figuriamoci gli altri, quelli schierati apertamente (Repubblica, tanto per citarne uno) o organi di partito.

Ben sette box che parlano di tutto, dai possibili nuovi ministri ai “mezzi di Renzi” (come si muove, bici, auto, treno, a piedi, in triciclo…), alla moglie che decide di restare a Firenze. Dedicano perfino uno spazio alle dichiarazioni del “barbiere Tony” che ci racconta di quando gli ha tagliato il ciuffo. E siccome devono essere dichiarazioni importantissime per l’avvenire dell’Italia, non contenti di avergli riservato un articolo, gli dedicano anche il video in alto alla pagina. Oggi contano più i barbieri, con tutto rispetto, che i parlamentari. Specie se si tratta del barbiere di Renzi. Stesso servizio si è visto in televisione, insieme ai commenti di amici personali del “Bomba” e dei cuochi del ristorante dove il nostro usa mangiare. E così si innalzano gli altarini mediatici, si celebra il santo patrono, gli si lucida l’aureola e si crea il mito del nuovo Messia.

Tutto qui? No, perché a fine mattinata, forse non soddisfatti dello spazio dedicatogli, inseriscono un altro box, questo a lato, in cui riepilogano tutti i tweet del “fenomeno“. Materiale essenziale per coloro che dovranno scrivere l’agiografia del nostro santo protettore, nonché salvatore della patria. Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria, molto seria. E se non si avesse l’impressione di aver consegnato l’Italia ad un avventuriero, arrivista e “Bomba“. Si può anche far finta di non notare l’evidenza, ma se questo non è spudorato servilismo nei confronti del potere, cos’è? (febbraio 2014)

Da “Quinto potere” (1976)

La domenica specialmente (Cane blu)

Il cane blu” è uno dei quattro episodi del film “La domenica specialmente” del 1991, ispirati ai racconti di Tonino Guerra. Questo episodio è diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da un bravissimo Philippe Noiret (e da un cane da premio Oscar). Gli altri sono diretti da Marco Tullio Giordana, Francesca Barilli e Giuseppe Bertolucci.

cane blu notteLa storia è semplice. Un piccolo cane randagio, con una grossa macchia blu sulla fronte, si affeziona ad un calzolaio-barbiere; lo segue a casa, in negozio, e perfino in chiesa, creando un piccolo subbuglio nella cerimonia. Ma il barbiere continua a scacciarlo, finché …

cane blu

Mi è venuto in mente proprio questi giorni. Chissà se c’è su YouTube, mi sono chiesto. Piccola ricerca et voilà…è stato inserito proprio di recente, a febbraio (2011). Il guaio è che ad inserirlo è un appassionato dell’est. Quindi, benché sia in lingua originale e non doppiato, c’è un commento in russo (credo). Ma non toglie niente alla godibilità del film che, per la linearità e semplicità della storia, si capirebbe benissimo anche se fosse muto. Dura circa 30 minuti. Ma, se non lo avete mai visto ed amate gli animali, e “specialmente” i cani, vi consiglio di guardarlo (giugno 2011).

P.S.
Solo oggi (27 ottobre 2018), notando che qualche visitatore è andato a vedere questo vecchio post, incuriosito sono andato a rileggerlo e verificare se su YouTube ci sia ancora il video (molto spesso spariscono). E vedo che finalmente un’anima buona ha inserito il film completo in italiano. L’episodio “Il cane blu” è proprio il primo (dopo una breve introduzione di pochi minuti). Quindi potete vedere solo quello, oppure il film completo. Vale la pena. Buona visione.

TV e violenza

Il pericoloso potere della televisione.

Popper Big

 

Già, proprio così, urla: “Siete tutti matti”. Quello che dico anch’io da quando 15 anni fa ho aperto un blog. Esattamente questo: “Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto“.

Quesito televisivo.

Dopo lunghe e profonde riflessioni su certi programmi e personaggi della TV, sono giunto ad un quesito fondamentale: quelli che fanno televisione vengono assunti perché sono idioti, oppure diventano idioti a forza di fare televisione? Mica facile rispondere.

Vedi

Think: Aretha Franklin

E’ morta ieri a Detroit Aretha Franklin, la “regina del soul“. Di solito non parlo della musica pop, ancora meno dei cantanti pop; scriverei solo insulti. Ma Aretha fa eccezione. Merita un pensiero ed un omaggio. Una delle poche vere grandi della musica. Non quei personaggi del pop famosi per le loro esibizioni scandalose a base di luci, fumi ed effetti speciali, più che per le qualità musicali. E non faccio nomi per carità cristiana. Fra le sue canzoni ce n’è una famosissima che, immagino, tutti conoscono; la sua interpretazione di “Think“, una perla all’interno di quel capolavoro che è “Blues Bothers” del 1980.  Ma se qualcuno non la conoscesse, magari i più giovani, ecco la famosa scena. Giusto due mesi fa, il 15 giugno, è morto anche Matt “Guitar” Murphy, che compare con Aretha nel video, interpretando il ruolo del cuoco che vuole lasciare la cucina per tornare a suonare con la Banda dei Blues Brothers.

Vedi anche “I Say a little prayer“. Visto che ci siamo vediamo anche un’altra mitica scena da Blues Brothers, in chiesa con James Brown  e l’illuminazione divina: “La banda“. “Siamo in missione per conto di Dio“.

 

 

Parliamoci chiaro

Tre giorni fa nel post “Pensioni e supercazzole” prendevo di mira le dichiarazioni dei politici e gli articoli di stampa, spesso incomprensibili. Sembra che godano nell’esprimersi in maniera complicata, astrusa, criptica, ermetica; insomma, incomprensibile. E’ un vecchio vizio duro a morire. Mi viene in mente un vecchio post del 2006 “La ricetta segreta di Change” dedicato all’allora premier Romano Prodi che era solito esprimersi proprio in maniera così contorta e cervellotica da rasentare il nonsense. Eccolo:

La ricetta segreta di Change (2006)

Ieri i TG ci hanno mostrato il nostro bofonchiante Premier, dall’eterna e inconfondibile risatina sdentata, durante un suo intervento ad un convegno di Confesercenti, o Confcommercio, o qualcosa di simile. Ed hanno riportato una frase del suo intervento. Ovviamente, se si riporta una frase scelta all’interno di un discorso più ampio, in genere si sceglie una frase che riassuma in poche parole il concetto di fondo del discorso. E visto che, dato il carattere del convegno, i temi in discussione non potevano che essere quelli economici, evidentemente la frase del nostro Premier ridens non poteva che essere una profonda considerazione tesa al rilancio dell’economia italiana; una sua ricetta segreta, la summa del suo discorso. Ed ecco la frase riportata dai TG: “(L’Italia)…deve perdere dieci chili di grasso. Ma deve anche fare cinque chili di muscoli.

Oh, finalmente, questo si chiama parlar chiaro. Queste sono le grandi riforme per far ripartire l’economia. E tanto ci voleva? Basta mandare tutti gli italiani in palestra e l’economia riparte, anzi vola. Se frasi simili le avesse dette Berlusconi, i comici ci avrebbero campato per mesi. Ma forse, ormai siamo a luglio, tutti i comici sono in vacanza e quindi si perdono queste perle. Oppure sono distratti. Certo che se si raccogliessero queste “perle” ci si ricaverebbe un best seller. Anche se la migliore resta sempre quella detta a Palermo: “Quando saremo al Governo dovremo rimettere il dentifricio dentro il tubetto“. Geniale!

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Quest’uomo mi ricorda Chance, il protagonista di una deliziosa commedia del 1979 “Oltre il giardino“, interpretata da Peter Sellers e Shirley MacLane. La trama, in due parole, è questa. “Un giardiniere ignorante, e da anni imbottito solo di TV, grazie alle sue dichiarazioni vaghe, al limite del nonsense, e metafore riferite sempre al giardinaggio, interpretate come profonde riflessioni dense di significato, viene scambiato per un saggio filosofo. Di equivoco in equivoco diventa una celebrità nazionale, e viene ricevuto alla Casa Bianca come consigliere.“. Se volete saperne di più e vedere dei video del film, fate una ricerca in rete digitando “Oltre il giardino“.

Bene, il nostro saggio Prodi-Change, in quanto a dichiarazioni fumose ed incomprensibili, non ha niente da invidiare al giardiniere Change il quale, grazie ai suoi nonsense diventa presidente degli Sati Uniti. Ma Prodi, al contrario del giardiniere Change, farebbe bene a fare il percorso inverso, lasciare la politica e dedicarsi al giardinaggio, anzi in questo caso…ai salumi: dice che si toglie un po’ di grasso, si aggiunge la giusta quantità di carne muscolosa, qualche condimento, magari il pistacchio, e si ottiene un’ottima mortadella. Appunto.

Vi sembra che abbia esagerato con Prodi? E allora leggete questo:

 

  •  ProdiTav

Non basta? E allora beccatevi anche questa del 2006: Prodi e le grandi riforme 

Prodi ha annunciato che, se andrà al governo, attuerà una serie di “Grandi riforme”. Ecco la prima…

Prodi_Riforme1

 

Il Papa tabagista

Cosa fuma il Papa? Se volete saperlo dovete guardare una serie Tv di Sorrentino (quello della Grande bellezza): The Young pope. Trovate le recensioni entusiaste su tutti i media, non potete non saperlo. Parlano di miracolo, di ascolti altissimi, “imponenti”, di circa un milione di spettatori a puntata. Il che significa che, siccome siamo 60 milioni, 59 milioni non lo vedono. Allora non mi pare che sia questo successo stratosferico che vogliono farci credere. Ma per i nostri critici è un evento da non perdere; anche i critici tengono famiglia e devono guadagnare la pagnotta. Non so nemmeno su quale rete vada in onda ed ho la vaga sensazione che perderò anche questo “capolavoro”.

Quello, però, che mi sorprende è la foto che solitamente accompagna gli articoli. E’ una foto di un Papa giovane, curato, belloccio. Forse i Papi di Sorrentino, invece che in Conclave, li scelgono in uno speciale “Talent show” sponsorizzato dal Vaticano.  O magari fra i tronisti della De Filippi.  Mah, tempi moderni. Lo si vede seduto, con lo sguardo rivolto al cielo (forse è in collegamento esterno con il Padreterno), e fuma beatamente. Forse (non si vede, ma possiamo immaginarlo) tiene anche in mano un bicchiere di cognac, e sul tavolino c’è l’ultimo numero di Playboy. Bisogna riconoscere che ai nostri autori la fantasia non manca. Solo che potrebbero usarla meglio.

Ma non è vietata la pubblicità delle sigarette? Da anni si fa tanto per scoraggiare il tabagismo, con campagne Pubblicità progresso e leggi che hanno stabilito il divieto di fumo nei locali pubblici e perfino nei parchi, e Sorrentino fa un film con un Papa che fuma. C’è qualche ragione speciale per cui si deve rappresentare un Papa che fuma? No, a meno che non si sia pagati dalle aziende del tabacco. E in ogni caso,  quella è un chiarissimo esempio di pubblicità occulta; esattamente come si faceva regolarmente in tutti i film negli anni ’70/’80 quando tutti gli attori fumavano in scena tenendo ben in vista il pacchetto delle sigarette dell’azienda sponsor.  Ma oggi quello che conta, nel mondo del cinema dell’arte e dello spettacolo, è mostrare qualcosa che colpisca il pubblico, che faccia scandalo, che scateni reazioni e polemiche: la classica provocazione. Magari nel prossimo film mostreranno un Papa nero e gay. Per il momento Sorrentino si accontenta di un Papa che fuma. A questo punto, guardando quella immagine, nasce spontanea la curiosità di sapere non cosa fuma il Papa, ma cosa fuma Sorrentino.

Morti a sorpresa

E’ morto Gian Luigi Rondi, critico cinematografico, ex direttore e presidente del festival cinematografico di Venezia, di quello di Roma, del premio David di Donatello, e chissà cos’altro.

L’ultima volta che mi è capitato di vederlo in Tv, anni fa, era ospite di Gigi Marzullo, in uno dei suoi programmi per chi soffre d’insonnia e, naturalmente, si parlava di cinema. Più che un essere vivente era un ectoplasma, sembrava quasi un miracolo che fosse ancora in circolazione. Ebbi il sospetto che per farlo stare dritto nella poltrona, fosse tenuto su con una qualche impalcatura invisibile. Mi ricordò Enzo Biagi (Vedi qui alcuni post su Enzo Biagi). Altri due personaggi di primo piano che sono sulla buona strada per emulare Biagi e Rondi e per la beatificazione in vita sono Eugenio Scalfari e Dario Fo. Sono quei personaggi che sono convinti del fatto che la loro presenza, ed i loro commenti, siano indispensabili per la sopravvivenza della specie umana che, in loro assenza, sia destinata alla completa estinzione. E ne sono tanto convinti che sono sempre lì, ovunque gli si conceda uno spazietto (in TV, sulla stampa, nei festival, convegni, dibattiti, premi, concorsi  e premiazioni), a sentenziare su tutto lo scibile umano. Allora la notizia, anzi la sorpresa, non è che Rondi sia morto, ma che fosse ancora vivo. Cinico? Sì, in questo mondo di pazzi essere cinici è l’unico modo per sopravvivere.