Mi ricordo; che caldo…

A qualcuno potrebbe essere sfuggito, ma per fortuna ci sono i TG a ricordarci che fa caldo! Si arriva, incredibile, a toccare i 35°, con umidità fino al 50%, e la protezione civile è già in stato di allerta: allarme medio alto.

Mi ricordo, sì io mi ricordo. Mi ricordo certe giornate d’estate con 40° all’ombra e certe notti, specie in località sul mare, con una percentuale di umidità pari al 85%. E non scattò nessun allarme rosso, non intervenne la protezione civile, né la marina, né i vigili del fuoco, né i vigili urbani ed i TG parlavano d’altro. Mi ricordo quando nelle case, nelle scuole e nei posti di lavoro non c’era né riscaldamento, né aria condizionata. Mi ricordo quando d’estate, prima che arrivassero le prime mietitrici meccaniche, si falciava il grano a mano, sotto il sole. Ma siccome non c’erano i TG e nemmeno la protezione civile e l’allarme medio alto, quegli incoscienti e ignoranti, non sapendo che faceva caldo, continuavano a falciare il grano anche a mezzogiorno.

mietitura
Poi arrivò il progresso. Mi ricordo quando le manifestazioni studentesche erano all’ordine del giorno. Non passava settimana senza un bel corteo di protesta che, di fatto, bloccava l’intero traffico della città. Più che studenti che ogni tanto protestavano sembrava un mondo di eterni scioperanti di professione che qualche volta andavano a scuola. E talvolta, specie ad inizio anno scolastico, succedeva che, informandosi sui motivi della protesta, si veniva a sapere che era dovuta al fatto che “non funzionava il riscaldamento“. Beh, allora è più che giusto!

Col passare degli anni, grazie anche ad una maggiore e puntuale informazione, siamo costantemente informati sull’andamento climatico e sui pericoli del freddo invernale e del caldo estivo. Ormai anche una variazione di pochi gradi ci mette in crisi e scatta l’allarme. L’umanità è diventata talmente sensibile alle variazioni climatiche, che ormai si tende a vivere come se fossimo dei sofisticati e delicatissimi circuiti elettronici: a temperatura costante. Mi ricordo, sì io mi ricordo. So che vi sembrerà impossibile e stenterete a crederlo, ma, quando ancora non c’erano i TG, le rubriche meteo e le meteorine che forniscono gli aggiornamenti minuto per minuto, c’è stato un tempo in cui d’inverno, quando faceva freddo, ci si copriva. E d’estate…si sudava!  Incredibile, vero?

Troppo caldo; rinfreschiamoci un po’… con Nada (da Sanremo 1969)

Rondini

Arrivano sempre più tardi e sono sempre meno. Lo conferma anche questo recente articolo di Oscar Grazioli: “Uccelli in via d’estinzione; toh, c’è pure la rondine.”. Tra le varie cause è certa la conseguenza dell’uso dei pesticidi e diserbanti che modificano l’equilibrio ambientale e causano la scomparsa di molte specie di insetti che costituiscono la base principale dell’alimentazione delle rondini. Tornavano ogni anno al loro vecchio nido che era…dentro casa. A loro ho dedicato un post nel 2009 “Rondini e ricordi”. Eccolo.

Rondini e ricordi.

Sono nato in una casa campidanese, quella dei miei nonni, tipica di chi praticava l’agricoltura. C’era un grande loggiato aperto, che dava sul cortile, ricoperto col classico tetto in tegole sarde, che poggiavano su una incannucciata sostenuta da una intelaiatura di assi di legno e grossi  tronchi che reggevano il peso del tetto. E negli spazi fra i tronchi e le canne c’erano i nidi delle rondini. Praticamente dentro casa. Già, ho cominciato così la mia avventura su questa terra; fra cani, gatti, galli e galline, oche, conigli, cavalli, l’immancabile maiale e…rondini.

Quando arrivavano, a primavera, era giorno di festa. Portavano allegria con il loro continuo svolazzare. Immancabilmente, tutti gli anni, tornavano puntuali e cominciavano subito la paziente opera di pulizia del vecchio nido per prepararlo alla nuova covata. Sembravano incuranti dell’andirivieni di nonna e mamma indaffarate nelle faccende domestiche. Quella era anche la loro casa ed entravano ed uscivano a piacimento. Io, invece, restavo col naso per aria a guardare il nido ed il lavoro delle rondini. Mi divertiva, mi incuriosiva e le consideravo quasi delle allegre compagne di giochi. Poi arrivava il giorno che nascevano le rondinelle. Lo si sentiva dal leggero pigolio che portava in casa una nota di allegria. Instancabili volavano avanti e indietro, tutto il giorno, portando da mangiare ai piccoli. Era uno spettacolo vederle volteggiare alte ed eleganti o tuffarsi in picchiate improvvise e incredibili acrobazie. Erano tante che, al tramonto, ricordavano le frecce persiane alle Termopili: oscuravano il sole.

rondini

Piccolo inconveniente: anche le rondinelle facevano i bisognini e li facevano, posandosi sul bordo, fuori dal nido. Col risultato che il pavimento sottostante era sempre sporco di macchie biancastre. E ricordo che nonna più volte al giorno si armava di straccio e pazienza e ripuliva. Non l’ho mai sentita lamentarsi della presenza delle rondini. Le considerava di buon auspicio, una sorta di benedizione della casa. Erano i tempi in cui anche le rondini facevano parte dei segnali antichi ed inconfondibili che regolavano le stagioni. Disturbarle o, ancora peggio, distruggere il nido era considerato un peccato, quasi un sacrilegio, oltreché portare sfortuna.

Le rondini erano sacre. Come era sacro il pane e tutto quello che proveniva dalla terra. La terra stessa era sacra. Allora la gente amava le cose semplici, vere, essenziali, e nutriva spontaneamente un grande rispetto per la terra, gli animali, la natura, perché dalla terra traeva sostentamento. E sapeva bene, per antica saggezza, trasmessa da generazione in generazione, che era fondamentale rispettare l’equilibrio della natura, quello che oggi chiamano pomposamente “ecosistema” ed insegnano in appositi e specializzatissimi master. Quello che chi lavorava la terra conosceva benissimo, senza bisogno di frequentare master. Si imparava presto a rispettare le cose “sacre”; facevano parte della cultura che ci veniva insegnata fin da bambini.

Tutto questo succedeva quando ancora non c’era il WWF, gli ecologisti, gli ambientalisti, i Verdi, Greenpeace e Al Gore. Prima che cominciassero a distruggere il mondo. Oggi ai bambini non si insegnano più queste semplici verità. Impossibile, visto che si è perso il contatto con la natura ed i bambini sono convinti che i polli nascano al supermercato ed abbiano quattro zampe. Impossibile, visto che, fin dalle elementari, si insegna, invece, l’educazione sessuale e da adulti sono destinati a vivere e ragionare a livello pubico e l’unico riferimento esistenziale è l’orgasmo.

Quel tetto non c’è più. Non c’è più il nido, non ci sono le rondini e non c’è più nonna. E quelle poche rondini, ogni anno sono sempre meno, che vedo volteggiare alte nel cielo non sembrano più gioiose; quasi non provassero più il piacere di una volta nel regalarci lo spettacolo dei loro voli. Distratti come siamo da mille inutili e superficiali diversivi, non solo non le accogliamo più con gioia e stupore, ma abbiamo distrutto i loro nidi perché sporcano le nostra case, le guardiamo quasi con fastidio e non riusciamo più ad apprezzarle ed emozionarci. Forse le rondini hanno capito e percepito questa nostra indifferenza e si sentono trascurate. Ecco perché sembrano tristi. O forse sono io che le guardo oggi con tristezza. In fondo, è lo stesso.