La dieta del cavolo

Oggi c’è un interessantissimo articolo sul Corriere. Parla di alimentazione riportando i risultati del solito scienziato ricercatore dell’università neozelandese di Otago: “Con più frutta e verdura migliora anche l’umore”. Ormai si sprecano gli studi che cercano di spiegare il carattere, la personalità, la salute, la prestanza fisica, le capacità mentali e perfino l’intelligenza e l’umore, come caratteristiche dell’individuo strettamente legate all’alimentazione.

Chissà cosa mangiavano Leonardo da Vinci ed Einstein. Bisognerebbe che qualche “autorevole ricercatore“, momentaneamente libero da impegni, facesse degli studi, lautamente finanziati, ovvio, dalla solita prestigiosa università. Magari si scopre che erano dei geni perché mangiavano l’erba cipollina. No?

Ecco l’apertura dell’articolo: “Una mela a colazione, una bella insalata mista a pranzo, a merenda una banana e un po’ di broccoli a cena; ecco come potrebbe essere, secondo alcuni ricercatori, il menù della felicità“.

La felicità sarebbe mangiare broccoli e insalata? A me, solo a pensare all’immagine del cavolo o della lattuga, viene tristezza. Una volta compravo la lattuga regolarmente. Sì, per darla ai canarini che ne erano ghiotti. E se, per forza maggiore, fossi obbligato a mangiare verdurame assortito, finirei in profonda depressione. Allora, visto che contraddico in pieno questa teoria, o sono io un caso clinico da curare, oppure questa ricerca è la solita “ricerca del cavolo“. La ricetta della felicità? Semplice; mangiare quello che vi piace. Punto.

Ricordo un tale, il solito nutrizionista ospite fisso dei salotti televisivi, mattino, pomeriggio e sera, ovunque, come il prezzemolo, il quale  consigliava, per restare sani, di mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Un incubo, una minaccia incombente, una sorta di visione infernale. Ho paura di sognarlo la notte, mentre mi obbliga a divorare quintali di lattuga, bietola, cavoli e carote, come il coniglio Bunny.

La stranezza di queste ricerche è che si smentiscono continuamente. Fateci caso, queste notizie vengono riportate quasi quotidianamente dai media che continuano da anni a proporre le diete più bizzarre e stravaganti. Ma spesso quella che viene presentata come l’ultima scoperta serissima dell’università di turno, dopo qualche mese viene smentita da un’altra autorevole ricerca di un’altra prestigiosa università.

Il solito nutrizionista, in altra occasione, invitava a mangiare pesce, almeno tre volte alla settimana, perché contengono gli Omega3, vero e proprio toccasana. Sapete cosa sono gli Omega3? Se lo sapete buon per voi. Se non lo sapete è lo stesso. Tranquilli, si può vivere serenamente anche ignorando cosa siano questi fantomatici Omega3.

Ma la cosa assurda è che siamo in tempi di crisi senza sbocco apparente.  Ogni giorno si registrano casi di aziende che chiudono, di gente che perde il lavoro, di imprenditori che si suicidano perché non reggono al fallimento, di genitori disperati perché non sanno più come dar da mangiare ai figli, di uno strato sociale di povertà che si allarga di giorno in giorno e sta diventando una vera bomba sociale già innescata e pronta ad esplodere,  di pensionati al minimo che sono già fortunati se riescono a comprare il pane ed il latte.

In questa situazione quasi apocalittica  ti ritrovi in televisione un tizio, apparentemente in buona salute e non in preda a turbe mentali, che, tomo tomo e cacchio cacchio (come direbbe Totò), invita la gente a mangiare frutta e verdura cinque volte al giorno (mentre c’è gente che se riesce a fare anche un solo pasto decente al giorno è un miracolo) e comprare il pesce perché fa bene alla salute. Roba che, con quello che costa il pesce, per mangiarlo tre volte a settimana bisognerebbe chiedere un mutuo in banca. Per restare in tema, questi nutrizionisti “del cavolo“, bisognerebbe “prenderli a pesci in faccia”. E non potrebbero nemmeno lamentarsi, perché il pesce contiene Omega3 e fa bene alla salute. N’est pas?

Oh, mi sono sfogato con queste diete, nutrizionisti, ricette della felicità e  ricercatori del cavolo. Quando ci vuole ci vuole; anche sfogarsi fa bene alla salute. Ecchecavolo!

Canzoni e gay

Oggi è la giornata di Sanremo, bisogna rassegnarsi. Ecco un’altra notizia fresca fresca che vedo in rete: “Fazio: doveroso portare sul palco la coppia gay“. Cosa non si stanno inventando ogni giorno per creare quel clima di attesa che poi fa crescere l’audience. Ogni giorno sparano qualche provocazione o lasciano intendere che succederà chissà cosa, che ci sarà Crozza e chissà cosa dirà, che si parlerà di politica e chissà cosa diranno, che La Littizzetto è libera di fare quel che vuole e chissà cosa farà. E molti ci cascheranno, si lasceranno contagiare da questo clima e dalla suspense, si piazzeranno davanti alla TV con frittatona di cipolle, birra ghiacciata e rutto libero alla Fantozzi, in attesa di scoprire…chissà cosa faranno!

Bene, così già da tempo hanno confermato che fra le canzoni in gara c’è un testo che parla di amore omosessuale. E ti pareva che si lasciassero sfuggire l’occasione. Oggi il gay va come il pane, te lo ritrovi dappertutto. I media ci campano: pane e gay. Non c’è programma televisivo che non abbia in studio il proprio gay in dotazione; come ospite, come opinionista, come esperto, come partecipante ai giochini scemi in TV, come membro di giuria. Alcuni programmi, più all’avanguardia, possono permettersi anche l’abbinata gay/trans nella stessa puntata; il massimo.

Ma è roba per pochi privilegiati come quella “signora” (!?)  della televisione che è Mara Venier, quella che, per paura di sbagliare la dizione, pronuncia tutte le vocali molto chiuse, anche quando dovrebbero essere aperte; parla come Berlusconi. Quella che contende a Raffaella Carrà il primato della risata più sguaiata e volgare. Quella che conduce un programma pomeridiano di chiacchiere che è a metà strada fra un pollaio ed un’osteria.

A proposito, pensate ad una donna bella, giovane, fine, elegante, colta, raffinata, dotata di stile e di classe.  L’avete pensata? Bene, ora pensate ad una donna che sia esattamente il contrario. Ecco, il contrario è Mara Venier.

Ma torniamo al nostro Fazio, quello con l’eterna risatina scema stampata sul viso, ed alla sua coppia gay sul palco. Sfido io che ride sempre. Sembra che sia il più pagato in RAI, circa due milioni di euro a stagione. Solo? No, bisogna aggiungere ancora circa 600.000 euro per la conduzione del festival. Grazie al piffero, così riderei anch’io, alla faccia di chi paga il canone.

Dice il nostro “bravo conduttore” che portare i gay sul palco è doveroso perché, lo specifica, il “matrimonio omosessuale è un tema internazionale“. Bene, allora, siccome la logica è logica, se sul palco di un festival della canzone bisogna portare i temi internazionali, bisogna prima stabilire quali siano questi temi. Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta, i tempi di interesse internazionale sono tantissimi; dalla salvaguardia delle foreste amazzoniche alla tutela del panda, dal surriscaldamento della Terra alla fame nel mondo, dallo smaltimento dei rifiuti del pianeta alla  tutela delle tradizioni e della cultura delle minoranze etniche.

Allora, visto che in questa manifestazione, che è, ricordiamolo, un festival della canzone italiana, è più importante trattare temi sociali ed internazionali, lasciamo perdere la musica e mandiamo a casa cantanti, canzoni e direttori d’orchestra. Fazio, stando così le cose, perché insieme ai gay non porta sul palco anche un panda, un esemplare di flora amazzonica, due bambini africani denutriti, un campionario di rifiuti tossici, quattro palestinesi di Gaza, una rappresentanza dei ribelli siriani e un gruppo tribale di tagliatori di teste del Borneo? Eh, Fazio, perché non porta sul palco questi esempi di temi internazionali? Magari non sanno cantare, però diventa un evento, un festival nuovo, d’avanguardia, impegnato, di denuncia, di rottura. Ecco, più rottura che altro.

Ma non sarebbe più onesto dire che la lobby gay/lesbo/trans, ormai potentissima nel campo dello spettacolo, ha fatto qualche pressione per sfruttare un evento di grande interesse mediatico come il festival,  per portare ancora in primo piano i gay e le loro battaglie? L’occasione sarà lo spunto per polemiche, dibattiti e discussioni sulle coppie di fatto, il matrimonio e le adozioni gay. E più se ne parla, più la questione viene “normalizzata“, digerita, assimilata, fino a farla diventare “normale“. Così la Concia sarà liberissima di gestire al meglio e senza problemi di sorta la sua “sessualità fluttuante” ed  il caro Nichi potrà coronare il suo sogno d’amore e sposare il suo adorato Eddy. No? Oppure non si può dire? In compenso, però, visto che i gay vanno a Sanremo, per ricambiare il favore, alla prossima assemblea dell’Arcigay inviteranno un coro di voci bianche, della vicina parrocchia, che interpreterà canti liturgici.

Già, meglio e più facile inventarsi pretesti come il “tema internazionale” che non stanno né in cielo, né in terra. Ci vuole una buona dose di ipocrisia per giustificare certe scelte con pretesti così ridicoli. E da quelle parti l’ipocrisia abbonda. Ma, per favore, nessuno pensi che questo, come lo ha definito Berlusconi (a ragione), sarà un festival de L’Unità. Lo è e lo sarà, ma non si può dire. E se non sarà il festival de L’Unità, sarà il festival dell’ipocrisia. Più o meno è lo stesso, cambia poco; manca solo la salamella.

A proposito di festival e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle! (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: un rospo in carrozza

Ci siamo, dopo tanta attesa, oggi comincia il festival. Non lo guarderò, come non lo guardo ormai da decenni. Ma sarà quasi impossibile non vedere almeno qualche scena facendo zapping. La cosa preoccupante è che, anche non volendo, può succedere di vedere la faccia di Fabio Fazio o della Littizzetto. Qualunque termine volessi usare per descrivere le loro facce sarebbe da censura. Quindi evito. Ma non si può nemmeno evitare di leggere, come succede da almeno una settimana, sui vari siti on line, le polemiche sul festival, e le immagini dei due conduttori impegnati a promuovere la manifestazione canora. Almeno i titoli devi leggere, per forza. C’è anche oggi un box in prima pagina sul Corriere.

Il video mostra le “prove” dell’arrivo della Littizzetto, una specie di Cenerentola degli sfigati, all’Ariston, su una carrozza da favola trainata da quattro cavalli bianchi. Mettere la Littizzetto su una carrozza come quella è come appendere un carciofo, come ciondolo, ad una collana di perle. Ma ormai questa ragazzina (si fa per dire) si è messa in testa di essere davvero brava e di meritare simili attenzioni. Niente di strano. Anche gli scarafaggi, fra loro, hanno una grande stima reciproca.

Certo, queste sono notizie fondamentali. Immagino che milioni di italiani oggi si siano svegliati con questo interrogativo in testa: “Come entrerà la Littizzetto a Sanremo?”. Beh, meno male che la nostra stampa, prevedendo queste angoscianti domande degli italiani, ci fornisce la risposta. Così milioni di pensionati al minimo, precari, disoccupati, gente che vende la fede nuziale per comprare il pane, quelli che “non arrivano a fine mese“…quelli sapranno finalmente come quella ragazzina arriverà all’Ariston. E saranno tutti felici e contenti. A digiuno, ma contenti. Con un solo dubbio: “Ma cosa ci fa un rospo sulla carrozza di Cenerentola?“.

E’ contenta anche la Littizzetto che, da brava “comunista” ( l’ha detto Elio delle Storie tese), è sempre preoccupata di difendere i deboli, i poveri, i diseredati. Specie in questi tempi di crisi profonda, mai si sognerebbe di fare sfoggio di ricchezza, di lusso e di carrozze da favola che suonano come un insulto ai milioni di poveri. No, lei sarebbe arrivata volentieri  a piedi o con un bus di linea; al massimo in taxi. Ma deve piegarsi alle regole dello spettacolo; controvoglia, a malincuore, anche perché è pagata profumatamente per salire sul palco di Sanremo. E’ pagata tanto (pare che il suo cachet sia oltre i 300.000 euro!) che un lavoratore normale dovrebbe lavorare una vita per guadagnare quello che lei guadagna per pochi giorni di lavoro (lavoro…si fa per dire).

Già, la “compagna” Littizzetto non ha il problema di arrivare a fine mese. Però ha sempre quell’atteggiamento insopportabile e ipocrita, così diffuso fra i “ricchi compagni“, di chi sta dalla parte dei poveri e lotta per difenderli contro i soprusi dei ricchi. E lei di ricchezza se ne intende. Fa parte di quello stuolo di personaggi dello spettacolo e della cultura (l’elenco sarebbe troppo lungo) che diventano ricchi parlando dei poveri. I poveri li vedono come loro difensori, li seguono e li sostengono. E più i poveri li ascoltano e più questi tribuni per caso diventano ricchi. E, cosa strana, più diventano ricchi, più parlano male dei ricchi. Misteri proletari.

La nostra ragazzina attempata (ha quasi 50 anni, ma si comporta come una quindicenne impertinente e volgare) che continua a scosciarsi sul tavolo di Fazio, ansiosa di mostrarci la “Iolanda“, come la chiama lei, e che è specializzata in un umorismo (?!) che si sviluppa sostanzialmente a livello di genitali (ma ai compagni piace da morire), non ha problemi di sopravvivenza. Pare che possieda, fra Milano e Torino, una dozzina di immobili, oltre ad un consistente conto in banca, come è lecito supporre. Basta cercare su Google e ve ne accertate. Vedi, per esempio, questo: “Littizzetto, che soldi che fa…”.

Sfido io che appare sempre così allegra e pronta a sbeffeggiare tutto e tutti, con particolare riguardo al solito Berlusconi ed alla Chiesa. Ma i compagni sono così; proletari in pubblico e milionari in privato.

La didascalia sotto il video dice: “L’ingresso trionfale a Sanremo“. Non è ancora iniziato, ma i nostri cronisti, dotati evidentemente di grandi poteri di chiaroveggenza, sanno già che sarà un “Ingresso trionfale“. Ora, per spiegare questa ubriacatura generale dei media e di chi segue queste baggianate mediatiche, ci sono due possibilità: o siete mezzo scemi, oppure… siete scemi del tutto. Tertium non datur!

 A proposito di Sanremo e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: polemiche (2004)

 

Il mondo sotto choc

E’ la notizia del giorno. Nessuno se lo aspettava e adesso “Il mondo è sotto choc“. E’ davvero una notizia che sconvolge l’umanità ormai abituata alla sua presenza discreta, alla sua immagine familiare, alla sua autorevolezza come fonte di informazione, di ispirazione e modello etico ed estetico di vita. Un punto di riferimento unico ed insostituibile che ha formato e forgiato intere generazioni. Ora, con una decisione improvvisa ed inaspettata, viene a mancare e tutti si sentiranno orfani, smarriti. Un autentico fulmine a ciel sereno…

Avete capito benissimo di cosa sto parlando, potete leggere qui la sconvolgente notizia: “RCS annuncia 800 esuberi“. Che? Avete pensato che stessi parlando del Papa? Ma no, quello non è un problema. Come dice il vecchio adagio popolare “Morto un Papa se ne fa un altro“. In questo caso ne fanno un altro anche se il Papa è ancora vivo. E’ il progresso. Ora bisognerà aggiornare il vecchio motto.

La vera notizia sconvolgente è che RCS, nell’ambito di un piano di ristrutturazione aziendale, ha deciso che chiuderà o metterà in vendita una decina di testate storiche. E fra quelle destinate a scomparire c’è, incredibile dictu…Novella 2000! Sì, quella rivista che ci aggiorna costantemente sugli amori dei VIP, che ci mostra in anteprima i pancioni delle star, che ci informa sui loro gusti, su cosa fanno, cosa non fanno, cosa vorrebbero fare, sui compagni e compagne che si trovano, si lasciano, si ritrovano e si rilasciano, su chi scopa con chi, cosa mangiano, come si truccano, come si vestono, quali diete seguono, quali ritocchini consigliano, tutti i segreti sulla seduzione, tutto il Kamasutra minuto per minuto, etc, etc…

Quella insostituibile rivista di gossip, specializzata nel colmare i vuoti mentali, che segna un’epoca.  Una specie di Bibbia per signorine di belle speranze, di casalinghe disperate, di precarie disperate, nullafacenti comunque disperate, immancabile sui tavolini nelle sale d’attesa delle parrucchiere per signore. Una rivista storica che ha il grande merito di riempire  tante teste che, altrimenti, resterebbero desolatamente vuote. Eccola…

Ci mancherà da morire. “Ne avremo mai un altro?”, urlava alla folla Marcantonio piangendo sul cadavere di Cesare. Così, oggi, milioni di orfane gossipare  piangono e si interrogano disperate: “Avremo un’altra Novella 2000? Riusciremo a sopravvivere?”.  Ecco il vero interrogativo devastante che oggi attraversa l’Italia da Trento a Lampedusa: “Ne avremo mai un’altra?” Boh…

Noticina per giornalisti e paparazzi che dovessero restare senza lavoro. Provate a cercare un lavoro vero. Magari in campagna; c’è tanto bisogno di braccia in agricoltura!

Misteri semantici

Sono anni che continuo a pormi questa domanda: perché tutto quello che fa la sinistra è bene, lecito, sacrosanto, legittimo e normale e se le stesse cose sono fatte dalla destra diventano fatti gravissimi? Il costante uso del doppiopesismo, in tutte le sue applicazioni, è talmente usuale a sinistra che ormai quasi quasi non ci si fa più caso. E’ in atto da quasi 20 anni, da parte della stampa  (a parole indipendente, ma in pratica, come possiamo verificare ogni giorno, quasi tutta schierata a sinistra) una campagna denigratoria e delegittimante nei confronti di Berlusconi. Perfino le battute hanno un diverso rilievo ed una diversa lettura. Le battute della sinistra sono sempre fini, argute e simpatiche, le battute di destra sono sempre offensive e deplorevoli. Misteri semantici.

A proposito, non dite che la stampa è di sinistra. Non si può dire. Anzi, bisogna credere a quello che dicono da anni, che è Berlusconi a controllare l’informazione. Poi scopri che Massimo Mucchetti, vice direttore del Corriere della sera e Beppe Severgnini, sempre del Corriere, si candidano nel PD. Ed il Corriere è un quotidiano serio che si dichiara indipendente. Quello, per intenderci, che in passato, direttore Paolo Mieli, si schierò apertamente a favore di Prodi. Ma al Corriere dicono di essere liberi ed indipendenti. E se lo dicono loro bisogna crederci, perché un   giornalista del Corriere è intoccabile, è  come Bruto; è un uomo d’onore.

Anche il direttore di RAI News24, quella specie di dependance di RAI3, una sorta di TG3 in versione 24 ore, Corradino Mineo, si candida nel PD. Ma non vi venga in mente di dire che RAI News24 sia una rete di sinistra. E’ vero, ma non si può dire, perché  anche Mineo è  un uomo d’onore. Perfino il baffo inviato speciale di Santoro, Sandro Ruotolo, si è candidato con Ingroia, insieme ai compagni di Rifondazione comunista di Ferrero e Comunisti italiani di Diliberto. Ma non azzardatevi a dire che Ruotolo fosse fazioso o che il programma di Santoro fosse di sinistra, perché si offendono. Loro ci tengono a mostrarsi come giornalisti che fanno informazione libera ed imparziale. E se lo dice Ruotolo bisogna credergli, perché anche Ruotolo è  un uomo d’onore.

Anche Ingroia, il magistrato “senza macchia e senza paura“, ha deciso di scendere in campo con un suo movimento sostenuto, come già detto, dai comunisti duri e puri, ma non vi venga in mente di parlare di “Toghe rosse“. Lo stesso Ingroia, di recente, ha confessato l’uso politico delle intercettazioni. Ma guai a parlare di magistratura politicizzata. E’ vero, ma non si può dire, perché Ingroia nega, si dichiara obiettivo e se si parla di toghe rosse lui si offende, perché anche Ingroia è come Bruto; è un uomo d’onore. Abbiamo stampa e giustizia dominati dalla sinistra, ma non si può dire. Anzi, bisogna far credere il contrario. E qualcuno ci crede davvero.

Dio salvi l’Italia

Questa è proprio una notizia da prima pagina. O almeno, lo è secondo l’ANSA che gli riserva un apposito box in home: “Dio ci salvi dalla Scozia e da Berlusconi“.

Tutto per mostrare la foto di un cartello con la scritta in inglese, sostenuto da “un gruppo di tifosi“. come scrive l’Ansa. Come se 3sfigati3 fossero una larga rappresentanza della tifoseria italica. Ma se fanno qualcosa contro Berlusconi, anche 3sfigati3 fanno notizia e finiscono in prima pagina. Immagino che, come di consueto, questa notiziona verrà ripresa e pubblicata dai maggiori quotidiani nazionali; quelli liberi, autonomi, imparziali, obiettivi ed indipendenti (!?). E’ la stampa, bellezza!

Cosa non si inventano pur di sbattere in prima pagina l’immancabile berlusconata quotidiana. Vanno perfino all’estero, in Scozia, per fotografare 3 sfigati 3 che reggono un cartello contro Berlusconi. E la nostra stampa, ANSA in testa, ne fa una notizia da prima pagina con tanto di box in bella evidenza. Pensate che l’avrebbero pubblicato se il cartello fosse stato contro Bersani? Ma quando mai, questo è un trattamento che la nostra stampa, libera, imparziale, indipendente (!?) riserva al Cavaliere. E’ la loro fissazione, l’ossessione, il loro pane quotidiano, una specie di sindrome monomaniacale.

Chissà quanto hanno faticato questi tifosi in trasferta per inventarsi questo cartello. Sono sforzi mentali che richiedono allenamento. Beh, ma loro da tifosi e sportivi saranno certamente in ottima forma e reggono anche sforzi sovrumani, specie intellettuali.

In verità, forse, avrebbero dovuto esporre un altro cartello, più appropriato; questo…

 

Già, Dio ci salvi dai negati, dagli incapaci, dagli sfigati e…dalla stampa.

 

Visioni elettorali

Il clima elettorale favorisce gli scontri dialettici e stimola la fantasia dei maggiori competitori. Ma può avere anche spiacevoli ed imprevisti effetti dovuti all’eccesso di lavoro e di affaticamento mentale. Così, in certi momenti di particolare tensione emotiva possono verificarsi stati di allucinazione, estasi o visioni mistiche.

E’ il caso di Nichi Vendola che, pur impegnatissimo a rincorrere Bersani per assicurarsi un posto in Parlamento, non perde occasione di dichiarare, come riportato sulla stampa nei giorni scorsi, che è sempre innamoratissimo del suo compagno Eddy e continua a sognare di sposarlo con una bella cerimonia in chiesa, con benedizione del prete, marcia nuziale, fiori d’arancio, abito bianco, paggetti e damigelle che reggono il velo,  confetti e “Viva gli sposi“.  Che carini, fanno tenerezza, come i fidanzatini di Peynet…

E’ uno degli effetti collaterali del gravoso impegno elettorale. Si può perdere il senso della realtà; e del ridicolo.

Vedo la luce“, esclamavano in estasi i Blues Brothers, colpiti dal raggio divino. I nostri esponenti politici, invece, in stato di trans (no, Luxuria non c’entra), alzano lo sguardo al cielo e, in apparente stato di grazia,  hanno le loro visoni mistiche. Beh, non proprio mistiche, diciamo più prosaiche. Ecco un esempio…

La visione ottimistica di Bersani

 

La visione di Renzi, il rottamatore rottamato

 

La visione edonistica di Berlusconi

 

 

 

Obama e le armi

Ovvero, quando un Nobel per la pace si diverte a sparare. Ricordiamo ancora la commozione del presidente Obama il quale, con gli occhi umidi di pianto, leggeva i nomi dei 20 bambini uccisi nella strage di Newtown. E ricordiamo anche la sua reazione e l’impegno per evitare il ripetersi di quelle tragedie; una riforma per ridurre drasticamente l’uso e la vendita di armi. Infatti   propose ben 23 decreti per attuare quella riforma: “Obama all’attacco sull’uso delle armi“.

Sì, davvero un presidente pacifista, contro la violenza e, soprattutto, contro l’uso delle armi. Mica per altro, quattro anni fa, gli fu assegnato il premio Nobel per la pace. Sapevano già che un giorno avrebbe lanciato questa campagna contro le armi. Pare che lo avesse svelato una zingara, con doti di preveggenza, di passaggio a Stoccolma. (Nobel taroccati)

E per dimostrare chiaramente, senza lasciare spazio a dubbi, l’impegno pacifista del nostro presidente (Nobel sulla fiducia), la Casa Bianca diffonde una bella foto che mostra Barack Obama mentre imbraccia un fucile e si diverte a fare il tiro al piattello. Olè. Un’ottima immagine da usare per una campagna promozionale contro l’uso delle armi. No?

Già, quando si dice la coerenza! Ma il nostro Nobel non è nuovo a queste dimostrazioni di coerenza. Qualche anno fa, per contrastare l’obesità, una vera piaga degli USA, Michelle Obama fu la testimonial eccezionale di una grande campagna di sensibilizzazione contro il “Junk food”, il cibo spazzatura: “No al cibo spazzatura“. Bene, nello stesso periodo, sui media comparve un’intervista nella quale la coppia presidenziale dichiarava che il loro cibo preferito erano gli hamburger con patatine fritte e tante salsine assortite.

A riprova della verità di questa confessione, ricordiamo che Barack, da poco insediato alla Casa Bianca (in occasione del suo primo mandato), un giorno partì sull’auto presidenziale, con tanto di staff e servizio di sicurezza al seguito, per andare in un noto fast food di Washington a consumare il suo amato hamburger. Alla faccia della campagna anti “Junk“. (Video)

Purtroppo non esiste un premio Nobel per la coerenza. Bisognerebbe inventarlo ed assegnarlo al nostro amante del “Junk”, per la sua grande e provata coerenza. No?

Razzismo e danza della pioggia

Talvolta leggere le notizie può essere anche rilassante. Anzi, quasi divertente. Oggi, per esempio, ci sono alcune perle che meritano di essere segnalate.

Balotelli al Milan; che colpo!”  Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo piedi… dei pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.

Nuovo flop per Facchinetti“. Pare che DJ Francesco abbia fatto l’ennesimo flop televisivo. Il suo nuovo programma “RaiBoh”, in prima serata su RAI2, è stato già sospeso dopo la prima puntata. Ha registrato il 3% di share.  Le previsioni del tempo fanno più ascolti. Mi sa che torna a fare il DJ. Molto risentito per l’annullamento del programma, il nostro conduttore per caso, presagendo un futuro non proprio roseo dal punto di vista professionale, si è così espresso: “Oggi, dopo 32 anni, non so più cosa fare“.

Mi ricorda tanto il Pippo Baudo nazionale il quale, in un periodo in cui era assente dai teleschermi, si lamentava di essere stato dimenticato e messo da parte. Quasi implorando un nuovo programma, diceva che l’unica cosa che sapeva fare era stare in televisione. Lo stesso sfogo ebbe Michele Santoro, ospite a Rockpolitik di Celentano, invocando a gran voce il suo posto in TV: “Voglio il mio microfono“, urlò in diretta.

Pochi giorni fa, sul quotidiano L’Unione sarda, compariva un articolo “Da Zelig alla roulotte in Ogliastra“, in cui si riferiva di un comico sardo che, dopo essere stato protagonista sul palco di Zelig (ma dai commenti al pezzo sembra che nessuno lo abbia mai visto o lo ricordi), dato lo scarso successo è “tornato al paesello ch’è tanto bello“, in Ogliastra e vive in una roulotte. Anche questo comico mancato si lamenta della fine ingloriosa e, tanto per cambiare, rivendica il suo microfono e vorrebbe lavorare ancora in TV.

Ora, sembra che questa gente non possa vivere senza stare davanti ad una telecamera, come se quella sia l’unica vita possibile. E’ una specie di epidemia, una patologia che si diffonde sempre più, specie fra le nuove generazioni. Ecco perché spopolano i talent televisivi. Sono tutti in fila e fanno carte false per andare in TV. Abbiamo uno stuolo di giovanissimi il cui unico scopo nella vita è fare i cantanti, gli attori, i ballerini, i comici. Ricordo di aver letto in rete una battuta di un film recente: “Oggi nessuno vuole lavorare: Sono tutti artisti“.  Mi è rimasta impressa perché esprime e sintetizza benissimo l’attuale atteggiamento mentale dei giovani che sembra siano in crisi se non stanno davanti ad una telecamera o se gli manca il microfono. Che dire, cari ragazzi, io un’idea ce l’avrei: avete provato ad andare a lavorare?

Volkswagen; spot razzista“. Sotto accusa uno spot pubblicitario della casa automobilistica tedesca in cui “un impiegato bianco parla con un chiaro accento caraibico, secondo alcuni giamaicano. L’uomo invita tutti i suoi colleghi d’ufficio, a sorridere di più. E lo slogan finale e’ ”get in, get happy”. Ora, siccome l’uomo è bianco, ma parla con accento caraibico, sembrerebbe che lo faccia per irridere ai giamaicani. Quindi, è uno spot razzista. Siamo al ridicolo.

Significa che tutti quegli stranieri che, negli spot nostrani, parlano con accento francese o inglese (specie le pubblicità di profumi e cosmetici) lo fanno per sbeffeggiare inglesi e francesi? Se George Clooney, dopo chissà quali studi e prove, sussurra “Immagina…puoi“, con accento americano, sta prendendo per i fondelli gli USA? Gli sportivi che praticano le arti marziali, se durante la lotta urlano in coreano è razzismo verso gli asiatici? E se uno riuscisse a “piangere in greco” (come si diceva una volta), sarebbe razzismo verso i greci? Se un siciliano canta “O mia bella Madunina...” sta prendendo per il culo i milanesi? Se un piemontese canta “O sole mio” è razzismo nei confronti dei napoletani? E se un ragazzo suona i bonghetti è per sfottere i suonatori di tam tam africani e, quindi, suonare i bonchetti è razzismo? Sì, con questa fissazione di vedere razzismo dappertutto, stiamo davvero toccando livelli assurdi di ridicolaggine.

Natale; a spasso con l’auto della provincia“. Non solo le province non sono state abolite, ma  i presidenti vanno a spasso, per i fatti propri con l’auto di servizio. Solo grazie ad una multa per eccesso di velocità in un tratto di strada controllato dall’autovelox, nei pressi di Monastir, si è scoperto che, udite udite…il giorno di Natale, di primo pomeriggio, quando tutti i comuni mortali sono ancora a tavola, banchettando allegramente, il presidente della provincia del Medio Campidano, Fulvio Tocco, se ne va a spasso con l’auto della provincia. Ed in assenza dell’autista, ancora alle prese con dolcetti, vernaccia e mirto digestivo (erano circa le ore 15 del giorno di Natale…), l’auto di servizio la guida da sé. Olè.

Baggio, Guzzanti ed il buddismo“. Che il codino Baggio fosse buddista si sapeva. La novità è che sia buddista anche Sabina Guzzanti, quella che è sempre convinta di essere un’attrice comica. Contenta lei! La notizia, però, è un’altra. Lo scorso 11 dicembre il Parlamento ha approvato le intese con UBI (buddisti italiani) e UII (induisti italiani). Così, dopo i musulmani che aprono moschee, anche i buddisti e gli induisti potranno aprire pagode, scuole e luoghi di culto.

Pare che, a questo punto,  anche i leghisti, che rivendicano orgogliosamente ascendenze nordiche, ora chiederanno di poter erigere templi in onore delle divinità celtiche. Anche gli adoratori di Odino, prima o poi, chiederanno di poter innalzare templi in suo onore.  Prossimamente anche i pellerossa avranno il loro riconoscimento, innalzeranno un grande Totem colorato in piazza del Popolo e, invocando Manitù, faranno la danza della pioggia.  Boh!